Skip to main content

Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano"

See other formats


e  S  Y'^^ 


DIZIONARIO 

DI  ERUDIZIONE 

STOlllCO-EGCLESlASTICA 

DA  S.  PIETRO  SINO  Al  NOSTRI  GIORKI 

SPECIAL  lAI  ENTE      INTORNO 

AI    PBINCIPALI     SANTI,    BEATI,     MABTIRI,     PADRI,     AI    SOMMI     PONTEFICI,     CARDINALI 

E    più"   celebri    scrittori   ecclesiastici,    ai    varii    gradi    della    gerarchla 

DELLA  CHIESA  CATTOLICA,  ALLE  CITTA  PATRIARCALI,  ARCIVESCOVILI  E 
VESCOVILI,  AGLI  SCISMI,  ALLE  ERESIE,  AI  CONCILII,  ALLE  FESTE  PIÙ  SOLENNI, 
AI  RITI,  ALLE  CERIMONIE  SACRE,  ALLE  CAPPELLE  PAPALI,  CARDINALIZIE  E 
PRELATIZIE,  AGLI  ORDINI  RELIGIOSI,  MILITARI,  EQUESTRI  ED  OSPITALIERI,  NON 
CHE    ALLA    CORTE    E    CURIA    ROMANA    ED    ALLA    FAMIGLIA    PONTIFICIA,    EC.    EC.    EC, 

COMPILAZIONE 

DEL  CAV.VLIERE  G.lETxVNO  MORONI  ROMANO 

SECONDO  AIUTANTE  DI  CAMERA 

DI   SUA   SANTITÀ  PIO   IX. 


VOL.  LXM. 
IN     VENEZIA 

DALLA       r  l  P  O  O  R  A  F  I  A      EMILIANA 
MDCCCLI  V. 


•^  .^"*  ^  ^"^ 


DIZIONARIO 


DI  ERUDIZIONE 


STORICO-ECCLESIASTICA 


SID 


SID 


OIDONE,  SI  DONI  A  0  SAIDE.  Sede 
vescovile  della  Fenicia  maiillima  nel  pa- 
triarcato irAiiliocliia  in  Sirin,  Ira  Tiro  e 
Berito,  cillìi  anlichissima  e  celebre,  sog- 
getta alla  Turchia  e  suo  pascialatico  col 
nome  di  Saide  o  Seide,  che  occupa  il  silo 
della  vetusta  Sidonia,  in  una  pianura  di 
ciica  una  lega  d'eslensione.ed  oltre  la  qua- 
le s'iiinal7ano  montagne  scoscese  e  incolte; 
Rssisa  sul  fianco  settentrionale  d'uo'emi- 
nenza ,  stendesi  lungo  il  Mediterraneo. 
Buona  vi  è  l'aria,  ed  i  giardini  ed  i  ver- 
rieri  che  la  circondano,  le  danno  da  lun- 
gi grwdevole  aspttlo.  Dalla  parte  di  terra 
ha  mi  alto  muro;  la  difende  a  mezzodì  e 
la  domina  un'alta  torre  incapace  di  re- 
sistenza, la  cui  co«ti  ii7Ìoi)e  si  :ittril)uisce 
a  s.  Luit^i  I.\.  L'nnlico  e  ma^nilko  porto 
formato  da  grandi  inoli  è  inleramonledi 
strutto,  nttribuendosi  a  Fakhreddin  emir 
de'drusi  la  delìnitiva  sua  rovina,  per  im- 
pedire III  gransignore  di  mandai  vi  forze 
marittime  destinate  a  soggiogarlo;  il  por- 
lo attuale  è  piccolo  e  quasi  colmo  ili  are- 
na. Il  rovinoso  castello  circondato  d'ac 
qua,  che  comunica  colla  ciltii  per  stret- 


tissimo ponte,  si  vuole  eretto  da  tale  emi- 
ro. Quantunque  Saide  sia  decaduta,  pre- 
sentemente fa  ancora  un  commercio  as- 
sai importante, essendo  considerata  come 
il  porto  di  Damasco. La  maggior  partedel- 
lecase  hanno  giardini,  e  ne'contorni  prin- 
cipalmente coltivasi  il  gelso.  La  città  va 
soggetta  a  frequenti  terremoti  orribili,  ed 
a  pesti  spaveutose,e  quella  del  i  "20  la  co- 
municò un  bastimento  a  Marsiglia  che  ne 
restò  desolata  :  il  terremoto  che  pali  nei 
I  "85  fece  perire  molla  gente  e  fu  segui- 
lo da  peste  che  quasi  rese  deserta  la  cit- 
tà. Sidone  die  i  natali  al  famoso  Zeno- 
ne,  filosofo  epicureo.  Fu  Sidone  per  lun- 
go tempo  la  metropoli  della  Fenicia,  lin- 
cile venne  n  disputarle  tal  ilignilà  Tiro 
fatta  più  potente. Mosi'  allerina  cliefn  fib- 
bricala  ila  Sidun  figlia  mag^iore  di  Ca- 
naan padre  e  capo  di  tulli  i  fenicit  e  noto 
da  Noè:  afferma  (»ioselfo  nelle  Antichità 
gin(l4ìichc, cht:  Sidone  fu  la  1 .'  Città  ('''.) 
costriittn  nel  mondo.  Il  'ferzi  nella  Si- 
ria sncra,c\ìe  ciò  1  iporta,  riferisce  di  più, 
che  il  suo  nome  Eustatio  lo  fa  detivare 
da  Sida  figliuola  di  Belo  che  regnò  in  Ba- 


4  SID 

bilonin  ;  olti'i  nttribuiscono  il  suo  fiome 
all'abhoiuliinza  de'pesci  de'suoi  li(li,in  lin- 
gua fenicia  tltlli  Sidon.  Dice  Giosuè  clic 
la  cillìi  di  Sidone  era  già  ricca  e  posscule 
allorché  cnlraroiio  nel  paese  di  Canaan 
gì' isiaelili  j  e  la  Scrittura  le  dà  sovente 
il  nome  di  grande:  osserva  s.  Girelauio 
clie  toccò  in  parte  alla  tribù  d'Aser,  e  la 
chiama  termine  aquilonare  de' cananei. 
]\elioi5  avanti  l'eia  nostra  di[)endeva 
già  da  Tiro,  poiché  Salomone  pregò  Iram 
re  di  Tiro  d'ordinare  a'sidonii  di  tagliar 
sul  Monte  Libano  le  legna  di  cui  abbiso- 
gnava pel  tempio  di  Gerusalemme  che  vo- 
leva  edificare.  Scossero  i  sidouii  il  giogo 
di  Tiro  7?.o  anni  prima  di  detta  era,  e  si 
dierono  a  Salmanazar,allorchèquel  prin- 
cipe entrò  in  Fenicia.  Lo  stesso  GioseKo 
narra,  che  circa  i Scanni  dopo  entrato  A- 
prie  re  d'Egitto  in  Fenicia  con  potente  e- 
sercito  prese  Sidone  per  forza,  il  che  fece 
alvinciloreassoggettarelultele  altre  città 
fenicie.  Ciro  pure  la  conquistò,  però  i  si- 
donii  ottennero  dai  persiani  il  permesso 
d'  aver  il  loro  re  particolare^  ed  ebbero 
parte  a  tutte  le  spedizioni  de'loro  nuovi 
padroni,  al  dire  d'Erodoto.  Nelle  guerre 
di  Serse  contro  i  greci,  secondo  Diodoro 
Siculo, il  re  diSidone  comandava  una  flot- 
ta di  80  vele,  e  molto  contribuì  alla  vit- 
toria sui  lacedemoni.  La  città  fu  rovinata 
35  I  anni  a  vanti  l'era  nostra,  sotto  il  regno 
di  Dario  Ooo  re  di  Persia.  Partiti  i  per- 
siani, ritornarono  i  sidouii  assenti  e  sfug- 
giti alla  strage,  e  la  riedificarono.  Ales- 
sandro il  Grrt^r/eseneimpossessòquando 
occupò  la  Fenicia  dopo  la  battaglia  d'Is- 
so, e  333  anni  avanti  detta  era:  il  suo  fa- 
vorito Efeslioue  le  die  per  re  Ballonimo 
agricoltore,  a  premura  del  parente  suo  o- 
spite  che  avea  ricusato  la  dignità.  Dopo 
la  sua  morte  Sidone  passò  prima  a're  d'E- 
gitto, poi  a  que'di  Siria,  finche  cadde  in 
potere  de'romani.  Augusto  per  le  sue  se- 
dizioni la  privò  della  libertà;  questa  ri- 
cuperala, Sidone  nelle  medaglie  s'intito- 
lava divina,  sagra,  asilo,  autonoma  e  na- 
vnithide.  Sidone  dopo  aver  con  Tiro  fai- 


SID 

to  il  più  importante  commercio  dell'an- 
tico mondo,  nel  medio  evo  i  crociali  la 
fecero  in  certo  modo  uscire  dalle  sue  rovi- 
ne,sottoBaldovino  I,che  se  ne  impadronì 
nel  1 1  I  I  ;  ed  avendola  concessa  in  feudo  ai 
fiammingo  conte  Eustachio  Gremer,  que- 
sti grandemente  la  fortificò  nelle  sue  sode 
e  spaziose  mura,  ed  i  suoi  due  castelli  fu- 
rono affidati  alla  difesa  de'cavalieri  teu- 
tonici e  templari.  Ma  i  soidani  d'Egitto 
e  di  Damasco  la  rovinarono  verso  la  me- 
tà del secoIoXIlI,es. Luigi  IXrediFran- 
cia  la  ristabilì:  però  dopo  la  ritirala  dei 
francesi  la  sua  decadenza  fu  progressiva. 
11  Terzi,  che  produsse  altre  notizie  su  Si- 
done, rileva  che  vi  si  adorava  Baarim  e 
Astharol,  per  cui  Dio  rimproverò  agli  e- 
brei  il  sacrilegio  d'aver  ammessa  in  con- 
federazione questa  gente  idolatra.  Il  fa- 
moso Iram  colle  forme  più  esalte  e  pre- 
gievoli  dell'architellura  vi  rinnovò  i  tem- 
pli d'Ercole  e  d'Astarte,  al  quale  offrì  in- 
censo Salomone  affascinalo  dalle  lusinghe 
di  sue  concubine.  Vanta  la  città  la  Sibil- 
la  Sidonia,  che  promulgava  precetti  che 
si  avvicinavano  alla  morale  Mosaica;  fece 
stordire  Eraclito  e  il  popolo  di  Delfo,  ed 
immaginossiche  fosse  venula  da  Elicona, 
e  fosse  stala  educata  dalle  INIuse  figlie  di 
Giove.  Gesù  Cristo  santificò  colla  sua  pre- 
senzaSidone,quando  da  Tiro  passò  inGa- 
lilea;poscia  vi  sparse  i  primi  semi  del  van- 
gelo s.  Paolo  apostolo  nel  recarsi  a  lloma, 
e  vi  ordinò  ili. "vescovo. 

La  sede  vescovile  fu  eretta  nel  i  ."secolo, 
ma  i  vescovi  non  si  conoscono  sino  al  IV 
secolo,  e  nel  XII  divenne  arcivescovile  o- 
noraria, sotto  la  metropoli  diTiro.Nel  5i  i 
o  nel  5i  2  vi  fu  tenuto  un  conciliabolo  di 
80  vescovi  eutichiani, d'ordine  dell'impe- 
ratore Anastasio  I  e  contro  il  concilio  di 
Calcedonia,  che  voleva  obbligare  a  sotto- 
scrivere VEnotìco  (F.)  del  suo  predeces- 
sore Zenone,  ma  senza  riuscita.  Dappoi- 
ché vi  si  opposero  costantemente  s.  Fla- 
viano  patriarca  d'Antiochia,  e  Giovanni 
vescovo  di  Paltò,  perciò  dall'eretico  im- 
pcmlore  confinali  nel  castello  diPetra  nel- 


SID 
l'Arabia,  ove  ili.°.«piiò  santamente,  e  il 
a, "ottenne  la  libciià  dal  succe>soie  (iiu- 
slino  I.  In  Sitlone  vi  furono  vari  vescovi 
greci,  maroniti,  latini  e  melcliiti.  S'ignora 
coine«li>si  il  I  ."vescovo  ordinato  da  s.  l'ao- 
lo,  e  tra'suoi  successoli  si  conoscono:  Zc* 
oobiu  che  Terzi  dice  prete  e  niarliri/zato 
nella  persecuzione  di  Diocleziano  e  Mas- 
simiano; Teodoro  fu  al  concilio  Niceno, 
e  pare  Amfionepure  cliein  esso  prese  par- 
te ili  favore  d'Ario  ;  Paolo  si  lro»ò  al  i  ° 
concilio  generale  di  Costantinopoli;  Da- 
miano sottoscrisse  i  canoni  del  concilio  di 
Calcedonia  nel  ^'"ìi;  Mega  firmò  la  cele- 
bre epistola  sinodica  della  sua  ()ro»incia 
ecclesiastica  all'imperatore  Leone  I,  re- 
lativa all'assassinio  di  s.  Pioterò  il'Ales- 
saiulria;  Andrea  sottoscrisse  la  lettera  di 
Epifane  di  Tiro,  contro  Severo  d'Antio- 
chia; Paolo  Anthaki  fu  autore  d'  opere 
in  favore  della  religione  cristiana;  Gere- 
mia sottoscrisse  nel  1673  le  risposte  che 
il  patriarca  Neofilo  die  sopra  molle  que- 
stioni riguardanti  gli  errori  de'calvinisti; 
Etitimio  occupava  la  sede  prima  del  i  '/^o. 
Forse  al  presente  vi  risiederà  un  vescovo 
greco  scismatico,  avendone  avuti  in  pas- 
salo. Hi."  vescovo  maronita  di  Sidone  fu 
GiuseppeAlipiodel  i62G,divenne patriar- 
ca nel  !G44iC  mori  nel  1647 -Giovanni  sot- 
toscrisse nel  iGtG  la  professione  di  fede 
che  Stefano  patriarca  de'maronili  fece  in 
senso  cattolico  contro  gli  errori  de'calvi- 
nisti; Giosclfo  Benedetti  viveva  neliG95i, 
e  Gabriele  prima  del  i  740.  Attualmente 
è  vescovo  cattolico  òa' Maronili  [F.)  mg."" 
Ahilalla  IJostani.  111. "vescovo  de'laliui  è 
l>t-riiai(l(),che  as^istè  al  concilio  d'Antio- 
chia nel  I  I  3G,  e  mori  verso  il  i  1 54  ;  gli 
successe  Amalric-onbbatc  premostratense 
consagralo  nel  I  l 'H  7  e  morto  nel  1  1  7 G,  in- 
di Odone  in  «letto  anno,  ec.  Orient  dir. 
t.  ■?.,  p.  8  I  I ,  t.  3,  p.  H7  e  i3oo.  Final- 
mente i  iMclclnli{^y.)  pure  avemlo  avuto 
in  Sidone  i  loro  vescovicallolici,dal  1  835 
lo  è  mg.'  Teodosio  Konjiingi  ilcll'ordine 
di  s.  Ij.isilio  e  dilla  congregazione  tlel  s^. 
Salvatore  ucl  Munte  Libano  (^  ■)•  Inul 


SII)  5 

tre  Sidopr»,  Sidonit'H  ,  divenne  un  titolo 
vescovile  in  parlibus  sotto  l'arci vesc(jvo 
di  Tiro,  ed  Urbano  \  111  nel  iGjo  lo  con- 
ferì al  celebre  mg.r  Gio.  Battista  Scana- 
rolo  di  Modena,  autore  della  famigera- 
ta o[tera  sulla  VisìLì  de  cai  cerali,  e  ili 
cui  neli8  J2  ne  pubblicò  l'Jì/ogioWwv. 
Raggi.  Per  morte  di  mg.r  Giacomo  Frati- 
cone  che  ne  avea  portato  il  titolo,  nel  1 84^ 
0*27  gennaio  Gregorio  XVI  fece  vescovo 
di  Sidone  e  sulfraganco  di  Sabina  mg.' 
Nicola  Abiale  di  Sommariva  del  Bosco 
nel  Piemonte, e  poi  fu  amministratore a- 
postolico  ilella  città  e  diocesi  di  Terni  nel 
I  '^.'{f^:  nel  1. 1  G,  p.  2G  ileir.^///H«i  di  B.o- 
ma  se  ne  legge  la  Necrologia.  Il  regnan- 
te Pio  IX  nel  concistoro  di  Gaeta  de'?,o 
aprile  iSf\x)  vi  preconizzò  mg.r  Camillu 
Monteforte  di  Napoli  vicario  generale  di 
fpiel  cardinale  arcivescovo,  dichiarando- 
lo suo  ausiliare,  e  lo  è  ancora.  Sida  ap- 
partiene al  vicariato  apostolico  A\llcj)j)0 

0  Bcrieaù\  rito  Ialino, i  cattolici  del  (|uale 
sono  in  piccolo  numero.  Vi  sono  i  cap- 
puccini e  le  sorelle  della  carità. 

SIDONE.  Sede  vescovile  di  Tessaglia 
solto  la  metropoli  di  Larissa,  nel  patriar- 
cato di  Costantinopoli,  istituita  con  rito 
latino  in  tempo  delle  crociale  nel  decli- 
naredel  secolo  XII. N.neoccn[Kiva  la  sede 
nel  pontificato d'Innocenzolll;PaoloGau- 
fredi  francescano  nel  1  44^^  '*J  nominò  Eu- 
genio IV;  Giovanni  morì  neli44'^>*^  ?'• 
successe  Luigi  ;  iodi  Alessandro  .Ange- 
lo trasferito  a  Terracina  nel  i  53  J. ,  ma 
l'Lghelli  lo  chiama  Cipriano  de  Caris; 
GiovanniBracciano  francescano  eletto  nel 

1  53  ").  Oriens  cìuist.  t.  3,  [ì.  i)83. 

SlDONIOAPOLLINAUKC.uoSoLuo 
(s.),  vescovo  di  Clermont  in  AIvergna.^ac■ 
ijiie  a  Lione  circa  il  4  3  i  ,da  una  delle  più 
illustri  finìiglie  delle  Gallie  ,  e  i  »li  lui 
padre  ed  avo  liirono  prefetti  del  pretorio. 
Studiò  belle  lettere  sotto  esperlissimi  pro- 
fessori, e  divenne  uno  de'piìi  celebri  jmhjIì 
ed  oi.itori  del  suo  tempo.  Comandò  per 
(pi. delie  tempo  nelle  annate  dell'imperi», 
e  sposò  Papiamlla,  iig'ia  di  Avituchcfu 


6  SID 

poscia  imperatore,  e  dalla  quale  ebbe  tre 
ligli,  uno  mascbio  e  due  femmine.  Dopo 
la  morte  di  Avito,  Sidonio  Apollinare  fu 
perseguitato  dal  successore  Maiorano,  che 
però  conosciute  le  sue  belle  prerogative, 
gli  restituì  i  beni,  e  gU  diede  il  titolo  di 
conte.  In  seguito  si  ritirò  in  Alvergna,ove 
divideva  il  suo  tempo  tra  lo  studio  e  gli 
esercizi  della  religione;  ma  allorché  An- 
temio  venneinnalzaloall'impero  nel  4^7» 
lo  chiamò  a  Uoma,  e  creò  principe  del  se- 
Dato,  patrizio  e  prefetto  della  città.  Sido- 
nio Apollinare  sempre  umile,  pio  e  cari* 
tatevole,  non  fece  u.so  della  sua  autorità 
che  per  procurare  la  gloria  di  Dio  e  il  mag- 
gior bene  de'popoli.  Restato  vacante  nel 
471  il  vescovato  di  Alvergna,  ora  Cler- 
mont,  fu  eletto  ad  occupar  quella  sede, 
mentre  era  laico,  e  viveva  ancora  sua  mo- 
glie, per  cui  procurò  di  esentarsene;  ma  poi 
per  timore  di  resistere  ai  divini  voleri  ac- 
cettò,edi  reciproco  consenso  si  divisedalla 
moglie, la  quale  morì  due  o  tre  anni  do- 
po. Abbandonata  la  poesia,  che  fino  allo- 
la  avea  formato  le  sue  delizie,  si  applicò 
agli  sludi  convenienti  al  novellosuostato, 
e  fu  in  breve  capace  di  sciogliere  le  dif- 
ficoltà che  dagli  altri  vescovi  gli  veniva- 
no proposte.  La  sua  mensa  era  sempre  fru- 
gale ;  digiunava  assai  spesso,  e  praticava 
molle  austerità.  Fu  profuso  co'poveri,  e 
durante  una  carestia  provvide  coli'  aiuto 
di  suo  cognato  Edicio  alla  sussistenza  di 
piìi  di  4000  borgognoni,  e  d'un  gran  nu- 
mero di  altri  stranieri,  a  cui  la  miseria  ave- 
va fatto  abbandonare  la  loro  patria.  Fa- 
ceva sovente  la  visita  della  sua  diocesi,  e 
adempiva  con  eguale  7elo  e  prudenza  tut- 
te le  funzioni  del  pastorale  ministero. Nel 
^^5  la  città  di  Clermonl  fu  assediala  da 
Alarico  rede'visigoti,ed  essendoslata  pre- 
sa dopo  una  forte  resistenza,  il  santo  ve- 
scovo osò  chiedere  a  quel  principe  ariano 
parecchiegrazie  pei  cattolici;  ma  nulla  ot- 
tenne, anzi  fu  rinchiuso  qual  prigioniero 
nel  castello  di  Liviana  presso  Carcassona. 
Non  mollo  dopoAlarico  lo  rimise  su  Ila  sua 
sede;  ma  due  preti  faziosi -e  corrotti  per- 


SID 

vennero  a  far  sì  ch'egli  ne  fosse  cacciato. 
Tornato  però  presto  alla  sua  chiesa,  morì 
in  mezzo  alla  sua  greggia  a'2  i  agosto  482. 
Il  di  lui  corpo,  seppellito  dapprima  nel- 
l'antica chiesa  di  s.  Saturnino,  fu  poi  por- 
tato in  quella  di  s.  Genesio.  La  sua  me- 
moria è  in  grande  venerazione  aClermont, 
dove  se  ne  celebra  la  festa  con  molta  so- 
lennità a'23  di  agosto.  Abbiamo  di  s.  Si- 
donio Apollinare  9  libri  dileltere,ed  una 
raccolta  di  poemi  sopra  diversi  soggetti  : 
i  principali  di  questi  poemi  sono  i  pane- 
girici degl'imperatori  Avito,  Maiorano 
e  Antemio.  11  dullo  Savaron  fece  stam- 
pare le  opere  di  lui  con  buone  note  a  Pa- 
rigi;ma  l'edizione  de!  p.Sirmond  nel  1 632 
è  assai  più  perfetta. 

SIDONIO(s.)abbate,dettoanchei$'/7e/2^. 
Irlandese  di  nascita, si  recò  in  Francia  coi 
religiosi  che  s.  Filiberto  abbate  di  Jumiè- 
ges  aveva  mandati  in  Irlanda  per  riscat- 
tare gli  schiavi,  ed  entrato  in  questo  mo- 
nastero vi  prese  l'abito.  Quivi  portò  al  più 
alto  "rado  del  fervore  l'umiltà  e  la  mor- 
tificazione  che  vi  si  praticava, e  divenne  il 
modellode'fralelli.  La  sua  famalo  fececo- 
noscerea  s.AudoenoarcivescovodiRouen, 
non  che  alla  corte  del  re  Teodorico  III. 
Il  pielato  colle  liberalità  di  (juesto  prin- 
cipe fondò  un  nuovo  monastero  nel  paese 
di  Caux  verso  il  674,  e  volle  che  Sidonio 
ne  fosse  il  1.° abbate.  Egli  aveva  una  te- 
nera amicizia  per  lui,  e  lo  consultava  ne- 
gli alTari  più  dillicili:  lo  pregò  puie  di  te- 
nergli compagnia  in  un  viaggio  che  per 
divozione  feceaUoma,  IMorìs. Sidonio cir» 
ca  il  689,  e  la  sua  memoria  è  onorata  ai 
i4  di  novembre. 

SIDROIVIO  (s.),  martire.  Altro  noa 
si  sa  di  questo  santo,  se  non  che  versò  il 
suo  sangue  per  la  fede  a  Roma,  durante 
la  persecuzione  diAureliano,  cioè  dal  270 
al  270.  La  sua  festa  principale  è  segnala 
agli  I  I  di  luglio.  Verso  la  fine  del  secolo 
Xl,Adela  mogliedi  Baldovino  IV  di  Lilla 
portò  in  patria  le  reliquie  di  s.  Sidronio, 
delle  quali  arricchì  il  monastero  delle  reli- 
giose benedettine  da  leifondatoa  Meesse- 


SIE 

Dtt,  lungi  due  leghe  da  lpii,ìn  cui  fini  i 
suoi  giorni. 

SIEDRA.  Sede  vescovile  della  Cilicia 
Trachea,  osecoudoaltri  della  diocesi  d'A- 
sia,sotto  la  metropoli  di  .Sida,  eretta  nel 
VI  secolo,  mentre  vi  fu  pure  chi  l'attribuì 
alla  Licaonia.  Ne  furono  vescovi:  Nestore 
che  fu  al  concilio  di  Nicea;  Seleuco  ni- 
pote di  Traianogeiierale  dell'imperatore 
Valenle;Caio  sottoscrisse  il  concilio  diCal- 
cedonia;  Stratonico  fu  al  2.°di  Costanti- 
nopoli SulloMeniia  nel  536;Giorgio  firmò 
i  canoni  in  Trullo.  Orieiis  clinsL  l.i,  p. 
joo8. 

SIENA  [Sentn).  Città  con  residenza 
arcivescovile  del  granducato  di  Toscana, 
antichissima  e  celebre,  già  romana  colo- 
nia,più  tardi  residenza  di  iluegastaldi  eco- 
nomico e  [)olitico,  immediatamente  sog- 
getta a're  Longobardi  (/'.);  divenuta  in 
seguito  sotto  il  governo  de'Carolingi  sede 
d'un  vasto  territorio,  (|uindi  capitale  di 
repubblica  nobile  e  potente  del  medioevo 
nella  stessa  l'osca  Maglina  lenente  riunita  al 
dettogranducalo  fu  fatta capoluogodello 
Stato  Nuovo ^  residenza  costante  d'un  me- 
tropolitano, di  un'università,  e  d'un  go- 
vernatore civile,  con  tribunali  di  [.^istan- 
za, uno  de' 5  dipartimenti  doganali  e  delle 
/il  camere  di  soprintendenza  comunitativa 
del  granduca  to.Siena,iScr/i^e,e  aulica  men- 
te Sena  e  Saena ,  è  vagamente  situata 
sulla  cresta  elevata  di  duesproni  di  poijgi, 
unode'(|uali  diramasi  dai  monti  della  Ca- 
stellina del  [)ietroso  Chianti,  dirigendosi 
per  Vagliagli,  sulla  strada  postale  sino  a 
l'^on teliecci, dove  acco()piasi  all'altro  spro- 
ne che  slaccasi  dal  Monte  Maggio.  1  due 
sproni  I  iuniti  dal  Fonte  Becci  si  avanzano 
verso  Siena  sino  verso  le  sue  porte  meri- 
dionali. A  metà  circa  della  città  si  toc- 
cavano i  teriiiini  de'3  Terzi  di  Siena,  cioè 
pi)Co  lungi  ti. dia  Croce  al  Travaglio  presso 
alla  gran  piazza  ilei  Campo,  celebre  [>er 
la  svelta  altissima  torre  delta  del  Man- 
gia, pel  palazzo  pubblico,  e  pel  giuoco  il 
più  popolare  e  piìi  allegro  di  ipianti  con- 
tar ne  può  tutta  Italia,  come  aticrmu  il 


SIE  7 

Repelli  nell'utilissimo  Dizionario  della 
Toscanaj  è  costà  dove  i  due  poggi  riu- 
niti tornano  a  bifurcare  i  due  rami,  uno 
dc'fjunli  dirigesi  verso  la  porta  Romana, 
mentre  l'altro  verso  libeccio  sale  al  fa- 
moso duomo,edilàsinoaIla  porta s. Mar- 
co, donde  esce  la  strada  regia  Grossetana. 
Trovasi  Siena  distante  40  miglia  da  Fi- 
renze, 3c)  da  Arezzo  e  da  Massa-Marit- 
tima, ecirca  4^  da  Grosseto.  Questa  bella 
città  è  fabbricata  a  forma  d'una  stella  a 
G  punte,  in  mezzo  a  colline  di  aspetto  pit- 
toresco, e  sembra  che  sia  tutta  nel  cratere 
d'un  estinto  vuli^ano,  avendo  palilo  più 
volte  terribili  scusse  di  terremoto. Quanto 
al  clima,  diceva  il  p.  della  Valle:  Se  toc- 
casse a  me  scegliere  nella  Toscana  dove 
meglio  vivere,  darei  la  preferenza  nell'in- 
verno a  Pisa,  e  nell'estate  a  Siena.  Per 
verità  il  clima  di  questa  città  nella  calda 
stagione  è  delizioso,  mentre  nell'inverno 
vi  dominano  frerjuenleinente  i  venti,  spe- 
cialmente quelli  di  grecale.  Le  sue  mura 
urbane  girano  poco  più  di  4  miglia  to- 
scane, e  contengono  più  di  22,000  abi- 
tanti: ne'  tempi  andati  Siena  avea  una 
popolazione  di  sopra  a  100,000  individui. 
E  contornata  da  due  sole  comunità,  cioè 
da  rpiella  delle  Masse  del  Terzo  di  Città, 
e  dall'altra  parte  pure  delle   Masse  del 
Tei*zo  di  s.  Martino. La  I. 'si  accosta  alle 
n)ura  urbane  di  Siena,  che  dalla  parte  di 
settentrione  girano  per  ponente  fino  a  o- 
stro;  dalla  porta  di  Camullia  sotto  la  for- 
tezza, e  di  là  per  la  porta  di  Fonte  Bran- 
da, porta  Lalerina,  porta  s.  Marco  e  por- 
ta Tufi,  fino  alla  porta  Romana;  mentre 
costà,  proseguendo  a  scirocco  verso  levan- 
te e  greco,  sollentra  il  territorio  della  co- 
munità del  Terzo  di  s.  .Martino,  il  quale 
passa  rasente  alle  mura  di  Siena  per  por- 
ta Pispini  e  porta  Ovile,  sino  a  (|uella  di 
Camullia.  Quattro  strade  regie  fanno  ca- 
po a  Siena,  oltre  la  subiiibaoa  ili  Pescaia; 
e  due  sono  puntali,  una  che  »i  enlra  per 
porta  Gimullia  venendo  da  Firenze,  l'aU 
tr.«  che  esce  da  porta  Romana  per  Ilu- 
diculàni  e  Roma.  Chi  cunsidcravd  la  pò* 


8 


SIE 


sizionedi  Siena  come  quella  d'una  città 
centrale  della  Toscana  meridionaledisse 
hene,comebendisseilVillanidicliiarando 
la  vicifia  teri'a  cospicua  di  Poggibonsi  e 
16  miglia  lungi,  situata  nel  bilico  della 
Toscana.  La  posizione  della  città  la  pri- 
va non  solo  di  corsi  d'acqua  che  l'attra- 
versinOjma  ancora  di  buoni  pozzi  e  di  fonti 
copiose  d'acqua  potabile.  Per  riparare  a 
tanta  necessità,  gli  antichi  sanesi  procu- 
raronsi  varie  fonti  pubbliche,  ricercando 
acque  sotterranee  da  lungi,  mediante  std- 
licidii  più  o  meno  profondi,  e  l'antichità 
di  questi  acquedotti  sotterranei  probabil- 
mente risale  all'epoca  della  colonia  mi- 
litare di  Siena,  siccome  lo  fa  credere  la 
magnificenza  e  spesa  grande  di  que'lavo- 
ri,  che  aliuìenta  non  meno  di  9  fontane 
pubbliche,  senza  comprendervi  la  Fonte 
Hecci  eretta  nel  1 2  1 8  tlue  miglia  dalla  por- 
ta Camullia.  Tutte  le  fonti  cedono  in  fama 
alle  due  maggiori,  Fonte  Branda  e  Emonie 
Gaia.  La  ripartizione  di  Siena  in  Terz/ os- 
sia rioni,  rimonta  ad  epoca  molto  remo- 
ta, chiamandosi  uno  di  essi  Terzo  di  Cit- 
ici^ il  i^Terzo  di  s.  Martino,  il  3. "Terzo 
di  Camullia.  Ne'tempi  della  .'.uà  repub- 
l)lica  i  Terzi  di  Siena  si  estendevano  an- 
che a'suburbii,  co' vocaboli  di  Masse  del 
Terzo  di  Cilici,  di  s.  fllardno  e  di  Ca- 
mtdlia.  In  seguito  le  /l/fif^ifi  costituirono 
3  comunità  suburbane  dipendenti  nel  ci- 
vile e  nel  politico  dai  magistrati  residenti 
in  Siena.  Attualmente  le  porte  aperte  del- 
la città  residuano  a  y ,  oltre  la  Lalerina 
che  apresi  momentaneamente  la  notte  : 
fra  le  esistenti  meritano  ricordo  la  porta 
Camullia  delta  anche  Fiorentina  e  rifatta 
più  grandiosa  nel  i6o4,con  l'epigrafeiCor 
niagis  libi  Sena  pandit.  Infatti  comtuie 
è  la  lode  che  si  rende  da'forestieri  all'o- 
spitalità e  grazia  de'sanesi,  alla  venustà  e 
ilarità  delle  donne,  talché  lo  Schroder  te- 
desco nel  suo  libro,  Rlonumenlornm  I- 
taliae,  definì  le  femmine  sanesi,  delizie  i- 
taliane.  La  Porla  Camullia  o  Cauiollia 
offre  il  più  splendido  ingresso  alla  città, 
sia  per  gli  ornamenti  [littorici  che  accrc- 


SIE 
scono  il  l)ello  di  sua  architettura,  sia  per 
l'amenità  del  passeggio,  da  verdi  alberi 
con  simmetria  spalleggiato.  Da  un  latodi 
essa  sorge  nell'interno  della  città  la  vec- 
chia fortezza,  colla  cui  spianata  si  è  for- 
mato il  pubblico  giardino  denominato  la 
Lizza,  che  le  statue,  i  sedili,!  viali  e  la  ver- 
dura  coucorrono  a  rendere  giocondo,  in- 
vitando a  piacevole  trattenimento;  men- 
tre dagli  adattali  bastioni  a  terrazzo  si  go- 
de la  vista  del  sottoposto  giuoco  del  pallo- 
ne, ed  in  un  angolospazia  la  comoda  scuo- 
la destinata  alla  cavallerizza.  LaPorta  Ro- 
mana,già  Porta  Nuova, ha  il  maestoso  an- 
tiporto a  guisa  di  torrione,  disegnato  dai 
fratelli  scultori  e  architetti  Agostino  e  A- 
gnolo  di  Siena  neli32o,eheli44o  fu  in- 
cominciata a  dipingere  la  paiteesterna  del 
torrione,  colla  1».  Vergine  incoronata  di 
Ansana  di  Pietro.  Porla  s.  Marco,  che  e- 
sistendo  nel  1299  ebbe  un  antiporto  gran- 
dioso del  celebre  Baldassare  Peruzzi,eda 
ultimo  fu  costruito  l'esterno  ampio  piaz- 
zale [)el  pubblico  passeggio,  oltre  la  va- 
sta strada  per  a  Grosseto.  Porta  Pispini 
o  di  s.  Vieni  è  famosa,  sia  perchè  delle  più 
antiche,  sia  perchè  uscì  da  essa  l'oste  sa- 
nese  per  scendere  ne'campi  di  Montapei  lo 
nel  giorno  della  gran  battaglia,  sia  per- 
chè di  qua  parte  un  4-"  strada  per  Arezzo, 
oltre  la  Lauretana.  Neli32G  fu  innalzato 
il  torrione,  dove  più  tardi  il  Sodoma  di- 
pinse il  bel  Presepio  col  meraviglioso  An- 
gelo; il  baluardo  a  sinistra  è  del  Peruz- 
zi.La  Porta  Lalerina  fu  compita  nel  1  528, 
l'idlima  del  cerchio  attuale  ad  aprirsi  e 
la  I  .■'a  chiudersi  a'viventi, poiché  nel  1  784 
la  suburbaoa  clausura  de'canialdulesi  di 
Galignano  fu  ridotta  a  Camposanto  pei 
defunti  cattolici  sanesi,  al  solo  trasporto 
de'(piali  è  limitata  la  notturna  apertura 
dellaporta.il  tabbiicalodiSiena  iionman- 
ca  di  grandiosi  edifizi,  di  vaghi  palazzi  , 
fra'fjuali  quelli  de'Tolomei,  Chigi,  Picco- 
loinini,  Diancine  altri,  e  di  belle  ca.se  fatte 
con  pulitezza  e  buon  gusto  artistico.  La 
piaz/.a  del  Campo,  d'ampia  area,  è  la  più 
leggiadra  e  più  grande  piazza diSicua,siu  - 


SIE 

colare  per  la  forma  di  mezza  conchiglia 
incavala,  per  raicliitetluia  degli  e«li(izi 
che  la  contornano,  e  piìi  che  alt«o  per  le 
gioconde  e  magnifiche  feste  e  giuochi  dei 
fantini  delle  contrade,  che  massimamente 
si  faimo  a'2  luglio  e  a' 16  agosto,  ed  as- 
siste alla  sorpiendeiile  coisa  una  lòlla  di 
po|)olazione   talvolta  superiore  a  quella 
della  città,  nelle  quali  corse  entusiastiche 
fanno  comparsa  i  i  7  rappresentanti  delle 
contrade  di  Siena  colie  [)roprie  insegne, 
sotto  le  (piali  il  popolo  accorreva  armato 
al  suono  della  campana  pubblica  della  tor- 
re de  IRIangia.  In  (piest'ira ponente  e  gran- 
de recinto  sboccano  i  i  strade.  Una  delle 
suef.ibbriche  più  grandiose  che  decorano 
la  piazza  del  Campo  è  (piella  del  pal;i7.zo 
pubblico,  già  detto  della  Signoria,  come 
sede  de'rappiesentanti  sovrani  della  re- 
pubblica sanese,  il  quale  fu  costruito  nel 
1184  dai  Signori  iSove,  in  seguilo  com- 
pito e  abbellito  con  una  raccolta  di  squi- 
site pitture  di  celebri  autori  d'ogni  ge- 
nere, in  particolare  della  scuola  sanese, 
a  cui  si  attribuisce  sopra  tutte  le  altre  to- 
scane il  primato;  non  che  nobilitato  di 
altri  monumenti  artistici,  riuscendo  d'or- 
namento alla  città.  Della  gran  sala  delle 
assemblee  si  è  formato  il  vasto  ed  elegante 
teatro  che  disegnò  il  Bibiena.  Un  tempo 
\i  fu  in  esso  1'  oliìcina  della  zecca,  sulla 
quale  neh  844  ^^  pubblicala  la  [jregiata 
storia  col  modesto  titolo  di  Crani  sulla 
zecca  sanese.  Annessa  al  palazzo  neh  32  5 
i  delti  fratelli  Agostino  e  Agnolo  incomin- 
ciarono la  ricordata  torre  Mangia, alta  più 
di  I  7  1  braccia,  dalla  cui  sommità  si  gode 
tutta  l'adiacente  campagui  sino  a  Radi- 
cofani;  a  pie  della  medesima  nel  1  35?.  fu 
costruita  la  cappella  detta  ili  Piazza, poi  de- 
corata con  liegio  e  bassorilievi  allegorici. 
Verso  il  I  3  K)  si  principiò  il  propinquo  pa- 
lazzo tielle  carceri,  giacché  innanzi  ipiel 
tempo  i  delinquenti  si  nnchiuilevano  nelle 
torri  dc'privati.  La  l'onte  (iaia,  maestosa 
e  ricca  di  pregievoli  sculture  eseguile  nel 
l4i<)  <li'  <»iacoMio  dell.i  (^ucmci.i,  che  gli 
(iieriluruuu  poi  rappcllaiionc  di  Giacomo 


S  I  I*:  9 

della  Fontn,  ed  il  bel  colonnatodi  recente 
cnslruito  con  marciapiede,  compiono  le 
decorazioni  della  superba  piazza.  Dirim- 
petto al  palazzo  pubblico  sopra  la  Fonte 
Gaia  esisteva  laCuria  de'iNlercanti, ridotta 
più  tardi  ad  uso  di  casino  de'nobili,  ac- 
canto al  grandioso  pahizzo  dei  marchesi 
Chigi,  slato  innalzalo  al  pari  del  casino 
con  disegnoassai  diverso  da  quellodei  pa- 
lazzi de'secoli  X\\  e  XV,  che  rendono 
alla  gran  piazza  e  ingenerale  a  tutta  la 
cillà  un'impronla  singolare. La  chiesa  me- 
tropolitana o  celebre  duomo  di  Siena  è 
lai."  sua  chiesa,  la  più  bella,  più  ricca  e 
più  ornata  anche  del  suo  stalo,  fdbbri- 
cala  secondo  la  liturgia  antica  colla  fac- 
ciata rivolta  a  ponente.  Si  vuole  che  l'an- 
tico duomo  di  Siena  esistesse  nel  Castel- 
vecchio,  che  la  tradizione  appella  Sena 
/^e/».«,  enei  cui  recinto  credesi  che  fosse  la 
residenza  de'governatori,de'gastaldi  o  go- 
vernatori de're  longobardi,  e  de'conti de- 
gl'imperatori Carolingi,  ed  anco  degli  an- 
tichi vescovi  sanesì.  Nel  1012  già  esisteva 
l'odierno  duomo,  successivamente  dal  se- 
colo XI  11  in  poi  riedificalo,  ingrandito  e 
sontuosamenle  decoralo,  e  lino  dalla  più 
remola  eia  trovasi  dedicato  alla  B.  Ver- 
gine Assunta,  poiché  tanla  fu  sempre  la 
pietà  e  divozione  de'sanesi  verso  la  Ma- 
dre di  Dio,  che  la  città  venne  per  eccel- 
lenza denominata:  Senai'ctitsciiiliTi  f  ir' 
ginis  j  Città  dtlla   /ergine  avvocata  di 
Siena.  Da  alcuni  è  creduto  il  tempio  più 
ornato  ch'esista  dopo  il  duomo  di.Milano, 
e  chiamato  galleria  delle  belle  arti,  per 
quelle  che  vi  li-iplendniio  ilall'epoca  del 
loro  rinascimento,  lino  a  quellodei  loro 
perfezionamento.  L'Addisson,  nel  l.  4*^^' 
siìo\  /  iaggi,  confessò  che  dopo  la  sontuo- 
sissima basilica  Vaticana,  può  vedersi  con 
piacere  il  vasto,  ricco  ed  elegante  iluomo 
di  Siena.  La  peste  del  1  3  jiS  fece  sospen- 
dere l'ulteriore  suo  ìiigiaiiilimento,  poi- 
ché dovea  essere  più  ampio.  La  lunghezza 
totale  di  (pieslo  iirnati'>siiiui  tempio  è  di 
ItiMccia  iiuienliiK' I  i)3,  la  larghezza  della 
cruciata  iSq,  e  delle  nuvule  4  *•  ^^^  *'•* 


IO  SIE 

angolo,  die  in  questa  maestosa  chiesa  sia 
rimiistonuclo,a(3rincipiaredal  pavimento 
istorialodelBeccafumiedialtri  in  musaico 
e  in  parte  intagliato,  finoal suofastigio,  e 
dalla  ricchissima  facciata  finodietro  ai  suo 
coiOjOitre  l'acquasantiera  di  lavoro  gl'eco, 
e  precipuamente  il  pulpito  insigne  di  mar- 
mo africano,  delicatamente  scolpito  nei 
Lassi  rilievi  daiVicolò  e  dal  figlio  suo  Gio- 
vanni Pisano;  talché  non  è  possibile  rin- 
chiudere in  breve  descrizione  la  nota  so- 
lamente delle  tante  sue  singolari  bellezze 
artistiche,  che  meritarono  giustamente 
d'essere  illustrate  anche  nella  classica  e 
nobilissima  opera  dedicata  a  Leone  XII: 
Chiese  principali  d'Europa.  Solo  aggi  un  • 
gerò,  che  la  maestosa  architettura  è  di 
perfetto  gusto  de'  goti;  tanto  l'esteriore 
sua  parte  quanto  l'interna  sono  rivestile 
di  marmi  bianchi  e  neri;  la  facciata  ri- 
donda di  statue  e  nobili  ornali,  con  due 
bellissime  colonne  di  porfido  ;   la   volta 
dell'interno  in  azzurro  con  stelle  d'  oro 
Talea  rompere  una  tal  quale  monotonia 
che  risulta  dalle  strisele  marmoree  bian- 
che e  nere, ed  a  rallegrare  la  vista.  I  mu- 
saici del  sorprendente  pavimento  sono 
ben  conservati;  gareggiano  in  sublimità 
i  lavori  di  scalpello  de'primi  maestri  col- 
le stupende  pitture  che  vi  abbondano  , 
ammirandosi  fra  quelli  due  statue  del 
Bernini,  ed  in  queste  due  quadri  del  Ma- 
ratta; un  capolavoro  poi  essendo  la  ma- 
gnifica cappella  Chigi,  di  cui  parlerò  di- 
cendo di  Alessandro  Vii  che  l'eresse,  ove 
lussureggiano  i  alarmi  e  le  pietre  dure 
colle  più  ammirevoli   disposizioni.   Tra 
tanto  complesso  di  meraviglie  ricorderò 
pure  i  monumenti  de'sanesi  Papi  Ales- 
sandro ili.  Pio  li.  Pio  Ili  e  Alessandro 
Yil, rappresentati  in  istatue  col   manto 
pontificale  e  triregno,  in  alto  di  benedi- 
re; rimarcherò  tra  quelli  sepolcrali  dei 
sanesi,  quello  del  cardinal  l'etroni  vera- 
mente splenilido.  Nella  navata  di  mezzo 
t)eli4oo  vi  fu  collocata  la  collezione  dei 
ritratti  de'Papi  in  busti  di  creta  (secon- 
do Novaes,  di  rilievo  di  marmo  sono  le 


SIE 

teste  al  dire  di  Fanucci),  ma  con  tale  in- 
esatta cronologia  che  rimarcai   nel    voi. 
XXX,  p.  277,  laondeildotto Novaes  ca- 
nonico della  medesima  non  ebbe  corag- 
gio di  continuare  le  osservazioni  che  a- 
vea  cominciato  per  sua  istruzione.  E'  as- 
sai nota  la  così  delta  libreria  del  duomo 
diSiena,ch'è  un  vero  tesoro,  dove  il  Pia» 
turicchio  a  fresco  rn  10  grandi  spartiti 
dipinse  le  gesta  principali  di  Pio  II,  per 
ordine  del  nipote  Pio  III,  con  disegni  di 
RalTaele,  e  perciò  detta  la  stanza  di  Raf- 
faele. Nel  centro  di  questa  gran  sala  am- 
mirasi un  antico  gruppo  di  m  wvao  bianco 
di  greco  lavoro, rappresentante  le  3  Gra- 
zie, ed  alle  pareti  il  cenotafio  del  beneme- 
rito governatore  Giulio  Bianchi,  scultura 
del  comm.rPietro  Tenerani,  situato  pres- 
so l'altro  cenotafio  di  Paolo  Mascagni  co- 
me principe  degli  anatomici  del  suo  tem- 
po, scolpito  da  Stefano  Ricci.  Sono  altresì 
pregievoli  i  grandi  libri  corali  ivi  esisten- 
ti, specialmente  per  le  belle  miniature  in 
essi  eseguite  dal  religioso  fr.   Benedetto 
daMatera.  Oltre  il  gruppo,  altri  monu- 
menti antichi  sono  il  candelabro  esisten- 
te nel  duomo,  e  l'arcadi  marmo  scolpi- 
ta ad  alto  rilievo  con  figure  mitologiche, 
lavoro  del  tempo  degli  Antonini,  scava- 
la vicino  air  Opera  del  duomo,  nel  cui 
vestibolo  a  guisa  d'architrave  fu  murata. 
In  im  angolo  esterno  del  duomo  si  vedono 

o 

le  pareli  marmoree  condotte  secondo  ili .° 
disegno  del  tempio  ch'era  assai  più  sin- 
golare e  vasto,  ma  interrolto  falal mente 
rimase  per  le  calamità  onde  fu  Siena  al- 
la metà  del  secolo  XiV  afflitta.  L'illu- 
stre capitolo  della  metropolitana  innan- 
zi il  I  000  contava  5  dignità,  e  dal  i-'ecci, 
Stona  del  vescovado, a^^v^wào  ch'era- 
vi  il  prepostOjl'arcidiacono,  il  priore  del- 
la scuola,  il  primicerio,  \\  vicedomino,  e 
come  nelle  chiese  più  ragguardevoli  d'I- 
talia, prima  e  dopo  il  i  000  i  canonici  si 
intitolarono  cardinali  preti  e  diaconi;che 
il  vescovo  Leone  del  1  029  fabbricò  loro 
la  canonica  e  il  clauslro:  forse  vi  avran- 
no menata  vita  comune,  secondo  la  di- 


SIE 

5c'n)lina  d'  allora.  Nel  i  2  i  5  fa  scrilto  II 
fiituario  pe'meclesiuii  canonici  per  ofll- 
ciaie  la  chiesa  saiiese,  ed  è  inleressaiile 
per  lesile  eiudizioni  ecclesiastiche,  li  car- 
dinal Cbaldini  stabilì  alcune  ordinazio- 
ni concernenti  un  più  perfetto  regola- 
mento del  capitolo,  d'ordine  d'Alessan- 
dro IV  nel  i  2  jy,  che  lapprovò  col  breve 
Qitae  de  mandato.  Il  vescovo  INlormile 
nel  I  395  riformò  e  ampliò  le  costituzio- 
ni de'  canonici,  e  furono  confermate  da 
Pio  II  nel  1460  colla  bolla  Pridcrn  ad 
ecclcsiam  Senensem.  Di  altre  disposizio- 
ni e  leggi  de'vescovi  ne  parlerò  poi  nel 
ri[)orlarue  la  serie.  Pio  VII  col  breve  In 
suniino  apostolalits,de22  gennaio i  802, 
Bidl.  Roni.  coni,  t.i  i,  p.  28  i,  ad  istanza 
dell'arcivescovo  Anton  Felice  Zondadari 
concesse  alle  6  dignità  e  a'  1  8  canonici 
della  cattedrale  l'uso  della  mitra  bianca 
di  tela,  da  assumersi  co'paiainenti  sagri 
nelle  solenni  funzioni,  sia  nella  metropo- 
litana che  nella  diocesi,  presente  o  assen- 
te l'arcivescovo  e  in  perpetuo.  Col  breve 
Qnanlum  dignUalis,  dello  stesso  giorno, 
loc.  cit.  p.  282,  Pio  ^  li  per  le  premine 
del  nominato  carduiale  in  per[)etuo  ac- 
cordò pure  l'uso  della  mitra  di  tela  bian- 
ca al  preposto  della  collegiata  della  Vi- 
sitazione della  C  Vergine  <li  Provenza- 
no, I. 'delle  4  dignità  della  niedesim.i(ora 
il  capitolo  sembra  composto  del  prepo- 
sto e  di  canonici),  che  hanno  l'uso  della 
cappa  magna  come  i  canonici  della  n)e- 
lropolitana,da  assumersi  tanto  nella  col- 
legiata che  nella  diocesi,  presente  o  as- 
sente l'arcivescovo, nelle  solenni  funzio- 
ni co'paramenti  sagri  (riferisce  Pecci  che 
nel  I  748  il  capitolo  di  Provenzano  com- 
ponevusi  delle  dignità  del  preposto,  ar- 
ciprete e  primicerio,  di  i  1  canonici,  20 
ca[)pellani  e  di  chierici).  Di  piìi  il  l\ipa 
permise  che  la  figura  (.Iella  mitra  si  [)u- 
tesse  usare  nelle  insegne  gentilizie  di  det- 
te dignità  e  canonici  della  cattedrale  e 
del  prepoNlodella  collegiata. Lo  stessoPio 
VII  col  breve  lioniannntnt  Ponti fìciti», 
de'  1  2  giugno  1818,  litdt.  cit.  1. 1  ì,  p.  5  2, 


SIE  II 

ad  istanza  del  medesimo  cardinal  Zou- 
dadari,  in  perpetuo  concesse  alle  dignità 
e  canonici  della  metropolitana  l'uso  del 
collare,  fascia  e  calze  di  seta  paonazza, 
e  fiocco  pure  di  seta  paonazza  al  cappel- 
lo, tanto  nella  metropolitana  che  utipii 
icbtaue  locorurn,  ed  eziandio  l'uso  della 
bugia  o  palmatoria  nelle  messe  private 
celebrate  in  Siena  e  sua  diocesi.  Il  capi- 
tolo adunque  della  metropolitana  ricevè 
da  Pio  VII  tali  privilegi,  anche  in  con- 
siderazione della  divozione  dimostrala 
al  predecessore  Pio  VI  nel  soggiorno  che 
fece  inSiena, e  tuttora  si  compone  di  G  di- 
gnità, le  prime  delle  quali  sono  l'arcidia- 
cono e  il  primicerio,  di  1 8  canonici  com- 
prese le  prebende  del  teologo  e  del  peni- 
tenziere, di  mansionari,  di  cappellani,  di 
chierici.  Quanto  all'episcopio  è  prima- 
mente a  sapersi  che  Siena  dopo  avere  ri- 
cevuta la  colonia  romana,  fu  per  lungo 
tempod'angusta estensione,  perchè  il  cir- 
cuito di  sue  mura  poco  spazio  abbrac- 
ciando non  veniva  a  comprendere  quella 
parte  che  a  distinzione  degli  altri  2  Terzi 
o  rioni  in  progresso  di  tempo  aggiunti 
formarono  la  presente  città.  Risiedeva- 
no i  vescovi  nel  luogo  principale,  più  an- 
tico e  più  elevato,  chiamato  Castel  vec- 
chio, nella  cui  superstite  torre  nomina- 
ta di  s.  Ansano  è  tradizione  che  fosse  pri- 
gione quel  promulgatole  del  vangelo  nel- 
le contrade  sanesi,  per  cui  ivi  a  suo  ono- 
re fu  edificata  una  chiesa,  che  rovinala 
verso  r88i,  nello  stesso  luogo,  per  con- 
servarne la  memoria, altra  ne  fu  labbri- 
cala  nel  1437.  In  appresso  i  vescovi  la- 
sciarono la  dimora  diCastelvecchioelras- 
ferirono  la  loro  sede  in  luogo  più  nobile 
presso  il  duomo,  somministrato  da  4  del- 
le principali  fìimiglie,  cioè  de'casali  For- 
liguerii,  Anlolini,  lìostoli  e  Ponzi,  per 
cui  quando  il  nuovo  vescovo  faceva  il  suo 
ingresso  i  capi  di  tali  famiglie  ne  adde- 
stravano il  cavallo,  l'introducevano  nel 
iliioino  e  nel  palazzo  vescovile  di  loro  pa- 
ilronnto,  ricevendo  in  dono  il  cavallo,  e 
venendo  ammessi  in  (jucl  giorno  dal  ve- 


12  SIE 

scovo  a  mensa  per  averlo  messo  nel  pos- 
sesso del  vescovato.  Minacciando  il  pa- 
lazzo rovina  e  conoscendosi  che  colla  sua 
demolizione  s'  ingrandiva  la  piazza  del 
duomo,  e  questo  si  sarebbe  maggiormen- 
te isolato,  con  autorizzazione  d'Alessan- 
dro VII  nel  i658  si  atterrò  insieme  al- 
l'oratorio di  s.  Biagio  ch'era  la  cappella 
arcivescovile,  onde  il  Papa  fece  incrosta- 
re di  marmi  quella  parte  esteriore  del 
duomo  che  prima  veniva  coperta  dal  pa- 
lazzo. Restato  l'arcivescovo  senza  la  pro- 
pria residenza,  la  pia  Opera  del  duomo, 
a  seconda  dell'assunto  obbligo,  adattò 
per  tal  uso  alcune  sue  case  situate  avanti 
J'ospeilale  di  s.  Maria  della  Scala  e  con- 
giunte alla  canonica.  Fero  riuscita  l'abi- 
tazione alquanto  angusta,  l'arcivescovo 
AscanioPiccolomiiiiandòastare  nel  pro- 
prio palazzo,  il  successore  cardinal  Celio 
Piccolomiui  dimorò  nel  palazzo  Pape- 
schi,poi  luogo  del  collegio  Tolomei,  e  ora 
resilienza  del  regio  governo,  indi  volle  a- 
Litarlo  mg."^  Marsilj,  ma  il  successore  A- 
lessandroZondadari  indusse  l'Opera  del 
duomo  a  tenergli  a  pigione  la  casa  diGiu- 
lio Cesare  Piccolomini  nella  piazza  Po- 
stierla, finché  fosse  reso  più  cocuodo  il  pa- 
lazzo destinato  per  episcopio,  il  quale  fì- 
naltnenteieso  conveniente,  l'arcivescovo 
andò  a  dimorarvi,  ed  in  parte  l'ornò  a 
proprie  spese,  e  così  fu  formato  l'episco- 
pio alluale.La  pieve  di  s.  Giovanni  o  Bat- 
tistero è  un  tempio  antico  costrutto  sot- 
to l'altare  maggiore  della  cattedrale,  che 
lia  separato  ingresso  nella  parte  bassa  del- 
la collina,  e  ridonda  di  pitture  nella  vol- 
ta e  di  bassiri lievi  in  bronzo  nella  fonte 
battesimale.  Dice  Pecci  che  al  suo  tem- 
po eran  vi  dentro  la  città  4pai"''0cchie,ma 
solo  (|uella  di  s.  Giovanni  aveva  il  fonte 
batlesimale.e  molte  più  ve  n'erano  quan- 
do Siena  contava  più  numerosa  popola- 
zione. Le  altre  chiese  principali  di  Sie- 
na sono  :  s.  Domenico  incominciata  nel 
1221,  che  possiede  la  celebre  tavola  del 
i.°pillore  toscano  Guido  da  Siena,  per- 
chè dipinta  ucl  1220,  nel  cui  couveulo 


SIE 

abitarono  i  ss.  Tommaso  d'Aquino  e  An- 
tonino, ed  il  b.  Ambrogio  Sansedoni:  fu 
occupato  da'domenicani  sino  al  i  784,10 
che  lo  doverono  cedere  colla  chiesa  a'be- 
nedettini  venuti  dal  monastero  suburba- 
no di  s.  Eugenio.  La  chiesa  di  s.  Fran- 
cesco è  vasta  ed  elevata  come  la  prece- 
dente, la  cui  origine  risale  al  1826,  ma 
ridotta  nello  stato  chesi  vededopo  la  me- 
tà del  secolo  XV,  ed  il  convento  de'fran- 
cescani  fu  abitato  da  Pio  II  nell'estate 
1460.  Vi  restarono  i  minori  conventuali 
sino  311782,  quando  colla  chiesa  fu  da- 
to a'domenicani  gavotti,  poi  tornati  in  s. 
Spirito.  La  confraternita  di  s.  Bernardi- 
no contigua  ali.°de'  3  clauslri  del  con- 
vento, è  ricca  di  pitture  a  fresco  di  ec- 
cellenti artisti  sanesi,  come  il  Sodoma,  il 
Beccafumijil  Vanni  e  il  Pacchiarotto.  La 
chiesa  de'  religiosi  servi  di  Maria  fu  ri- 
fabbricata del  tutto  da  Peruzzi  nel  1 528, 
mettendo  in  opera  le  belle  colonne  di  ci- 
pollino per  sorreggere  la  navata  di  mez- 
zo. La  bella  chiesa  di  s.  Agostino,  già  de- 
gli agostiniani,  ha  una  magnifica  clau- 
sura o  convento,  convertito  nel  18  18  per 
abitazione  del  collecfio  Tolomei,  e  rico- 
nosce  il  suo  principio  nel  i258,  indi  ri- 
dotta col  claustio  nello  stato  grandioso 
posteriore  in  due  epoche,  la  i .'  nel  1 4^^> 
la  2.*  nel  1 773  con  disegno  di  Vanvilelli. 
Nell'antico  convento  furono  accolti  ad  o- 
spizio  Gregorio  XII  e  Eugenio  IV,  nel 
nuovo  vi  dimorò  Pio  VI  nel  1799-  L^i 
chiesa  di  s.  Spirito  fu  eretta  nel  i345,  poi 
abitata  da'silvestrini,  indi  da'domenica- 
ni gavotti,  che  nel  1 468  poterono  rifare 
le  mura, ed  il  magnifico  Pandolfo  Petruc- 
ci  nel  i5o4  vi  fece  innalzare  a  proprie 
spesela  cupola.  Nel  i  782,  quando  i  frati 
gavotti  furono  traslati  in  s.  Francesco,  la 
chiesa  e  convento  di  s.  Spirito  fu  ceduta 
all'accademia  ecclesiastica,  poi  al  parro- 
co delia  chiesa  soppressa  di  s.  Maurizio, 
finché  nel  1843  da  s.  Francesco  vi  ritor- 
narono i  domenicani  gavotti. Nel  chiostro 
vi  è  il  pregiatissimo  alfresco  esprimente 
il  Calvario,  opera  difr.  Bartolomeo  del- 


SI  E 

1.1  f'ortfi.  La  chiesa  di  s.  Martino  è  una 
delle  [)iii  aiiliclie  di  Siena  dopo  la  calle- 
dndc,e  die  il  non»c  ad  uno  de'Terzi  del- 
la città  e  delle  IMasse,  e  piiniadel  secolo 
XII  era  decoiala  del  titolo  e  f|ualità  di 
chiesa  canlinale,  ossia  cuia  pariocchiale 
con  ballislerio,  e  nel  i  i(j8  fu  concessa  ai 
canonici  di  s.  Frediano  di  Lucca, da'qua- 
li  neli43c)  per  hreve  d'iìuf^enio  IV  l'el)- 
hero  i  (Vali  Lcccetani  di  s.  Salvatore,  poi 
s«[)pressi  nel  ("(SS.  La  fjiii  ricordata  in- 
signe collet;iala  di  s.  INLiria  di  l'rovenza- 
nu,  la  cui  iuituagine  è  in  t^ran  venera- 
zione, fu  eretta  nel  i  594  in  forraa  di  ero- 
cegreca,con  capitolo  e  suo  preposto. Tra 
le  c<iiilral(riiile,  rpiella  di  s.  Caterina  da 
Siena  ha  l'oratorio  pregievole  per  le  nie- 
nioiìe  della  »anta,  e  per  la  co[>ia  e  bel- 
lezza delle  pitture  che  l'adornano:  fu  fab- 
bricala dal  comune  nel  i  4^' 4>  dov'era  la 
Jioltega  di  tintoria  del  padre  di  s.  Cate- 
rina e  la  casa  in  cui  ella  iiac(|ue;  il  picco- 
lo clauslro  credesi  del  l'eruzzi. 

Se  la  Toscana  richiama  a  se  l'atten- 
7Ìone  degli  stranieri  per  le  numerose  isli- 
lii/.ioni  d  o[)ere  di  bt.nelìceiiya  che  la  ren- 
dono superiore  a  molle  altre  parti  del- 
I  l'^iiro[ia  civilizzata  Siena  ne  conta  tiiule 
da  meritare  d'esserequeste più  conosciu- 
te, perchè  danno  saggio  dello  spirito  re- 
ligioso e  ci  viltà  de'suoi  abitatoli  Lna  del- 
le istiluzioni  di  carità  per  le  «piali  i  sane- 
si  lurono  sein[>re  larghi,  sia  per  anziani- 
tà, sia  per  lustro,  contasi  rpiella  del  ce- 
lebre ospedale  di  s.  l\Luia  della  Scelti,  !\\ 
(piale  articolo  pai  lai  di  sua  congregazio- 
ne, a  cui  si  aliii;liaiuii()  molli  altri  spedali 
diTuscanaedi  iillii  stali  liinitrofì,  eo'ie- 
ligiosi  spedalieri,  l'uriginc  de'(|uali  è  con- 
trastata, alcuni  allribuendola  al  b.  No- 
vello  e  altri  piìi  comunemente  al  b.  So- 
loie,  ma  \i  iipii^;na  il  lìrpcHi,  che  iile- 
risce  la  più  aulici  iiMiiinria  i  iiiiruitareal 
Jo88,  «piando  l'ospedale  di  s.  Maria  ora 
padronato  del  capitolo  ilella  caltediale, 
che  in  Uligine  cicd'esscre  stalo  un  ospi- 
zio di  pellegrini, esteso  piii  laidialla  cura 
iU'j^riuli'inn,  a  ricevere  ^li  e>p<jsli,  a  di- 


SI  E  i3 

slribiiirc  le  elemosine  a'poveri,  n  fare  al- 
tre opere  di  carila  cristiana.  Nel  i4b6 
l'oratorio  fuampliato  in  chiesa,  nel  i  779 
vi  furono  riuniti  vari  spedaletti  sparsi  per 
la  città  :  la  fabbrica  è  veramente  gran- 
diosa,con  fioiile«[)izio  iiic:ro>lalo  ih  mar- 
mi bianchi  e  neri, e  comodissimi  sono  gl'in- 
terni locali;  l'annua  sua  rendila  auiinun- 
ta  a  lire  1 88,206.  L'ospedale  di  s.  Nicolò 
degli  alienali  è  un'istituzione  moderna, 
cretto  dall'antica  Conlialei  iiita  de'disci- 
plinanti,  il  cui  locale  già  di  monache  nel 
I  8  I  8  ftt  ridotto  a  custodia  tle'|)<tzzi  :  e>so 
è  capace  per  circa  60  dementi,  Diaiite- 
nuti  mediante  reti  ibuzione  mensile  del- 
le comuni  cui  appartengono.  Ouasi  con- 
temporaneo suise  lo  stabilimento  di  men- 
ilieità,  quando  cioè  i  sancsi  mossi  dalla 
situazione  lagrimevole  della  plebe,  affa- 
mata e  oppressa  dalla  carestia  e  dal  tifo, 
SI  tassarono  volontariamente  per  aprire 
un  asilo  alla  mendicità,  ove  ricevervi  e 
nutrirvi  i  questuanti  della  città,  e  acco- 
gliervi per  pochi  giorni  i  convalescenti 
che  usci  vano  dall'ospedaledella  Scala. La 
icchisione  de'poveri  si  limita  al  gioì  no, 
tornando  al  tramontar  del  sole  alle  loro 
case.  La  suddetta  compagnia  de'tliscipli- 
nanti  o  della  Madonna  sotto  le  Nolte  del- 
lo spedale  già  esisteva  nel  1  5r)5,  ed  il  suo 
scopo  fu  sempre  r|uello  di  rendere  utili 
a'suoi  cittadini  i  soccorsi,  de'cpiali  è  de- 
positaria per  pie  disposizioni  de  benelat- 
tori  che  cumularono  in  essa  un  ricco  pa- 
trimonio: conferisce  annualmente  un  uu- 
nierodidiiti,sommiiiislia  alle  partorien- 
ti un  sussidio  pel  villo  ne'  pi  imi  giorni 
liei  puerperio,  e  distribuisce  liuiusiue  a 
domicilio  n  molte  persone  vergognose  ; 
ma  assai  uiìi  rilevanti  sono  i  sussiihì  che 
la  beneinerila  compagnia  concede  a  quel- 
li che  SI  dedicano  a'  buoni  sludi  Siena 
tuttora  fiorisce  negli  >labilimeiiti  di  pub- 
blica islrurionc,  e  incominriinido  dalla 
Sapieuia  o  università  di  Siena,  si  vuole 
incuuiincial.i  prima  del  1 '>'i  1  n  piemuia 
del  eourillailinoCiiiglielmiiToloutci  pio- 
levsure  in  quella  di  lìulu^iia,  il  quale  cou- 


'4 


SIE 


(ìusse  in  patria  la  maggior  parie  di  quel- 
la scolaresca,  nella  circostanza  d'esservi 
stato  condannato  a  morte  uno  degli  sco- 
lari. Ma  poco  durò,  sia  perchè  il  comu- 
ne non  attese  la  promessa  di  fare  avere 
dal  Papa  agli  scolari  i  privilegi  degli  stu- 
di generali  e  conferir  loro  le  lauree,  sia 
per  non  aver  pagati  i  6000  fiorini  per 
riscattare  i  libri  lasciati  dagli  scolari  in 
pegno  a  Bologna,  e  per  non  aver  assegna- 
to a'professori  l'annua  paga  di  3oo  fio- 
rini, oltre  il  fornire  per  16  mesi  gratuita 
abitazione  agli  scolari.  Veramente  fino 
dallai.^metà  del  secolo  XIU  esisteva  in 
Siena  uno  studio  o  liceo,  ed  una  bolla  di 
Innocenzo  IV  del  12  52  lo  dimostra,chia- 
mandolo  università  e  accordando  alcune 
esenzioni.  Lo  studio  di  Siena  sembra  ria- 
pertosi certamente  cogli  onori  e  preroga- 
tive delle  università  nel  tSSy,  per  con- 
cessione implorata  dall'imperatore  Carlo 
IV,  con  tutte  le  cattedre,  meno  la  teo- 
logia che  secondo  il  Repetti  fu  accordata 
da  Gregorio  XII  nel  i4o8con  3  bolle  de'7 
maggio  date  in  Lucca,  al  dire  di  Repetti 
(Pecci  ne  riporta  una  In  aposloUcae  Se- 
dis,  non  riprodotta  da'compilatori  delle 
costituzioni  teologiche  dell'uni  versila, di- 
cendo che  nella  Sapienza  si  consei'va  l'al- 
tra bolla,  colla  quale  Gregorio  XII  con- 
cesse agli  scolari  sanesi  i  privilegi  che  go- 
devano quelli  di  Bologna  e  di  Perugia,ol- 
tre  quella  di  Pio  II),oltre  la  conferma  del 
diploma  imperiale  per  l'università,  de- 
putando il  Papa  in  cancelliere  di  essa  il 
\escovoCasini  e  successori.  Inoltre  Gre- 
gorio XII  incorporò  allo  studio  di  Siena 
l'ospedale  di  s.  Maria  della  Misericordia, 
che  per  scarsezza  d'entrate  non  poteva  e- 
sercilare  l'ospitalità,  e  converfi  il  suo  lo- 
cale a  uso  d'abitazione  e  convitto  per  3o 
scolari  dello  studio  generale,  a  condizio- 
ne che  si  chiamasse  Casa  della  Sapien- 
za, concedendo  5  anni  d'  indulgenza  a 
quelli  che  gli  avessero  lasciati  beni.  Col 
diploma  di  Carlo  IV  ebbe  pure  origine 
il  celebre  collegio  de' dottori  della  città 
diSiena,  ed  a  questo  ed  all'uni  versila  Pio 


SIE 

lì  neh 4^19  colla  bolla  Quonìnm  per  l'i- 
te raruins India, conievmb  i  privilegi  con- 
cessi, dichiarando  che  tutti  gli  assunti  ai 
gradi  accademici  nello  studio  e  collegio 
sanese  godessero  tutte  le  prerogali ve,im- 
munità,  esenzioni  e  favori  che  si  hanno 
da  quelli  che  nella  curia  romana  e  nello 
studio  dell'alma  città  di  Roma  sono  ele- 
vati e  promossi  a'gradi  accademici.!  1  col- 
legio de'teologi  di  Siena  assunse  per  pa- 
trono il  massimo  dottore  s.  Girolamo,  la 
cui  elBgieè  impressa  nel  sigillo  della  facol- 
tà teologica  dell'università,  oltre  quella 
del  ss.  CrocefissOjColl'epigrafe  in  giro:  U- 
niversitatis  Senarum  Tkeologicae  Facul- 
tatis.  L'arcivescovo  prò  tempore  di  Sie- 
na, non  solo  è  gran  cancelliere  dell'uni- 
versilà,  ma  anche  del  collegio  de'teologi. 
CarloIVoltre  aver  concesso  al  vescovo  prò 
tempore\a  facoltà  di  creare  dottori  in  ogni 
facoltà,  eziandio  in  mancanza  di  esso  l'e- 
stese al  capitolo  de'canonici:il  diploma  im- 
periale si  legge  in  Pecci.  Dopo  tali  inco- 
raggiamenti l'università  si  rese  una  delle 
piùfamigerated'Italià,eper  la  grande  af- 
fluenza degli  scolari  il  cardinal  Piccolo- 
mini  poi  Pio  III  ebbe  in  mira  d'ingran- 
dire il  fabbricato,  ed  ove  avea  studiato  lo 
zio  Pio  II,  e  il  suo  apologista  Agliotti  che 
dice  a  suo  tempo  contarsi  600  scolari,con 
molti  giureconsulti  e  medici  insigni  d'I- 
talia che  lo  erano  stati.  L'ingrandimento 
non  si  effettuò,  e  le  succedute  guerre  ro- 
vinarono l'università.  Sebbene  il  gran- 
duca Francesco  I  accrescesse  il  numero  e 
stipendi  de'professori;  adonta  che  Ferdi- 
nando I  neli58o  estendesse  sino  a  35  le 
cattedre,  e  concedesse  all'università  tan- 
ti privilegi  da  poter  quasi  gareggiare  col- 
le più  famose  d'Italia  ;  comechè  Ferdi- 
nando II  nel  I  655  prescrivesse  un  nuovo 
regolameiitoaffinchè  gli  scolari  si  aumen- 
tassero, e  lo  zelo  e  impegno  de'professori 
nell'istruirlisi  facesse  maggiore;finaImeu- 
te  e  benché  Cosimo  III  nel  1672  ordi- 
nasse nuovi  provvedimenti  con  accresce- 
re gli  stipendi  a'  professori,  con lultociò 
l'università  di  Siena  non  potè  giungere 


SIE 
al  confronto  di  quella  Pisa.  Lcopoitio  I 
nel  I  784  "^'  »  imontai  e  lo  slndio,  ordinò 
un  orto  botanico.  Nel  18  16  l'iiniveisilà 
fu  traslocala  nel  monastero  di  s.  Vigilio, 
già  residenza  del  presidente  del  diparti- 
mento deirOrobrone,  d'ordine  del  gran- 
ducn  Ferdinando  III,  il  quale  nel  1817 
approvòi  diritti  de'collegi  de'dotlori, nel- 
le facoltà  teologica,  legale  e  medico  fisi- 
ca, e  permise  che  vi  fossero  ammessi  per 
ncclamazionei  personaggi  costituiti  in  di- 
gnità ecclesiastiche  e  secolari,  ancorché 
non  avessero  ricevuto  la  laurea  dottora- 
le nell'università  di  Siena.  Inoltre  P'erdi- 
nando  III  accordò  a'componenti  il  colle- 
gio teologico  il  privilegio  di  usare  pub- 
blicamente nel  cappello  T'iolacea   villa 
Clini  lemnisco  ornati.  Pio  VII  die  il  suo 
nome  al  collegio  teologico,  e  gli  conferì 
grazie  e  indulgenze.  Gregorio  XVI  per- 
mise che  del  suo  nome  ne  fosse  insignito 
il  catalogo,  e  col  breve  Cuninohis  nihil 
potitis,  accrebbe  il  lustro  del  collegio  dei 
teologi  nel  1  84^,  non  solo  compiacendosi 
che  il  cardinal  Latid^ruschini  suo  segre- 
tario di  stato  e  de'  brevi  ne  fosse  protet- 
tore, ma  ancora  per  avere  dichiaralo  gli 
arcivescovi  diSiena  delegati  a  postoli  ci  nel 
concedere  la  facoltà  di  leggere  e  ritene- 
re i  libri  proibiti  a  chiunque  del  collegio 
teologico  sanese  pubblicamente  difenda 
la  dottrina  della  chiesa  cattolica.  Il  per- 
chè i  dottori  collegiali  con  zelo  a  si  no- 
bile scopo  più  volte  all'anno  in  adunanza 
solenne  leggono  le  loro  dissertazioni  apo- 
logetiche delle  cattoliche  verità,  con  che 
vieppiìisi  rendono  benemeriti dellnC^hie- 
sa  e  della  società.  Essendo  il  collegio  sot- 
to il  patrocinio  di  s.  Girolnnio,  il  depu- 
tato in  Roma  per  gli  oiìàri  di  detto  ccjI- 
legio  e  suo  membro  monsignor  Miche- 
langelo Luciani ,  nel  medesimo  ne  pro- 
nunziò l'elogio  con  Orazione  stampati!  in 
Roma  nel  i833.  Wel  i8.|^co'  tipi  sanesi 
del  tipografo  dell'università  fu  pubblica- 
to l'opuscolo:  Sanclìoncs  Srncnsis  Theo- 
io<;ortini  Collrgii  A.  D.   i84'>.  Pulntni 
jussu  damo  rrformalac  annuente  aUjuc 


SIE  I T 

approbantc  III."  aique  Rm."  D.  Joxepìio 
JMancinioSenaruin  arcliiep.  adpont.So- 
Unni  a.^sist.  Apostolica  et  Cnesarea  aii' 
ctorilate  Senen.  Sliidioruni  Università' 
tis  necnon  praedicti  collegii  magno  enn- 
cellario.  In  esso  si  legge  uno  splendido 
albo  de'personaggi  componenti  il  colle- 
gio, cioè  dell'encomialo  Papa,  di  2  i  car- 
dinali, e  di  un  gran  numero  di  vescovi, 
di  preiati  e  di  altri  primari  ecclesiastici. 
JNegli  Annali  delle  scienze  religiose,  2.' 
serie,  si  riferirono  le  adunanze  tenutedal 
collegio  teologico  ed  i  temi  in  esse  trat- 
tali ne'  pronunziati  ragionamenti;  e  che 
il  regnante  Pio  IX  nel  1  84^  si  degnò  per- 
metlere  che  il  suo  nome  fosse  iscritto  nel 
ruolo  del  collegio  niedesinio,il  (juale  guile 
vantarsi  d'essere  in  ogni  teu^po^talo  o- 
noralo  della  supren)a  prolezione  de'som- 
mi  Pontefici.  Notai  a  Pisa  che  il  regnan- 
te Leopoldo  II  neli85i  unì  in  una  sola 
generale  e  completa  università  le  due  u- 
niversità  di  Pisa  e  di  Siena,  a  quesl'ul- 
tima  riservando  le  due  facoltà  di  teolo- 
gia e  giurisjirudenza,  le  altre  attribuen- 
dole a  quella  di  Pisa.  L'imperiale  e  re- 
gio collegio  Tolomei,  sebbene  ffjsse  fon- 
dalo pe'nobili  alunni  dal  sanese  CelsoTo- 
lomei  con  testamento  del  1 61S,  destinan- 
do a  tale  scopo  scudi  5o, 000, pure  iWpet- 
ti  dubita  che  tale  istituzione  abbia  ori- 
giiie  da   100  nobili   cavalieri  sanesi    nel 
principio  di  quel  secolo,  eil  i  cui  alunni 
con  nome  nccatlemico  esercitavansi  nel- 
la ca  valici  izza  e  nelle  scieii7.e,avendopci' 
capo  Ferdinando  I, al  quale  per  ingegno 
di  Scipione  Haigat^li  fu  dato  l'emblema 
del  reileir.Alpicol  molto:  Maj'e'ttnte  tan- 
tum. Il  nobile  collegio  Tolomei  fu  aper- 
to a'25  novembie  I  676  sotto  In  direzio- 
ne de'gesuili,  nel  casamento  contiguo  al 
palazzo  (il  (piale  è  maeslosninente  con- 
dono iu  pielre  (piailre  ed  è  il  più  super- 
bo deprivali  edilizi)  e  piazza  Tolomei, 
(piindi  fu  preso  in  allillo  nel  1788  il  pa- 
Kizzo  i'apesehi  de'  Piccolomini,  dove  si 
trasferirono  gli  alunni  e  vi  restarono  si- 
no al  1820,  epoca  della  loro  lra>lazii  ne 


iG  SI  E 

nel  gì;»  con^entodi  s.Ago<!tlno.  Neti774 
furono  clii.T(n;iti  alla  direzione  del  colle- 
gio gli  scolopi  etultora  vi  sono,  occupan- 
dosi ancora  dell'educazione  intellettuale 
e  morale  de'nobili  couvittori,  il  numero 
«ie'quali  peròoggidìrestainfeiiorea  quel- 
lo di  5o  limitato  per  la  loro  accettazio- 
ne. I  giovani  Sono  istruiti  nelle  arti  ca- 
valleresche, nella  letteratura,  nelle  lin- 
gue latina,  greca,  italiana,  francese,  in- 
glese, tedesca;  nelle  scienze  morali,  nelle 
fìsiche  e  matematiche.  Da  ultimo  vi  fu  in- 
trodotta la  scuoia  botanico-agraria,  e  un 
giardino  di  semplici  per  l'istruzione  dei 
giovani  signori.  Presiede  ad  esso  una  de- 
putazioneeconomica  composta  del  prov- 
veditore della  camera  comunitaliva   del 
compartimento  di  Siena,  del  gonfalonie- 
re della  città  e  di  altro  nobile  sanese.  Il 
reale  istituto  toscano  de'sordomuti  può 
dirsi  quasi  un  miracolo  della  provviden- 
za pel  suo  incremento,  dopo  il  suo  corain- 
ciamento  nel  1828  :  pe'  maschi  dirigono 
l'istruzione  gli  scolopi,  per  le  femmine  le 
suore  della  carità.  Ne  fu  fondatore  il  di- 
rettore p.  Tommaso  Pendola  delle  scuole 
pie.  Le  scuole  primarie  di  letteratura  la- 
tina, italiana  e  scienze  raorali  sono  aper- 
te nell'Opera  del  duomo,  nel  seminario 
arcivescovile  di  s.  Giorgio,  nella  collegia- 
ta di  Provenzano,  e  nel  convento  de'  do- 
menicani in  s.  Spirito.  I  conscrvalorii  di 
femmine  sono  3: 1. "l'imperiale  regio  Ri- 
tiro del  Refugio  istituito  nel  i  598  per  no' 
bili  fanciulle;  *.°  quello  di  s.  M."  Madda- 
lena delle  Montalve;  3.°dis.  Girolamo 
detto  dell'Abbandonate.  Vi  sono  pure  le 
scuole  normali  istituite  nel  1788  per  le 
fanciulle.  I  monasteri  in  Siena  ne'secoli 
trascorsi  erano  talmente  numerosi  e  po- 
polali, che  per  moderarne  l'eccedenza  vi 
fu  bisogno  d'un  breve  pontificio.  Pio  II 
con  bolla  del  r4G3  inibì  di  fabbricarne 
di  nuovi  nella  città  e  sobborghi,  perchè 
ve  n'erano  più  di  quello  che  fosse  conve- 
niente, autorizzando  il  vescovo  a  soppri- 
nu'requelli  che  avesse  credulo,riunendoli 
ad  alili  piupurzionataiuculc.  Nel  17.48 


SIE 

scrive  il  Pecci  che  si  contavano t  r  mona- 
steri econventi  di  regolari,  e  g  altri  nelle 
vicinanze  della  città:  que'delle  religiose 
erano  20  compreso  il  suburbano  de'  ss. 
Abbondio  e  Abbondanzio  superstite  de- 
gli altri  suburbani;  4  erano  i  conservato- 
rii  per  vergini  nobili  e  di  onorata  condi- 
zione. Sebbene  l'introduzione  degli  ebrei 
con  ghetto  sia  antica,  la  sinagoga  inco- 
minciò neh  788,  ed  i  maschi  hanno  scuo- 
la. Siena  non  manca  di  cassa  di  rispar- 
mio,di  sala  per  gli  asili  infantili,  né  di  scuo- 
la d'insegnamento  reciproco.  Nel  18 16 
Ferdinando  III  nel  locale  della  Sapien- 
za istituì  l'i.  r.  istituto  delle  belle  arti,  ed 
ivi  fu  riunita  una  quantità  di   pitture  , 
molle  delle  quali  appartenenti  a  chiese  e 
conventi  soppressi,  do  ve  fu  trovato  quan- 
to i  pittori  sanesi  fecero  di  meglio.  Sono 
quelle  pitture  disposte  per  ordine  d'età, 
eia  pinacoteca  pubblica  sanese  dà  meglio 
a  conoscere  quanto  fosse  giusta  la  senten- 
za dell'ab.  Lanzi  allorché,  sia  per  l'ele- 
zione de'colori,  sia  per  l'aria  rallegrante 
e  gaia  de' volti,  caratterizzò  la  pittorica 
sanese:  lieta  scuola  fra  lieto  popolo.  Di- 
ce Repetti,  che  se  quivi  fosse  riunita  la 
famigerata  tavola  esistentein  s.  Domeni- 
co, e  la  miniatura  fatta  sul  mss.  del  1  2 1 3 
esistente  nella  pubblica  libreria,  intitola- 
to: Ordo  Offlciorum  Senensis  Ecclesiae, 
la  delta  raccolta  di  pitture  per  anzianità 
d'autori  sarebbe  la  1  .Mi  tuttaltalia.  A  con- 
servazione poi  de'monumenli  dell'arte  in 
Siena,sia  pittorica,  sia  statuaria,  sia  archi- 
tettonica, il  granduca  che  regna  nel  1829 
istituì  una  deputazione  perché  vegli  alla 
conservazione  e  alle  nuove  costruzioni. 
Scrive  Tiraboschi, che  dopo  Firenze  non 
vi  ebbe  città  della  Toscana,  che  in  nume- 
ro e  in  fama  di  letterarie  adunanze  si  po- 
tesse paragonare  a  Siena.  La  pili  antica 
di  tutte  è  quella  de'  Rozzi,  cui  successe 
l'accademia  degl'lntronati,  la  i ."  nata  nel 
principio  del  secolo  XV,  la  2.^  circa  aS 
anni  dopo.  L'  accademia  de'  Fisiocritici 
appartiene  alla  fine  del  secolo  XVII:  più 
giovane  delle  altre  è  la  Tegea,  che  fu  a- 


SIE  SIE                        r7 
perla  dopo  la  mela  del  secolo  XVIH  dal  i  i.i  nalui'alecdi  mineralogia  specialmcn' 
[)iìi  gran(leci:onomislade'suoi  tempi  l'ar-  te  patria,  e  vi  si  trovano  riunite  molle 
cidiacono  Snluslio  Bandini  patrizio  sane-  preziose  riiccolte  fitte  nel  lerritoi  io  sane- 
se.  Vi  fu  l'accailcmia  poetica  di  dame  sa-  se.  Oltre  la  scieMtiiicacolle7Ìonede'pidj- 
nesi  nata  e  proietta  dopo  la  metà  del  se-  ì)\\cai\  .itti  dcll'accaflfi/tin  de  FisiovrUi- 
colo  Wll  dalla  gianduLliessa    Vittoria  e/,  onde  si  resero  celebri  nella  republ»li- 
dellaRovere  dopo  rimasta  vedova  diFer-  ca  letteraria,  furono  pron)essi  due  premi 
dinando  II, lecotnponenli  della  (juale  ten-  per  tlii  ris[ionderà  meglio  a  due  quesiti 
nero  le  loro  adunanze  pubbliche  assai  fra-  d'ai  gomenlo  indusliiale  e  agrario  per  u- 
fpientate,  lincile  visse  la  principessa  prò-  tililà  del  paese;  indi  venne  aggiunta  al- 
teltrice,dopo  la  cui  morte  si  spense  la  poe-  l'accademia  una  sezione  per  la  scienza  a  • 
tica  società.  L'accademia  de'Rozzi  fu  sop-  graria.  L'accademia  Tegea  sebbene  col 
pressa  da  Cosimo  I,  avendo  ragione  di  te-  suo  nome  si  tentasse  abbracciar  cielo  e 
mere  che  f|uelle  assend)lce  fossero  dan-  terra,  pure  i  modesti  accvulemici  siappli- 
nose  alla  pubblica  tranquillità  per  la  fer-  carono  con  zelo  a  promuovere  la  tecnulo- 
videzza  de'sanesi  assai  pronti  ad  accen-  già  patria,  fondando  nel  i  iS.j^  due  catte- 
<lersi.  Alla  sventura  de'Rozzi  fu  soggetta  die  di  chiniica  e  di  meccanica  applicata, 
l'accademia  degl'Inlionati,  ma  tanto  l'u-  assegnando  medaglie  a  coloro  che  meglio 
nache  l'altra  i  ivissernal  principio  del  se-  ne  profittassero,  e  due  [)remi  a  chi  cr-a 
colo  XVII  sotto  Ferdinando  I.  Fiattan-  soddi>faziùne  risolverebbe  qualche  (juc- 
to  l'accademia  degl'lntronati  non  polen-  sito  ili  pubblica  economia.  L'origine  del - 
do  piìi  li&orgere  all'antico  splendore,  nel  la  biblioteca  pubblica  si  deve  alla  gene- 
il)")  j.  si  associò  all'accademia  de'  Filo-  ro^^ilà  del  suddetto  celebre  arcidiaconi 
mati,  nata  clandestinamente  nel  i  :'>8f),  e  IJandini  nel  i  7  jS,  in  seguito  nolabihnen- 
rpiestafuseilsuoiiome  neir. dira  degl'In-  te  accresciuta  di  preziosi  mss.  eruditi  sa- 
Ironati,  alla  quale  nelH)/!?  fu  accorda-  nesi,  olire  i  molti  libri  a  stampa  e  mss. 
to  il  teatro  aperto  nel  palazzo  pubblico,  de' conventi  soppressi.  Circa  a' pubblici 
do\e  i  soci  recitarono  una  loro  protluzio-  archivi,  reputò  il  dotto  Repetli  che  du- 
ne comica.  In  tal  guisa  le  due  accademie  poFiienzenon  vi  sia  città  inToscana  tau- 
unite  continuarono  sino  aliG^.j  in  una  lo  doviziosa  d'archivi  pubblici  e  di  anti- 
sala annessa  alla  Sapienza  .  sala  che  in  chepergameiiequaiitoSiena,ollrele  oiul- 
cpiesto  secolo  fu  aggiunta  alla  pubblica  bi-  te  case  nobili  che  posseggono  nuaiero^c 
blioteca  iviconligua.  Lacongregade'Roz-  mcnd)rane  e  preziosi  mss.  Il  Monte  dei 
yisebbeneinnalzas-enelsuolocaleungra-  Paschi  fu  fondato  nel  i  <»2  4  per  fienaie 
7ÌONO  teatro  per  le  rappiesentan/e  «.crit-  le  usure  eccessive  che  riuscivano  a  dan- 
te da'suoi  colleghi,  <piesli  neliHitilo  ri-  no  dell'induslria  territoriale  e  dellequa- 
dussero  a  teatro  d'istrioni  e  di  cantanti,  si  spente  manifatture  del  paese.  Piìt  an- 
abusivamcntc  chiamati  virtuosi.  L'unica  ticoèilMontePioistituilonel  1  .j-  i,(|uau- 
lia  le  antiche  accademie  che  conserviin  do  impreslavu  moneta  coll'usura  del  1  e 
Siena  il  titolo  corrispondente  allo  scupo  mezzo  peri  00:  fu  chiuso  e  poi  riapeitu 
èipiella  de'Fisiocrilici,eretta  nel  1  Gq  1  nel  nel  i  ìtn^nel  fabbncatoilella  dogana  pi  e»- 
localc  della  Sapienza,  trasferita  nel  1  S  1  i;  so  il  INIonte  de'l'nschi  che  sussidia  il  1 ." 
nel  soppresso  monastero  di  s.  M(i*tiola,il  «pialora  gl'impiestiti  eccedono  il  suota- 
cui  locale  neliS:x.S  fu  ridotto  e  ari  in;hi-  pitale. La  banca  Naiiesc  fu  aperta  nel  1  S  j  1, 
tr>  d'oggetti  di  storia  naturale  per  cura  ed  ha  tolta  la  dilficollà  alle  persone  in - 
del  prof  Giuseppe  Loiloli,  che  procurò  dustriali  di  trovare  denaro  pronto  e  |H.'r 
rendere  la  fabbrica  confacentc  alle  odu-  poco  tempo  a  (li«<ncto  frutto,  laonde  le 
nau/c  accademiche,  ad  un  oiusco  di  blo-  sue  operazioni  lavvivarouo  l' indulti  la 

VOI,  LIVI. 


BrSemorvfc,  (W^j 


i8  SIE 

iraoifalturiern ,  commerciale  e  agraria 
non  solo  della  citlàj  ma  di  tutto  l'anlico 
suo  slato.  Tra  le  industrie  principali  del- 
la città  primeggiano  i  tessuti  di  seta,  di 
lino  e  di  cotone,  i cappelli  di  feltro,  ed  in 
singoiar  modo  gl'intagli  in  legno.  Altro 
traffico  è  quello  delle  granaglie,  del  mar- 
mo Broccatello  di  Siena,  della  carta,  del 
cuoio,  de'pani  pepati,  ec.  1  sanesi  si  sono 
sempre  distinti  nella  vivacità  dello  spiri- 
to, e  nel  loro  carattere  fianco  e  allegro; 
nemici  della  simulazione,  per  spirito  e  per 
educazione  hanno  pronto  nella  lingua,  e 
lo  dimostrano  nel  volto,  cièche  sentono 
nel  cuore,  carattere  che  grandemente  o- 
nora  i  sanesi.  In  Siena  al  pari  di  Firen- 
ze e  di  Pistoia  si  parla  con  dolce/za  e  con 
grazia  il  più  elegante  dialetto  della  lin- 
gua italiana.  Comunemente  si  lodano  so- 
prattutti  i  sanesi  per  parlare  con  tutte  le 
dolcezze  d'una  delicata  pronunzia,  e  coi 
soavi  vezzi  dell'arte  il  più  elegante  e  più 
purgato  dialetto  di  nostra  bella  lingua, 
che  in  bocca  loro  suona  armoniosa.  I  sa- 
nesi sono  pure  industriosi  e  attivi  ne'la- 
\ori  d'agricoltura,  ma  hanno  la  disgra- 
zia d'avere  un  territorio  quantoabbon- 
dante  di  miniere,  di  cave  di  marmi  e  di 
acque  termali,  altrettanto  poco  fruttife- 
ro a  motivo  delle  crete,  toUone  il  piano 
di  Arbia,  ch'è  di  terra  buona  e  fertile.  Il 
carattere  de'sanesi  non  è  molto  superio- 
re a  quello  delle  donne,  le  quali  oltre  il 
pregio  dell'avvenenza  e  della  leggiadria, 
sono  al  pari  degli  uomini  piene  di  viva- 
citàedi  brio,deditealla  fatica,  industrio- 
se e  di  molta  perspicacia  d'ingegno;  tia 
le  loro  attrattive,  si  distinguono  per  buo- 
na grazia,  per  civiltà  di  tratto,  non  sen- 
za essere  troppo  curiose:  anche  le  donne 
campestri  sono  belle,  ed  hanno  maniere 
gentili,  che  destano  amnnrazione  e  con- 
fusione a  quegl'italiani,  il  cui  dialetto  è 
pronunziato  imperfettamente. 

E  innatone'sanesi  un  ingegno  fervido, 
svegliato  e  di  gran  fuoco,  per  cui  eccellen- 
ti pittori  e  poeti  uscirono  tra  loro;  talché 
niiui  pittore  prima  de'  sanesi  lasciò  me- 


SIE 

moria  disc,  e  ninno  dopo  Tasso  (la  mor- 
te ne  impedì  l'effettuazione)  e  Petrarca, 
meritò  fra  i  poeti  estemporanei  la  corona 
d'alloroche  ottenne  sul  CanipidogUo^F .) 
il  sanese  cav.  Perfetti  (di  cui  anche  nel 
voi.  XVI  l,p.  17.5).  Non  basterebbe  un  li- 
bro, se  dovessi  ricordare  tutti  gl'illustri 
sanesi  che  fiorirono  in  santità  di  vita,  nel- 
le dignità  ecclesiastiche,  per  valorose  im- 
prese nelle  armi,  pei"  le  arti,  per  le  scien- 
ze e  altro;  laonde  ricorderò  i  più  rinoma- 
ti, oltre  quelli  che  vado  rammenlandoin 
quesloarticolo.De'santi  e  beati  sanesi  del- 
la città  e  stato,  e  di  quelli  che  meritaro- 
no venerazione  per  santità  di  vita  ,  nel 
Diario  snncsese  ne  legge  un  copiosissimo 
Cfitalogo,  fregiati  anche  di  dignità,  e  mol- 
tissimi regolari  e  monache,  di  quasi  tutti 
gli  ordini  religiosi,  per  cui  solo  qui  ripe- 
terò l'eloquente  s.  Caterina  da  Siena  do- 
menicana,  s.  Bernardino  da  Siena  fran- 
cescanOj  sebbene  nato  a  Massa  Maritti- 
ma; e  fra  i  beati  il  b.  /Ambrogio  Sanse- 
doni  domenicano,  il  b.  Bernardo  Tolo- 
me/ fondatore  degli  0//i'f /art/,  ed  il  h.  Gio- 
vanni Colombini  fondatore  de'  Gesuati. 
Stefano  e  Giacomo  agostiniani  di  Leccete 
fiu'ono  istitutori  della  congregazione  dei 
canonici  regolari  del  ss.  Salvatore  detti 
Scopettini,  di  cui  parlai  nel  voi.  VII,  p. 
268.  Furonosommi  Pontefici  s.  Giovan- 
ni I  oà\  Populonia,  Bonifacio  Flsecon- 
do  il  Gigli,  s.  Gregorio  f^ II che  altri  di- 
cono di  Soana,  e  altri  romano,  Alessan- 
dro III  che  Sot\na  pretende  suo.  Pio  II 3 
Pio  III^  Alessandro  FU.  Figlio  d'una 
sanese  fu  Giulio  III.  Oriundi  di  Siena  si 
leputano  Sisto  IF,  Giulio  II,  Clemente 
FUI,  Paolo  r.  Urbano  FUI.  Si  con- 
sidera  sanese  anche  HJarccllo  //di  Mon- 
te Pulciano.  I  Papi  Eugenio  IF,  Paolo 
IIj,  Innocenzo  FIII^  Paolo  II le  Gre- 
gorio A/A' derivarono  da  famiglie  aggre- 
gate alla  nobiltà  di  Siena.  Avendo  pro- 
cedutonella  conipilazione  delle  biografìe 
de'Papi  principalmente  col  Novae>,  tan- 
to eruditode'fasti  sanesi,  in  esse  si  ponno 
vedere  le  notizie  de'Papi  ricordali  e  le  lo- 


SIE 

roconlraslnle  patrie.  Grande  è  pure  lino- 
veio  de'cartVmali  sanesi,  ed  ecco  qi)elli  che 
polei  registrare  per  tali,  per  quanto  dis- 
si alle  loro  biografie  (avendone  scritto  pu- 
re pe' cardinali  vescovi  e  arcivescovi  di 
Siena),  senza  ripetere  quelli  che  furono 
elevati  al  pontificato, e  quelli  che  nacque- 
ro altrove  sebbene  di  famiglie  sanesi.  Vo- 
lunnio  Bnndinelli, Benedetto (WaconocdiV- 
dinaie  di  s.  Leone  IV,  Alessandro  i>/c/i/, 
Anfonioi?/r/j'jCarlo  Z?/Wt/,  Vincenzo  Bi- 
chi,  Pier  iM/  Bors,hese,  Flavio  Chigi,  Si- 
gismondo C/i/^/,  Francesco  Ccnnini,  An- 
tonioCrtii'j/, Kanicro  De/c/,Sci pione  Del- 
ci,  Uberto  Delci,  Fiancesco  Dclci,  Giro- 
lamo Ghinncci,  Fabio  Mignanelli,  Gui- 
do Moricolti,  Giacopo  Filippo  Nini,  Ro- 
lando Paparoni,  b.  Giacomo  Pasquali^ 
Riccardo  Pe/ro«/,  Alfonso  Pelrucci,  Raf- 
faele Pe/r^rc/, Giovanni  Piccoloniini,Ct:- 
WoPircolomini,  Enea  Silvio  Piccolomini 
liiislichini,  Pier  "M.^  Pieri,  Flaminio  Ta- 
/a,  Manfredo  Tenlonnria,  Viviano  To- 
rnasi, Bernardino  de  /^fcc/i/,  A ntonfeli- 
ce  Zondadari,  e  altro  Antonfelice  Zo/z- 
r/<7<^r7r/.  Gregorio XVI  nel  i834creò  car- 
dinaleepoi  fece  vicario  di  Roma  l'odier- 
no Costantino  Patrizi  lomano,  ma  nato 
in  Siena, dalla  quale  deriva  la  sua  nobi- 
le famiglia;  e  neli844*^reò  cardinale  il 
pur  vivente  Giacomo  Piccolo/nini,  pro- 
lettore della  confraternita  della  ss.  Tri- 
nità inSiena.  Grandissimo  sarebbe  il  nu- 
mero de'vescovi,  e  innumcrabile  quello 
di  altri  prelati;  riporterò  soltanto  que'di 
santa  vita  insigniti  della  dignità  episco- 
pale. Salimbene  Salimbeni  i .°  patriarca 
d'Antiochia,  dopo  tolta  a' saraceni,  Da- 
\ide  Patrizi  vescovo  di  Soann,  fr.  Riagio 
vescovo  carmelitatio,  ed  i  beali  Cristnfo- 
roToloraci  vescovo  di  Sebaste, NicolùFor- 
tigucrra  vescovo  d'  Aleria  domenicano, 
Antonio  Rettini  vescovo  di  Foligno  ge- 
stinto.  Quanto  al  numero  degli  artefici, 
Siena  rispetto  alla  sua  popolazione  n'eb- 
be molti  quandoconlò  molli  cittadini, sce- 
mato però  il  numero  di  questi,  dinnnuì  • 
rono  ancora  i  cultori  delle  belle  arti,  fin- 


SIE 


'0 


che  sotto  il  governo  Mediceo  ogni  trac- 
cia di  scuola  le  venne  meno.  Sono  dell.» 
I.'  epoca  oltre  la  miniatura  del  i2i3  e 
la  pittura  dell  220  già  rammentate,  i  mu 
saici  di  fr.  Mino  da  Torrita  di  cui  è  quel- 
lodeirabsideLateranen>e,i  dipinti  di  mae- 
stro Duccio  di  Boninsegna,  di  Simone  di 
Martino  o  di  Simone  Memmi.  Si  distin- 
sero fra  quelli  della  2.*  epoca  il  Raggi  de- 
nominalo Sodoma,  il  Beccafumijil  Pac- 
chiarono, Baldassare  Peruzzi  architetto, 
altro  essendo f^ancesco di  Giorgio.  La 3.' 
epoca  cominciereltbe  col  Riccio  o  Barto- 
lomeo Neroni  e  col  Salimbeni,  seguitereb- 
be col  Casolani  e  col  cav.  Francesco  Van- 
ni, cui  si  deve  il  ritrovato  di  dipingere  in 
marmi,  lasciando  ne'fìgli  i  seguaci  della 
4.'^  epoca  e  della  scuola  nella  quale  figu- 
rò il  cav.GiuseppeNasini  allievo  esso  pure 
del  Vanni.  Tra  gli  scienziati  fu  illustreli- 
turgicoA  gesti  no  Patrizi  P/rco/oA/im/,  Am- 
brogio Calarino  arcivescovo  di  Gonza  fu 
celebre  teologo,  Sisto  da  Siena  ebreo  con- 
vertitoe  poi  domenicano  pubblicò  la  Bih' 
hia  colla  critica  de'libri  dell'anticoTesta' 
mento, Folcacchieii  fu  unode'[)rimi  poeti 
italiani.  Fra  i  sommi  canonisti  fiorirono 
Mariano  Sozzini  oSocino  il  vecchio,  ma- 
gnificamente lodalo  d.i  Pio  II,  Birlulo- 
meo  di  Mariano  Sozzini  o  Socino  che  tra 
i  professori  di  diritto  civile  non  fu  infe- 
riore ad  alcuno  del  secolo  XV,  nel  qual 
tempo  fra  gli  altri  si  distinse  il  sanese  giu- 
reconsulto Bulgarino.  Citerò  fra  i  sommi 
naturalisti  e  dottori,  Mattioli,  Bii  ingucci, 
Badassari,  l'ab.Soldani,  Giulio  Mancini, 
GiuseppeLodoli,  benché  ad  alcuno  di  es- 
si non  fosse  stata  loro  culla  Siena,  ma  so- 
lo patria  d'affezione.  Rispetto  a'piìi  gran- 
di scrittori  di  cosepatrie  vanno  rintarca- 
ti  Orlando  .Malavolti,  Giugurta  Tornasi, 
CelsoCittadini,  Uberto  Benvoglicnli,Gio. 
Antonio  Pecci,  Ettore  Homagnoli.  Riiti- 
lio  Brandi  istituì  le  monache  Filippine 
(/^.)  di  Roma,  ed  ivi  eresse  la  chiesa  di 
s.  Fdippo.del  sodalizio  delle  Cinque  Pia- 
ghe, che  descrissi  a  tale  articolo,  ma  nel 
18  53  fu  tutta   restaurata  ed  abbellita 


20  SI  E 

con  eleganza,  e  con  tre  altari.  Dai  sud- 
detti Socino  con  infelice  fama  discese 
Lelio  Socino  eresiarca  e  fondatore  del- 
la setta  degli  And- Trinitari  o  Sodniani 
(F.),  nella  quale  si  distinse  il  nipote  Fau- 
sto Socino.  Non  debbo  tacere,  che  la  vez- 
zosissima Rossellana  sanese,  fatta  schia- 
va da' turchi,  il  polente  imperatore  Se- 
lim  II  la  esaltòasua  sposa  favorita:  nel 
Dizionario  storico  delle  vite,  di  tutti  i  mo- 
narchi ottomani,  lungamente  si  tratta  di 
questa  celebre  e  avvenente  sultana  sane- 
se. I  più  antichi  santi  patroni  della  città 
sono  i  ss.  Ansano,  Crescenzio,  Vittore  e 
Savino,  a'quali  furonoaggiunti  s.  Bernar- 
dino e  s.  Caterina.  La  repubblica  di  Sie- 
na usava  un  sigillo  rappresentante  la  B. 
Vergine  col  s.  Bambino  in  braccio,  e  al- 
l'intorno il  verso  :  Salvet  Firgo  Senam, 
niiam  signatantenam,coTnes\  badai  Ben- 
voglienti  nelle  Annotazioni  alla  Cronaca 
di  Siena j  nel  1. 15  Rer.  Italie,  di  Mura- 
tori. Questi  crede  che  qualche  parola  di 
più  esiga  il  verso,  come  Quani  Jesus  o 
pure  iV'rtA.*?;  nel  sigillo  con  diverse  mone- 
te sanesi  riprodottodal  (j\^\\, òo\ìO Senani 
leggo  Feterem.  In  esso  la  B.  Vergine  tie- 
ne colla  destra  un  fiore,  e  calpesta  undra- 
go;lateralmente  al  suo  Irono  sono  due  an- 
geli genuflessi  e  sorreggenti  candelliericon 
candeleaccese.Ne'più  antichi  sigilli  di  Sie- 
na si  vedeva  il  prospetto  d'un  castello  o 
d'una  città  conquesto  verso  intorno:  Fos 
veleris  Senae  signum  noscatìs  amenae. 
IMuratori  nella  Dissert.  27."  tratta  delle 
monete  antiche  di  Siena,  e  del  privilegio 
e  gius  dibattere  moneta  concesso  alla  re- 
pubblica neh  j86  dall'imperatore  Enri- 
co VI.  Ma  che  prima  ancora  di  quel  tem- 
po godessero!  sanesi  tale  prerogativa,  ap- 
parisce da  un  islrumento  del  i  180  dato 
alla  luce  dallo  stesso  giuratori,  in  cui  Cri- 
stiano arcivescovo  di  Magouza  legato  im- 
periale per  l'Italia,  in  nome  di  Federico  I 
promette  al  popolo  che  gli  avrebbe  con- 
fermato il  gius  della  moneta.  Le  monete 
■vedute  da  IMuratori  sono  8,  ed  hanno  :  la 
1  '  un  i^in  mezzo  e  nel  contorno  Sena 


SIE 

Fetus,  e  nel  rovescio  la  Croce  colle  lette- 
re Jlfa  Et  CJO  cioè  Omegaj  la  2.'  poco 
differenzia  dalla  precedente;la  3.^nel  mez- 
zo tS*,  e  intorno  Civitas  Virgo  SenaF etus y 
nel  rovescio  laCroce  cowAlpha  el  0,Prin-- 
cipiuvi  et  Finis^  ed  in  altre  invece  di  Ci- 
vilas  Firgo,&i  legge  Civilas  Firginis,  co- 
me volevano  appunto  dire  i  sanesi,  e  co- 
me è  nella  4-^  le  altre  non  hanno  par- 
ticolarità rimarchevoli;  r8. Mia  la  mede- 
sima iscrizione,  e  nel  rovescio  uno  scudo 
coir  arme  di  alcuno,  e  di  sopra  un  G.  li 
sigillo  del  popolo  è  un  leone  rampante  , 
prima  essendolo  camminante.  In  Roma  i 
sanesi  hanno  chiesa  nazionale  sotto  l'invo- 
cazione di  s.  Caterina  di  Siena  in  via  Giu- 
lia nel  rione  Regola,  con  arciconfralerni- 
ta,  trattandone  con  ispeciali  particolarità 
riguardanti  pure  la  storia  patria  Camillo 
Fanueci  sanese,  celebre  per  avere  peli .° 
nel  1602  pubblicato  un  trattato  sulle  O- 
pere  pie  di  Roma,  cioè  a  p.  344)  cap.  1 3: 
Della  confraternita  di  s.  Caterina  della 
nazione  senese.  Narra  che  nel  1 5 1 9  sotto 
Leone  X  e  a'4  luglio  la  nazione  istituì  in 
Roma  il  sodalizio  con  l'invocazione  della 
s.  concittadina  benemerita  della  s.  Sede, 
il  cui  corpo  riposa  nella  Chiesa  dis.  Ma- 
ria sopra  Minerva  [F.)  e  la  testa  in  Sie- 
na nella  chiesa  de'  domenicani  e  porta- 
tavi ancor  vivente  la  madre.  La  confra- 
ternita fu  in  prima  fondata  nella  chiesa 
parrocchiale  di  s.  Nicolò  (di  cui  ne'  voi. 
XXIV,  p.  277  e  278,  LXIII,  p.  r  i4) 
detta  già  degl'impiccati  ed  in  Furcis , 
perchè  ivi  si  sulfragavano  e  seppelliva- 
no i  condannati  a  tale  estremo  suppli- 
zio, poi  chiamata  degl'Incoronati,  quale 
giuspadronato  della  nobile  famiglia  ro- 
mana omonima,  presso  la  via  Giulia  e  si- 
tuata presso  il  Tevere.  I  confrati  avendo 
riunito  molte  limosine,  acquistarono  un 
bel  sito  nella  stessa  via  Giulia  verso  Pon- 
te Sisto,  e  nell'anno  i5i&  vi  edificarono 
una  chiesetta  con  oratorio  e  altre  stanze 
perabitazionede'sacerdoli  cappellani.  La 
fornirono  di  utensili  sagri  e  di  tutto  l'oc- 
correute.  Fra  le  pie  opere  prescritte  alla 


SIE 
confraternita,  vi  fu  la  visita  a'confrati  in- 
fermi curali  dal  medico  dalla  medesima 
stipendialo,  benefizio  esteso  a  lutti  i  po- 
veri sanesi  dimoranti  in  Pioma  con  limo- 
6ine  settimanali, ed  a  quelli  che  non  era- 
no bisognosi  fu  stabilito  dare  un  panetto 
di  zuccaro.Àiutavanoa far  liberarci  car- 
cerati, nelle  feste  incominciarono  a  reci- 
tare ruffiziodeirimniacolata  Vergine,  ac- 
compagnavano  i  morii  alla  sepoltura, e  se 
privi  di  mezzi  vi  suppliva  il  sodalizio,  al 
quale  elfelto  fecero  una  bara  che  riuscì  la 
più  bella  di  Roma,  cotnechè  dipinta  da 
UaldassaredaSiena  eccellente  pittore,  per 
cui  fu  poi  disfi  Ita  e  delle  testiere  si  for- 
marono 4  fina<^bi  meravigliosi.  Spesso  i 
confrali  si  esercitavano  in  orazione  conti- 
nua al  ss.  Sagraraento  nelle  Qitarani'ore 
(/  .),  anche  con  tlispendio  nell'esposizio- 
ne che  facevano  decorosa  nella  dellachie- 
sa,  poiché  atlerma  Fanucci  clie  prima  che 
l'introducessero  i  sanesi  non  esisteva  in 
Roma  tale  divozione;  ma  (juesla  gloria 
viene  conlesa  da  alili  sodalizi  come  ri- 
marcai al  citalo  articolo.  Il  Fanucci  ripor- 
ta il  modo  come  in  principio  si  eseguiva 
la  di  vola  pratica  nell'oratoi  io,  ove  un  so- 
lo lume  nascosto  scopriva  un  ss.  Croce- 
fisso, ma  siccome  non  vi  si  amnieltevano 
donne,  fu  poi  trasferita  in  chiesa  e  pub- 
blicamente eseguita  col  vespero  solenne, 
sermone  e  con  processione  preceduta  dal 
ss.  Crocefisso  e  seijuila  dal  ss.  Saijrarnen- 
lo,  col  quale  poi  si  ilava  la  benedizione, 
esortandosi  i  conlìati  e  il  popolo  alla  di- 
vozione verso  il  ss.  Corpo  di  Cristo.  In  se- 
guito tali  funzioni  sì  fecero  la  donìenica 
juallioacon  messa  cantata,  e  il  ss.  Sagra- 
mento  reslava  esposto  anche  la  notte;  ma 
leilonne  vi  resta  vanoa  preg. ire  sino  all'A- 
ve Maria.  L'esposizione  «i  protraeva  sino 
all'ora  di  nona  del  martedì,  sempre  con 
tenda  tirala  altra  verso  tiella  chiesa,  fa- 
cendo per  turno  le  ore  di  continua  ora- 
zione i  confrati,  il  che  si  regolava  colTo- 
l'ulogio  a  polvere  e  cui  Iripice  suono  del 
campanello,  restando  in  libertà  di  rima- 
ucicufaie  ulti  e  ore  chi  lu  bramava;  icr- 


SIE  2[ 

minandosi  la  funzione  colla  benedizione 
dei  ss  Sagramento,e  messa  nella  quale 
il  sacerdote  consumava  l'Ostia  sagra  ch'e- 
ra stata  esposta.  Ho  voluto  compendiare 
il  narrato  da  Fanucci,  perchè  si  conosca 
come  ebbe  principio  la  solenne  e  perpe- 
tua orazione  delle  Q«rtrrtfl/*ore  in  Roma, 
che  scaltre  chiese  ne  dispulano  il  prima- 
to, certamente  questa  non  clev'  essere  se- 
conda. La  confraternita,  sebbene  povera, 
nondimeno  negli  anni  santi  i  'jj'ì  e  1600 
accolse  tulle  le  compagnie  che  ila  Siena 
si  recarono  in  Roma  per  1'  acqui>to  del 
giubileo,  il  che  praticò  ancora  ne'succes- 
sivi:  andò  loro  incontro  processiooalinen- 
le  fuori  delle  porte  diRoma,  le  albergò  di 
tutto  punto  e  supplì  a  tulle  le  spese  ne- 
cessarie, accompagnandolecon  altra  pro- 
cessione nella  partenza.  Solendo  tali  con- 
fraternilesanesi  lasciarea  quella  di  Roma 
ciascuna  il  suo  stendardo,  molti  essa  ne 
venne  a  possedere  e  più  dell'altre,  tran- 
ne quella  della  S!>.  Trinità  de'pellegrini. 
Le  compagnie  erano  composte  ciascuna 
di  Go,  70  e  100  uomini,  e  si  fermarono  in 
Roma  circa  e  non  meno  di  6  giorni,  laon- 
de grandi  furono  le  spese  incontrale  per 
ospitarle  con  letti  e  altro.  Per  la  chiusu- 
ra delle  porle  sante,  una  voltasi  trova- 
rono insieme  4  compagnie  che  in  com- 
plesso superarono  4oo  indiviilui,  olirei 
quali  furonoalloggiati  e  governati  nel  de- 
corso degli  anni  santi  moltissimi   sanesi 
poveri  d'ambo  i  sessi.  Per  la  sua  antica 
divozione  al  ss.  Sagramenlo,  nel  giovedì 
santola  confraternita  recavasi  in  proces- 
sione a  venerarlo  chiuso  nel  sepolcro  nel- 
lacappella  Paolina  del  Valicano.Nel  gior- 
no della  festa  di  s.  Caterina,  che  traspor- 
tano alla  2.^  domenict  di  maggio,  cele- 
brandola con  solennità,  portano  in  pro- 
cessione il  suo  dito,  nel  quale  Gesù  Cristo 
le  pose  l'anello  nello  sposarla,  al  dire  di 
Fanucci;  ma  avendo  voluto  vedere  tale 
relitpiia  ,  invece  ho  trovato  che  consiste 
in  un  pezzodi  costa  della  santa  e  di  par- 
te del  suo  ciliziu.  In  tal  giorno  lil)ei.iva- 
uo  dal  cjiccrcuu  conduunalu  alla  pena 


22  SIE 

capitale,  e  dalle  mani  del  cardinal  pro- 
lellore  facevano  distribuir  le  doti  alle  zi- 
telle, lasciate  nel  i  Sy  i  dalla  pia  generosi- 
tà di  Ettore  Quercia sanese,  comesi  leg- 
ge nella  chiesa  di  s.  Maria  sopra  Minerva 
con  epitaffio  riprodotto  da  Fan  ucci,  ed  e- 
rello  dall'erede  arciconfraternila  della  ss. 
Annunziata  colla  descrizione  di  sue  dispo- 
sizioni :  ma  ad  essa  avendo  mossa  lite  il 
sodfiliziodi  S.Caterina, ottenne  per  se  l'e- 
redità del  conci  Itad  ino. GregorioXllIcon- 
cesse  al  sodalizio  indulgenze  e  privilegi, 
vestendo  sacchi  bianchi  con  cordone  ne- 
ro, e  l'effigie  di  s.  Caterina  da  un  lato  del 
petto.  A'?,  luglio  1594  essendosi  in  Siena 
rinvenuta  nel  sito  detto  Provenzano,  già 
abi  tal  u  damerei  liei, la  sta  tua  dellaB.  Ver- 
gine the  subito  fece  molti  prodigi,  il  so- 
dalizio nel  settembre  I  5g5si  recò  a  vene- 
laila  in  Siena,  con  piocessione  composta 
di  più  che  cento  confrati  e  molte  conso- 
relle. Fanucci  pubblicò  la  descrizione  del 
viaggio  e  del  suo  solenne  ingresso  in  Sie- 
na. Il  medesimo,  ed  il  Piazza  nell'-E'^^e- 
vologfo  romano,  trat.  8,  cap.  6  :  Di s.  Ca- 
terina di  Sitna  dt  senesi  a  strada  Giu- 
lia, descrivono  le  altre  opere  di  cristiana 
divozione  in  cui  si  esercita  la  confrater- 
nita. Dipoi  fu  elevala  al  grado  d'arcicon- 
fiaternita,  e  siccome  avea  trascurato  di 
valersi  dell'annuo  privilegio  di  liberare 
un  condannato  a  morte,  concesso  da  A- 
lessandro  VII, come  riferisce  Venuti,  Fa- 
ma moderna,  p.  55o,  Clemente  XIII  lo 
rinnovò  col  breve  Exponi  nobis,  de'  18 
maggio  I  'j6ì  ,BiUl.  Rom.coni.t.-i,p.  120, 
dicliiiirando  inoltrechel'abilitava  in  man- 
canza di  reo  dannato  all'ultimo  supplizio, 
di  poter  liberare  un  delinquente  condan- 
nato in  galera  sia  in  perpetuo,  sia  a  tem- 
po determinato.  Notai  a  Co\fraterm- 
Tf,  che  tali  concessioni  furono  poi  a  tut- 
te soppresse.  Riferisce  Fanucci,  che  nella 
solenne  processione  del  Corpus  Domini 
che  fa  il  Papa  in  Roma,  la  nazione  sane- 
se gode  il  2."  luogo  dopoi  romani,  in  por- 
lare  le  aste  del  baldacchino;  con  qualche 
dilTereuza  registrai  il  privilegio  concesso 


SIE 

nel  1458  da  Pio  II  ai  deputati  della  na- 
zione sanese,in  luogo  de'quali supplisco- 
no i  confrati  in  abitodi  città  o  talare  (cioè 
i  laici  vestiti  di  nero  con  col  lare  e  ferrai  uo- 
lonedi  seta,  gli  ecclesiastici  sottana  e  fer- 
raiuolone  neri),  ne' voi. IV,  p.  58,  IX,  p. 
58.  La  chiesa  di  s.  Caterina  di  Siena  in 
in  Roma  fu  riedificata  e  ornata  di  stuc- 
chi e  dorature  nel  i  760  con  architettura 
di  Paolo  Posi  sanese  di  gran  talento,  se- 
polto nella  medesima  con  monumento  e 
busto  marmoreo  nella  1." cappella  a  sini- 
stra, erettogli  nel  1  778  da  Giuseppe  Pa- 
lazzi suo  scolare  ed  erede.  Prima  di  que- 
sto restauro  si  vedeva  nell'altare  maggio- 
re ilquadio  della  Risurrezione,opera  bel- 
lissima di  Gii  olamoGenga, e  neppure  più 
esistono  i  dipinti  a  fresco  sulle  pareti,  la- 
voro in  parte  di  Timoteo  della  Vite  da 
Urbino  scolaro  di  Raffaele,  amico  e  com- 
pagno diGenga,  ed  in  parte  di  Antivedu- 
to Grammatica  che  vi  è  sepolto.  Al  pre- 
sente nel  catino  dell'abside  è  una  pittu- 
ra a  fresco  di  m.r  Pecheux  artista  fran- 
cese distinto  dell  ultimo  periodo  del  se- 
colo passato,  che  vi  effigiò  il  ritorno  di 
Gregorio  XI  in  Roma,  al  quale  ebbe  tan- 
ta parte  la  santa  titolare,  quando  recata- 
si in  Avignone  ambasciatrice  de'  fioren- 
tini per  placarlo  e  proscioglierli  dalla  sco- 
munica contro  loro  fulminata,  con  poten- 
te e  grave  orazione  pronunziata  in  con- 
cistoro e  colle  sue  frequen  ti  esortazioni  per 
divino  comando,  fece  elFetluar  la  risolu- 
zione concepita  dal  Papa  di  restituire  a 
Roma  la  residenza  pontificia  (la  santa  fu 
accompagnata  in  Francia  dal  b.  Stefano 
Maconi,  e  fu  interprete  tra  lei  che  parla- 
va toscano  e  il  Papa  che  si  esprimeva  in 
latino,  il  b.  Raimondo  da  Capua).  Le  pit- 
ture della  volta  sono  di  Ermenegildo  Co- 
stantini, tranne  i  chiaroscuri  eseguili  da 
Gio.  Callista  Marchetti.  Nel  quadro  del- 
l'altare maggiore  vi  espresse  lo  Sposalizio 
spirituale  di  s.  Caterina  con  Gesù  Cristo 
il  valente  Gaetano  Lapis  scolaro  di  Con- 
ca. Degli  ovali  di  lela  che  adornano  la  na- 
ve della  chiesa,  e  che  rappresentano  i  fa- 


SIE 

sfi  (Iella  santa, que'ne'lali  del  presbiterio 
sono  tli  Lapis,  i  due  seguenti  di  Pietro 
Angelelti,gli  altri  li  colorì  Stefano  Faro- 
cel,  degli  ultimi  due  presso  la  porla  quel- 
lo a  sinistra  è  del  Conca,  l'altro  a  destra 
di  Moria.  Quanto  agli  altari  laterali,  nel 
I  ."a  sinistra  di  chi  entra  il  quadro  è  del 
viterbese  Corbi  eccellente  discepolo  di 
Mancini,  il  quadro  dell'altra  che  segue  è 
di  Conca.  Quello  incontro  fu  fatto  da  La- 
piccola  altro  scolaro  di  Mancini,  l'altro 
èdi  Salvatore  Monosilio  scolaro  del  Con- 
ca. La  chiesa  è  di  bella  forma, con  decoro- 
sa facciata;  l'altare  maggiore  è  di  marmo, 
con  colonne  e  pilastri  incrostati  di  mar- 
mo giallo  venato;  l'ampio  sotterraneo  è 
grande  quanto  la  chiesa  e  serve  di  cimile- 
ro,essendovi  sepolti  alcuni  personaggi,co- 
mei  cardinali  de  Vecchi  e  Cristaldi,  l'ulti- 
mo abitando  il  proprioadiacente  palazzo. 
Alla  chiesa  è  contigua  !a  casa  e  il  supe- 
riore oratoriopiultostogrande,nel  cui  al- 
tarevi  è  ilsuddettoquadrodellallisurre- 
zìone.  Il  sodalizio  tuttora  dispensa  annue 
doti  nazionali,  ed  ha  per  protettore  il  car- 
dinal Costantino  Patrizicome  d\  famiglia 
oriunda  sanese. Diversi  Papi  gli  concesse- 
rograziee  piivilegi,  ePio  VI  che  da  pre- 
lato n'era  stalo  governatore  o  piimicero, 
gli  accordò  quello  insigne  di  dichiarare 
privilegiati  l'altare  maggioreequellodel- 
i'oratoriu,  colla  liberazione  d'un' anima 
dal  purgatorio  al  i .°,  e  di  una  di  quelle 
de'fratelli  e  soielle  deH'urciconfraternit.i 
al?..",  nella  celebrazione  della  messa.  Pio 
Yilpoi  privilegiò  l'altare  del  cimitero  sot- 
terraneo, ove  celebrandosi  una  messa  per 
alcuno  di  (pielli  ivi  defunti,  restasse  libe- 
roilallepenetlel  purgatorio.  Nella  sagre- 
stia vi  è  unCrocedsso  amico, copia  di  quel- 
lo che  impresse  le  ó'a'//i/;ia/e(/'.)  ins.  Ca- 
terina. 

L'origine  di  Siena  per  quanto  sia  stata 
argomento  di  lunga  contesa  fra  molti 
scrittori,  Repelti  conviene  con  Cellario, 
che  non  apparisce  qual  sia  stata  innanzi 
Cesare,fiuucsscndovi  memorie  dc'suoi  in- 
cunabuli^ sebbene  sembra  doversi  ritcnc- 


SIE  7.3 

re  d'un 'età  assai  più  antica.  Non  pare  che 
ripeta  Siena  da' galli  senoni  discesi  con 
Breiino  in  Italia  il  suo  principio,  come  an- 
tichi autori  immaginarono  dalla  simili- 
tudine del  nome  di  Sena  ora  Sinigaglia, 
la  quale  fu  poi  colonia  cittadina,  mentre 
la  colonia  di  Siena  in  Etruria  fu  delle  mi- 
litari. E'  questione  se  la  deduzione  della 
colonia  e  perchè  fu  detta  Sena  Juli if  deb- 
ba attribuirsi  a  Giulio  Cesare,  o  al  suo  ni- 
pote Cesare  Ottaviano  ossia  al  suo  triuna- 
virato,  ovvero  a  Giulio  e  dopo  aver  vin- 
to Pompeo  a  Farsaglia.  Se  la  colonia  sa- 
nese in  Toscana  non  precede,  fu  almeno 
coetanea  a  quella  di  Firenze,la  quale  i  più 
sostengono  ch'ebbe  la  colonia  tlal  i."  di 
detto  triujnvirato  e  dopo  la  vittoria  di 
Farsaglia,  o  meglio  di  Filippi ,  la  quale 
fu  riportata  da'trium  viri.  Isanesi  sempre 
d'indole  vivace,  per esserestato  dalla  ple- 
be battuto  in  Siena,  nell'impero  di  Ve- 
sj)asiano,ManlioPatruito  senatore  roma- 
no consenziente  il  magistrato,  i  percusso- 
ri ardili  e  motteggiatori, con  nuova  ingiu- 
ria gli  fecero  cerchio  e  a  guisa  d'un  mor- 
to lo  esequiarono  con  piagnistei,  scher- 
ni e  contumelie.  Il  senato  romano  adira- 
to, punì  i  lei  eammonì  con  decreto  la  ple- 
be sanesea  com[)ortarsi con  più  modestia 
per  l'av  venire. La  sua  colonia  fu  di  qualche 
importanza  ,  con  magistratura  propria  , 
come  rilevasi  da'monumenti,  i  quali  re- 
cano pure  il  vero  nome  della  città  Siena 
e  in  latino.^<:c/2^.-ebbe  ancora  i  seviri  au- 
gustali  istituiti  da  Tiberio,  a  onore  del 
prcdecessoie  A ugusto.CredeFanucci, che 
Siena  siastata  convertita  alla  fede  cristia- 
na da  s.  Crescenzio  discepolo  di  s.  Paolo 
apostolo,  passanilo  per  la  e  ttà  quando  fu 
mandato  a  promulgar  l'evangeloin  Fran- 
cia dallo  stesso  apostolo,  e  dove  ebbe  la 
corona  del  martirio.  Per  la  breve  sua  di- 
mora in  Siena  la  fede  non  si  potè  propa- 
gare,anzi  alcuni  ritornarono  all'idolatria. 
Ma  verso  l'anno  3oo  s.  Ansanodi  Bagno- 
rea,  venuto  in  Siena,  colle  sue  fervorose 
prediche  e  buone  opere  lini  di  converti- 
re alla  dottrina  di  Gesù  Cristo  tulli  i  su- 


a4  SIE  SIE 

iiesi,  e  per  questo  il  santo  fu  fatto  mar-  aibilnoconsagrato  nella  chiesa  di  s.Ansa- 
tirizzare  da  Licia  proconsole  di  Diocle-  no  a  Dofana  un  altare  fabbricato  da  Gau- 
ziano  e  Massimiano  imperatori,  vicino  al  spetto  gastaldo  sanese  ,  senza  cognizione 
fiume  Arbia.  Di  lui  già  ho  parlato  col  Pec-  e  consenso  del  diocesano  Stabile  vescovo 
ci,  il  quale  lo  celebra  propagatore  della  d'Arezzo,  che  perciò  ricorse  alla  s.  Sede, 
caltolica  religione  nelle  contrade  sane-  e  Anfredo  al  re  Astolfo.  Papa  Stefano  II 
si,  e  narra  che  il  suo  corpo  in  tempo  del  di  concerto  con  questi  delegò  la  causa  a 
vescovo  Gualfredo 2.°,  dal  luogo  chiama-  3  vescovi,  la  sentenza  de'quali  fu  a  favo- 
to  Dofana, quasi  ^aoF<^«fl!,  ove  si  crede  re  dell'aretino.  Nondimeno  successiva- 
luartirizzatOjdalla  chiesa  e  monastero  del  mente  ebbero  luogo  diversi  placiti,  giu- 
suo  nome  venne  trasferito  solennemente  dizi  e  disposizioni  pontificie,  come  di  s. 
in  Siena,  ove  avea  diffuso  la  fede,  e  come  Leone  IV  e  Alessandro  II,  per  la  causa 
in  Arbia  era  veneralo  sino  dagli  antichi  predetta,  alla  quale  finalmente  fuimpo- 
secoli.  Quindi  ben  presto  Siena  venne  a  sto  un  termine  definitivo  da  Pio  II.  iNel 
possedere  pievi  e  parrocchie,  eia  sede  ve-  774per  aver  Carlo  Magno  vinto  e  impri- 
scovile  avanti  le  incursioni  de'  baibari.  gionato  Desiderio  re  de'longobardi,  ter* 
Mancano  documenti  perdimostrare  le  vi-  minando  il  loro  regno,  incominciò  la  do- 
cende  sloriche  di  Siena  ne'ten)pi  romani  minazione  de'Carolingi  anche  nella  To- 
e  nelle  prime  invasioni  barbariche,  sino  scana,  e  Carlo  Magno  dopo  essere  stato  co- 
alla  dominazione  (ìtì  longobardi,  sotto  i  ronalo  in  lloma   imperatore  nell'  800  , 
quali  la  città  e  il  suo  contado  non  dipende-  venne  a  Siena.  I  nobili  francesi  giunti  ai- 
vano  da'duchi  di  Toscana,  ma  era  gover-  lora  nella  regione  sembra  che  preferissero 
nata  e  amministrala  direttamente  dal  re,  ad  ogni  altra  città  Siena.  Tale  conquista 
come  rilevasi  dalla  restaurata  chiesa  di  s.  portò  una  modificazione  nella  parte  go- 
AnsanoeseguitanelG78dalgaslaldoWil-  vernaliva,  dimodoché  a  pochecittà  tosca- 
lerat  governatore  o  giudice  supremo  di  ne  fu  conservato  e  a  pochissime  fu  dato 
Pertarite  re  de'longobardi  in  Siena, in  cui  un  governatore  col  titolo  di  duca;  le  al- 
e  nel  territorio  i  longobardi  fondarono  Ire  lulleerano  presieduteod.ii  conti  odai 
molte  chiese  dopo  la  loro  conversione  dal-  gastaldi  di  origine  francese.  Quando  le  ci  t- 
l'arianesimo.  Altra  prova  della  domina-  là,  oltre  il  conte,  aveauo  anche  il  gastal- 
?ione  longobarda  si  apprende  dalla  con-  do,  quello  soleva  presiedere  al  politico  , 
troveisia  insorta  nel  7  i  ■?.  a  tempo  d'Ari-  questo  all'economico;  iU."  avea  le  attri  - 
perto  II,  sui  diritti  diocesani,  fra  il  vesco-  buzioni  consimili  a  quelle  de'duchi,  cioè 
vo  di  Siena  e  quello  d' Aiezzo;  e  nel  71')  di  mantenere  gli  abitanti  della  sua  città 
Liutprando  da  Pavia,  a  cui  era  ricorso  il  e  contado  ubbidienti  alle  leggi  e  fedeli  al 
■vescovo di  Siena,  vi  spedì  un  messo  regio  re,  punire  i  malfattori,  difendere  le  ve- 
per  assistere  nel  giudicarla  il  suo  maggior-  dove  e  i  pupilli;  era  poi  cura  del  gastal- 
domo  Ambrogio,  nellacorle  regia  presso  do  come  del  conte  di  riscuotere  l'entrate 
la  chiesa  di s. Martino,  essendosi  pronun-     regie,  e  alla  fine  d'  anno  presentarne  in 
ziata  lasenlenzada  4  vescovi  di  Toscana,     persona  il  prospetto  al  tesoro  reale.  Ciò 
Nel  principio  di  questo  secolo  trovansi  in     premesso,  la  città  di  Siena  sotto  la  dina- 
Siena  due  gastaldi,  uno  disimpegnava  la     stia  di  Carlo  Magno  fu  presieduta  da  con- 
1."  carica  politica,  l'altro  economico  che     ti  di  origine  e  legge  salica,  e  pare  che  e-^ 
amministrava!  beni  della  corona;  il  r.°  era     sercitassero  giurisdizione  sulla  città  e  con- 
indipendentedaiduchie  fòrseeraun  con-     lado,oltregliscabinie  altri  magistrati:  fra 
te.  Le  dissensioni  fra  i  due  vescovi  con-      i  conti  e  governatori  di  Siena,  è  indubi- 
tinuarono,  e  nel  752  inasprirono  per  a-     tato  che  nelTSOS  lo  era  Winigi  o  Vinigi- 
vereAuficdu  vescovo  di  Siena  di  proprio     si.  In  un  placito  tenuto  iu  Siena  dall'iiu- 


SIE  SI  E                       l'i 
peralore  Carlo  III  il  Grosso  ncll'SS  r,  vi  scana,  passasse  per  Siena:  è  pure  cretlibi- 
assistè  il  marchese  Berengario  poi  re  d'I-  le  che  vi  ritornasse  nel  qGy  reduce  da  Na- 
talia, olire  un  gran  iimncrodi  vescovi,  di  venna  e  recandosi  a  Volterra.  Nelf)73  fìo- 
inagnali,  di  giudici  e  di  conti;  il  (piale  pia-  rirono  in  Siena  due  magnali,  Lamberto 
citulu  pronunziato  a  causa  delle  (piere-  iìgliodel  maichese  Ildebrando,  che  alìit- 
le  rimesse  in  campo  per  la  7/ volta  fi  a  i  lo  4  J»  corti  colle  loro  pertinenze  per  la  vi- 
vescovi  d'Arezzo  equelli  di  Siena.  Nel  de-  stosa  somma  di  lirei  0,000;  l'altro  vendè 
dinar  del  IX  secolo  si  dispularono  la  co-  alcune  terre  di  Camp;ignatico  a  un  conte 
rona  ferrea  il  marchese  Berengario  duca  Piidolib.II  IMalavolti  racconta  chenei  line 
di  Friuli,e  il  marcheseOuido  duca  di  Spo-  del  secolo  X  Siena  ottenne  la  libei  là  sot- 
leto  d'origine  fiancese,  il  quale  nell'iSf)  i  lo  il  governo  degli  ottimati,  per  benelizio 
fu  coronalo  imperatore  da  Papa  Stefano  dell'imperatoreOltone  lll,ilquale  ripas- 
V.  Dopo  avere  i  competitori  rimessa  la  so  per  Siena  nel  ()«)8,  quando  rimise  snl- 
contesa  del  regno  d'Italia  alla  ilecisioiie  In  seile  ponlificia  l'espulso  Gregorio  V  e 
delle  armi,  Guido  lino  daH'SSc)  pulèdo-  punì  l'antipapa  Giovanni  XV  11.  Le  pri- 
minare  non  solo  in  Siena  e  nella  marem-  me  mosse  d'armi  fra  città  e  città  comiu- 
rna  grossetana,  ma  ancora  nel  territorio  ciarono  per  avventura  in  Toscana, quan- 
di Chiusi^  cui  allora  apparteneva  la  parte  do  i  magnali,  i  vescovi  ed  i  popoli  dell'al- 
sellenlrionale  di  IMou'e  Amiata.  La  sua  ta  Italia  erano  divisi  in  due  partili,  uno 
don)inazioiieperò  fu  interrotta, sia  ()era-  de'quali  voleva  re  Arduino  principe  ita- 
ver  associalo  all'impero  il  liglioLamberto  liano,  l'altros.  Enrico  II  re  ili  Germania, 
coronalo  in  Pioma  nelI'Sqi  da  l'apa  For-  Sebbene  riguaido  allo  stalo  di  repubbli- 
uioso,  sia  per  avei*  questi  fitto  allielfau-  ca  questa  di  Siena  propriamente  non  a- 
to  neir8c)5  con  Aniulloiedi  (ieiuiania  vesse  principio  che  intorno  alla  metà  del 
della  stirpe  de'franchi,  il  quale  vedendo  secolo  XII,  con  tutto  ciò  le  memorie  re- 
la  fortuna  favorevole  alle  proprie  armi  la  lalive  al  suo  governo  economico  e  civile 
fece  da  padrone  assoluto  sulla  peui?ula,  seud:)rano  risalire  un  buon  secolo  innan- 
u  segno  tale  che  i  marchesi  di  Toscana  e  zi,  come  rilevasi  da  diverse  carie  antiche, 
di  altre  provincie  italiane  si   recai 0110  a  Che  poi  le  città  diToscana  anche  nel  se- 
riconosceredal  sovrano  francese  i  loro  feu-  colo  Xi  fossei'o  governale  da'conti,  lo  di- 
di  egoverni.  Però  dopoché  Arnolfo  ab-  chiara  per  lutti  un  diploma  d'Enrico  Ut 
bandouò  l'Italia,  il  popolo  sanese  al  p ari  de'7giugno  i  o52,col(piale  ilclerodi  Voi- 
dirpiellodi  Chiusi  ritornò  sotto  il  regime  terra  venne  esentato  dalla  giurisdizione 
di  Lamberto,  che  regnò  in  pace  sino  alla  de'marchesi  e  de'cunti, cui  lino  allora  quei 
morte  avvenuta  nell'SqS.  Dopo  il  ()0()  in  preti  erano  slati  soggetti.  Assai  maggiori 
Siena  eChiuìti  dominòLodovicol  V  WIùiii-  furono  gli  onori  cheSiena  ricevè  nel  1  o  )<S, 
f/»//o(igIio d'Arnoldo, ma  nell'agostoqoj  (piando  vacata   la  s.  Sede  per  morte  di 
in  Siena  si  trovano  i  conti  salici  e  di  uno-  Sleiano  Xin  Firenze, con  ho  le  sue  inijiun- 
voilgovernodi  Iìerengari(i  I, coronalo  [)oi  zioni  di  attendere  il  ritnriio.deir  abbate 
da  Giovanni  X  in  Pioma  nel  qi  5  o  9  i  G.  Ildebrando,  poi  s.  Gregorio  /  //,  da  lui 
Siena  e  il  suo  contado  nel  ()^o  con  Chiù-  spedilo  legalo  a  Enrico  IV,  per  procede- 
si  ficevano  parte  del  regno  di  Derengario  re  all'ekzione  del  successore,  in  Roma  le 
]I  e  di  Adalberto  suo  ligi  in;  ma  tiavai^lian-  (azioni  intrusero  nel  pontificato  Bctfiict- 
do  essi  Papa  Giovanni  XII,  nel  ()()2  ri-  /o  Aanlipapa;  laondes.  PieiDamiani  par- 
chiamò  in  Italia  Ottone  I  che  cravi  disce-  tecipò  il  disordine  nd  Agnese  madre  del • 
so  uel  i)')  I,  e  lo  coronò  im[)eralore.  Que-  l'imperatore,  per  fare  ritornare  in  Italia 
sii  è  probabile  che  nell'in  verno  di  tale  a  n-  Ildebr.iudo.  \  eiiuto(|uesli  iuToscan.i,  le- 
uo,c  ncireslale(jG4)i^Ui'avci'»audo  IjTo-  ce  adunare  nel  duuiuu  di  Siena  un  cuu* 


2(3  S  I  E 

cilio,  in  cui  pronunziandosi  la  deposizio- 
ne del  pseudo  BenedeltoX,  a'-28  dicem- 
bre fu  eletto  Papa  Nicolo  II  eh' mn  ve- 
scovo di  Firenze, e  partendo  perPtoma  ivi 
fu  intronizzato  e  coronato,  come  affei-ma 
Pagi,  più  critico  del  Gigli  che  lo  disse  e- 
ietto  e  coronato  nel  concilio  di  Siena  a'3 
gennaio  i  oSg.  Sul  modo  come  procede 
questa  elezione,  è  a  vedersi  la  biografìa 
di  s.  Gregorio  VII.  Nella  penuria  di  no- 
tizie storiche  in  quest'epoca,  almeno  re- 
f,'islrerò  che  nel   1072  nel  Castelvecchio 
di  s.  Quirico  i  fratelli  conti  Cernaidino  e 
Ardingo  col  consenso  del  padre,  confer- 
mai onoalcapitolodella  cattedrale  la  do- 
nazione fatta  dal  tnedesinio  genitore  con- 
tePianieri.  Nel  I  074'"  IMont'A[)erto  l'ar- 
ciprete Lamberto,  a  nome  del  capitolo  di 
Siena,  die  in  enfiteusi  a  Bernardo  figlio 
di  Winigi  e  a  Berta  di  lui  madre  diversi 
beni  e  padronali  di  chiese.  Nel  secolo  se- 
guente Siena  fu  onorala  dalla  presenza 
pontifìcia,  e  primamenle  da  Eugenio  III 
pisano,il  qualeper  la  ribellionede'roma- 
ni  arnaldisli  nel  i  i/^-Cy  partì  da  Roma,  si 
condusse  a  Siena  ,  indi  a  Pisa  ,  e  poi  in 
Francia.  Il  successore  Adriano  IV  munì 
di  rortificazioni/iflr//co/J7'z/(/^.),cheEuge- 
nio  Illavea  ricevuto  per  metà  econ  quelle 
condizioni  narrate  a  tale  articolo,  da'mo- 
naci  di  s.  Salvatore  di  iVIonl'An>iata.  Vuo- 
le Fanucci  che  il  concittadino  Alessandro 
III  abbia  consagrata  la  cattedrale  di  Sie- 
na, su  di  che  il  Pecci  conviene,  riportan- 
do la  lapide  che  ne  ricorda  la  memoria, 
colla  datai  8  novembre  i  1  79,  soltanto  du- 
bitaquanlu  all'anno, siccome  occupato  il 
Papa  per  la  celebrazione  del  concilio  di 
La  tera  noi  li;  onde  pi  ut  tosto  propende  pel 
1178,  quando  da  Venezia  Alessandro  III 
si  restituì  in  Roma,  e  benché  si  dubiti  se 
passò  per  Toscana, e  conclude  meglio  pel 
I  177  in  cui  si  ha  la  certezza  di  sua  ve- 
nuta in  Siena.  Nondimeno  piace  a  Pecci 
aggiungere,  riportando  l'opinione  che  la 
consagrazione  fosse  anteriormente  ese- 
guita da  più  vescovi,  e  per  corroborare 
l'asserzione  uè  produsse  le  testiuioniau- 


SIE 

ze.  E  siccome  il  Malavolti  nella  Slorìn  di 
Siena  lasciò  scritto,  che  Alessandro  III 
nel  i  I  79  fu  in  Siena,  vi  consagrò  la  cat- 
tedrale, concesse  molte  indulgenze  e  vi  si 
trattenne  più  mesi,cosìPecci  notò  che  può 
avere  il  Papa  spedito  le  indulgenzeda  Ro- 
ma,senza  però  recarsi  inSiena  inrpiell'an- 
no.  Da  un  processo  del  i2o5  si  rileva  il 
regime  politico  di  Siena  e  suo  contado, 
già  esteso  dalla  parte  di  Monte  Pulciano, 
durante  il  secolo  XII  e  con  rappresentan- 
za e  magistratura  propria:  avea  il  podestà, 
il  console  e  rettore  dell'arte  de'mercanti, 
e  Montepulciano  era  governatoda'reltori 
de'conli  Alemanni  di  Siena,  cioè  da'teinpi 
anteriori  dell'imperatore  Corrado  III,  il 
contePaltonieri  reggevaSienaeilsuo  con- 
tado; sotto  lo  svevo  Federico  I  non  meno 
di  4  conti  presiederono  al  governo  di  Sie- 
na e  del  suo  territorio,  compresovi  il  di- 
stretto di  IMonte  Pcdciano.  Altri  4  conli 
succederono  al  eroverno  sanese  come  mi- 
nistri  d'Eiu'ico  VI;  e  che  un  conte  tede- 
sco sulla  fine  del  secolo  XM  in  nome  di 
Filippo  ì).°  figlio  di  Federico  I,  fatto  dal 
fratello  Enrico  VI  marchese oduca di  To- 
scana, resse  Siena  e  il  suo  contado,  com- 
preso Montepulciano:  fìnalmenteche  nel 
I  rc)8  circa 0 prima,  incominciarono  a  di- 
laniare la  Toscana  le  funeste  fazioni  dei 
Guelfi  e  Ghibellini  (^.).  Comechè  Siena 
col  suo  contado  sino  alla  morte  di  Man- 
fredi, naturaledi  Federico  II,  nel  politico 
fosse  governata  in  nome  de'nominati  im- 
peratori svevi,  contultociòfin  d'allora  ri- 
spetto al  civile  ed  economico  essa  era  ret- 
ta da'suoi  consoli,  che  a  suono  di  campa- 
na facevano  adunare  il  popolo  per  deli- 
berare, o  nella  chiesa  di  s.  Cristoforo,  o 
in  quella  di  s.  Pellegrino,  come  centrali 


della  città.  Ma  il 


iorno  della  vera  li- 


bertà sanese  sembra  datare  dall'ottobre 
I  I  S6,per  l'indulto  già  ricordato  e  ottenu- 
to da  Enrico  VII  vivente  il  suo  padre, eoa 
la  conferma  della  loro  zecca  e  la  libera  e- 
lezione  de'consoli  e  del  rettore  o  podestà, 
al  quale  si  accordava  la  facoltà  di  esten- 
dere la  sua  giurisdizione  sopra  lutto  il  cou- 


SIE 
taclo ,  liscrvantlo  solamenfc  ai  giudici  o 
messi  dell'intpero  le  cause  in  ultimo  ap- 
pello. Simili  grazie  per  altro  furono  pre- 
cedute da  piìi  dure  condizioni,  alle  quali 
i  sanesi  dovettero  soggiacere  dopo  avere 
sostenuto  un  assedio,  non  sa  dire  Repet- 
ti se  provocatodall'aver  eglino  quali  ghi- 
bellini per  un  momento  aderito  al  parti- 
to guelfo  o  della  chiesa  romana,  ovvero 
per  altre  cagioni  ignote.  Quando  gl'impe- 
latori  facevano  guerra  ai  l*api,  capi  e  di- 
fensori della  parleguelfaj  i  vescovi  di  mol- 
te città  toscane  presiedevano  alle  delibe- 
razioni del  popolo,  onde  al  vescovo  di  Sie- 
na Ranieri,  come  quasi  riconosciuto  capo 
della  repubblica  nellospiritualee  teuipo- 
lale,  si  rivolsero  diversi  nobili  del  conta- 
do, facendo  con  diverse  condizioni  sotto- 
missione al  comune  per  essere  ricevuti  in 
accomandigia.  Alessandro  111  con  diversi 
diplomi  dimostrò  la  sua  propensione  a'sa- 
nesj,  sia  pe'confini  territoriali  e  diocesa- 
ni, col  territorio  e  diocesi  di  Firenze,  sia 
col  concedere  al  clero  della  città  e  borghi 
di  Siena  e  suoi  abitanti  alcuni  privilegi, 
in  benemerenza  d'averes«i  aderito  al  Pa- 
pa medesimo  in  tempo  della  di  lui  perse- 
cuzione ricevuta  d<»  Federico  l.Tultavol- 
J:«  non  pare  chela  collera  dimostrata  dil- 
l'imperatore  Federico  I  contro  i  senesi  a  • 
vesse causa  dall'avere  essi  dimostrato  ade- 
sione al  loro  concittadino  Alessandio  III, 
né  che  traesse  oi'igine  d<dle  prime  guer- 
re incominciate  neh  170  tra  i  fiorentini 
ed  i  sanesi,  le  quali  ebbero  fine  neh  173 
per  mediazione  dello  stesso  Federico  I. 
Onesti  però  mentre  ne\i  i83  nella  pace 
di  Costanza  a  molte  città  italiane  conces- 
se il  sistema  per  reggersi  a  repubblica,  o 
confermò  i  lorogoverni  raunicipali.ad  al- 
tre ne  restrinse  il  dominio;quindi  nel  1  i8ì 
a  tutte  le  città  tusciuie,  tranne  Pisa  e  Pi- 
sloia,  restrinse  le  regalie  consuete  e  il  ri- 
spettivo couludo,  ed  .iSiena  nell'anno  pre- 
cedente avea  mandato  l'esercilo  ad  asse- 
diarla,secondo  altri  in  vendetta  per  aver 
seguite  le  parti  della  Chie>ia;  ma  dal  va- 
lorede'cilladini  fu  con  islrage  sbaraglia - 


SIE  27 

lo.  I  sanesi  poi  chiesero  di  tornare  in  gra- 
zia dell'imperatore,  il  quale  dicono  alcu- 
ni che  si  recasse  in  Siena  neh  18  5, e  che 
li  rimettesse  col  figlio  Enrico  VI  in  pace 
con  riuri  patti, ed  allora  fu  coucessoal  co- 
mune l'elezione  libera  de'suoi  consoli,am' 
messa  però  l'investilurada  darsi  dagl'im- 
peratori.Frattanto  nell'incominciareil  se- 
colo XIII  il  comune  diSiena  non  solamen- 
te andava  a  poco  a  poco  tarpando  l'ali  ai 
piìi  potenti  magnati  del  suo  contado,  con 
obbligarli  di  fornire  milizie  alla  repub- 
blica, di  fabbricarsi  casa  in  città,  di  abi- 
tarvi per  un  determinato  tempo  dell'an- 
no; ma  ancora  introdusse  un  uRlziale  su- 
periore alla  direzione  del  governo  milita- 
re e  de'giudizi  criminali  col  titolo  di  po- 
destà, da  prima  scelto  fra  i  nobili  sane- 
si, poi  fra  i  pili  distinti  forestieri.  ■Veh  20  [ 
seguì  la  logi  fra  le  repubbliche  di  Sieni 
e  di  Firenze,  con  patto  di  aiutare  questa  i 
sanesi  a  conquistare  !Monta  lei no,ciò  ch'eb- 
be luogo  nel  maggio:  202,  ed  allora  rreb- 
be  il  desiderio  d'  impadronirsi  pure  di 
IMonle  Pulciano,ed  a  tale  effetto  si  allea- 
rono con  Orvieto.  Ma  i  montepulcianesi 
prevenendo  il  colpo  che  li  minacciava,  si 
collegarono  co' fiorentini,  sotto  pretesto 
che  Monte  I^ulciano  non  era  del  vescova- 
to, né  del  contado  di  Siena.  La  guerra  si 
ruppe  nel  1 207,  per  cui  l'oste  fiorentina 
SI  condusse  nel  territorio  sanese,  e  presso 
MontaltodellaCerardengaaccadde  un  fat- 
to d'armi  a  danno  de'sanesi,ei  3oo  ne  fu- 
rono condotti  prigioni  aFirenze,  venendo 
disfitto  il  castello  di  .Montallo  daqli  sles- 
si  fiorentini.  Neh  208  questi  ritornando 
sul  contado  disfecero  Rigomagno, presero 
Rapolano,e condussero  seco  gran  bottino 
e  molti  prigioni,  fioche  neh  2  io  i  sane- 
si, mediante  la  pace  fatta  co'  fiorentini  , 
montepulcianesi  e  montalcinesi, riebbero! 
luoghi  perduti.  Poco  dopo  i  sanesi  rifor- 
marono il  loro  governo,  con  determina- 
re ciie  il  podestà  si  eleggesse  fra  i  nobili 
forastieri,e(piindi  eslesero  il  contado  dal- 
la parte  tiella  provincia  inloiioie. 

Neh  208  fu  fallo  un  accordo  con  Fi- 


28  SIE 

lippo  di  Svevia  fratello  del  defunlo  Enri- 
co VI  e  rede'romani,  il  quale  uvea  in  mi- 
ra d'impadronirsi  di  Toscana  per  darla 
in  dote  alla  figlia  e  maritarla  con  Riccar- 
do fratello  d'Innocenzo  ÌU,  il  quale  però 
eragli  contrario,  preferendogli  per  l'iin- 
peroOUonel  V.  Nel  i  218  Everardod'Ar- 
iiestein  castellano  di  Federico  II  in  s.  Mi- 
nialo comandò  al  podestàdi  Siena  di  te- 
nere i  monlepulcianesi  per  nemici  de'sa- 
iiesi,  di  perseguitarli  e  di  far  loro  guerra. 
Infatti  la  signoria  di  Siena  nel  1229  man- 
dò l'oste  sopra  Monte  Pulciano,  e  in  con- 
seguenza i  fiorentini  mossero  le  loro  for- 
ze e  quelle  degli  amici  contro  i  sanasi  a 
difesa  de'monlepulcianesi  loro  alleati.  Il 
Papa  Gregorio  IX  provò  gran  dolore  per 
le  discordie  e  guerre  micidiali  de'fioren- 
tini  e  saiiesi,  e  per  metterli  d'accordo  tra 
loro  ne  incaricò  fr.  Giovanni  di  santa  vi- 
ta con  carattere  di  legato.  Dicesi  che  nel 

1232  ill^apa  scomunicasse  i  fiorentini  co- 
me tenaci  nel  loro  rancore,  i  quali  ina- 
spriti più  che  inviliti  da  lalecensura,  nel 

1233  corsero  alle  armi  e  investirono  con 
altre  genli  dalle  3  pai'li  il  giro  triangola- 
re delle  mura  di  Siena;  le  guerre  conli- 
juiarononel  I  2  34ei235,  talché  il  comu- 
uedi  Siena  dovè  chiederequella  pace  che 
ottenne  a  patti  onerosi  mediante  lodo  del 
cardinal  Pecoraria  ,  legato  pontificio  di 
Gregorio  IX  perottenere  tale  concordia, 
firujato  in  Poggibonsi  a'3o  giugno I235 
iieir  accampamento  fiorentino.  Fra  le 
principali  condizioni, i  sanesi  obbligarou- 
si  a  pagare  8000  lire  per  rifare  il  castel- 
lo di  Monte  Pulciano,  e  che  il  castello  ili 
Chianciano  consegnalo  da'  sanesi  al  car- 
dinale, si  dasseagli  orvietani  per  restituir- 
lo a'padroni.  Mentre  il  Papa  era  in  aspra 
dillerenza  con  Federico  II,  in  Siena  fu  ri- 
formato il  governo,  cambiandosi  il  titolo 
ali."  magistrato  de'consoli,  cui  al  pari  di 
altre  città  fu  dato  il  titolo  di  priori  del 
comune  di  Siena,  aggiuntovi  un  consiglio 
di  24  individui  che  si  dissero  conservato- 
ri del  popolo.  Gregorio  IMneli236  av- 
visò il  podestà  e  popolo  saucse  cheavea 


SIE 

scomunicato  Federico  Ilei  suoi  faulori, 
prevenendoli  di  non  somministrargli  al- 
cuna specie  d'aiuto,  negli  prestassero  ub- 
bidienza. Per  questi  avvenimenti  politici 
e  guerreschi,  i  reggitori  del  comune  as- 
sicurarono con  migliori  difese  la  città,  for- 
se perchè  fino  allora  il  magistrato  crasi 
fidato  pili  che  nelle  mura  e  ne'fossi,  nella 
posizione  favorevole  del  paese  e  nel  corag- 
giode'suoi  abitanti. Nel  i  240, secondo  Ri- 
naldi,isanesi  si  sottomisero  all'imperato- 
re Federico  II,  perchè  li  difendesse  con- 
tro i  fiorentini;  e  ad  onta  della  scomuni- 
ca rinnovata  da  Innocenzo  1  Va  quel  prin- 
cipe, i  sanesi  continuarono  a  lui  fedeltà, 
pagandogli  puntualmente  le  70  marche 
d'aigenlo  imposte  loro  nel  i  186  dal  geni- 
toreEnrico  VI,  mentre  inviavano  in  Lom- 
bardia i  soldati  designati  per  servizio  di 
Federico  II  e  della  sua  causa.  Intanto  che 
Firenze  riformava  lo  stato  per  ripararsi 
dalle  forze  de'ghibelli  ni,  la  signoria  di  Sie- 
na compilò  il  suo  pili  antico  statuto  nel 
I  249,  indi  contrasse  lega  co'pisani  per  li- 
berare le  terre  pistoiesi  dall'oste  lucche- 
se. Questa  misura  impolitica  mosse  i  fio- 
rentini, con  prelesto  di  difendere  i  loro  a- 
mici,  a  rivolgere  le  armi  contro  i  pisani, 
e  compita  che  fu  la  guerra  l'esercito  nel 
1252  prese  la  via  di  Monlalcino,  ch'era 
stretta  da'sanesi,e  la  liberarono  con  bat- 
taglia.Nel  I  253i  sanesi  si  recarono  di  nuo- 
vo a  danno  di  Monlalcino,  e  il  comune  di 
Firenze  ordinò  sopra  Siena  la  marcia  di 
sue  masnade,  dando  il  guasto  ai  dintor- 
ni della  città  ed  a  varie  terre  e  castella, 
e  poi  liberarono  dall'assedio  Montalcino 
e  provigiouarono.  Né  contenti  di  ciò,  nel 
1  254  i  fiorentini  dopo  aver  soggiogato  Pi- 
stoia e  obbligata  di  reggersi  a  parte  guel- 
fa, si  avviò  contro  Siena,  e  assediò  il  ca- 
stello di  Monte  Riggioni,  finché  i  sindaci 
de'due  popoli  firmarono  nel  t  2  55  la  pa- 
ce, a  condizione  che  isanesi  non  piìi  mo- 
lestassero Montalcino  e  Monte  Pulciano. 
Ma  quando  Siena  stabiliva  con  Firenze 
sili  itta  lega,  in  questa  dominava  il  par- 
liLu  ghibellino,  capi  del  quale  erano  gli 


S 1 E  S  I  E  2f) 
liberti;  peiò  nel  i ■> ')8  per  le  scnppiie  lo-  sfrnf»e fle'fedrschi,  e  l'inspgnn  cliManfi edi 
IO  trame  contro  il  po[)olo  di  parie  guel-  mandarono  in  Firenze,  ove  tornò  l'oste, 
fa,  la  plebe  furiosa  corse  alle  loro  case,  ne  Sentendo  i  sanesi  la  lega  guelfa  toscana 
imprigionò  molli,alti  i  decapitò,  atteri'an-  che  i  fiorentini  preparavano  contro  di  lo- 
do i  palazzi  e  le  torri  de'congiurali,  cac-  ro, ottennero  altra  cavalleria  daManfre- 
ciando  da  Firenze  i  superstiti  L'berti,  in-  di.  Quindi  è  clie  Firenze,  dopo  aver  rice- 
clusivamenteaFarinatadegli  UI)erti,for-  -vuto  l'aiuto  promesso  dai  lucchesi,  bolo- 
se  il  più  gran  politico  di  sua  eia.  Laon-  gnesi,  pistoiesi, sanminialesi,  pratesi,  son- 
de tutti  questi  fuorusciti,  con  molli  nobi-  gemignanesi,  volterrani  e  colligiani,  do- 
li del  contado  e  di  città  si  rifugiaiono  in  pò  radunata  tanta  numerosa  armala,  nel 
Siena,  dove  dai  magistrali  e  dai  cittadini  declinar  d'agosto  1260  s'avviò  per  Siena, 
furono  (eslevolmeute  accolti,  perchè  al-  menando  con  pompa  il  carroccio,  e  in  al- 
Joia  i  sanesi  erano  retti  a  parteghibellina  tro  carro  la  campana  Marlinella  :  (juasi 
o  imperiale.  La  signoria  di  Firenze  di  ciò  tutto  il  popolo  segm  l'oste  coH'insegne  dei- 
si  querelò  conSiena  in  contravvenzione  ai  le  compagnie,  e  non  vi  fu  casa  che  non  vi 
patti  della  lega  del  12  55;  ma  i  sanesi  mos-  si  recasse  a  piedi  o  a  cavallo,aImeno  uno 
si  non  meno  dal  diritto  delle  genti,  che  o  due  per  famiglia.  Tutte  queste  genti  si 
dalla  [)rolezione  di  Manfredi  re  di  Sicilia,  adunarono  sul  contado  sanese  in  sul  fìii- 
col  qualeavcano  concluso  alleanza  ,  nou  meArbia,  nel  luogo  di  Mont'Aperlo,  coi 
dieronoascolloa  tali  reclami. Per  talepro-  perugini  e  orvietani  accorsi  in  aiuto  dei 
cedere  la  signoria  di  Firenze  dicliiarò  al  fiorentini,  dimodoché  ascesero  a  più  «li 
comune  di  Siena  quella  guerra,  che  riu-  1000,  ovvero  3ooo  cavalieri  ,  e  piìi  di 
SCI  per  le  conseguenze  la  più  memorabi-  3o,ooo  pedoni.  Per  que!>l'iniponen(e  ap- 
le  di  tulle  le  altre  nella  storia  delle  re-  pai  ecchio  si  vuole  che  i  fuorM>,cili  giiibelli- 
publiche  italiane  del  medio  evo.  I  fuoru-  ni  rifugiati  inSicna  ricorressero  ali'ingan- 
sciti  fiorentini  invocarono  il  soccorso  di  no  pertradireifiorentini  concittadini,  ve- 
Manfredi,  che  appena  promise  100  cava-  dendosi  con forzesproporzionate, facendo 
lieri  tedeschi;  ma  siccome  i  sanesi  gli  giù-  loro  credere  di  aprirgli  la  porla  s.  \  ieni 
rarono  fedeltà  come  a  protettore,  egli  con  ossia  porta  Pispini.  Mentre  ciò  allenileva- 
diploma  dichiarò  di  prendere  sotto  la  sua  no  i  fiorentini  schiera  li  sui  colli  di  Moni  A- 
tutela  la  città,  il  contado,  le  persone  e  i  peito,  invece  a'4  settembre  videro  uscir- 
beni  de'sanesi,  indi  inviò  il  conte  Giorda-  ^i  i  tedeschi  e  gli  allri  cavalieri  e  il  po- 
lio con  titolo  di  suo  vicario  in  Toscana  con  polo  di  Siena  verso  di  loro  in  alleggia  meu- 
800  cavalieri  tedeschi,  che  arrivarono  in  to  di  combattere.  Restarono  fòrlemenle 
Siena  nel  dicembre  i  ajc).  Nella  seguente  sbigotliti,dovendososleneieun  immineu- 
primavera  i  fiorentini  Iccero  oste  sopra  te  a^sallodalorononprevedulo,eciònIag- 
Sieua  con  gran  corredo  di  gente,  e  dopo  giornienle  (piando  viileio  i  ghibellini  ve- 
aver  preso  varie  terre  e  castella  del  con-  nuli  nelcamponell'appressaisi  lestpiadre 
tado  in  Val  d'Elsa,  s'accamparono  fuori  nemiche  Inggire  dall'allra  parie:  tali  fu- 
di  porta  Camullia. Durante  l'assedio  i  sa-  ronogli  Abatie  più  allri, ad  onta  che  i  fio- 
nesi  promisero  untili  doni  e  paghe  ai  le-  rentini  non  lasciassero  co'collegali  di  lar 
dcschidi  Manfredi,  e  fallili  Iiene  mangia-  loro  fronte  e  di  attendere  alla  ballaglia. 
re  e  avvinazzare,  a' i  8  maggio  li  spin>e-  Ma  sicccime  la  compagnia  de  ledcsihi  ru- 
ro  a  vigorosamente  assalire  il  campo  ne-  ■vinosamente  percosse  la  schiera  tie  cava- 
niico,  e  tale  fu  il  loro  impeto  che  ne  uc-  licri  fiorentini  ov'  era  Bocca  degli  Abati 
cisero  I  3oo  e  il  resto  fugarono,  perdendo  traditore,  questi  colla  spada  tagliò  la  ma- 
soli  ^'^•o  individui:  allri  ilicono  che  i  fio-  no  n  Jacopo  ile  Pa7zi  di  Fireii7e,  ilqiia- 
reutini   riavutisi  dalla  sorpresa,  fecero  le  teneva  l'insegna  della  cavalle»  ia  del  co- 


3o  SIE 

miine,  e  vedendo  i  cavalieri  e  il  popolo 
l'insegna  ahijaltuta  e  il  tradimento,  si  mi- 
sero incompleta  fuga  e  deplorabile  scon- 
fìtta. E  perchè  i  cavalieri  pe'pritni  si  avvi- 
dero dei  tradimento, non  rimasero  di  loro 
sul  campo  che  36  nomini  tra  morti  e  pre- 
si. La  gran  mortalità  e  prigionia  fu  del  po- 
polo fiorentino  a  piedi,  de'lucchesi  e  or- 
Tietani;  ne  j  imasero  piii  di  25oo  rnoiti  e 
più  di  1 5oo  prigionieri,  de'migliori  di  Fi- 
renze e  di  Lucca,  perdendo  il  carroccio, 
la  campana  I\Tartinelia  emollissimi  arne- 
si e  bottino.  Di  questa  famosa  battaglia 
\i  sono  molle  descrizioni,  oltre  quella  ri- 
portata di  Ricordano  Malespini  contem- 
poraneo, che  diversificano  nelle  partico- 
larità. Era  già  tornato  l'esercito  vittorio- 
so e  trionfante  in  Siena,  e  con  incredibi- 
le letizia  dalla  popolazione  accolto  e  fe- 
steggiato, quando  in  Firenze  arrivò  la  no- 
vella della  dolorosa  sconfitta  ,  accompa- 
gnata da'reduci  e  miseri  fuggitivi,  nunzi 
della  morte  e  prigionia  de'loro  compagni, 
per  cui  non  vi  fu  famiglia  che  non  lestò 
desolala  e  immersa  nel  pianto.  Così  una 
lunga  e  accanila  guerra  politica  terminò 
con  brevceilisastrosa  battaglia.lXc  fu  con- 
seguenza, che  nello  stesso  i  260  quasi  tut- 
ta Toscana  fu  riformala  a  sialo  gliibf^lli- 
110  imperiale,  con  principii  oligarchioi,  e 
fu  composto  per  la  città  di  Siena  un  nuo- 
vo slalulo  :  prima  soltanto  dessa,  Pi>a  e 
Massa  Marittima  erano  ghibelline.  Mol- 
le famiglie  fiorentine  ripararono  a  Bolo- 
gna, ma  la  maggior  parte  a  Lucca  con  quei 
degli  altri  luoghi  tlebellati,  onde  per  qual- 
che tempo  servì  d'asilo  e  baluardo  de'guel- 
fi  toscani.  Dal  1282.  Siena  avea  posto  al- 
la lesta  del  suo  governo  repubblicano  una 
signoria  composta  di  nove  governatori , 
uomini  scelli  Irai  grandi  popolani,  ma  nel 
12G0  essendo  intorla  qualche  turbolenza 
fra  il  magistrato  de'Nove  e  i  nobili  delle 
j)rime  famiglie  aspiranti  al  regime  della 
città,  cjuel  malumore  si  convertì  m  aperta 
e  ostinata  ostilità,  nella  quale  al  fine  [pre- 
valsero i  reggitori  dello  stato;  ciò  non  o- 
stante,  questi  si  conleularoDU  cbe  entras- 


SIE 

se  in  signoria  una  parte  dell'ordine  popo- 
lano e  di  quellodc'gentiluotnini.  Una  del- 
le prime  imprese  de'  sanesi  viltoriosi  fu 
contro  Monte  Pulciano,  che  re  Manfredi 
con  diploma  de'20  novembre  rilasciò  in 
libero  dominioal  comunediSiena,  in  pre- 
mio di  sua  fedeltà;  quindi  nel  1 261  asse- 
diato dovè  capitolare,  e  permettere  a'sa- 
nesi  l'erezione  della  fortezza  con  libera  u- 
scila  dalle  mura  castellane.  Dopo  la  me- 
moranda giornata  diMont'Aperto, i  ghi- 
bellini furiosi  e  sitibondi  di  vendetta,  si 
gettarono  crudehnente  sui  paesi,  abitan- 
ti e  governi  di  parte  guelfa  in  Toscana, 
e  ne  fecero  scempio,  senza  perdonare  al- 
le persone,  alle  robe,  alle  possidenze.  E' 
fama  doversi  alla  fermezza  del  potentissi- 
mo Farinata  la  soppressione  del  progetto 
maturato  in  Empoli,di  distruggere  da  ca- 
po a  fondo  Firenze,  ciltìi  più  insigne  e  la 
più  eminentemente  guelfa  diToscana.  La 
rabbia  delle  fazioni  giunse  atrocemente 
ad  abbatterele sepolture, per inveirecon- 
tro  i  morti  guelfi,  benché  virtuosi  citta- 
dini. Quasi  tutti  i  paesi  e  città  di  Tosca- 
na,dopotalcstrepitosoavvenimento,cain- 
biarono  governo  e  partito,  nel  lempo  che 
Siena  salita  all'apogeo  della  sua  gloria  vi- 
de umiliati  i  popoli  che  furono  di  lei  più 
costanti  rivali,  e  per  eternale  la  memo- 
ria del  suo  trionfo  coniò  le  monete  colla 
doppia  leggenda:  Sena  T^elusC ivi lasf  ir- 
ginis.  Allora  le  cose  pubbliche  de'sanesi 
vennero  rette  quasi  dittatoriamente  da 
un  potente  loro  gentiluomo,  Provenzano 
Salvaiii,  il  quale  avea  mollo  contribuito 
alla  vittoria,  perchè  al  dire  di  Dante  :  fu 
presuntuoso  a  recar  Siena  tutta  alle  sue 
mani.  Quasi  tutta  Toscana  ubbidì  al  con  - 
te  Giordano,  poi  al  conte  Guido  i\o vel- 
lo, un  dopo  r  altro  vicari  generali  della 
contrada  del  ghibellinissimo  capoparte 
INLnufiedi  redi  Sicilia  [T' .),  mi  vicario  dei 
quali  risiedeva  in  Siena,  che  nel  gennaio 
1261  convenne  a  un  trattalo  di  pace  con 
Firenze.  Alcuni  lodano  Provenzano  per 
virtù  edisinteresse  a  favore  di  sua  patria, 
perchè  dopo  la  giornata  di  Mont'Aperto, 


s  1 1<: 

«lienodi  tiianneggiaic  i  sanesi,  non  Isde- 
ynò  lecarsi  con  altri  ciltadini  ambascia- 
tore as.  Geniignano,  e  nel  r  aGicli  andare 
podestà  a  IMonlePulcinno. Diverse  acco- 
iiiandigie  accordò  Siena, fra  le  quali  anche 
la  rinnovò  con  condizioni  più  dure  al  con- 
leBoni  fazio  degli  A  Idobrandesclii  di  s. Fio- 
ra (della  qiial  famiglia  parlai  a  Sforza), 
come  ad  obbligai  lo  a  compiere  il  palazzo 
che  avea  comincialo  a  edificare  in  Siena. 
Trovo  in  Rinaldi,  che  Papa  Urbano  IV 
considerando  Manfiedi  usurpatole  di  Si- 
cilia ch'era  della  s.  Sede,  convenne  d'in- 
vestirne Carlo  d'A rigiò,  e  preparò  la  ro- 
vina della  casa  imperialedi  Svevia,  egida 
e  rifugio  di  tutti  i  ghibellini  d'Italia,  e  se- 
guala niente  di  quelli  toscani. Il  partito  ini - 
perialedifeso  esostenuto  da'ghibellini, an- 
dò di  mano  in  mano  declinnndo,  a  segno 
di  trovarsi  costretto  di  cedere  a'guelfi  la 
supremazia  politica  in  Toscana, ove  il  nu- 
mero de'liberali  fino  allora  soppressi  dal- 
la forza,  ogni  gioino  piìi  si  faceva  forte 
ingiossaiido,  iMortonell'ollobi  e  i  264  Ui'- 
bano  IV,  Manfredi  co'suoi  seguaci  e  i  ghi- 
bellini ne  fecero  grande  allegrezza;!  sa- 
nesi mossero  verso  Orvieto,  e  infestarono 
il  Patrimonio  di  s.  Pietro,  per  cui  il  sa- 
gro collegio  de'cardinali  li  ammoni  a  ri- 
tirarsi con  gravi  minacce,  che  disprezza- 
rono. Divenuto  Papa  l'altro  francese  Cle- 
mente IV,  elVettuò  l'investitiua  e  dichia- 
rò Carlo  I  d'  Angiò  re  delle  due  Sicilie, 
che  divenne  capoparte  guelfo;  lo  che  ob- 
bligò Manfredi  a  richiamare  nel  minac- 
ciato regno  il  maggior  numero  di  sua  ca- 
valleria tedesca, e  tutti  i  soldati  sparsi  per 
Toscana  e  per  le  Marche,  ed  il  comune 
di  Siena  dovè  somministrargli  un  nume- 
ro di  milizie  agli  I  i  febbiaio  12  65.  Cle- 
mente IV  scomunicalo  Manfredi,  come 
aveva  fallo  il  preilecessore,  promidgò  la 
crociata  contro  di  lui,  concedendo  iiubd- 
genza  a  chi  recavasi  acombalterlo,  e4oo 
cavalieri  guelfi  fuoruscili  fiorenti  ni  con- 
dotti dal  conte  Guido(>ueria  di  Duvndo- 
la  si  unirono  al  monarca  liancese.  A '26 
febbraio  126G,  nella  piuuura  di  Grundel- 


S  1  E  3  . 

lii  [)res';o  Ucnevento,  suonò  l'ultima  ora 
per  Manfredi, ucciso  e  vinto  dal  competi- 
tore Carlo  I.  La  morte  di  Manfredi,  ap- 
pena divulgatasi,  recò  tanta  sorpresa  che 
poche  furonolecitlà,  lequali  avessero  co- 
raggio al  raccontode'prosperi  successi  del- 
l'Angioino di  restar  fedeli  al  partito  ghi- 
bellino. Di  quest'ultime  fu  Siena,e  ad  on- 
ta del  minacciato  interdetto  j)ontificio  , 
non  oslanleche  l'emulasua  vicina  Firen- 
ze avesse  riformato  il  governo  a  parte  guel • 
fa,  e  che  persino  i  pisani  cercassero  di  ri- 
mettersi alla  disciezionetlel  Papa.dal qua- 
le erano  stali  scomunicati,  pure  il  gover- 
no sanese  si  mantenne  ghibellino.  Carlo 
I,  per  abbattere  il  partito  imperiale,  spe- 
di in  Toscana  per  suo  vicario  Guido  di 
MonfortconBoo  cavalieri  francesi;  in  con- 
seguenza nel  luglio  I  2(3^  il  conte  e  poi  lo 
stesso  re  con  vigorosa  oste  unita  a  quella 
dei  fiorentini  ricominciarono  la  guerra 
contro  i  sanesi  e  tulli  i  ghibellini  in  essa 
e  in  Poggibonsi  rifugiati,  e  ne  predarono 
e  arsero  il  territorio.  L'unica  speraii7a  dei 
ghibellini  era  riposta  in  Corradino  nalfi 
daCorrado  IV  fìgliodi  Federico  II.  A  lui 
perciò  i  ghibellini  di  Toscana,  e  quelli  del- 
l' Italia  superiore  e  inferiore  inviarono 
messi  in  Germania  persollecitarlodi  veni- 
rea  riprendersi  il  regno  delleSiciliejmeii- 
tre  Clemente  IV  dopo  avere  ammonito 
Ccjrrndino  a  non  collere  alle  vane  lusin- 
ghe, fece  di  lutto  per  distaccare  i  po|)oli 
italiani  dal  suo  parlilo,  econ  bolla  degli  1  r 
maggio  1267  inculcò  al  potlestà  e  signoria 
tli  Siena, afiinchè  il  popolo  ubbidisse  a'co- 
mandi  apo.slolici.  Invece  nel  1 .°  dicembre 
i  rnppresentanti  del  comune  e  della  parie 
ghibellina  toscana  elessero  capitano  ge- 
nerale per  5  anni  Enrico  figlio  del  redi 
Castiglia,allora  senalorediPioma,coiran- 
mio  salai  iodi  1 0,000  lire,promellendo  i  o 
solili  al  giorno  per  200  spagniioli.  Olire 
a  ciò  i  sanesi  con  altri  ghibellini  inviaro- 
no a  Corradino  calato  in  Italia  100,000 
fiorini  d'oro,  e  nel  1  2(38  Siena  gli  somcui- 
nislrò  altri  denari.  Acciesciiilo  ili  mezzi 
e  di  forze,  Con  adino  da  Pisa  per  Poggi- 


32  SI  E 

bonsi  si  recòa  Siena,  doveiiifeseil  r."  fat- 
to d'ai  mi  favorevole  a'suoi  accaduto  nel 
Val  d'Arno  siiperioie.  Gran  runìore  fece 
per  Toscana  questa  piccola  l^atlaglia,  per 
cui  ne  montarono  in  supeil:)ia  i  gliibelli- 
ni;  fu  allora  che  i  sanesi  salili  in  grandi 
speranze  si  dierono  a  mozzar  torri  e  al- 
lenare palazzi  ad  alcune  famiglie  poten- 
ti sospette.  Corradino  senza  far  caso  del- 
le scomuniche  e  deposizione  dagli  assunti 
titoli  di  Cleuienle  IV,  proseguì  da  Siena 
il  viaggio  ner  Pioma,  e  secondo  i  pontifi- 
cii prognostici  Coriadino  trovatosi  a  fron- 
te di  Cai  lo  I,  a'24  agosto  presso  Taglia- 
cozzo  fu  sbaraglialo,  indi  fallo  prigione,  e 
nell'ottobre  lasciò  in  Napoli  la  lesta  sul 
palco,  terminando  con  lui  la  nobilissima 
casa  degli  Hohenstauf'endiSvevia.  Quan- 
to precedette, accompagnò  e  seguì  il  tra- 
gico fine  dell'infelice  Corradino,  lo  ripor- 
tai a  Sicilia.  Giunta  in  Toscana  la  nuo- 
\a  della  sconfina  di  Tagliacozzo  e  la  pri- 
gionia di  Corradino,  non  è  a  dire  in  qua- 
le avvilimento  cadessero  i  ghibellini,  nel 
tempo  che  grandi  feste  si  fecero  da'guelfi 
ormai  dominanti  sulla  maggior  parie  di 
Toscana.  Due  sole  città  capitali  di  repub- 
bliche, cioè  Pisa  e  Siena,  dopo  la  morte 
di  Corradino  non  solo  non  innalzarono  lo 
stendardo  de'gigli  francesi,  ma  il  comune 
di  Siena  dopo  avere  raccolto  un  esercito 
di  tedeschi  e spagnuoli scampali  dalla  bat- 
tagliadi  Tagliacozzo,  edopoaver  afìidato 
al  comandodi  Provenzano  Salvani  quan- 
ti fuoruscili  ghibellini  potè  radunare,  nel 
giugno  I  269  dichiarò  la  guerra  a'iìoren- 
tmi,porlando  rostesoltoColIe  inVal  d"El- 
sa.  A  tale  avviso  si  mosse  da  Firenze  il  vi- 
cario di  Carlo  I,  accompagnato da'solda- 
tidisua  nazione,  da'dorenlini  e  altri  guel- 
fi toscani.  Agli  1  i  giugno  ostinata  e  teni- 
bile riuscì  la  battaglia,  nella  quale  restò 
rotto  e  sconfitto  l'esercito  ghibellino  con 
grandissima  perdita  de'sanesi,  a'quali  si 
può  dire  che  il  combattimento  sull'Elsa 
riuscì  quasi  oltrettanto  funesto,  quanto 
quello  suU'Arbia  era  slato  disastroso  ai 
guelfi.  Pochi  de'vinti  si  salvarono,  e  Pro- 


SIE 
venzano  Salvani  fu  preso  e  trucidalo,  e 
ilsuocnpo  portato  in  giro  sopra  una  pic- 
ca pel  campo  de'vincitori.  Provenzano  po- 
co innanzi  per  ri/|)arniiare  la  morte  ad 
un  amico  prigione  degli  angioini,  di>5teso 
un  tappeto  sulla  piazza  di  Siena  si  pose 
ad  accattare  i  i  0,000  fiorini  pel  suo  riscat- 
to, e  vi  riuscì  con  eterna  sua  lode. 

Dopo  la  vittoria  riportata  a  Colle,  i  fio- 
rentini aprirono  pratiche  pacifiche,  afììu- 
chè  i  guelfi  fuorusciti  fossero  ammessi  an- 
che in  Siena,  e  l'oltennero  nel  1  270.  Per 
tale  trattato  i  sanesi  pagarono  nel  1271 
al  vicario  del  re  in  Toscana  6000  oncie 
d'oro  per  ottenere  la  grazia  e  protezione 
di  Carlo  1,  a  condizione  che  a'fuoruscili 
ghibellini  non  si  restituissero  i  beni  senza 
suo  ordine.  A'  1 4  giugno  i  278  per  un  sin- 
daco i  sanesi  promisero  d'ubbidire  agli 
ordini  della  s.  Sede,  onde  ollemiere  ras- 
soluzione  dalle  censure  lanciale  da  Cle- 
mente IV  per  l'aiuto  dato  a  Corradino, 
e  rinnovate  da  Gregorio  X  per  non  aver 
voluto  riconoscere  Carlo  I  da  lui  nomi- 
nato, come  da  Clemente  IV,  vicario  impe- 
rialeiu  Toscana.  Ma  non  passò  gran  tem- 
po che  i  guelfi  riammessi  in  Siena,  poco 
o  nulla  curando  i  patti  della  pace  fra  le 
due  comuni  ristabilita,  istigali  dal  conte 
Monfort,  cacciarono  dalla  città  gli  anti- 
chi ghibellini.  Seiiouchè  nel  giugno  127 3 
per  opera  di  Gregorio  X,  mentre  egli  con 
quel  seguilo  che  narrai  alla  biografìa,  pas- 
sò per  Siena  e  Firenze  onde  recarsi  a  Lio- 
ne, i  ghibellini  furono  restituiti  alla  pa- 
tria e  posti  a  parte  delle  antiche  magistra- 
ture. Per  altro  pochi  giorni  dopo  la  par- 
lenza  del  Papa,  lultociò  ch'egli  pel  bene 
della  pace  fra  le  fazioni  aveafatto.fu  guasto 
e  rovesciato  in  guisa  che  i  ghibellini  do- 
vettero di  bel  nuovo  abbandonar  la  città, 
per  la  qual  cosaGregorio  Xfulnaioò  nuo- 
va scomunica  al  popolo  sanese.  Intanto 
gli  espulsi  ghibellini  raccoltisi  nella  ma- 
remma massetana  danneggiavano  i  paesi 
del  dominio  di  Siena,  laonde  i  reggitori 
della  repubblica  nel  i  276  colle  arasi  li  re- 
pressero, e  cominciarono  a  prender  parte 


SIE 

nel  regime  politico  di  Massa  per  assoq- 
gellarne  il  comuue:  nel  1277  Siena  rin 
uovo  le  capilolazioui  con  Grosseto,  e  nel 
I  280  la  pacecnnFirenze,a  mediazioiiedel 
legato  cardinal  FrangipaneOi'sini. Quan- 
tunque la  parte  guelia  e  la  più  popola- 
re  avesse  preso  il  sopravvento  in  Siena, 
la  signoria  venne  portata  al  numero  di 
I  5  governatori,  tutti  dell'ordine  popola- 
no; non  per  questo  gli  altri  ordini  della 
città,  né  i  glnbellini  di  corto  rientratisi 
erano  acquetati, e  lanlnessi  brigaronoche 
furono  espulsi  da  Siena  diversi  magnati  e 
altri  capi  ghibellini, per  aver  tentato  d'im- 
padronirsi del  governo.  Dopo  i  vesperi  di 
Sicilia,  avendo  gli  angioini  perduto  quel- 
l'isola, i  I  5  governatori  per  vedere  in  To- 
scana riaiiinoati  i  ghibellini,  dalle  loro  ma- 
snade fecero  assalire  e  disfare  i  castelli  del 
contadoasilode'ghibelliiii.  Finita  con  Te- 
lezione  in  re  de'  romani  di  Rodolfo  I  di 
A  bsburg  la  vacanza  dell'i  mpero,Mcolòl  1 1 
Papa  indusse  Carlo  I  a  lasciar  il  vicariato 
di  Toscana,  onde  quell'imperatore  rivesti 
del  titolo  di  suoi  vicari  quasi  tutte  le  si- 
gnorie delle  repubbliche  di  questa  parie 
d'Italia,  con  annuo  tributo  o  regalia  alla 
corte  aulica.  Si  convennea  nuove  paci  coi 
ghibellini  con  diverse  condizioni, e  prin- 
cipalmente colle  case  Salvani,  Guinigi, 
Consi  ghiliellini,  Tolomei,  Incontri,  For- 
tiguerri,  Piccolumini  guelfi,  per  cura  di 
ISicolò  111;  ma  per  sua  morte  nel  1280  i 
ghibellini  di  nuovo  furono  cacciati,  ed  il 
partito  preponderante  restrinse  al  nume- 
10  di  nove  i  i5  governatori,  chiamandoli 
Noi't  Difensori, e(ì  escludendovi  i  non  po- 
polani; inili  neh  288  »i  fecero  nuovi  statu- 
ti. Le  guerre  di  Sicilia  e  il  grave  danno 
palilo  dalle  truppe  sanesi  presso  la  Pia- 
ve al  Toppo  rianimarono  i  ghibellini,  ma 
la  loro  audacia  fu  compressa  e  fiaccata  agli 
1  I  giugno  I  28c)alla  battaglia  di  Campai- 
diuu  per  opera  de'  fiorentmi  e  sauesi  di 
parte  guelfa,  in  conseguenza  di  che  Siena 
s'impossessò  di  diverse  castella  nella  sua 
maremma.  A  rendere  più  >oleniic  questo 
triouto  cuncoisc  Curio  11  col  suo  ai  rivo 

\UÌ.    LWl. 


SIE  33 

in  Toscana,  splendidamente  ricevuto  efe- 
si cggiato  in  Siena  e  Firenze.  Avendo  Ur- 
bano IV  condannali  i  sanesi  al  pagamento 
d'8000  marche  d'argento  (40,000  lire), 
lìuniflicio  Vili  nel  1299  inviò  una  bolla 
al  podestà  e  ai  signori  Nove  per  transi- 
gere col  governo.  Frattanto  sorgeva  il  se- 
colo XIV,  che  può  dirsi  il  più  bel  secolo 
per  le  repubbliche  ecittà  toscane,  nel  qual 
periodo  fiorirono  Castruccio,  Arnolfo  da 
Colle,Giotto,  Dante,  tre  Villani,  Petrarca, 
Boccaccio,  Giovanni  e  Andrea  Pisani, ed 
i  sanesi  Simone  iMemmi  pittori,  e  Simone 
Tondi  che  forse  fu  ili.°a  darci  un'idea 
di  statistica  nella  relazione  del  dominio  sa- 
neseda  lui  perlustrato,  tralasciando  mol- 
tissimi altri  ingegni  tuscani  celebri.  Nel 
I  3o3  il  potente  magnateMusciattoFraa- 
zesi  accolse  nel  suocastello  di  Staggia  l'in- 
degno cav.  iVogarel  mìiiislro  di  Filip[)0 
i  V  re  di  Francia  {F'-\  accompagnato  da 
unascliieia  di  soldati, che  recatisi  mAna- 
gai  sacrilegamente  imprigionarono  e  vi- 
li|)esero  Bonifacio  Vili,  ludi  neli3o5  il 
francese  Clemente  V  stabilì  la  residenza 
papale  in  Francia  e  Avignone  {f.),  con 
tanto  danno  d'  Italia  lacerata  dalle  fa- 
zioni, le  quali  furono  assai  inasprite  nel 
i3i  I  dalla  venuta  dellimperalore  Enri- 
co VII  nemico  acerrimo  de'  guelfi.  Sie- 
na e  Firenze  furono  in  Toscana  le  due 
città  ch'ebbero  il  coraggio  di  chiudere  le 
porte  in  faccia  al  troppo  ghibellino  im- 
peratole, e  il  magistrato  de' Nove  tornò 
a  pubblicar  il  bando  d'esclusione  de'no- 
bili  dagli  ufììzi  pubblici.  Avendo  Enrico 
VII  iiiutilmeiile  assediato  Firenze,  mar- 
ciò verso  Siena,  ilando  il  guasto  a  liitle  le 
ville  subuibane;  ma  reduce  da'bagni  di 
Macereto  morì  in  Buoiiconvento,  e  così 
liberò  da  gravi  apprensioni  Siena  e  le  al- 
tie  repubbliche  guelfe  di  Toscana;  laon- 
de i  signori  Nove  inandaiuuo  l'oste  a  sog- 
giogare i  castelli  ue'quali  cransi  chiusi  i 
malcontenti  rivoltosi.  Ma  Siena,  al  pari 
della  rivale  Firenze,  avea  dentro  ilelle  po- 
tenti famiglie  ghibclliue,  per  cui  a' iti  a- 
gusto  1  3  1  j,giorno  destinato  alla  festa  del- 

3 


34  SI  E 

fa  gioslia  e  poi  della  corsa  nella  piazza  del 
Campo ,  riscontrandosi  i  Salinibeoi  coi 
guelfi  Toloni  ci,  si  affrontarono,  ferirono  e 
uccisero,siccliè  niellendosi  in  arme  tulio  il 
popolo  fu  un  parapiglia.  Arrestòalquanto 
le  ostilità  l'arrivo  del  principe  diTaranlo, 
fratello  di  Roberto  re  di  Sicilia  (quello 
dell'isola  ebbe  titolo  di  re  di  Trinacria) 
capoparte  guelfo;  ma  la  vittoria  riportata 
a'aq  ag(istoi3i5  dal  famoso  Uguccione 
della  Faggiuola  (di  cui  a  Lucca  e  altrove) 
sotto  Monte  Catini,  rianimò  i  ghibellini 
toscani,  sebbene  non  traessero  gran  pro- 
fitto da  sì  favore  volegiornata,eniiuia  città 
di  lega  guelfa, della  quale  era  allora  an- 
che Siena,  ne  restò  alterata:  se  il  vinci- 
tore e  gran  ghibellino  che  rinnovò  in  Val 
di  Nievole  la  sconfìtta  di  Moni'  Aperto, 
fosse  stalo  accorto  politico  come  si  mo- 
strò valente  neirarini,poleva'di venir  l'ar- 
l)ilro  di  Toscana,  ed  invece  fu  espulso  da 
Pisa  edaLuccaovedominava,il  che  riuscì 
di  sommo  conforto  a'governi  guelfi.  Pro- 
sperando in  Siena  le  cose  de' guelfi,  va- 
rie ih  miglie  nobili  lornaronoall'ubbidien- 
za  della  signoria,  sebbene  poi  rinnovaron- 
si  i  tuuìulti,  poco  prima  che  i  soldati  di 
lega  guelfa  ricevessero  in  Val  di  Nievole 
olirà  più  solenne  disfalla  all' Allopascio 
daCastruecioAntelminellisignorcdi  Luc- 
ca {y.),  il  capitano  e  politico  più  rino- 
mato di  sua  età.  Quindi  Siena  per  inler- 
posizioncdel  vescovo,  come  Firenze  a  ven- 
do riconosciuto  per  vicario  il  duca  di  Ca- 
labria figlio  di  re  Roberto,  a  sua  insinua- 
zione fecero  tregua  i  Salimbeni  co'Tolo- 
mei,  poi  pacificatisi.  Successivamente  fu 
preso  il  castello  di  INlonlemam,  espulsi  i 
mendichi  du  Siena,  ricevuta  la  dedizione 
di  Massa,enel  i  343  venneaiulataFirenze 
per  cacciar  il  duca  d'Alene;  prima  del 
qnal  tempo  e  nel  i  3 39  la  peste  bubonica 
fece  strage,  indi  fu  di  piìi  desolala  Siena 
co'suoi  borghi  dalla  pestilenza  del  1  348, 
e  talmente  micidiale  che  ascriva  subilo 
chi  n'era  colpito,  onde  il  cronista  senese 
e  contemporaneo  Angelo  di  Tura  affer- 
ma che  morirono  più  di  80,000  perso- 


SIE 

ne!!  Altro  scrittore  anonimo  riferisce,  che 
di  G5,ooo  bocche  che  allora  faceva  Sie- 
na,ne rimasero  I  5,ooo.  Intanto  menlreaf- 
fliggeva  la  carestia,  ebbe  luogo  una  nuova 
riforma  provocata  dal  popolo  minuto  per 
tacilo  consenso  di  Carlo  IV,  imperatore 
giunto  in  Siena  a'24  marzo  1 355,  sicché 
nel  dì  seguente  con  grandissimo  tumulto 
furono  cacciati  dal  palazzo  pubblico  i  si- 
gnori Nove,  in  luogo  de'quali  entrò  alla 
testa  del  governo  Ernesto  arcivescovo  di 
i*raga  col  titolo  di  vicario  imperiale,  as- 
sistito da  una  balìa  di  20  persone,!  2  citta- 
dini popolani  e  8  gentiluomini.  Questo 
cambiamento  di  governo  forse  fu  il  più  fa- 
tale alla  libertà  sanese,per  le  gravi  conse- 
guenze che  ne  derivarono;  ed  a'3  i  mar- 
zo i  20  detti  di  balìa  ordinarono  un  ma- 
gistrato di  i  2,  quattro  per  Terzo  o  rione, 
i  quali  con  piena  autorità  doveano  deci- 
dere gli  affari  di  stato  con  1'  assistenza  e 
voto  di  12  buoni  uomini  nobili, scelti  4  per 
Terzo,  che  costituirono  il  collegio  de' i  2 
gentiluomini.  Poscia  a'  1  7  aprile  fu  orga- 
nizzalo un  consiglio  generale  di  4oo  cit- 
tadini, de'quali  1  5o  nobili  e  25o  popola- 
ni, il  quale  consiglio  dovea cambiarsi  o- 
gni  6 mesi.  Così  sistemato  il  regime  rap- 
presentativo della  repubblica  di  Siena  , 
vi  fece  ritorno  Carlo  lV,che  in  Roma  era 
«lato  coronato,  e  trovando  la  città  invol- 
ta nelle  solite  discordie  fra  la  nobiltà  e  il 
popolo,  stabilì  suo  luogotenente  e  gover- 
natole supremo  di  Siena  il  patriarca  d'A- 
quileia  suo  parente,  e  riuscì  ad  ottenere 
che  la  balìa,  il  collegio  de' 12  e  il  consi- 
glio de'4oo  linunziasseroal  loro  uffizio. 
Non  essendo  facile  a  un  patiiarca  disar- 
malo poter  tenere  il  giogo  sui  collo  a'cit- 
ladini  fervidi  e  usali  a  sceglieie  i  magi- 
strali, dopo  la  partenza  di  Carlo  \\  in- 
sorse il  popolOjCoslrinse  nel  maggio  il  pa- 
triarca a  rinunziare  al  potere,  e  rimise  il 
collegio  de'Dodici,  a' quali  nel  luglio  fu 
aggiunto  per  capo  il  capitano  del  popolo, 
d'ordine  di  Carlo  IV  che  avea  ricupera- 
to il  dominio  sanese. Da  tale  capitano  na- 
zionale ed  eletto  ogni  due  mesi  dal  pò- 


SIE 
polo  dipendevano  i  capitani  delle  compa- 
gnie, ma  essendo  queste  divenute  prive 
di  valore,  si  presero  soldatesche  prezzo- 
late ed  estranee  di  venturieri,  che  tanto 
danno  recarono  all'Italia.  Siena  fu  uno 
de'primi  comuni  a  risentirne  i  dolorosi 
eCfetli,  allorché  la  repubblica  fu  messa  a 
discrezione  delia  numerosa  compagnia 
di  masnadieri  guidata  dal  fimiiieralo  fr. 
Morreale  cav.  provenzale,  le  cui  devasta- 
zioni, taglieggiamenti,  rapine  e  iniquità 
deplorai  in  tanti  articoli  e  a  Marca.  Cosi 
cominciò  a  spegnersi  nelle  città  ricche  e 
commerciali  la  virtìi  militare;  cos'i  le  re- 
pubbliche e  signorie  d'Italia  furono  mes- 
se a  disposizione  di  turbolenti  e  rapaci  sol  ■ 
datesche  a  piedi,  ed  a  cavallo  dette  bar- 
bute, le  quali  terribilmente  alterarono  la 
quiete  e  la  prosperità  de'popoli.  A  fr.. Mor- 
reale tenne  dietro  il  non  meno  infestocon- 
te  Landò  condoltiere  di  sfrenati  venturie- 
ri, che  i  Dodici  di  Siena  ebbero  la  debo- 
lezza ne\io5'j  di  chiamare  al  loro  soldo, 
insieme  con  altra  simile  compagnia  d'in- 
glesi nel  i363,  divenendo  cos'i  tributari 
di  prepotenti  e  insaziabili  ladroni:  una  di 
queste  compagnie  detta  del  Cappello,  co- 
mandata dal  conte  d'Urbino,  fu  cocnbat- 
tuta  in  Val  di  Chiana  dalle  genti  sanesi 
capitanate  dal  con  te  FrancescoOrsini. Pri- 
ma di  questo  tempo  e  nel  i358,  Siena 
sebbene  già  alleata  di  Perugia,  le  ruppe 
guerra  con  vantaggio  e  vittoria  de'  pe- 
rugini, che  come  indicai  nel  voi.  LII,  p. 
149,  vollero  ricordare  ne'nobili  portoni 
del  palazzo  del  comune,  per  cui  si  crede 
che  i  due  gravi  mensoloni  sostenenti  o- 
gnuno  un  Griflone  di  marmo  insegna  di 
Perugia,  i  quali  tengono  atterrati  trafo- 
ro artigli  un  animale  di  non  marcata  spe- 
cie, che  molti  dissero  lupa  e  stemma  sa- 
nese, altri  toro;  e  siccome  lo  stemma  sud- 
descritto  de'sanesi  si  componeva  del  leo- 
ne, pare  dunque  che  la  simbolicaallusio- 
ne  delle  sculture  voglia  esprimere  piut- 
tosto Perugia  in  atto  di  fiaccale  l'altrui 
potenza.  Di  sotto  vi  sono  pure  due  leoni 
eziandio  di  marmo^  ed  ivi  collocati  come 


SIE  35 

insegna  de'  guelfi,  ovvero  per  ricordare 
il  trionfo  riportato  su  Siena.  Per  mag- 
giore sciagura  in  questo  frattempo  anche 
il  popolo  sanese  si  divise  in  due  sette  o 
fazioni  cittadine,  cioè  de'Caneschi  favo- 
rita da'Tolomei,e  de  Grasselli  cheavea 
per  capi  i  Salirabeni;  e  la  signoria  de'Do- 
dici  artificiosamente  fomentava  ledivisio- 
ni  tra  famiglie,  ravvivando  le  antiche  di- 
scordie. Di  che  accortisi  i  nobili,  armata 
mano  cacciarono  i  Dodici  nel  settembre 
i368,  quindi  fu  ordinata  una  signoria  di 
i3  personaggi,  IO  de'quali  gentiluomini, 
e  3  dell'ordine  0  Monte  detto  de'Nove. 
Tosto  una  reazione  suscitata  dalla  plebe 
e  assistita  da'soldali  di  Carlo  IV  tornato 
in  Toscana,  formò  altra  signoria  di  Dodi- 
ci con  aggiungere  a'3  del  Monte  di  >'ove, 
5  popolani  e  4  geuliluomini;  repentine  e 
frequenti  mutazioni, che  vieppiù  minava- 
no la  libertà  sanese.  Pochi  giorni  dopo  ri- 
comparveCarlolV^coIl'imperatrice  inSie- 
na, e  costrinse  la  nuova  signoria  a  riscat- 
tar dai  fiorentini  la  corona  impegnata  per 
bisognodidenaro.NoneracompitoiI  i  368 
che  altra  sollevazione  riformò  il  magistra- 
to de  Dodici  portandolo  a  i  5,  con  un  con- 
siglio di  I  5o  che  costituì  poi  un  4-°Monte 
appellato  de' Riformatori.  Piitornato  nel 
1369  a  Siena  ancora  una  volta  Carlo  IV, 
e  per  sue  esigenze  indiscrete,  nella  rivo- 
luzione insorta,  la  furia  del  popolo  sba- 
ragliò la  sua  cavalleria  di  3ooo  uomini 
con  combattimento  di  7  ore,  e  l'impera- 
tore corse  pericolo  di  restarne  vittima;  as- 
sediato nel  palazzo  Salimbeni,  il  cardinal 
legato  di  Bologna  s'interpose  per  la  sua 
partenza, e  le  gravi  ingiurie  patite  furono 
rimesse  con  molti  denari,  così  essendo  uso 
quel  principe  a  ristorare  le  sue  vergogne. 
Gli  furono  dati  5ooo  fiorini  e  poi  altri 
I  5,000;  con  eflìcacia  si  adoperarono  per 
la  salvezza  di  Carlo  IV  anche  il  vescovo 
Azzolino  e  Malatesta  LJngaro.  I  tumulti 
cagionati  nel  territorio  da' fuorusciti  fu- 
rono tolti  con  permetterne  il  ritorno,  ed 
entrare  nelle  magistrature,  fuorché  nella 
signoria  e  nel  consiglio  generale.  In  que- 


3G  SI  E 

sto  pacifico  intervallo  il  comune  in  poco 
lempo  riciìperò  le  tene  e  castella  del  suo 
dominio;  di  tanto  in  tanto  non  mancan- 
do commozioni  cittadine,  e  riforme  go- 
vernative che  preparavano  la  morte  della 
repubblica.  Queste  frequenti  innovazioni 
rendevano  più  ardite  le  ricordate  e  altre 
compagnie  di  masnadieri,  cui  spesso  u- 
nivansi  i  fuorusciti,  per  cui  il  comune  piti 
volte  mediante  gravose  somme  dovè  del 
loro  appoggio  farsi  scudo  pregiudizievole, 
eliberare  il  contadodalsaccheggioedalie 
vessazioni.  Fra  i  ripetuti  tumulti,  uno  dei 
più  fatali  fu  quello  dell  384 contro  il  reg- 
gimento de'Riformntori  che  furono  esi- 
liati, e  con  essi  un  grandissimo  numero 
d'artigiani,  in  tutti  circa  4ooo  popolani, 
di  cui  appena  un  i  0.°  ripatriò  nella  pace; 
ondeMalavolli  alla  perdita  di  tanti  artefici 
attribuisce  se  non  la  i .',  al  certo  la  più  es- 
senziale decadenza  dell'  industrie  mani- 
fatturiere di  Siena.  Neh 384  «itornato  il 
magistralode'Riformatori, furono  ridotti 
aio  col  nome  di  Priori,  indi  nel  1  387  ac- 
cresciuto d'altro  individuo.  Per  la  ribel- 
lione di  IMonte  Pulciano,  e  la  depredazio- 
ne del  territorio  fatta  dalle  masnade  in- 
glesi d*Augut,altribuendosi  alle  mene  dei 
fiorentini,  Siena  fatalmente  cercò  appog- 
gio a  Gio.  Galeazzo  Visconti  signore  di 
ftliltiiio,  e  ne  derivi)  fìerissima  guerra  spe- 
cialmente in  Val  di  Chiana  neh  38g,acui 
si  aggiunse  furiosa  peste  e  lagiimevole ca- 
restia, che  indusse  i  fiorentini  e  i  saoesi 
a  dare  ascolto  alle  proposizioni  di  pace 
del  Papa  Bonifacio  IX;  ma  il  popolo  sa- 
nese  accecato  per  non  conoscere  le  fine  e 
dolose  arti  del  signor  di  Milano,  pel  suo 
odio  pe'fiorentini,a'quali  avrebbe  prefe- 
rito il  demonio,  antepose  alla  pace  la  sog- 
gezione milanese.  Fu  allora  che  Orlando 
IMalavolti  ealtri  guelfi,  vedendo  la  patria 
soggiacere  a  certa  schiavitù,  si  dierono  in 
accomandigia  a'fiorenlini.  La  guerra  de- 
solatrice,  la  penuria  e  i  contagi  voltaro- 
no gli  animi  ai  ragionamenti  paterni  di 
Bonifacio  IX,  calle  premure  del  doge  di 
Genova,e  segui  la  concordia  nel  1 392,  cod 


SIE 

l'espressa  condizione  che  il  Visconti  non 
dovesse  intromettersi  nelle  cose  politiche 
di  Toscana.  Esso  però  non  cessò  dagl'in- 
trighi, pose  io  sua  balìa  la  repubblica  di 
Pisaj  e  nel  1396  con  Siena  strinse  altra 
alleanza.  Siffatto  procedere  rinnovò  l'ini- 
micizia co' fiorentini,  le  prede  e  le  scor- 
reiiene'contadi  rispetti  vi,  e  fini  colla  pes- 
sima deliberazione  de'sanesi  di  sottomet» 
tere  la  loro  patria  al  Visconti  aglii  i di- 
cembre I  399,  indi  col  I  .°del  seguente  gen- 
naio il  conte  Guido  di  Modigliana  come 
luogotenente  del  duca  di  Milano  venne 
a  governare  Siena.  Per  sua  buona  ven- 
tura, di  Bologna,  di  Perugia  e  di  altri  do- 
mi nii  che  avea  recato  in  suo  potere,  Gio. 
Galeazzo  morì  a'3  settembre  1402;  ma  i 
sanesi  aspettarono  il  1 4o4  prima  di  licen- 
ziare il  luogotenente  per  tornare  a  reg- 
gersi in  libero comune,ed  a'G  aprile  si  pa- 
cificarono co'fiorentini,cedendo  loro  IMon- 
te Pulciano  e  ritenendo  Lucignano.  Per 
tal  guisa  non  soloSiena  ricuperò  la  libertà, 
ma  in  breve  riprese  le  terre  e  castella  ri- 
bellate 0  tolte  da'fiorentini.  Intanto  infu- 
riava il  gran  Scisma  (f  ■)  d'occidente  so- 
stenuto dall'antipapa  Benedetto  XIll,  il 
quale  simulando  di  estinguerlo,con  astu- 
zia invitò  per  un  abboccamento  a  Sa\'0' 
na  Papa  Gregorio  XII,  che  per  tale  ef- 
fetto [)artì  da  Roma  e  giunse  a  Siena  a'4 
settembre  1 4^7  con  1 2  cardinali  e  la  corte, 
ricevuto  con  molta  magnificenza  d'onore 
dulia  signoria  e  da  tutti  gli  ordini  de'mae- 
strati,  e  accompagnato  fino  al  palazzodei 
Squarcialupi  in  Postierla  poi  de'Pecci,  a 
taleelletto  addobbato,  e  destinato  per  sua 
abitazione.  IS'ella  solennità  della  Natività 
della  B.  Vergine  cantò  in  duomo  ponti- 
ficalmente la  messa.  A' 2  7  novembre  vi 
ricevè  un  ambasciatore  del  re  di  Francia 
in  compagnia  d'un  nunzio  dell'antipapa, 
i  quali  in  concistoro  richiesero  il  popolo 
di  Siena  ad  intromettersi  per  l'unione  e 
concordia  della  Chiesa.  Li  signori  lo  ri- 
ferirono  in  un  consiglio  di  86  eletti  citta- 
dini, e  perciò  il  Papa  domandando  ullref- 
tanto  furoDO  scelti  a  proporne  il  modo  G 


SIE 

cittadini.  Dipoi  Gregorio XII  nel  febbraio 
i4o8,secouJo  Veca, passo  in  Lucca (F.), 
prima  dicbiarando  le  ragioni  per  cui  non 
si  portava  più  a  Savona,  bramando  un 
luogo  più  sicuro.  Nel  luglio  Gregorio  XII 
acconipagnntoda  Scardinali  pai  lì  da  Luc- 
ca per  Ancona,  ma  essendo  slato  avvisato 
degli  agualicbegli  tendeva  il  cardinal  Co- 
scia legato  di  Bologna,  si  ritirò  a'  iq  in 
Siena,  ricevuto  cortesemente,  e  prese  al- 
loggio presso  gli  agostiniani.  A'aS  luglio 
acconsenl'i  di  fare  da  padrino  al  figlio  del 
re  di  Polonia,  ed  a'  1 5  agosto  nella  tnag- 
giorsolennilà  della  città  cantò  pontilical- 
niente  la  messa  con  incredibile  pompa. 
In  Siena  non  volle  ricevere  i  cardinali  Fi- 
largo  poi  Alessandro  V,  e  Panceiini  che 
in  nome  de'colleghi  ritirati  in  Pisa  pre- 
tendevano invitarloalcoriciliocbesi  pro- 
ponevano celebrare.  Gregorio  XII  invece 
privò  della  legazione  il  cardinal  Coscia,ed 
a'28  settembre  formò  un  processo  contro 
i  cardinali  ribelli  ch'eransi  recati  a  Pisa 
per  celebrare  un  concilio  contro  di  lui.  Di- 
morando il  Papa  in  Siena  a'ig  settem- 
bre (e  non  in  altre  epoche  come  vuole  Gi- 
gli) creò  cardinali  Cini, Bonito,  Barbadi- 
go  suo  nipote,  Bandinelli  lucchese,  Re- 
pinglon,  Craco"\v,  B.ivo,  Morosini,  e  il  b. 
Manzuoli  di  Pontremoli  e  vescovo  di  Fie- 
sole. Dopo  essersi  trattenuto  in  Siena  circa 
3  mesi,  nell'ottobre  Gregorio  Xll  si  por- 
tò in  Rii/iini  [f.)  da' suoi  amici  i  Mala- 
testa.  Intanto  l'ambizioso  re  di  Sicilia  La- 
dislao a  danno  de'fiorenlini  tentò  di  fare 
un  trattato  co'sanesi,  i  quali  in  tempo  da 
essi  avvisati  delle  regie  lusinghe,  prote- 
starono non  potere  senza  l'annuenza  dei 
fiorentini  loro  amici;  mentre  i  ministri  di 
Ladislao  tentavanodistornarela  fermez- 
za de'sanesij  il  re  con  numeroso  esercito 
era  entrato  nello  stato  fino  a  Buonconven- 
to,  ove  ordinò  che  si  corresse  Uno  alle  por- 
te di  Siena  esi  facesse  per  via  quanti  mag- 
giori danni  e  ruberie  si  potesse.  A  fron- 
te de'saccheggi  e  arsioni,  rabbiosamente 
coiìimessc  da' soldati,  i  sanesi  non  si  ri- 
mossero  dal  loro  proposito,  oudc  il  coui u- 


SIE  37 

ne  di  Firenze  si  mostrò  gratissimo,  perlai 
conlegno  avendo  potuto  salvare  la  sua  li- 
bertà, a  cui  attentava  Ladislao  nel  coa- 
cettodi  voler  dominare  l'Italia  tutta.  Per 
la  rovina  cagionata  alle  campagne  dal  re 
senza  poter  espugnare  una  terra,  beffan- 
dolo i  toscani  lo  proverbiarono  :  re  g«a- 
sta  grano,  ed  i  popoli  si  unirono  per  cac- 
ciarlo da  Toscana. 

A*  26  giugno  1409  il  concilio  di  Pisa 
elesse  Alessandro  V,  dopo  aver  deposto 
l'antipapa  e  il  legittimo  Gregorio  Xll, 
perciò  da  s.  Antonino  e  da  altri  chiamato 
conciliabolo.  Nel  fine  di  tal  mese  in  detta 
città  fu  concluso  un  trattato  col  cardinal 
Coscia  legalo,  i  fiorentini,  i  sanesi  e  al- 
tre comunità  per  difendci^si  da  Ladislao, 
il  quale  poi  nel  gennaio  i4'  '  con  buoni 
palli  si  pacificò  colle  repubbliche  di  Sie- 
na e  Firenze,  quando  già  il  cardinal  Co- 
scia col  nome  di  Giovanni  XXIIl  era  suc- 
ceduto ad  Alessandro  V  in  Bologna.  Da 
questa  città  volendo  Giovanni  XXIII  re- 
carsi in  Roma  e  difenderla  da  Ladislao  che 
volevaocouparla,  accompagnato  da  Luigi 
II  d'Angiò  pretendente  al  regno  di  Sici- 
lia, per  Firenze  passò  in  Siena,  e  giunse  in 
Roma  aglir  i  o  12  aprile.  Ad  onta  cheGio- 
vanni  XXI 11  riconoscesse  poi  Ladislao  in 
re  diSicilia, questi  nel  i4i3si  recòinRoma 
coll'esercito  e  l'espugnò  agli  8  giugno, co- 
stringendo alla  fuga  Papa  e  cardinali.  11 
Ferlone,  Fiaggi  de  Potile fìci,  dice  che  il 
Papa  da  Viterbo  si  ritirò  a  Siena,  e  dopo 
3  mesi  fu  ammesso  in  Firenze.  Riferisce 
Xovaes  cheGio  vanni  XXI II  ritornò  in  Sie- 
na a'22  giugno, e  mentre  vi  dimora  va, tro- 
vandosi in  bisogno  di  denaro,  die  al  co- 
mune in  vicariato  Radicofani  (f^-)  con 
annuo  censo  da  pagarsi  nella  vigilia  di  s. 
Pietro,  che  a  suo  tempo  ancora  soddisla- 
ceva  il  comune  anche  per  Camposervoli 
pure  della  s.  Sede,  col  tributo  ridotto  a 
scudi  29  e  bai.  4<J-  Poscia  il  Papa  tran- 
sitò a  Firenze.  Leggo  poi  nel  Pecci,  che 
Giovanni  XXIIl  con  bolla  spetlita  da  Ro- 
ma a' 2  7  marzo  I  4'  i  (non  pare  giusta  tale 
data,  pcrquaulo dissi  sull'ingresso  del  l'a- 


38  S I  E 

j){i  inRoma,cogli  storici  iomani)dirella  ad 
Antonio  Casini  vescovo  di  Siena  e  suo  te 
soliere,  gli  ordinò  di  trovar  denari  pe'bi- 
sogni  della  s.  Sede,  dovendo  p;igare  le  mi- 
lizie per  difesa  della  medesima,  dandogli 
facoltà  d'obbligaree  ipotecaregli  stati  del- 
la chiesa  romana.  Aggiunge,che  esiste  al- 
tra sua  bolla  de'i6  aprile  1 4  i  2, diretta  al 
medesimo  vescovo,  tesoriere  e  nunzio  a- 
pustolico,  colla  cpiale  concede  alla  repub- 
jjlica  di  Siena  la  terra  e  corte  di  Piadico- 
fani  con  titolo  di  vicarialo  enflleulico,  ov- 
vero feudo  nobile  e  onorifico,  col  mero 
e  misto  impero,  col  canone  e  responsioni 
di  censo  in  altra  stipulazioneda  stabilirsi; 
onde  il  Casini  convenne  coreggenti  della 
lepubbli  cai  M  di  verse  condizioni, fra  le  cjua- 
li  che  egli  come  nunzio  a  detto  nlFare  su- 
leuoen»ente  costituito, con  licenza  del  Pa- 
pa imponeva  una  colletta  a  tutti  i  chie- 
rici esenti  e  non  esenti  di  (jualnn(|ue  con- 
dizione della  città  e  stato  di  Siena,  e  in 
tutte  le  terre  raccomandate  ecensualidi 
detto  comune,  tianne  i  religiosi  mendi- 
canti; che  la  collctta  ascenda  a  i3oo  fio- 
rini d'oro,  la  qual  somma  si  debba  con 
vertireuel  pagamento  convenuto  e  dichia- 
rato di  6000  fiorini  d'oro  alla  camera  a- 
postolica,  e  che  detti  chierici  abbiano  la 
medesima  esenzione  e  franchigia  dal  co- 
mune di  Siena  che  già  aveauo  nel  tem- 
po dello  studio  generale,  pel  quale  psiga- 
vano  5oo  annui  fiorini  d'oro,  la  qual  fran- 
chigia duri  3  anni.  Dopo  che  Ladislao  oc- 
cupò Roma,  si  avanzò  coll'esercito  a  Pe- 
rugia come  in  atto  di  minacciare  a'sanesi 
e  a'fiorentini  nuova  guerra.  Allora  que- 
ste due  repubbliche  spedirono  ambascia- 
lori  al  re,  e  nel  campo  d'Asisi  a'22  giù- 
gnoi4i4  conclusero  unu  lega  di  Gannì 
a  difesa  reciproca. Colla  successiva  morte 
del  re,leduerepubblicherestarono  libere 
da  nuovi  pericoli,  e  nel  1 4  •  6  rinnovarono 
la  lega  del  i4o8.  Profittando  Siena  della 
pace  ingrandì  il  suo  dominio,  con  nuovi 
feudatari  nobili.  A  troncare  lo  scisma  si 
celebrò  il  concilio  di  Coslanza,in  cui  Gre- 
gorio XII  virtuosamente  rinunziò,  Gio- 


SIE 
vanni  XXIII  venne  deposto,  e  l'antipapa 
Benedetto  XIII  sconumicalo ,  quindi  fu 
eletto  Martino  V  che  ridonò  la  pace  alla 
Chiesa  e  all'afflitta  Italia.  Di  questo  me- 
morabile avvenimento  riparlerò  all'ar- 
ticolo Sinodo.  Nel  viaggio  che  fece  il  Pa- 
pa per  recarsi  in  Roma,  partendo  da  Fi- 
renze a'g  settembre  1420,  senza  entrare 
in  Siena  pel  timore  dell'epidemia,  fu  al- 
loggiato aCuna  7  miglia  dalla  cillà(ov'era 
stato  neh  386  ospitato  Urbano  VI  quan- 
do fu  a  Lucca),  da  Giacomo  Pecci  ricco 
cavaliere  sanese  che  gli  prestò 2  5,ooo  fio- 
rini d'oro,  colla  rocca  di  Spoleto  per  si- 
curezza. Essendosi  ordinalo  nella  sessione 
XLl  V  del  concilio  di  Costanza  a' 19  apri- 
le 1 4  i  H,  che  si  dovesse  celebrare  un  altro 
concilio  generale,  si  apri  in  Pavia  a'  22 
maggioo  giugno 1 423;  ma  assalita  da  pe- 
ricolosissima peste,  per  consenso  di  tutti 
i  prelati  e  de'Iegali  pontificii  fu  risoluto 
doversi  trasferire  a  Siena,  dov'era  abbon- 
danza di  viveri,  quiete  e  sanità.  A  questo 
edetto  mandarono  i  padri  un  tedesco  dot- 
tore in  legge  a  riferire  il  loro  desiderio, 
il  ({uale  con  somma  allegrezza  di  tutta  la 
città  fu  dal  magistrato  e  senato  ricevuto 
e  approvalo.  11  mandato  col  decreto  passò 
a  Roma  da  Martino  V  per  ottenerne  il 
consenso,  che  non  soloIodiè,ma  promise 
quanto  prima  di  passare  in  Siena.  Pei- am- 
basciatori i  sanesi  tutto  parteciparono  ai 
fiorenti  ni,  che  in  apparenza  ollrirono  qua- 
lunque soccorso,  ma  mossi  da  invidia  ce- 
latamente  o  per  procurare  di  condurre  il 
concilio  nella  loro  città,  fecero  sapere  ai 
Papa  che  in  Siena  eravi  peste  e  carestia. 
1  sanesi  avendo  ciò  penetrato  fecero  pub- 
blica mostra  di  vettovaglie,  e  spedirono 
a  Martino  V  ambasciatori,  che  in  nome 
pubblico  olTrirono  la  città  pel  concilio  e 
si  purgarono dallecalunnie  fiorentine.  Ar- 
rivati in  Siena  vescovi,  abbati  e  altri  pre- 
lati in  molto  numero,  a'2  1  di  luglio  si  ce- 
lebrò nel  duomo  solennemente  la  messa 
dello  Spirito  santo,  e  per  3  giorui  i  padri 
andarono  con  di  vota  processione  per  la 
città;  però  il  coucilio  sembra  che  incomiu- 


SIE 

classe  assai  più  tardi,  e  alcuni  dicono a'2 2 
agosto.  Tanta  fu  la  moltitudine  de'fore- 
stierijche  di  continuo  giungevanoda  tutte 
le  Provincie  cristiane,  che  i  cittadini  tal- 
volta dubitarono  che  bastasse  la  gran  co- 
pia de'  viveri  raccolti.  Gli  ambasciatori 
tornati  da  Roma  riferirono  che  il  Papa 
pureco'cardinali  voleva  intervenirvi,  per 
cui  giubilanti  i  sauesi  prepararono  Tabi- 
tazione  pel  Papa,  pe'  cardinali  e  per  la 
coite.  La  festa  dell'Assunta  fu  celebrata 
colla  massima  pompa,  ma  pel  caldo  ec- 
cessivo essendovi  afìiuenza  di  malattie,  si 
cominciò  a  dubitaredella  venuta  di  Mar- 
tino V.  Non  pertanto  ogni  giorno  arriva- 
vano arci  vescovi,  vescovi,aIjba(i,generaIi 
delle  religioni,  ambasciatori  de'  principi 
e  altri  signori,  chierici  e  laici,  e  l'arcive- 
scovo di  Colonia  reduce  da  Roma  assicurò 
che  il  Papa  in  setie(nbre  ci  sarebbe  ve- 
nuto. In  queste  liete  speranze  de'sauesi, 
fra'pre>identi  della  provincia  ci  presiden- 
ti pontifìcii  fuseminata  dinìdenza,che  ca- 
gionò dissensione  e  discordia,  poiché  Al- 
fonso V  re  d'Aragona,  nemico  del  Papa, 
per  non  aver  polnlo  conseguire  l'investi- 
tura del  regno  di  Sicilia,  con  arte  voleva 
sostenere  l'indegno  antipapa  Beneiletto 
XIII  che  vivea  in  Paniscola  [f-),  non 
risparn)iando  promesse  e  doni  per  guada- 
gnarsi i  pi  incipali  padri.  Conosciute  (jue- 
ste  trame  da  iMartino  V,  per  evitare  al- 
tre calamità  alla  Chiesa,  approvate  le  ce- 
lebrate sessioni,  pruilentementea'2G  feb- 
braio 1 424  sciolse  il  concilio, dicendo  es- 
sere troppo  piccolo  il  numero  de'prela- 
ti  per  un  concilio  generale,  pubblicando 
nello  slesso  tempo  altro  concilio  da  te- 
nersi a  Bdsilea  {f'.).  Ciò  dispiacque  a'sa- 
nesi  e  ne  procurarono  il  seguito  in  diversi 
modi.  Nate  nuove  incidenze,  per  l'am- 
biguità del  vescovo  di  Parigi,  Martino  V 
per  troncare  lediscordic  e  i  semi  d'un  nuo- 
vo scisma,  a' iJt  marzo  confermò  lo  scio- 
glimento, e  minacciò  scomunica  al  con- 
cilio se  non  si  fosse  dismesso.  A  tal  mo- 
nitorio i  sanesi  ubbidienti,  convennero  coi 
principali  prelati  acciò  si  tscgui>sc  il  \o- 


SIE 


39 


lere  del  Papa,  e  rimossero  le  guardie  che 
aveano  poste  alle  porte,  lasciando  libero 
il  passo,  e  cos^i  partirono  malcontenti  i  pre- 
lati e  molti  vescovi.  Tuttavia  molti  spa* 
gnuoli  e  francesi,  e  alcuni  italiani  resta- 
rono in  Siena  con  disegno  di  seguitare  il 
conciliOj  minacciando  che  vi  avrebbero 
portato  Benedetto  Xlll.  Allora  Martino 
V  inviò  a' sanesi  per  ambasciatore  Ma- 
latesta  signore  diPesaroaccompagnato  da 
molti  soldati, e  più  volteinconcistorodo- 
mandò  di  levarsi  la  materia  del  concilio. 
La  signoria  piegava  a)  volere  pontificio, 
ma  il  senato  ripugnava,  finché  di  propria 
autorità  fece  levare  tutto  l'apparato  con- 
ciliare, e  con  dispiacere  de'cittadini  e  fo- 
restieri tutti  partirono.  Nelle  sessioni  te- 
nute si  fece  un  decreto  contro  le  eresie 
conda  una  te  aCostanza, e  contro  tutti  quel- 
li che  dassero  aiuto  ai  wiclefisti  e  agli  us- 
siti. Con  altro  decreto  si  trattò  della  riu- 
nione de'greci  alla  chiesa  romana,  e  fu 
rimessa  a  tempo  più  favorevole, come  pu- 
re fu  rimessa  al  promulgato  concilio  di 
Basilea  la  riforma  del  clero  e  della  chiesa 
nel  suo  capo  e  nelle  sue  membra,  giusta 
il  progetto  fatto  nel  concilio  di  Costanza. 
Labbé,  Condì,  t.  12.  Dopo  la  pace  del 
1 428  tra  il  duca  di  Milano,  i  veneziani  e 
i  fiorentini,  di  questi  ultimi  entrò  in  dub- 
bio il  governo  sanese.sì  pel  lorocontegno 
che  per  gli  avvisi  del  celebre  Francesco 
Sforza;  di  che  fatti  accorti  i  fiorentini  che 
assediavano  Lucca,  prima  si  lagnarono 
che  quel  signore  Guinigi  avesse  preso  a 
soldoAntonioPetruccisanese, poi  doman- 
darono aiuto  come  alleati,  alla  quale  in» 
chiesta  risposero  i  reggitori  di  Siena,  che 
l'animo  loro  era  rivolto  alla  difesa  delle 
cose  proprie  senza  far  ingiuria  ad  altri. Nel 
143  I  divenuto  Papa  Eugenio  IV  già  ve- 
scovo di  Siena,  ivi  mandò  il  cardinal  Al- 
bergali per  esortare  i  magistrati  di  man- 
tenere il  [)opolo  in  pace  e  stare  amici  dei 
loro  vicini.  Scopertosi  poi  il  Papa  parti- 
giano de'fiorentini,  si  stleguarono  il  duca 
di  Milano  e  i  sanesi,  e  la  pace  si  perde 
allatto  in  Toscana  e  Loujbardia,  e  fin")  con 


4o  SIE 

rompersi  guerra  a' fiorentini.  A  dispetto 
di  questi  ì'  imperatore  Sigismondo  fu  a 
Siena  nel  luglio  i432,per  andare  in  Iloma 
a  ricevere  la  corona.  Dopo  varie  vicende 
guerresche  Ira' fiorentini  uniti  alla  lega 
guelfa,  e  il  duca  di  Milnno  co'suoi  alleati, 
si  venne  a  trattative  di  pace  quando  l'im- 
peratore nel  geimaio  1433  era  tornato  a 
Siena  :  uno  de'capiloli  lasciò  facoltà  a'sa- 
nesi  di  potere  intervenire  come  alleati  del 
duca,  a  condizione  di  ricevere  e  di  lesti- 
tuirelecose  reciprocamente  perdute  o  ac- 
(juistate,  e  clic  i  .-.uiesi,  nel  caso  che  per- 
tiògli  movessero  guerra  i  fiorentini,  non 
dovessero  cssereaiutati  dal  duca.  Termi- 
nati i  pericoli  esterni,  ribollirono  gl'in- 
terni, esiliandosi  gran  parte  de'cittadini 
dell'ordine  de'Dodici,  nel  timore  che  vo- 
lessero tentare  innovazioni.  Eugenio  IV 
dopo  aver  celebrato  il  concilio diFuenze, 
contro  quello  di  Basilea  divenuto  conci- 
liabolo, e  pacificatosi  colla  repubblica  di 
Siena,  vi  si  recòda  Fiienze,  donde  partì 
a'7010  marzo  1 443  accompagnalo  da  24 
cardinali,  ricevuto  con  ogni  onorificenza; 
prendendo  alloggio  nel  convento  di  s.  A- 
gostino,  vi  lestò  per  ben  6  mesi,  visitato 
da  diversi  principi  e  da  molti  andjascia- 
lori,e  fra'primi  nominerò  l'Orsini  gene- 
rale de'sanesi  e  signore  di  Piombi  iio,a  cui 
donò  la/iOJrtf/'oro(nel  144"^  dice  INovaes), 
il  marchese  di  IMantova,  il  conte  d'Urbi- 
no. A'  I  o  maggioessendovi  mortoli  b. car- 
dinal Albergati  nel  detto  convento,  il  Pa- 
pa dopo  averlo  sovente  visitalo  nella  sua 
malattia,  con  raro  esempio  assistè  a'suoi 
funerali  colla  corte,  dicendo  farlo  pel  con- 
cetto che  avea  della  sua  santità,  e  per  sua 
divozione  volle  la  pietradidue  libbre  che 
fu  cavata  dal  suo  cada  vere,  il  rpiale  fu  tra- 
sportato alla  ceilosa  di  Firenze  secondo 
la  disposizione  del  defunto.  Qui  Eugenio 
IV  a'26  giugno  fece  un  trattato  di  con- 
cordia e  di  lega  con  Alfonso  V  da  lui  rico- 
Bosciulo  re  di  Sicilia,  per  cui  da  Siena  gli 
spedì  labollad'investitura,eil  duca  diMi- 
lano  Filippo  M."  Visconti.  A'6  sellerabre 
andò  al  convento  di  s.  Leonardo,  che  po- 


SIE 
sto  in  mezzo  ad  una  folla  e  oscura  selva 
di  lecci  e  sovrastante  un  lago  poi  prosciu- 
gato, fu  detto  di  Leccelo  della  Selva  del 
Lago,  e  con  due  bolle  il  Papa  concesse 
molli  privilegi  a  tulio  l'ordine  agostinia- 
no :  questo  essendo  diviso  in  diverse  con- 
gregazioni, la  più  antica  fu  quella  di  Lec- 
celo quasi  5  miglia  da  Siena,f(jndala  verso 
il  1 386  dal  p.ToIomeodaVenezia,il  tjuale 
eletto  generale  dell'ordine  e  volendo  ri- 
stabilirvi la  regolare  osservanza,  scelse  a 
tal  fine  l'antico  convento  di  Leccelo,  e  vi 
elesse  un  vicario  generale  che  lo  gover- 
nasse cogli  altri,  che  unitisi  a  questo  for- 
marono una  congregazione,  la  quale  nel 
secolo  passatosi  componeva  di  12  conven- 
ti; quindi  questo  grandioso  di  s.  Leonar- 
do fu  soppresso  nel  1810,  ed  il  suo  locale 
venne  assegnato  al  seminario  vescovile  di 
Siena,  per  uso  di  villa,  e  per  di  lui  conto 
vi  furono  eseguiti  vari  ristauri.  I  religiosi 
agostiniani  vi  fiorirono  in  gran  numero 
per  dottrina  e  santità  di  vita,  e  vi  riceve- 
rono ancora  i  Papi  Gregorio  XII  zio  di 
Eugenio  IV,  nonché  Martino   V,  e  Pio 
li  con  6  cardinali.  A  ripararlo  dalie  in- 
cursioni de'fuoruscili,  e  dalle  compagnie 
di  n)asnade,  lo  circondarono  di  mura,  di 
torri  e  l'altre  fortificazioni.  Nel  distretto 
(li  Siena  e  diocesi  di  Grosseto,  fu  pur  ce- 
lebre il  con  vento  de' G  </g//e//;j/Vt  (  ^.).  Eu- 
genio IV  parf]  da  Siena  nello  stesso  me- 
se, ed  a' 28  riloinò  in  Roma.  Neli45i 
arrivarono  nella  città  {)er  diverso  cam- 
n)ino  l'imperatore  Federico  III,  ed  Eleo- 
nora di  Portogallo  destinala  sua  sposa  , 
la  cpiale  a'aS  o  24  febbraio  accompagna- 
ta da  Enea  Silvio  Piccolomini  vescovo  di 
Siena  che  ne  avea  concluso  il  matrimo- 
nio, da  molle  matrone  e  da  un  drappello 
di  donzelle,  fu  incontrata  da  Federico  III 
all'antiporto  di  Porta  Caroullia  con  no- 
jiilee  numeroso  corteggio,  laonde  per  me- 
moria ivi  in  una  colonna  ne  fu  posta  mar- 
morea iscrizione.  Di  là  in  mezzoalla  plau- 
denle  popolazione,  l'atigusla  coppia  lece 
solenMÌssin>a  entrata  nella  città,  da  dove  i 
reggitori  seguendo  l'esoinpio  del  pratica  - 


SIE 

to  con  Sigismondo  (forse  per  evitare  la 
rinnovazione  del  serio  tranibuslo  incon- 
trato da  suo  padre  Carlo  IV),  avcnnocon- 
finalo  in  ptecedenza  lungi  da  Siena  tutte 
le  persone  atte  a  portar  l'armi  dell'ordine 
de'gentiluouiini  e  di  quello  de'Dodici.  Il 
\escovo  Piccoloniini  congiinise  in  matri- 
monio Eleonora  con  Federico  III,  il  qua- 
le in  Siena  prestò  il  giuramento  di  fedeltà 
al  Papa  Nicolò  V,  secondo  il  costume  de- 
gl'imperatori prima  del  loro  ingresso  nello 
slaloecclesiaslico,e  ricordatogli  dal Pa[ta  a 
niezzo  de'due cardinali  legati  elicgli  man- 
dò in  Firenze  per  accompagnarlo  in  llo- 
nia.  Sebbene  i  sanesi  aveano  promesso  ai 
fiorentini  di  non  far  lega  con  Alfonso  V, 
scoppiata  tra  loro  la  guerra  ,  il  coniune 
dovè  somministrare  i  viveri  e  permettere 
il  passaggio  pel  territorio  all'esercito  re- 
gio neli4'J2-  Tutta  volta  Siena  neh  453 
si  collegò  col  re,  ma  nel  1434  ficcetlò  la 
pace  o  tregua  di  Lodi,  ad  onta  di  sue  ri- 
mosli'oiize,  cessò  d'offendere  i  fiorentini, 
e  intimò  al  duca  di  Calabria  figlio  del  re, 
che  se  continuava  a  slare  nel  territorio  del- 
la repubblica  non  dasse  molestia  a  quello 
de'lìnrentini.  Conquesti  nel  14^17  si  fece 
lega  difensiva  conlroJacopoPicciniuo, die 
fattosi  capo  di  masnade  e  vago  di  prede 
mosse  guerra  a'sanesi;  dopo  essere  riu- 
sciti inutili  i  maneggi  e  tentativi  di  ribel- 
lione procurali  contro  la  patria  da  An- 
tonio l'etrucci  e  da  Ghino  Bellanli,  po- 
tenti sanesi  che  volevano  ridurla  al  do- 
minio d'Alfonso  VjPelrucci  fu  dichiaralo 
ribelle  e  traditore  della  pallia,  confiscati 
i  beni  e  diroccala  la  sua  fortezza  di  Pe- 
rignano:  ad  altri  congiurali  fu  troncalo 
il  capo,  altri  fuiono  confinati,  altri  mu- 
tilati. In  conseguenza  di  ciò  furono  rin- 
novati i  bossoli  degli  uflizi,  riempiendoli 
de'nomi  di  nomini  desiderosi  della  «piie- 
te  cdella  conservazione  dell.i  libertà  e  del- 
lo slato.  Siena  nel  1  4^<^  fo  rallegrala  dal- 
l'elevazione al  pontificato  del  suo  concit- 
tadino e  già  vescovo  Piccolouiinichepre-.e 
il  nome  di  Pio  il,  e  per  segno  d'esultan- 
za riabilitò  ad  essere  del  supremo  ma^^i- 


SIE  4f 

strato  le  famigliePiccolominieTedeschini, 
nella  quale  era  entrata  la  sorella  del  Pa- 
pa. Le  due  famiglie  già  ascritte  all'ordi- 
ne de'genliluomiiii  e  come  tali  espulse  da 
Siena,  il  padre  di  Pio  11  erasi  stabilito  in 
una  sua  possessione  di  Corsignano  che  da 
Pio  II  fu  chiamata  Pieiizn[f^.)e  fatta  se- 
de vescovile.  Uno  de'maggiori  desideri! 
del  Papa  essendo  quello  di  riabilitare  al 
diritto  delle  magistrature  tutto  l'ordine 
de'gentiluomini,ed  il  comune  riflettendo 
che  i  nobili,  naturalmente  superbi,  non  a- 
vrebbero  potuto  mantenere  le  (jualità  ci- 
vili in  comune  cogli  altri  cittadini  a  be- 
nefìzio dell'universale,  abilitò  l'ordinedei 
gentiluomini  al  magistrato  con  alcune  re- 
stiizioni, benefizio  die  loro  cessò  col  la  mor- 
te ilei  Papa.  Forse  per  l'ottenuto  da  Pio 
11,  fece  dire  inesattamenleal  Platina  nella 
sua  /  ila,  che  sedate  le  dissensioni  in  Sie- 
na ricostituì  la  repubblica  in  potere  dei 
nobili.  Avendo  Pio  II  volto  tutta  l'Italia 
al  lodevole  progetto  di  riparare  alla  cie- 
scenle  potenza  de'turchi,  convocò  il  con- 
gresso di  Alanlova  (F.)  ,  a'  11  gennaio 
1439  parfi  da  Roma  per  presiederlo,  ed 
in  Corsignano  celebrò  la  festa  della  cat- 
tedra di  s.  Pietro  in  Antiochia;  indi  passò 
in  Siena  a'240  25  ftrbbraio,  ricevuto  con 
somme  dimostrazioni  di  letizia,  l'eresse 
in  arcivescovato,  e  nella  IV  domenica  di 
quaresima  con  solenne  omelia  bened'i  nel 
duomo  la  Rosa  d'oio  (/'.)  e  la  donò  al 
senato  sanese,  e  formalmente  fu  portala 
al  palazzo  pubblico  dai  cardinali.  I  n  Siena 
Pio  il  ricevè  gli  ambasciatori  dell'impe- 
latore,  e  di  altri  7  mon-irchi  e  |)rincipi, 
ed  a'2  3  aprile  parli  per  Firenze.  Nel  con- 
giesso  di  Mantova  i  sanesi  e  i  fiorentini 
pure  promisero  i  loro  soccorsi  per  la  sa- 
gra guerra,  e  nel  ritorno  Pio  li  nel  de- 
clinar di  gennaio  I  4^0  rientrò  in  Siena, 
dove  a'?,  febbraio  beiiedi  edi>lribn"i  nella 
metropolitana  lecanilelealsenaloe  clero, 
e  vi  si  tralleniie  lino  a'  1  o  settembre  per 
premiere  i  l)agiii  di  ÌNIiceieto  e  di  Peti  io- 
Io,  dii'cpiali  si  restituì  a  Siena.  Ivi  accol- 
se gli  ainbasciulori  che  iiuti  erano  giunti 


4^  S I  E 

in  tempo  mI  congresso  di  Mantova,  ed  a'5 
marzo  fece  lai/  promozione  de'segiienti 
caidinali:  Angelo Capranica,  BernardoE- 
ruli,  Nicolò  Fortiguerri  parentedella  ma- 
dre, Brocardo  Veisbriach  che  riservò  in 
petto,  Alessandro  Oliva,  e  il  nipote  Fran- 
cesco Todeschini  i  ."arcivescovo  della  co- 
mune patria,  poi  Pio  HI.  Inlìotna  il  Papa 
canonizzò  s.  Caterina  da  Siena,  indi  per 
la  peste  ne  parù  nel  1462,  e  fu  anche  a 
Corsignano  ed  in  Siena  ;  vi  ritornò  nel 
i4(^4  P*-''"  prendervi  i  bagni  di  Petriolo, 
e  trovandosi  in  Siena  a'6  maggio  con  so- 
lennissima  pompa  donò  alla  signoria,  che 
lo  collocò  nella  cattedrale,  il  braccio  de- 
stro di  s.  Gio.  Battista,  ricevuto  in  dono 
dal  fratello  di  Costantino  XII  Paleologo 
ul timo  ini  pera toregreco,al  quale  il  comu- 
ne di  Siena  die  in  quest'occasione  10,000 
fiorini  d'oro  di  camera.  Inoltre  il  comu- 
ne ospitò  nel  palazzo  de'Diavoli  fuori  di 
porta  Cainidlia  la  vedova  dell'imperato- 
re ucciso  da'turchi  nella  presa  di  Costan- 
tinopoli, e  vi  fu  scolpito  P<t/^^'»wj  Tur- 
carum.  Dopo  la  morte  di  Pio  II  (nel  par- 
lare della  seiie  de'  vescovi  e  arcivescovi 
di  Siena,  dicendo  delle  bolle  da  lui  ema- 
nate in  Siena,  si  può  apprendere  l'epo- 
che in  cui  vi  dimorò),  in  Roma  fu  mos- 
sa persecuzione  a'suoi  famigliari,  e  gene- 
ralmente al  nome  sanese  :  al  dire  di  Gi- 
gli,i  sanesi  non  corrisposero  proporziona- 
tamente a' benefizi  di  Pio  II,  tuttavia  so- 
leva ripetere:  Senensibiiseliam  inviiis  be- 
ìufacìendtim.    Altre  notizie  di  lui  e  del 
Papa  nipote, eriguardantieziandio  la  pa- 
tria e  la  Piccoloinini famiglia ,  in  questo 
articolo  e  nelle  loro  biogralìe  le  riportai. 
Stette  Siena  per  qualche  anno  quieta 
dalle  sedizioni  interne  e  dalle  guerre  e- 
sterne;  ma  accaduta  inFirenzela  congiura 
de'Pazzi  contro  la  potente  {i\a\\2)\al\lt(lici 
(/'.). SislolV(nella  cui  biografia  difesi  dal- 
la taccia  di  complicità)  per  guerreggiare  i 
fiorentini  fece  lega  col  re  di  Napoli,  e  coi 
sanesi  e  genovesi,  il  che  ridusse  i  fiorenti- 
ni in  critica  posizione,  e  ad  implorare  pie- 
tà dal  re,  e  alla  pace  e  lega  del  14^0  ra- 


SIE 

tificate  da  Siena.  Terminate  le  turbolen- 
ze di  fuori,  si  ridestarono  quelle  di  dea- 
tro di  riforma  e  io  favore  de'ribelli  e  fuo- 
rusciti della  congiura  Petrucci,i  quali  con 
armati  eziandio  del  duca  di  Calabria  en- 
trati in  palazzo  foimarono  una  nuova  si- 
gnoria e  un  consiglio  del  popolo  a  scelta 
de'rivoltosi.  Sotto  questo  reggimento  po- 
litico avvennero  in  Siena  dentro  breve 
periodo  numerose  alterazioni  governuti- 
ve  e  cittadine  saii"uinose  rivolte  che  su- 

o 

rebbe  noioso  ripetere,  descritteda  Mala- 
volti,  che  asserisce  aver  perciò  molti  cit- 
tadini cercato  tranquillità  e  sicurezza  fuo- 
ri della  patria  ,  tiranneggiata  principal- 
mente dal  ritornato  Pandolfo  Petrucci  il 
yii^^«//«co,comegran  politico  e  uomo  di 
stato,  e  sostenitore  della  parte  popolare. 
Nel  declinar  deli 494  passò  pel  territo- 
rio Carlo  Vili  re  di  Francia  per  la  con- 
quista del  regno  di  Napoli,  onde  si  richia- 
marono i  fuorusciti  e  nuove  cotnnjozioni 
ebbero  luogo,  fomentale  segretamente  da 
Pandolfoorganoeparteprincipaledelgo- 
verno,  il  quale  pe  'dispareri  col  suocero 
Nicolò  Borghesi  lo  fece  ammazzare  a' 19 
luglio  I  5oo.  Tolto  questo  ardilo  emulo 
che  nealtraversavai  disegni,  l'astuto  Pan- 
dolfo seppe  confermarsi  ogni  di  più  nella 
sua  tirannide.  Mentre  Cesare  Borgia  figlio 
d'AlessandroVI,celebreper  perfìdia  e  am- 
bizione, andava  usurpandogli  stali  altrui, 
per  impossessarsi  del  sanese  meditò  l'uc- 
cisione di  Pandolfo,  il  quale  a  premunir- 
si dalle  masnade  di  sì  potente  nemico  che 
invadeva  le  Marche,  la  Boniagna  e  la  To- 
scana, condusse  al  servizio  di  Siena  il  ca- 
pitano Gio.  Paolo  Baglioni  di  Perugia, 
collegando  insieme  le  due  città.  Quindi  poi 
maneggi  politici  di  Pandolfo,  il  governo 
sanese  fece  lega  con  Borgia,  aiutò  con  de- 
nari i  pisani  assediati  da'llorentini,  e  for- 
nì soldati  e  altri  soccorsi  agli  aretini  ri- 
bellatisi a  Firenze,  peroni  Pandolfo  fu  tac- 
ciato di  promotore  delle  municipali  tur- 
bolenze di  Toscana.  Avanzandosi  Borgia 
con  inmiensi  danni  a  Siena,  e  ponendo  in 
pericolo  la  città  e  Pandolfo  the  vi  domi- 


SIE 

nava,  a  sua  istanza  dovè  co'suoi  allenta- 
nni'sene  nel  genna  io  i  5o2  e  licenziar  Ba- 
gliuni.  Con  sicnul;izioiie,  di  ciò  Borgia  si 
congratulò  con  Siena  uscita  di  scliiavilù, 
l'invitò  a  dichiarar  Pandolfo  e  i  suoi  a- 
derenti peipetui  fuoruscili, e  le  ofi'rì  il  suo 
appoggio.  Mentre  Alessandro  VI  collesue 
miliziedi  persona  tulseagliAppianiPiom- 
Lino,  ivi  chiamò  Pandolfo  perdar  Siena 
al  figlio  e  a  lui  Fionihiiio,  ma  il  sagace 
Pandolfo  con  pretesti  d'infermila  non  a- 
vendo  ubbidito,  Borgia  venne  alla  narra- 
ta determinazione.  Il  Papa  fu  a  I\Iassa  ai 
5  marzo  e  vi  si  iraUenne  per  alcuni  gior- 
ni, trattato  a  spese  de'sanesi.  Intanto  Sie- 
na era  governata  dagli  amici  di  Pandol- 
fo, che  a'^c)  marzoi5o3e  per  la  [)rote- 
zione  (Il  Luigi  XII  re  di  Francia  con  pub- 
blico decreto  fu  richiiimato,  e  ritornan- 
do al  potere  continuò  a  esercitarlo  con 
senno  e  rallinala  arte,  dimostrandosi  ge- 
neroso, benefico  cogli  artisti,  amico  de'Iet- 
terati,  e  serbando  al  popolo  un'ombra  del- 
l'antica sua  libertà.  iXeiragostocolia  mor- 
te d'Alessandro  VI  la  repubblica  sanese 
respirò,  e  Pandolfo  potè  dominarla  con 
pili  sicurezza;  e  si  narra  che  il  successore 
Pio  III  Piccolomini.già  pastore  di  Siena, 
ebbe  soli  26  giorni  di  pontificato,  pel  ve- 
leno posto  in  una  sua  piaga  per  commis- 
sione di  Pandolfo  e  a  suggestione  ilei  suo 
consigliere  e  segretario  Antonio  di  Vena- 
fro,  perchè  il  Papa  guardava  con  occhio 
bieco  l'usurpazione  del  tiranno,  le  mac- 
chine e  la  malizia  d'Antonio.  Dipoi  Pan- 
dolfodiè  nuova  forma  a'tribnnali  econva- 
lidò  maggiormente  il  suo  dominio  ([uan- 
do  nel  1  jo5  a  nome  della  repubblica  fece 
lega  con  Giulio  li,  prorogando  quella  già 
fatta  co'fiorentini,  i  due  più  potenti  e  te- 
mibili vicini  dellostatosanese.Sotto  ildo- 
niinioili  Pandolfo  la  lepubblica  acrpiistò 
in  affitto  perpetuo  i  dotninii  che  l'abba- 
zia delle  Tre  /'O/J^rt/ic  possedeva  nell'Or- 
belellano  ;  e  Pandoliu  con  questi  e  altri 
acquisii  favoriva  i  suoi  aderenti  [)er  te- 
nerli vicppiìi  obbligati  n  manteneilo  in 
seggio.  INel  i5uc)  appena  caduta  l'i^j  in 


SIE  43 

mono  (le'florentini,que»ti  inviarono  aSie- 
na  il  famoso  Nicolò  Macchiavelli  segre- 
tario del  loro  gonfaloniere  perpetuo  Pier 
Soderini,  per  disdire  la  tregua  tra  le  due 
repubbliche  e  riavere  Monte  Pulciano. 
S'  interpose  Giulio  11,  nel  dubbio  che  i 
francesi  amici  de'fiorentini  non  penetras- 
sero in  Toscana,  e  nel  i5i  1  fu  stabilita 
la  lega  fra  le  due  comuni,  restituendo  i 
sanesi  Monte  Pulciano,  sebbene  fossero 
collegati  con  Ferdinando  \  redi  Spagna. 
Si  oppose  Pandolfo  a  romper  guerra  ai 
fiorentini,  inimicati  col  Papa  pelconcilia- 
bolo  che  permettevano  a  Pisa  (/^),  con 
che  restò  in  pace  Toscana,  e  la  sua  morte 
accaduta  a'2  t  maggioi  5  1  2  non  alterò  il 
governo  sanese  retto  dal  magistrato  di  Ba- 
lìa,essendostalo  rim[)i:izzatoal  padieDor- 
ghese  Petrucci  suo  figlio  maggiore.  Una 
delle  ultime  operazioni  politiche  di  Giu- 
lio II,  come  narra  Reposali,  Della  zecca 
di  Gubbio  t.  2,  p.  44»  ^^  quella  di  aver 
segretamente  comprato  dall'imperatore 
Massimiliano  I  per  80,000  ducati  d  oro 
i  diritti  sovrani  sulla  città  di  Siena,  con 
la  mira  di  darla  al  nipote  Francesco  M.^ 
I  della  Rovere  duca  d'Urbino;  ma  il  Pa- 
pa dopo  alcuni  giorni  morì,  .-appena  i  sa- 
nesi ciòseppero  s'inasprirono  per  avergià 
dato  all'imperatore  grosse  somme,  e  ri- 
messo in  Firenze  i  figli  dell'esiliato  Pie- 
tro de  .Medici,  caccianiloneSoderini.  Leo- 
ne X  Medici  che  nel  i  5 1  3  salì  al  papato, 
sebbenesi  dichiarò  proteltoredella  repub- 
blica sanese,  pure  i  suoi  reggitori  non  fu- 
rono lasciati  tranquilli  dalle  trame  de'fuo- 
riisciti.E  perchè  Borghese  Petrucci,  suc- 
cessore della  grandezza  e  non  della  pru- 
dente politica  del  padre,  non  mostrava 
gran  perizia  nell'arte  di  governare,  il  Pa- 
pa volle  giovarsi  del  di  lui  cugino  e  suo 
antico  amico  w^.^  Ralfaele  Petrucci  ca- 
stellano di  Castel  s.  Angelo  e  vescovo  di 
Grosseto,  per  inviarlo  nel  marzoi  5i  5  a 
Siena  con  buon  numero  di  fanti  e  cavalli 
sotto  il  comando  di  Vitelli,  lusingati  am- 
bedue da'fuorusciti  e  da  molti  sanesi  ne- 
mici di  Borghese,  i  quali  prometlevano  a 


44  s  I E 

Leone  X  che  il  prelato  sarebbe  slato  ben 
accolto  da  tutta  la  città  per  capo  del  go- 
\ernoin  luogo  del  cugino.  Uno  de'piiini 
passi  diretti  a  ottener  l'intento  fu  quello 
di  far  partire  da  Siena  il  fido  e  accolto 
consiglierede'Petrucci  Antonio  da  Vena- 
iVo pei' staccarlo daBorghese;  il  cpialesen- 
tendo  avvicinarsi  suo  cugino,  abbando- 
nando lutto  partì  agli  8  marzo  per  Napoli 
col  fratello  minore  Fabio.  Non  era  appe- 
na a'  I  2  marzo  entrato  in  Siena  il  prelato, 
che  convocato  il  consiglio  generale,  creò 
una  nuova  Balìa  di  90  individui,  3o  per 
Monte,  da  durare  3  anni  colla  medesima 
autorità  dellaBalìa  passata;  quindi  fu  con- 
lìnatoedichiaratoribellcBorghesecolfra* 
telloFabio,e  rinnovata  la  lega  Ira  laChie- 
sa  e  la  repubblica  sanese ,  includendovi 
Lorenzo  de  Medici  nipote  del  Papa,  che 
questi  tosto  fece  duca  d'Urbino,  spoglian- 
done Francesco  M.'  I.  Che  se  tanta  feli- 
cità fu  in  gran  parte  frenata  dalla  morte 
di  Giuliano  fratello  di  Leone  X,  essa  però 
non  impedì  il  progetto  del  Papa  di  fareu- 
110  sialo  al  nipote  Lorenzo,  che  per  poco 
godè.  Alle  biografie  di  Leone Xy  ede'car- 
dinali  Alfonso  e  Ralfaele  Petriicci,  narrai 
che  Giulio  li  creò  cardinale  Alfonso  figlio 
di  Pandolfoed'Aurelia  Borghese,  e  Leo- 
ne XRa(lliele,col  mezzo  del  quale  avendo 
tolto  il  dominio  diSiena  al  fratello  del  car- 
dinal Alfonso, questi  a  faccia  scoperta  per 
vendetta  cospirò  alla  vita  del  Papa,  e  non 
essendogli  riuscito  tenlò  avvelenarlo  pel 
chinu'go  Ballista  già  del  iiatello  Borghe- 
se e  che  allora  medicava  a  Leone  X  una 
fìstola.  Scoperta  la  tremenda  congiura,  il 
cardinal  Alfonso  fu  decapitato,  e  squar- 
tati Battista  e  Nini  segretario  d'  Alfonso, 
oltre  la  severa  punizione  d'altri  4  ♦^''"'di- 
na li  consapevoli  della  congiura, nel  la  qua- 
le  avea  preso  parte  l'irato  Francesco  M."" 
I,  anch' e.sso  spogliato  de'  suoi  stali.  Al- 
lo sdegno  del  Roveresco  si  congiunsero  i 
malcontenti  Matatesta,  Baglioni  e  i  fio- 
rentini; lutto  restò  assopito  dalla  morte 
del  duca  Lorenzo,  edal  ricuperoclieFran- 
tcsco  M.'  I  lece  dc'suoi  doiuinii  colle  pio- 


SIE 
prie  armi,  contribuendo  perchè  Baglioni 
riprendesse  Perugia.  Di  più  il  duca  d'Ur- 
bino mosse  le  armi  verso  Siena  che  segui- 
tava a  dipendere  dai  Medici,accompagna- 
to  da  mw.r  Lattanzio  Petrucci  che  Leone 
X  avea  privato  del  vescovato  di  Soana,  e 
già  taglieggiava  il  contado  quando  morì 
Leone  X  e  gli  successe  Adriano  VI,  e  qua- 
si contemporaneamente  inBibbiano  ter- 
minò di  vi  vere  il  cardinal  Raffaele  Petruc- 
ci, oltraggiato  nel  cadavere  pel  suo  altie- 
ro governo.  In  tale  circostanza  il  cardinal 
Giulio  de  Medici  cugino  di  Leone X  e  poi 
Clemente  V 1 1  .accordatosi  co'fìorentini  al- 
lora a  lui  ligi,  fece  avvicinare  a  Siena  mol- 
te truppe,  e  la  liberò  dal  grave  pericolo  di 
esser  preda  del  duca,  che  poi  fu  pacifica- 
to. In  questo  tempo  si  ridestarono  le  .san- 
guinose garesul  primato  d'Italia  tra  l'im- 
peratore e  Francia,  nelle  persone  del  pos- 
sente Carlo  V  e  nel  suo  degno  competi- 
toreilre  Francesco  I,  ed  a' 18  novembre 
i52  3  fu  eletto  Clemente  VII.  Parendo  a 
questi  difficile  mutar  coU'armi  lo  stato  sa- 
nesCj  sul  quale  avea  preso  molta  autori- 
tà Francesco  Petrucci  nipote  del  cardinal 
Alfonso,  egli  ricorso  all'industria  col  chia- 
mare a  Roma  Francesco,  e  trattenendolo 
con  buone  parole,  gli  sostituì  a'26  dicem- 
bre nel  magistrato  di  Babà  quel  Fabio  an- 
dato a  Napoli  e  figlio  minore  di  Paudol- 
fo,  ma  senza  i  di  lui  talenti  e  acume,  on- 
de presto  dovè  rifuggire  dalla  patria  per 
opera  di  quelli  dell'ordine  de'  Nove  che 
l'a  veano  richiamalo. La  sua  partenza  sem- 
brò a'sanesi  un  ritorno  a  libertà,  ma  cad- 
dero in  un  male  peggiore  con  aderire  al- 
l'accorto Clemente  VII,  il  quale  profittò 
del  passaggio  per  Siena  de'francesi  per  far 
cambiare  il  governo,  con  nuovo  e  unico 
IMonle  de'uobili  e  reggenti  e  con  altra  Ba- 
lìa nel  gennaio  i  5^5,  che  poi  fu  ristretta 
in  16  cittadini  per  soddisfare  il  Papa.  Per 
la  gian  battaglia  di  P(^ri'ja(/^'.)  e  prigio- 
nia di  Francesco  I,  tutti  i  governi  d'Ita- 
lia divennero  servi  del  vincitore  Carlo  V 
imperatore  e  re  di  Spagna,  dal  quale  bi- 
sognò che  si  redimessero  u  forza  di  deua- 


SIE 

ro.  Ma  i  popolani  prendendo  animo  con- 
tro il  governolorodalodaCleniente VIF, 
fieramente  insorsero  ,  trucidarono  Ales- 
sandro Bichi  che  primeggiavajC  riforma- 
rono la  città  a  regime  popolare  nemico 
del  Papa  e  piuttosto  aderente  all'impera- 
tore che  lasciò  fare.  Irritato  Clemente  VII 
mandòle  sue  milizie  unite  alle  fiorentine 
per  sottomettere  Siena,  e  mosse  l'ammi- 
raglio Andrea  Doria  ad  assalire  con  arma- 
ta navale  i  porti  della  Maremma:  resero 
fallaci  gli  sforzi  pontificii  qirelli  de'sanesi 
infiammati  da  fervido  amor  patrio,  e  dal 
caidinal  arcivescovo  Piccolomini  a  ricor- 
rere air  aiuto  della  B.  ^'ergine  antica  e 
particolare  protettrice  di  Siena  ;  e  tulli 
prendendo  le  armi  con  breve  e  sangui- 
nosa battaglia  fugarono  il  nemico,  che  la- 
sciò il  bagaglio  e  le  artiglierie,  non  senza 
prodigio  tlivino.  Ciò  accadde  nell'  aprile 
j  527,  epassando  pocodopo  nel  territorio 
l'esercito  imperiale  di  Borbone  che  mar- 
ciavaall'assediodi  Roma[F .),  isanesi  lar- 
gamente lo  presentaronodi  viveri  e  di  ar- 
mi: Roma  fu  presa  a'5  maggio  e  orribil- 
mente saccheggiata,  rifugiandosi  il  Papa 
in  Castel  s.  Angelo  ove  fu  assediato.  Que- 
stoslraordinarioavveoimentoavviri  i  fuo- 
rusciti sanesi,  e  incoraggi  i  fiorentini  ei 
nemici  de'Medici  che  tumultuariamente 
dierono  il  bando  a  quella  famiglia.  Paci- 
ficato Clemente  VII  con  Carlo  V,  una  del- 
le prime  condizioni  volute  dal  Papa  fu  Fi- 
renze per  la  sua  famiglia,  ed  in  Bologna 
lo  coronò  neli53o,  a'quali  sovrani  la  re- 
pubblica sanese  mandò  3  oratori  con  mol- 
to decoro.  Imperocché,  a  facilitare  l'espu- 
gna/ione  di  Firenze, erasi  trattatocelebra- 
rc  la  solennissima  e  duplice  coronazione 
in  Sienaj  ovvero  quivi  celebrare  il  con- 
gresso e  in  Roma  la  ceremonia;  trattato 
che  in  favore  di  Bologna  ruppe  Carlo  V 
per  essere  sollecttamenle  chiamato  iuGer- 
n)ania,e  il  riflesso  dell'iracondia  dc'roma- 
ni  indispettiti  dai  sofferti  immensi  mali. 
In  favore  di  Siena  propendeva  il  Papa 
e  i  suoi  ministri.  Le  milizie  pontificie  e 
imperiali  assalirono  Firenze,  ed  i  sanesi 


SIE 


45 


senza  considerare  che  la  loro  sorte  era  col- 
legata colla  sua,  agli  assedianti  sommini- 
strarono vi  veri  e  artiglierie.  Dopo  i  I  mesi 
d'assedio,  dopo  tanti  stenti  patiti,Firenze 
a' IO  agosto  i  liSo  fu  costretta  a  capito- 
lazione, perde  per  sempre  la  sua  libertà, 
e  s'ebbe  ai. "duca  Alessandro  figlio  o  ni- 
pote di  Clemente  VII, mentre  l'imperato- 
re volle  assumere  la  prolezione  di  Siena. 
J^eitanlo  a'sanesi  ordinò  Carlo  V  di  ri- 
chiamare i  fuoruscili,  e  di  ricevere  parte 
dell'esercito  nel  loro  dominio,  che  è  quan- 
to dire  soggiacquero  al  governo  assoluto, 
rimanendo solto  l'influenza  imperiale  del 
rappresentante  d.  Lopez  di  Soria,  cheen- 
Irò  in  Siena  con  4oo  spagnuoli  e  i  fuoru- 
sciti dell'ordinede'JVove.  Pernuovecom- 
mozioni  essendo  stali  espulsi,  nel  i53r 
Carlo  V  espressamente  ne  comandò  la 
riammissione,  con  gravi  rimproveri  al  po- 
polosanese.  Nel  i  533  recandosi  Cleuìente 
VII  in  Marsiglia  per  sposare  Caterina  de 
Medici  sua  nipote  col  figlio  di  Francesco 

I  poi  Francesco  II,  passò  pel  dominio  sa- 
nese,ed  a'  1 5seltembre  pervenne  aMonle 
Pulciano,  ove  trovò  il  duca  nipotees'im- 
barcòa  L'n'orno.^e\  ritorno,  a'5  dicem- 
bre fu  a  Siena  ricevuto  con  gran  festa,  e 
nel  dì  seguente  partì  per  Buonconvento. 

II  successore  Paolo  III  nel  i  538  ottenne 
d  i  riunire  Carlo  VeFrancescoI  per  un  ab- 
boccamento in  Nizza,  ed  egli  per  pacifi- 
carli vi  si  recò, passando  per  Siena  a'2  a- 
prile;  desinò  alla  certosa  di  Ponlignano, 
e  si  trattenne  alquanto  alla  deliziosa  villa 
delle  Volte  de'Chigi,  come  racconta  il  Gi- 
gli. Si  può  vedere  litinerario  del  viaggio 
di  Martinelli,  presso  il  Gallico,  De  iti/w- 
ribns  Rom.  Ponlif.  p.  182,  se  realmente 
il  Papa  da  Monte  Pulciano  andò  a  Siena. 
Avendo  Callo  V  neh  54'  pregato  Paolo 

III  di  recarsi  a  Lucca,  agli  8  setlembie  vi 
giunse  accompagnalo  da  i  G  cardinali,  ■.>.(, 
prelati,  ambasciatori  e  cavalieri;  nel  tra- 
versare il  territorio  sanese,  il  Papa  si  Icr- 
mò  in  Cuna  di  \  al  d'Arhia.  Ritornando 
Siena  alle  inlestinediscordie,  nel  1  53o  a- 
vea  ricorso  alle  armi  per  abbassar  la  ^i  au- 


46 


SIE 


(lezza  della  nimiglia  Salvi  favorita  dal  du- 
ca d'Amalfi  generale  di  Carlo  V,  ma  vi  ri- 
parò il  duca  co'siioi  spaglinoli;  laonde  nel 
I  54'  CarloV  mandò  un  legalo  a  Siena  per 
rifòi'mare il  governo  in  favore  dell'ordine 
de'Nove,  ciò  che  sembrando  a'sanesi  trop- 
pa la  loro  autorità,  cercarono  di  mettere 
in  sospetto  il  capitano  di  giustizia  che  vi 
era  per  l'imperatore,  e  così  richiamato  il 
Soria  nel  I  543  gli  fu  sostituito  d.  Giovan- 
ni de  Luna.  Carlo  V  dopo  aver  assegna- 
to un  nuovo  capitano,  pur  di  lui  si  prese 
sospetto  come  favorevole  all'ordine  de'No- 
ve, e  con  libellione  del  i  54')  il  popolo  ri- 
formò il  reggimento  governativo,  licen- 
ziando la  guardia  spagnuola,  che  poi  ri- 
tornò tuttoché  la  città  si  reggesse  a  tumul- 
tuaria repubblica.  II  perchè  d.  Diego  de 
Mendoza  ambasciatore  in  Roma  di  Carlo 
V,  a  questi  insinuò  pel  bene  e  sicurezza  di 
Siena  di  fabbricarvi  la  fortezza,  e  che  per 
assicurare  il  suo  dominio  in  Italia  sareb- 
be stalo  utile  dichiarare  signore  di  Siena 
Filippo  II  suo  figlio,  acciocché  impadro- 
nitosi di  quello  slato  tenesse  a  freno  il  Pa- 
pa e  il  duca  di  Firenze;  ritenendo  che  la 
fortezza  in  Siena  riuscirebbe  come  un  cep- 
po sul  collo  a'due  principi,  e  un  freno  al- 
l'indomabilepopolosanese.Neli  548rim- 
peralorescrissealla  repubblica  esorlando 
il  popolo  alla  quiete, e  di  fare  quanto  per 
sua  commissione  gli  veniva  comandalo  da 
d.  Diego,  il  quale  a  suo  modo  organizzò 
la  repubblica,  restituendo  parte  del  pote- 
re a'Nove,  e  rifece  la  Balìa  de'Quaranta. 
Di  più,  dopo  aver  introdotto  nella  città 
in  più  volle  parecchie  centinaia  di  spa- 
gnuoli,  per  assicurarsi  dell'ubbidienza  del 
popolo  lo  disarmò,  ad  eccezione  di  poche 
artiglieriedel  palazzo;indi  presso  l'attuai 
Lizza  co' materiali  delle  torri  dimidiate, 
ad  onta  delle  rimostranze  e  preghiere  dei 
sanesi,iimalzòla  cittadella, onde  il  popolo 
sbigottito  e  malcoutento,con  solenne  pro- 
cessione portaronole  chiavi  della  città  al- 
la B.  Vergine,  e  fu  motteggialo  da  d.  Die- 
go. Ma  recatosi  questi  in  K.oma,  levossi 
il  popolo  a  rumore,  e  il  presidio  domau- 


SIE 
dò  aiuto  a  Cosimo  I  duca  di  Firenze,  ii 
quale a'4ottobrei  552  vi  mandò  5oo  fan- 
ti,ma  nella  zullà  co'sanesi  ebbero  la  peggio 
in  un  agli  spagnuo!i,onde  il  duca  ritirò  i 
suoi,e  gli  spagnuoli  per  convenzione  usci- 
rono dalla  città.  Allora  l'ambasciatore  dì 
Francia  presso  Giulio  III,  per  avere  isa- 
nesi  invocato  l'aiuto  francese,  si  recò  in 
Siena,a  nomedel  reEnrico  II  si  fececoQ- 
segnare  la  fortezza  e  poi  la  donò  alla  si- 
gnoria con  arbitrio  di  abbatterla  come  su- 
bito eseguì;  ma  l'accadulodecise  CarloV 
a  distruggere  la  repubblica  sanese.  Cosi- 
mo I  per  gelosia  di  stato  inviò  a'confini 
3ooo  uomini,  perchè  il  redi  Francia  ol- 
tre il  tenervi  il  capitano  Vecchiano  eoa 
5oo  fanti,  avea  mandato  in  Siena  mg.'^di 
Termes  per  governatore,  lasciando  a'sa- 
nesi liberamente  governare  i  pubblici  af- 
fari; e  ben  presto  Siena  fu  piena  di  sol- 
dati, artiglierie  e  vettovaglie  de'francesi. 
Appena  Carlo  V  potè  sbrigarsi  delleguer- 
recheavea  in  Germania  e  nelle  Fiandie, 
sul  fine  dell  552  inviò  a  d.  Pietro  di  To- 
ledosMO  viceré  a  Napoli  e  suocero  di  Co- 
simo I, l'ordine  di  apparecchiare  un  eser- 
cito opportuno  per  assalire  lo  stalo  di  Sie- 
na. Il  redi  Francia  mandò  a  Siena  persuo 
luogotenente  il  cardinal  Ippolito  d'Este, 
che  offrì  ogni  aiuto  per  difesa  e  conserva- 
zione della  loro  libertà;  ed  il  Papa  Giulio 
III  sentendo  che  l'esercito  imperiale  do- 
vea  passare  i  confini  dello  stato  pontifi- 
cio, per  evitare  a  Roma  un  1°  i52'j,  po- 
se 8000  uomini  alla  loro  difesa,  e  spedì 
a  Siena  per  pacificare  gli  animi  il  cardi- 
nale Mignanelli  legato  a  latere,  il  quale 
d'ordinedelPapa  vi  richiamò  l'arcivesco- 
vo Bandini  fratello  di  Mario  che  era  ca- 
po della  fazione  popolare,  ed  egli  seguen- 
do le  sue  parti  die  origine  a  molte  sedi- 
zioni e  forse  alla  rovina  della  repubbli- 
ca, secondochè  opitia  Pecci.  Ma  dipoi  fe- 
ce non  pochi  sforzi  imparziali  pel  bene 
pubblico,  e  caduta  la  repubblica  ne  partì 
per  Roma.  Cosimo  I  mostrandosi  neu- 
trale, sebbene  propenso  per  Carlo  V  on- 
de trarne  vantaggio,  si  fortificò  e  si  prov- 


S I E  S I E                       47 
vide  di  molto  denaro.  Fiallanlo  il  vice-  scana  suo  allealo;  ma  non  riuscendosi  ad 
rè  giunse  a  Livorno  con  2000  fanli  spa-  espugnare  nèMonfalcino,iièSiena,fusta- 
guuoli,  4oo  lancie  e  1000  cavalleggieii  hililo  aumentar  l'esercito ,  e  di  aflldare 
napoletani,  mentre  il  figlio  d.  Garzia  ar-  l'impresa  al  generalissimo  Giangiacomo 
rivava  con  molta  cavalleria  e  8000  pe-  de  Medici  marchese  di  Mariguano,  uno 
doni  sotto  Cortona;  e  morto  poco  dopo  de'|)iìi  abili  capitani  italiani,  fratello  del 
il  viceré  in  Firenze,  l'imperatore  destinò  cardinal  de  IMedici,  poi  Pio  IN',  creduto 
d.  Garzia  generalissimo  della  guerra,  as-  derivato  da  un  ramo  della  famiglia  de.Me- 
sistitodal  valenlecapitanoAlessandio  Vi-  dici  uscita  di  Firenze  e  stabilitasi  in  Mi- 
telli. Giulio  II!  per  tutti rpiesli  vicini  mo-  lano,  e  dal  duca  pieso  perciò  al  suosol- 
ti  di  guerra  tra  gli  spagnuoli  e  francesi,  do.  li  marchese  tenlòdi  prendere  per  sor- 
nel  gennaio   i  553  passò  in  Viterbo  per  presa  Siena,  ma  trovò  pronti  alla  difesa 
sedare  tali  discordie,  e  non  riuscendovi  enei'gica  gli  abitanti  e  il  (ìorenlinn  l*ie« 
tornò  a  Pioma,ove  pensò  a  soccoi  rereCo-  Irò  Strozzi  generale  di  Francia  e  nemico 
sinio  1  contro  i  sanesi,a'quali  non  era  af-  di  Cosimo  1,  onde  sfogò  la  sua  rabbia  su- 
fezionato  sebbene  figlio  d'  una  Saracini  gli  abitanti  delle  Masse  e  sui  prigionieri 
sanese.  La  1  .Merra  presa  dagl'imperiali  crudchnenle.  rs'ellacittù  e  nelconlado  au- 
fu  Asinaiunga,  poi  Lucign;ino,  edallora  elicgli  ecclesiastici  ed  i  contadini  maravi- 
Cosimo  I  con  pre>idiarlo  si  mostrò  nemi-  gliosamente  alFrontavano  qualunque  pe- 
code'fraocesi  ede'sanesi;  indi  pressoMon-  ricolo  per  difenderla  patria.  Veilendo  il 
tefellunico,  Pienza,  Monlicliiello,  mentre  marchese  impossibile  la  presa  diSiena  col- 
da  altre  parti  4ooo  tedeschi  penetrava-  le  armi  e  i  ripetuti  assalti,  volle  alTamar- 
no  nellalMaremma  sanese,  5oo  spagnuo-  la  perchè  Cosimo  1  ad  ogni  rnoilo  vole- 
li  occuparono  Orbetello,e4oo  sbarcava-  va  impadronirsene  col  suo  stato,  a  costo 
no  a  Piombino.  Per  l'inipresa  di  I\Ion-  di  disfarla;  mentre  la  guerra  desolava  tut- 
talcino  d.  Garzia  licevè  da  Cosimo  2000  ta  Toscana  |)er  le  imposizioni,  ed  anche 
fantijguastatori  e  buone  artigliere. In  Sie-  collacarestia,doventlosi  soslenlare2  |,ooo 
na  fu  tratnata  una  congiura  per  cacciare  fanti  e  1000  cavalli  al  servizio  del  duca, 
i  francesi,  con  intesa  diCosimo  I,  ma  SCO-  Forse  non  vi   fu  guerra   esercitata   con 
perla  furono  decapitati  gli  autori.  Il  per-  maggior  asprezza  e  ferocia,  usandosi  atro- 
chè  i  sanesi  d'ogni  ceto  e  sesso  si  arma-  cissime  crudeltà,  mettendo   1'  inimico  a 
ronodadisperati,ctutliall(ji'a  uniti  proce-  fiamma  ogni  cosa,  forzando  le  tionne  e 
derono  mirabilmente  concordi  colla  spe-  ammazzando  gl'innocenti.  Per  la  vittoria 
ranzadi  riacquistare  la  libertà  diesi  vole-  de'2  agosto  i554  in  Scannagallo  in  Val 
va  loro  togliere  per  sempre.  Si  distinsero  di  Chiana,  sopra  i  sanesi  e  francesi,  riu- 
Ic  donne  sotto  il  coniando  di  3  generose  sci  facile  al  marchese  d'impadronirsi  dei- 
gentildonne,  ehemarciandocon  insegnea  le  più  furti  posizioni  intorno  lo  mura  di 
squadroni, porgevano  materiali  a'difenso-  .Siena:  dipoi  il  duca  in  memoria  di  s.  Ste- 
ri,e  lavorando  alle  fortificazioni  della  cit-  limo  I,  nel  cui  giorno  successe  il  combat- 
ta, sembra  vanonuoveamazzoni.  ISell'ot-  limenlo,  istituì  l'ordine  equestre  inono- 
tobie  i553  Cosimo  1  si  olliì  a  Carlo  V  re  di  cpiel  Papa.  11  marchese  dopo  aver 
per  l'impresa  di  Siena,  con  4000  impe-  fatto  tiemolire  tutti  i  mulini  de'contor- 
riali  e  3oo  cavalleggei  i,  n  condizione  che  ni  e  gli  acquedotti  che  c«)nilucevano  l'ac- 
quanto  aviebbe  speso  fòsse  compensalo  (pia  in  Siena,   impose  pene  severissime 
con  altrettanto  lerritoriotoscano.Con  pia-  a  chi  le  avesse  recalo  vettovaglie.  Allora 
cere  avendo  l'imperatore  accettato  l'of-  incominciò  in  vSiena  una  lagiimevole  co- 
ferla,  neh  554  s'incominciò  la  guerra  in  sternazione,  e  la  moitalilà  per  mancan- 
nome  dell'impcrutore  e  del  duca  di  To-  za  di  viveri,  per  cui  dal  governo  si  prese 


48 


SIE 


r  inumnna  risoluzione  di  mandar  fuori 
gl'iuferriii,  i  vecchi  ed  i  bastardi  impu- 
beri de'clue  sessi,  i  quali  restarono  a  di- 
screzione d'  un  inesorabile  nemico.  Ve- 
nuto meno  ogni  umano  soccorso,  per  dar 
fine  a  si  spaventevole  catastrofe,  i  magi- 
strati sanesi  risolvelterodi  ricorreread  un 
accordo.  La  prima  risposta  dell'orgoglio- 
so marchese  fu  di  sottomettersi  a  discre- 
zione; ma  intanto  i  francesi  minacciando 
dal  Piemonte  di  scendere  in  Toscana,  in 
Lucca  e  persino  in  Firenze;  mentre  i  sa- 
nesi erano  risoluti  perire  sotto  le  rovine 
della  patria  con  incendio, anziché  accetta- 
re la  baibara  proposizione  del  marchese, 
il  duca  di  Firenze  mandò  a'sanesi  meno 
severe  parole,onde  il  governo  veduti  per- 
duti quasi  tutti  j  dominii,  che  lo  Strazzi 
colle  diversioni  non  era  giunto  ad  allon- 
tanare il  nemico,  che  questo  rimandava 
in  città  gli  uomini  e  donne  espulsi,  risol- 
vettero di  pregare  Giulio  Ili  e  il  duca  di 
Ferrara  a  promuovere  la  pace  con  men 
dure  condizioni;  sebbene  discrepanti  fos- 
sero i  pareri,  altri  considerando  per  egual 
patria  Montalcino  che  si  sosleneva,e  tras- 
portarvi lasededel  governo,  [signori  del- 
la Balìa  col  maresciallo  di  Monluc  dive- 
nuti arbitri  del  governo,  spedirono  defi- 
nitivamente ambasciatori  aCosimo  I  per 
trattar  la  resa,  e  a' i  7  aprile  i  555  fu  fir- 
mata la  capitolazione,  e  che  i  francesi  ne 
uscissero  per  entrare  a'22  la  guarnigio- 
ne imperiale,  con  dispetto  delia  popola- 
zione per  aver  inutilmente  sostenuto  tut- 
ti i  mali  d'un  assedio  di  i5  mesi,  doven- 
do tornare  sotto  gli  odiati  spagnuoli ,  e 
rivedere  fabbricata  la  fortezza.  Dopo  in- 
trodotti 2000  imperialijil  duca  spedi  An- 
gelo Nicolini  per  stabilirvi  il  governo  a 
divozione  dell'imperatore.  Generale  fu  il 
disarmo,  come  l'emigrazione  che  a  furia 
di  bandi  fu  vietata:  si  dice  chegli  abitanti 
da4o,ooo  ch'erano  prima  dell'assediOjSi 
ridussero  a  6000. 

Gl'imperiali  proseguirono  a  conqui- 
stai e  i  luoghi  tenuti  da'francesi,  l'orl'Er- 
cole  e  Moule  Argenluro,  onde  lo  Strozzi 


SIE 

fu  privato  del  comando.  Il  savio  gover- 
natore cesareo  d.  Francesco  Toledo  ot- 
tenne da' capi  del  governo  sanesedi  ri- 
mettersi senza  limiti  all'autorità  di  Car- 
lo V,  che  si  trovò  sovrano  di  tutto  lo  sta- 
to sanese  e  ne  investì  il  figlio  Filippo  II 
re  di  Spagna:  per  morte  dell'umano  To- 
ledo, gli  successe  il  dotto  cardinal  Fran- 
cesco Mendoza.  In  questo  frattempoPao- 
lo  IV,  ch'era  succeduto  dopo  22  giorni 
di  pontificato  a  Marcello  II,  si  dichiarò 
nemico  di  Carlo  V  e  fautore  de'francesi 
e  de'fuorusciti  toscani,  onde  gl'imperiali 
dubitarono  che  il  Papa  volesse  muovere 
le  sue  armi  contro  il  governo  assoluto  di 
Siena,  piena  di  malcontenti  e  sfornita  di 
viveri, ond'erano  cadute  in  miseria  le  più 
agiate  famiglie,  sebbene  divote  al  duca, 
per  cui  alla  meglio  Cosimo  I  provvide  di 
grano,  e  domandò  in  prestito  100,000 
scudi  a  Filippo  li.  Montalcino  si  continuò 
a  governare  da  repubblica,  e  coniò  mo- 
netecol  nomedi  repubblica  sanese.  Scop- 
piò la  desolante  guerra  della  Campagna 
romana,  tra  Paolo  IV  eFdippo  II,  che 
descrissi  a  Sicilia,  paralizzata  dalla  tregua 
fatta  con  Spagna  da  Francia,  la  quale  era 
alleata  del  Papa,  i  cui  nipoti  CaralFa  a- 
spiravano  pure  al  dominio  di  Siena, laon- 
de storici  avversi  a  Paolo  IV  iuveiiono 
con  calunnie.  Finalmente  per  le  pratiche 
di  Cosimo  I,  s'mdusse  Filippo  Ila  ceder- 
gli per  vendita  o  compenso  de'rimborsi 
chegli  dovea,in  investitura  Siena  eil  suo 
stalo  a'3  luglio! 577,  mediante  trattato 
di  alleanza  stipulato  in  Firenze,  non  che 
a'suoi  successori,  eccettuando  i  beni  della 
Marsiliana,eil  dominio  d'Orbctello,  Ta- 
la mone, Port'ErcoIe,s. Stefano,  Moni' Ar- 
gentare, rilasciando  al  duca  PorloFerra- 
io,  a  condizione  ch'egli  avesse  restituito 
alla  sua  corona  l'isola  d'Elba,  Piombino 
e  altri  luoghi.  Ciò  avvenne  quandoMon- 
talcino  guarnito  da'francesi  ripigliò  le  o- 
stililà,  quando  gli  spagnuoli  furono  pre- 
si da  rabbia  e  dispetto  pel  convenuto,  ed 
i  sanesi  restaroni)  compresi  di  tristezza  e 
cosleruazioue.  L' ulieuuzione  dello  slato 


SIE 

di  Siena  altamente  dispiacque  aCarlo  V, 
sebbene  avesse  rinunziato  intieramente 
al  potere,  protestando  contro  si  grave  er- 
rore, mentre  egli  avea  voluto  del  figlio 
Filippo  II  farne  un  gran  sovrano  d'Ita- 
lia. Ma  il  re  saggio  e  oculato  a  ciò  si  mos- 
se, comechè  minaccialo  vigorosamente 
colla  guerra  della  Campagna  Romana, 
da  Paolo  IV  e  da'francesi  a  lui  uniti,  on- 
de avere  ilre  un  principe  italianoaffezio- 
nato  e  da  poterne  disporre,  anche  a  con- 
siglio del  duca  di  Toledo  d.  Ferdinando 
figlio  del  defunto  e  perciò  cognato  di  Co- 
simo 1,  non  che  supremo  comandante  di 
detta  guerra.  Volle  poi  Filippo  II  rite- 
nersi i  suddetti  luoghi,  co'  suoi  presidi! 
spagnuoli,  per  avere  come  un  freno  sul- 
la Toscana,  e  perchè  gli  servissero  a  me- 
glio corrispondere  e  custodire  gli  altri  suoi 
stati  d'Italia,  onde  i  toscani  dominii  già 
sanesi  occupali  da  Fdippo  II,  pei  presi- 
dii  ricordati  furono  denominali  Stati  dei 
Presidii,  che  più  tardi  Filippo  V  die  al 
suo  figlio  Carlo  Ili  col  regno  di  Sicilia, 
al  modo  che  narrai  in  quell'articolo, in- 
sieme al  racconto  della  riunione  alla  To- 
scana operata  daNapoleonel;  ivi  dissi  pure 
che  perciò  i  re  delle  due  Sicilie  s'inlitola- 
vonoduca  dello  stato  dt  Presidii,  ed  an- 
cora rilevai  perchè  tuttora  tali  re  pren- 
dono il  titolo  di  gran  principi  ereditari 
di  7'osc(7«<2.  Superate  molte  difficoltà, e 
dopo  non  pochi  sagrifizi  del  duca  Cosi- 
mo I,  a'  1 9  luglio  I  557  il  suddetto  Nicco- 
lini  divenuto  prelato  e  poi  cardinale,  co- 
me luogotenente  di  Cosimo  I  e  suo  go- 
vernatore dello  stato  e  città  di  Siena  ne 
prese  formale  possesso  ,  giurando  ubbi- 
dienza e  fedeltà  al  nuovo  sovrano  i  ma- 
gistrali della  spirala  repubblica.  Il  nuo- 
vo governo  operò  un  generale  disarmo, 
lasciò  i  titoli  de'magistrali  in  Siena,  cioè 
la  Balìa,  il  capitanodclpopolo  e  lasigno- 
ria;  i  due  [)rimi  eletti  dal  duca,  egli  al- 
tri dal  consiglio  con  sovrana  a[)provazio- 
ue.  L'antico  e  possente  stalo  di  Siena,  co- 
me leggo  in  Gigli,  si  componeva  delle  se- 
guenti città  e  luoghi.  Chiusi,  Grosseto, 

\0L.  LIVI. 


SIE  49 

INIassa  Marittima,  Soana,  Pienza,  Mon- 
talcino,  Arcidosso,  Asinalunga,  Radico- 
fani.  Casale,  Sarteano,  Cetona,  s.  Cascia- 
no  de'Bagni,  Abadia  di  s.  Salvatore,  A- 
sciano,  Chianciano,  Cinigiano,Giusdino, 
Cavorrano,  Rapolario,  Sovicille,  Buon- 
convento,Carapagnatico,CastelnuovoBel- 
lardenga, Castiglione  di  Val  d'Orcia,  Roc- 
casprada,  Torrita,  Trequanda,  Colone, 
INIontereggioni,  Monteritondo,  Pari,  Pe- 
rda, Radicondoli,  Capalbio,  Manciano, 
ec.  ec.  con  tutte  le  loro  signorie  e  dipen- 
denze. Dalla  relazione  di  Vincenzo  Fede- 
li,incaricato  della  repubblica  veneta  pres« 
so  il  duca,  si  apprende  che  lo  stalo  di  Sie- 
na avea  I  36  fra  città,  castella  e  terre  mu- 
rate, gli  altri  luoglii  numerosissimi  era- 
no aperti.  Che  Siena  per  sito  fortissimo 
era  stata  ridotta  inespugnabile,  avendo 
lo  stato  altre  9  fortezze  di  molta  impor- 
tanza. Che  i  sanesi  sempre  emuli  de'fio- 
rentini, avendoli  per  compagni  nella  ser- 
villi  pareva  loro  d'essere  sollevati  assai. 
Siena  veniva  considerata  la  provincia  più 
riccadi  granaglie  dello  slato  di  Cosimo  I. 
I  francesi,  i  tedeschi,  gli  spaglinoli  lenta- 
mente sgombrarono  i  terri  torli,  non  sen- 
za azioni  ostili,  ed  i  sanesi  si  lusingava- 
nosempredi  ricuperai  e  la  libertà, invian- 
doalaleetFettoanibascialorialrediFran- 
eia,  tenendo  col  duca  un  contegno  soste- 
nulo.  A'4  agosto  I  5">9  pervenne  Cosimo 
I  a  impadronirsi  di  Montalcino,  alla  qual 
consegna seguironoquelle  di  Chiusi,  Ra- 
dicofani,  Grosseto,  IMontepescali  e  altri 
luoghi;  ed  in  tal  maniera  dopo  S  annidi 
operazioni  bel  licose  e  diplomatiche,  in  cui 
varie  potenze  furono  impegnate,  e  dopo 
una  guerra  che  desolòe  impoverì  la  mag- 
gior parte  d'Italia,  lutto  lo  stato  sanese 
cadde  in  potere  del  duca  di  Firenze,  che 
fra  tanti  interessati  più  d'ogni  altro  vi 
guadagnò, meno  i  Presidii  d'Orbetello  ri- 
servatisi tla  Filippo  II.  Tanta  fortuna  di 
Cosimo  I  suscitò  non  poca  gelosia  e  invi- 
dia in  molti  principi  d'Italia,  e  persino 
negli  spagnuoli  rimasti  ne'  Presidii  che 
ccicarono  allaigarc.  L'  acquisto  del  »a- 
•  ì 


5o  SI  E 

sto  territorio  sanese,che  allora  si  distinse 
col  nome  di  Stato  nuovo,  e  la  sua  unio- 
ne allo  Slato  vecchio  ossia  il  fiorentino, 
la  propensione  di  s.  Pio  V  per  Cosimo  I, 
e  i  maneggi  diplomatici  di  questi,  mosse 
quel  Papa  a  dichiararlo  e  coronarlo  a'5 
marzo  I  570  Granduca  di  Toscana,  e  a 
donargli  la  Rosa  d'oro  benedetta,  al  qua- 
le articolo  ho  eziandio  parlato  de'  doni 
fatti  da  Cosimo  1  a  s.  Pio  V,  il  quale  sep- 
pe resistere  alle  gagliarde  opposizioni  del- 
l'imperatore  e  del  re  di  Spagna,  perchè 
Firenze  era  considerata  feudo  imperia!e,e 
Siena  feudo  di  Spagna.  Alcuni  storici  nar- 
rano, che  avendo  già  Cosimo  I  nel  l 'ìSg 
contribuito  all'esaltazione  al  papato  del 
fratello  del  marchese  di  Marignano  Pio 
IV,  i  quali  ambivano  di  provare  In  loro 
discendenza  da'Medici  fiorentini,  divisò 
quel  Papa  di  fare  con  Cosimo  1  quanto  e- 
segul  il  successore s.  Pio  V.  Rassodandosi 
il  trono  Mediceo,  a  poco  a  poco  si  smor- 
zò ne'sanesi  l'antico  spirito  d'indipenden- 
za, che  per  lunga  età  gli  avea  resi  ricalci- 
tranti alla  soggezione  d'un  principe  as- 
soluto; il  rigore  delle  leggi,  un'oculata 
polizia  e  la  severa  osservanza  della  giu- 
stizia prevenivano  le  occulte  macchina- 
zioni, sicché  la  tranquillità  di  questo  stalo 
sotto  il  i.° granduca  potè  dirsi  assicura- 
ta. Cosimo  I  nel  ritorno  d'un  precedente 
■viaggio  da  Pioma  si  recò  a  Siena,  a  fine 
di  stabilirvi  col  cardinal  Niccolini  un  si- 
stema relativo  specialmente  all'ammini- 
strazione della  giustizia,  nella  qual  circo- 
stanza, poco  curandosi  dell'affezione  dei 
sanesi,  ordinò  all'architetto  Lanci  il  dise- 
gno di  quella  fortezza,  che  venne  alzala 
poco  lungi  dal  luogo  dove  fu  la  spagnuo- 
la,per  tenere  in  freno  gli  abitanti,  che  più 
tardi  Leopoldo  I  aprì  a  pubblico  passeg- 
gio quasi  in  appendice  a  quellodella  con- 
tigua Lizza, onde  il  comune  vi  collocò  l'i- 
scrizione che  dice  essere  stala  convertila 
ÌD  delizia  per  la  fedeltà  de'  sanesi  la  for- 
tezza eretta  per  sicurezza  dell'impero.  Nel 
1^79  il  granduca  Francesco  I  ordinò  un 
nuovo  compartimento  de'  tribunali  ucl- 


SI  E 
lo  stato  sanese,  e  Ferdinando  II  tentò  di 

far  risorgere  l'agricoltura  e  il  commercio, 
e  più  tardi  concesse  a  Siena  per  governa- 
tore suo  fratello  Mattia.  Se  Siena  nel  i6o'j 
fu  rallegrata  per  l'elezionediPaolo  V  Bor- 
ghese {f^.),  di  famiglia  sanese  benemerita 
delia  patria,  più  maggiormente  lo  fu  nel 
i655per  l'esaltazionedi  Alessandro  Vii 
C/t'g?,nalivodiSiena,della  eui  nobilissima 
famiglia  riparlai  a  Riccia  e  Soriano, ed  il 
quale  si  mostrò  tanto  munifico  colla  pa- 
tria: egli  non  solo  prese  tal  nome  per  rin- 
novar la  memoria  del  magnanimo  Ales- 
sandro Ili,  ma  nella  basilica  Laleraneu- 
se ov'e sepolto,  gli  eresse  un  decoroso  mo- 
numento con  lungo  elogio.  A  Rosa  d'oro 
descrissi  quella  e  il  modo  col  quale  il  Pa- 
pa la  donò  alla  patria  metropolitana,  ed 
a  questa  accrebbe  la  magnificenza  colla 
splendida  cappella  che  vi  eresse,  la  quale 
con  Novaes  qui  descriverò.  Sotto  il  titolo 
di  Advocata  Senenuum,  vi  era  nel  duomo 
un'antichissima  immagine  della  D.  Ver- 
gine Immacolata, credula  di  maniera  gre- 
ca, alla  quale  i  sanesi  sempie  ricorrevano 
e  tuttora  ne  invocano  il  patrocinio  ne'pub- 
blici  bisogni,  che  avendolo  sperimentato 
più  volte  a  Lei  donarono  se  stessi  e  la  cit- 
tà nel  1260,  onde  al  suo  possente  aiuto 
attribuirono  poi  la  vittoria  di  Monl'Aper- 
to.  In  quei  tempo  la  miracolosa  immagi- 
ne si  venerava  nell'altar  maggiore,  allora 
esistente  in  mezzo  al  tempio,  donde  nel 
i3i  I  fu  trasferita  nel  luogo  attuale.  A- 
lessandro  VII  volendo  riedificare  nobil- 
mente la  sua  cappella,  fece  collocare  tem- 
poraneamente l'immagine  nell'altare  di 
s.  Francesco  di  Sales,  anch'esso  apparte- 
nentealla  famiglia  Chigi.  Nel  1661  con  di- 
segno del  celebre  Kenedetlo  Giovanneilj 
architetto  e  matematico  sanese,  il  Papa 
fabbricò  la  cappella  in  figura  rotonda,  or- 
nata d"8  bellissime  colonne  di  verde  an- 
tico, con  proporzionata  cupola.  L'altare 
fu  vagamente  incrostalo  di  lapislazzuli,  e 
ornato  di  bronzi  con  bassorilievi  dorati  del 
famigeialocav. Lorenzo  Bernini, del  qua- 
le sono  pure  le  due  statue  marmoree  di  s. 


SIE 

r,iif)lamo  e  dis.  M/  Maddalena,  essendo 
quella  di  s.  Bernardino  opera  d' Antonio 
Raggi,  e  l'altra  di  S.Caterina  d'Ercole  Fer- 
rata ,  ambedue  degni  scolari  di  Bernini. 
A'd uè  lati  della  cappella  si  collocarono  due 
bellissimi  quadri  di  Carlo  Maratta  valen- 
tissimo,uno  esprimente  la  Visitazionedel- 
la  B.  Vergine  (poi  sostituito  da  copia  si- 
mile in  musaico  a  spese  deL  principe  d.  Si- 
gismondoChigi, padre  del  vivente  d.  Ago- 
stino,il  quale  non  edettuò  la  conversione 
in  inusaicodeirallro  seguente  quadro, co- 
me pensava  a  tempo  di  Novaes,  a  seconda 
dell'asserzionedi  questi),  l'altro  la  sua  Fu- 
ga inEgitto.  Altri  4  bassorilievi  di  marmo 
vi  furono  posti  nel  i  748,scolpili  inRomae 
rappresentanti  la  deltaVisilazionCjSColpi  • 
ta  da  Filippodella  Valle;  il  Transito  della 
stessa  B.  V.,  di  Gianìbattista  Maini;  la  sua 
Presentazione  al  Tempio,  di  Pietro  Brac- 
ci; la  sua  Natività,  di  Carlo  Marcbionni. 
La  cappella  ha  il  cancello  di  bronzo  mi- 
rabile pel  lavoro,  sul  quale  ardono  piìilu- 
mi.ed  accanto  vi  è  lasua  particolare  sagre- 
stia, la  quale  fu  largamente  arricchita  di 
preziosi  utensili  sagri  dalla  generosa  pietà 
del  principe  d.  Agostino  seniore  nipote 
del  grandioso  Pontefice  fondatore.  Questi 
inoltre  avendo  soppresso  l'ordine  de'Cro- 
ciferi,  col  breve  Regu/iini,  de'9  febbraio 
1G60,  donò  i  beni  del  priorato  di  s.  Ma- 
ria del  Murello  presso  Siena  al  capitolo 
del  duomo,  con  quelle  disposizioni  che  ri- 
portai alla  sua  biografia,  ove  feci  pure 
menzione  della  bellissima  facciata  eretta 
alla  chiesa  del  Rifugio.  Seguendo  Siena 
i  destini  e  le  vicende  di  Toscana, spei\- 
mento  anch'essa  i  vantaggi  economici  i- 
niziati  dal  granduca  Francesco  11  di  Lo- 
rena, poi  im[)eratore  e  capostipite  della 
ri-gucin te  dinastia,  ani  piamente  sviluppati 
did  suo  figlio  Leopoldo  I,  eziandìo  per  ri- 
donare la  salubrità  alla  Maremma  sane- 
se  e  bonificarla;  laonde  in  pochi  anni  egli 
operò  nelloslatosauese  ass.ii  più  che  non 
si  era  lutto  nel  lungo  periodo  del  governo 
Mediceo,  narrando  lultoìi  Rcpctti,  con  e- 
logi  ancora  all'arcidiacuao  Baudmi  e  al  p. 


SIE  5i 

Ximenes  che  vi  cooperarono  colla  loro 
dottrina. Leopoldo  I  nel  1  765  divise  in  due 
Provincie  lo  stato  sanese,  cioè  in  provincia 
superiore,  ed  in  provincia  inferiore  o  del- 
laMaremma;indi  neh  7  74  emanò  un  nuo- 
vo compartimento  de'tribunali  di  giusti- 
zia della  provincia  superiore,  con  quelle 
altre  utilissime  provvidenze  per  questa  e 
per  quella  di  Maremma  riportate  da  Re- 
pelli, con  altre  riforme  de' vecchi  sistemi. 
Raccontai  a  Roma,  a  Franxia,  a  Pio  VI, 
che  i  rivoluzionari  e  repubblicani  france- 
si avendo  di  prepotenza  invaso  lo  stalo 
pontificio  e  Roma,  ove  proclamata  la  re- 
pubblica, da  questa  a'20  febbraio  1798 
depoi  tarono  prigione  in  Toscana  il  detro- 
nizzato Pio  VI,  seguito  da  que'pochi  fa- 
migliari notati  nella  biografia.  Il  Baldas- 
sari,  Relazione  delie  a^'versilà  epatinien- 
ti  di  Pio  FI^  t.  3,  p.  2  I,  m'istruisce,  che 
avanti  che  il  Papa  entrasse  in  Toscana  , 
da  Siena  sino  a' confini  era  slato  diffuso 
un  ordine  da'francesi,  di  non  fare  pubbli- 
che dimostrazioni  d'onore  a  qualche  per- 
sonaggio eziandio  di  elevatissima  condi- 
zione, che  passasse  per  le  terre  del  gran- 
ducato;e  cheall'arcivescovodi  Siena  An- 
lonfelice  Zondadari  poi  cardinale,  dicesi 
diesi  commise  che  tra  i  conventidella  cit- 
tà uno  ne  trovassecapevole  per  alloggia- 
re il  Papa,  con  tutto  il  suo  seguito,  ma 
non  pare  per  quanto  vado  a  dire.  Mentre 
Pio  VI  a'23  febbraio  entrava  nel  territo- 
rio toscano, quasiché  fosse  un  qualunque 
viaggiatore  o  vi  arrivasse  d' improvviso, 
ninno  in  nome  del  principe  fece  allo  d'ur- 
bana accoglienza,  soltanto  gli  fu  fatto  sa- 
pere di  scegliere  per  tlimora  Pisa  o  Sie- 
na, senza  nominar  Firenze  !  Il  dettaglio 
del  viaggio  e  del  sogi;iorno  in  Siena,  che 
accennai  ne'citali  articoli,  esaltamente  lo 
descrissero  Novaes  e  Baldassari.  S.  Radi- 
cofani  si  fermò  il  l'apa  a  dormire  nell'o- 
steria in  cameia  mancante  di  molli  vetri, 
guardato  da  due  commissari  francesi  (u- 
no  de'i^uali  fu  tosto  dannato  a  morte  in 
contumacia  per  furto);  bensì  ebbe  il  con- 
forto d'essere  raggiunto  dall'amato  nipote 


52  SI  E 

duca  ci.  Luigi  Braschi,  che  con  lui  prose- 
guì il  viaggio  e  Io  sollevò  ne'3  mesi  io  cui 
fece  residenza  in  Siena.  A'24  pervenne  a 
s,  QuiricOjOve  l'arcivescovo  Zondadari  si 
trovò  ad  ossequiarlo,  ospitandolo  nobil' 
mente  nel  palazzo de'nipoti  marchesi  Fla- 
\io  e  Angelo  Chigi.  L'egregio  prelato  non 
lasciò  cure  e  spese  per  trattare  degnamen- 
te il  Papa,  e  anche  gl'infimi  della  fami- 
glia; celebrò  la  messa  a  Pio  VI,  e  gli  riuscì 
dissuaderlo  dal  recarsi  a  Pisa,  e  portarsi 
invece  a  Siena  patria  di  s.  Caterina  che 
avea  procurato  che  un  suo  predecessoie 
tornasse  in  Roma  sua  propria  sede;  per 
cui  gli  fece  preparare  l'alloggio  nel  quar- 
tieredetlo  di  s.  Barbara  e  posto  nel  vasto 
convento  di  s.  Agostino,  per  addobbare 
il  quale  superbamente  concorsero  le  pri- 
marie famiglie  de' cortesissirai  sanesi, de- 
stinando due  cavalieri  per  fare  a  vicenda 
omaggio  nell'anticamera  pontificia,  col- 
r  assenso  del  granduca  Ferdinando  III. 
Sommo  fu  il  fervore  degli  abitanti  di  s. 
Quirico  in  vedere  il  capo  della  Chiesa,  re- 
pressodal  memorato  rigoroso  ordine,  poi 
sfogato  divotamente  in  venerarne  le  ca- 
mere appena  partito,  baciandole  suppel- 
lettili e  le  mura,  che  pur  toccarono  con 
corone  e  medaglie.  Nella  mattina  de'aS 
Pio  VI  partì  da  s.  Quirico  per  Siena,  tro- 
vandosi i  religiosissimi  sanesi  al  conven- 
to, per  dimostrare  la  gran  ventura  d'aver 
fra  loro  il  vicario  di  Gesù  Cristo  e  implo- 
rare la  sua  benedizione,  a  fronte  dellecon- 
trarie  ingiunzioni,  che  l'impeto  della  pie- 
tà fece  trasgredire,benchè  il  Papa  col  dito 
alla  bocca  fece  loro  cenno  di  star  quieti 
per  non  esporsi  co'francesi. Nello  smontar 
dalla  carrozza  trovò  mg.rOdescalchi  ar- 
civescovo d'Iconio  e  nunzio  di  Firenze,  e 
mg."  Spina  che  restò  sempre  col  Papa  fi- 
no alla  morte  e  fu  poi  cardinale,oltre  molti 
nobili  sanesi  ed  i  h'ati  agostiniani.  Subi- 
to il  luogotenente  Martini  che  governava 
Sienasirecòacomplimentareil  Papa, an- 
co per  partedi  Ferdinando Ill,epocodo- 
po  i  due  commissari  francesi  avendo  ter- 
minato la  loro  iacumbenza partirono.  Poi 


SIE 

si  recò  ad  ossequiare  Pio  VI  il  marchese 
Manfredini  ,  maggiordomo  maggiore  e 
ministro  favorito  del  granduca,  e  d'ordi- 
ne di  questo  pio  principe,  facendogli  di- 
mettere il  proponimento  di  passare  in  Fi- 
renze, ma  rimanere  inSiena,  s'intende  per 
viste  politiche.  L'indole  atlabile  e  buona 
de'  sanesi  già  aveva  fatto  certo  il  Papa 
che  tra  loro  avrebbe  tranquillo  e  piace- 
vole soggi(jrno,  laonde  volontieri  si  con- 
formòa  rimanere  in  Siena, e  donò  al  mar- 
chese una  bella  scatola  di  corniola  con  al- 
cuni brillanti,  salvata  a  caso  dall'inven- 
tario fatto  da  Haller  a  Pio  VI,  e  seguito 
dal  sacco  dato  dai  francesi  e  repubblica- 
ni al  Vaticano.  Lo  ringraziò  della  car- 
rozza con  muta  offertagli  da  Ferdinando 
III, continuando  a  servirsi  di  quella  del- 
l'arcivescovo, il  quale  rese  al  Papa  molti 
indefessi  e  utili  servigi,  e  con  mg.'  Ode- 
scalchi  si  prestò  in  tutti  i  rami  dell'apo- 
stolico ministero.  Imperocché  Pio  VI  se- 
guitò a  trattare  gli  affari  che  dal  mondo 
cattolicoa  luisi  rivolgevano,  ponendo  nel- 
la data  delle  lettere  pontificie;  DalumSe- 
nis  apiid  B.  Mariani  Virgineni  in  Cae- 
liini  Assuniplamj  e  il  nunzio  Odescalchi 
supplì  le  veci  del  segretario  di  stato,  e  pre- 
siedette a  tutti  gli  affari  ecclesiastici  ed  al- 
le corrispondenze  cogli  altri  nunzi  apo- 
stolici e  con  diversi  sovrani.  Si  formò  una 
segreteria  ove  prestarono  l'opera  loro  an- 
che alcuni  agostiniani,  spedendosi  le  gra- 
zieegl'indulti  per  rescritti  gratis.  Il  Man- 
fredini dipoi  collocò  la  tabacchiera  nel  suo 
palazzo  a  Rovigo,  con  analoga  iscrizione 
dell' ex-gesuita  Lanzi  per  memoria,  del 
quale  sapiente  religioso  sono  pure  le  la- 
pidi monumentali  esistenti  in  Siena,  a  ri- 
cordo di  Pio  VI.  Ma  il  Manfredini  per  la 
sua  pavida  politica  previde  pure  che  la 
dimora  di  Pio  VI  in  Siena  sarebbe  sta- 
ta motivo  di  gran  concorso  di  nazionali  e 
stranieri,  per  lo  che  die  istruzioni  al  Mar- 
tini che  a'venuti  non  permettesse  di  fer- 
marsi più  di  3  giorni.  Il  Baldassari  espone 
il  metodo  di  vita  tenuto  dal  Papa  in  Sie- 
na, che  ascoltava  la  messa  d'un  agoslinia- 


SIC 

no  da  lui  scello  a  confessore,  e  soleva  tal- 
volta egli  slesso  celebrarla  e  nelle  festCjfìn- 
che  ebbe  forza,  e  quando  quesla  gli  man- 
cò per  la  sua  logora  salule,  si  conlenlò  di 
ricever  la  comunione,  ma  non  volle  ce- 
lebrar la  Messa  sedendo  per  non  dar  e- 
sempio  di  domande  simili.  Quindi  dava 
le  sue  udienze,  e  nelle  ore  pomeridiane 
con  l'arcivescovo  e  il  maeslrodi  camera 
mg/  Caracciolo  recavasi  a  frollare  e  a  vi- 
sitar le  chiese  di  Siena.  Pio  VI  d'animo 
grande,quanto  allesuesventure  persona- 
li, viveva  rassegnato  al  volere  di  Dio,  e 
mostrava  pazienza, costanza  ecoraggiomi- 
rabile,  né  mai  fu  udito  lamentarsi  delle 
violenze  e  ingiustizie  onde  i  suoi  nemici 
l'aveanooppresso.  Lo  rattristava  la  perse- 
cuzione on  ibile  che  danneggiava  laChie- 
sa,  la  dispersione  de'  cardinali  e  prelati, 
le  calamità  di  Roma,  quelle  de'suoi  sud- 
diti. Diversipersonaggi  e  cardinali  fuggi- 
ti da  Roma  recaronsi  a  prestare  i  loro  af- 
fettuosi ossequi  al  Papa,  ma  doveano sbri- 
garsi a  partirne,  con  pena  di  Pio  VI  che 
ne  riceveva  sollievo.  Appena  al  cardinal 
Lorenzana  ministro  del  redi  Spagna,  fu 
permesso  restare  in  Siena,  non  a'ministri 
d^'rediPortogalIoeSardegna,  sempre  per 
timore  d'offendere  la  repubblica  france- 
se che  avea  le  sue  mire  per  occupare  an- 
che Toscana.  Dispeiidiandosi  Pio  VI  nel 
raanteniniento  e  neglistipendidellafami- 
glia, facendogli  inSiena  da  maggiordomo 
il  duca  nipote,  a  cui  sollentrò  mg.*"  Spi- 
na, prestò  esaurì  i  i  0,000  scudi  datigli  dai 
francesi  in  partire  da  Itoma;  laonde  ver- 
sando in  necessità,  mg.rDespuigpoi  car- 
dinale si  recò  a  visitare  il  Papa,  esenta 
dirgli  nulla  segretamente  offrì  al  maestro 
di  casa  Giacinto  Brandi  9,000  scudi  men- 
sili. Wel  voi.  LVIII,p.  49  narrai  il  modo 
come  Pio  VI  in  Siena  riconobbe  il  culto 
immemorabile  del  b.  Andrea  Gallemui 
sanese.  Nella  primavera  (n  gran  tiunuho 
de'[)opoli  ponlillcii  contro  la  tiemocrazia, 
ed  i  iepul)!)licani  ne  incolparono  il  clero 
secolare  e  regolare,  ed  il  duca  iìrasciii, 
laonde  risol  veruno  che  questi  e  ili'apa  non 


SIE  53 

si  tollerassero  più  nella  vicina  Toscana  , 
ma  diesi  trasportasse  Pio  VI  in  Sarde- 
gna, esiliando  una  quantità  di  preti  e  fra- 
li. Il  Papach'erasi  disposto  morire  in  Sie- 
na, e  i  suoi  famigliari  ne  furono  afflittis- 
simi, pel  pensiero  di  dover  vivere  rilega- 
ti in  quell'isola,  e  pel  patimento  del  tra- 
gitto, che  avrebbe  accelerala  la  morte  di 
Pio  VI.  Il  granduca  però  energicamente 
si  negò  di  consegnare  il  Papa,  e  ne  prese 
le  difese  con  Manfredini;  laonde  e  per  le 
rimostranze  del  cardinal  Lorenzana,  ot- 
tennero che  potesse  abitar  nella  Certosa 
di  Firenze,  luogo  campestre  e  lungi  due 
miglia  dalla  citlà;  ma  il  duca  Braschi  do- 
vette dividersi  dallo  zio.  A  questa alllizio- 
nesiaggiunseal  Papa  quelle  per  l'abban- 
dono del  medico  Rossi,  del  chierico  Cal- 
vesi  e  del  Brandi,  tutti  beneficati  e  scan- 
dalosamente ingrati. In  (pialche  occorren- 
za curò  il  Papa  il  celebre  medico  sanese 
Giuseppe Lodoli.  Intanto  a'iG  maggio  in 
Siena  fu  gran  terremoto  dopo  mezzodì, 
che  con  fragore  sotterraneo  durò  più  di 
5  minuti  secondi,  gli  edifizi  fcu'ono  som- 
mamente danneggiati,  come  il  duomo  e 
il  collegio  Toloinei,  molte  persone  rima- 
sero ferite  e  3  ciperderono  la  vita.  Il  con- 
vento degli  agostiniani  fu  il  più  conquas- 
sato ,  e  fu  tenuto  per  prodigio  che  le  4 
grandi  crepature  della  camera  del  Papa 
non  a  vesserò  fa  Ito  cadere  pavimento  e  sof- 
fino. Tutta  Siena  trepidò  per  Pio  VI  con 
eilificante  interesse,  e  fu  creduto  più  si- 
curo nel  palazzo  del  nobiieGiuseppe  Veri- 
turiGalleiani;manou  cessando i  frequenti 
sciiolimenti  di  terra,  ilPapa  nel  dì  seguen- 
te fu  portalo  alla  villa  suhurbana  del  pa- 
trizio Sei'gardi,  chiamataTone  Fiorenti- 
na, dopo  aver  ascollato  messa  nella  cap- 
pella Venturi  e  concessole  indulgenza  ple- 
naria nell'anniversariodel  terremoto.  Ri- 
correndo in  tal  giorno  la  festa  di  Pente- 
coste, il  Piipa  volle  che  l'arcivescovo,  eret- 
to un  altare  nel  prato  della  Lizza, celebras- 
semessa  alla  inoltiliidiiie,e  compartisse  la 
papale  benedizione  al  popolo  conipunlo, 
ricordevole  quante  volte  il  tiemcudo  Ila- 


54 


SIE 


gello  avea  desolata  la  cillà,  per  esservi  nei 
monti  sanasi  molte  tracce  vulcaniche.  Im- 
mediatamenteFerdinandolIIinvilòi  mo- 
naci della  Certosa  di  Firenzea  sgombrar- 
la pel  Papa,  ma  questi  noi  permise  e  si  con- 
tentò di  passar  tra  loro  ili. "giugno  1798, 
in  mezzo  alia  tristezza  de'sanesi  per  s'i  do- 
lorosa dipartita;  e  Pio  VI  con  modi  ad'et- 
tuosi  epaterni,e  con  reiterale  benedizio- 
ni, mostrò  loro  la  sua  commozione  e  il  gra- 
to animo.  In  Siena  il  Papa  con  bolle  di- 
spose pel  futuro  Conclave,  {r.),  ed  Elezio- 
ne del  Papa  [F.)  successore.  Ma  Pio  VI 
dopo  aver  dimorato  nella  Certosa  g  mesi 
e28giorni,da'francesi  fu  trasferito  in  Va- 
lenza di  Francia,  ove  mori.  Quando  poi  il 
suo  cadavere  fu  portato  in  Roma,  traver- 
sando la  pompa  funebre  Siena,  la  città  gli 
celebrò  quell'esequie  che  descrissi  nel  voi. 
LIII,p.i  I  i.Dopo  la  partenza  di  Pio  VI 
dalla  Certosa  di  Firenze,  i  francesi  inva- 
sero la  Toscana,  e  il  granduca  si  vide  ob- 
bligato riparare  in  Germania.  Poco  ap- 
presso uno  sciame  di  gentaglie  armale  di 
furore  contro  ifrancesi,a'28  giugno  1799 
entrò  in  Siena  co'così  detti  aretini  e  com- 
mise molte  prepotenze,  spogliando  e  tru- 
cidandola israeliti.  Intanto  la  Toscana  fu 
eretta  in  regno  e  dato  all'infante  duca  di 
Parma  (F.),sotto  la  reggenza  della  regi- 
na M.^  Luisa  di  Borbone.  A  Pio  VII  no- 
tai, che  quando  nel  i8o4  si  portò  a  Pari- 
gi per  coronare  Napoleone  I,  fu  ospitato 
in  s.  Quirico  nel  palazzo  Chigi  Zondada- 
ri,  e  la  sera  del  \  novembre  pervenne  a 
Siena,  ricevuto  nel  duomo  dall'arcivesco- 
vo cardinal  Zondadari,  da  diversi  vesco- 
vi vicini,  dal  senatore  Sergardi  e  da  vari 
ciambellani,  oltre  la  nobiltà.  Indi  si  recò 
al  palazzo  regio,  ove  in  nome  della  regina 
d'Etruria  l'ospitò  il  conte  Selvatico, e  nel- 
la mattina  seguente  progredì  per  Firen- 
ze, ben  contento  delle  dimostrazioni  di  vo- 
te de'sanesi.  Nei  1807  Napoleone  I  cam- 
biò i  destini  di  Toscana,  privò  del  regno 
d'Etruria  la  dinastia  Borbonica,  e  lo  die 
alla  propria  sorella  Elisa, nuovamentecon 
titolo  granducale.  Terminata  la  sua  pò- 


SIE 

lenza  nel  1 8 1  4j  Ferdinando  III  tornò  sul 
Irono,  ed  emanò  utilissime  provvidenze. 
Nel  18  i5per l'evasione diNapoleone  1  dal- 
l'isola d'Elba  ov'era  stato  confinato,  Pio 
VII  si  ritirò  in  Genova,  passando  per  Sie- 
na a'25  marzo;  prese  riposo  nell'episco- 
pio del  cardinal  Zondadari,  vi  ammise  al 
bacio  del  piede  il  clero  e  la  nobiltà,  e  seb- 
bene fosse  sabbato  santo  continuò  per  Fi- 
renze, arrivandovi  nella  sera.Neli82  4  di- 
venuto granduca  Leopoldo  II  che  regna, 
sopra  un  piano  pii^i  generale  e  piùeflica- 
ce  estese  e  continuò  con  felice  successo  il 
bonificamento  della  Maremma  sanese,  0= 
pera  veramente  grandiosa,  per  non  dire 
di  tanti  altri  provvedimenti  utili  alla  cit- 
tà di  Siena. 

La  sede  vescovile  di  Siena  nella  sua  o- 
rigine  è  contrastata,  ed  il  Pecci  che  ne  fe- 
ce bell'istoria,  per  cui  lo  seguirò  e  prefe- 
rirò a  Ughelli,  osserva  che  la  città  di  Sie- 
na ne'primi  secoli  dovea,come  colonia  dei 
romani,  esseredi  qualche  nome  tra  le  al- 
tre di  Toscana,  onde  se  si  accordano  con 
qualche  ragione  alle  altre  città  inferiori 
della  medesima  provincia  i  vescovi  in  quei 
secoli,  oppure  la  cognizionedella  vera  re- 
ligione ,  molto  pili  dovrantlo  accorda^'si 
anco  a  Siena,  e  non  controvertersi  l'anti- 
chità del  suo  vescovato.  In  vece  ai  Repet- 
ti, non  volendo  risalire  da  Lucifero  che 
J' Ughelli  e  molli  storici  sanesi  supposero 
fiorito  nel  3o6,  fra  le  tante  opinioni  e- 
niesse  da  sommi  scrittori  sull'origine  del 
vescovato  e  diocesi  di  Siena,  piuttosto  gli 
sembra  la  più  ragionevole  quella  che  ha 
dato  alla  città  un  vescovo  avanti  la  disce- 
sa de'Iongobardi  in  Italia.  Avvegnaché  se 
dalla  famosa  questione  fra  il  vescovato  di 
Siena  e  quello  di  Arezzo,  incominciata  fi- 
no dal  712  e  che  toccai  in  principio,  si 
rileva  che  il  i.°  suo  vescovo  restituito  a 
Siena  dopo  l'ingresso  de'Iongobardi  iuTo- 
scana  appella  vasi  Mauro  II,del649jeche 
reggeva  questi  la  chiesa  sotto  il  regno  di 
Rotari,  non  ne  consegue  che  innanzi  la 
venuta  de'Iongobardi  in  Toscana  non  po- 
tessero avere  il  loro  vescovo.  Infatti  sem- 


SI  E 

bra  che  ciò  dichiarasse  il  prelato  aretino 
Luperziano  nella  controversia  snddetln, 
(juanclo  nel  yiS  afieimava  che  sino  dal 
tempo  antico, e  innanzi  la  venuta  de'Ion- 
gobaidi,  Siena  avea  avuto  vescovo  pio- 
[)iio.  Quindi  Repetli  ritiene,  che  ognuno 
si  persuaderà,  che  il  vescovo  Eusebio  del 
465,che  si  sottoscrisse  nel  concilio  tornano 
di  Papa  s.ìlaìo, Episcopus  Stnensis, (os- 
se vescovo  di  Siena  in  Toscana,  piuttosto 
thediSinigaglia  sulle  coste  dell'Adriatico, 
come  prelese  il  p.Orlendi.Senza  entrare  in 
questioni,  e  tenendo  però  presente  1'  U- 
ghellie  altri  storici,  io  riporterò  col  l*ecci 
la  serie  de'vescovi  e  arcivescovi  di  Siena,il 
quale  procede  cogli  sloiici  patrii  estrania- 
nieri,  e  con  documenti  che  presso  di  lui 
si  ponno  riscontrare.  Il  i  ."vescovo  di  Sie* 
Ila  dunque  è  Lucifero  del  3o6,  che  altri 
rilardano  di  qualche  anno,  benché  nella 
Biblioteca  santa  si  ponga  peri .°  un  Dru- 
none.  Novaes  riferisce,  che  il  saiiese  s.  Gio- 
vanni I  nel  525  fece  Lucifero  i. "vescovo 
di  Siena, appoggiandosi  a  Sigismondo  Ti- 
zio, die  lo  sostiene  nelle  sue  Istorie  ine- 
dite 1. 1 ,  p.  44^-  Pecci  registra  per  1°  ve- 
scovo Floriano  del  3  i  3,  che  intervenne 
al  concilio  romuno  di  Papas.  Melchiade; 
per  3."  Dodone  del  44°) '"''  lodiiedub- 
biostbbenerifeiitoda  Ugliellijper  4-°  Eu- 
sebio del  465già  ricordato,  inili  i  seguen- 
ti. Magno  I  del  52o  di  santissimi  costu- 
mi, Mauro  I  del  565  consagrò  in  Volter- 
ra la  chiesa  de'ss. Giusto  eClemenle,Gual- 
tierano  o  Gunlerano  I,  Aimone  del  5c)j, 
Vitaliano  I,  Roberto  del  6  i  2,  l'eriteo  del 
G28  ,  Anlifredo  o  Ansifredo  dil  G42  di 
grande  autorità  e  letterato,  Gualfredo  I 
dotto  ed  eloquente, Mauro  11  del  64c)  che 
intervenne  a  I  conci  1  io  di  La  tera  no,  Andrea 
1  del  G58,  Guallierano  II  del  Gyo,  Ghe- 
rardo I  del  674^  \'italianoll  del  67C)che 
fu  al  sinodo  romano.  Lupo  pure  delbji), 
ma  rUghelli  nicglio  lo  pone  nel  68q.  Nel 
700  Magno  il, indi  Causi  vio,  ma  vi  ripu- 
gnaMuratoiijnely  1  5 Adeodato  I, col  qua- 
le e  Lupei  ziaiio  d'Arezzo  insorsero  gravi 
e  contenziose  liti  a  cagione  di  esleusioue 


SI  E  55 

di  diocesi,  e  come  notai  la  lite  durò  seco- 
li, dispulandosi  Ira  loro  sulla  giurisdizio- 
ne di  molle  parrocchie  e  chiese  battesi- 
mali, col  dettaglio  riprodotto  da  Pecci,  e 
i  relativi  molteplici  giudicati  e  sentenze, 
ampio  alquanto  essendo  allora  il  territo- 
rio di  Siena,  che  Muratori  vorrebbe  far 
credere  angusto,  ed  i  confini  del  dominio 
secolare  non  erano  eguali  a  quelli  delle 
due  diocesi.  Nel  730  fu  fondata  l'abbazia 
di  s.  Eugeniode'benedettini  io  Siena,  dal 
gastaldo  Gualnefredo  pel  reLuitprando. 
]Vel  743  fu  vescovo  Grosso,  verso  il  qua! 
tempo  reRachis  fondò  il  monastero  di  s. 
Sai  va  loie  diMoot' Amia  tajnel  752  Aasfre* 
do,  non  conosciuto  come  altri  da  Ughel- 
li;  nel  761  Giordano  sottoscrisse  il  costi- 
tuto di  l'apas.  Paolo  I,  per  le  chiese  e  mo- 
nasteri da  questi  eretti  nelle  case  paterne. 
Nel  776  Feredeo,al  cui  tempo  esisteva  nel 
luogo  di  Tufa  la  chiesa  di  s.  Mai  tino,  ed 
i  canonici  non  aveano  alcun  gius  sul  ve- 
scovato. Giovanni  1  fiorì  nel792dubbio,e 
piuttosto  Rodoberlo  e  poi  Aimone;  quin- 
di Andrea  Il  nel  7f)5,  ch'ebbe  fiere  conte- 
se pe'  confini  della  diocesi  con  Aripei  lo 
vescovo  d' Arezzo;  Lupo  nell'Boo,  Ama- 
deoi  deir8o4)  poi  Ansifredo  il  che  rice- 
vuto dal  Papa  il  Corpo  di  s.  Crescenzio  lo 
collocò  nel  sotterraneo  o  confessione  del- 
la cattedrale,  sopra  un  altare  eretto  a  di 
luiouore,  dipoi  rimosso.  jNeir827  Pietro 
o  Perico  che  fu  al  concilio  romano,  nel- 
1833  Anastasio,  ueir84i  Gherardo  II, 
neir844  Ganzio,incui  favore  e  contro  il 
vescovo  d'Arezzo  sentenziarono  nel  sino- 
do romano  Papa  s.  l.,eone  IV  e  Lodovico 
11  imperatore,  alla  cui  ccrona7Ìone  avea 
assistito,  secondo  Muratori,  giacché  altri 
non  credono  veridica  tale  sentenza.  ÌVel- 
1*8  )5  Gherardo  III,  neir864  Ambrogio, 
ueir88  I  Lupo  1 1 1  o  Lupone,  nel  900  U- 
bei  tino,  nel  rjoli  Egidio,  nel  913  Teodo- 
rico, nel  945  Gherardo  IV;  quindi  Vita- 
liano 1 1 1,  poscia  Lucido, nel999l Idebran  - 
do,  nel  looi  Adeoilato  II,  nel  1  o  1  3  Gi- 
selbei  to,  nel  io  29  Leone,  nel  io3G  Ailcl- 
berlo  e  fu  al  siuodo  rouiauO;  ucl  i  o3  7  Gio- 


56  SIE 

vanni  II.  Non  pare,  come  scrissero  l'U- 
gurgieri  e  il  Gigli,  che  Gherardo  prima 
d'essere  vescovo  di  Firenze  e  Papa  Nico- 
lò li  lo  fosse  stato  di  Siena.  Circa  questo 
tempo  l'imperatoreEniico  II  I  concesse  un 
privilegio  al  vescovo  di  Siena,  dal  quale 
si  rilevano  i  diritti  e  le  prerogative  godu- 
te dai  vescovi  e  poi  dagli  arcivescovi  sul- 
le loro  terre ,  con  dominio  temporale  e 
spirituale,  onde  gli  abitanti  partecipava- 
no di  molte  franchigie  ed  esenzioni,  non 
però  il  tributo  annuo  della  festa  dell'As- 
sunta, obbligati  a  prendere  il  sa  le  dal  prin- 
cipe. Ed  è  perciò  che  diversi  arcivescovi 
costumarono  di  porre  nell'arma  la  spada 
e  il  pastorale.  Sotto  Giovanni  li  nella  cat- 
tedrale fu  celebrato  il  concilio,  ed  esalta- 
to al  pontificato  Nicolò  II,  e  ve  ne  sono 
memorie  nella  metropolitana  e  nel  palaz- 
zo pubblico.  Nel  1 009  PiolTredo,  nel  1  o63 
Giovarmi  III,  che  in  onore  della  B.  Ver- 
gine edificò  vicino  a  Fonte  Becci  un  rao- 
nasterodi  monachebenedettine. Nel  1072 
Amadeo  II,  in  tempo  del  quale  Papa  A- 
lessandro  li  confermò  con  un  breve  i  giu- 
dicati in  favore  della  chiesa  aretina  e  con- 
tro la  sanese.  Nel  1  072  eziandio  s.  Ridol- 
fo o  Randolfo  di  Colonia,  da  dove  trasfe- 
rì a  Siena  il  corpo  di  s.  Severo  e  lo  collo- 
cò nel  sotterraneo  della  cattedrale,  la  cui 
confessione  era  celebre  per  bellezza  e  so- 
pra molte  di  quelle  d''Italia,  ma  fu  tolta 
nel  secolo  XIII,  quando  si  rese  la  chiesa 
più  grande  e  più  ornata.  In  quest'epoca 
la  chiesa  di  Siena,come  immediatamente 
soggetta  alias. Sede,  fu  presa  in  particolar 
cura  da  S.Gregorio Vlljilqualeassol  ve  dal- 
la scomunica  il  virtuoso  s.  Piidolfo,  da  lui 
contratta  per  aver  avuto  relazione  conEn- 
ricolV  allacciato  da  quella  censura.  Quel- 
l'imperatore nel  1 081  spedì  un  amplissi- 
mo privilegio  per  l'abbazia  di  s.  Eugenio, 
la  quale  ne  vanta  molti  altri.  Nel  io85 
trovasi  vescovo  Gualfredo  11  longobardo, 
assai  dotto  e  eloquente  in  prosa  e  iu  ver- 
si eroici,  ne'quali  cantò  l'impresa  di  Bu- 
glione in  oriente,  perla  liberazione  di  Ge- 
rusalemme, Della  quale  furono  crocesi- 


SIE 
gnatiiooo  sanasi  capitanati  da  Boemon- 
do  normanno,  e  da  due  Gricci  pure  sa- 
nesi.  11  valore  loro  nell'espugnazione  di 
Antiochia  fu  segnalato,  ed  ili.°a  salir  le 
mura  epiantarvi  lo  stendardo  della  Croc- 
ce fu  Salimbene,  che  fu  fatto  patriarca 
delia  città.  Il  vescovo  Gualfredo  II  fu  al 
concilio  di  Pasquale  II  nel  i  io6,  e  al  suo 
tempo  seguì  la  traslazione  di  s.  Ansano,  e 
lasciò  di  verse  opere.  Gli  successe  neh  128 
Banieri  I,  che  con  successo  si  adoprò  per 
la  liberazione  d'Uberto  arcivescovo  di  Pi- 
sa, fatto  prigione  con  molti  pisani  nella 
guerra  de'sanesi.  Già  il  vescovo  di  Siena 
avea  qualche  giurisdizione  sulla  città  e 
contado,  ed  al  vescovato  nel  i  1 38  il  con- 
te Manente  donò  la  6.^  parte  di  Radico- 
fani  :  il  vescovato  già  avea  i  suoi  protet- 
tori o  vicedomini,  e  prima  di  Ranieri  I 
godeva  giurisdizione  su  Poggibonsi.  Par- 
lai di  sopra  della  venuta  di  Papa  Eugenio 
III  a  Siena:  vi  entrò  a'i4  maggior  i46> 
incontrato  dal  vescovo  e  dal  clero  alia  por- 
ta della  città,  ricevendolo  Ranieri  1  nel 
palazzo  vescovile,  da  dove  dopo  la  dimo- 
ra di  più  giorni  partì  per  Pisa.  Lungo  sa- 
rebbe il  ricordare  tutte  le  donazioni  che 
andavano  ricevendo  i  pastori  sanesi,  non 
che  gli  acquisti  che  andavano  facendo,  che 
si  ponno  leggere  nell'accurato  Pecci,  con 
gran  copia  di  pregievoli  documenti.  Mol- 
te donazioni  di  terre  e  giurisdizioni  fu- 
rono complessive  e  comuni  al  vescovo, 
chiesa  e  repubblica  di  Siena.  Neh  16G  fu 
vescovo  Ranieri  II,  che  confermò  a' ca- 
nonici di  s.  Frediano  di  Lucca  la  chiesa 
suburbana  di  s.  Martino,  poi  degli  ago- 
stiniani di  Leccete.  Gunterarao  del  1  i  76, 
al  cui  tempo  Alessandro  111  spedì  varie 
bolle  a  favore  di  Siena,  come  quella  col- 
la quale  vietò  che  in  essa  ninno  potesse 
essere scomunicatoe  interdetto  se  non  dal 
vescovo,  e  in  sua  mancanza  dal  capitolo, 
oppure  dal  Papa  o  dal  suo  legato  a  la- 
lere,  e  questo  per  aver  la  città  a  lui  ade- 
rito nella  patita  persecuzione  di  Federi- 
co I:  il  vescovo  Gunteramo,colmo  di  me- 
rìti,fual  concìlio  di  Laterauo  1 1 1  del  1 1 7  9, 


SIE 

e  poi  confermò  a'camaldolesi  delti  in  Sie- 
na della  Rosa  la  chiesa  parrocchiale  di  s. 
Cristina,  poi  di  s.  Mustiola.  Nel  i  i  Hq  gli 
successe  Buono,  sanlissimo  per  costumi, 
forzaloda  Clemente  111  ad  accettar  il  ve- 
scovato, ed  acui  Onorio  III  o  meglio  In- 
nocenzo ili  commise  scomunicare  i  pisa- 
ni, se  non  ritrattavano  gli  statuti  fatti  con- 
tro la  libertà  ecclesiastica.  Da  una  holla 
a  lui  diretta  da  Clemente  III  si  conosce 
di  quanto  maggior  estensiotìe  fosse  in  cpiel 
tempo  la  diocesi,  e  quanto  poi  fu  dimi- 
nuita, sebbene  il  Papa  l'avea  presa  sotto 
la  protezione  ecustodia  della  s.  Sede.  Buo- 
no era  molto  versalo  nella  lingua  Ialina, 
facondo  e  facile  nello  scrivere.  Fece  nella 
cattedrale  fabbricar  il  sepolcro  pe'succes- 
sori,  evi  fu  seppellito.  Nel  i  2  i  6  Duonfi- 
glio  creduto  de'  nobili  Uigugieri,  ricevè 
un  bieve  d'Onorio  III  acciò  si  adoprasse 
d'estirpare  l'eresia  degli  albigrsi.  penetra- 
ta e  propagata  in  «Siena.  Cbbidi  il  vesco- 
\o,e  non  solo  pubblicò  nella  diocesi  con- 
tio  di  essi  l'intei  detto  fubninalodal  l*a- 
pa,  ma  die  ampia  autorità  a'  domenica- 
ni e  francescani  di  |iroccdere  contro  i  se- 
guaci e  fautori  dell'eresia;  laonde  ({uan- 
do  si  recò  in  Siena  il  cardinal  legato  U- 
golino  poi  Gregorio  IX,  trovò  quasi  estir- 
pata l'empia  setta  pel  zelo  del  vescovo,  per 
cui  si  limitò  a  sciogliere  dal  giuramento  i 
settari, ingegnando  che  non  è  spergiuro  co- 
lui, che  rompe  il  giuramento  fatto  contro 
la  legge  di  Dio.  Il  caiclinale  con  un  breve 
ponlilicio  esortò  la  repubblica  e  il  sena- 
to a  mandar  soccorsi  a'cristiani  di  Levan- 
te oppressi  da' maomettani.  Ascoltatane 
da'saiiesi  la  lettura  con  tenerezza  e  accla- 
mazione, il  senato  subito  decretò  una  spe- 
di/ione di  ()()n  de'suoi  coraggiosi  giovani 
colle  bandiere  della  città, segnali  lutti  di 
croce. Sotto  la  condotta  di  Guido  Bandi- 
nelli  parente  d'Alessandro  III,  partirono 
per  (ierusnlcmme.  Acri  e  Dalmata,  eie- 
cero  molle  prodezze  e  arcpiisti.  Btionlìgliu 
confermòal  capitolode'canonici  della  cat- 
tedrale il  possesso  di  varie  ragioni  e  di- 
ritti donali  dj'predcccssori  Leone  e  Guul- 


SIE  57 

fredo  li  :  consagrò  la  chiesa  di  Leccelo, 
ribenedì  e  consagrò  quella  di  Marmora- 
ia  interdetta  per  l'uccisione  del  pievano 
falla  da  un  usuraio  per  avergli  negato  i 
sagramenti.Nel  1  2  3^  stallili  più  leggi  e  co- 
stituzioni pel  buon  governo  e  regolamen» 
to  del  suo  clero,  riproilotte  da  l'ecci.Egli 
fu  zelante  tanto  deli'onor  di  Dio  e  della 
giustizia,  che  non  fu  mai  ritenuto  da  al» 
cun  rispetto  umano;  per  Ini  i  sanesi  rice- 
verono i  religiosi  servili  inSiena,ed  i  fran- 
cescani. Questi  ultimi  e  i  domenicani  au- 
torizzò d'in(|uisire  contro  l'eresia,  tribu- 
nale che  poi  resti)  a' soli  conventuali.  Al 
vescovo  Buonfiglio  di  santa  vita,  nel  1  :>  73 
fu  surrogato  Tommaso  Fusconi  nobile 
romano,  e  insigne  teologo  domenicano, 
dal  capitolo  e  da'  canonici,  m3  essendo 
stalo  già  eletto  per  Cet'alìi,  è  incerto  se 
venisse  a  Siena.  A'el  1  204  Tommaso  Bal- 
zelli nobile  domenicano,  dotto  e  zelan- 
te,  onde  alcuni  lo  chiamano  beato  ;  il 
quale  colle  orazioni  e  coi  conforti  di  li- 
dare  nel  solennemente  invocalo  patro- 
cinio della  Beala  Vergine,  a  cui  i  sane- 
si donarono  i  cuori  e  le  chiavi  delle  por- 
te delia  città,  decretando  che  nelle  mone- 
te alle  parole  Sena  l'etits s\  aggiungesse 
Cwilns  f''irginìs,coiì[i\\ni\  alla  memora- 
bile vittoria  d'Arbia,  onile  molti  popoli 
recaronsi  colla  corda  al  collo  in  Siena  a 
domandar  misericordia  per  la  patria  loro, 
e  la  repubblica  per  molto  tempo  fu  arbi- 
tra il)  Toscana,  potente  in  Italia.  Parec- 
chi e  segnalati  benelìzi  lece  questo  vesco- 
vo alla  diocesi,  curò  l'azienda  economica 
della  cattedrale  istituendo  ministri  per  vi- 
gilare ni  buon  regolnmenlo  ,  e  la  dotò 
smembrando  dalla  mensa  vescovile  deco- 
ro>e  entrale,  per  rendere  maggiormente 
ornalo  il  maest<iSo  tempio. Gli  successe  nel 
I  273  Bernardo  probabilmente  de'nobili 
Gallerani,e  fratello  del  b.  Andrea  fonda- 
tore dello  spedale  e  fiali  dell.i  Misericor- 
dia, conlutaiido  Pecci  la  sua  làvolosa  uc- 
cisione per  opera  de  Gazzani  :  esso  i\cc 
riconoscere  dui  comune  reseniioneerim- 
muuilà  delle  terre  del  vescovato,  e  d'or- 


58  SI  E 

dine  pontificio  l'invitò  a  pacificarsi  colle 
fazioni.  Nel  1282  il  capitolo  elesse  il  suo 
canonico econcitlatlino  Rinaldo  de'nobili 
MaIavoIti,aI  quale  fino  dagli  antichi  se- 
coli spettava  l'eiezione  e  al  Papa  la  con- 
ferma che  die  Martino  IV,  ed  ebbe  litigi 
col  magistrato  della  repubblica,  per  lesio- 
ne d'immunità  ecclesiastica,  per  cui  sco- 
municòil  podestà  e  i  giudici;  poscia  si  ven- 
ne a  concordia,  con  que'  provvedimenti 
pubblicati  da  Pecci.  Egli  fu  che  nel  i  3oo 
benedì  e  pose  ne'fondamenti  lai.^  pietra 
per  la  fabbrica  della  nuova  facciata  del 
duomo. Tenneals.  fonteuna  figliadi  Car- 
lo di  Valois  fratello  del  re  di  Francia, nata 
in  Siena.  Nel  i3o2  scomunicò  i  ministri 
dellospedaledis.  M.^ della  Scala,  per  non 
averlo  ubbidilocome  di  giurisdizione  lai- 
cale, onde  nacque  fiera  lite  tra  lui  e  il  Co- 
ra une  che  ne  assunse  le  difese  avanti  il  Pa- 
pa, per  lo  che  si  rese  odioso  a'cittadini,  e 
la  sentenza  fu  contro  il  vescovo.  Prima  di 
sua  morte,  i  canonici  del  duomo,  cui  si 
spettava  eleggere  il  successore,  temendo 
che  non  ne  venisse  loro  levato  il  possesso, 
poiché  già  varia  vasi  su  questo  punto  la 
disciplina  dellaChiesa,  ricorsero  al  consi- 
gliogeneraleacciònongli  fosse  usala  vio- 
lenza nell'elezione  e  conservato  loro  il  pie- 
no diritto,  e  non  rimanessero  occupati  i 
beni  del  vescovato.  Laonde  nel  dì  seguen- 
te alla  morte  del  vescovo  elessero  nel  (  807 
Ruggiero  domenicano  di  Casole  ottimo  e 
di  santi  costumi,  indi  dopo  qualche  con- 
traddizione venne  confermato  daCleuien- 
le  V,  pel  quale  poi,  stabilitosi  in  Francia, 
sostenne  in  Pioma  l'incarico  di  vicario  pon- 
tificio; e  quale  inquisitore  di  Siena  e  sua 
diocesi  come  vescovo,  sostituì  in  suo  luo- 
go il  priore  de'domenicani  di  Siena, dap- 
poiché il  prelato  molto  si  dovè  affaticar 
per  estirpare  l'eresie  che  allora  affligge- 
vano la  Chiesa  di  Dio,  e  particolarmente 
quella  de'//72i<re///.  In  Siena  furono  sco- 
municati i  francescani  apostati,  scismati- 
ci ed  eretici  inventori  di  nuova  sella.  Mo- 
rì in  Roma  nel  i  3  iGefusepollo  in  s. Ma- 
ria sopra  Minerva,  ed  alcuni  gli  allribui- 


SIE 
scono  il  titolo  di  bealo.  Il  capitolo  elesse 
T3onusdei  Malavollisanese  e  canonico  del- 
la cattedrale,  ornatodi  profonda  erudizio- 
ne, confermato  da  Giovanni  XXII  e  con- 
sagralo in  Avignone.  Nel  1 824  conforme 
all'antico  costume  de'sanesi,  rappresen- 
tandosi ne' giorni  di  carnevale  il  giuoco 
delle  pugna, e  incalorandosi  ostinatamen- 
te le  parti  nella  zuffa, dalle  pugna  passan- 
do a'sassi,e  da  questi  alle  armi,  i  cittadi- 
ni s'impegnarono  in  fiero  civile  combat- 
timento con  istrage:  allora  il  vescovo  mos- 
soa  compassione,  per  reprimere  l'impelo 
dell'accesa  gara,  si  portò  con  tutto  il  cle- 
ro preceduto  dalla  croce  alla  piazza  pub- 
blica ,  ed  esortando  ciascuno  a  posar  le 
armi  e  ritirarsi,  i  combilteoti  per  la  ve- 
nerazione e  stima  che  ne  facevano  si  quie- 
tarono e  cessò  Io  spargimento  di  sangue 
civile.  Fu  inoltre  benemerito  per  l'inter- 
posizione e  aggiustamento  fatto  col  duca 
di  Calabria,  il  quale  avea  promosso  mol- 
te pretensioni  contro  la  repubblica;  come 
per  sua  opera  si  stipularono  le  condizio- 
ni d'una  nuova  lega  con  Firenze,  Bolo- 
gna e  Perugia.  Neh  336  celebrò  il  sino- 
do, in  cui  riunì  le  costituzioni  pel  clero 
fatte  da'suoi  predecessori; sotto  di  lui  per 
la  pace  e  quiete  de'  sanesi  si  accrebbe  la 
città  di  grandezza  e  splendore,  poiché  la 
maggior  parte  delle  terre  e  castella  per- 
vennero sotto  il  dominio  della  repubbli- 
ca, le  più  magnifiche  fabbriche  di  chiese  e 
palazzi  furono  ultimate,e  lacittà  perven- 
ne alla  più  numerosa  popolazione,  con- 
tando 35,127  famiglie.  Fu  allora  che  per 
l'accresciuta  popolazione,  i  reggenti  della 
repubblica  pensaronoerigere con  maesto- 
so disegno  un  nuovo  tempio  per  loro  chie- 
sa principale,  e  scavati  i  fondamenti  a'2 
febbraioi  339Donusdei  insieraeaGalga- 
no  vescovo  di  Massa  fecero  la  benedizio- 
ne della  I .°  pietra,  e  subito  con  indicibile 
conlento  della  città  dierono  con  sollecitu- 
dine principio  alla  vasta  fabbrica,  sospe- 
sa nel  I  348  per  la  calamitosa  peste  e  non 
compita  pel  diminuito  numero  de'cittadi- 
ni,  rimanendo  la  città  spogliata  d'8o,ooo 


SIE 
abitanti  dicePecci  ancora,  si  lasciò  l'altra 
pieesisleute  chiesa  che  fino  a  quel  tem- 
po pure  avea  fallo  bella  ino'lra,  come  più 
che  sufiicienle  a'superstili  sanesi,  in  ap- 
presso accresciuta  con  nuovi  e  stupendi 
ornamenti.  Ebbe  principio  in  questo  ve- 
scovolo  la  certosa  di  M;iggiano,  fondala 
e  dolala  dal  cardinal  Pctroni  ;  ed  il  suo 
parente  Bindo  prolonotario  die  principio 
al  monastero  di  Pontignano  |)ure  pe'cer- 
tosini,  e  dopo  finito  vi  fu  sepolto  :  un  3." 
nìonaslero  di  tali  religiosi  lo  fondò  Nico- 
lò Cinughi discendente  della  nobile  fami- 
glia de'Pazzi  fiorentina,  il  vescovo  ri f,ib 
lìrico  la  chiesa  di  s.  Egidio  padronato  di 
famiglia,  poi  data  alle  cappuccine;  fondò 
l'ospedale  di  s.  Marta  pe'poveri  sacerdoti 
viandanti,  per  non  dire  di  altro.  Se  vo- 
lessi riportare  tutte  le  pie  fondazioni  dei 
vescovi  e  de'  religiosi  sanesi  non  la  fini- 
rei mai. 

JVeli35l  occupò  la  sede  Azzolino  Ma- 
lavolti  già  canonico  della  calledrale,  che 
convenne  coll'Operadel  duomo  sulle  of- 
ferte che  si  facevano  ad  esso,  di  ricevere 
per  l'Assunta  36  fiorini  d'oro,  e  i  i  o  lib- 
bre di  cera.  Molto  si  adoprò  il  zelante  pre- 
lato per  riunire  gli  animi  discordi  de'no- 
bili  e  popolari,  che  spessospargevano  san 
gue.  Nel  I  370  Gregorio  XI  elesse  vescovo 
Jacopo  di  Giglio  Malavolti,  quando  si  re- 
cò in  Avignone  ambasciatore  di  Lucca,  e 
ivi  fu  consagrato.  Mortone!  I  37  (, il  Papa 
da  Comacchio  trasferì  a. Siena  Guglielmo 
guascone  conventuale,  fu  legalo  a  diversi 
principi  e  neh  Syy  fatto  vescovo  Laurien- 
se.  Gregorio  XI  da  Narui  vi  traslocò  il  sa- 
ncse  o  meglio  eugubino  Luca  Berlini,  pio, 
dolio  e  zel.mte;  seguì  le  parli  di  Ui  bano 
VI  contro  l'antipapa  Clemente  VII,  che 
insorto  neli37(S  fu  cagione  del  gran  sci- 
sma d'  occidente,  ed  a  lutto  suo  potere 
si  alfaticò  acciò  da  tal  peste  non  fosse  in- 
fettato il  gregge  alla  di  lui  cura  couìmes- 
so.  Promosse  il  cullo  divino  e  nella  cat- 
tedrale celebrò  il  sinodo,  col  (piale  mode- 
rò le  vanità  e  il  lusso  a  cui  allora  si  abban- 
donavano gli  ecclesiastici.  Per  sua  morte 


SIE  59 

il  capitolo  per  non  pregiudicar  l'antico  di- 
ritto da  piii  esempi  interrotto,  elessero  ve- 
scovo fr.  Michele  Pelagalli  sanese  dome- 
nicano, ma  Urbano  VI  non  l'approvò  e 
invece  creò  vescovo  Carlo  Mmulolo  napo- 
letano, ma  il  possesso  gli  fu  impedito  dai 
reggenti  della  re|)ul)blica  sdegnali  per  non 
elisele  stato  confermato  fr.  Michele,  né  so- 
stituito un  sanese,  onde  Carlo  per  questo 
o  per  altro  motivo  rinunziò  e  ad  altra  di- 
gnità fu  promosso. Urbano  VI  nel  1 38  T  gli 
suii'ogò  Francesco  Monnilli  pur  nobile 
napoletanOjgià  vescovo  di  Cava, pel  quale 
Pecci  corresse  vari  abbagli  d'U;:helli  e  al- 
tri.  Le  antiche  vertenze  sulle  lagioni  che 
il  comune  pretendeva  sulle  terre  del  ve-^ 
scovalo  furono  accomodate,  con  sentenza 
che  le  dichiarò  obbligale  a  fir  guerra  e 
cavalcala  a  disposizione  della  repubblica, 
e  contribuire  alle  spese  di  ponti  e  strade, 
e  nelle  cause  di  oialefizi  tenute  a  rispon- 
dere agli  ufliziali  e  rettori  della  repubbli- 
ca.Altri  accordi  del  i4oostatuironoiIcen- 
so  da  pagarsi  per  r.\ssunta  dagli  uomini, 
comuni  e  terre  del  vescovato.  11  vescovo 
corresse  e  ampliò  le  costituzioni  del  capi- 
tolo e  del  duomo,  enei  1404  fu  in  via  lo  dai 
sanesi  a  Papa  InnocenzoVII,  per  ledepre- 
d.izioin  fatte  dalle  sue  milizie  nella  Ma- 
reinma,onde ottenne  I  5,ooofiorini  di  com- 
penso. Passando  Mormilli  alla  sede  di  Ca- 
va, nel  1407  Gregorio  XII,  da  lui  ricevu- 
to onoratamente  in  Siena,  a  questa  die  per 
ve-.covo  il  nipote  Gabriele  Contlulmieri 
veneto,  poi  Eugenio  IV,  elezione  che  d.ii 
sanesi  fu  di  mal  animo  tollerala,  perchè 
bramavano  un  vescovo  cittadino  pratico 
de'Ioro  costumi.  Nondimeno  attesa  l'au- 
loi  ila  pontificia,  la  prudenza  e  integrità 
di  Gabriele,  sollersero  che  prendesse  pos- 
sesso, ed  a'  I  l  marzo  esercitava  già  la  giu- 
risdizione. Questa  data  del  Pecci  fa  ana- 
cionismo  con  altra  pur  da  lui  riportata, 
cioèchea'4''etleinb.e  1  i"'/'!  vescovo.Mor- 
niilli  ricevè  in  Siena  Gregorio  Xll,  laon- 
de sembra  doversi  assegnare  il  vescovato 
di  Gabriele  dopo  e  non  innanzi  tale  epo- 
c;i,  sebbene  fu  brevissimo  e  dopo  un  anno 


6o  SI  E 

iinunziò,dice  Novaes,  vedendo  che  i  sa- 
iiesi  volevano  piuttosto  un  pastore  di  lo- 
ro nazione.  D'altronde  convenendo  Pecci 
che  poco  dopo  fu  creato  cardinale,  e  ciò 
seguendo  iuLucca  a'q  maggio  i4o8,sem- 
bra  che  il  vescovatodiGabrielesia  durato 
meno  d'un  anno,  tanto  più  che  Pecci  do- 
poaver  corretloUghelli  sul  successore  An- 
tonio 1  Casini  sanese,  riferisce  che  questi 
fu  eletto  da  Gregorio  XII  nel  principio 
del  i4o8, trasferendolo  da  Pesaro;  laonde 
errarono  Ughelli  e  Cardella  in  dire  ciba- 
•vere  fatto  Alessandro  V,  ed  io  per  seguir- 
li dissi  altrettanto  nella  sua  biogiafia  per 
r.verlo  poi  creato  cardinale  Martino  V  e 
chiamato  il  cardinal  Sanese,  avendo  pur 
notalo  della  cappella  eretta  nel  duomo  a 
e.  Sebastiano  con  dote  e  de'rari  libri  do- 
nati al  medesimo.  Di  sopra  narrai  come 
Giovanni  XXIII  deputò  Antonio  I  pel  vi- 
carialo di  Radicofani  e  per  l'imposizione 
della  colletta,  e  del  concilio  celebratoasuo 
tempo  in  Siena  d'ordine  diMartino  V,  del 
quale  fu  tesoriere.  Da  lui  nel  i4'i7  t«"a«la- 
to  a  Grosseto, a  preghiera  di  lutti  gli  or- 
dini della  città  il  Papa  destinò  successore 
£.  Bernardino  che  ricusò  accettare,  ed  al- 
lora venne  eletto  Carlo  II  Bartali  sanese 
perito  nel  gius  canonico,  dichiarato  anco- 
ra legato  della  s.  Sede  alla  repubblica  di 
Siena  per  affari  di  molta  importanza  ,  i 
quali  maneggiòcon  tanta  destrezza  e  pru- 
denza, che  gli  riuscì  di  riconciliare  i  suoi 
concittadini  colla  chiesa  romana.  Fu  pre- 
lato di  molta  autorità,  e  dalla  patria  più 
■volte  spedito  ambasciatore  al  Papa,  alla 
repubblica  veneta  e  ad  altri  principi.  In- 
trodusse in  Siena  le  religiose  del  3.°  or- 
dine di  s.  Francesco,  e  fu  al  concilio  ge- 
nerale di  Firenze,  Eugenio  IV  nel  i444 
da  Piimini  vi  trasferì  Cristoforo  das.  Mar- 
cello vicentino,  che  morto  in  detto  anno, 
in  sua  vece  destinò  Neri  da  Monte  Carlo 
lucchese, che  riuscendo  poco  grato  Euge- 
nio IV  lo  nominò  governatore  della  Mar- 
ca e  poi  del  Patrimonio  di  s.  Pietro.  Per 
sua  morte  Nicolò  V  a'24  ottobre  trasferì 
da  Ti  leste  il  celcbeaimo  Enea  Silvio  Pic- 


SIE 

colominl  sanese,che  con  grande  apparato 
prese  possesso  nel  1 4^0, per  cui  conUghel  - 
li  e  altri  lo  dissi  nella  biografìa  eletto  ia 
tale  anno;  ma  poco  dimorò  in  patria,  per- 
chècrealo cardinale  fu  impiegatoingrari- 
dialIari.DivenutoPapacol  nome  di  Pio  I[ 
a'  19  agosto  1458,  india'  f  8  settembre  die 
alla  patria  e  con  suo  tripudio  per  pasto- 
re il  canonico  della  cattedrale  e  suo  pa- 
rente Antonio  II  Piccolomini  abbate ca- 
maldolesedi  s.  Vigilio,  di  eccellenti  qua- 
lità. Volendo  Pio  li  decorare  la  sua  pa- 
tria colla  dignità  arcivescovile,  colla  bol- 
la Tliriiimphans  Paslor  aelernus ,  data 
in  Siena  a'  19  aprile  i4^9>  elevò  la  se- 
de vescovile  di  Siena  a  metropolitana  e 
ornò  l'arcivescovo  col  pallio,  dichiaran- 
done sulfraganee  le  sedi  vescovili  cWChiu- 
si,  Soana,  Massa  unita  a  Populonia,  e 
GroMe;o(A^,);decretandoinoltreche  tan- 
to dell'  arcivescovo  di  Siena  che  de'  ve- 
scovi del  suo  stato,  spettasse  la  nomina 
de'  soggetti  alla  città  di  Siena  per  privi . 
legio,  da  approvarsi  dalla  santa  Sede, per 
cui  osservò  Novaes  che  a  suo  tempo  il  col- 
legio della  Balìa  di  Siena  per  ciascuna  di 
delle  6  chiese  alla  vacanza  presentava  6 
soggetti  al  granduca,  che  ne  prendeva  3 
per  mandarli  al  Papa  acciò  ne  scegliesse 
uno. Eresse  pure  Pio  II  le  sedi  vescovili  di 
PienzaeIlJontalcino(^f^.),e  le  dichiarò  im- 
mediatamente soggette  alla  s.  Sede;  quel- 
la di  Montalcino  la  formò  con  uno  smern  - 
bramento  della  diocesi  di  Siena.  In  pro- 
cesso di  tempo  Pienza  fu  unita  a  Chiusi, 
e  soltanto  Montalcino  è  restata  soggetta 
immediatamente  al  Papa.  Tuttora  sono 
sulfraganeedelia  metropolitana  di  Siena, 
Chiusi  a  cui  resta  unita  Pienza,  Soana 
a  cui  fu  unita  Pitigliano,  Massa  Marìl' 
lima, Grosseto,  e  Modigliana  decorala  del 
seggio  episcopale  a'y  luglio  18^0  dal  re- 
gnante Pio  IX,  colla  bolla  Ea  quo  licei 
//;i/7Je//7o,e  perciò  essendo  già  da  qualche 
tempo  pubblicata  la  lettera  /]/,  non  potei 
scriverne  l'articolo.  Inoltre  Pio  II  con  l'o- 
pera d'Agapito  Rustici  avendo  riordina- 
lo la  chiesa  sauese,rapprovò  col  breve/zi- 


SI  E 

ter caetern,  ^e'i  ì QprWe  i ^5cj,  eRnalraen- 
te  spedilo  in  Siena.  Antonio  11  [tuco  go- 
dè la  nuova  dignità,  morendo  ngli  8  no- 
vembre di  detto  anno,  e  Pio  f  1  a'  i  r)  feb- 
braio 1 460  pubblicò successoieFiancesco 
li  Tedeschini  o  Todeschini  di  Sarleann, 
figlio  di  sua  sorella  e  da  lui  educalo,  e  a- 
dottato  col  cognome  e  stemma  de'Picco- 
lomini,ed  in  Siena  a'5del  seguentemaizo 
Io  creò  cardinale.  Finalmente  Pio  li  col- 
la bolla  Ut  inttr  sanctimonialcs,tn\òì\a- 
ta  in  Siena  a'3i  agosto  14^9}  esentò  i  mo- 
nasteri delle  monache  di  Siena  dalla  sog- 
gezione de'regoiari,  e  li  sottopose  agli  ar- 
civescovi di  Sienajcolla  bolla  Priiltin  ad 
Eccltsiain,  pubblicala  in  Siena  de'  1  q  a- 
gosto  I  460,  autorizzò  i  canonici  del  duo- 
mo a  confermare  il  rettore  dell'ospedale 
di  s.  INIaria  della  Scala.  Il  successore  Pao- 
lo li  neh  4^5  riunì  alla  mensa  arcivesco- 
vile l'abbazia  della  ss.  Trinità  di  Torri. 
Si  distinse  il  cardinal  Piccolomini  per  fer- 
voroso zelo,  e  infaticabile  nel  sedare  i  tu- 
multi  cittadini  che  acerbamente  opprime- 
vano l'infelice  città  :  donò  alla  metropo- 
litana paramenti  e  sagri  utensili,  riempì 
la  sua  libreria  di  preziosi  libri  e  l'abbellì 
di  magnifiche  pitture,  fece  un  maesloso 
altare  di  marmo  lavoralo  con  intagli,  bas- 
sorilievi e  statue,  dove  ancor  vivente  si 
fece  erigere  il  sepolcro,  facendovi  incide- 
re questa  iscrizione:  Sep.  Francisci  Pie- 
col.  Card.s.  Eustachii  Arckiep.  Sen.  Nel- 
l'archivio dell'Opera  del  duomo  vi  è  il  suo 
testamento  fatto  a'  1 8  settembre  1 4^)3, ro- 
gato nella  cappella  di  s.  Biagio  dell'epi- 
scopio, per  dispensa  avutane  da  Sisto  IV. 
Alla  sua  biografìa  dissi  per  chi  (eceam- 
ministrare  la  diocesi,  non  essendo  corisa- 
grato  vescovo; a'22 settembre  1  5o3  fusu- 
blimalo  al  triregno,  assunse  il  nome  di  Pio 
III,  e  morì  dopo  9J"»  giorni  tli  ponlifìc-nto. 
Paie  che  lino  dal  1  To  i  avesse  rinunziato 
l'arcivescovato  di  Siena  al  suo  nipote  Gio- 
vanni IV  Piccolomini  figlio  d'AndrenTe- 
deschini,efu  uomo  di  glande  ingegno  e  di 
prudente  consiglio,  intervenne  al  concilio 
diLalerauoVjcLeoueXlocreò  cardinale, 


SIE  61 

e  perciò,  cornea  vverlii, di  tulli  1  rescovi  e 
arcivescovi  diSicna  01  natidi  tal  dignità  a- 
vendo  fallo  le  biografie,  nella  sua  parlo 
delle  gesta  che  lo  resero  degno  d'esseie  il 
principal  consigliere  di  Clemente  VII,  e 
legato  alatcre  alla  repubblica  sanese  do- 
po la  morte  del  cardinal  RaHiiele  Pelruc- 
cv,  Qìollo  si  adoprò  per  quielare  le  discor- 
die che  tenevano  miserabilmente  oppres- 
sa la  patria, stanco  delle  (|u:ili  con  regres- 
so rinunziò  a'7  aprile  i52f)  a  Francesco 
111  Bnndini  (il  fratello  del  (pialeBanilino 
coadiutore  era  premorto  allo  zio)  figlio 
di  sua  sorella,  morì  in  Siena  e  fu  pi.into 
come  padiedella  patria.  Francesco  111  fu 
molto  doltoe  versato  in  vari  generi  tli  let- 
teratura, ìndi  eletto oialore  di  Siena  per 
seguire  Carlo  V  in  tutte  le  parti  di  Ger- 
mania, nel  I  546  fu  al  concilio  di  Trento, 
ove  le  suesentcnzenon  piacqueroa'padri. 
Bilornato  in  Siena  s'interessò  assai  negli 
allari  della  pei  iclitante  repubblica,  come 
già  accennai,  ma  caduta  che  fu  |)er  la  ca- 
})itolazlonedel  1  55^,  partì  da  Siena  e  giu- 
rò di  non  più  tornarvi.  Portatosi  in  Pvo- 
ma,  vi  esercitò  diverse  cariche,  e  fu  fallo 
fice-cameilengoe  governatore  della  cit- 
tà. Pio  IV  gli  assegnò  il  nipote  Germani- 
co arcivescovo  di  Corinto  per  coadiuto- 
re, che  premorìa  lui,  e  altrettanto  accad- 
de ad  Alessandro  Piccolomini  arcivesco- 
vo ili  Pati  asso  stabili  lo  da  Gregorio  XII  l. 
Morì  Francesco  111  in  Roma  dopo  5c)  an- 
ni d'arci vescovatonel  1 588,  egli  successe 
il  3. "coadiutore  Ascanio  di  Enea  Piccolo- 
mini  arcivescovo  di  Tarso, assai  acclama- 
lo ila'sanesi  nella  solennissima  pompa  del 
suo  ingresso, per  le  sue  rare  doti  e  eminen- 
ti virtù, atrabile  e  cordiale,  zelante  del  di- 
vin  culto,  caritatevoleco'bisognosi,  giudi- 
zioso nella  politica  e  buon  poeta  lirico.  Fu 
amato  tla  tulli, come  pure  dai  graiiduclii, 
deplorandosi  la  sua  perdita  :  sotto  di  lui 
Clemente  Vili  decimò  l'arcidiocesi, quan- 
do istituì  la  sede  vescovile  di  Colle,  laon- 
de fu  ridotta  nel  territorio  a  circa  3i)  mi- 
glia in  lunghezza,  e  9,0  in  larght/za.  Cle- 
mente VII  ludi  5t)7  vi  trasferì  d' A  vigno- 


e>-2  s  I E 

ne  il  cnrcìinal  Francesco  M.'  IV  Tiirugi 
da  Monte  Pulciano,  slato  discepolo  ili  s. 
Filippo  e  relloredella  congiegnzione  del- 
l'oratorio in  Napoli,  pio  e  zelantissimo  pa- 
store, ma  prese  qualche  impegno  colla  cit- 
tà: nel  iSgg  celebrò  nn  concilio  provin- 
ciale, di  cui  tratta  il  Malavolti  nella  Slo- 
ria  dì  Siena^efo  stampato  con  molle  co- 
stituzioni edecreti  riguardanti  ilclero.Per 
sua  rinunzia  Paolo  V  nell'anno  seguente 
a'4  gennaio  1 607  gli  sostituì  il  proprio  cu- 
gino carnale  Cam  ilio  figlio  diPierM."  Bor- 
ghesi, già  vescovo  di  Castro  di  Napoli  e 
e  di  Montalcino  ;  prese  possesso  con  sin- 
golar  pompa,  fu  zelante  del  suo  gregge, 
l'amò  e  si  fece  temere.  Ben  vedutoda'prin- 
cipi  e  da'cardinali,  pregarono  Paolo  V  ad 
annoverarlo  ni  sagro  collegio, che  non  pie- 
gandosi fu  detto  da  alcuni  che  ne  morisse 
d'amarezza  nel  1612.  Paolo  V  lo  fece  suc- 
cedere con  universale  applauso  dal  car- 
dinal MetelloBichi  sanese  che  fondò  il  se- 
minario pe'chierici,  donandogli  rendile 
della  propria  mensa  e  prescrivendogli  re- 
gole, poi  riformale  dal  successore  e  da  al- 
tri pastori.  Ma  essendo  intiinodi  Paolo  V 
rinunziòa'i  3gennaioi6i4>  e  se  la  morte 
noi  rapiva  forse sareljbesucccdulo a  Pao- 
lo V.  Questi  vi  promosse  da  Massa  e  Po- 
pulonia  Alessandro  Pelrucci  sanese,  con 
dolore  de'suoi  antichi  diocesani  da  lui  in 
tanti  modi   magnificamente  beneficati; 
promosse  nella  sua  nuova  chiesa  lo  splen- 
dore ecclesiastico  e  il  profitto  delle  anime, 
edificando  tulli  colle  opere  e  coll'esempio. 
Celebrò  il  sinodo  diocesano  con  utili  co- 
stituzioni, curò  il  buon  governo  delle  mo- 
nache, e  fu  vago  di  fabbricare  per  impie- 
gare i  poveri  e  le  arti  nelle  manuali  fali- 
che;  eresse  il  grandioso  palazzo  della  vii- 
ladis.  Colomba,  poi  villeggiatura  del  no- 
bil  collegio  Tolomei,  rifece  di  pianta  e  pi  li 
magnifico  r<'piscopio,  poi  demolilo  come 
rimarcai.  Visitò  la  diocesi  facendo  gran 
bene,  manellecompagoie  laicali  non  po- 
tè eseguirlo  per  essere  dipendenti  dal  ca- 
pitano del  popolo  e  dal  consiglio.  Amalo 
da  s.  Carlo  Borromeo,  morì  sautameule 


SIE 
ed  assai  compianto  nel  1 628. Urbano  Vili 
nominò  Ascanio  11  Piccolomini  d'Arago- 
na, nato  in  Firenze, che  tanto  avea  putito 
pegli  ugonoHi,e  governò  con  indicibile  ini 
pegtio  e  saviezza,  non  senza  gravi  distur- 
bi cagionati  dalla  giurisdizione  laicale;  fu 
compagno  s.igace  e  accorto  nella  legazi  o  • 
ne  del  cartlinui  Antonio  Barberini,  e  te- 
dialo del  mondo  rinunziò  nel  1670  e  in 
bieve  morìinRoma.  Gli  successe  nel  1G7  i 
il  sanese  cardinal  Celio  Piccolomini,  che 
non  curando  la  prepotenza  de'grandi  am- 
minisliò  con  imparzialità  la  giustizia;  mai 
si  assentò  dalla  città,  se  non  pel  conclave 
d'InnocenzoXI,  alla  cui  esaltazione  mol- 
to contribm.  Morto  neliGSifueleltoLeo- 
nardo  Marsilj  sanese  e  canonico  Valica- 
no; dal  clero  fu  amalo  e  temuto,  con  tut- 
te le  furze  sostenne  l'immunilà  ecclesia- 
stica, e  stabilì  con  più  sinodi  varie  costi- 
tuzioni pel  decoro  di  sua  chiesa,  onde  in- 
corse in  vari  impegni  col  principe  e  col 
pubblico.  Dotto  nel  gius  civile  e  canoni- 
co, nella  teologia  e  in  altre  scienze,  ver- 
salo nelle  ceremonie  ecclesiastiche,  dilet- 
tante della  musica  e  sagre  funzioni;  con* 
sagròin  Siena  piùchiesee  altari,  e  ricol- 
mo di  uìeriti  morì  nel  1  7  i  3  con  di>pia- 
ceredi  tulli. Nel  1714  Alessandro  li  Zoo- 
dadaii  nobile  sanese,  e  fratello  del  cardi- 
nale e  suo  compagno  nelle  nunziature, 
con  generalecontenlodella  patria  edi  Co- 
simo HI,  perciò  il  suo  ingresso  fu  splen- 
didissimo; corrispose  pienamente  all;i  e- 
spellazione  di  tutti  per  saviezza,  soavità 
di  modi,  circospezione  negli  allari,  alieno 
dalle  biighe,  ulFicioso,  caritativo,  esem- 
plare e  in  gran  repulazione;morìa'4gen- 
naio  nel  1744  con  grave  pena  universa- 
le,e  fu  sepolto  presso  il  fratello.  Benedet- 
to XIV  a'3  settembre  I  746  destinò  arci- 
vescovo Alessandro  III  Cervini  di  Mon- 
te Pulciano  e  nobile  di  Siena,o  ve  fece  i  suoi 
studi,  fu  arciprete  del  duomo  e  vicario  del 
predecessore;  dopo  essere  stato  ripugnan- 
te accettò,  e  fu  preconizzato  a'29  maggio 
1747,  esemplare  e  premuroso  promosse 
e  animò  il  clero  agli  studi  e  alle  religiose 


« 


SIE 
osservnii7.e,  mostrandosi  degno  di  Marcel- 
lo II  suo  antenate.  Con  questi  leraiina  il 
cav.  Antonio  Pecci  la  Storia  del  vesco- 
vaio  della  città  di  Siena,  unita  alla  serie 
cronologica  de' suoi  vescoK>ie arcivescovi, 
Lucca  I  74<^-  L'Ughelli  x\e\\' Italia  sacra 
nel  t,  3,  p.  523,  riporta  la  serie  de'pasto- 
ri  sanesi  sino  e  inclusive  al  Zondadari. 
Continuerò  quella  di  Pecci,  e  la  compirò 
colie  Notizie  di  Roma.  JVel  1772  Tiberio 
Boigliesesanese,  traslato  da  Soana  succes- 
se al  Cervini;  nel  1  792  Alfonso  IMarsilj  sa- 
nese;  nel  i  79^  Antonfelice  Zondadari  sa- 
nese,  traslato  d'Adana  e  moito  cardinale 
a' 1 3 aprile  182 3.  Leone  XII  nel  concisto- 
ro de' 12  luglio  1824  precouiz7Ò  l'odier- 
no rispettabile  arcivescovo uig.' Giuseppe 
Mancini  di  Firenze,  Iraslatoda  Massa  IMa- 
iitlima,cl)iaro  per  letteratura,  illustre  per 
esimie  virtù,  eperaver  gloriosamente  sof- 
ferto persecuzione  come  vescovo  e  confes- 
sore di  Cristo  alle  Fenestrelle,  sotto  l'ini  • 
pero  francese  di  Napoleone  I.  U Osserva- 
tore Romano  de'  1 7  luglio  1 85o  parla  del 
sinodo  provinciale  in  quel  mese  celebralo 
in  Siena  dall'arci  vescovo  mg/Marti  ni,  che 
lo  presiedè  per  l'ecclesiastica  provincia  sa- 
nese,  coll'intervento  de'vescovi  d'Arezzo 
(il  quale  però  è  sempre  immediataniente 
soggetto  alla  s.  Sede),  di  Montepulciano, 
di  Montalcino,  di  Massa  e  Populonia,  di 
Soana  e  Pitigliann,  di  Grossctn,  di  Chiu- 
si e  Pienza; oltre  i  deputati  de'tapitoli  del- 
le nominate  chiese,  e  de'leologi  dell'arci- 
vescovo. L'artidiocesi  di  Siena  formasi  in 
12  vicariati  foranei,  coni  io  parrocchie, 
i<)  delle  quali  sono  in  Siena.  Oltre  i  no- 
minati autori  si  pouno  vedere:  Francesco 
MaselùfNolizieiitoriclie della  città  diSie- 
na.  Le  arme  delle  famigLe  nobili  di  Sie- 
na,Kon\a  1716.  Girolamo  Gigli,  La  città 
diletta  di  Maria ^  ovvero  notizie  is tanche 
appartenenti  all'  antica  denominazione 
che  ha  Siena  di  Città  della  f  ergine,  pub- 
blicate coir  occasione  del  solenne  appa- 
rato fatto  in  Siena  stessa  la  tlonicnica  in 
Àlbis  del  1  7  I  (i  per  l'uscita  in  processione 
della  miracolosa  immagine  di  Nostra 


S  I  F  r,^ 

Donna  delle  Grazie  chiam  ila  V  Avvocata 
di  Siena, che  serbasi  maestosamente  col- 
locata nell'insigne  cappella  d'  Alessan- 
dro VII  dentro  la  metropolitana,  Roma 
1716.  Diario  sanese  in  cui  si  veggono  al- 
la giornata  tutte  le  cose  importanti  sì  al- 
lo spirituale, come  al  temporale  della  cit- 
tà ^  colle  cose  notabili  accadute  in  Siena 
in  (juella  giornata,  col! indice  in  ultima 
di  tutti  i  santi  sanesi,  e  famiglie  nobili  del- 
la città,  Siena  1722.  L'Accademia  sane- 
se, ovvero  scrittori  diversi  di  essa  tanto 
in  prosa  che  in  verso  raccolti  da  Giro- 
lamo G/'g//.  Orlando  Mala  volti,  iS"/or;rt  di 
Siena,  Venezia  i  5gq. 

SlENE,iy^e/ie.Sede  vescovile  della  bas- 
sa Tebaide  nel  patriarcato  d'Alessandria, 
a'confini  dell'Etiopia  e  chiamata  pure  As- 
souan.  Ne  furono  vescovi,  Ammonio  mar- 
tirizzato in  Antinoed'EgiltOjcBefam  gia- 
cobita  che  trovossi  all'assemblea  de'vesco- 
vi tenutasi  a  Misra  per  ordine  del  visir, 
per  la  riforma  de'  domestici  del  patriar- 
ca Cirillo  nel  1088.  Oriens christ.  t,  2,  p. 
614. 

SlFANTO.Sede  vescovile suffiaganea 
diRodisiaodalVIsecolo,nell'esarcatod'A- 
sia,  denominata  ancora  Siphanus  e  Pisci- 
na, nell'isola  di  Sifanto  dell'Arcipelago, 
nelle  Cicladi  meridionali,  all'occidente  di 
Paro.  Anticamente  l'isola  fu  ricca  e  cele- 
bre por  le  sue  miniere  d'oro  e  d'argento, 
ora  abitata  da'gieci,  con  ^o  chiese  circa 
e  3  conventi  d'uomini  e  2  di  donne  :  n'è 
capoluogo  il  borgo  dello  slesso  nome,  che 
occupa  il  silo  dell'iinlica  Apolhiuia.  In  og- 
gi fa  parte  del  nuovo  regno  di  Grecia,  eil 
è  residenza  d'un  arci  vescovo  greco,  da  cui 
dipendono  l'isole  di  Namphio,  Policandro. 
Nio,  Serpho,  SicinoSjSlampalia  ed  Amar- 
gos.  Furono  antichi  suoi  vescovi  Teodo- 
ro che  assistette  al  concilio  di  Costantino- 
poli sotto  Menna,  per  l'eresie  d'Antimo, 
di  Severo  d'Antiochia  e  d'altri  eretici;  e 
Atanasio  che  sottoscrisse  nel  167  i  la  pro- 
fessione di  fede  della  chiesa  d'oriente  con- 
tro gli  errori  de'calvinisti.  Oriens  chr.  f. 
I ,  p.  9  Ì9-  Commanville  dice  che  fu  pure 


64 


SIG 


residenza  d'un  vescovo  latino,  suffraganeo 
di  Paro  o  Paronaxia  o  Naxos. 

SI  GAN,  oSI  GAN  FU,  o  SIGHAN- 
FU.  Sede  arcivescovile  de'nestoriani,  me- 
tropolitana di  tuttala  CiV2<7, nella  provin- 
cia di  Xensi,  e  gran  città  sulla  sponda  del 
fiume  Guci,  con  territorio  ameno  e  ferti- 
lissimo. I  nestoriani  vi  formarono  la  i  3/ 
provincia  ecclesiastica  della  diocesi  di  Cal- 
dea, ed  ebbe  i  seguenti  metropolitani. O- 
lophuen  è  il  i.°  cheannunziò  il  vangelo  ai 
cinesi,  giusta  un  famoso  monumento  tro- 
vato in  questa  città  nel  iGsSjindi  gli  suc- 
cessero Giovanni  nel  Ggq  che  sodr'i  aspra 
persecuzione  con  un  compagno  per  parte 
degl'infedeli,  ma  in  seguilo  potè  esercita- 
re liberamente  e  con  frutto  il  suo  ministe- 
ro, sotto  l'imperatore Yuen-Chi-Tao;  nel 
7 1 3  Riesco  mandato  alla  Cina  nel  j^S  dal 
cattolicodiSeleucia  con  due  sacerdoti;  Da- 
vide nominato  dal  cattolico  Timoteo  1  ', 
Ysu  sedeva  nel78ojHimciu  nelyS  i  ,Toin- 
maso  neirSBc),  N.  verso  la  metà  del  seco- 
lo XllI,  Simone  BarKalig  nominato  dal 
cattolico  Denha,e  deposto  in  seguito  dal- 
lo stesso  cattolico;  Jaballaha  nominato  in 
sua  vece  nel  1281  e  poi  divenne  cattoli- 
co; Sergio  nel  1288:  Marco  Polo  veneto 
vide  a  Sighanfu  varie  chiese  fabbricate  da 
tale  prelato.  11  titolo  di  metropolitano  del- 
la Cina  fu  in  seguito  unito  a  quello  del- 
V Indie  Orientali  (^.).  Oriens  dir.  t.  2, 
p.1272. 

SIGA  o  SIGEA.  Sede  vescovile  della 
a.^Cilicianel  patriarcatod'Antiochia, sot- 
to la  metropoli  d'Anazarbo,  ed  eretta  nel 
secolo  XII,secondoCommanville:  altri  la 
dissero  sede  vescovile  dell'Africa  e  nella 
IVlauritiana,  dipendente  dalla  metropoli- 
tana di  Giulia  Cesarea.  Siga,  Sigen,  è  un 
titolo  vescovile  in  parlibus  che  conferisce 
iIPapa,ePio  VII  nel  1  823vi  nominòmg.r 
Baines  dotto  benedettino  che  fu  molto 
tempoin  Roma,  e  vicario  apostolicod'In- 
ghilterra,del  quale  parlai  nel  voi. XXXV, 
p.  157,  ed  altrove, 

SlGEBERTO(s.)  re  d'Auslrasia.  Fi- 
glio di  Dagoberlo  I  re  di  Francia,  fu  bat- 


SIG 

tezzato  con  gran  pompa  ad  Orleans  da  s. 
Amando  vescovo  diMaestricht,  e  la  di  lui 
educazione  venne  affidala  alle  cure  del 
1).  Pipino  o  Pepino  i^y.)  di  Landen  pre- 
fetto del  palazzOjil  qualeforzato  a  cedere 
all'invidia  della  nobiltà,  si  ritirò  con  esso 
negli  stati  di  Cariberto.  Dopo  3  anni  Da- 
goberlo 1  ricbiaraò  Pipino,  e  dichiarò 
Sigeberto  re  d'Auslrasia. Questi  aiutato 
sempre  dai  consigli  di  Pipino,  dimostrò 
d'avere  coirispostoperfettamenteallesol- 
lecitudini  che  il  saggio  maestro  avea  usalo 
per  informarlo  alla  pratica  di  tutte  le  cri- 
stiane virtù. La  sua  pietà,  prudenza  e  va- 
lore gli  meritarono  l'amore  e  il  rispetto 
de'suoi  sudditi, e  resero  il  suo  nome  for- 
midabile a'suoi  nemici.  Quelli  di  Turin- 
gia  ardirono  pigliare  le  armi  con  Irò  di  lui; 
ma  egli  seppe  farli  tornare  a  dovere,  e  fu 
questa  Tunica  guerra  in  cui  siasi  impe- 
gnato.Amante  della  pace,dedito  alla  pre- 
ghiera ed  alla  pratica  di  pietosi  esercizi, 
impiegò  buona  parte  di  sue  entrate  per 
sovvenire  gl'indigenti,  per  edificare  e  do- 
tare spedali, chiese  e  monasteri, de'quali 
ultimi  ne  fondò i  2. Questo  virtuoso  prin- 
cipe morì  nella  fresca  età  di  2 5 anni,  il 
i.°di  febbraio  656,  lasciando  un  figliuo- 
lo di  7annichiamatoi?<2goZ'e/7o(/^^.),che 
fu  poscia  re,  ed  è  onorato  come  santo.  Il 
corpo  di  s.  Sigeberto, eh 'era  stalo  sotter- 
rato nell'abbazia  di  s.  Martino  presso  a 
INIetz,  trovalo  incorrotto  nel  i  oG3  fu  col- 
localo a  canto  l'altare  maggiore,e  poscia 
riposto  in  un'urna  d'argento:  nel  i  552  le 
sue  reliquie  furono  trasferite  nella  chiesa 
di  s.  Domenico  di  Metz,  e  di  poi  alla  col- 
legiata di  Nostra  Donna  di  Nancy.  Egli  è 
onoratocon  pubblico  culto  dalla  più  par- 
te de'paesi  che  furono  a  lui  soggetti,  non 
che  nelle  chiese  e  monasteri  di  cui  era  sta- 
to il  fondatore,  e  la  sua  festa  è  segnata  il 
i.°di  febbraio. 

SlGlFRIDO(s.),  vescovo  ed  apostolo 
di  Svezia.  Era  prete  di  York,  e  si  recò 
nellaSvezia  per  farvi  rifiorire  la  religione 
cristiana,  essendo  que'popoli  ricaduti  nel- 
l'idolatria. Datosi  con  zelo  maraviglioso 


SIG 

a  combattere  il  paganesimo, predicò  dnp- 
primaaWex.iownellaGozia  meridionrjle, 
ove  istituì  «ina  sede  ve,scovile,e  scorse  po- 
scia pelSiul-Goth  land,  pel  West-Golii  land 
e  per  molte  altre  provincie,  che  ridusse 
tulle  a  Gesù  Cristo.  Fedele  iinilalore  de- 
gli apostoli. questo  santo  missionario  per 
la  grandecarità  e  ammirabile  disinteresse 
venne  onorato  dagli  stessi  pagani.  Mori 
circa  il  1002, e  fu  seppellito  nella  cattedrale 
di  WexioWjOve  la  sua  tomba  divenne  fa- 
mosa per  molli  miracoli.  Papa  Adriano 
IV  Io  canonizzò  verso  il  i  i  58,  e  la  di  lui 
festa  è  segnata  a'  1 5  di  febbraio.  Gli  sve- 
desi, sino  a  che  furono  cattolici,  l'onora- 
rono qual  loro  apostolo. 

SIGILLI  PONTIFICII.  V.  Sigillo. 
SIGILLOeSTEMMA.il  sigillo osug 
gello,  Sigillum,  Signuni,  Signaculuni^  è 
quell'istrumentoper  lo  più  di  metallo, nel 
quale  è  incavala  In  impronta,  che  si  efli- 
gia  nella  materia  colla  quale  si  suggella  : 
sigillo  dicesi  anche  l'impronta  fatta  col  si- 
gillo, e  figuratamente  per  approvazione. 
Lo  stqmma  o  arma  è  lo  scudogentilizio, 
distinzione  di  dignità  odi  nobiltà,  impre- 
sa e  insegna  di  famiglia  o  di  popolo,  In- 
signe o  Insignia  genti  lilin  :  siccome  sullo 
scudo,  arma  difensiva  che  tenevano  nel 
braccio  manco  i  guerrieri  ,  per  Io  più  si 
soleva  dipingere  o  incidere  o  scolpire  lein- 
.segne  della  famiglia,chesedi  legno  o cuoio 
si  denominò  larga,  panna,  clvpeiis,  scu- 
tum;  cosi  scudo  significa  anche  quell'o- 
vato o  tondo,  o  d'altra  forma,  dove  sono 
espresse  colali  insegne,  che  a  quella  simi- 
litudine anche  si  dicono  arme.  Col  lasso 
del  teiupo  i  sigilli  antichi  divenlaiono  a 
poco  a  poco  dilferenli  dagli  anelli  sigilla- 
toriio  segnalorii,  e  in  essi  si  rappresenta- 
ronoslemmi,arme,  insegne,  cifre,  emble- 
mi, o  qualche  testa  o  figura  ;  cos'i  trovo 
conveniente  premettere  alle  crudizioni  sui 
sigilli, alcune  sugli  slemmi  per  evitare  ri- 
petizioni con  apposito  e  speciiile  articolo, 
l'crlanlo  riunirò  le  analogìe  comuni  dcl- 
l'argonienlo,  con  dividere  questo  orlico- 
luiii;>  parli;  {.''Degli  iicniniio ainit-gcii- 

\oL     IV\(. 


SIG  61; 

tilizie.  1."  De' sigilli.  3.'  De  sigilli  ponti- 
ficii. 
Cj  r.°  Degli  stemmi  o  arme  gentilizie. 
Le  insegne  gentilizie  negli  scudi  ei  sioa- 
boli  in  essi  di  chi  li  portava,  erano  presso 
gli  antichi  il  contrassegno  del  valore,  co- 
me per  lo  contrario  di  codardia,ovvero  di 
soldato  novello,  erano  gli  scudi  senza  im- 
magini o  cifre.  Discordano  gli  eruditi  in- 
torno all'origine  degli  stemmi.  Secondo 
alcuni  le  armi  gentilizie  hanno  cominciato 
col  mondo,  e  ne  assegnarono  a'figli  di  Noè, 
a  Mosè,  a  Giosuè,  allei  2  tribù  d'Israele, 
agli  assiri,  ai  medi,  ai  persi.  Il  Sarnelli, 
Lettere  ecclesiastiche  t.  4,  lelt.  ^7,  Del- 
l'origine delle  armi gentilizie,\'\(er'\sce che 
lo  slesso  vocabolo  arme  dimostra  che  pro- 
vengono dalla  guerra,  nella  quale  gli  e- 
sercili  avendo  le  loro  insegne  distinte  con 
colori  e  figure,dairinsegne  passarono  agli 
scudi,  e  poi  gli  scudi  slessi  si  attribuirono 
alle  famiglie  e  divennero  ereditarli.  Gii 
antichissimi  assiri,  egli  dice,  usarono  pei 
insegna  la  colomba,  che  a  Noè  portò  il 
ramo  d'olivo.  Presso  gli  ebrei  sebbene  i  2 
erano  i  duci  delle   famiglie,   nelle  com- 
parse si  usavano  solo  4  ^  essillii^F.)^  cioè 
que'  de' primogeniti  del  loro  capostipite 
Giacobbe,  vale  a  dire  Giuda,  Ruben,  E- 
fraim  e  Dan.  L'insegna  diGiuda  era  verde 
colla  figura  del  leone,  quella  di  lUiben 
ora  rossa  coll'cflìgie  dell'uomo, quella  il'E- 
fiaiin  era  color  d'oro  col  capo  del  vitel- 
lo, quella  di  Dan  era  bianco- rossa  coll'a- 
quila  avenle  negli  artigli  il  serpente.  Il 
colore  si  pigliava  d.dle  Gemme  [f  .)  for- 
manti il  Razionale  [T' .),  in  cui  erano  de- 
notate ciascuna  delle  i  2  tribù,  ed  avendo 
neli.^di  delti  articoli  parlalodiloroqua 
lilà  e  colori,  <p>i  dirò  delle  figure  scolpite 
che  servi  va  no  di  militari  insegne  in  tempo 
ili  guerra.  Ailunque  nelle  i  2  pietre  prezio- 
se tielle  tribìi  d'Israele  eran vi:  in  quella  di 
Ruben  la  mandragora  da  lui  trovala,incisn 
sul  rubino  rosso.  Simeone  avta  la  gemma 
delta  prasina  o  marcada  verde  poi  10,  col- 
rdìigie  diSichcm, in  memoria  del  notoav- 
vcuiiuenlo  Levi  sul  carbonchitt  osmeral- 


66  SIG 

dOjCom plesso  di  colori  rosso,bianco,  nero, 
sanguigno,  avca  espresso  V Urini  e  Tutu- 
tnlvì  peTonlefici  che  dovevano  derivare 
da  luijchepoieljberotaleinsegiia. Giuda  la 
gemma  marcada  verdedelia  speciedi  pras- 
sina,  o  di  color  cielo  piupureo,  con  iscol- 
pito  il  leone,  in  meuioria  della  qualifica 
datagli  da  Giacobbe  nella  benedizione.  Is- 
sacbar  avea  il  zaffiro  ceruleo  che  declina 
alpurpureOjColsoleela  lana  incisi,  perchè 
i  suoi  figli  fuiono  periti  nell'astronomia. 
Zàbulon  nella  perla  o  diamante  secon- 
do altre  versioni  bianco,  avca  scoljiita  la 
nave,  per  abitare  i  lidi  del  mare.  Dan 
nel  topazio  o  turchina  del  colore  del  zaf- 
firo, avea  il  serpente  a  tenore  del  para- 
gone che  ne  fece  Giacobbe  nella  bene- 
dizione. Gad  avea  una  pietra  quasi  simi- 
le alla  precedente,  ma  di  colore  bianco- 
nero, con  isqnadra  di  soldati  per  allu- 
sione a  delta  benedizione.  Nephtali  nel 
crisolito  o  ametista,  del  colore  dell'al- 
ga marina,  avea  scolpilo  il  cervo  giusta 
la  benedizione.  Aser  sulla  gemma  krio- 
lich  o  giacinto  del  colore  della  luce  del- 
l'olio, avea  inciso  l'olivo  secondo  la  be- 
nedizione paterna.  Giuseppe  aveva  il  Ni- 
koli  nero,  con  iscolpito  l'Egitto;  ed  i  nati 
da  luijEfraim  aveva  per  insegna  il  bue; 
Manasse  il  corallo.  Beniamino  sulla  geni  • 
ma  jaspisavea  scolpito  il  lupo  in  mentoria 
della  patema  benedizione.  Conclude  Sar- 
nelli,  che  il  Godolia  nella  sua  Galena  con- 
gettura, che  V Insegne  e  le  Bandiere  (A^.) 
sieno  derivate  dalle  insegne  di  (juestei  2 
tribù. Se  ne'li bri  di!\] ose  non  trovasi  quan- 
to può  riguardare  gli  slemmi  dij)inli  o  in- 
cisi sugli  scudi,  d' altra  parte  olhono  a- 
naloghiargon)eiilide'ricami  e  dipinti  sul- 
le insegne.  J\el  libro  de' Numeri  cap.i2 
è  scritto  che  gl'israeliti  accampavano  at- 
torno al  tabernacolo,  ciascuno  sotto  i  suoi 
vessilli  ed  insegne,  secondo  le  famiglie  e 
le  case.  Tutti  i  popoli  hanno  avuto  sim- 
Jjoli  o  figure  o  insegne  nazionali  :  perdir- 
nedi  alcuni,  gli  ateniesi  avevano  per  sim- 
bolo la  civetta,  i  traci  la  morie,  i  celli  la 
spada,  i  romani  l'aquila,  i  cartaginesi  la 


SIG 

testa  di  cavallo,  i  sassoni  un  corsiere  bal- 
zellante, i  fianchi  un  leone,  i  goti  un'or- 
sa, i  capi  de'druidi  le  chiavi.  Le  lunette 
infisse  sulle  Scarpe (u  divisa  de'nobili  ro- 
mani antichi,  e  formanti  la  lettera  C  per 
denotare  che  traevano  origine  dai  cento 
senatori  del  senato  composto  da  Romo- 
lo. Alcuni  credono  che  portassero  i  ro- 
mani queste  lunette  per  aver  sempre  pre- 
sente r  instabilità  delle  cose  umane,  di 
cui  è  simbolo  la  luna,  come  rilevò  ilGua- 
SCO.  A  Bulla  o'ono  dissi  di  quella  che  por- 
tavano per  distinzione  appesa  al  collo  gli 
antichi  lomani,  insegna  de'lrionfanti,  iu 
cui  si  racchiudevano  rimedi  tenuti  eHl- 
caci  contro  l'invidia;  era  anche  ornamen- 
to de'lanciuUi  ingenui  e  la  portavano  sul 
petto  in  forma  di  cuore.  Omero  non  con- 
tiene alcun  passo  che  si  riferisca  alle  in- 
segne blasoniche;  le  prime  testimonianze 
concernenti  alla  storia  araldica  de'greci 
tiovansi  ne'Ioro  tragici  Esehilo,  Sofucle, 
Euripide.  Tra'Iatini  Virgilio  è  pieno  di 
tratti  curiosi  sul  blasone  delle  insegne,  u- 
sale  anche  nella  marina,  sia  per  le  inse- 
gne blasonate  che  gli  antichi  collocavano 
alla  poppa  de'Ioro  vascelli,  sia  ancora  per 
anni  e  figure  scolpile  con  emblemi  sui 
rosili,  come  degli  etruschi,  de'frigi  e  di 
altri.  In  tempi  meno  lontani,edopo  la  di- 
visione degli  stali,  le  nazioni  e  coloro  che 
le  governavano  adottarono  alcuni  simboli 
o  armi  distintive,  della  cui  maggior  par- 
te trattai  ne'singoli  articoli, cos'i  di  quelli 
di  moltissime  città  e  con)Uni,e  d'un  gran- 
dissimo numero  di  famiglie.  Se  in  ogni 
tempo  si  usò  di  mettere  di  verse  figure  su- 
gli scudi  e  sugli  stcnimi,  non  furono  que- 
ste da  principio  se  non  che  emblemi  e  ge- 
roglifici di  capriccio,  i  quali  non  servi- 
rono mai  negli  antichi  tempia  distinguere 
le  famiglie,  né  a  indicare  la  nobiltà.  Gli 
stemmi  per  lo  contrario  sono  segni  ere- 
ditari di  casato  e  di  Nobiltà  (^'.),  rego- 
larmente composti  di  certe  figure  e  se- 
gni caratteristici,  e  conceduti  e  autoriz- 
zali da'sovrani  come  distintivi  delle  per- 
sone e  delle  famiglie.  Ignorasi  propria- 


SIG 

mente  ove  pi  ima  nascesse  l'arte  cliespìegT 
e  regola  i  simboli  eioici.  1  più  distinti  e- 
rutlili,e fra  essi  ilMuiatorijiiulicanoi  fran- 
cesi come  inventori  de'principii  di  que- 
sta scienza,  conosciuta  sotto  il  nome  di  a- 
raldica  o  di  blasone,  delle  quali  voci  e 
significati  già  parlai  a  DirtOMA,  siccome 
affine  e  congiunta  con  l'arte  per  conosce- 
re i  diplomi,  e  coll'ai  te  diplomatica.  Di- 
cesi  Araldica  l'arte  e  la  cognizione  del 
blasone,  o  sia  di  ciò  che  spetta  alle  armi 
o  agli  stemmi,  ed  alle  leggi,  siccome  an- 
che a'regolamenli  di  esse.  Blasone  viene 
nominala  l'arte  araldica,  ed  il  IMoreri  li- 
conosce  l'oiigine  del  nome  blasone  nella 
parola  tedesca  Z'/tìize/j^  che  significa  suo- 
nare il  corno  o  la  tromba,  e  di  là  vuole 
che  piglialo  siasi  il  vocabolo  dato  all'arie 
di  formare  gli  slemmi  delle  nobili  fami- 
glie, e  di  descriverne  e  spiegarne  tulle  le 
parti  con  proprietà  di  termini  convenien- 
ti. Gli  araldi,  la  cui  origine  rimonta  sino 
a'tempi  de'7o/7je/  (/^.),  avevano  per  of- 
ficio di  ricevere  i  Cavalleria  quelle  gio- 
stre, suonando  il  corno  o  la  tromba  per 
annunziare  il  loro  arrivo,  e  dopo  avere 
riconosciuto  se  erano  Genliluonviii,%\\o 
iiavano  di  nuovo  le  loro  trombe,  e  gri- 
dando ad  alta  voce  descrivevano  le  ar- 
mi e  l'insegne  di  coloro  che  presento  vansi 
al  combattimento.  Altri  dicono  che  i  ca 
"valieri  dopo  aver  olferto  le  legali  prove 
dell'antica  loro  nobiltà,  essi  piiresuona- 
\ano  certe  cornette  per  dar  segno  del  lo- 
ro arrivo.  Se  un  guerriero  era  comparso 
due  volte  nelle  giostre  solenni,  che  si  ce- 
I      lebravano  in  Germania  ogni  3  anni,  la 
nobiltà  era  sufilcientemente  riconosciuta, 
e  quindi  nel  linguaggio  di  quella  nazione 
ìdasoiiala,  cioè  annunziata  dagli  araldi 
a  suono  di  trombe, donde  derivò  quel  no- 
me.  In  Francia  si  pigliò  anticamente  il 
vocabolo  blasone  per  qualunque  sorta  di 
descrizione,  talvolta  per  elogio,  talallra 
per  biasimo  e  maldicenza.  Ne'lornei  si  de- 
scrivevano tutte  le  armi,  le  insegne,  i  di- 
versi pezzi  e  segamenti  dello  scudo,  e  si 
lodavano  altresì  o  biasimavano  i  cava 


SIG  67 

lieri.  Il  De  lìue,  nel  Discorso  dell'orìgine 
dell'  araldica.  Lodi  1  846, p.trlando  del- 
l'origine degli  araldi  o  Re  l^^-)  d'armi,  e 
del  blasone,  osserva  che  la  scienza  aral- 
dica desume  la  sua  denominazione  dagli 
antichi  araldi  destinali  alla  ricoguiziune 
della  nobiltà  di  quelli  diesi  presentava- 
no a'  tornei,  e  che  q'iindi  presa  nel  suo 
vero  senso,  abbraccia  non  solo  la  materia 
d'onore,  ma  altresì  la  conoscenza  dell'ar- 
mi in  genere,  che  detta  blasone  è  l'arte 
di  descrivere  le  armi  co'termini  suoi  pro- 
pri, secondo  le  leggi  e  regolamenli  di  essa  : 
il  che  consiste  nel  campo  dell'arme,  nelle 
figure,  negli  smalti  o colori  loro,e  negli  or- 
namenli  esteriori cheaccompagnano  l'ar- 
me. E  poiché  gli  araldi  erano  quelli  in- 
caricali al  presentarsi  i  cavalieri  ne'torncL 
di  esaminare,oltre  le  prove  della  loro  no- 
bilia,  anche  le  armi,  facendone  la  descri- 
zione ad  alta  voce,  vennero  a  ciò  fissate 
delle  regole.  L'introduzione  però  dell'ar- 
migentilizie  (nellequali  a  termini  delle  di- 
sposizioni araldiche  non  si    hanno  gene- 
ralmente a  comprendere  i  Sigilli,  se  siano 
semplici  segni  tendenti  ad  indicare  un  pos- 
sessore,un'arte,unnegozio,e  quando  siano 
essi  contornati  semplicemente  da  un  suc- 
cinto circolo),  che  come  proprie  d'una  fa- 
miglia, sono  da'maggiori  tramandate  ai 
posteri;  ma  la  si  vuol  ripetere  dal  Mura- 
tori, dal  Paradisi  e  da  tanti  altri  scrittori, 
al  pari  de'  Cognomi  (de'quali  riparlai  a 
Nome,  e  da  loro  talvolta  derivarono  gli 
stemmi  o  da  questi  quelli),  se  non  dopo  il 
1  000.  Però  Foucemagnes  provò  che  l'o- 
rigine degli  stemmi  sugli  scudi  e  sulle  co- 
razze  risale  fino  al  torneo  che  Enrico  I 
VVccellalore  istituì  nel  ^3  [  a  Gottingcn 
ner  mantenere  i  nobili  nell'esercizio  del- 
le armi  in  tempo  di  pace,  e  che  Golfredo 
de  Preuillì  introdusse  in  Francia  verso  il 
I  o3(3.  Varie  forine  di  scudi  s'introdusse 
ro  nelle  armi,  checon  dilTerenli  numi  ven- 
uero  spiegali,  e  non  meno  clic  le  pezze 
onorevoli,  tenevano  luogo,secondo  il  loro 
grado,  negli  armeggi.  DilTerenli  sono  al- 
tresì gli  elmi  che  veggonsi  cimati  sugli  scu- 


68 


SIG 


di,  a  norma  de'giadi  rispettivi,  tanto  per 
materia,  quanto  per  la  forma  e  loro  po- 
sizione, incominciando  da  quello  dell'im- 
peratore, duca,  principe,  marchese,  conte, 
barone,  cavaliere  e  semplice  nobile.  An- 
che le  Coro«e(^.)  che  sovrastano  gli  stem- 
mi vennero  parimenti  distinte  secondo  le 
dignità  e  i  personaggi  che  ne  sono  inve- 
stiti. I  colori,  i  metalli,  le  figure  che  s'in- 
trodussero negli  armeggi,  sono  altrettanti 
oggetti  recanti  un  loro  paiticolare  signi- 
ficato, nel  che  meritano  distinta  osserva- 
zione gli  ornamenti  esteriori  degli  stem- 
mi gentilizi,  come  i  tenenti  o  sostegni,  pa- 
diglioni, motti,  divise,  mantelli, i  quali  tut- 
ti, ove  è  in  vigore  la  legge  araldica,  senza 
una  speciale  concessione  sovrana  non  pos- 
sono essere  assunti.  I  sostegni  o  sopporti 
in  Germania  non  si  permettono  che  a'soli 
principi  ed  ai  nobili  qualificati:  in  Inghil- 
terra sono  ristretti  a  que*  soli  che  chia- 
raansi  nobiltà  alla.  Dice  Nicol  che  sicco- 
me gli  araldi  d'arme  erano  tenuti  a  ca- 
ratterizzare learmi  di  coloro  che  volevano 
entrare  in  lizza  ne'tornei,ed  a  comporre 
gli  stemmi  d'uno  o  altro  principe  o  no- 
bile, svilupparono  pomposi  significati  di 
quegli  emblemi, perchè  tornassero  in  elo- 
gio delle  persone  medesime;  accennarono 
talvolta  alla  ventura  imprese  ardite  e  pe- 
ricolose, nelle  quali  si  facevano  cretlere 
trovati  que'supposti  eroi,  e  quindi  dicen- 
dosi versati  nella  scienza  blasonica,  per- 
ciò fu  anche  nominata  araldica.  La  vol- 
gare opinione  degli  scrittori,  attribuendo 
all'imperatore  Federico  I  del  i  iSa  l'in- 
troduzione delle  armi  ereditarie  nelle  fa- 
miglie,e  la  sua  propagazione  ini  talia,  vuole 
piuttosto  ch'egli  allora  istituisse  le  regole 
dell'arte  araldica  o  della  scienza  blasoni- 
cajfidandonel'esecuzionea  personaggi  di- 
stinti siccome  giudici  in  questa  ragione; 
ma  il  blasone,  secondo  altri,  non  fu  ordi- 
nato a  vera  scienza  che  nel  secolo  di  Lui- 
gi VII  il  Giovine  re  di  Francia,  quando 
neli  i47  andò  alla  Crociala  [V.)  perla 
ricupera  di  Terra  Santa.  V'intervennero 
pure  altri  mouarchi  cristiani, assutueudo 


SIG 

ciascuno  per  divisa  una  Croce  di  forma 
e  colore  difTerente,qual  distintivo  de'C/o- 
cesigiiali{J^.).  I  gloriosi  fatti  delle  guerre 
sagre  delle  crociate  diedero  poi  cagione 
ai  discendenti  de'  crocesignali  che  in  esse 
si  segnalarono  di  perpetuarne  la  memo- 
ria, introducendo  le  croci  per  insegne  o 
distintivi  di  famiglie,  1  crocesignali  ap- 
plicavano la  croce  di  stolfa,  per  l'ordinai  io 
rossa,  sul  cappuccio  o  sulla  spalla  sinistra 
osul  petto;  d'una  croce  insignivano  le  ban- 
diere, gli  elmi,e  fregiavano  i  giachi  di  ma- 
glia con  maniche  e  cappucci;  gli  scudi  non 
adornavano  con  blasone,  ma  col  salutife- 
ro segno  della  croce,  né  altre  armi  por- 
tavano per  l'ordinario,  che  lancia  e  spa- 
da. Il  Tesauro  nel  suo  Canocchiale  e.  5, 
p.  35,  opina  che  la  semplice  divisa  de'co- 
lori  neir  arme  sia  nata  principalmente 
nella  spedizione  di  Terra  Santa,  i  cui  ca- 
valieri furono  neliogS  da  Papa  Urbano 
II  nella  i.'^  Crociata  armati  ilpetto  d'una 
croce  rossa,  metaforicamente  significante 
un  fermo  consigliodi  combattere  colla  cro- 
ce fino  all'ultimo  sangue.  E  ciascun  ca- 
valiere con  private  divise  espresse  i  suoi 
privati  e  generosi  pensieri,  che  rimasero 
per  insegne  nelle  flmiiglie.  Si  aggiunsero 
dipoi  le  fazioni  lìe'Guel/ìe  GhibelLmi[F .), 
principalmente  ne'lempi  di  Federico  li, 
che  da' medesimi  colori  presero  le  divise 
e  i  soprannomi  di  rossi,  ma  più  di  Bian- 
chi e  Neri  (^'^.).  Che  dalle  divise  e  dagli 
slemmi  gentilizi  derivassero  le  livree,  lo 
notai  a  Famigliabe  e  Servo:  anticamente 
tutt'i  loro  abiti  erano  fregiati  degli  stenuni 
de'Ioro  padroni,  al  presente  Oltre  il  colore 
particolare  degli  abili,  gli  stemmi  sono  ri- 
petuti nelle  trine,  sui  bottoni,  nelle  coper- 
ture del  capo  de'lacchè,  ec.  IVella  Descri- 
zione della  Terra  Santa ,  parlandosi  del- 
le Croc/Vz^c  intraprese  nella  medesima,  si 
dice  essere  comune  opinione  che  il  bla- 
sone sia  slato  in  quell'epoca  inventato, 
perchè  i  soldati  potessero  riconoscerei  lo- 
ro capitani.  Comune  è  il  consenso  degli 
scrittori, elicgli  stemmi  propriiimcntedel- 
ti  non  erano  CQuosciuli  aulicamente;  fu- 


SIG 

rono  i  loroei  e  poi  le  crociate,  che  diede- 
ro origine  a'inedesirai,  o  almeno  grande- 
mente si  propagarono.  Una  lancia  o  li- 
na spada  tolta  al  nemico  o  al  rivale  in  un 
combattimento  o  in  un  torneo,  un  castel- 
lo, una  torre,  le  merlature  o  le  palizzate 
di  alcuni  baloardi  forzati  o  difesi;  le  par- 
tizioni, le  sbarre,  i  tagli,  le  striscic,  colle 
quali  potevano  esprimersi  i  colpi  co'qua- 
li  lo  scudo  di  im  cavaliere  era  stato  in 
diversi  modi  tagliato  e  intaccalo,  e  altre 
simili  cose  diedero  origine  a'diveisi  em- 
blemi e  alle  divisioni  degli  scudi,  e  quelle 
divisioni  più  volte  ripetute  indicarono  so- 
vente il  numero  delle  pugne  nelle  quali 
erasi  trovato  un  cavaliere,  e  quindi  in  al- 
cuni scudi  veggonsi  straordinariamente 
moltiplicati.  Altri  nobili  pigliarono  inse- 
gne d'animali  che  indicavano  la  loro  o- 
ligine,  il  loro  paese  natio,  oil  valore  da 
essidimostrato nelle caccie. Quindi  i  lioni, 
gli  orsi,  le  tigri,  tanto  frequenti  negli  scudi 
blasonici;  quindi  cavalli  e  buoi,  indicanti 
l'ubertoso  suolo  delle  patrie  de'cavalieri; 
quindi  le  aquile,  i  falchi  e  altri  uccelli  ra- 
paci, e  talvolta  i  colombi,  le  gru,  i  corvi 
ec.  Altri  sostengono  la  manifesta  relazio- 
ne degli  stemmi  co'  tornei,  ed  essa  ne  fa 
conoscere  l'origine  e  l'analogia.  I  caval- 
ietti, i  pali  e  le  gemelle  formavano  parte 
dello  steccato  che  chiudeva  il  campo  del 
torneo:  i  combattenti  che  pigliavano  ai 
vinti  la  spada  o  altre  armi  avevano  di- 
ritto di  fregiarne  i  loro  scudi  e  di  collo- 
carveli  sopra,  quali  monumenti  del  loro 
valore.  Aggiungono  che  l'opinione  di  co- 
loro che  (issano  l'origine  degli  stemmi  al- 
l'epoca delle  crociate,  è  d'altronde  com- 
battuta dal  sapersi  qual  fosse  lo  stemma 
della  famiglia  di  Regimboldo  preposto  del- 
l'abbazia diiMouri  nella  Svizzera  dal  i  027 
al  I  o')5;  quale  quello  di  Roberto  1  conte 
di  Fiandia  nel  1071,  e  quale  (juello  dei 
conti  di  Tolosa,  il  che  prova  l'esistenza  de- 
gli stemmi  avanti  la  i .'  crociata  del  1  oi)5; 
uia  tuttavia  si  concede  che  cpiesta  spt-di 
zionc  fu  motivo  che grundemenle  si  mol- 
liplicasseio.  Gli  stemmi  pan-  che  lino  al 


SIG  69 

1 37 1 circa  fossero  il  distintivo  de'soli  no- 
bili d'origine,  dopo  la  quale  epoca  i  cit- 
tadini e  i  plebei  cominciarono  essi  pure 
ad  attribuirseli.  Il  Muratori  nella  Disser- 
taz.  53.'  Dell' istiuizione  dcca^'alieri,  e 
dell'insegne  che  noi  chiamiamo  arme,  af- 
ferma chesenza  dubbio  furono  in  uso  pres- 
so i  greci  e  i  romani  le  insegne,  special- 
mente nelle  bandiere  e  negli  scudi,  e  si 
ereditavano  per  discendenza  ;  però  non 
senza  ragione  fu  creduto  da  molli  che  l'in- 
segnegentilizie  de'uostri  tempi  siano  pro- 
cedute per  imitazione  da'tempi  più  anti- 
chi,come  i  cognomi  ei5'o/7ra/j/iom/(F.)  coi 
quali  si  distingueva  una  famìglia  dall'al- 
tra,lìiagli  usati  oggidisolodopoil  loooco- 
minciarono  a  introdursi  in  Italia.  Lostes- 
so  sembra  doversi  ritenere  delle  armi  gen- 
tilizie, imperocché  quantunque  se  ne  tro- 
vino chiari  vestigi  presso  gli  antichi  la- 
tini e  greci,  considerandole  nondimeno 
quali  sono  oggidì,  cioè  formate  con  de- 
terminati segni  e  colori,  e  passanti  per  e- 
redità  ne'discendenli  della  stessa  casa,  e 
ado[)eratine'sigilli, nelle /l/o«e;e(/^.), nel- 
le medaglie  (f^),  nelle  bandiere,  pittu- 
re e  altri  luoghi,  per  dilFerenziar  tra  lo- 
ro le  famiglie,  pare  che  solamente  dopo 
il  secolo  X,  anzi  anche  dopo  l'XI  e  par- 
ticolarmente dopo  la  sagra  spedizione  dei 
latini  in  oriente,  a  poco  a  poco  s'intro- 
ducessero. Laqualsentenza  tra  gl'italiani 
è  sostenuta  da  più  che  io  scrittori  nomina- 
ti da  Muralorijche  giudicarono  essere  la 
più  vera.  Egli  sostiene  che  avanti  il  seco- 
lo XI  non  si  mostrerà  autore  alcuno  con- 
temporaneo, né  monumento  in  cui  ap- 
parisca che  fossero  in  uso  questi  segni  e 
simboli  distintivi  delle  famiglie  :  né  sigillo, 
né  monete,  uè  Sepolcri  (7^''.),  giacché  ili- 
ce INIuratori  ,  non  si  ha  da  badare  a'  ti 
volosi  racconti  d'alcuni,  che  senza  prove 
attribuiscono  all'antichità  i  costumi  dei 
loro  tempi,  come  i  gigli  di  Francia  in 
trodotti  soltanto  dopo  il  secolo  \i.  Con- 
viene Muratori,  che  anco  sotto  1  lontio 
bardi,  franchi  e  germani  antichi,  le  km- 
«liere  reali  fossero  ornate  di  (ju;»Uhc  it- 


yo  S  I  G 

gno,pei'  distinguersi  dalle  straniere  e  per 
conlrassegnare  le  differenti  schiere  della 
milizia.  Ebbero  anche  i  romani  ne'secoli 
barbarici  questo  rito,  probabilmente  pas- 
sato sempre  in  essi  fin  dagli  antichi  seco- 
li; leggendosi  che  neli  i  i  i andarono  in- 
contro ad  Enrico  V,  Stmirophori,  /iqid- 
lifevi  y  Leoni  feri,  Liip'fcri ,  Draconari  : 
simili  insegne  usò  l'antica  Roma.  Ma  que- 
ste furono  insegne  di  re,  popoli  e  legioni, 
e  non  già  di  fan»iglie  private  e  eredita- 
rie: che  se  gli  adulatori  genealogisti  han- 
no inventato  molte  favole,  non  occorre  a 
Muratori  di  fermarsi  per  confutarle.  Egli 
vuole  ignorarsi  se  gli  scudi  adoperati  pri- 
ma del  secolo  XI  pollassero  determinali 
segni  e  simboli,  indicanti  la  persona  e  fa- 
miglia che  l'usava.  Abbone  mouaco  di  s. 
Germano  di  Parigi  nel  descrivere  l'assedio 
deirSSy,  rammenta  gli  scudi  dipinti;  non 
erano  difUerenlique'de'popoIi  della  Breta- 
gna minore  neli'8i8,  allorché  il  loro  re 
IMurmannosi  scoprì  libellea  Lodovico  I 
imperatore.]\Iainqu;d  tempo  preciso  si  co- 
minciassea  mettere  negli  scudi  l'arme  gen- 
tilizie, asserisse  Muratori  restare  ancora 
al  buio;  sembrargli  verosimile  che  da'pub- 
blici  duelli  o  da'  tornei  istituiti  in  Fran- 
cia prima  del  i  066,  o  pure  dalle  crociale 
de'Iatini  pel  conquisto  de'luoghi  santi,  e 
continuate  per  circa  due  secoli,  prendesse 
origine  il  dipingere  negli  «cudi  quel  distin- 
tivo delle  persone  e  case;  cioè  nelle  bat- 
faglieene'pubblici  giuochi,  aflìnchè  si  di- 
stinguesse l'un  cavaliere  dall'altro,  fu  in- 
trodotto qualche  particola  re  con  trassegno 
uelloscudo.  Ma  Muratori  ancora  non  cre- 
de che  tali  segni  di  capriccio  nel  secolo  XI 
passassero  alle  famiglie, provandolo  col  di- 
chiara lo  dal  con  te  d' A  ngiòG  a  ufrido  Mar- 
tello I  nel  1 047  circa,  a  Guglielmo  il  Ba- 
stardo duca  di  Normandia,  notificando- 
gli con  quali  insegne  si  sarebbe  recato  al 
duello  con  lui,  come  praticavano  i  nobili 
cherecavaiisi  ne'couibotlimenli  con  qual- 
che segno  nellearmiperesserericonosciu- 
ti.  Così  nella  medesima  manierasi  servi- 
rono i  crociali  nella  diversità  di  bandiere. 


SIG 

adoperando  specialmente  la  croce  di  vari 
colori  e  in  vario  campo;e  perchè  con  quel 
segno  acquistarono  gran  fama  i  cavalieri, 
perciò  i  loro  discendenti  continuarono  a 
usarlo,  e  quel  che  dinanzi  era  arbitrario 
divenne  distintivo  di  famiglia  nelle  guerre 
vere  e  nelle  finte.  /4rmi  e  arme  furono 
chiamati  que'segni  in  Italia,  Armes  o  Ar- 
vtaires  in  Francia,  pel  costume  di  dipin- 
gerle negli  scudi,nolaudoMuratori  che  nel 
sepolcro  di  Marino  Morosini  doge  ili  Ve- 
nezia, nel  1 25 1  furono  appese  in  s.  ìMar- 
co  le  sue  insegne,  il  che  venne  imitato  dai 
dogi  successivi. Inoltre  al  sepoIcrode'[)rin- 
cipi  e  de'nobili  fu  costume  di  mettervi  la 
loro  immagine,  con  lo  scudo  conleneule 
l'arme  di  essi;  poscia  i  principi  traspor- 
tarono un  tal  distintivo  non  solo  alle  ban- 
diere e  Stendardi  (/'.),  ma  anco  alle  uìo- 
nete  battute  col  nome  loro,  onde  Mina- 
tori crede  così  derivato  il  nome  di  Scadi 
alle  monete^  ristretto  poi  ad  una  specie 
sola:  così  negli  stendardi,  ne' Z?e/i(7n(^,), 
e  sigilli  de're  di  Francia,  solo  sollo  Luigi 
VII  re  di  Francia  si  cominciò  a  vedere  i 
gigli, simbolo  adotta  toda'successori.  L'in- 
segna o  arme  avita  de' marchesi  Estensi 
fu  l'aquila  bianca,  e  (|uesta  sventolava  nel- 
le loro  bandiere  militari  nel  i  nSq.  Né  so- 
lamente i  cavalieri  armati  portavano  tali 
segni  negli  scudi,  ma  talvolta  anche  nella 
sopravveste  e  nelle  gualdrappe  de'caval- 
li;  l'uso  dell'armi  gentiliziesi  dilatò  tanto, 
che  senza  scudo  furono  dipinte, scolpite, 
ricamate  e  stampate.  Ne'  vecchi  tempi 
era  riservato  a'soli  cavalieri  e  nobili  il  di- 
ritto degli  stemmi,  ma  in  Italia  anche  gli 
artisti  e  il  basso  popolo,  purché  alquan- 
todenaroso,  dice  Giuratori, si  usurpò  quei 
pregiOj  poco  facendosi  conto  nella  bella 
regione  dell'arte  araldica  e  sue  prescri- 
zioni, la  quale  in  altre  contrade  è  iu  mol- 
ta stima.  Dichiara  inoltre  Muratori,  che 
vi  sono  di  quelli  che  credono  invenzione 
assai  moderna  Vanni parlunti,c\oè  espri- 
menti col  simbolo  il  cognome  di  chi  leiisj, 
ma  s'ingannano;  dappoiché  quantunque 
egli  non  sia  abbastanza  persuaso  esser  più 


antiche  di  (ulte  l'aitni  corrispondenti  al 
cogiionie,  non  però  di  meno  certissimo  è 
che  ancor  queste  sono  d'una  granile  an- 
tichità, e  ne  riporta  gli  esempi,  lo  che  pu- 
re io  feci  pai  landò  d'un  grandissimo  nu- 
mero di  celebri  e  illustri  famiglie,  descri- 
vendone col  cognome  gli  stemmi^  ed  in 
moltissimi  spiegando  l'origine  di  loro  in- 
segne.   Prima  di  Muratori  lo  Speimnnn 
avea  riconosciuto  contemporanea  a' co- 
gnomi l'altra  non  men  lodevole  e  uti'e 
al  politico  bene,  cioè  l'introduzione  de- 
gli stemmi  o  arme  gentilizie,  e  con  l'au- 
torilà  di  Tilelto  ne  individua  le  cagioni 
e  il  tempo.  Tilettus  alt ,  fi ancnruni  no- 
hdes  sub  Caroi.noruin  exilii,  hoc  est  an- 
no ^raliae  9^3,  cognomina  sibi  adicivis- 
scj  nlero'^nue  ab  illuslrioribtii  suis  feii- 
dis,  riisticos,  et  serx'os  a  ininisteriis,  et  vii- 
lis  qnae  hahcbant.  Soggiungendo  però, 
che  il  costume  degli  stemnìi  avea  preso 
piede (jnu  ;d  tempo <Ii  Ca rio. Magno moito 
neir8i4-  Osservò  Cassio,  nella  fila  di 
.¥.  Sdi'ia^notì  doversi  porre  in  dubbio,  che 
in  Rotna  i  cognomi  ne'più  alti  secoli  si- 
no pa^sjto  il  mezzo  tempo  non  f)ssei0  usa- 
li, almeno  in  famiglie  principesche,  con- 
solari, e  per  altre  magi>trature  distinte. 
Scrive  Tiraquello,  De  Nobilitatec.  G*  In- 
signia  annoruni  nomine  nunciipanliir , 
quonianì  plcrumque  in  arniis  inscu/pi,  et 
antiqui^,  et  no'iiris  temporibus  solebanf, 
Iti  in  armali fticie aperta  dig'ioscerenlur. 
Per  gran  tempo  durò  in  Italia  il  costu- 
me di  chiedere  a  gì  'i  m  pera  tori  e  gra  n  pri  n  ■ 
cipi  l'arme  loro,ov  vero  qualche  ornamen- 
todi  più  perla  medesima, e  nel  i  3  3G  Brìi- 
zio  Visconte  militando  in  Germania  sotto 
i  duchi  d'Austria,  chiese  ai  mede>imi  per 
massima  grazia  ili  porre  la  corona  d'oro 
sulla  vi[)era  di  lui  stemma,  il  the  fu  con- 
cesso con  molla  dinicollà  lilido  fcudiiU. 
Antico  è  l'uso  che  le  da  me  porli  no  lo  scudo 
parliloo  accollato  dell'arme  de'Ioru  mari- 
ti, come  <|ucsli  ili  quelle.  Anlicamente  in 
Francia  i  signori  e  iedaine  dell. i  corte  fi- 
cevano  ricamare  i  loro  slemmi  si^li  abili; 
le  donne  portavano  a  destra  lo  stemma  del 


SIG  71 

marito,e  a  sinistra  quello  del  proprio  casa* 
lo;  talvolta  la  malignità,  l'ambizione  o  i'a- 
didazione  fa  distruggere  gli  stemmi  e  ne 
sostituisce  altri. Tale  altra  per  guadagnar- 
si la  considerazione  d'ini  minislio,  si  erige 
per  cose  lievi  lo  stemma  <lel  principe  ch'e- 
gli serve,  onde  pervenire  allo  scopo  di  al- 
zarvi pure  quello  del  mecenate.  Il  Car- 
tari nel  Prodromo  gentilizio,  \\b.  5,  cap. 
2,  osserva  che  le  insegne  gentilizie  non 
si  ponno  né  debbono  da  due  diverse  fa- 
miglie usare,  riportando  in  proposito  lo 
scherzo  poetico  dell'Ariosto  nell'Or/./u- 
do,  Canio  2(5,  stan.98,  ed  il  fatto  storico 
sulla  diNfida  seguita  tra  L'gone  Hardingli 
nobile  ing'ese,  e  Guglielmo  .Seintlouve 
scozzese,  1  quali  per  somiglianza  d'armi 
nel  I  3  I  2>(i  batterono  nellaScozia.Laijuer- 
ra  accesa  tra  il  re  di  Svezia  e  Cristiano 
III  re  di  Diniinarcaj  fu  a  cagione  delle 
3  corone,  che  i  due  regni  usavano  [)er  ar- 
me. E  per  le  monete  vi  furono  divieti  di 
usare  le  insegne  apparlenenti  ad  altri,  co- 
me argomento  assai  geloso  e  delicato. 

Gli  stemmi  s' incominciarono  ad  ap- 
pendersi  nelle  chiese  vei  so  il  I  34 1  o  i35o 
da  un  vescovo  d'Utrecht,  nel  cch'brai-e  i 
Funerali  [f-^.)  a  suo  fratello.  Alcuni  au- 
loii  condannano  l'uso  di  far  mettere  le 
insegne  gentilizie  sugli  ornamenti  e  sui 
vasi  sagi  i  che  si  regalano  alle  chiese  ,  e 
proibirono  ai  ministri  dell'altare  di  ri- 
ceverli. Ma  sebbene  un  donatore  faccii 
meglio  n  non  mettere  il  suo  stemma  sui 
doni  ch'egli  fa  alla  chiesa,  quest'uso  non 
è  però  cattivo  in  se  stesso,  né  diventa  ta- 
le se  non  che  in  ragione  di  qualche  cir- 
costanza particolaie,coine  sarebbe  la  proi- 
bizione promulgatane  dai  vescovi,  l'o- 
stentazione e  la  vanità  de'donalori,  l'in- 
decenza delle  r.ip[)reseiitazioni  sugli  Ntem- 
mi,  ed  il  luogj  che  occupar  potessero.  K 
infatti  non  sarebbe  certa  men  le  con  venien- 
te il  vedere  sugli  arredi  sagri,  che  ilevono 
essere  collocati  al  tabernacolo  e  pre^S()  le 
s.  immagini,  le  ligure  d'un  inaiale,  d'un.i 
nottola',  d'una  divinità  pagana,  di  una 
donna  nudi,  eo.  Fuori  di  tali  circoslau- 


72  SIG 

ze  o  altre  simili,  si  potino  ricevere  gli  a- 
tensili  sagri  ornati  con  islemini  gentilizi 
decenti;  così  dicasi  delle  leggende  o  im- 
prese <lelle  stesse  armi.  Tali  insegne  ricor- 
dano la  generosità  de'  pii  oblatoii,e  pon- 
no  servite  d'eccitamento  ed  eniidazione 
religiosa  ad  altri;  servono  ancora  a  segna- 
lare le  epoche  in  cui  furono  eseguiti  i  la- 
vori e  i  doni.  Il  Marangoni,  Ddle  co'ie 
gentilesche  e  profane  trasportale  ad  ino 
e  ornamento  delle  chiese^neì  cap.yy  trat- 
ta :  De'titoli,  iscrizioni,  o  memorie  usate 
da'  gentili  ne' loro  templi  e  nelle  opere 
pubbliche:  e  se  da'cristiaui  nelle  chiese 
possano  praticarsi  senza  nota  di  vanità, 
dice  che  l'uso  di  collocare  ne'sagri  tem- 
pli o  loro  frontespizi  le  memorie  de'Ioro 
fondatori  con  iscrizioni,o  pure  erettevi  so- 
pra le  armi  gentilizie  delle  loro  famiglie, 
sembra  a  molti  essere  ciò  cosa  indecente, 
ed  un  costume  più  proprio  del  gentile 
simo,  che  de'cristiani  seguaci  dell'tunil- 
tà  di  Gesù  Cristo.  Soggiunge,  che  è  certo 
che  le  armi  gentilizie  e  delle  famiglie  so- 
no succedute  in  luogo  de'titoli  o  piccole 
iscrizioni  de' gentili,  dimodoché  al  solo 
vederle  ricorda  o  la  persona  o  almeno  la 
famiglia  di  chi  fabbricò  l'edilìzio  su  cui 
l'arma  è  soprapposta.il  citatoCartari  lib. 
1,  cnp.  3,  dice  che  tutti  gli  stetimii  dei 
Papi  e  cardinali  avanti  Bonifacio  Vili, 
riportati  dal  Ciacconio,dal  Ceccarelli,dal 
l'anvinio  e  da  altri  che  scrissero  le  loro 
vite, sono  lutti  falsi, supposti  o  fatti  a  ca- 
priccio; ma  Marangoni  non  può  concor- 
rere in  questa  opinione,  poiché  per  ta- 
cere d'alcuni  altri  suoi  predecessori,  In- 
nocenzo 111  dell  i()8  della  nobile  fami- 
glia Conti  di  Segni  ebbe  la  propria  ar- 
ina  gentilizia  in  Aiiagni  e  nella  casa  ove 
nacque  coli'  insegna  dell'aquila,  già  esi- 
stente prima  che  nascesse,  ed  anco  si  ve- 
de in  altri  monumenti  della  cattedrale  di 
cui  era  stato  canonico;  laonde  essendo  sta- 
to Papa  circa  loo  anni  prima  di  Coni- 
facioVlIl,  l'asserto  del  Cartari  non  sus- 
siste. Il  Saruelli  citato,  riferùsce  con  Fui- 
berto  vescovo  Carnolense,  cheili  ."Pupa 


SIG 

ad  usare  le  arme  gentilizie  fu  Clemente 
II  sassone  de'signori  di  Meresleve  e  Hor- 
nebuichdel  io47,  indiDamasollbavaro 
del  io4'^,e  poi  s.  Leone  IX  de'conli  d'E- 
gesheira  nell'Alsazia  del  1049,  il  quale 
alzò  per  arme  un  leone  nero  in  campo  se- 
minato d'8  gigli.  Inoltre  Sarnelli  dichia- 
ra, che  il  Platina  nelle  File  de' Papi  v\- 
portando  i  loro  stemmi  gentilizi,  come  il 
Ciacconio  e  altri,  ebbe  l'avvertenza  di  ri- 
produrre quelli  certi,  lasciando  molti  scu- 
di senza  veruna  insegna  per  semplice  or- 
nato, e  per  non  esservi  impronto  sicuro 
da  collocarvi,  massime  de'Papi  fioriti  a- 
vanti  il  1000,  perché  non  si  usavano  le 
arme  delle  famiglie.  Noterò,  che  quando 
poi  le  famiglie  ch'ebbero  Papi  e  cardi- 
nali adottarono  uno  stemma,  questo  si 
adattò  ad  essi,  sebbene  vissuti  in  epoche 
anteriori,  che  non  sussistevano  le  armi 
gentilizie,  il  che  però  fece  credere  come  a 
tempo  di  essi  già  fossero  introdotte.  Tor- 
nando aMarangoni  egli  dice  che  l'uso  del- 
le armi  e  de'titoli  è  tanto  oltre  proceduto, 
che  ripiene  sene  vedono  le  pareti  interne 
ed  esterne  delle  chiese;  sovrabbondando 
nelle  lapidi  sepolcrali,  ne'cenotafli, sugli 
a  Ita  ri, sui  palio  t  ti, su  Ile  pia  nete  e  al  tri  sagri 
indumenti  e  utensili  anche  vescovili  e[)on- 
lifìcii;  laonde  ripoi  ta  i  sentimenti  di  (|ucl- 
li  che  ne  biasimano  l'uso,  e  di  quelli  che 
lo  lodano  e. credono  conveniente.  Per  la 
parte  negativa  in  1  .luogo  si  osserva  non 
esservi  esempio  nella  s.  Scrittura  d'alcun 
fondatore,  ristoratore  e  benefattore  delle 
cose  al  divino  culto  consagrate,  che  v'ab- 
bia eretto  il  suo  titolo  o  breve  iscrizione 
col  proprio  nome,  inclusivamente  a  Sa- 
lomone edificatore  del  sontuoso  tem|)io 
di  Gerusalemme.  Nella  legge  di  grazia  e 
ne'pnmi  3  secoli  della  Chiesa  nascente, 
verun  documento  ricavasi,  o  sono  molto 
rari.  Ne'secoli  seguenti  molti  spnli  di'uo- 
straiono  tale  uso  con  abborrimeiito,  e  s. 
CarloBorromeo  nella  sua  profonda  umiltà 
avendo  veduto  collocare  in  pittura  alcu- 
ne sue  armi  gentilizie  sulla  canonica  che 
a  sue  spese  fabbricava,  ordinò  che  tosto 


SIG  blG                        73 

fossero  levale,  dicentlo  clic  l'arcivescovo  eìs,ctc.  Te  aiitrmfarienle  elcemo<!ynnni, 

di  Milano  e  non  Carlo  Bonomeo  fliceva  nencialsini^trafiuidfticwtdrxlemluauit 

queir  edilizio;   ed  espressamente   proibì  sii  clceniosynnmaiuabscoiidilo,ft  Pater 

che  si  mettesse  alcuna  sua  memoria  o  del-  titus,  (jui  \>idct  in  absconclUOy  reddetlibi. 

lo  famiglia  sui  vasi  e  paramenti  sagri  ch'e-  Lo  stesso  rigettasi  come  al)uso,  dal  car- 

gli  donava  alle  chiese,  e  sopra  rpieili  clic  dinaie  Gabriele  Paleolli  :    De  Ininiagiu. 

si  facevano  per  propiio  uso,  ed  ove  le  trovò  sac.  e  prof.  lib.  2,cap.  48.  Tiitlociò  non 

subito  le  fece  togliere.  iSelle  costituzioni  ostante,  moltissimi  altri  uomini  santi  ab- 

sinodali  del  concilio  diocesano  xi,  proibì  bondarono  nell'altro  precetto  del  mede.si- 

come  cose  profane:  Sacris indiinicnlis,  et  mo  Cristo,  il  (piale  nello  stesso  vangelo 

locis,insigréia,stenìtnatai'efarniliai  nin.a  al  ca p.  5  ordinò:  Sic  litceat  lux  \.'estra  co- 

liatjne profana  non  appign/7nliir,nec  con-  ratn  liominibiis,  ut  i'ideant  opera  veslra 

textanlur,atit  sculpantur.Qiiae  vero  con-  bona,  et  glorifìccnt  Patreniveslruni,qui 

texla,  apposita,  pictave,  septeni  ab  itine  in  coelis  estj  sicché  purificata  la  sola  in- 

annis  sunt,  ea  duarani  niensiiini  spatio  tenzione,non  si  curarono  che  apparissero 

anioi-eantur  ,  iis  tanlunniiodo  exreptis ,  le  opere  da  essi  falle,  e  operale  a  sola  glo- 

(juncinsepnlchrortim  operiinentis  inscid»  ria  ili  Dio.  E  ciò  particolarmente  ebbero 

pia  sunt,  si  modo  non  cniineant.  Nero  è  a  cuore  moltissimi  ss.  Pontefici  e  prelati 

ibe  nella  chiesa  di  s.  Prassede  di  Roma,  della  Chiesa,  conoscendosi  eglino  obbli- 

di  cui  il  santo  fu  titolare,  e  di  suo  ordine  gali  per  ragione  di  maggioianza  a  dare 

venne  ristorata  e  dipinta,  si  vedono  mol-  in  tali  opere  esempio  anche  a' futuri  fe- 

te  sue  armi  dipinte:  ma  alcuni  credono  deli^  e  perchè  ognuno  ne  prendesse  l'e- 

the  fossero  delineate  senza  sua  sapula,  e  dificazione  dovuta  nel  vedere  impiegate 

dopo  il'avei  le  egli  vedute,  per  alcune  dif-  le  rendite  ecclesiastiche  a  beneficio  delle 

ficollàchegli  furonoesposte  tollerasseche  chiese,  come  vediamo  in  tanti  anlichis- 

vi  si  lasciassero,  e  che  il  simile  succedesse  simi  stemmi  di  Papi ,  cardinali,  vescovi 

sopra  alcune  porte  del  palazzo  Colonna  e  altri  prelati.  Ed  il  simile  sembra  con- 

ov'egli  dimorava  in  Roma.  Il  p.  Giovanni  venevole  farsi  da  cpielle  persone  nobili, 

Taulero  domenicano  di  santa  vita,  e  Ilo-  le  quali  maggior  copia  di  facoltà  e  di  ric- 

lito  nel  secolo  XIV,  nel  sermone  della  do-  chezze  hanno  conseguito  dalla  mano  di 

menica  8."  dopo  la  festa  della  ss.  Trinità,  Dio;  allìnchè  ognuno  si  edifichi  nel  ve- 

con  sommo  zelo  inveì  contro  tale  abuso  derequanto  bene  da  loros'impiegano  pel 

dilatato  grandemente  a'  suoi  giorni,  con  culto  divino, e  prendano  da  essi  la  norma 

queste  paro  le.  /  is  apertiiis  i'idere,utsuas  di  seguitarli,  per  accrescere  la  gloria  al- 

plerifpie  elceniosynas  sibiappropricnt,et  l'Altissinio.  Laondeper  mellerein  chiaro 

omnibus  cupianl  esse  maniftslas  ?  Ad-  la  verità  il  Marangoni  riportò  le  memo* 

spire,  ut  fenestras,  et  aitarla,  vtsies  sa-  rie,  i  titoli,  le  iscrizioni  sopra  le  opere  sa- 

cra':  ad  templorum  usuin  conferant,  iis-  greda'loro  primi  e  santi  fondalorrcheso- 

demque  sua  apponant  msignia  :  ut  sci-  no  restale,  e  molle  delle  quali  ancora  su<- 

licei  omnibus  ipsorum  munificentia  inno-  sistono  nelle  basilidie  e  chiese  di  Roma, 

tcscat: sedìioc ipso utiipterecepei uni mcr-  clieini  loiilenterò  iraecennare,  polemlosi 

cedrm  suam.ìL  rigetta  come  lìivolo  ililire  leggere  in  Marangoni.  La  più  anliciulilut- 

<li  coloro,  i  quali  dichiarano  ciò  fare,  ac-  le  le  mcmoiie  è  quella  del  324  circa  di 

ciò  sia  pregato  per  loro.  Ora  i  nominali  e  Costiinlinol  il  Granile,  posta  «oltu  i  mu- 

altri  santi  uomini  abbondarono  nel  sen-  salci  ilelhi  tribuna  della  baM fica  Vaticina 

limenlo  evangelico  di  Cristo  in  s.  Matteo  da  lui  cilifiiata,  con  (pie'ilne  >ersi  che  li- 

Ciip.  G:  /itlendilc  nej'ustiliam  \  estram  fa-  pollai  nel  voi.  XII,  p.  25u.  l'opa  s.  P.t- 

ciatis  coram  ltomimbus,ul  \nlcamini  ab  inaso  1  del  3<')7  lasciò  molli  monumtuli 


74  SIG 

di  sua  doltniia,  anche  eoo  epigrammi  e<ì 

epitafìì  ili  molti  sepolcri  de'ss.  iMaitiri,«il 
altri  luoghi  sagri  da  lui  ristorati  eabbelli- 
li,edappertutto  vollecheapparisseespres- 
saoiente  il  suo  nome,  come  scrilloie  e  au- 
tore de'cnedesimi  :  /^o  ne  enumerò  IMa- 
ringoili,  ed  alcuni  li  riportai  nella  descii- 
zioiie  de'liioglii.  Sulla  porla  della  chiesa 
(li  s.  Sabina  si  legge  l'iscrizione  in  mu- 
saico e  in  versi  di  l'ietro  cardinale  vesco- 
vo d'Iiliria  che  l'eresse,  ed  anche  il  no- 
me di  s. Celestino  I,iiel  pontificato  del  qua- 
le ebbe  hiogo  la  fabbrica.  Tuttora  si  usa 
talvolta  di  collocare  le  armi  del  Papa  in 
quelle  chiese  che  vengono  edificale  o  re- 
staurate nel  pontificato,  senza  che  vi  ab- 
bia contribuito.  Per  quanto  s.  Sisto  III 
fece  nella  chiesa  di  s.  Maria  Maggiore, 
■vi  pose  il  titolo  di  cui  parlai  a  Pieve,  e 
l'isci  izioned'8  versi  esametri. Papa  s. Leo- 
ne I  collocò  nella  chiesa  dis.  Paolo  quei 
versi  che  ri()rodussi  nel  voi.  XU,  p.  20S. 
A  Pieve,  a  Latkr  ano  e  altrove  dissi  delle 
iscrizioni  da  s.  Ilaro  situate  ne'suoi  ora- 
toriidi  s.  Gio.  Evangelista  e  dis.  Giovan- 
ni Callista.  Papa  S.Simplicio  con  suoi  ver- 
si ne'porlici  Vaticani  ricordò  che  gli  avea 
rinnovati.  In  contrassegno  che  Papa  s.  Fe- 
lice 111  fu  il  fondatore  della  c/i/(??(7  fZe'.v.?. 
Cosma  e  Damiano,  vi  pose  la  propria  im- 
maginecolla  chiesa  nelle  mani  e  il  suo  no- 
me, con  iscrizione  in  versi.  Anche  s.  Fe- 
lice IV  nella  chiesa  di  s.  Stefano  al  Ce- 
lio, per  averne  compiti  i  ristami,  vi  la- 
sciò un'iscrizione  per  memoria.  Papa  s, 
Agapito  I  pose  al  sepolcro  del  predeces- 
sore e  col  proprio  nome  un   epitadlo  in 

1  ?,  versi.  Pelagio  II  avendo  rinnovato  la 

o 

patriarcale  chiesa  dis.  Lorenzo,  ne' versi 
che  vi  fece  porre  in  musaico  si  legge  il  di 
lui  non)e.  Ad  onta  nella  profonda  umil- 
tà ili  s.  Gregorio  I,  pure  si  fece  dipinge- 
re al  vivo  nella  tribuna,  e  i  genitori  nel- 
l'atrio del  suo  monastero  al  monte  Ce- 
lio, per  (|uaiito  rilevai  in  piìi  luoghi.  O- 
norio  I  fece  ristorare  la  chiesa  di  s.  A' 
g/ze^e nella  via  Nomenlana,  vi  poscia  pro- 
pria immagine  colla  chiesa  in  mano^cou 


SIG 

versi  e  il  suo  nome,  che  pure  collocò  ia 
8.  Pancrazio  da  lui  rinnovalo,  olire  gli  e- 
pitadi  a  Bonifacio  V.  Nell'oratorio  eretto 
al  Lateranoda  Giovanni  IV  pe'ss.  Mar- 
tiri, si  leggono  de' versi  col  suo  nome;  ed 
avendone  compiuto  il  lavoro  Teodoro  f, 
questi  vi  situò  la  propria  immagine.  Pa- 
pa s.  Sergio  I  pose  unepitadio  alsepol- 
crodi  s.  Leone  I,ecol  proprio  nome.  Gio- 
vanni Vii  nella  cappella  del  Presepio  e- 
retta  in  Vaticano,  vi  fece  porre  la  sua  ef- 
figie colla  cappella  fra  le  mani  e  il  no- 
me. In  più  luoghi  s.  Leone  1 1 1  pose  il  suo 
ritratto  e  nome,  come  nel  portico  di  s. 
Paolo  e  nel  Triclinio.  Papa  s.  Pasquale 
I  fece  altrettanto  e  colla  chiesa  in  mano 
in  quelle  di  s.  Prassede,  di  s.  Cecilia  e  di 
s.  Maria  in  Domnica.  Cos'i  |)raticò  in  s. 
Marco,  s.  Gregorio  IV,  in  s.  M.^  in  Tras- 
tevere pose  un'iscrizione,  e  chiamò  Grt' 
goriopoli  la  città  d' Ostia j  come  Leopoli 
disse  Civitn vecchia  s.  Leone  1  V',  e  Cillà 
Leonina  il  Rorgo  di  Roma.  Sergio  111  ri- 
fatta la  basilica  Lateraiiense,  vi  pose  dei 
versi  col  suo  nome.  1  fin  qui  riportati  e- 
sempi  di  molti  antichissimi  Papi, la  mag- 
gior parte  santi,  che  posero  le  loro  ine- 
inorie  sopra  edilìzi  sagri  da  loro  eretti  o 
ristorati,  come  cose  lodevoli  i  successori 
l'imitarono,  e  vi  unirono  i  loro  stemmi 
e  armi  gentilizie.  Quindi  Marangoni  pro- 
duce diversi  esempi  di  santi  vescovi  che 
fecero  altrettanto  del  praticato  da'Papi, 
e  negli  utensili  sagri  posero  il  loro  nome 
e  stemma,  come  de'ss.  Cassio  vescovo  di 
Narni,  Auxibio  vescovo  Solense,  e  Amalo 
abbate  Romaricen«e  che  in  vita  si  edifi- 
carono il  sepolcro,  e  vi  posero  l'iscrizio- 
ne. Lo  stemma  antichissimo  della  chiesa 
romana  sono  il  PadigUonci^  f-^.)co\\eChia- 
vi{L^.)  incrociale:  le  /'J//7/s(>(/'.) pontifi- 
cie o  altre  al  servigio  della  s.Sede,per  l'in- 
segna delle  chiavi  furono  chiamate  Cla- 
disegnale.  Dc'colori  della  sle>sa  romana 
chiesa  e  del  senato  romano  parlai  a  Ro.\i  1 
e  O.MBRELLiivo.  A  PoRTA  iiotai  l' Origine 
di  porre  gli  slemmi  sugli  edifizi  e  sulle 
loro  porte.  A  Portiera  dissi  di  (juelle  con 


SIG  SIG  7) 

islemmì  cardi  utilizi,  che  si  pongono  nelle  ceiliHe  milre,  imitati  poi  Jai  prelati  noa 
tliiese  per  feslivilìi,cioè  nelle  chiese  di  cui  insignili  del  grado  episcopale.L'cirmede- 
$0110  titolari, diacunijCoininendalnri,  prò-  gli  antipapi  e  degli  Huticardiaalì,  il  Ciac- 
tetlori.Da  un  documento  prodotto  da  Co-  conio  le  riporlo  semplicemente  senza  l'or- 
lucciin  Tie/(ì^.i3S,de'7.'ì  n)aggioi367,  oamento  del  triregno  e  chiavi  e  senza  il 
si  rileva  l'introduzione  generale  dell'uso  cappello.  Notò  Novaesche  Clemente  IV, 
di  apporre  sopra  le  poi  te  de'luoghi  dello  morto  nel  1268,  si  dice  ili.  Papa  che  al>- 
statc  pontificio  e  nelle  piazze,  l'insegne  hia  &ul  suo  sepolcro  avuto  armi  proprie, 
di  s.  Chiesa,  del  Papa,  del  suo  legato,  dei  altri  lo  negano  osservando  che  i  6  gigli 
rettori  e  del  comune,  per  ordine  de'«ni-  sono  piuttosto  indizio  di  sua  origine  Iran- 
nistri  di  Urhano  \',  acciò  si  dipingessero  cese,  giacché  l'  insegna  di  sua  cnsa  Gioss 
tali  iirme.  Di[)oi  principiò  il  costume  di  era  un'aquila  nera  in  caoipo  d' oro.co- 
ilipingersi  sulle  tavole  e  d'  inciilersi  in  me  prova  il  p.  Lodovico  Jacopo  di  s.  Cle- 
|)ielra,  e  massime  quando  il  Papa  si  rese  mente  nella  Bibl.  Pont.  Nel  deposito  di 
benefico  o  per  altra  grata  cagione,  per-  Adriano\',morlonel  1  ^Gyjsi  vedeinmez- 
chèpiii  durevole  ne  fosse  la  menioriu.  Di-  zo  lo  scudo  gentilizio  di  sua  famiglia  Fie- 
chiarai  a  PoDEST.v'che  gli  antichi, quaiulo  schi  (/  .),clie  meglio  «piegai  in  quest'ar- 
eransi  portali  hene, venivano  regalati  dal-  ticolo,  composto  di  3  sbarre  (queste  non 
le  comuuilà  con  doni  fregiali  collo  stein-  si  devono  confonilere  colle  bande  e  le  fi- 
ma  del  pubblico,  e  davano  ancora  loro  sce,  come  avvertì  l'Aimanni,  Della  fa- 
licenza  d'inquartarlo  nelle  armi  proprie,  miglia  Capizucchi,  parlando  delle  seni- 
Learniì  ostemmi  de'Papi  sonosovrastali  plicissime  insegne  de'goli)  celesti  in  cain- 
dal  Triregno  (/^'.)  e  dalle  Chiavi  {^f.,  del  poargenleo,  que>toespi  iuiendo  la  puiità, 
sind)olicosignificatodelle  quali  riparlai  a  le  sbarre  le  crociate, perchè  i  crocesignati 
Sede  apostoiica)  incrociate:  i  loro  Pd-  le  poi  tavanone'Ioroscudi  infoi  ma  dicro- 
renli  inquartano  nello  scudo  gentilizio  il  ce.  A  questo  slemma  soviastava  un  gatto, 
padiglio'ie  e  le  chiavi  incrociale;  è  quc-  insegna  della  fazione  guelfa  parteggiante 
sto  il  segno  che  dalla  loro  stirpe  uscì  un  pel  Papa,  alla  quale  i  Fieschi  appartene- 
Papa.  Nelle  false  Profezie  [f.)  allribuile  vano,  e  col  motto  :  Sedens  ago.  Quello 
a  s.  IMalachia  sui  futuri  Papi,  molle  si  fé-  è  un  altro  argomento  per  escludere  l'o- 
cero  sulle  1  oro  insegne  gè  olili  zie.  Do[)0  eh  e  pinione,cheBonificio  Vili  Caetani  (/'.) 
Innocenzo  IV  nel  concilio  di  Lione  I  del  fosse  ili.°a  usaregli  slemmi  gentilizi.  Al- 
12.45 determinò a'caidinali  rin>eguadel  l'articolo  FIE^CHInel  dire ilell'origine ilei- 
cappello  rosso,  e  ne  riparlai  a  Por  por  \,  learmi  gentilizie,  rip(ji  lai  il  pareredi  qiiel- 
dice  Dernini  ,  Del  Uibnnale  della  /loia  li  che  credono  averle  stabilite  Federico 
p.  32, andarono  in  disuso  nelle  arme  pre-  I  per  meglio  conoscere  i  suoi  seguaci,  cioè 
lalizie  le  mitre,  e  in  luogo  di  esse  suben-  i  ghibellini  di  parte  imperiale, avversa  ali.» 
trarono  prima  i  cappelli  e  poi  i  galeri;  guelfa,  la  quale  usava  l'aquila  rossa  priii- 
cioè  i  cardinali  che  prima  ancorcliè  di  1-  cipalmente  per  insegna,  ed  1  ghibellini l'a- 
coni  soviasiavano  i  loro  slemmi  culle  mi-  qiiila  nera:  questa  disliiizione  si  ebbe  pu- 
Ire, comesi  vedenelCiaccoiiio,/^/^7ero'i-  re  nelle  sbarre  o  li>te,  insegna  reputala 
ii/icnni  ci  Cardinatiuni,  dopo  ricevuto  il  dagli  araldici  per  la  piii  antica,  come  più 
cappello  rosso, conquesto  ailornaroiiogli  semplice  d'ogni  altra,  laonde  i  ghibellini 
slemmi,  e  poi  C(j1  galero  stesso  ossia  col  ponevano  nelle  loro  larghe  sbanco  liste 
cappello  ponlilìcale,  che  ha  «pie'  fi(jCLhi  drille  o  per[)endicolai  i,  i  guclll  le  pone- 
chesi  ra[>preseiilano:adesempioile'cardi-  vano  a  traverso,  onde  quando  i  Fiesvhi 
nali  i  vescovi  cominciarono  a  sovrappor-  divennero  tali,e  sebbene  concesse  loro  d.i 
le  cappelli  prelatizi  sui  loio  slemmi  in  ve-  Ftdtiico  I,le  li  volsero  da  dritte  ch'erano. 


76  S  I  G 

Nondimeno  i  guelfi  usarono  per  insegna 
anche  il  leone,  codjc  vuole  Pielrasanla, 
Tesserne  genidiliae,  il  quale  dichiara  che 
dai  colori  sono  originali  tutti  gli  stemmi, 
che  altro  in  principio  non  rappresenta- 
vano che  fascie  o  sbarre  colorite.  Il  Bal- 
dassini,  Memorie  di  Jesi  p.  f)2,  dice  clie 
i  guelfi  spiegavano  ne'Ioro  Gonfaloni  {'ar- 
me antica  della  Croce,  come  Jesi,  Mace- 
lata,  Firenze, ed  i  lombardi  guelfi.  Di  al- 
tre analoghe  distinzioni  tra  le  due  fazioni 
ragionai  in  più  luoghi. L'insegna  del  leo- 
ne, come  quella  dell'aquila  (di  cui  trat- 
tai a  Imperatore,  Roma,  Russia),  sono  le 
piìi  antiche  del  mondo  e  adottate  ne' ves- 
silli, nell'imprese  e  negli  stemmi.  L'aqui- 
la alata  e  coronala  divenne  insegna  im- 
periale e  delle  città  imperiali:  in  quella 
eli  due  teste  si  volle  rajlpresentare  l'im- 
pero orientale  e  occidentale,  e  pare  im- 
presa adoltata  prima  da  Costantino  I  il 
Grande  imperatore,  per  dimostrare  riu- 
nito nella  sua  persona  l'impero  orienta- 
le e  occidentale;  e  più  tardi  da  Carlo  Ma- 
gno, per  riferire  alla  divisione  dell'  im- 
pero. L'aquila  d'oro  con  due  leste  fu  in- 
segna dell'imperogrecod'oriente  ne'lem- 
pi  inferiori,  nel  modo  che  l'aquila  nera 
pure  a  due  teste  lo  divenne  dell'impero 
d'occidente  latino.  \ÌGiìrafiì[)\,Sigdlo del' 
la  Garfagnann  p.  i  i8,  dice  che  dell'a- 
quila di  due  tesle  nel  secolo  XIV  ne  fu 
fatto  ornamento  dell'arma  e  per  l'inse- 
gna imperiale.  Novaes  nella  Storia  di  Cle- 
mente /'/del  I  352,  dice  che  vogliono  al- 
cuni ch'egli  fosse  ili."  Papa  a  porre  nei 
diplomi  lo  stemma  gentilizio  della  pro- 
pria famiglia  Beaufort.  Avendo  Giovan- 
ni XXIII, eletto  contro  Gregorio  XII,  de- 
nunziato il  concilio  di  Costanza,  per  estin- 
guere lo  scisma  d'occidente,GregorioXII 
\i  spedì  il  cardinal  Domenici  perchè  di- 
fendesse la  sua  logitlimità,  e  giunto  nel- 
la città  foce  alzare  sul  palazzo  che  abita- 
va l'arme  di  Gregorio  XII,  ma  nella  i." 
notte  fu  gittata  a  terra:  venne  questa  cau- 
sa messa  in  giudizio,e  ne  uscì  la  sentenza, 
che  non  dovcasi  alzare  ivi  il  suo  stemma, 


SIG 
come  luogo  che  a  Giovanni  XXIIf  pre- 
stava ubbidienza.  Tutlavolta  Gregorio 
XII  fu  quello  che  poi  propriamente  re- 
se canonica  la  convocazione  di  quel  ce- 
lebre Sinodo  (f^'^.).  Dissi  altrove  che  Nico- 
lò V  del  I  447  alt'G  insegne  non  usò,  che 
le  chiavi  apostoliche  di  s.  Pietro  poste  in 
croce.  Pio  II  fu  facile  ad  adottare  nella 
sua  famiglia  Piccolomini{F .)  molte  per- 
sone,dando  loro  il  cognome  e  lo  stemma 
di  sua  famiglia. Come  inRoma  la  plebe  fu 
neh  559  per  morte  di  Paolo  IF  fomen- 
tata da'suoi  nemici  a  oltraggiamela  ve- 
neranda memoria  spezzando  i  suoi  stem- 
mi e  insegne,  lo  deplorai  in  quell'articolo. 
Nel  1590  eletto  Urbano  VlI,subito  ordi- 
nò con  gloria  del  suo  nome,  non  solo  la 
continuazione  delle  fabbriche  incomin- 
ciate dal  predecessore  Sisto  V(come  della 
cupola  di  s.  Pietro  e  de'ouovi  apparla- 
nienti  ne'palazzi  Vaticano  e  Quirinale), 
volendo  per  equi  là  e  per  moderazione  che 
di  questo  e  non  già  le  sue  fossero  le  armi 
gentilizieche  visidovesseroafljggere.Que- 
sto  generoso  tratto  di  Urbano  VII  lo  ri- 
marcòanchelautoredella  Storia  de  con- 
clavi, con  questo  grave  e  veridico  rifles- 
so: Cosa  di  raro  esempio,  e  non  mai  u- 
sala  da  altri,  d'onorare  a  spese  proprie 
le  memorie  altrui.  Fatalmente  la  storia 
registrò  più  d'  un  esempio  di  rimozione 
dell'altrui  armi  per  sostituirvi  senza  ra- 
gi(jne  le  proprie^  e  quel  eh' è  peggio  di 
porre  i  propri  stemmi  nelle  operealtrui. 
Angelo  Rocca  scrisse:  Cotnnientarius  de 
Nuce,  stemma gentilitiuni  Innocenlii  IX 
P.  O.  HI  ,e  stampato  Io  dedicò  allo  stesso 
Papa  protettore  de' letterali.  A  Cappel- 
lo CARDINALIZIO  riferii  che  Innocenzo  X 
nel  1645  proibì  ai  cardinali  di  ornare  i 
loro  stemmi,  eziandio  de'sigilii,  con  co- 
rona reale  o  ducale,  di  qualunque  forma 
e  benché  propria  della  loro  famiglia,  ma 
Solamente  coll'insegna  del  cappello  cardi- 
nalizio: questo  ha  5ordini  di  fiocchi, anti- 
camente ne  avea  4come  pure  si  vede  negli 
stipiti  del  Palazzo  apostolico  di  s.  /Mar- 
co (/  •),  iucoiuiucialo  da  i'aolo  lluel  car» 


SIG 

dìnalato,  e  perciò  il  suo  stemma  sovra- 
stalo dal  cappello  cardinalizio  lateralmen- 
te ha  4  ordini  di  fiocchi.  Osservò  Can- 
cellieri nel  suo  Mercato  a^.  2  Sg,  che  alla 
legge  d'Innocenzo  X  fu  poi  derogato,  ma 
devesi  avvertire,  che  se  fu  permesso  d'im- 
porre sullo  stemma  gentilizio  l'arme  im- 
periale, reale  o  ducale  a  que'cardioali  che 
appartengono  a  tali  famiglie  sovrane  e 
principesche,  però  l'insegna  del  cappello 
cardinalizio  viene  soprapposla  alle  mede- 
sime corone.  Arrogeil  narrato  a  Porto- 
callo,  che  il  cardinal  Enrico  nel  1 578  di- 
venuto re  e  conservando  la  dignità  car- 
dinnlizia,  invece  della  corona  continuò  ad 
usare  la  Berretta  cardinalizi  a  j  ed  a  Spa- 
gna notaiche  il  re  Ramiro  li, già  sacerdo- 
te e  monaco,  s'intitolò /?<•  e  f/e/e.La  con- 
gregazione ceremoriiale  nel  1 82  i  rinnovò 
la  proihizione,che  non  si  potesseda'cardi- 
nali  unire  all'arme  loro  gentilizia  lo  stem- 
ma d'alcun  sovrano,  benché  fossero  na- 
zionali. Protettori  (^.),*  ministri  di  Re- 
sidenza {f-''.)',  e  neppure 'in  quel  tratto  di 
luogo  che  devono  parare  a  proprie  spese 
per  la  processione  del  Corpus  Domini  che 
celebra  il  Papa, eperovepassa,nelIaquale 
ponnoperaltrOjOltrei  lorostemmi,  mette- 
re l'arma  del  Papa  di  cui  sono  creature  e 
ancorché  defunto.  Innocenzo  Xdisgustalo 
col  nipote  Pamphilj  che  avea  rinunziala 
la  porpora  per  continuare  la  famiglia  di 
cui  era  superstite,  soltanto  per  genialità 
adottò  per  nipote  mg.r  Astalli,  e  lo  creò 
cardinale,  gli  die  il  suo  cognome  e  slem- 
ma, le  rendile  e  prerogative  di  nipote  Pa- 
rente [F.)  del  Papa.  Il  successore  Ales- 
sandro VII,  in  vece  del  suo  stemma,  fece 
dipingere  su  tutte  le  terraglie  della  mensa 
il  teschio  della  morte, per  averla  presente 
anche  nutrenilosi.  Questo  virtuoso  Papa, 
e  lo  notai  nel  voi.  Lll,  p.  22f),  avendo 
coDìpifo  con  grossa  spesa  la  Prigione  {^f.) 
Innocenziana  eretta  in  Iloma  dal  piede- 
cessore  Innocenzo  X,  si  guardò  bene  di 
darle  il  suo  nome,  lasciandone  al  mede- 
simo l'intiero  onore  nell'iscrizione  ezian- 
dio e  sleuiinu,  modestia  che  ab»ai  più  o- 


SIG  77 

nore  gli  acquistò  di  quello  che  lascia  vn. 
Ad  un  discendente  di  sua  famiglia  Chi- 
gi  fu  poi  conferita  la  dignità  di  Mare- 
sciallo del  Conclave  (/^.),  che  fregia  lo 
stemma  gentilizio  con  due  chiavi  lateral- 
mente pendenti. Gli  successe  Clemenlel  X 
Rospigliosi jCÌìQ  tosto  tolse  il  uì.icinatocol 
denaro  perciò  accumulalo  da  Alessandro 
V  I  I,ma  con  eroica  moderazione  non  volle 
che  nell'editto  comparisse  il  suo  nome, 
ma  quellobensi  d'Alessandro  VII.  Lasua 
modestia  gli  fece  proibire  espressainen- 
te, che  le  fabbriche  da  lui  orilinatein  Ro- 
ma, fossero  ornate  col  suo  nome  o  coisdo 
stenmia,  ed  a  Sepolcro  de'romam  Pon- 
TEFici  riportai  la  semplice  e  breve  iscri- 
zione da  lui  fallasi.  Narrai  a  Punti  di  Ro- 
ma, descrivendo  Ponte  s.  J  n  gè  lo,  che  Cìe- 
menle  IX  volendo  abbellirlo  colle  statue 
degli  Angeli, non  vide  terminato  il  bel  la- 
voro, che  compì  Clemente  X;  ma  questi 
sebbene  consigliato  da  chi  ne  amava  il  fa- 
vore di  far  incidere  ne'piedistalli  il  pro- 
prio stemma,  in  vece  ordinò  the  si  scol- 
pisse quello  di  Clemente  IX  e  con  ono- 
revole iscrizione,  e  poi  gli  eresse  un  ma- 
gnifico monumento  sepolcrale.  Gli  slem- 
mi dunquecle'Rospigliosi  sul  Pontes.An- 
gelo  sono  gloria  imperitura  della  virtù 
di  Clemente  IX,  della  saviezza  e  magna- 
nimità di  Clemente  X.  Nel  1690  Alessan- 
dro Vili  vietò  agli  artisti,  a'ciltadini,  ai 
nobili, seppur  non  fossero  ministri  di  qual- 
che corona,  di  tenere  sulle  porle  delle  loro 
botteghe,  abitazioni  e  Palazzi  (l'.),  le  ar- 
mi o  slemmi  pontificii,  o  di  qualsivoglia 
sovrano,  aninthé  sotto  l'ombra  dil  prin- 
cipe non  avesse  da  ricovrarsi  la  malva- 
gità, ed  abusare  tìeW'Ininiunifà  {f  ■)■  II 
Cancellieri  nel  luogo  citalo  narra  col  Va- 
lesio,  che  a'  1  4  aprile i  708  sicelelnarono 
solenni  esequie  nella  chiesa  di  s.  Giovanni 
de'Fiorentini al  cardinal  iNerli  priore  del- 
l'ordine militare  e  religione  di  s.  Stefano  : 
che  volevano  i  cavalieri  della  medesima  ag- 
giungere all'ai  me  del  cai  dinaie  gli  spic- 
chi della  loro  croce,  ma  ripugnandovi  • 
Luacst  li  dulie  ccremuuio  con  asserire  the  lu 


78  S  I  G 

■vigore  della  bolla  di  Gregorio  XV,  con- 
fermata da  Urbano  Vili,  non  era  lecito 
altra  insegna  di  religione  equestre,  se  non 
quella  GerosoHrnilana{^f'.)coi\\c  sogget- 
ta immedialatnenlealla  s.Scde.esoggiun- 
gcndoesserestalo  negalo  nell'esequie  fat- 
te nella  chiesa  di  s.  Luigi  de'Francesi  al 
cardinal  della  Grange  padre  della  regina 
dil'olonia,di  porre  nella  di  lui  arma  la  cro- 
ce dello  Spirito  santo  ili  Francia.  Sicco- 
me celebra  vasi  l'esequie  a  spese  di  d.  Car- 
lo Albani  cavaliere  di  s.Slef.mo  e  nipote 
di  Clemente  Xi,  questi  pei  tnise  di  porre 
i  contrastati  S[)icclii  nello  sleinuìa  c.irdi- 
iialÌ7Ìo,anzi  sopra  il  calaCtlco,  oltre  il  cap- 
pello, vi  fu  posto  l'abito  solenne  di  priore 
di  deltoordme.Chedirebbe  il  lodevoleze- 
lo  di  que'saggi  ceremonieri,se  oia  vedes- 
sero l'abuso  degli  artisti, in  a[ipenderea- 
gli  stemmi,  insieme  a  quelli  de'sigilli,non 
meno de'secolari, prelati  epersinode'car- 
dinali  ede'vescovijla  sublime  dignità  dei 
quali  non  ha  d'uopo  di  simili  fregi,  le  de- 
corazioni cavalleresche  ricevuleanclieda 
principi  acattolici,  e  in  un  tempo  in  cui 
siffatti  onori  hanno  n)oItissiino  deterio- 
rato, per  essere  divenuti  eccessivamente 
comuni  in  unoa'tiloli  equestri?  I  Fanno 
poi  assai  peggio  qnegl'  inesperti  artisti 
che  sulla  sagra  Porpora  (/'.)  della  I\loz- 
zella  (r.)  de'carduiali,  e  sulla  njozzetta 
de' prelati  vi  dq)ingono  o  scol[)iscono  le 
Croci  di  decorazioni  (queslri,  anco  di 
ordini  conferiti  da  principi  eterodossi,  per 
quanto  liportai  ne'  voi.  W'ill,  p.  265 
e  266,  X\IX,  pag.  260.  IMo  VII  colla 
bolla  Posi  diulurnas  del  1800  :  De  Ju- 
risdictionihut  n  °  r  8,  ordinò.  «Nella  cat- 
tura de'  rei  non  si  abbia  assolutamente 
per  r  avvenire  alcun  riguardo  alle  pa- 
tenti e  stemmi  de'  magnati,  salva  la  so- 
la immunità  ecclesiastica,  de.  jure  cano- 
nico,  e  quelle  competenti  ai  ministri  e- 
steri  e  loro  famigliari,  de  jure  genùiimj 
non  intendendo  però  con  questo  decreto 
di  annullare  l'esecuzione  di  que'pochi  pa- 
tentati, che  per  diversi  ragionevoli  titoli 
si  è  credulo  di  conservare".!!  saggio  Leo* 


SIG 

ne  XII  conoscendo  l'abuso  che  si  fa  nel- 

l'erigere  Iscrizioni  (^f,)  e  slemmi,  anche 
per  cose  di  poco  momento,  e  la  sorte  cui 
talvolta sonoesposte,si  mostiòdecisamen- 
te  contrario  non  meno  alle  prime  che  alle 
seconde.  Pio  Vili  allorché  si  ritrovò  l'ac- 
qua Lancisiana,  non  permise  che  al  fonte 
erettovi  si  eri^'esse  la  sola  sua  arme,  sen- 
za  che  in  pari  tempo  si  scolpisse  quella  di 
Clemente  XI,  al  cui  tempo  si  rinvenne;  e 
siccome  ne  parlai  nel  voi.  XXV,p.i5g, 
per  l'ommissione  del  nome  di  Clemente 
XI  antenate  del  cardinal  Albani,  sembra 
che  di  questi  sia  lo  stemma,  ciò  che  qui 
rettifico.  Osservai  nel  voi.  L,  p.  240,  che 
GregorioXVl  nel  palazzoQuirinale  da  lui 
ristiiurato  ripose  gli  stemmi  e  le  iscrizio- 
ni de'suoi  pi  edecessori,  sulle  di  ver>e  parli 
del  palazzo  ed  annessi,  atterrati  e  tolti  dal- 
la straniera  invasione.  11  regnante  Pio  IX 
nel  decretine  le  prerogati veonorifìche  del 
Senato  romano  [f^.)  dispose.  "  Lo  stem- 
ma del  sena  lo  e  popolo  roma  no  godrà  del  la 
preminenza  sopra  gli  altri,  eccetto  quel- 
lo de'soviani  e  de'cardinali".  In  detto  ar- 
ticolo ed  a  P«.oMA  parlai  di  diverse  dispo- 
sizioni araldiche,  riguardanti  la  nobiltà 
ecittadinanza  romana;  ma  dopo  la  repub- 
blica francese  in  Roma  (nel  qual  tempo  i 
f  malici  democratici  con  vandalico  furore 
distrussero  gli  stemmi,  a  danno  eziandio 
dell'ai  le  per  le  loro  belie  forme)  le  regole 
del  blasone  poco  sono  stale  apprezzate,  e 
sono  insorti  gravi  abusi,  o  per  leggerezza  e 
vanità  di  chi  fa  eseguire  gli  slemmi,  o  pei 
ca[)ricci  degli  artisti,  ignoranti  la  minu- 
ziosa araldica,  la  varietà,  la  forma  e  gli 
ornali  delle  corone  che  si  usanosenza  qua- 
si disti  nzione.egua  li  abusi  a  vendo  gli  stem- 
mi riguardanti  gli  ecclesiastici  costituiti 
in  dignità,  o  godenti  qualche  titolo  d'o- 
nore precario.  Notai  a  Pal.ati.no,  che  an- 
ticamente i  prelati  palatini  creali  cardi- 
nali godevano  il  privilegio  di  aggiungere 
all'arme  propria  quella  del  Papa  che  gli 
esaltava,  anzi  secondo  i  privilegi  de'Pa- 
pi,  sino  e  inclusive  a  Pio  \l,  come  si  leg- 
go dal  breve  da  me  pubblicalo,  poteva- 


SIG 

no  inrjuni  lare  lo  stemma  ponlificlo  l'in- 
lima  fiiuiglia  nobile  del  l'opa,  dal  mag- 
giordomo agli  aiutanti  di  cameia  iuclu 
sive;  ma  da  Pio  VII  in  [loi  tale  onoie  è 
riservalo  a'soH  Maggiordomo  t  Maestro 
di  camera  (f^-);  ed  aggiunsi  che  lulta- 
\oIta  Gregorio  XVI  nel  creare  cardinali 
Altieri,  Frezza  e  Mezzofanti,  già  prelati 
palatini,  permise  loro  d'inquai  tare  il  suo 
stemma.  I  Regolari  (/'.)  creali  vescovi 
e  cardinali  inquartano  nel  loro  stemma 
l'arma  del  [)roprio  ordine,  e  la  ritengono 
se  elevali  al  pontificato.  1  I  tscovi  (/'.) 
adornano  le  armi  nel  modo  e  con  quelle 
insegne  che  dissi  a  lettera  Pastorale  e- 
pistola.e  Patriarca,  avendociascuna  i  lo- 
ro articoli:  alcuni  tuttora  fiegiano  i  loro 
stemmi,  sovrastati  dal  cappello  prelatizio, 
colla  ìiiilra,  col  pastorale  e  colla  spada, 
e  questa  in  segno  del  dominio  temporale 
già  da  loro  esercitato.  Gli  /abbati  mitrali 
ornano  i  loro  slemmi  col  cappello  prela 
tizio, colla  mitra,  col  pastorale,  e  colla  spa- 
da l'ornarono  quando  avevano  giurisdi- 
zioni temporali.  Alcuni  prelati  leligiosi  o 
costituiti  in  cariche,  con)e  il  Maestro  del 
s.  Palazzo,  il  Commissario  del  s.  O/Jì- 
zio,  il  Segretario  dell'Indice  ec.  sovra- 
stano il  loro  stenxna  col  cappello  prela- 
tizio per  l'uso  che  godono  dc-'nDcchi  si- 
mili al  cappello  usuale,  e  com  gli  abbati 
mitrati  :  però  i  semplici  inquisitori  dome- 
nicani del  s.  ofllzio  ,  sebbene  per  privi- 
legio immemorabile  portano  al  collo,  ma 
coperta,  la  croce  con  cordone  nero-bianco 
e  fiocchi  neri  pielalizi  nel  capitello,  pu- 
re non  poimo  usare  il  cappello  prclali/io 
sullo  stemma  gentilizio. INlolli  canonici  dei 
capitoli  godendo  l'uso  della  mitra,  la  pos- 
sono mettere  anche  sopra  gli  stem  mi, qua- 
lora la  concessione  lo  esprmia,  come  usa- 
no quelli  di  liaveìina  (/'.)  A  CappeiI-O 
trattai  pure  di  quelli  de'  \escovi  e  prelati 
de'diversi  collegi,  colle  distinzioni  pel  co- 
lore della  fittuccia  o  cordone  e  de'flocchi 
(ma  come  con  essi  a  Ueggejìte  dellaCan- 
CELLER1A,  a  questi  e  non  a  «picllo  della 
peniienzicria  spella  l'oruamcuto  della  fil- 


SIG  79 

Incela  0  cordone  con  fiocchi  verdi  al  cap- 
pello).fvi  notai  il  nuuKM'O  de'fiocchi  di  cui 
è  concesso  ornare  lo  stemma  a' prelati  di 
fiocchetti,  agli  altri  prelati  ed  ai  prelati 
di  tnantellone.  Il  Parisi,  Iste  tizio  rie  per 
la  segreteria  l.  3,p.  i66,  su  questo  pro- 
posito cos'i  esprimesi."  L'ornato  da  in- 
cidersi nell'arme  cardinalizie  e  prelatizie 
è  il  cappello  co'suoi  cordoni  e  fiocchi  pen- 
denti a  tre  ordini,  1,2,  3,  cioè  G  |>er  parte, 
benché  alcuni  assegnino  a'caidmali  cin- 
que ord'ui,  r,  2,3,  4>3i  agli  aicive>covi 
quattro,  1,2,3,  4;  a' vescovi  e  prelati  sem- 
plici tre,  I,  2,  3;  ed  agli  altri  ecclesiastici, 
che  hanno  privilegio  di  portare  sulle  in- 
segne il  cappc'llo,come  v.gr.  i  protonotari 
apostolici  non  [)artecipanti,  due  ordini,  i, 
2,  ovvero  i  ,2,1."  Il  cardinal  Giorgio  Co- 
sta portoghese  illustrò  i  suoi  bassi  natali 
collo  splendore  di  sue  virtù,  né  avendo 
veruna  insegna  gentilizia  per  usare  d'ai-- 
me,  prese  una  rota  come  simbolo  del  mar- 
tirio solFerlo  da  s.  Caterina  di  cui  era  di- 
votissimo.  Nel  voi.  XX\  III,  p.  54, dissi 
degli  stemmi  mortuari  dipinti  sulla  carta 
che  si  attaccano  nelle  pareli  esterne  delle 
chiese  o\e  si  sono  tumulati  i  cadaveri  dei 
cardinali,e  taUoltalo  ruriiiioanchea(|uel- 
le  delle chieseesponenti,  ed  anchedelle  lo- 
10  pioletloric;  ivi  purenotaichegli  slem- 
mi mortuari  si  attaccano  ne'  muri  este- 
riori delle  chiese  ove  vennero  eziandio  se- 
polti principi  e  altri  signori,  ed  i  prima- 
ri prelati  Sopra  quanlo  si  pratica  in  ili- 
versi  luoghi  coi  Papi,  si  può  vedere  a  p. 
41;  (|iii  [)erò  avverto  che  negli  stemmi 
ponlilìcii  ilella  cassa  mortuaria  del  Pa- 
pa, in  cpielli  del  catafilco  pe'suoi  fune- 
rali, ed  incpielli  delle  carte  mortuarie  che 
si  alllggono  nelle  pareli  esterne  delle  pa- 
triarcali b.isiliche,  e  della  chiesa  dei  s». 
\  incenzo  e  Anast.isio  ove  si  tumulano  i 
Precordi,  non  ci  deve  and.uerornamen  • 
todellechiavijperchècolla  morte  del  Papa 
cessa  la  sua  giurisdizione  e  podestà  signi- 
ficate dalle  chiavi  Degli  stemmi  usali  noi 
Piirifra li  e  sulla  Sepoltura,  \\  quegli  ai  ti- 
toli uè  parlai.  In  diversi  luoghi  per  nior- 


So  SIG 

te  del  sovrano  si  rompono  gli  slemmi.  In 
Portogallo  dopo  la  morte  del  monarca 
si  f;»  la  commovente  ceiemonia,  tolta  dal- 
le solennità  funebri  del  medio  evo,  e  che 
consiste  a  rompere  sulle  piazze  delle  pria- 
cipali  città  lo  scudo  colle  anni  del  so- 
vrano defunto.  Gli  uflìziali  municipali  se- 
guiti dalle  corporazioni  d'arti  e  mestieri 
si  recano  sulla  piazza  su  cui  si  trova  un 
baldacchino  coperto  di  panno  nero.  Vi  è 
appeso  lo  scudo  reale  e  uno  degli  uffizia- 
li  lo  colpisce  e  lo  rompe  dicendo  a  varie 
riprese:  Piangete,  o  popolo,  il  nostro  re, 
ovvero  regina,  è  morto.  Ciò  fu  pratica- 
to pure  nei  i853  per  morte  della  regi- 
na Maria  II. Tei'minerò  con  Vico,  Scien- 
za nuova  cap.  3,  §  nq.  »  I  principii  del- 
la scienza  del  blasone,  su'  quali  all'in- 
gegno di  taluni  si  è  applaudito  finora , 
che  le  imprese  nobili  sieno  uscite  dal- 
la Germania  col  costume  de'  tornei  per 
meritare  l'amore  delle  nobili  donzelle  col 
valore  delle  armi;  agli  uomini  di  acre  giu- 
dizio facevano  rimorso  di  acconsentirvi, 
tra  perchè  non  sembrano  aver  polutocon- 
venirea'tempi  barbari  ne'quali  si  dicono 
nati,  quando  popoli  feroci  e  crudi  non  po- 
tevano in  tendere  questo  eroismo  di  roman- 
zieri; e  perchè  non  ne  spiegano  tutte  le 
apparenze,  e  per  ispiegarne  alcune  biso- 
gna sforzar  la  ragione;  conchiude,  le  im- 
prese dellearmi  essere  parlari  dipinti  dei 
tempi  eroici  ".  Fra'molti  che  ne  trattalo- 
noqui  ricorderò.  Albini,  Principuni  diri- 
stianoruni  slenvnata.  Enrico  Stefano, 
Slreinni  gentium,  et  faniilinnun  ronia- 
norum  stemniaia,i55i^Ava\^i  Sie,  Trat- 
talo de' colori  nell'arme,  nelle  livree,  ec. 
Venezia  1 608.  L'araldo  ovvero  dell'  ar- 
me delle  famiglie.  Trattalo  compendioso 
di  Gaspare  Bomhuci,  in  cui  si  mostra  l'o- 
rigine, la  composizione  e  la  interpreta- 
zione di  quelle  ^o\o^na  1 65i.  Filippo  Pi- 
cinelli.  Il  mondo  simbolico  0  sia  univer- 
sità d'imprese  scelte,  spiegate  e  illustrate 
con  sentenze  ed  erndizioni  sagre  cprofa- 
«<?_,MilanoiG')3  con  incisioni.  A  ndreaCeh 
ìotiest'fSpccchio  simbolico  fivvero  dell' ar- 


SIG 

me  gentilizie,  nel  quale  chichessìa  puh  spe- 
cular  l'origine,  nobiltà,  i  corpi  e  loro  si- 
gnificati, i  colori  e  loro  allusioni,  la  de- 
rivazione de'  propri  cognomi,  i  cimieri, 
pennacchi j  e  tutte  le  altre  particolarità 
dell' arme  della  suafamigliaf^apoWiGGj. 
Celso  Cittadini,  Trattalo  dell'  antichità 
delle  armi  gentilizie,  con  le  note  di  Gio. 
Girolamo  Carli,  Lucca  i  741.  Ginnani, 
L'arte  del  blasone  dichiarata  per  alfa- 
beto, colie  figure  necessarie  per  la  intelli- 
genza ec,  Venezia  17  56.  La  sciencehé- 
raldique  traile  de  la  noblesse,  de  l'ori- 
gine des  armes,  de  leurs  blasons  et  syni- 
boles,des  tymhres,  couronnes,  cimiers,  eie. 
A  Paris  chez  S.  Cramoisy.  Archives  no- 
hiliaires  universelles,  Bulletin  du  Colle- 
ge archeologi q ne  et  Itera Idique  de  Tran- 
ce, Paris  I  843.  J.  F.  Pautet,  Manuels  P.o- 
ret.  Nouveau  Manuel  compiei  du  Blasouj 
ou  codehéraldique,  Parisi 843. 
§  T.."  De' sigilli. 
Non  v'ha  dubbio,che  negli  studi  sìdella 
più  rimola  antichi  tà,che  delle  cosede'tem 
pi  pilli  bassi  non  tengano  onorevolissimo 
luogo  i  sigilli,  il  cui  impronto  serve  a  ren- 
dereautenticii  documenti,  e  giovano  per 
illustrare  le  storie;  poiché  se  ogni  qualun- 
que monumento  delle  medesime  è  sem- 
pre importante  alle  lettere  e  alle  arti,  i 
sigilli  però  hanno  tal  pregio  e  tali  conse- 
guenze, che  fra  ogni  altro  pezzo  d'anti- 
chità meritano  ben  distinta  e  particolare 
estimazione.  Essi  ci  conservano  i  ritratti 
de'[)rincipi,  ci  additano  inomi,  gli  uflìci, 
le  imprese  e  le  azioni  de'più  illustri  per- 
sonaggi; stabiliscono  le  genealogie  delle 
famiglie,  e  finalmente  danno  autorità  ai 
diplomi  ed  agli  alti  pubblici, da'quali  na- 
scono poi  i  titoli  de'dominii,  de'possessi 
e  delle  prerogative  più  illustri,  anche  dei 
principi  e  delle  repubbliche.  Quanto  per- 
ciò sieno  stati  dai  più  giudiziosi  e  diligen- 
ti eruditi  raccolti  e  considerati,èsuperfluo 
il  rammentarlo,  poiché  i  libri  loro  sono 
conosciuti,  ed  i  loro  nomi  sono  troppo  ce- 
lebri per  essere  ignorali.  Fra  essi  però 
giovami  di  qui  principalmente  lammcu- 


SIG 
lare  il  gran  Mabillon,  De.  re  diplomali- 
ra\\\).  1,  e.  i4;Gio.  Michele  Iliiiercio,  De 
^/^////^jGotofiedocJi  Bessel  abbatediOot- 
Avai,  Chronìcon  Golwicense  ;  Domenico 
M/  iManni,  Ossen'aziotii  sopra  i  sigilli  t. 
1  8;Garanipi,  Delsi^dlo  della  Garfugtia- 
naj  Ilopiiigh,  Desi^ìlloruni  prisco,clfìo- 
i'o/«rej  olire Mmuloii  tli  cui  poi  piofit- 
lerò,  e  tulli  gli  autori,  cliplomalici,  e  i  piìi 
d'ilici  esalti  e  veritieri  scrittori  di  storie 
e  genealogie.  Lo  studio  de'sigilii  e  parti- 
colarmenledel  medio  evo  riesce  di  gran- 
de utilità,  non  meno  alle  privale  famiglie, 
ciie  al  diritto  pubblico  de'prinoipi, de'lno- 
ghì,alle  storie  più  interessanti  ea'fatli  più 
illustri,  rimasti  altrimenti  in  pregiudizie- 
vole dimenticanza.  L'uso  de'sigilii  risale 
alla  più  alta  anlichilà.  Diodoro  Siculo  ri- 
ferisce, che  in  Egitto  tagliavansi  le  due 
mani  a  coloro  cheaveano  contrafialto  il 
sigillo  del  sovrano.  Dopo  la  morte  di  Da- 
rio, Alessandro  il  Grrt/ir/f servivasidell'a- 
nellodiquel  principe  per  sottoscrivere  le 
lettere  ch'egli  spediva  nell'Asia,  e  del  suo 
proprio  sigillo  muniva  quelle  che  mandar 
si  doveano  in  Europa.  I  sigilli  degli  egizi 
erano  d'ordinario  incisi  su  pietre  prezio- 
se, colla  figura  del  principe,  o  alcuni  sim- 
boli. Gli  antichi  ebrei  portavano  i  loro  si- 
gilli in  dito  negli  anelli,  o  sul  braccio  nei 
braccialetti.  Aman  sigillò  gli  ordini  d'As- 
suero contro  gli  ebrei  coll'anello  del  re. 
Lo  sposo  del  Cantico  desidera  che  la  sua 
sposa  lo  metta  come  un  sigillo  sul  suo 
braccio.  L'uso  de'sigilii  è  antichissimo, 
giacché  Giuda  Hglio  di  Giacobbe  lasciò  il 
suo  sigillo  in  pegno  aTliamar,  e  ì\b)sè  di- 
ce che  Dio  tiene  sotto  il  suo  sigillo  gli  stro- 
menti  della  sua  vendella.  Trovasi  in  Ge- 
remia una  prova  dell'uso  che  aveano  gli 
ebrei  di  fare  un  duplicato  dc'conlralli  ci- 
vili, di  cui  uno  reslava  aperto  nelle  mani 
deiracf|uirenle,  e  l'altro  sigillalo  veniva 
depositato  in  luogo  sicuro,  ciò  che  in  pu- 
re praticato  da'gieci.iVogli articoli  Ankl- 
i.o  notai  cogli  scrillori,chei  sigilli  degli  an- 
tichi erano  d'ordinario  incisi  sugli  onelli 
ch'essi  portavano  in  dito,  o  sulle  Gemme 
VOL.  ixvi. 


SIG  8i 

(^.)ch 'erano  legatein  questi  anelli  .  non 
lulte  le  gioie  però  furono  incise,  [)ercliè 
ordinariamente  s'intaglia  vano  le  imper- 
fette, come  non  tutte  servivano  per  sigil- 
li. Servivano  per  Amuleli^  di  cui  anche  a 
INIalefizio,  ed  in  essi  gl'intagli  sono  a  di- 
ri Ilo,  ne'sigilli  a  rovescio  acciò  venissero 
bene  sulla  cera.  Diverse  analoghe  erudi - 
zioni  si  poono  leggere  in  Buonarroti,  Os- 
servaz.sui  medaglioni antirUi.  W  lacede- 
moni si  attribuì  l'invenzione  dell'arte  di 
scolpire  sugli  anelli  alcune  figure,  e  del- 
l'arte di  scolpire  parlai  a  Scultura.  Lno 
de'Iorore  nominato  Arias  portava  sul  suo 
anello  la  figura  d' un'aquila  che  teneva 
tra  gli  artigli  un  drago.  Clearco  capitano 
de'greci  che  guerreggiavano  in  servizio  di 
Ciro,  avea  nel  suoanelloo  sigillo  una  Dia- 
na danzante  colle  ninfe.  A  lira  testimonian- 
za de'sigilii  come  contrassegno  d'aulorilìi 
o  guarentigia  e  di  sicurezza,  come  di  con- 
ferma d'alti  pul>blici,  lo  abbiamo  in  D.i- 
rio,  che  per  ovviare  alle  frodi  de'sacerdo 
ti  di  belo,  fece  sigillare  il  suo  tempio,  e 
dall'uso  che  ne  fecero  i  romani.  Quando 
gliantichiadottavanoun  sigillo,il  compo- 
nevano da  qualche  notabile  avvenimento 
delleloro  famiglie.  L'avv. Corsi,  Delle  pe- 
tre  antiche,  cap.  i  5  :  Dell'uso  moderalo 
degli  anelli  j  cap.  i6:  Dell'uso  delle  gem- 
ine negli  anelli,  dice  che  innocente  e  for- 
se anche  necessario  fu  il  primo  uso  degli 
onelli  scolpili  in  incavo,  co'quali  i  roma- 
ni amanti  eccessivamente  degli  anelli  con 
Pietre  {f'^-)  bue  o  gemme,  segnavano  gli 
atti  pubblici, le  private  scritture,  le  lette- 
re, le  anfore,  e  tuttociò  che  più  si  stima- 
va, talché  si  credette  che  il  sigillo  accre- 
scesse pregio  alle  cose.  Quinto  fratello  di 
Cicerone,  parlando  di  questo  costume  di- 
ce: Ben  mi  ricordo  che  mia  madre  sigilla- 
va i  vasi  che  contenevano  vino  gagliardo 
o  debole  chefo'^se,  perchè  tutto  si  ci  edes- 
se ottimo.  Orazio  scrisse  a  Mecenate,  che 
alla  cena  avrtbbe  bevuto  un  vino  che  lui 
slesso  avea  sigillalo, e<]uesloera  il  vile  sa- 
ìiinum.  Né  col  sigillo  si  segnavano  le  sole 
cose  che  per  lungo  tcnipo  ilovcanL»guir- 

G 


82  SIG 

darsi,  ma  quelle  ancora  che  all'uso  gior- 
naliero erano  deslinate.  Plauto  fu  dire  a 
un  attore:  sigillate  la  dispensa  e  riporla- 
lemi  l'anello.  La  sola  consegna  dell'anel- 
lo era  il  pegno  col  quale  uno  si  obMiga- 
va  verso  dell'allrooper  nianlenere  la  pa- 
rola o  per  eseguire  un  conUallo.  Teren- 
zio dice,  che  per  intervenire  ad  un  pran- 
zo da  farsi  a  spese  comuni,  furono  da  cia- 
scuna persona  dati  annuii.  11  giurecon- 
sulto Ulpiano  pensò  che  la  consegna  del- 
l'anello valesse  per  caparra  nel  contratto 
di  compra  e  vendita;tna  più  comunemen- 
te si  adoperavano  gli  anelli  per  sigillare 
le  Lettere  epistolari  (^  •),  e  tale  sigilloera 
denominato  anulus  signatorius  o  sigilla- 
toriits.  E  poiché  i  sigilli  portavano  d'or- 
dinario l'impronta  della  persona  la  quale 
avea  scritta  lalettera,quellochela  riceve- 
va prima  di  aprirla  poteva  conoscere  da 
chi  gli  fosse  trasmessa.  Così  Ovidio  scri- 
Tendo  ad  un  amico,  gli  dice,  che  dall'im- 
maginedella  genima  impressa  conoscerà 
che  sua  era  la  lettera;  e  Sahino  fa  da  U- 
lisse  rispondere  a  Penelope,  che  prima  di 
svolgere  la  lettera  avea  conosciuto  l'amato 
carattere  e  la  gemma  fedele.  Era  sì  grande 
l'anlorilà  de'sigilli,  che  secondo  un  detto 
di  Seneca,  si  preslava  maggior  fede  agli 
anelli  elicagli  occhi  propri.  Per  evitar  le 
frodi  che  si  potevano  commettere  per  u- 
so  de'sigilli  altrui,  era  legge  che  i  fahhri- 
catori  non  potessero  tenere  l'impronta  di 
quelli che.iveano  venduti. Sulle  variefor- 
mee  usi  degli  anelli  usati  per  sigilli,  scris- 
sero il  Galeo,  Z^é;  aìimiloriun origine j  Li- 
ceto,  De  annnlis  antiquisj  Kirckmann, 
De  anntilisj  Longo  ,  De  annulis  signa- 
toriisj  K^ormaun,  De  annido  triplici.  Da 
prima  furono  in  uso  gli  anelli  formati  di 
solo  metallo, ma  in  seguito  vi  s'incassarono 
le  gemme:  erano  anelli  guarniti  di  casto- 
ni fatti  sovente  della  stessa  materia,  o  di 
pietra  preziosa  incisa.  Plinio  dice  che  il 
i.°a  portare  anello  con  saidonica  fosse 
Scipione  l'Africano,  per  cui  quella  gem- 
ma fu  carissima  a'romani,  e  dicesi  che  vi 
era  rappresentato  Siface;  il  dittatoreSilla 


SIG 

fu  solito  contrassegnare  le  sue  carteconnn 
sigillo  su  cui  era  scolpita  l'immagine  di 
Giugurta  prigione;  i!  sigillo  di  Pompeo a- 
vea  un  lione  che  teneva  fra  le  zanqie  una 
spada;  GiulioCesare  avea  nel  sigillo  una 
Venere,  da  cui  credeva  discendere  la  sua 
famiglia;  l'imperatore  Augusto  adoperò 
da  principio  per  sigillo  una  sfinge  :  egli 
avea  trovato  fra  le  gemme  della  madre 
due  sigilli,!  quali  erano  tanto  simili,  che 
l'uno  non  si  distingueva  dall'altro,  e  con 
l'uno  di  questi  Agrippa  e  Mecenate  sigil- 
liivano  lettere,  edilli  e  altri  orduii  che  i 
tempi  richiedevano  si  facessero  insuono- 
me,  mentre  egli  era  assente  per  le  guerre 
ci  vi  li,  e  perciò  coloro  che  ricevevano  quel- 
le lettere  usavano  dire  con  arguto  mot- 
to, che  quella  sfinge  recava  seco  enimmi; 
per  evitar  questo  biasimo,  in  luogo  della 
sfinge  cominciò  a  far  uso  d'un  anello  sul 
quale  era  scolpito  Alessandro  il  macedo- 
ne; fìnahnente  fece  inlagliare  da  Diosco- 
ride  Usuo  ritratto,  e  di  c|uello si  valse  per 
segnare  gli  atli  pubblici.  In  allio  tempo 
Auguslofece  usod'un  anello  sul  qualeera 
scolpito  il  capricorno.  Mecenate  poneva 
l'impronto  d'un  ranocchio  a  quegli  ordi- 
ni che  portavano  il  pagamento  di  qualche 
straordinaria  gravezza,  e  chi  ricevea  tali 
fogli  avea  spavento  alla  vista  del  solo  si- 
gillo. Per  lungo  tempo  l'uso  degli  anelli 
si  tenne  moderalo,  e  si  limitò  in  quanto 
il  bisogno  richiedeva,  poiché  presso  gli  an- 
tichi riputa  vasi  infamia  il  portar  dagli  uo- 
mini più  d'un  anello,  come  dichiarò  Grac- 
co rimproverando  Mevio  che  come  donna 
s'ingemmava  le  dita;  Crasso  famoso  per 
ricchezza,  portava  due  anelli,  e  molli  ro- 
mani per  gravità  di  costumi  si  astennero 
dal  portarne  uno.  Questo  costume  di  ven- 
neun  Lusso[/.)ì]  piùsfrenato,  e  crebbe 
come  nel  numero,  così  nella  misura.  Un 
Carino  portava  6  anelli  per  ciascun  dito, 
che  riteneva  dormendo  o  lavandosi  lema- 
lìi;  laonde  molli  erano  gli  artefici  che  si 
occupavano  nel  lavoro  e  nella  legatura 
delle  gemme,  e  Mecenate  non  solo  si  va- 
leva de'più  valenti  artefici,  ma  vi  teneva 


SIG 
sempre  impiegalo  alcuno  de'siioi  liberti. 
Gli  artefici  erano  di  5  specie,  fra  i  quali 
i  sigiiarii  e  i  sigillnrii  tlie  operavano  i 
sigilli  :  qiie' clic  incidevano  le  pietre  per 
uso  degli  anelli  si  chiamavano  ^/m<//fln/, 
i  quali  essendo  in  gran  numero  furniava* 
no  collegio.  Si  astenevano  d'incidere  il  ru- 
bino per  uso  di  anelli  odi  sigilli,  peicliè 
credevano  cbe  liquefacesse  la  cera.  Tale 
e  tanto  fu  presso  i  romani  l'uso  degli  a- 
nelli,  de'sigilli  e  delle  gemme,  che  Sesto 
lUifo  fa  menzione  di  due  contrade  nelle 
(piali  erano  riuniti  tutti  gli  artefici  che  la- 
voravano, legavano  e  vendevano  i  sigilli. 
La  contrada  nella  quale  era  maggior  nu- 
mero di  artefici  si  chiamava  ficus  sigil' 
larins  major,  e  la  contrada  ove  c,li  arte- 
liei  erano  in  numero  minore  si  chiamava 
ficus  sigillarius  minor.  Nardini  dimo- 
stra, che  la  contrada  maggiore  fosse  nel 
luogo  che  ora  dicesi  leChia  vi  d'oro;  la  con- 
trada minore  si  fissa  sidl' attuale  piazza 
de'ss.  Apostoli,  talché  le  due  conlrade  e- 
rano  fra  loro  vicine,  e  soltanto  sepaiate 
dal  foroTraiano.  La  festa  sigillarla,  di  cui 
feci  parola  altrove,  non  era  unita  ad  al- 
cun rito  religioso,  ma  era  un'epoca  che  in 
ogni  anno  ricorreva  e  nella  quale  i  roma- 
ni scambievolmente  si  facevano  donativi 
di  anelli,  ili  sigilli,  di  gioielli,  di  gemme 
intagliate, e  di  altre  galanterie,  chiamate 
collellivamente  sigilla.  La  festa  sigillaria 
cadeva  nel  Mese  (/'.)di  gennaio,  durava 
3  giorni  e  seguiva  quella  de'salurnali:  si 
può  vedeie  IN  atale,  Refana,  Carnevale. 
Dieesi  che  le  feste  Sig'llaria  fossero  state 
istiiuile  da  Ercole,  dopo  avere  in  Roma 
eretto  il  ponte  SuI)licio,sudi  cheè  a  veder- 
si il  voi.  LIV,  p.io5,i2G.  Alili  neatlri- 
buiscono  l'isliluzionea'pelnsgi,  i  quali  im- 
maginarono che  r  oracolo  non  chiedesse 
loro  sagrifiti  d'uomini  vivi,  ma  statue  e 
lumi,  e  di  fatto  presentavano  n  Saturno 
candele, e  a  Plutone  fìgiue umane, dal  che 
derivarono  le  Sigillaric,c  parimenti  i  do- 
ni cbe  accompagnavano  la  cclehrazionedi 
quella  lesta.  In  Egitto  furono  delti  v.S7ij//- 
latori  que'sacerdoli  incaricali  di  csauii- 


SIG  83 

nnre,  scegliere  e  marcare  le  vittime  de- 
stinale a'  sagrifizi,  cioè  attaccavano  alle 
corna  dì  esse  una  scorza  di  papiro, impri- 
niendcj  poi  il  loro  sigillo  sulla  terra  sigil- 
lala diLenuo  che  vi  applicavano  comete- 
nula  per  sagra.  I  testamenti  da'  romani 
erano  chiusi  con  più  sigilli  che  si  appli- 
cavano dopo  forati  gli  alti,  e  fallo  passare 
3  volle  per  entro  il  buco  il  Imo  che  gl'iu- 
volgeva  :  cos'i  usò  il  senato  dopo  Nerone. 
Tale  uso  passò  in  Germania  e  in  Gallia, 
ove  si  mantenne  fino  al  medio  evo.  iSclla 
parie  esterna  del  leslamento  si  scriveva- 
no i  nomi  di  ciuelli  che  vi  aveano  posto 
i  loro  sigilli.  Presso  gli  antichi  la  ricogni- 
zione del  sigillo  era  necessaria;  a'iempi  di 
Plauto  e  Cicerone  riconoscevasi  il  sigillo 
applicalo  sopra  il  lino  prima  di  romper- 
lo. L'uso  di  mettere  il  sigillo  sopra  i  beni 
de'defunli  era  praticato  da'  romani:  A- 
grippina  madre  di  JNeronefece  apporre  i 
propri  sigilli  sugli  effetti  di  certa  dama  A- 
ceironia  per  appropriarseli.  I  greci  e  i  ro- 
mani nel  sigillare  le  lettere  attorniavano 
con  un  filo  la  tavoletta  intonacata  di  ce- 
ra contenente  la  lycr/Wwrrt  (al  quale  arti- 
colo parlai  delledi  verse  materiesullequa- 
li  si  scrisse),  ed  imprimevano  i  loro  sigilli 
sulla  cera  csleriormenlc  applicata  ad  es- 
sofìlojCoH'anello  formato  ad  uso  di  chiu- 
dere le  lettere.  L'uso  del  sigillo  per  le  let- 
tere non  era  conosciuto  al  tem[)0  dell'as- 
sedio di  Troia;  allora  si  chiudevano  le  let- 
tere con  più  nodi.  Per  timore  che  i  sigilli 
non  venis>erocontrairatti,osi  rompessero 
o cancellassero,  venivanocoperlicon  con- 
chiglie o  sr|uame  di  pesci,  e  più  tardi  con 
scatole  di  latta,  d'argento,  d'oro  e  d'altri 
melnlli,  quando  cioè  col  lasso  del  tetnpo 
i  sigilli  diventaronoa  pocoa  poco  dilieien 
li  dagli  anelli,  e  in  essi  si  rappresentaro- 
no stemmi,  ormi  gentilizie,  insegne  o  ci- 
fre; talvolta  vi  s'incisero  emblemi,  o  qual- 
che testa  o  qualche  altra  figura  massime 
sagra.  Plinio  ilice  che  n'suoi  tempi  non  «i 
faceva  uso  di  sigilli  in  tutto  il  rimanente 
della  terra  abitata  fuorché  nell'impero  ro- 
mano. Scmbiò  ad  alcuni,  che  presso  gli 


84 


SIG 


antichi  romani  non  vi  avessero  sigilli  di 
autorità  o  sigilli  che  propriamente  si  po- 
tessero dire  pubblici;  l'uso  di  segnar  le  let- 
tere con  un  nome  sembra  essere  stato  sta- 
bilitoin  Roma  dal  tempo  di  Tiberio,  co- 
me il  dimostra  un  passo  di  Svetonio,  in 
cui  si  legge  che  l'imperatore  qiialifìcavasi 
col  nomed'Augusto quando  scrivea  a're, 
come  ereditario  nella  sua  famiglia:ciò  non 
ostante  si  conservò  pure  l'uso  antichissi- 
mo dc'sigilli  sotto  gl'imperatori  romani, 
e  Caligola  tolse  ai  Torquati  il  monile  e- 
reditario,  ed  abolì  il  soprannome  <\\  gran- 
de ai  óisceudenVi  di  Pompeo.  Gl'impera- 
tori greci  sottoscrivevano  soltanto  i  loro 
decreti  o  ì  loro  Rescritti  [F.^j  con  un  in- 
chiostro (di  cui  a  Scrittura)  particolare, 
del  quale  i  sudditi  non  potevano  far  uso 
senza  incorrere  nel  delitto  di  lesa  maestà 
in  2.°  grado.  Essendo  Teodorico  re  d'I- 
talia allatto  analfabeta,  apponeva  la  sua 
firma  conducendo  la  penna  per  le  arte- 
fatte aperture  d'una  laminetla  d'oro,  le 
quali  del  suo  nome  le  prime  5  lettere  com- 
ponevano. Del  segno  della  Croce  o  dello 
spacco  di  questa,  in  luogo  di  firma,  ne  ri- 
parlai a  Scrittura:  non  solo  i  vescovi  po- 
sero e  tuttora  costumano  l'ineffabile  se- 
gno avanti  la  loro  soscrizione,  jna  ne'pri- 
mi  tempi  ed  anco  non  lontanissimi  da  noi 
ciò  praticarono  eziandio  i  sacerdoti.!  1  Mu- 
ratori nel  t.  2  delle  Dissertazioni,  CI  die- 
de  la  dissert.  35.^  De' sigi  Ili  de' secoli  bar- 
hariy  sulla  quale  qui  in  breve  accennerò 
il  più  interessante.  Incomincia  il  grande 
erudito  dall'avvertire,  che  nel  visitare  gli 
antichi  archivi,  non  senza  esame  si  deb- 
bono accogliere  i  sigilli  de' vecchi  secoli, 
e  con  quelle  minuzie  che  vuole  l'arte  cri- 
tica,poiché  talvolta!  sigilli  di  cera  da'sin- 
ceri  diplomi  si  trovano  trasportati  negli 
adulterini;  che  ciò  sia  succeduto  piìi  vol- 
te egli  l'osservò,  come  in  quello  del  3.° 
diploma  di  Carlo  Magno  in  favore  della 
chiesa  di  Reggio,  e  riportato  da  Ughelli, 
nel  quale  sigillo  di  cera  coU'efllgie  di  Car- 
lo sono  le  lettere  :  Xpe  protege  Carolum 
rcgc  Franconim, menile  già  era  divenuto 


SIG 

imperatore.  Ed  Innocenzo  III  avendo  con 
singoiar  sagacilà  scoperto  vizioso  il  sigil- 
lo d'un  privilegio,  prodotto  dall'abbate 
Scozulense,  lo  dichiarò  apocrifo;  né  man- 
cano altri  esempi  di  simil  frode.  Tale  è 
quello  del  privilegiodiRatchis  re  de'lon- 
gobardi,  riportato  neirtJghelli  tra  i  vesco- 
vi diChiusi, dove  si  dice  fabbricato  da  quel 
re  il  monastero  di  Monte  Amiato,  e  ripro- 
dotto da  altri.  Molta  circospezione  consi- 
glia Muratori  quanto  ai  diplomi  antichi 
pontificii  e  imperiali  con  bolle  di  piorobo, 
rigettando  la  supposta  da  R.inaldi  in  A- 
rezzo  e  attribuita  a  s.  Silvestro  I,  e  c]uel- 
le  de'ss.  Leone  I  e  Gregorio  I  nell'archi- 
vio di  Castel  s.  Angelo.  De'sigilli  di  cera 
si  servirono  quasi  sempre  Carlo  Magno 
e  i  suoi  successori,  e  ben  parecchi  esisto- 
no negli  archivi  d'Italia;  talvolta  li  usa- 
rono d'oro,  e  ne  parlai  in  più  luoghi  :  an- 
che Carlo  Magno  e  suo  figlio  Pipino  si- 
gillarono in  oro,  altrettanto  fecero  Gui- 
do e  Lamberto.  Dopo  iliooo  comincia- 
rono ad  essere  più  frequenti  gli  aurei  si- 
gilli degl'imperatori,  il  che  non  è  manca- 
to anche  negli  ultimi  secoli,  ne'  quali  la 
maggior  parte  è  di  cera  e  talvolta  d'oro. 
All'articolo  Sicilia  parlai  d'un  gran  nu- 
mero di  diplomi  di  que're  con  sigilli  d'o- 
ro massicci  e  di  minor  valore,  co'quali  ri- 
conobbero le  investiture  feudali  che  rice- 
vevano dai  Papi.  Vedasi  Bolla  d'oro  de- 
gl'imperatori, e  Bolla  d'oro  diCarloI  V. 
De'sigilli  d'oro  e  d'argento  mg.i"  Marini 
discorre  nel  suo  Nuovo  esame  de' diplo- 
mi di  Lodovico  I,  Ottone  I  e  Enrico  II 
sul  dominio  temporale  de' romani  Pon- 
tefici, a  p.  82  e  seg.,  e  da'quali  prende- 
vano nome  i  diplomi,  chiamandosi  bolle 
d'oro  e  d'argento,  pe'sigilli  ch'eranvi  ap. 
pesi,  come  Sigilli  furono  dette  le  lettere 
de'principi.  L'uso  dell'aureo  sigillo  lo  di- 
ce derivato  dagli  antichi  ree  imperatori 
franchi,  ma  che  forse  si  usò  prima  nelht 
nuova  Roma  ossia  Costantinopoli, anzi- 
ché in  Francia  ed  Alemagna:  i  diplomi 
muniti  di  tali  sigilli  si  dissero  Oysohid- 
lae  e  Argyrohullae,  Non  però  a  luili  i  di- 


SIG 

jìlorni  fu  ai^pesa  la  bolla  d'oro,  raa  a  quei 
|>iinci[)alineiite  che  contenevano  cose  di 
^ran  luuniento,  usandosi  dd  lutti  gl'iiu- 
pciatoi  i  non  quando  erano  re  de'ronia- 
ni,  ma  dopo  l'elezione  loro  io  imperatori. 
1/usarono  anche  altri  principi,  Leone  re 
degli  armeni  scrisse  3  lettere  a  Papa  In- 
nocenzo III,  una  ne  scrisse  Premislao  II 
re  di  ISoemia  a  Papa  Onorio  III,  <S  Bela 

I  V  re  d'Ungheria  a  diversiPontefici,  mu- 
nite tutte  di  gran  sigilli  d'oro.  Federico 

II  re  de'romani  prima  d'essere  coronalo 
iinpeialore  autenticò  con  bolla  d'oro  le 
donazioni  temporali  falle  alla  santa  Seile. 
^cl  niedioevosi  chiamarono  bolle  d'oro 
quelle  scatole  di  tal  metallo  e  contenenti 
.simili  sigilli;  queste  scatole  furono  pure 
d'argento,  e  con  ripetervi  sopra  l'incisione 
del  sigillo,  come  suole  praticarsi  in  «luci- 
le di  argento  o  metallo  doralo  che  pen- 
dono da'solenui  atti  sovrani,  come  i  con- 
cordali fra  sovrani,  e'fra  questi  e  il  Papa. 
Racconta  IMiiratori  che  le  antiche  bolle 
d'oro  portando  fiera  tentazione,  [lochene 
sono  restate.  Fra  lecalamilà  cui  soggiac- 
<Iiie  il  monastero  di  Farla  nel  secolo  X, 
rileva  che  i  tuonaci  immersi  in  ogni  vi- 
zili, rubali  i  sigilli  d'oro  a'diplomi,  vene 
poserodi  piombo,  il  che  i]i  sospettare  che 
ulti  i  diplomi  che  hanno  sigUli  di  piombo 
un  tempo  gli  avessero  aurei. I  principi  lon- 
gobardi e  normanni  che  dominarono  in 
Uenevento,  Salerno,  Capua  e  altre  città 
ilei  regno  di  Napoli,  talora  usarono  i  si- 
gilli di  cera  e  talvolta  di  piombo.  Così  i 
dogi  di  Venezia  lìn  dagli  antichi  secoli  co- 
stumarono di  confermare  le  loro  carte  col 
sigilluih  piombu.EmanueleCumnenoini- 
peratoreile'greci privò  ildoge  veneto  Se- 
bastiano Zumi  dell  17?.  ilei  privilegio  ili 
bollare  col  |)iombo,prerog.jli va  a  lui  con- 
ceduta dagli  nitri  imperatori.  Anzi  ad  i- 
initazionede'veneti, quasiché  fosse  un  pri- 
vilegio di  gran  rilievo,  la  repubblica  di 
ì.ncca  (/'.)  implorò  ilal  Papa  .Vle!>sandru 
11  la  (acuità  d'usare  un  pari  sigilh),  e  l'ul- 
tenne  nel  loiij.  Nel  voi  \L\II,p  ali 
iiolai,  che  l'arcivcscuvo  di  Njpoli  Sergio 


SIG  85 

III  del  1  170  usò  il  sigillo  di  piombo  ne'di- 
plomi.  A  Primicerio  DELLA  s.Sede  narrai 
che  usava  ne'suoi  alti  il  sigillo  ili  piom- 
bo, rimarcando  Galletti  che  non  solo  i  Pa- 
pi ei  [)rincipi sovrani, ma  anche  i  magnali 
e  i  personaggi  privali  costituiti  in  gran- 
diosi posti  adoperarono i  sigilli  osieno  bol- 
le di  piombo  nelle  loro  carie;  anzi  aggiun- 
ge che  ne'lempi  più  rimoti  gli  abbati  be- 
ncdellini  appesero  piombi  alle  loro  carte. 
Galletti  a  p.  36  j  del  Pr/V/i/cero  descrive 
«juello  grande  quanto  una  piastra  e  bea 
conservato  in  s.  Pietro  di  Perugia,  aven- 
te nel  diritto  il  Redentore  con  7  figure 
che  intervengono  olla  sua  trasiìgurazio- 
ne,  colla  leggenda  intorno  ■»!♦■  Truus/igU' 
ratio  Domini  Nri  Ihe  Xpi,  e  nel  rovescio 
un  abbate  sedente  colla  regola  nella  ma- 
no destra,  e  il  pastorale  nella  sinistra,  e 
inloi  110  -t^  Garinus  Abbas  Moiitis  Tlia- 
bor.  Inoltre  notai  aGER0S0Li.\iiTA>0  ordi- 
ne, che  il  suo  gran  maestro  eziandio  usa- 
va la  bollaosigillo  di  piombo.  Si  può  ve- 
dere Petra  nel  Conimenlario  alle  Costi- 
tuziouiaposiolicke.'Sliivalon  parlando  dei 
sigilli,  de  Monogra/nrni  [l.)  ede'copiosi 
diplomi  di  Monte  Cassino,  dice  che  ili." 
sigillo  di  cera  è  dell'Hjj  dell'imperatore 
Lotario  I  :  intorno  al  suo  volto  si  legge 
Xpe  A(ln'\'a  II.  Lolliariiini/liii^.nesciive 
pure  altri  sigilli  di  cera  de' re  d'Italia,  e 
degl'imperatoriOltouel,  Ottone  II,  S.En- 
rico II,  Lotario  II.  Siuiilmeute  ivi  si  tro- 
va una  bolla  di  Papa  Vittore  II  delio55 
circa  con  sigillo  plumbeo,  leggendosi  nel 
con  torno:  Tu  '|'  .Xai'c  Lù/dUli  Suscipf  CLi  - 
l'I'?;  enei  rovescio  in  mezzo  Aurea  Roma, 
e  nel  contorno  f'ictoris  Pape  II.  Cousi- 
gdlu  di   piombo  e  di  cera  sono  vari  di- 
plomi de' suddetti  principi  longob^irdi  e 
normanni,  di  privilegi  e  donazioni.  Vi  è 
un  diploma  di  Ruggero  11  ducadi  Puglia 
e  Calabria  con  bulla  di  piombo,  e  altro 
con  sigillo  d'uro  del  1  1  3o,od  altro  di  piom- 
bo già  divenuto  re  ili  .Sicilia.  Inoltre  in 
Monte  Cassino  vi  sono  iluc  don  i/ioiii  di 
Uarisuiie  re  di  Saidc;^na,  munite  col. m- 
^illu  di  piuiiibo.  L  cj»a  uuli^iuia  clic  uci 


86  S I  G 

sigilli  degli  antichi  re  e  imperatori,  qua- 
si  sempre  si  vedala  loro  efllgie,  coll'iscri- 
zione  esprimente  il  nome  loro:  fu  questo 
in  uso  ne' vecchi  secoli  anche  presso  le  per- 
sone nobili,  che  cogli  anelli  imprimeva- 
no la  loro  immagine  o  qualche  simbolo. 
Descritti  Muratori  due  anelli  d'oro  tro- 
vati in  Bagnorea  nel  i  727,  goti  o  longo- 
bardi,cheforsefuronosigilli,  osserva  sul- 
la loro  effigie,  che  fu  prerogativa  de'no- 
bili,  tanto  romani,  che  goti  e  longobardi, 
ed  anco  de'frauchi,  non  solo  l'usaranelli, 
ma  eziandio  di  scolpir  in  essi  la  propria 
effigie;)  romani  poi  di  bassa  sfera  in  luo- 
go del  sigillo  imprimevano  il  loro  nome 
in  una  tavolettadi  legno  o  metallo,  in  una 
stampiglia,  e  due  anelli  di  bronzo  co'no- 
rai  Forhinius  e  /^/tó//.?  pubblicò  Boldet- 
ti.  Le  tavolette  fatte  a  guisa  d'anello  fu- 
rono di  due  sorte,  cioè  alcune  erano  ado- 
perate per  formar  le  sottoscrizioni,  non 
sapendo  scriveie  (come  la  ricordata  del 
goto  Teodorico),  ed  altre  perchè  confer- 
massero la  fede  delle  carte  come  si  fa  coi 
sigilli.  E  ciò  praticarono  talvolta  i  mede- 
simi principi,  inducendo  inchiostro  sopra 
le  lettere  o  scavate  o  di  rilievo  nella  la- 
mina. Dell'ira  pera  toreGiustinol  del  5i  8 
cos'i  scrisse  Procopio:  Ligneaetahellaeper- 
polilae  fonnam  qualuorlilerarum ,  quae 
legi  Ialine  possenl,  incidendani  curante 
eaque  libello  imposila,  calamum  colore 
inibulum,qui scribere  ìììos  est  imperalo- 
ribus,  huic principi Iradebanl in  nianuni. 
Vedendo  Muratori  i  monogrammi  de- 
gl'imperatori e  re,  continuati  da'tempi  di 
Carlo  Magno  per  qualche  secolo  da'loro 
successori  (essendo  per  altro  piùanticol'u- 
sodi  tali  monogrammi),  che  servivano  u- 
iia  volta  per  sottoscrizione, conlenendo  in 
compendio  il  nome  di  que'monarchi;  mol- 
ti ne  osservò  che  sembravano  di  lor  ma- 
no, altri  delineati  con  caratteri  sì  delicati 
e  linee  sì  ben  tirale,  che  non  li  crede  for- 
mali con  penna,  ma  colla  stampiglia:  for- 
se furono  un'imitazione  esalta  di  loro  so- 
scrizione,  per  cui  praticarono  couie  i  ro- 
mani le  tavolcUc,  e  di  vaiie  superstiti  ne 


SIG 

ragiona  Muratori,  ed  anche  di  due  spe- 
cie, valea  dire  con  lettere  prominenti  per 
sottoscrivere,  e  delle  cavale  per  sigillare 
incera.  Quindi  passa  a  diredelle  variespe- 
cie  di  sigilli  usali  da'romani,  in  gemme  e 
anelli,  in  lamine  o  tabelle,  alcune  con  let- 
tere prominenti,  altre  con  incavate,  e  ne 
produce  esempi  e  alcuni  curiosi,  comechè 
d'  un  fornaio  colla  pala  per  infornare  il 
pane,  e  de'lavoratori  de'mattoni  e  coppi 
che  imprimevanocol  lorosigillo.  Ne'seco- 
li  barbarici  si  costumarono  sigilli, ne'quali 
etano  scolpite  le  testedegli  uomini  illustri, 
distinguendosi  i  sigilli  degli  ecclesiastici  da 
quei  de' secolari  per  la  figura  ordinaria- 
mente ovale;  ne  riporta  alcune  descrizio- 
ni. Dacchès'introdusserofra  gl'italiani  gli 
stemmi  earme  gentilizie,  al  modo  che  de- 
scrissi nel  §r,  Degli  stemmi  o  arme  genti- 
lizie,'] prìncipi  cominciarono  a  usarli  nei 
loro  sigilli  invece  dell'effigieiper  molli  se- 
coli i  marchesi  Estensi  tennero  per  loro  ar- 
me l'aquila  bianca,  e  questa  comparisce 
ne'  loro  sigilli  antichi.  I  conti  di  Savoia 
per  gran  tempo  usarono  ne'Ioro  sigi  Hi  la  fi- 
gura d'un  soldato  armato  conca vallocor- 
renle.  Degli  stemmi  e  sigilli  delle  case  so- 
vrane, e  di  quelli  de'Ioro  stati,  ai  rispet- 
ti vi  articoli  non  manco  di  trattarne.  Dopo 
che  le  città  d'Italia  conseguirono  la  liber- 
tà, presero  anch'esse  a  sigillare  i  loro  alti; 
alcune  di  esse  costumarono  di  far  veliere 
l'iinmagine  del  santo  loro  patrono,  colla 
giunta  d'un  verso  leonino;  altrettanto  ili- 
casi  delle  repubbliche  e  delle  semplici  co- 
munità :  di  moltissimi  sigilli  ne  feci  la  de- 
scrizione in  tali  articoli,  e  noterò  che  an- 
ticamente dalle  comuni  furonoadoltati  si- 
gilli come  simbolo  delle  società  libere  e 
indipendenti.  Piaccontai  a  Roma,  che  nel 
i4io  i  romani  per  segno  d'essersi  assog- 
gettali ad  Alessandro  V  gli  mandarono  le 
chiavi  delle  porle,  i  sigilli  e  lo  stendardo 
del  popolo.  Qualcuno  osservò  che  ordi- 
nariamente le  cillà  libere  ebbero  per  im- 
presa nel  sigillo  una  città  o  palazzo  con  3 
torri;  altri  che  i  sigilli  de'patriarchi  del- 
l'elàdi  mezzo  erano  di  figura  rotonda,  pò- 


SIG 

chi  (li  forma  ovale  o  .ncuta,  dìstingueiKlo- 
si  clii  cjiielli  de' vescovi  e  iibbali  ol>Itiiiu;lii, 
ed  ovati  quelli  degli  altri  ecclesiastici.  La 
repubblica  ili  Genova,  aiicorcliè  nelle  sue 
bandiere  portasse  la  croce  rossa  in  campo 
d'argento,  pure  nel  suo  sigillo  mostrava 
un  gall(j  preso  pel  colio  da  ima  volpe,  e 
un  grilfu  tenente  sotto  i  piedi  essa  volpe 
e  gallo;  e  nel  contorno  si  leggeva  questo 
verso:  Grijfus  ut  has  angit,  sic  fiosles  Ja- 
nna frangil.  Prin)a  anche  delle  città  co- 
stumarono alcuni  vescovi  di  adopei  are  so- 
miglianti sigilli.  Angelo  vescovo  di  Troia 
delioSy  nelle  sue  bolle  usavano  sigillo, 
dove  era  l'edigie  della  B.  Vergine  col  Sal- 
vatore in  braccio,  e  questo  verso:  P'ergi- 
iieis nienibris genui(,qtieni  gessiti/i  tilnis. 
Ad  A.NELLo  de'vescovi  dissi  che  se  ne  ser- 
virono per  sigillo.  Molle  città  e  comuni 
assunsero  nei  loro  sigilli  il  sagro  segno 
della  Croce,  per  memoria  delle  Crociale 
a  cui  mandarono  in  gran  copia  crocesi- 
guati  contro  i  nemici  del  nome  cristiano, 
invasori  de'Iuoghi  santi  della  culla  di  no- 
stra s.  religione.  Indi  Muratoli  rende  ra- 
gione d'una  bella  raccolta  di  sigdli,  già  fit- 
ta dal  celebre  mg. ""  Francesco  Bianchini; 
poscia  tratta  di  f|uelli  d'alcune  città,cume 
di  Udine,  ili  Cividale,  d'Antiochia;  quindi 
riparla  delle  bolle  di  piombo  de'l'api,  ma 
di  multe  della  stessa  raccolta,  lai. 'essen- 
do di  s.  Zaccaria  I*apa  del  74.,  la  "z.^di 
s.  Paolo  I  del  7^7,  la  piìi  recente  appar- 
tenente a  .Martino  V,  l'ultima  poi  congit- 
tura  che  tosse  usata  dalla  curia  romana  in 
sede  vacante.  Nel  dritto  si  vede  il  triregno 
col  l'iscrizione  Bulla  curie  dai  Ptipac,  e 
nel  rovescio  due  chiavi  colla  croce,  e  le  pa- 
role Dai  c;V/V^i</.s//i'tvi/o'/j>-.Rillelte  Mu- 
ratori, che  non  solo  i  Papi  usarono  i  si- 
gilli o  bolle  di  piombo,  ma  ancora  altri 
vesco»iepiinci[)i,  e  magnati  cospicui  per 
nobiltà,  laonde  sospetta  la  ficoltà  data  co- 
me per  privilegio  alle  repubbliche  di  Ve- 
ne/.ia  e  di  Lucca, le  quali  perciò  potevanu 
usarne  senza  speciale  concessione.  A  Uri  si  - 
gilli  di  piombo  delta  collezione  Bianchini 
souu  quelli  di  Docibilc  duca  di  Gaeta  dcl- 


S  I  G  87 

r87  5,  di  alcuni  esarchi  di  Ravenna,  di  due 

primiceri  della  s.  Sede,  e  di  Teodoro  no- 
taro.  liolledi  piombo  usarono  per  sigillo 
i  giudici  eredi  Sardegna,  teriuinandoMu- 
ratoricoQ  encomiare  l'opera  di  Ficoroni, 
di  cui  parlerò,  con  una  prodigiosa  quan- 
tità di  antichi  e  antichissimi  sigilli  e  mo- 
nete di  piombo,  ^'el  1. 1  delle  Disserl.  ilei- 
L'accad.  roiaana  d' archeologia,  a  p.3G5, 
si  pubblicò  la  Disserlaz.  sopra  i  piombi 
pontificii  in  genere,  e  due  inediti  recente- 
mente scoperti  di  d.  Giuseppe  facili.  >'el- 
la  biblioteca  Vaticuia  vi  è  una  preziosa 
raccolta  di  sigilli  antichi,  ma  la  più  copio- 
sa in  Roma  e  del  medio  evo  è  quella  del 
principe  !\L-»ssimo,  grande  amatore  e  cul- 
to delle  cose  antiche.  I  re  di  Francia  del- 
la I .'  dinastia,  tranne  Childerico  1  e  Cini- 
ileiico  IlFj  servi vansi  per  sigilli  di  anelli 
di  forma  rotonda  nel  castone,  detti  orbi- 
culari,  ad  imitazione  forse  d'antico  costu- 
me. Si  pretende  che  Carlo  Magno  non  si 
servisse  d'altro  sigillo  chedel  pomodisua 
spada,  in  cui  era  illci^a  la  figura  del  suo 
sigillo.  Sotto  Filippo  II  .Augiislodel  I  180 
si  credechei  sigilli  tenessero  ancora  il  luo- 
go di  segnatura,  e  dispensassero  dal  sot- 
toscrivere gli  alti.  Il  Parisi  iieir/!.7r/<:io- 
ni  per  la  >egreteria,  tratta  dell'uso,  abu- 
so ed  alletto  de'>igilli;  da  chi  ȓ  usano  coii 
l'arme,  da  chi  con  cifra;  quanti,  di  qiial 
forma  e  grandezza  ne  occorrono  per  una 
segreteria  di  cardinale  odi  signori  cui  com- 
pete il  titolo  di  eccellenza,  quanti  nelle  al- 
tre segreterie  inferiori,  quanti  per  un  illu- 
strìssimo di  3."  rango,  ed  altre  analoghe 
nozioni.  .Vvvcrte  che  Cicerone  scrivendo 
aBriitu,gli  notiikò  che  Labeoiie  avea  sti- 
lli.ilasupposta  una  di  lui  Intiera,  per  nou 
avervi  veduto  Ira  le  altre  cu>e  1  impioii- 
la  del  proprio  sigillo  *,  e  che  nelle  segre» 
tene  non  si  devono  a>loperare  sigilli  con 
monogrammi,  ma  soltanto  quelli  con  ar- 
me o  impresa  propria  scolpita  :  il  far  uso 
dei  sigillo  con  cifra  (se  pure  non  voglia  tar- 
si in  qualche  caso  per  tener  segreta  l.i  per- 
sona che  scrive)  si  lascia  ai  mercanti  ed 
ai  privati.  L'uso  del  torchio  facilita  i'iui- 


88  SIG 

pronto  del  sigillo  compresso  sulla  cialda 
o  bullijio  d'osila.  Ver  uuH  Segreteria  [F.) 
di  principe,  di  cardiaale,ed  anche  di  qual- 
che prelato  in  carica  primaria, e  vescovodi 
vasta  giurisdizione,  ponnooccorrereG sor- 
te di  sigilli.  Il  I  .°è  il  massimo  da  patenti  e 
da  rescritti  con  lettereatlorno,  contenen- 
te il  nomee  le  piìi  cospicue  dignità  e  or- 
dini del  personaggio.  11  2.°  è  il  grande  pa- 
rimenti con  lettere  per  inferiori  e  subor- 
dinati, the  sono  trattati  col  titolo  d'/Y/'t- 
òtrissimo.  il  3.°  è  il  mezzano  pur  con  let- 
tere per  gl'inferiori  non  subordinali,  che 
lianoo  rillustrissimo  di  2.°  rango.  Il  4-° 
è  il  niezzanello,  con  l'iscrizione  o  senza  ad 
arbitrio,  di  cui  i  signori  di  eccellenza  fan- 
no uso  cogl'illustrissin)!  di  i ."  rango,  ed 
un  cardinaleanchecon  principi,  duchi,  vi- 
ceré ec.  Il  5.° è  il  piccolo  senza  lettere  che 
si  usa  con  eguali  e  co'maggiori.  11  6.°  poi 
è  il  minimo  per  le  lettere  al  Papa  ed  ai 
sovrani.  Ora  non  si  usano  pili  tanti  sigil- 
li, essendostati  simplicizzati  i  trattamenti 
epistolari,  e  si  ponno  restringere  al  £.°e  ai 
due  ultimi,  meno  alcune  eccezioni.  I  si- 
gilli sono  stati  incisi  sopra  qualunque  sor- 
te di  materia,  sopra  i  metalli,  le  pietre 
preziose,  il  vetro,  l'avorio,  e  persino  sulla 
lava  vulcanica.  Variarono  egualmente  le 
materie  destinale  a  ricevere  l'impronta  ; 
si  adoperarono  la  creta  e  la  malta,  cioè  u- 
iia  mescolanza  di  pece,  di  cera,  di  gesso  e 
di  grasso;  ma  una  cera  modificata  o  alte- 
rala con  qualche  sostanza  per  colorirla  e 
renderla  più  dura,  fu  la  materia  più  co- 
munemente usata.  Difatti  ire  francesi  di- 
colisi  aver  tolto  da' romani  l'uso  de'sigilli 
di  cera;  ma  quella  della  cera  punica  oce- 
ra  di  Spagna  o  ceralacca,  eh' è  una  me- 
scolanza di  gomma  lacca,  di  pece,  di  cre- 
ta edi  cinabro,  è  as^ai  receutejquesla  com- 
posizione fu  inventata  soltanto  da  due  se- 
coli incirca  in  Parigi  dal  mercanteRous- 
seau,e  si  riduce  in  bacchetti  ne  per  uso  di  si- 
gillare. Pare  che  non  dall'oiiente,(na  piut- 
tosto dall'Italia  egli  ne  abbia  appresa  la 
preparazioiie,  bensì  la  gomma  lacca  e  non 
lacmalucca  si  fabbricava  tteiritidie  uricu- 


SIG 

tali.  Egli  la  chiamò  cera  di  Spagna,  per 
distinguerla  dalla  gommalacca;  rovinato 
da  un  incendio,  colia  nuova  industria  ar- 
ricchì: inseguitosi  formarono  diverse  spe- 
cie di  ceralacca  eccellente  e  con  varietà  di 
colori.  Dice  il  Parisi,  che  con  sigillare  le 
lettere  colla  cialda  o  ostia  o  colla  ceraspa- 
gna,  e  con  imprimervi  bene  sopra  l'arme 
o  l'impresa  scolpita  sul  sigillo,  non  solo 
si  rende  dillicile  la  dolosa  apertura  delle 
lettere,  ma  si  viene  ad  autenticare  o  con- 
fermare la  persona  di  chi  in  esse  ha  ma- 
nifestato isuoi  sentimenti,  poiché  le  firme 
e  il  carattere  si  ponno  falsificare,  massi- 
me dopo  i  progressi  della  paleografia,  di 
cui  feci  parola  a  Diploma,  sulla  quale  da 
ultimo  il  cav.  Sdvestre  pubblicò  Paleo- 
grafjkieuiiii'erselte,  deWa  quale  opera  re- 
se ragione  i' ab.  D.  Zauelli,  nel  t.  g,  p. 
234  ócW^lbuni  di  Roma.  Aggiunge  Pa- 
risi, che  quantunque  per  sigillare  le  let- 
tere si  usi  ordinariamentela  cialda,  ossia 
ostia  colorata  o  la  ceraspagna,  o  piu'e  in- 
ternameute  l'ostia,  ed  esternamente  a 
maggior  cautela  la  ceraspagna,  nullame- 
no  co'sovrani  e  co'  signori  oltramontani 
suole  adoperarsi  la  ceraspagna,  poiché  il 
fare  l'impronta  del  sigillo  colla  medesima 
si  reputa  maggiore  rispetto.  I  nobili  in 
tempo  di  Lullo  (/^.)  usano  oltre  la  carta 
orlata  a  bruno,  l'ostia  o  ceraspagna  ne- 
ra, locché  a'  principi,  cavalieri  e  prelati 
suol  permettersi  anche  co'cardinali,  ma 
non  già  co'sovrani,  né  co'principi  del  lo- 
ro sangue.  Avverte  però  Parisi,  che  nelle 
lettere  di  condoglianza  per  morte  d'un 
sovrano  si  può  usare  carta  orlata  di  nero, 
massime  dai  dipendenti,  ma  non  già  nel 
partecipare  a  lui  ed  a  qualunque  mag- 
giore la  morte  de'propri  attinenti,  quasi 
che  si  volesse  invitare  a  condolersi  :  fra 
eguali  e  con  inferiori  può  da  chi  è  in  lut- 
to usarsi  la  carta  colla  grossezza  tinta  a 
bruno.  Si  costuma  ancora  sigillar  le  let- 
tere con  bollini  impregnati  di  gomma,  di 
tutti  i  colori  e  con  varie  figure,ed  eziandio 
col  pro[)rio  stenuua  che  formasi  col  pul- 
sune  del  sibilio,  uuche  eleganti  e  coloriti. 


SIG  SIG  89 
Il  colore  de'sigilli  e  delle  impronte  variò  corpi  politici,  giudiziari,  araminislralivi, 
grandemente  al  pari  della  loro  materia;  scientifici,  artistici  e  benefici.  Iconlro-si- 
ipiii  antichi  sono  di  cera  bianca,  secondo  gilli  poi  furono  stabiliti  per  guarentire  me- 
alcuni,  ma  uou  pare, poiché  si  trovarono  glio  la  virtù  de'sigilli;  i  piìi  antichi  sono 
sigilli  di  cera  mista  e  varieggata.L'iisodel-  del  secolo  XIII.  La  carica  di  guarda-si"il- 
ja  cera  gialla  o  della  cera  vergine  non  ri-  li,  che  impoita  la  custodia  del  sigillo  del 
sale  che  al  secolo  XII,  ma  meglio  è  veder-  regno,  fu  introdotta  in  Francia  nel  fine 
si  Lumi  e  Olio.  La  bellezza  e  lo  splendo-  delsecoloXV,  e  poscia  in  altre  monarchie, 
re  della  cera  rossa  o  colorita  col  cinabro  e  perlopiù  allidata  al  cancelliere  della  co- 
porlòinappressoi  sovrani  a  preferirla  per  rona.  Enrico  III  re  di  Francia  appose  e- 
l'impronto  de'loro  sigilli.  Gl'imperatori  gli  stesso  il  sigillo  alle  lettere  patenti,  che 
e  i  patriarchi  d'oriente  sigillavano  col-  il  cancelliere  di  /?/r^£jo(/^.)  avea  ricusa- 
la cera  verde  le  lettere  che  scrivevano  ai  to  di  sigillare,  ad  istanza  del  re  da  Gre- 
principi  e  altri  illustri  personaggijqiiesl'u-  gorio  XIII  crealo  cardinale;  ed  è  perciò 
so  fu  inlrodottoin  Francia  nel  secolo  XII,  ch'egli  dicevasi  essere  cancelliere  senza  si- 
dopo  Germania,  e  contemporaneamente  gilli.  Anche  le  casse  che  si  ripongono  nei 
l'adottarono  le  città  e  altre  comuni,  e  le  sepolcri  co'cadaveri  ùq  Servi  di  Dio,  dei 
corporazioni:  si  riguardanoperò  rarissi-  Papi,  de'sovrani  e  di  altri  personaggi  so- 
nai i  sigilli  improntati  in  cera  verde, non  no  sigillate.  De'sigilli  che  si  pongono  in 
perchè  raro  ne  fosse  l'uso,  ma  perchè  la  quelladel  Papa  parlai  nel  vol.XLI,  p.2f)4, 
mollezza  della  materia  non  permise  che  ed  a  Sede  vacante:  come  si  praticò  col 
si  conservassero.  In  Inghilterra  la  ceia  ver-  cadavere  di  Pio  VI,  per  non  essersi  potu- 
decora  riservata  per  le  carte  pubbliche,  to  usare  i  consueti  sigilli,  lo  raccontai  nel 

0  piuttoslo  pe'documenti  più  solenni,  co-  voi.  LUI,  p.  108. Per  quanto  dissi  parlan- 
me  la  magna  caria  contenente  la  costi-  do  degli  iftemwn',  nella  cassa  mortuaria  del 
luzione.  11  privilegio  di  sigillare  con  cera  Papa  non  vi  si  pongono  le  chiavi  suH'ar- 
azzurra,  accordalo  nel  1  >24  dall'impera-  me.  A  Sedia  de'Papi  narrai  che  nelle  an- 
tore Carlo  V,  prova  che  si  è  dalo  talvolta  tiche  ceiemonie  del  loro  Possesso  si  cin- 
quel  colore  alla  cera,  ma  non  se  ne  ha  for-  gevano  con  una  zona  o  cingolo  da  cui  pea- 
se  che  un  solo  esempio.  Alcuni  signori  nei  deva  una  borsa  con  1  2  pietre  preziose  chia- 
bassi  tempi  si  appropriarono  l'uso  della  mate  sigilli,  simbolo  de' i  2  apostoli.  Nei 
cera  nera;  essa  era  stala  altre  volte  ado-  codici  TeoJosianoe  Giustinianeo  piìivol- 
perata  da  Geremia  patriarca  di  Costan-  le  si  parla  dell'apposizione  de'sigilli  agli 
linopoli,  e  poi  dal  gran  maestro  dell'or-  elfelti  mobiliari  de'defunti,  de'condanna- 
dinc  teutonico  nella  Prussia;  in  Francia  liapenecapitaliede'falliti.QueU'atlocon- 
senefecepurequalcheusonelsecoloXIII.  servatorio  fu  Iraìmesso  dagli  antichi  10- 

1  sigilli  furono  talvolta  grandi,  tal  altra  mani  alle  moderne  n^izioni  come  salul.ire 
piccoli;alcuna  volta  (juadrati,altraobluu-  precauzione  ne'casi  in  cui  si  vuole  assicu- 
ghi,  altre  volle  ovali  o  a  fiordi  giglio,  pre-  rare  qualche  possedimento  di  oggetti  mo- 
valse  la  forma  rotonda,  l'oblunga  e  anco  bili.  Il  marchio  intamante  è  una  pena  au- 
rottagona.Inprogressodilempoisigillisi  tica  cpiasi  equivalente  a  un  sigillo  sulla 
n)oltiplicaronoslraordinariamei\te,laon-  carne.  Gli  abitanti  di  Sainos  imprimeva- 
de  non  solo  i  Papi,  gl'inìperatori,  i  re,  i  no  la  figura  il'  una  civetta  sugli  ateniesi 
principi  sovrani,  ma  le  città  ancora  e  al-  fulti  prigionieri;  i  romani  imprimevano  il 
Ire  comuni,  i  feudatari  del  1  ."e  2.°ordine,  marchio  K  sulla  fronte  de'calunniatori  e 
i  vescovi,  gli  abbati, le  chiese,  1  monaste-  de'prcvaricatori,  alllnchè  quel  segnale  fos- 
ri,  i  sodalizi,  le  curii  di  giustizia  e  i  tribù-  sepiìjappareiite,  e[)iù  grande  ne  risnll.i-!- 
uali  ebbero  lutU  i  luru  aiutili,  uuu  che  1  sci'i^uoujiuid;pcròCuslanliuuuidiuòclie 


9° 


SIG 


ai  rei  dannali  al  marchio,  questo  s'impri- 
messe sulla  mano  o  sulla  gamba.  Ne'bas- 
si  tempi  questa  pena  era  inflitta  in  Italia 
partioolurmcnte  a'ladri,e  poi  fu  adottata 
da'iVancesi  e  anche  pe' falsari.  Di  questo 
vasto  esvariato  argomento  de'sigilli,  oltre 
i  citati  scriltori,  si  poimo  consultare  i  se- 
guenti. Cristiano  Schlegelli,  De  celia  ve- 
ieri,  inonumentis  aeri  incisis,  numinis  ac 
sigìUis  iUustratiim,  Dresdae.  Agostini,  Le 
getniìie  auliche  con  figure,  Roma  i  647. 
Boot,  Flisloria  geiìiniarnni  et  lapidiun, 
LugduniBatavorum  i647Configure.For- 
tunio Liceto,  Hieroglyphica, sive  antiqua 
scheiiialagentmaruni  annulariuin.  Pala- 
viiiG63  con  figure.  W\co\a\, De  si gtis  vele- 
rum,  Lugduni  Batav.  i  703. Abramo  Gor- 
leo,  DaciyUolìiecae,seuaniiuloruin  sigil- 
la  riunì  quorum  apudpriscos  lamgraecos 
guani  roinanos  usus,  ex  ferro,  aere,  ar- 
genio  et  auro.  Cuni  expUcat.  Jac.  Grò- 
«ot'//,LugduiiiBat.  1707  con  belle  incisio- 
ni. DomenicoM. "Ma  nni.  Osservazioni  sto- 
ricele sopra  i  sigilli  antichi  de' secoli  bassi, 
Firenze  I  739-84con  figure. J.  M.  Heinec- 
ci,  Feterum gernianoruni  el  aliaruni  na- 
tionum  sigillis^et  corani  usa  et  praestan- 
ila,  Francofurti  et  Lipsiae  i  709  con  figu- 
re.Calogerà,  t.  48,  Osservazioni  sopra  un 
sigillo  della  badessa  del  monastero  che 
fu  già  presso  Treviso  di  s.  Girolamo.  D. 
A.  Bracci,  lìlemorie  degli  antichi  incisori 
che  scolpirono  i  loro  nomi  in  gemme  e 
cammei  lati  no  ilalianOfFìieaze  i  784coa 
figure.  Cardinali,  Osservazioni  d'un  an- 
tico  sigillo  capitolare, V^om^n'Ò'ìS.  Mg.^ 
Marino  Marini,  Di  un  anello  e  di  un  cani- 
ìneo,dissertazioneepistolare,V\oma  1 832. 
§  3."  De'  sigilli  pontificii. 
I  romaniPontefici  ne'diversi  tempi  han- 
no usalediverse  specie  di  sigilli:  i."la  Bol- 
la di  piombo,  2.°  l'Anello  Pescatorio,  3.° 
il  privato  sigillo  collo  stemma  gentilizio, 
in  cui  sopra  lo  scudo  sovrastano  le  chia- 
vi incrociate  e  il  triregno.  Più  anticamen- 
te usarono  i  Papi  un  sigillo  inciso  nel  lo- 
ro anello  o^/ie//o  del  Papa  {f'^.),  ^  eh  a- 
malo  sigualorio^ia  cui  eiavi  espresso  quai- 


SIG 

che  simbolo  o  epigrafe,  ovvero  impresso 
a  caratteri,  Signunt  PP.,  cioè  Signuni  Pa- 
pae,  col  di  lui  nome,  che  serviva  tanto  per 
privato  segno,  che  per  autenticare  ne'pub- 
blici  alfarileloro  lettere  in  forma  Brevis, 
Questo  costume  si  ravvisa  da  molti  anti- 
chi monumenti  durato  fino  aEugenio  IV 
del  1 43  '  >  che  introdusse  l'anello  pescato- 
rio,usato poi  ne'bievi pontificii, aldiredel 
già  citato  Lelli,  vale  a  dire  s'incominciò 
d'allora  a  porre  ue'brevi  il  sigillo  dell'a- 
nello pescatorio  preesistente  e  antichissi- 
mo, e  fino  allora  erasi  usato  nelle  lettere 
private  con  qualche  diversità.  Leggo  pu- 
re nello  Stellisco,  sul  sigillo  piccolo  e  se- 
gnatorio  usato  anticamente  da'Papi,  che 
di  questo  se  ne  servivano  non  solamente 
nelle  loro  lettere  familiari  e  private,  ma 
ancora  in  alcune  di  quelle  che  scriveva- 
no come  Papi,  onde  fra  le  lettere  di  essi 
dopo  il  I  ooomoltese  ne  trovano  collada- 
ta  o  autentica  sotto  il  parvo  sigillo,  che 
altro  non  era  se  non  l'anello,  e  questo  co- 
stume durò  sino  a  Eugenio  IVche  intro- 
dusse l'anello  del  pescatore.  Le  convali- 
dazioni delle  firme,  rescritti,  brevi,  bolle 
e  costituzioni  pontifìcie,  sono  autenticate 
e  firmate  con  sigilli,  bolli  e  piombi  apo- 
stolici ,  i  quali  danno  irrefragabile  testi- 
monianza delle  concessioni  apostoliche,  e 
dell'epoca  de'suoi  tempi  in  cui  fi.uono  mes- 
se in  uso,  le  quali  mai  incontrano  oppo- 
sizione veruna  della  loro  validità  per  o- 
gni  luogo,  tempo  e  circostanza,  di  cui  ren- 
de ragione  la  medesima  apostolica  tradi- 
zione. Non  pare  che  le  Lettere  apostoli- 
che [f^.)  chiamale Forniate[f''.)  prendes- 
sero questo  nome  dal  loro  sigillo,  come 
chiaramente  dimostra  il  dotto  mg.""  Ma- 
rini, Diplomatica  pontifìcia  ossieno  os- 
servazioni paleografiche  ed  erudite  sulle 
bolle  de' Papi,  che  meritò  una  1.^  edizio- 
ne corretta  e  accresciuta.  Le  lettere^br- 
mate  così  denominaronsi,  sia  che  si  scri- 
vessero con  certe  e  stabilite  formole,  sia 
che  fosse  in  esse  inserita  la  formola,ovvero 
simbolo  della  fede  che  si  professava.  Tut- 
tavia nou  si  nega  che  anco  le  lettere  ec- 


SIG 

clesiastiche  sicnsi  delle  un  lem])o  forma- 
te, suggelli j  sfrdgidf.s  in  yreco,  bolle j  e 
che  tuie  (lenoiniiiazioiie  sia  loro  venula 
Jair  inipiessione  del  sigillo  dalla  bnlla 
pendenle.  L'apposizione  però  de'sij^illi  fu 
poslerioie  di  mollo  airesistcìiza  delle  let- 
tere formale;  esse  rimontano  a'tempi  a- 
poslolici,  ove  si  Vogliano  considerare  una 
cosa  slessa  coWe  Lettere  comi/iendatizie  e 
colle  Dirnissorie[F.):  e  certamente  delle 
formale  si  fa  menzione  fino  da  s.  Sisto  I 
dell  32.  Ma  i  sigilli  nelle  bolle  de'Papi,  i 
quali  certamente  precedono  quelli  de've- 
scovi,  non  risalgono  al  di  là  del  III  o  IV 
secolo,  anche  volendo  credere  vero  quel- 
lo di  s.  Stefano  I  del  257,  sulla  sincerità 
però  del  quale  cade  non  ingiusto  sospet- 
to; e  volendosi  pur  credere  sigillo,  e  non 
piuttosto  medaglia,  come  opina  Baronio, 
coniata  a  s.  Leone  I  per  la  hberazionedi 
Boma  dal  flagello  di  Attila  re  degli  unni; 
altri  e  per  moneta  l'attribuirono  a  s.  Leo- 
ne III, come  rilevai  nel  vol.XLVl,  p.  i  of). 
E  sebbene  i  Rlaurini  nel  nuovo  l^ratlato 
di  diplomatica,  facciano  rimontar  l'uso 
de'sigilli  nelle  lettere  pontillcie  a  tempi 
più  lontani  degli  accennati  dal  p.  ALdjd- 
lon  nella  sua  Diplomatica,  in  cui  scrive 
di  non  a  ver  veduto  si  gii  li  de' Fa  pi, che  pre- 
cedano i  pontificati  diGiovaimi  V  del  685 
e  di  s.  Sergio  I  del  G87,  tuttavia  gli  stes- 
si Maurini  non  ne  riportano  l'usuai  II  se- 
colo cristiano,  al  coniinciamentodel  qua- 
leappartengono  le  prime  lettere  formate. 
Come  i  sovrani  temporali  hanno  i  Papi 
talvolta  muniti  ì  propri  di|)lumi  con  un 
bollo  d'oro,e  per  ultimo  Clcn)enle  XI  nel- 
l'erezione del  patriarcato  di  Lisbona,  per 
compiacereGiovanni  V  redi  Portogallo, 
come  notai  a  Bolla  d'oro  DE'PoxTErif.i. 
Ma  per  l'ordinario  i  Papi  sigillarono  sul- 
la cera,  e  luio  dai  tempi  di  s.  Gregorio  I 
in  piombo,  come  vuole  il  Badosse,  e  poi 
in  ceralacca,  oltre  quella  specie  di  cera  ili 
cui  parlai  a  Breve  apostolico.  Il  Zacca- 
ria ne'commenlì  alla  Relazione  della  cor- 
te di  Roma  del  Lunadoro,  parlando  dei 
sigilli  di  piombo  con  cui  sigillavuusi  già 


SIG  91 

i  brevi  e  ora  le  sole  bolle,  ricorda  la  gran 
questione  diesi  fece  fra  gli  eruditi,  chi 
sia  stato  tra  i  Papi  il  i.^a  u-are  il  sigillo 
di  piombo,  rigettando  s.  Silvestro  I,dice 
chepnre  fuori  di  dubbio  averlo  usalo  O- 
norio  I  del  G2  j,  e Deusdeditos.  Adeoda- 
to I  del  61  5,  imperocché  assicura  Ana- 
stasio Bibliotecario  di  aver  egli  avuto  in 
mano  il  sigillo  di  piombo  d'Onorio  I;  ed 
il  Gori  nella  prefazionealle  I-crizioni del 
Doni,  p.  22,  reca  un  sigillo  di  piombo  di 
Deusdedit  colla  leggenda  Deusdedit  Pa- 
pa nel  diritto,  e  col  buon  Pastore  nel  ro- 
vescio in  atto  di  accarezzar  colle  mani  due 
pecorelle,  aggiuntevi  le  lettere  A  e  il.  Al- 
tri vogliono  che  Adriano  I  «Jel  772  ab- 
bia ordinato  che  le  bolle  pontificie,chepri- 
ma  si  sigillavano  con  cera,fos>ero  per  l'av- 
venire sigillale  col  piombo  appesovi.  Per 
raccogliere  in  breve  il  moltoegregiamen- 
te  scritto  da  mg."^  Marini  sui  suggelli  del- 
le pontificie  lettere,  loro  ir.i[)ressioiii,  an- 
tichità e  uso,  autorità  competente  come- 
chè  antico  e  peritissimo  prefetto  degli  ar- 
chivi segreti  della  s.  Sede,  i  quali  sono  un 
vero  incomparabile  e  prezioso  tesoro  di 
autentica  erudizione  ecclesiaslica  riguar- 
dante le  relazioni  delle  nazioni  co'Papi, 
mi  limiteròa'seguenli  cenni, con  qualche 
lieve  schiarimen.'o  per  adattarlo  a  quan- 
to qui  mi  sono  proposto  di  svolgere.  Le 
Bolle  (^.)  trassero  il  nome  d.d  sigillo  o 
bulla  di  piombo,  di  cui  si  munirono:  no- 
me di  bolle  fu  datoa'pontifioii  diplomi  pel 
sigillo  di  cera  o  di  piombo  che  fu  in  uso 
d'apporvi  :  già  dissi  di  quelle  di  s.  Gre- 
gorio I  del  5c)o ,  di  Giovanni  V  e  di  s. 
Sergio  I.  De'sigilli  di  cera  ne'[)onlillt:ii  di- 
plomi, dicono  anche  i  .Maiit  ini  che  Gio- 
vanni XV  del  C)S  )  sigillasse  cpialche  volta 
con  cera  e  col  suo  anello.  Crede  Polido- 
ro Virgilio,  chei  primi  Papi  sino  e  inclu- 
sive a  s.  Agatone  del  G78,  sigillassero  con 
anelli  impressi  sulla  cera;  con  essa  certa- 
mente in  tempi  non  così  rimoli  le  leltere,o 
hvev'isuhannitlopiscatons:  la denomina- 
r.ioneiliA'/rir  viene  parimenti  dall'antico, 
per  titolo  e  iJuta,pcr  coi  to  scritto,  per  ma- 


92  SIG 

lricoIa,per biglietto  cVordine,per  atto  giu^ 
tliziale,  per  istrumento  e  per  lettera,  come 
rilevasi  da  pii^unoaiinieuti  benché  d'in- 
ferioreetà. Il  Mabillon  indica  l'uso  di  det- 
to anello  fief[uente,  sin  dal  pontificato  di 
Celestino  111  del  i  191;  ma  se  Clemente 
IV  del  1265  non  fu  ili .°  a  sigillare  in  ce- 
ra coH'anello  del  pescatore,  egli  ne  rese 
certamente  l'uso  assai  frequentejfrequen- 
tissimo,  anzi  comune  lo  fu  nel  XV  secolo, 
e  vi  si  adoperava  cera  rossa.  Ma  che  che 
ne  sia  del  sigillare  in  cera,  certissimo  egli 
è,  che  da  tempi  antichissimi  sigillavano 
i  Pa|)i  le  lettere  loro  con  bolle  di  piom- 
bo. 11  Ficoroni  (nella  bell'opera,  7  p/o//i' 
hi  antichi,  e  de'sigilli  antichi  di  piombo 
d'imperatori  e  del  governo  imperiale,  dei 
sigilli  di  piombo  latini  e  greci  della  ge- 
rarchia ecclesiastica,  de'sigilli  di  piombo 
de'primi  sommi  Pontefici,  con  le  piccole 
crete  figurate  servite  di  sigilli  agli  anti- 
chi, e  colle  figure  di  tutti  i  piombi  da  lui 
illustrati),  ne  riferisce  il  piincipio  ai  pon- 
tificali di  s.  Teodoro  I  del  G42,  di  s.  Vi- 
taliano dei  0^7, di  Adeodato  li  del  672 
(seguendo  la  cronologia  di  Novaes,  sosti- 
tuisco lesuedate),  vari  anni  prima  di  Gio- 
vanni V,  ed  a  quello  di  s.  Zaccaria  del 
741 .  Nondimeno  il  Vittorelli  illustrò  i  si- 
gilli di  piombo  di  s.  Stefano  l  del  257, 
e  di  S.Giovanni  Idei  324,  e  fanno  parte 
della  collezione  numismatica  Va  ticana(a[- 
le  depredazioni  da  essa  patite  e  indicate 
ne' voi.  XLI V,  p.  80  e  8 1,  L,  p.  3o3,  de- 
vosi  deplorare  una  recente  e  grave  rapi- 
na d'un  secolareche intendeva  a  illustrar- 
la!): se  però  ih. "di  tali  sigilli  appartenga 
veramente  a  s.  Stefano  I,  o  piuttosto  a 
Stefano  II  del  752,0  a  Stefano  IH  del  768, 
è  questione  fra  gli  eruditi.  1  Maurini  di- 
cono che  celebri  autori  (anno  limonlar 
l'uso  de'  sigilli  nelle  pontificie  lettere  al 
IV  secolo,  e  che  i  sigilli  de'Papi  sono  più 
antichi  di  quello  gli  abbia  riputati  la  più 
gran  parte  de'critici,  e  non  aver  essi  dif- 
licoltàdicredereches.  GregorioI  nemu- 
iiisse  le  sue  lettere  :  anche  il  d(jnienicano 
inglese p.TominasoSlubbs, al  diro  di  Ma- 


SI  G 

billon,  ne  riporta  l'uso  a  s.  Gregorio  I,  e 
mg.'  Marini  lo  convalida  con  critica  eru- 
dizione. I  papiri  diplomatici  olfrono  l'im- 
pronta della  bolla  in  piombo  di  Giovan- 
ni V,che Vittorelli  ne'supplementi  al  Ciac- 
conio  attribuisce  a  s.  Giovanni  I,  e  il  Bol- 
lando a  Giovanni  Vili  deir87  2;  e  di  que- 
sto sigillo  parlano  Mabillon,  i  Maurini  e 
l'Eineccio.  Negli  stessi  papiri  anche  d'altri 
Papi  si  scorgono  i  sigilli,  che  una  volta 
furono  uniti  alle  loro  bolle;  uno  di  essi  è 
dis.  Sergio  l,ed  ha  scolpito  il  monogram- 
ma di  Cristo  e  il  nome  del  Papa.  Nel  Ciac- 
conio  si  osserva  altro  sigillo  di  questo  Pa- 
pa, colla  Croce  e  in  greco  nella  parte  op- 
posta Cepiioiiy  cioè  clamor  Sergii;  il  che 
potrebbe  dare  indizio  che  i  sigilli  antichi 
fossero  stati  un  giorno  depositari  de'mot- 
ti  o  sentenze  :  ed  in  altro  sigillo  pur  ri- 
ferito da  Ciacconio  si  leggono  i  nomi  di 
s.  Pietro  e  di  s.  Sergio  l  ,  e  sembra  che 
questo  sia  ili. "sigillo  rimastoci,  che  offra 
il  nomedel  principe  degli  apostoli.  Ne'pa- 
piri  si  vedono  delineati  anche  i  sigilli  dei 
Papi  s.  Zaccaria, Stefano  II  o  IH,  s.  Leo- 
ne IV  dell'847,  Benedetto  IH  dell'855, 
s.  Nicolò  I  deir858,  e  di  Giovanni  Vili. 
Un  sigillo  di  quest'ultimo  presenta  la  sua 
ellìgie,  in  una  bolla  trascritta  da  Ughelli, 
di  che  fa  menzione  anche  Garampi:  i  Mau- 
rini parlano  dell'  efiìgie  d'Alessandro  li 
impressa  sopra  una  sua  bolla,  e  dicono  che 
ciò  basterebbe  per  convincere  d'  errore 
Eckhart  per  aver  stabilito  qual  regola  ge- 
nerale di  non  averci  Papi  mai  effigiati  se 
stessi  sulle  bolle.  Clemente  VI  deli342  fu 
il  I  .°ad  imprimervi  il  propriostemma  gen- 
tilizio. Ne'papiri  dicesi  bulla  plumbea  ma- 
nitnm  il  privilegio  di  Benedetto  VII  del 
973,  accordato  al  monastero  Bisuldense, 
ed  ecco  una  serie  di  pontificii  sigilli  che 
precedono  Alessandro  II  deh 061,  prima 
del  cui  pontificato  Pietro  Boerio  vescovo 
d'Orvietoafferma  di  non  aver  mai  veduto 
sigilli  de'Papi.  Clemente  III  del  i  187  mu- 
nì con  sigillo  di  piombo  la  bolla  concer- 
nente la  questione  fra  il  clero  di  s.  Trifo- 
ne di  Iluma  e  le  monache  di  Campo  Mar- 


SIG 

zo  sui  diritli  parrocchiali  Ja  esse  cnnJra- 
slaligli  :  questo  .sigillo  e  quello  del  [)ie- 
cedenle  Pasquale  II  deliogq,  presenta  le 
Teste  de' ss.  Pietro  e  Paolo  (/^.)  separate 
da  una  Croce,  nel  modo  che  anco  al  pre- 
sente si  usa.  ]Ma  il  sigillo  in  piombo  del- 
la bolla  di  Paolo  li  deli  47  1  diretta  all'ab- 
bate di  s.  Salvatore  di  Colle  e  al  preposto 
di  s.  Gcminianodi  Volterra,  mostra  i  det- 
ti principi  degli  apostoli  in  intera  Ugni  a, 
assisi  su  due  grandi  scanni,  avente  s.  Pao- 
lo lunga  spada  nella  destra  e  posando  la 
sinistra  su  d'un  libro  chiuso;  e  s.  Pietro 
tenendo  lechiavi  nella  destra,  il  libronel- 
la  sinistra.  Dall'altra  pai  le  del  sigi  Ilo  è  non 
meno  elegantemente  rappresentalo  il  Pa- 
pa in  abiti  pontificali  con  triregno,  sedu- 
to su  elevato  seggio  o  piuttosto  trono,  a- 
vendoa'la ti  due  cardinali, e  prostrati  a'pi e- 
di  gli  oratori  de'principi  italiani  ricevuti 
da  lui  in  pubblico  concistoro,  al  glande 
oggetto  di  collegarli  contro  i  turchi  nemi- 
ci del  nome  cristiano  (di  cui  a  Pace);  u- 
nico  sigillo  così  ben  lavorato,  che  mg. rlNIa- 
rini  vide  appeso  alle  bolle  pontifìcie,  mo- 
numento di  storia  e  di  belle  arti.  Anche 
in  oro,  egli  aggiunge,  comparvero  sigilli 
de'Papi,  come  quello  della  bolla  di  Cle- 
mente VII  del  1 53o,in  cui  si  descrivono  le 
ceremonie  della  Coionazione  dtlL'inipe- 
ratoreCaì\o  V,  della  quale  riparlai  in  al- 
tri articoli.  I  sigilli  furono  raccomandati 
alle  bolle  con  un  fìlodi  seta  violacea, come 
annunzia  il  notaro  Ognissanti  nell'auten- 
tica del  documento  papiiaceo  d'Agapito 
li  del  94'jj  ora  peiò  lu  rossa,  ora  gialla 
e  rossa,  errando  i  INIaurini  nel  sospcllaie 
che  di  sola  seta  gialla  e  rossa  si  servissero 
i  Papi  all'uopo.  Da  questi  sigilli  si  dedu- 
ce l'antico  uso  d'autenticare  le  lettere  lU  i 
Papi  con  bolla  di  piombo.  Antichissimo 
certamente  presso  i  cristiani  Cu  l'uso  de'si- 
gilli,edel  libro  segnato  con  7  sigilli  ia  men- 
zione s.  Giovanni  nell' A pocalis.se,  e  di  si- 
gilli usati  da'cristiani  con  simboli  impri- 
menti fa  ricordo  Clemente  Alessontli  ino 
morto  nel  2  i  7.I  vescovi  sigillavano  le  pio- 
prie  lettere^  ma  qoo  forse  prima  del  IV  o 


SIC  f)3 

V  secolo,  prlnclp.'il mente  s'erano  pubbli- 
che come  ì'Iùicii  lidie,  e  Katbodo  vesco- 
vo di  Treveri  sigillò  la  sua  le  Itera  yòrmrt- 
ta,  liane  epistolani  grnecis  liicris  Itine  in- 
de munire  dccrci'intus,  et  annido  Ecclc' 
iiae  nostrae  bidlare  cen.uiiinìts  :  per  tra- 
lasciar altri  esempi  raccolti  da  IMabillon 
e  da  Eineccio,  basti  ricordare  il  2.  sino- 
do diChalons  sur  Saone  del  ^1^9,  in  cui  si 
stabilì  col  canone4'>  che  le  lettere  de've- 
scovi  avessero  et  Episcopi  et  civUatis  nO' 
mina  plunibo  impressa,  il  che  forse  in  le- 
se anche  il  i."  sinodo  di  daga  del  563, 
nominando  scripta  signala.  A  s.  Paolo  l 
scrivono  i  jMaui  ini  doversi  l'uso  ne'sigilli 
delle  immagini  de'ss.  Pietro  e  Paolo;  ma 
quellod'incidervi  lesole  tesie  loro,  a  mg.r 
Marini  sembra  incomincìatoavanti  il  poir' 
tifìcato  di  Pasquale  11.  L'essere  poi  mes* 
sa  la  protome  di  s.  Paolo  alla  destra  di 
quella  di  s.  Pietro,  ciò  non  avvenne  per 
dareali.°la  precedenza  sul  pi  incipe  de- 
gli apostoli:  locchè spiegai, descrivendo  la 
lòrma  di  loro  immagini,  ne'vol.  XLII,  p. 
I  87  e  seg.,  LI,  p.i  I  3,  LUI,  p.  22  e  2  3. 
Tali  sigilli  si  vedono  delineati  nel  Vetto- 
ri, Il  fiorino  rfo/Ojp.  i5i  e  seg.  Sillalla 
disposizione  o  provenuta  dall'idiotaggine 
degli  artisti,  o  per  essere  anticamente  da- 
gli orientali,  almeno  nelle  cose  sagre,  re- 
putata più  ilegna  la  parte  siui.slia  della 
destra, ne'monumeiili  non  ècostantemeu- 
te  osservata,  anzi  ne'più  vecchi  presenta- 
no s.  Pietro  alla  desti  a  di  s.  Paolo  :  an- 
che sul  sigillo  del  gran  concilio  di  Calali' 
za  si  scorge  s.  Pielroalla  diritta  dis.  Pao- 
lo ,  ed  in  quello  della  bolla  di  ]\iolo  ll[ 
sull'erezione  del  collegio  de'  militi  di  s. 
Paolo,  alla  destra  di  questo  è  s.  Pietro.  Su 
questo  punto  ancora  belle  erudizieni  riu- 
nì mg.r  IVIaiini,  per  dimostrare  non  lesa 
ne'sigilli  la  maggiore  onoranza  dovuta  a 
s.  Pietro,  né  tralascia  di  rimarcare  <juel- 
la,  che  nelle  epigrafi  circolari  delle  bolle 
il  nome  di  s.  Pietro  è  alla  destra  ,  come 
dev'essere  .secondo  il  coslumclalino.econ- 
tempoianeamcnlc  nel  sigillo  di  piombo  è 
locato  a  sinistra,  secondo  l'uso  orieulnic, 


f)i  SIG 

Ibrse  ppr  essersi  voltilo  così  simboleggia- 
le rnnilìi  tlelliiCliiesaclie  emeige  da'ti  ne 
1  ilifliveisi  latino  e  gieco,  ciò  basando  sul 
canto  ddVEpislola  e  (ìdV Evangelo  (f  ■) 
in  Ialino  e  greco  nelle  messe  solenni  del 
Papa,  oltre  il  Gloria  in  excelsis  Deo,  su 
quello  similmente  anticamente  praticalo 
nelle  Lezioni  [E.),  per  significar  l'unione 
de'due  popoli  e  delle  due  chiese.  Perchè 
poi  ne'sigilli  di  piombo  sia  sempre  scol- 
pita la  Croce  (/'^.),  ciò  avvenne  o  perchè 
i  cristianisino  dalla  primitivaChiesa  dap- 
pertutto introdussero  il  glorioso  vessillo, 
come  islromenlo  in  cui  si  operò  la  nostra 
avventurosa  redenzione,  qual  tessera  e 
trionfante  testimonianza  della  religione 
che  professavano;  ovveroper  denotare  il 
martirio  de'ss.  Pietro  e  Paolo,  a'quali  co- 
me agli  altri  martiri  in  alcuni  monumen- 
ti fu  posta  in  mano  la  croce,  conveniva 
adunque  che  anco  ne' pontificii  sigilli  vi 
fosse  scolpita.  Finalmente  dirò  con  rog.r 
Marini,  che  allorquando  non  eravi  l'uso 
di  apporre  i  sigilli  alle  pontifìcie  lettere, 
sembra  cosluroasseroi  Papi  di  fare  appiè 
di  esse  un  circolo  a  tratti  di  penna,  con 
e[)igrofe  all'inlorno  ricavata  da'salmi,  o 
da  altro  libro  sagro,  come  :  Ferhuvi  Ca- 
ro faclnm  est;  Chrislus  regnai,  Chrislns 
imperai.  Tiina\\a  già  esistevano  i  sigilli 
pontificii,  mentre  Severino  Papa  del  6^0 
usava  il  circolo  nelle  sue  lettere  quadri- 
partito da  una  croce,  ma  privo  di  epigra- 
fe e  senza  il  suo  nome;  cos'i  continuaro- 
no i  circoli  a  starsi  nelle  lettere  aposto- 
liche, benché  fossero  munite  di  sigillo  e 
sottoscritte  col  nome  del  Papa,  sino  al  se- 
colo XV 11.  Di  s.  Nicolò  I  si  vede  un  cir- 
colo col  monogramma  del  suo  nome,  ma 
esso  è  di  quellichea  perpetua  re  la  memo- 
ria deir.-iutoie  d'un  edifizio  si  collocava- 
no in  qualche  sua  parte  e  principalmen- 
te nelle  apsidi.  Adriano  II  deir867  pare 
aver  usato  di  scrivere  ne'ciicoli  alcune 
■volte  il  solo  monogramma  di  Cristo,  altre 
lasciarvi  la  croce  colle  solile  due  lettere 
gì  eche.  Quando  i  Papi  si  avessero  proprie 
tli  questi  circoli  le  epigrafi,  ossieno  seu- 


SIG 

tcnze  o  molli ,  non  è  facile  fissarne  con 
certezza  l'epoca.  WoAverio  e  altri  ne  fan- 
no rimontar  l'esistenza  a'primisecoli  del- 
la Chiesa,  altri  però  li  credono  posteriori 
al  pontificato  di  s.  Leone  IX  e  nel  secolo 
XI,  ma  questo  Papa  ancora  si  ebbe  il  suo 
molto:  MisericordiaDomini piena  est  ter- 
rat.  Vittore  llatlornoalsuocircolo  o  con- 
trosigillo pose  :  Ipse  est  pax  nostra,  nel 
di  cui  centro  quadri  parlilo  stavano  A  il, 
Jesus  Chrislus.  Ma  nel  di  lui  sigillo  di 
piombo  si  vede  s.  Pietro  in  protome,  a 
cui  una  manodal  cieloconsegna  unachia- 
ve,  e  nella  di  cui  orbicolare  epigrafe  è 
scritto:  Tu  prò  me  navctn  liqnisli,  susci' 
pe  claveni j  aWuàe  aWa  vera  nave,  di  cui 
s.  Pietrosi  serviva  a  pescare,  la  quale  ab- 
bandonò per  seguireGesùCrislo;  ma  que- 
sto sigilloera  forse  una  medaglia. Il  molto 
di  Alessandro  II  fu:  Exallavil  me  Deus 
in  virtule  brachii  sui.  Nel  sigillo,  se  pure 
anch'esso  non  sia  una  medaglia,  una  ma- 
no dalle  nubi  dà  una  chiave  a  s.  Pietro, 
che  vi  si  scorge  in  protome,  e  coll'epigra- 
fe  :  Qnod  nectes  neclam,quod  sohes  ipse 
resoU'am.  Scrivea  s.  Gregorio  VII  :  Mi' 
serationes  tuae  Domine  super  omnia  o- 
peraluaj  Vittore  III  usava  il  molto:  Do- 
mine Deus  meus  in  le  speravi.  Pasquale 
li  scrivea  nel  suo  circolo;  Eerho  Domini 
caelì  firmati  sunt,  e  fu  il  i .°  a  inserirvi  i 
nomi  de'ss.  Pietro  e  Paolo  e  il  suo  pro- 
prio, collocando  quello  di  s.  Pietroa  ma- 
no diritta  di  s.  Paolo.  Per  non  dire  di  al- 
tri, Sisto  V  v'  inserì  :  De  ventre  matris 
meae  tu  es  Deus protector  meus.  Vari  di 
questi  molli  sono  riportali  nel  Ciacconio, 
FitaePonlifìcuniRomanorum.  A  Boll/i 
ed  a  Canonizzazione  parlai  del  timbro  or- 
bicolare, che  in  esse  si  usa  oltre  il  sigillo 
di  piombo. 

A  Bolla  ed  a  tutti  i  noolli  relativi  ar- 
ticoli ho  ragionalo  di  tulio  quanto  la  ri- 
guarda, inclusi  vamente  all'abusi  vo/ifjnf/o 
Exequalur  {^l'.) ,  agli  antichi  Scriniari 
(  F.)  custodi  delle  bolle,agli  Scrillori  apo- 
stoli ci  [V.)  che  le  f^cv'wono,  a  Registrato- 
vi delle  lettere  aposloliche{^F.)  che  le  re- 


S  ÌCr  SI  r,                     c,5 

gisfrano,(lii;eiul()piiicile'Regcsli,a  Piom-  t^Iiardi,  7/J5//7.  Cnn.  J.8,  Imlonico  cloii- 
lio  (/  .)  e  Presidi  file  del  pioinho[I'.)  dei  f^olìurdico  usalo  fin  <\.\  r|ijnn(loi  l'npi  se- 
|)inii)I)al()ri  o  sigilhlori  delle  iiolle,  ed  il  deiono  in  Avignone  {f  .),  e  l'ordigno  o 
Milizia,  Le  vile  dcpiìi  celebri  architetti,  punzone  vìpik- gelosniucnte  ciislorlilo  dal 
p.  I  82, 1  ifiiiisce  che  Giidio  li  per  limu-  jìiesidenle  del  piombo  giù  prelato  e  ora 
nerare  il  celebre  architetto  Bramante  gli  depositaiio  secolare,  e  alla  moi-le  del  Pa- 
conferì  l'oflicio  del  j)ioniho,  per  cui  I3ra-  pasubito  viene  rollo  alla  presenza  de'car* 
mante  fece  un  ordigno  d' improntar  le  dinnli  nella  i  .^cnngregazionegcneraleclie 
bolle  con  nna  vite  assai  ingegnosa.  INIen-  celebiano  in  Sfde  vacante  {f  ■).  Ma  di 
tre  gl'imperatori  cominciarono  a  bollare  lutto  meglio  è  vedersi  Colla,  ed  i  ricor- 
le  loro  lettere  con  sigilli  o  medaglie  pre-  dati  articoli,  sia  per  le  particolarità,  che 
ziose  d'oro  con  cordoncini  di  seta,  giudi-  per  l'erudizioni.  Sul  carattere  col  quale 
carono  i  Papi  più  decente  sigillare  le  lo-  ftu'onoscritli  i  diplomi  pontificii, ne  trat- 
ro  bolle  col  piomltoecon  fiuiicelli  di  ca-  la  il  lodalo  mg.r  Marini,  nel  ricordalo 
nnjie,slimando  più  decoroso  allaChiesn  la  ]\novo  esame  de' (linlonii  i^.'j'j  es('g.,di- 
poverlà  volontaria,  coo^e  osservò  il  Do-  cendo  che  si  sdissero  in  carattere  corsi- 
\io,  La  pietà  trionfante  egli  uffìzi  della  \o  romano,  anche  ne'secoli  X  e  XI  in  cui 
Cancelleria  apostolica  ,y>.'20Q,c\\L'\iì  su-  generalmente  non  si  sapeva  leggere  clie 
pcrba  comparsa  di  secolare  grandezza;  da  pochi;  quindi  nel  XII  si  cominciò  nel- 
proposizione  che  non  regge  jiei"  avere  a-  le  bolle  a  inlrodnire  il  carattere  per  la 
doperatoanchesigillid'oro,econtra(ldet-  sua  deformità  dello  gotico,  perciò  prese- 
ta dallo  Slellisco.  Fero  (|uanto  al  cordo-  ro  equivoco  De  Luca  e  Petra  allennan- 
ne,  notai  a  Bolla  ed  altrove,  chea  quelle  tlu  che  tal  manieia  di  scrivere  piincipiò 
in  forma  gralia  è  inserito  un  cordone  di  (piando  i  Pa[>i  dimoravano  in  Avignone, 
seta  o  rosso  o  giallo,  o  misto  di  tulle  e  (he  l'attuale  scrittura  comparve  in  Ila- 
due  le  specie;  alle  bolle  informa  digniim,  lia  quando  Adriano  VI  fece  venire  da  U- 
o  di  giustizia,  un  cordone  di  canape,  e  le  Ireclit  molli  suoi  concittadini,  a  diversi 
due  estremità  di  tali  cordoni  sono  in^e  de'  quali  affidò  la  scrittura  delle  bolle, 
rile  nella  grossezza  del  piombo,  il  quale  col  caraltereche  usavano  tra  loro;  e  quel- 
in  tal  guisa  annesso  al  diploma  lo  renrle  la  fu  la  vera  3. 'epoca,  cioè  il  1  ^rf.i  in  cui 
autentico.  Il  bollo  che  apponesi  (piando  la  Dataria  vide  cand)iare  le  sue  (òrme  di 
il  Papa  non  è  ancora  consagialo,  ha  da  carattere.  Avverte  mg.r  Marini  che  il  ca- 
nna parte  l'enigie  de'ss.  Piclroe  Paolo,  ratiere  beneventano, col  qiialesono  scril- 
c  inhiancodall'altra  ove  deve  imprimer-  te  alcune  bolle,  cominciò  nel  secolo  X  o 
si  il  nome  del  Papa,  ed  appellasi  mezzo  XI.  non  derivò  dal  longobardo, ma  solo  si 
bollo,  come  descrive  Badosse.  In  questo  usò  nel  ducalf) beneventano  indeltisecoli 
caso  e  siccome  l'anno  del  Pontificalo  [f.)  ene'XII  e  Xlll.  ])i  più  rileva,  chesiscris- 
incomincia  dal  giorno  della  Coronazio-  sero  i  diplomi  con  caratteri  d'oroed'ar- 
7j^  drl  Papa  (/  .),  nella  Data  (/  .)  si  e-  gento,massimedi  piedimazioni  e  privilegi 
sprime  a  die  suscrpli  ylposlnlaltts  ofji-  a'monasteri  echi»  se,comefeccro.\riperlo 
cii.  Il  Lelli  riporta  gli  esenqìi  d'Innocen-  re  de'Iongobardi  colla  chiesa  romana  per 
zo  III  ilei  I  I  98,  di  Gregorio  X  del  1 .».  -  1 ,  le  Alpi  Cozie,  ed  Ottone  I  e  altri  impera- 
di  IN'icolò  III  del  I  277,  che  spedu'ono  boi-  tori, confermandole  i  suoidominii  tempo- 
le  innanzi  la  \oroCon^a{;razione{^/  '.).  Per  rali  di  Sovianità.  Culla  bolla  di  piombo  i 
ren(lercdinicilea'f.dsilicatori  d'alleiare  le  Papi  talvolta  vi  aulenticnrono  le  s.  lieli- 
bolle  (de'quali  parlai  anche  alìEscniTTn),  tjuic  {/'.);  altre  volte  Io  fecero  col  sigillo 
non  solo  si  scrivono  in  Pergamena  {/.)  privalo  e  in  ceralacca.  Merita  particola- 
con  carattere  non  gallico,  ma  secondo  Gn-  re  menzione  il  piombo  di  Clemente  Velie 


96  SIG 

stabilì  la  stia  residenza  in  Francia  e  nel 
contado  Fe.naissinoiJ'.)  dominio  della  s. 
Sede,  che  trovo  nello  Stellisco.  Rappre- 
senta la  testa  nuda  di  s.  Pietio  e  le  pa- 
role intorno  -t^  Sigillum  Domini  Pape. 
Dall'altra  parte  vi  sono  le  chiavi  incro- 
ciate, coll'epigrafe  nella  circonferenza  -^ 
In  Comitatu  P^enaissini.  IlLelli  di  sopra 
ricordato,  Dissert.  sopra  i piombi  ponti- 
ficii, diceche  il  sigillo  più  comune  ne're- 
nioli  tempi  usato  da'Fapi  per  firmare  i 
loro  Brevi  e  Diplomi  [V.),  tradotto  fino 
a'nostri  giorni, è  il  sigillo  volante  nella  bol- 
la di  piombo.  Questo  era  in  uso  e  serviva 
di  firma  fin  dal  tempo  de'greci,  e  anche 
alle  altre  nazioni  nelle  loro  leggi,  costitu- 
zioni e  testamenti,  al  qual  costume  nel- 
l'airollamento  de'loro  diplomi  uniforma- 
ronsi  i  Papi,  i  quali  alle  volte  usarono  la 
bolla  d'oro,  come  gli  altri  principi  e  po- 
tentati, e  principalmente  nelle  conferme 
degl'imperatori  romani,  e  in  altre  straor- 
dinarie costi  tuzioni.La  bolla  d'Eugenio]  V 
sull'unione  della  chiesa  greca  e  latina  nel 
concilio  fiorentino,  ebbe  due  sigilli  pen- 
denti, uno  d'oro  e  l'altro  di  piombo,  nei 
quali  era  impressa  l'immagine  del  Salva- 
tore e  dell'imperatore  d'oriente.  11  diplo- 
ma di  Clemente  VII  per  l'imperatore  Car- 
lo V,  ha  pendente  il  sigillo  d'oro  simile  a 
quello  di  piombo.  11  Lelli  rende  ragione 
de'sigilli  di  piombo  di  molti  Papi,  avver- 
tendoche  alcuni  furonodi  forma  quadra- 
ta; e  parlando  del  rompimento  della  ma- 
trice del  conio  de'bolli  dopo  la  morte  del 
Papa,  ne  rileva  l'esempio  dal  concilio  di 
Costanza,  che  fece  spezzarci  coniidi  Gio- 
vanni XXllI(perchèavendo  rinunziato  il 
papato  perfinire  lo  scisma  poi  fuggì,  on- 
de fu  deposto  a'29  maggio i4i 5),  costu- 
me esattamente  osservato  per  evitare  le 
viziaturedelle  false  bolle,  delle  quali  mol- 
ti falsari  per  interesse  si  sono  abusali, co- 
me sotto  Innocenzo  III  e  il  predecessore 
Celestino  Ili,  non  ostante  le  diligenze  u- 
sate  nelle  spedizioni  delle  bolle  ,  per  cui 
furono  severamente  puniti  gli  autori  del- 
le stesse  falsificazioni;  e  per  dimostrarne 


SIG 

la  variazione  il  Papa  ne  scrisse  a  vari  ve- 
scovi, a'quali  furono  rimesse  diverse  bol- 
le segnate  col  legittimo  ordinario  sigillo, 
indicando  loro  di  verse  specie  di  falsità,  con 
additale  il  modo  di  riconoscerle,  espres- 
so con  opportuno  formolario.  Sotto  i  di- 
versi scismi  delia  Chiesa  vengono  notati  i 
nomi  de'pseudo  pontefici  chiamati /i//«i£- 
papi(^F.):  questi  seguirono  le  vestigiedei 
legittimi  Papi,  benché  intrusi, anche  nel- 
le loro  spedizioni  di  diplomi,  brevi  e  altre 
costituzioni, non  trovandosi  veruna  difle- 
renza  nelle  loro  firme  e  piombi  diploma- 
tici, come  si  scorge  da'pochi  piombi  e  lo- 
ro firmesuperstiti.  Fra  questi  si  riconosce 
il  piombo  di  Clemente  III  antipapa  del 
io84s  nel  cui  contorno  si  legge:  Jesus 
Chri<itus  Domimis  Nosterj  nell'area  del 
medesimo  vi  è  la  Croce  col  nome  di  Cle- 
mentis  Terlii,  nel  cui  esergo  è  il  molto: 
Quodoperatuses  in  nobis  Ferbo  Domi- 
ni, cori  firma  hoc  Deus.  L'allro  dell'anti- 
papa Pasquale  III  del  i  r  64)  omeglio l'an- 
tipapa Pasquale  II  del  687  intruso  contro 
l'allro  (i\Uo  Papa  Teodoro,  ed  ambo  de- 
posti ;  un  altro  dell'anlipapaClemen  te  VII 
del  iSyS;  ed  altro  di  Benedetto  IX  cioè 
quando  divenne  intruso  nel  1047:  peiò  lo 
Stellisco  alferma  che  possedeva  i  piombi 
degli  antipapi  Pasquale  III  e  Clemente 
VII.  Il  1°  sigillo  de'  Papi  è  ['Anello  Pe- 
scatorio  [F.)  d'oro  col  nome  del  Ponte- 
fice intorno,  ed  in  cui  viene  rappresenta- 
to s.  Pietro  dentro  una  navicella  in  atto 
di  tirar  le  reti  da  pescare,  il  quale  anco- 
ra nella  suddetta  congregazione  di  Sede 
varante  si  spezza,  e  l'oroappartienea'due 
primi  lìJaestri  delle  ceremonie  (  /^.),e  già 
si  rompeva  a  tempo  di  Leone  X  del  1 5 1  3: 
Cancellieri  riportò  vari  Diari  che  narra- 
noil  successivo  rompimenlodell'anellope- 
scatorio,  e  dell'impressorio  di  piombo  do- 
po la  morte  del  Papa.  Custode  dell'anel- 
lo pescatorio  è  il  Maestro  di  camera  del 
/'<7prt!(F.),  dopo  la  morte  del  quale  il  pre- 
lato, previo  un  rogito  del  notaro,  lo  con- 
segna al  cardinal  camerlengo  pel  suo  rom- 
pimento. Notai  in  tale  articolo,  che  nella 


SIG 
segrelerìnde'brevi  v'\  è  copia  di  tale  sigil- 
lo per  sigillare  i  brevi,  che  egnalinenli; 
si  rompe  nlla  morie  del  l'apa;  e  perche': 
GregorioXVInel  i  84250811101  all'impres- 
sione della  cera  rossa  il  colore  simile  in 
vernice  da  un  lato  interno  della  pergame- 
na, acciò  si  verifichi  il  dello  nella  data: 
sotto  l'Anello  Pescatorio,  mentre  prima 
il  sigillo  s'impiimeva  nella  parte  esterna, 
ma  facilmente  si  liqiiefaceva  erompeva, 
col  nuovo  metodo  il  sigillo  restando  inte- 
gro, si  rende  più  difficile  la  falsificazione 
del  breve.  Questo  anello  era  prima  usa- 
to familiarmente  dal  Papa  e  Io  teneva  in 
dito,  e  con  esso  si  sigillavano  anticamen- 
te pure  le  bolle.  Delladiversità  che  passa 
fra  il  Breve  e  la  Bolla,  de'suoi  Scrittori 
apostolici,  òt\  Segretario dt' Brevi,  parlai 
in  tali  articoli;  distinguendosi  principal- 
mente le  bolle  pel  titolo  N.EpiscopusSer- 
VHS Servorum  Dei,  con  l'anno  dell'Incar- 
nazione; ne'brevi  si  usa  l'anno  della  Na- 
ti vil;i,  e  il  semplice  nomedel  Pontefice  col- 
l'aggiunta  di  P^^rt  (^.)  uniformemente: 
se  poi  non  sono  diretti  a  parlicolaii,  e  ri- 
guardano affari  pidìblici,  la  formola  del 
loro  principio  è  :  Ad  perpetuarli  rei  o  Ad 
futnram  rei  memoriam.  Inoltre  dal  1  43  i 
in  poi  si  legge  nelle  bolle  e  ne'brevi:  Pon- 
ti fìcatu^  nostri  anno, ì, 2,  ec,  quando  tan- 
te antiche  bolle  hanno  la  formola  del  can- 
celliere o  bibliotecario  ;  SS.  D.  N.  anno 
i,2,ec.,  varietà  ristabilita  da  Eugenio  IV, 
e  che  indusse  in  errore  non  pochi  distinti 
eruditi.  Sino  dall'antichità  fu  tenuto  in 
tanto  pregio  l'anello  pescatorio,  che  quan- 
do Nicolò  V  ottenne  la  rinunzia  dell'an- 
liponlificato  da  Felice  V  di  Savoia  C'-), 
nel  concedergli  alcune  insegne  pontificie 
glielo  negò,efu  una  delle  prerogative  che 
espressamente  si  riservò.  1  brevi  come  le 
bolle  sono  vere  lettere  apostoliche,  simi- 
lissitue  nell'autorità, e  diverse  solo  nel  si- 
gillo; ed  è  perciò  che  i  Papi  severamente 
ne  punirono  i  falsificatori,  e  a'divcrsie- 
sempi  riportati  altrove,  qui  altro  neng- 
giungerò.Lcggo  nelle  Notizie  storielle  del- 
la villa  Massimo,  p.  80,  che  Domenico 
voi.  IXVI. 


SIG  97 

Dellocchio  di  Fano  coppiere  di  Sisto  V, 
il  quale  gli  voleva  grandissimo  bene,  per- 
dette il  fivore  del  Papa  e  la  propria  ri- 
putazione, per  avergli  di  nascosto  tolto  il 
sigillo  dell'anello  pescatoriOjalfinedi  sigil- 
lare un  fcdso  breve,  in  vigore  del  quale 
poteva  fare  un  acquisto  vantaggioso  nA 
suo  paese;  ma  scopertasi  la  frode,  Sisto  V 
sdegnato  lo  condannò  a  morte,  e  la  sen- 
tenza sarebbe  stata  eseguita  in  Tordino- 
na  senza  l'intercessione  de'cardiuali  Sa- 
velli e  Castrucci,i  quali  ottennerodal  Pa- 
pa che  gli  fosse  commutala  colla  galera 
in  vita,  ove  finì  miseramente  i  suoi  gior- 
ni. Tullociò  premesso,  e  che  ad  Anello 
Pescatorio  lo  descrissi  per  sigillarci  Bre- 
vi apostolici,  ed  io  questo  articolo  pure 
narrai  quanto  lo  riguarda,  dicendo  pure 
del  bellissimo  anello  pescatorio  dell'an- 
tipapa Clemente  VII,  da  Gregorio  XVI 
donato  alla  Biblioteca  Vaticana;  non  che 
rammentando  il  notato  aSEGRET.\RiODEi 
BREVI  a'pri.ncipi,  che  le  lettere  pontificie 
scritte  in  pergamena  e  da  lui  sottoscritte 
eziandiosisigillano  coll'auello  pescatorio; 
qui  poche  parole  aggiungerò  con  l'ab. 
Gaetano  Cenni.Oltreil  detto  con  lui  a  Bre- 
ve APOSTOLICO,  dipendendo  la  validità  dei 
brevi  dall'  anello  del  pescatore.  Antica- 
mente i  diplomi  pontificii,  che  dividevaii- 
si  come  oggi  in  bolle,  brevi  e  lettere,  non 
erano  propriamente  distinti  col  nome  di 
bolle,cos'i  chiamale  poi  dal  sigillo  di  piom- 
bo o  bolla,  e  di  brevi  muniti  del  sigillo 
dell'anello  pescatorio.  Questo  sigillo  nei 
brevi  è  molto  posteriore  a  quello  della  bol- 
la, e  molti  diplomi  diesi  solevano  sigilla- 
re col  piombo  ammisero  l'anello  pescato- 
rio.  Cenni  divisela  dissertazione  De  Ami- 
lo Piscatoris  in  3  capi  :  parla  neh. "del 
titolo  o  iscrizione de'diplomi,  e  della  loro 
data.  Alla  formula  o  titolo,  Scn'us  Ser- 
vorum Dei  {/'.),  s.  Leone  IV  fu  ili. "ad 
anleporvi  il  suo  nome  col  titolo  di  Papa, 
aggiunta  e  formola  che  nel  secolo  XI  di- 
venne generale  in  tulle  le  lettere  pouli- 
ficir,  e  perseverò  sino  al  secolo  XV  nelle 
lettere  pi  ivate,  e  poi  ne'brevi  cocuiuciòlo 

7 


98  SIG 

stile  mocÌPino:  Eugenius  Papa  IV.  Le  al- 
tre formole:  Saliilem  ti  Aposlolicam  he- 
nedictioncm  {V.),  di  cui  ragionai  anche 
a  Benedizioni  de'sommi  Pontefici;  e /^<i 
futuraìiìyOperpetuani  rei  mernoriam,  si 
credono  naie  dopo  il  i  eoo, però  la  sola  in 
perpetuam  sembra  di  più  antica  origine. 
Papa  s.GiegorioVIIdel  107  Sripigliò  col- 
la data  de'diplomi  l'antico  metodo  del- 
V Indizioni  [F.)  e  delle  Calende  (/"'.),  le 
quali  non  furono  più  tralasciale  da'suc- 
cessori,benchè  in  luogo  dell'indizioni  s'in- 
trodusse l'anno  del  pontificato.  Questo 
nuovo  stile  coll'allro  òtW Anno  (  F.)  del- 
l'Incarnazione che  trovasi  dopo  il  1000, 
specialmente  la  a.^'epoca.ingannaronocol 
Mabilion  molti  eruditi,  che  Cenni  corres- 
se. Egli  alFerma,  che  dopo  Pasquale  II 
che  enumerò  gli  anni  del  pontificalo,  so- 
lo Adriano  IV  del  1  1 54  e  il  successore  A  - 
lessatulro  HI  l'imitarono  qualche  volta, 
Clemente  III  deli  187  sempre, e  questo 
fu  seguito  costantemente  dai  successori  : 
conclude  Cenni,  che  l'epoca  giusta  dell'e- 
numerazione degli  anni  devesi  prende- 
re al  più  al  più  da  Adriano  IV;  che  Eu- 
genio IV  introdusse  nelle  bolle  e  rescritti 
pontificii  l'anno  dell' Incarnazione  per 
consiglio  del  Diondo,  uno  de  Segretari  a- 
posto/;W(l^.),  escludendone  S.Leone  IX 
contro  l'asserto  di  Mabilion,  errore  de- 
rivato per  essersi  presa  la  data  del  Can- 
celliere di  s.  Chiesa  (F.),  o  del  BibliO' 
tecario  o  deY Pro fo<:crinario(^F .)  per  quei- 
la  del  Papa.  Nel  2.°  capo  accennò  Cenni 
alcune  cose  sulla  bolla  di  piombo.  Ben- 
ché si  no  dal  secoloXV  lui  te  le  lettere  pon- 
tificie, anche  le  più  minute,  avessero  la 
bolla  o  sigillo  di  piombo,  la  cui  raccolta 
seguendofjuella  del  Baldini  che  l'incomin- 
cia con  Onorio  I,  convenendo  sul  preesi- 
stenleDeusdedit,crede  non  trovarsene  ve- 
stigio prima  del  secolo  VII;  ma  già  di  so- 
pra dimostrai,  che  ne  esistono  anteriori 
esempi, laonde  non  trovo  qui  da  aggiun- 
gere a  Ilio,  per  non  essere  erudizioni  espli- 
citamente necessarie  alle  nozioni  sui  sigil- 
li pontificii. Nel3.°capolratlòCennideira- 


SIG 
nello  pescatorio.  Tutti  convengono  che 
questo  era  il  sigillo  segreto  de'Papi,  ma 
non  esservene  memoria  sicura,  per  quan- 
to dissi  ad  Anello  Pescatorio,  più  anti- 
ca di  Clemente  IV  del  1 265,  ed  il  volgo 
giudicò  invece  essersene  servilo  lo  stesso 
s.  Pietro.  La  verità  si  è,  che  i  Papi  per 
mantener  viva  la  memoria  d'essere  suc- 
cessori d'un  povero  pescatore,  a  cui  die 
GesùCristo  la  suprema  potestà  nellaChie- 
sa,  una  volta  introdotto  non  lo  lasciaro- 
no più.  Nel  108  I  s.  Gregorio  VII  scriven- 
do a  Roberto  duca  di  Puglia,  dice  infine: 
Dubilainiis  hic  sigillnm  plunihtum  po- 
nere,  ne  si  illud  inimici  capcrenl,  de  eo 
falsilateni  aliquamfacerenl.  In  tempo  di 
Eugenio  IV  deli  43  i  l'anello  pescatorio 
perseverò  ad  essere  sigillo  segreto,  come 
lo  era  a  tempo  di  Clemente  IV,  e  conti- 
nuò fino  a  Calisto  III, dal  quale  Papa  s'in- 
cominciò veramente  ad  usare  ne'  brevi, 
ma  con  diversità  in  que'principii  dall'u- 
so posteriore.  Inoltre  avverte  Cenni,  che 
sebbene  con  Calisto  III  il  Mabilion  fìssi 
l'epoca  dell'anello  pescatorio  de'brevi,  e 
che  sebbene  sotto  il  predecessore  Nicolò 
V  e  sino  ali455  continuòadesseresigil- 
losegretode'Papi,nondimeno  sotto  il  me- 
desimo pontificato  si  adoprò  anche  fuori 
delle  lettere  segrete,  e  cominciò  sotto  il 
successore  Calisto  HI  ad  appendersi  (con 
cordoncino  di  filo  o  seta  bianca,  uso  che 
poi  fu  trascuralo),  come  la  bulla,  a'brevi 
apostolici, benché  di  rado.  A  tanta  autori- 
tà quindi  salirono i  brevi,  e  in  tanta  co- 
pia si  spedivano,  che  nel  1 497, come  dis- 
si altrove,  Alessandro  VI  punì  colla  de- 
gradazione, colla  prigionia  perpetua  in- 
vece della  morte,  e  con  altre  pene  il  se- 
gretario Florido  arcivescovo  di  Cosenza, 
perquelli  falsificati.  Imperocché giàsico- 
slumava  di  scrivere  i  brevi  5;^/;  Anulo  Pi- 
JCfl/or/Vspel tanti  a  materie  di  fede  e  del- 
la repubblica,  cioè  ad  reges ,  principeSj 
respublicas,  civitates,  cardinales  absen- 
tes,  episcopos,  caelerosqiie  magnates  rO' 
inani  Ponti/ìcis  nomine, come'iosegoaCo- 
hellìo  (le  quali  materie  poi  furono  per  lo     ^ 


SIG 

più  tialtate  (ia\Segretarìo  de  brevi  a' prin- 
cipi, con  lettera  informa  di  bieve, aven- 
do detto  a  Dreve  apostolico  del  suo  im- 
portante uso).  Termina  Cenni  la  sua  dis- 
sertazione con  quella  conclusione  che  ri- 
portai in  fine  del  §  i  dell'articolo  Breve 
APOSTOLICO,  ma  pererrore  tipografico  del 
Novaes  da  cui  lo  ricavai  allora  (mentre 
adesso  ho  studiato  sul  Cenni  slesso),  ad 
Alessandro  VI  fu  rivoltato  il  numero,  e 
ne  fo  emenda.  Pretese  ilLelIi  che  l'anel- 
lo pescatorio  non  fu  una  nuova  istituzio- 
ne, ma  piuttosto  restituito  all'  uso  della 
Chiesa  d;iEugenio  IV  (ma  già  esisteva  sot- 
to Clemente  IV),  essendo  stato  più  volte 
rinvenuto  nell'antiche  gemme,  inciso  nei 
tempi  della  primitiva  Chiesn;  e  che  sotto 
il  pontificato  di  Gregorio  XV^  (in  quello 
d'Urbano  Vili  si  fecero  scavi  nella  Cliìe- 
sa  di  s.  Caio)  nel  cimiterio  di  Calisto  fu 
scoperto  il  sepolcro  di  Papa  s.  Caio  del 
2q6,  nella  cui  destra  mano  esisteva  an- 
cora l'anello  pescatorio,  con  alcune  me- 
daglie d'oro  di  Domiziano,  forse  per  in- 
dicar l'epoca  del  martirio.  Riportata  qui 
la  notizia,  io  non  intendo  garantirla  :  chi 
narra  dice  un  fatto,  e  non  conferma  una 
sentenza.  Aggiunge  Lelli, che  il  sigillo  di 
cui  parla  Clemente  IV  nel  suo  breve  al 
nipote,  sembra  un  privato  sigillo  usato 
da'Papi,  essendo  incerti  se  somigliasseal- 
l'odierno  anello  pescatorio.  Dissi  anch'io 
altrove,  che  dagli  antichi  cristiani  veni- 
■va  Gesù  Cristo  rappresentato  sotto  la  fi- 
gura del  pesce  e  di  pescatore,  intorno  a 
che  il  p.  ab.  Costadoni  camaldolese  pub- 
blicò nel  t.  4'  degli  Opuscoli  del  p.  Ca- 
logeri: Dissertazione  sopra  il  pesce,  co- 
me simbolo  di  Geiìi  Cristo  presso  gli  anti- 
chi cristiani.  Nel  cap.  7, della  figura  del 
pesce  scolpita  dai  cristiani  nelle  gemme 
di  aiiello,parlò  d'alcune  pietre  anulari  con 
tale  simbolo,  fra  le  quali  più  delle  altre 
sembra  pregievole  quella  posseduta  da 
Vallarsi  e  poi  da  mg""  Giustiniani  vescovo 
di  Padova,  degna  certamente  d'aver  ser- 
vito d'anello  edi  sigillo  al  più  glande  dei 
Pontefici  che  abbia  sulla  cattedra  di  5.  Pie- 


Si  G  gc) 

tro seduto,dice Stellisco.  Rappresenta  poi 
quella  gemma, concui  il  p.  Costadoni  ter- 
mina la  dissertazione,  un  vescovo  colla 
mitra,  e  per  piviale  un  pesce  colle  squam- 
me.  Innocenzo  V 1 1 1  fece  coniare  scudi  d'o- 
ro nel  1484, coU'impronla  della  barchetta 
del  pescatore  s.  Pietro.  Siccome  la  for- 
mo.'a  colla  quale  si  terminano  i  brevi  si- 
gillati coll'anello  ^e%c'!ì\o\\otSiib Anna- 
lo  Fisca toris,rte\  voi.  XXIII,  p.  2G4,  ri- 
portai quella  diDonifacio  IXdel  1 4o3iy«6 
Annulo  fluctuantis  na^'iculae,  per  indi- 
caie  il  disastroso  tempo  in  cui  era  spe- 
dito, turbolento  per  guerre,  fazioni  e  pel 
grande  scisma  d'occidente  che  divideva 
l'unità  della  Chiesa.  Finalmente  il  3."  si- 
gillo de'Papi  è  quello  privato  collo  stem- 
ma gentilizio  sovrastato  dalle  chiavi  in- 
crociate e  dal  triregno,  di  argento  e  di  ac- 
ciaio, con  manichi  d'avorio,  di  pietre  fi- 
ne, e  di  altra  materia  nobile.  Desso  si  cu- 
stodisce sempre  presso  il  Papa,  e  ne  tie- 
ne copia  chi  fa  da  segretario  particolare, 
e  vi  sigilla  le  carte  che  spedisce  d'ordine 
pontificio.  Con  questo  sigillo  il  Papa  si- 
gilla le  lettere  autografe  e  quelle  che  sot- 
toscrive, massime  quelle  scritte  dai  pre- 
lati Segretario  de' brevi  a' principi  (  /'.  ),  d  i - 
verso  dal  Segretario  de'  brevi\^V \e(\  il  Sc' 
gretario  delle  lettere  latine  {^'.),  talvolta 
qualche  rescritto  autografo,  alcuni  Chi- 
rografi {f^.)  e  Moto  propri  (T^.j,  e  qual- 
che altro  atto  segreto,  sulla  ceralacca  ros- 
sa. Nelle  lettere  segrete  nelle  quali  oggi 
il  Papa  usa  l'arme  gentilizia  per  sigillar- 
le, leggevasi  sino  al  secolo  XV  l'iscrizio- 
ne ch'è  ora  propria  delle  sole  bolle  e  dei 
brevi.  Dice  Cenni  ,  che  alle  altre  lettere 
pontificie  priva  te  e  segrete  cominciò  ad  an- 
nettersi il  sigillo  dell'arme  gentdizia,  ma 
l'origine  è  incerta.  Alberto  d'Argentina  ri- 
ferisce nella  sua  Cronaca  all'anno i3-p, 
di  Clemente  VI  della  nobilissima  casa  di 
Beaufort  tVancese del  Limosino  :  Hic  Pa- 
pa  quani  arnia  progeniei  suae  ìuiberent 
(jHÌnfjuero<:as{iì\U\  diconoG),  contranio- 
reni  antecessorum ,tolidem  rosasponife- 
(jfm  tu///j.ClcmenteVlebbe  qualche  pas- 


100  S  I  G 

sionepeiloslemmagenlillzio,menlrenon 
solo  ne  fece  vedere  nel  piombo  ornato  il 
suo  nome,  aia l'impresseancbe  nelle  Mo- 
nete ponlifìcie  [V.)  d'argento,  e  le  ripor- 
ta Fioravanti, Ciòebbe peraltro  pocosuc- 
cesso,  poiché  non  si  legge  che  i  successo- 
ri lo  imitassero,  cioè  nel  senso  di  Cenni, 
onde  chi  afferra  questo  esempio  per  dire 
che  Cleov^nte  VI  fu  il  i.°  a  usar  l'arme 
genliliziri  ((juasi  che  da  lui  traesse  l'origi- 
ne talsigillo),s'ingauna;oltre  diche  aven- 
dola egli  posta  nel  piombo,  nulla  giova  al- 
l'origine del  sigillo  privato  o  segreto,  suc- 
ceduto all'anello  pescatorio  :  gli  successe 
esso  veramente  dopo  Calisto  111,  o  alme- 
no circa  que'tempi.  Ma  lo  Stellisco osser- 
vò, che  oltre  Clemente  VI,anche  altri  Pa- 
pi ornarono  i  loro  piombi,  come  Clemen- 
te Vili  che  vi  espresse  6  delle  stelle  di  sua 
arme,  e  prima  di  lui  Gregorio  XII  vi  fe- 
ce porre  3  occhi,  ed  essi  non  appartenne- 
ro al  suo  stemma,  come  si  può  riscontra- 
re nel  Ciacconio  :  anche  altri  Papi  posero 
ne'piombi  qualche  indizio  dello  stemma 
di  loro  famiglia,  che  si  ponno  vedere  in 
Stellisco  ,  in  uno  ad  altre  dilferenze  dei 
piombi  pontificii.  Novaes  trattando  nel- 
le sue  Dissertazioni  anche  de'  tre  sigilli 
pontifìcii,  dichiara  che  quello  esprimente 
1'  arme  e  lo  stemma  della  propria  fan)i- 
giia  e  casato,  i  Papi  lo  adoperano  nelle  lo- 
ro lettere  private  e  famigliari,  e  crede  che 
probabilmente  cominciò  ad  usarsi  dopo 
Calisto  HI,  in  tempo  del  quale  il  sigillo 
dell'anello  pescatorio  che  i  Papi  mette- 
vano nelle  lettere  private,  cominciò  d'al- 
lora in  poi  costantemente  a  porsi  ne'soli 
brevi,  e  però  a  questo  successe  il  sigillo 
privato  o  segreto.  Inoltre  Novaes  rilevò, 
che  Pio  VI  sigillò  il  contratto  d'acquisto 
della  Mesola,pe'molivi  che  narrai  nel  voi. 
XXI  V,p.45,col  sigillo  come  abbate  diiSti- 
i/aco,ov'era  incisa  l'epigrafe:  Pius  VIOr- 
dinariusSublacensìs.k\t^KtVkào\xxo\\.\e.à^!ì. 
Stellisco,  che  il  più  vecchio  sigillo  priva- 
lo pontifìcio  da  lui  veduto,  è  quello  che 
si  conservava  dal  conte  Daniele  Concina 
nel  Friuli,  già  servilo  a  uno  de'Papi  del- 


SIG 
la  casa  Piccolomini  (^.),  e  non  dubitava 
d'asserire  che  fu  di  Pio  III  deli  5o3.  Uno 
colle  palle  Medicee  in  uno  scudo  sopra  or- 
nato colle  chiavi  incrociate  e  il  triregno, 
del  cav.  Gaetano  Antinori,  lo  pubblicò 
Manni  nelle  Osservaz.  sopra  i sigilli ^che 
lo  crede  di  Pio  IV  deh  Sdq. Questo  però 
non  può  aver  servito  ad  uso  delle  lette- 
re, come  dimostra  la  grandezza,  anzi  ri- 
lieoeStellisco  che  nousiaunsigillo,ma  un 
impronto  usato  già  ad  imprimere  a  ma- 
no quello  stemma  in  capo o  nel  frontespi- 
zio di  qualche  bolla  o  altra  sta  mpa,com 'al- 
tri egli  ne  a  vea  veduti  di  Papi  pi  il  recen- 
ti e  d'altri  prelati, ed  in  modo  da  potersi 
imprimere  non  nella  cera,  ma  nel  futno. 
Altro  sigillo,ma  incavato  e  più  grande  del 
ricordato  di  Pio  IV,  dice  Stellisco  che  lo 
possedeva  il  suo  zio,  perciò  non  potè  ser- 
vire a  sigillare  lettere  private.  lu  esso  com- 
parisce l'arme  della  famiglia  Corraro  o 
Correr  colle  insegne  ponlifìcie  al  di  sopra, 
ed  è  notabile  ch'esse  non  sono  sopra  lo 
scudo  dello  stemma,  ma  nello  scudo  me- 
desimo in  cui  è  lo  stemma  (  forse  come 
quelle  de'parenti  de'Papi  che  inseriscono, 
siccomeuotai,nelle proprie  insegne  il  pa- 
diglione e  le  chiavi  incrociate,  taluni  so- 
pra lo  scudo,  altri  dentro  di  questo);  per 
lo  che  dubita  che  abbia  servito  a  Grego- 
rio XII  che  rinunziò  neli4i5il  pontifi- 
cato nel  concilio  di  Costanza,  né  può  es- 
sere un  suo  sigillo  privato, ma  pubblico 
e  quale  cardinal  legato  della  Marca,  co- 
stituito con  altre  onorificenze  dal  conci- 
lio, per  cui  non  gli  conveniva  usar  più  il 
sigillo  di  piombo,  confermandosi  nell'o- 
pinione, poiché  non  pare  che  allora  i  Pa- 
pi avessero  introdotto  ancora  fusode'pri- 
vati  sigilli  cogli  stemmi  delle  loro  famiglie. 
A  Recanati,  ove  descrissi  il  suo  sepolcro, 
rimarcai  che  fu  rinvenuto  il  cadavere  or- 
nato degli  abiti  pontificali.  Le  Congrega- 
zioni cardinalizie,  di  cui  ritiene  la  pre- 
fettura il  Papa,  usano  il  sigillo  coll'arme 
pontifìcia  gentilizia  del  medesimo.Ta li  so- 
no al  presente  quella  dell'universale  In- 
f^uisizione,  della  Fisita  apostolica,  della 


SIG 

Concistorialf;  ed  anche  quelle  che  non 
hanno  il  prefetto,  come  la  Congregazione 
degli  affari  ecclesiastici,  e  la  congrega- 
zionesullostato  de'regolari,di  cui  feci  cen- 
noanche  a  Religioso. 1  u  sede  vacantejCon- 
tinuando  la  congregazionedell'inquisizio- 
nea  procedere,  nella  targa  dello  stemma 
vi  è  la  sola  iscrizione  Sede  vacante,  es- 
sendo sovrastato  lo  stemma,  come  quan- 
do è  vivente  il  Papa,  dalle  figure  de'  ss. 
Pietro  e  Paolo.  Oltre  i  riportati  autori, 
anche  i  seguenti  trattarono  de'sigilli  pon- 
tificii. Giuseppe  ]M.^  Pacciaudi,  Lettera 
intorno  agli  anelli  pontificii,  presso  il  t. 
I2,p.  22  delle  Memorie  per  servire  alla 
storia  letteraria  d' Italia.  Stellisco  Am- 
brecienze,  Ve'  piombi  diplomatici  ponti- 
ficii Sintagonia ,  ovvero  saggio  d'una  dis- 
sertazione dell'uso  di  sigillare  in  piombo 
ne'secoli  di  mezzo.  Francesco  Cancellie- 
ri, Notizie  sopra  l' origine  e  l' uso  dell'A- 
nello Pescatorio  e  degli  altri  anelli  eccle- 
siastici,V^.onwn^iZ.  DeBullis.etdeBre' 
vioribus  litteris  apostolici!,  dissertatio- 
iiem  historico-canonicam  SS.  D.  N.  Pio 
FI  Pliilippus  Badasse  romanus  benefi- 
ciatus  pat.  eccl.  s.  M.  Majoris  D.  D.  D,, 
Rouiae  i  793. 

SIGIRÓNE,  Cardinale  Dell'ordine 
dei  pieli,  e  probab'lraenle  del  titolo  di  s. 
Sisto,  pel  poco  diesi  conosce  di  lui,  il  Car- 
della  lo  pose  tra  i  cardinali  di  Calisto  II 
dell  12  3. 

SIGISMONDO  (s.),  re  di  Borgogna, 
martire. Figlio  di  Gondebaldo  re  de'bor- 
gogiioni,  sebbene  suo  padre  professasse 
l'arianesimo,  ehbe  la  fortuna  d'e<!sere  i- 
struito  nella  vera  religione  da  s.  Avito 
vescovo  di  Vienna,  e  alla  purezza  della 
fede  accoppiò  la  pratica  di  tutte  quelle  vir- 
tù che  formano  il  vero  discepolo  di  Ge- 
sù Cristo.  Nel  5i(')  fondò  il  celebre  mo- 
nastero di  s.Maurizioad  Agnuno  nel\  al- 
lese,  ove  prima  viveano  in  separate  cel- 
lette molti  santi  romiti.  Successo  al  pa- 
dre nell'anno  seguente  sul  trono  di  bor- 
gogna, fu  suo  pruno  pcnsii  ro  di  purgare 
i  suoi  stali  Uidl'ercsia  e  da'vizi,  e  bi  ado- 


SIG  101 

però  alla  convocazione  del  concilio  d'E- 
paona,  nel  quale  furono  fatti  savi  rego- 
lamenti sulla  disciplina.  Dopo  la  morte 
di  Amalberga, dalla  qualeavevaavulo  un 
figlio  nomato  Sigerico, prese  una  seconda 
moglie.  Questa,  essendo  avversa  al  gio- 
vine principe,  lo  accusò  di  aver  macchi- 
nato di  torre  al  padrela  vita  e  la  corona, 
per  cui  Sigismondo  pronunziò  sentenza 
di  morte  contro  il  figlio,  che  fu  tosto  e- 
seguita.  Presto  peròconobbech'era  stalo 
ingannato,  quindi  straziato  dai  più  fieri 
rimorsi,  ritirossi  nel  monastero  dis.  IMau- 
rizìo  a  piangere  il  suo  delitto  ed  espiarlo 
con  austera  penitenza.  Avendogli  poi  i  re 
(li  Francia  Clodomiro  d'  Orleans,  Chil- 
cleberto  I  di  Parigi  e  Clolario  1  di  Soissons 
mossa  guerra,  Sigismondo  fu  fallo  pri- 
gioniero colla  moglie  e  co'figli;  e  Clodo- 
miro, capo  dell'impresa, li  mandò  a  Oi-- 
leans,  ove  furono  strettamente  guardati. 
Frattanto  Godomaro,  fratello  di  Sigi- 
smondo, ricuperò  la  maggior  parte  della 
Borgogna;  e  Clodomiro  irritato  per  tale 
inaspettalo  rovescio,  fece  scannare  tutti  i 
suoi  prigionieri  e  gillaili  in  un  pozzo  nel 
nel  villaggiodi  San  Pere- A  vy-la-Colom- 
ba,  a  4  leghe  da  Orleans,  correndo  l'an- 
no 524-  Molti  miracoli  resero  celebri  le 
reliquie  di  S.Sigismondo:  Dagoberto  II 
re  d'Austrasia  arricchì  del  di  lui  cranio 
una  badia  da  esso  fondata  in  Ahazia;  e 
l'imperalore  Carlo  IV  fece  trasportare  a 
Praga  le  altre  reliquie  del  santo  re  ch'e- 
rano rimaste  ad  Agauno.  Celebrasi  la  sua 
festa  il  i.°di  maggio,  nel  qual  giorno  è 
menzionato  nel  martirologio  romano. 

SIGIZZONE,  Cardinale.  Dell'ordine 
de'preti  e  del  titolo  di  s.  Sisto,  fiorì  tra  i 
cardinali  diPasqualelIche  morì  nel  I  1  18; 
contribuì  col  suo  voto  alle  elezioni  di  Ge- 
lasio II  e  Calisto  II,  ad  una  bolla  del  qua- 
le sotloscrisse  nel  1  i  2  1,  in  favore  dil  ve- 
scovo delle  Tre  Taverne,riporlata  da  C- 
ghelli.  Il  Panvinio  dice  che  morì  avanti 
il  I  I  3o,  perciò  none  vero  diesi  nbell.is- 
.se  a  Innocenzo  II  per  seguire  ranti[».ipa 
.\uaclctu  II,  come  alUi  pretesero. 


102  SIG 

SIGNORE,  Dominits.  Titolo  di  mag- 
gioranza e  di  riverenza,  che  ha  signoria, 
dominio  e  podestà  sopra  gU  altri,  per  Pa- 
drone [P^.).ì\  vocabolo  Signore,  in  latino 
Morcelli  lo  traduce £>o/7»j/i«^,Dem<2rc/m,v, 
Dynasta ,  HtriiSj  Toparcha.  In  greco, 
Kyriosj  in  ebraico,  Adoni  o  Adonai,  od 
Etohinif  o  Jehovah;  gl'interpreti  greci  e 
latini  mettono  il  più  delle  volle  Domimis 
(/^),  il  Signore, come  termine  corrispon- 
dente a  tutti que'nomi.  11  Cancellieri  nel- 
la Lettera  sopra  le  parole  Dorninus,  Do- 
mniis  e  Don yà\cQf^e.  la  voce  latina  iS'efj/o- 
re  è  pronunciala  dalle  nazioni  in  diverse 
maniere,  scrivendosi  dagl'italiani  Signo- 
re, da  (vance^'ì  Seigneur,  e  dagli  spagnuoii 
iSenor.  Negli  arlicoliDoN,  Messere, Sebo 
Sere,  li  spiegai  per  sinonimi  di  Signore.  II 
Donj  abbreviativo  ò\Signore,(vk  dato  pri- 
ma a're  calle  regine  dellei^9^<7g'je  e  di  Por- 
togallo,]^oì  a'  \esco\\,  indi  a'nobili,  quindi 
a  tutti  ili  luogo  di  Sigtiore,edagli  spagnuo- 
ii fu  introdotto  nelle  due  Sicilie  quando 
le  signoreggiavano,  ove  ancora  è  comune. 
Il  can.  Nardi  osserva,  che  Signore  è  pa- 
rola italiana  che  viene  da  Senior,  e  in  al- 
cuni casi  è  sinonimo  di  Senator.  Seniore 
veramente  ne'  tempi  moderni  ricevè  un 
significato  assai  diirerente  da  quello  che 
avea  pressoi  latini,  sebbene  tuttora  dice- 
si per  vecchio,  Senior, come  Juniore  o  Iti- 
niore  o  Giuniore  il  pivi  giovane,  e  dicesi 
per  lo  più  parlando  di  fratelli, ovvero  di 
quello  che  avendo  il  medesimo  cognome 
della  famiglia  fiorì  dopo  del  seniore.  Il  no- 
me di  Signore  detto  assolutamente  con- 
vieneaD/o(F,)pereccellenza,Z?fa^o/jf/- 
miis  viaximus;  e  più  particolarmente  a 
Gesìi  Cristo  (/^.),  che  chiamasi  pure  No- 
stro  Signore[V.),  come  Signore  de'signo- 
ri,  Eex  regimi^  et  Doniinus  dominan- 
tium.  In  questo  senso  il  nome  di  Signore 
non  deve  essere  dato,  come  non  è  mai  da- 
to nella  s.  Scrittura,  ad  una  creatura  qua- 
lunque. Talvolta  si  dà  questo  nome  agli 
angeli  (de' quali  a  Coro  degli  angeli), 
sia  che  rappresentino  la  persona  di  Dio, 
sia  che  si  considerino  come  suoi  inviati. 


SIG 

Nostra  Signora  (V.)  per  eccellenza  si  dà 
alla  Madonna  [V.)  ossia  a  Maria  T'ergi- 
ne (/^.).  Dicesi  Donna  (/'.)  per  signora, 
per  Dama{V.).  Si  usa  del  medesimo  ter- 
mine di  Signore  anche  parlando  a'grao- 
di,  cui  si  vuole  testificare  rispetto  ed  os- 
sequio; Signore  si  chiama  il  principe  so- 
vrano, ed  anche  Nostro  Signore,  princi- 
palmente il  Pc7^rt(/^.).Legso  nel  De  Bue, 
Dell'origine  dell'araldica,  §  IV,  Del  pre- 
dicalo di  Signore,  che  questa  paiola,  la 
quale  in  latino  suona  Dorninus,  procede 
da  Donius,  casa,  e  propriamente  dicesia 
chi  ha  il  comando  della  casa,  e  da  tutta 
la  famiglia  è  ubbidito;  per  cui  è  venuto 
che  doniinus  e  servus  sono  relativi:  si  può 
vedere  Servo.  Colla  parola  doniinus  in- 
tendiamo altresì  il  padrone  di  alcuna  co- 
sa, sia  in  proprietà,  sia  in  usufrutto.  Do- 
mini in  latino  chiamavansi  pur  quelli  ai 
quali  ubbidiva  una  moltitudineionde  can- 
tò Virgilio  :  Romanus  veruni  do  mi  no  s , 
gentemque  togatani.  Notano  alcuni  auto- 
ri come  la  parola  signore  nella  legge  pren- 
de un  significato  equivoco,  mentre  or  va- 
le quel  dominio  che  riguarda  la  proprie- 
tà de'beni,  ora  non  is[)iegachecerta  emi- 
nenza di  condizione  odignità,  sebbenechi 
l'usa  siasi  di  quelli  spogliato.  Un  tempo 
a're  davasi  il  predicalo  di  donini,  e  alle 
regine  quello  di  doninae.  Dissi  aDoM,ch'è 
parola  abbreviata  di  Dorninus,  e  fu  dap- 
prima peculiare  del  %o\o  Dio,  a\  quale  ar- 
ticolo riportai  alcuna  nozione  sulla  paro- 
la Donine,  e  sul  Jube  Donine  henedicere 
{f^).  In  seguito  il  Donmus  si  die  al  Pa- 
pa e  ad  altri,  aia  il  Donmus  Apo^toUcus 
restò  esclusivo  del  Papa.  Nella  repubbli- 
ca romana  non  si  ha  contezza  del  predi- 
cato di  signore,  tutto  proprio  soltanto  di 
Dio,  per  cui  rimarcai  a  Roma  che  ne  ri- 
cusarono il  titolo  gl'imperatori  Augusto  e 
Alessandro  Severo.  I  romani  d'allora,  par- 
lando o  scrivendo,  usavano  il  nome  pro- 
prio diquellocon  cui  comuni  vano;  inval- 
se però  sotto  l'impero  di  Caligola,  il  pre- 
dicato di  signore,  e  qual  titolo  di  digni- 
tà e  di  eccellenza  l'adottarono  i  successo- 


SIG 
ri;  anzi  (juegli  orgogliosi  principi  accet- 
tarono viventi  dall'aiiulazìone  il  titolo  di 
Divo  eòi  DivinissimOy  di  cui  parlai  a  Di- 
\irf  ITA,  ricevendo  a  vanti  la  i5V^^o//Hrrt  l'a- 
poteosi, di  che  a  quell'articolo  dissi  altre 
parole,  li  p.  Pauli  nell'erudito  Ragiona- 
mento  sopra  il  titolo  di  Divo  datoagli  an  - 
tichi  imperatori,  che  puhblicù  negli  Opu- 
scoli il  p.  Calogeri»  1. 15,  dimostrò  che  il 
titolo  di  D/Vo  non  da  vasi  per  pubblica  au- 
torità se  non  a  coloro,che  essendo  già  mor- 
ti, venivano  consagrati  e  posti  nell'ordine 
degli  Dii;  esaminò  le  ragioni  che  mosse- 
ro i  gentili  a  sidatla  deificazione,  cercò  in 
qua!  luogo  del  cielo  e  in  qual  ordine  de- 
gli Dii  ponevano i  deificati,  l'incomincia- 
mento  del  costume,  le  ceremonie  e  il  cul- 
to. Osserva  l'anuiilista  Rinaldi,  an.  i,  n.° 
5g,  che  i  galilei  a  nessun  uomo  dicevano 
convenirsi  il  titolo  di  signore,  e  amava- 
no megliosostenerequalunque  tormento, 
che  dii;hiararealcunOiS'/g''Jore;ed  all'anno 
58,  n.°  33,  dice  che  signore  è  il  titolo  soli- 
to a  darsi  nel  Saluto  (/'.)sino  dall'anti- 
chità, il  quale  ora  in  Italia  con  leggera  i* 
milazionesi  fa  alla  straniera;  ed  allo  Siai'- 
nuto  (/^^.)  non  si  augura  più  il  maggior 
de'beni,  la  sanità,  ignorandosi  l'origine 
di  tale  opportuno  augurio,  ma  si  tace  con 
silenzio  assai  eloquente  per  chi  con  pena 
medita  sul  progresso  retrogrado  disilFatti 
incivilimenti!  11  Ruinarl,/i//t  sinceri  dei 
primi  martiri,  l.  2,  p.  4^7,diceche  ne'pri- 
nii  tempi  della  Chiesa  a' vescovi  furono  da- 
ti i  titoli  di  Signore,  dì  Santo  e  di  Beatis- 
simo (f^.).  Nel  V  secolo  si  attribuì  la  qua- 
lificazione non  solamente  agli  uomini  vi- 
venti, ma  ancora  a'santi  defunti,  i  quali 
furono  più  volte  onorati  col  titolo  o  pre- 
dicato di  signore;  in  appresso  si  accordò 
pure  ai  Papi,  ai  principi,  ai  vescovi,  agli 
abbati,  ai  monaci;  ma  lutto  questo  è  re- 
lativamente alla  parola  dorninu^,  che  so- 
lo in  tempi  posteriori  si  è  tradotta  comu- 
nemente col  vocabolo  di  signore.  Poco  do- 
po i  Papi  per  umiltà  adottarono  il  tito- 
lo di  Scrvus  Servorum  Dei  C^'.),  ove  di- 
co chi  altri  l'usarono.  L'.\niu)iialo,  pai- 


SIG  io3 

landò  delle  famiglie  nobili  napoletane,  al 
capitolo  del  messere  e  del  ^/g/zo/e, attri- 
buisce tal  predicato  alla  dignità,  e  crede 
che  la  voce  dominus, stguove,s\a  corrot- 
ta dal  latino  5efi/or^- perchè  giuntala  legge 
longobarda,  succedendo  nel  possesso  dei 
Feudi  {^r.)  il  più  vecchio,  appellavasi  se- 
niore, il  qual  vocabolo  agevolmente  de- 
generò in  signore,  che  altro  a  sua  senten- 
za non  significa  tranne  padrone  del  luo- 
go, e  di  là  poi  in  vece  di  dominns  e  do- 
niinium,  cominciossi  a  dire  e  scrivere  si- 
gnore e  signoria,  dominio  cioè  di  uno  o 
più  luoghi.  llParadisi,neH\^/eA2eor/e//'</o- 
mo  nobile,  pone  fra  i  predicati  compro- 
vanti nobiltà  per  le  scritture  pubbliche, 
anche  quello  di  signore.  Certamente  tal 
predicato  risalir  deve  ad  epoca  remota,  in 
cui  esso  attribuiva  all'insignitone  una  pre- 
minenza ragguardevole.  A  prova  di  ciò 
l'Aldimari,  nelle  sue  Memorie  storielle  su 
diverse  famiglie  nobili  napoletane  e  fore- 
stiere, foinisce  molti  esempi  dedotti  dal 
secoloX  II  I,  per  dimostrare  in  quanto  pre- 
giosalisseil  predicato  di  signore,  che  non 
davasi  in  Francia  chea'feudatari  amplissi- 
mi, imperocché  il  titolo  di  signore  deno- 
tava superiorità,  preminenza  e  nobiltà.  Il 
predicato  di  signore,  per  quanto  si  rac- 
coglie da  non  pochi  alti  notarili  di  nobi- 
li personaggi,  duròanche  nel  secolo  XV, 
qual  distintivodiiVoi/V/àf^/'j,  come  l'at- 
testa Crescenzi  nel  suo  Anfiteatro  romano 
enei  Trattato  di  nobiltà:  laonde  i  domi- 
natori di  Milano,  di  Verona,  di  Padova 
e  di  altre  città  se  ne  intitolarono  signo- 
ri. Gl'inglesi distinguonoqiielli  della  pri- 
maria nobiltà  col  predicato  di  Lord[f'.), 
parola  desunta  dalla  sassone  laford,  che 
equivale  a  Dominus.  Col  volgere  dell'e- 
tà, introdottesi  quindi  altre  note  onorifi- 
che, il  predic.ito  di  signoria  restringeva - 
si  a  quelle  persone  che  viveano  meramen- 
te in  costumanza  civile,  non  deilile  ad  ar- 
ti meccaniche  e  civili,  eil  in  questi  termi- 
ni fu  riguardato  nel  secolo  passato  iuLora- 
bardia,  ove  ncliytn)  fu  derrctato  cor)  e- 
dillo  araldico:  'i  Alle  persone  iaipicgile 


io4  SIG 

ìd  abbietti  esercizi  non  potrà  darsi  nean- 
che il  semplice  predicato  di  signore,  sotto 
pena  di  5o  scudi ,  il  qual  predicalo  sarà 
permesso  unicamente  a  chi  vive  civilmen- 
te, oppure  esercita  qualche  arte  o  impie- 
go civile".  Temo  assai  che  tale  disposizio- 
ne abbia  generale  osservanza,  poiché  per 
la  degradazione  quasi  universale  in  cui  so- 
no i  titoli  onorifici  profusi  con  stomache- 
vole eccesso,  il  titolo  di  signore,  almeno 
scrivendo,  si  dà  quasi  a  tutti.  Questo  ti- 
tolo è  soltanto  handhooeWe Repubbliche 
(f-),  ove  le  ambizioni  aspirano  a  ben  al- 
tre cose,  come  all'arricchire,  al  potere,  al 
dominare,  al  signoreggiare  di  fatto.  Ar- 
roge  forse  la  sentenza  con  cui  nell'ultima 
repubblica  francese,  nel  1 849  il  piesiden- 
te  dell'assemblea  Dupin,  chiuse  in  certo 
modo  la  questione  in  essa  insorta  sulle  pa- 
ìo\eSignore eCilladino,  e(ii  questa:  Cliia- 
ìiiiarnoci  pure  signori  e  siamo  ciltaduii. 
Essa  ci  fa  involontariamente  tornar  col 
pensiero  a  cei  ti  repubblicani  che  dopo  il 
24  febbraio  184B  in  Parigi [F.)  ebbero 
iioprattulto  il  gusto  di  farsi  condurre  nel- 
le carrozzedi  cor  te,  banchettare  al  le  men- 
se di  corte,  assistere  agli  spettacoli  nella 
loggia  della  corte,  insomma  gettarsi  co- 
me affamati  su  tutti  i  residui  del  lusso  di 
corte.  Essi  aveano  propriamente  l'aria  di 
dire  :  Siamo  signori  e  chiamiamoci  cilla,' 
{lini.  Nelgennaio  185411  general  Santan- 
na  presidente  della  repubblica  del  Mes- 
sico ha  decretato:  Che  il   direttore  dei 
dipartimenti  e  i  membri  delle  assemblee 
municipali  di  Messico  e  di  VeraCruz  pren  • 
derebbero  il  titolo  di  Eccellenza;  i  pre- 
fetti de' distretti  e  i  capi  politici  de'  ter- 
ritorii  quello  di  Signorej  i  membri  del- 
l'assemblee de'diparlimenti  e  de'terrilo- 
rii  quello  d'  Illustrissimo ,  e  quelli  del- 
le città  di  minore  importanza,  di  ///«• 
sire.  Il  Parisi,  Istruzioni  per  la  segrete- 
ria t.  3,  de' titoli  Signore  e  Signoria,  ri- 
ferisce che  abbiamo  in  Marziale  una  ma- 
iiieradi  salutarsi  costumata  dagli  antichi. 
Sollicìtus  doiias,  Dominunij  Hcgemque 
salutasj'ìì  qual  complimento  viene  auto« 


SIG 

rizzato  da  Seneca.  Obvios,  si  nomen  non 
succurrit,Dom\nQSsalulamus.S(i  non  fos- 
se dubbia  un'iscrizione  greca  che  conser- 
vava in  Verona  Malfei  nel  suo  ricco  mu- 
seo, in  un  testamento  di  Epitetto  si  avreb- 
be un  antichissimo  esempio  del  Signore 
Signore  due  volte  dato  ad  Iperide;  ed  al- 
lora avrebbe  torto  Augusto,  che  noi  volle 
neppure  una  volta;  ma  il  Dominus  non 
se  l'ebbe  a  male.  Indi  fu  poi  ben  accolto 
da  molti  vescovi  a'quali  fu  inviato,  come 
da  Fiorenzo  e  da  s.  A  tanasio  a  Lucifero  di 
Cagliari;  da  s.  Paolino  a  s.  Agostino,  ed 
anche  a'cardinali.  Si  replica  poi  ordina- 
riamente il  signore  colle  persone  prima- 
rie, perchè  solendo  queste  essere  colloca- 
te in  siti  molto  alti, se  non  l'ascoltano  al- 
la prima,  possano  sentirlo  la  2.'  volta  e 
la  3.^  ancora  aggiungendosi  al  Signore  Si- 
gnore il  Padrone^  e  poi  il  Colendissimo 
(^.),  quindi  nuovamente  Signore,  dopo 
aver  cominciato  coW  Illustrissimo  (/  .)  , 
divenuto  Irivialissimo  a  motivo  della  co- 
munanza abusiva  dell'  Eccellenza  (f^.)- 
Non  solo  in  Roma,  ma  in  tutto  il  mondo 
cattolico  parlandosi  del  supremo  Gerarca 
^/^), come  padre  comune de'fedelisi  dice 
Nostro  Signore:  così  scriveva  Enrico  IV 
re  di  Francia  nelle  sue  autografe  lettere, 
parlando  di  Clemente  Vili.  L'imperato- 
re della  Turchia^/'.)  chiamasi  Gran  Si- 
gnore. Aggiunge  Parisi,  che  a  suo  tempo 
esci  in  scena  la  voce  Signoria,  e  si  scrivea 
non  già  Prostra  Signoria^  Vna  F^.  S.,  ed 
anche  Vossignoria se^i\endof,\  Vannozzi, 
uèpretendel'articolo  di  precedere  il  pos- 
sessivo Prostra,  neppure  nel  plurale,  noo 
dicendosi  :  la  Fostra  Signorìa,  ma  o  Fo- 
sire  Signorie, o\e Signorie  Vostre.  Potrà 
dirsi  bene  \diStgnoria  Vostra  anchequau- 
do  si  parla  di  molti,  poiché  le  Signorie  Vo' 
strc  non  significherebbe  la  qualità  astratta 
inerente  all'animo,  per  lo  quale  vi  deno- 
minate Signori,  ma  i  vostri  beni  ed  ave- 
ri; nel  qual  senso  con  minore  spesa  potre- 
ste essere  signori  signorie,  come  ali 'op- 
posto si  hanno  signorie  senza  signoria,  che 
nel  latino  Dominalio  Qou  piace  a  Parisi; 


SI  G 
forse  perchè  Signoria,  astratto  di  siano- 
le, bignifìca  dominio,  podestà,  giurisdizio- 
ne, <fomjVmf/o,  imperiuiii ,(ìoniiniuiii j  Si- 
gnoria pergo  verno,  reginien^eó  anche  pel 
supremo magislratod'alcLina  repul)hlica. 
Tultavolla  leggo  rìt\Dizionario  della  lin- 
gua italiana,  Signoria,  si  usa  parlando 
o  scrivendo  a  uomo  di  grande  all'are,  per 
titolo  di  maggioranza.  Trovo  nel  1. 1  del 
citalo  Calogerà  l'erudila  Lettera  di  Tu- 
balco  Pa  nidi  io  pastore  arcade,  in  dife- 
sa dell  uso  promiscuo  del  fostra  Siguo- 
ria,  e  del  J  ai.  Conclude,  che  non  è  con- 
tro le  leggi  d'  un  decoroso  e  ossequioso 
tialtamento  l'uso  del  f^oi  a  persone  qua- 
lificate, nèerroregramcnaticale  adopi  an- 
dolo  di  concerto  col  l'astra  Signor  ia,  con 
T  ostra  Signoria  Illustrissima,  o  con  A^o- 
stra  Eccellenza.  Quella  lettera  è  di  Do- 
menico M.'  Manui.  De'lelteruti  che  con- 
dannarono il  termine  di  Signoria,  parlò 
pure  il  citato  Canceilieii.  Tra  (|uelii  che 
lo  difesero  vi  è  ancora  la  Lettera  di  A- 
lessandro  Ciloliniin  difesa  della  lingua 
volgare,  e  i  luoghi  del  medesimo, con  una 
lettera  di  Girolamo  Ruscelli  al  Muzio, in 
difesa  dell'  uso  delle  Signorie,  Venezia 
1  ,j5  I  .All'articolo  NosTRoSiG.voBE  feci  pa- 
rola sul  Noi  e  sul  Nostro,  costumato  dal- 
le persone  costituite  in  dignità.  Domicel- 
lo,  donzello,  Domicellus,  non  è  che  il  di- 
minutivo di  Dominus,ì>\'^vnjve.  DilFerisce 
dal  signore,  in  quanto  che  questo  è  più 
grande  per  ricchezze  o  per  età.  Questo  ti- 
tolo anticamente  davasi  in  Francia  a'ilgli 
del  re,  ed  a  (juelli  de'grandi  signori.  ÌNel 
medio  evo  i  haroni  roinani  si  chianìava- 
no/-?o«j/fe///,e ne  parlai  altrove.i\elt^/o5- 
sarium  di  Du  Gange  si  legge  che  Pomi- 
ce llaefiìvouo  chiamate  le  liglic  nuhili  dei 
magnati  baroni  e  militi,  i  cui  genitori  si 
denominavano  Dominus  e  Dominae.  Sì 
ri[)ortano  diversi  esempi  che  le  (iglie  di 
re  e  altri  prìncipi  sovrani  turouo  dette  Do- 
inuelLie,e  co.m  pure  furono ap[)ellate  le 
Canouichrs\e  secolari,  discendendo  IJo- 
ìnivella  tla  Domina.  Finiìlmente  il.i  Si- 
gnorc  derivò  uucura  il  lilulo  auvtunu  di 


S  I  Lir  loT 

Sirc[r.'),  non  solo  divenuto  proprio  dei 
monarchi  e  tuttora  in  uso,  ma  un  tem- 
po fatto  comune  a'principi  minori  e  ad 
altri.  Al  presente  parlandosi  in  pubblico 
alle  regine,  si  dà  loro  i  titoli  di  Signora 
e  di  Madama,  oltre  quello  di  Maestà 
{/'.)  e  altri. 

SIGNORI  DELLA  MISSIONE,  r. 
]Missio.\E,  Congregazione  di  s.  Vincenzo 
dePaoli,eSoBELLE  eSuop.E  della  Carità". 
SIGO  o  SUGO.  Sede  vescovile  della 
Numidia  nell'Africa  occidentale,  tra  Ma- 
codia  e  Cirta,  e  di  questa  suQraganea.  Ne 
furono  vescovi  Cresconiodonalista  che  nel 
4i  I  fu  alla  conferenza  di  Cartagine,  Vit- 
tore cattolico  esiliato  nel  48-4-  da  Lnne- 
rico  re  de' Vanda  II,  [)erchè  negò  solloscri- 
veregli errori  de'donatisti.  Morceili,.,^yr. 
chr.  t.  I. 

Si  GL'ENZA  (iS'fgfm/m).  Città  con  resi- 
denza vescovile  di  Spagna  nella  Castiglia 
nuova  e  provincia  di  Guad  ilaxara,a  q  le- 
ghe daBiihuega  e  SodaMadrid,  presso  al 
limite  di  Calatayud  o  Soria,  sul  pendio  di 
una  collina  o  monte  Arienca,  la  cui  som- 
mità viene  occupata  da  un  vecchio  ca- 
stello,alla  sinistra  della  sorgente  dell'IIe- 
nares,  e  cinta  d'  antiche  mura  e  fortifi- 
cata. Le  strade  basse  sono  larghe  e  bel- 
le, ma  le  alte  scoscese  e  strette,  essendo 
le  case  per  lo  più  di  antica  costruzione: 
le  fonti  sono  alimentate  da  un  acquedot- 
to costruito  a  spese  d'uno  de'suoi  vesco- 
vi. La  cattedrale  di  buono  stile  gotico,  e 
che  contiene  alcuni  belli  mausolei, è  d'ot- 
tima struttura,  sotto  l' invociizione  di  s. 
Liberata  vergine  e  martire,  patrona  del- 
la città,  il  cui  corpo  quasi  intiero  si  con- 
serva tra  le  s.  reliquie  colla  massima  ve- 
nerazione. Il  capitolo  anticamente  rego- 
lare e  già  più  numeroso,  secondo  l'ulti- 
ma proposizione  concistoriale,  si  com[io- 
neva  du)  dignità, la  i  .\lelletiualiern  ilile- 
canojdi  24  canonici  comprese  le  preben- 
de del  teologo  e  tlel  penitenziere,  di  S  ra- 
zionari,  rationarios  et  tutidem  medios,  di 
c)c<ipptlldm  detti  del  coro,  e  ili  altri  [ite- 
ti e  chierici  uddelli  al  scrviiiio  divino. L)u- 


io6  SIG 

j)o  il  concordato  ilei  i  85  r  Ira  la  Spagna 
(/^.)  e  la  s.  Sede,  il  capitolo  è  uniforme 
a  quello  d'altre  chiese,  al  modo  che  ri- 
porterò in  tale  articolo.  Vi  è  il  fonte  bat- 
tesimale e  la  parrocchia,  la  cura  d' ani- 
me essendoaflidala  all'economo.  Alquan- 
to distante  e  in  bellissima  situazione  tro- 
■»'asi  l'episcopio.  Vi  sonoaltrecliiese,  due 
delle  quali  parrocchiali  col  battisterio , 
cinque  conventi,  ei  più  belli  sono  quel- 
li dei  girolainini  e  de'  francescani,  dieci 
monasteri  di  religiose,  non  che  confrater- 
nite, diversi  ospedali,  il  seminario,  un  o- 
«pizie,  un  collegio  universitario  nel  con- 
vento di  S.Antonio,  altri  stabilimenti,  l'ar- 
senale e  la  caserma;  ma  l'università  e- 
retta  nel  i44i  cessò  col  1807.  Possiede 
fabbriche  di  cappelli,  stoviglie  di  terra, 
chiodi,  ferri  da  cavallo,  di  chincaglieria 
{•rossa,  le  cui  officine  sono  stabilite  nel- 
l'ospizio. E" patria  del  teologo  fr.Giusep- 
pe  da  Siguenza  e  di  altri  illustri.  Vi  si 
trovano  varie  antichità  romane;  ed  i  con- 
torni amenissimie  fertili, pe'rig;tgnoli che 
■vi  affluiscono,  danno  pure  gesso  e  marmo 
statuario.  Siguenza  ricorda  una  fimosa 
battaglia  fra' pompeiani  ed  i  sertoriani. 
Invasa  da'mori  saraceni,  a  loro  la  tolse 
Alfonso  VI  re  di  Castiglia  e  di  Leon  nel 
I  106.  La  sede  vescovile  fu  istituita  nel 
V  o  VI  secolo  sulFraganea  della  metro- 
politana di  Toledo,  e  lo  fu  sino  al  ricor- 
dato concordato,  io  virtìi  del  quale  è 
«ufh'aganea  di  Tarragona:  il  vescovo  fu 
un  tempo  signore  temporale  della  città. 
)l  r.°suo  vescovo  fu  s.  Sacerdote  o  Sa- 
cerdozio, morto  nel  Syo:  fra' suoi  suc- 
cessori. Protogene  intervenne  al  3. "con- 
cilio di  Toledo,  s,  Gienderico  arcidiaco- 
no di  Toledo  morì  nel  708,  il  cardinal 
Pietro Gandisalvodel/e/i^oza  (A^.)gran 
cancellieredi  Castiglia,  fondatore  del  col- 
legio di  s.  Croce  di  Vagliadolid  morì  nel 
149^;  il  cardinal  Garzia  Loaisia  (F.) 
confessore  di  Carlo  V;  Ferdinando  Niceo 
de  Guevara  poi  arcivescovo  di  Granata, 
patriarca  delle  Indice  presidente  di  Ca- 
stiglia, morto  nei  i652;  Feidioaado  di 


SIL 

VaMez  inquisitore  e  presidente  di  Casti- 
glia, morto  senza  aver  preso  possesso  del 
vescovato;  Pietro  di  Tapia  domenicano, 
ec.  Nelle  Notizie  di  Roma  sono  registra- 
ti: fr.  Giuseppe  Garcia  minore  osservan- 
te della  diocesi  di  Valladolid  nel  1726; 
Francesco  Diaz  Sunlos  Bullon  della  dio- 
cesi di  Palencia,lraslato  da  Barcellona  nel 
1750;  Giuseppe  de  la  Cuesta  della  dio- 
cesi di  Santander,  trasferito  da  Ceuta  nel 
1761;  il  cardinal  Francesco  SaverioZ^eZ- 
gaclo  (^.),  Iraslato  da  Canarie  nel  1 76B; 
Giovanni  Diaz  Guerra  della  diocesi  di  Si- 
viglia, trasferito  da  Maiorica  nel  1777; 
Pietro  Innocenzo  Vexarano  di  Granata, 
ti-asferitodaBuenos-Ayres  nel  1 8oi;Em" 
manueleFiayle della  diocesi  di  Palencia 
nel  18  rq.  Essendo  morto  nel  i838,  dopo 
lunga  sede  vacante  il  regnante  Pio  IX  nel 
concistoro  de'4  ottobre  1847  preconizzò 
l'odierno  vescovo  «ng.r  Gioacchino  Fer- 
nandez  Cortina  di  Pendneles  diocesi  d'O- 
viedo, già  canonico  d'  Ahneria  e  di  To- 
ledo, governatore  di  questa  arcidiocesi,  e 
di  Madrid  vicario  e  visitatore.  Ogni  nuo- 
vo vescovo  era  tassato  in  fiorini  Sooo.  La 
diocesi  è  vasta, estendendosi  oltre  80  leU' 
cas  e  comprendendo  molti  luoghi. 

SILANDA.Sede  vescovile  della  Lidia, 
nella  diocesi  d'Asia,  sotto  la  metropoli  di 
Sardi,  eretta  nel  IV  secolo.  La  città  de- 
v'essere stata  di  considerazione,  avendo- 
ne pubblicato  il  medaglione,  col  novero 
de' vescovi  intervenuti  a'concilii,  il  Buo- 
narroti, ne'  Medaglioni.  Il  p.  Le  Quien 
neW Oriens  chr.  t.  r ,  p.  48  1 ,  registrò  i  se- 
guenti vescovi.  Marco  fu  al  concilio  diNi- 
cea,AlcimedeaquellodiCalcedonia,Aua- 
tolio  sottoscrisse  la  lettera  del  concilio  di 
Lidia  all'imperatoreLeone,  Andrea  inter- 
venne al  VI  concilio  generale,  Stefano  al 
VI  l,Eustazioa  quello  di  Fozio,  N.  al  con- 
cìlio che  condannò  Barlaam  e  Acindino 
avversari  di  Paiamo,  sotto  il  patriarca 
Calisto. 

SILBIO.  Sede  vescovile  della  Frigia 
Pàcaziana,  nella  diocesi  d'Asia,  sotto  la 
metropoli  di  Laodicea,  eretta  nel  V  se» 


SIL 

coIo,fli  cui  furono  vescoviiEulaliochclio- 
vossi  al  concilio  di  Calcedonio;  Giovanni 
al  VII  generale; Nicefoio a  quello  di  Fo- 
rio.  Oriens  dir.  t.  l,  p.  809. 

S\LE^Z\  MWO, Siltntiarius.B\cesa%\ 
anticamente  colui,  al  quale  appai  teneva 
impone  silenzio.  Alcuni  cliiamaiono  si- 
lenziaiio  il  segielario  di  stato  nella  corte 
di  Costantinopoli  o  di  altre  corti  sovra* 
uè,  o  almeno  ilsegietariodi  gabinetto  im- 
periale  greco:  forse  così  denominato  per- 
clièdovea  osservare  rigorosissimo  Silen- 
zio (^.)  e  profondissima  segretezza.  Di- 
ce il  Magri  che  in  delta  corte  questo  voca- 
boloavea  altra  significazione,percliè5'/f/j- 
tiari evano  que'soldati,  i  quali  custodiva- 
no la  porla  del  sagro  concistoro  imperia- 
le, dove  avevano  l'incombenza  di  far  os- 
servare silenzio,  e  la  loro  compagnia  era 
chiamata  ScìioLa  silcnùarioruin.  Proco- 
pio riferisce,  che  quelli  i  quali  militanilo 
nel  palazzo  dell'imperatore  intendevano 
alla  cura  delle  cose  pertinenti  alla  (|uiete, 
sì  cliiamavanosilenziari.  Da  questa  scuo- 
la l'imperatrice  Arianna  nel  49'  ele\ò 
all'unpero  Anastasio  I,  senza  essere  anco- 
ra salito  all'ordine  senatorio ,  e  ad  onta 
ch'essa  fosse  l'infima  milizia  palatina,  on- 
de dicesi  che  l'imperatrice  erasi  invaghi- 
ta di  lui.  Pare  che  anche  la  s.  Sede  avesse  i 
silenziari,  e  fossero  dignitari:  trovasi  nei 
monumenti  antichi  Schola  devotissimo- 
rum  silentiariortim,Silenli(7rius  sacnPa- 
latii,Primiceriiim  silenliariorum.  Meglio 
è  vedersi  Du  Cange,  Glossarium.  Sem- 
bra the  Ira'iomani  fosse  ufiìcio  apparte- 
nente agli  schiavi  ;  anche  Carlo  Magno 
avea  nella  corte  il  silenziaiio. 

SILEÌNZIO,  iy//e«fmni.Taciturnità,lo 
star  cheto,  il  non  parlare.  Questo  voca- 
bolo nella  s.  Scrittura  esprime  anche  le 
idee  di  liposo,  quiete,  rovina,  morte.  Gli 
antichi  ebbero  l'ufllcio  i\\  Silenziario^f  ' .) 
per  imporre  silenzio  o  parlare  sotto  vo- 
ce nel  palazzo  imperiale,  forse  .indie  nel 
patriarchio  pontificio,  ne'monustei  1, nelle 
scuole,  nel  refettorio,  per  cui  in  (juesli  ul- 
timi luoghi,  dovendosi  osservare  il  silcu- 


SIL  »07 

zio,  vi  sono  tabelle  colla  parola  Silenliuni 
in  grandi  caratteri.  A  Convito  parlai  del 
silenzio  e  della  lettura  nella  mensa  :  il  p. 
Menochio,  nelle  Stuore  cent.  1  o,  cap.  1 9 
tratta:  sr  ne'corn'iti  sia  meglio  lo  stare  in 
silenzio  o  parlare.  Conclude,  che  deve* 
si  come  in  tutte  le  cose  recedere  dagli  e- 
slreir.i,nè  parlar  troppo,  né  tacere  alfat- 
lo,  per  essere  discreto  convitalo.  La  mi- 
tologia, fece  del  silenzio  una  divinità  al. 
legorica,  rappresentandolo  con  un  gio- 
vane che  tiene  il  dito  alla  bocca  ,  e  con 
una  mano  fa  cenno  di  t;icere;  il  suo  at- 
tributo è  un  ramo  di  pesca,  albero  le  cui 
foglie  hanno  forma  di  Lingua  (f.)  uma- 
na,ch'è  uno  degli  strumenti  del  parlare. 
I  persi  adorarono  il  silenzio  come  un  Dio, 
gli  egizi  lo  chiamarono  Arpocrate,i  greci 
Sigalioue,  i  romani  Angerona.  Gli  anti- 
chi discepoli  de'lìlosofì  greci  peno  anni 
gli  udivano  tacendo,  poi  istruiti  parlava* 
no:  savio  e  bello  è  il  conoscere  il  tempo 
di  tacere  e  quello  di  parlare.  La  parola 
talvolta  ferisce  fieramente  l'uomo  piùche 
il  pugnale ,  rattrista  persone  e  società  , 
produce  animosità  e  risentimenti  eter- 
ni. Il  silenzio  era  comandalo  nella  cele- 
brazione de'misteri  pagani,  ed  un  aral- 
do l'imponeva  colle  formole  :  Hoc  agej 
faveto  liiiguis  pascilo  linguam.  Questa 
parola  nella  lingua  degli  auguri  signifi- 
cava ciò  ch'è  senza  difetto.  Gli  oratori  e 
lutti  quelli  che  volevano  parlare  al  po- 
polo romano,  imponevano  silenzio  avan- 
zando la  mano.  Il  silenzio  presso  gli  an- 
liclii  indicava  specialmente  il  lem[)0che 
scorre  dopo  la  mezzanotte,  siccome  il  [)iìi 
tranquillo.  Gli  eretici  f^aUnliniani  [f\) 
osservavano  ne'Ioro  riti  un  silenzio  per- 
petuo: essi  imitavano  i  segreti  e  gli  arca- 
ni degli  eleusini,  usando  gran  diligenza 
in  occultare  (piel  che  [>iedicavano:  lutti 
i  Settari^  f^.)  ebbero  grandemente  a  cuo- 
re il  segreto  e  l'arcano.  Questo  la  Chiesa 
osservò  lincile  credè  necosaria  tale  disci- 
plina, perchè  i  gentili  ignora>sero  i  sa;;i  i 
misteri,  e  poi  abbandonò  il  silenzio  dei 
sasri  riti  e  delle  ccclesiasliclie  ceiemooic, 


io8  SIL 

e  le  rese  cognite  apertamente  a  tutti.  I 
santi  per  mortificazione  e  per  la  vita  con- 
templativa furono  assai  osservanti  del  si- 
lenzio: ricorderò  tra'primi  s. Gregorio  Na- 
zianzeno,  il  quale  col  silenzio  di  4o  gior- 
ni represse  la  tentazione  della  lofiuacilà; 
tra 'secondi  «.Romualdo  istitutore  de'ca- 
rnaldolesi,  onde  i  suoi  discepoli  di  qua- 
lunque parola  oziosa  chiedevano  la  pe- 
nitenza: questo  mirabile  silenzio  del  san- 
to celebrò  nella  sua  vita  s.  Pier  Damia- 
ni. Molli  ordini  religiosi  sono  osservan- 
ti del  silenzio,  e  lo  rimarco  a'  loro  arti- 
coli. 

SILENZIO.  Ordine  di  cavalieri.  V. 
Cipro  ordine  equestre. 

sileo  oSI  \AJ^O^S\lvlum,Syllaeum. 
Sede  vescovile  della  2.'  Panfilia,  sotto  la 
metropoli  di  Pirgi{f^.),  eretta  nel  IV  se- 
colo,elevata  a  metropoli  nelI'VIII,  ed  u- 
nita  a  quella  di  Piigi.  Si  conoscono  i  se- 
guenti vescovi  di  Sileo.  Teodolo  nel  38  i 
fu  al  [  ."concilio  generale  di  Costantino- 
poli; Neone  assistè  a  quello  generale  di 
Calcedonia;  Plusianoal  VI  generalejPao- 
lo  sottoscrisse  i  canoni  in  Trullo j  Costan- 
tino iconoclasta  fu  trasferito  a  Costanti- 
nopoli; Antonio  fu  depostocome  fautore 
degl'iconoclasti  nell'S  1 1  ;  Pietro  di  cui  è 
menzione  nella  vita  di  s.  Giovannicio; 
Giovanni  assistè  all'VIIl  concilio  gene- 
rale; altro  Giovanni  a  quello  del  patriar- 
ca Sisinnio  11  nel  997;  IMichele  trovossi 
al  conciliodiCerulario,nel  quale  sacrile- 
gamente furono  scomunicali  i  legati  di  s. 
Leone  IX;  N.  fu  al  concilio  tenuto  sotto 
l'imperatore  Isacco  Angelo;  N.  occupava 
la  sede  nell'impero  d'  Andronico  I.  O- 
riens  dir.  1. 1,  p.  lor  7. 

SILICEO  o  PEDERNALES  Gian- 
martino,  Cardinale. ^acc\\ie.  inVillagar- 
zia,  diocesi  di  Badajox,  di  oscuri  parenti, 
e  siccome  dolalo  di  eccellente  ingegno, 
avanzatosi  negli  studi  destinò  recarsi  in 
Roma,  ma  passando  per  Valenza  gli  con- 
venne per  necessità  dedi^^arsi  per  mae- 
stro a'tigli  d'un  gentiluomo.  Ivi  strinse 
amicizia  con  uu  religioso, che  aiumiran- 


SIL 

do  in  lui  molto  spirito  e  grande  amore 
per  lo  studio,  lo  consigliò  a  trasferirsi  in 
Parigi. Oltre  il  soccorso  trovalo  in  quel- 
la capitale  per  sussistere,venne  fatto  mae- 
stro nelle  scienze  e  poi  reggente  nell'u- 
niversità. L'alletto  patrio  l'indusse  a  ri- 
tornar nella  Spagna,  dove  ottenne  la  cat- 
tedra di  filosofia  morale,  e  poi  di  teolo- 
gia nel  collegio  di  s.  Bartolomeo  di  Sa- 
lamanca, ove  avendo  perseverato  lunga- 
mente, conseguila  la  giubilazione,  si  ri- 
tirò nel  suburbio  a  menar  vita  quieta  ap- 
plicata allo  studio  delle  divine  Scritture. 
Frattanto  dovendosi  nella  Spagna  pren- 
dere a  risroroso  esame  la  dollrina  d'  E- 

o 

rasmodi  Rotterdam,  fu  compreso  Ira'de- 
potati, già  divenuto  canonico  teologodel- 
la  cattedrale  di  Coirà, ov'erasi  preparata 
la  tomba.  Sorpreso  Carlo  Vdi  sua  pro- 
bità e  dottrina,  l'assegnò  a  precettore  di 
Filippo  II  suo  figlio,  a  cui  piacque  nomi- 
narlo in  suo  elemosiniere  e  confessore;  nel 
qual  geloso  incarico  avendo  secondato  a 
mera  viglia  le  mi  re  del  l'imperatore, in  pre- 
mio di  sua  fedeltà  lo  nominò  a  vescovo 
di  Carlagena,  e  nel  i  543  gli  commise  ri- 
ceverea  Badajox  d.  Maria  infanta  di  Por- 
togallo, destinata  sposa  di  Filippo  II.  Fu 
quindi  trasferito  all'arcivescovato  di  To- 
ledo primate  della  Spagna.  Collocato  ia 
grado  sì  sublime,  raostrossi  difensore  in- 
trepido della  cattolica  religione  contro  le 
nascenti  eresie,  le  quali  si  studiò  di  sof- 
focare prima  che  avessero  tempo  e  agio 
di  dilatarsi.  Informato  Paolo  IV  del  suo 
merito  e  zelo,a'2odicembrei  555, quan- 
tunque assente  da  Roma,  lo  volle  onora- 
re del  cardinalato, dichiarandolo  prete  dei 
ss.  IVereo  ed  Achilleo.  Non  mancò  egli  coi 
fatti  corrispondere  alle  obbligazioni  del- 
la conferitagli  dignità,  e  dopo  avere  ri- 
cuperato molte  possessioni  di  sua  chiesa 
alienate  da'predecessori,  stabilì  con  per- 
petuo decreto  che  ninno  discendente  da 
mori  o  ebrei  potesse  giammai  ottenere 
nella  metropolitana  di  Toledo  canonica- 
li, prebende  o  benefizi,  o  esercitarvi  al- 
cuna giurisdizione  o  qualsivoglia  uflizio^ 


SIL 

ed  infilili  ne  escluse  con  pello  forle  tulli 
i  cattivi  uodiini  per  mettervi  invece  sog- 
getti idonei.  Edificò  una  sontuosa  cap- 
pella alla  B.  Vergine  nella  detta  chiesa, 
e  fondò  un  collegio  per  4u  fanciulli  pel 
servigio  della  medesima,  un  conservato- 
rio per  altrettante  nobili  vergini  e  orfa- 
ne, per  collocarsi  in  matrimonio  a  tem[)o 
debito  con  assegno  di  sulliciente  dote,  e 
stabili  pure  una  casa  perle  femmine  mon- 
dane convertite.  Pulsarci  da'  fondamenti 
il  celebre  collegio  di  s.  Bartolomeo  che 
minacciava  rovina;  nella  carestia  per  un 
anno  alimentò  i  poveri  del  grande  ospe- 
dale di  Toledo,  e  distribuì  i  ^,000  scudi 
a' bisognosi  della  città  e  diocesi  :  finché 
durò  la  guerra  da  Carlo  V  mossa  a'pro- 
testanti,  contribu'i  4o,ooo  scudi  per  le 
spese  di  essa, e  somministrògran  somma 
di  denaro  a  Giulio  111  e  ad  altri  Papi.  Fu 
chiamalo  dal  Signore, come  cigiovaspe- 
rare,  a  godere  il  premio  di  sue  gloriose 
azioni,  in  Valladolid  o  inToledo  nel  1 57  7, 
di  80  anni, e 3o  mesi  di  porpora.  Lasciò 
erede  di  suesoslanze  la  pia  casa  delle  no- 
bili vergini, dove  fusepoltocoa  breve  me- 
moria,sebbene  altri  lo  credono  tumulato 
nella  metropolitana. 

SILVA o SYLVA  "SlicuELE.Cardina. 
le.  Venne  alla  luce  in  Evora  di  Porto- 
gallo, dalla  nobilissima  famiglia  de'conli 
di  Portallegre,  avendo  sortito  dalla  na- 
tura un  eccellente  ingegno  e  grande  in- 
clinazione agli  studi  delle  belle  lettere,  a 
meglio  coltivarli  fu  dal  le  d.  Emanuele 
mandalo  all'università  di  Parigi,  poi  in 
Siena,  quindi  a  Bologna,  e  per  ullimoa 
Ruma,  do  ve  contrasse  stretta  amicizia  coi 
più  dotti.  Trasferitosi  a  Venezia,  percor- 
se le  piincipali  provincie  d'Europa,  ri- 
patriando  pieno  di  cognizioni  e  insigne- 
mente erudito  cos'i  nel  verso  come  nella 
prosa,  massime  nella  lingua  greca.  Il  re 
contento  de'suoi  progressi  e  del  suo  ma- 
turo senno  lo  ammise  in  corte,  ove  accpii- 
slatosi  pratica  e  sperienza  nel  maneggio 
degli  affari,  lo  destinò  oratore  a  Leone  X 
e  al  concilio  di  Lateiauo  V,  couliuuau* 


SIL  109 

do  nel  ministero  sotto  Adriano  VI  e  Cle- 
mente VII.  Pvitornato  in  Portogallo,  fa 
dal  re  Giovanni  111  fatto  suo  consigliere 
e  segretario  particolare  di  corte,  carica 
splendida  e  autorevole  per  essere  ammes- 
so ue'segreli  piìi  gelosi  del  regno.  Dive- 
nuto vescovo  di  Viseu  neh  539  o  i54i 
a' 12  settembre  iSSg  Paolo  III  lo  creò 
cardinale  e  pubblicò  a'2  dicembre  i  54  i 
prete  de'ss.  Xll  Apostoli,  ad  istanza  del 
cardinale  Alessandro  Farnese  nipote  del 
Papa.  Sdegnato  il  redellinipiovvisa  pro- 
mozione fatta  senza  sua  intelligenza,  gli 
proibì  d'accettarla  e  di  recarsi  in  Roma. 
Il  cardinale  però  segretamente  vi  si  con- 
dusse con  pochi  intimi  amici,  né  volle  più 
tornare  in  Portogallo  ad  onta  delle  pres- 
santi lettere  del  re,  percui  lo  spogliò  del- 
le rendite  ecclesiastiche  e  lo  snaturalizzò 
a'3  gennaio  i  54'2,proibendoa'portoglie- 
si  il  commercio  con  lui  anche  epistolare. 
Per  consiglio  di  s.  Ignazio  rinunziò  il  ve- 
scovato, la  cui  amministrazione  assunse 
il  cardinal  Farnese,  che  gli  lasciò  goder- 
ne le  rendite.  Paolo  III  si  prevalse  del 
cardinale,  e  lo  spedì  legiito  a  Carlo  V  per 
pacificarlo  col  redi  Francia,  ma  senza  ef- 
fetto per  non  essere  gradito  a  quel  mo- 
narca genero  di  Giovanni  III.  Nel  1^49 
fu  fatto  vescovo  di  INIassa  e  Populonia,  le- 
gato a  Venezia,  nella  I\Iarca  d'Ancona  e 
di  Bologna,  riuscendo  dappertutto  ama- 
to e  stimato.  Dopo  essere  intervenuto  a 
due  conclavi,  poiché  era  assente  in  quello 
di  Giulio  111,  assai  avanzato  in  età  morì 
in  Roma  nel  i  556,  ed  ebbe  sepoltura  nel- 
la basilica  di  s.  Maria  in  Trastevere  di- 
venuta suo  titolo,  pi-esso  a  cui  fabbricò 
un  magnifico  palazzo  ov'era  solito  abita- 
re, per  porgergli  sovente  occasione  di  vi- 
sitare la  B.  Vergine, di  cui  era  teneramen- 
te divoto,  ma  ivi  il  suo  monumento  se- 
polcrale non  esiste  più.  Fu  autore  di  va- 
rie opere  singolarmente  in  verso,  che  re- 
gistrò ilTorrigio,  De  scriplonbiis  carili- 
nalilitts.  Olii  e  d'essere  eccellente  poeta, 
fu  insigne  matematico,  e  compose  un  e- 
pigromina  iu  lode  del  suddetto  cardinal 


Ilo  SI  L 

Farnese,  die  il  senato  romano  pose  in 
Campidoglio  scolpito  sul  in:u'ino. 

SILVA  DE  iMOTTA  Giovanni,  Car- 
dinnle,  iNobile  poi  loyliese,  nacque  da  il- 
Justii  genitori,  in  Casteibranco  nel  di- 
stretto  diGuiniaraens,  a'i4  agosto  1 685. 
Fatti  con  successo  gli  slutli  nell'univer- 
sità diCoimbra,  in  cui  più  volte  ne  die 
pubblico  saggio  e  ne  riportò  la  laurea  di 
dottore,  fu  da  Giovanni  V  nominato  ca- 
nonico della  palriarc.iledi  Lisbona  e  suo 
consigliere,  indi  per  le  di  lui  istanze  Be- 
nedetto XI  11  a'26  novembre  1  727  lo  creò 
cardinale  prete,  senza  titolo  per  non  es- 
sersi recato  in  Roma,  né  a  ricevere  le  in- 
segne cardinalizie,  uè  a'due  conclavi. Pei 
suoi  talenti  il  re  lo  scelse  a  suoi. "mini- 
stro, eminentecarica  cbe  disimpegnò  con 
tanta  pubblica  soddisfazione,  che  fu  uni- 
versalmente compiantoc|uandoa'4  otto- 
bre i  74? '"0>"J>  d'anni  63  non  compiti,  in 
Lisbona,  venendo  sepolto  nella  chiesa  dei 
carmelitani. 

SILVA  Patrizio,  Cardinnle.  tacque 
nobilmente  in  Leiria  di  Portogallo  ai  1 5 
ottobre  1756, dopo  filiti  gli  sludi  abbrac- 
ciò la  vita  religiosa  nell'ordine  eremita- 
no di  s.  Agostino,  e  per  la  sua  dottrina 
e  talento  meritò  che  Pio  VII  nel  conci - 
storode'2  I  febbraio  1  820  lo  preconizzasse 
arcivescovo  d'P^vora.II  reGiovanni  VI  che 
lo  amava  lo  fece  segretario  di  stalo  desìi 
affari  ecclesiastici  e  di  giustizia, ed  ottenne 
da  Leone  XII  che  nel  concistoro  de'2  7  set- 
tembre 1824  lo  creasse  cardinale  dell'or- 
dine de'preti;  ma  per  non  essersi  mai  re- 
calo in  Pvoma,neppu  re  a'due  concia  vi, non 
ricevè  il  cappello,  l'anello  e  il  titolo  car- 
dinalizio. Il  Papa  spedi  in  Portogallo  a 
recargli  la  notizia  di  sua  promozione  e  il 
berrettino  rosso,  la  guardia  nobile  e  aiu- 
tante di  questo  corpo  cav.  Michele  Alva- 
rez  de  Castro,  che  il  re  decorò  dell'ordi- 
ne di  Cristo;  fu  pure  incaricato  di  porta- 
re la  berretta  cardinalizia  per  l'ablegato 
apostolico  che  nominai  nel  voi.  V,  p.  1 62, 
ove  fui  indotto  in  errore  con  dire  che 
gl'impose  la  berretta  cardinalizia  il  re  d. 


SIL 

Miclieie,  mentre  e  veramente  ciò  fece'H 
suo  padre  re  Giovanni  VI.  Inoltreddelto 
re  supplicò  Leone  XII  a  tra>ferirlo  alla 
chiesa  patriarcale  di  Lisbona,  ciò  che  il 
Papa  etleltuò  nel  concistoro  de' i  3  mar- 
zo 1 826. 1  vi  morì  a'3  gf;nnaio 1 84»,  d'an- 
ni 84  non  compili,  fu  esposto  in  quella 
chiesa  patriarcale  pe'  solenni  funerali,  e 
la  sua  spoglia  mortale  fu  depositata  nel- 
lachiesa  di  s.  Vincenzo  de  Fora.  Questo 
cardinale  fu  di  dubbie  opinioni  politiche; 
di  più  si  fece  appartenere  alle  società  se- 
grete. Mi  duole  l'animo  in  pronunziare 
queste  gravi  e  dolorose  parole,  ma  pur 
troppo  è  a  deplorarsi  che  il  settario  mor- 
bo pestifero  infettò  anche  alcuni  del  ve- 
nerandocelo ecclesiastico,  cosa  notissima. 

SILVANA. Sede  vescovile  della  provin- 
cia d'isauria,  sotto  la  metropoli  di  Séleu- 
cia,  nella  diocesi  d'Antiochia.  Il  suo  ve- 
scovoEulalio  sottoscrisse  i  canoni  m  Trul- 
lo. Oricns  dir.  t.  2.  p.  io34' 

SILVANO  (s.).  Questo  sanlo  è  patro- 
no della  piccola  città  di  Levroux  nel  Ber- 
ry,  che  l'onora  a'22  di  settembre.  Una 
tradizione  popolare,  non  appoggiata  ad 
alcun  solido  fondamento,  crede  eh'  esso 
sia  il  pubblicano  Zacheo  sotto  altro  nome. 

SILVERIO  (s.),Papa  LX.  Nacque  per 
legittimo  matrimonio  da  Papa  s.  Ormi- 
sda (prima  che  fosse  inizialo  negli  ordini 
sagri,  come  attesta  Baronio)  di  Frosino- 
ne,  che  alcuni  dissero  di  Troia  nella  Cara- 
pania  Felice,  ma  meglio  nella  Campagna 
oCampaniaRomana  nel  rioneCampoTra- 
iano  di  Ccccano,  e  perciò  come  il  padre 
campano  e  frosinate,  per  quanto  rilevai 
nel  voi.  XXVI  l,  p.  276  e  3o2,  originari 
ambedue  di  Prosinone,  e  che  Ceccano  o- 
ve  nacquero  fu  cinta  di  forti  mura  castel- 
lane con  porle  d'ordine  di  s.  Silverio,  la 
cui  statua  e  quella  del  padre  si  venerano 
nella  chiesa  principale  diFrosinone,al  mo- 
do notato  a  p.  3  1  6.  Alcuni  dicono  s.  Sil- 
verio cardinale  dell'ordine  de'pre  ti,  altri  e 
più  probabilmente  diacono  o  meglio  sud- 
diacono regionario.  Essendo  morloin  Co- 
staiiiinopuli  s.  Agapito  1  a'22  aprile  536, 


SIL 

(lopoarrivala  tale  notizia  inRom3,fuciea- 
to  Fiipas.  Silverio  agli  ti  giugno  SSj,  se- 
condo Novaes  ,  naentre  vi  è  chi  sostiene 
che  gli  successe  4ogio''n'  dopo  la  morte 
del  predecessore,  indi  consagi-ato  agli  8 
giugno  536.  Anastasio  Bibliotecario  scri- 
ve che  s.  Silverio  fosse  stato  eletto  per  o- 
pera  di  Teodato  re  de'goti  che  signoreg- 
giava Roma,  e  da  lui  corrotto  con  dena- 
ro; maLiberalo,che  in  questo  tempo  scris- 
se il  Breviario  della  sua  storia,  non  fa 
menzione  alcuna  di  questa  pecuniaria  su- 
bornazione, né  di  violenza  fatta  da  Teo- 
dato al  clero  romano.  Olire  a  ciò,  come 
riflette  il  Caronio  negli  /énnali  ecclesia- 
stici, all'anno  536,n.°i23,  non  avrebbe 
s.  Silverio  accusalo  dello  stesso  delitto  di 
simonia  Vigilio  (/'.),  nella  sua  intrusio- 
ne al  trono  pontificio,  nel  libello  delia  sen- 
tenza, che  scrisse  della  condanna  di  Vigi- 
lio, s'egli  slesso  per  questo  mezzo  fosse  sa- 
lito al  trono  medesimo. Trovandosi  allo- 
ra Vigilio  nunzio  di  s.  Agapito  I  in  Co- 
stantinopoli, bramoso  di  salire  al  ponti- 
ficalo fino  dal  53 1  in  cui  viveva  s.  Roni- 
facio  II,  il  quale  con  decreto  l'avea  desi- 
gnato successore  e  poi  rivocalo,  promise 
a  Teodora  imperatrice  eretica  eutichiana 
e  acefala,  ch'egli  annullerebbe  il  concilio 
di  Calcedonia  (/^'.)in  cui  furono  condan- 
nati gli  Eiuichiani  (f.),  e  restituirebbe 
alla  chiesa  di  Costantinopoli  Antimo, Se- 
•vero  a  quello  d*  Antiochia  ,  Teodosio  a 
quella  d'Alessandria  e  gli  altri,  che  quali 
eutichianiacefuli  n'erano  stali  deposti  e 
separati,  qualora  ella  si  adoperasse  in  far- 
lo salire  al  soglio  papale.  Adescala  l'au- 
gusta con  tal  promessa,  die  a  Vigilio  700 
pezze  d'oro,  e  commise  al  celebie  Belisa- 
rio questo  all'are,  nel  recarsi  con  l'eserci- 
to tl'ordine  di  Giustiniano  I  imperatore 
a  liberare  Roma  e  l'Italia  dal  giogo  dei 
goti.  Tornalo  N'igilio  in  Roma  colla  spe- 
ranza d'essere  ci  eato  Papa,  trovo  già  e- 
lelto  s.  Silverio;  ma  non  perdendosi  d'a- 
nimo, si  portò  in  l^avennii  a  consegnare 
a  Belisario  le  lettere  in  suo  favore,  «Ile  fpia- 
li  uggiuusela  promessa  di  200  libbre  d'o- 


SIL  III 

ro  alla  famosa  Antonina  deqna  amica  e 
confidente  di  Teodora  e  indegna  moglie 
di  Belisario,  per  meglio  tirare  al  suo  par- 
tito quel  capitano,  il  qualeciecamentede- 
feriva  alla  consorte.  Incamminatosi  per- 
tanto Belisario  verso  Roma,  i  romani  gli 
aprirono  le  porte, gli  mandarono  le  chiavi 
della  cillà  e  ne  cacciarono  i  goti,  che  re 
Vilige,  successore  a  Teodalo,  a\ea  racco- 
mandali a  s.  Silverio.  Il  Pa[)a  per  impe- 
dire un  massacro  e  la  depredazione  del- 
le chiese,  si  accorcìòcon  Belisario,  che  en- 
trò in  Roma  a' I  o  dicembre  jSy,  mentre 
i  goti  Uscivano  per  altra  porla.  Ma  Viti- 
ge  nel  marzo538si  presentò  avanti  A'o- 
/;/rt(/'.)con  I  5o,ooo  goti  e  l'assediò;  però 
dopo  un  anno  e  9  giorni  avendo  perduto 
una  liemenda  battaglia  si  ritirò.  Fu  al- 
lora che  Belisario  esserido  stato  in  forse 
se  dovea  ubbidire  a  Teodora,  ebbe  la  de- 
bolezza di  compiacerla,  sebbene  dichia- 
rasse che  a  lui  non  si  dovesse  imputare 
la  rovina  delPapa,eche  l'autore  neavreb- 
be  reso  conto  a  Dio.  Pertanto  e  vedendo 
che  non  cedeva  alle  pretensioni  dell'im- 
peralrice,iipugnanle prese  occasione  per 
deporre  s.  Silverio,  accusandolo  d'intel- 
ligenza segreta  co'goti  in  tempo  dell'asse- 
dio per  dar  loro  Roma,  egli  sostituì  l'acji- 
bizioso  Vigilio.  Il  Papa  innocente  si  riti- 
rò nella  chiesa  di  s.  Sabina,  ma  Belisario 
l'obbligò  a  vestirsi  da  monaco,  poiché  fat- 
tolo trasportare  nel  suo  palazzo  della  villa 
Pinciana,  lo  privò  di  tutte  le  indegne  pon- 
tificie, e  dopo  i  rimproveri  di  cui  lo  ri- 
colmò .Antonina,  l'esiliò  a  Patera  o  Pata- 
ra  cillà  della  Licia.  Allora  Belisario  fece 
pubblicare,  che  s.  Silverio  era  deposto  e 
divenuto  monaco;  nel  giorno  seguente  fe- 
ce procedere  all'  elezione  di  Vigilio,  che 
entrò  in  possesso  del  ponlificatoa'22  no- 
vembre 537  o  538,  perchè  alcuni  croni- 
sti aiilicipnnod'un  anno  l'ingresso  in  Ro- 
ma di  Belisario  e  l'assedio  di  Vilige.  Il  ve- 
scovodi  Patarafece  onorevole  accoglien- 
za a  s.  Silverio,  e  ne  prese  la  difesa  :  a  t.i- 
le  elfello  il  vescovo  si  condusse  dall'i  mi- 
peratore,  gli  pailò  con  libertà  sacerdola- 


112  S  I  L 

le  e  lo  minacciò  de'giudizi  di  Dio,  se  non 
riparava  a  Innlo  scandalo.  Gli  disse:  V'ha 
molti  re  sulla  terra,  ma  non  vi  è  che  un 
Papa  nella  chiesa  di  tutto  il  mondo.  Que- 
ste parole  in  bocca  d'un  vescovo  orientale, 
sono  un'ulteriore  prova,  ch'era  ricono- 
sciuta universalmente  la  supremazia  dei- 
la  sede  di  Roma.  Conosciutasi  perciò  da 
Giustiniano  I  l'innocenza  di  s.  Silverio,  lo 
rimandò  a  Roma;  onde  temendo  Vigilio 
di  rimaner  privo  del  tanto  vagheggiato 
pontificato,  con  Antonina  impegnò  Beli- 
sario ad  arrestarlo  prima  che  giungesse 
nella  città,  ed  esiliarlo  di  nuovo  nell'iso- 
la Palmaria,  nel  mare  della  Liguria,  se- 
condo alcuni,  ovvero  e  più  certamente 
nell'isola  di  Ponza  incontro  Terracina, 
dove  il  Papa  consumalo  dalla  fame,  dal 
freddo  e  da'disastri,come  riferisce  Libe- 
ralo in  Breviar.  cap.  22,  p.  776  (il  qua- 
le attribuisce  a  Vigilio  la  morte  di  s.  Sil- 
verio),otrafittocolferro,come  narra  Pro- 
copio, in  Hist.  arcana,  p.  4>  ''  fli^iale  di- 
ceche l'uccisoredi  s.  Silverio  fu  Eugenio 
servo  d'Antonina  mogliedi  Belisario,  finì 
di  vivere  a'20  giugno  del  54o,  su  di  che 
sono  a  vedersi  i  Boliandisli  die  lojunii, 
p.  i3.  Papa  s.  Silverio  in  un'ordinazione 
nel  dicembre  avea  crealo  19  vescovi,  i3 
preti,  5  diaconi,  e  visse  nel  pontificalo  4 
anni  ei2  giorni.  Fu  sepolto  ove  morì,  e 
si  venerano  le  sue  reliquie  in  Roma  nel- 
la basilica  di  s.  Maria  Maggiore,nella  chie- 
sa di  s.  Alessio,  e  pare  auche  a  s.  Sabina 
ov'erasi  rifugialo.  Venneallameute loda- 
to per  apostolica  costanza,  per  invitta  sol- 
lecitudine, zelo  e  fervore  ne'travagli.  Si 
oppose  all'empia  Teodora  per  ripristina- 
re Antimo  nella  sede  di  Costantinopoli, 
deposto  da  s.  Agapito  l ,  benché  avesse 
preveduto  che  gli  sarebbe  costata  la  vi- 
ta, e  si  ricusò  perciò  dal  recarsi  in  Co- 
stantinopoli a  esaminar  la  causa  dell'in- 
truso.Essendo  nell'isola  di  Ponza,  scrisse 
a  un  vescovo  suo  amico  :  Vengo  alimen- 
tato col  pane  della  tribolazione,  e  coll'ac- 
qua  delle  angustie,  ma  non  perciò  ho  tra- 
lusciuto  d'esercitare  il  mio  cilicio.  11  sud- 


SIL 

dello  luogo  del  monte  Piuclo,  già  abita- 
loda  Belisario, essendo  venutoin  proprie- 
tà de'Medici  granduchi  di  Toscana,  que- 
sti ampliatovi  il  palazzo  per  loro  detto  di 
f^iUaI\Iedici,\n  memov'ìa  dell'avvenimen- 
to vi  fecero  collocare  quella  lapide  mar- 
morea, che  pubblicò  Piazza  neW Emero- 
/og;/'o<f//ioma  a'20  giugno.In  questo  gior- 
no e  nel  1667  essendo  slato  elevato  alla 
cattedra  apostolica  Clemente  IX,  per  di- 
vozione verso  s.  Silverio  fece  coniare  due 
medaglie,  i  cui  coni  tuttora  si  conserva- 
no nella  zecca  pontificia.  La  i."  esprime 
l'effigie  di  Clemente  1 X  con  camauro,  sto- 
la e  mozzelta,  e  l'iscrizione:  Cleni.  IX  P. 
M. creai,  xxjun.  1 667;  nel  rovescio:  Co/z- 
slanlia  Silverii adiniitan.proposila^e  sot- 
to Roniae,  oltre  lo  stemma  Rospigliosi: 
allude  all'elezione  avvenuta  nel  dì  della 
beata  morte  e  festa  del  predecessore  s.  Sil- 
verio. La  2.' con  iscrizione  e  ritratto  co- 
me nella  precedente,  nel  rovescio  è  pure 
ripetuta  l'epigrafe  di  s.  Silverio,  con  tipo 
alquanto  di  verso.  Notai  a  C  uies  \  di  s.  Ste- 
fano DE'MoRr,  che  il  rettore  della  mede- 
sima d. Silverio  Campana  vi  eresse  un  al- 
tare in  suo  onore,  disponendo  che  vi  si 
celebrasse  la  festa,  e  vi  è  l'indulgenza.  Va- 
cò la  s-  Sede  6  giorni,  perchè  tenuto  Vi- 
gilio dal  clero  romano  per  illegittimo,  al- 
lora lo  confermò,  e  poi  si  mostrò  degno 
del  pontificato. 

SILVES,  iS/A'^z.  Città  vescovile  diPor- 
togallo, provincia  o  reguo  dell'Algarvia, 
comarca  a  più  che  io  leghe  da  Faro,  ed 
a  più  di  6  da  Lagos,  sulla  sponda  destra 
del  Porliraaò,  che  vi  riceve  il  fìumicello 
del  suo  nome  e  diventa  navigabile,  ed  il 
quale  quivi  si  attraversa  sopra  un  ponte 
di  pietra.  Ha  una  bella  chiesa  parrocchia- 
le, convento,  scuola  latina,  spedale  e  o- 
spizio.  Il  suo  aspetto  è  regolare,  ha  voto 
alle  cortes,  ed  occupa  il  3.°banco.  I  mori 
saraceni  l'invasero  coirAlgarvia,ed  il  re 
Saucio  l  neli  188  la  ri  prese  e  nel  seguen- 
te anno  tolse  loro  qualche  altro  distretto, 
per  cui  sin  d'allora  assunse  il  titolo  di  re 
d'Algarvia,  e  come  tale  fu  riconosciuto. 


SIL 
Altri  riferiscono  che  l'Algarvia  era  una 
semplice  contea,  dovesoggiornavanoi  lu- 
derlani  o  laiduii,  e  che  re  Dionigi  1  l'e- 
saltò al  grado  di  regno,  su  di  che  meglio 
è  vedere  quanto  dissi  a  Por.  TOG  ALLO.  L'Al- 
garvia anticamente  era  un  paese  più  este- 
so del  presente,  con  titolo  vescovile,  ed  il 
■vescovo  innanzi  l'invasione  de'mon  del- 
l'Africa faceva  residenza  in  Ossonoba  o 
Ossonaba,ora  vill;iggiod'Estoml)ar,e  ciò 
fin  dal  3o8,  città  dell'esarcato  ecclesiasti- 
co di  Spagna, considerabile  del  la  Liisitania 
secondo  Pomponio  Mela  e  Tolomeo;  al- 
tri dicono  corrispondere  all'odierna  Faro 
(^.).  Fu  già  snlhaganeadi  Siviglia,  e  poi 
lo  divenne  d'Evora  dopoché  questa  nel 
secolo  XVI  fu  dichiarata  arcivescovato: 
il  vescovo  d'Algarvia  od'Ossonoba  ^  in- 
cenzo  intervenne  nel  principiodel  IV  se- 
colo al  concilio  d'Elvira,  e  Pietroa  quel- 
lo di  Toledo  del  4o6.  Nel  r  i88  la  sede 
del  vescovo  di  Algarvia  o  Ossonaba,  da 
questa  città  fu  trasferita  a  Silves  e  vi  re- 
stò sino  al  1590,  in  cui  per  l'aria  malsa- 
na partirono  da  Silves  il  vescovo  d.  Al- 
fon*;o  di  Casleibranco  ed  i  principali  cit- 
tadini,e  si  stabilirono  in  Faro,  in  esecu- 
zione del  disposto  da  l'aolo  Ili  fino  dal 
1  53r).  Di  diversi  vescovi  di  Silvesedi  Fa- 
ro ho  parlato  in  alcuni  articoli,  come  di 
Alvaro  Pelagio  vescovodiSilvesdel  1  3  16, 
nel  vol.XXI,p.  2-23,  e  per  non  dire  d'al- 
tri Jacopo  de  Souza  vescovo  di  Silves  dal 
re  Emanuele  fu  spedilo  ambasciatore  a 
Giulio  11.  Quanto  a'vescovi  di  Faro  i  se- 
guenti sono  riportati  nelle  Notizie  di  Ro- 
ma. Nel  I  74o  fr.  Ignazio  da  s.  Teresa,  Ira- 
slato  dall'ai  ci  vescovato  di  Goa;  nel  1  7^2 
fr.  Lorenzodi  s.  Maria  di  C!oirabra  mino- 
re os<ervante  riformalo, Irasleiitoda  Goa; 
nel  I  784  Andrea  Teixeiia  Pallia  di  Hi-ja, 
succeduto  percoadiuloria;  nel  i  787  Giu- 
sep[>e  M.^  de  Mcllo  ili  Lisbona;  nel  1  "89 
Francesco  Gonies  (ìlippino,  della  diocesi 
di  Lisbona;  nel  1  H  i  q  (ÌMiaccbino  da  s.  An- 
na (^arvallio, della  diocesi  di  Lisbona;  nel 
18  >4  Bernardo  Antonio  ile  Fiqucrcido, 
della  diocesi  di  Coimbra;  morto  noli  833 


SIL  1 1 3 

restò  la  sede  vacante  sino  ali 844'"'^"' 
Gregorio  XVI  nel  concistoro  de'22  gen- 
naio preconizzò  l'attuale  vescovo  di  I;aro 
nig.r  Antonio  Bernardo  da  Fonseca  Mo- 
niz,  daMoucorvo  diocesi  di  Braga,  già  vi- 
cario generale  di  quell'arcivescovo.  Tan- 
to il  vescovo  di  Silves,  comequellodi  Fa- 
ro, per  tali  traslazioni  s'intitolarono  anche 
vescovi  Ossobonpnsis,  e  /flgarbicnsis  dal 
nome  del  regno.InoltreaFarosi  riunì  an- 
che la  sede  vescovile  di  Lagos  o  Lacobri' 
g^,erella  nel  VI  secolo, e  poi  una  delle  4  re- 
sidenze del  vescovo  d' Algarvia, laonde  Fa- 
ro diventò  importanfee  ragguardevole  co- 
me sede  dell'unico  vescovo  del  regno;  tut- 
tavia Lagos  è  ancora  città  considerevole. 
Trovo  ancora  che  il  vescovo  d'Algarbia 
fece  pure  residenza  in  Tavira,città  del  rea- 
me con  porlo  sulla  foce  del  Sequa,  difesa 
dal  castelloeda  due  baloardi,  con  super- 
bo e  solido  ponte;  però  Castromarino  è  il 
luogo  più  fortificato  di  tutta  la  provincia. 
SILVESTRINE. Congregazione  di  mo- 
nache benedettine.  Dopo  che  s.  Silvestro 
Gozzolini  abbate  nel  I  23  I  istituì  colla  re- 
gola di  s. Benedetto  l'ordine  de'monaci  per 
lui  detti  Sili'e^lrini  (f.),  fabbricò  il  mo- 
nastero di  s.  Beneilelto  nel  suburbio  diPe- 
rugia  nel  1  2r)(),  donde  nel  1  2r)'7  i  monaci 
furono  trasferiti  in  quello  edificalo  nella 
cillà;  dipoi  il  ven.  Andrea  di  (iiacomo  da 
Fabriano  4-°  generale  dell'ordine  invece 
v'istituì  le  monache  silvestrine,  ed  in  es- 
so le  religiose  per  molt;  anni  vi  perseve- 
rarono :  siccome  alcuni  fanno  istitutore 
delle  monache  il  b.  Bartolo  3."  generale 
dell'ordine,  ne  parlerò  nel  seguente  arti- 
colo, dicendo  ancoraché  pare  originasse- 
ro nel  12  33  per  opera  dello  stesso  s.  Sil- 
vestro abbate  in  Serra  s.  Quirico.  INIa  nel- 
la guerra  scoppiata  nel  pontificato  d'Ur- 
bano Vili  nello  slato  ecclesiastico,  e  te- 
mendosi la  propotenz-anìilitare,  furono  le 
monache  traslocate  dal  subuil^io  in  allro 
monastero  dcnlio  Perugia,  già  degli  c- 
remiti  di  s.  Agostino  e  denominati  della 
congregazione  di  Perugia  ,  canìbiandosi 
il  suo  nome  di  s.  Maria  Novella  in  qucl- 


VOL.   LIVI. 


8 


a 


bi'inrvaiw 


,  ru^. 


I  1 4  S  I  L 

lo  di  s.  Beneclelto.  Si  formarono  per  le 
monache  particolari  costituzioni,  secondo 
quelle  dell'ordine  sii  vestii  no,airosservan- 
za  dellequnli  si  obbligavanocon  voto  pai  • 
licolaie nella  solenne  professione.  Nel  co- 
lore però  delle  vesti  differirono  dai  mo- 
naci, i  quali  allora  non  vestendo  di  color 
ceruleo  scuro,  come  alciuii  scrivono,  ma 
sibbene  di  color  tanè  lionato  (ed  in  fat- 
ti il  Compagnoni,  Memorie  d'Osimo,  t. 
2,  p.  233,  e  t.  5,  p.  72,  nelle  belle  no- 
tizie che  riporta  di  s.  Silvestro,  dichiara 
che  il  ven.  Andrea  di  Giacomo  scrittore 
della  di  lui  vita,  notò  che  l'abito  del  san- 
to e  de'  suoi  primi  monaci  era  ruvido  e 
aspro,  senza  dirne  il  colore;  quindi  con  di- 
verse autorità  stabili>ce,  che  l'antico  co- 
lore dell'abito  de'silveslrini  Uì  mustellino 
o  lionato,  come  quello  da'^'allombrosani, 
ossia  color  tanè  lionato;  indi  parla  delle 
diverse  variazioni  e  cambiamenti  del  co- 
lore di  questo  abito),  le  monache  adotta- 
rono quello  nero,  come  le  altre  benedet- 
tine che  vestono  così.  Convennero  però 
nella  forma  dell'abito,  poiché  lo  stabiliro- 
no composto  di  tonaca,  di  scapolare,  e  di 
cocolla  che  assumevano  nelle  sagre  fun- 
zioni e  in  circostanze  solenni.  Sopra  il  ca- 
pOjOltreil  velo  bianco,  sovrapposero  il  ne- 
ro comuneqiiasi  a  tutte  le  monache.  Del- 
le silvesfiine  tratta  il  p.  Conanni  nel  Ca- 
talogo delle  vergini  a  Dio  dedicate,  a  p. 
92,  e  ne  riporta  la  figura,  la  quale  fu  ri- 
prodotta dal  Capparoni,  nella  Raccolta 
degli  ordini  religiosi  delle  vergini  a  Dio 
dedicate,  a  p.  34,  insieme  al  narrato  dal 
p.  Eonanni.  Dice  il  p.  Helyot  che  le  sil- 
vestrine  ebbero  parecchi  monasteri,  ed  li- 
tio anche  a  Serra  s.  Quirico,  che  rimonta 
al  1233  poco  dopo  la  fondazione  dell'or- 
dine, tutti  sotto  la  direzione  de'monacisil- 
vestriiii;  niacoll'andardel  tempo  riuscen- 
do ad  essi  d'imbarazzo  la  lasciarono,  rite- 
nendola direzionesolodiquellodis.Bene- 
detlo  di  Perugia.  Anche  in  Firenze,  non 
già  in  Recanati,  furono  istituite  queste 
monache  dal  ven.  Andrea  s.  Giacomo,  e 
collocate  nel  monastero  di  s.  Giorgio.  Al 


SIL 

presente  non  esistono  più  le  monache  sil- 
vestri ne. 

S IL VESTPilNI. Congregazione  mona- 
slica,chesegnendo  la  regola  di  s.  Benedet- 
to, vanta  a  fondatore  s.  iS'/Vt'e^^ro  Guzzo- 
lini  o  Gozzolini  nobile  d'Osimo,e  da  lui  ne 
prese  il  nome. Nacque  esso  nel  1  1  77  ed  eb- 
be perpadre  Ghisliero,e  prima  cheinlui 
rispleiidcsse  il  lume  della  ragione,  e  lino 
dai  piìi  teneri  anni  mostrò  di  possedere 
tutte  le  virtù,  onde  i  suoi  parenti  conce- 
pironosicura  speranza  dell'ottima  sua  riu- 
scita, e  dopo  i  primi  studi  fatti  nella  pa- 
tria 0>imo,  lo  mandarono  a  Padova  e  a 
Bologna  acciò  vi  apprendesse  la  giurispi  u- 
denza.  Conoscendo  Sii  vestio  che  quest'ap- 
plicazione lo  impegnava  negli  affari  del 
mondo, ne'quali  avea  risoluto  di  non  in- 
gerirsi, e  propendendo  per  la  vita  chieri- 
cale,  si  die  tutto  allo  studio  della  teologia 
e  a  quello  delle  divine  Scritture,  per  pu'i 
facilnjente  conosceiee amare  Dio  che  ciò 
gl'ispiiava. Dividea  il  tempo  in  modo,  che 
impiegandolo  alternativamente  nello  slu- 
dioe  nell'orazione,  non  gli  restava  neppu- 
re un  momento  d'ozio,  né  per  qualche  le- 
cito sollievo.  Ritornato  dopo  il  corso  de- 
gli studi  in  patria, incontrò  la  paterna  in* 
degnazione  per  non  aver  atteso  alla  giu- 
risprudenza che  reputava  necessaria  pei 
giungere  agli  onori  e  luci  i  del  mondo,  per 
cui  non  volle  vederlo  né  parlargli  per  i  o 
anni.  Sopportò  Silvestro  con  paziente  ras- 
segnazione tale  trattamento,  ed  intanto 
di  venne  canonico  onora  rio  del  la  cattedra- 
le, e  promosso  al  sacerdozio  si  applicò  più 
assiduamente  all'orazione,  alla  contem- 
plazione delle  cose  divine,  e  agli  esercizi 
delle  più  belle  virtù.  Acceso  di  zelo  per 
la  salute  delle  anime,  cominciò  a  predi- 
care e  riuscì  mirabilmente  nel  ministero 
apostolico,  perla  gran  dottrina  di  cui  era 
adorno,  e  per  la  santità  della  vita  con  cui 
confermava  quanto  diceva.  Non  istette  in 
sul  forse  di  portar  con  la  sua  voce  ammo- 
nimenti salutari  allo  stesso  pastore  d'O- 
Simo  tralignato  dalle  sollecitudini  di  ve- 
scovo, benché  gliene  venisse  per  tale  uso 


SIL 

ili  libertà  evangelica  travaglio  d'ingiusta 
persecuzione.  Impugnò  la  spada  de!  Si- 
gnore contini  vizi, che  cercava  di  rimuo- 
vere dal  cuore  de'suoi  concittadini, i  qua- 
li Io  ammiravano  avvampante  di  santo 
zelo.  Pensò  poi  di  ritirarsi  dalla  patria  e 
di  voltare  alfatlo  lespalleal  mondo, esol- 
lecitò la  risolu/.ione  per  aver  veduto  il  ca- 
davere d'un  suo  parcnte,cli'erasi  fatto  am- 
mirare per  bellezza,  in  breve  sfigurato  e 
contralTalto,  coperto  di  vermini  e  putre- 
dine. Pertanto  nel  i  2  i  7  (epoca  la  piìi  ve- 
rosimile, altri  avendo  scritto  nel  r  227)  e 
avendo  ^o  anni, parti  segretamente  da  O- 
simo,  accompagnato  da  certo  Andrea, la- 
sciato il  quale  sì  nascose  in  un  deserto  vi- 
cino alla  terra  di  cui  era  signore  Corrai 
do,  ove  vivendo  in  istraordinaria  peniten- 
za e  mortificazione,  non  tollerando  Cor- 
rado,che  lo  riconobbe,  che  dimorasse  in 
luogo  tanto  orrido  e  alpestre,  lo  condus- 
se in  altro  meno  disagiato  e  gli  sommi- 
nistròogni  giorno  l'alimento,  li  santope- 
rò  passò  ad  altro  sito  più  solitario  chia- 
mato Grotta  Fucile,  ove  poi  fondò  un  mo- 
nastero, e  qui  cominciatasi  a  spargere  la 
fama  di  sua  santità,  molti  a  lui  si  porta- 
rono per  esserne  discepoli  e  imitarlo  nel 
rigido  tenore  ili  vita,  poiché  privo  di  tut- 
to ordinariamente  si  cibava  d'erbe  cru- 
de, bevea  acqua  pura  e  dormiva  sulla  nu- 
da terra.  Consii;liatoa  determinare (|ual- 
che  regola  di  vivere,  fece  edificare  un  mo- 
nastero a  cui  prescrisse  un'estrema  pover- 
tà e  la  regola  di  s.  benedetto,  il  quale  di- 
cesi che  in  un'apparizione  gli  mostrasse  il 
colore  dcll'idiito  de'suoi  monaci, che  han- 
no lasciato  dall'  epoca  dell'unione  della 
congregazione  Sdvestrina  colla  Valloni- 
brosana.inche  vestirono  e  rilenneroquel- 
lo  di  turchino  blu  in  vece  del  primiero, 
ch'era  di  color  tanè,  come  neassicurano 
alcune  pittin-e,  un  dipinto  del  Veronese 
rappresentante  il  fondatore,  eijuiinto  ri- 
marcai nel  [)recedente  articolo  delle  Sil- 
vFsTni.NE.  Lo  scrittore  di  sua  vita  nggiun 
gp,  che  il  santo  pregando  il  Signore  a  ma- 
nifestare 1.1  sua  volonlii  intorno  alla  re- 


S  I  L  I  I  ~ 

gr)la  chedovea  abbracciare,  gli  apparve- 
ro tutti  i  fondatori  degli  ordini  regolari, 
ntostrandogli  ognuno  la  siia.ech'egli  scel- 
se fpiella  di  s.  lieiiedelto.  Altri  poi  voglio- 
no, ch'egli  fabbricasse  ili.°suo  mnn;isle- 
ro  in  ÌMonte  Fano  (di  cui  nel  vol.XL,  p. 
278.  ed  a  Recatati)  nella  diocesi  d'Or/- 
rno  (/ .)  e  due  miglia  da  Fabriano  {f), 
dedicandone  la  chiesa  a  s.  Beneilelto,  e 
che  neli23t  quivi  giltasse  i  fondamenti 
del  suo  ordine,  confermato  poi  con  bolla 
de'27  giugno  1247  da  Innocenzo  IV  in 
Lione.  Quindi  il  s. abbate  fondò  altri  mo- 
nasteri, come  di  s.  Bonfiglio  di  Cingoli, 
di  s.  Marco  di  Ripalta,  di  s.  Giovanni  di 
Sassoferrato,  di  s.  Benedetto  di  Fabria- 
no,di  s. Bartolomeo  di  Serra  s.  Qnirico,di 
s.  Pietro  di  INIonle  Ositno,  di  s.  .Marcodi 
Sambuco,  di  S.Tommaso  di  Jesi,  e  di  al- 
tri fino  al  numero  di  tredici.  Dopo  ave- 
re il  santo  procuralo  che  i  suoi  discepoli 
si  avanzassero  nella  perfezione,  pieno  di 
meriti  e  chiaio  per  molti  miracoli,  in  età 
di  c)0  anni  morì  e  restò  sepolto  in  Mou- 
teFanoa'26  novembre  1 2 ()-, per  cui  l'or- 
dine fu  anche  detto  di  Monte  Fano.  Usuo 
nome  fu  da  Clemente  Vili  messo  nel  mar- 
tirologio romano,  e  Paolo  V  Io  canoniz- 
zò perequipollenza  colia  hoWaSancloruni 
i'irorum,  data  in  Tusculo  a'2 3  settembre 
iG  1 7,  Bull.  fìom. t.4>pf»»'-4>P-  2 36. Nel 
tempo  che  il  dotto  Lamberlini  ei  a  pro- 
motore della  fede,  dall'ordine  fu  fitta  i- 
stanza  per  l'estensione  dell'uflizio  del  san- 
to a  tutta  la  Chiesa,  ciò  che  facilmente  si 
concede  pe'santi  canonizzati  e  fondatori 
di  ordini  approvati;  ma  si  oppose  rilevan- 
do che  i  silveslriiii  allor.i  esistevano  sol- 
tanto nella  Marca  ov'  erano  cominciati, 
nell'Umbria  e  nella  Toscina,  con  7.  "•mo- 
nasteri in  cui  vìveano  circa  3oo  tuonaci, 
onde  non  convenivo  estendete  n  tutta  la 
Chiesa  l'ulllzio  d  un  santo  fondatore,  l.i 
cui  religione  era  ricevuta  in  poche  pro- 
vincie  d'Italia.  Quando  poi  Lambertini 
divenne  cardinal  vescovo  d'.-Vnconn,  uni- 
to con  gli  arcivescovi  d'I'rbino  e  di  Fer- 
mo, e  con  diversi  vescovi  della  I\larca,  co- 


ii6  SIL 

me  dice  nella  sua  opera,  De  Canon,  ss. 
lib.  4,pa>'-  2,  cap.  6,  n.°i  r,ollentie  a'3o 
luglio  1729  da  Benedetto  XIII,  die  alla 
Marca  fosse  esteso  l'nfTizio  di  s.  Silvestro, 
che  dipoi  Clemente  XIV  concesse  per  tut- 
to lo  stato  pontificio.  La  T^ita  di  s.  Silve- 
stro, %cv\\.\a  dal  ven.  Andrea  di  Giacomo 
o  Giacobi  monacosilvestrinodi  Fabriano, 
ov'è  il  monastero  principale  dell'ordine, 
e  contemporaneo  del  santo,  fu  pubblica- 
ta in  Venezia  nel  1 5qq.  Abbiamo  pure  di 
Franceschiui,  Fila  di s.  Silvestro  abba- 
te fondatore  dell'ordine  di  s.  Benedetto 
di  lìlonle  Fano,  Jesi  1772.  NelisGS  fu 
nel  capitolo  generale  di  Monte  Fano  e- 
lelto  per  successore  del  santo  nel  gover- 
no dell'ordine,  il  b.  Giuseppe  di  Serra  s. 
Quirico  (di  cui  nel  voi.  XL,  p.  274),  il 
quale  fece  delle  nuove  fondazioni,  come 
anche  il  b.  Bartolo  da  Cingoli,  clie  quale 
3.°  generale  dell'ordine  dopo  il  preceden- 
te lo  governò  sino  al  i  298,  secondo  alcu- 
ni istituì  le  monache  Silvestrine[F.),  e  fe- 
ce seri  vere  la  vita  del  fondatore  dal  ricor- 
dato ven.  Andrea  da  Fabriano  poi  an- 
ch'esso generale  dell'ordine.  Sull'epoca 
dell'istituzione  delle  mouache  silveslrine, 
e  se  il  b.  Bartolo  o  il  ven.  Andrea  ne  so- 
no i  fondatori,  debbo  qui  dichiarare.  Il 
b.  Bartolo  3.°  generale  dell'ordine  cessò 
di  vivere  nel  1  298,  e  ne  fu  immediato  suc- 
cessore il  ricordato  ven.  Andrea  nel  gene- 
ralato e  nell'istesso  anno.  Le  monache  fu- 
rono ospitate  nel  monastero  di  s.  Benedet- 
to di  Perugia,  pare  alcjuanto  prima  del 
1299.  Inloino  al  b.  Bartolo,  non  si  rac- 
conta formata  un'associazione  di  sagre 
vergini  ;  ma  bensì  al  ven,  Andrea  si  ri- 
ferisce, e  concorda  col  fatto  cronologica- 
mente considerato,  perchè  le  datesi  riu- 
niscono nel  suo  generalato.  Adunque,  se 
al  ven.  Andrea  nonsidebba  assolutamen- 
te il  nome  d'istitutore,  non  gli  si  può  cer- 
tamente contrastare  quello  di  propagato- 
re, aggregando  al  monastico  vessillo  del 
Guzzolinoaltre  vergini, che  sino  dal  i  233 
ebbero  origine  pressoSerras. Quirico  sot- 
to la  disciplina  del  fondatore  dell'ordine, 


SIL 

ossia  di  s.  Silvestro  abbate.  Sotto  il  go- 
verno de'suddetti  generali  e  de'loro  suc- 
cessori, i  silvestrini  si  propagarono  sino 
a  contare  56  monasteri  di  uomini  e  mol- 
ti di  donne,  fondando  eziandio  un  mona- 
siero  di  monaci  in  Roma  e  altro  in  Na- 
poli. I  generali  non  meno  che  i  priori  dei 
monasteri  anticamente  erano  perpetui  , 
ma  Paolo  III  nei  1  543  li  fece  triennali.  Fu 
l'ordine  neli662da  Alessandro  VII  con 
bolla  del  29  marzo  unito  a  quello  de'  P'al- 
lontbrosani[F.),  formando  una  sola  con- 
gregazione sotto  il  titolo  di  Fallonibrosa 
e  Silvestrina  dell'ordine  di  s.  Benedetto, 
ordinando  che  i  generali  che  doveano  e- 
sercitar  l'uffizio  per  4  anni,  fossero  alter- 
nativamente eletti  tra  i  silvestrini  e  i  val- 
lombrosani;che  quando  un  silvestrino  fos- 
se generale  avesse  due  vallombrosani  per 
visitatori  generali,  e  reciprocamente  due 
silvestrini  quando  fosse  vallombrosano;  e 
che  si  compilassero  delle  costituzioni  le 
quali  fossero  egualmente  osservate  dagli 
uni  e  dagli  altri;  ma  l'unione  ebbe  breve 
durala  e  gli  ordini  furono  divisi  per  de- 
creto della  congregazione  de'vescovi  e  re- 
golari neliG67  sotto  Clemente  IX,  come 
appiendo  da  mg.*'  Compagnoni,  Memo- 
rie di  OsiniOj  t.  2,  p.  232.  Dopo  questa 
separazione  i  generali  silvestrini  contuiua- 
rono  nel  governo  di  4  anni,  quindi  nel  ca- 
pitolo generale  del  1681,  in  cui  fu  eletto 
generale  il  p.  d.  Giovanni  Matteo  Felicia- 
ni, fecero  alcuni  regolamenti  che  furono 
appiovati  nel  i(uS3  da  Innocenzo  XI,  il 
quale  con  breve  del i G85  ordinò  che  mo- 
rendo il  generale  ne  fosse  continuato  il  go- 
verno da  un  vicario  generale  sino  al  ca- 
pitolo. Avendo  i  silvestrini  fino  dal  1G78 
composto  delle  nuove  costituzioni,  Ales- 
sandro VI  II  le  approvò  colla  bolla  Pasto- 
ris  aeterni, (\e  1  5oltobre  1 6c)0,Bull.Roni. 
t.  9,p.  48,  ove  sono  riportate.  A  tenore 
di  esse  debbono  recitare  l'uffizio  divino 
ne'giorni  feriali,  e  nelle  feste  semplici  ag- 
giungono in  coro  quello  della  B.  Vergine, 
e  dopo  l'ora  di  I."  dicono  le  litanie  de'san- 
ti.  Finito  il  vespero  fanno  la  conferenza 


SIL 

spirituale,  dopo  compieta  un'ora  tl'ora- 
zioiie,  e  ogni  giorno  si  adunano  in  capito- 
lo. Non  puiiuo  mangiar  carne  se  non  in- 
férmi,  digiunano  dall'Esaltazione  delia 
Croce  sino  a  Pasqua, fuorché ne'giorni  di 
Natale  e  di  s.  Silvestro  loro  fondatore,  la 
cui  festa  è  a'26  novembre,  ed  in  altre  so- 
lennità, nelle  quali  può  dispensarli  il  su- 
periore, con  questo  che  non  cadano  nei 
tempi  d'avvento  o  quaresima.  Della  stessa 
dispensa  hanno  bisogno  eziandio  per  non 
digiunare,  quando  viaggiano,  ne'  giorni 
stabiliti  dalla  regola.  Il  loro  abito  consi- 
ste  in  una  tonaca  legata  con  una  fascia, 
ed  in  largo  scapolare  sciolto  con  cappuc» 
ciò,  tutto  di  color  ceruleo  scuro  o  turclii- 
110  blìj,  com'è  ancora  la  cocolla  che  assu- 
mono incoro  e  nelle  processioni  della  fuc- 
ina degli  altri  benedettini:  portano  percit- 
là  anche  un  lungo  mantello  della  forma 
di  quello  degli  ecclesiastici,  come  è  il  cap- 
pello. Il  generale  usa  come  gli  nitri  abba- 
ti la  maiitelletta  e  la  inozzelta,  colla  cro- 
ce pettoialejha  l'usodegli ornamenti  pon- 
tificali, e  può  conferire  gli  ordini  minori 

a'siioi  lelii'iosi.  Gli  altri  abbati  dell'ardi- 
o 

ne  ponilo  ullìziare  pontificalmente  ne'lo» 
ro  monasteri  3  volte  all'anno,  ed  è  pre- 
rogativa forse  non  posseduta  da  altre  con- 
gregazioni monastiche,  che  la  primaria  lo- 
ro chiesa  di  iMonteFano,oggi  dal  nome  del 
fondatore  detta  del  s.  Eremo  di  s.  Sth-e- 
Siro,  abbia  la  facoltà  d'innalzare  la  sedia 
pontiiìcale,  e  di  tenerla  costantemente  e- 
relta  sotto  apposito  baldicchino  all'uso  di 
cattedrale.  L'ordine  de'silvestrini  ha  pro- 
dotto molti  soggetti  illustri  per  dotlrma, 
per  virtù  e  per  sinlità  di  vita,  in  cui  si  re- 
sero celebri  s.  Buidìglio  vescovo  di  Foli- 
gno che  rinunziò  il  vescovato  per  tornare 
alla  solitudine,  il  b.  Giovanni  del  Casto- 
necelebre  per  miracoli,  il  b.  Ugoilegli  .Vi- 
ti discepolo  ilei  fondatore,  e  molti  altri  tra 
i  quali  si  contano  12  seguaci  del  «.abba- 
te; e  ne'tempi  a  noi  più  vicini  ilp. d.  Mau- 
ro di  Uccanali,  possente  contro  gli  ener- 
gmnenijil  p.  d.  Aiisovino  Rosati  di  Came- 
iiuo, esemplare  di  osservanza  e  carità  rc> 


SIL  117 

ligiosa;  il  p.  d.  Giacomo  Mercati  da  Sca- 
pezzano diocesi  di  Sinigaglia,  risplenden- 
te di  umiltà  accoppiata  con  una  profonda 
dottrina  nelle  lingue  greca  ed  ebraica;  ilp. 
d.  Giulio  Rinaldi  di  Fabriano, denomina- 
to VA  postolo  di  Gualdo  Tndino,  difeso 
nella  fiamma  del  suo  zelo  dalla  purezza 
e  dal  rigore  della  povertà,  ed  altri  anco* 
ra  che  meriterebbero  di  essere  ricordati, 
e  proposti  quali  soggetti  degni  di  tutta  ve- 
nerazione, se  la  brevità  non  me  lo  vietas- 
se. Nondimeno  è  per  me  una  compiacen- 
za religiosa,  un  tributo  di  giustizi.!  trarre 
dall'oscurità  dell'oblio  le  beneficenze  e  le 
opere  di  sempre  commendevole  memoria, 
ch'ebbero  culla  e  sviluppo  ue'chiostri,  e 
indi  si  riversarono  sulla  società,  che  am- 
miratene le  grandezze  seppe  giustamente 
apprezzarle  ,  e  tributargliene  doverosa- 
mente stima  e  riconoscenza,  come  celebrai 
in  tanti  articoli.  La  congregazione  silve- 
strina  vanta  pur  essa  un  numero  di  per- 
sonaggi che  quali  sperimentati  nocchieri 
furono  promossi  alla  dignità  vescovile,  ed 
in  oggi  n'è fregiato  mg.rGiuseppe^L' da- 
vi vescovo  diTipasa  inpartibus  e  coadiu- 
toredel  vicario  apostolico  del  Ceylan  nel- 
l'Indie orientali,  dove  si  recarono  e  sono 
presentemente,  come  altri  in  epocheanoi 
rimote,  3  operai  evangelici  silvestrini.  E' 
sempre  celebre  la  rinomanza  di  mg. 'Gua- 
rino Favorini  vescovo  di  Vocerà  (di  cui 
parlai  in  diversi  luoghi  e  nel  voi.  IX,  p. 
ic)4)Come  il  I. "vescovo  regolare  ad  usare 
il  Hocco  verde  al  cappello,  e  questo  del  me- 
desimo colore),  maestro  della  cattedra  di 
Poliziano  in  Firenze,  del  quale  senza  ri- 
cordare altre  opere  letterarie,  abbiamo  il 
riputalis'iimo  Lesùco  qual  capolavoro  per 
introdursi  allo  studio  del  greooe  qual  nor- 
ma per  giudicarne  del  significalo.  Diver- 
si silvestrini  sostennero  nel  Piceno  la  rap- 
presentanza di  luogotenenti  della  <;.  Sede. 
Gli  storici  dell'oriline  riferiscono, che  l'or- 
dine eijuestredi  Cristo  [1'.)  nel  Portogal- 
lo fu  istituito  colla  regola  della  congrega- 
zione sii  vestrina,  portata  in  quel  regno  dal 
p.  d,  FruucescodiGesù  Maria  poitoghe- 


m8  SIL 

se,  il  quale  la  trapiantò  pure  nell'  Indie 
occideiilali.equal  uomo  di  Dio  non  isde- 
guarono  altre  case  monastiche  di  averlo 
il  provvido  l'ifornialote.  Lo  stemma  del- 
l'ordine si  forma  in  un  campo  azzurrOjCon 
3  montagne  verdi  sormontate  da  un  pa- 
storale d'oro  posto  in  mezzo  a  due  rami 
di  rose  adorni  di  fiori.  Il  p.  Bonanni  nel 
Catalogo  degli  ordini  religiosi,  tratta  dei 
silvestiinia  p.  i33  e  ne  produce  la  figura, 
e  dice  che  Sisto  V  nel  i  586  rinnovò  l'an- 
tica loro  osservanza.  Trattano  dell'ordi- 
ne, il  p.  Aimibali  da  Latera,  Coinpeiidio 
della  storia  degli  ordini  regolari,  1. 1,  p. 
1  44j  FahriuijZ^/Ti'e  cronica  dcllacongre- 
gazione de  monaci sdveslrini j  il  p  Helj'ot 
tradollo  dal  p.  Fontana,  i5"tonVz  degli  or- 
dinìnionaslici,  t.  6,  p.  i  7  y,  ove  riporta  gli 
altri  autori  che  ne  parlarono.  Dice  Bail- 
let  che  s,  Silvestro  fabbricò  in  Roma  un 
monastero  in  un  sito  datogli  da'canonici 
di  s.  Pietro,  cedendogli  pure  la  chiesa  di 
s.Giacomoalla  Longaia  presso  Porla  Set- 
timiana  (ora  iStW^  Agostiniane  converti- 
te, delle  quali  e  del  monastero  riparlai  al- 
trove), ch'era  stata  fabbricata  da  s.  Leo- 
ne lY  e  unita  a  detto  capitolo  da  Inno- 
cenzo III, di  cui  è  ancora  filiale;  ma  per- 
chè i  silveslrini  nwn  aveano  sulla  ciiiesa 
assoluto  dominio  ,  nel  i  568  accettarono 
l'olierta  della  chiesa  parrocchiale  di  s.Sle- 
fano  del  Cacce  om  Crti'O  nel  rione  Pigna, 
come  più  ampia  e  più  bella,  onde  lascia- 
rono subilo  l'allrache  il  capitolo  Valica- 
nodiè  neli62oa'francescaui  del  3.°  ordi- 
necoU'annuo  canone  di  scudi  60,  i  quali 
poi  l'abbandonarono  per  averli  Urbano 
Vili  neli63o  trasferiti  a  s.  Maria  de'Mi- 
i acoli  già  de'conventuali,  ponendo  in  s. 
Giacomo  le  suddette  monache. 

Chiesa  di  s.  Stefano  del  Cacco  ,  con 
ampio  monastero  de'silveslrini  cotiliguo 
edaloro  fabbricalo,  e  dove  olirei  monaci 
sono  di  verse  segreterie  delle  congregazio- 
ni cardinalizie, essemlo vi  la  residenza  del 
p.  ab.  procuratore  generale  dell'ordine, 
che  ora  è  il  p.d.llarioneSillani,ed  il  gè- 
uerale  il  p.  ab.d.Beuedetlo  Maggi  in  quel- 


SIL 

lo  di  Fabriano.  La  volgare  denominazio- 
ne ^eZ  C^rco  sembra  impropria,  sarà  me- 
glio il  dire  di  s.  Stefano  sopra  Cacco,  co- 
me diciamo  di  s.Maria  sopra  Minerva  la 
chiesa  di  tal  nome.  Dice  il  Piazza  nell'Zi- 
merologio  di  Roma,  che  la  chiesa  occu* 
pa  l'area  del  tempio  della  dea  Cerere,  dai 
romanierettoin  memoria  dell'astutoCac- 
00,  che  rubati  i  bovi  a  Ercole,  per  la  co- 
da li  trasse  nella  sua  spelonca,  ma  il  loro 
muggito  lo  fece  scuoprire  e  punire.  Il  Pan- 
ciioli,  ne'  Tesori  nascosti  di  Roma,  rife- 
risce che  ivi  era  una  statua  di  Cacco  poi 
trasportala  in  Campidoglio,  la  quale  la- 
sciò il  nome  alla  piazza  e  contrada.  Finse- 
ro i  gentili  che  Cacco  fosse  figlio  di  Vulca- 
no.per  le  fiamme  e  fumo  che  usci  va  no  dal  le 
sue  grolle  presso  l'Aventino, che  toccai  nel 
voi.  LVI il,  p.  1 78  e  altrove,  verso  la  ripa 
del  Tevere,  da  dove  rubava  i  passeggieri 
e  i  naviganti;  quindi  ucciso  da  Ercole  per 
avergli  rapito  i  bovi,  onde  per  memoria 
i  romani  eressero  a  Cacco  altra  statua  ples- 
so la  porta  Trigemina.  Il  Vasi,  nel  Te- 
soro sagro,  narra  che  questa  chiesa  fu  e- 
relta  sopra  un  antico  tempio  comunemen- 
te credulo  dell'egizia  Iside  0  Serapide,  e 
fu  atterrato  dall'imperatore  Claudio  in 
castigo  a' sacerdoti  che  fece  morire,  per 
aver  in  esso  ingannata  l'oqeslà  di  Pao- 
lina matrona  romana,  ofiesa  da  un  gio- 
vine nobile  che  i  sacerdoti  gli  fecero  cre- 
dere il  loro  dio  Anubi.  Dipoi  lo  riedificò 
Settimio  Severo  e  l'adornò  di  figniee  sim- 
boli egizi,  parlicolarmenle  del  Cinocefa- 
lo (scimmia  con  lunga  coda,  che  gli  egizi 
nutrivano  ne' loro  templi  per  conoscere 
il  tempo  della  congiunzione  del  sole  e  della 
luna,  ed  era  lo  slesso  che  Anubi)  volgar- 
mente dello  Cacco,  donde  il  luogo  e  poi 
la  chiesa  presero  la  denominazione.  La 
chiesa  fu  edificala  ne'bassi  tempi,  e  per- 
ciò si  tiene  antichissima,  essendovi  stali 
in  venerazione  i  corpi  de'ss.  Abdon  eSeii- 
nen  che  furono  traslocali  nella  vicina  C/i/e- 
sa  di  s.  Marco  (nel  quale  articolo  par- 
lai dell'antico  monastero  che  fu  già  in  que- 
sto luogo),  e  di  cui  fa  memoria  ]Marlinel- 


SI  L 

li,  Roma  sacra  p.  364  e  4o  i ,  e  detto  di 
s.  Stefano  in  Baganda  ,  mentre  Pio  IV 
dalla  porla  ilelia  chiesa  di  s.  Slefuno  tol- 
se i  due  leoni  eyizi  di  basalte  che  avran- 
no appartenuto  all'antico  tempio,  e  li  col- 
locò al  principio  della  cordonala  di  Cam- 
pidoglio {f^.).  Leggo  nel  citato  Martinel- 
li: S.  Stcphanide  Cacalo  notainr  ah  au- 
thore  an.  i5S'^  nane  dicilur  del  Cacco. 
Alile  templuni  aderant  Anubis,  et  Sphyn- 
glint  statiiaeinarmoreae;ilern  sepulclirum 
antiquum,  in  quo  expressa  i-aria  supplì- 
eia  sen'oruni.  Dissi  col  p.  Helyotchela 
chiesa  di  s.  Stefano  del  Cacco  fu  data  ai 
silvestriuinel  i  SGSjtna  Venuti,  Zioma  mo- 
derna,(ì\cei56i,  altri  nel  1 56 5.  I  monaci 
la  ristorarono  nel  1 607,  e  la  divisero  nel- 
linterno  in  3  piccole  navi  con  due  oriii- 
ni  dii4  colonne  antiche,  probabilmente 
appartenute  al  descritto  tempio  pagano: 
nel  18  52  vi  operarono  al  tri  restauri, e  qual- 
che abbellimento  nella  tribuna  e  nella  vol- 
ta. Clemente  XIV  nel  1772  con  suo  breve 
f.icoltizzò  i  monaci  ad  erigervi  il  t'unte  bat- 
tesimale, a  comodo  della  parrocchia,  che 
LeoneXIIsoppresse  nel  182 4- In  ogni  qua- 
driennio, per  la  festa  di  s.  Stetano  Goz- 
zolini  abbate, il  senatoromano fa  alla  chie- 
sa l'otrerta  d'un  calice  con  patena  d'argen- 
to e  4  torcie  di  cera.  In  <juesta  chiesa  era 
riniarcabile  il  Cristo  morto  in  grembo  al- 
la B.  Vergine,  dipinto  da  Pierin  del  Va- 
ga, nella  parete  sotto  la  nave  a  destra  di 
chi  entra  ;  ma  ora  non  vi  è  che  una  me- 
diocre copia  affresco  :  nullameno  il  volto 
della  Madonna  è  interessante.  Le  pitture 
a  fresco  della  tribuna  sono  di  Cristoforo 
Consolano,  ili  cui  sono  pine  il  s.  Carlo  e 
la  s.  Francesca  romana  ne'Iati  dell'altare 
maggiore,  non  che  dicesi  il  quadro  di  es- 
so esprimente  il  martirio  di  s.  Stefano  prò- 
tomiirlire,soltola  cui  invocazioneè  la  chie- 
sa, ove  si  celebra  la  sua  festa.  Il  s.  Nico- 
la nell'altare  dopo  quello  ilei  Crocefisso, 
sotto  l'altra  navata, è  diGiovanniOdazi:  il 
quadro  di  s.  Slefino  che  prima  slava  ap- 
presso il  muro,  fra  questa  e  la  cappella 
seguculc,ei'a  della  scuola  diGio.dcNecchi. 


S  I  L  I  n^ 

Nell'ultima  cappella  edificata  con  buona 
architettura  e  dedicata  alla  Madonna,  nei 
lati  sonodue  quadri  del  cav.  Baglioni.  Gli 
altari  sono  f),  e  alcuni  hanno  paliotli  di 
musaico;  nelle  pareti  e  sul  pavimento  vi 
sono  iscrizioni  e  qualche  bassorilievo  se- 
polcrale, rimarchevoli  per  la  loro  anti- 
chità. 

SILVESTRO  (s.),  vescovo  di  Chalons 
sulla  Saona.  Successe  nel  vescovato  verso 
il  490  al  b.  Giovanni  di  Chalons,  ed  inter- 
venne al  concilio  d'Epaona  nel  5 17,  tro- 
vandosi soltoscriito  dopo  i  metropolitani 
s.  Avito  di  Vienna  es.VivenzioIodi  Lione; 
locchè  fa  CI  edere  ch'egli  fosse  il  più  anzia- 
no de'  vescovi.  Mori  in  pace,  secondo  s. 
Gregorio  di  Tours,  dopo  aver  governato 
la  sua  chiesa  per  4^  anni.  P>.iferi>ce  il  ci- 
tato autore,  che  i  malati  ricuperarono  la 
sanità  coricandosi  sopra  un  tessuto  di  cor- 
de ch'era  stato  usato  da  lui.  Girboldo  ve- 
scovodi  Chalons  scoprii  il  di  lui  corpo  verso 
1 '8  7 8,  con  quel  lo  dis.  Agricola  nella  chiesa 
di  s.  Marcello,  ed  insieme  con  questo  col- 
locò una  parte  delle  sue  reliquie  sull'alta- 
re dis.  Pietro,  lasciando  il  rimanente  nel 
sepolcro  di  marmo  ch'era  stato  trovato. 
La  festa  di  s.  Sdveslro  di  Chalons  è  no- 
tata a'  20  di  novembre  tanto  nel  marti- 
rologio di  Adone  e  di  UsuardOjCome  nel 
tornano. 

SILVESTRO  (s.)  GozzoLixi.  r.Sii- 

VESTRI.NF. 

SIL\ESTRO(s.),  ordine  equestre.  V. 
Sperone  d'oro. 

SILVESTRO  I(s.),PapaXXXIV.De- 
stinato  dalla  provvidenza  a  governare  la 
Chiesa  allorché  essa  cominciava  a  trion- 
f ne  dc'suoi  persecutori,  e  ne'primi  anni 
della  sua  prosperità  temporaIe,nacque  in 
Roma  da  Rufino  e  da  s.  Giusta  nobilis- 
simi. Pretendono  alcuni  ch'egli  sia  come 
s.  Siricio  della  nobile  fiimiglia  Onofri  di 
Foligno,  dove  passò  nel 45 1  \';derio della 
nobile  stirpe  Ruffia  romana,  e  che  perciò 
in  Foligno  continuasse  a  chiamarsi  col  co- 
gnome dell'antico  roma  no, finché  da  Ono- 
iVio  celebre  vescovo  della  medesima  pru- 


120  S  I  L 

sapia,datoa  Foligno  nell'870  da  Adriano 
II,  lo  cambiarono  con  quello  degli  Ono- 
fii,  come  rileva  Ughelli,  Italia  sacra  t. 
1,  p.  738.  Essendo  morto  di  buon'  ora 
il  padre.l'adeltuosa  sua  madre  prese  cura 
speciale  della  di  lui  educazione,  e  lo  mi- 
se sotto  la  guida  di  Carizioo  Carino  prete 
ragguardevole  sì  ppr  santità  che  pe' talen- 
ti, aflìnchè  lo  formasse  egualmente  alle 
scienzeealla  pietà. Taluni  annoveranoSil- 
vestro  fra' canonici  regolari,  certo  è  che 
fu  ammesso  nel  clero  della  chiesa  roma- 
na e  fu  ordinato  prete  da  Papa  s.  IMar- 
Cellino,  come  attesta  s.  Agostino,  De  ha- 
pLìst.  cap,  1 6.  La  sua  condotta  e  il  suo  sa- 
pere in  que'tempi  di  persecuzione  Io  fece 
universalmente  stimare.  Egli  fu  testimo- 
nio del  meraviglioso  trionfo  che  ottenne 
la  Croce  sopra  l'idolatria, allorquandoCo- 
stantiuo  i  il  Grande,  vinse  in  Roma  (/^.) 
Massenzio  nel  3 1  2;  egli  entrò  nel  gaudio 
che  rienìpl  l'animo  del  suo  predecessore 
s.  Melchiade,  quando  il  vittorioso  impe- 
ratore ridonò  la  pace  alla  Chiesa,  accor- 
dò a' cristiani  il  libero  esercizio  del  loro 
culto,  e  pose  il  Papa  io  grado  di  sostene- 
re con  maestà  la  sublime  sua  dignità.  Dopo 
la  morte  di  s.  Meli  hiaile,  fu  creato  Papa 
a'3i  gennaio  del  3  14,  e  pare  consagrato 
in  giorno  di  festa  o  di  domenica,  per  cui 
Novaes  osservò  che  da  lui  cominciò  l'uso 
di  farsi  la  funzione  in  tal  giorno.  Le  sue 
grandi  e  gloriose  gesta,  mescolate  con  at- 
ti ritenuti  apocrifi  da'  critici,  sono  tali  e 
tante  che  le  sparsi  per  lutto  questo  mio 
Dizionario,  nei  quale  feci  l'analisi  delle 
azioni  e  iinprese  de'Papi,  le  parziali  bio- 
grafie non  essendo  che  i  principali  cenni 
generici  riguardanti  i  medesimi  e  indica- 
tivi de'luoghi  ove  meglio  ne  trattai;  laon- 
de anche  ad  essi  mi  riporto  quanto  a  s. 
Silvestro  I,  il  cui  pontificato  forma  una 
delle  epoche  più  memorabili  per  la  chiesa 
ron)ana,segnatamente  per  losviluppo del- 
le mira  bili  disposizioni  della  divina  provvi- 
denza sull'eterna  Hoi/ia,  come  dichiarai 
in  quel  grave  articolo,  nel  clamoroso  tras- 
fciimealo  della  sede  imperiale  in  Coslaii' 


SIL 

^mo^o/Zf'/^.),  acciò  primeggiasse  e  risplen- 
desse unica  mente  quella  che  vi  formò  del- 
la iS'ef/e<7po5to//crt(^.),  fondata  vi  dal  prin- 
cipedegli  apostoli  ei.°Papas. P/efro^/^.), 
ilcuicorpoequellodis.  Paolo  (^.)  vuoisi 
da  s.  Silvestro  I  divisi  nelle  loro  patriar- 
cali basiliche, quali  propugnacoli  del  cen- 
tro del  cristianesimo.  Il  complesso  dunque 
del  memorando  pontificalo  del  gran  Pon- 
tefice qui  tenterò  tracciare,  almeno  nel 
più  importante,  rimettendomi  nel  resto 
ai  moltissimi  articoli  incuilocelebrai.  Nel 
medesimo  3i4  s.  Silvestro  I  nominò  4 
legati,  due  preti  e  due  diaconi,  per  rap- 
piesentarlo  al  concilio  che  gli  occidentali 
tennero  ad  ^r/e5:  altri  credono  che  vi  as- 
sistesse personalmente.  Visicondannò  lo 
scisma  de'Z)o/m//.y^/(^.), come  pure  l'ere- 
sia de'Q/<fZ/V0fZec//?/<7///(A'^)sulla  celebra- 
zione della  Pasqua  (^.),  e  vi  si  fecero  mol- 
ti cauonidi  disciplina  ecclesiastica.  Il  con- 
cilio ancora  adunato  scrisse  al  Papa  una 
sinodale  lettera  rispettosa,  e  gl'indirizzo 
le  decisioni  ch'esso  a  vea  fatto, esprimendo 
i  padri  ildispiaceredi  nonesserestati  pre- 
sieduti da  lui  :  s.  Silvestro  I  le  confermò, 
e  volle  che  fossero  pubblicate  per  servire 
di  regola  a  tutta  la  Chiesa.  A  Lateravo 
ea  Palazzo  Apostolico  LATERANE>'sE,nar- 
rai  cosa  vi  fece  il  Papa,  quando  per  in- 
tiero l'ebbe  da  Costantino  I;  le  leggi  pro- 
mulgate in  Sardica[f".)  sull'uso  dell'a- 
rus[>icine  e  di  consultare  gli  auguri,  onde 
quelli  diUotna  incominciarono  a  insolen- 
tire contro  i  cristiani,  per  cui  il  Papa  giu- 
dicò necessario  di  ritirarsi  nel  vicino  mon- 
te Soratte,  detto  pure  di  s.  Oreste,  di  che 
dubitano  i  critici  ad  onta  delle  memorie 
storico  ecclesiastiche  che  sono  di  s.  Silve- 
stro in  quel  celebre  monte,  che  descrissi 
nel  voi.  LVIII,  p.  i  29,  e  dal  quale  vuoisi 
che  passasse  in  Sabina  {f'-),  non  ostante 
l'allermato  da  Degli  Elfetti  nelle  Memo- 
rie di  Soratte  e  Inoghi  vicini,  e  da  altri 
scrittori;  dissi  pureche  pare  supposto  sug- 
gerimento degli  aruspici  a  Costantino  I 
il  bagno  di  sangue  per  guarire  dalla  leb- 
bra, e  se  s.  Silvestro  1  loballe£zasse,uvve- 


SIL  SIL  121 
rociò  ebbe  luogo  presso  Niconiedia[F.),  sotterraneo  il  generoso  e  pio  Costammo 
in  quel  luogo  del  palazzo  Lateranense  poi  I  ingrandì,  ornò  e  arricchì  di  rendite.  S. 
dall'imperatore  convertito  nel  ballisteiio  cagione  di  sua  vecchiezza  e  di  sue  infer- 
o  Chiesa  di  s.  Giovanni  in  Fonte  (F.).  niità,  non  avendo  potuto  il  Papa  assiste- 
Negli  articoli  Chiesa  DI  s.  Giovanni  IN  La-  re  in  persona  ah, "concilio  generale,  che 
TERANO,  Chiesa  di  s.  Pietro  ix  Vatica-  ad  istanza  di  Costantino  I  nel  32  5  fece 
NO,  Chiesa  di  s.  Paolo  nella  via  Osvien-  celebrare  a  Nicea  {^.),  contro  gli  Aria' 
SE  (nel  quale  articolo  rimarcai  che  pare  /i/(/^.)che  turbavano  la  pace  della  Chie- 
consagrala  da  Papa  s.  Siricio),  raccontai  sa,  vi  mandò  i  suoi  legati  per  rappresen- 
qual  parte  vi  ebbe  il  Papa  nell' edifica-  tarlo  in  quella  i."  adunanza  della  chiesa 
zinne  fattane  da  Costantino  I,  avendone  universale.  La  verità  trionfò  e  quegli  e- 
consagrato  ledue  prime  e  nella  i. ^postovi  retici  vi  furono  condannati,  si  Jolsero  le 
l'altare  di  s.  Pietro, ordinando  che  ninno  dissensioni  sul  tempo  pasquale,  si  formò 
■vi  celebrasse  fuoridel  Papa.  Inoltreotten-  il  Simbolo  della  fede  o  Crer/o ( ^.), si  pre- 
nel'eiezionedella  Chiesa  patriarcale  di  s.  sero  altre  determinazioni,  massime  sulla 
Lorcnzofuori  le  mura ^chepiìie  consacrò,  disciplina  ecclesiastica;  il  tutto  dal  Papa 
determinando  eziandio  l'imperatore  a  confermato  colla  sua  autorità.  A  Roma  o 
fabbricare  ancora  \a  Chiesa  di  s .  Marcelli-  vol.LV  II I, p.  2 29  e  seg.  ragionai  di  quanto 
no  e  Pietro,  la  Chiesa  di  s.  Agnese  fuori  riguarda  s.  Silvestro  I  e  Costantino  I,  nel 
le  mura  e  altre.  Per  tutte  il  Papa  ebbe  dal  trasferirsi  che  fece  questi  a  Costautinopo- 
magnanimoimperalorepinguienlratepel  li, se  il  Papa  fu  il  [."a  usarela  Tiara[P'.), 
decorosoculto,  e  doni  preziosi.  A'Ioro  Ino-  perchè  fu  ili. "ad  essere  dipinto  con  essa 
ghi  parlai  di  altre  chiese  edificate  da  s.  in  capo;  sePioma  con  altre  provincie  furo- 
Sil  vestro  1  0  da  lui  conSHgrate,come  (piel-  no  donate  \nSovranilà  (/'.)  dall'impeia- 
la  di  s.  Maria  Liberatrice  (di  cui  nel  voi.  tore  alla  chiesa  romana,  ed  a  s.  Silvestro 
XLVlIIj  p.  20),  o  erette  a  sua  istanza  da  le  successori.  Questi  contribuì  non  poco 
Costantino  I,  avendo  notato  nel  voi.  XJ,  alle  munificenze  che  praticò  colla  Chie- 
p.  2  J2,  che  consagrò  in  onore  di  s.  Pie-  sa  Costantino  1,  il  quale  edificò  il  cristia- 
tro  il  C^/cereMamertino(delqualeedel-  nesimo  cogli  alti  di  venerazione  e  di  af- 
le  sovrastanti  chiese  e  della  sottoposta  fetto  verso  il  capo  supremo  della  Chiesa, 
riparlai  nel  voi.  LXIII,  p.iog,  e  lo  farò  e  vogliono  alcuni  che  da  lui  incomincias- 
ancora  a  Università'  artisticue,  dicendo  se  l'omaggio,  poi  praticato  da  altri  iiii[)e- 
di  quella  di  s.  Giuseppe  de'falegnami,  a  laloi'i  eSovrani  {f'.),d\  iiMe  da  Pala fr  enie- 
cui  appartiene),  e  ciò  ad  istanza  di  Co-  re  (/'.)  al  cavallo  cavalcato  dal  Papa,  il 
stanlino  1  che  lo  visitò  e  ammirò  divo-  che  rilevai  ne'vol.  X,  p.  293,  XI,  p.  3  1  : 
tamente.  Fu  s.  Silvestro  I  che  dedicò  il  se  il  Papa  istituì  l'ordineequestre  col  pro- 
celeberrimo  oratorio  e  santuario  di  Az«-  prio  nome  e  ne  fregiò  l'imperatore,  ne 
da  Sanctorum,  Ola  Ululo  aWa  Scala  san-  tratto  a  Si'erone  d'oro.  Inoltre  s.  Silve- 
ùi.  Sì  vuole  pure  che  in  onore  di  Sisto  li  stro  I  fu  zelantissimo  della  propagazione 
consagrasse  la  Chiesa  di  s.  Sisto,  come  del  cristianesimo  e  nell'adempimento  dei 
rilevai  pure  nel  voi.  LV,  p.ioj.  Sembra  suoi  doveri;  si  distinse  per  somma  libe- 
indubitato  che  il  Pa[)a  abitasse  un  tem-  ralilà  e  mansuetuiline  versoi  poveri;  egli 
pò  presso  il  luogo  ove  tu  poi  da  s.  Sim-  ebbe  la  consolazione  di  vedere  i  persecu- 
niaco  fabbricata  la  Chiesa  de'ss.  lìJarlino  lori  della  religione  cristiana  deporre  lear- 
c  Sdvcstro[F.),  ove  egli  eresse  un  oralo-  mi,  sottomettersi  al  soave  giogo  della  fu- 
rio che  ora  ne  torma  il  sotterraneo,  ed  in  de,  e  cessare  lo  spargimento  del  sangue 
cui  celebrò  due  concdii,  che  pure  ram-  cristiano  ne'diversi  paesi  del  mondo,  ver- 
iuculdiucl  voi.  LlX,p.  68;  e  tale  urutunu  Sdlucuu  ugni  sorla  di  crudeltà  dalla  furia 


Ili  S  I  L 

<lel  paganesimo:  vide  dunque  il  trionfo 
della  vera  religione,  sopra  la  falsa  e  iui- 
niorale  idolatria;  ma  il  suo  pontificato  che 
doveva  essere  tranquillo  e  felice,  fu  ama- 
reggiato dagli  errori  e  dallo  scisma  de'do- 
natisti  e  degli  ariani.  Nondimeno  non  gli 
mancarono  grandi  consolazioni,  una  delle 
quali  certamente  fu  la  venuta  in  Roma 
di  s.  Gregorio  Illuminatore  apostolo  de- 
gli armeni,  il  quale  col  re  Tiridate  1 1,  ed 
il  principe  di  Siunia  (^.),  si  recarono  a 
prestare  ubbidienza  alla  suprema  sede,as 
soggettandosi  alla  medesima.  Il  Papa  li 
accolse  afiett  uosa  mente,e  con  fermò  S.Gre- 
gorio nella  dignità  patriarcale,  al  modo 
»;lie  narrai  a  Patriarcato  armeno.  Dice- 
si nc\  Libro  pontificale,  a\eiiis.  Silvestro 
1  ordinato  che  V Olio  pel  crisma  fosse  fat- 
to solamente  dal  vescovo,  che  il  s.  Sa- 
gri/izios'i  celebrasse  con  panni  di  lino,  che 
il  capo  del  battezzato  fosse  unto  col  cri- 
sma dal  sacerdote,ciieniun  chierico  si  pro- 
nioves'^e  agli  Ordini  maggiori  prima  d'a- 
vere ricevuto  i  minori,  die  i  diaconi  u- 
sassero  la  Tonicella  e  il  Manipolo,  che 
niun  laico  potesse  accusare  gli  ecclesiasti- 
ci nel  giudizio  secolare,  che  i  giorni  della 
Scdifiianajiiiiane  il  sabato  e  la  domeni- 
ca, fossero  chiamali  ferie.  Non  è  certo  clic 
tlisponesseche  gli  /t//^ari  fossero  di  pietra^ 
e  che  istituisse  i  gradi  della  Ger/zrc/t/a  ec- 
clesiastica, come  altri  decreti  che  gli  si 
attribuiscono  o  furono  falsificati,  in  sei 
ordinazioni  nel  dicembre  creò  62  o  63 
ovvero  65  vescovi,  ^1  preti  e  26  diaco- 
ni. Governò  2  i  anni  ei  imesi,  morendo 
in  Roma  a'3  1  dicembre  335,giorno  in  cui 
se  ne  celebra  la  fesla,daGregorio  IX  ordi- 
nata, come  atrermaNovaes,e  poi  soppres- 
sa, quanto  al  precetto  della  messa  e  del- 
l'astenersi dalle  opere  servili;  nel  maggio 
J798  da  Pio  VI;  per  cui  fu  l'unico  Pa- 
pa, tranne  s.  Pietro,  che  ebbe  la  festa  di 
pi  ecetto  per  (juasi  5  secoli  e  mezzo  :  i  gre- 
ci l'onorano  a'2  gennaio.  Fu  sepolto  nel 
cimiterio  di  Priscilla  nella  via  Salara,  e 
quindi  trasferito  non  già  da  Sergio  II  nella 
cinesa  de'ss.  Marlioo  e  Silvestro,  come  ab 


SIL 

cuni  scrissero  col  p.  Giacobbe,  Bill.  Pont. 
p.  2i3,  né  donato  da  s.  Stefano  II  nel 
753  a!  rinomato  monastero  di  Nonanlo- 
la  (/^.);  ma  beni»!  da  s.  Paolo  I  fu  tra- 
sportato nel  762  nella  Chiesa  di  s.  Sil- 
vestro in  Capite  (P^.),i\a  lui  edificata.  In 
Roma  vi  sono  altre  chiese  in  cui  è  vene- 
rato li  santo,  non  che  ora  torli,  come  quello 
propinquo  alla  Chiesa  de'ss.  Qaattro^che 
ricordai  ulteriormente  nel  voi.  LXIII,  p. 
5i.  Abbiamo  di  Francesco  Combefis,  f^i- 
tae  s.  Stli-estri  PP.grecae  et  latinae,  Pa- 
risiisi 660.  Vacò  la  s.  Sede  17  giorni. 

SILVESTRO  II,PapaCXLVII.  Ger- 
berto  nacque  da  oscura  famiglia  inBelliac, 
povero  e  ucnile  villaggio  in  una  valle  pro- 
fonda in  mezzo  alle  montagne  dell'alta 
AuvergneneldipartimentodiCautal  pres- 
so di  Aurillac  città  di  Francia,  perciò  di 
questa  è  comunemente  creduto  nativo, 
la  «juale  però  fu  patria  del  cardinal  Noail- 
les,  del  maresciallo  di  tal  nome,  del  ce- 
lebre Guglielmo  vescovo  di  Parigi,  diGio- 
vanni Cinqu- Arbres, del  poeta  Maynard, 
di  Pigiiaiol  de  la  Force  autore  d'una  de- 
scrizione della  Francia,  e  di  altri  illustri, 
tra'quali  considera  suo ({uesto  famoso  Pa- 
[»a,che  fu  il  1  ."francese  che  salì  sulla  cat- 
tetlra  di  s.  Pietro.  Egli  però  è  propria- 
mente di  Belliac,  che  significa  5e/ /«oijo 
perlafreschezzadellesueombre,  per  l'ab- 
bondanza delle  acque,  per  l'amenità  del 
sito.  La  casa  in  cui  visse  da  fanciullo  ri- 
mane tuttora  in  piedi,  e  la  venerazione 
de'  popoli  la  designa  col  nome  di  Casa 
del  Papa.  Il  complesso  delle  sue  gesta,  l'u- 
niversalità delle  sue  cognizioni  in  un  se- 
colo di  generale  ignoranza,  rese  il  suo  no- 
me celebre,  ma  (u  segno  ad  alti  encomii 
eda  biasimi. Essendo  orfano  in  tenera  età, 
venne  con  particolare  cura  allevato  dai 
monaci  di  s.  Gerando  o  Geraud  dell'ab- 
bazia cluniacense  di  s.  Benedetto  in  Au- 
rillac diocesi  di  s.  Flour,  ed  ove  in  età 
assai  giovanile  si  fece  monaco  secondo  il 
barone  Henrion,  e  al  dire  di  Novaes  lo  fu 
pure  del  monastero  di  Fleury  nella  Bor- 
gogna, il  quale  ancora  lu  crede  di  bassa 


SIL 
nascita,  seguendo  i  JuUi  benedettini  di  s. 
Mauro,  che  nel  t.  G  delia  Storia  leUera- 
ria  (li  Francia  luiigametite  trattano  di 
Cerljeito.come  il  maggior  letterato  del  se- 
colo X.  Altri  peròcoll'autore  dtW'IIisloi- 
re  (Ics  ConiliiveSy  Colonia  1624,1.  2,  p. 
3gr),  e  col  l'zovio,  the  nella  fila  di  SU- 
i'tslro  //diirusainenle  ne  descrive  la  ge- 
nealogia, lo  fanno  della  nobilissima  ro- 
mana fuaiiglia  CesH^f'.).  Di  venne  pel  suo 
meraviglioso  ingegno  e  profondo  studio 
istruito  nelle  lingue  latina  e  greca,  insi- 
gne filosofo,  egregio  uialen)alico,  e  ver- 
salis»'imo  nella  grammatica,  nella  retto- 
ricci,  nella  meccauica,  nell'  astrononiin, 
nella  medicina,  nella  musica,  onde  fu  de- 
nominato il  3/iisico  ed  il  Filosofo,  e  in 
altre  scienze:  poco  però  versato  nella  teo- 
logia, e  mollo  merjo  uePe  opere  de'ss.-Pa- 
dri  e  nelle  ss.  Scritture.  Questa  spropor- 
zione fra  lesuecognizioni  profane  e  la  sua 
scienza  ecclesiastica,  presso  una  credula 
posterità  valse  per  avventura  ad  accie- 
ditare  la  storiella^  inventata  dall'  altrui 
malignila,  che  lo  spacciò  per  un  mago. 
L'Andres,  Dell'origine,  progresso  e  sla- 
to d'ogni  letteratura  l.r,  p.  1  74,  lo  dice 
ilr.Tdosofo  che  si  conosca  dopo  il  risor- 
giu)ento  delle  lettere,  cioè  dopo  il  ferreo 
e  oscuro  secolo  X,  e  degno  d'eterna  me- 
moria nefasti  letterari  per  l'ardente  zelo 
nel  rintiacciare  le  scienze  e  nel  promuo- 
verne in  Francia  e  in  Italia  la  collina. l't-r 
opera  di  Ottone  II,  che  avea  conosciuto 
in  Roma,  diventò  abbate  del  monastero 
di  Uobbio  nel  Milanese  verso  il  ()70,  e  fu 
maeslrodiOltone  111  imper.itore,[)el  cpia- 
le  fece  un  singolare  Orologio  (^  ).  liiti- 
ratosiin  Reinis  presso  l'arcivescovo  Adal- 
berto suo  amico,  e  incaricato  della  cele- 
bre scuola,  ov'ebbe  per  discepolo  Robei  lo 
Il  re  di  Francia,  ivi  accpiislò  grande  au- 
torità, diresse  le  azioni  dell'arcivescovo 
e  ne  ricevè  ricchezze  e  signorie.  Indi  nel 
solenne  concilio  del  qr)  uleposlo  l'arcive- 
-scovo  Arnolfo  o  Arnoldo  figlio  naturale 
di  re  Lotario,  di  che  parl.ii  nel  voi.  LVII, 
p.  7G  e  78  (ma  iiivkice  di  da  Giovanni 


SIL  ia3 

XVI,  deve  dire  sotto),  nel  giugno  e  come 
accetto  al  re  gli  fu  sostituitoCieiberto.  Ar- 
nolfo pentitosi  di  essersi  ritirato,  e  istiga- 
to da'suoi  partigiani,  cominciò  a  quere- 
larsi, essere  stato  dimesso  a  torto,  non  po- 
tersi lui  vivente  eleggere  altro  arcivesco- 
vo,  e  tutto  essersi  tatto  all'  insaputa  del 
Papa  Giovanni  X\'  detto  XVI  a  cui  s[iet- 
tava  la  degradazione  de'vescovi  se  colpe- 
voli. Di  fatti  ne  fece  a  lui  formale  richia- 
mo; e  il  Papa  inviò  a  Ileims  per  esami- 
nare la  questione  Leone  abbate  di  s.  Bo- 
nifacio di  Roma  per  legato  a  /<;/r/v'.  Que- 
sti adunato  un  sinodo  nel  994  ^99^  '" 
HJousson  {^' ),  Gerberto  |)erorò  in  suo  fa- 
vore con  eloquente  e  ardila  orazione.  Il 
legalo  lo  sospese  dall'esercizio  pastorale 
e  dalla  comunione  de'fedeli,  (Incliè  non 
venisse  la  risposta  del  re  Lgo,  al  quale 
uvea  spedito  un  suo  invialo.  Allora  Ger- 
berto abbandonò  le  sue  pretensioni  con- 
tro le  pontificie  disposizioni,  ma  ritenen- 
do indebitamente  il  titolo  arcivescovile, 
allontanandosi  dalla  sede  si  ritirò  in  Ger- 
mania da  Ottono  III,  cheascrivea  ad  ono- 
re di  averlo  avuto  a  precettore.  Col  ft- 
voie  di  questo  princi[ie,  il  di  lui  parente 
(iregorio  V  nell'aprile  del  ly^H  lo  dichia- 
lò  arcivescovo  di  /i^i'^/JAir;  (/''.),  e  cardi- 
nale, al  riferire  di  Cardella.  Per  morte  di 
Gregorio  V^,  dopo  i  o  giorni.a'^ 8  febbraio 
del  999,  per  raccomandazione  di  Ottone 
1 1  Ijdal  clero  romano  fu  eletto  Papa  Ger- 
berto, prese  il  nome  di  Silvestro  11  (non 
per  quanto  erroneamente  scrisse  Iluck, 
confondendo  s.  Silvestro  I  con  s.  Silve- 
rio)  e  fu  consagralo  nella  domenica  delle 
palme  a'2  astrile.  Nel  Golilaslot.  i,  p.  aat», 
Constitutionuni  i/nperialiiim,iì  legge  ima 
costituzione  in  cui  Ottone  IH  dicedi  aver 
egli  eletto  Silvestro  11,  ma  è  (pie>ta  sup- 
posta  e  piena  di  tante  falsità  (juaiile  pa- 
role conliene,  come  dimostra  Pagi  all'an- 
no 999,  §  3,  e  prima  di  lui  l'aveano  di- 
mostrato Raronio  all'anno  i  191,  K  4"» 
e  Gretsero  ///  .-ipologia  Daro'iii  ca[ì.  2  1 , 
p.  217,  mi  lib.  2,  ro'itra  lirplicalorrm 
cap.  i  (),c  ucW .4 ppvndijL'  2 .'  ad  Comtnent. 


I -ìi  S I  L 

i/e  Principimi  in  Sedein  apostoUcarn  mu- 
ni/icenlia,  t.  G,  p.  6G7.  Che  Ollone  III 
poleiUemeiile  contribuisse  all'esaltazione 
<li  Silvestro  II,  1' alFerma  ancora  il  cav. 
Ferrucci  nelle  liwesligazioni  sopra  Bo- 
nifacio FII,^.  25  e  4'J',  chiamando  Ger- 
beilo  usurpatore  della  cattedra  (li  Rei  in  se 
negroinaiite,  irnputatore  orribile  di  Bo- 
nifazio VII, e  che  di  questo  non  si  è  detto 
tanto  bene  a'nostri  giorni,  quanto  se  ne 
disse  male  per  7  secoli.  Ma  Silvestro  II 
cippeiia  divenne  l'a|)a  si  mostrò  giusto  e 
moderato,  ntui  usando  de'suoi  diritti  se 
iionconsaviczza.  Riconoscendo i  suoi  pre- 
«;edenti  torti  colla  s.  Sede,  con  dignitoso 
breve  apostolico  riparando  al  suo  ante- 
rioie  avverso conle£5no,  subito  confermò 
nell'arcivescovato  l'aulico  suo  rivuleAr- 
noifu,  che  un  sinodo  di  Reiins  o  meglio 
Gregorio  V  avendolo  ristabilito,  egli  se- 
condo alcuni  gli  avea  rimandato  il  pal- 
lio.Inviòal  corpoepiscopale  una  bella  en- 
ciclica, contenente  molte  fervide  ammo- 
nizioni, o  sermone  De  informalione  E- 
piscoporiini.  Essendosi  il  l^apa  ila  privalo 
scaglialo  contro  i  ricorsi  alla  s.Sede,come 
Sii  vesti  o  II  die  luminoso  esempio  di  que- 
sto diritto  medesimo  vendicato  ed  eserci- 
tato da  lui  nel  suo  pontificato.  Eletto  arci- 
vescovo di  Seiis  (/'.)  Leoterico  suo  antico 
tliscepoloji  competitori  gliene  impedirono 
il  possesso.  Recatosi  in  Roma,  il  Papa  ac- 
colse il  suo  ricorso,  lo  confermò  nella  se- 
de, e  lo  dichiarò  primate  di  tutta  la  chie- 
sa Gallicana;  trovando  Leoterico  nuovi 
ostacoli,  nuovamente  si  portò  all'appello 
di  Silvestro  II,  che  lo  rimandò  con  let- 
tere a'vescovi  suliraganei  acciò  lo  consa- 
grassero, e  fu  ubbidito.  Così  il  Papa  pra- 
ticò, (piale  intrepido  difensore  di  sue  pre- 
rogative, nell'alfare  di  Adalberone  vesco- 
vo di  Laon,  e  nel  difendere  i  diritti  di  s. 
Bernardo  vescovo  d' Uildesheim,  contro 
gli  attentali  del  suo  metropolitano  di  Ma- 
gonza.  In  mezzo  alle  turbolenze  del  suo 
tempo  e  sotto  il  peso  d'innumerabili  oc- 
cupazioni, Silvestro  li  compose  de'can- 
lici  spirituali,  alcuni  Ue'quali  per  la  bel- 


SIL 
lezza  loro  si  conservano  Ira'monumenli 
della  liturgia.  Una  tradizione  attribuisce 
a  questo  Papa  l'istituzione  della  Com- 
memorazione dc'fecìeli  defunti  {V-)-  Ad 
onta  che  Silvestro  II  salì  al  ponlincalo  in 
un'epoca  da  tutti  lamentata  e  temuta  per 
la  popolare  credenza  della  fine  del  mon- 
do nell'anno  i  000,  e  che  dovea  essere  pie- 
ceduta  da  guerre,  da  ribellioni  e  da  re- 
ligiose discordie;  nondimeno  inviò  per  tut- 
ta la  cristianità  un'enciclica  piena  di  re- 
ligioso ardore,  per  eccitare  principi  e  na- 
zioni alla  guerra  sociale  per  liberare  dal 
giogo  de'maomettani  la  Terrasanta  ed  i 
ciisliani  d'oriente;  e  fu  uno  de'primi  im- 
pulsi alla  CrociViffl,  e  alla  possanza  tute- 
lare de' Papi  sull'universo.  Pel  suo  zelo 
procurò  la  riforma  de'monasteridi  R.oma 
che  ne  aveano  bisogno,  e  promosse  nella 
città  l(j  studio  delle  lettere,  come  si  legge 
nel  p.  Caraffa,  DeGyninasio  romano.  Sil- 
vestro II  soleva  ricordare  le  sue  3  promo- 
zioni alle  primarie  sedi  vescovili  di  Reims, 
Ravenna  e  Roma,  scherzando  colle  let- 
tere iniziali  delle  sedi  e  con  questo  verso 
ripoitatodal  contemporaneoElg.ddo  Fio- 
riacense,  in  f^ita  Roberti  H francoruni 
re^is  :  Scandii  ab  R,  Gerbertns  ad  R,  post 
Pcipa  K'iget  R.  Inoltre  Silvestro  li  di  fre- 
quente ripeteva  :  Eit  enini  Pelro  ea  suin- 
maficuUas,  ad  qnam  nulla  niorlaliuni 
acquiparari  valeat  felicilas.  Il  Papa  ve- 
gliò con  attento  occhio  sopra  la  purità  del- 
la dottrina,  e  quando  Wilgardo  dottore 
scolastico  in  Ravenna,  trasportato  oltre  i 
debiti  limiti  da  un  troppo  acceso  studio 
dell'antichità,  piegava  versogli  errori  del 
gentilesimo,  gì'  intimò  di  comparire  in- 
nanzi a  lui.  1  beni  di  parecchie  chiese  e 
monasteri  furono  aumentati  o conforma- 
ti dal  Papa,  e  la  religione  cattolica  nel 
suo  pontificato  si  dilFuse.  Una  parte  della 
Prussia  e  della  Polonia  rinunziò  all'ido- 
latria;  e  per  avere  s.  Stefano  I  duca  di 
ZJ/i^lieria  {f^)  ricevuto  il  battesimo  col- 
la pili  gran  parte  de'suoi  sudditi  e  con- 
vertita tutta  l'Ungheria  al  cristianesimo, 
il  Papa  gli  die  la  corona  e  le  inscjjne  di 


re,  lo  dichiarò  re  JposioUco,  e  concesse 
n  lui  e  successori  il  faisi  precedere  alalia 
Croce  astata,  ed  il  privilegio  di  nomina- 
re i  vescovi  del  suo  sialo  qual  suo  vica- 
rio, onde  riunire  alia  podestà  regia  l'at- 
tività d'nn  apostolo.  Ad  istanza  del  re  si- 
slemò  le  cose  ecclesiastiche  del  regno  un- 
garico, confermando  la  sede  arcivescovile 
di  Gnf^/jrt, dichiarando  metropoli  iV/r/^o- 
72/Vz,ed  istituendo  le  sedi  vescovili  di  Cho- 
nad{^\  cui  articolo  in  vecedi  lOoSfu  stam- 
pato io3o)  o  Csnad,(\\  Gia^'arino,  e  pa- 
re ancora  quelle  di  Cingile  Chiese,  f^acia 
e  Vespiim,  almeno  le  riconobbe  in  uno 
a  Colocza  che  pi  esto  divenne  arcivesco- 
vato. Questo  grande  avvenimenlo  ebbe 
luogo  nel  loco,  quando  Stefano!  inviò 
ai  Papa  Aslrico  Anastasio i. "vescovo  di 
Colocza  percliiedergli  la  conferma  de've- 
scovali,e  la  corona  refle  onde  con  tale  di- 
gnità compiere  l'opera  de'suoi  grandi  di- 
segni più  facilmente,  e  per  offrire  a  s.  Pie- 
tro il  regno,  la  sua  persona  e  la  nazione 
ungarica.  Silvestro  li  in  lullo  esaudì  il 
santo  principe  e  gli  mandò  quella  preziosa 
corona  che  avea  preparala  pel  convertito 
»        sovrano  di  Polonia,  e  la  quale  ancora  ge- 
losamente si  conserva  come  un  inestima- 
bile lesoro,a  segno  che  gli  ungheresi  giam- 
mai fecero  conto  de' piincipi  che  li  do- 
minarono, prima  che  fossero  con  essa  in- 
coronati. Il  Papa  con  bellissima  letleia 
ricevè  sotto  la  prolezione  della  chiesa  ro- 
mana Stefano  I,  il  reqno  im^arico  e  la 
nazione,  e  ne  afìidò  per  la  s.  Sede  il  go- 
verno al  principe  da  lui  fatto  i  e,  ed  a'suc- 
cessori  con  patto  che  fossero  sempre  ub- 
bidienti e  sottomessi  ai  l'api  e  alla  s.  Se- 
de, di  perseverale  nella  feile  cattolica,  e 
di  adoprarsi  a  propagarla.  Dura  ancora 
ne're  d'Lngheria  il  bel  titolo  di  re  yìpo- 
stoUco,t:V\ì>^o^\\  farsi  precedere  della  Cro- 
ce, coiue  i  legati  pontifìcii.  Pero  al  redi 
Polonia  (/  •)  INlicislao  I,  mandò  il  Papa 
altra  ricca  corona  reale  colla  sua  bene- 
dizione, e  confermò  il  titolo  di  re  the  a- 
vea  assunto.  Silvestro  11  portatosi  in  Na- 
poli coosagrò  la  cliiesa  dì  s.  Marcellino, 


SIL  ni 

la  quale riraT)bricala  nel  i  G4?  con<;a!2rò  di 
nuovo  l'arcivescovo  di  Soi  lento.  Il  Papa  si 
recò  in  Sabina,  e  visitò  la  celebre  abbazi.i 
di  Farfa.  A  Porte  sante  notai  che  si  vuole 
avere  Silvestro  II  celebrato  il  \ ." siubileo 
dell'anno  santo;  ed  il  Zaccaria,  Dell'au' 
no  santo,  tra  le  notizie  bibliografiche  ri- 
porta questo  libro,  De'  giubilei  di  Sih'e- 
stro  II  e  di  Urbano  l  III,  e  dì  quello 
d' Innocenzo  .V,  Roma  i6jo.  Sii  vesti  o  II 
conservò  tulle  le  sue  antiche  reIa7Ìoni  di 
amicizia  coirimperalore,e  gli  prestò  assi- 
stenza ne'tumulli  che  disturbarono  la  pa- 
ce dell'impero.  Sotto  il  predecessore  Gre- 
gorio \  ,  per  le  preghiere  di  questi  e  di  s. 
Romualdo,  l'inìperatore  Ottone  III  si  a- 
stenne  dallo  sterminare  Tivoli  ch'eiasi 
ribellalo;  ma  essa  insorse  ancora  contro 
Sil\  estro  II,  per  cui  Ottone  III  comepro- 
teitore  della  Chiesa  ne  assunse  la  difesa 
colle  armi.  Indi  avendo  Ottone  111  cinto 
d'assedio  Tivoli,  il  Papa  mosso  a  com- 
passione vi  entrò  in  compagnia  di  Ber- 
nardo vescovo  di  Hildesheim,  e  colla  sua 
as>islenza  gli  venne  fallo  d  impedire  le- 
slienio  suo  eccidio,  di  pacificare  i  tibiir- 
lini  e  di  ridurli  a  pentimento,  interpo- 
nendo<;  pel  perdono  con  Io  sdegnato  im- 
peratore. Più  tardi  Ottone  1 1 1  fu  costret- 
to col  Papa  a  fuggire  da  Roma,  e  mentre 
egli  si  accingeva  a  combattere  i  ribelli  , 
fu  sorpreso  da  grave  infermità,  ed  il  Pa- 
pa lo  assistè  alla  sua  morte,  avvenuta  ai 
17  gennaio  1002  in  Paterno  di  Cillà  di 
Castelloo  nella  Campagna  romana  (su  di 
che  può  vedersi  il  voi.  XIII,  p.  ?.3q),  e 
forse  pel  veleno  propina'.o  da  Slefinia  ve- 
dova diCrescenzio  da  lui  decapitalo  (e  di 
tutto  questo  parlai  ne'vnl.  XIII,  p.  'sSq, 
XXI\,  p.i33,  XLMII,p.  2G?).  Ritor- 
nato Silvestro  II  in  Roma,  mori  in  età 
assai  avanzata  a'i  1  maggio  i  oo3,  forse  di 
veleno  per  opera  della  suddetta  Stelnnia, 
come  riporta  rileni  iou,  dopo  il  governo 
di  4  anni,  un  mese  e  «1  giorni,  contando 
il  suo  ponlifirato  dal  giorno  di  sua  con- 
sagrazione,  giusta  il  costume  di  quel  tem- 
po. 11  Cardella  registra  nel  suo  papato  il 


ì-iG  SIL 

solo  cardinale  Federico  sassone,  proba- 
bilmente (la  lui  creato.  Fu  sepolto  nella 
l)asilica  Laleratiense,  ed  al  suo  sepolcro 
il  virtuoso  Sergio  IV  Papa  del  looq  pose 
un  lungo  e  onorevole  epilaftio  in  versi  che 
ancor  oggi  si  legge,  e  riprodotto  da  No- 
vaes.  Allorquando  Innocenzo  X  nel  1 6^8 
ricostruì  la  basilica,  fu  aperto  il  suo  de- 
posilo e  fu  trovato  il  cadavere  coperto  de- 
gli abiti  pontificali,  che  esalava  un  grato 
odore,  ma  pel  contatto  dell'aria  tutto  si 
disciolse  in  polvere.  Silvestro  II  governò 
con  santità  e  prudenza,  conie  si  ha  dal 
Gretsero,  inMyslnSolniuriensi  seit  exn- 
tììine  wysteni  Plesseani,  t.  7,  cap.  43,  p. 
3o5.  I  Maurini  ne  dipinsero  il  carattere 
con  questi  termini.  Avea  un  ingegno  fi- 
no, sottile,  astuto;  un  Zelo  amante  della 
giustizia  e  della  verità:  nemico  dell'alte- 
rigia e  della  doppiezza;  la  massima  ch'e- 
gli avea  intorno a'ministri  del  vangelo  e- 
ra  che  bisogna  va  esser  provveduto  di  gran- 
de moderazione,  allorché  trattavasi  del- 
la salute  delle  anime;  protestava  di  evser 
pronto  a  dar  la  vita  per  difesa  dell'uni- 
tà della  Chiesa.  Fra  le  utili  invenzioni  che 
furono  il  frutto  de'suoi  studi  prima  che 
salisseal  pontificato,  la  principaicè  quella 
dell'orologio  a  bilanciere,  che  fu  in  uso 
fino  al  1 640,  quando  al  bilanciere  suben- 
trò il  pendido;  e  l'introduzione  delle  ci- 
fre numeriche,  le  quali  cambiano  valore 
secondo  la  posizione,  quali  oggi  le  usia- 
mo :antichissimamen  te  conosciute  nell'In- 
dia, di  là  passarono  agli  arabi  che  a  noi  le 
trasmisero, portentoso  agevolamento  dei 
calcoli.  Osserva  l'Henrion,  che  la  cono- 
scenza di  Gerberlo  delle  scienze  piìi  astru- 
se lo  fece  accusare  di  secreto  commercio 
cogli  spiriti,  tanto  era  crassa  l'ignoranza 
d'allora,  che  notai  in  tanti  lunghi  ;  solo 
tra  il  clero,  i  monaci,!  canonici  regolari 
si  trovavano  persone  applicate  alle  lette- 
re, ciò  che  rilevai  anche  a  Scuola  ed  a  Se- 
minario. Dice  Novaes,  che  gli  si  rimpro- 
vera soltanto  d'aver  troppoadulafoi  gran- 
di, né  forse  si  può  difendere  dalla  taccia 
d'ambizione.  Prima  del  pontificato  quel- 


Sì  L 
l'affezionarsi  al  servigio  de'principi,e  se- 
guirli sempre  tra  lo  strepito  delle  corti  e 
i  peiicoli  delle  armi  con  assidua  divozio- 
ne, gli  procacciò  alquanta  censura.  Tutto 
allora  deditoall'imperatore  in  Italia,  sep- 
pe egualmente  inFrancia  rendersi  accetto 
al  re,  e  (|uando  abbandonò  la  parte  dei 
Carlovingi  decaduti,  noi  feceche  per  rivol- 
gersi all'astro  nascente  de'Capeti.  I  prin- 
cipi dal  loro  canto  gli  si  mostrarono  as- 
sai benevoli,  perchè  Ottone  II  il  provvide 
dell'abbazia  di  Bobbio,  Adelaide  e  Teo- 
fania gli  confidarono  l'educazione  di  Ot- 
tone 1 1  f  nel  le  lettere,  ed  Ugo  Capeto  quel- 
la del  figliolloberlo  II, e  gli  ottenne  l'ar- 
civescovato di  Reims,  come  Ottone  III 
gli  procacciò  quello  di  Ravenna  e  per  la 
sua  influenza  il  pontificato.Nel  rimanente 
è  fuor  di  dubbio,  che  la  sua  grande  pe- 
rizia nelle  scienze  e  la  prodigiosa  e  rapi- 
da fortuna  che  l'innalzò  a  tanti  onori  e 
al  maggioie  de'troni,  furono  i  motivi  che 
dierono  luogo  di  accusarlo  di  sortilegio, 
sopra  la  quale  cosa  fu  egli  stesso  costret- 
to dalla  propria  riputazione  a  formare 
seriamente  la  sua  apologia.  L'accusò  di 
magia  il  pseudo  cardinal Cennone  scisma- 
tico, il  quale  pubblicò  che  Silvestro  II  a- 
vesse  in  Siviglia  imparata  l'aite  magica 
e  la  negromanzia,  per  virtù  della  «pia- 
le aveva  un  demonio  familiare,  il  quale 
consultò  anche  dopo  Papa  ,  per  sapere 
la  durata  di  sua  vita,  e  che  da  esso  a- 
vesse  in  risposta  che  non  morirebbe  pri- 
ma di  celebrar  la  messa  in  Gerusaleru- 
me;onde  il  Papa  non  essendosi  di  ciòav- 
veduto,  e  recatosi  un  giorno  a  dirla  nel- 
la chiesa  di  s.  Croce  in  Gerusalemme  di 
Roma,  il  demonio  che  ivi  appunto  l'at- 
tendeva, gli  fu  addosso  e  tosto  l'uccise;  e 
così  altre  simili  imposture,  le  quali  pas- 
sarono dagli  scritti  di  Bennone,  che  pel 
suo  astio  contro  s.  Gregorio  VII  sfugò  la 
sua  bile  anche  contro  i  predecessori  colle 
più  ributtanti  falsilà,a  quelli  di  Sigeberto 
monaco  Gemblacense  nella  Cronica,  co- 
me altro  nemico  di  s.  Gregorio  VII,  seb- 
bene alquanto  ne  dubiti  lasciando  le  par  ti- 


SFL 

colarilìi  caluiinin^arnenle  nair;ilei1o  rcii- 
noiie  e  da  altri  malevoli,  circa  le  arti  ne- 
grcimaiiliclie  colle  quali  fu  spaccialo  es- 
sersi Gei  beilo  procarcialo  il  pnnlificalOjC 
quelle  intorno  alla  eli  lui  nioile,  confes- 
sando la  scienza  ihe  i esc  cliiaro  Silveslio 
lI.]Ma  il  monaco  Galdido,  nelle  sue  giunte 
alla  Cronica  di  Si"cberlo, incannato  o  dal- 
la  sua  ignoranza, ovvei  oda  malignità, v'in- 
tromise  tutte  le  insulse  favole  intorno  al- 
la magia  di  Silvestro  II,  ed  in  questa  gui- 
sa antivenne  a  Martino  Polono  ed  al  Pla- 
tina nel  tristo  aringo  di  tessere  caliumie 
contro  i  Papi,  i  quali  calunniosi  iterici  fa- 
lalmenle  per  bonarietà  o  per  tristo  fine 
furono  copiati  ila  non  pochi  scrittori,  im- 
perocché il  male  è  sempre  più  facdmente 
creduto  del  bene.  E  vaglia  il  vero,  di  tut- 
te queste  fole  lanciate  contro  l'ili  ustie  Sil- 
vestro II,  non  si  trova  alcun  moto  in  al- 
tri scrittori  del  medesimo  secolo  XI,  co- 
me Ditoiaro,tlgaldo,  Glaber,  Lamberto 
ed  Hermannojed  il  ricordato  epilaflio  del 
degnissimo  Sergio  IV  e  di  santa  vita  per 
consentimento  di   tulli  gli  scrittori,  ba- 
sterebbe a  smentire  siir<itte  calunnie,  che 
anzi  come  Papa  Silvestro  11  fu  colmato 
di  nìerilale  lodi, ed  esaltati  isuoi  metili  in- 
signi dagli  stessi  Dilmaio  vescovodiMers- 
biug,  Elgaldo  monaco  di  Fleury  e  da  al- 
tri, principalmente  dal  pio  ed  erudito  do- 
r       menicano  Àbramo  Bzomo,  che  vulie  pur- 
gare la  di  lui  memoria  di  si  nere  impu- 
tazionij  pubblicando  in  Roma  nel  i  G-jc) 
co'tipi  Vaticani  e  intitolata  a'iigli  di  Si- 
gismondo III  re  di  Polonia:  Syh'ester  II 
Caesì'nt  Aquitaiiius  Pont,  fliax.  /4(I/itn- 
cta  est  rUu  s.  ÀdaWerti  marti ris,  ab  eo- 
(leni  S'yli'c^lro  erfilnj  sliidinej'ii'iflt'nì/jzo- 
yii  nitclori  suo  sirìduala  ti  iiolis  illustra- 
ta. Ma  questa  storia  l\\  ri[)utata  imi  pa- 
negirico di  Gerberto  e  di  Silvestro  II, per 
non  aver  fatto    la  ilebita  dislin/ione  del 
1."  dal  ?..^;  fu  giudicala  parziale  e  poco 
critica,  rigellando  gli  ulti  che  qualilicn- 
no  Gei  bei  lo  oppositore  alle  decisioni  di 
Giovanni  XV  detto  X\  I  nell'uHare  del- 
Inicivescovalo  di  I\eim%pcr  esser  ricorso 


SIL  177 

rd  contraddittorio  solici  fugio  della  disi  in- 
zione  tra'canoni  e  i  decreti  de'Papi, con- 
tendendo alla  s.  Sede  il  diritto  d'appel- 
lare ad  essa  nelle  cause  maggiori,  con  n- 
cerbe  paiole;  al  che  solennemente  riparò 
col  contenuto  del  breve  diretto  ad  Arnol- 
fo, cos'i  giustificando  la  condolla  de'suoi 
predecessori  in  questo  affare,  che  incau- 
tamente da  pi  ivalo  avea  combattuto.  In 
tal  modo  egli  imitò  lodevolmente  la  con- 
dotta di  r  igilio  e  di  Pio  //dopo  l'as- 
sunzione alla  cattedra  apostolica, la  quale 
trasporta  per  dir  cos\  l'uomo  che  vi  si  as- 
side in  una  sfera  più  elevata,  dove  senza 
sentire  piìi  alcun  influsso  dai  pregiudizi 
o  errori  di  prima,  egli  vede  tutte  le  cose 
checoncern(mo  la  religione  nel  lume  del- 
la k(]e,  e  non  trae  d'altronde  i  molivi  di 
qiiegliatti  solenni  che  la  riguardano  se  non 
dagl'  interessi  eterni  della  Chiesa.  Ber- 
nardo Pez  ne  pubblicò  la  Geometria  in 
Thesauro  anecdolorum  t.  3,  par.  7,  p.T, 
e  di  tulle  \eOpere  <li  Silvestro  II  f.iiino 
menzione  i  Maiuini  nel  citato  f.  G  della 
Stor.  letteraria  di  /'m/^r/»?.  A 'nostri  gior- 
ni il  d.r  C.  F.  Hock_,  professore  di  filo- 
sofia, politica  e  diritto  canonico,  che  ap- 
partiene alla  scuola  cattolica  di  filosofia 
eretta  in  \  ienna,  e  già  nolo  al  pubblico 
per  un'opera  filosofica  intitolata  Carte- 
sio ed  ì  suoi  avversari,  pubblicò  la  vita 
di  Silvestro  11  in  tedesco,  a  Vienna  nel 
I  837.  Fu  tradotta  in  francese  estainpal;» 
in  Parigi  con  qne-lo  titolo:  Ilisloire  da 
Pape  Silvestre  II  et  de  sou  sircle,  en- 
ricliie  de  notes  et  de  documeni  inedits.  In 
Milano  poi  nel  1  8.^6  fu  volta  in  italiano 
dal  ledesio:  Gerberto,  ovvero  il  Papa  Sii 
ventro  II  e  il  suo  secolo,:  opera  del  d.''  C. 
F.noch.^vì  voi.  r  I  ,|).3  {.h'^W.fnuiilidrllr 
scienze  religiose  si  legge  una  breve  analisi 
della  Rivista  di  Dublino  j  e  del  merito 
dell'autore  del  libro,  opera  che  si  qua- 
lifica non  senza  ommisMcni  e  scorrezio- 
ni, massime  intorno  allo  stalo  ili  Romn 
durante  il  pontificalo  ili  Silvestro  II.  Al- 
le succinte  notizie  della  /i/V/.c/^,  segue  un» 
jlppendice o ai  ùcoìo  del  dolio  oijj.'Anlo- 


128  SIL 

nino  de  Liicn,  ora  aici  vescovo  di  Tai'so  e 
nunzio  di  iMonaco,clie  meglio  dichiara  al- 
cuni falli  particolari,  che  potrebbero  da- 
re appicco  ad  enori  e  a  calunnie,  e  pre- 
cipuamente chiarì  la  favola  dell'arte  ma- 
gica che  si  prelese  esercitala  da  Gerber- 
lo,  e  le  parlicolarilà  avvenute  nella  de- 
posizione dall'arcivescovato  di  Reims,  per 
giudizio  del  legato  apostolico.  Nel  i84i 
l'alemanno  mg.r  Giovanni  Teodoro  Lau- 
rent vescovo  di  Chersona  ,  da  Gregorio 
XVI  fatto  vicario  apostolico  di  Lussem- 
burgo (di  che  nel  voi.  L,  p.177)  e  con- 
sultore della  s. congregazionedell'indice, 
presentò  e  lesse  all'accademia  di  religione 
cattolica  di  P>.oma  de'  i  2  agosto, in  un  ciot- 
to e  applaudito  ragionamento,  variegra  vi 
Biflessioni  sidlareceiìleopera  tedesca  del 
dj'  C.  F.  Hock  iiililolata  :  Gerberto  ov- 
vero Papa  Slli'eslro  II  e  d  suo  secolo. 
Esso  fu  pubblicalo  nel  t.i3  di  detti  An- 
nalisa p.  348.  11  zelante  e  sapiente  pre- 
lato, dopo  aver  commendati  i  nobili  sfor- 
zi di  que'valorosi,  che  sialfaticanoa'gior- 
ni  nostri  per  ristaurare  la  storia  nel  senso 
della  cattolica  verità,  onde  non  piìi  leslo- 
rie  di  s.  Gregorio  VII,  d'Innocenzo  III 
e  di  Bonifacio  Vili  sono  deturpate,  guaste 
e  sfigurate  dalle  calunnie,  invitato  dal- 
l'accademia  prese  ad  analizzare  la  vita 
di  Gerberto  sotto  il  triplice  aspetto  della 
scienza,  dello  stato  e  della  Chiesa,  sicco- 
mece  la  presenta  l'altro scrittorealeman- 
no.  Riguardo  alla  i ."  parte  gli  consentì  di 
buon  grado,  che  Gerberto  in  se  riunisse 
tutta  la  scienza  della  sua  età;  ma  ponen- 
do fra  le  chimere  la  gratuita  asserzione 
del  d.i"  Hock,  che  Gerberto  stimasse  ed 
amasse  la  filosofìa  come  un  dono  divino 
eguale  alla  fede,  ne  mostrò  tutta  l'incon- 
gruenza, e  fece  vedere  che  di  silFatti  er- 
ronei principii  non  vi  è  il  minimo  sen- 
tore negli  scritti  di  quell'uomo  dotto  del 
X  secolo,  ma  che  sono  essi  un  parlo  mo- 
struoso del  razionalismo  del  secolo  XIX. 
Nella  2.^  parte,  in  cui  si  tratta  della  vita 
politica  di  Gerberto,  l'encomiato  prelato 
si  vide  costretto  a  dissentire  più  volte  dal* 


SIL 

lo  storico,!!  quale  invece  di  scusare  il  mo- 
do improprio  tenuto  dal  monaco  Gerber- 
to nelle  sue  vertenze  con  Papa  Giovanni 
XV  detto  XVI,  glielo  reca  a  merito,  co- 
me se  egli  non  avesse  fallo  altro  che  di- 
fendere il  suo  giusto  diritto,  e  in  maniera 
al  tutto  legittima.  E  qui  colse  il  destro  di 
combattere  vittoriosamente  certe  propo- 
sizioni dell'autore  o  false  o  troppo  avan- 
zate intorno  all'autorità  pontifìcia.  Pas- 
sando poscia  alla  3.^  parte,  che  viene  coa- 
sagrala  al  pontificato  di  Gerberto  sotto 
il  nome  di  Silvestro  II,  si  dolse  a  ragio- 
ne mg.''  Laurent  del  soverchio  laconismo 
con  cui  se  ne  parla,  abbracciandoappena 
I  opagine  del  suo  libro,  tutto  il  rimanen- 
te di  esso  essendo  dedicato  alla  storia  let- 
teraria del  secolo  X,  alla  critica  delle  ope- 
re di  Gerberto,  alla  vita  anteriore  di  lui 
al  pontificalo;  quindi  àidditò  con  brevi 
elocpienlissimi  tratti  le  nobilissime  azioni 
di  Sdvestro  li  a  gloria  della  Chiesa  e  a 
vantaggio  della  società,  le  quali  furono 
o  in  parte  dimenticale,  o  appena  accen- 
nate, o  malamente  inlerpretatedall'isto- 
riografo.  jXè  lasciò  punto  trascorrere  sen- 
za gli  opportuni  riflessi  varie  inesatte  e- 
spressioni  qua  e  là  disseminate  nel  libro, 
le  quali  non  vanno  pienamente  d'accordo 
col  vero  linguaggiodella  teologia. Da  que- 
sto ragguaglio  critico  e  gagliardo  del  ve- 
scovodi  Chersona,  nel  quale  si  espongono 
oltre  alle  principali  notizie  di  Silvestro  II, 
eziandio  le  dottrine  del  suo  biografo  d.' 
Hock,  di  guisa  che  il  di  lui  hbro  viene  con- 
siderato sotto  un  nuovo  aspetto,  ne  viene 
che  tale  opera  debba  anzi  riguardarsi  co- 
me un'od'esa  che  come  un  elogio  del  la  s.  Se- 
de, dolendo  al  prelato  di  non  poterne  ren- 
dere favorevole  testirnonianza.  Dichiarò 
il  prelato  di  avere  proceduto  con  impar- 
zialità per  una  giusta  censura, distinguen- 
do altiesì  la  vita  di  Gerberto  da  quella 
di  Silvestro  li,  perocché  egli  dice,  in  al- 
cuni rispetti  sono  essi  due  personaggi  mo- 
ralmente diversi,  anzi  opposti  fra  loro  ; 
talché  la  critica  di  Gerberto  è  l'elogio  di 
Silvestro  H,  e  l'elogio  di  Silvestro  II  è 


SIL 

una  giusta  critica  di  Gerberlo:  tutt<')ciù 
il  vescovo  ofTi'i  in  tenue  trihuto  all'uno 
re  e  decoro  della  s.  Sede,  alla  «juale  ap- 
partiene il  cuore  e  la  vita  sua,  e  ben  egli 
Jo  dimostrò  col  suo  magnifico,  veridico  e 
logico  ragionamento,  pieno  di  giusta  cri- 
tica e  di  saggia  erudizione.  Ed  è  per  lui 
che  rettanjente  si  può  giudicare  di  Ger- 
berto  e  di  Silvestro  II,  avendo  egregia- 
mente corrisposto  al  suo  grave  proponi- 
mento, riuscendo  benemerito  a  un  tem- 
po della  memoria  di  quel  Papa  e  della 
s.  Sede.  I  concittadini  di  Silvestro  li,  suoi 
ardenti  ammiratori  ed  abitanti  d'Auril- 
lac,  nel  I  8  1 9  ne  collocarono  il  ritratto  iu 
una  delle  sale  del  comune,  e  nel  i  841  in- 
titolarono col  suo  nome  la  piazza  della 
città  ov'era  l'abbazia  di  s.  Cerando;  quin- 
di nel  1 844  concepiiono  l'idea  onde  per- 
petuarne la  memoria  di  erigergli  sulla  me- 
desima piazza  una  statua  in  bronzo  a  lo- 
ro spese  col  soccorso  delle  obblazioni  del- 
l'universo cattolico.  Con  tale  nobile  in- 
tendimento formarono  unacoinmissione 
composta  del  vescovo  di  s.  Flour,  del  pre- 
fetto di  Cantal,  del  maire  d'  Aurillac  e 
di  altri,  perchè  fosse  portalo  a  compimen- 
to. La  cominissione  sottomise  il  progetto 
a  Gregorio  XVI  e  ne  implorò  il  patio- 
cinio,equel  l^apa,  oltre  altri  larghi  beni- 
gni incoraggiamenti,  delsuopeculiosom- 
miniblrò scudi  i  ooi^Giornalcdi Rotna  del 
iH"i,  p,  963);  il  conte  e  generale  ÌMa- 
nliès  d' Aurillac  contribuì  pel  monumen- 
to juo franchi,  ed  il  regnante  Pio  IX  del 
suo  53o  franchi  (^Giornale  di  [ionia  del 
i8')o,p.  I  II):  l'interoepiscopato, il  clero 
e  altri  francesi  concorsero  a  questa  na- 
zionale diujostrazionc,  ed  il  celebre  scul- 
tore David  d'Angers  fu  incaricato  di  for- 
mare la  statua.  Questa  compita  ed  eretta 
con  piedistallo  a  capotici  viale  del  Gra- 
vicr,  a'iG  ottobre  I  8  j  ine  fu  fattala  so- 
lenne inaugurazione,  il  programma  del- 
la (piale  diceva,  che  il  consiglio  munici- 
paleirAinillacavea  decretalo  'Tooo  fran- 
chi per  la  solenne  ceremonia,  1200  ilei 
quali  a  favore  depoveri;  che  innanzi  la 
\UL.   i,x\  I. 


S I M  1 29 

statua  il  cardinal  Du  Pont  arcivescovo  di 
IJourgesavrebbecelebratouna  gran  mes- 
sa, in  presenza  d'altro  cardinale  e  di  8 
vescovi.  Dopo  la  morte  di  Silvestro  li  va- 
cò la  s.  Sti\e  33  giorni. 

SILVESTRO  III,  Antipapa.  T.Anti- 
rAi'A  XX,  ed  il  voi.  LX,  p.  84. 

SILVESTRO  IV,  Antipapa.  F.  A.v- 
TiPAPA  XXVI,  già  monaco  e  abbate  di 
Farfa. 

SILVESTRO,  Cardinale.  Monaco  e 
abbate  di  Subiaco,  da  alcuni  viene  an- 
noverato tra'cardioali  di  Eugenio  III  del 
1  i5o. 

SILVIXO  D'Aucnv(s.),  vescovo  regio- 
nario. Sorti  i  natali  nel  territorio  di  To- 
losa,o  secondo  alcuni  autori  a  Daest  presso 
Bruges  in  Fiandra,  ovvero  a  Doesbourg 
nel  Crabante. Passati  isuoi  primi  anni  alla 
corte  dei  re  Childerico  II  e  Teoilorico  IN, 
e  mentre  sta  fa  per  incontrare  matrimo- 
nio, si  ritirò  con  meraviglia  di  tutti,  per 
dedicarsi  al  divino  servizio.  Ricevette  gli 
ordini  sagri  a  R.oma,  ov'erasi  portato  per 
divozione,  e  fu  consagra  lo  vescovo  per  pre- 
dicare il  vangelo  :igi'infedeli.  La  diocesi 
di  Terouane,  piena  a  quel  tempo  di  pa- 
gani, fu  il  teatro  principale  del  suo  zelo 
apostolico;  ecolle  solitle  sue  istruzioni,  rat- 
forzate  dall'esempio  di  una  santa  vita,  ri- 
dusse un  gran  numero  d'  anime  a  Ge«ii 
Cristo.  Compii  la  mortale  carriera  iu  .Au- 
chynell'Artois,  a'i5febbraio7  18. 11  mar- 
tirologio romano,  come  quelli  di  Fiandra 
e  d'Usuardo  ne  f  inno  menzione  a' I  ideilo 
stesso  mese,  giorno  in  cui  fu  seppellito. 
La  maggior  piirtetlellesue  reli<|uie  venne 
trasportala  nel9')i,a  cagione  delle  scor- 
rerie de'normanni,  all'abbazia  di  s.  Der- 
lino  in  8.  Aiidoinnro. 

SI.MCOLO,iV^/7i/»o/«?.  Regola  e  com- 
pendio degli  articoli  delia  Fede  {^V !\  che 
ogni  Cr/.t/M«o  (/'.)  deve  sapere  ecreil»?- 
re,  [lerciòdelto  volgarmente  ilCriv/o(/  .). 
La  voce  Simbolo  significa  ancora  la  riu- 
nione di  piìi  cose  in  comune,  ed  anche  un 
segno  col  (juale  si  accenna  una  cosa  e  si 
distingue  dalle  aiive.DiCi^^iSindiolooòiin- 


i3o  SIM 

holica  cristiana  {T.),tnonur^eìi\d\Q  o  fi 
gurata,  documentale  o  scritta  del  crislia- 
nesimOjil  segno  figuralo  d'idee  religiose 
e  morali;  chiamasi  Simbolica  il  comples- 
so de'libri  simbolici  che  contengono  le  pro- 
fessioni e  confessioni  di  fede  delia  chiesa 
cattolica  e  delle  set  te  protestai)  li.  Con  que- 
sto vocabolo  Simbolo  convenientetnenle 
si  esprime  la  formola  delia  cattolica  fede, 
e  perchè  in  essa  tutte  le  verità  della  fede 
sommariamente  sono  rinnite,e  perchè  per 
essa  si  distinguono  i  Fedeli  àa^Vlnfcde- 
li  {f^)-  Dice  il  Riagri  che  il  Credo  con  vo- 
ce greca  viene  chiamato  Symòolum,  che 
significa  segno,  poiché  è  il  vero  contras- 
segno per  distinguere  il  cattolico  dal  falso 
cristiano:  fu  anco  c\ì\^n\nlo  Hymiiologia 
Calliolicc ,  et  Hierarchica  Eucharisliadu 
s.Dionigio.  Altri  pretendono  che  siccome 
la  parola  6"/mio/o  vuole  anche  dire  la  quo- 
ta parte  che  ciascuno  deve  per  una  cosa 
fatta  in  comune,  così  il  sommario  della 
Dottrina  Cristiana  (/^.)edi  nostra  s.  Re- 
ligione (/^.)  è  chiamato  Sitnbolo  pevchè 
ciascuno  degli  Apostoli  (F,)  vi  ha  contri- 
buito da  sua  parte,  e  messo  per  cosi  dire 
del  suo  e  fornito  il  suo  articolo.  Quattro 
sono  i  simboli  de'quali  usa  la  Cìiiesa  ro- 
maua:\.''\'JposlolicOj,'2.''\\Niceno,  3.°  il 
Costantinopolitano  chediversi  chiamano 
aggiunta  al  precedente  (per  cui  forman- 
done uno  dicono  che  3  sono  i  simboli  rico- 
nosciuti dalla  chiesa  cattolica),  il  4-"  l'at- 
tribuito a  s.  /Atanasio:  sono  distinti  nel 
rome, ma  non  già  nella  dottrina,  perchè 
la  lede  è  sempre  la  stessa,  e  dopo  il  tem- 
po degli  apostoli  non  è  stata  fatta  da  Dio 
alcuna  rivelazione  in  ordine  alla  medesi 
ma  j  pei  che  ad  essi  furono  dallo  Spirito 
santo  insegnate  tulle  le  verità.  La  Chie- 
sa colle  sue  definizioni  non  pronunzia 
mai  un  nuovo  Dogma  (''.),  ma  dichia- 
ra, espone  e  spiega  quelle  verità, che  sem- 
pre sono  sfate  per  lei  ch-arissime,  e  per 
conseguenza  da  lei  conosciute  e  credu- 
te, e  che  almeno  implicitamente  si  ten- 
nero ancora  da  tutti  i  fedeli.  In  questo 
ella  è  infallibile,  perchè  sicura  dell'assi- 


SIM 

slenza  immediata  dello  Spirito  santo,  per 
non  potere  errare  giammai.  1  nominati 
Simboli  adunque  non  sono  una  diversa 
dottrina;  lutti  contengono  la  dottrina  me- 
desima, e  solamente  l'uno  serve  alla  mag- 
giore intelligenza  dell'altro.  Se  la  Chiesa 
non  avesse  avuto  che  tiranni  persecutori 
crudeli  de'cristiaui,  forse  non  avremmo 
che  un  solo  simbolo,  quello  cioè  degli  a- 
posloli;  ma  poiché  ebbe  ancora  gli  £"re- 
tici  e  Scismatici  (F.)  oppugnatori  osti- 
nati de'dogmi,  ella  affine  di  assicurare  i 
suoi  figli  dal  non  restar  presi  dagli  eri  ori 
subdoli  e  cavillosi  di  costoro,  ha  dovulo 
di  mano  a  mano  mettere  in  unostalo  pi  i 
deciso  e  più  luminoso  le  dottrine  dagli  e- 
relici  e  scismatici  combattute.  Di  qui  la 
diversità  de'simboli  più  lunghi  e  più  dif- 
fusi,  ma  sempre  eguali  nella  sostanza  e 
nell'autorità.  Tanto  apprendo  daWlsti- 
tuzioni  cattoliche  del  vescovo  Bronzuoli, 
sez.  2:  De^diven^i  Simboli  e  specialmente 
di  quello  degli  yjpostoli,  che  spiega  nei 
suoi  12  articoli  cou  dottrina  e  chiarezza. 
Dicesi  Confessione  di  Fede  (F.),  la  di- 
chiarazione pubblica  e  in  iscritto  di  quel- 
lo che  credesi,  nel  quale  articolo  parlai 
delle  diverse  confessioni  di  fede,  pzi;ui- 
dio  erronee  come  Y  Aitgnstana  (F.),  V In- 
terim [F.),  e  altre,  e  meglio  a'iuoghi  lo- 
ro de  Protestanti  (F.).  In  che  consiste  la 
diversità  della  Professione  di  fede  (/'.) 
e  di  quale  specie,  sebbene  anch'essa  è  una 
dichiarazione  pubblica  e  in  iscritto  sulla 
credenza  della  fede,  colle  aniiloghe  eru- 
dizioni,  lo  riportai  a  quell'articolo. 

DelSimbolo  Apostolico.  Si  appella  co- 
sì non  perchè  contenga  la  dottrina  de- 
gli apostoli,  da  altri  ridotta  alta  maniera 
di  foimolario,  ma  perchè  veramente  fu 
da  essi  composto,  e  non  già  in  iscritto,nia 
a  voce  trasmesso,  e  al  cuore  e  alla  me- 
moria de'fedeli  raccomandato.  La  più  an- 
ticae  costante  tradizione nefa  sicuri;  e  se 
in  alcune  chiese,  d'oriente  specia  Imeule, 
per  le  sopra  esposte  ragioni  si  trovasse  in 
qualche  parola  diverso  dal  nostro,  qua- 
lora fosse  stato  da  Ila  chiesa  universale  ap- 


SIM 
provato,  sarebbe  quello  pine  una  regola 
di  fede,  ma  non  potrebbe  però  dirsi  prò 
priaraente  il  simbolo  Apostolico,  L'Apo- 
stolico per  testimonianza  di  s.  Ambro- 
gio, ntW'Epist.  8  r ,  lib.  i  o,  è  quello  solo, 
che  la  chiesa  romana  ha  sempre  custo- 
ditoeserbatointattoed  inlero.Cheil  sim- 
bolo Apostolico  fu  fatto  dagli  apostoli  , 
lo  dimostra  eziandio  Natale  Alessandro, 
Ilist.  eccl.  saec.i,dissert.  1 2, tuttoché  non 
fosse  scritto,  come  avvertono  s.  Girola- 
mo Epist.  61  od  Panviiach.  cap.  c) ,  e 
Rulìino  in  Praef.  exposit.  Synih.  A  posi., 
aflìnchè  non  giungesse  alle  mani  degl'in- 
fedeli, ma  detto  a  voce  e  in  tal  guisa  pro- 
pagato ne'fedeli  per  tradizione  dagli  uni 
agli  altri.  Dice  Mortene,  che  questo  sim- 
bolo si  consegnava  ne'primi  teu^.pi  a  quei 
cristiani  chiamati  eletti  o  competenti,  o 
Catecumeni  (/^'.),  cioè  si  spiegava  in  uno 
a'misleri  che  contiene,  i  quali  diligente- 
mente si  nascondevano  agi'  infedeli  per 
la  disciplina  dell'y^rcrt/20,  della  quale  ri- 
parlai a  Setta.  Questa  consegna  o  spie 
gazione  si  faceva  loro  avanti  il  ricevimen- 
to del  5^/^e5///Jo(^'.)  e  comunemente  nel- 
la domenica  delle  Palme,  ma  nella  chie- 
sa romana  ciò  avea  luogo  nella  4-'  feria 
della  4 'settimana  di  Quaresima,  insie- 
me all'orazione  Pater  noiter  {/'.), nel  so- 
lennissimo  Scrutinio  (/^.)  detto  in  ape- 
ritiene  auriumj  e  nell'africana  il  sabato 
avanti  la  4-^  domenica  di  quaresima.  Si 
pensa  a  ragione  che  gli  apostoli  compo- 
nessero il  simbolo  dopo  l'Ascensione  di 
Gesìi  Cristo,  quando  già  ripieni  ilei  lo  Spi- 
rito santo,  erano  per  tlividersi  nelle  di- 
verse parti  del  mondoad  annunziare  V E- 
vangelo  (/  .),  appunto  perchè  ciascuno 
non  solamente  insegnasse  la  stessa  dot- 
trina, ma  la  insegnasse  con  pari  termini, 
e  perchè  riuscisse  piìi  facile  ai  fedeli  l'up 
prenderla  e  ritenerla  compilata  e  ristret- 
ta in  brevissimo  sommario.  Dall'essere 
piecisamcntei2  gli  articoli  di  questo  sim- 
bolo, alcuni  opinarono  die  ciascun  apo- 
stolo ne  componesse  uno  :  ma  la  opinio- 
ne più  probabile  è  che  insieme  e  in  un 


SIM  I  3  I 

accordo  siano  stali  tulli  da  essi  compo- 
sti, come  fu  solidamente  provato  anche 
dai  l)enedeltini  di  s.  Vannes  nelle  loro 
Osser\'azioni  alla  Bihliulcca  del  Dupin. 
E'  una  verità  di  fede  per  altro  che  gli 
apostoli  nel  comporre  il  simbolo  hanno 
parlato  come  persone  divinamente  ispi- 
rate, come  si  dichiara  nel  Catechismo  ro- 
mano [r.)paH.  I,  cap.  i,§  2  :  ea  tutta 
prova  di  ciò  basti  il  ricordare,  che  que- 
sto simbolo  è  sfato  sempre  riconosciuto 
come  il  I  .°capo  della  Tradizione  (f.)  di- 
vina, ossia  della  parola  di  Dio  non  scrit- 
ta. 11  simbolo  degli  apostoli  dice  cos'i:  Io 
credo  in  Dio,  Padre  onnipotente.  Crea 
tore  del  cielo  e  della  terra,  ec.  cb'è  quello 
che  quotidiana  mente  recitiamo  nelle  no- 
stre Preghiere  [^'.y  Anche  l'annalista  Ri- 
naldi all'anno  44>  o.°i5  e  seg.  all'erma 
che  questo  simbolo  in  Roma  si  conser- 
vò sempre  senza  variazione,  e  la  chiesa 
cattolica  l'ebbe  sempre  in  tanta  venera- 
zione, che  nei  concila  universali  resiti- 
vasi  per  lai.'  cosa;  ed  all'anno  60,  0. "7, 
narra  che  recitando  il  simbolo  i  cristiani, al- 
le ultime  parole  rar/2/5  resurrectionem,so- 
levano  farsi  il  segno  della  croce  sulla  fron- 
te. Vedasi  Mamachi,  De'cosUimi  dcpri- 
initK'i  cristiani  1. 1 ,  p.  1  56  e  seg.,  che  ogni 
articolo  o  sentenza  del  simbolo  è  stato  in- 
segnato dagli  apostoli.  Riporta  il  Seve- 
rano,  Memorie  sagre  p.  1  r  5  e  3q3,  ed 
io  ne  parlai  a' luoghi  loro,  che  s.  Leone 
111  per  eccitare  la  divozione  de'  [)ellegri- 
ni  e  dar  loro  comodila  di  fare  la  profes- 
sione di  fede  sulle  tombe  dc'ss.  Pietro  e 
Paolo,  pose  nella  chiesa  di  s.  Pietro  due 
tavole  d'argento  di  libbre q  \,\u  una  delle 
quali  era  il  .simbolo  degli  apostoli  senza 
l'aggiunta  F/Z/o/yr/c,  in  latino,  e  nell'altra 
in  greco;  e  nell'ingresso  della  confessione 
nella  chiesa  di  s.  Paolo  collocò  uno  scu- 
do d'ai  genio, nel  quale  era  sci  ilio  lo  slesso 
simbolo,  ma  questo  non  si  ammetteda  Ki- 
na'.di.  Il  S^mcìU,  flettere  eccl.  t.  5, leti.  3  1  ; 
Perchè  si  dice  nel  simbolo:  Credo  s.  Er- 
cleiiam  Catholica'n,  non  /';,  e  se  vi  è  dif- 
ferenza tra  cattolica  e  universale;  lelt.  3  a: 


,32  SIM 

Che  vogliono  dire  nel  Simbolo  degli  npo- 
sloli  f]nelle  pnrole:  Inde  i'eniiiruf;  esijti- 
dicare  vii'os,  ci  mortuof! j  l.  7,  lelt.  iy\: 
Che  vuol  dire  :  Credo  Sanctavi  Ecrlc- 
sìam  CatlioÌiccim,Sanctoruìn  communio- 
nevi.  Inoltre  abbiamo:  G.  Enrico  Tenzel, 
Dissert.de  Symholo  Apostolico,  Witte- 
bcrgae  1 683.  Egidio Stianch,  Hist. Syiu- 
boli  Apostolici,  ibid.1668.  J.  Sei".  Neu- 
mann,  De  condilorihus  Syniboli  Apost., 
Lipsiae  1706.  Job.  Pearson^  Expositio 
SymholiApo'!t.^Fvarìcofurù  i  7  1  i  .Herm. 
Witsii,  Exercit.  in  Syinholuin  Aposto- 
lorum,  et  Orationcm  Dominicani,  Her- 
bor.  1712.  Joh.  Rod.  Rielsling,  De  usu 
Symbolorum,polissìmum  A postolico,Ni- 
caeno,  Costaiilinopolitnno,  elAthanasia- 
Hom*^cm,Lipsiaei  753. Nel  i  845inGer- 
mania  si  pubblicò:  Libri  Symbolici  Ec- 
clesiae  catholicae  conj aneli  alque  ìiotis, 
prolegomenis,indicibus(jue  instntcìi  ope- 
ra et  studio  Frid.  Guil.  Streitwolfct  Rad. 
E.  Klcner.  Vi  si  contengono  i  3  simboli 
ecumenici,  i  decreti  e  i  canoni  del  Tri- 
dentino, la  confessione  di  fede  di  Pio  IV, 
e  il  catechismo  romano  :  questa  collezio- 
ne meritò  grandi  encomii  dagli  Annali 
delle  scienze  religiose  ■?.  .'serie,!.  4,  p-47  '  • 
Neli85o  a  Parigi  fu  stampato:  Simbo- 
lica, o  esposizione  apologetica  del  sim- 
bolo degli  apostoli,  per  l' ab.  Costantino 
Clero  :  nel  t.  9,  p.  4^^7  <^b  ^^^^^  Annali 
se  ne  rende  ragione. 

Del  Simbolo  Niceno.  Fu  com  posto  nel 
3^5  nel I. "concilio  ecinnenico  di  Nicea 
{^V.)  da  lutti  i  vescovi  dell'orbe  cattoli- 
co, coi  legali  di  Papa  s.  Silvestro  I,  per 
conquidere  l'eresia  degli  Ariani  (  /^.)cbe 
negavano  la  divinità  del  Verbo,  nel  quale 
sindjolo  è  più  didusamente  spiegato  l'ar- 
ticolo 2.°di  quello  Apostolico:  Ed  in  Ge- 
sù Cristo  suo  figliuolo  unico,  Signornò- 
stroj  e  con  la  parola  Consustanziale  al 
Padre^  data  al  Figlio  di  Dio,  viene  sta- 
bilita perfettamente  1'  unità  indivisibile 
della  natura  di  queste  Personcdivine, on- 
de si  recita  nel  siuìbolo,  Gcnituin,non  fa- 
ctìini^consnbsiantialcììi  Patri.  Dice  s.  A- 


SIIM 

fanasio,  Fpist.  ad  Jovin., che  Osio  vesco- 
vo di  Cordova, presidente  del  concilio  co- 
me legato  (iel  Papa,  ne  ridusse  gli  arti- 
coli, e  ch'egli  slesso  fu  uno  de'principali 
autori  ;  lo  scrisse  Ermogene  vescovo  di 
Cesareadi Cappadocia, comesi  legge nel- 
r  epistola  di  Basilio  a  Innocenzo  III.  A. 
Siviglia  dico  che  il  suo  vesccvos.  Lean- 
dro morto  nel  596,  l'introdusse  nella  li- 
turgia di  Spagna  nella  messa,  donde  passò 
nella  chiesa  romana  e  nelle  altre  d'oc- 
cidente. 

Del  Simbolo  Costantinopolitano.  Ad 
istanza  dell'imperatore  Teodosio  I  il  Pa- 
pa s.  Damaso  I  nel  38 1  fece  celebrare  il 
2. "concilio  ecumenico  er.°di  Costantino- 
poli [f^.).  Quivi  si  compilò  un  altro  sim- 
bolo, o  a  meglio  dire  si  confermò  la  dot- 
trina di  quello  di  iVicea,  e  si  aggiunse  spie- 
gazione all'articolo  riguardante  il  mistero 
dell'Incarnazione  contro  gli  errori  degli 
Apollinaristi(^V.),  all'articolo  dello  Spi- 
rito santo  e  per  la  sua  divinità  conti 0  gli 
errori  dei  Macedoniani,  come  dimostra 
Fleury,  Hisl.  eccl.  Iib.  1 8,  n."6,  sopra  gli 
articoli  contrastali  da  tali  eretici,  cioè  al 
3. "articolo:  Il  quale  fu  concepito  di  Spi- 
rito santo,  nac<pie  da  Maria  Fergine. 
E  vi  si  fl)rmò  l'articolo  della  Chiesa  cor- 
rispondente al  9. "in  questi  termini  :  Noi 
crediamo  Una,  Santa,  Cattolica  e  Apo- 
stolica Chiesa.  Questo  è  quel  simbolo  che 
si  recita  nella  Messa  {F.),  cioè  dopo  V E- 
vangelo  della  Messa  {f  .),  per  essa  scelto 
come  quello  in  cui  si  esprimono  più  chia- 
ramente i  dogmi  della  fede  e  si  confutano 
l'eresie  insorte  fino  a  quel  tempo,  secon- 
do il  sentimento  del  cardinal  Bona,  Rer, 
liturgicarum  lib.  2,  cap.  7.  Precedente- 
mente nella  messa  reci lavasi  il  simbolo 
Niceno.  Siccome  fu  compilatoalloichèera 
già  manifesta  la  fede,  e  godeva  pace  la 
Chiesa,  per  questo  lo  cantiamo  solenne- 
mente e  pubblicamente  alla  messa  :  lad- 
dove il  simbolo  Apostolico  fatto  in  tem- 
po di  persecuzione,  e  quando  la  fede  non 
era  ancor  pubblicata,  segretamente  si  re- 
cila^iù  \ olle  iìgW  Uffìzio dii'ìno  {F .^^  co- 


1 


SIM 
me  insegna  s,  Tommaso  2,  2  Qiinesl.i, 
art.  g,  ad  b.  Questo  simbolo  in  poche  co- 
se diflerisce  dal  Niceno,  e  vuoisi  compo- 
sto da  s.  Gregorio  Nazianzeno,  come  Mar- 
co d'Efeso  attestò  nel  1 439  al  coocilio  ge- 
nerale di  Firenze,  riportando  l'autorità 
di  tutti  i  padri  greci.  Esso  è  ben  diverso 
dal  simbolo  Gerosolimitano,  secoiidocliè 
contro  rOudino  dimostra  il  p.  Zaccaria 
nella  Dissert.  de  Inventione  s.  Crucis^nA 
t.  c)  delle  Siinbole  Goriane,  ristampata 
in  Firenze  nel  17 52.  F'.  Liturgia.  Cir- 
ca all'introduzione  del  simbolo  nella  mes- 
sa per  recitarsi  dopo  1'  ^vangelo,  si  con- 
troverte se  debbasi  attribuire  a  s.  Marco 
Papa  del  336,  come  vuole  Rivo,  De  Ca- 
non, ohserv.  prop.  23,  ovvero  a  s.  Dam- 
niasol,come  vuole  Innocenzo  \\\,DeJ\ly- 
st.  Missae  lib.  2,  e.  49-  H  citato  Sarnelli 
t.  9,  lelt.  60  :  Perchè  nel  simbolo  della 
messa  si  sieno  tralasciate  quelle  parole 
del  simbolo  Apostolico,  Descendìt  ad  in- 
ftros,  riporta  i  testi  dei  simboli  Niceno  e 
Costantinopolitano,  che  appella  dichia- 
razioni del  simbolo  Apostolico  fatte  per 
abbattere  l'eresie,  e  siccome  circa  a  que- 
sto articolo  non  fu  mai  dubitalo,  né  an- 
co tla  verun  eretico,  non  ebbe  bisogno  di 
confei  rnazione  o  dichiarazione  in  alcuno 
de'concilii,  come  gli  altri  articoli,  cosi  fu- 
rono om  messe  le  parole  Descendit  ad  in- 
feros.  Però  gli  eretici  moderni  hanno  det- 
to, che  descendit  ad  in  feros  vuol  dire  es- 
sere seppellito;  ma  è  di  fedi;  che  l'anima 
di  (iesù  Cristo  discese  aW  Inferno,  cioè 
al  Limbo  (A'.)  de'ss.  Padri,  come  defiui 
il  concilio  di  Laterano  e.  /ìrniiter,  per  li- 
berare le  loro  anime  ivi  detenute,che  bea- 
lilìcate  per  la  presenza  di  Cristo,  cos\  il 
limbo  diventò  P<z/'a(//iO,e  verificò  il  det- 
to al  buon  ladrone:  hodie  niecuni  tris  in 
P<7/'rtr//vo. E' proba  bile  che  discendesse  nel 
Pnrgatorio,  e  che  ne  liberasse  tulle  lo  a- 
nime;  noei  mai  essendo  stalo  liberalo  al- 
cuno dall'inferno,  ove  nulla  esl  rcdeni- 
^jf/o, onde  son  favole  le  liberazioni  ili  Tra- 
iano e  di  Falconilla  dall'inferno.  Al  sim- 
bolo Coslanlinopolitano  furono  >iijj^iimle 


SIM  i33 

le  voci  Qui  a  Patre  Filioque  procediti 
c)ie  significa  la  processione  dello  Spirilo 
santo  [f^.)  dal  l'adre  e  dal  Figliuolo,  co- 
me 3.'  persona  della  ss.  Trinità,  per  me- 
glio dichiarare  l'S. "articolo  del  simbolo  : 
Credo  nello  Spìrito  santo.  Quest'addi- 
zione, approvata  poi  dall'uso  di  tutta  la 
chiesa  latina  e  sanzionata  da  piti  ecume- 
nici concilii,  pretendono  alcuni  come  più 
probabile  attribuirla  a  s.  Damaso  I  nel 
concilio  di  Roma  del  Sjo,  secondo  Ales- 
sio Aristeno  cartofilace  della  chiesa  diCo- 
stantinopoli nel  secoloXII, cos'i  altri  greci 
riportati  dairAlIacci,eDuraiidolib.2,cap. 
2  4;  ma  lo  dimostra  falso  il  p.  de  Rubeis 
nella  sua  Dissertalo.  Ad  un  generale  si- 
nodo delle*Spagne,  tenuto  d'ordine  di  s. 
Leone  I  per  condannar  gli  errori  de'Pn- 
sàllanisti^V.)  nel  447>^  P^''  '"J'  piesie- 
duto  da  s.  Turribio  vescovo  d'Asturia, 
appartiene  una  regola  di  fede,  che  ah." 
concilio  di  Toledo  malamente  viene  at- 
tribuita, e  in  essa  dicesi  lo  Spirilo  santo  : 
A  Patre  Filioque  procedens,  decretan- 
dosi insieme  che  niuno  si  ammettesse  al- 
la fede  se  prima  non  ne  facesse  la  pro- 
fessione recitando  il  simbolo  con  tale  ag- 
giunta, o  meglio:  Credo  et  in  Spirituni 
Sanetuni  Dondnuni  et  K'ivifìcantein,  ex 
Patre Fdioque procedcntem.  Di  qua  pro- 
babilmente i  padri  del  6. "concilio  di  To- 
ledo de!  589,  come  riporta  Aguirre,  De 
sacr.  Trin.  niyst.  traet.  \,c.  54,  disp.  92, 
sect.  3,  t.  2,  p.  G3qj  aggiunsero  o  me- 
glio riconobbero  quella  voce  Filioque  al 
si  mboloCostanlinopoli  la  no,e  prescrissero 
che  questo  nella  liturgia  si  recitasse  in- 
nanzi l'orazione  domenicale  o  Pater  no- 
ster,  con  quella  giunta,  la  quale  poi  fu  da 
altri  posteriori  concilii  di  Toledo  e  altri 
delleSpagneritenuta,  e  propagata  ancora 
ad  altri  paesi,  ond'c  che  trovasi  ancora 
nella  forinola  di  tin\c  stabilita  nel  con- 
cilio llaelfedense  d'Inghilterra,  rammcn- 
liito  da  Beda.  La  .stessa  ns;"iuiita  Fdio- 

CO 

quo  prcredit  nel  simbolo  di  Costantino- 
poli,fu  ammessa  nelsecoloVlllnella chie- 
sa di  Francia,  seconilo  Paroiiio  e  Natalo 


1 34  SI  M 

Alessandro,  e  più  bene  liconosciula  nel 
yGynelconciliodi  GenUli{F.);ne\\aGeV' 
mania  pare  stabilila  e  ricevuta  nel  con- 
cilio à' Aquisgrana  {f^-),  per  la  contro- 
versiia  nata  intorno  alla  processione  dello 
Spirito  santo,  ossia  sul  canto  del  simbolo 
con  l'aggiunta  Filioque,  convocato  nel- 
r8og  d'ordine  di  Carlo  Magno,  il  quale 
per  impulso  de' padri  del  concilio  spedì 
a  s.  Leone  Ili  due  vescovi,  affinchè  con- 
fermasse l'addizione  eia  facesse  ricevere 
all.i  chiesa  romana.  11  Papa  approvò  il 
dogma  della  processionedelloSpii  itosan- 
lo  dal  Padre  e  dal  Figliuolo,  permise  il 
canto  del  simbolo  a'germani,come  lo  era 
slato  permesso  a'francesi,  ma  tenace  del- 
l'antichità si  ricusò  d'inserire  nel  simbo- 
lo l'aggiunto,  anzi  senza  questa  fece  co- 
me dissi  scolpire  il  simbolo  di  Costantino- 
poli in  due  tavole  d'argento  e  l'affisse  al- 
le porte  della  basilica  Vaticana,  al  rife- 
rire di  Novaes,  poiché  il  Magri  e  altri  di- 
cono nella  Confessione  della  medesima. 
Osserva  Piinaldi  all'anno  8o9,n.°53,  che 
s.  Leone  III  in  Roma  non  permise  il  can- 
to del  simbolo  colla  paiola  Filioque,  poi- 
ché quantunque  è  di  fede  che  lo  Spirito 
santo  procede  dal  Figlio  come  dal  Padre, 
pure  non  era  necessaiio  esprimerlo  nel 
simbolo,  siccome  ci  sono  molti  altri  mi- 
steri della  fede,  i  quali  non  si  contengono 
in  esso.  Aggiunge  R.inaldi,  con  Valfrido 
Slrabone  scrittore  di  quel  tempo,  che  il 
frequente  uso  di  cantare  il  simbolo  ori- 
ginò dopo  la  condanna  di  Felice  d' t-r- 
ge/,  e  che  si  cantò  piuttosto  il  Costanti- 
nopolitano the  il  iSiceno,  perchè  ili. "pa- 
reva più  accomodalo  alla  musica,  o  più 
veramente  come  più  pieno  e  più  espres- 
sivo della  divinità  dello  Spirito  santo.  Da 
questo  fallo  dell'introduzione  ilella  pa- 
rola Filioque  viene  più  comprovata  l'in- 
.sussistenza  della  ricordata  anteriore  in- 
troduzione attribuita  a  s.  DainasoI,ed 
in  falli  Teodoreto  che  riferisce  la  sino- 
dica di  questo  Papa  e  gli  atti  del  sinodo 
del  Syo,  non  fa  parola  dell'addizione  al 
simbolo;  come  pure  resta  esclusa  l'all'er- 


SIM 
maliva  di  quelli  che  fauno  autore  della 
slessa  aggiunta  il  concilio  generale  di  TVi- 
cea  II  {f'^-)i  fallo  celebrare  nel  787  da 
Adriano!,  secoodochè  rileva  ?sovaes  e  seb- 
bene la  riporti  nella  Storia  d'  Adriano 
Jy  ed  io  ancora  in  detto  concilio  per  se- 
guirlo; forse  si  aggiunse  (j  variò  qualche 
parola,  poiché  trovasi  in  diversi  modi.  jF/> 
lioqne;  De  Patre,  Filioque j  A  Patre,  Fi- 
lioque pi occdens ;  Qui  a  Paire,  Filio- 
que procedit  :  nel  simbolo  che  recitiamo 
dicesi  Qui  ex  Patre,  Filioque  procedit. 
Non  può  dirsi  di  certo  quando  la  chiesa 
romana  finaln^ente  adottò  1'  addizione, 
bensì  a'tempi  di  s.  Nicolò  I  deir858  la 
giunta  trovasi  ricevuta  dalla  medesima, 
affermandolo  il  contemporaneo  lialramo 
monaco  di  Corbeia,  e  rimproverandolo 
a  s.  Nicolò  I  loscismaticoFozio patriarca 
di  Costantinopolijchenegava  la  processio- 
ne dello  Spirito  santo,  e  forse  appunto  per 
confutare  tale  errore  1'  avrà  finalmente 
adottata  s.  Nicolò  I;  donde  par  chiaro  l'er- 
rore di  quelli  che  ne  attribuiscono  l'intio- 
duzione  all'antipapa  Cristoforo  del  90  4, 
e  quelli  che  col  \'ossio  ne  fanno  autore 
il  successore  Sergio  III  del  90 5;  ma  tut- 
ta volta  il  p.deRubeis  sostiene,  chela  vera 
epoca  della  giù  11  la  F/V/ofjrue  ammesso  da  Ila 
chiesa  romana,  almeno  nella  messa, deb- 
ba riferirsi  a'tempi  di  Benedetto  Vili,  di 
cui  vado  a  parlare.  Imperocché  recan- 
dosi in  Roma  s.  Enrico  II,  nel  io  i4  coro- 
nato imperatore  da  Benedetto  Vili,  per- 
suaseli Papachesi  cantasse  in  Roma  nelle 
messe  dopo  1'  evangelo  il  simbolo  della 
fede  Costantinopolitano,  il  quale  non  so- 
leva cantarsi^ma  fin  dal  IK  secolo  sola- 
mente si  recitava  nella  messa,  come  pro- 
va il  Mabillon,  Comnient.  in  Ord.  Rem. 
art. 6,  n.°3,  con  buone  testimonianze;  e 
il  Marlene,  De  antiq.  eccl.  ritib,  lib.  i, 
cap.  4j  ^^^-  5j  n-"  1 1>  colle  parole  di  s. 
Leone  HI  nella  conferenza  avuta  co'le- 
gali  del  suddetto  concilio  d'Aquisgrana, 
riferita  puredaBaronio  all'anno  809,  n.° 
G,edaLabbé,Co/jCi/.  t.  7,  p.  1  197. Questo 
sentimento  èabbracciato  e  rinforzato  dal 


1 


SI  M 
p.  Merafi,  e  dal  p.  Le  Briin  che  riporta 
i  documenli  che  provano  recitarvisi  oì;, 
fin  dal  secolo  IX,  come  hen  avverte  Lani- 
bcrtini,  Del  sagrifìzio  della  Messa.  Nar- 
ra il  contemporaneo  e  testimonio  oculare 
Bernone  abbate  A.U2,\ense, De  guibusdam 
rilibus  adMissae  officiuin  pertinent.  cap. 
2,  nella  Blbliot.  PP.  t,  i8,  pag.  Sy,  che 
meravigliandosi  l'imperatore  che  non  si 
cantasse  il  simbolo  dopo  l'evangelo  nella 
messa  come  altrove  si  costumava,  gli  fu 
risposto  dal  clero  :  Che  non  si  era  ciò  m;ii 
praticato,  perchè  la  chiesa  romana  non 
era  slata  mai  macchiala  da  veruna  eresia, 
macrasi  mantenuta  sempre costantenella 
fede  cattolica  secondo  la  dottrina  di  s.  Pie- 
tro; eche  perciò  conveniva  piuttosto  che  il 
cantassero  coloro  1  quali  talvolta  conta- 
miuaronsi  d'eresia.  Tuttavia  s.  Enrico  \\ 
persuase  DeneJetlo  Vili  di  far  cantare 
il  simbolo  eziandio  nella  chiesa  romana. 
Ma  il  Baronie  all'anno  io  il  so^^iunse. 
A  noi  sarebbe  piuttosto  piaciuto,  che  in 
ciò  si  fosseavnto  più  riguardoalla  venera- 
bile antichi  là  di  looo  anni,  e  si  fosse  man- 
tenutocon  gelosia  ecclesiastica  questo  no- 
bile vanto  alla  chiesa  romana,  che  passa- 
re alla  novità.  Passò  dunque  questo  rito 
ilei  canto  del  simbolo  nelle  messe  d;il!a 
chiesa  greca  a  molle  della  Ialina,  e  poi 
alla  romana,  come  dimostra  Fleury  ci- 
tato nel  t.  lò,  p.  4o6-  Chi  poi  sia  stato 
veramente  l'autore  di  tale  rito  nell'orien- 
te, non  è  affatto  deciso.  Teodoro  Letto- 
re, Hisl.  eccl.  lib.  2,  p.  jG5,  e  Nicolò  Ca- 
listo, Hisl.  eccl.  lib.  i6,  cap.  35,  l'attri- 
buiscono a  Timoteo  vescovo  di  Costanti- 
nopoli nel  5 IO,  per  rintuzzar  gli  errori 
di  IMacetloiiio.  Altri  vogliono,  che  Pietro 
Gnafeo,  falso  vescovo  d'Antiochia,  fosse 
ili.°a  stabilire  nel  4? 'la  recita  del  sim- 
bolo nella  sagra  liturgia,  ciò  che  non  sem- 
bra inverosimile  a  Renaudof,  Lilurg.  o- 
rient.  1. 1,  p.  22  i.  Il  ricordato  Bona  con- 
cilia le  due  sentenze,  dicendo  che  Pietro 
introdusse  questo  rito  nella  chiesa  Antio- 
chena, e  Timoteo  nella  Custanlinopolita- 
na. Alessandro  IV  l'apa  del  1  2  j^;^»^'' olle- 


SIM  ,3ì 

nere  l'unione  della  chiesa  greca  colla  lati- 
na.dispensò  i  greci  dal  recitare  nel  simbolo 
la  parolaF/Z/o<7f<e,  purché  nel  dogma  sen- 
tissero co'Iatini.ciò  che  loro avea  già  per- 
messo il  predecessore  Innocenzo  IV.  Di 
pni  nel  concilio  generale  di  Lione II [r.) 
deli2  74>a  cui  intervenneGregorioXper 
la  riunione  de'greci  alla  chiesa  cattolica, 
i  quali  convinti  nella  credenza  sulla  pro- 
cessione dello  Spirilo  sauto,  per  ciò  in- 
sieme ai  latini  cantarono  nella  messa  il 
simbolo  e  3  volte  le  parole:  Qui  ex  Pa- 
tre  Filioque  procedit,  quol  solenne  pro- 
fessione di  fede.  Fiuidmente  nell'altra  u- 
nione della  chiesa  di  Grecia  [F.)  colla  Ia- 
lina, eseguita  nel  1 439  dal  concilio  gene- 
rale di  Firenze  (/^.)  celebrato  da  Euge- 
nio IV,  in  cui  si  tornò  a  questionare  sul- 
la processione  dello  S[)irilo santo,  ed  i  gre- 
ci rimasti  convinti  cantarono  il  simbo- 
lo con  l'aggiunta  FUioqiie^  e  confessaro- 
no i  !  dogma  sottoscri  vendo  il  decreto.  Che 
tale  aggiunta  sia  stata  falla  sino  dal  G.° 
concilio  generale, celebrato  nel  680  sotto 
s.  Agatone  in  Costantinopoli,  fu  sentimen- 
to di  Caleca  scrittore  del  secolo  XIV,  ed 
il  Baronio  avverte  che  nel  concilio  di  Fi- 
renze si  riconobbe  la  frode  de'greci, i  quali 
dalla  professione  di  fede  del  6. ^concilio 
nveano  scaltramente  lolla  la  parola  Fi- 
lio(/uej  ma  il  p.  de  Rubeis  corresse  Ba- 
ronio, perchè  i  padri  del  concilio  di  Fi- 
renze parlarono  non  del  G. "bensì  del  7.** 
concilio  generale,  e  con  buone  ragioni  di- 
mostra che  a'tempi  di  s.  IMassimo  non  è 
verosimile  quest'aggiunta, benché  confor- 
me a'seii  li  menti  della  chiesa  romana.  L'er- 
rore di  Baronio  fu  adottalo  dal  p.  Gar- 
p.icr,nellenoteal  libro  Diurno  de' Romani 
Po'itt/ìcij  ma  provando  egli  con  plausi- 
bile congetlura  che  la  3."'  professione  di 
fede  in  quel  libro  inserita,  sia  del  memo- 
rato s.  Agatone,  ci  dà  almeno  a  conosce- 
re qual  fosse  in  qiie'tempi  la  credenza  del- 
li  chiesa  romana  stilla  processione  deilo 
Sprilo  santo,  che  in  questa  professione  di- 
cesi  procedente  r/c  Palre,FiliP(jiie.O'>>ev- 
vano  sapicntemeule  i  greci  Caleca,  Ces- 


i36  SIM 

sarione  cardinale,  e  Allacci,  che  la  chiesa 
romana  polè  esprimere  colle  parole  ag- 
giunte al  simbolo  una  veri  là;  e  cliese  non 
si  trovano  materialmente  nelle  formole 
scritturali,  sotto  altri  vocaboli  ella  lav- 
visava  nelle  dottrine  precisamente  con- 
tenute nelle  s.  Scritture.  La  chiesa  roma- 
na col  credere  che  il  procedere  fosse  si- 
nonimo dell'essere  invialo,  colla  giunta 
Filioq ne  \u%e^uo  a'fedeli  ciò  clie  signifi- 
ca in  Dio  la  missione,  della  quale  parla 
il  vangelo  :  Quando  verrà  il  consolatore 
che  io  vi  manderò,  spirilo  di  ver  ila  che 
procede  dal  Padre,  Così  la  chiesa  roma- 
na interpretò  i  votcaboli ,  non  foggiò  gli 
articoli; accertò  la  fede, non  cambiò  i  mi- 
steri; e  procede  in  ciò  con  franchezza  da 
maestra,  qual  ella  è  realmente,  di  verità; 
ben  sapendo  di  esprimere  con  quel  vo- 
cabolo una  dottrina  tradizionale  che  tut- 
te le  chiese,  almeno  implicitamente,  am- 
uiellevano.  Iliconobl)e  la  saviezza  in  que- 
sto della  chiesa  cattolica  l'arcivescovo  di 
Twer  prelato  russo,  il  quale  non  solo  a 
tulta  la  Chiesa,  mapersiuoaciascuno  dei 
vescovi  concedeva  il  diritto  di  far  nuovi 
simboli  per  la  propria  diocesi,  e  però  giu- 
stilìcava  la  chiesa  cattolica  appellando 
stoltezza  l'accusa  contro  i  cattolici  avven- 
tata dui  greco-iaisso  autore  delle  Parole 
de  l'  orlhodoxic  calholique  au  calholi- 
cìsme  romain,  dottamente  confutata  dal- 
l'altro anonimo  ma  egregio  scrittore  col- 
la Parola  di  un  callolico  romano  in  ri- 
sposta alla  Parola  dell'ortodossia  greco- 
russa,  e  pubblicata  dalla  Civiltà  catto- 
lica,ue\\a  2. 'serie,  t.  5,  p.  1 67  e  seg.  Inol- 
tre l'arcivescovo  di  Twer  recò  appunto 
in  biasimo  de'suoi  l'esempio  della  stessa 
chiesa  greca,  la  quale  contro  Macedonio 
non  ebbe  difllcoltà  d'inserire  nel  simbolo 
4interiverselti,e  lo  fece  senza  che  la  chiesa 
latina  vi  opponesse  la  menoma  difllcoltà. 
Su  questo  punto  si  ponno  consultare  oltre 
i  nominati,  Petavio,  Theotog.l.  2,lib.  7, 
cap.  2;  Bellarmiuo,  De  Chrislo,  lib.  2, 
cap.  2  1  ;  Natale  Alessandro,  Hisl.  saec. 
4,  dissert.  87;  Angelo  della  Noce,  presso 


SIM 

Muratori,  Script,  t.  4?  p.  584  i  Jneiiin, 
Insili,  theol.  t.  3,  dissert.  5  ;  Le  Quien^, 
Dissert.  1  in  Damascenuni  §  26  ;  Leo- 
ne Allacci,  Vindiciae  synodi  Ephesinae, 
et  s.  Cyrillì  de  Processione  ex  Pqtre  et 
Filio,Spiritus  sancii,  Romaei66i.  Lo- 
dovico Andruzzi,  Consensu  luni  graeco- 
rum,  tuni  latinorum  Palruni  deProces- 
sioneSpirilus  sancii  ex  Filìo  contraDosy- 
iheuni  palriarchani  Flierosolyniilanum, 
Piomaei7  iG.Gio. Francesco Madrisio,£>e 
Symbolo  fidei,  tra  le  Opere  di  s.  Paolino 
d'Aquileia.  Gio.  Francesco  Bernardo  iti." 
DeB.uheifi,Fitae  GregoriiCypriiC  P.  Dis- 
sert.-2.  Qiìanloa\v\lo  sui  s\mbo\o  o  Credo 
dirò  con  l'ab.  Diclich,  Diz.  sacro- litnr- 
gico,  che  si  dice  dopo  l'evangelo  in  tutte 
le  domeniche  fra  l'anno,  ancorché  in  esse 
8Ì  faccia  di  qualche  festa,  nella  quale  non 
si  direbbe.  Si  dice  pure  nelle  3  n)esse  di 
Natale  e  indi  sino  al  giorno  8. °di  s.  Gio- 
vanniEvangelista  inclusive.  Nell'Epifania 
(e  nella  vigilia  se  cade  di  domenica)  e  in 
tutta  la  sua  8."  Nella  feria  V  in  Coena 
Domini,  ne'giorni  di  Pasqua,  dell'Ascen- 
sione, della  i'entecoste,  del  Corpus  Do- 
mini e  per  tutte  le  loro  B.'^  Nelle  feste  dei 
XII  Apostoli  e  degli  Evangelisti,  e  in  tutte 
le  loio  B.'^Iu  ambe  le  cattedre  di  s.  Pie- 
tro, e  nella  di  lui  festa  ad  l'incula.  Nelle 
feste  della  Conversione  e  Commemora- 
zione di  s.  Paolo,  nel  giorno  di  s.  Gio.  ante 
Portani  Latinani,  nella  festa  di  s.  Bar- 
Uiiba  apostolo,  nelle  feste  dell  invenzio- 
ne e  Esaltazione  della  Croce,  nella  Tra* 
sfigurazione  del  Signore,  nelle  festività  de- 
gli Angeli,  nel  giorno  di  s.  M.^  Madda- 
lena. Nelle  feste  de' ss.  dottori  Gregorio 
I,  Ambrogio,  Agostino  e  Girolamo,  ag- 
giuntevi quelle  de'ss.  Tommaso  d'Aqui- 
no  e  Bon.tventura.  Similmente  si  dice  il 
simbolo  nelle  feste  de'ss.  dottori  Atanasio, 
Basilio,  Gregorio  Nazianzeno,  Gio.  Cri- 
sostomo, Leone  I,  Anselmo,  Isidoro,  Pier 
Grisologo, Bernardo, Ilario  (i  cassinesi  re- 
citano il  simbolo  nelle  feste  de'ss.  Idelfon- 
so,  Leandro  e  Heda,  perchè  da  essi  si  ve- 
neruuo  come  dottori  dellaChicsa  con  rito 


doppio,  a'quali  le  rubriche  accordano  il 
Credo).  Cos'i  pure  nel  giorno  8.°dis.Gio. 
Battista  e  di  s.  Loienzo  levita  martire  , 
nella  festa  d'Ognissanti  e  in  tutta  la  lo- 
ro 8. 'Nella  dedicazione  delle  basiliche  del 
ss.  Salvatore,  e  de'ss.  Pietro  e  Paolo,  nel- 
l'anniversario  della  cousagrazione  della 
propria  chiesa  o  d'un  altare,  nelle  feste 
dei  santi  ai  quali  è  dedicata  una  chiesa, 
e  dove  si  ha  il  corpo  o  una  reliquia  in- 
signe di  quel  sanlo  di  cui  si  fa  la  festa. 
INel  giorno  della  creazione  e  coronazione 
del  Papa,  e  nel  l'anniversario  di  detto  gior- 
no. Nel  giorno  dell'anniversario  dell'ele- 
zione e  consagrazione  del  vescovo.  Pari- 
menti nella  festa  del  patrono  principale 
d'un  luogo  o  del  titolare  d'una  chiesa  (ai 
quali  conviene  il  Credo,  non  perchè  sia- 
no di  Lodasse,  percliè  si  direbbe  allora 
anche  nella  festa  di  s.  Gio.  Battista;  ma 
perchè  divenendo  il  luogo  piìi  celebje,  e 
concorrendo  il  popolo  alla  ftsta  del  pro- 
tettore principale^  o  del  litolare  d'  una 
chiesa,  è  di  convenienza  che  ivi  il  popo- 
lo col  clero  professi  la  s.  fede),  non  però 
di  qualche  cappella  o  altare,  e  nelle  fe- 
ste principali  degli  ordini,  e  per  tutte  le 
loro  iif,  nelle  chiese  però  dell'ordine  sol- 
tanto. Non  si  dice  il  Credo  per  la  Nati- 
vità di  s.  Gio.  Battista,  meno  quando  ca- 
de la  festa  in  domenica,  ed  invece  si  dice 
nell'S.',  perchè  è  santo  dell'antico  Te- 
slamento,  come  s.  Giuseppe,  s.  Gioacchi- 
no, s.  Anna;  quando  però  tali  santi  so- 
no litolari  d'una  chiesa  o  patroni  d'alcun 
luogo,  o  che  il  giorno  festivo  d'essi  cada 
in  giorno  di  domenica,  si  dice  il  Credo. 
Fmalmente  si  dice  il  Credo  nelle  messe 
votive,  che  si  celebrano  solennemente /?ro 
n-  gravi,  o  per  una  causa  pubblica  della 
Chiesa,  ancorché  si  dicano  in  paramenti 
paonazzi  e  in  domenica.  Leggo  nel  Ma- 
gri,  che  il  simbolo  si  canta  nella  messa 
ad  alta  voce,perdenotareIa  pubblica  [)re- 
dica/ionc  della  s.  fede.  Nelle  ore  di  prima 
e  ili  compieta  si  dice  segretamente  [)er- 
che  nella  primitiva  Chiesa  non  si  predi- 
cava palesemente  la  nostra  fede.  Non  si 


SlxM  j37 

diceva  nella  messa  del  giovedì  sanlo,  per- 
chè gli  apostoli  titubavano  nella  (ètie; 
questo  rito  si  osservava  a  tenipo  di  Du- 
rando, poiché  come  riportai  ora  si  dice, 
e  ilDa  vanirla  assegnò  per  ragione  alla  sua 
introduzione,  perchè  in  lai  giorno  si  C(ju- 
sagra  solennemente  il  Crisnia^r.).  Nel 
seguente  articolo  dirò  del  simbolo  di  s. 
Atanasio,  quando  si  dice  o  si  ommette. 
A  Ge.nuflessione  dissi  chi  genuflette  al- 
l' Et  incarnatus  est,  e  tulli  nelle  messe 
della  ss.  Annunziata  e  nelle  3  di  Natale. 
Cantandosi  il  Credo,  alle  parole  Et  in- 
carnatus est  de  Spirita  sanato  ex  Ma- 
ria P'irginc:  Et  homo factus est,  nella  cap- 
pella pontifìcia  genuflettono  i  notali  nel 
t.\  Jll,p.  248, e  tutti  nelle  altre  suddette 
messe,  e  lo  rimarcai  ne' voi.  Vlll,p.  i49j 
IX,  p.i  i3  ei  I  7. 

Del  Simbolo  di  s.  Atanasio.^  coùch'ia- 
malo  perchè  si  attribuisce  al  dottore  s. 
/Atanasio  [F.)  patriarca  d'  Ale>sandria, 
delle  cui  preclare  gesta  in  tanti  luoghi  par- 
lai. Quando  altri  ne  sia  1'  autore,  come 
più  comunemente  si  opina,  è  cerli>sÌQiO 
che  contiene  tutta  la  dottrina  che  s.  A- 
tanasio  nel  concilic  Niceno  viltoriosacnen- 
te  difese  contro  gli  ariani.  In  esso  piìi  dif- 
fusamenle  si  spiegano  i  due  grandi  mi- 
steri dell'Unità  e  Trinila  di  Dio, e  del- 
l'Incarnazione. Questo  sinìbolo  che  co- 
mmcia  Quicumgue  vult  sah'tis  esse,  lo  at- 
tribuiscono alcuni  a  s.  Atanasio,  come  il 
Baronio,  Annal.  eccl.  an.  34o,  n.°i  1,  il 
quale  dice  che  lo  scrisse  in  latino  men- 
tre si  trovava  in  Ronìa  nel  340,  e  lo  re- 
citò innanzi  al  Papa  s.  Giulio  1  e  gli  al- 
tri che  lo  assistevano,  onde  comunicare 
colla  chiesa  romana,  dopo  le  calunnie  da- 
gli ariani  latriate  contro  di  lui,  onde  nel 
concilio  di  Roma  il  Papa  lo  assolse  :  che 
questa  professione  tli  fede  fu  considera- 
la e  accettata,  e  poi  riposta  cogli  atti  si- 
nodali nell'auq^lissìmu  archivio  della  s. 
Sede,  e  tlopo  mollo  tempo  ritrovatasi  co- 
minciò a  pubblicar^i,  e  per  memoria  di 
SI  gran  santo  venne  posta  neirunizio  di- 
vino, recitandosi  dalla  chiesa  cattolica  ài 


1 38  SI M 

cui  era  sialo  sominamenle  benemerilo, 
per  cui  il  simbolo  fu  slahilito  recitarlo 
all'ora  di  i.*e  in  certi  giorni  assegnati, 
da  chi  è  tenuto  all'ufllzio  divino.  11  Ba- 
ronio  ciò  sostenne  con  altri  fondati  nel- 
r.'iulorità  d'alcuni  antichi  scrittoli,  che 
ponno  vedersi  nel  t.  2,  p.  7  19  delle  O- 
pere  di  s.  Atanasio  dell'edizione  de'Mau- 
riui,e  in  Nata!  Alessandro,  Saec.^°,ciì[). 
6,  art.  8  e  g,  de'quali  scrittori  tuttavia 
il  più  antico  è  del  secolo  VII,  poiché  di- 
cesi che  niuno  prima  del  precedente  lo 
avea  attribuito  a  s.  Atanasio.  Ma  i  men- 
tovati monaci  di  s.  Mauro,  e  Natale  A- 
lessandro  ne' citati  luoghij  il  Quesnello, 
Dis!,erC.\i^  in  Oper.  s,  Leonisj  il  Tille- 
mont,  Jnuol.  34  a  s.  Atanasio;  il  Mu- 
ratori, De  synih.  Quicumtjne,  Anecdot. 
t.  2;  il  Sòni\\m,dissert.  1 4  De  symb.  Qui- 
ennuple j  il  p.  Speroni  conventuale,  nella 
Disperi,  de  syinholo  vnlgo  s.  Àlhnnnsiiy 
Padova  1  yDojil  Papcbrochio,ilLeQuien, 
il  Mubillon,  il  Ceillier,  il  Dupin,  Bene- 
detto XIV  e  molli  altri,  dimostrano  che 
l'autoie  di  questo  simbolo  non  fu  s.  A- 
tanasio,  dappoiché  fra  le  ragioni  che  ad- 
ducono, osservano  ch'egli  non  avrebbe 
onimesso  in  esso  la  parola  Consostanzia- 
le, ch'eia  il  fulmine  più  formidabile  con- 
tro gli  ariani,  come  disse  s.  Ambrogio, 
De  Fide  lib.  3,  cap.  i5,  e  la  tessera  più 
preziosa  pe' cattolici  di  que' tempi.  Non 
sì  conobbe  dunque  questo  simbolo  fino 
al  secolo  VI,  e  Teoduifo  d'Orleans  fu  il 
i.°i;he  lo  allegò  sotto  il  nome  di  s.  Ata- 
nasio, ciò  che  fa  credere  che  in  Francia 
cominciasse  l'errore  d'attribuirlo  a  quel 
santo.  Il  p.  Zaccaria,  Storia  letteraria d' !• 
lalia  t.  2,  cap.  4»  p-  ^36  dice:  »  Famo- 
sa è  la  controversia  se  il  Simbolo  Qui' 
cunique,  couìunemente  dello  di  s.  Àta- 
nasio,  sia  di  questo  gran  difensore  della 
fede  cattolica;  ma  non  sembra  ornai  ne- 
cessario di  muovere  lale  questione,  per- 
ciocché quanti  v'ha  mediocremente  al- 
zati dal  basso  voigo,sanno  che  quel  simbo- 
lo né  è,  né  potè  essere  di  s.  Atanasio.  In- 
numerabili  sono  gli  scrittori,  i  qu<^li  l'haa 


SIM 

dimostrato,echianssimeIe  ragioni  loro." 
Ciò  però  non  ostante  vi  fu  un  dottore  della 
Sorbona,  il  quale  colla  Dissertation  tou- 
chant  l'autenr  de  Synibole  Qnicumque, 
Lyon  1 7  3  o, propugna  non  senza  lode,  che 
s.  Atanasio  ne  sia  l'autore;  ma  gli  argo- 
menti, che  più  sembrano  a  lui  favorevoli, 
più  sono  al  suo  fine  contrari,  come  av- 
vertì il  p.  Lazzari  nella  Disserl.  de  an- 
tiquis  Formulis  Fideij  earumqiie  uxu 
cj:(?rc;7(7;/o, Piomae  17  56, e  difesa  nel  col- 
legio romano.  Dopo  l'accennato  anoni- 
mo, sostenne  che  s.  Atanasio  fosse  vera- 
mente l'autore  del  simbolo  Qnicunnjuc, 
il  p.  Paolo  M.'  Cardi  servita,  nelle  Cri- 
tiche osservazioni  sopra  la  difesa  dell' au  - 
tore  della  3."  parte  delle  Memorie  stori- 
che del  monastero  de' ss.  Pietro  e  Pro- 
spero di  Reggio, d'Ipomenetico  Filopa- 
trido  reggiano,  Lucca  1  7^4.  Non  conven- 
gono però  questi  numerosi  scrittori  nel 
vero  autore  del  simbolo.PietroPitteo,  De 
ProcessnSpirit.  sancii,  eoa  Gerardo  Gio. 
Vossio,  Dissert.  1.^  de  Tribus  symbol! s, 
l'attribuiscono  a  un  francese.  Quesnello 
nel  citato  luogo,  a  Vigilio  di  Tapso  ve- 
scovo nell'Africa.  Giuseppe  A  ntelmi,Z?/.y- 
sert.  pubblicala  nel  1693,  a  Vincenzo  Le- 
rinense.  Le  Quien,  Disserti  ex  Dania- 
scen.^vò.  ricordala, a  s.  Anastasio  I  Papa 
del  3g8.  Fabrizio,  fi/'^/.  Graeca\o\.i  i, 
p.  3o  I ,  a'[)adri  nel  concilio  Niceno.  ^Mu- 
ratori loc.  ci  t.  a  Venanzio  Fortuna  lo.  Sar- 
nelli,  Leit.  eccl.  t. io,  leti.  9:  Se  il  Sim- 
bolo che  diciamo  di  s.  Atanasio  sia  dello 
stesso  santo,  riferisce  che  alcuni  lo  ascri- 
vono a  s.  Ilario  di  Poitiers,  altri  a  s.  Eu- 
sebio vescovo  di  Vercelli,  ad  Anastasio 
Sinaita,  ed  al  detto  Leriniense;  ma  egli 
sostiene  con  diversi  argomenti  e  prove, 
che  il  simbolo  uscì  dalla  penna  di  s.  A- 
tanasio.  Altri  in  fine  l'attribuiscono  ad 
Atanasio  di  Spira.  Siccome  lo  stile  e  le 
voci  fanno  conoscere  che  il  simbolo  é  di 
autore  latino  e  non  greco,  così  trovasi  il 
greco  diverso  dal  latino;  ma  il  beato  car- 
dinalTommasi  fu  di  parere  che  nella  pri- 
ma sua  orìgine  il  testo  latino  derivò  dal 


Sl.M 
greco,  cl>e  qualeCommoniloi  io  della  fede 
jN  iceiia  fu  scritto  in  yreco  e  in  Ialino  a  i- 
slruzione  de'catlolici,  e  promulgato  da 
s.  Atanasio  nel  concilio  d'Alessandria  del 
3G2,  alla  presenza  de' latini  Eusebio  di 
Vercelli,  e  di  due  diaconi  di  Lucifero  me- 
tropolita di  Sardegna.  Però  dice  Magri, 
the  s.  Eusebio  aiutò  s.  Atanasio  a  tra- 
durre il  suo  simbolo  Dell'idioma  Ialino. 
A  bbiamo  6  di  verse  forni  oledi  questo  sim- 
bolo, le  quali  dilTeriscono  tra  loro  non  solo 
ne'termini,  ma  spesso  anche  nell'intiere 
frasi;  L'Usserio  scrisse  un'erudita  disser- 
tazione sul  simbolodegli  apostoli, esulle 
altre  formole  di  professione  di  fede  che 
furono  usale  nelle  chiese  d'oi  iente  e  di 
occidente.  Quanto  alla  recita  del  simbo- 
lo Q(ti('iirìì/jue,  v'ipoila  l'ab.  Diclich,  che 
non  si  dice  nelle  domeniche  fra  1*8.^  di 
Natale,  dell'Epifania,  dell'Ascensione,  e 
del  Corpus  Domini j  né  nelle  domeniche 
di  P.isqua  e  di  Pentecoste,  perchè  i  loro 
uflizi  non  sono  propriamente  domenicali; 
e  per  la  stessa  ragione  non  si  deve  dire 
nelle  domeniche,  nelle  quali  si  fa  una  festa 
di  rito  doppio.  Si  dice  poi  nella  festa  della 
ss.  Trinità,  perchè  questo  simbolo  con- 
tiene tutta  la  dottrina  deH'AusrustisNima 

o 

Triade;  non  però  si  deve  dire  quotidia- 
namente dove  si  celebra  la  sua  8."  per- 
chè sembra  assegnato  alla  domenica  sol- 
tanto; per  la  qual  cosa  si  dovrà  dire  nel 
giorno  8.°  soltanto,  ma  non  ne'giorni  fra 
r8.'  Nel  di  lui  fine  si  dice  il  Gloria  Pa- 
tri (^'.),  come  si  fa  na' Salmi,  e  perchè  si 
canta  all'uso  di  salmo,  e  perchè  è  dichiara- 
to in  esso  il  mistero  della  ss.  Trinità,  e 
perciò  è  di  dovere  che  lesi  renda  onore 
e  gloria. 

Sl.MBOLOcSI.MBOLICA  CRISTI  A- 
IS'A.  il  CI  istianesimo  ebbe  ctl  ha  i  suoi 
simboli  e  la  sua  simbolica,  e  nella  storia 
cristiani)  questa  ha  diversi  significati,  trat- 
ti non  meno  dall'  antico,  che  dal  nuovo 
Testa  mento.Chian)asuS'/////'o//Vrt  eziandio 
il  complesso  de'libri  simbolici  contenenti 
le  pubbliche  Confessioni  di  fviìr  (/'.)  o 
/'/o/o5/o«/<///cr/c(/''.)  tanto  della  chiesa 


S 1 M  I 39 

cattolica,  quanto  quelle  ammesse  dalle  di- 
verse coni  unioni  de'prolestanli.  Per  gran- 
de che  fosse  l'avversione  de'priini  cristiani 
per  tuttociò  che  rassomigliava  al Po/iVei- 
5//J0  (/'.), e  sebbene  abbiano  avuto  cura  di 
sbandire  dalle  loroassemblee  tuttociò  che 
ne  richiamava  la  memoria,  siccome  non 
era  in  loro  potere  di  creare  un  nuovo  lin- 
guaggio, così  conservarono  necessaria- 
mente la  parola  simbolo  [)er  espi  imere  al- 
cune delle  loro  idee  religiose  e  morali.  Con 
diverse  figure  significarono  gii  affetti  loro 
verso  Dio  ,  le  virtù  proprie  de'  fedeli,  e 
vari  capi  della  vera  credenza.  Ne'primi 
tempi  del  loro  insegnamento,  aventlo  ad 
espone  delle  dottrine  precise,  ed  a  com- 
battere errori  formali,  stabilirono  pochi 
simboli.  Gesù  Cristo  medesimo  principiò 
la  sua  carriera  di  redenzione  con  un'a- 
zione simbolica,  il  Ballesinio  (^  .);  per- 
petuò la  sua  morte  con  un'azione  sim- 
bolica, la  Cena  (^  .),  ed  innalzossi  al  cielo 
dopo  un'ultima  azione  simbolica,  l'im- 
posizione delle  Dlani  (^.).  Avea  egli  u- 
suto  d'altri  simboli  e  avea  approvato  l'ef- 
fusione sopra  i  suoi  piedi  d'un  vaso  pie- 
no di  profiimij  ceremonia  comuiovenle 
da  cui  trasse  origine  il  precetto  di  s.  Gia- 
como %\.\\\' Estrema  unzione (f.) d'i  tutti 
i  fedeli,  dopo  che  Gesù  Cristo  ne  avea  i- 
stituito  il  sagramento.  A  fianco  delle  sue 
istituzioni  dirette  il  divino  autore  della 
felle  cristiana  avea  collocato  incessante- 
mente i  suoi  insegnamenti  allegorici, i  suoi 
apologhi  e  le  sue  parabole:  li  prim;>  pro- 
posizione che  fece  ai  discepoli  che  dovea- 
no  propagar  la  sua  gianil'opera,  con  pa- 
rola simbolica  loro  ilisse:  Io  vi  farò  pesca- 
lori  d'uomini. Usciti  dal  [>agnne>>imo  e  dal 
giuilaismo,  camminando  sidle  tracce  di 
Gesù  Cristo  e  de'suoi  apostoli,  i  cristia- 
ni ebbero  per  tempo  una  simbolica  as- 
sai ricca.  Nelle  loro  ap(»logie,  coniene'lo- 
ro  templi  e  altri  luoghi  ili  cult<i, opposero 
es<ii  simboli  a  sind)oli,  misteri  a  misteri, 
iniziazioni  ad  iniziazioni.  Distinsero  i  fe- 
deli in  molte  classi,  de'sacerdoli  e  ile'Iaici, 
gli  tini  e  gli  allri  con  suddivisioni.  Cliia- 


1 4o 


SIM 


niaiono  simboli  i  Sagrnrncntì  (f^.),  che 
n'ioio  occhi  eriino  altiettaiili  segrìi  visi- 
bili di  doni  invisibili,  della  redenzione  e 
della  grazia.  E  siccome  tutti  i  Riti  [f^.) 
della  Chiesa  erano  altrettante  espressio- 
ui  e  forme  visibili  d'idee  invisibili,  il  Cul- 
to {f^-)  intiero  non  fu  altra  cosa  che  nna 
grande  simbolica.  In  fatti  tutti  i  riti  della 
Liturgia  [V.)  hanno  per  iscopo  di  dare 
un  corpo  al  pensiero,  di  smibolizzare  la 
Dottrina  Cristiana  {f'.).  Partecipare  ai 
sagramenli  e  assistere  a  certe  ceremonie, 
eia  un  privilegio  riservalo  a'fedeli  bastan- 
temente istruiti  e  sperimentati,  secondo 
la  disciplina  AeW Arcano  (^  •),  di  cui  ri- 
parlai a  Setta.  Que'fedeli,  comegl'inizia- 
li  al  politeismo,  aveano  de'segni  speciali, 
come  il  segno  della  Croce  [l^.)  per  rico- 
noscersi tra  loro.  Que'  segni  riceverono 
il  nome  di  simboli  e  di  Misteri  (/^.),  e  la 
loro  spiegazione  si  disse  Mistngogia  (^.), 
procedendo  il  misticismo  (di  cui  a  Litur- 
gia) del  pari  col  simbolismo.  La  vita  e  la 
morte  di  Cristo,  la  vita  eia  moite  della 
B.  Vergine,  il  martirio  e  l'insegnamento 
degli  apostoli, dierono  occasione  ad  una 
serie  speciale  di  rappresentazioni  simbo- 
liche e  mistiche,  ricavate  dall'antico  e  dal 
nuovo  Testamento.  I  simboli  passarono 
ai  monumenti  primitivi,  de'quali  poi  par- 
lerò, nella  pietra,  nella  pittura,  ne' vetri, 
ne'metalli,  ec:  gli  studi  simbolici  sono  in- 
trinsecamente necessari  agli  artisti.  Data 
da  Costantino  !  la  p;tce  alla  Chiesa,  i  sim- 
boli sui  sagri  edifizi  presero  un  gronde 
sviluppo^,  nelle  Chiese  {l^-),  nelle  Cap- 
pelle, ne  Santuari  (^.),  nelle  Ca/fitcom- 
Z>e(/^.),  ornati  e  decorati  con  semplici  bel- 
lezze, come  dalle  sagre  fniniagini  {f^.). 
CoU'andar  de'secoli  tutte  le  istituzioni  e 
tutti  i  maestosi  riti  del  culto  divino  pre- 
sero un  carattere  simbolico,conlribuendo 
il  significato  delle  sagre  Ceremonie  (Z^'.) 
a  mirabilmente  sollevarci  dalle  cose  sen- 
sibili alle  s[)irituali  e  celesti.  Altari,  vasi 
sagli,  reliquiari,  templi,  cimiteri,  orna- 
menti poiililicali,  lumi,  campane,  in  una 
parola  quasi  ciascun  oggetto  ricevè  la  sua 


SIM 

Benedizione  [F .)  e  la  sua  Consagrazione 
(^.).  Va  distinta  la  simbolica  monumen- 
tale o  figurata  dalla  simbolica  documen- 
tale o  scritta.  Questa  consiste  in  un  com- 
plesso di  documenti,  nella  scienza  che  gli 
spiega,  scienza  stoiica  e  dogmatica  che  con 
critica  esamina  i  simboli,  quindi  gli  uni 
ammette,  gli  altri  esclude.  IVelpiìiampio 
significato  questa  scienza  abbraccia  tutto 
il  circolo  de'simboli,  e  per  conseguenza 
si  occupa  altresì  de'riti  e  delle  ceremo- 
nie, ne  ricerca  l'origine,  ne  spiega  il  si- 
gnificato. Ma  il  più  delle  volte  intendasi 
per  simbolica  la  scienza  che  ha  solo  per 
iscopo  i  libri  simbolici.  Chiamansi  così  gli 
attici  documenti  che  contengono  in  com- 
pendio, o  che  espongono  in  una  maniera 
estesa  ladottrinadellaChiesa  Ih. "dique- 
sti simboli  è  quello  che  porta  il  nome  di 
Simbolo  degli  Apostoli  [F  .),\\  2.°èil  Sim- 
bolo Niceno  (^.),  il  3.°  il  Simbolo  di  Co- 
stantinopoli [r.) ,  il  4-°  il  Simbolo  di  s. 
Atanasio  (F.),  di  cui  si  contrasta  il  vero 
autore.  A'nostri  giorni  il  celebre  alemanno 
di  Tubinga,  dottore  in  teologia  e  profes- 
sore nell'università  di  Monaco,  Gio.  A- 
damo  Moehler,  ci  die  nella  sua  lingua, 
dalla  quale  fu  tradotta  in  italiano,  fran- 
cese, inglese  e  altri  idiomi:  La  simboli- 
ca, ossia  esposizione  delle  contrarie  dot- 
trine dogmatiche  tra' cattolici  e  protesta  zi- 
ti, dietro  le  loro  pubbliche  professioni  di 
fede.  Il  eh.  autore  volendo  d'  un  colpo 
rovesciare  la  gran  macchinadel  protestan- 
tismo, già  impugnalo  da  tanti  campioni 
del  catlolicismo,  abbracciò  sotto  un  sol 
punto  di  vista  il  complesso  delle  nuove 
dottrine  colle  sue  di  verse  ramificazioni,  le 
quali  contengonsi  nelle  puhhWche profes- 
sioni di  fede  ammesse  dalle  diverse  comu- 
nioni de'protestanti,edaessi  chiamate  li- 
bri simbolici;  al  complesso  di  tali  confes- 
sioni di  fede  o  libri  simbolici,contrappose 
egli  la  dottrina  cattolica  quale  venne  espo- 
sta e  definita  dal  Tridentino  in  contiaddi - 
zione  al  novello  insegnamento,  e  che  per 
unanime  consenso  de'caltolici  contiene  la 
professione  di  fede  contraria  agli  errori  del 


i.1  AI 
proteslantismo.  Di  qui  il  nome  di  Sim- 
/'o//r(7(l;ito(lMlAIo('!)lerairopeiasua,piM- 
chè  i  libri  simbolici  ossia  pir^fessioni  ili 
fede  della  chiesa  cattolica  e  delle  set  te  pro- 
testanti servono  di  base  al  >iio  lavoro. Que- 
sta segnalalissimn  opera,  la  quale  viene 
reputala  per  la  più  ampia  esposizione  del- 
la jFff/<'(/'.)  cai  lolica  cori  Irò  gli  errori  dei 
Pro/ef^^«^»(^.)chesiaap[)arsadopo  Dos- 
suet,  neir  Inghilterra  medesima  si  pro- 
cacciò SI  grande  estimazione,  che  i  teo- 
logi protestanti  della  nuova  scuola  de  Pn- 
seisti  (/'.)  d'Oxford,  non  mancarono  ili 
citarla  e  encomiarla, comeqneHiche  pro- 
fessanti dottrine  semi  catlolichc, median- 
te lo  studio  della  /?p/';,';'of?c(/.) cattolica, 
della  simbolica  e  delle  antichità  cristia- 
ne, si  peisuadono  delle  verità  eterne,  e 
delle  sagre  e  simboliche  costumanze  che 
si  professano  dalla  chiesa  romana,  e  mol- 
tissimi per  convinzione  tornarono  al  ma- 
terno grembo  della  fede  apostolica;  dopo 
avere  essi  puseisti  già  ripristinato  molte 
ceremonie  e  liturgie  della  chiesa  roma- 
na, che  servirono  a  ravvicinarli  al  rat- 
tolicismo,  fuori  del  quale  non  vi  è  salute, 
nel  senso  che  dichiarai  al  citato  articolo 
SETTA.Faccialddio  che  quest'opera  schia- 
risca le  tenebre  in  cui  sono  miseramen- 
te avvolti  griulelletli  di  molti  pi'olestan- 
ti,  segnatamente  in  America,  intorno  ni 
punti  ne'quali  le  novelle  sette  discorda- 
no dalla  cliiesa  cattolica,  unica  maestra 
di  verità  eterne.  Cattolici  e  protestanti  re- 
sero un  giusto  tributo  di  lode  all' enco- 
mialo professore,  ma  al  tempo  stesso  ven- 
ne più  che  mai  a  rincrudirsi  la  lotta  da 
oltre  a  3  secoli  impegnata  tra' fedeli  se- 
guaci dell'antico  insegnamento  cattolico, 
e  i  seguaci  delle  novità  introdotte  dai  fon- 
datori delle  recenti  teorie.  Fero  ri  poterò 
la  sentenza:  Nelle  lotte  a  prò  tifila  fede, 
t;  la  vittoria  della  Chiesa.  Si  cnltolici  che 
protestanti  videro  nella  Sifiìhotica  del 
Moehier  agitata  nel  suo  fondo  lagrahcnn- 
trovcrsia  clu>  tiene  da  si  gran  tempo  in 
materia  di  credenza  divisi  i  popoli  dai  [io- 
poli,  clic  pur  vanlansi  di  avere  ed  ;ulo- 


S  I  M  1 5  ( 

raro  il  medesimo  Cristo.  Videro  dal  rav- 
vicinamcnto  ed  antagonismo  delle  con- 
trarie dottrine  sorgere  e  risaltar  più  che 
mai  come  la  figura  dall'ombia  tutta  la 
belle?za,  la  essenziale  connessione  e  coe- 
renza delle  parti  singole  col  gran  tutto,  le 
conseguenze,  gli  elTetti  del  cattolico  inse- 
gnamento per  una  parte;  la  turpitudine, 
l'orrore,  gli  aberramenli,  le  conseguenze 
funesleacui  trasse  nell'insegnamento  pro- 
testante il  sistema  dello  spirito  privato  per 
r  altra.  Quindi  ebbeio  origine  i  molti 
scritti  dell'  una  e  dell'altra  comunione, 
o  a  difesa  o  ad  impugnazione  della  sim- 
bolica ;  ne  ebbe  difiìcoltà  un  gran  re  di 
scendereanch'esso  ad  aizzare  la  lizza, (ino 
a  propone  un  premio  a  chi  meglio  tra 'suoi 
fosse  riuscito  nella  tenzone.  Ma  indarno, 
che  l'opera  di  Moehier  osi  consideri  nel 
suo  piano  enei  suo  sviluppo,  o  si  consi- 
deri infine  ne'  suoi  risultamenti,  è  tale 
a  non  poter  giammai  essere  con  esilo  fe- 
lice combattuta.  A' 17  agosto  1  887  scese 
nella  nobilissima  arena  della  benemeri- 
ta e  cospicua  accademia  di  religione  cat- 
tolica di  Roma,  forte  e  dolio  campione 
il  sommo  teologo  gesuita  p.  Giovannil'er- 
rone,  e  vi  lesse  il  suo  grave  e  interessan- 
tissimo ragionamento  che  gli  piacque  di 
intitolare:  Ancilisi  e  considerazioni  del- 
ta Sirnholicn  di  recente  pid>l>U  cala  al  prof. 
Moelder  ntsiioi  rapporti  col  protealaii- 
tisnìO  e  coli' insegnamento  caftotico.  Fatti 
pochi  cenni  sulla  $toria,suirorigineesulle 
vicende  della  Simbolica,  fece  una  chiara, 
ragionata  ed  clo(piente  analisi  de'due  li- 
bri in  cui  si  divide:  e  di^coircmlopai  tila- 
mente  ogni  capo,  addilo  l'unilà  ilei  pen- 
siero che  domina  in  tutta  l'opera,  le  pro- 
fonde viste  originali  delle  quali  ridonda, 
e  il  contiiuio  e  luminoso  ti  ionio  che  la  dot- 
trina cattolica  vi  riporta  sopra  i  mosliunsi 
sisteuìi  de'novatori;  correilò  a  quando  a 
quando  di  opportune  giu^lisNiine  osser- 
vazioni il  suo  lavoro,  e  venne  con  tutta 
grazia  reltilìcaiidoque'pothi  nei,chclbrse 
inav vertentemente  caddcio  dalla  penna 
del  liuomato  scnlturt-;  uè  maucò  d'uii* 


)4?.  SIM 

(lilare  magistralmente  gl'immensi  van- 
taggi clic  il  teologo  cattolico  può  ricavar- 
ne, in  che  egli  è  valoroso  e  dolio  giudice 
competente;  giacché  con  queslo  libro  al- 
la mano  gli  è  facile  di  dimostrare  che  l'in- 
segnamento protestante  è  essenzialmente 
empio,  stranamente  assurdo,  e  compiu- 
tamente incoerente.  Meritamente  coro- 
nata la  bellissima  dissertazione  dall'ap- 
provazione universale  de'ragguardevoli 
e  colli  uditori, ad  appagare  il  desiderio  co- 
mune,nell'istesso  anno  fu  puljhlicata  non 
meno  nel  t.  5,  p.  383  degli  Annali  delle 
scienze  religiose^  che.  da'tipi  Salviucoi  di 
Roma:  Analisi  della  Simbolica  del  prof. 
Moehler,  intorno  all'insegnamento  cai 
tolico  e  protestante.  1  medesimi  Annali 
nel  t.i2,  p.  i46j  annunziano  la  pubbli- 
cazione, con  qualche  prudente  avverten- 
za, della  Simbolica  del  culto  fllo^aico, 
opera  di  Carlo  Cr.  Gii  gì.  Fel.  Biihr  d.'' 
di  teologia,  e  parroco  evangelico  prote- 
stante ^  lleidelbergai83c).  In  vece  nel  t. 
ic),  p.  474>  nell'annunziare  la  Simboli- 
ca popolare,  ossia  sposizicne comparata 
delle  contrarietà  di  fede  fra' cattolici  e  i 
protestanti,  secondo  le  loro  confessioni, 
per  G.  D iichin a nn ,ì>\r\^onza  1 843, ripor- 
tano l'elogio  che  fa  dell'opera  il  Catto- 
lico di Spiraj  perchè  avendo  il  professor 
IMoehler  esaurito  in  certo  modoquanlosi 
richiedeva  da  un  teologo  per  conoscere 
i  diversi  principii  di  fede,  le  opposte  cre- 
denze de'catlolici  e  de'prolestanti,  il  d/ 
Buchmann  volse  l'animo  ad  arrecare  il 
Diedesimo  vantaggio  a  que'che  non  sono 
teologi.  Pertanto  egli  scrisse  una  Simbo- 
lica sul  disegno  di  quella  che  lo  ha  pre- 
ceduto ,  adattandola  però  alla  capacità 
comune,  e  riuscì  utile  a  tutti,  e  special- 
mente agli  ecclesiastici,  i  quali  si  occu- 
pano dell' istruzione  de' convertendi  al 
catlolicismo. 

Quanto  ai  simboli  e  antichi  segni  mo- 
numentali del  cristianesimo,  de'quali  nei 
suoi  numerosi  articoli  ragionai,  vale  a  di- 
re de'simboli  e  figure  che  usavano  i  pri- 
iuilivi  cristiani  per  tener  presenti  le  veri- 


SIM 
là  della  religione,  alcun»  di  questi  simbo- 
li presero  dal  vecchir  Testamento  {f^-}, 
altri  dal  nuovo,  nei  quali  esprimesi  il 
confronto  tra  la  figura  e  il  figurato,  co- 
me fecero  gli  artisti  rappresentando  la  vi- 
ta di  lìlose  (^.)e  quella  di  Gesii  Cristo 
{^.)j  altri  simboli  presero  dagli  anima- 
li, altri  dagli  alberi,  altri  per  significare 
la  speranza.  Il  p.  Ma m adii [F.)^  De' co- 
stumi de'primitii'i  cristiani  t.i,  cap.i,  §  „ 
IV, coll'autorità  de'ss.  Padri  e  di  altri  an 
liclii  scrittori,  de' posteriori  eruditi  nella 
archeologia  sagra,  con  qiiella  degli  anti- 
chi monumenti,  e  precipuamente  colla 
classica  sua  opera,  Origines  et  antiquita- 
tes  Chrislianae,  con  incisioni,  tratta  dot- 
tamente come  i  nostri  maggiori  per  tener- 
si sempre  presenti  davanti  agli  occhi  le 
verità  della  cristiana  religione,  simbolica- 
mente delineavano,  o  scolpivano  rozza- 
mente varie  immagini,  e  per  diverse  lo- 
ro figure  r  esprimevano  nelle  Sepolture 
(/^'.),  nelle  Catacombe  [F.),  ne  Cimiteri 
{F.),  e  ne'Iuoghi  dedicati  al  divin  cullo, 
laonde  con  lui  procederò  a'seguenti  cen- 
ni. Alfiiichè  s'imprimessero  nella  memo- 
ria e  si  tenessero  presente  nella  mente  ciò 
che  o  udì  vano  da'loro  maestri  in  divinità, 
o  leggevano  nelle  sagre  scritture,  procu- 
ravano i  priuìitivi  cristiani  di  scriverle  e 
di  rappresentarle  con  varie  figure  o  sim- 
boli che  in  delti  luoghi  scolpivano,  deli- 
neavano e  colorivano.  Usavano  ancora  di 
far  incidere  ne'loro  Anelli( F .^■io\mg\\i\\\- 
ti  immagini, le  quali  contemplando  si  con- 
fermavano nella  religione,einfiammavan- 
si  maggiormente  all'amore  delle  divine 
cose,  servendosi  di  tali  figure  e  simboli  per 
significare  i  misteri  di  nostra  fede.  Se  nel- 
l'anello scolpivano  l'immagine  del  pesca- 
tore, ricordavano  quelli  che  sono  per  l'ac- 
qua rigenerati.  ^eWe  Iscrizioni  {^T.)  e- 
spriraevano  con  lettere,  figure  e  simboli  i 
dognù  dell'Unità  e  Trinità  di  Dio,e  di  Cri- 
sto che  siede  alla  destra  del  Padre,  e  del- 
la Pace[F.)  e  unionecolla  Chiesa,  e  del- 
la requie  in  Dio  (\e  Defunti  [f^.),  e  òe\ìa 
vita  eterna.  1  libri  dell'antico  e  nuovo  Te- 


SIM 
slamenlo  furono  scritti  per  divina  ispira- 
zione, e  nel  i .°  olire  i  dogmi  e  i  fatti  chia- 
ramente descritti,  per  varie  figure  eiano 
slate  predelle  le  cose  che  doveano  avve- 
nire nel  nuovo.  Ora  qiiesle  medesime  fi- 
gure colla  Scultura  (r.)  e  colla  Pillura 
(/'.),  ne' marmi  sepolcrali  e  nelle  pareti 
de'sagri  edifizi  in  bassorilievi  o  in  pitture 
rappresentavano,  afìinchè  vedendoli  si  ri- 
cordassero del  loro  significato,  e  confer- 
mandosi nella  vera  credenza,  si  animas- 
seio  ancora  a  ben  operare  :  ciò  pratica- 
vano ancora  sugli  L  tensili  sagri  {^f'.^^%n\ 
f 'etri  (f.),  e  sopra  altre  cose  d'uso  sagro 
o  civile.  E  primieramente  per  lammen- 
tar  la  loro  origine,  e  pensare  che  i  nostri 
corpi  essendo  di  terra  composti  dovran- 
no in  essa  di  nuovo  convertirsi,  incideva- 
no nelle  Gemme  [F.)  e  nelle  Pietre  [f.) 
fine,  e  dipingevano  nelle  mura  la  crea- 
zione iV  Adamo  e  la  formazione  da  una 
sua  costa  d'Eva  nostri  piogenitori:  se  A- 
damo  eia  figura  di  Cristo,  il  sonno  suo 
rappresentava  la  morte  di  Cristo  medesi- 
mo, il  quale  dovea  per  la  morte  dormi- 
re, acciocché  ancora  per  lui  si  figurasse 
la  Cliiesn[f'.)  vera  madre  de'vi  venti,  ^e- 
dendosi  inoltre  tal  figura,  sovveniva  che 
avendo  Dio  creato  1'  uomo,  deve  questi 
procurare  di  tendere  colle  buone  opere  a 
DiOjlecui  opere  sono  tutte  perfette. Ilisve- 
glia  va  nneoia  tale  imnìagine  nelle  men- 
ti de'  fedeli  la  memoria  della  creazione  e 
della  sorgente  dell'umane  disavventure, 
che  fu  il  peccalo  del  nostro  i  ."parente  A- 
damo,  e  della  redenzione  e  salute  peria- 
ta da  Ge»ù Cristo,  perciò  appelhito  il  ?..'' 
Adamo.  Unppiesentavano  eziandio  ino- 
stri antichi  nelle  sculture  e  pitture  le  fi- 
gure d'Adamo  e  Eva,  l'albero  della  vita 
e  il  sei  pente  che  l' ingannò  e  li  mosse  a 
trasgredire  il  ili  vino  pi  ecello  e  mangiare 
il  pomo  fatale; alllnchè  potessero  aver  in- 
nanzi agli  occhi  i  principii  della  disgra- 
zia e  della  schiavitìi  dell'uomo,  e  ricor- 
darsi poi  della  clcnìcnza  e  virtù  di  Cristo, 
per  cui  abbiauioavulo  la  libericela  spe- 
laoza  di  giungere  al  Paradiso  ^f).  Né 


SIM  143 

irala^Sciarono  di  scolpi  re  e  di  dipingere  m^i 
cimiteri  e  ne'Iuoghi  dedicali  al  divin  cul- 
lo le  immagini  d'Adamoe  Eva  coll'albe- 
ro,  e  cacciati  dal  paradiso  lerieslre  e  pen- 
titi del  loro  fallo,  affinchè  sovente  si  ram- 
mentassero che  per  l'albero  della  Croce, 
in  cui  Cristo  volle  morire  per  s.ilvnr  l'uo- 
mo, i  peccatoli  convertendosi  e  facendo 
penitenza  delle  loro  colpe,  ponno  ricupe 
rai"  la  grazia  di  Dio,  e  perseverando  nel 
benearrivare  a  quella  beatitudine  per  cui 
fummo  creati.  jVe'cimiteri  de'ciistiani  Irò 
vasi  simbolic.'imenlerappresentato  Abele 
ucciso  dal  fratello  Caino,  ÌNoè  iiell'arca  e 
la  colomba  con  l'ulivo  segno  di  pace,  A- 
bramo  in  alto  di  sacrificare  il  fi-'Iio  Isac- 
co,  Giuseppe  venduto  da' propri  fratelli, 
Mosè  in  allo  di  cavar  l'acqua  dilla  pie- 
Ira  o  di  ricevere  da  Dio  la  legge.  Faraone 
sommerso  nel  marRoS"io,  l'Arca  del  vec- 
chio Testamento,  il  Candelabro,  Sanso- 
ne,Giobbe,  Davide,Elia, Tobia,  i  3  giova- 
ni Sidrac,  Misace  Alidenago  nella  fornace 
illesi, Daniele, Giona,  Ezechiele.  Imperoc- 
ché per  lai. 'figura  erano  i  cristiani  am- 
mollili a  fuggir  l'invidia  che  fu  cagione 
ilei  fratricidio,  e  a  imitar  la  pa7Ìenza,  la 
f  irlezza  d'animo  e  l'innocenza  d'Abele, 
il  quale  essendo  stalo  figura  di  Cristo  e 
della  Chiesa,  polca  muoverei  riguardan 
li  a  pensarCj  per  qiial  sagrifizioe  perqual 
sangue  abbiano  gli  uomini  ricuperata  l.i 
libertà  e  la  salve7za,  e  quali  esempi  deb- 
bano imitare  per  conservare  la  fede  e  l'in- 
nocenza propria  di  chi  vive  nel  grembo 
del  caltolicismo.  Leimmagini  diNoé, del- 
l'arca e  della  colomba  col  ramo  d'ulivo, 
davano  a'nostii  maggiori  motivo  di  con- 
siderare, che  la  Chiesa  figiuata  nell'ar- 
ca, sebbene  agitata  dalle  persecuzioni  e 
da'lravagli,  de'quali  erano  figurcTacque 
del  diluvio,  arriverà  finalmente  a  godere 
1.1  celeste  |)acc,  che  non  avrà  mai  fine. 
Quanto  al  sagrifizio  d'Abramo,  fu  figu- 
r.i  di  (jucilo  di  Cristo  sulla  croce,  che  si 
olTiì  all'eterno  suo  Padre.  Né  sol.imcnlc 
hacco,  ma  il  di  lui  nipote  Giuseppe  lì 
glii)  di  Giacobbe  fu  figuia  di  Cristo,<'come 


i/i\  Sì  Sì 

quello  fu  venduto.  Rapprcsenlarono  an- 
cora IMosè  vicino  al  roveto  per  denota- 
le che  il  Verbo  divino  comparve  a' Pro- 
feti  (A  .)  assai  prima  che  assumesse  l'u- 
mana natura;  e  siccome  quel  gran  legi- 
slatore si  sciolse  i  calzari  per  averlo  Dio 
avvisatoche  il  luogo  ove  stava  era  santo, 
cosnn  tale  atteggiamento  fu  espresso  affin- 
chè s'intendesse  da'iiguardauti  con  qua! 
rispello  e  venerazione  dovessero  stare  nei 
luoghi  dedicati  al  divin  cullo.  Esprime- 
vano gli  antichi  cristiani  Mosèpure  in  at- 
to di  ricevere  le  tavole  della  legge  da  una 
inanoj  che  compariva  dall'alto,  per  si- 
gnificare che  come  dopo  rotte  le  prime  ta- 
\ole  date  a  lui  daDio,  ne  furono  fatte  al- 
tre due,  così  data  la  nuova  legge,  dovesse 
cessare  l'antica:  e  Dio  essendo  invisibile 
e  naturalmente  conosciuto  dagli  uomini 
per  le  opere  create  dalla  sua  onnipotenza, 
questa  virtù  soleva  indicarsi  per  la  mano 
dipinta  e  scolpila  inailo.  Perla  verga  con 
cui  Mosè  percosse  la  pietra  e  fece  scatu- 
rire l'acqua  in  abbondanza,  denotavano 
la  virtù  di  Cristo,  per  cui  le  genti  ch'e- 
rano nell'aridità  e  nelle  tenebre  dell'igno- 
ranza, acquistarono  la  cognizione  del  ve- 
ro Dio  o  la  croce.  Coll'albero  della  vita 
e  colla  verga  data  da  Dio  a  Mosè  legisla- 
tore e  profeta,  il  quale  fu  mandato  con  es- 
sa a  liberare  il  suo  popolo  ti' Israele  (^  .), 
e  per  essa  prima  divise  il  mare  Rovso  e 
poi  fece  scaturire  l'accpia,  acciocché  s'in- 
tendesse la  2.^  venuta  di  Gesù  Cristo.  Con 
Faraone  sommerso  colla  sua  armata,  i 
nostri  maggiori  erano  ammoniti  di  non 
temere  le  persecuzioni  e  le  calunnie  e  le 
insidie  ch'erano  loro  lese  dal  nemico,  e 
di  sperare  che  superati  gli  sforzi  delle  po- 
deslù  inCernali  sarebbero  giunti  alla  pa- 
tria de' beati,  per  essere  perpetuamente 
felici.  Nel  voi.  Vili,  p.  128  e  scg.  descri- 
vendo la  celebre  cappella  Sistina  del  Va- 
ticano, ove  il  Papa  celebra  o  assiste  alle 
sagre  funzioni,  rimarcai  che  nelle  pareti 
laterali  vi  furono  dipinte  quelle  varie  sto- 
rie del  vecchio  e  nuovo  Testamento  che 
spiegai,  riguardanti  la  vita  di  Mosè  e  di 


SIM 
Gesù  Cristo,  acciò  si  osservasse  il  con- 
fronto tra  la  figura  e  il  figuralo  simbo- 
licamente. L'arca  del  Teslamentoegual- 
mente  dipinta  nelle  cappelle  de'cimiteri, 
rappresenta  la  dottrina  di  Cristo  figurata 
nella  manna  che  in  essa  si  conserva  va. Tro- 
vasi eziandio  nelle  Lucerne  [f^.),  ne'se-  j 
polcri  e  nelle  gemme  inciso  o  scolpilo  o 
delinealo  il  candelabro,  per  denotare  con 
esso  il  Piedentore  che  collo  splendore  del- 
la sua  celeste  dottrina  illuminava  i  fedeli. 
Nel  rappresentarsi  Sansone  in  allodi  le- 
var le  porte  di  Gaza,  fu  significalo  Cri- 
sto che  ruppe  colla  sua  morte  i  claustri 
deir7/?/è/7io  (  /^.)  e  aprì  a'morlali  la  stra- 
da del  paradiso;  Giobbe  nello  sterquili- 
nio, per  animarci  a  soffrire  i  travagli  con 
pazienza  e  fortezza  d'animo;Elia  nel  coc- 
chio di  fuoco,  per  denotare  la  gloria  che 
riceveremo  in  cielo  dopo  le  disavventure 
e  gl'incomodi  in  questa  vita  sofferti  con 
rassegnazione; Davidecollafionda  in  ma- 
no in  alto  di  ferire  Goliat,e  liberare  dal- 
l'i mminenteser  vii  ù  filistea  il  popolo  israe- 
litico, per  significare  Cristo  che  vinse  l'in- 
ferno e  rese  la  libertà  a'morlali;  Tobia, 
perchè  in  virtù  del  pesce  ricuperò  la  vi- 
sta, e  vide  libera  la  moglie  del  suo  figlio 
dal  demonio,  e  fu  in  questa  guisa  figura 
di  Cristo,  il  quale  illumina  ogni  uomo 
che  viene  al  mondo,  e  ha  raffrenalo  l'an- 
tico serpente,  cioè  il  demonio  che  sedu- 
ceva r  universo;  i  tre  giovani  nella  for- 
nacCjdonde  uscirono  illesi,  pcrsindjoleg- 
giare  che  senza  venni  danno  avrebbero 
i  cristiani  superale  tutte  le  calamità  che 
loro  avvenivano,  e  sarebbero  slati  alzati 
al  regno  de'cieli;  Daniele  nel  lago  senza 
essere  assalito  dai  leoni,  per  muovere  con 
l'esempio  di  lui  i  nostri  a  solfrire  qua- 
lunque avversità,  poiché  Dio  sarebbesi 
ricordato  di  loro  egli  avrebbe  premiati; 
Giona  nel  ventre  del  pesce  in  forma  di 
dragone,  acciò  i  fedeli  pensassero  al  Yxe- 
dentore,chedopolasua  morte  rimase  sot- 
terrato 3  giorni  e  vinse  il  dragone  cioè 
il  demonio,  e  die  la  vera  libertà  all'uo- 
n)o;  e  lo  slesso  Giona  sotto  l'ombra  del- 


l'ellera  o  della  zucca,  per  simboleggiare 
che  dopo  i  travagli  saremmo  pervenuti  al 
luogo  della  pace  e  del  riposo;  Ezechiele, 
per  aver  quel  profeta  chifiramenle  par- 
lato della  resiurezionede'/?/or//(^.),uno 
de'primi  articoli  di  nostra  credenza.  Che 
se  i  nostri  maggiori  nelle  pitture  e  scul- 
ture esprimevano  le  figure  tratte  dal  vec- 
chio Testamento,  mollo  più  doveano  ser- 
virsi delle  immagini,  che  rappresentas- 
sero gii  avvenimenti  e  i  dogmi  desciitti 
nel  nuovo.  Quindi  è  che  in  varie  manie- 
re dipingevano,  o  in  marmo  scolpite  rap- 
presentavano le  imniagini  del  Redento- 
re, anche  in /17«.?rt/ro  (A'.).  Orlo  esprime- 
vano come  se  stasse '^opra  un  monte,  dal 
qual  monte  scaturissero  i  4  lìumi  del  pa- 
radiso terrestre,  pe'quali  sono  figurati  i 
4  Evangeli  (/^.);  ora  con  un  bastone  in 
mano,  per  simbolo  di  sua  potenza  nel- 
r  operare  miracoli  ;  ora  con  in  mano  la 
Croce,  trofeo  della  salvezza  del  genere  u- 
mano,  e  se  tempestata  di  gioie,  come  an- 
cora si  vede  negli  antichi  musaici,  perdi- 
mostrareil  prezzo  e  valore  di  lei;  ora  sotto 
la  figura  del  buon  Pastore  (/^  .),  per  a  ver 
egli  detto  di  esserlo;  ora  sotto  l'immagi- 
ne d'un  agnello  (di  cui  oltre  al  versetto 
Agnus  Deiy  ad  Agnus  Dei  di  cera  bene- 
detti, a  Pallio,  a  Pasoua,  parlai  in  tan- 
ti altri  luoghi,  come  nel  voi,  LXIF,  p.  83) 
per  denotare  la  mansuetudine  e  l'inno- 
cenza immacolata  (li  lui. A veano  parimen- 
ti in  grandissima  vetierazioue  il  Nome  di 
Gcsìi  (^  •),  laonde  l'esprimevano  in  va- 
rie fornìe,  e  sino  dalla  primitiva  Chiesa 
appena  uscita  dall'oriente,  colle  due  let- 
tere greche  \  P  e  corrispondenti  alle  due 
prime  della  voce  Cristo  (A.),  vale  a  di- 
re a\  C  e  R,  le  quali  lettere  unite  assie- 
me, sicché   il  X  colle  sue  aste  decusasse 
il  P,e  formasse  una  figura  simile  alla  croce, 
con  Monogramma  (/.)  indicavano  la  vit- 
toria anche  da  lui  riportata  con  quel  sa- 
lutifero segno  sopra  rim[)lacabde  nemi- 
co dell'umano  genere.  Egli  i  pure  anti- 
chissimo l'uso  di  porre  ne'monumenti  le 
due  lettere  k  il,  la  prima  e  l'ultima  del- 

VOL.   LXVI. 


SIM  i4) 

l'ai fabef o  greco,  per  espri mere  essere  Cri- 
sto il  principio  e  il  fine,  l'Alfa  e  l'Ome- 
ga. Talvolta  si  servivano  della  voce  gre- 
ca \QY1  per  significare  il  pesce,  del  quale 
simbolo  ragionai  a  Sigillo.  Se  tali  let- 
tere dividevano,  vi  formavano  l'iniziali 
delle  parolegreche:  Gesìi  Cristo, Figliuo- 
lo di  Dio,  Salvatore,  forse  per  accennare 
i  versi  sibillini  delle  Sibille  (/^.).  Figu- 
rarono Cristo  sotto  la  figura  di  Orfeo  e 
della  sua  lira,  non  perchè  credessero  alle 
Superstizioni  [V.)  de'gentili,  ma  perchè 
fìngendo  la  favola  che  Orfeo  colla  sua  li- 
ra ammansì  le  fiere,  Gesù  colla  sua  dot- 
trina e  colla  soavità  del  giogo  di  sua  di- 
vina legge  tolse  la  fierezza  alle  più  bar- 
bare nazioni  e  le  indusse  con  abbracciare 
il  cristianesimo  all'unione  e  alla  pace.  Ol- 
tre leimmaginidiCristo  oSalvatore[f-\), 
e  quella  delia  B.  Vergine  dipinta  nelleca- 
tacombe  (come  rilevai  a  PittiTra),  si  ve- 
dono nelle  lapidi  e  nelle  pitture  de' ci- 
miteri, ne' vetri  e  ne!le  lucerne  degli  an- 
tichi cristiani, le  figure  de'ss.P/V^'-o  e  P^o- 
lo  (^.),  che  a'  romani  e  ad  altri  popoli 
annunziarono  la  fede  cristiana,  quelle  di 
diversi  santi  e  sante  coronate  del  ì\Iar- 
tirio  {y.)-  Usavano  inoltre  i  nostri  mag- 
giori simbolicamente  scolpire  o  dipinge- 
re varie  figure  d'animali  e  altre  cose,  per 
denotare  gli  alfelti  loro  verso  Dio,  o  un 
qualohemisterodellas.  fede.  Pel  cervo  si- 
gnificavano la  timidità  chedoveano  schi- 
vare se  presi  da'nemici  del  cristianesimo, 
ola  celerità  nel  fuggire  i  pericoli  per  non 
cadere  temerariamente  nelle  mani  de'per- 
seculori,  o  il  desiderio  e  la  sete  che  ave- 
vano di  pervenire  alla  patria  de'beati  e 
unirsi  eternamente  con  Dio:  come  sim- 
boleggiano nei  musaici  delle  tribune  la 
vocazione  de'fedeli,  colle  [)ecorelle  espri- 
menti gli  ebrei  convertiti,  lo  accennai  nel 
voi.  XXI,  p.  28.  Pel  Crti'^//o(r.)  indi- 
cavano la  velocità  con  cui  dovevano  cor- 
rere ad  abbracciar  l'evangclo.  Pe'  LcO' 
ni  [V .)  denotavano  la  tortezza  con  cui  do- 
vevano sopportare  (pialunque  patimento 
pel  Salvatore,  o  la  vigilanza  per  non  ca- 


i46  SIM 

deie  in  peccalo.  Per  il  lepre  siiuboleggia- 
vano  forse  i  pericoli  ne'quali  di  conliuiio 
si  trovavano  per  amore  di  Gesìl,e  per  non 
essere  superbi  e  astuti  come  quell' ani- 
male. Per  le  colombe  indicavano  la  sem- 
plicità predicata  da  Cristo  (ed  dCbistia- 
m  dicendo  con  quali  nomi  furono  appel- 
lali, notai  quelli  di  colombi,  agnelli,  vi- 
telli, pulcini,  e  riportai  pure  i  nomi  igno- 
miniosi con  cui  furono  chiamati  da'Ioio 
nemici); pel  pavone  e  perla  pernice, la  ri- 
surrezione ;  pel  gallo  la  vigilanza,  onde 
si  pose  sui  Campanili  (/'.):  pel  pesce  Cri- 
sto, e  i  cristiani  rinati  nell'acqua  batte- 
simale, ed  i  gentili  ne'sepoicri  forse  vi  ac- 
cennarono i  pescatori;  pel  serpente  accen- 
navano la  prudenza,  second(j  l'insegna- 
mento di  Cristo,  siale  semplici  come  le 
colombe  e  prudenti  come  il  seipenle;  per 
le  formiche  la  provvidenza  e  l'avversione 
alla  pigrizia.  Si  vedono  ancora  degli  albe- 
ri espressi  nelle  pitture  e  sculture  cimile 
riali,  i  quali  simboleggiano  gli  uomini  che 
si  conoscono  dalleopereloro,comelepian 
le  da'  frulli.  Pel  cipresso  indicavano  la 
morte  cui  dobbiamo  soggiacere,  cos'i  il  pi 
no  (a  Sepoltura  ne  riparlai,  anco  per  ri- 
guardo a'genlili);  [)er  la  Palma  (/^.)  la 
viltotia,cbe  riporteremo  osservando  la  di  ■ 
vina  legge,  esod'rendo  con  pazienza  e  for 
Iczza  d'animo  i  tra  vagli;per  l'idi  vo  il  fini- 
to delle  buone  opere,  lo  splendore  delle 
virtù,  la  pace,ilcandorde'costumi,  la  mi 
sericordia,  e  ne  ragionai  a  Olio;  per  la 
vile  l'unione  de'  fedeli  con  Cristo,  a  cui 
siamo  congiunti  come  i  tralci  alla  vite,  e 
il  mistero  deir£'MCflm//tìi(/'.)soUo  le  spe- 
cie sagramentali  del  J^iiio^f'.).  Per  le  ca- 
se che  facevano  dipingere  o  scolpire  nei 
monumenti,  esprimevano  i  sepolcri,  o  il 
corpo  nostro  ,  o  la  patria  celeste;  per  la 
nave  simboleggiavano  laChiesa,  fuori  del- 
la quale  chiunque  rimane  sarà  sommer- 
so nel  mare  burrascoso  di  questo  mon- 
do e  perirà  eternamente:  nocchiero  di  es- 
sa e  capo  dopo  Cristo  è  s.  Pietro,  e  della 
navicella  in  allodi  trarre  la  rete  riparlai 
a  Sigilli  pontificii;  l'ancora  è  simbolo 


S  I  M 

della  speranza,  della  intrepidezza,  costan- 
za e  fortezza  ;  ragionando  poi  Mamachi 
de' simboli  che  usavano  i  primi  fedeli  a 
sperare  in  Dio,  aggiunge  che  imponeva- 
no a'fìgli  i  Nomi  [V.)  di  Sperato,  e  alle 
figlie  di  Speranza,  per  denotare  la  con- 
fidenza che  aveano  riposta  nella  bontà 
e  clemenza  divina,  anzi  con  iscrizioni  se- 
polcrali ancora  esprimevano  la  loro  fer- 
ma speranza  in  Dio.  Finalmente  olire  de- 
gli altri  simboli,  di  cui  tenni  proposilo  in 
molli  articoli,  trovansi  nelle  pitture  dei 
nostri  maggiori  le  figure  delle  bolli,  per 
significar  la  concordia,  perchè  si  forala- 
no  con  vari  pezzi  di  legno  commessi  in- 
sieme, che  l'uno  accostandosi  all'altro  vi- 
cendevolmente si  sostengono;  si  vedono 
[)ure  le  4  stagioni  dell'anno,  quantunque 
furono  simbolo  de'genlili,  ma  i  cristiani 
per  l'inverno  significarono  la  presente  vi- 
ta ,  per  la  primavera  il  ristabilimento  e 
risurrezione  dt^'coi  pi,  per  l'estate  l'amor 
verso  Dio,  e  per  l'autunno  il  martirio.  Il 
Marangoni  tratta  de'simboli  profani  nel- 
le cose  sagre,  di  piante  e  d'animali,  usa- 
ti diversamente  da'gentili  e  da'cristiani, 
nell'opera  :  Delle  cose  gentilesche  e  pro- 
fane trasportale  ad  uso  e  ornamento  del- 
le chiese,  principalmente  nelcap.  ^2  ove 
ripete  il  provato  nel  cap.  24.  Che  dai  li- 
bri della  s.  Scriltiua  i  gentili  rubarono 
molte  istorie,  dottrine  e  riti,  e  con  favo- 
lose invenzioni  IcditToi  mai'ono, applican- 
dole alla  loro  falsa  e  sognata  teologia.  Lo 
stessoappùnto  si  devedire  intorno  a'sim- 
boli  di  piante,  uccelli  e  quadrupedi  ap- 
plicali da  essi  ad  onore  delle  loro  imma- 
ginariedeilà  mitologiche. Laonde  con  tut- 
ta ragione  si  dovt'anori[)igliar  dalla  Chie- 
sa, e  appropriarsi  a  significare  le  verità 
cristiane,  tulle  conformi  a'misleri  rivela- 
ti sotto  tali  si mboli  nel  vecchioTestamen  • 
lo,  ed  in  gran  parte  sotto  gli  stessi  sim- 
l)oli  espressi  nel  nuovo.  Pei  cui  nel  ve- 
dersi talisimboli  scolpili,  delineali, dipin- 
ti anche  in  musaico  ne'cimiteri,quanlun- 
que  fossero  in  uso  anche  de'genlili,  non 
deve  recare  a  veruno  punto  meraviglia, 


SIM 
e.tsendo  stati  usati  e  da'genlili  e  dai  cri- 
stiani in  divei>e  maiiieie,  e  da'piimia- 
busivamenle  rubati  dalla  s.  Scrittura,  e 
da'secondi  ereditali  [)er  legittima  succes- 
sione dalla  chiesa  giudaica.  Riportano  al- 
tre erudizioni,  il  Sarnelli,  Leti.  tcclA.Z, 
leti.  6:  Delle  Jìgu  re  simboliche  usale  nel- 
la Chiesa,  e  se  sia  lecito  esporle  sugli  ai- 
tati alla  pubblica  venerazione;  e  pe'sim- 
boli  del  martirio,  Cancellieri,  Disserta' 
zione  sopra  due  iscrizioni  di  s.  Sinipli- 
eia  madre  di  Orsa  e  di  un  altra  Orsa. 
Nicola  Caussino,i9^//jZ'o//ffl  acgyplioruni 
sapientia,  Parisiis  1647.  Dirò  per  ulti- 
mo, che  il  Magri,  Notizia  dei  vocaboli  ec- 
clesiastici, al  vocabolo  Symbolum,  dice 
che  questa  voce  anlicamenle  significava 
anche  un  Iegiio,co!lo  strepilo  del  quale  si 
convocavano  i  fedeli  a'divini  uffizi, lenipus 
vesperi. 

SIMEONE  o  SIMONE  (O,  apostolo, 
soprannominalo  il  Cananeo  tW  Zelante 
per  distinguerlo  da  s.  Pietro,  e  da  s.  Si- 
meone che  successe  sulla  sede  di  Geru- 
salemme a  s.  Giacomo  il  Ulinore  suo  fra- 
tello. Dal  I  ."di  questi  soprannomi,  che  pe- 
rò in  sire-caldaico  ha  la  stessa  significa- 
zione che  la  parola  Zelotes  in  greco,  al 
cuni  scrittori  conchiusero  che  il  santo  a- 
postolo  fosse  nato  a  Cana  nella  Galilea, 
e  certamente  i  greci  moderni  aggiungo- 
no, eh'  egli  fo8>e  lo  sposo  delle  nozze  di 
Cana,  in  cui  il  Salvatore  cambiò  l'acqua 
in  vino. Non  può  almeno  dubitarsi  che  non 
sia  slato  galileo;  e  Teodoreto  dice  ch'e- 
ra della  tribù  di  Zàbulon  o  di  Neflali.  Se- 
condo Niceforo  Callisto,  questo  sopran- 
nome non  fu  dato  a  s.  Simeone,  che  do- 
po essere  slato  chiamato  all'  apostolato, 
pel  suo  zelo  e  amore  al  divino  maestro. 
Hamniond  e  Grozio  opinano  che  gli  fosse 
dato  il  soprannome  ò\  Zelante  anchepri- 
ma  che  si  unisse  a  Gesù  Cristo,  perchè 
era  della  setta  di  quelli  che  si  chiauia  va- 
no Zelanti  fra  i  giudei,  dallo  zelo  con  cui 
facevano  professione  di  seguire  la  legge 
in  tutta  la  sua  purità.  S.  Simeone  dopo 
convertilo  fu  molto  zelante  per  la  gloria 


SIM  147 

del  suo  maestro,  e  mostrò  una  santa  io- 
ilignazione  contro  quelli  che  disonorava- 
no' colla  loro  condotta  la  fede  che  profes 
savano.  Tuttociò  che  il  vangelo  dice  di 
lui,  è  che  il  Salvatore  lo  ammise  nel  nu- 
mero de'suoi  apostoli.  Egli  ricevette  con 
essi  i  doni  dello  Spirilo  santo,  e  fu  sem- 
pre fedelissimo  alla  sua  vocazione.  Si  leg- 
ge in  alcuni  greci  moderni,  ciie  dopo  a- 
ver  predicato  nella  [Mauritania  ed  m  al- 
tre contrade  dell'Africa,  si  recò  a  spar- 
gete la  luce  del  vangelo  nella  Bretagna, 
e  che  ivi  fu  crocefisso  dagl'infedeli;  ma 
questo  viaggio  non  ha  per  fondamento 
veruna  prova.  Se  il  santo  apostolo  pre- 
dicò in  Egitto  e  nella  Mauritania,  ritor- 
nò in  oriente  ,  perciocché  i  martirologi 
di  s.  Girolamo,  di  Beda,  di  Adone  e  di 
Usuardo  collocano  il  di  lui  martirio  in 
Persia,  in  una  città  chiamala  Suanir,ch'e- 
ra  probabilmente  nel  paese  dei  suai.'i,  po- 
polo confederato  allora  coi  parti  di  Per- 
sia. Del  resto  ciò  si  può  conciliare  con  un 
passo  degli  atti  di  s.  Andrea,  il  quale  di- 
ce che  vi  avea  a  Bosforo  Cimmerio  una 
tomba  in  una  grotta,  con  una  iscrizione 
la  quale  indicava  che  s.  Simeone  il  Ze- 
lante era  stato  seppellito  in  quel  luogo.  I 
martirologi  attribuiscono  la  di  lui  morte 
al  furore  de'sacerdoti  idolatri;  ed  è  co- 
mune opinione  ch'egli  sia  stato  crocefis- 
so. Vuoisi  che  la  basilica  Vaticana  a  Roma 
e  la  cattedrale  di  Tolosa  posseggano  la 
maggior  parte  delle  reliquie  di  s.  Simeo- 
ne e  di  s.  Giuda,  anzi  la  1 .'  ritiene  tli  ave- 
re i  corpi  d'ambo  gli  ap(jsloli,  la  festa  dei 
([imli  si  celebra  il  28  di  ottobre. 

SIMEONE  (s.),  vescovo  diGerusalem- 
me. Ebbe  a  padre  Cleofas,<la  allri  chia- 
mato Alfco,  fratello  di  s.  Giuseppe,  e  a 
madre  INInria  sorella  della  B.  Vergine.  I 
più  dotti  interpreti  sono  d'opinione,  ch'e- 
gli sia  Io  stesso  che  vSimeone  fratello  di  s. 
Giacomo  il  Minore,  di  s.  Giuda  e  di  Giu- 
seppe, di  CUI  si  parla  nell'  evangelo.  Nac- 
que 8  o  qanni  prima  del  Salvatore,  e  non 
può  dubitarsi  che  non  lo  seguisse  contem- 
poraneainenlc  a' suoi  genitori  e  fratelli, 


i48  SIM 

come  pure  che  ricevesse  lo  Spirilo  santo 
nel  Cenacolo  insieme  cogli  apostoli.  Egli 
ebbe  il  coraggio  di  rimproverare  ai  giu- 
dei la  morte  di  s.  Giacomo  il  Minore,  i° 
vescovo  di  Gerusalemme,  da  essi  barba- 
lamente  trucidato  l'anno  62j  e  non  mollo 
dopo  fu  scelto  a  di  lui  successore.  Prima 
della  rovina  di  Gerusalemme,  i  cristiani 
avvertiti  niiracolosameote  da  Dio,  si  li- 
liraronocol  loro  vescovonella  piccolaciltà 
di  Pella,  posta  al  di  là  del  Giordano;  e 
poscia  tornarono  ad  abitare  fra  gli  avan- 
zi della  distrulla  città,  ove  ben  presto  s. 
Simeone  vide  moltiplicarsi  i  seguaci  di  Ge- 
sù Cristo.  La  sua  letizia  però  venne  in- 
torbidata dalle  eresie  de'Nazareni  e  de- 
gli Ebionili.  Tuttavia  finché  visse  il  santo 
vescovo,  tali  eretici  non  ardirono  divulga- 
re pubblicamente  i  loro  errori;  ma  appena 
egli  mori  una  moltitudine  di  empie  dot- 
trine assalirono  la  purità  della  fede.  Volle 
la  provvidenza  che  s,  Simeone  sfuggisse 
alle  ricerche,  che  Vespasiano  e  Domiziano 
fecero  fare  di  tutti  quelli  ch'erano  della 
stirpe  di  Davide;  ma  avendo  Traiano  or- 
dinato le  stesse  indagini,  gli  eretici  ed  i 
giudei  lodenunziaronoalgovernatoreAt- 
lieo  e  qual  cristiano  e  qual  discendente  di 
Davide.  Egli  sofferse  per  parecchi  giorni 
i  più  crudeli  tormenti  con  una  pazienza 
che  ricolmò  di  stupore  gli  stessi  suoi  per- 
secutori; e  finalmente  fu  condannato  al 
supplizio  della  croce,  col  quale  compì  il 
corso  di  sua  vita.  Avvenne  il  di  lui  mar- 
tirio l'anno  i  06,  avendo  l'età  di  1 20  anni, 
de'quali  ne  avca  consumato  44  nell'epi- 
scopato. La  sua  festa  si  celebra  il  18  di 
febbraio. 

SIMEONE  (s.),  vescovo  di  Seleucia  e 
di  Ctesifonfe,  martire.  Era  soprannomi- 
nato Barsaboe,  cioè  figlio  del  Follone, 
dall'arte  di  suo  padre, come  si  costumava 
dagli  orientali,  e  fu  discepolo  di  Papa  ve- 
scovo di  Seleucia  e  di  Ctesifonle,  che  nel- 
l'anno 3i4  lo  fece  suo  coadiutore.  Suc- 
cesse poi  al  medesimo,  e  compreso  il  tem- 
po che  governò  con  esso,resse  l'episcopato 
per  26  anni.  Nell'anno  34o  Sapore  li  re 


SI  M 

di  Pèrsia,  fiero  persecutoie  del  cristiane- 
sinio,  pubblicò  un  edillo,  il  quale  proi- 
biva di  abbracciare  la  religione  di  Gesii 
Cristo  sotto  pena  della  schiavitù,  e  ordinò 
eziandio  che  i  fedeli  fossero  aggravali  d'im- 
poste. Simeone  con  apostolico  coraggio 
scrisse  fianca  mente  al  re  su  questo  pro- 
posito, e  poi  con  pari  fermezza  rispose  alle 
minaccie  ch'egli  fece  sì  a  lui,  che  al  suo 
popolo.  Adirato  il  re,  ordinò  che  si  met- 
tessero a  morte  i  preti  e  i  diaconi,  che  si 
demolissero  le  chiese,  e  che  si  convertisse 
ad  uso  profano  lutto  ciò  che  serviva  al 
cullo  del  Dio  de'cristiani.  Fece  poi  con- 
durre dinanzi  a  se  Simeone  carico  di  ca- 
tene, e  volle  obbligarlo  ad  adorare  il  sole; 
ma  tiovatolo  inflessibile,  lo  condannò  ad 
essere  decapitato.  Nello  stesso  tempo  fu- 
rono tratti  dalla  prigione  cento  altri  cri- 
stiani, per  condurli  al  supplizio,  fra'quali 
erano  5  vescovi,  alcuni  preti  e  diaconi,  e 
gli  altri  servivano  nella  chiesa  in  qualità 
di  chierici  inferiori.  Poiché  furono  lutti 
decapitati,  a  nche  Simeone  ricevette  la  co- 
rona del  martirio  insieme  co'  preti  Ab- 
daicla  e  Anania, il  giorno  i  7  d'aprile  34  1 . 
S.  Maruta  fece  il  trasporlo  delle  sue  re- 
liquie, e  le  depose  nella  chiesa  della  sua 
città  vescovile,  che  prese  da  ciò  il  nome 
di  Martyropolis.  Il  martirologio  romano 
fa  menzione  di  s.  Simeone  e  de  suoi  com- 
pagni a'2  1  d'aprile. 

SIMEONE(s.),martire.KSAPORE(s.). 

SIMEONE  STILITA  (s.),cosìsopran- 
Dominalo  dalla  parola  greca  i^/Z/oj,  che  si- 
gnifica colonna,  per  essere  vissuto  a Iqua  u- 
lo  tempo  sopra  delle  colonne.  Nacque  da 
poveri  genitori  nel  villaggio  di  Sisan  sui 
confini  della  Cilicia  e  della  Siria,  e  il  suo 
primo  njestierefuquellodi pascer  le  greg- 
gie.  In  età  di  i  3  anni  risolvette  di  ritirarsi 
nella  solitudine,  per  menare  vita  peniten- 
te. Andò  quindi  a  presentarsi  alla  porla 
d'un  monastero  vicinogovernato  dal  san- 
to abbate  Timoteo,  e  vi  stette  più  giorni 
senza  mangiare,  né  bere,  chiedendo  d'es- 
servi ammesso  in  qualità  di  famiglio.  Ac- 
colto nel  numero  di  quelli  ch'erano  posti 


S  I  M 
alla  prova,  cominciò  a  iujp.iraie  il  Sal- 
terio a  nienle,e  praticare  le  aiislerilà  pre- 
scritte dalle  regole;esi  procacciòin  breve 
r  amore  ili  lutti  i  fratelli,  che  ammira- 
vano la  sua  umiltà  e  carità.  Dopo  due 
anni  passò  in  altro  monastero,  ove  tene- 
Tasi  una  vita  ancoia  più  austera.  Quivi 
sotto  la  condotta  dell'  abbate  Eliodoro 
fece  Simeone  rapidissimi  progressi,  ag- 
giungendo alle  austerità  che  vi  si  prati- 
cavano allre  volontarie  asprezze,  fino  a 
ridursi  a  mangiare  una  sola  volta  alla  set- 
timana, per  cui  bisognò  che  i  superiori 
rattemperassero  il  di  lui  zelo.  Egli  ob- 
bedì, ma  dopo  avere  ottenuto  la  libertà 
di  praticare  segrete  mortificazioni.  Cin- 
tosi i  fianchi  con  una  corda  intrecciata  di 
foglie  di  palma,  e  tenendola  strettamente 
serrata,  gli  entrò  nella  carne  e  vi  produsse 
un  ulcere,  il  cui  puzzo  tradì  il  suo  segreto. 
Fu  tl'uopo  che  i  medici  gli  facessero  dei 
tagli  profondi  per  strappamela,  locchè  gli 
cagionò  dolori  così  acuti,  che  Io  si  diede 
per  morto.  Tosto  che  fu  guarito,  l'abbate 
lo  licenziò  dal  monastero  per  timore  che 
tale  singolarità  nuocesse  all'  uniformità 
della  disciplina  monastica.  Simeone  si  ri- 
trasse allora  in  un  romitaggio  a  pie  del 
monte  Telanisso  ,  ove  per  imitare  per- 
fettamente il  digiuno  di  Gesìi  Cristo,  ri- 
solvette di  passare  tutta  la  quaresima  sen- 
za pigliare  nessun  cibo.  Egli  comunicò 
questa  risoluzione  al  sacerdote  Basso,  che 
dirigeva  la  sua  coscienza,  il  quale  volle 
lasciargli  IO  pani  ed  un  secchio  d'acqua 
per  ristorarsene  in  caso  che  la  natura  ve- 
nisse a  soccombere  ;  ma  tornatovi  dopo 
i  .\o  giorni  trovò  gli  stessi  pani  e  la  stes-^a 
acqua,  e  vide  Simeone  steso  sul  suolo,  sen- 
za quasi  alcun  segnale  di  vita.  Tosto  gli 
bagnò  la  bocca  con  una  spugna  per  dargli 
la  s.  Eucaristia,  e  Simeone  ripresa  lena 
per  questo  divino  nutrimento  si  alzò,  e 
mangiò  alcune  fogliceli  lattuga.  In  cpiesta 
maniera  egli  passò  poi  tutte  le  quaresime, 
e  ne  avea  già  corse  26  quando  Teodoreto 
ne  scrisse  la  relazione.  In  capo  n  3  anni 
ahbaudonò  il  romitaggio  per  andar  a  vi- 


SIM  14.3 

vere  sulla  sommità  della  montagna,  che 
per  il  grido  di  sue  virtù  rese  ben  presto 
ri  noma  la, accorrendo  vi  moltissime  perso- 
ne fino  da'più  remoti  paesi,  per  ricevere 
la  benedizione  del  sant'uomo,  che  avea 
la  virtù  di  guarire  le  malattie.  Per  to- 
gliersi alle  distrazioni  pensò  di  darsi  ad 
una  maniera  di  vita,  di  cui  non  si  aveva 
lino  allora  avuto  altro  esempio.  L'anno 
4^  3  egli  fecefare  una  colonna  alta  6  brac- 
cia, sulla  quale  visse  4  anni.  Poi  ne  fece 
innalzare  un'altra  di  12  braccia,  ed  una 
terza  di  24, dimorando  i  3  anni  orsull'una 
or  sull'altra.  Gli  ultimi  12  anni  di  sua 
•vita  li  passò  sopra  una  quarta  colonna  al- 
la 4o  braccia.  La  cima  di  queste  colonne, 
ch'erano  cinte  d'una  balaustrata, non  avea 
che  3  piedi  di  diametro;  il  perchè  il  santo 
né  si  poteva  coricare,  né  porvisiasedere,e 
soltanto  si  piegava  sulla  balaustrata  quan- 
do aveva  bisogno  di  riposare.  Due  volte 
al  giorno  egli  faceva  delle  esortazioni  a 
quelli  che  lo  visitavano;  ma  le  donne  non 
potevano  entrare  nel  recinto  in  cui  era 
la  colonna.  Co'suoi  discorsi,  che  Dio  av- 
valorava col  dono  de'miracoli,  convertì 
un  gran  numero  di  gente  di  diverse  na- 
zioni. I  principi  eie  principessed'Arabia 
venivano  a  ricevere  la  sua  benedizione. 
Teodosio  il  giovine  e  Leone  imperatori 
romani  lo  consultavano  spesso,  e  si  rac- 
comandavano alle  di  lui  orazioni.  Si  nar- 
ra che  Donno  patriarca  d'Antiochia,  es- 
sendosi recato  a  visitarlo,  gli  ammini>lrò 
la  santa  Comunione  sopra  la  colonna,  ed 
è  a  credersi  che  altri  sacerdoti  gli  ammi- 
nist  lasserò  so  venie  questo  augusto  Sagra- 
merito.  Einalmente  l'impareggiabile  pe- 
nitente sentì  avvicinarsi  il  su<»  fine.  Egli 
si  piegò  per  orare,  com'era  uso,  iuì  non 
si  rialzò  più,  perchè  si  addormentò  nel  Si- 
gnore; e  nessuno  si  avvide  di  sua  morte, 
che  in  capo  a  3  giorni.  Ciò  avvenne,  se- 
conilo  Cosmas,  in  un  mercoledì  1  di  set- 
tendere  dell'aimo  4^t),c  6r)."di  sua  vita. 
Il  suo  corpo  fu  portato  ad  Antiochia,  e 
gli  abitanti  di  (picUe  contrade  con  molli 
vescovi  accompagnarono  il  suo  funerale. 


,5o  SIM 

Celebrossi  in  appresso  la  sua  festa  per  tutto 
l'oriente  con  grande  solennità,  ed  è  se- 
gnata a'5  di  gennaio. 

SIMEONE  STILITA  (s.),  detto  il  G/o- 
vme.  Nato  in  Antiochia  nel 5  i  2,  entrò  in 
tenera  età  nei  monastero  appellato  Thaii- 
mf75/oro5  0  Montagna  am  mi  rabile,situato 
nel  deserto  della  Siria  presso  Antiochia. 
Ebbe  per  direttore  un  religioso  che  chia- 
mavasi  Giovanni  lo  Stilila,  perchè  dimo- 
rava ordinariamente  sopra  una  colonna 
posta  iielrecintodel  monastero, edivenne 
fedele  imitatore  delle  sue  virtù. Stettean- 
ch'egli  successivamente  sopra  due  colonne 
pel  tratto di68annijaccoppiando  l'eserci- 
zio d'  una  continua  contemplazione  alle 
austerità  della  più  rigida  penitenza.  Iddio 
manifestò  la  santità  del  suo  servo  con  assai 
miracoli,  massime  con  guarigioni  di  molti 
ammalati.  1  romani  e  i  barbari  ricorre- 
vano premurosamente  a  lui  nei  loro  bi 
sogni;  egli  era  ovunqueonoralo,ein  parti- 
colar  modo  dall'imperatore  Maurizio.  A- 
vendo  i  samaritani  distrutto  le  sante  im- 
magini, Simeone  scrisse  all'  imperatore 
Giustino  in  favore  della  venerazione  ch'e- 
ra loro  dovuta;  e  questa  sua  lettera  è  ci- 
tata da  s.  Giovanni  Damasceno,  e  dal  2. 
concilio  di  ìNicea.  Caduto  ammalato  circa 
l'anno  5q2,  s.  Gregorio  patriarca  di  Co- 
stantinopoli partì  senza  indugio  per  as- 
sisterlo; ma  non  viveva  più  quando  egli 
■vi giunse.! greci  ronoranoai24di  maggio, 
e  i  latini  ai  3  di  settembre. 

SIMEONE  (s  ),  soprannominato  Sa- 
ìfts.  Nacque  in  Egitto  nell'anno  522,  e 
jecalosi  nel  552  in  pellegrinaggio  a  Ge- 
rusalemme, si  ritirò  in  un  deserto  vicino 
al  mar  Rosso,  ove  passò  29  anni  nella  più 
austera  penitenza.  L'umile  servo  di  Dio, 
amando  le  umiliazioni,  si  gloriava  di  es- 
sere dispregiato  dagli  uomini,  e  passato 
in  Emesa,  procui  ò  di  essere  spacciato  per 
un  mentecatto,  per  cui  gli  derivò  il  sopran- 
nome di  Sahis,  che  in  siriaco  significa  in- 
sensato. Egli  aveva  allora  60  anni,  e  ne 
passò  6  o  7  in  quella  città,  ivi  trovandosi 
quando  fu  affatto  rovi  nata  da  un  treni  unto 


SIM 

nel  588.  Il  suo  amore  per  l'umiltà  non 
restò  senza  guiderdone,  avvegnaché  Dio 
gli  concesse  grazie  straordinarie,  non  che 
il  dono  de'miracoli.  Ignorasi  l'anno  della 
sua  morte;  ma  è  onoralo  ih.^di  luglio. 

SIMEONE  (s.),  solitario.  Nacque  a  Si- 
racusa  in  Sicilia,  da  padre  greco  di  na- 
zione, e  fece  i  suoi  studi  a  Costantino- 
poli, ove  fu  condotto  in  età  di  7  anni.  Di- 
staccatosi dalle  cose  del  mondo,  si  recò 
io  Terrasanta,  e  dopo  essere  vissuto  al- 
cun tempo  sotto  la  direzione  d'un  soli- 
tario che  dimorava  verso  il  Giordano,  an- 
dò a  passare  due  anni  in  un  monastero 
(li  Betlemme,  in  cui  ricevette  il  diacona- 
to; poscia  fermossi  fra  i  monaci  che  abi- 
tavano alle  falde  del  monte  Sina  in  A- 
rabia,  ove  edificò  i  fratelli  coli' esem- 
pio de'suoi  continui  digiuni  e  col  rigore 
delle  sue  macerazioni.  Fu  deputato  dai 
superiori  a  recarsi  da  Riccardo  II  duca 
di  Normandia,  per  ricevere  l'elemosine 
che  quel  principe  era  solito  di  fare  al  mo- 
nastero;ma  giunto  aRouen, udita  la  morte 
di  esso,  prese  la  via  di  Verdun  per  an- 
dare dall'abbate  di  s.  Vannes,  e  dipoi  ri- 
tirossi  nell'abbazia  di  s.  Martino  di  Tre- 
veri.  R.ipassò  in  oriente  coiraroivescovo 
s.  Poppone,  il  quale  poi  l'obbligò  a  ri- 
tornare seco  a  Tre  ve  ri,  promettendogli 
che  lo  lascierebbe  in  libertà  di  vivere  nel 
modo  che  avesse  desiderato.  Quindi  Si- 
meone si  rinchiuse  in  una  torre  presso  una 
delle  porte  della  città,  dove  consagrò  il 
resto  di  sua  vita  alla  penitenza,  alla  pre- 
ghiera ed  alla  contemplazione,  e  morì  il 
i.°di  giugno I  o35jO  1  087 come  vuoleNo* 
vaes.  Benedetto  IX  lo  canonizzò  il  gior- 
no 8  settembre  1042,  colla  bolla  Divinae 
Ma/estati':,  presso  il  Bull.  Bom.  1. 1,  p. 
349,  nel  Fontaniui  p.  4;  '^  Tua'  ceremo- 
nia  fu  fatta  solennemente  a  Treveri  il  1  7 
novembre  dell'anno  stesso. 

SIMEONE  STOCK  (s.),  generale  dei 
carmelitani.  Nacque  da  onesta  famiglia 
nel  paese  di  Rent,  ed  avendo  (in  dalla 
fanciullezza  rivolli  a  Dio  tutti  i  suoi  pen- 
sieri e  i  suoi  affetti,  in  età  di  r2  anni  si 


^  I  M 

lilirò  in  un  decerlo.  Scello  per  suo  sog- 
gioiao  il  cavo  d'uua  grossa  quercia,  loc- 
che  gli  fece  dare  il  soprannome  di  Stock, 
che  in  quella  lingua  sif^nifìca  tronco,  egli 
viveva  colà  iu  uua  continua  orazione,  nou 
cibandosi  che  di  erbe,  radici  e  fruiti  sel- 
vaggi. Dopo  20  anni  passò  in  un  con  vento 
degli  eremili  del  Monte  Carmelo,  ch'e- 
ra stato  fond.ito  nel  Losco  di  Aylesdorf, 
nella  contea  di  Reni, e  fattavi  la  sua  pro- 
fessione,fu  mandalo  a  studiare  a  Oifoid, 
donde  turno  al  suo  convento,  ove  fece  ri  • 
splendere  la  sua  virtù,  e  nel  121  5  fu  e- 
letto  vicario  generale.  Nel  i  226  si  recò  a 
Roma  per  gli  alfarideirordiuejiilcun  tem- 
po dopo  andò  a  visitare  i  suoi  fratelli  sul 
Monte  Carmelo,  e  stelle  sei  anni  in  Pa- 
lestina. Tornalo  iu  Inghilterra,  nel  i  243 
divenne  il  6.°  generale  dell'ordne,  e  fece 
confermare  di  nuovo  da  Innocenzo  IV  la 
regola  de'carmelitani.  Egli  mostrò  gran- 
de saviezza  e  somma  santità  ne'20  anni 
che  duiò  il  suo  generalato,  nel  quale  l'or- 
dine mollo  si  estese.  Istituì  la  confrater- 
nita e  divozione  celebralissima  dello^crt- 
polare  {^■),  e  fu  onorato  del  dono  dei 
miracoli  e  delle  profezie.  Compose  mol- 
ti inni,  e  pulibìicò  saggi  regolamenti  pei 
suoi  fratelli.  Essendo  stato  invitato  a 
passare  io  Francia,  s'imbarcò  per  Bor- 
deaux; ma  morì  in  questa  città  a' 16  lu- 
glio I  265,  in  età  di  I  00  anni,  e  fu  sepolto 
nella  cattedrale,  venendo  tosto  onorato 
come  santo.  Papa  Nicolò  II  I  permise  che 
si  facesse  la  sua  festa  a  Bordeaux  il  1  6  di 
maggio,  e  Paolo  V  estese  questa  permis- 
sione a  tulio  l'ordine  dei  carmelitani. 

SIMEONE  (s),  fanciullo  immolato  a 
Trento  dagli  ebrei.  Neil' anno  1472  ra- 
dunatisi gli  ebrei  di  Trento  nella  loro  si- 
nagoga,per  deliberare  sui  preparativi  del- 
la Pasqua,  fecero  il  crudele  disegno  d'im- 
molare un  fanciullo  cristiano,  per  sfoga- 
re il  loro  odio  conico  Gesù  Cristo  e  con- 
tro i  suoi  discepoli.  Un  loro  medico  s'in- 
caricò di  procacciare  la  vittima,  e  trovato 
sulla  porta  d'una  casa  soletto  un  t'anciul- 
loooinaloSimeonc,  in  dadi  ?  anni  circa, 


S  1  M  1 5 . 

solleticatolo  con  perfide  lusinghe,  lo  con- 
dusse seco  la  sera  del  mercoledì  santo, 
mentre  i  cristiani  celebravano  i  mattu- 
tini, llgiovedìsera  in  cui  cadde  la  Pasqua 
degli  ebrei,  i  primari  tra  essi  si  raccol- 
sero in  una  camera  vicina  alla  sinasosa. 
e  dopo  aver  posto  un  fazzoletto  alla  boc- 
ca del  fanciullo,  lo  martoriarono  spieta- 
tamente, ficeodo  soldi  lui  corpo  varie  in- 
cisioni, e  forandolo  con  lesine  e  puntali, 
finché  spirò.  Quindi  per  isfuggire  le  per- 
quisizioni de'magistrali  nascosero  il  cor- 
picciuolo  in  un  fenile,  poi  in  una  canti- 
na, finalmente  lo  gettarono  nel  fiume. Ma 
sì  atroce  delitto  non  rimase  occulto:  i  rei 
furono  convinti  e  condannati  a  morte,  e 
la  loro  sinagoga  fu  distrutta,  fabbrican- 
dosi una  cappella  nel  luogo  ove  fu  im 
molata (juesta  vittima  innocente,  che  Dio 
glorificò  con  molti  miracoli.  Le  sue  reli- 
quie sono  a  Trento  nella  chiesa  di  s.  Pie- 
tro, e  il  martirologio  romano  ne  fa  men- 
zione il  24  di  marzo.  Di  questo  santo  ri- 
parlai altrove,  enei  voi.  VII,  p.  3i2  ra- 
gionai del  suo  culto  e  sulla  caiiouizzazio* 
ne  de  bambini. 

SIMEONE  nVLACCHI  (b.),  fìgliodi 
Rodolfo  conte  di  s.  Arcangelo,  città  pres- 
so l'umini,  nacque  circa  la  metà  del  se- 
colo XIII,  ed  in  età  di  27  anni  abbrac- 
ciò Tislituto  de'domenicaoì.  Vestì  l'abito 
religiosoìn  Rimini,  in  qualilàdi  frale  lai- 
co, e  benché  di  famiglia  ragguardevole 
e  nipote  del  vescovo,  non  volle  mai  per 
la  sua  umiltà  acconsentire  di  essere  col- 
locato in  grado  più  elevato,  preferendo 
di  restare  sommesso  e  di  esercitale  i  più 
bassi  servigi.  Egli  praticava  in  altissimo 
grado  le  virtù  di  astinenza  e  di  mortifi- 
cazione,tacendo  raccapricciare  il  raccon- 
to delle  sue  austerità.  Era  sì  graode  il  suo 
zelo  per  la  salute  delle  anime,  che  spes- 
so scorreva  la  città  con  una  croce  in  ma- 
uo,  insegnando  il  catechismo  gì  fanciulli, 
e  riprendendo  i  peccatori  con  lai  forza  che 
olU'Oeva  quasi  sempre  i  più  felici  succe<- 
si.  Il)  silfatia  guisa  passò  gli  anni  della  sua 
Vile, che  chiuse saulamenlc  neli  3  uj.  Do- 


i5i  SIM 

pò  essersi  fatte  varie  traslazioni  delle  sue 
reliquie,  finalmente  gli  abitanti  di  s.  Ar- 
cangelo le  trasportarono  neliSiy  nella 
chiesa  collegiata  con  grande  solennità;  e 
Papa  Pio  VII  permise  nel  182  i all'ordine 
di  s.  Domenico  ed  al  clero  della  diocesi 
diRimini  di  celebrarne  la  fesla,thefu  sta- 
bilita a' 3  di  novembre. 

SIMEONE  DA  LiPNiKA  (b.).  Nato  iu 
Polonia  nella  città  di  cui  porla  il  nome, 
faceva  i  suoi  studi  a  Cracovia,  quando  i 
francescani  dell'osservanza  ivi  furono  sta- 
biliti per  le  cure  di  s.  Giovanni  da  Ca- 
pistrano.  La  buona  fama  che  quest'or- 
dine spargeva  lo  indusse  ad  entrarvi,  e 
ne  divenne  uno  de'principali  ornamenti. 
Egli  aveva  non  comune  abilità  per  la  pre- 
dicazione, che  rendeva  piti  e/licace  colla 
purezza  e  santità  della  sua  vita.  Il  desi- 
derio di  procurare  la  salvezza  degl'infe- 
deli, e  di  meritare  la  corona  del  marti- 
rio lo  condusse  nella  Palestina;  ma  non 
avendo  potuto  ottenere  ciò  che  cercava, 
tornò  a  Cracovia,  dove  essendosi  mani- 
festata la  peste,  dedicossi  colla  più  ardente 
carità  alla  cura  degli  ammalali.  Mori  in 
questosanlo  esercizio  nel  1482  ih  8  di  lu- 
glio, nel  qual  giorno  celebrasi  la  sua  fe- 
sta, avendo  la  s.  Sede  approvato  il  di  lui 
culto. 

SIMEONE  DI  RoxAs(b.),  dell'ordine 
della  Trinità  pel  riscatto  degli  schiavi. 
Nacque  a  Valladolid  neh  552,  da  Gre- 
gorio Ruiz  e  Costanza  di  Roxas.  Corri- 
spose perfelUiinente  alle  cure  de'suoi  ge- 
nitori, che  lo  formarono  alla  pietàj  ed  en- 
tralo giovinello  nell'ordine  della  Trini- 
la pel  riscatto  degli  schiavi,  si  diede  con 
ardore  allo  studio  della  teologia,  in  cui 
fece  rapidi  avanzamenti.  Pel  suo  profon- 
do sa  pere  e  per  la  sua  incomparabile  pie- 
tà fu  elevalo  alle  prime  cariche  dell'or- 
dine, e  vi  si  condusse  con  tanta  pruden- 
za e  discrezione  che  si  procacciò  la  stima 
generale.  Scello  dalla  regina  Elisabetta 
sposa  di  Fdippo  II  re  di  Spagna  per  suo 
confessore,  non  rinunziò  egli  perciò  alle 
làliche  che  avea  mlrapreso  per  la  gloria 


SIM 
di  Dio,  e  coivtinuò  ad  annunziare  la  di- 
vina parola,  colla  quale  produceva  frutti 
abbondevoli  di  salute;  unendo  le  opere 
della  vita  attiva  agli  esercizi  della  con- 
templativa.Per  accrescere  la  divozione  al- 
la B.  Vergine,  egli  fondò  una  confrater- 
nita di  persone,lequali  vivendo  nel  mondo 
si  obbligavano  alla  recita  di  alcune  ora- 
zioni e  di  certe  pratiche  di  pietà  inono- 
redi  lei.  Filippo  II  quandoandòa  prende- 
re possesso  del  trono  di  Portogallo,  com- 
mise alle  cure  del  p.  Simeone  i  suoi  due 
figli d.  Carlo  ed.  Ferdinando.  In  una  ma- 
lattia epidemica,  essendosi  Simeone  de- 
dicato al  servigio  degli  ammalati,  il  re 
temendo  che  portasse  il  contagio  nel  pa- 
lazzo, gli  proibì  di  visitare  gli  spedali  e 
le  carceri;  ma  egli  rispose  che  preferiva 
il  servigio  de'poveri  a  quello  della  corte, 
e  continuò  la  sua  opera  di  misericordia. 
L'ordine  gli  fu  debitore  della  fondazio- 
ne di  .un  nuovo  convento  ch'egli  stabilì 
a  Madrid.  Conoscendo  per  una  luce  so- 
prannaturale essere  vicino  il  suo  fine,  lo 
annunziò  dicenilo  che  doveva  intrapren- 
dere un  lungo  viaggio  senza  tardare,  e 
dispostovisi  santamente,  rese  l'anima  al 
suo  Creatore  il  28  settembre  1 62^,  in  età 
di  72  anni.  Tutti  gliordini  religiosi  di  Ma- 
drid concorsero  a'suoi  funerali,  e  tosto  la 
pidjblica  voce  proclamò  la  di  lui  santi- 
tà. Il  processo  di  sua  canonizzazione  co- 
minciò poco  dopo  la  sua  morte  :  più  di 
I  00  testimoni  furono  ascoltati,e  deposero 
delle  vii  tu  e  de'miracoli  del  servo  diDio, 
quindi  PapaClemeuteXIIl  a'i  3  maggio 
1766  l'inscrisse  nel  catalogo  dei  beali. 

SIMEONI.  r.  Simone  (de). 

SIMM  ACO(s.),PapaLI  11. Nacque  inSi. 
magia  diocesi  d'Oristano  nella  Sardegna, 
daFoi  lunato,  e  pe'suoi  meriti  fu  fatto  car- 
dinale diacono  das. Felice  I II,  odalsucces* 
soie  S.Gelasio  1  come  vuoleCardella,chelo 
chiama  Celio  Simmaco:  altri  lo  dicono  ar- 
cidiacono della  chiesa  romana  sotto  il  pre- 
decessore s.  Anastasio  li.  A'22  novembie 
4()8  fu  eletto  Papa,  ma  nello  slesso  gior- 
no insorse  per  opera  di  alcuni  il4''auU- 


SIM 

papa  Lorenzo  (/^.)  a  contrastargli  il  seg- 
gio apostolico,  e  mentre  s.  Simmaco  si  con 
sagrava  nella  basilica  Lateianense,  allret- 
tiinto  fece  l'iolruso  nella  Liberiana,  soste- 
nuto dal  senatore  Festo  coiiolto  con  de- 
naro e  colla  promessa  di  sottoscrivere  \'E- 
notico[y.)à\  Zenone,  siccome  guadagna- 
to eziandio  dall'  imperatole  Anastasio  I 
gran  proteltoredegli eretici euticbianijon- 
de  nacquero  gravi  turbolenze  fra  il  sena- 
Io  e  clero  romano,  e  ne  seguirono  non  po- 
chi omicidii.  11  Papa  e  il  falso  competito- 
re fui ono  costretti  di  recarsi  in  Ilav'enna 
(f^-),  dal  goto  Teodoiico  red'ltalia  che  si- 
gnoreggiava Roma,  il  quale  ivi  perciò  or- 
dinò che  un  concilio  giudicasse  le  loro  ra- 
gioni, e  s.  Simmaco  trionfo  del  pretenden- 
te, venendo  liconosciulo  dal  re  benché  a- 
riano,  con  discapitodella  libertà  ecclesia- 
stica, per  l'intrusione  delia  podestà  laica 
neW Elezione  del  Papa  {P^.).Olleuula  da 
6.  Simmaco  la  tranquìllitù  del  suo  mini- 
stero apostolico,  tornato  in  Roma,  tutto 
si  applicò  a  renderlo  illustre  colle  sante  leg- 
gi die  ivi  promulgò  ne'G  coucilii  che  de- 
scrissi nel  voi.  L V 111, p.  91  ega.  Nel  pre- 
cedente a  p.- 240  notai,  che  recatosi  in  Ro- 
n)a  Teodorico,  il  Papa  col  cleio  lo  accol- 
se con  grande  onore.  Ordinò  s.  Simma- 
co che  nelle  domeniche  e  feste  de'marti- 
ri  si  dicesse  nella  messa  il  Gloriain  excel' 
sii,-  Dea  (^.).  Proibì  a'secolari,  ancorché 
costituiti  in  regia  dignità, d'intrudersi  nel- 
la libera  elezionede'romaiii  Pontefici,  con 
qucldecretoe  particolarità  che  riportai  nel 
voi.  XXI,  p.  200  e  202.  Con  \'e/jist.  5  ad 
Caesariurn  cpisc.^  presso  Graziano,  cap. 
1  jquaest.  I  ,cap.  Posscssioneni  6  i , dichia- 
rò che  potevano  da'vescovi  darsi  ai  chie- 
rici (luche  vivessero  per  loro  sostentamen- 
to le  possessioni  del  le  chiese,  che  dicevau- 
si  Dcnefizi  (^.),  purché  si  conferissero  ai 
soli  chierici  benemeriti,  per  cui  dice  Ba- 
l'onio  ebbero  origine  i  bcnelìzi  ecclesiasti- 
ci. Scomunicò  l'imperatore  Anastasio  le 
sciolse  i  sudditi  dal  Giurutncnto  [f^.)  di 
lèileltà,  perché  favoriva  la  iiieinoriii  dello 
kcisLualicu  Acaclo  i^iu  vescovo  di  Custuu- 


SIM  i53 

linopoIi,come  afferma  con  molti  altri  sto- 
rici il  Sandini, /7tóe  Poni.  1. 1 ,  p.  i  yojnon- 
diineno  il  Sangallo,  Gesta  de' Poni.  t.  4. 
p.  53o,  stima  che  solamente  gli  abbia  mi- 
nacciato la  scomunica.  L'imperatore  per 
vendicarsene  accusò  il  Papa  di  manichei- 
smo, benché  tutti  sapessero  aver  egli  cac- 
ciutodiRoraa  quelli  che  professavano  (|ue- 
sta  eresia, ed  avea  fatto  bruciare  i  loro  li- 
bri: egli  coglieva  tutte  le  occasioni  di  met- 
tere intoppi  as.  Simmaco,  pel  timore  che 
avea  del  suo  zelo  contro  gli /^c<^rt//(/^), 
de'quali  erasi  dichiarato  patrocinatore.  Il 
Papa  fece  la  sua  apologia,  nella  quale  par- 
lò con  tutta  (|uella  dignità  che  si  convie- 
ne a  supremo  Gerarca.  Scrisse  nel  mede- 
simo tempo  a'vescovi  d'oriente  per  esor- 
tarli a  solfrire  il  bando  ed  ostni  sorta  di 

o 

persecuzioni,  piuttosto  che  tradire  la  ve- 
rità. Alcuni  pretendono  mettere  in  forse 
a  s.  Simmaco  la  gloria  di  avere  edificato 
la  Chiesa  de' ss.  Jlartino  e  Sih'estro[y.), 
sopra  l'oratorio  di  Papa  s.  Silvestro  1,  del 
quale  portandoneil  titolo  uncardinalFe- 
lice  fiorilo  sotto  s.  Gelasio  I,  credono  che 
lo  fosse  della  chiesa  preesistente,  ma  io  col 
p.  Filippini  priore  del  propinquo  conven- 
to e  storico  della  medesima,  dirò  che  s. 
Simmaco  l'edificò  dai  fondamenti  sulle 
terme  di  Traiano  e  nel  sito  più  alto  con- 
tigua e  sopra  quella  di  s.  Silvestro  I,  sot- 
to l'invocazione  di  s.  Martino  tli  Tours, 
ed  ora  si  vede  con  24  colonne  di  marmo 
e  a  3  navi.  Più  le  donò  un   tabernacolo 
d'argento  massiccio  di  libbre  i  2o,e  i  2  ar- 
chi d'argento  pesanti  ognuno  IO  libbre,  e 
vi  fece  pure  la  confessione  d'argento.  Al- 
tri Papi  la  restaurarono  e  ampliarono:  s. 
Simmaco  fu  tanto  munifico  colle  basiliche 
e  altre  chiese  di  Roma,  che  per   il   loro 
ornamento  impiegò! 4(^0  libbre  d'argen- 
to, ollrelo  speso  per  le  fittine,  per  le  mol- 
te gemme,  [)er  l'oro,  pe'inariui  preziosi, 
come  ttslilìca  Anastasio  Bibliotecario.  An- 
che Ciacconio,  /  itae  Pont.  1. 1 ,  p.  34  '  >  f^ 
menzione  di  tuli  magnìfici  abbellimenti  e 
delle  chiese  labbriciile  dal  Piipa,  ed  oltre 
ad  alcuni  musaici  co'quali  ornò  la  basih- 


1 54  SI  M 

«  a  Ji  s.  Pietro,  abbellì  ancora  di  piltiMC 
(juclla  di  s.  Paolo,  come  si  legge  iii  Mu- 
ratori, Script.  Ital.i.  3,  p.  124.  Dopo  due 
.inni  di  tranquillità  risorto  lo  scisma  di 
Lorenzo,  il  PapanelSooradunò  un  nuovo 
concilio,  per  trovar  la  maniera  di  conser- 
var la  pace  alla  Chiesa.  In  questo  fu  cre- 
dulo da'padri  buon  mezzodì  tener  con- 
tento il  già  esiliato  antipapa,  perchè  non 
macchinasse  nuovi  disturbi,  di  promuo- 
verlo al  vescovato  di  Nocera,  come  fu  e* 
seguito  :  ma  Lorenzo,  naturalmente  por- 
lato  alle  sedizioni,  prima  del5o3  tentò  u- 
gni  mezzo  per  usurpare  il  governo  del  le- 
gitlimos.  Simmaco,  contro  il  decreto  del 
sinodo  e  contro  ii  comando  di  re  Teodo- 
rico, al  qual  fine  lo  scismatico  accusò  il 
Papa  piesso  il  re  medesimo  di  gravi  de- 
litti, subornando  con  lusinghe  e  doni  pa- 
recchi falsi  testimoni,  alla  testa  de'quali 
erano  i  due  senatori  Festo  e  Probino,  che 
a  veano  richiamalo  in  Pioma  Lorenzo,  on- 
de nacque  nuova  discordia  tra  il  clero  ro- 
mano, e  fu  tratto  in  inganno  il  cardinal 
Pascasio  {T\).  Teodorico  intrigandosi  in 
principio  nelle  cose  ilella  Chiesa,  prepo- 
lenlemente  mandò  in  Roma   per  visita- 
tore Pietro  vescovo  d'Aitino,  il  quale  u- 
nendosi  agli  scismatici,  sturbò  lutti  gli  af- 
fari  ecclesiastici  ;  ma  poi  Teodorico  di- 
chiarò a'seguaci  dell'antipapa  accusatori 
di  s.  Simmaco,  ed  a'vescovi  di  non  voler 
entrare  nelle  cose  della  Chiesa  ;   per  lo 
che  volendo  il  re  dar  fine  a  tanti  tumul- 
ti, col  consenso  di  s.  Simmaco  convocò  iu 
Pioma  il  celebre  sinodo  Palmare,  che  de- 
scrissi nel  citato  luogo,  anzi  leggesi  nel  li- 
bro Pontificale  che  il  concilio  fu  convo- 
calo dal  Papa  slesso.  Questi  non  a  farsi 
giudicare,  ma  a  solennemente  purgarsi, 
convocò  il  sinodo  di  tutti  i  vescovi  d'I- 
talia. Spontaneamente  s.  Simmaco  si  as- 
soggettò al  giudizio  di  I  2  5  vescovi,  i  quali 
riconosciuta  la  sua  irmocenza,  protestaro- 
no solennemente:  Che  il  i'escoi'o  della  ro- 
mana sede  non  deve  soggiacere  all'esa- 
me de'  \'escoi>i  minori.  Non  vollero  esa- 
minare le  accuse  proferite  contro  il  Pa- 


S  I  !M 

pa,  lasciando  a  solo  sue  arbitrio  rispon- 
dere a'richia  mi  degli  avversari.  Reso  con- 
sapevole del  fatloTeodorico,  e  approvan- 
dolo pienamente,  proferì  la  celebre  sen- 
tenza, che  avrebbe  a  scolpirsi  sulla  corona 
di  tutti  i  re  :  Nuli'  altro  toccargli  degli 
ecclesiastici  negozi  che  la  riverenza!  Lo- 
renzo fu  scomunicato,  deposto  e  caccialo. 
Gli  alti  di  questo  memorabile  concilio  si 
vedono  pressoLabbé,  Co«c/7.  t.  4,p- 1 324, 
e  nell'Arduino,  t.  2,  p.969.  Ennodio  ve- 
scovo di  Pavia  lo  difese  con  apologia  ri- 
portata da  Labbé,  dove  sostiene  col  con- 
cilio la  dignità  e  autorità  pontifìcia,  la  qua- 
lescioccamente  impugnata  dal  Launojo,  è 
bravamente  propugnata  da  Natale  Ales- 
sandro, Hist.  Eccl.  t.  7,dissert.  i .  Quando 
il  decreto  del  concilio  fu  portalo  nelle  Gal  • 
lie,  i  vescovi  ne  furono  sgomentali,  e  in- 
caricarono s.  Avito  vescovo  di  Vienna  di 
seri  vere  a  Roma  in  nome  di  tulli  a  Fau- 
sto e  a  Simmaco  senatori,  lagnandosi  che 
essendo  il  Papa  slato  accusato  avanti  il 
re,  i  vescovi  in  luogo  di  opporsi  a  tale  in- 
giustizia si  erano  tolti  a  giudicarlo.  Per- 
tanto dichiarò  s.  Avito:  »>Non  si  può  age- 
volmente comprendere, con«e  un  superio- 
re, e  a  più  forte  ragione  il  capo  della  Chie- 
sa, possa  essere  giudicato  da'suoi  inferio- 
ri". Lodò  tuttavia  il  concilio  di  avere  re- 
so onorata  testimonianza  all'innocenza  di 
S.Simmaco, con  proscioglierlo daogni  im- 
putazione; e  pregò  il  senato  romano  di 
mantenere  l'onore  della  Chiesa,  e  di  non 
permettere  che  le  pecoresi  rivolganocon- 
Iro  il  pastore.  Questo  grave  concitamen- 
to  de'vescovi  di  Francia,  trasecolati  dal- 
la voce  sparsa  che  il  concilio  avesse  giu- 
dicalo un  Papa;  le  loro  alle  rimostranze 
domandando  in  forza  di  qual  legge  il  su- 
periore venisse  giudicato  da'suoi  iuferio- 
ri,  protestando  non  appartenere  al  greg- 
ge di  domandar  conto  del  suo  pastore, 
ma  bensì  al  giudice  supremo  Cristo;  è  un 
fatto  celebre  della  chiesa  Gallicana, del- 
l'equità, dottrina  e  saggezza  de'suoi  ve- 
seovi.  Tale  avvenimento  mostra  aperto 
quanto  falsamente  e  calunuiosameule  al- 


SI  M 

cuni  anche  tnoJeini  si  ostinino  a  chia- 
mare coDsuetui'.ini  e  tisi  antichissimi  del- 
la chiesa  Gallicana  alcune  erronee  opi- 
nioni e  sentenze,  nate  ne'lempi  in  cui  il 
potere  civile  voleva  prepotentemente  so- 
vrastare a' vescovi  di  Francia  in  vece  del 
P<»pa,per  pui  governar  quella  chiesa  in  ve- 
cede' vescovi.  Inoltre, anelici  vescovi  della 
Liguria,  dell'Emilia  e  della  Venezia,  nel 
recarsial sinodo  Paln)arc, e  passando  per 
Ravenna,  rappresentarono  fortemenle  a 
Teodorico  che  apparteneva  al  Papa  con- 
vocarlo; che  questo  era  un  diritto  della 
sua  sede,  derivato  da  s.  Pietro,  e  confer- 
mato dall'autorità  de'  concilii.  Aggiun- 
sero essere  cosa  non  mai  più  inlesa,  die 
un  superiore  dovesse  essere  sottomesso 
al  giudizio  de'suoi  inferiori,  protestando 
contro  una  tale  violazione  delle  leggi  fon- 
damentali delia  Chiesa,  con  mirabile  co- 
laggio. Ma  il  re  mostrò  loro  le  lettere 
di  s.  Simmaco,  nelle  quali  avea  accon- 
.«mentito  alla  convocazione  del  concilio.  La 
sua  carità  non  era  [)Unto  inferiore  alla 
sua  generosa  costanza  d'animo:  con  de- 
naro riscattò  gli  schiavi  che  dimorava- 
no nella  Liguria,  in  Milano  ed  in  altre 
Provincie.  Avendo  il  re  de' vandali  Tra- 
simondo  esilialo  in  Sardegna  molti  ve- 
scovi ortodossi  dell'Africa,  i  quali  giun- 
gevano al  numero  di  2^5,  il  Papa  s'in- 
caricò di  provvedere  a'Ioro  bisogni,  man- 
dando loro  ogni  anno  vesti  e  denaro.  Ab- 
biamo tra  le  opere  d'Ennodio  una  lettera 
che  scrisse  ad  essi  per  consolarli,  e  vi  unì 
per  douo  le  reliquie  de'ss.  Romano  e  Na- 
zarìo  martiri.  In  4  ordinazioni,  nel  dicem- 
bre e  febbraio,  creòi  i  7  vescovi,  c)2  preti 
eiG  diaconi:  Cardella  registra  due  car- 
dinali, Marciano,  e  Bonifaciopoi  Papis. 
Bonifacio  U.  Oovernò  s  Simmaco  1  5  an- 
ni, 7  mesi  e  27  giorni,  e  morì  a'  1  f)  luglio 
5  14, nel  qual  giorno  se  ne  ce'ebra  la  fe- 
sta Fu  sepolto  nel  portico  della  basilica 
di  s.  Pietro.  Si  hanno  di  Ini  1  2  lettele;  due 
altre  che  gli  si  attribuiscono,  sembrano 
apocrife.  Su  (piesto  Papa  1'  Amori  fece 
lina  Dissfrliizionc,  che   stampò  a  Rulo 


SIM  i5'> 

gna   nel  i  ySS.  Vacò  la  santa  Sede  sei 
giorni. 

SI^LMACO,  Cardinale.  V.  Simmaco 
0-),  Papa. 

SI. M ISO. Sede  vescovile dell'EIenopon- 
to  nell'esarcato  di  Ponto,  eretta  nel  V  se- 
colo e  fatta  suilraganea  d'Amasia,  alcuni 
chiamandola  Ainiso(^f.)^Ainisio,  Amin- 
sus,  e  che  fu  arcivescovato  onorario  for- 
se quando  con  Amasia  iu  mclro[)oli  civi- 
le (lell'Elenoponto.  La  città  fu  fabbrica- 
ta da  que'di  .Mileto, riedificata  dal  prin- 
cipe di  Cappadocia.  Vi  si  conservavano 
de'corpi  di  uiaitiri  della  fede,  che  patiro- 
no sotto  Antonino,  ed  a'20  marzo  se  ne 
celebra  la  festa.  Simisoo  Amiso,/^//i/5e//, 
è  ora  un  titolo  vescovWe  in  partibus,  sot- 
to l'arcivescovato  simile  d'Amasia. 

SI MONCELLI Girolamo,  Cardinale. 
Nac(pie  nobilmente  in  Orvieto,  e  lino  da 
fanciullo  die  manifesti  indizi  d'indole  vir- 
tuosa, e  di  talenti  atti  a  cose  non  comu- 
ni. Come  pronipote  di  Giulio  III,  [)erchè 
la  madre  Ciistofora  era  figlia  di  Daldo- 
vino  fratello  del  Papa,  questi  in  età  an- 
cor giovanile  a'22  dicembre  I  553  lo  creò 
cardinale  diacono  de'ss.  Cosma  e  Damia- 
no; passato  all'ordine  de'preti  ebbe  [)ri- 
ma  il  titolo  di  s.  Prassede,  indi  (piellodi 
s.  Maria  in  Trastevere  e  i."  di  detto  or- 
diiie.LostessoGiuliollIa'a5giugnoi  554 
lo  fece  vescovo  di  Orvieto  sua  patria,  di 
cui  ne  resse  la  chiesa  con  fama  di  vigile, 
retto  e  zelante  pastore  fino  ah  5(3?.,  nel 
quale  tempo  dimessala  si  restituì  in  Ro- 
ma. Morto  il  vescovo  V^anzi  neh  570,  il 
(juale  eragli  slato  sostituito  con  regresso, 
il  cardinale  ne  iii)rese  ilgovernocon  tito- 
lo di  amministratore,  e  lo  ritenne  lino  al- 
la morte.  A' io  settembre  I  5()a  convocò  il 
sinodo  diocesano,  le  disposizioni  del  qua- 
le sono  ih. "corpo  di  leggi  diocesane  che 
Siasi  stampato  per  la  chiesa  d'Orvieto.  Nel 
febbraio  Kìoo  divenne  %  escovo  «lei  vc<.co- 
valo  subui  bicario  d'Albano,  donile  nel- 
l'aprileiGoi  fu  traslalo  a  quello  di  Fra- 
scati, da  cui  passò  all'altro  di  Porlo  e  <. 
lìullina  nel  giugno  1  Go 3.  Alieno  come  e- 


I 56  S I M 

gli  era  da  qualunque  sorte  d'ambizione, 
liiosliò  sempre  nella  sua  condotta  quel- 
la prudente  libertà  qualesi  conviene  a  un 
pi  incipe  della  romana  chiesa;  laonde  né 
il  timore,  ne  gli  umani  riguardi,  né  la  cu- 
pidigia di  avanzarsi  a  maggiori  dignità, 
giammai  potè  rimuoverlo  dalla  sua  co- 
stanteequilà  egiustizia. Nondimeno  Can- 
cellieri nel  Mercato  a  p.  i  27  e  285  par- 
lando de'6o  anni  del  suo  cardinalato,  ri- 
ferisce una  sua  bizzarria,  cioè  die  faceva 
filtaccar  fuoco  di  nascosto  ai  carri  di  fie- 
no, per  impaurire  i  villani,  e  poi  ne  pa- 
gava il  danno.  De gnstibus non  est  dispu- 
tandiiin!  Morì  in  Roma  a'  22  febbraio 
i6o5,  d'anni  81,  dopo  aver  indossata  la 
porpora  60  anni,  come  rioaarcano  Car- 
della,  Novaes  e  altri.  Ma  scegli  fu  creato 
cardinale  neh  553,  è  chiaro  che  appena 
ebbe  52  anni  di  cardinalato,  al  quale  fu 
sollevalo  in  età  di  circa  29  anni.  Bensì 
convengo,  che  in  tale  tempo  e  con  raro 
esempio  intervenne  a' io  conclavi  perle 
elezioni  di  Marcello  11  (che  visse  22  gior- 
ni), Paolo  IV,  Pio  IV,  s.  Pio  V,  Gregorio 
Xin,  Sisto  V,Urbano  VlI,GregorioXlV, 
Innocenzo  IX  e  Clemente  Vili.  JN'oterò 
che  dalla  morte  di  Sisto  V  all'elezione  di 
Clemente  Vili  trascorsero  appena  i  7  me- 
si e  3  giorni,  dentro  il  cui  breve  spazio 
di  tempo  fuiono  creati  4  Papi;  anzi  es- 
sendo morto  Clemente  Vili  9  giorni  do- 
po il  cardinale,  questi  per  poco  non  sitro- 
TÒ  all'  I  I ."  conclave.  Nel  voi.  1 X,  p.  292 
feci  un  elenco  de'cardinali  creati  in  gio- 
vanile età,  e  nel  voi.  XV,  p.  290,  un  e- 
lenco  de'cardinali  che  vissero  assai  ein- 
tervenneroa  molti  conclavi,rilevando  che 
soltanto  il  cardinal  Orsini,  neli  191  di- 
venutoCelestinoIlI,èil  2.° esempio  d'un 
cardinale  intervenuto  a  io  conclavi.  A 
quello  per  l'elezione  di  Gregorio  XIV,  il 
conclavista  e  i  partigiani  del  cardinal  Si- 
nioncelli  tentarono  di  farlo  sublimare  al 
triregno,  con  fabbricare  e  pubblicare  le 
famose  Profezie  de' Pontefici  (Z^-),  attri- 
buendole falsamente  a  s.Malachia, con  de- 
signare il  cardinale  col  mollo  :  De  anti- 


SIM 

(]uitale  Urbis,  alludendo  alla  sua  patria 
Orvieto,  che  dicesi  in  Ialino  Urbs  f^elus, 
nella  vana  speranza  d'  indicare  con  tal 
supposta  profezia  il  porporato.  Il  cardinal 
Sinioncelliessendostatosepolto  senza  al- 
cuna funebre  memoria,  è  incerto  ove  ri- 
posano le  sue  ossa.  L'Ughelli  nella  serie 
de' vescovi  d'Orvieto  lo  dichiarò  tumula- 
to in  s.  Pietro  in  Montorio,  in  quella  dei 
vescovi  di  Porto  nella  chiesa  di  s.  Maria 
del  Popolo,  onde  il  Ciacconio  non  potè 
stabilire  il  luogo  del  suosepolcro, così  Car* 
della:  Novaes  lo  tace  allatto.  Opino  per 
la  Chiesa  di  s.  Pietro  in  Montorio  (^.), 
perleseguenti  ragioni  e  monumenti. L'at- 
tuale titolare  di  questa  chiesa  cardinal 
Antonio  Tosti, oltre  gli  anteriori  restau- 
ri eabbellimenti  operativi  dalla  sua  mu- 
nificenza, nel  1 85 1  zelando  le  riparazioni 
alle  rovinecagionate  nel  i  849  dai  conflit- 
li  tra  i  repubblicani  di /io/«<7(/^.)  e  l'ar- 
mata francese  per  occupar  la  città,  e  non 
essendogli  riuscito  di  conoscere:  i.°  Chi 
rappresentano  i  due  ritratti  scolpiti  sulla 
balaustra  della  magnifica  cappella  di  Giu- 
lio IIJ[r^.),  sotto  l'invocazione  di  s.  Pao- 
loapostolo;2.''  Chi  rappresenta  e  racchiu- 
de il  nobile  monuxnenlo  a  corna  episto- 
lue,  senza  iscrizione,  tranne  quella  di  re- 
cente epoca  fattavi  scolpireda  mg. 'Nardi 
Valentini,  qualificandola  cappella  di  sua 
famiglia;  si  degnò  onorare  la  mia  medio- 
crità a  esternarne  un  parere.  Pertanto, 
dopo  aveie  studiato  tutti  gli  scrittori  che 
parlano  della  chiesa  di  s.  Pietro  in  ìMon- 
torio,  e  degli  artisti  che  lavorarono  nel- 
la della  cappella  (fra  i  quali  il  gran  .Mi- 
c)ielangelo,  Vasari  e  l'Ammanoali),  po- 
tei dichiarare  con  erudite  prove  quanto 
qui  laconicamente  indicherò  in  sostegno 
dell'esternata  opinione  sul  luogo  ove  ri- 
posano le  spoglie  mollali  del  cardinal  Si- 
moncelli.  Che  Giulio  llledificòla  cappel- 
la e^piessamente  pel  sepolcro  del  suo  zio 
cardinal  Antonio  Ciocchi  del  Monte,  t  del 
suo  avo  Fabiano  Ciocchi  del  Monte  che 
die  principio  alla  grandezza  di  sua  casa, 
e  pare  ancora  colla  mira  che  poi  potesse 


SIM 

pni-  servire  pegli  altri  parenti,  come  i  fal- 
li lo  dimoslrarjo.  Che  i  due  ritraili  della 
balaustia  ricordano  con  qualche  proba- 
bililà  i  genitori  del  Papa,  ad  onta  della 
patita  alterazione,  per  motivi  chequi  non 
occorre  ripetere. Cheil  nobilemonumen- 
to  certamente  contiene  leceneri  e  rappre- 
senta l'avo  Fabiano,  o  forse  anche  il  pa- 
dre Vincenzo. Che  nella  medesima  cappel- 
la, oltre  il  cardinal  Antonio,  vi  furono  al- 
tres'j  deposti  i  nipoti  di  Giulio  III,  i  car- 
dinali Corniaj  e  Nobili  (i  cui  precordi  so- 
no in  s.  Bernardo);  il  cardinal  Innocenzo 
Ciocchi  del  Monte,  spurio  e  figlio  adot- 
tivo del  suddetto  Baldovino  fratello  del 
Papa  ,  ma  senza  monumento.  Di  conse- 
guenza sembrami  indubitato,  che  ezian- 
dio vi  ricevè  la  tomba  il  cardinal  Simon- 
celli  pronipotedi  (iiidiolll,  tanto  più  che 
negli  storici  della  Cliiesa  di  s.  Maria  chi 
Popolo  won  trovai  alcun  motto  di  lui,  né 
vestigio  di  sua  tumulazione  in  c^sa,  e  che 
anco  il  p.  Valle  nella  Storia  del  Dunnio 
d'  Orvieto,  asserisce  che  fu  sepolto  in  s. 
Pietro  in  Montorio. 

SIMONE  (s.).  F.  Simeone  (s.). 

SIMONE  MAGO,  eresiarca.  Nacque 
in  Gilton  borgo  di  Samaria,  discepolo  del 
mago  Dositeo  e  seguace  de'principii  del- 
la diabolica  Magia [P' .)\fìse'^r\a\a  da  Zo- 
roastro,  la  quale  ivi  dichiarai,  dicendoclie 
s.  Epifanio  lo  chiamò  principe  e  autore 
degli  ereticij  scelleratissimo  ingannatore 
che  per  le  sue  cnormissioie  malvagità  fu 
detto  da  s.  Ignazio  vescovo,  primogenito 
di  Satanasso.  AlTermando  Dositeo  tl'es- 
sere  il  Messia,  anche  Simone  si  circondò 
di  prestigi,  e  fu  considerato  come  un  es- 
sere di  una  natura  superiore  da'samari- 
lani  che  Io  nominavano  la  grande  vii  tìi 
di  Dio.  La  f.ima  de'miracoli  degli  aposto- 
li fece  stupire  Simone,  il  quale  dclcrnii- 
nò  di  farsi  battezzare,  sperando  d'inipn- 
rare  da  essi  de'segreli  che  superassero  di 
molto  i  suoi.  Di  fatti  ricevette  d  battesimo 
i\'A  diacono  s.  Filippo  che  avea  convertila 
laSamaria,il  (juale  deluso  dalle  apparen- 
ze, tenne  per  sincera  la  di  lui  conversio- 


SIM  ì'ij 

ne.  Poco  tempo  dopo  recandosi  s.  Pietro 
con  s.  Giovanni  nella  Samaria,  per  am- 
ministrare a'fedeli  la  confermazione  con 
l'impor  loro  le  mani,  nel  qual  aitosi  vi- 
de scendere  dal  cielo  una  luce  sui  cresi- 
mati ;  Simone  persuaso  che  per  magico 
artifizio  facessero  i  ss.  Pietro  e  Giovanni 
scendere  loSpirito  santo,  offrì  loro  dena- 
ro per  ottenere  il  medesimo  potere.  Gli 
rispose  l'apostolo  s.  Pietro:  Possa  peiir  le- 
co  il  tuo  denaro,  giacché  tu  pretendi  di 
comprare  con  esso  il  dono  di  Dio.  Formò 
indi  s.  Pietro  il  canone  contro  la  simonia: 
Si  qitis  Episcopus  per  pecunias  hanc  sii 
dignitateni  consequutus^\.elpreshyter,i'rl 
diaconus,  deponatur  et  ipse,  etqideuni 
ordina\'it,  et  a  conimnnione  oninino  ex- 
cidantur,  ut  Simon  magus  a  me  Peter). 
Ecco  l'origine  della  parola  Simonia  [f'.), 
che  applicossi  al  traffico  delle  cose  sante. 
Rimarcai  a  ScoMU?fiCA,  che  questa  fu  la 
I. 'fulminata  da  s.  Pietro,  e  fu  l'esempla- 
re di  quella  che  i  Papi  di  lui  successori 
lanciano  contro  gli  eretici  e  i  scismatici. 
Iu3pparcn7asi  umiliòSimone,  perchète- 
meva,  ma  il  suo  cuore  non  fu  tocco.  Ben 
lontano  dal  seguire  i  consigli  di  s.  Pietro, 
che  lo  avea  esortato  alla  penitenza,  do- 
po la  sua  pai-tenza  dedicossi  più  che  mai 
alla  magia.  Iiritalosi  l'eretico  piultnsto 
dalla  repulsa.che  dalla  scomunica, traboc- 
cò in  eseci  alide  bestemmie, e  pei-  sparc;e- 
re  in  più  parli  nello  stesso  tempo  i  suoi 
errori,  con>pose  un  libro  di  contraddillo- 
rii.  Aderiva  in  esso  a'caldei  circa  la  ma- 
teria ingenita  ed  eterna;  impugnava  co- 
me i  sadiicei  la  risurrezione  della  carne; 
negava  il  liberoarbiliio;  diceva  bastar  la 
sola  fede  per  seguir  la  salute;  imitò  Zo- 
roastro  nella  dislinzi<>ne  de'due  principii, 
dicendo  il  principio  vizioso  essere  il  Dio 
adoratodasli  ebrei, ed  ilbuono  il  Dio  che 
hi  Padre  di  Gesù  Crist<i,  e  creatore  delle 
nostre  anime.  Al  i.°alliibuì  la  generazio- 
ne tlclla  carne,  chiamandola  prima  amsa 
di  lutti  i  mali  :  bestemmia,  eli  è  al  parer 
ili  s.  ìienco,piusqatim liacrcsts.Sop,s,n>iì- 
i^cva  il  verclno  Testamento  dettato  ila  Dio 


k58 


SIM 


cattivo  per  inganno  degli  uomini;  e  con- 
forme ngli  ebrei  venerava  il  giorno  del  sa- 
l)nlo,  in  cui  Dio  compi  l'opera  del  mon- 
dojegliinodio  del  Dio  cattivo  ordinò  che 
in  rpiel  giorno  si  digiunasse.  Quindi  de- 
rivarono in  alcune  chiese  cattoliche  del - 
l'oriente  quelle  costituzioni,  in  cui  si  proi- 
bisce il  digiuno  del  Sabato  (f^.).  11  prin- 
cipio buono  lo  chiamò  Padre  d'un  figlio 
fìnto,  mandalo  in  terra  per  distruggere 
l'operedel  principiocattivocon  patimen- 
ti ideali  e  morte  fittizia;  e  perciò  diceva 
che  il  ss.  Sagramento  fosse  figiu'adel  cor 
pò, e  non  il  corpo  reale  di  Cristo.  Insinua- 
va inoltre  una  comunicazione  d'  uomi- 
ni e  donne,  Ex  quorum  menstruo  et  se- 
mine  si  componesse  l'ostia,  per  purifica - 
reconquesti  la  materia  viziosa  del  Sagra- 
mento. Affermava  infine,  potersi  rineg-ir 
la  fede  con  atti  esterni  per  fuggire  la  mor- 
ie, dicendo  che  gli  alti  esterni  erano  ci- 
vili, o  indifferenti,  o  semplici  movimen- 
ti. Alla  quale  proposizione  il  cardinal  Pal- 
lavicino si  oppone,  colla  prova  di  tanti 
martiri,  che  per  nonfarealcun  atto,  ben- 
ché esterno,  vollero  piuttosto  morire.  Co- 
sì il  Dernino,nell'/.y/onV2  di  tutte  l'eresie. 
Invidioso Simonede'progressi  del  cristia- 
nesimOjabbandonòSamaria  e  visitò  le  Pro- 
vincie in  cui  non  era  stato  ancora  predi- 
cato il  vangelo,  col  disegno  di  suscitarvi 
de'nemici  contro  gli  apostoli.  Egli  com- 
prò in  Tiro  la  cortigiana  Elena  o  Selc- 
ila, con  quello  stesso  denaro  con  cui  vo- 
leva comprare  loSpirito  santo.  Tale  fem- 
mina divenne  complicede'suoi  disordini, 
e  lo  strumento  principale  ch'egli  impie- 
gò per  stabilire  la  sua  setta  de  Simonia- 
«/,  eretici  del  I  secolo  della  Chiesa  attac- 
cati al  partito  di  Simone  e  seguaci  de'suoi 
errori,  non  chead  accrescerne  il  numero: 
uno  de'suoi  empi  discepoli  fu  Menandro, 
che  di  vennecapo  della  setta  eretica  de' /l/e- 
naiidriani{P'.).JLs9,a donna  era  oraMiner- 
va,  o  la  famosa  Elena  che  cagionò  la  ro- 
vina di  Troia;  ora  la  produceva  come  l'in- 
telligenza prima,  la  madre  di  tutte  le  co- 
se, lo  slesso  Spirito  santo.  Scorse  ch'ebbe 


SI.M 
molte  provincie,ingannando  molti  co'suoi 
prestigi,  il  furbo  e  malvagio  Simone  andò 
a  Roma  verso  ranno4'  di  nostra  era, ove 
per  consenso  de'più  illustri  e  più  antichi 
autori  ecclesiastici,  qui  vi  fu  adorato  come 
unDio  dallo  stesso  senato,e  furono  erette 
nell'isola  del  Tevere, a  lui  ed  alla  sua  E» 
lena,  due  statue  co'nouii  di  Giove  e  di  Mi- 
nerva. Molti  dotti  critici  negano  questo 
fatto,  e  affermano  che  la  statua  trovata 
nel  silo  in  cui  dicesi  ch'eravi quella  diSi- 
raone,  non  portava  il  suo  nome,  ma  quel- 
\od\SemoSnncus  divinità  romana.  Del- 
la statua  eretta  in  Trastevere  da  Claudio, 
che  pervenne  all'impero  m  detto  anno,  al 
medesimo  Simone  Mago,  parlano  s.  Giu- 
stino, ^^^o/og.  2,s.  Ireneo,  e  con  altri  più 
Tertulliano,  e  s.  Cirillo  Gerosolimitano 
nella  Catechesi  6 co^i  dicendo:  Romano- 
rum  e  l<^>  itale  m  u<;que  adeo  decepit  [S\mo- 
iìe),utClaudius  ejus  staluam  erigerei  cuoi 
hac  subscripiione  Snioyi  Deo  Sascto. 
Si  ponno  vedere  la  Dissert.  de  statua  Si- 
moni  Mago  creata, qua  occasione  agi  tur 
de  Chresto  Si'elonii,  di  Antonio  Van  Da- 
le  che  sta  nelle  sue  Dissert.  de  Oraculis, 
Amstelodami  1700.  Giorgio  Wona,  De 
cultu  Simonis  Magi  apud  romanos ,  Je- 
naei663,  WittebergaeiGy  t.  Ma  essen- 
dosi scavala  nel  1574  01 583  una  lapide 
con  questa  iscrizione  che  può  anche  ve- 
dersi in  Grutero  a  p.  q6  :  Semosi  Sj?!- 
GO  Deo  Fidio,  entrò  in  pensiero  a  Pie- 
tro Ciacconio,  che  quegli  antichi  padri  si 
fossero  ingannati   nella  somiglianza   del 
nome,  e  non  esservi  mai  stata  né  statua, 
né  iscrizionea  fivore  di  Simon  Mago,  ma 
la  creduta  dedicata  a  lui  essere  la  dedi- 
cala a  Simoneantichissimadeitàdella  Sa- 
bina (^.),  c\\\ama{o  SangOy  a  Sanciendis 
ybcf/enii/Sj  cui  presiedeva,  e  Fidius,a/ì- 
^e,che  assai  richiedesi  negli  stessi  patti. In - 
contro  tal  congettura  approvazione  pres- 
so il  Valesio,  il  Pelavio,  il  Piigalzio  e  al- 
tri molti.  A  ragione  però,  dice Novaes  nel- 
l'erudite note  a\h  Storia  di  S.Pietro, \\e- 
ne  rigettata  dal  Baronio,  da  Tillemont, 
da  datale  Alessandro,da'BoIlandisli  a'^c) 


SIM 

ciiigno,  dai  LencùctlinilMassuet  e  Ceillier, 
dal  p.  Orsi,  Travasa,  Berli  e  da  altri  as- 
siti, non  polendo  sembrai' credibile,  ches. 
Giustino  ei  uditissimo  nella  storia  de'gcn- 
lili,  ben  informato  di  Simon  Mago,  con 
cui  ebbe  comune  la  patria,  ne  punto  i- 
giiarodi  Roma, ove  ebbestanza  e  Scuola 
(f^.)  per  lungo  tempo, prender  potesseab- 
baglio  e  inserir  volesse  nella  sua  apolo- 
gia un  avvenimento,  se  certo  stato  non 
fosse  presso  d'ognuno  e  divulgato.  Diceva 
il  p.  Laubrussel  gesuita,  Traila  to  dell' a- 
liiso  della  critica,  \..i,^.\  07.,  a\  dotti  in- 
glesi Hammond  e  Spcncero,  convien  di 
rneltersi  seriamente  a  provare  contro  tan- 
ti valenti  critici,  che  s.  Giustino  non  ha  sa- 
puto leggere,  achei  Padri  i  quali  gli  han- 
no prestalo  fede,  non  sono  stati  che  tan- 
ti ciechi  d'altro  cieco  seguitalori;  percioc- 
ché questo  è  quanto  bisogna  per  vendi- 
care con  buone  ragioni  s.  Giustino  dal- 
rallentato  commesso  dal  Ciacconio  e  dai 
suoi  copiatori.  Il  quale  aigomento  vale  a 
pioporzione  anche  pegli  altri  Padri.  Ciò 
non  ostante  il  marchese  . Malici  nella  Let- 
tera al  p.  Ànsaldi domenicano,  slampa- 
la  in  Verona  neli749-5o  col  titolo  Ar- 
te magica  dileguata,  dice  che  la  suddet- 
ta iscrizione  con  grande  equivoco  fu  da 
s.  Giustino  riportala  aSinion  Mago, e  del- 
lo slesso  sentimento  pare  che  sia  il  gesui- 
ta Zaccaria,  Storia  letteraria  d'Jtalia  t. 
2,p.  7 5.  Ria  in  favore  della  narrazione 
di  s.  Giustino  si  dichiarano  ancora  con 
(orti  ragioni  un  p.  filippinodi  Verona  nel 
le  Osservazioni  sopra  l'opuscolo  che  ha 
per  titolo:  Arte  magica  ddeguata ,  Vene- 
ria  lySo,  e  ilp.  Mamachi,  Origin.  et  an- 
liquit.  Christian,  t.2,  p.  227,  il  quale  do- 
po Mosemio  e  Fabricio,  fa  il  novero  de- 
gli autori  dell'una  e  dell'olirà  sentenza. 
Sdegnali  pe'progressi  che  l'impostore  e  pa- 
triarca degli  eresiartlii  Simone  faceva  in 
Roma,  i  ss.  Pietro  e  l'aolo  colle  loro  pre- 
dicazioni conlutarono  quel  falso  aposto- 
lo, i  suoi  errori,  le  sue  millanterie,  spac- 
ciando che  com'era  la  virtù  di  Dio  signo- 
reggiava gli  angeli,  onde  godeva  il  favo- 


S  ni  I  7(, 

re  dell'imperatore  Nerone  ch'era  fanati- 
co per  le  superstizioni  della  magia.  Quin- 
di volendo  dar  Simone  una  sti.iordina- 
ria  prova  del  suo  potere,  s'impcgnòdi  sol- 
levarsi in  aria  in  un  carro  ili  fuoco,  o  co- 
me dissi  nella  biografia  di  s.  Pietro  e  aì- 
trove,avend(j  [)iomesso  Simone  all'impe- 
ratore e  al  popolo,  che  saiehbcsi  iiuial- 
zato  nell'aria  per  mezzode'suoiangeli,  os- 
sia demonii,pretendendo  d'imitar  l'ascen- 
sione di  Cristo;  mentre  nel  Foro  romano 
(altri  dissero  nel  foro  del  palazzo  impe- 
riale propinquo  al  romano,  ed  altri  nel 
teatro,  ma  Pilisco  spiegò  che  amo  il  foro 
imperiale  chiamavasi  teatro)  a vea  luogo 
il  volo  alla  presenza  di  Neroneed'immeu- 
sa  moltitudine  concorsa  allo  spettacolo,  i 
ss.  Pietro  e  Paolo  o  meglio  s.  i'ietro  sol- 
tanto (imperocché  sebbene  vi  sia  discre- 
panza fra  gli  scrittori, dimostrò  l'ab.Cuc- 
cagni  nella  dotta  f'itadis.  Pietrol.  3,cap. 
r),che  s. Paolo  non  er.»  presenteal  conflilto, 
ma  consapevole  di  esso  oravo  perchè  il  Si- 
gnore confondesse  1'  ipocrita  e  rendesse 
vittorioso  il  suo  collega,  cos'i  armonizzan- 
dosi le  due  sentenze,  perchè  s.  Paolo  col- 
le >uepreghiere  coadiuvò  la  vittoria)  s'in- 
ginocchiò per  fare  orazioneacciòiddio  ma- 
nifestasse pubblicanjente  gl'inganni  del- 
l'eresiarca e  mago.  Simone  dopo  essersi 
elevalo  in  alto  fu  abbandonato  dai  demo- 
iiii,  pi  eci[)itosameiitc  cadde  stramazzone 
in  terra  e  si  fracassò  le  membra  con  istu- 
pore  e  terrore  di  tutti,  presso  il  luogo  o- 
ve  fu  poi  eretta  la  Chiesa  de'  ss,  Cosma 
e  Damiano,  e  nella  propinqua  Chiesa  di 
s.  Francesca  ro'/zrt///?  (/'.)si conserva  una 
pietra  su  cui  è  tradizione  che  s'inginoc- 
chiasse in  quella  solenne  occasione  s.  Pie- 
tro e  v'imprimesse  le  sue  sante  vestigia, 
che  si  osservano  in  due  fossette,  come  ri- 
levarono s.  Gregorio  diTours,  iMiraculor. 
Iib.  I,  cap.  27,  e  Lancellolli, ///.?ror.  O- 
li\-etan.  Iib.  2,  cap.  7.  Narrano  alcuni  che 
Simone  si  ruppe  soltanto  lo  gambe,  ma 
non  potendo  sopravvivere  al  dolore  e  al- 
la vergogna,  si  giltò  dalla  lìneslra  della 
casa  in  cui  l'avcaDo  trasportalo  i  suoi  di- 


i6o  SIM 

scepoli  Marcello  e  Apuleio,  perciò  conver- 
titi e  poi  martiri,  e  morì  disperato  ver- 
so l'anno  64  secondo  Arnobio.  L'evange- 
lica carità  di  s.  Pietro  avea  pregato  Dio, 
che  non  facesse  morireil  mago  sui  colpo; 
tua  gli  dasse  un  qualche  spazio  al  penti- 
mento, di  cui  non  profittò  a  tremendo  e- 
senipiodegli eretici suoisuccessori. Nel  voi. 
LVII,  p.  196  raccontai  l'opinione  d'alcu- 
ni scrittori,  che  volendo  i  seguaci  di  Si- 
mone portarlo  a  Brindisi,  passando  per 
V Arìccia,  ivi  infelicemente  morì  e  fu  se- 
polto, e  che  gli  aricini  cristiani  per  ricor- 
daie  il  memorabile  trionfo  di  s.  Pietro  a 
questi  eressero  un  tempio.  Del  volo  e  del- 
la caduta  di  Simon  Mago  parlano  Arno- 
bio, Ad\'.  gentil,  lib.  2;  s.  Cirillo  Gero- 
.solimitano,  Calerli.  Sjiss.  Epifanio,  Am- 
I )rogio, A goslino,e Massimo  tori neset9erm. 
Sin  Natili.  Apost. ;covtìQ  pures. Filastrio, 
Severo  Sulpizio,  Teodoreto,ed  altri  rife- 
liti  djil  Colelerio,  in  Const.  Apost,  Gae- 
tano Golt,  Dissert.  sul  volo  e  cadala  di 
Simone  Mago:  si  legge  nel  t.  2,  p.  187  e 
iqi  del  Giornale  ecclesiastico  di  Roma. 
Aless.  Simmaco  Mazzocchi,  De  Simonis 
volata,  ac  mina  velevum  leslimonia,  nel 
t.  3  Kale.nd.,  Neapoli  \'j55.  L'odio  che 
Nerone  portava  a'ss.  Pietro  e  Paolo  si  au- 
mentò per  l'avvenimento  tragico  di  Simo- 
ne, e  die  motivo  cheincrudelisse  nella  per- 
secuzione contro  i  cristiani  da  loro  con- 
vertiti. La  morte  dell'impostore  Simone 
non  pose  termine  alla  sua  setta  di  ereti- 
ci, la  quale  sussistè  fino  al  principio  del 
IV  secolo,  ed  anche  fino  al  X,  al  dire  di 
Mosè  Barcefa,  ma  a  quell'epoca  non  era 
composta  che  d'un  piccolissimo  numero 
di  persone.  De'  diversi  ricordati  discorsi 
di  Simone,  da  lui  intitolati  Contraddillo- 
rii,  perchè  sforzavasi  di  contraddire  alle 
verità  del  vangelo,  non  se  ne  conoscono 
che  pochi  frammenti  raccolti  daGrabe  nel- 
lo Spicilegiam  ss.  Palruni.  In  sostanza,  ol- 
tre il  già  detto  con  Bernino,  l'erronea  dot- 
Irina  di  Simone  era  un  misto  confuso  d'i- 
dee platoniche  e  di  stravaganze  mostruo- 
se. Egli  diceva,  che  Dio  non  ha  protlotto 


SIM 
il  mondo  immediatamente;  se  creato  aves- 
se l'uomo,  prescritte  gli  avrebbe  leggi  da 
cui  non  avrebbe  deviato,  e  evitata  avreb- 
be la  sua  caduta;  l'universo, quale  noi  lo 
vediamo,opera  è  dunqued'un'intelligen- 
za  secondaria, limitala  ne'suoi  mezzi  e  che 
non  ha  potuto  dare  alla  sua  opera  la  per- 
fezione ch'essa  non  avea. Tocco  dallo  sla- 
to d'avvilimento  e  d'umiliazione  in  cui  il 
genere  umano  languiva  inconseguenza  di 
sua  ignoranza,  Dioavea  risoluto  alla  fine 
di  renderlo  libero  illuminandolo,  e  scelse 
Simone  per  tale  disegno,  ovvero  per  par- 
lare col  suo  linguaggio,  egli  era  tuttociò 
ch'è  in  Dio.Compiuta  egli  avea  la  sua  mis- 
sione, traendo  da  un  luogo  di  corruzione 
la  sua  meretrice  Elena,  cioè  l'inlelligen- 
za  0  l'anima.  Rigettando  egualmente  la 
legge  di  Mosèeqiiella  recentissima  di  Cri- 
sto, egli  avea  conservato  qualche  precetto 
del  vangelo,  come  il  battesuno,  ma  l'ani- 
ministiava  coU'acqua  e  col  fuoco;  inoltre 
lutti  i  suoi  principii  erano  in  opposizione 
con  quelli  del  cristianesimo,  di  cui  erasi 
dichiarato  il  più  ostinatoavversario,  e  che 
non  cessava  mai  di  combattere.  Sostene- 
va che  tutte  le  azioni  erano  indilferenti, 
echegli  uomini  erano  salvi  perla  sua  gra- 
zia e  non  pe'loro  meriti;  per  essere  salvi 
bastare  credere  in  lui  e  in  Elenasua  con- 
cubina, perciò  non  volea  che  i  suoi  disce- 
poli spargessero  sangue  per  stabilirne  la 
dottrina.  Nega  va  che  GesùCrislo  fossesta- 
to  crocefisso  nel  vero.  Isuoi  discepoli  com- 
posero diversi  scritti,  fra  i  quali  uno  in- 
titolato la  Predicazione  di  s.  Paolo,  ed 
un  Evangelo  che  chiamarono  Libro  r/e'4 
angeli  del  mondo,  perchè  di  viso  in  4  pai'- 
ti.  Si  ponno  leggere  per  maggiori  notizie 
sopra  questo!  ."eresiarca  e  capo  degli£'re- 
tici  (^•),  il  p.  GaelanoìNL'  Travasa,  del- 
la patria  edella  vita  di  Simon  ]Mago,iS"<o- 
ria  critica  degli  eresiar  chi  dell  secolo  del- 
la  C/i.'e.v<7,  Venezia  i  r^a.CheSimoneMa- 
go  fosse  diverso  da  Simoneeresiarca,  pre- 
tese di  provarloVitringa,OZ'.v('n'rt^  Sacr. 
lib.  5,cap.  12,  p.159;  ma  fu  confutalo  da 
Moshemio  nella  DisserlatiodeunoSimo- 


SI  M 
'ne  Mago,  llelmsladii  i  734.  Michele  Sili- 
cio già  avea  seri  Ilo, /9e  Simone  /llago  har 
iclicoruni  onininni  p^j^/v,  Geissae  iG()|. 
Tuinmasolllig,  De  haeresiarchis  atvi  a- 
poslolici,  Lipsiae  1690.  Rinaldi,  Annali 
eccl.  an.  68,11."  1  6escg.;  Foggiiii,^f/io//j. 
ci.  Pttri itinere,  Exerc.  1  2,  p.247,  disser- 
tazioiietutla  impiegala  a  difendere  il  con- 
fililo  di  s.  Pietro  e  di  Simon  Mago,  e  la 
narrazione  di  s.  Giustino,  avendo  scritto 
s.  Girolamo,  De  viris  illusLr.c.i ,  essere 
a  Roma  andato  s.  Pietro  ad  cxpiignan- 
cluni  Sitnoiieni  AJaguin,  ed  ove  appena 
giunto  cessò  la  stolta  potenza  deli. "ere- 
siarca, ed  ebbe  luogo  la  strepitosa  vittoria 
del  capo  delia  Chiesa;  Calmet,  Coinnient. 
in.  Bihl.  l.  'j ^Dissert.  de  Simone  Mago j 
Giannandrea  lleiwigio,  Disserl.de  Simo- 
ne Mago,  Wiltebergae  i6q3;  Agostino 
\'avtii\o,DeSimonefl[iìgo,uc\Trìfol.hisC. 
sacr.,  Rostochii  i655. 
j  S1M0>E,  Cardinale.  Francese  e  mo- 

f  naco  di  Cluny,  priore  del  celebre  mona- 

stero cluniacense  della  Carità  sulla  Loì- 
ra,  melilo  che  s.  Celestino  V  nel  settem- 
brei2q4  lo  creasse  cardinale  prete  di  s. 
Biilbina.  Intervenne  al  conclave  per  l'e- 
lezione di  Bonifacio \  Ili,  celebrato  in  con- 
seguenza della  rinunzia  di  Celestino  V,e 
moiù  in  Roma  nel  1  'iC)6,dopo  24  niesi  di 
cardinalato.  Fu  sepolto  in  mezzo  al  coro 
della  chiesa  de'ss.  Martino  e  Silvestro  ai 
Monti,  con  un  epitafllo  in  versi  barbari. 
SlMOiNE  (  DE  )  Gennaro  Antomo, 
Cardinale.  Naccjue  nobilmente  dai  mar- 
chesi di  tal  nome,  antica  famiglia  di  Be- 
nevento, in  Ginestra  fendodi  sua  casa  ma- 
terna,a'  1 7  settembre  1  7  i  4-  Ricevè  l'cdu- 
caziune  e  l'istruzione  quale  si  conveniva 
alla  sua  illu>tie  condì/ione,  e  tra  gli  studi 
si  distinse  in  (|ucIlodella  giurisprudenza. 
Recatosi  in  Roma, sotto  Benedetto  XIV 
si  detlicò  al  servigio  della  s.  Sede,  onde 
lo  fece  uditore  civile  dell'A.  C,  ed  inol- 
tre r  ammise  il  Papa  li  a  1  prelati  della 
rev.  fabbrica  di  s.  Pietro,  ilclla  ijuale  ba- 
silica lo  fece  canonico  Clemente  \IIi  e  poi 
nel   1707  suo  uditore.  In   nuesla   carica 

VuL.   1  XVI. 


S  1  M  1 G  i 

uierilòchelocoiifermasseClemenleXIV; 
il  quale  in  premio  delle  sue  belle  doti  e 
della  diligenza  colla  quale  avea  esercita- 
to il  suo  importante  udizio,  a'i5  marzo 
1778  locieò cardinale  dell'ordine  de'pre- 
li,  e  per  titolo  gli  conferì  la  chiesa  di  s. 
Bernardo  alle  Terme.  Dopo  essere  inter- 
venuto al  conclave  per  Pio  VI,  questo  Pa- 
pa nel  concistoro  de'  1 3  marzo  1  7 75  lo  di- 
chiarò vescovo  di  Pesaro, dignità  che  poi 
rinunziò  nel  i  7  79,  lasciandovi  diversi  mo- 
uuoienti  di  liberale  munificenza,  ed  ebbe 
a  vicario  generale  il  dotto  mg."^  Saverio 
Marini  poi  vescovo  di  Rieti,  che  ne  fece 
elogio  nelle  Memorie  di s.  Barbara.  Inol- 
tre Pio  VI  lo  nominò  prefetto  della  con- 
gregazione dell'  immunità  ecclesiastica  , 
appartenendo  pure  a  quelle  del  concilio, 
de'rili,  della  concistoriale,  dell'esame  dei 
vescovi,edella  disciplina  regolare.Fu  pro- 
tettore di  Benevento,  di  iMoriovalle,  e  del 
monastero  di  s.  Chiara  di  Montei.upo- 
ne.  Essendosi  pel  male  che  lo  affliggeva 
recalo  a  Terni,  dopo  lunga  e  penosa  iii- 
fermilàivi  morìa'  iGdicembrei  780,  nel- 
l'clà  d'anni  GG  e  circa  3  mesi.  I  funera- 
li furono  celebrati  nella  chiesa  dis.  Fran- 
cesco di  tale  città,  ed  in  essa  restò  sepol- 
to, lasciando  di  se  lodevole  memoria,  per 
probità  e  valore  dimOitrati  ne'piìi  gelo- 
si ministeri. 

SIMO.NE  {pz)C\-!A\Lho, Cardinale.  Dei 
marchesi  di  tal  casato,  nacque  in  Bene- 
vento a'  1  3  dicembre  1737,  e  venne  edu- 
calosollola  dilezione  del  precedente  zio, 
riuscendo  pel  suo  grande  ingegno  egre- 
giamente negli  studi  ecclesiastici, segnala • 
mente  dotto  ne'sagricanoni;pe'quali  e  per 
aver  dato  saggio  di  sua  condotta,  Pio  VI 
lo  credè  degno  dcirepisco[)ale  ilignità.e 
con  raro  esempio,  che  riuiaicai  nel  voi. 
XV,  p.  ?.22,  sebbene  semplice  chierico, 
nel  concistoro  de'  1  Gdici-mbre  1  782lopre- 
COIII2ZÒ  vescovo  di  Nepi  e  Stttn,  ad  on- 
ta eziandio  di  sua  virtuosa  ripugnanza, 
/danle  pastore,  liformalc  e  |)ac.lìcalc  le 
due  diocesi  colla  dolcezza  del  suo  carat- 
tere .cclcbiò  il  sinodo  diocesano,  in  cui  sia- 


.G2  SIM 

))iri  molle  cose  ouiulucenli  alla  si  via  Ji 
sciplina  dt'l  cleio  e  popolo  alTidato  alle 
pateine  sue  cure.  Fedele  a'suoiclo  veri, per 
non  alterarli,  d'ordine  del  goveino  del- 
l'intpeialorede'fianccsi  Napoleone!  sog- 
giacqiie  a  4  an'i'  di  penoso  esilio,  soste- 
nuto con  eroica  costanza.  Restituitala  pa- 
ce alla  Chiesa,e  Fio  VII  a  Pioma  sua  sede, 
agli  8  marzo  (81  6  ne  premiò  le  virlia  e 
le  benemerenze,  creandolo  cardinale  del- 
l'ordijiede'preti  epubblicandoloa'22  lu- 
glio, indi  gli  assegnò  per  titolo  la  chiesa 
di  s.  Giovanni  a  l'orla  Latina,  e  lo  ani- 
misea diverse  congregazioni  cardinalizie. 
Encomialo  pastore,  continuò  a  governa- 
re con  sollecitudine  le  due  diocesi,  riful- 
gendo tra  le  sue  virtù  l'umiltà  e  la  cari- 
tà. A'3  I  dicembre  18  1  7  fusorpresoin  Su- 
tri  da  un  colpo  apopletico,ea'2  gennaio 
1818  passò  agli  eterni  riposi  tra  le  lagri- 
me de'suoi  diocesani,  nell'età  di  anni  80 
e  giorni  20.  Nella  cattedrale  di  Suti  i  gli 
furono  resi  gli  onori  funebri,  e  poscia  tu- 
mulato prope  sacrarii  januani  con  o- 
norevole  iscrizione.  Colla  sua  testamen- 
taria disposizione  chiamò  erede  de' beni 
paterni  il  nipote  marchese  Onofrio,  ed  il 
resto  del  suo  patrimonio,  tranne  alcuni 
piccoli  legati,  dispose  a  favore  de'poveri 
d'ambo  le  diocesi,  come  riporta  il  n  °2 
del  Diario  di  Roma  1818,  con  molli  elo- 
gi. Questi  e  maggiori  si  leggono  nella  se- 
rie de'vescovi  di  Sulri  e  iSepi,  pubblica- 
ta da  d.  l'aohjBondi, nelle  y1/fmo/7e  .$/£>- 
fiche  di  Sabazia,  Trti'ignano  e  Sulri. 

SIMONE  (de)  Domenico,  Cardinale. 
Dal  marchese  Filippo  e  dalla  marchesa 
\incenza  Ca  pece  Secondi  lo,  a'aq  novem- 
bre 1768  sorti  i  natali  in  Benevento.  In 
Napoli  nel  nobilecollegiodis.CajloaMor- 
tella  apprese  i  primi  letterari  rudimenti, 
quindi  lo  zio  paterno  cardinal  Camillo, 
vedendolo  dotato  d'ottima  indole,  lo  po- 
se in  Roma  nel  cospicuo  collegio  Nazare- 
no, ove  attese  alle  amene  lettere  e  alla 
filosofìa,  e  da  dove  passò  nella  nobile  ac- 
cademia ecclesiastica  per  acquistare  le  co- 
gnizioni della  civileesagiagiurisprudeu- 


SIM 

za.  In  età  ancor  verde  Pio  VI  lo  nomi- 
nò prelato  domestico  e  referendario  delle 
due  segnature,  e  già  era  per  iniziarsi  nei 
pubblici  alfiirij  quando  ne'prirni  del  1  yc^S 
invasa  Roma  e  detronizzalo  il  Papa  dai 
repubblicani  francesi,  collo  zio  parti  per 
Benevento  e  Napoli.  Eletto  nel  1800  Pio 
Vile  ricuperato  lo  stato  pontificio,  lo  fe- 
ce ponente  di  consulta  e  inviò  successi  va- 
ni ente  per  governai  ore  in  di  verse  ci  Uà  del 
medesimo,  e  lo  eradi  Montalto  quando 
occupalo  nuovamente  lo  slato  dagl'impe- 
riali francesi  e  deportato  nel  i8oq  il  Pa- 
pa, gli  riuscì  vivere  privalissima  vita  in 
Orvieto.Resliluito  nel  1 8  1 4  Pio  VII  aRo  - 
ma, vi  fece  ritorno  anche  il  prelato,  e  non 
andò  guari  che  fu  eletto  delegato  di  va- 
rie [Provincie,  nelle  quali,  couic  nelle  cit- 
tà al  cui  reggimento  avea  presieduto,  la- 
sciò documenti  della  sua  abilità,  vigilanza 
e  prudenza.  Da  quella  di  Perugia  lo  stes- 
.so  Pio  VII  Io  promosse  a  chierico  di  ca- 
mera, e  Leone  X  II  lo  dichiarò  prima  pre- 
fetto dell'annona,  poi  presidente  dell'ar- 
mi, e  nel  dicembrei828  suo  fllaeslro  di 
camera  {f''-),  nel  quale  onorevole  uffizio 
loconferuiò  ilsuccessore  PioVIII.  Alqua- 
le  essendo  assai  caro,  nel  concistoio  dei 
I  5  marzo  1  83o  lo  creò  cardinale  diacono, 
con  quell'elogio  che  si  apprende  nel  n," 
24  del  Diario  di  Roma  di  tale  anno,  in 
cui  dicliia  ròdi  aver  eccellentemente  e  fe- 
licemente nello  spazio  di  38  anni  percor- 
sa la  carriera  di  tanti  impieghi,  per  cui 
gli  sembrava  aver  meritalo  il  premio  del 
cardinalato.  Per  diaconia  gli  conferì  l'an- 
tichissima chiesa  di  s.  Angelo  in  Pesche- 
ria, lo  annoverò  subilo  alle  congregazio- 
ni dell'indulgenze  e  s  reliquie,  del  buon 
goveino,deil'economica,della  speciale  per 
la  riedificazione  della  basilica  di  s.  Paolo, 
e  del  censo,  inviandolo  tosto  in  Ferrara 
per  legalo  apostolico.  Breve  |)erò  fu  qui- 
vi la  sua  dimora,  poiché  perla  mortedel 
Papa  nel  diceuibre  si  recò  al  conclave  mi 
cui  fu  esaltato  Gregorio  XVI, e  poscia  re- 
stò in  Roma  protettore  della  suddetta  cit- 
tà vescovile  di  Moutalto,  e  della  coufra- 


SIM 
temila  di  s.  Giovenaledi  Benevento.  Col- 
pito ivi  alla  fine  da  lunga  e  penosa  ma- 
lattia, in  cui  die  prove  di  edificante  pie- 
tà e  di  cristiana  rassegnazione,  a'  g  no- 
vembre iSSy  esalò  l'auima  nel  bacio  del 
Signore,  contando  69  anni  d'  età  meno 
20  giorni  (e  non  69  anni,  mesi  i  1  e  gior- 
ni IO,  come  vuole  il  Diario),  lasciando 
la  memoria  d'animo  integro,  ingenuo  e 
fianco,  come  leggo  nella  bella  necrolo- 
gia, presso  il  n.°  94  del  Diario  di  Ro- 
ma di  tale  anno.  ìVei  fiuierali  celebrati 
nella  basilica  di  s.  Lorenzo  in  Damaso, 
\'  intervenne  giusta  il  costume  il  sagro 
collegio  e  la  prelatura,  e  nella  seguen- 
te mattina  fu  il  suo  cadavere  tumulato 
innanzi  l'altare  masiaiore  della  sua  chiesa 
diaconale,  com'erasi  espresso  di  volere  nel 
suo  testamento,  col  quale  fi-a  le  altre  cose 
dispose,  che  venisse  stal)ilita  una  prelatu- 
ra per  dai  e  un  attestato  di  costante  attac- 
camento alla  s.  Sede,  e  di  sinceio  alletto 
a'suoi  congiunti.  Entro  la  cassa  poi  che 
racchiudeva  la  sua  spoglia ,  fu  posto  un 
Ialino  elogio,  che  indicava  la  vita  e  le  ca- 
riche dal  cardinale  sostenute,  e  sul  sepol- 
cro si  legge  onorevole  epitaffio  scolpito  iu 
marmo. 

SIMOx\ETTA  Jacopo,  Cardinale.  D\ 
nobile  e  ragguardevole  stirpe  milanese, 
fin  dall'adolescenza  trovava  tutto  il  suo 
piacere  nella  conversazione  de'dutli  ed  e- 
ruditi,  onde  dopo  aver  con  questo  eflica- 
ce  mezzo  fatto  non  ordinari  progressi  nel- 
le scienze,  potè  scrivere  fin  da  giovane  un 
assai  giudizioso  e  ben  inteso  trattato  so- 
pra le  riserve de'benefizi.slampalo  in  Ro- 
ma nel  I  588,  che  poi  fu  accresciuto  da 
Paolo  Granuzio.  Aiunentalo  cos'i  il  suo 
credito,  nel  I  5o5Giulio  II  lo  ammise  tra 
gli  avvocati  concistoriali  e  poi  lo  pioinos- 
se  a  uditore  di  rota,  e  con  (]uesto  carat- 
tere inlervenne  al  concilio  di  Laterano  V. 
Leone  X  lo  inviò  a  Firenze  per  quietare 
le  sedizioni  insorte  fra  que'cittadini,  loc- 
chè  a  gran  fatica  gli  venne  fatto  d'otte- 
nere con  molla  sua  riputazione.  Clemen- 
te VII  iifli  "»?. 7  Io  fece  vescovo  di  Pesa- 


SIM  i63 

ro,  e  sostiliù  all'assente  Paolo  Capizuc- 
chi  nella  cognizione  della  causa  del  divor- 
zio di  Enrico  Vili.  A  compensarne  i  me- 
riti Paolo  III  a'^o  maggior  53  j  lo  creò 
cardinale  prete  e  pubblicò  nel  dì  seguen- 
te, concedendogli  per  titolo  la  chiesa  di 
s.  Ciriaco,  e  trasferendolo  alla  sede  di  Pe- 
rugia. Lo  deputò  prefetto  di  segnatura  di 
grazia,insiemea8  cardinali  per  stendere  le 
materie  da  trattarsi  nel  concilio  intimato  a 
Vicenza.  Neh  536 gli  afHdò l'amministra- 
zione della  chiesa  di  Lodi,  che  dopo  1 2  me- 
si, al  dir  d'alcuni,  rinunziò  al  seguente  ni- 
pote Lodovico, e  nel  I  538  quella  diSutri  e 
Nepi:  altri  lo  pretendono  anche  arci  vesco- 
vo di  Conza.  Inoltre  pel  suo  raro  talen- 
to e  profondo  sapere  venne  destinato  in- 
sieme col  cardinal  Campeggi  legato  «  la- 
tere  al  concilio  di  Trento,  ma  allora  non 
ebbe  più  luogo.  Come  da  prelato,  fu  uno 
de'  cardiiiaU  più  contrari  al  divorzio  di 
Enrico  VII  I.  Colla  sua  prudenza  e  saviez. 
za  qualeaibitrocomposele  differenze  na- 
te tra' fiorentini  e  senesi  pel  dominio  di 
Monte  Pulciano,  con  soddisfazione  delle 
parti.  Finì  gloriosamente  i  suoi  giorni  iu 
P(.oma  nel  I  539,  assai  reputato,  e  massi- 
me da' cardinali  Sadoleto  e  Polo  che  lo 
chiamarono  lume  del  sagro  senato,  e  ri- 
mase sepolto  senza  funebre  memoria  nel- 
la chiesa  della  ss.  Trinità  al  Monte  Pin- 
olo, dove  sin  dal  1 024  aveva  fondato  una 
cappella  magnifica. 

SIMONETTA  Lodovico,  Cardinale. 
Patrizio  milanese,  celebre  per  la  profon- 
da scienza  in  ambe  le  leggi,  non  meno  che 
per  la  probità  d'integerrimi  costumi,  nel 
I  536  per  rassegna  del  precedente  suo  zio, 
Paolo  III  lo  fece  vescovo  di  Pesaro,  ma 
non  lo  fu  di  Lodi,  come  molti  erronea- 
mente alVerinarono.  Nel  i  546  intervenne 
al  concdiodi  Trento,cd  esercitò  con  son»- 
ma  integrità  diversi  ministeri  affidatigli 
da'Papi.  Pio  IV,  che  di  lui  avea  altocoii- 
cetto,  lo  elesse  a  suo  datario,  a'26  febbra- 
io I  56  1  lo  creò  cardin.de  prete  di  s.  Ci- 
riaco e  legato  a  Intere  a  detto  concilio  , 
<]uale  IcrmiiiatOjiusicme  col  cardinal  Mo- 


i64  SIM 

roni,  a  nome  e  per  commissione  de'pa- 
tiri,  supplicò  il  Papa  e  degnarsi  confer- 
marlo colla  sua  suprema  autorità,  come 
eseguì.  Indi  fu  fallo  prefotlo  della  segna  • 
tura  di  giustizia  e  deputato  delle  congi  e- 
gazioni  del  s.  oHizio  e  del  concilio.  Inter- 
venne al  conclave  per  s.  Pio  V,  e  morì  in 
Iioma  nel  I  568,  sepolto  in  s.  Maria  degli 
Angeli  senza  alcuna  memoria, a  tenore  di 
sua  testamentaria  disposizione.L'Aigela- 
ti  nella  Biblioteca  degli  scrittori  milanesi, 
la  il  catalogo  di  sue  opere.  IN'arraiio  Pie- 
Ira  niellai  a, Fieury  e  multi  altri,  chea  tem- 
po di  questo  cardinale  vi  fu  un  giovane 
di  bassa  nascila  simile  a  lui  nelle  sembian- 
ze die  si  die  a  fare  rassassiiio,e  per  la  sua 
audacia  e  temerità  si  acquistò  rinomanza 
e  seguaci.  Con  questi  e  per  rubare  finse 
la  persona  del  cardinale,  e  come  lui  ve- 
stito con  titolo  di  legalo  rt  /«/^Tf  pei  cor- 
rendo una  parie  d'Italia, accordò  dispen- 
se ne'grndi  proibiti  del  matrimonio,  am- 
mise rinunziedi  benefizi, assolvèda  censu- 
re,conc:esse  indulgenze  e  fece  (pianto  so- 
gliono fare  tali  legati.  Venne  in  tanto  cre- 
di lo  che  molli  signori  lo  tiatlarono  a  lauto 
convito,  lo  riceverono  con  magnificenza 
nc'Ioro  palazzi,e  splendidamente  lo  rega- 
larono, laondecumulò  tanto  oro  e  argen- 
to che  potè  incedere  da  principe.  Capi- 
talo nel  territorio  di  Bologna  mentre  n'e- 
ra legato  il  cardinal  Cesi,  e  scopertasi  la 
fi  odo,  lo  lece  carcerare,  e  trovalo  reo  di 
gra\issimiilelitli  da  luisiiiceramentecon- 
fessatijio  fece  sospendere  alla  forca.  Ad  on- 
ta che  parecchiscrillori ripeterono  il  nar- 
rato fatto,  alcuno  dice  che  non  sembra 
molto  attendibile. 

SIMO^ETTI  Ramerò, Crtr^/m^Zf'.No- 
bile  di  Osimo  e  Cingoli  ove  nacque  a'  1 1 
dicembre  I  b75,appresa  la  scienza  del  di- 
ritto civile  nell'  università  di  Macerata, 
ne  ri|)Oitò  la  laurea  e  si  Irasferì  inPioma 
per  la  pratica.  Quivi  ottenne  da  Clemen- 
te XI  l'incarico  di  uditore  nella  nunzia- 
tura di  Parigi  e  poi  di  Napoli,  doncje  e 
quale  internunzio  passò  a  Tonno,  e  poi 
alla  carica  di  governatore  di  /IJasscrano 


SI  M 
(  y.), principato  della  s.  Seòe  nel  Piemon- 
te. Eletto  in  seguilo  canonico  di  s.  Pie- 
tro e  votante  di  segnatura, BenedeltoXil  i 
nel  I  ^28  loronsagrò  arcivescovo  di  Nico- 
sia  in  parlil>ns,e  l'annoverò  tra'consullo 
ri  del  s.  offizio.  Deputato  nel  i  7  3  i  da  Cle- 
mente XII  nunzio  a  Napoli,  senza  sua  col- 
pa dovè  nel  1736  allontanarsene  e  riti- 
rarsi a  Nola  a  cagione  della  solleva/ione 
insorta  inRoma  controglispagnuoli,eclic 
narrai  a  Sicilia;  ma  poco  dopo  richiama- 
toadempì  perfettamente  le  parti  di  fedele 
edegno  ministro  pontificio.  Nel  voi.  LIX, 
p.  i4i  ricordai  che  in  Napoli  battezzò  la 
I .''  prole  del  re  Carlo  di  Borbone,  per  cui 
Benedetto  XIV  donò  alla  regina  la  Rosa 
r/"o/o con  raro esempioappositamentebe 
nedelta.  Quel  l'apa  neli743  lo  ele\ò  a 
Governatore  di  Roma,  e  avendo  anche 
in  quello  grave  ullicio  dato  saggi  di  pru- 
denza, a' IO  aprile  174?  lo  creò  cardina- 
le prete  di  s.  Susanna,  e  nel  maggio  1  748 
vescovo  di  Vileibo.  Preso  appena  il  pos- 
sesso die  principio  alla  visita  della  dioce- 
si, e  si  mostrò  sempre  proluso  co  poveri 
e  munifico  verso  le  chiese.  Mentre  a  van- 
taggio di  essa  andava  divisando  cose  mag- 
giori, rapito  dalla  morte  consumò  i  sudi 
giorni  in  Viterbo  nel  1749  a'20  agosto, 
nell'età  di  74  anni  non  compiti,  e  fu  se- 
polto in  quella  cattedrale  con  onorevole 
iscrizione.  Il  conte  Federico  suo  fiatello 
eresse  in  Roma  nella  chiesa  di  s.  Salva- 
tore in  Lauro  alla  di  lui  memoria  un  no- 
bile ed  elegante  monumento,  al  destro  la- 
to della  cappella  di  s.  Emidio,  con  bella 
iscrizione.  Il  dotto  p.  d.  Mauro  Sarti  in 
un'accademia  di  belle  lettere  in  Cingoli  ai 
1"  aprile  1747  recitò  un'orazione  C(jlle 
lodi  del  cardinale,  stampata  in  Pesaro  dal 
Gavelli,  e  giudicala  dal  Lami  bella,  pu- 
lita ed  elegante,  arricchita  di  molte  eru- 
dite note  riguardanti  le  prerogative  del- 
la nobilissima  famiglia  Simonelti  di  Cin- 
goli. 

SIMONETTI  Giuseppe,  Cardinale. 
De'marchesi  del  suo  nome,  nobile  roma- 
no, nacque  a'aS  settembrei  70C)  in  Ca- 


SIM 

sk-luuovo,  diocesi  ullura  dell'abbazia /;/</• 
Uus  di  Faifu  nella  Sabina  {f.),  ove  la  la- 
iiiij^lia  possedeva  signorie,  feudi  e  palaz- 
zo ili  dello  luogo,  liicevè  la  sua  educa- 
zione morale  e  scienlidca  ijuale  si  coiive- 
uiva  alla  sua  nascila, e  lece  progressi  nel- 
le discipline  ecclesiasliclie  e  nella  giuris- 
prudenza. Sentendosi  inclinalo  alla  vo- 
cazione clericale,  si  olfri  al  servigio  della 
s.  Sede,  onile  Uenedelto  \W  lo  amujise 
Ira  la  romana  prelalura  e  lo  fece  luogote- 
nente civile  del  InbunaledeirA.  C.  Il  suc- 
cessoreClemenle  Xlll  nel  i  yoc)  lo  dichia- 
rò volante  della  congregazione  della  s.  vi- 
sita apostolica,  e  nel  sellenibre  lo  promos- 
Sea  segi  etano  di  cjuella  de'vescovi  e  rego- 
lari, e  poi  lo  nominò  arcivescovo  di  Petra 
iìipai  libus,  ed  a'  1 6  luglio  i  76  lassislenle 
al  soglio  pontificio.  Esercitali  con  lode  i 
commessi  incariclii,il  l^apa  per  premiarne 
i  meriti,  nel  concistoro  de*  2G  settembre 
I  766  lo  creò  cardinale  dell'ordine  de'pre- 
ti,  dipoi  gli  assegnò  per  titolo  la  chiesa  di 
s.  iMarcello,  annoverandolo  alle  congre- 
gazioni de'vescovi  e  regol<iri,del  concilio, 
dell'esame  de'vescovi,  e  dell'indice.. Men- 
tre di  lui  eransi  concepite  le  piìi  belle  spe- 
ranze, pel  suo  sapere  e  per  le  virtù  che 
lo  fregia  v;ino,  fu  c(dtoda  violenta  iufìain  - 
inazione  di  petto.  Munito  di  tulti  i  sagra- 
menti  della  Chiesa,  da  lui  con  gran  divo- 
zione richiesti  e  ricevuti,  ed  avuta  la  pon- 
tificia beneilizione  in  arlunlo  nioiLis  da 
Clemente  Xlll,  resi  mutili  tutti  i  piìi  \a- 
lidi  rimedi  dell'arte,  piaccjue  a  Diodi  chia- 
marloa  sea'4genuaio  1  7G7,neirimmalu- 
ra  età  d'  anni  07, mesi  3  e  giorni  i  2,  e  di 
cardinalato  appena  mesi  3  e  giorni  q,  co- 
me si  riporta  daln."  7728  del  Diario  ili 
liui/ia  di  dello  anno,  ncWc  y^oUzit  ili  Ilo- 
ma,  e  nella  Storia  di  Clciittnle  XIII  dì 
Nuvaes,  il  (|uale  aggiunge  che  fu  da  tulli 
compiciiilo.  1  funerali  furono  celebrati  nel- 
la sua  chiesa  titolare  ili  s.  Marcello,  rim- 
pollo  al  [)ro[)riu  palazzo,  ora  de' principi 
di  l'iombino,  eil  ivi  leslò  sepolto. 

SI AU)i\ ì\, Simonia.  Tialllcodellc co- 
se saulc  o  spuiluali,  sacrilegio  dclcalabi- 


SIM  itì5 

le  e  delitto  gravissimo,  volontà  delibera- 
la di  vendere  o  di  comprare  le  cose  spi- 
rituali o  annesse  alle  spirituali,  non  po- 
tendosi alcuna  cosa  esigere  né  promette- 
re per  l'acijuislo  delle  cose  »|}iriluali.  Per 
trallico,  per  vendila  o  compia,  inlcndesi 
ogni  convenzione  e  contratto  non  gratuito, 
come  sarebbe  quello  con  cui  un  beneficia- 
to convenisse  con  un  altroeleggere  a  una 
dignità,  allineile  quegli  lo  facesse  elegge- 
re ad  altra.  Per  cosa  santi  o  spirituale 
inteudesi  tultociò  ch'è  soprannaturale  o 
che  si  riferisce  al  cullo  di  Dio  o  alla  sa- 
lute dell'anima,  come  i  doni  dello  Spìrito 
santo,  le  preghiere,  i  sagramenti,  che  ap- 
partengono al  diritto  divina;  le  funzioni 
ecclesiastiche,  i  sermoni,  e  le  dottrine  che 
si  fanno  nelle  chiese,ec.  che  "pellano  al  di- 
ritto ecclesiastico.  Per  ie  cose  annesse  allo 
spirituale  inlendonsi  le  cose  leni[)orali  che 
sono  taliiieiiie  legale  collo  spiriluale  che 
non  si  ponno  vendere  le  une  senza  ven- 
dere le  altre,  come  i  benefìzi.  La  simonia 
cosi  detta  da  Simone  Mu^o  (/  .),  che  tu 
il  I  .^a  coinmeltere  questo  vìzio  che  si  op- 
[)onealla  fede,  perchè  voleva  coiii[)rarda- 
gli apostoli  i  doni  deilo  Spirito  santo,  è  uu 
grandissimo  delitto  contrario  tanto  ai  ili- 
rillo  naturale  che  al  diritto  divino,  ali'a« 
mano,  airecclesiaslicu  e  alla  religione,  un 
delitto  mixlifori.  E  contrario  al  diruto 
naturale  che  vieta  di  vendere  le  cose  che 
non  sono  in  commercio,  e  i  ili  cui  vendi- 
tori non  ne  sono  i  [tedroni,  quali  sono  le 
cose  spirituali,  come  lo  comprova  la  na- 
tura loro.  E  contrai  io  al  diritto  di  vino, 
il  quale  ordina  di  dare  gi'atuilameiile  le 
cose  spirituali  :  Gratis  accepislix,  i^raln 
date,  si  legge  in  s.  M.ilteo  e.  i  o.  E  coiilra- 
110  al  diritto  uinaiuj,  all'ecclesiastico,  ed 
i  canoni  de  conciln  e  le  leggi  civili  lo  cou- 
daunaao  come  delitto  esecrabile  e  mag- 
giore di  tutti  i  delitti.  È  contrario  alia  re- 
ligione per  essere  un  sacrilegio  col  quale 
vengono  profanate  le  cose  sagre.  11  vesco- 
vo bruiiiuoli  nelle  Isliluzioni  catloltclu-, 
sez.  I  della  l'ede,  dice  che  il  vizio  della  m- 
mouia  pel  quanto  oia  dacllautculL  uppu- 


i66  SIM  SIM 
slo  alla  virlù  della  religione,  i  sagii  ca-  vanno  assai  lungi  dal  vero  coloroclicslol- 
noni  però  lo  riguardano  contro  la  fede,  tamente  credono  il  padronato  essere  un 
e  lo  pongono  coll'eresia,  perchè  verameu  necessario  effetto  della  fondazione,  qnan 
te  nel  suo  formale  si  o|)potie  alla  verità  do  esso  non  è  che  un  gratuito  heiiefizio 
rivelala,  e  che  i  doni  di  Dio  non  ponno  della  sedeapostolica.  La  fondazicjue  o  do- 
stimarsi  a  prezzo  di  cosa  temporale.  Egli  tazione  enumero  doiiochesi  fi»  allaChie- 
defiuisce  la  simonia,  in  una  volontà  deli-  sa;  il  diritto  di  padronato  è  un  mero  pri- 
berata  di  comprare  ovendere,cioè  di  com  \ilegio  che  la  Chiesa  gratuitamente  con- 
niutareo  in  denaro,  o  iu  commodità  del-  cede,  mossa  da  gratitudine  verso  il  dona- 
la vita,  oin  servi/Jo  temporale,  o  in  qual-  tore.  Se  fosse  altrioienti  s'incorrerebbe  si- 
si  voglia  altra  cosa  stimata  di  prezzo  tciu-  monia;  esseudosimouiail  baratlareocon- 
porale,  le  cose  o  le  azioni  sagre,  ordina-  trattare  non  solo  cosa  spirituale,  ma  an- 
te alla  salute  dell'anima  e  al  culto  di  Dio.  cora  ciò  che  colla  cosa  spirituale  è  connes- 
La  simonia  può  avvenire  pi ìi  frequente  so. Qualunque  persona,  a  qualunque  clas- 
niente  nella  collazione  de'Z>e«c/?Si  ecrZe-  scappai  tenga, èca[)ace  di  commettere  si- 
siasUci  (/^ .),  nouìinando  a  questo  taluno  mrjnia,esi  lende  effettivamentecolpevo- 
oadintuitodiqualchecosa  temporale  che  le  di  un  tale  delitto  ogni  qualvolta  pro- 
si riceve  da  lui,  e  allora  si  dice  simonia  mette,  dào  riceve  una  cosa  temporale  per 
convenzionale;  o  per  la  pron)essa  d'una  una  cosa  spirituale,  o  questa  per  quella, 
pensione  che  venga  fatta  dal  nominato  La  materiadella  simonia  èprossimaolon- 
nìedesimo,  e  si  chiama  all(jra  simonia  di  tana.  La  materia  prossima  è  il  contratto 
confidenza. La  simonia  consumata  solo  nel  stesso  di  vendita  o  di  acquisto  d'una  co- 
cuoreeche  dicesi  mentale,  è  sempre  pec-  sa  spirituale  per  una  cosa  temporale.  La 
cato  grave,  poiché  è  quella  con  cui  si  dà  niateiia  lontana  è  il  prezzo  col  quale  si 
alcun  che  di  spirituale  o  di  annesso  allo  acquista  una  cosa  spirituale,  o  la  cosa  spi- 
spirituale,  con  l'intenzione  di  ricevere  al-  rituale  che  si  acquista,  o  l.i  cosa  annessa 
CUI!  che  di  temporale,  o  quella  con  cui  si  allo  spiiituale.il  prezzo  o  donosimonia- 
da  alcunché  di  temporale,  nell'intenzione  co  è  di  3  sorta  :  il  denaro  o  l'equi valen- 
di  «icevere  alcunché  di  spirituale  o  dian-  te;  le  raccomandazioni,  le  adulazioni,  non 
nesso  allo  Spirituali;  ma  senza  manifestar  però  se  uno  domanda  per  se  o  per  altri 
la  propria  intenzione,  senza  paltò,  come  di  coprire  un  beneficio  qualora  ne  sia  ca- 
per esempio  se  un  vescovo  dasse  un  be-  pace  e  degno;  il  servizio  temporale  che  si 
neficioadun  ecclesiastico  colla  segreta  in-  presta  con  intenzione  d'otteneie  una  co- 
tenzione  che  gli  servisse  dì  segretario  o  sa  spirituale.  Essendo  il  delitto  di  siino- 
di  cappellano,  o  che  un  ecclesiastico  ser-  nia  enormissimo,  paragonandosi  i  simo- 
visse  di  segretario  o  di  cappellano  ad  un  niaci  agli  £/r//W(^.)  e  agli /t^/o/rti/n  (/'.), 
vescovo  cull'intelligenza  segreta  d'aver  da  per  conseguenza  sono  soggetti  a  gra vissi - 
lui  un  benefìcio.  La  simonia  reale  poi  ri-  me  pene,  e  varie  secondo  l'enormità  del 
guardo a'benefizi ecclesiaslicieadaltreco-  delitto  medesimo.  11  diritlocanonicopro- 
se  sagre,  va  ancora  soggetta  a  molte  gra-  uuncia  3  sorta  di  pene  contro  i  simonia- 
vissime  pene,  secondo  le  regole  stabilite  ci  :  cioè  la  scomunica  maggiore  e  le  altre 
dalla  legge  dellaCliiesa.  Il  diritto  canoni-  censure,  la  nullità  degli  atti  simoniaci,  e 
et)  stabilisce  pure  i  diritti  e  i  doveri  del  l'obbligo  di  restituire  le  cose  acquistale  a 
Padionalo  (/'.),  ed  assegna  le  cause  per  mezzo  della  simonia.  Vi  sono  de'litoli  che 
cui  il  patrono  può  talvolta  decadere  non  scusano  o  che  liberano  dal  delitto  di  .si- 
solo  per  sentenza, ma  eziandio  di  per  se  dal  monia,  anche  quando  si  dà  osi  riceve  al - 
suo  padronato  in  quanto  manca  agli  ob-  cun  che  di  temporale  per  una  cosa  spi- 
blighi  che  assunse  nel  conseguirlo.  Perciò  rituale;  ciuèlahberlùo  il  duuopuramcu- 


siM  s  I  :\i  167 

le  gratuito;  l'onororio  legittimo  pel  ne-  clic  por  clennro  pose  in  venclita  il  Salv.i- 
ces<ario  manteiiirneiilo;  il  travaglio  o  il  tore  ilei  mondo,  ed  un  tal  delitto  viene 
lavoro  del  ministroclieaccompagna  lesa-  paiagonalo  al  ver/ne  die  rode,  calla  ti- 
gre funzioni;  la  perdita  d'  un  vantaggio  guola  die  consuma,  come  scrive  uu  au- 
tem[)oiale  di  cui  egli  si  [iriva  facendo  u-  tore  a  un  simoniaco  ". 
na  funzione  spirituale;  la  costumanza  Io-  L'eleggere  i  sacerdoti  per  prezzo  era 
devole  delle  ohMazioni  volontarie  de'fe-  vietato  anche  Ira  i  gentili, e  lo  rifensceDio- 
deli;e  la  necessilèi  di  far  cessare  uii'mgiu-  nisio  d'Alicarnasso.  Autore  del  delitto  di 
sta  vessazioneper  ia  quale  è  permesso  dar  simonia  nel  vecchio  Teslnmento  si  rac- 
denarooaltra  cosa  temporale  per  sollrar-  coglie  essere  slato  Gezi  domestico  di  Eli- 
sene, non  però  dare  una  cosa  spirituale  o  seo,  il  quale  avendo  guarito  dalla  lebhra 
annessaallospirituale.Quantoalledispen-  Naam  siro,Gezi  tratto  da  cupidigia  senza 
se,  assoluzioni  e  permissioni  degli  atti  si-  sapula  del  padrone  percepì  mercede,  per 
moniaci,  il  Papa  può  permetterli  soltau-  cui  fu  punito  colla  slessa  schifosa  infer- 
to  di  diritto  ecclesiastico,  poiché  da  quc-  mila.  Nel  nuovo  Testamento,  pel  1  ."fu  Si- 
sto può  dispensare  essendo  superiore  alla  moniaco  Simone  lìfago^  che  volendo  col 
legge;  ma  non  atti  simoniaci  di  diritto  na-  denaro  comprare  e  negoziare  la  podestà 
turale  o  divino.  Quando  si  è  ottenuto  un  di  dare  i  iloni  e  grazie  die  dillo  Spirilo 
benefìcio  per  simonia,  se  questa  eoceni-  santo  si  conferivano  ni  cresimati  dagli  a- 
ta  e  che  sia  stala  commessa  all'insaputa  postoli,  fu  da  s.  Pietro  pel  t. "scomunica- 
del  provveduto,  il  vescovo  può  dispensar-  lo,  e  condannalo  lui  eia  simonia  con  quel- 
lo e  riabilitarlo  a  possedere  quel  benefi-  le  gl'avi  parole  e  rimprovero,  che  ripor- 
ciò,  però  dopo  la  sua  dimissione  pui'a  e  lai  nella  biografia  del  dello  empio  ear- 
semplice  nelle  mani  del  vescovo.  !Ma  se  la  dito  1  ."eresiarca  e  i  ."simoniaco.  Fudun- 
simonia  era  nota  al  provveduto  senza  che  qne  il  delitto  di  simonia  superiore  a  tul- 
egli  vi  si  sia  opposto,  oppure  se  l'ha  com-  ti  i  delitti,  la  i  ."e  principale  eresia  che  si 
messa  egli  slesso,  solo  il  Papa  puòassol-  manifestò,  e  dagli  apostoli  slessi  fu  con- 
vello e  riabilitarlo  dopo  una  dimissione  dannala, quindi  in  odio  di  Simone  fu  de- 
pura esemplicenellesue  mani.Ladispen-  nominalo  simoiiia,e  sinioniart  (inM  che 
sa  della  simonia  volontaria  ed  occulta  de-  lo  commettono.  Ne'canoni  apostolici  del 
Teesseredomandalaalla  Penitenzieri  a  a-  IH  secolo,  il  28  dice.>»Se  alcuno  ha  otte- 
^)os/o//r(7  (/'.),  e  quella  della  simonia  no-  nulo  per  denaro  il  vescovato,  oil  presbi- 
toria  iilla  Dataria  npostolica[f'.).  Il  Ver-  teralo,  o  il  diaconato,  quegli  che  lo  avrà 
roiglioli,  Lezioni  di  diritto  ranoiiieo,  lib.  ordinato  incorra  con  esso  lui  la  scomuni- 
5,\ei.  3, Della  simonia, edelnonpoter  al-  ca  piìi  rigorosa,  quale  un  tempo  s.  Pie- 
cnna  cosa  esigere  hi'  promettere  per  l'ac-  Irò  fulminò  contro  Simon  M.jgo".  Dipoi 
ffiii'!fodiro.<!e.spiriftiali,pev  cv'iÌTwcì^igin-  s'invigoiì  la  simonia,  quando  l'eresia  de- 
vila di  questo  delitto,  onde  non  incorre-  gli  ariani  divise  in  fazioni  i  vescovi  del  • 
re  l'indegmzione  di  Dio  e  la  riprovnzio-  l'oiiente,  laonde  fu  d'uopo  si  decretasse- 
ne  della  Chiesa,  poiché  è  permesso  a  lui-  10  contro  i  simoniaci  fi  equenti  sospensio- 
ti  accusarlo,  lo  che  non  avviene  in  nitri  ni,  deposizioni,  sconiunicheeconiìsche  di 
delitti,  che  ad  alcune  persone  in  diversi  beni.  llconcilioi^encralcdiCalcedoniadel 
«lelitli  e;  violato,  energicamente  esclama:  \'it,  col  cin    /\.v  mitl/is.ì  ^  (j    3,  impose 
••Odano,  treni  ino  e. si  pentiinri  i  seguaci  «li  a  quelli  di 'enti  ino  in  un  benelì<io  per  tic- 
Simone  INI.igo, se  alcuno  per  <Iisgrazia  ca  naro,  la  sless.i  pena  ch'è  fulminala  a  co 
«lesse  in  simile  nefando  delitto,  median-  loro  che  comprano  1'  imposizione  delle 
te  il  quale  si  acipiista  l'eterna  maledizio-  mani,  collii  quale  si  conferisce  lo  Spirit<» 
ne,  e  sono  seguaci  di  («inda  il  li.uliloic,  .>aiilo,  coiulantiandoli  tulli  con  aulcuit  1 


i6S  SIM 

suprema,  gli  uni  a  rinunziare  i  loin  be 
iiefìzi,  gli  altri  alla  deposizione  clell'oidi- 
ne  che  hanno  ricevuto,  come  riferisce  A- 
lessandro II. Questi  inoltre  aggiunge,  per 
questo  Io  stesso  Redentore  del  genere  u- 
mano  cacciò  tulli  i  venditori  e  compra- 
lori  dal  tempio,  dichiarando  loio  che  non 
si  deve  convertire  la  casa  del  Padre  suo 
in  casa  di  Iralfico.  »  Che  però,  se  alcuno 
obliando  il  divino  precetto,e  l'eterna  salu- 
te dell'anima  sua,  indotto  da  tuia  rea  cu- 
pidigia, vende  un  beneficio,  noi  lo  degra- 
dianiodalpostoche  tiene,  sicché  non  pos- 
sa servire  alla  chiesa,  eh'  egli  ha  voluto 
render  vendibile  a  prezzo  d'oro,  e  inoltre 
lofulmlniainod'un  anatema  formidabile, 
volendo  ch'egli  sia  separato  dalla  Chiesa 
da  lui  tanto  offesa  col  suo  peccato,  se  non 
arriva  a  pentirsi  del  suo  fallo,eafar  lutto- 
ciò  ch'è  necessario  per  reprimernelo".Pa- 
j)a  s.  Giovanni  II  del  501  dichiarato  ne- 
mico della  sifnonia,che  in  que'tempi  am- 
morbava l'elezione  de'vescovi  e  de'Papi, 
iiell'insorgere  degli  À ni ipn p i SMaotùaca- 
mente  eletti,  ottenne  da  Atalarico  re  d'I- 
talia ,  che  punisse  colla  regia  autorità  e 
colle  pene  secolari  i  simoniaci,  che  le  pene 
ecclesiastiche  non  giungessero  a  correg- 
gere;e  l'istessore  volle  che  inciso  in  mar- 
mo il  regio  editto  contro  i  simoniaci,  si 
ponc-se  nel  portico  di  s.  Pietro,  come  ri- 
porta Baronio,  an.  533, n.°  Sq.  Mollo  si 
adoprò  s,  Gregorio  I  per  estirpare  la  si- 
monia, facendo  all'uopo  celebra  re  de'con- 
cilii.  Da  undecretoche  siatlrilHiiscea  s. 
Adeodato  I  P;tpa  del  Gì  5,  si  vuole  che 
permise  agl'infami  e  alle  donne  pubbli- 
che di  poter  accusare  e  fare  da  testinioni 
contro  i  simoniaci.  Il  concilio  di  Toledo 
del  65Gcol  canone  3  proibì  a'  vescovi  sot- 
to pena  d'un  anno  di  scomunica,  di  dare 
a'  loro  parenti  o  amici  le  parrocchie  o  i 
monasteri  per  trarne  la  rendita.  Nel  fa - 
taleedeplorabile  secolo  X,  la  simonia  do- 
minola maggior  parte  del  corpo  ecclesia- 
stico, e  le  leggi  per  frenarla  furono  gene- 
ralmente disprezzate.  Nel  secolo  seguente 
questo  vizio  divenne  gigante,  e  Gregorio 


SI  M 
/'/  (T'',)  sali  al  pontificato  con  palese  si- 
monia; altri  lo  discolpano.  Contempora- 
neamente a  lui  per  l'incremento  enorme 
dell'eresia  de'simoniaci,  altri  due  Papi  c- 
ranoinlrusi  purecon  simonia  eabilavano 
Roma,  cioè  mentre  Gregorio  VI  risiedeva 
a  s.M.^  Maggiore. Benedetto  IX  stava  nel 
Laterano,  e  Silvestro  Illa  s. Pietro,  i  quali 
divise  tra  loro  le  rendite,  menavano  /la- 
gUiosain^  et  Inrpeni  j'iVrtw,  e  concedendo 
ciascuno  le  giazie  o  giuste  o  ingiuste  che 
fossero, onde  non  è  meraviglia  sei  simo- 
niaci e  i  IVicolaici  (/^.)  incontinenti,  col 
loro  mal  esempio  si  resero  tanto  baldan- 
zosi e  temerari ,  sino  ad  arn)arsi  contro 
GregorioVlquando  li  scomunicò,equindi 
egli  iniliU'x  j  et  tquiles  arlonirunt.  Ed  iu 
tal  guisa  discacciò  i  malvagi,  ricuperò  le 
usurpalecitlà  e  terredella  Chiesa,  erido- 
nò la  sioiuezza  di  praticare  per  lo  slato 
ecclesiastico  e  per  R.oma,le  cui  simonie, 
concubinati  e  depravalo   lusso  lagrime- 
volmente  si  descrivono  dal  contempora- 
neo s.  Pietro  Damiano.  A   terminare  lo 
scisma  nelio46  fu  eletto  Clemente  II,  il 
quale  nel  i  o^y  adunò  un  concilio  segna- 
tamente contro  i  sioìoniaci,  che  in  quegli 
infelicissimi  tempi  agitavano  la  Chiesa  di 
Dio,  onde  a  provvedere  a  s'i  scandiiìosi  di- 
sordini,vi  formò  il  canone:  Ul  (jiiicunirpic. 
a  siiììoiiiaco  consccralus  essel  in  ipso  or- 
dinalionis  siiae  tempore  non  ignoranssi- 
moniacuni  esse,cui  se  obtiileritpronwven- 
(liirn,  quùdraginla  tunc dieruin  poeni len- 
ti ani  ageret,  et  sic  in  accepli  ordini s  of- 
ficio mi  nislrarct.  Ad  estirpare  dal  mondo 
le  simonie, l'imperatore  Enrico  III  ritor- 
nato in  Germania  con  Clemente  II,  alla 
presenza  di  questi  fece  celebrare  un  con- 
cilio da  tulli  i  vescovi  dell'impero.  Il  Pa- 
pa dopo  aver  falla  un   invettiva    contro 
i  simoniaci,  fece  fue  il  decreto,  che  chi 
avesse  dato  o  ricevuto  prezzo  alcuno  per 
le  cose  ecclesiastiche,  fosse  spoglialo  d'o- 
gni onore  e  scomunicato  :  l'impeialorc 
comprovò  co' falli  l'avversione  che  si  de 
ve  non  solo  alla  peste  della  simonia,  u>a 
ad  ogni  sua  ombra,  e  si  può  vederlo  iu 


S  1  M 

Ibernino  ncMue  singoliiii  falliche  rnccon- 
tu.  In  lecnpi  sì  calamitosi,  ne'cjuali  ogni 
cosa  sngra  veniva  messa  sossopra  (lairr.Mii- 
pirla  (l(;lla  simonia,  fu  nel  i  o  ^q  innalzato 
al  ponlificato  s.  Leone  1\*,  e  con  lui  Dio 
suscitò  il  gran  lldebianrio,  poi  s.  Grego- 
rio FIf  [f^.),  die  divenne  l'anima  dell  i 
s.Sede  e  del  governo  della  Chiesa,  laon- 
de s.  Leone  IX  e  i  suoi  4  successori  uid- 
la  inlrapieseio  senza  lldehiando,  che  per 
restaurare  la  disciplina  ecclesiastica  fece 
guerra  implacabile  alla  simonia,  all'incon- 
linenza  de'chieiici,  a  tulli  i  vizi.  Intftuò 
.s.  Leone  IX  un  concdio  in  Roma  per  sop- 
primere i  tanti  disordini  cagionali  dalia  si  - 
iiionia,  la  quale  per  inconcepibile  perver- 
sila neppure  ormai  si  teneva  più  a  pecca- 
lo, e  parve  miracolo  die  s.  Adalberto  ve- 
scovo di  Metz  nou  fosse  imbranato  da  si- 
mile pece.  E  perchè  mai  si  erano  veduti 
tanti  simoniaci  ecclesiastici,  cpiantodal  se- 
colo X  in  poi,  s.  Leone  IX  peusò  di  lutti 
deporre  dal'e  dignilà,  aia  per  essere  essi 
in  gran  numero  e  per  la  confusione  che 
ne  na.sceva  nellechiese,si  contentò  nel  con- 
cilio roaiano  di   rinnovare  il  decreto  di 
Clemente  ll,e^  praecipit  omnes  clcricos 
ah  ìiatrclicis  vcii'enlcs,  in  liisqiiulcin  qnos 
adepti  sitnt  ordinibus  recipi^ad  alliores 
aiilent  gradiis  prohiltiil  promo\>tri ,  e  de  • 
pose  alcuni  veicov'i^gitos  praedicta  hae- 
resis  nevo  siine  nequitiae  inncnlavcrat,e 
tra  questi  quello  diSnlii.  IN'cl  concilioche 
celebrò  in  Keims,  obbligò  tutti  a  giura- 
re se  erano  o  no  macchiali  di  simonia,  e 
benché  fossero  raolti  gli  ecclesiastici  fran- 
cesi inlervenuli,e  in  età  sì  corrotta  da  quel- 
l'eresia, solamente  i  vescovi  di  Laugrcs, 
^l'evels,  Coiilaiices  e  Nantes  si  accusaro- 
no di  essere  ordinali  simouiacnuuMite;  e 
stabin  molti  cononi  contro  i  iiiculaiti  e  i 
simoniaci  ,  che  confirmò  nel  concilio  di 
IVlrii^on/a.  Quindi  dalla  siuioiiia,  ilivcuii- 
ta  obbndxio'^a  col  nom<;  e  ne'falti,  deri  • 
vò  l'eresia  de'ri(;r(hniiiili,  che  hir<ino  al- 
cuni troppo  zelanti,  i  (piali  non  solo  con- 
dannavano i  vescovi  simoniaci,  mn  vole- 
vano che  iilioidiuali  loro  di  UUOVObi  t  ioi 


S  I  M  iG.) 

dinassero  come  invalidamente  ordinali , 
il  cheavea  impugnalol^lemente  ll,dispen- 
satoriamenle  ammettendo  1'  esecuzione 
dell'ordine,  ed  a  quelli  che  scienlemenle 
e  non  simoniacauìentesi  «otlopfjseio  al  ii- 
moniaco,  impose  la  penitenza  dì  4o  gior- 
ni, dividendo  i  simoniaci  in  ordinati  sì- 
moniacamente  da'simouiaci,  ue'simonia- 
ci  simoniacamenleda'non  simouiaci,e  nei 
non  simoniaci  non  sinioniacamenle  ordi- 
nali da'siraoniaci,  i  (piali  anche  si  distin- 
sero: Qids  imindtis  per  ignoranliani  ^qiian- 
doque  vidi  conscius  pernii  ni  l  se  a  simo- 
nia'O ordinari ^nWincUècMìscwuo  riceves- 
se ddrerenle  pena,  conforme  fu  slabililo 
dagli  antichi  padri  co'caduli  nell'idola- 
tria, che  divisero  in  varie  classi.  Da  pri- 
mas.  Leone  IX  fu  di  diverga  opinione  del 
predecessore,  ma  poi  persistè  nel  di  lui 
sentimento,  e  questo  con  tal  forza  di  ra- 
gioni si  espresse  da  s.  Pietro  Damiano  a 
Enrico  arcivescovo  di  Ravenna  nel  libio 
Grad'uinio,  così  iiifilolato  perchè  i\\  mol- 
lo gradito  dagli  ecclesiaslici,o  perchè  trat- 
tava di  quelli  gratuitamente  ordinati  dai 
simoniaci,  per  l'avvenire  nullns  aniplins 
sit  reperliis,quì  eideni  fueril  pnlrocinnlits 
errori.  Le  diverse  opinioni  sulle  riordi- 
nazioni si  ponno  vedere  in  Beinino,  ìli- 
sloria  dell'eresie,  nel  pontificalo  di  s. Leo- 
ne IX,  ed  i  miei  articoli  Eretici,  Ordi- 
nazione, OnDIN\Z10MUE'l'oNTEFlCI,  ORDI- 
NE, e  gli  altri  relativi,  come  Sconsagra- 
zioNE.  I  riordinanti  diftindt^vano   la  loro 
sentenza,  dicendo  cliei  simoniaci  non  po- 
tevano conferire  lo  Spirito  santo  ch'essi 
non  aveano,  poiché  non  est  tihi  pars  in 
sermone  islo,  disse  s.  Pietro  a  Simon  Ma- 
go loro  autore,  e  [)erciò  le  loro  ordina* 
zioni  erano  nulle  e  reilerabili.  Questa  di- 
veisilà  di  |)areri  durò  sino  a  Innocenzo 
IV  del  I  ?. 43,  sotto  il  (pialeda  s.  Tomma- 
so si  dilucidò  simile  errore,   the   allora 
Pietro  Lombanlo  e  altri  dottori  e  sc<jI.i- 
siici  Iiivoi  ivano.  Opina  Uerniiio,  ch<*  per 
la  riordinnzione  intendasi  la  nbenediziu- 
ne,  conferita  agli  ordinali  illt  cilaiueiilo, 
Dju  nou  iiullautculc  da  vescovi  >iuiomaci, 


lyo  SIM 

avendo  essi  ricevulo  il  oaraltere,  qiioacl 
siihslanlianì,  e  solamenle  essendo  sospesi 
qnondcxerciliuni.  Viilore  II  del  i  o  ^5  e- 
sigette  l'osserviinza  de'decreli  di  s.  Leone 
IX  contro  i  simoniaci  e  i  nicolaiti,  che 
tentarono  avvelenarlo.  Per  sopprimere  la 
simonia  in  Francia,  vi  spedi  legato  il  car- 
dinal Ildebrando,  che  molto  operò  col  suo 
ardente  zelo  contro  i  numerosi  simoniaci 
e  i  nicolaiti.  Nel  sinodoconvocato  in  Lio- 
ne, ove  a vveime  quanto  di  mirabile  nar- 
rai ne'vol. XXXII, p.igi.XXXVlII,  p. 
288,  che  riemp"!  d'orrore  i  simoniaci,  4^ 
vescovi  confessandosi  per  tali  rinunziaro- 
no. Nel  concilio  di  Tolosa  del  i  o)G  fu  de- 
cretalo col  can.  5:"  Se  un  chierico  si  fa 
monaco  iiTun  monastero,  con  intenzione 
di  diventarne abbate,resterà  monaco, sen- 
za poter  essere  abbate  sotto  pena  di  sco- 
munica". Nicolò  II  nelsinodo  romano  del 
io5c),  vi  fece  questa  leggeconlroi  simo- 
niaci che  difendevano  il  proibito  cominer- 
ciodcllecose  sagre.  "I  simoniaci  saranno 
deposti  senza  misericordia.Quanto  a  quel- 
li che  sono  stati  ordinati  gratuitamente 
da'simoniaci,  noi  decidiamo  la  questione 
agitata  da  lungo  lempo,permeltendo  loro 
perindtdgenza  di  starsene  negli  ordì  ni  che 
hanno  ricevulo,  perchè  la  n)()ltiludine  di 
quelli  che  sono  stati  cos'i  ordinati  è  gran- 
dissima; n)a  in  avvenire  se  alcuno  si  la- 
scia ordinare  da  chi  egli  sa  essere  sitno- 
niaco,  l'uno  e  l'altro  sarà  deposto  ",  Si 
celebrò  ncIroGo  il  concilio  di  Vienna  in 
Fi  ancia,  e  si  h'gge  nel  can.  1:  »  Se  un  ve- 
scovo conferisce  per  simonia  qualche  mi- 
nistero ecclesiastico,  ovvero  la  prebenda, 
vale  a  dire  la  pensioneche  vi  è  annessa, 
è  permesso  al  chierico  d'opporvisi,  ed'a- 
ver  ricorso  ai  vescovi  vicini,  eoccorrendo 
anche  alla  s.  Sede".  Lo  stesso  canone  lu 
fatto  nel  concilio  di  Roma  celebrato  nel 
lo63  da  Alessandro  II,  contro  il  quale 
insorto  l'antipapa  Onorio  II,  gran  festa 
fecero i  siiTioniaci  e  concubinari  di  Lom- 
l)ardia.  Alessandro  II  confermò  i  decreti 
di  s,  Leone  IX  e  di  Nicolò  II,  sospese  al- 
cuni vescovi  simoniaci,  e  cilòa  comparire 


SIM 

in  Roma  il  famoso  imperatore  Enrico  IV 
nem  ico  del  la  s. Sede  e  fautore  del  lo  scisma, 
od  salisfacietidum  prosimoniacaliaere- 
si.  Condannata  dappertutto  la  simonia, 
da  questa  si  diramò  una  nuova  eresia. 
Teudetchino  di  nazione  barbaro,  e  Gio- 
vanni veneziano,  ambedue  cappellani  di 
GolFredoduca  di  Lorena,  asserirono  lecito 
il  comprar  vescovati  e  abbazie  da'princi- 
pi  laici,  ed  anche  da'  vescovi  per  quello 
riguarda  il  possessode'campi,la  riscossio- 
ne delle  decime  e  la  percezione  de'frutli, 
malamente  distinguendo  il/fi?  minislran- 
di  in  Ecclesia,  e  Wjas  fructus  pe.rcipiendi 
in  Ecclesia j  poiché  donum  Dei  est  res 
ipsa  Ecclesia  e  oliata,  e  sono  due  cose  in 
unaeindivisibili,enonsi  può  venderl'una 
senza  l'altrajConforrae  dottamente  con  va- 
rie ragioni  e  dottrina  prova  s.  Pietro  Da- 
miano nella  sua  lettera  di  relazione  e  con- 
futazione di  tal  dogma  scritta  a  Alessan- 
dro lì,  che  perciò  con  una  decretale  di- 
retta dal  Papaa'Iucchesi,  proibii  non  solo 
di  comprare  i  vescovati  e  le  abbazie,  ma 
niun  beneficio  ecclesiastico  in  qualunque 
maniera;decieto  confermato  poi  da  S.Gre- 
gorio VII,  Urbano  II,  Pasquale  II  e  Ales- 
sandro VII.  V.  Rendita  ecclesiastic*. 
Mentre  la  Chiesa  trovavasi  abbattuta  da 
pubblichesimonieeda esecrande  lascivie, 
per  sua  ventura  fu  assunto  al  pontificalo 
il  magnanimos.  Gregorio  f^//,  acerrimo 
propugnatore  della  libertà  ecclesiastica,  e 
restauratore  insigne  della  disciplina  dei 
chierici.  Subito  scrisse  a  diversi  principi 
d'Europa  acciò  punissero  i  simoniaci  e  i 
nicolaiti,  che  poco  conto  facevano  delle 
censure,  e  convocato  in  Roma  im  concilio 
condannò  gli  imi  egli  altri.  Tutta  la  stia 
mirabile  vita  fu  impiegata  con  invincibi- 
le costanza  per  estirpar  la  simonia,  e  con- 
dannare V Investiture  ecclesiastiche  [T'.), 
sostenute  fieramente  dalla  prepotenza  di 
E  urico  IV,  che  scandalosa  mente  per  prez- 
zo in  vesti  va  vescovati, abbazie  e  altre  di- 
gnità ecclesiastiche;  onde  il  Papa  lo  depo- 
se e  scomunicò  piti  volte.  Nel  sinodo  ro- 
mano del  1074  decretò:  "  Quelli  che  sa- 


S  I  M 
ranno  enUali  negli  ordini  sagri  per  simo- 
nia,saranno  in  avvenire  priva  li  d'ogni  (un- 
zione. Quelli  che  avranno  dati  denari  per 
ottenere  la  chiesa,  la  perderanno".  Lo  stes- 
so canonedipoi  rinnovò  ilconciliodi  Lon- 
dra del  1126.  Senza  più,  meglio  è  vedere 
la  sua  dilFusa  e  impoilaute  biogralia  ,  e 
Salerno  che  possiede  il  tesoro  del  suo  cor- 
po, innuiuerabili  essendo  i  simoniaci  de- 
posti da  s.  Gregorio  VII,  inclusivamente 
a' vescovi  e  abbati  potenti;  avendo  pur  l<jt- 
tato  coll'antipapa  Cernente  III, gran  fan 
tore  de'simoniaci  e  de'concubinari,  tulli 
protetti  da  Enrico  IV.  Vittore  III  Papa 
iielioSG  condannò  l'investiture  ecclesia- 
stiche, e  i  chieiici  simoniaci  di  Germania. 
]  succe-iSuri  limilarono,  e  Urbano  II  de- 
cretò doversi  perdonare  i  simoniaci  igno- 
ranti, imitando  la  costituzione  di  s.  Inno- 
cenzo I  che  stabilisce,  che  gli  ordinali  da- 
gli eretici  non  sieno  tali, mentre  quelli  non 
ponno  dare  (juel  che  non  hanno,  nia  de- 
vono nuovamente  ordinarsi,  lo  che  non  è 
/  iterare  il  sagramento,  n)a  integralmente  e 
perfettamente  dai  lo,dice  Vermiglioli,  con 
altre  spiegazioni.  La  grave  verlenzalra  il 
sacerdozio  e  l'impero,  conlinuala  da  En- 
rico V,  e  di  cui  parlai  anche  a  Regalia  e 
Pare(/^'.),  fu  terminala  da  Calisto  lì  nel 
1  123  e  nel  concilio  generale  di  Laterano 
1,  ove  permise  che  l'elezioni  de'vescovi  e 
abbati  di  Germania  senza  simonia  si  po- 
tessero fare  innanzi  l'imperatore,  e  rinno- 
vò le  scooiuniche  control  simoniaci.  In- 
nocenzo II  neh  I  3c)  celebrò  il  concilio  ge- 
nerale di  Lateiano  II,  vi  condannò  le  si- 
monie e  i  nicolaiti,  non  che  gli  arnaldisti 
insorti  contro  i  Beni  di  Chieda  (A^.)  e  le 
regalie  possedute  da'chierici.  INel  concilio 
di  Tours  del  1  i(j3  fu  statuito  col  can.  G: 
»  l'roibizionedi  venderei  prioraliole cap- 
pelle de'monaci  o  de'chierici,  di  nun  do- 
mandar nulla  per  l'ingresso  nella  religio- 
ne, di  non  esiger  niente  per  la  sepultura, 
l'unzione  degli  inferni i,  o  il  s.  crisma,  nem- 
njcno  sotto  [)reteslo  di  consuetudine,  poi- 
ché la  lunghezza  dell'iibuso  lo  rende  sem- 
pre più  reo  ".  /'.  Religiusu,  IIeligioìa. 


S  I  M  171 

Nel  concilio  generale  di  Laterano  III  ce- 
lebrato neh  lyryda  Alessandro  III  fu  de- 
ci etato:  »  a  proibito,  come  un  orribile  a- 
buso,  di  non  esiger  nulla  per  l'intronizza- 
zione de'vescovi  o degli  abbati,  per  l'istal' 
lazione  degli  altri  ecclesiastici,  o  per  la  pre- 
sa del  possesso  de'curali,  per  le  sepolture, 
i  matrimoni  ogli  allri  sngramenti,  in  gui- 
.sa  che  si  neghino  a  coloro,  che  non  han- 
no che  dare;  e  non  occorre  allegare  il  lun- 
go costume,  il  quale  altro  non  fi  che  ren- 
dere l'abuso  più  reo  ".  Lo  slesso  canone 
trovasi  nel  concilio  di  Tours  del  i  289.  Di- 
chiarò quellogenerale  diLaleranolVjCon- 
vocatoda  Innocenzo  III  nel  i  2  i  5,  col  can. 
Quoniar?i  dtSimonia:  »>  La  corruttela  del- 
la simonia  ■d  è  talmente  sparsa  tra  l.i  mag- 
gior parte  delle  religiose,  che  appena  ne 
ricevono  alcuna  nel  numero  delle  suore, 
senza  trattar  di  denaro,  e  si  studiano  di 
coprire  questo  disordine  col  pieteslo  del- 
la povertà.  Noi  proibiamo, checiònonsiic- 
ceda  piii  in  avvenire;  e  di  più  ordiniamo, 
che  se  qualche  religiosa  cade  in  avvenire 
in  questo  disordine,  tanto  quella  che  avrà 
ricevuta,  quanto  quella  che  sarà  stata  così 
ricevuta,  sia  superiora  o  inferioia,  venga 
scacciala  dal  monastero,  senza  speranza  di 
ristabilimento,  e  che  sia  chiusa  in  un  luo- 
go dove  la  regola  sia  con  più  rigore  osser- 
vata, per  farci  peipelua  penitenza. Equau- 
to  a  quelle  che  sono  stale  cosi  ricevute  a- 
vanti  il  deci  eludi  questo  concilio,  noi  ab- 
biamo giudicato, che  fosse  d'uopo  provve- 
derci in  questa  maniera,  che  sieno  collo- 
cate in  altre  case  dello  stesso  ordine  quelle 
dieci  entrarono  malamente.  Che  se  fosse 
impossdjilecollocarlecomodamente  in  al- 
tre case  a  motivo  del  troppo  numero  di 
esse,  allìnchè  non  si  perdano  nel  secolo, 
menandoci  una  vita  errante  e  vagabonda, 
sieno  accettate  comedi  nuovo  per  ilispen- 
sa  nello  stesso  monastero,  cambiando  i  pri- 
mi posli,  che  ci  occupavano  e  dando  loro 
gli  ul  ti  mi.  Noi  oidi  nianio  altresì, che  la  stes- 
sa cota  sarà  osservata  riguardo  a'uionaci 
e  agli  altri  religiosi.  Ed  allineile  non  si  pus  • 
sanoscusarCjOa  titolo  di  semplicità  od  1- 


172  SIM  SIM 
giioraiiza,noi  ordiniarao,(:he  i  vescovi  dio-  essere  o  suo  amico  o  familiare  o  parente, 
cesani  facciano  pubblicare  ogni  anno  que-  e  per  (jiieslo  si  elice  confidenziale;  la  qua- 
sla  ordinanza  nelle  loro  diocesi".  Dal  che  le  altro  non  celie  la  speranza  fondata  nel- 
ne  segue  e  secondo  la  disciplina  d'allora,  la  fede  di  quello  che  ottiene  il  benelìcio, 
essere  simonia  il  ricevere  qualche  cosa  da  sperando  che  d  beneficalo  gli  sarà  grato, 
quelli  ch'entrano  religiosi  in  un  motiaste-  e  che  poi  gli  darà  o  il  beneficio  stesso  o 
ro,quando  il  monastero  ha  il  uiododi  man-  parte  de' frutti,  o  pure  lo  darà  ad  altro 
tenere  chi  ci  entra.  Il  concilio  di  Cognac  che  gli  piacerebbe.  Il  concilio  di  Trento, 
del  1228  dispose:"  Non  si  esigerà  nulla  [)er  sess.  24  de  Rfforin.  e.  18  decretò:»  Gli  e- 
l'ingresso  in  religione,  né  si  farà  nessun  saminatori  di  quelli  che  devono  essere 
pattoin  tal  proposito  ".Quello diBordeaux  provveduti  d'un  benefizio,  devono  guar- 
0161125^,  col  can.  sGstabilì:»  Proibizio-  darsi  di  nulla  ricevere  per  occasione  di 
ne  di  niente  esigere  per  l'amuìinistrazio-  quesl'esatue,iiè  avanti  nèdopo;impercioc- 
ne  de'sagramenli,  o  collazione  de'benefi-  che  se  ciò  facciano,  saranno  colpevoli  di 
zi;  ma  dopo  fatta  la  cosa,  si  potrà  esige-  simonia,  dalla  quale  non  potranno  esser 
re  quel  ch'è  dovuto  secondo  il  costume",  assolti,  se  non  lasciando  i  benefizi  che  pos- 
All'arlicolo  Conclave  riportai  le  leggi  fat-  seggono,  e  saranno  per  quest'azione  ina- 
le  da  Gregorio  X  nel  1274  nel  concilio  di  bili  a  giammai  possederne*'.  11  medesimo 
Lione  11,  tra  le  quali  anche  controia  si-  concilio  condannò  il  Regresso  [F.),  o  re- 
moniaca  elezione  del  Papa.  Martino  V  del  vocadella/ì//J««sia  (/'.)  fatta  ad  un  bene- 
1417  pubblicò  una  costituzione  contro  i  fizio ecclesiastico.  Papa  s.  Pio  V  del  i  )G() 
simoniaci  pubblici  ed  occulti  di  «jualuu-  pubblicò  rigorose  pene  contro  i  simoniu- 
(jue  stato,  grado  e  dignità  ancorché  epi-  ci,  i  quali  se  ricadessero  più  d'una  volta 
soopalee cardinalizia,  e  contro  i  negllgen-  in  così  enorme  delitto,  volle  che  si  conse- 
li  nel  denunciarli.  Con  pena  in  piii  luo-  gnassero  al  braccio  secolare,  per  essere  pu- 
gili deplorai  l'elezione  seguila  nel  1492  di  nilicon  pene  corporali.  Colla  bolla  Jnlol- 
Alessandro  VI,  da'cardinali  che  ui  (larte  lerahilis  dichiarò  s.  Pio  V,  che  lasiino- 

10  fecero  corrotti  con  01  o,  e  parte  allettati  uia  di  confidenza  è  quella  che  si  commel- 
con  promesse  di  benefizi  e  ullui;  ma  qua-  le  quando  alcuno  ha  ottenuto  un  bene- 
si  lutti  trovarono  poi  ingratitudine,  punì-  fizio,  per  rassegnazione,  cessione  o  colla- 
zione, esilio  e  prigionia!  Il  perchè  Giulio  zione,  colla  condizione  tacila  oespressa  di 

11  nel  concilio  di  Lalerano  V  fece  pub-  restituirloa  quellocheloha  datooaqual- 
blicare  la  bolla  contro  la  simoniaca  eie-  che  altro,  odi  dare  alni  unapartede'lrut- 
zione  del  Papa,  e  contro  i  simoniaci  elei-  ti;  come  pure  quando  il  collalore  confe- 
lori,  dichiarando  nulla  la  i  .\  l'eletto  reo  nsce  un  benefizio  vacante,  colla  condizio- 
/ìrte/e^is simoniaca, liberando  i  romani  dal  ne  tacita  o  espressa,  che  quegli  a  cui  l'ha 
giuramento,  e  comminando  severissime  conferito  se  ne  dimetterà  in  grazia  di  chi 
pene  ai  piomotori  e  fautori;  ne  riportai  gli  sarà  indicato  dal  collatore,  o  data  u- 
il  sunto  nel  voi.  XV,  p.  2GG,  diceiidodel-  na  porzione  de'l'rulli  di  quel  benefizio  al- 
la bolla  confermatoria,  e  di  quella  di  Pao-  le  persone  che  il  collatore  nominerà,  il 
lo  IV.  Neli564  Pio  IV  condannò  colla  concilio  provinciale  di  Roueu  chiama  i 
bolla  Roinanuin  Ponlijìcein /iheuefvà  di  confidenziari  asini  che  portano  basto,  e 
confidenza,  ossia  con  simonia.  Dichiara  prescrisse  che  fossero  denunzi.iti  ogni  do- 
Vermiglioli,  che  la  simonia  confidenzia-  menica  alla  predica  come  scomunicali  , 
le  ossia  fiduciaria  avviene  quando  alcu-  lutti  coloro  che  liaimo  parte  in  queste  con- 
no confida  che  un  altro  provveduto  di  fìdenze  perniciose  al  laChiesa,  e  che  si  pub- 
benefizio  gli  ceda  a  lui  o  ad  altro  lo  stes-  blicasse  che  non  solamente  sono  tutti  ob- 
so  benefizio,  e  per  parte  de'suoi  fruiti  per  bliguli a  rcsliunrei  frulli  pcrcelli,  ma  che 


S  I  M 
anco  gli  ercfli  loro  linnno  In  stesso  ohMi- 
gazioi)e,srcon(l()  la  l)olln  di  s.  l'io  V.A  chi 
conferisce  sinioniacaraente  anclie  la  sola 
tonsura,  ciuflilfa  la  pena  della  deposizio- 
ne. VM  è  pure  la  pena  slraordinaria  della 
'  sospensione  delia  collazione  degli  ordini, 
e  dell'esercizio  de'ponfificali,  come  la  re- 
mozionedairainministrazione  della  chie- 
sa.Quelloclie  ha  ricevuto  sioioniacamen- 
te  gli  ordini,  pel  di>i[)osfo  della  bolla  di 
Sisto  V,  oltre  la  scomunica  resta  sospeso 
dall'esercizio  dell'ordine  tutto,  tanto  quel- 
lo ottennio  con  simonia,  che  quello  avu- 
to legittimamente,  la  qual  sospensione  è 
riservata  alia  s.  Sede.  Finalmente,  il  (K;- 
littodi  simonia  non  solo  si  commette  dan- 
do cosa  temporale  come  prezzo  di  cosa 
spirituale,  ma  si  commette  pure  quando 
si  dona  per  motivo  principale  a  conseguir- 
la, ancorché  si  dia  coH'uitenzione  di  gra- 
tuita compensazione,  essendo  riprovata  e 
condannata  ro[)iiiione  contraria  da  Inno- 
cenzo XI.  Su  questo  gravissimo  e  vasto 
argomento  si  pnnno  inoltre  vedere:  Giha- 
bilini,  De  Simonia  ^\>v\^f\v\\\\  \^'^C).W\' - 
ravh,Bibl. Canonica, veihoSiir.onin.haiì- 
nay,  Trallalo  della  simonia ,  nel  quale 
dimostra  come  si  ehhe  sempre  in  orrore 
la  simonia  nella  chiesa  romana,  e  quanto 
ingiustamente  gli  eietici  accusino  il  Papa 
di  favorire  questo  vizio.  Thesaurus  novus 
anecdoloruniy  t.  5,  pe'trattati  contro  i  si- 
moniaci. 

SIMONIACI,  r.  Simone  Mago  e  Si- 
monia. 

SIMONIANI.  F.  Simone  Mago  e  Si- 
monia. 

SIMPLICIO  (s.),  vescovo d'Autun.  U- 
scitodi  nobile  e  ricca  famiglia,  sposò  una 
genlildonna,la  quale  come  lui  accoppiava 
nd  illustre  nascita  specchiata  virtù.  Vis- 
sero ambedue  in  perfetta  continenza,  ze- 
lantissimi pei  diversi  esercizi  della  pietà 
cristiana,  e  pieni  di  carità  verso  i  pove- 
ri. Eletto  vescovo  di  .'\utun,  non  av(<ndo 
sua  moglie  voluto  separai  si  ila  lui,  come 
praticavasi  in  simili  occasioni,  il  popolo 
ne  rimase  scandulezzalo  ;  ma  Idilio  llece 


SIM  1-3 

conoscere  mediante  un  miracolo  che  i  due 
sposi  vivevano  insieme  come  fratello  e 
sorella. Simplicio  procurò  con  tutte  le  sue 
forze  di  estirpare  il  restante  dell'  idola- 
tria nella  città  di  Autun,  e  condusse  un 
gran  numero  di  pagani  ad  abbandonare 
il  culto  di  Cibele,  ch'era  fra  essi  in  sin- 
golare venerazione,  avvalorando  Iddio  il 
di  lui  zelo  co'prodigi.  S.  Simplicio  fiorì 
nel  IV  secolo;  ma  ignorasi  l'anno  della 
sua  morte.  La  sua  festa  è  segnata  oe'piìi 
antichi  martirologi  a'a 4  di  giugno,  che 
credesi  il  giorno  in  cui  mori. 

SIIMPLÌCIO  (s.),  martire./'.  DEATni- 

CE  (S.). 

SIMPLICIO  (s.),  Papa  XLIX.  Di  Ti- 
voli e  figlio  di  Caslino,  dopo  essere  stato 
l'ornamento  del  chiericatodi  Roma, sotto 
i  Papi  s.  Leone  I  es.  llaro,  meritò  di  suc- 
cederli, creato  Papaa'20  settembre  467. 
Dio  senza  didjbio  losuscitò  in  questo  tetii- 
pò  procelloso  per  confortare  la  sua  Chie- 
sa, la  fede  della  quale  trovos«i  esposta 
a  fieri  assalti.  I  barbari  eransi  impadro- 
niti di  tutte  le  Provincie  dell'impero  d'oc- 
cidente, e  per  la  maggior  parte  bruttate- 
le o  colle  superstizioni  del  [)aganesimo  o 
cogli  errori  ariani,  i  quali  erano  profes- 
sati dagli  eruli  in  Italia,  dai  borgognoni 
nelle  Gallie,  dai  goti  in  più  parti  come 
nella  Spagna  insieme  a'svevi, e  nell'Africa 
dai  vandali  ;  i  fianchi  ed  i  sassoni  della 
Bretagna  erano  ancor  gentili  ;  quimli  si 
potrà  comprendere  qual  fosse  allora  lo 
slato  della  cristiana  repubblica,  e  qual  do- 
vesse esserne  il  capo  per  sostenerla  e  ac- 
crescerla. I  popoli  d'Italia  ormai  stanchi 
delle  gravose  e  arbitrarie  tasse  ond'erano 
oppressi,  e  gemendo  sotto  il  giogo  tiran- 
nico de'goveinalorij  amarono  meglio  di 
rifuggire  tia  i  barbari,  che  rimanere  sot- 
to il  dominio  dt:'romani,  i  quali  tratta- 
vanii  con  inaudita  crudeltà.  Quindi  l'I- 
talia divenne  presto  un  vasto  deserto;  gli 
svevi,  alani,  eruli,  goti  che  servivano  di 
truppe  ausiliarie  nell'armata  del  cadente 
impero,  tlisprezzandola  disr,i|)lina detta- 
rono la  legge  a'Ioro padroni.  11  pHpa  cui- 


174 


SIM 


la  slessa  costanza  de'nominati  predeces- 
sori, resistè  alle  preghieie  (leirimpeialo- 
re  Leone  I,ilquale  mosso  (lall'ambizioso 
Acazio  vescovoili  OjstatititKipoli,  lo  pregò 
ad  approvare  il  caii.  28  del  concilio  di 
Calcedonia,  nel  quale  si  accordava  aliase- 
deCostantinopolilanail  primo  luogo  dopo 
quella  di  Roma,  ciò  die  avea  riprovato 
s.  Leone  I  che  fece  cassare  dal  concilio 
quel  canone.  Cos^  aticuia  si  oppose  alla 
restituzione  di  Pietro  Mongo  nella  sede 
Alessandrina, e  di  Pietro  Fullonein  quel- 
la d'Antiochia.  Proibii  s. Simplicio  che  am- 
ministrasse le  rendite  ecclesiastiche  quel 
vescovo  che  le  dissipasse,  e  che  gli  eccle- 
siastici riconoscessero  i  benefizi  da'seco- 
lari.  Comandò  che  le  olìerte  de'feileli,  os- 
siano  la  Rendila  ecclcsiaslica  e  i  Beni  di 
Chiesa  (^^),  fossero  divise  in  4  pa»  ti,  pel 
vescovo,  pel  clero,  per  la  chiesa  e  la  sua 
fabbrica,  per  i  pellegrinici  poveri.  Es- 
sendo solitoche  le  Ordinazioni  de^ Ponte- 
fici (f^-)  si  facessero  nel  dicembre,  s. Sim- 
plicio pel  I."  resegiJi"i  nel  febbraio,  nelle 
Quattro lenipora  (/'^.)di  quaresima,  seb- 
benealtri  sostengono  chegià  avanti  di  lui 
le  ordinazioni  talvolta  si  facevano  in  altri 
mesi.  Il  tristo  stato  della  chiesa  d'oriente 
non  recòminorsollecituditieas.Simplicio, 
ove  prima  Basilisco  e  poi  Zenone  favori- 
vano gli  eutichiani,  onde  il  tiu'bamento 
e  la  confusione  regnavano  dappertutto. 
Sulle  espressioni  ilella  lettera  scritta  da  s. 
Simplicio  a  Leone  1  abusarono  i  novato- 
ri: difeseilPapa  anche  il  venerando  p.Cap- 
pellaii  poi  Gregorio  XVI,  nel  suo  Trionfo 
della  s.  Sede,  cap.'2.'i,n,  5,  sulla  scomu- 
nica esuo  vincolo,  e  sulla  difesa  della  let- 
tera di  s.  Leone  1,  per  l'espressioni  che 
non  può  scioglieisi  neppure  in  cielo  chi 
in  terra  è  legato  da  colui,  a  cui  fu  com- 
messa la  cura  di  lutto  l'ovile  di  Cristo. 
Con  coraggioso  zelo  si  oppose  s.  Simpli- 
cio agli  eretici  macedoniani,  protetti  da 
Antcmio  imperatored'occi(lente,e  li  com- 
battè fortemente.  Notai  a  Penitenziere 
MAGGIORE, cheas.  Simpliciosi  attribuisce 
loslabilioicnto  de'sacerdoti  ebdomadari, 


SIM 

per  amministrare  il  battesimo  e  la  peni- 
tenza,nelle  basiliche  di  s.  Pietro,  di  s.  Pao- 
lo e  di  s.  Lorenzo.  Fu  testimonio  s.  Sim- 
plicio dello  strepitoso  avvenimento  del- 
l'estinzione dell'impero  d'occidente, per  o- 
pera  di  Odoacreredegli  Zirf///(F.), il  qua- 
le entrato  in  Ravenna  {F.),  a'4  settem- 
bre depose  l'ultimo  imperatore  Romolo 
Momillo  A iigustolo,  dicendo  bastare  il  so- 
loZenone  imperatore  d'oriente  a  capo  del- 
l'impero romano.  Odoacrenell'istesso  an- 
no occu[)ò  Roma  da  sovrano,  e  obbligò 
il  senato  a  impetrargli  da  Zenone  la  di- 
gnità di  Patrizio  di  Roma  {f^ •)'■  in  tre  re- 
gioni della  città  volle  che  liberamente  si 
esercitasse  l'arianesimo,  e  vi  alzò  la  sina- 
goga pegli  ebrei  samaritani.  A  vendo  S.Sim- 
plicio richiesto  Odoacre  di  sedar  qualun- 
que briga  che  fosse  per  insorgere  alla  sua 
morte  per  l'elezione  del  successore,  il  re 
ne  abusò  e  arbitrariamente  pubblicò  quel- 
la legge  di  cui  parlai  nel  voi.  XXI,  p.  20  l 
e  202,  lesiva  alla  libera  elezione  del  Pa- 
pa, rettificando  quanto  si  pretese  attribui- 
re a  s.  Simplicio.  Frattanto  l'eretico  Ze- 
none pubblicò  il  famoso  Enotico  (/'.)  nel 
482,  in  cui  fece  trionfare  gli  errori  euti- 
chiani, che  riprovato  dal  Papa,  per  l'in- 
costanza eempietà  diedi  videva  gli  scisma- 
tici,Giovanni  diTalaia  posto  sidia  sede  di 
Alessandria  si  recò  in  Roma  e  fu  benigna- 
mente accollo  dal  Papa.  In  detto  anno». 
Simplicio  dichiarò  primate  della  Spagna 
il  vescovo  di  Siviglia,  sempre  dimostran- 
do ima  prudenza  singolare  nel  governar 
la  Chiesa  in  tempi  tanto  dillìcili.  Zelante 
dell'apostolico  ministero  e  del  cullo  divi- 
no, in  Roma  edificò  e  consagrò  quelle  4 
chiese  che  registrai  nel  voi.  XI,  p.  2  52,  ed 
in  Tivoli  quella  di  s.  Andrea  tuttora  esi- 
stente e  appartenente  a'camalilolesi.  In  a 
ordinazioni  nel  dicembre  e  nel  febbraio 
creò 36  vescovi, 58  preti  ei  i  diaconi. Go- 
vernò 1  5  anni,  5  mesi  e  8  giorni,  che  Ra- 
ronio  aumenta  di  2  giorni,  Papebrochio 
in  Propylaeo  nta/i,  6  mesi  meno  4  g''^'"* 
ni;  il  Pagi  nella  ci  ilicaalBaronio,Z>ft*'iVir. 
Rem.  Pont.j  e  il  p.  Daude,  fiisl.  uniw  t. 


SIN 

2.  par.  1,  p.  4^7»  g''  danno  solamente  i  j 
anni  e  6  giorni  di  pontificato.  Mori  il  i ." 
inuizo  4^3,  fu  sepolto  nella  basilica  \'a- 
ticana,  sotto  il  portico;  ma  riferisce  l*iaz- 
za  witW Emer elogio  di  Roma  a'2  marzo, 
giorno  in  cui  se  ne  celebra  la  festa,  igno- 
rarsi ove  si  conservino  le  sue  ceneri,  men- 
treaggiunge  sapersi  che  il  siiocorpo  si  ve- 
nera in  Tivoli  sua  patria,  e  le  reliquie  a 
s.  Carlo  a'  Catinari,  ed  in  s.  Stefano  ro- 
tondo; ma  nel  Diario  /?o//irtnoo almanac- 
co annuale  ecclesiastico  leggo  che  in  s  Pie- 
tro vi  è  il  corpo  di  s.  Simplicio,  e  se  ne 
celebia  la  festa  a'2  marzo.  Ci  restano  di  lui 
18  lettere.  La  s.  Sede  vacò  7  giorni. 

SINA  (s.),  martire.  F.  Miìles  (s.). 

SINA.  r.  Sis.Ai. 

SINAGOGA,  iSy«rtgogrtf.  Assemblea  o 
luogo  dell'assemblea,  congregazioneo ra- 
dunanza, luogo  ove  gli  Ebrei  (/'.)si  ra- 
dunano a  fare  orazione,  ad  esercitarvi  gli 
uffizi  della  loro  religione,  a  predicare  e 
spiegare  la  legge  Rlosaica,  oggi  comune- 
mente  chiamata  Scuola.  Dice  il  Magri, 
che  Paraxynaf^oga  fu  detta  la  congre- 
gazione illegittima,  ed  è  sinonimo  di 
Conciliabolo.  11  gran  consiglio  o  prima- 
rio tribunale  degli  ebrei  chiamavasi  Si- 
nedrio  (/'.),  e  sovrastava  pure  alle  sina- 
goghe. Alcune  volte  questo  vocabolo  di 
Sinagoga  ùev'wiiio  d-d.\  greco,  significa  tut- 
ta la  repubblica  ebrea,  come  il  nome  di 
Chiesa  denota  tutta  la  radunanza  de'cri- 
sliani  cattolici,  ed  in  questo  senso,  dice  il 
Magri,  s'intendono  le  parole  del  libro  dei 
Numeri,  e.  16:  Ducenti  quinquaginta  i'/- 
n  proceres  Synngogaej  aggiunge  che  si- 
gnifica qualunque  compagnia  di  persone 
ancorcliè  viziose,  come  ì\ìì\\' Ecclesiaste  e. 
3:  Synagogac  superbo/  uni  non  crii  sani- 
tas.  Altri  dicono  che  il  termine  di  Sina- 
goga significa  o  un'assemblea,  o  il  luogo 
del^as^eud)lea:  nel  1  .'caso  s'intende  ordi- 
nariamente della  chiesa  degli  ebrei  para- 
gonata o  opposta  a  (|uella  dc'cristiani;  co- 
sì dicesi,  che  la  sinagoga  è  schiavii,  ch'es- 
sa è  iiprovata,  che  rivale  della  chiesa  cri- 
stiana.Neli'//^}0tv///4ie  di  S.  Giovanni,  l'us- 


SIN  I  7  > 

semblea  degli  eretici  si  chiama  sinagoga. 
11  p.I\Ienochio,»5'/«ore^  centuria  5,cap.  12: 
Delle  sinagoghe  degli  ebrei,  e  dell'uso  e 
origine  loro,  spiega  i  significati  del  voca- 
bolo sinagoga  eruditamente,  che  nella  s. 
Scrittura  diceaverne  tre,  [lerchè  primie- 
icimente  si  piglia  per  tutta  la  repubblica 
dfgli  ebrei,  e  siccome  i  cristiani  chiamano 
Chiesa  l'università de'fedelijCosj  la  molti- 
tuiliue  degli  ebrei  che  professano  la  leg- 
ge mosaica  si  chiama  Sinagoga.  Nota  con 
s.  Agostino,  che  gli  a[)ostoli  ciiiamarono 
la  congiega7Ìone  degli  ebrei  anche  chiesa, 
ma  alla  chiesa  crislinna  non  diedero  mai 
il  nome  di  sinagoga,  forse  per  maggioi  di- 
stinzione dell'una  dall'altra,  tuttoché  tan- 
to sinagoga  quanto  chiesa  significhino 
congregazione.  Secondariamente  hi  paro- 
la sinagoga  si  piglia indilferentemente  per 
qualunque  congregazione,  ancorché  fosse 
di  persone  viziose,  peccatrici,  infedeli.  In 
3.°  luogo,  la  voce  sinagoga  si  piglia  [ler 
il  luoso  ove  s\\  ebrei  si  iulunanoa  farvi 
orazione  e  altre  spirituali  (unzioni.  Lai. 
di  queste  era  [ler  udir  la  pi  edica,  il  ser- 
mone o  la  spiegazione  della  s.  Scrittura 
che  facevasi dagli  set  ibi  o dottori  della  leg- 
ge nel  Sabato  {f  ■)■  ^  i  facevano  orazio- 
ne e  da  un  passo  del  libro  di  Giuditta  la 
sinagoga  è  chiamata  frcc/e-v/V?//!  orai'crnnt, 
così  in  s.  Matteo  si  legge  cap.  6,  qui  a- 
niant  in  Synagoga  orare.  Che  forma  di 
orazione  si  usasse  e  quali  preci  dicessero, 
o  salmi  recilasseto  non  si  ha  dalla  Scrit- 
tura. Finita  l'orazione  si  leggeva  qualche 
passodella  Scrittura,  e  si  faceva  il  sermo- 
ne o  dichiarazione,  e  se  vi  era  qualche  fo- 
restiere isti  Ulto  s'  invitava  ad  assistervi. 
Nelle  sinagoghe  si  punivano  alcuni  delitti 
spettanti  alla  materia  della  religionee  del- 
la legge.  Il  vocabolo  Proseuca  deriva  dal 
greco  proseuiìie,  e  significa  la  pieghiera, 
e  prendesi  [)ureper  il  luogo  delle  preghie- 
re degli  ebrei.  Le  antiche  proseuche  cor- 
rÌNpundevano  presso  a  poco  alle  moderne 
sinagoghe;  se  non  che  queste  sono  nelle 
città  e  in  luoghi  coperti,  mentre  le  pro- 
sL-uche  erano  fuuii  di  città  e  auile  rive  dei 


176  SIN 

fiumi, scnz'ullro  Icllo  fuorché  l'umbra  di 
qiialclie  albero,  o  tulio  al  piìi  in  qualche 
f^alleiiu  co[)erla.  JVclle  sinagoghe  lepre- 
ghiere  si  fiiiiiio  il)  comune,  n»a  nelle  prò- 
seuche  ciascuno  faceva  la  ^ua  particola- 
re, nel  modo  ch'egli  credeva  più  accon- 
cio. Se  ne  trova  «iieuzione  negli  Atlioip. 
16,  12,1  3,della  proseuca  diFilippi  inMa- 
cedonia,la  qua  le  era  fuori  della  città.  IMai- 
iitonide  dice  che  le  proseuche  dovevano 
essere  costruite  in  maniera,  che  quelli  i 
quali  vi  entravano  avessero  la  faccia  vol- 
tala verso  il  tempio  di  Gerusalemme,  avu- 
to riguardo  alla  situazione  del  luogo  ni  cui 
trovavasi.  L'autore  del  3."  libro  de  Mac- 
cabei parla  di  una  proseuca  degli  ebrei  di 
Egitto,  fabbricala  essa  pure  fuori  di  cit- 
tà,e  s.lipif  mio  ne  rammenta  un'altra  fab- 
bricala da'samarilaniad  imitazione  degli 
ebrei.  Lo  storico  Giuseppe  e  Filone  con- 
fondono quasi  sempre  le  proseuche  colle 
sinagoghe,  mettendo  anche  le  prime  nel- 
l'interno delleciltà.  I  princi[). di  ebrei  che 
aveano  rango  nelle  asseudjlee  del  popolo 
nel  deserto,  sono  detti  principi  della  sina- 
goga ne'libn  dell'Esodo  e  dn'Numcri.  Si 
avevano  degl'indizi  di  sinagoga  comciuo- 
godi  preghiera  fino  a'tempi  di  Eliseo,  co- 
me si  ha  dal  libro  de'/?e.  Il  Sigonio,  De 
rcpubiica  hfbracoruiii,  lib.  2, cap.  8, sli- 
ma che  si  cominciassero  a  introdurre  al 
tempo  della  cattività  di  Babilonia,  (|uan- 
do  gli  ebrei  si  trovavano  lontani  dal  tem- 
pio; ma  senza  dubbio  huono  assai  piìi  au- 
liche. Infatti  non  è  probabile  che  ima  na- 
zione numerosissima  come  quella  degli  e- 
brei,  sparsa  per  tanti  castelli  e  città,  per 
diversi  secoli  fosse  stata  senza  qualche  luo- 
go destinalo  e  assegnalo  per  le  funzioni 
religiose,  il  che  si  accenna  nel  salmo  25, 
ove  dice  David  :  In  Ecclesiis  bencdicain 
te  Domine j  e  nel  Gj:  In  Ecclesiis  beiie- 
dicile  Dtoj  nel  cap.  ao  del  librode'G;<f- 
dici  si  diteche  il  popolo  si  radunò m  Ec- 
clesiain  Dei  Maspha,  dove  pare  che  fos- 
se una  mollo  celebre  sinagoga,  e  avanti 
che  fosse  lìdìbricato  il  Tempio  (/'.)di  Sa- 
lomone ìiìCci  uòalcinuie  (  /  ,),  il  che  si  ruc- 


S  1  N 

coglie  do  vari  luoghi  della  Scriltura, do- 
ve si  fa  menzione  di  questo  luogo  di  IMa- 
sfa  e  come  anticamente  destinalo  [ler  l'o- 
razione. Dopo  i  Maccabei  si  moltiplicaro- 
no le  sinagoghe  io  modo,  che  nella  sola 
Gerusalemme  se  uecontarono 480  all'è- 
|)oca  del  suo  estremo  eccidio,  cioè  parte 
pe'citladini  gerosolimitani  epartepe'fu- 
raslieri ,  per  cui  nel  cap.  6  degli  jltii  si 
fa  menzione  delle  sinagoghe  de' libai  li  o 
libertini,  cirenesi,  alessandrini,  cilicii  ec. 
Questi  luoghi  di  preghiera  erano  edifici 
pubblici  più  alti  delle  case  particolari,  e 
ordinariamente  coperti.  La  sinagoga  dei 
liberti  era  secondo  multi  interpreti  quella 
degli  ebrei,  che  essendo  slati  condotti  co- 
me schiavi  in  Italia  da  Pompeo  e  da  So- 
cio, riacquistala  poi  la  libertà  e  ritornati 
a  Gerusalemme,  ivi  eransi  slubiliti.  Tut- 
tavolta  il  benetlettino  Liron  prelese  [no- 
vale in  una  dissertazione  non  esservi  mai 
stale  sinagoghe  in  Gerusalemme,  cioè  e- 
difici  espressamente  fabbricali  per  farvi 
letture,  islruziuni  e  preghiere,  confutan- 
do i  rabbini  che  sostengono  il  contrai  io. 
Ripeto  però,  ch'è  indubitalo  che  gli  ebrei 
a  vesserò  molte  sinagoghe  nelle  città  e  luo- 
ghi, alfeiinandolo  ancora  s.Giacoino  negli 
Atli:  Dloyses  eniin  a  teinporibus  antiqnis 
habet  insingulis  civilalibns,qui  euin  pie- 
dicenl  in  sinagogis,  ubi  per  oinne  sabba- 
luin  legilur.  Da  ciò  rilevasi  ancora  ,  che 
presso  i  giudei  vi  erano  almeno  tanti  e- 
semplari  de'sagri  volumi  quante  erano  le 
sinagoghe,  laonde  ad  unlade'bruciali  nel- 
la rovin.i  del  tempio,  moltissimi  ne  rima- 
sero ne'Iuoghi  ov'erano  lesinagoghe, cioè 
per  tutto  il  mondo  ov'eransi  sparsi  gli  e- 
brei.  In  mezzo  della  sinagoga  eravi  una 
tribuna  o  leggio  sul  quale  si  leggeva  so- 
lennemente da  quello  chedovea  parlare 
al  popolo,  il  libro  o  volume  della  legge,  il 
quale  si  custodiva  in  un  armadio  involto 
con  velo  prezioso  :  le  donne  erano  divise 
dagli  uomini.  Osserva  ramialista  Rinal- 
di,che  ivi  i  dottori  costumavano  tli  dichi.i- 
lare  la  legge  e  sopra  essa  ragionarvi,  i  lò 
che  facevano  pure  nel  Icmpio,  ove  conio- 


SIN 
IO  disputò  Gesù  Cristo  di  anni  i  2,  e  poi 
nel  sabato  costumò  d'intervenire  alla  si- 
nagoga.In  queste  pubbliche  radunanze  os- 
servavano rordinedescrilto  da  s.  Ambro- 
gio, cioè  dispulavano  sedendo,  e  i  più  an- 
ziani perla  dignità  sedevano  nelle  catte- 
dre, onde  disse  il  Signore:  Amantprimas 
calhedras  in  Syungogisj  gli  altri  ili  gra- 
do inferiore  sedevano  più  i)asso,  e  gli  ul- 
timi nel  pavimento  sopra  le  stuoie,  a  cui 
ancora  si  dava  comodità  di  dire  ciò  che 
fosse  stato  loro  rivelalo,  le  quali  cose  tut- 
te erano  da'maggiori  giudicate. Questa  u- 
sanza  molto  lodevole  s'  ingegnò  s.  l^aolo 
d'introdurre  nella  chiesa, col  nome  di  Si- 
nassi  {f^.):  s.  Paolo  predicò  in  diverse  si- 
nagoghe.Questoapostoloera  stato  il  prin- 
cipale della  sinagoga  de'cilicii,  e  fu  uno 
de'più  ardenti  a  provocare  la  lapidazione 
di  s.  Stefano,  principalnjenle  operata  dai 
discepoli  delle  Scuole  o  collegi  di  Geru- 
salemme, alla  quale' concorrevano  i  gio- 
vani da  varie  provincie  per  imparare  la 
divina  legge.  Ciascuna  sinagoga  avea  il  ca- 
po, che  i  giudei  ellenisti  chiamavano  jér- 
chisinagogo,  ed  a  Predica  notai  che  nel- 
le sinagoghe  nel  sabato  si  leggevano  e  in- 
lerpretavanodai  Rabbini {^ì^.)  alcuni  luo- 
ghi della  Scrittura;  e  che  questo  costume 
consagrato  dall'esempio  del  di  vinMaestro 
e  dagli  apostoli,  passò  alla  chiesa  cattoli- 
ca. Questa  prese  pure  altre  lodevoli  usan- 
ze dalla  sinagoga,  che  riportai  a'ioro  luo- 
ghi. La  primitiva  comunità  de' beni  dei 
primi  cristiani  eie  collette  e  distribuzione 
delle  limosine.doud'ebbero origine  le  ren- 
dite ecclesiastiche,  gli  apostoli,  siccome  e- 
brei  convertiti,  l'appi esero  dalle  siniigo- 
ghe:  la  colletta  facevasi  ne'gioini  delle  lo- 
roadunanzead  imitazione  de'giudei, ecia- 
scuno accumulava  nella  settimana  quan- 
to più  poteva,  per  darlo  a  quelli  che  a- 
veanocura  di  raccogliere  le  oblazioni.  In 
questi  luoghi  di  radiuianze  crisliane,come 
rileva  Tertulliano,  i/i/^^o/og'.jeran vi  ar- 
madi come  nelle  sinagoghe,  per  ricevere 
le  limosìne  de'  pailicolari,  e  distribuirle 
ai  poveri,  agli  oifani,alle  vedove,  agl'io- 

VOL.  LXVI. 


SIN  177 

fermi.  Siccome  nelle  sinagoghe  eranvi  al- 
cuni ministri  che  aveano  tale  incomben- 
za, così  gli  apostoli  istituirono  i  diaconi. 
Tuttora  gli  ebrei  più  facoltosi  raccolgono 
limosine  nelle  sinagoghe  o  scuole  ,  e  le 
mandano  alle  più  bisognose,secondo  l'an- 
tica usanza  de'Ioro  padri,  oltre  i  soccorsi 
che  somministrano  agli  ebrei  locali  e  ai 
forestieri.  Nell'origine  de' ministri  della 
Chiesa  ancora,  questa  imitò  la  sinagoga, 
poiché  la  sinagoga  era  composta  del  capo 
della  sinagoga  che  denominavasi  archisi- 
nagogo,  di  anziani  e  di  altri  ministri,  on- 
de con  altri  nomi  furono  istituiti.  Taluni 
sostengono,  che  gli  arcisin.igoghi  fossero 
principi  delle  provincie  ed  Esarchi  [f^.); 
ma  gli  arcisinagoghi  delle  provincie  so- 
no ignoti  del  pari  che  i  patriarchi  delle 
Provincie.  Dispersi  gli  ebrei  dopo  la  ro- 
vina di  Gerusalemme,  in  moltis^imi  luo- 
ghi ove  stabilironsi  istituirono  sinago- 
ghe; in  altri  già  esistevano,  come  in  A- 
lessandria,  ove  gli  ebrei  ricusando  di  a- 
dorare  l' iinpeiatore  Caligola,  si  videro 
innalzare  nelle  loro  sinagoghe  le  sue  sta- 
tue, come  trovo  in  Rinaldi  all'anno  4o» 
n.°  12.  Essendosi  gli  ebrei  poi  sparsi  per 
tutto  l'impero  romano,  ovunque  ebbero 
sinagoghe,  a  coprii-  le  (piali  dagl'insuili, 
incenili  e  distruzioni  de' cristiani,  molle 
leggi  fecero  gl'imperatori  anche  cristia- 
ni, le  quali  si  ponno  vedere  nel  codice  Teo- 
dosiano:  De  Judaeix  et  Caelicolif.  Da  esse 
si  apprende  quanto  fossero  facili  e  pronti 
i cristiani  in  que'tempi  a  sollevarsi  contro 
gli  ebrei,  ed  a  correre  a  bruciare  e  distrug- 
gere le  loro  sinagoghe.  In  Roma  {f'^-)\a. 
sinagoga  certamente  vi  fu  istituita  dopo 
lo  stabilimento  degli  ebrei,  ed  i  samarita- 
ni ve  la  stabilirono  nel  V  secolosollo  O- 
doacre.  Rinaldi  all'anno 4» 8,n.°  43  e  seg. 
racconta  la  meravigliosa  conversione  dei 
giudei dtill'isula  ili  Minorca,in  virtù  ilelle 
reliquie  di  s.  Stefano  protomartire, eia  si- 
nagoga fu  incendiala.  La  sinagoga  di  Poz- 
zuoli, come  derivata  dall'Alessandrina, 
n'era  quasi  un'appendice  o  colonia.  Il  Zi- 
iM\\\uì,  Degli  tiiiLchitdifìzi  ili  Rtnennafa 
i  a 


178  SIN 

p.  2o5,  traila  delle  sinagoghe  giudaiche, 
stabilile  in  quella  ciltù  da  tempo anlìchis 
sinio,  narrandocome  in  tempo  diTeodoii 
co  re  d'llalia,sdegnali  i  cristiani  ravennati 
contro  gli  ebrei,a  motivo  die  più  volte  get- 
talo a  veano  nel  fiume  le  Ol>late[F.), oslie 
da  consagrarsi  e  qualche  volta  anco  consa- 
grale, sdegnati  corseroa  bruciar  le  sinago- 
ghe ch'erano  molte.  Teodorico  seguendo 
le  leggi  romane  avea  vietato  di  fabbricar 
agli  ebrei  nuove  sinagoghe,  permettendo 
l'esistenti  e  la  loro  conservazione ,  come 
avea  dimostratocon  quelle  di  Genova  e  di 
Milano,  nonché  difendendole  dalle  usur- 
pazioni e  dalle  violenze,  come  avea  fatto 
punire  in  Roma  quelli  che  aveano  incen- 
diato una  sinagoga,  così  da  Verona  ove 
si  trovava  ordinò  al  Suo  genero  Eutarico 
Cillica,  ed  a  Pietro  vescovo  di  Ravenna, 
che  in  pena  i  ravennati  contribuissero  u- 
na  somma  per  rifabbricare  le  sinagoghe 
incendiate,  e  chi  non  poteva  pagare  fosse 
pubblicamente  frustato.  Narra  S.Gregorio 
di  Tours,  che  nel  Syg  nella  città  Aver- 
nense  5oo  e  piìi  ebrei  abbracciarono  il  cri- 
stianesimo, ed  il  popolo  ne  abbattè  la  si- 
nagoga. Papa  s.  Gregorio  I  del  Sgo  non 
approvava  che  si  distruggessero  le  sinago- 
ghe degli  ebrei,  contribuì  amorevolmen- 
te alla  conversione  d'alcuni  ebrei  di  Sici- 
lia, scrisse  a  Gianuario  vescovo  di  Caglia- 
ri che  nonsidoveano  forzare  al  battesimo, 
né  molestare  per  tal  cagione  gli  ebrei,  e 
negli  stessi  termini  scrisse  al  vescovo  diPa- 
lerrao.  Un  ebreo  neofllo  entralo  con  vio- 
lenza in  una  sinagoga,  per  convertirla  in 
chiesa  vi  pose  la  Croce  e  l'immagine  del- 
la B.  Vergine;  ma  s.  Gregorio  1  fece  to- 
gliere l'una  e  l'altra,  e  volle  che  si  lascias- 
se libera  agli  ebrei  'a  loro  sinagoga.  Egli 
scrisse  lìeW'EpisL  g,  6 1  :  »  Le  pietre  sparse 
della  sinagoga  e  del  tempio  pagano  bea 
possono  fornire  le  volte  del  santuario  cat- 
tolico, cangiarsi  in  casa  d'orazione  e  di  gra- 
zia ad  accogliere  Colui  a  cuideveognigi- 
nocchio  incurvarsi,  e  cui  deve  confessare 
ogni  lingua".  Molli  esempi  di  sinagoghe 
aljbtucìate  nelle  città  dal  popolo ,  allor- 


SIN 

quando  s'infuriava  conlrogliebrei,ci  som- 
ministrano in  ogni  tempo  le  storie  ,  che 
lungo  sarebbe  il  riferire,  talvolta  per  l'in- 
tollera  nza  de'crisliani,tale  altra  per  la  con- 
dotta biasimevole  degli  ebrei.  Degli  ebrei 
e  delle  loro  sinagoghe,  massime  delle  prin- 
cipali, ne  feci  ricordo  a'ioro  luoghi,  ed  a 
Samaria  notai  che  esiste  quella  de'sama- 
ritani;  celebri  sono  quelledi  Fitnna^  Lon- 
dra, Livorno,  Amsterdam  di  cui  parlai 
nel  voi.  L,  p.  i64-  Nello  stalo  pontificio 
Eugenio  IV  neli442  proibì  agli  ebi-ei  di 
fabbricare  nuove  sinagoghe;  Paolo  IV  nel 
I  555  ordinò  che  non  potessero  avere  piìi 
d'una  sinagoga  ne'paesi  ove  dimoravano, 
e  Sisto  V  nel  1 586  permise  loro  scuole  e 
sinagoghe,  e  pacificamente  le  posseggono  : 
quelle  di  Roma  le  descrissi  al  citato  arti- 
colo Ebrei.  R.iferisce  il  Magri,  che  al  suo 
tempo  nello  slato  ecclesiastico  ogni  sina- 
goga o  scuola  pagava  io  scudi  d'oro  all'an- 
no alla  pia  casa  de  Neofiti  {L^.)  di  Roma. 
Paolo  Medici  ebreo  convertilo,  nel  suo  li- 
bro :  Riti  e  costumi  degli  ebrei  confuta' 
ti,  nel  cap.  8  tratta,  Delle  sinagoghe,  o- 
ratorii  privati  ,  e  delle  case  degli  ebrei. 
Egli  dice,  che  hanno  gli  ebrei  alcuni  luo- 
ghi determinati  per  fare  orazione,  i  quali 
sono  chiamali  Sinagoga  dalla  voce  greca 
Sinagoghi ,  che  vale  congregazione  eadu- 
nanza, ma  tali  luoghi  comunemente  si  de- 
nominanovycwo/e.  Sono  le  sinagoghe cei  le 
stanze,  nelle  quali  alla  parte  d'oriente  vi 
è  un'  arca  o  un  armadio  chiamato  Echal 
ovvero  //ro//,  dove  gli  ebrei  tengono  con 
molta  venerazione  il  Pentateuco,  cioè  i  5 
libri  di  Mosè  (che  sono  la  Genesi,  V Eso- 
do, il  Levitico,  i  Numeri  e  il  Deulerono- 
mio:  nella  Genesi  si  contiene  la  storia  del- 
la creazione  del  mondo,  le  generazioni  da 
Adamo  in  poi,4ino  alla  morie  di  Giusep- 
pe; l'f'^o^^o  coJnpiende  la  storia  dell'usci- 
ta degli  ebrei  dall'Egitto,  fino  all'erezio- 
ne del  Tabernacolo  alle  falde  del  Sinai;  il 
Levitico  traila  principalmente  di  tullociò 
che  riguarda  le  funzioni  de  Leviti  e  dei 
Sacerdoti j  i  Numeri  comprendono  l'enu- 
merazione degli  ehi  eie  leviti  dopo  la  con- 


SIN 

sngiazione(lelTal)einacolo,cIa  sloiia del- 
la dimora  nel  deserto  e  successive  guer- 
re; il  Deittcrononiio  contiene  la  legge,  e 
la  storia  dell'avvenuto  nel  deserto  e  la 
morte  di  iMosc),  scritti  però  con  molte  su- 
perstizioni in  pergamene  coperti  di  seta, 
sovrastali  da  corona  d'argento  con  cam- 


pa 


nelli.  Oi-ni  sabato  ne  lc"£;ono  un  trat- 


tato, e  terminano  al  (ine  dell'anno  tutto 
il  Pentateuco.  iNel  mezzo  della  sinagoga 
vi  è  un  pulpito  di  legno  ove  si  appoggia 
il  libro,  ed  in  esso  leggono,  predicano  e 
pubblicano  gli  edilli  die  stabiliscono  per 
l'osservanza  d'alcune  leggi.  JNelle  pareli 
vi  scrivono  alcuni  versetti  cavati  dal  3.° 
librode'Re,edal  i  ."de'Paralipomeni, trat- 
tanti della  fabbrica  del  tempio  di  Salo- 
mone. IVon  permettono  die  vi  sia  alcuna 
immagine  o  pittura,  percliè  vietalo  dalla 
legge.  Molte  lampade  si  accendono  e  il- 
lumiuano  tutta  la  stanza;  siedono  in  mol- 
ti banchi, con  intorno  cassette  ove  tengo- 
no libii  d'orazione:  nelle  porte  sono  al- 
cune cassette  per  raccogliere  l'elemosine 
pe'poveri.  Le  donne  sono  in  luogo  sepa- 
l'ato  dagli  uomini,  o  sopra  la  sinagoga  o 
da  una  parle,con  alcune  grate  di  legno  per 
le  quali  vedono  gli  uomini  e  non  sono  ve* 
dute:  d'ordinario  le  mogli  siedono  rim- 
petto  ai  mariti.  Si  dice,  che  per  l'irrive- 
renze che  ivi  si  commettono,  pel  disordi- 
ne e  pel  modo  tumultuoso  come  alcune 
volte  procedono,  è  proverbio  fra  i  cristia- 
ni di  chiamar iSV/m^of'rt  un'adunanza  sen  • 
za  ordine,  come  afferma  Medici.  1  ricchi 
e  benestanti  poi,  hanno  nelle  proprie  ca- 
se alcune  piccole  sinagoghe, delle /«c/i/- 
hùl,  nelle  quali  orano,  ma  non  tengono  il 
libro  della  legge,  e  se  l'hanno  non  l'espon- 
gono, né  leggono.  Nell'ingresso  delle  case 
n  destra  tengono  oflissa  una  canna, den- 
tro la  quale  e  su  pergamena  sono  scritte 
le  parole  del  Deuteronomio:  Audi  Isvaely 
sino  al  verso  c),  Scrihes  ea  super  posles 
lionms  lune:  intorno  vi  è  %cv\\.\.o,Sciadaiy 
cioè  onnipotente.  Lo  canna  è  detta  Me- 
ziizàby  che  viene  toccata  e  baciata  nell'cn- 
trurce  ndl'uscire.  («li  osservanti  ddlu  le"- 


SIN  ,-9 

ce  non  tengono  nelle  case  immagini,  ma 
tpuidri  co  Coniaiidanicnli  di  Dio  in  ma- 
iusi:ole,con  bori  er.ibeschi  intorno. In  cia- 
scuna sinagoga  vi  è  il  cantore  detto  c/ia- 
zan,  che  ordina  e  intuona  le  pregiiiere, 
uncustodeche  tiene  le  chiavi  è  chiamato 
sciamar  ,  il  capo  o  principe  è  appellato 
chacam  o  archisinagogo  che  presiede  alle 
assemblee  e  ai  giudizi  che  vi  si  pronun- 
ziano. De'rabbini,  de'cacham,  de'dottori 
degli  ebrei  riparlai  all'articolo  Dotto- 
re. Dissi  a  Sa>ti,  che  la  loro  invocazio- 
ne fu  ammessa  dalla  sinago^a.  Sulle  si- 
nagoghe si  possono  consultale:  J.  Dot- 
torilo, Patris  Synagoga  jiidaica  de  jn- 
daeorum  fìdeij  ritibus,  caeremoniis  tant 
publicis  et  sacris,  quani  pra'atis  in  do- 
meslica  ^'ii'enili  rationejUnsWeae  1712. 
Giuseppe  Recco,  Discorso  sulla  ripro^ui- 
zione  della  sinagoga,  e  sulla  vocazione 
delle  genti.  Se  ne  legge  un  cenno  nel  Gior- 
naie  ecclesiastico  diRoma  1. 1  i  ,p.48.l?ao- 
loDrack  rabbino  convertito,  De  l'hai  mo- 
niede  i Eglise  et  la  Suiagogue,  cioè  Del- 
l'artnoniadellaChiesa  e  della  Sinagoga, 
ossia  perpetuità  e  cattolicità  della  religio- 
ne cristiana j  Parigi  18.4.5.  In  essa  ripro- 
dusse quanto  egli  già  avea  scritto  nelle 
Lettres  d'unRabbin  converti, Vavxi  1 82  5» 
27,6  Roma 1 833,  a'suoi  antichi  correli- 
gionari israeliti;  perfezionando  il  suo  la- 
voro, l'ampliò  in  ogni  sua  parte,  trattan- 
do pure  del  Talmude  e  della  Cibala,  che 
racchiudono  le  giudaiche  tradizioni,  mi- 
ste peròa'vaneggiamenti  rabbinici.  Ne  re- 
se contoilt.  i,p.47odegli  Annali  di  scien- 
ze religiose,  2.*  serie.  Come  il  Drach  e 
il  Lombreso,  da  ultimo  Isacco  Jarac  gii 
rabbino  d'Ivrea,  come  tra  tanti  altri  fra 
gli  ebrei  doti  issi  mi,  conobbe  far  moni  a  del 
vecchio  col  nuovo  patto,  l'armonia  della 
Sinagoga  coli aChiesa,  conobbe  e  conchiu- 
se col  suo  prolunclo  sapere,  dopo  un  ac- 
curato studio  di  più  che  25  anni,  che  il 
Cristianesimo  è  la  perfezione  ilei  Mosoi- 
smo,ccherisraclitnche  si  fa  cristiano  non 
muta  alti  imenti  sua  credenza,  sì  la  com- 
piee  perleziuua. Sincera dumpie  fu  U  sua 


i8o  SIN 

conversione,  preceduta  dn  tanto  sottile  e 
minuto  esame  deirantico  col  nuovo  Te- 
sta mento. 

SINAI  o  SINA.  Sede  vescovile  del  ce- 
lebre Monte  Sinai  dell'Arabia  Petrea  nel- 
la Siria,  il  quale  sorge  nella  penisola  che 
sporge  tra  i  golfi  di  Akaba  e  di  Suez,  al- 
l'oriente del  monte  Oreb,  ed  o  mezzodì 
del  monte  MosèoGebel  Musa.  Sul  Mon- 
te Sinai  Dio  diede  la  sua  legge  q^V Israe- 
liti (F.)  dopo  la  loro  soi-tita  dall'Egitto. 
Si  legge  nell'Esodo,  che  in  quella  circo- 
stanza tutto  il  Sinai  fu  ricoperto  d'una  fol- 
tissima nebbia, chesfolgoreggia  vano  i  lam- 
pi e  senti  vasi  il  tuono,  e  rimbombava  for- 
temente losquillantesuono  della  tromba, 
per  cui  il  popolo  ch'era  negli  alloggiamen- 
ti s'intimorì:  che  avendolo  /l7oiè(/'^.) con- 
dotto fuori  degli  alloggiamenti  incontio 
a  Dio  si  fermò  alle  falde  del  monte,  sen- 
za osare  di  avvicinarsi,  perchè  Diomede- 
simopronunziò  i  Comanda  menti  dei  De- 
calogo (^.),  e  tutto  il  popolo  r  ascoltò. 
Alcuni  eretici  Z755/^/(^.)  presero  il  nome 
di  Orchiti,  per  vantarsi  d'aver  ricevuto  la 
legge  come  Mosè  in  una  montagna  che 
chiamarono  Oreb.  11  Terzi  nella  Siriasa- 
cra  chiama  sacratissimo  questo  monte  , 
hingi  da  Gerusalemme  200  miglia,  no- 
tando che  nella  s.  Scrittura  alternamente 
si  IcggeOreb  eSinai,  perchè  radicalmen- 
te è  un  sol  monte,  ma  con  due  vertici  o 
cime  disgiunte  a  metà  di  sua  altezza  da 
una  pianura,  delle  quali  quella  chiamata 
s.  Caterina,  eh'  è  la  maggiore,  s'innalza 
H452  piedi  circa  sopra  il  Mare  Rosso  e  trae 
ilsuonomeda  un  celebre  monastero  gre- 
co che  vi  si  trova  sul  pendio  a  54oo  pie- 
di d'altezza,  dappoiché  molti  santi  uonii- 
ni  lo  frequentarono  e  vi  menarono  vita 
contemplativa.  Le  sue  sagre  memorie  de- 
stò la  generosità  de'principi  e  d'altri  pie- 
tosi a  fabbricarvi  templi,  chiostri  e  ora- 
torii.  Piincipalissimo  fra  tutti  è  il  tempio 
del  Salvatore  o  della  Trasfigurazione  alle 
radici  del  Sinai,  aggiuntovi  un  gran  mo- 
nastero pe'basiliani,  i  quali  da  più  secoli 
Io  tengono  in  custodia  sotto  il  governo  di 


SIN 

un  arci  vescovo,  esercitando  secondo  l'uso 
della  chiesa  orientale  anche  l'ufficiod'ab- 
bate.  Il  monastero  fu  fondato  sotto  Giu- 
stiniano I  del  527,  e  d'ogni  intorno  mu- 
nito di  bastioni  e  mura  per  assicurarsi  dai 
nemici  insulti,  dimorandovi  da  200  mo- 
naci di  rito  cattolico  e  scismatico,  alme- 
no a  tempo  del  Terzi,  che  asserisce  som- 
ministrargli copiosi  sussidii  i  principi  cri- 
stiani,e  1000  talleri  lo  czar  de'russi. Nella 
magnifica  chiesa  con  3  navi  e  due  ordini 
di  colonne,  singolare  pel  suo  stile  e  orua- 
toe  pel  gran  musaico  che  adorna  la  volta 
dell'abside,  in  questa  parte  racchiude  il 
corpo  di  s.  Caterina  (/'.)  vergine  e  mar- 
tire, già  collocato  sulla  cima  del  monte 
pel  ministero  degli  angeli. Attesta  Baldan- 
sel,  che  in  altri  secoli  scaturiva  dalle  sue 
ossa  un  mirabile  liquore,  ma  poi  fatto  ve- 
nale dagli  scismatici  cessò. Furono  abbati 
di  questo  monastero  s.  Giovanni  Clima- 
co  (F.),  che  pe' monaci  del  Sinai  scrisse 
l'aureo  libro  intitolato  Climaco,  e  Scala 
Paradisi:  sAnaslaiw  poi  patriarca  d'An- 
tiochia, ed  altro  Anastasio  dell'imperiale 
famiglia  Comnena  abbate  e  arcivescovo 
neli6g4-  Questa  chiesa  celebra  il  natale 
di  38  santi  monaci,  i  quali  sotto  l'impero 
d'Anastasio  li  del  7  i3  furono  ivi  decollati 
da'saraceni  in  odio  della  cristiana  religio- 
ne, enescrisse  le  vite  e  il  martirio  s.  Nilo 
abbate.  Già  nel  voi.  XLIII,  p.  192,  parlai 
de*  Martiri  di  Raita  e  del  Sinai,  marti- 
rizzati nel  373  e  onorati  a'  i4  gennaio. 
Recenti  scrittori  affermano  che  i\  Sinai  è 
sede  d'un  arcivescovato,  il  cui  titolare  di- 
mora ordinariamente  nel  Cairo;  che  tut- 
tora il  monastero  è  cinto  di  forti  mura, 
né  la  sua  porta  si  apre  che  per  accogliere 
l'arcivescovo, mentre  tutte  le  altre  persone 
che  vogliono  entrare  nel  monastero  ou- 
scirne,  vengono  introdotti  in  una  specie 
di  paniere,che  le  solle  va  e  la  cala  giù.  DA 
monastero  si  ascende  alla  vetta  del  monte 
per  mezzo  di  scaglioni  tagliati  nella  viva 
roccia,  o  forma  ti  digrossi  massi  di  pietra. 
Ne'dintorni  del  monastero  di  s.  Caterina 
vi  sono  pure  altri  luoghi  resi  celebri  da 


SIN 

una  pia  ti'adi/ione,eche  souo  visitali  dai 
crisliaui,  dagli  ebrei,  e  sino  da'oiaomet- 
taiii  :  tali  sono  il  luogo  in  cui  d'oi'dine  di 
Mosè  fu  innalzato  il  serpente  di  bronzo, 
acciò  ricuperassero  la  sanità  quelli  ch'e- 
rano stati  morsi  da'serpi;  il  sepolcro  di^Mo» 
sé  e  di  Aronne,  la  grotta  in  cui  visse  s.  A- 
uastasio,  la  pietra  dalla  quale  Mosè  fece 
scaturire  l'acqua,  e  altri.  Narra  Terzi  a  p. 
429,  che  neh  655  in  una  valle  deliziosa 
per  la  varietà  delle  piante  e  de'Hori,  e  tut- 
ta esalante  fragrantissimo  odore,  fu  tro- 
vato un  antro  con  sepolcro  nel  mezzo  di 
vivo  sasso  e  di  remota  struttura,  con  i- 
scrizione  paarmorea:  Moises  servus  Do- 
mini. Perciò  insorse  grave  contesa  tra  le 
nazioni  cristiane  orientali  per  la  custodia 
del  sepolcro,  ma  il  pascià  di  Gerusalem- 
me con  rigoroso  divieto  impedì  l'accesso 
al  luogo.  Inoltre  il  Terzi  riporta,  che  nel- 
la sua  epoca  tra  le  falde  del  Sinai  eranvi 
altri  7  monasteri  diruti  :  ili. "dove  la  C. 
Vergine  apparve  a  confortare  i  religiosi 
fiiggiti  dall'insolenze  degli  arabi;  il  2. "ove 
il  profeta  Elia  si  ritirò  dall'ira  di  Jezabel, 
e  vi  ebbe  da  Dio  molte  visioni;  il  3.°  nel 
fianco  australe  del  monte  Oreb,  ove  s. 
IMaria  Egiziaca  visse  due  anni  penitente; 
il  4-°  nella  sommità  del  monte  Oreb  con 
oratorio  e  1  altari,  uno  a  destra  ove  IMosè 
ricevè  da  Dio  le  tavole  della  legge,  altro 
a  sinistra  in  cui  egli  attonito  si  nascose, 
non  potendo  solfrire  la  gloria  splendente 
di  Dio;  il  5."  nelle  radici  del  monte,  cou- 
sagratoa'Quaranta  martiri  di  Nicomedia; 
il  G.  è  l'oratorio  nella  sommità  del  Sinai, 
ove  dagli  angeli  fu  trasferito  il  corpo  di 
s.  Caterina  e  vi  giacque  3oo  anni;  il  7.° 
ove  s.  Onofrio  eremita  menò  vita  peni- 
tente. Visitandoi  pellegrini  i  santi  luoghi 
del  Sinai,  partecipano  molte  indulgenze, 
di  cui  trattò  il  p.  Qtiaresmio,  Elucidatio 
Tenne  Sanctae.  Neì  secolo  \I  fu  istitui- 
to l'ordine  equestre  di  s.  Caterina  o  del 
Sinai  o  di  Gerusalemme  (/'•),  a  di  fesa  del  • 
la  chiesa  callolica  e  del  corpo  delia  san- 
ta, non  che  por  difendeie  e  alloggiare  i 
pellegrini  the  rccavansi  a'iuo^hi  sauli  di 


SIN  181 

Palestina{F.).  UCommanville,  Histoire 
de.  tous  les  archeveschez,  parla  della  ce- 
lebrità del  Sinai,  lo  dice  60  miglia  lungi 
dal  Mare  Rosso,  col  famoso  monastero  il 
cui  abbate  è  arcivesiiovo  onorario  di  rito 
greco  fin  dal  secolo  XII,  e  sotto  la  metro- 
poli di  Petra,  e  che  pure  i  latini  vi  ebbe- 
ro un  vescovo  a  tempo  delle  Crociale.  Al- 
l'articolo Faran,  non  solo  riparlai  con  al- 
tri autori  del  Sinai,  ma  notai  che  la  sede 
vescovile  di  Farau  fu  trasferita  al  Sinai,  ed 
è  perciò  che  trovaiisi  de'  vescovi  sotto  il 
titolo  di  Faran  o  del  Monte  Sinai.  Al  pre- 
sente Sinai  o  Sina,  Sionnen,  è  un  titolo 
vescovile  in  partibus,  sotto  il  simile  arci- 
vescovodi  Petra,che  conferisce  las.  Sede. 

SINAI,  Synaus.  Sede  vescovile  della 
Frigia  Pacaziana  sotto  la  metropoli  diGe- 
rapoli,  nella  diocesi  d'Asia,  eretta  nel  V 
secolo.  Ne  furono  vescovi:  Arabie,  pel  qua- 
le Numechio  di  Laodicea  nel  4^'  sotto- 
scrisse il  concilio  di  Calcedonia;  Fronimo 
intervenne  al  5.°  generale;  Stefano  fu  al 
7.°;Coslantinoair8.'';  Sisinno  sottoscrisse 
il  concilio  di  Fozio,  e  così  pure  fece  il  suc- 
cessore Eusebio;  Isacco  sedeva  nel  1  35  f  e 
si  recò  al  concilio  del  patriarca  Calisto  nel 
quale  fu  approvala  l'eresia  de' palamiti. 
Oricns  chr.  t.  ij  p.  8i3. 

SIN  ASSI,  Synaxis.  Adunanza,  assem- 
blea, poiché  i  greci  così  chiamarono  par- 
licolArmente  le  adunanze  cristiane  in  tem- 
po della  Persecuzione  (^.),  nelle  Cata- 
combe o  Cimiteri  (^.),  ovvero  segreta- 
mente nelle  case  private,  nelle  quali  si  ce- 
lebrava il  Sen'izio  divino  {^'.),  non  che 
consagra  vasi  I'  Eucaristia  (f  .),  o  canta- 
vansi  i  Salmi ( /^.),  o  si  faceva  la  Preghiera 
(/'.)  in  comune,  onde  si  dissero  le  sagre 
sinassi.  Ivi  si  perseverava  sino  all'ora  di 
nona  nel  salmeggiare  e  nel  cantar  le  lodi 
a  Dio.  Queste  sagre  sinassi  aveano  luogo 
principalmente  presso  ilsepolcro  de'mar- 
tiri,esi  chiamarono  3inc\\it  Stazioni  {^F.). 
Il  IMagri  nella  Notizia  de'vocaboU  eccle- 
siastici, dice  che  questa  voce  greca  signi- 
(icii  <|uello  sagre  radunanze  e  pie  conferen- 
ze che  iaccvuuQ  i  ss.  Padri  :  alcune  volle 


i82  SIN 

siguifica  l'Eucarislia, perchè  i  ciisliani  nel 
tempo  della  persecuzione  si  radunavano 
Belle  case  private  a  celebrare  \a3Icssa  (  F,) 
e  a  ricevere  la  comunione  comesi  fa  og- 
gi nella  chiesa;  denota  pure  l'orazione  e 
la  celebrazione  del  s.  Sagriftzio  {F.),  vo- 
cabolo mollo  frequente  presso  gli  antichi 
scrittori  ecclesiastici  e  de'concilii,  perchè 
per  l'orazione  e  messa  si  adunavano  i  fe- 
deli. Laonde  la  stessa  messa  fu  chiamata 
sinassi,  perchè  i  fedeli  per  assistervi  si  a- 
dunavano  in  un  medesimo  luogo;  e  si- 
nassi fu  delta  la  colletta  o  adunanza  di 
tulli  i  Sacerdoti  (F.J.  Le  Congregazio- 
ni dii'ole  (F.),  come  pie  riunioni  e  as- 
semblee, sono  in  certo  modo  figura  del- 
le sinassi  dei  primi  tempi  della  Chiesa. 
Il  p.  Zaccaria,  Ononiasticon  Rilualcy  de- 
finisce la  Synoxis:  Collalio  apud  PP. 
idem  significat,  quod  tnissa,  quia  haec 
nos  in  Christo  adunai,  et  in  iis,  qui  ea- 
deni  mensa  fruuntur,div inani  efficil  ma- 
rum  similitudinem ,  animuni  colligens  in 
unum,  ac  Deo  conjungens.  Il  Rinaldi  ne- 
gli Annali  ecclesiastici  ibi'ìì'ìsce  le  seguen- 
ti erudizieni  sulle  sagre  sinassi.  Le  adu- 
nanzeo  congregazioni  sagre  insegnale  dal- 
l'apostolo s.  Paolo  a'corinli,  e  da  lui  fatte  a 
Troade  :  dall'adunanze  de'giudei  traspor- 
tò quest'uso  nella  chiesa.  Perciò  insegnò 
a'corinli  il  modo;  Cunicon\>enilis,unus- 
quisqne  vcstrum  psalmuni  hahel,  doclri- 
nani  fiabet,  npocaljpsim  liabet,  linguani 
liahet.  A  Troade  s.  Paolo  radunati  i  fede- 
\\  a  spezzale  il  pane,  egli  disputò:  s.  A- 
goslinoegli  altri  scrittori  dicono  che  que- 
sto radiaiamenlo  fu  la  sagrasinassi,  e  che 
si  fece  in  giorno  di  domenica, secondo  le 
parole  di  s.  Luca  :  Una  auleni  sabbati 
cnm  con\'enisscmus  adfrangendum  pa- 
min.  Di  tal  sorte  era  quella  che  lo  stesso 
evangelista  racconta:  Intravil  Jisu  sccun-  ' 
duni  consueludinem  suani  die  sabbati  in 
Synagogam,  et  surrexil  legcre,  et  iradi 
tns  estilUUberlsaiae proplwtae.  In  que- 
ste adunanze  s.  Paolo  sermoneggiava,  fa- 
ceva la  Predica  {f'.);  e  di  questo  e  delle 
altre  consuetudini  delle  sinassi  ne  sono  ri- 


SIN 
masle  le  memorie  nella  Chiesa,  come  nel- 
l'uffizio divino  al  mattutino.  Traiano  vie- 
tò queste  sinassi,  e  Settimio  Severo  pure 
le  proibì.  Ed  è  perciò,  che  per  queste  e 
altre  proibizioni  di  pubblici  edilli,  i  pri- 
mitivi cristiani  non  lasciavano  tuttavia  dal 
riunirsi  ove  meglio  potevano  alla  messa 
e  agli  altri  esercizi  spirituali,  come  tesli- 
ficaDionigi  d'Alessandria. Clie  si  facessero 
le  sagre  sinassi  anche  nelle  Prigioni  [F.), 
ne  fa  testimonianza  s.  Cipriano,  e  si  legge 
pure  negli  atti  de'  Martiri  (/^.)  special- 
mente proconsolari,  che  sono  fedelissimi 
per  essere  stati  scrini  da'iiotari,  e  ne  ri- 
parlai nel  voi.  LVI,p.  36.  Altrettanto  fa- 
cevano i  cristiani  di  Roma  nelle  grotte  a- 
renarie  o  catacombe,  benché  la. persecu- 
zione talora  fosse  si  fiera,  che  quivi  anco- 
ra venivano  esclusi.  I  vescovi  procurava- 
no con  ogni  diligenza  che  vi  si  convenisse, 
e  con  un  istromento  di  legno  si  serviva- 
no per  convocar  la  sinassi,  del  quale  se- 
condoalcunice  ne  rimane  la  memoria  nel- 
la Settimana  santa, ove  tornai  a  ragionar- 
ne; ma  Rinaldi  vi  ripugna  che  col  suunu 
de'Iegnisi  provocasse  il  radunamento,  do- 
vendo eseguirsi  segretissimamente.  Nel 
monastero  di  s.  Paola  si  chiamavano  le 
monache  alla  sinassi,  col  cantar  pììialto 
dell'ordinario  V Allelnja.  Dice  inoltre  Ri- 
naldi, che  nel  tempo  della  persecuzione, 
non  polendosi  raccogliere  il  popolo  con 
pubblico  segno,  né  in  luogo  determinalo, 
veniva  ciascuno  perordine  del  vescovo  o 
del  prete  privatamente  avvisato  da  un  mi- 
nistro della  chiesa  detto  Cursore[F.):  al- 
l'istessa  opera  ancora  attendeva  il  diaco- 
no, e  scrivendo  s.  Ignazio  adHerone  dia- 
cono d'Antiochia,  gli  disse:  Synaxim  ne 
negligas,  onines  nominatini  inquire.  Non 
trovando  Rinaldi  memoria  piopriamen- 
te  con  qual  segno  si  radunassero  i  fedeli 
alle  sinassi,  forse  sarà  stato  quello  spino 
di  cui  tenni  parola  a  Cursori  apostoli- 
ci. Donata  la  pace  alla  Chiesa,  si  chiamò  il 
popolocristianoco'tinlinnabuli,e  indi  de- 
rivarono le  Campane  (/  .).  Col  vocabolo 
Synaxaria  furouo delti  i  libri  contenenti 


SIN 

le  vite  de'sanli.  1  greci  cliinraano  Sinas- 
sano,  Synaxarion,  il  libro  ecclesiastico 
in  cui  sono  raccolle  in  compendio  le  vite 
de'Ioro  santi  ,  ed  in  cui  leggasi  in  poche 
parole  il  soggetto  di  ciascuna  festa  :  Ni- 
ceforo  Calisto  è  considerato  come  uno  dei 
principali  autori  di  questa  raccolta.  In  al- 
cuni esemplari  greci  mss.  del  nuovo  Te- 
stamento vi  sono  vari  indici  o  cataloghi 
chiamati  pure  Sinassari/i  quali  rappre- 
sentano gli  Ei>angeU,  che  Sì  leggono  nel- 
le chiese  iu  ciascun  giorno  dell'anno,  ed 
anche  i  Leggendari. 

SINCELLO,  i.9^/ice//«y.  Compagno© 
abitatore,colui  il  quale  dimora  nello  stes- 
so appartamento, o  nella  medesima  came- 
ra o  Cella  [f^.)  e  perciò  detto  Syncellita. 
IVe'primi  secoli  i  vescovi,  secondo  la  legge 
diPapas.LucioI,per  prevenire  qualunque 
sospetto  svantaggioso  sulla  loro  condotta, 
tennero  seco  loro  un  ecclesiastico  che  gli 
accompagnava  dappertutto,  ch'era  testi- 
monio di  tutte  le  loro  azioni,  che  dormi- 
va nella  medesima  stanza  éeW Eijiscopio 
(Z'.);  per  questo  motivo  si  chiamò  sincel- 
lo  del  vescovo,  che  convivea  cioè  col  ve- 
scovo. Il  patriarca  di  Costantinopoli  ne  a- 
vea  molti  che  succedevansi  l'un  l'altro,  ed 
il  i.°di  tutti  chiama  vasi  Prolosincello  [f^ .). 
La  confidenza  che  il  patriarca  avea  in  es« 
si,  la  parte  che  loro  dava  nel  governo,  il 
credito  che  acquistarono  alla  corte,  rese- 
ro ben  tosto  la  carica  di  protosincello  as- 
sai considerevole,  diventò  anzi  un  titolo 
per  giugnere  al  patriarcato,  come  in  Ro- 
ma fu  ragguardevolissima  la  dignil;i  di 
arcidiacono  della  chiesa  romana  (^'.), 
poi  P/vorc( 7^^^.)  de'cardinali  diaconi, il  qua- 
le fu  paragonatoal  greco  protosincello.Per 
(juesta  ragione  talvolta  i  figli  o  fratelli 
degl'imperatori  greci  occuparono  la  cari- 
ca di  protosincello,  particolarmente  dopo 
il  secolo  IX;  i  vescovi  medesimi  ed  i  me- 
tropolitani ebbero  ad  onore  di  essere  di- 
stinti con  tale  titolo.  A  poco  a  poco  i  prò- 
tosincelli  furono  considerati:  come  il  pri- 
mo personaggio  dopo  il  patriarca,  si  cre- 
dettero aiizi  superiori  a'  vescovi  e  a'me- 


SIN  ,63 

tropolitani,  e  collocaronsi  sopra  di  essi 
nelle  ceremonie  ecclesiastiche.  Le  loro 
prerogative,  benché  assai  ristrette,  era- 
no ancora  nel  secolo  XVI  grandissime: 
nel  sinodo  tenuto  in  Costantinopoli  cou- 
tro  il  patriarca  Lucar,  che  voleva  intro- 
durre nella  chiesa  greca  gli  errori  di  Cal- 
vino, il  protosincello  figurò  come  la  2.* 
dignità  della  chiesa  di  Costantinopoli.  II 
Magri  dice  che  il  protosincello  era  con- 
fessore del  patriarca  eletto  dal  capito- 
lo, e  designa  vasi  dall'imperatore  per  suc- 
cederlo ;  altri  lo  dissero  come  vicario 
del  patriarca.  I  sincelli  nella  chiesa  d'oc- 
cidente furono  da  Ennodio  nel  V  secolo 
chiamati  Cellulari jevano  preti  e  diaconi, 
che  notte  e  giornoabitavanocol  vescovo, 
come  fanno  oggidì  i  Cappellani  a  Segre- 
tari de'vescovi.  Diversi  canoni  de'conci- 
lii  stabilirono  che  i  vescovi  non  riceves- 
sero all'udienza  donne  senza  la  presenza 
d'alcuni  preti  e  diaconi  :  allora  i  vescovi 
più  che  al  presente,  ogni  giorno,  ogni  mo- 
mento bisognava  che  ascoltassero  uomini 
e  donne.  II  libro  pontificale  di  s.  Damaso 
I  nella  vita  del  suddetto  s.  Lucio  Idei  255, 
ci  mostra  come  due  preti  e  3  diaconi  non 
potevano  mai  dipartirsi  dai  fianchi  del  ve- 
scovo, in  (|ualunque  luogo  ch'egli  si  tro- 
vasse; ed  in  oriente  pure  la  disciplina  di 
dover  avere  i  vescovi  i  sincelli  era  rigo- 
rosa. I  sincelli  erano  membri  del  Presbi- 
terio {^".),  tanto  nella  chiesa  latina  che 
nella  greca.  Esercitarono  anche  l'uflìzio 
di  Apocrisario  (  F.),  di  Arcidiacono  (  F.)^ 
e  si  chiamarono  anco  col  nome  delle  chie- 
se, come  il  sincello  della  chiesa  d'Antio- 
chia, il  sincello  della  chiesa  Gerosolimi- 
tana; diversi  concilii  prescrissero  i  sincelli 
a'vescovi,  quali  testimoni  della  loro  con- 
dotta privata  e  pubblica.  I  sincelli  non  più 
esistono  nella  chiesa  d'occidente,  e  nella 
chiesa  greca  il  protosincello  è  il  vicario 
generale  del  vescovo,  avendo  i  vescovi  o- 
rienlnli  tutfoia  i  loro  sincelli,  secomlochè 
alferma  iVardi,  che  nella  sua  opera  Dei 
pa rrochi  divevsc  nozioni  ripoila  de' sin- 
celli e  protosincclli. 


i84  SIN 

SL\CLETICA(s.),vergiue.Nacquead 
A  lessandria  in  Egitto  di  nobili  e  ricchi  gè- 
jiilori  oriundi  dalla  ^lacedonia,  e  spiegò 
fino  da'piìi  teneri  anni  un  amore  deciso 
per  la  virtù  e  per  gli  esercizi  della  reli- 
gione. Risoluta  di  vivere  in  perpetua  ver- 
ginità, ella  rifiutò  costantemente  tutti  i 
partiti  di  matrimonio,  che  essendoador- 
»ia  di  rara  bellezza  e  assai  doviziosa,  lesi 
ollersero  a  gara,  e  praticò  ogni  sorta  di 
inortifìcazione  per  sottomettere  la  car- 
ne allo  spirito.  Dopo  la  morte  de'suoi ge- 
nitori, e  provveduta  una  sorella  inferma 
che  le  rimaneva,  dispensò  tutti  i  suoi  be- 
iii  a'poveri,e  si  ritiiò  in  un  sepolcro, onde 
applicarsi  unicamente  alle  cose  del  cielo 
e  alle  austerità  della  penitenza.  Non  tar- 
dò mollo  a  trapelare  fuori  del  suo  ritiro 
il  buon  odore  delle  sue  virtù,  per  cui  raol 
te  femmine  cristiane  si  recavano  a  con- 
sultarla sopra  argomenti  di  pietà.  All'età 
di  24  anni  fu  colta  da  una  febbre  vio- 
lenta e  continua,  che  la  struggeva  a  po- 
co a  poco;  quindi  le  si  formò  una  poste- 
ma al  polmone,  ed  un  cancro  rodendole 
Je  gengive  e  la  bocca,  le  tolse  infine  l'u- 
so della  parola.  Rassegnata  al  volere  di 
Dio,  Sindetica  sopportò  con  eroica  pa- 
zienza per  tutta  la  sua  vita  gli  acerbi  do- 
lori che  le  cagionarono  queste  infermità, 
giungendo  anzi  a  bramare  che  crescesse- 
ro le  sue  solFerenze,  e  temeva  che  i  me- 
dici gliele  alleggerissero.  Tre  giorni  pri- 
ma di  sua  morte  ella  predisse  il  momen- 
lo  in  cui  la  sua  anima  si  sarebbe  sciol- 
ta dal  carcere  corporeo.  Giunta  quest'o- 
ra, ella  paive  circondata  da  una  luce  ab- 
bagliante, e  rimise  il  suo  spirito  nelle  ma- 
ni del  Creatore,  essendo  nell'  età  di  84 
anni.  Sembra  che  fiorisse  nel  IV  secolo. 
]  gieci  celebrano  la  sua  festa  a'4di  gen- 
naio, e  il  martirologio  romano  ne  fa  ri- 
cordanza il  giorno  dopo, 

SlNCRETlSTi.Conciliatori,nomeche 
sidièa'fìlosohche  si  affaticarono  per  con- 
ciliare le  did'erenli  scuole  e  i  diversi  siste- 
mi di  filosofia,  ed  ai  teologi  che  si  sono 
applicati  ud  unire  la  credenza  delle  di Ife* 


SIN 

renli  coraunioDi  cristiane.  Importando  di 
più  il  sapere  i  diversi  tentativi  che  si  fe- 
cero per  accordare  insieme  iZ/«^ermH'(/^^'.) 
e  i  Calvinisti  {f^.),ì  Proteslanli  [f^.),  os- 
sìa per  unire  gli  uni  e  gli  altri  alla  chiesa 
romana,  de'cui  sforzi  è  piena  tutta  quan- 
ta questa  mia  opera.  Basti  però  qui  il  di- 
re,chei  sincretisti  di  qualunque  SeUa[V.) 
sieno  stati,  dovettero  conoscere  che  fati- 
cavano invano  e  che  i  loro  sforzi  doveano 
necessariamente  essere  infruttuosi.  Gli  e- 
logi  che  i  protestanti  sono  prodighi  a  dar 
loroa'gioini  nostri,nientesignifìcano;il ri- 
sultato della  tolleranza  che  si  vanta  come 
l'eroismo  della  carità,  è  che  in  materia  di 
Eeligione[f^ .)àa'n:nn  privato,ciascun  dot- 
tore deve  pensare  solo  alla  sua  fede  e  non 
ingerirsi  neir  altrui.  Questo  certamente 
non  è  lo  spirito  di  Gesù  Cristo,  né  quello 
del  cristianesimo,  come  prova  Bergier  nel 
Dizionario  enciclopedico, ch.Q  fa  la  storia 
de'sincretisli. 

SINDACO,  SyndicHs.  Magistrato  di 
città, comunità, repubblica  o  principe.  Vi 
sono  pure  i  sindaci  apostolici  de'religiosi 
mendicanti,  sia  degli  ordini,  sia  de'con- 
venti  e  monasteri,  altri  avendo  il  Depu- 
tato  (^•),  che  trattano  i  loro  affari  e  ten- 
gono in  deposito  il  loro  denaro;  i  sindaci 
del  clero,  delle  diocesi,  delle  università, 
delle  confraternife,  di  altre  corporazioni, 
comelo  hanno  molli05f)e<^/rt//(/^.),echia- 
mali  anco  Spedalinghi.  In  qualche  modo 
i  sindaci  degli  ecclesiastici  e  delle  istitu- 
zioni pie  si  ponno  paragonare  agli  anti- 
chi Difensori  [f'.).  Vi  è  ancora  il  sinda- 
co che  rivede  i  conti,  minutamente  con 
sindacatura  accurata,  repetundaruni  ra- 
f/o,/a^/cmm;  sindacare  vale  eziandio  cen- 
surare, biasimare,  criminari.  Il  Vermi- 
glioli  tratta  del  Sindaco,ne\\Q  Lezioni  del 
diritto  canonico,  lez.  3q.  Dice  che  il  sin- 
daco agisce  e  difende  gì'  interessi,  cause 
e  liti  di  una  università,  di  un  collegio  o 
capitolo.  Il  sindacoèil  Procuratore  (F^.) 
costituito  ad  una  legale  corporazione  o 
congregazione  per  difenderle  in  cause  al- 
le medesime  spettanti.  Dicesi  poi  sindaco 


SIN 

de'singoli  quegli  die  tratta  le  cause  che 
derivano  dalla  interpretazione  del  nome, 
e  di  questo  intende  trattare  Veroiiglioli, 
onde  da  lui  ricaverò  un  sunto.  In  quali- 
la  di  sindaco  può  costituirsi  anche  un  e- 
slraneo,  né  importa  che  sia  del  corpo.  11 
sindaco  si  distingue  dal  procuratore,  che 
questo  si  costituisce  dal  padrone,  il  sinda- 
co dalla  università, dal  collegio  o  dallaco- 
munita,  ed  anche  da  corpo  religioso,  trat- 
tando i  loro  aHari,e  segnatamente  le  cau- 
se e  le  liti  in  giudizio;  mentre  Slndico  è 
parola  greca  che  vuol  dire  causa  che  si 
agita  In  giudizio,  secondo  il  diritto  cano- 
nico nel  titolo  Syndico.  Diversifica  il  sin- 
dac(i  dairaltore,dall'amministratore  del- 
l'università, dall'economo,  dal  curatore 
di  città  o  comunità,  poiché  il  sindaco  ge- 
licrahnente  si  costituisce  dall'università, 
collegio,  congregazione,  corporazione,  e 
si  estende  a  tutte  lecause,comprese  le  cri- 
minali, tanto  presenti  che  future  da  trat- 
tarsi senza  alcun  decreto.  K  di  necessità 
che  l'università,  corporazione,  città,  co- 
Diimità  religiosa  ahhia  il  sindaco,  poiché 
senza  questo  non  può  agire,  nèaltivamen- 
te,  né  passivamente,  né  può  stare  in  giu- 
dizio. Per  destinar  questo  sindaco  devo- 
no tutti  i  componenti  l'univei  sita, il  colle- 
gio, la  comunità, ec.  convocarsi  per  emet- 
tere il  voto  se  sono  abili  secondo  il  cobtu- 
Die  consueto,  e  tutti  quelli  intervenuti  e 
presenti  secóndo  le  costituzioni  de'ri'^pet- 
tivi  corpi  eleggere  il  sindaco,  purché  sie- 
no  due  parti,  o  la  maggior  parte  favore- 
vole per  l'elezione  del  sindaco.  Può  eleg- 
geisi  il  sindaco  dallo  stesso  corpo  se  siavi 
idoneo,  o  anche  un  estraneo,  ed  essendo 
iiloneo  deve  ()refer  irsi  l'inlividuo  dell'u- 
niversità o  corpo,  dovendosi  creilere  in 
questo  maggior  \'e>\{.\  diligenza,  allivilà  e 
premura  nel  disim[)egno  dell'ulìlcio.  Ciò 
iionostanteGregurio  IX  consiglia  l'elezio- 
ne del  sindaco  in  estranea  persona,  costi- 
tuendogli uii'adeqiiata  mercede,  essendo 
espediente, trattandosi  di  corporazi(»iie  re- 
ligiosa, che  i  religiosi  tutti  si  ap[>licliino 
ul  servizio  di  Dio  e  della  chiesa,  e  ;>liduo 


SIN  i8t; 

hmgi  dallo  strepito  delle  cose  mondane,  e 
dal  tljro  contenzioso.  ]N'é  può  essere  d'im- 
pedimento, che  i  monaci  possano  colla  li- 
cenza  del   superiore  essere   procuratori, 
mentre  ciò  si  elfettua  quante  volle  o  la  ne- 
cessità o  la  pietà  lo  esiga,  o  che  attesa  la 
miserabilità  dell'università  o  collegio  ec. 
non  possa  pagarla  mercede  al  sindaco  del- 
la chiesa  ancorché  laico  per  trattare  gli  af- 
fari non  solo  laici,ma  anche  spirituali, per- 
ché veramente  non  esercita  azione  alcuna 
spirituale,  e  così  non  é  di  alcun  ostacolo 
se  non  è  chierico,  lo  che  necessita  nell'fi- 
cononio  (A-^.)  e  nell'amministratore  delle 
cose  ecclesiastiche,  non  tanto  secolari,  ma 
anche  spirituali,  ed  appunto  per  tale  unio- 
ne non  può  ammettersi  un  secolare.  V. 
Rendita  ecclesiastica  e  Procuratori  ge- 
nerali degli  ORDi>'ip,ELir,iosi. Il  sindaco  es- 
sendo cQstituito  da  pubblica  autorità  qual 
è  l'univeisilà,  il  collegio, così  non  è  tenu- 
to nelle  cause  dar  cauzione  di  pagare  il 
giudicato,  ma  soltanto  resta  obbligato  di 
stare  in  giudizio.  Essendo  il  sindaco  per- 
sona pubblica,  che  fa  le  veci  dell'univer- 
sità che  si  presume  sempre  sia  solvibile, 
meno  il  caso  che  probabilmente  e  con  fon- 
damento si  dubitasse  del  contrario  ,  pel 
qual  effetto  il  sindaco  deve  inanima  pro- 
pria non  del  collegio  o  università  costituen- 
te giurare  di  calunnia.  Il  sindaco  presso  i 
greci  era  un  oratore  scelto  e  deputato  per 
difendere  e  sostenere  le  prerogative  d'una 
città,  d'una  provincia,  o  d'una  nazione  in- 
tera, ed  era  commissionato  con  un  altro 
di  diléndere  le  cause  ad  esse  spettanti.  Si 
legge  in  Plutarco,  che  Aristide  dagli  ate- 
niesi fu  creato  sindaco  acciò  difendesse  le 
cause  de'suoi  cittadini;  ed  uiche  in  Demo- 
stene si  trova  sovente  fatta  menzione  del 
sindiico,  ofììcio  che  riferiva  alla  pubblica 
utilità  e  difesa,  ed  ecco  come  alcuni  tan- 
no desumere  l'origine  del  sindaco.  I  sin- 
daci del  clero  e  delle  iliocesi  particolari  fu- 
rono stabiliti  per  sollecitare  e  tratiare  gli 
nlfiri  che  interessano  la  diocesi  ne'di  versi 
tribunali  :  generalmente  parlando,  i  sin- 
daci diucciJui  sono  canonici  nella  diocc- 


i86  SIN 

si,  e  partecipano  de'dirilti  del  loro  bene- 
fìcio come  gli  altri  canonici.  In  Roma  e 
ne'bassi  tempi,  tra  i  magistrati  municipa- 
li furono  istituiti  anche  i  sindaci,  ed  era- 
no scelti  dui   popolo.  A  Roma,  a  Senato 
ROMANO,  a  Carnevale  di  Roma,  nel  par- 
lare dell'antiche  pompe  del  magistrato  ci- 
vico, e  delle  feste  de'romani,  dissi  dell'in- 
tervento de'loro  sindaci.  Nel  voi.  XVII, 
p.  218,  narrai  che  lo  scismatico  impera- 
tore Lodovico  V  nel  1 328  fu  coronato  in 
Roma  da'4  sindaci;  e  nel  voi.  Ili,  p.  187, 
che  il  famoso  Cola  di  R.ienzo  tribuno  di 
Roma  (^.),  neh  54?  si  fece  creare  cava- 
liere dal  sindaco  del  popolo  romanOjil  qua- 
le per  tal  funzione  lo  elesse,  indi  corona- 
re con  quelle  7  corone  misteriose  che  ivi 
riportai.  Abbiamo  da  Vitale,  Storia  dei 
senatori  di  Roma,p.  115,  che  già  avanti 
la  coronazione  di  Lodovico  V  erasi  intro- 
dotto il  costume  di  scegliersi  tra  i  nobili 
romani  3  sindaci,  che  furono  poi  chiiima- 
tì  Conservatori,  del  qual  costume  il  Cur- 
zio, lib  7,  cap.  q,  §  223,  ne  spiega  così  il 
motivo.  Ciiminos  invaluissetcreandi Se- 
natores  alienigenas,  ignaros  romanaruni 
legiini,  et  consnetndinuvì,eumquedome- 
sliciim  coninienti  sunt  romani,  quijuri- 
bus,  et  libertati  reipnblicae  prospiceretj 
Scnaloremque  nimis  imperiosuni  coerce- 
rei.  Il  senatore  Giacomo  Savelli  fu  rimos- 
so da'sindaci  e  mandato  fuori  di  Campi- 
doglio, come  partigiano  di  Lodovico  V 
scomunicato  dal  Papa  GiovanniXXlljal- 
tii  dicono  che  il  Savelli  era  soltanto  vi- 
cario per  Roberto  re  di  Sicilia  e  senato- 
re di  Roma.  Tali  sindaci  furono  Stelano 
Colonna  signore  di  Pales  trina,  Poncello 
e  Napoleone  d'Orso.  I  due  sindaci  del  po- 
polo romano  nelle  comparse  pubbliche  del 
senatore  incedevano   dopo  i  Maestri  di 
strada  [F.);  cavalcavano  con  fornimenti 
di  velluto  rosso,  con  gualdrappa  di  panno 
rosso,  con  rnbbone  alla  senatoria  di  da- 
masco paonazzo  foderato  di  raso  creme- 
sino,  con  sottana  di  scarlatto:  eranose- 
guiti  da  due  segretari.  1  due  sindaci  del 
popolo  romano  iuterveuDero  nel  1 53G  e 


SIN 

poi  nel  1 57 1  ntW Ingresso  solenne  di  Ro- 
ni^{^.),chefecepriraa  l'impera  tore  Car- 
lo V,  e  dipoi  Marc' Antonio  Colonna  vin- 
citore di  Lepanto,  vestili  con  veste  lunga 
di  velluto  lionato,  a  cavallocon  gualdrap- 
pa di  panno  nero  con  liste  di  velluto  li- 
scio, eduestaflieri  per  uno.  Intervenne- 
ro pure  nel  Possesso  de' Papi  (/^.),  e  ne 
trovo  due  nel  1 5go  in  quello  di  Gregorio 
XIV,  vestibus  talaribus  kolosericis  puni- 
cei coloris  indilli.  I  magistrati  municipa- 
li chiamati  sindaci  furono  introdotti  an- 
che in  a  Itre  parti  d'Europa,come  inFran- 
eia,  Germania,  e  particolarmentein  Ita- 
lia, e  l'ebbero  qnasi  tutte  le  città  italia- 
ne :  riferisce  l'Orsato,  che  Padova  ebbe 
il  sindaco  del  territorio  del  suo  stato,  che 
imponeva  le  contribuzioni  e  trattava  i 
suoi  affari.  In  Recanati  nel  r2oo  il  sinda- 
co godeva  il  titolo  di  Dominus.  A  Sini- 
GAGLiA  parlo  del  suo  sindaco  deli  25o,  il 
quale  contrasse  alleanza  per  mezzo  de'ri- 
spettivi  sindaci  delle  città  di  Pesaro,  di  Fa- 
no, di  Fossombrone,  di  Cagli,  di  Jesi,  di 
A  ncona;  laonde  a  quell'epoca  questo  ma- 
gistrato erasi  già  introdotto  quasi  dapper- 
tutto lo  stato  papale.  Di  parecchi  sindaci 
delle  città  o  terre  italiane,  ne  parlai  a'Io- 
ro  articoli.  Tuttora  vi  sono  sindaci  ne'di- 
versi  stali  d'Italia,  come  in  quelli  del  re- 
gno di  Sardegna  in  terraferma,  nel  regno 
delle  due  Sicilie,  ove  sono  chiamati  gli  e- 
letti,ed  in  altri.  Leggo  in  Corsignani,  Reg- 
gia Alarsicana,  che  il  vocabolo  Sindaco 
ha  origine  greca,  e  significa  difensore  del- 
la patria, secondo l'Alciato,  Rer.  Pairiae, 
della  qual  cosasi  deve  ricordar  colui  che 
in  tal  carico  elettosi  trova.  Attualmente 
per  sindaco  intendesi  quello  eh' è  scelto 
per  prendere  cura  delle  cose  d'una  comu- 
nità od'un  corpo,  di  cui  egli  è  pur  mem- 
bro. Il  sindaco  è  incaricato  di  rispondere 
della  condotta  del  corpo  di  cui  è  capo,  e 
di  occuparsi  di  tutti  gl'interessi  della  co- 
munità, di  cui  in  qualche  modo  è  l'agen- 
te e  il  censore.  Anticamente  i  sindaci  a- 
veano  maggiore  autorità, e  lo  aveanopure 
le  grandi  città,  quale  capo  ovvero  faceu- 


SIN 
te  parte  della  magislrutura  municipale- 
gl'egli  articoli  Gontalomere,  Podestà'  e 
Priore  parlo  delle  magistrature  munici- 
pali, loro  origine,  prerogative  e  attribu- 
zioni che  hanno  nelle  Coiniinilà  o  Comu- 
ni (^.)  :  di  quelle  parziali  de'  luoghi,  in 
moltissimi  ne  ragiouai.  Al  presente  essen- 
dovi nello  stato  pontifìcio  ì\  Gonfalonie- 
re, il  Priore,  il  Sindaco,  questo  si  elegge 
dairispettivi  presidi  delle  provincie, di  che 
meglio  dico  a  Priore,  ove  riportai  notizie 
anche  riguardanti  le  rispettive  magistra- 
ture comunali,  ed  i  sindaci,  loro  attribu- 
zioni, come  del  rispetto  che  si  deve  loro 
come  capi  della  pubblica  rappresentanza 
de'Iuoghi  e  del  popolo;  non  che  dell'ono- 
re che  ne  proviene  alla  persona  e  alla  fa- 
miglia dell'eletto.  Ivi  ancora  feci  la  distin- 
zione tra  le  Città  e  le  Terre,  sul  quale  vo- 
cabolo tenni  proposito,  insieme  al  titolo 
di  ZVbi/7e  proprio  de'ca  pi  del  le  civiche  ma- 
gistrature. Pio  VII  col  moto-proprio  de'6 
luglio  1 8  1 6,  sull'organizzazione  dell'am- 
ministrazione pubblica,  dispose:»  Ne'luo- 
ghi  appodiati  \\  sarà  un  siudaco  dipen- 
dente dal  gonfaloniere  della  comimità 
principale,  col  quale  questo  terrà  corri- 
spondenza per  tutti  i  bisogni,  che  possono 
occorrere  relativamente  all'amministra- 
zione.I  consigli  comunitalivi  appena  istal- 
lati, trasmetteranno  al  delega'.o  una  no- 
ta in  triplo  delle  persone  designate,  per 
iscegliere  tra  esse  il  gonfaloniere,  gli  an- 
ziani ed  i  sindaci  II  delegato  sceglierà  nel- 
la terna  trasmessa  gli  anziani  ed  i  sinda- 
ci, ed  invierà  la  terna  pel  gonfaloniere  al 
cardinal  segretario  di  stato,  a  cui  ne  ap- 
parterrà la  scella...  Nella  fined'ogni  bien- 
nio si  piocederà  parimenti  alla  nomina 
de'imovisindaci...  Gli  altri  non  polraniio 
essere  riconfermati.  "Questa  prescrizione 
non  avrà  luogo  ne'sindaci,  i  quali  potran- 
no essere  rieletti  immcdialanienle  allo  spi- 
rare tiel  biennio".  A  Gonfaloniere  ripor- 
tai la  disposizione  di  Gregorio  XVI  sulle 
inngistrntnrc  comunali,  e  ilei  loro  abito. 
A  Priore,  nel  riprodurle  il  nuovo  orili- 
uamcnto  dello  stalo  e  claMÌiiuiziuuc  dcl- 


SliN  187 

le  comuni,  e  del  numero  proporzionato 
de'consiglieri  per  ciascuna,  notai  che  fu 
pure  stabilito  che  il  sindaco  avesse  due  ag- 
giunti, ed  egli  con  essi  uniti  rappreseutas- 
sero  gli  appodiati;  eche  i  sindaci, come  gli 
alili  capi  delle  magistrature,  fossero  ogni 
liiennio  eletti  nel  giorno  di  s.  Lucia  dal 
delegato  apostolico  della  provincia, insie- 
me agli  aggiunti. 

SINDARDO(s.),  monaco  di  Fonlenel- 
le.  E'  uno  di  quei  santi  che  diede  in  grau 
numero  la  celebre  abbazia  di  Fonteneile 
in  Normandia.  Fu  mandalo  da  s.V^andre- 
gesilo  fondatore  della  medesima,  a  Dor- 
deaux.  per  domandare  al  vescovo  di  quella 
città  alcune  reliquie  di  s.  Saturnino  ve- 
scovo di  Tolosa  e  martire.  Egli  ne  por- 
li) anche  di  s.  Amando  di  Rodez,  e  al  suo 
ritorno  s.  Audoeno  le  collocò  nella  chiesa 
fabbricala  in  onore  di  questi  santi.  Sin- 
dardo  mori  nel  662  nel  monastero  di  s. 
Amando  di  Golii  ville,  ove  dimorava,  di- 
pendente dall'abbazia  di  Fonteneile.  E 
onorato  a' 1 8  di  settembre. 

SINDOLFO  (s.),  prete.  Nato  in  Aqui- 
tania,  lasciò  la  patria,  ove  viveva  nell'e- 
sercizio di  tutte  le  virtù,  ed  acceso  dal  de- 
siderio di  giungere  a  maggior  perfezio- 
ne, andò  a  cercare  un  ritiro  nella  diocesi 
ili  Reims.  Ciò  fu  circa  il  principio  del  se- 
colo \U,  e  credesi  comunemenle  ch'egli 
allora  fosse  prete.  Fermata  la  sua  dimo- 
ra nel  villaggio  di  Aussonce,  posto  a  4 
leghe  da  Reims  verso  oriente,  visse  nella 
pili  austera  penitenza,  e  colla  sua  umil- 
tà accoppiata  a  una  continua  orazione 
trionfò  delle  tenlazioni  onde  fu  provato. 
Dava  salutari  istruzioni  a  (pielli  the  an- 
davano a  visitarlo,  e  siccome  avea  un  do- 
no particolare  per  intendere  la  s.  Scrit- 
tura, ne  faceva  le  più  felici  applicazioni, 
s'i  per  usosuo  che  per  gli  altri.  Moi'i  prima 
dflla  mela  ilei  VII  secolo,  a'ao  ottobre, 
giorno  in  cui  è  registrato  nel  mailirolo- 
gio  romano.  Restò  sepolto  nel  luogo  della 
sua  penitenza;  ma  nel  secolo  I X  il  suo  cor- 
po venne  portato  all'abbazia  di  IlaiitviU 
licrs,  pan  inculi  diilanlc  4  Icj^he  da  Ucims. 


I 


i88  SIN 

SINDONE  (ss.)  DI  GESÙ"  CRISTO. 
Bfliquia  insigne  che  si  venera  in  Torino 
nel  niagnifìcosantiiaiio  o  regia  cappella 
flella  melropolitana,  cioè  il  lenzuolo  di 
lino  nel  quale  fu  involto  il  Salvatore  dei 
mondo  quando  fu  posto  nel  s.  Sepolcro 
(Z-^.);  monumento  sagro  e  celebratissimo, 
cui  rende  testimonianza  la  s.  Scrittura,  la 
storia,  la  tradizione  di  più  miracoli,  l'au- 
torità de' Papi,  quella  de'personaggi  più 
rispettabili.  Questo  prezioso  tesoro  della 
cristiana  divozione,  pervenuto  nelle  mani 
de'monarchi  di  Savoia  {^^■),  con  gelosia 
e  venerazione  lo  custodirono  alla  tenera 
pietà  del  cattolicismo.  l  ss.  Giuseppe d' A- 
riniatea  e  Nicodenio  (/^.),  dopo  deposto 
Gesù  Cristo  [f^.)  dalla  Croce  (^^.),  lo  im- 
balsamarono ed  involsero  in  uno  stretto 
e  lungo  lenzuolo  di  lino,  chiamato  a  quei 
tempi  Sindone, e  tale  avventuroso  panno 
rimase  tinto  del  divino  Sangue  (^.)del 
medesimo  Redentore,  la  di  cui  sagratissi- 
ma  salma  tenne  durante  3  giorni  invilup- 
pata, colla  figura  del  suo  ss.  Corpo  espies- 
sa.  Come  il  Corpo  d*l  Signore  fu  collo- 
cato, Io  notai  nel  voi.  LXIV,  p.  i5i.  Il 
Corporale  (/^.)  è  cos'i  chiamato  in  me- 
moria del  Corpo  di  Cristo  che  fu  sepol- 
to in  una  sindone  monda,  onde  nella 
messa  si  pone  sopra  di  esso  il  medesimo 
Corpo  del  Signore, come  osserva  il  p.  San- 
gdlo.  Sia  nel  nascimento  della  religione 
cristiana,  ch'ebbe  culla  in  Gerusalemme, 
ove  mori,  fu  sepolto  e  risorse  il  suo  fon- 
datore e  maestro,  e  durante  i  primi  seco- 
li perseguitatadagPimperatori  roaianijsia 
dopoché  protetta  in  occidente  da  Costan- 
tino I  in  poi  da' medesimi,  la  cristianità 
in  oriente  avea  tuttavia  a  soffrire  perle 
continue  scorrerie  de'persiani,  poi  de'sa- 
raceiii,  non  ebbesi  mai  notizia  se  rinve- 
nuta fosse  e  dove  si  conservasse  la  ss.  Sin- 
done, la  quale  solo  cominciò  a  compari- 
re a'tempi  delle  prime  Croc/<2fó.  A  così  pre- 
ziosa reliquiagiàrivolgevasi  allora  l'ado- 
razione de'fedeli:  bentosto  le  vicende  guer- 
resche costrinsero  per  vari  secoli  i  posses- 
sori di  questo  iuesliuiabile  tesoro  a  Ira- 


SIN 

sporlarlo  soventi  volte  in  varie  parti  del- 
l'oriente, poi  dell'  occidente,  e  non  mai 
furono  perciò  alla  s.  reliquia  con  perfet- 
ta sicurtà,  e  per  non  interrotto  lungo  cor- 
so di  anni  tributatele  adorazioni  e  il  so- 
lennecultoche  le  era  bendovuto,  se  non 
che  dopo  che  venne  in  possesso  della  re- 
ligiosa e  regia  stirpeSabauda.Que'Ienzuo- 
li  ne' quali  s'involgevano  i  cadaveri  nel 
tempo  in  cui  venne  al  mondo  il  Salvato- 
re, chiamavansiiym^Ott/,  e  qualsiasi  altro 
pannolino  destinato  a  nettare  i  cadaveri 
dalle  lordure,  o asciugarne  il  sudore, co- 
me il  Volto  santo  (^.),  portava  il  nome 
di  Sudario  (^^.).  Solevano  gli  ebrei  sep- 
pellire i  corpi  de'defunti  involli  in  un  len- 
zuolo e  legarli  con  fascia,  come  si  appren- 
de dalla  narrazione  storica  di  s.  Lazzaro 
(/  .).  Nel  libro  de' Gm<^;ci  prendesi  lasiu- 
done  per  la  Tunica  {^V.)  o  la  sottoveste, 
che  col  mantello  formava  un  abito  com- 
pleto. Quanto  al  giovanetto  di  cui  parla 
il  vangelo,  raccontando  1'  arresto  di  Ge- 
sù, si  può  intendere  una  specie  di  veste 
da  camera  o  altro  abito  facile  da  metter- 
si o  cavarsi.  La  reliquia  della  ss.  Sindo- 
ne è  un  vero  lenzuolo,  e  il  nome  di  sindo- 
ne è  quello  che  propriamente  le  si  con- 
viene; ma  sul  medesimo  avendo  il  sangue 
e  il  sudore  dell'adorabile  corpo  di  Gesù 
lasciate  alquante  tracciechene  raffigura- 
no la  forma,  venire  perciò  chiamato  Su- 
dario. Ed  in  fatti  la  chiesa  nazionale  che 
hanno  in  Roma  i  savoiardi,  e  di  cui  par- 
lai nel  voi.  LXII,  p.  7,  è  sotto  l'invoca- 
zione del  ss.  Sudario,  con  sodalizio  pe'sa- 
voiardi  e  piemontesi.  La  tela  di  questo  len- 
zuolo è  formata  di  lino  finissimo,  ed  iu- 
gegnosameiìte  lavorata,  ma  non  di  coto- 
ne o  di  lana,  oppure  come  credettero  al- 
cuni d'amianto  (del  quale  all'articolo  Se- 
POLTURV,  e  nel  voi.  LXIV,  p.  121),  per- 
chè in  mezzo  ad  un  grande  incendio  non 
restò  consumata  (come  noi  fu  1'  asciuga- 
toio di  cui  si  servi  Cristo  nella  Lavan- 
da de  piedi,  f^,).  Certo  è  che  la  conser- 
vazione della  ss.  Sindone  non  può  esse- 
re che  relfello  della  speciale  prov videa- 


SIIV 

za  (liDioa  suo  riguardo.  Ha  !a  formn  d'un 
parallelogrammo  lungo  Spiedi  lipi;iiidi, 
2  onde  e  6  linee,  largo  2  piedi  e  9  on- 
de, qual  misura  trascurando  le  frazioni 
corrisponde  in  lunghezza  a  4  metri  e  io 
centimetri,  ed  in  larghezza  ad  un  meli  o  e 
40  centimetri.  E'  formato  da  un  sol  pez- 
zo di  tela,  e  vedesi  orlato  con  un  nastro 
di  color  celeste,  optale  operazione  fu  ese- 
guita mentre  regnava  Vittorio  Amedeo 
li,  al  fine  di  preservarlo  dalle  sfìlaccialu- 
re.  In  esso,  a  seconda  del  luogo  da  cui  si 
osserva,  più  o  meno  si  scorgono  leggiere 
tinte  di  color  bruno  rossastro  raflìguranli 
le  parli  anteriore  e  posteriore  del  corpo 
di  Gesù,  lasciatevi  dal  sudore  e  dalle  pla- 
gile delle  Spine  [V.)  nel  capo,  dalle  feri- 
te nel  costato  della  Lancia  [F.)^  nelle  ma- 
ui  e  ne'piedi  iW Chiodi  (^^.),  le  prime  di 
queste  però  non  nella  palma  della  mano, 
come  erroneamente  si  vedono  in  genera- 
le dipinte  nelle  immagini  di  Gesù  Cro- 
cefisso (^  .),  ma  vicine  al  carpo,  ossia  alla 
giuntura  della  mano  col  braccio,  e  quelle 
de'piedi  prossime  al  tarso,  vale  a  due  sul 
volgarmente  chiamato  collo  del  piede;  ed 
in  generale  dall'orribile  e  crudele  slato  in 
cui  era  stato  posto  Gesù  durante  la  Fla- 
fucilazione [V .)a\\a^  Colonna [f\)^\a  Pas- 
sione [F-).  Pi  etesero  alcimi  che  le  traccia 
del  divin  Sangue  sulla  ss.  Sindone  e  altri 
sudarli  di  Gesù  Cristo,  si  formino  piutto- 
sto colla  mistura  di  mìf'ra  e  aloe,  e  quan- 
to alla  ss.  Sindone  col  balsamo  di  cui  fu 
unto  il  sagralissimo  Corpo,  perchè  il  Re- 
dentore nel  risorgere  riassunse  tutto  il  suo 
àSangue,  onde  nulla  ve  ne  rimase  in  ter- 
ra. Di  questa  questione  parlai  a  Sangue 
l'HEZiosissiMO ,  e  può  vedersi  anche  il  [>. 
Piano,  Coinuicntnrii  f.  9., commentario  ", 
che  ricoida  la  bolla  di  l'io  II,  nella  «pia- 
le dichiarò,  non  essere  contrario  alla  (eile 
il  credere  che  in  terra  ve  ne  sia  rimasta 
«pialche  particella.  »  Che  Gesù  Cristo  in 
memoria  della  sua  passione  abbia  Liscia- 
lo sulla  terra  (pialche  parte  del  suo  San- 
gue". Di  j»iù  riproduce  queste  parole  (Iel- 
la bolla  di  GiulioII.  >•  Sembra  cerlamen- 


SIN  iSr, 

te  degno,  e  di  ragione  dovuto,  che  sia  n- 
dorata  e  venerata  essa  ss.  Sindone,  nella 
quale, comesi  dice,manifestamentesi  veg- 
gono le  reliquie  dell'umanità  diCristo,che 
la  divinità  si  avea  unito,  cioè  del  vero  di 
lui  Sangue".  Spiega  infine  ilp.  Piano  l'o- 
pinione del  dottore  s.  Tommaso.  iS'on  tro- 
vandosi documenti  anteriori  alsecoloXIlI 
che  abbiano  relazione  colla  ss.  Sindone, 
dal  I  secolo  di  nostra  era  fino  a  tale  epo- 
ca, volendo  parlare  con  severa  critica,  la 
storia  di  lei  si  poggia  su  congetture,  per 
altro  plausibili.  I\Ioltissime  pertanto  sono 
le  opinioni  degli  storici  circa  i  siti  ove  si 
conservasse  e  fosse  trasportata  la  ss.  Sin- 
done, durante  il  lungo  corso  de'prinii  X  II 
secoli;  ma  quelle  che  più  probabili  sem- 
brano, e  che  maggiormente  ponno  andar 
d'accordo  colle  storie  generali  della  Chie- 
sa e  de'vari  popoli,  e  colla  tradizione  sol- 
tanto, qui  brevissimamente  vado  ad  ;ic- 
cennare,  le  prove  polendosi  ampiamente 
leggere  nel  p.  Piano.  Risorto  Gesìi,  ere- 
desi  cheNicotlemo  principede'giudei  oca- 
po  de'seniori  o  giudici  Ae\  Sinedrio [f  .\ 
abbia  raccolto  il  s.  Lenzuolo  e  molte  al- 
tre preziose  reliquie  della  passione  di  Ge- 
sù medesimo,  del  quale  egli  occultamente 
seguiva  la  dottrina.  Scoperto  e  cercato  a 
morte  da'suoi  nemici,  fu  da  s.  Gamalie- 
le  (/  .)  suo  zio  tenuto  iiascosloin  sua  vil- 
la, alcune  miglia  distante  da  Gerusalem- 
me, ove  seco  avea  portate  le  più  prezio- 
se di  quellereliquie.  Iiiquella  villa  essen- 
do stato,  dopo  alcuni  anni,  scoperto  e  uc- 
ciso, la  ss.  Sindone  probiibilmente  lù  rac- 
colta e  nascosta  da'ci  i>liani.  Sia  poi  che 
essi  seco  la  trasportassero  allorché  si  riti- 
rarono in  Fella  (/ .),  città  del  dominio 
(Iti  re  Agiippa.edi  nuovo  la  Irasferisse- 
10  a  Gei  n.salemme  (piando  vi  (ecero  ri- 
torno l'anno  1  00  di  nostra  era,  oppure  che 
sempre  rimasta  sia  in  delta  città  ,  e  che 
quivi  nascosta  venisse  per  salvarla  dalle 
rovino  e  dalle  peisicuzioui;  o  siasi  inlinc 
che  passasse  di  mano  in  mano,  come  iii 
deposito  a  pi  ivate  persone,  e  da  esse  sem- 
pre eoo  diligenza  e  sollcciludine  occuUa- 


igo  SIN 

mente custodila,  vedendo  i  medesimi  non 
essere  allora,  a  motivo  delle  persecuzioni 
ede'continui  sconvolgimenti  politici,  an- 
cor giunto  il  tempo  di  poter  con  libertà 
epubblicamenteadorarecos'i  preziosa  me- 
moria dell'umana  rigenerazione,  atten- 
dendo momenti  più  opportuni  a  render- 
le il  dovuto  omaggio,  nulla  si  seppe  del- 
l'esistenza della  ss. Sindone. E  nonsolo  nei 
primi  secoli  i  cristiani  ebbero  gran  cura 
in  nasconderla,  che  maggior  diligenza  do- 
vettero adoprare  in  occultarla,  e  nel  VI 
e  VII  secolo  quando  i  califfi  invadevano 
e  devastavano  con  fanatismo  maometta- 
no la  Siria,  e  nell'  Vili  secolo  allorché 
sorse  la  persecuzione  contro  le  ss.  Imma- 
gini[f^ .),  mossa  e  sostenuta  dagl'impera- 
tori greci  ne'primi  del  secolo  Ville  con- 
tinuata sino  quasi  per  un  secolo.  Goffre- 
do di  Buglione  nel  1099,  entrato  co'Cro- 
cesignnti \\lioi\oso ìnGeriisaler/ime (^  •), 
fu  incontrato  da'cristiani  di  quella  città 
portanti  reliquie  e  cantando  inni  e  salmi; 
allora  appunto  si  crede  che  la  ss.  Sindo- 
ne, traila  di  dove  tenevasi  occulta,  a  lut- 
ti resa  palese,  per  lai.^  volta  si  esponesse 
alla  pubblica  adorazione.  Sebbene  Fili- 
berto Pì^tìOTìe,  Sindon  Evangelica,  ó\ca 
essere  rimasta  la  ss.  Sindone  in  Gerusa- 
lemme,finchèSaladiuo  impadronitosi  del- 
la città  nel  1  187,  i  cristiani  costretti  ad 
abbandonare  i  luoghi  santi  in  mano  de- 
gl'infedeli, consegnarono  la  ss.  Sindone 
alla  casa  de'  Lusignani,  la  quale  poscia 
regnò  in  Cipro  {f  •);  con  maggior  fonda- 
mento si  può  credere  che  la  s.  reliquia 
non  sia  rimasta  in  Gerusalemme, che  sot- 
to il  regno  de'primi  successori  di  Goffrè- 
do,cioèdi  Baldo  vi  noi, Bai  do  vi  no  II,  Folco 
e  Baldovino  III,  imperocché  a'tempi  del- 
ìaT..^ Crociata, \medeo  III  conte  di  Savo- 
ia ricevette  la  ss.  Sindone  in  dono  dal  gran 
maestro  degli  Ospedalieri;  e  mentre  face- 
va ritorno  in  Europa,  fermatosi  in  Cipro, 
vi  morì  neh  148  o  1 149,  ed  ivi  la  lasciò 
in  potere  de'greci  e  quindi  de'Lusignani, 
a'quali  fu  poi  consegnato  lo  scettro  di  quel 
regno.  In  Cipro  ricuasela  ss.  Sindouequa- 


SIN 

si  un  secolo.  Errarono  vari  scrittori  nel- 
l'affermare  esserne  stati  possessori  gl'im- 
peratori greci,  e  a  ver  costumato  portarla 
qual  vessillo  alla  testa  di  loro  armate;  er- 
rarono pur  quelli  che  pretesero  la  ss.  Sin- 
done pervenuta  alla  casa  diSavoiàda  Car- 
lotta regina  di  Cipro,  ultima  della  stirpe 
de'Lusignani,  la  quale  avrebbe  secondo 
essi  sposato  il  figlio  del  duca  Lodovico, 
avente  anche  nome  Lodovico,  perchè  un 
secolo  prima  che  la  regina  Carlotta  vives- 
se, la  ss.  Sindone  era  già  stata  portata  in 
Francia  dal  cav.  Giotìredo  di  Charny;  e 
sono  parimenti  favole  i  racconti  di  quei 
che  narrarono  essere  stata  la  ss.  Sindone 
portata  in  Europa  da  una  gentildonna  e- 
giziana,  e  lasciata  a'duchi  di  Savoia  pel 
riscatto  del  suo  marito  prigioniero  di  guer- 
ra. Il  cav. Gioffredo,valorosoe  nobile  guer- 
riero francese,  originario  della  Borgogna, 
guerreggiando  in  oriente  contro  gl'infe- 
deli, verso  il  I  33  I  acquistò  la  ss.  Sindone, 
e  la  portò  in  Francia.  Raccontasi  che  il 
cav.  Gioffredo,  dopo  il  suo  ritorno  in  Eu- 
ropa, mentre  stava  nel 1 348  all'assedio 
di  Calais  contro  gl'inglesi,  fu  preso  pri- 
gioniero; siccome  esso  agl'inglesi  duran- 
te l'assedio  a  vea  fatto  tutto  quel  male  che 
avea  potuto  pel  bene  di  sua  patria,  i  ne- 
mici rifiutarono  perciò  il  riscatto  proposto 
per  liberarlo,  e  trovandosi  egli  anche  fuo- 
ri di  speranza  d'essere  da'  suoi  liberato, 
ebbe  ricorso  alla  B.  Vergine,  facendo  vo- 
to che  se  gli  venivano  sciolte  le  catene, a- 
vrebbe  innalzato  in  suo  onore  una  chie- 
sa a  Lirey  suo  feudo  7  miglia  lungi  da 
Troyes  nella  Sciampagna.  Fatto  il  volo, 
gli  comparvero  due  angeli  in  figura  uma- 
na, i  quali  spezzali  i  di  lui  ferri,  lo  arma- 
rono da  capo  a  piedi,  ed  aperte  le  porle 
del  carcere,  salir  lo  fecero  su  veloce  ca- 
vallo, insegnandogli  la  via  per  dove  si  po- 
teasalvare.  Diede  tosto  Gioffredo  compi- 
mento al  suo  voto  edificando  la  chiesa  in 
Lirey,  ed  erigendola  altresì  in  collegiata 
nel  1 353,  vi  depose  la  ss.  Sindone  che  cu- 
stodiva e  privatamente  venerava  nel  suo 
palazzo. Gioffredo  diCharuydallesueno^- 


SIN 

ze  con  Giovanna  di  Vergy  el)l)e  in  suc- 
cessore Gioffredo  ll.eniiico  fiutlodi  que- 
sto con  Margherita  di  Poitiers  si  fu  Mar- 
j^herita  di  Charny  signora  di  ÌMonfoif,  di 
Savois  e  di  Liiey,  e  (jiiesta  fu  la  yeiilil- 
donna  che  fece  dono  del  sagro  pegno  del 
ss.  Sudario  alla  casa  di  Savoia.  Deve  per- 
tanto sapersi,  che  il  vescovo  diTroyes  non 
vedeva  di  buon  occhio  che  presso  la  sua 
cattedrale  enei  piccolo  paese  di  Lirey  si 
trovasse  una  collegiata, che  per  la  concor- 
renza straordinaria  de'  divoti  adoratori 
della  ss.  Sindone  avea  acquistata  gran  fa- 
ma. Era  pure  la  Sciampagna  in  quel  tem- 
po desolata  dalle  guerre,  e  tanto  per  l'u- 
no quanto  per  l'altro  di  questi  motivi, 
Giolfredo  II  s'indusse  neh  355  a  ritirare 
presso  di  se  la  ss.  Sindone  ed  a  venerar- 
la in  privalo.  Morto  il  vescovo,  cessata  la 
guerra,  fu  la  ss,  Smdone  restituita  alla  col- 
legiata di  Lirey,  ove  si  esponeva  solenne- 
mente alla  pubblica  venerazione;  [)er  tuli 
esposizioni  nacquerocontesecol  nuovo  ve- 
scovo, si  rinnovaiono  pure  i  disastri  del- 
la guerra,  ed  i  canonici  di  Lirey  volendo 
porre  in  salvo  la  ss.  Sindone,  versoli  i4i8 
con  diversi  arredi  sagri  la  consegnarono 
al  conte  Umberto  de  la  Roche  signore  di 
^  illar-Seyssel  ed i  Lirey, marito  della  con- 
tessa Margherita,  llconte  Umberto  portò 
la  ss.  Sindone  in  Borgogna,  e  la  conservò 
nel  suo  forte  castello  di  s.  l[)polito,  ove.  la 
faceva  con  ognisolennitàmostrareal  pub- 
blico. Morto  Umberto  nel  i  438,  Marghe- 
rita restituì  alla  collegiata  di  Lirey  i  sa- 
gri utensili,  ma  negò  di  rendere  la  ss.  Sin- 
done (|ual  tesoro  di  sua  famiglia,  e  la  ri- 
tenne sin  verso  il  i45i,  nel  (jual  tempo 
per  una  gueira  ferocemente  insorta  nella 
Borgogna,  fuggì  in  Savoia  presso  d  <luca 
Lodovico.  Frattanto  due  ladri  avendo  al- 
la contessa  Margherita  invohitu  la  ss.  Sin- 
done, e  portatisi  in  sito  appartato  per  di- 
videtsela,  uno  di  essi  prese  le  forbici  per 
tagliarla  e  rimase  colle  n)ani  storpio;  l'al- 
tro cerc.uido  di  lavarla  per  toglierle  le 
mncchiedel  divin  sangucc  venderei!  Imo, 
vide  uscir  da  esse  uu  vivo  splenilore,  che 


Sl\  ir)i 

Ioabbagliòe  privò  di  vista.  A  questo  pro- 
digio si  convertirono  i  due  ladri,  e  resti- 
tuita la  reliquia  alla  contessa  guarirono. 
Il  romore  di  questo  miracolo  fece  nascere 
nel  duca  il  desiderio  di  possedetela  ss.Sin- 
done,  ne  pregò  la  contessa,  la  quale  per 
un  nuovo  miracolosi  determinò  a  farglie- 
ne dono.  Ecco  come  procedette  il  prodi- 
gio.Cessato  il  pericolo  della  guerra,  la  con- 
tessa Margherita  preparandosi  alla  par- 
tenza, nel  i  453  mandò  avanti  i  muli  ca- 
richi del  suo  bagaglio;  ma  quando  essi 
giunsero  alla  porta  Maché,  confinante  col 
giardino  del  ducalecastello  di  Chambeiy, 
il  mulo  che  portava  la  ss.  Sindone  restò 
immobile, ed  inutilmente  si  battèe  slimo- 
lò a  camminine.  Pensò  allora  la  contessa, 
che  fosse  volontà  di  Dio  che  la  ss.  Sindo- 
ne restasse  in  Chambery,  come  rimarcò 
anche  l'annalista  Rinaldi,  e  volentieri  la 
regalò  al  duca  Lodovico.  Questi  lieto  del 
prezioso  dono  che  vagheggiava,  la  fece  de- 
[jositare  nella  chiesa  de' francescani,  ora 
metropolitana;  quindi  in  onore  del  s.  Len- 
zuolo lece  coniar  medaglie  in  oro,  aigento 
e  rame,  e  pose  in  corso  la  moneta  duca- 
ne coll'immagine  del  ss.  Sudario:  altret- 
tanto fecero!  successori  Carlo  1,  Emanue- 
le Filiberto,  e  Carlo  Emanuele  I.  11  suo 
figlio  b.  Amedeo  I X  tosto  che  seppe  il  p;i  - 
dre  Lodovico  possessore  di  tanto  tesoro, 
da  Vercelli  pellegrinando  j)el  disastroxo 
Moncenisio  si  recò  a  venerarlo  in  Cham- 
bery, e  assunto  al  trono  si  [)Ose  in  pensie 
ro  d'ampliar  la  cappella  ilei  regio  castel- 
lo per  la  conservazione  della  ss.  Sindone, 
non  vedendola  abbastanza  sicura  e  con 
corrispondente  decoro  nella  chiesa  dei 
francescani,  e  clie  si  chiamasse  la  Sanf<: 
Cappella,  per  concessione  di  Papa  Paol<) 
II.  Questa  era  stata  edificata  dal  conte  Ai- 
mone, e  riedificata  sotto  l'invocazione  di 
s.  Stefano  da  Amedeo  Vili.  ìVon  potè  e 
seguire  il  b.  Aniedco  I  .\  il  suo  pioponi- 
inento,  clic  fu  solo  compito  da  Filiberto 
II.  che  nel  d"i  i  i  giugnoi5oa  vi  trasferì 
solennemente  la  ss. Sindone, ri  posta  in  ma- 
gnilìca  cassa  d'argento  dorato,  donoiKI- 


192  SIN 

lamoglieMargherita  crAustila  figlia  del- 
l'imperatore  Massimiliano  I.La  s.  reliquia 
per  maggior  sicurezza  fu  collocata  nella 
torre  attigua  alla  Santa  Cappella,  entro 
un  forziere  a  4  chiavi,  due  delle  quali  si 
ritennero  dal  sovrano,  la  3/  fu  consegna- 
ta al  capitolo,  la  4-^  al  presidente  della  r. 
camera  de'Conli.  La  duchessa  Claudia  ve- 
dova di  Filippo  II  e  madre  di  Carlo  III, 
divolissima  della  ss.  Sindone,  la  portò  nei 
castello  di  Billiac  nel  Bugey  ov'erasi  riti- 
rata, ad  istanza  poi  del  figlio  e  per  sod- 
disfarea'voti  del  popolo  diChambery,  nel 
i5o6  la  restituì  alla  s.  cappella.  Un  nuo- 
■ve  strepitoso  prodigio  aumentò  la  som- 
ma venerazione  che  tutti  professavano  al- 
la s.  reliquia.  A'4dicembre  1 532  si  accese 
nella  s.  cappella  un  grande  incendio,  che 
fuso  il  metallo  che  racchiudeva  la  ss.Sindo- 
ne,  questa  restò  illesa,  e  solo  tocca  alquan- 
to e  affumicata  in  1 2  punti,  come  illesi  tra 
le  fiamme  restarono  anche  nelle  vesti  quel- 
li che  vi  si  erano  lanciati  per  sai  vare  que- 
sto sagro  tesoro. Carlol  Ile  il  clero  d  iCham- 
berysupplica  rono  Clemente  VII  acciòde- 
legasse  alcuno  per  la  ricognizione  della  s. 
reliquia,  e.con  bolla  de'  i4  aprile 1 533 
•vi  destinò  il  cardinal  Gorro  vedo  piemon- 
tese, il  quale  con  tutte  le  solenni  forma- 
lità dichiarò  la  ss.  Sindone  essere  l'identi- 
fica e  realmente  salvata  dall'incendio;  ed 
anche  il  Papa  e  il  sagro  collegio  la  rico- 
nobbero per  vera.  I  pellegrinaggi  alla  ss. 
Sindone  si  moltiplicarono,  anche  di  so- 
vrani, come  di  Francesco  I  pel  voto  fatto 
se  vinceva  la  battaglia  di  Marignano  con- 
tro gli  svizzeri, onde  daLione  vi  si  recò  do- 
po la  vittoria  qual  pellegrino.  Indi  Carlo 
III  per  salvarla  dalla  profanazione  delle 
guerre,  neh  536  la  trasportò  in  Vercelli 
e  poi  a  Nizza  di  Provenza,  e  nuovamente 
in  Vercelli.  Leggo  ne\l' F/istorico discor- 
so di  Cambiano,  Monuin.  hisl.  palriae 
t.  3,  che  nel  novembre  1 553  avendo  il  ma- 
resciallo di  Brisacco  preso  e  saccheggia- 
toilcaslellodi  Vercelli, volendo  por  mano 
anche  sulla  ss.  Sindone,  fu  preso  da  tanto 
timore  che  niuDo  ardì  toccarla.  Laonde 


SIN 

sembra  monifesto  che  Dio  volle  conser- 
vareallacasa  di  Savoia  questa  s.  reliquia. 
B-istabilita  la  pace,EmanueleFiliberto  nel 
1 56 ila  fece  restituire  solennemente  alla 
s.  cappella  e  vi  restò  fino  al  1578.  Con- 
siderando quel  duca,  che  perla  vicinanza 
de'furiosi  eretici  non  era  sicura  in  Gham- 
bery,  la  fece  portare  presso  a  Torino  nel 
suo  castello  di  Lucenlo ,  avvisandone  il 
cardinal  s.  Carlo  Borromeo  ch'erasi  pro- 
posto fare  il  pellegrinaggio  alla  s.  cappel- 
la. Allora  s.  Carlo  fece  a  piedi  quello  pei* 
Torino,  in  quel  modo  edificante  che  de- 
scrive il  p.  Menochio,  Stnore  t.  r,  cent.  4> 
cap.  43:  Del  Lenzuolo  nel  rateale  fu  in- 
volto il  corpo  di  Cristo  prima  di  ripor- 
lo nel  sepolcro.  Al  santo  cardinale  e  nel- 
la cattedrale  di  s.  Giovanni  gli  fu  mostra- 
ta da  g  vescovi,  indi  il  duca  per  appa- 
gare la  divota  moltitudine  la  fece  espor- 
re al  balcone  del  castello  delle  4  torri,  og- 
gi palazzo  Madama.  Alla  morte  del  du- 
ca, questi  vietò  al  successore  Carlo  Ema- 
nuele I  di  fargli  i  consueti  dispendiosi  fu- 
nerali, e  col  denaro  risparmiato  e  altre 
somme  si  cominciasse  una  magnifica  chie- 
sa in  onore  del  ss.  Sudario.  Le  continue 
guerre  ne  impedirono  l'elìettuazioneaCar- 
lo  Emanuele  I,  e  solo  ne  preparò  i  ma- 
teriali di  marmo  scoperto  presso  Mondo- 
vi.  Carlo  Emanuele  11  edificò  presso  il  pa- 
lazzo regio  e  la  cattedrale  il  sontuoso  tem- 
pio, e  Vittorio  Amedeo  lì  vi  die  compi- 
mento, e  con  gran  solennità  neli."  giu- 
gno i6q4  vi  fece  depositare  la  ss.  Sindo- 
ne. La  cappella  fu  edificata  con  bizzarro 
e  meraviglioso  disegno  del  celebre  Gua- 
rino Guarini,  sulle  mura  del  real  palaz- 
zo, per  cui  la  corte  vi  ha  accesso  da  una 
galleria  adiacente  al  salone  degli  svizzeri. 
Alle  estremità  delle  navate  laterali  della 
cattedrale  di  Torino,  due  facciate  in  mar- 
mo nero  danno  ingresso  a  due  spaziose 
gradinate,  per  le  quali  si  sale  alla  cappel- 
la, il  cui  pavimento  è  a  livello  con  quello 
dell'appartamento  reale.  Una  di  tali  por- 
te è  aperta  a  tutti,  l'altra  ^i  schiude  sol- 
tanto allorché  il  re  di  Sardegna    vestito 


SIN 

alla  reale,  vi  entra  per  accompagiinrc  le 
|MOCCSSioni  solile  farsi  quando  solenne- 
mente si  mostra  la  ss.  Sindone.  La  c;ip- 
pella  o  santuario  consiste  in  un'elevatis- 
sima rotonda  divisa  in  3  ordini  distinti 
l'uno  all'altro  sovrapposti,  e  le  cui  pareti 
sono  rivestite  di  marmo  nero.  Hi. "ordi- 
ne è  composto  di  olii  e  a  3o  colonne  mar- 
moree di  dilFercnti  grandezze,  co'capilel- 
li  di  bronzo  dorato.  Un  grand'arco  uni- 
sce la  cappella  culla  cattedrale,che  da  que- 
sta venne  separata  ultimamente  sotto  il 
legno  di  Carlo  Felice,  da  un'  invetriata 
sostenuta  da  travicelli  dorati.  Sopra  il  cor- 
nicione del  I ."  ordine  ha  base  il  2.°,  che 
comincia  a  restringersi  ;  esso  consiste  in 
3  grandissimi  archi,  tra 'quali  .sono  6  fìue- 
slroni;  si  erge  quindi  perpendicolarmen- 
te il  3. "ordine,  nel  quale  sono  6  nicchie 
con  ai  chi  sostenuti  ciascuno  da  4  colon- 
ne, nel  vuoto  de'(|uali  si  aprono  altret- 
tanti fineslroni.  Sopra  di  quell'ordine  si 
appoggia  la  cupola  d'  una  struttura  af- 
fatto singolare,  consistente  in  G  esagoni 
decrescenti  sovrapposti  gli  uni  agli  altri 
in  modo,  che  gli  angoli  di  uno  rimango 
no  collocati  sulla  metà  dc'Iati  degli  altri. 
Ouoli  lati  sono  alquanto  arcati,  e  dan- 
no comodamente  luogo  ad  un  gran  nu- 
mero di  finestre  che  sommano  a  piìi  di 
1  oo.rioisceneirinternolacupola  una  stel- 
la posta  con  tal  arte,  che  sembra  sosle- 
Mer>i  da  per  se  stessa  in  aria,  e  lascia  tra- 
vedere al  di  sopra  l'interno  d'una  guglia 
illuminata  da  altre  fiueslre,  ed  all'ester- 
no terminata  con  una  croce  poi  tante  gli 
sii  umenli  della  Passione.  Nei  mezzo 'del- 
la cajipella,  sopra  ampia  base,  è  situato 
un  altare  ideato  dall'ingegnere  Berlola; 
cs'io  ha  due  facciate,  un,»  verso  la  catte- 
drale, l'altra  verso  il  reale  palazzo,  e  vi  si 
possono  comodamente  celebrare  nel  tem- 
po stesso  due  messe.  Nel  centro  dell' al- 
iare s'innalza  un  avello  di  marmo,  chiu- 
so da  5  inferiate  dorale;  l'uvello  contie- 
ne l'urna  entro  cui  sta  l'arca  preziosis- 
sima che  chiude  la  ss.  Sindone;  al  di  so- 
pra dcH'uvcllo  vfdtsi  a  soig<re  su  mar 

VOL     LX\I. 


SIN  ic,3 

morea  base  un  gruppo  d'  angeli  in  atto 
di  sostenere  unacrocedi  cristallocirconda- 
la  da  raggi  dorati.  Gli  ornamenti  io  mar- 
mo e  bronzo  doralo  vi  sono  sfoggiati;  so- 
pra ledueporlechedannoacccssoalla  sca- 
linata, e  su  (juella  che  meltea'reali  appar- 
tamenti stanno  3  tribune  alquanto  spor- 
genti in  fuori  ;   sopra  la  balaustra  della 
grande  base  dell'altare  posano  ad  eguale 
distanza  in  vari  atteggiamenti  i  o  angeli, 
destinati  a  tener  doppieri  che  si  accendono 
secondo  le  occasioni.  Finalmente  il  pavi- 
mento di  marmo  bianco  e  celeste,  è  lutto 
con  vaghezza  seminato  di  stelle  in  bron- 
zo dorato.  Dopoché  la  metropolitana  di 
Torino  gode  questa  preziosissima  reliqiiìa 
non  fu  rimossa  che  nel  1706,  quando  la 
reale  famiglia  si  rifugiò  in  Genova,  ove 
la  portò,  siccome  il  Piemonte  venne  in- 
vaso da'fiancesi  :  nel  ileclinar  del  pas^^a- 
to  secolo  i  repubblicani  francesi  si  con- 
tentarono di  rapire  alla  magnifica  cap- 
pella del  ss.  Sudario  gli  ori^  gli  argenti 
e  le  gemme  di  cui  era  assai  allora  ricca. 
Avendo  Giulio  li  nel  1  5o6  con  bolla  de- 
gli 8  gennaio  approvata  la  confraternita 
istituita  in  Chambery  della  ss.  Sindone 
e  per  l'onore  speciale  col  quale  venera - 
vasi  la  s.  reliquia  nel  sabato  santo  enei 
seguenti  duegiorni, perciò  cunccsseindid- 
genze,  e  con  bolla  del  2  5  aprile  stabilita 
la  festa  della  ss.  Sindone  a'4  niaggin,  in 
quel  giorno  si  continuarono  a  Aire  le  sue 
pubbliche  esposizioni,  che  prima  aveano 
luogo  nel  sabato  santo.  Leone  X  confer- 
mò tale  festa  nel  1  5  1  4  non  solo  per  Cham- 
bery, ma  per  tutta  la  Savoia,  ed  il  simile 
fece  neli53o  Clemente  \  Il  che  conces- 
*9e  indulgenze  nel  venerdì  santo.  Final- 
mente Gregorio  XIII  neh  78  j  eslese  I.1 
festa  della  sn. Sindone  a  lutti  gli  stati  della 
reale  casa  di  Savoia,  di  qua  e  di  là  dai 
molili.  Trasportata  a  Tonno, la  1  .'osten- 
sione fu  fatta  da  s.  Carlo  Borromeo,  0  si 
continuò  l'annua  esposizione  a'.f  maggio; 
nia  da  due  secoli  in  poi  per  coniervare 
maggior  venerazione  alla  s.  reliquia  ,  o 
pel  tiuiorc  che  il  frequente  maneggio  del 

i3 


'94 


SIN 


s.  Lenniolo  lo  potesse  logorare,  o  per  ri- 
spainiio  (li  spesa  nella  splend'ula  pompa, 
resposizione  soltanto  ha  luogo  nelle  più 
solenni  occHsioni ,  e  di  queste  le  princi- 
pali 0  per  la  magnificenza  e  pompa  con 
cui  succedellero,  o  pe'peisonaggi  di  mol- 
la fama  che  vi  assisterono,  seguirono  nel 
J722  per  la  peste,  indi  nel  lySS  e  nel 
lySo;  ma  sontuosissima  fu  l'esposizione 
del  I  787  per  le  nozze  di  Carlo  Emanuele 
III,  e  nel  1775  pel  matrimonio  di  Carlo 
Emanuele  IV  colla  vcn.  M."  Clotilde  di 
Francia.  Ritornato  ne'suoi  stali  Vittorio 
Emanuele  I  nel  i8i4,  ordinò  l'esposizio- 
ne della  ss.  Sindone  in  ringraziamento  a 
Dio;  e  nel  seguente  i8i5  la  espose  Pio 
VII  con  l'assistenza  di  vari  vescovi:  vi 
appose  i  suoi  sigilli,  insieme  a  quelli  del 
re,  come  rileva  il  cardinal  Pacca,  Bela- 
zione  del  viaggio  di  Pio  VII  a  Genova. 
Privatamente  la  videro  prima  l'impera- 
toreNapoleone  l,epoi  nel  i  822  il  re  Carlo 
Felice.  Per  le  nozze  del  regnante  Vitto- 
rio Emanuele  II,  a'4  maggio  1842  ebbe 
luogo  la  solenne  ostensione  della  ss.  Sin- 
«lone.  I  Papi  in  onore  della  ss.  Sindone 
accordarono  non  poche  indulgenze  e  al- 
tri segnalati  favori,  dopo  di  averne  ac- 
cresciuto e  propagalo  il  culto.  Col  per- 
metterne la  festa  dierono  pure  la  facoltà 
di  celebrare  la  messa  propria  e  di  reci- 
tarne  l'uffizio,  cioè  Giulio  II  colla  bolla 
del  25  aprile,  e  Sisto  Y  accordò  la  fa- 
coltà ni  clero  e  diocesi  di  Torino  di  re- 
citare l'uffizio  proprio;  mentre  Clemente 
\'III  neh  5c)5approvò  alcune  lezioni  dei 
ss.  Padri  pel  2.°e  3.°nol turno  da  recitar- 
si fra  VÒ."  della  ftsta,  indi  si  cambiarono 
varie  antifone,  e  per  autorità  apostolica* 
si  approvarono  gl'inni  e  si  ftcerode'cam- 
bvamentkaU'anticoulUzio.lnnocenzoXllI 
permise  al  capitolo  della  cattedrale  di  To- 
rino di  recitarlo  una  volta  al  mese,  e  Be- 
nedetto XIII  concesse  di  recitarlo  ne' ve- 
nerdì non  impediti  da  rito  doppio,  agii 
ecclesiastici  degli  stali  del  re  di  Sardegna, 
tnoltre  i  Papi  per  vieppiù  infiammare  i 
fedeli  alla  divozione  della  ss.  Sindone,  iu 


SIN 

tulli  i  lempi  accordarono  loro  indulgenze 
si  plenarie  che  parziali.  Giulio  II  la  con- 
cesse plenaria  a' confessati  e  comunicati 
che  avessero  visitata  la  Santa  Cappella 
di  Chambery  il  sabato  santo  e  i  due  se- 
guenti giorni.  Leone  X  accordò  altrettan* 
lo,  ed  a  chiunque  1'  avesse  visitata  a'  4 
maggio,  o  si  fosse  trovato  presente  alla 
pubblica  esposizione  della  s.  reliquia,  o 
non  potendovi  intervenire  avesse  recitato 
5  Palei'  e  Ave  secondo  la  sua  intenzio- 
ne, e  per  la  prosperità  della  real  casa  di 
Savoia.  Clemente  VII  estese  l'indulgen- 
za ai  visitatori  AqWsl Santa  Cappella  nel 
venerdì  santo. GregorioXI  II  rinnovò  l'in- 
dulgenza plenaria  de'4  maggio  a  favore 
di  chi  avesse  visitato  la  chiesa  nella  qua- 
le allora  si  venerava  la  ss.  Sindone,  o  si 
fosse  trovato  all'esposizione.  Clemente  XI 
estese  l'indulgenza  stessa  per  2  j  aimi,  pei 
duegiorniconsecutivi  alla  festa.  Benedet- 
to XIII  concedè  indulgenza  plenaria  a  chi 
avessevisitatola  regia  cappella  del  ss.  Su- 
dario ne' venerdì  di  marzo,  ed  in  perpe- 
tuo 7  anni  d' indulgenza  al  re  e  princi- 
pi reali  per  ogni  visita.  Benedetto  XIV 
dopo  avere  rinnovato  l' indulgenza  ple- 
naria non  solo  nel  giorno  della  festa  e  due 
seguenti  giorni,  la  compartì  in  perpetuo 
per  le  pubbliche  estensioni  della  s.  reli- 
quia, di  7  anni  e  altrettante  quarantene 
in  lutti  i  venerdì  di  marzo,  ed  inoltre  con- 
cesse a  tulli  i  fedeli,  mediante  semplice 
visita  della  regia  cappella,  l' indulgenza 
plenaria  una  volta  l'anno  ad  arbitrio,  e  di 
più  agli  abitanti  di  Toi  ino  e  suoi  sobbor- 
ghi *4  altre  volte  da  assegnarsi  dal  cardi- 
nal delle  Lanze,  il  che  non  si  conosce.  Fi- 
nalmente acciò  fosse  .sen\pre  più  onorata 
la  ss.  Sindone,  i  Papi  concessero,  chel'iu- 
dulgenza  plenaria  de'4  "i^'&o**^  ''i  l>"a>fe- 
lisse  nel  giorno  in  cui  si  sarebbe  celebra- 
ta la  sua  festa,  allorquando  non  polevasi 
celebrare  nel  dello  suo  giorno  proprio  per 
la  concorrenza  della  festa  dell'  Ascensio- 
ne. Altredetlagliate notizie  si  ponno  tro- 
vare ne'seguenti.  Cardinal  GabiielePa- 
ìtoilo,  Esplicazione  della  sagra  Sindo- 


SI  \ 

ile  o  Lenzuolo  ove  fu  irwolfo  il  S.gnore, 
e  delie  piaghe  in  esso  impresse  col  suo 
prezioso  Sangue,  Bologua  i538.  (iio. 
Giacomo  Chifflel,  De  Linteis  sepulchra- 
lihus  C/im/?  etc,  AntuerpiaeiG24;  Jero- 
tonta  di  Gesù  Cristo,  o  discorso  dei  san- 
ti Sudari  di  Nostro  Signore,  Parigi  i  G3  r . 
Francesco  Avondo,  Dissertazione  per  la 
ss.  Sindone  esposta  al  pubblico  cullo  ai 
ì5  ottobre  \'j'/5  in  occasione  delle  fui- 
sfissinie  nozze  di  Carlo  Emanuele  prin- 
cipe di  Piemonte,  e  HI.'  /Adelaide  Clotil- 
de di  Francia,  Torino  i  775.  I\I.  A .  Vas- 
sallij  Discorso  sopra  la  sagra  Sindone 
di  Cesie  Cristo,  Parma  i  787.  P.  Lazza- 
ro Giuseppe  Piano  de'  minimi,  Conien- 
tarii  critico  archeologici  sopra  la  ss.  Si'i- 
donc  di  N.  S.  Gesii  Cristo  venerala  in 
Torino,  ivi  1 833.  Mg.rFilippo  Artico  ve- 
scovo d'  Asli,  Due  discorsi  del  quaresi- 
male recitato  davanti  le  LL.  i\J  M.nelii 
metropolitana  chiesa  di  s.  Giovanni  in 
Torino  l'anno  18^0,  Torino  1840.  Cenni 
sulla  ss.Sindone,sulle principali  sue  pub- 
bliche  astensioni,  e  su  quella  che  lia  luo- 
go addi  4  maggio  di  qtiest'  anno  1842, 
Torino  con  4o  intagli. 

Sl.XE  o  SliN'ITA.\Sede  vescoviiedel- 
l'Armenìa  minore  sotto  la  metropoli  di 
Melilene.  Commanville  riporta  Sinitu  o 
Sinitense,  sede  vescovile  di  Nuinidin  nel- 
l'Africa occidentale,  snlTragnnca  dell'ar- 
civescovo di  Cirta  Giulia.  Sine,  Siniten, 
di  presente  è  un  titolo  vescovile  w/j^r- 
tibus  che  conferisce  il  }*apa,  sotto  l'arci- 
vescovo pure  m^/ir^/7>«y  di  fiditene.  Gì  e- 
gorio  XVI  nei  I  838  nominò  vcscuvo  di 
Sinila  e  coadiutoi-e  del  vicaiio  apostoli- 
co di  Sut-Cliuen,  mg. ""Pietro  Antonio  Pa- 
pin  alimno  del  seminario  delle  missioni 
straniere  di  Parigi. 

S I  M:d  I\  l  (),S  A  N  F 1  ED  U I N  o  S  A  M 1  E- 
DIIIA,  Synedrio.  Gran  consiglio  o  con- 
cilio, o  senato  degli  antichi  ehrei,  ovvero 
principale  tribunale  o  adunanza  di  otti- 
mati, seniori  e  giuristi,  com[)oslo  di  70 
individui  che  avcano  l' autorità  di  trat- 
tare i  più  grivi  alfiui,  di  ainmiinstrare 


SIN  197 

la  giustizia  al  popolo,  d*  interpretare  lei 
leggi  civili  e  di  nssarne  il  senso,  mentre 
nella  Sinagoga  [F.)  si  spiegava  la  legge 
di  Dio  e  las.Scriltina;il  definire  poi  spet- 
tava al  Sommo  Sacerdote  (/^'.).  Noterò, 
che  anco  altre  nazioiìi  ebbero  il  sine- 
drio, come  Siracusa,  composto  di  5oo 
cittadini  per  temperare  la  democrazia  , 
e  ne  parlai  all'articolo  Sicilia.  Il  voca- 
bolo è  parola  corrotta  e  formata  sul  greco 
Synerlrion, che  significa  assemblea.  Gli  e- 
brei  chiamano  Sanhedrin  0  Dcth-din,  ca- 
sa del  giudizio,  una  compagnia  di  70  se- 
natori, i  quali  aveano  alla  testa  un  pre- 
sidente, non  che  il  luogotenente  e  il  sot- 
toluogotenente dello  sfesso.  Esso  radu- 
navasi  in  una  sala  sfciica,  la  metà  della 
quale  era  situata  fuori  del  tempio  di  Ge- 
rusalemme (al  cui  articolo  parlai  del  luo- 
go e  come  si  dividevano  i  componenti), 
e  r  altra  metà  nel  tempio.  [  giudici  se- 
devano nella  i  .'metà,  e  nella  2. Stavano 
in  piedi  le  parli,  non  essendo  permesso  di 
sedersi  in  quel  Iuogoreputatosauto.il  ca- 
po del  tribunale  o  assemblea  era  chiama- 
to iYfZS/o/^rmc/^fjil  suo  luogotenente. ^A- 
Belhdin,  padre  della  casa  del  giudizio,  ed 
il  sottoluogotenente  Chachani ,  saggio  , 
del  quale  riparlai  aDorroREed  a  Si:tago- 
GA.  Essi  decidevano  intorno  agli  adari  più 
importanti  della  nazione  con  un'autori- 
tà totalmente  su[)eriore  a  tutti  gli  altri 
tribunali,  che  il  re  stesso  e  il  sommo  s;i- 
cerdote  vi  erano  in  certi  casi  sottoposti.  Il 
sinedrio  fu  istituito,  secondo  diversi  «crit- 
torijda  .'1/0.^?'  (/'.)  per  cornando  di  Dio, 
come  rimarcai  a  Concilio.  1  rabbini  an- 
cora pretendono  di  rinvenire  l'origine  d.-l 
sinedrio  neir/ì"90(7o  e  ne'TVi/mer/,  per  l'or  • 
dine  che  Mosè  riceveltedal  Signoredi  ra- 
dunare 70  o  7?.  degli  anziani  iV  Israelr 
(/'.),  aHinchr  seco  soNtenessero  il  peso  ilrl 
popolo,  e  dicono  che  egli  ha  sempre  esi- 
stito anche  dopo  la  distruzione  del  tem- 
pio fatta  da'romani;  ma  i  dotti  non  soni 
d'accordo  nù  sull'oiigine,  né  sulla  distru- 
rionc  ili  questo  tribunale,  laonde  può  ve- 
dersi il  p.  Calmct  i-cl  Dizionario  della 


ì()G  SIN 

Bibbia,  e  nella  s,uaDissertnzìone^ìì\h  iva- 
iiieia  (li  amministrare  la  giustizia  presso 
gli  ebrei, e  in  particolare  sn\  Sanliedrin. 
Vorst,  nella  sua  Disseriazione  sul  San- 
hcdriìi  degli  ebrei,  dice  che  i  rabbini  ne 
tlistinguono  di  3  soita  :  il  gran  consiglio 
jf'//«//t'//v7/r  composto  di  7  i  giudici,  i  qua- 
li traila  vano  glialFari  più  importanti  del- 
la nazione;  il  piccolo  consiglio,  composto 
di  23  giudici,  venlitrevirale,  i  quali  trat- 
tavano gli  affari  pecuniari,  oltre  i  siaedii 
rn»mi'//Y7//.  Inoltre  Vorst  e  altri  preten- 
dono clic  il  gian Saiihredin  non  abbia  ri- 
cevuto la  sua  forma  se  non  sotto  i  Macca- 
bei: intorno  al  Sardiredin  trattarono  pu- 
re Wits,  Giovanni  LeClerc  ed  altri  con 
dissertazioni.  Reynier  nella  sua  Econo- 
mia pubblica  e  rurale  degli  arabi  e  de- 
gli ebrei,  sostiene  che  la  i ."  creazione  del 
gran  sinedrio  è  dovuta  a  Mosè.  Comu- 
nemente si  conviene  che  questo  supremo 
consiglio  o  corte  di  giustizia  avesse  un'au- 
torità assoluta,  comechè  gli  si  contrasti  di 
presente  l'infallibilità  in  materia  di  reli- 
gione, e  la  facoltà  di  giudicare  i  monar- 
chi. Esso  avea  il  diritto  di  vita  e  di  mor- 
te, interpretava  le  leggi,  e  a  lui  spettava  il 
giudizio  di  tutte  le  cause  ecclesiastiche;  ri- 
ceveva le  appellazioni  de'  piccoli  sinedri 
sparsi  nelle  città  della  G»/f/c<7(/'.)  e  altro- 
ve.L'annalislaRinaldi  all'anno  3  i,n."  10, 
osserva  che  il  sinedrio  era  compostodiyx 
anziani  e  maestri,  eletti  da  ÌMosè  d'ordi- 
ne di  Dio  quando  volle  che  per  suo  aiuto 
si  prendesse  70  compagni,  a'quali  furo- 
no aggiunti  due  altri,  rappresentando  le 
persone  d'fleldad  e  Medad,  i  quali  non 
essendosi  trovati  co'Ioro  colleghi  nell'as- 
semblea, perdile  erano  nel  campo  fra  la 
moltitudine,  pure  furono  come  gli  altri 
riempiti  da  Dio  dello  spirito  di  consiglio 
e  di  profezia,  per  aiutare  Mosè  nella  di- 
rezione del  suo  popolo,  e  profetarono  in 
mezzo  al  campo.  Per  la  loro  suprema  au- 
torità appartenendo  a  loro  il  giudizio  an- 
che del  re,  perchè  Erode  fu  citato  dal  si- 
nedrio, infiammato  d'ira  e  di  l'uria  con- 
tro di  loro  infeilom;levò  il  principato  del 


SIN 

sinedrio  dalla  casa  di  Davide,  vi  sostituì 
certo  A  nanelo  o  Anna,  e  lo  fece  venire  da 
Babilonia.  Imperocché  ili."  del  sinedrio 
si  chiamava  principe  de'sacerdoti,  tenen- 
dovi per  altro  il  i.°  luogo  il  sommo  sa- 
cerdote, e  l'uffizio  d'ambedue  era  come 
la  prefettura  di  Mosè  e  Aronne.  Ed  è  per- 
ciò che  quando  Gesù  Cristo  fu  calunnia- 
to venne  portato  prima  da  Anna  e  poi 
da  Caifa.  Inoltre  Erode  surrogò  a  molti 
del  sinedrio  gente  a  lui  divota  ed  inde- 
gna, uccidendo  o  esiliando  i  deposti.  Di- 
ce il  Magri  al  vocabolo  Sanhredini,  che 
così  chiamavano  gli  ebrei  il  sagro  senato 
o  consesso  de'70  savi  o  consiglieri,  i  quali 
definivano  o  risolvevano  le  questioni  ap- 
partenenti alla  legge,  a  similitudine  del 
quale  nella  chiesa  cattolica  successe  il  Sa- 
grò  Collegio  [V.)  de'cardinali.  Aggiuu- 
gCj  che  il  Sanhiedim  fu  il  consiglio  ra- 
.duuato  contro  Gesù  Cristo  ^>^.^  per  ri- 
conoscere la  di  lui  causa,  e  condannarlo 
per  essere  stala  l'accusa  in  materia  di  re- 
ligione; e  che  oltre  i  70  consiglieri  in- 
terveniva il  sommo  sacerdote  acciò  mai 
si  venisse  alla  parità  de' voti.  V'interven- 
neCaifa,  come  sommo  sacerdote  e  princi- 
pedel  sinedrio,  e  facendosi  barbaramen- 
te accusatore  e  giudice,  pronunziò  la  fa- 
tale sentenza:  Reus  eslniortisj  e  l'iniqua 
turba  de'consiglieri  del  sinedrio  già  de- 
gradato, all'empie  parole  di  Caifa  fece 
pienamente  eco:  Egli  e  degno  di  morie. 
Un  solo  de'giudici,  Giuseppe  d' Arima- 
tea  (^'^.),non  consenti  all'ingiusta  e  cru- 
dele sentenza  ;  e  lo  aderma  s.  Luca  nel 
cap.  23:  Hic  non  consenserat  Consilio^ 
etactibuseorum.  Il  rispettabile  mg.r  Ga- 
spare Grassellininel  Discorso  accademi- 
co sul  giudizio  avuto  di  Gesù  Cristo  in- 
nanzi a  Cai/asso  einnanzi  a  Pilato,  letto 
nel  1844  uella  nostra  Arcadia  e  pubbli- 
cato nel  1. 18  degli  Annali  delle  scienze 
religiose,  ecco  come  ragiona  del  sinedrio. 
--'  Il  Sinedrio,  quell'antico  e  venerabile 
tribunale  della  Giudea,  ch'era  stato  al- 
meno da'tempi  de'Maccabei,  se  pur  non 
vogliasi  più  anticamente  (che  non  inlcn- 


SIN 
diamo  noi  qui,  come  in  luogo  non  oppor- 
tuno, intranielteici  tra  le  varie  opinìurii 
che  variametite  proferirouo  suH'aiilichi- 
là  di  esso), il  consigliere  de're,  il  proiet- 
tore de'popoli,  il  vindice  dell'innocenza 
ed  il  giudice  de'piìi  gravi  aweninieuli, 
esisteva  tuttora  sotto  il  governo  de'  ro- 
mani; nel  Vangelo  slesso  lo  troviamo  so- 
vente ricordato  sotto  la  voce  di  concilio, 
e  fu  innanzi  ad  esso  che  Gesù  Ciislo  (u 
giudicato.  Sebbene  digradalo  anch'esso 
nella  generale  opinione,  e  perchè  la  ven- 
detta di  Erode  ne  avea  fatto  o  sbandire 
o  trucidare  i  più  venerabili,  ed  in  vece 
intromessivi  degli  abbietti  e  sconosciubi, 
e  perchè  la  corruzione  e  la  licenza  delle 
selle  e  delle  loro  false  e  rivali  dottrine  vi 
otteneano  ampio  seggio,  e'perchè  i  fa- 
risei, superstiziosa,  arrogante  e  larva  la  ge- 
nia lo  signoreggiavano  tra  le  allre.  Spo- 
gliato del  diritto  di  giudicare  della  vita  e 
della  niorle,  esso  conserva  va  ancora  quel- 
lo di  esaminare  e  correggere  i  delitti  che 
avessero  relazione  alla  religione,  o  a  quel- 
le antiche  costumanze  e  discipline,  che 
formavano  del  popolo  giudaico  una  co- 
munità singolare  tra  tulli  i  popoli  della 
terra,  non  solo  nella  Palestina,  ma  in  mez- 
zo  ancora  alle  grandi  nazioni  dell'  Asia 
e  dell'Africa,  tra  le  quali  erasi  mescola- 
la, ed  awa  stanza  e  sinagoga.  Ad  esso  an- 
cora pare  potersi  altrd>uire  il  conoscere 
di  tullociò  che  il  trun(|uillo  ordine  e  il  go- 
verno riguarilasse  delle  città  e  delle  catn- 
pagne,  del  commercio,  dell'agricoltura, 
delle  scuole,  del  tempio,  delle  sinagoghe, 
e  i  disturbatori  punire  del  carcere,  del- 
l'ammenila,  delle  verghe.  E  se  |)er  più 
gravi  delitti  non  era  al  sinedrio  permesso 
di  giudicare,  non  fu  insolilo  che  dui  me- 
desimo si  raccogliessero  ipieTalti  e  que- 
gli argomenti  (Il  che  si  giovasse  il  presule 
romano  ad  urdiiiaine  innanzi  il  suo  tri- 
bunale i  giudizi ....  Ma  sebbene  sceuialo 
delle  sue  facoltà,  non  lasciò  il  incdesiujo, 
lino  che  cadile  l'ebrea  repubblica,  di  oi  - 
dinari-  i  suoi  giudi/i  c«jn  quelle  fi-rine  i- 
slcssirthc  pCi  lo  pasSitto  lece,  e  d«,lU:  quu- 


SliN  197 

li  fu  sempre  ragionevolmente  glorioso.  E 
veramente  clie  alcun  tribunale  tra  quan- 
ti gli  uomini  necrearono  primacheil  Van- 
gelo non  sorgesse  a  mansuefare  gli  ani- 
mi, e  temperare  il  rigore  della  giustizia 
colla  dolcezza  della  compassione,  alcun 
tribunale  neppure  tra'greci  stessi,  oè  tra' 
romani  non  ci  oilVe  tanta  gravità  di  giu- 
dizio, tanta  diligenza  di  ricerche,  tanta 
sottigliezza  di  argomenti,  tante  guaret»- 
tigie  all'innocenza,  quanto  le  leggi  e  le 
costumanze  de'giudaici  tribunali  ne  pre- 
.scrissero  a'ioro  magistrati  ....Fu  duiKjue 
il  sinedrio  o  gran  concilio  di  Gerusalem- 
me il  tribunale  supremo  della  nazione  e- 
biea,  cui  da  ogni  inferiore  tribunale  ri- 
correvano i  giudici  d'ogni  sorta,  che  solo 
menava  sentenza  de'più  gravi  e  solenni, 
che  solo  discuteva  la  legge  e  la  tradizio- 
ne,e  nepromulgava  il  vero  intendimento 
ad  ogni  altro  magistrato.  Sua  stanza  era 
il  tempio,  suo  capo  il  sommo  sagrillca- 
tore,  suoi  giudici  i  70  elelli  parie  Ira'sa- 
cerdoli,  parte  tra*  più  gravi  o  più  dotti 
ile'principi  di  Giuda,  suoi  assessori  gli  scri- 
bi o  dottori  della  legge,  suoi  ministri  ed 
esecutori  i  leviti.  Vulcvaosi  uomini  tulli 
altem[)ali,  maturi  disemioedi  esperien- 
za, addultrinati  non  solo  nelle  leggi,  ma 
nella  più  parie  delle  umane  discipline  ; 
si  ribulla  vano  coloro  la  cui  fama  non  fosse 
immaculala,  la  cui  vita  non  fosse  scevra 
non  che  di  colpa,  ma  del  sospetto  di  col- 
pa; si  circondavano  della  comune  vene- 
razione, si  sceglievano  con  solennilà,  ti 
annoiavano  colla  imposizione  delle  ma- 
ni ;  se  ne  studiavano  l'indole,  il  tempe- 
ramento, le  abitudini;  volevasi  che  lino 
la  bellezza  e  la  maestà  della  persona  con- 
ciliasse loro  venerazione.  "  Ma  pel  giu- 
di/io dcU'innocenle  Gesù  Cristo  i  savi  or- 
dinauKMiti  altia  volta  praticali  dal  siiic- 
di  io,  furono  colla  più  atroce  violenza  lut- 
ti intieramente  calpestali;  e  con  sacrile- 
gio il  piti  nefando,  culla  più  infame  ingiù* 
sti/i.i,  i  depravati  membri  del  sinediio, 
per  vilissiuiu  consentiuionto  airingi(i><la 
0  rabbiosa  csclama^iuiiL  di  Ciiia,  scntcn- 


.q8  sin 

alarono  la  gravissima  sentenza  di  mor- 
te, e  si  ricoprirono  per  sempre  d' igno- 
U)iiiia,pel  più  iniquo  e  più  irregolare  Ira 
i  giudizi.  11  sinedrio  fu  anche  detto  colle- 
giogrande  appresso  i  giudei, come  di  som- 
n)a  autorità,  e  s.  Luca  lo  chiamò  oniiif. 
Concilium ;  ed  Erode  spogliò  il  sommo 
sacerdote  delle  prerogative  che  vi  gode- 
va in  presiedei  lo.  li  siiiedriosi  adunò  con- 
tro i  ss.  PielrOy  Giovanili  e  Paolo  (/.), 
uon  potendo  sulTiire  cheammaeslrassero 
il  popolo  nella  dottrina  di  Gesù  Cristo, 
ed  annunziassero  la  di  lui  risurrezione; 
vietarono  i  componenti  il  sinedrio  a'due 
primi  d'insegnare  tal  dottrina;  es.  Paolo 
venne  percosso  in  bocca,  il  quale  li  rim- 
proverò come  della  setta  de'farisei  e  sad 
ducei,  tutta  volta  non  fu  condannalo.  Pel 
sinedrio  s.  Stefano  (/^.)  fu  protomartire. 
11  gran  sinedrio  fu  detto  pure  pontefice 
e  profeta  per  la  sua  polen/a.  1  re  giudei 
discussero  gli  affari  e  le  cause  avanti  di 
esso,  non  solo  in  civile,  ma  eziandio  in 
criminale,  e  dipenderono  da'sinedri.  Ne- 
gli ultimi  tempi  delia  repubblica  giudai- 
ca, le  sette  serpeggiarono  nel  sinedrio, 
tia'sacerdoti  e  i  farisei.  II  gran  sinedrio, 
come  dissi, godeva  potere  giudiziale  am- 
plissimo, con  diritto  di  vita  e  di  morte, 
dal  quale  diritto  decadde  dopo  il  ricor- 
dato falso  giudizio  proferito  contro  Gesù 
Cristo,  secondo  molti  ;  altri  sostenendo 
che  ne  fu  sospeso  l'esercizio,  o  almeno 
cessò  l'autorità  sui  giudizi  criminali. Tut- 
tavolta  non  pochi  opinano,  che  il  sine- 
drio continuasse  a  giudicare  le  materie 
criminali  sino  all'eccidio  del  tempio,  e 
che  la  sospensione  fu  volontaria,  quando 
cioè  i  componenti  del  sinedrio  emigra- 
rono. Il  grande  e  magno  sinedrio  avea  il 
primato  sui  sinedri  a^inori  veiitilrevirali 
e  Iriumvirali,  che  si  componevano  dai 
singoli  che  fossero  ordinati  du'tre  con  po- 
tere anche  criminale,  eziandio  fuori  della 
terra  d'Israele.  Alcuni  però  ebbero  limi- 
tata giurisdizione  al  solo  civile,  altri  al 
solo  criminale,  o  alle  sole  cereinonie  le- 
gali, o  con  altre  lituitazioui  adatte  a'tera- 


SIN 
pi,  a'iuogi  e  alle  circostanze,  e  se  esisten- 
ti in  paesi  stranieri,  a  seconda  dell'indul- 
genza de'principi  locali.  In  tutte  le  città 
d' Israele  sederono  sinedri  venlitrevirali 
o  triumvirali  in  proporzione  della  popo- 
lazione; poiché  a  stabilire  il  i  ."si  ricerca- 
vano 120  capide'giudei,al  2. "tanti  quan- 
ti bastassero  a  prestare  le  cose  ch'erano 
necessarie  a  far  lecitamente  dimorare  il 
discepolo  del  sa|)ienle.  Fuori  della  terra 
d'Israele,  ne' luoghi  ove  i  giudici  erano 
soggetti  a'gentili,non  in  tutte  le  città,  ma 
solo  nelle  singole  provincie  giudicavano 
i  sinedri  ventilrevirali  o  Irinnivirali.  I 
rapporti  de'sinedri  minori  col  gran  sine- 
drio maggiore  e  capo  sedente  in  Gerusa- 
lemme e  nel  tempio,  si  eseguivano  per  e- 
pistole  e  per  Jegazioni.  I  principi  o  pri- 
mati del  gran  sinedrio,  erano  i  didascali 
0  rabban  o  rabbini,  de'  quali  riparlai  a 
Sinagoga.  Di  essi  non  furono  decorati  i 
sinedri  provinciali,  i  quali  erano  sovra- 
stati da  un  altro  genere  di  primati  o  rab» 
bini,  ai  cisinagoghi  minori,  ed  erano  co- 
me patriarchi  delle  provincie.  In  queste 
il  sinedrio  era  uno  solo,  le  sinagoghe  e  le 
proseuche  erano  varie.  In  Egitto  il  nome 
di  senato  si  confuse  col  sinedrio  provin- 
ciale egiziano,  ed  i  capi  si  dissero  etnar- 
chi,  mentre  quelli  stabiliti  in  Babilonia 
nella  cattività,  si  chiamarono  eci/ialotar- 
chi.  Dopo  la  vocazione  delle  genti,  in  cui 
i  gentili  proseliti  furono  ammessi  in  folla 
al  bene  della  grazia,  come  i  proseliti  giu- 
dei, le  chiese  si  fondarono  ne'luoghi  dei 
sinedri  anche  fuori  della  terra  d'Israele; 
e  fu  allora  che  il  gius  del  gran  sinedrio 
passò  da  Gerusalemme  ad  Antiochia,  o- 
ve  s.  Pietro  avea  fondato  la  cattedra  ape- 
stoIica,e  della  quale  meglio  trattai  a  Siria, 
Quindi  la  Gerarchia  ecclesiastica  (/^'.) 
in  certo  modo  si  modellò  sulla  giudaica, 
ed  anche  sulle  romane  magistrature,  cos'i 
\eDiocesie  i  /^V5coiv/^/(F.)  Questa  famo- 
sa corte  di  giustizia  del  sinedrio,  non  pò  - 
tè  sopravvivere  al  soqquadro  di  Gerusa- 
lemme, e  non  si  trova  nelle  storie  n;o- 
derne  nulla  che  vi  abbia  relazione,  ad  ec- 


SI  N 
cezione  tl'un  concilio  die  gli  ebrei  tenne- 
ro nel  secolo  XV II,  elicili  Basniige ci  con- 
servò alcune  parlicolurilù  nella  sua  i5ìro//<i 
degli  ebrei  lib.  9,  cap.  35.  Quell'assem- 
blea ebbe  luogo  nella  pianura  di  Ageda, 
3o  miglia  lungi  da  Buda,  per  esamiua- 
le  tulio  i|uel!o  che  concerneva  il  Messia 
(/^.),  e  per  decidere  se  era  o  00  venuto 
al  niondo.  Alcuni  rabbini  opioarooo  per 
la  credenza  che  fosse  venuto,  ma  la  vit- 
toria riuscì  per  l'opinione  contiaria,  per 
cui  si  concluse  the  abbisognava  allribui- 
re  airiuìpenilenza  e  a'peccali  le  vere  ca- 
gioni di  ri  lardo  s'i  funesto.  Alcuni  trova- 
rono i  caralteii  del  Messia  in  Elia,  altri 
in  Gesù  disio,  ma  i  dottori  deliberaro- 
no che  d  Messia  coniparirù  da  conqui- 
stalo! e,  e  che  nascerà  da  una  vergine.  Nel 
voi.  XXI,  p.  I  I ,  ricordai  il  gran  sineilrio 
degli  ebrei,  fallo  rinascere  m  Parigi  nel 
1  BoGdaNapoleone  I.SuH'aulicosi  ponno 
consuItnierSeideiMi,  De Synedriisj  Giu- 
seppe Ebreo  e  Filone,  De  Judiciis;  Sal- 
vador, Hisloire  dcs  instilulions  de  Mai'- 
se,  e  nel  trattato  de  Sjnedriis.  CenedcUo 
]]acchini  cassinese,  De  ecclesiaslicae  Ilie- 
rarchiae  orininibits  dissertatio,  Modena 
I  703,  contro  la  (piale  scrisse  Dupin  nel- 
la sua  Biblioteca  degli  scrillori  ecclesia- 
stici, ma  anch'egli  aidde  in  molti  errori 
e  lo  confcssò. 

SLNFORIANO  (s.),  martire.  Nacque 
ad  Aulun  nelle  Gallie  di  famiglia  nobi- 
le e  cristiana,  fu  battezzato  da  s.  Ceni- 
gno ,  venne  istruito  con  diligenza  nelle 
scienze  divine  ed  umane, e  per  le  sue  belle 
prerogative  si  meritò  la  slima  universa- 
le. Un  giorno  in  cui  portavasi  per  le  vie 
di  Autun,  sopra  un  carro  magnificanieu- 
te  ornalo,  il  simulacro  di  Cibele,  ch'era 
ivi  onorata  di  un  culto  speciale,  avendo 
Sinfoiiano  ricusato  di  prender  porle  n 
questa  festa  pngaiKi,  fu  preso  dal  popolo, 
e  condotto  al  tribunale  tli  Eraclio  gover- 
natore della  provincia.  Inlciiog.ilo  per- 
chè negava  di  adorare  l'immagine  della 
tundre  di  gli  dei,  rispose  che  essendo  ri  i- 
stiuuu  non  adorava  che  il  .wro  Dio,  per- 


SIN  199 

ciò  fu  crudelmente  battuto  e  mandato  in 
piigione.  Due  giorni  appresso  Eraclio  lo 
fecedi  nuovocompaiire  al  suotribunale, 
e  lasciate  le  minacce  gli  promise  una  ri- 
munerazione dal  pubblico  tesoro  ed  un 
grado  onorevole  nella  milizia,  purché  of- 
(risse  r  incenso  ai  numi.  Sinfoiiano  di- 
sprezzò tali  ollerte,  ed  Eraclio  nuii  po- 
tendo vincere  la  sua  costanza  lo  condan- 
nò ad  essere  decipitato.  Mentre  i  carne- 
fici lo  conducevano  fuori  della  città  per 
eseguire  la  sentenza,  sua  madre  che  lo 
vide  passare,  lo  esortò  ad  alta  voce  a  ri- 
cordarsi del  Dio  vivente,  e  mostrarsi  co- 
ra^sioso  sino  alla  fine,  noa  temendo  la 
morte,  la  quale  lo  conduceva  alla  vita  e- 
terna.  Sinfoiiano  consumò  il  suo  sat'ri- 
fìcio  circa  l'annoi'-S,  essendo  nel  fiore 
dell'età.  Alcune  persone  pie  sotterraro- 
no segretamente  il  suo  corpo  presso  una 
fjnte,  ed  Eufronio  prete,  poscia  vescovo 
d'AutuM.fece  edificare  nel  V  secolo  una 
chiesa  sulla  sua  tomba,  ch'era  divenuta 
celebre  per  diversi  miracoli.  Questo  san- 
to è  nominato  nei  più  antichi  martiro- 
logi; celebrasi  la  sua  festa  ai  2 a  di  ago- 
sto, e  la  cattedrale  di  Reims  possiede  por- 
zione delle  sue  reliquie. 

SINFOROSA  (s.),  soffri  con  sette  [\- 
gli  il  martirio  sotto  rimperatore.\driano, 
verso  l'annoi  20.  Viveva  a  Tivoli  co'suoi 
figli,  impiegando  le  sue  rendite,  ch'cra- 
noconsiderabili, a  sollevare  i  poveri,  e  so- 
praltullo  i  cristiani  che  sulìrivano  per  la 
lede.  11  suo  sposo  Getulio  o  Zotico,  e  suo 
fratello  Amanzio  avevano  già  ricevuta  la 
corona  del  martirio.  Sinforosa  nuU'altro 
più  bramando  che  di  riunirsi  a  loro  coi 
suoi  figli  ili  cielo,  si  preparava  ;i  seguirli 
colla  pratica  delle  buone  opere.  Avendo 
Adriano  ordinalo  che  si  celebrasse  la  de- 
dicazione del  in.ignifico  [)alazzo  cheave.i 
latto  costruire  a  Tivoli,  s'incominciò  dd- 
r  olirne  sagrillci  per  indurre  gì'  idoli  a 
rendere  oracoli;  ma  i  detnonii  risposero  : 
»  La  vedova  Sinforosa  e  i  suoi  selle  lì- 
gli  ci  torinenlano  tutto  di  iuvocando  il 
loro  Dio  .  se  voi  li  recale  a  sagi ificarc,  vi 


200  SIN 

promettiamo  di  ascoltare  favorevolmente 
i  vostri  voti.  "Adriano,  superstizioso  co- 
m'era, si  fece  condurre  innanzi  Siiiforo- 
saco'suoi  figli,  e  li  esortò  pressantemente 
a  sagrificare,  ma  invano.  Fattala  quindi 
condurre  nel  tempio  d'Ercole,  le  fu  pesta 
la  faccia  co'pugni,  poi  venne  appesa  pei 
capelli, e  rimanendosi  irremovibile  fu  get- 
tata nel  fiume  con  una  pietra  al  collo.  Suo 
fratello  Eugenio,  eh'  era  uno  dei  primi 
magistrati  di  Tivoli,  ne  trasse  il  suo  cor- 
po, e  lo  sotterrò  sulla  strada  vicino  alla 
città.  Il  giorno  dopo  Adriano  ordinò  che 
i  sette  figli  di  Sinforosa  gli  fossero  con- 
dotti innanzi,  e  dopo  avere  tentato  ogni 
mezzo  per  vincerli,  li  fece  torturare  con 
tanta  violenza,  che  le  loro  ossa  rimase- 
ro infrante  e  slogate.  Siccome  s'incorag- 
giavano a  vicenda  in  mezzo  a'tormenli, 
r  imperatore  comandò  che  fossero  tutti 
morti  nel  luogo.Grescente,  il  maggiore  di 
tutti,  fu  scannato;  il  2.°  nomato  Giulia- 
no ebbe  una  pugnalata  nel  petto;  a  Ne- 
mesio  fu  trapassato  il  cuore  con  una  lan- 
cia; Primitivo  fu  trafitto  nell'ombelico; 
Giustino  fu  per  di  dietro  traforato  da  una 
spada  ;  Stateo  fu  ferito  nel  fianco;  Eu- 
genio il  più  giovine  fu  sbarrato  da  cima 
a  tondo.  All'indomane  Adriano  fece  get- 
tare i  corpi  di  cpiesti  martiri  in  una  fos- 
sa profonda  scavata  vicino  al  tempio  di 
Ercole;  e  i  sacerdoti  pagani  appellarono 
il  luogo  i  sette  Biolanalì,  cioè  i  sette  giu- 
stiziati. Cessata  la  persecuzione,  i  cristia- 
ni diedero  alle  loro  reliquie  onorevole  se- 
poltura sulla  viaTiburtina,a  mezza  stra- 
da tra  Roma  e  Tivoli.  Veggonsi  ancora 
alcuni  rottami  di  una  chiesa  che  fu  fab- 
bricata in  loro  onore  nel  luogo  chiamato 
iSeWe/^rrt^/.Essendo  poi  i  loro corpi,in  uno 
a  quello  della  madre,  stati  portati  a  Ro- 
ma nella  chiesa  di  s.  Angelo  in  Pescheria, 
quivi  furono  trovati  sotto  il  pontificato 
di  Pio  IV  con  una  iscrizione  nella  quale 
si  parla  di  tale  traslazione.  Altre  reliquie 
si  venerano  in  altre  chiese  di  Roma,  a  Ti- 
voli e  altrove,  sì  della  madre  che  de'  fi- 
gli. Il  martirologio  romano  fa  menzione 


SI  N 

di  s.  Sinforosa  e  de'suoi  sette  figli  ai  1 8  di 
luglio. 

SlNGARA.Sede  vescovile  della  Me- 
sopotamia,  fra  il  Tigri  e  l'Eufrate,  pri- 
ma fu  suffraganea  di  Nisibi,  poi  d'Ami- 
da.  Fu  colonia  romana  di  Settimio  Se- 
vero, ed  i  persiani  la  tolsero  a'  rom;ini, 
che  ricuperatala,  nuovamente  la  perde- 
rono  sotto  l'imperatore  Costanzo.  Gli  a- 
rabi  rhetavi  avendo  passato  l'Eufrate,  ed 
essendosi  impadroniti  d'una  parte  della 
Mesopolamia,  scelsero  Singara  per  loro 
capitale.  Eccola  ragione  per  cui  Ebdjesu 
Dar-Dricha,  di  cui  parlerò,  si  qualifica 
vescovodi  Singaraed'Arabia.  Alcuni  suoi 
vescovi  furono caldei,al tri  giacobiti. Gior- 
gio fu  il  r  ."vescovo  caldeo  e  assistè  al  con- 
cilio di  ^ficea,  Giovanni  sedeva  sotto  il 
cattolico  Timoteo  I,  Subcalmarano  fu  or- 
dinato da  tal  cattolico,  Giacomo  dicesi  au- 
tore della  vita  di  s.  Giorgio  e  altri  san- 
ti, Simeone  fu  ordinato  dal  cattolico  Ma- 
ris  I  nel  988,  Mosè  fu  alla  consagrazio- 
ne  del  cattolico  Machicha  I,Maris  assisto 
alla  consagrazione  di  Machicha  II,  Ebd- 
jesu BarCricha  vescovo  di  Singara  e  di 
Arabia  fiorì  sul  finir  de!  secolo  XIII,  poi 
trasferito  alla  metropoli  di  Nisibi  ,  ed  a 
lui  fu  attribuita  una  raccolta  di  canoni 
e  concilii,  e  un  catalogo  d'autori  siriaci; 
Giovanni  fu  al  concilio  del  patriarca  Ti- 
moteo li  neli3i8.  Il I. "vescovo  giacobi- 
ta  di  Singara  fu  Giorgio  che  intervenne 
all'ordinazione  di  Marulha  mafriano  d'o- 
riente nel  629  circa,  indi  Elia  pio  e  dot- 
to del  ']5q,  cacciato  dalla  sede  da  Ata- 
nasioSandalense  vescovo  diMaipheracta; 
Giosuè  successe  a  Elia,  Giovanni  fu  or- 
dinato dal  mafriano  Gregorio  Bar- Ebreo 
nel  1272,  N.  ordinato  nel  i343-  Orìens 
c/^^/5^  t.  2,  p.i  333  e  1596.  A  p.  1007  si 
fa  menzione  del  vescovo  Ma res  cacciato 
dall'imperatore  Giustino  I,  perchè  favo- 
riva l'eresia  de'monofisiti. 

SlNGEDONoSEGEDlN,^/«gf/V/««MOi. 
Sede  vescovile  di  Panuonia,  nell'esarcato 
dell' llliria  occidentale  secondo  Couìcìian  • 
ville,  e  orientale  al  dire  del  p.  Le  Quieu. 


SI  N 

Fu  islituila  nel  IV  secolo^  sotto  la  ine- 
IrojiolitliColocza.  Ursazio  famoso  awer- 
saiio  di  s.  Atanasio,  eia  vescovo  ili  Sin- 
gedon  nel  335.  Il  inailirulogio  romano 
fa  menzione  di  questa  città  a' i  3  genna- 
io pc'ssKrmiloeStialonico  martiri,  get- 
tali nel  Danubio  dopo  aver  sdllerlo  molli 
tormenti,  in  tempo  dell'imperatore  Li- 
cinio, Orlen^  clirist.  t.  2,  p.  3  1 4.  <j1'  abi- 
tanti del  paese  dicesi  die  la  cliiauiano  Zen- 
deron,Zenderim,Sigedin),Scgedin,cill;i 
libera  e  regia  d'Ungheria,  capoluogo  del 
comitato  di  Csongrand,  sulla  S[)oiida  de- 
stra del  Tlieiss  al  confluente  del  Maros. 
Residenza  d'un  protopapa  greco,  ben  for- 
tillcala  e  ben  fabbiicala,  con  (i  subbor- 
gbi,  varie  chiese  cattoliche,  pretese  rifor- 
male, e  greche  scismalichej  con  diversi 
conventi  religiosi,  ginnasio  cattolico,  tea- 
tro, e  parecchi  ospedali.  Ha  fabbriche,  e 
manifallure  importanti  di  tabacco,  e  co- 
strtiisce  gran  quantità  di  battelli.  Gli  a- 
bitanli  ordinariamente  parlano  lutino,  e 
veslonocon  abiti  che  hanno  relazione  alle 
foggie  de'lartari  e  de'persiani.  Quest'an- 
ticiiissima  città  devei'odierno  suo  nome 
a'iurchi,  e  sotto  il  regno  di  Mattia  Cor- 
vino era  una  delle  più  ragguardevoli  di 
Ungheria.  La  pianura  nel  i  G86  a'20  ot- 
tobre fu  can)po  d'una  battaglia  tra  gl'im- 
penali  e  i  ttuchi. 

SINI ANDA.  Sede  vescovile  di  Pisidia 
nell'esarcato  d'Asia,  sotto  la  metropoli 
d'Antiochia,  eretta  nel  V  secolo.  Ne  fu- 
rono vescovi:  Ciro  che  fu  al  concilio  di 
Calcedonia,  Eugenio  S(jtloscrisse  la  Icl- 
lera  all'imperalore  Leone  del  concilio  di 
l'isiilia  sulla  moi  te  di  s.  Protero,  Coito- 
ne firmò  ì  canoni  in  Trullo,  Uasiliu  as- 
sistè al  concilio  di  Fozio.  Oiitns  clirlsl. 
t.  I ,  p.  I  o76. 

SI  MCA  e.  LI  A  0  SEN IGA  LLI A  o  SE- 
1\()-G  A  LLI  A  [Scno^(ìllicit).  Città  con  re- 
sidenza vescovile  del  Piceno,  con  gover- 
no distrettiiide  della  legazione  apostolica 
ilUrbinoe  IVsaio, una  delle  legazioni  del- 
le ìMartlu",  ^ià  facente  parte  della  .Mar- 
ca A  neon  itunti,edcllu  Sia  lo  e  ducuto  dUr- 


SIN  20 t 

bino,  giace  nell' amenissima  riviera  del 
mare  Adriatico,  in  aperta  e  deliziosa  pia- 
nura, in  mezzo  al  corNO  della  strada  Ro- 
mana, sulla  foce  del  fiume. Misa(erroiiea- 
inenle  già  dello  Sena  o  Senna  dal  Gian- 
nini e  dal  Colucci  che  poi  si  disdisse,  poi- 
ché il  Sena  o  Senna  è  il  Cesano  lungi  4 
miglia  circa  da  Sinigaglia)  che  per  mezzo 
dicanaleonde  vienealli  a  versala  neforiiiu 
il  Porlo  Canale  da  pai  te  di  trainonlanii, 
il  quale  fu  stabilito  parte  dalla  natura  e 
parte  fabbricato  dall'arte. Questa  fiorente 
città  iorge  maestosa  fra  quelle  d'Ancon;i 
all'oriente  e  di  Fano  all'uccidente;  dalla 
i.'è  distante  circa  20  miglia,  dal  la  2. 'qua- 
si iG,  da  l'esaro  più  di  21,  e  da  Roma 
poste  28  secondoCalindrijtyag^/of/t/Po't- 
ti/icio  stalo,  e  il  quale  chiama  .Sinigagli<i 
città  dcW  Umbria  (/^.).  A  sinistra  del  ca- 
nale è  la  parte  meno  abbellita,  ove  abi- 
tano per  lo  più  i  marinari,  ed  ha  pros- 
simo un  comodo  cantiere  e  la  porla  Lam- 
bertiiia  rivolta  a  Fano,  cosi  detta  per  es- 
sere inaugurala  a  Benedetto  XIV,  di  e- 
legante  prospetto.  Un  ponte  levatoio  che 
da  non  molli  anni  con  facile  meccanismo 
apre  il  passaggio  alle  barche,  serve  di  co- 
municazione colla  parte  destra,  in  cui  per 
tutta  la  lunghezza  del  canale  si  vedono 
innalzale  modernecase,ed  una  conlinua- 
zione  di  grandiose  loggie  o  porlicali  bel- 
lissimi, i  quali  servono  di  passeggio  co- 
perto, che  all'amenità  congiunge  la  co- 
modità. Sono  nel  numero  di  82  gli  ar- 
chi di  tali  portici  com[)u>li  ili  arcate  e  pi- 
lastri di  ordine  toscano,  che  insieme  dan- 
no palmi  lineari  romani  14G0.  Lateral- 
mente al  grandio'«o  palazzo  già  INliccia- 
relli,  ed  ora  del  conte  Clemente  Lovatli, 
che  continuò  e  ne  compì  le  p^irti  di  cui 
niancavii  ricoprendolo,  ma  non  secondo 
l'originale  disegno,  esistono  altri  28  ar- 
chi, e  piìi  altri  4  sulla  facciata  principale 
verso  la  piazza  con  4  colonne  doriche,  i 
quali  loiinano  p.dmi  G3o.  I  delti  portici 
.sono  di  eguale  dimcu>ioue  in  lulte  le  lo- 
ro |)ai  ti,  e  costruiti  ili  marmo  t>ì. meo  d'I- 
sti ia.  Quelli  a  lìiiiico  del  canale  sono  di 


202  SIN 

disegno  del  bolognese  Rossi.  Nel  1. 1 1  del- 
y Albitta  di  Roma, a  p.  1 62,  si  riporta  un 
eiudilQai  ticolo  sopra  Senigaglia,  coli  a  ve- 
duta de'desci'illi  porlicali  o  loggie.  Tulle 
le  vie  interne  della  città,  nella  parte  ag- 
giunta da  BenedettoXl  VjSonoaaipie,pia- 
ne,  rettilinee,  ben  compartite  e  lastrica- 
te,con  convenienti  abitazioni.  Dalla  prin- 
cipale, che  termina  nella  porta  Braschi 
oPia  rivolta  ad  Ancona,  e  cos'i  delta  per- 
chè eretta  da  Pio  VI,  si  partono  le  tra- 
versali, che  si  vanno  incrociando  spesso 
iiell'interno  dell'area  pressoché  quadra- 
ta, nel  circuito  di  due  miglia  precise,  di- 
ce Marocco, /lio//ft«/e/ifi<^/c'//o  sialo  Pon- 
tifìcio t.i3,  p.  147;  iwa  lo  storico  patrio 
il  p.  Siena  filippino,  seguito  dal  Reposa- 
ti, dichiara  che  Sinigaglia  è  cinta  di  gros- 
se mura  tenapienate,  e  ristretta  per  re- 
gola di  fortificazione  nel  giro  di  quasi  un 
miglio  e  mezzo,  con  sua  fossa  e  conlia- 
njine  fiancheggiale  da  4  baioardi  reali, 
ed  un  fortino  che  la  rendono  tutta  for- 
tezza in  forma  pentagona  (forma  però  che 
perdette  nell'  ampliazione  di  Benedetto 
XIV),  già  della  necessaria  artiglieria  ben 
fornita,  colla  locca  piantata  nel  recinto 
delle  mura  in  faccia  del  mitre,  abbrac- 
ciata da  4  gian  torrioni  in  foi'ma  circo- 
laredi  buonaslruttura. Siena  riferisceche 
quella  fortezza  assai  ben  intesa  fu  nel  1480 
fabbricata  da  Giovanni  della  Rovere  si- 
gnore di  Sinigaglia,  che  il  suo  castellano 
era  anche  governatore  dell'armi  e  capi- 
tano del  porto,  benché  prima  le  due  ul- 
time cariche  fjssero  separate  dalla  castel- 
lania,  e  disimpegnate  da  un  altro  distinto 
udìziale,  ch'era  governatore  della  piazza 
e  capitano  del  porto.  Quando  però,  co- 
me apprendo  da  Reposati,  Giiid'Ubaldo 
11  duca  d'Urbino  verso  il  i  555  intrapre- 
se il  restauro,  abbellimento  e  fortificazio- 
ne di  Sinigaglia,  colla  dilezione  del  pe- 
sarese Gio.  Giacomo  conte  di  Monlelab- 
ljate,prelende  che  riedificasse  pure  la  for- 
tezza, e  per  memoria  facesse  incideredue 
medaglie,  che  riporta  lo  stesso  Reposati 
nel  t.  3,  p.  1 68,  Della  zecca  dì  Gubbio 


SIN 

e  delle  gesta  de  signori  della  Rovere  dii' 
chi  d'Urlano.  Nella  i. 'si  rappresenta  l'ef- 
figie del  duca  con  1*  iscrizione  :  Gnìdus 
Ubaldus  II  Urbini  dux  UH.  Dall'al- 
tra l'epigrafe:  Sane.  Ro.  Eccles.  Dux 
Ge/z.^'xercj.,  cioè  intorno  alla  pianta  del- 
la fortezza  L*i  Sinigaglia  in  tal  guisa  da  lui 
riedificata,  che  da  ogni  lato  possa  difen- 
dersi dagli  assalti  de'nemici,  enei  piano 
della  fortezza  vi  sono  le  parole  :  Reaedi- 
Jìcalor  Senogalliae.^tWa  2.'  medaglia  si- 
mile alla  piecedente,  varia  l'iscrizione  del 
rovescio,  poiché  si  legge  :  Sane.  Ro.  Ec- 
desi.  Genera.  Exerci.  E  nel  piano  della 
pianta:  Cui  Nova  surgitSenogal.  Un'altra 
medaglia  coniata  per  tale  occasione  nel 
I  555,probabilmenledopolarinunziadeI- 
la  carica  di  Generale  di  s.  Chiesa  [r^.)dì  ni- 
pote di  Paolo  IV  contedi  Montorio,  per 
cui  fu  fatto  Prefetto  di  Roma  (^.),  poi- 
ché nel  glrodel  rovescio  invece  della  sud- 
detta leggenda  vi  sono  le  parole:  Aqui. 
Favo.  Ausi.  Eur.,  cioè  Jquilo  Favonius 
y/«^;<'r£'«n/.v,similmenle  in  giroalla  pian- 
ta della  fortezza,  nel  cui  piano  si  ripete 
il  motto:  Reacdi/ìcaior  Senogalliae.Tale 
motto  fu  adulazione,  solo  dovendosi  ce- 
lebrare per  Ristoratore.  Guid' Ubaldo  II 
non  riedificò  la  fortezza,  ma  la  lasciòquale 
fu  edificata  da  Giovanni  della  Rovere  e 
come  oggi  si  vede;  egli  bensì  cinse  le  mu- 
ra dalla  parte  del  porto  che  n'era  priva, 
e  fece  alcuni  rivellini  in  altre  parti  del- 
la città.  I  duchi  d'  Urbino  fortificarono 
Sinigaglia  secondo  le  teorie  de'loro  tem- 
pi, come  loro  piazza  di  frontiera,  e  quin- 
di nella  di  lei  ampliazione  vi  sono  con- 
tinuale le  circonvallazioni  collo  slesso  me- 
todo. Che  prima  della  rovina  del  1264 
Suiii'aa'lia  avesse  una  minore  estensione 
e  ampiezza  di  sito,  ma  altre  singolari  pre- 
rogative, rilevasi  dai  fondamenti  e  dalle 
rovine  dell'antiche  sue  mura,  e  si  racco- 
glie da  vari  antichi  monumenti  ch'essa 
fusse  cinta  eguardata  da  6  gran  porte  co- 
me quelle  di  oggi,  provveduta  e  abbel- 
lita di  nobili  e  sontuosi  edifizi,  di  cui  più 
volte  e  in  diversi  luoghi  si  scuoprirono 


SIN 
le  vestigia.  Il  Siena  che  pubblicò  la  sua 
storia  nel  declinar  della  i  .■"  mela  del  se- 
colo passato,  nana  che  3  erano  le  porte 
principali,  cioè  Porta  iVuuva  verso  An- 
cona, l^orta  Vecchia  che  già  condnceva 
al  porto  e  allora  serrata,  la  3/  Porta  Ur- 
l)ana  verso  la  montagna  e  situata  nel  re- 
cinto del  porlo.  Eianvi  altre  3  porte  mi- 
nori, vale  a  dire  della  Marina  per  cui  si 
andava  al  molo  ilidlu  parie  d'  Ancona, 
l'orla  Salara  o  Clementina  dall'altra  par- 
te del  molo  verso  Fano,  e  la  3.*  che  con- 
duceva alla  posta  de'cavalli.  Attualmen- 
te le  porle  sono  6  e  si  denominano,  Cap- 
puccina, Urbana,  Lamberlina,  Clemen- 
tina, Braschi,  e  Colonna  perchè  fatta  co- 
struire dal  cardinale  di  tal  cognome.  La 
maggior  piazza  è  quella  del  Duomo  o  cat- 
tedrale di  figura  quadrilunga,  veraujen- 
te  imponente  [)rl  complesso  degli  edifizi 
che  contiene,  come  l'inirresso  dell'odier- 
no  ginnasio,  il  suddetto  vasto  palazzo  già 
Ricciarelli,  ora  Lovalli.  Propinquo  alla 
caltedrale,erimpet(oalla  chiesa  di  s.  Roc- 
co, vi  è  il  grandioso  palazzo  vescovile  di 
ollimaslrullura;equesto  non  è  l'aulico  e- 
piscopiochesi  edificò  dopo  ratterramento 
del  primitivo  verso  di  493  dal  vescovo  Vi- 
geiio  il  seniore  poi  cardinale,  indi  accre- 
sci uto,  ampi  iato  e  orna  lo  dal  vescovoDan- 
dini,  poscia  verso  Ialine  del  secolo  decor- 
so rifabbricato  nel  modo  che  trovasi  e  in 
altro  silo.  iVell'opposta  fronte  della  piaz- 
za dislinguesi  fra' modei'ui  fabbricali  il 
sontuoso  palazzo  della  dogana,  il  quale 
non  solo  serve  nella  famosa  lìera,  ma  ne- 
gli altii  tempi  dell'  anno  è  stabilito  co- 
me luogo  di  deposito  alle  merci  doganali, 
re' suoi  ampi  n)agazzini,  formando  due 
f  icciate,cioè  dalla  parte  della  piazza  e  dal 
lato  opposto,  dove  ha  un  bel  portico.  .Al- 
tri edilizi  all'intorDodella  piazza  del  Duo- 
mo n  (|uesto  fanno  decoro,e  rendono  grato 
\edula  due  lunghe  e  larghe  strade  ila  cui 
è  intersecala,  ognuna  delle  (}uali  costitui- 
sce al  suo  termine  iu)a  elegante  pro>>[»et- 
liva,  per  le  due  porte  cui  corrÌNpondono, 
la  Cappuccina  e  la  Colonna  detta  puro 


S  I  N  io3 

della  Maddalena.  Nell'altra  piazza  che  di- 
cesi .Maggiore e  dell'Erbe,  si  vede  di  fron- 
te il  palazzo  inunici[)ale  con  antiche  e  in- 
teressanti  iscrizioni  e  di  nobile  prospetto, 
edificalo  circa  nel  1610,  con  loggie  ma- 
gnifiche, ed  archi  abbelliti  con  conci  ('|ue- 
sta  voce  usala  dal  Siena  non  l'ho  trovata 
neppure  nel  Du  Cange,  né  nel  J^ocaho- 
lai  io  (Ielle  urti  del  clLsei^noyh  marmod'or- 
dine  dorico,  sopra  uno  de'quali  s'innal- 
za vaghissiina  torre  fregiala  parimenti  tli 
marmo. E'  disegno  del  V  ignola,erettosol- 
tanto  per  metà  dopo  la  sua  morle^  ed  in- 
completo negli  ornali  e  ne' fregi.  Il  pa- 
lazzo è  fornito  d'un' ampia  e  belli>>sima 
sala  con  istucchi  ben  lavorati,  e  con  di- 
verse pitture  di  buona  mano,  che  la  ren- 
dono nobile  e  allegra,  oltre  vari  camero- 
ni  grandi  e  decorosi  per  comodo  de'no- 
bili  patrizi  che  vi  si  adunano,  e  quelli  per 
la  segreteria  pubblica  e  per  gli  uUìziali, 
come  pure  prima  per  il  luogotenente  e 
il  podestà.  Contiene  inoltre  la  chiesa  del 
magistrato,  in  cui  il  quadro  de'ss.  Pro- 
tettori e  la  Beata  Vetgine  dipinse  Dome- 
nico Corvi  scolaro  del  Mancini  ;  eranvi 
già  le  scuole  pubbliche,  e  vi  esiste  l'ar- 
chivio del  comune;  non  vi  è  più  il  monte 
di  pietà  estinto  da  moltissimi  anni,  né  le 
cancellerie,  né  le  prigioni  che  furono  tra- 
sferite nella  fortezza.  In  fronte  all'arco  di 
mezzo  del  palazzo  si  vede  in  una  nicchia 
il  semibusto  di  bronzo  rappresentante  Ur- 
bano Vili,  eretto  dal  comune  neh 63  i 
con  iscrizioncdi  marmocheriportaSiena, 
in  memoria  d'essersi  devoluta  la  città  al 
diretlodominiodellas.Sede.  Oinamento 
singolaie  del  palazzo,  prima  che  fosse 
mutilata  dalla  plebe,  era  la  statua  di  Net- 
tuno di  fino  marmo,  riposta  sopra  la  va- 
sca della  fonie  di  piazza  in  uno  degli  ar- 
chi minori  del  [)orlico ,  lavoro  di  eccel- 
lente scalpello  che  espi  ime  al  vivo  il  nu- 
me, come  graziosi  sono  i  delfini  che  so» 
stengono  la  vasca.  Dietro  al  palazzo  mu- 
nicipale vie  l'antico  palazzo  de'conti  Ma- 
stai- l'eri  etti,  cioè  nella  via  del  Sagro  Mon- 
te. La  piazza  ^(aggiore  è  oblunga  e  ba» 


2o4  SIN 

slautemente  estesa;  da  un  Iato  vi  è  il  pa- 
lazzo Faguaui  di  bellissimo  disegno  che 
restò  incompleto,  ed  altre  fabbriche  nio- 
derne  ne  aumentano  l'abbellimento.  La 
chiesa  che  trovasi  in  fondo  alla  via  del- 
le Carceri  vecchie, che  mette  in  detta  piaz- 
za, è  della  compagnia  del  ss.  Sagrameu- 
to  e  Croce ,  soggetta  alla  congregazione 
del  8.  offizio  e  che  godeva  la  nomina  di 
alcuni  canonici  seniori  della  cuttediale,ed 
ora  unsolocanonicatoed  un  mansionara- 
to;  è  disegno  del  Vignola,  ricca  per  inta- 
gli di  legno  e  dorature  nell'interno,  e  nel- 
r  altare  maggiore  si  ammira  la  deposi- 
zione dalla  croce  di  Gesù,  stupendo  qua- 
dro tiel  Laroccio.  In  questa  chiesa  eravi 
pure  la  confraternita  del  suffragio  pe'de- 
funti,  la  quale  fu  trasferita  sotto  il  car- 
dinal Testaferrata  nella  chiesa  di  s.  Roc- 
co. La  piazza  chiamata  del  Duca,  per  es- 
servi l'antico  palazzo  de'duchi  d'Urbino 
e  detto  laCorte  del  Duca,  il  quale  è  grande 
e  maestoso;  nel  mezzo  della  piazza  sorge 
graziosa  e  nobile  fonte  pregievole  per  la 
vasca  e  mascheroni  di  fini  marmi,  ove  si 
posano  4  anitre  di  metallo  che  gettano 
acqua  unitamente  co'mascheroni  mino- 
ri. L'eresse  il  comune  nel  1 5c)6  con  spesa 
considerabile  pel  comodo  del  pubblico: 
il  p.  Civalli  attesta  che  con  molta  spesa 
per  canali  di  pietra  sotterranei,  da  due 
miglia  lungi  dalla  città  vi  fu  condotta  l'ac- 
qua. Accresce  l'ornamento  della  piazza 
il  palazzo  già  de'Iloborei,  poi  degli  Al- 
bani, in  oggi  Castelbarco.  Vedesi  dirim- 
petto la  suddescritta  fortezza  non  più  mu- 
nita (essendo  stata  anche  privala  de'due 
cannoni  di  feiro  d'assedio  lasciativi  dai 
francesi  nel  i  797,  dopo  di  aver  essi  por- 
tato via  28  cannoni  di  bronzo,  i  8  de'quali 
guarnivano  la  fortezza,  gli  altri  10  la  cit- 
tà),  i  di  cui  principali  bastioni  sono  ri- 
volti al  mare,  e  proseguono  la  linea  trac- 
ciala dalle  mura  castellane.  L'anteriore 
e  pur  moderno  teatro  avendolo  distrut- 
to I  incendio  nell'ullima  recita  in  tempo 
della  fiera  deli  838,  ne  fu  commessa  la 
riedificazione  al  vulen  te  couciltadiuo  Via 


SIN 
cenzo  Ghintlii  nipote  di  Pietro  architet- 
to del  precedente,  il  quale  prontamente 
con  perizia  vi  corrispose,  costruendolo  iu 
nuova  e  più  ampia  area,  acciò  non  pa- 
tisse il  confronto  degli  altri  bellissimi  tea- 
tri da  lui  edificali  in  vari  luoghi  dell'Um- 
bria e  della  Marca.  Nel  seguente  anno  il 
teatro  potè  usarsi,  e  poi  vi  fece  le  con- 
venienti decorazioni,  riuscendo  il  lutto  di 
comune  soddisfazione. 

La  chiesa  cattedrale  o  duomo,  è  otti- 
mo, vasto  e  moderno  edifizio,  sotto  l'iu- 
vocazione  di  s.  Pietro  principe  degli  a- 
postoli,  che  fu  costruito  circa  il  declinar 
del  secolo  passalo  dal  vescovo  cardinale 
rionorati  dai  fondamenti,  insieme  al  ma- 
gnifico e  annesso  episcopio  dove  già  era 
incominciato  un  collegio  pe'  gesuiti  che 
non  ebbe  etFetto  per  le  vicende  di  quel- 
l'ordine benemerito.  Fra  le  leliquie,  ora 
vanta  il  braccio  di  s.  Paolino  vescovo  di 
Nola,  principale  protettore  di  Sinigaglia 
e  titolare  dell'aulica  e  primitiva  cattedra- 
le, recente  e  insigne  donativo  del  vene- 
rando concittadino  ,  il  regnante  sommo 
Pontefice  Pio  IX  :  nel  1846  la  città  nel 
ricevere  il  magnifico  reliquiario  fece  feste 
solenni.  L'antica  e  precedente  cattedrale 
era  composta  d'una  spaziosa  navata,  con 
due  ordini  di  cappelle  ai  fianchi,  abbel- 
lita da  vaga  facciata  con  conci  di  marmo 
d'ordine  dorico  e  corintio,  fatta  costruire 
dal  vescovo  Antaldi.  L'odierna  cattedra- 
le è  dignitosa,  disposta  a  3  navi,  e  sovra- 
stata da  elegante  cupola,  ma  il  suo  pro- 
spetto esterno  è  ancora  rustico.  Il  bene- 
merito vescovo  cardinal  Testaferrata  la 
rese  più  maestosa  e  più  ornata,  restau- 
randola a  sue  spese  j  e  corredandola  di 
drappi  ricchissimi,  di  nobili  paramenti  e 
di  utensili  sagri:  fece  elevare  d'  un  gra- 
dino il  presbiterio,  e  lastricò  il  pavimen- 
to con  lastre  di  marmo.  In  essa  primeg- 
giano la  cappella  dellaB.  Vergi  nc,e  quella 
del  patrono  s.  Paolino,  come  situate  nel- 
lanavecrociera.  Lacappelladella  D.  Ver- 
gine detta  del  Duomo  e  miracolosissima, 
è  coperta  di  fini  marmi,  ornata  e  arric- 


(liiln  (li  vnri   ntgenti  l.ivornti  con  l)iion 
gusto.  Il  cardinal  Teslaferrata  conaiclii- 
tcttuia  di  Giu<.c|ipe  Ferioni,  degno  di- 
scepolo di  l'ietio  Gliinclli  d;i  Siiiignj^lia 
I  ainmentalo,  iicclifZ7a  di  marmi  es()lcn- 
dorè  di  preziosi  metalli,  fece  coslruii  e  la 
detta  cappella  in  onore  della  B.  Vergine 
e  del  s.  ljaod)ino.Leanticlie  memorie  par- 
lano della  s.  immagine  (in  d:d  i  53  i,  e  la 
dicono  di|     ita  in  tela  con  t"orn)e  greche, 
ristorata  nel  i  778  da  Ercole  Ramazza- 
no di  Rocca  Contrada.  Eliltica  è  la  ^gn- 
ra  della  cappella,  ed  eliltica  pure  è  la  ior- 
nia  del  s<^)lIìtto  e  del  lanternino:  ne  lece 
la 'descrizione  d  prof.  Montanari,  Orrve 
(oniiiieiUano  delle  co^e  oberale  in  Seni- 
filili  a  dal  cardinal  Teslajerrata  ec,  l'è- 
iiiro  I  H4i.Celel>ròla  munificenza  del  car- 
dinale anche  il  n.°  2  i  del  Diario  di  Ro- 
r/jrtdel  1840,  qualificando  la  cappella  ma- 
gnifica e  sontuosa,  il  cardinale  Testafcr- 
ruta  facendo  01  nare  di  coronala  B.  Ver- 
gine coldivin  Figlio, e  le  formò  collo  spo- 
gliarsi delle  preziose  sue  gemme.  La  co- 
ronazinne  l'esegui  il  cardinal  Tommaso 
Riario-Sforza  legalo  d  Urbino  e  Fesaro. 
Le  altre  cappelle  hanno  buone  pitture, 
e  nella  1 .'  a  destra  il  quadro  di  s.  Andrea 
Avellino  è  del  suddetto  Corvi,  pregievo- 
le  è  pur  quello  di  s.  Francesco.  Il  capi- 
tolo ha  l'uso  della  cappa  magna  e  della 
mozzetta  paonazza  di  seta  e  di  saia,  e  si 
compone  di  3  dignità,  la  i  .^  è  l'arciprete, 
le  altre  il  preposto  e  l'arcidiacono;  di  1  7 
canonici  comprese  le  prebende  del  teolo- 
go e  del  pcniltnzieiie,  di  1  3  mansionari, 
e  di  ;illri  pieli  e  chierici  addetti  al  sex- 
\izio  divino.  La  cura  delle  anime  è  alti- 
data  a  8  canonici  seniori,  i  quali  eleggo- 
no un  curato  col  titolo  di  virai  io  perpe- 
tuo a[)piovato  «lai  vescovo,  e  tlue  aippel- 
laui  curali  per  c(>udiu>arlo  nella  catte- 
drale alle  funzioni  parrocchiali,  ed  ove  e 
l'unico  buttislcriu  della  città.  Leone  XII 
col  breve  lionianoruni  tndidf;rutia,  ilei 
3o  gennaio  1  ^2.\,  Bull.  lìoni.  coni.  t.  i<J, 
p.  21,  coi  consenso  de  canonici,  concesse 
ui  uiaDsiuuaii  ;  1  .'^  Coppa  Oioj^na  di  saia 


S  I  N  2o5 

paonazza,  e  sopra  per  l'estate  con  saia  ce* 
neiina,  per  l'inverno  col  pelo  dell'aluur 
ria,  e  fiocchi  di  colore  cenerino  non  <li 
seta.  2."  Mozzetta  di  saia  violacea  ed  n- 
soledi  simile  colore  da  portarci  quando  i 
canonici  vestono  mozzetta  di  seta.  3. "'Moz- 
zetta di  saia  nera  con  bottoni  ed  asole  di 
color  violaceo  da  portarsi  dai  medesimi 
quando  i  canonici  si  vestono  con  mezzetta 
di  saia.  4."  Rocchetto  senza  maniche.  Del 
capitolo  ecco  le  notizie  che  Ifggo  nel  Sie- 
na. Questi  canonici  sono  divisi  in  3  riassi, 
cioè  8  compongono  un  capitolo  partico- 
lare,detto  antiquiore  o  seniore  e  parrfic- 
chiale,  7  de'quali  elegge  il  Papa  o  il  ve- 
scovo secondo  il  turno  de' mesi,  ed  uno 
la  compagnia  del  ss.  Sagramento  e  Cro- 
ce. Sono  canonici  curati,  ed  eleggono  il 
detto  vicario;  per  pii  legati  conferiscono 
la  cappellania  per  confessare  nel  duerno 
e  celebrare  la  messa  nelle  feste  all'  au- 
rora; ed  hanno  facoltà  di  nominare  per 
Natale  8  zitelle  povere  per  la  dote  di  scudi 
2  5.  Due  altri  canonici  sono  nomine  di  [)a- 
dronato  con  rendite  particolari;  gli  altri 
I  o  sono  nominali  dalla  magistratura,  per 
disposizione  del  fondatore  Liicalelli,di  cui 
parlerò.  Ma  il  padronato  de' 10  emoni- 
cati  e  di  6  niansionari  o  cantori  Luca* 
telli,  quello  d'altro  canonicato  e  di  alcu- 
ni benefizi  semplici  che  si  godeva  dal  co- 
n)une,  fu  con  voto  del  pubblico  consii^lio 
«ilici  lo  neh  85  I  al  Papa  Fio  IX,  il  (pia- 
le dimostrando  con  onorevolissimo  breve 
ni  municipio  il  suo  gradimento,  ne  cedei  le 
l'eNcrcizio  ni  vescovo  ^ro /r////>orf.  Olire 
la  calleilrale,  due  altre  chiese  ciano  p:ir- 
rocchiali,  ma  trovo  nella  Ci\'dià  mito- 
lira  dell'aprile  1 857,  t.  9,  p.  4<^4>  che  il 
l'apa  Pio  IX  am.Tudo  di  verace  amore  la 
SUI!  iena  iial<de,  ha  iondato  di  recente  in 
Sinigngli.i,cdel  suo  proprio  peculio  cnn- 
vcncvoUuente (lutalo 3  nuovepoiioccluc. 
Nel  n."  I  02  del  Giornale  di  Roma  di  dello 
anno,  nel  raccontarsi  le  varie  puìiblicho 
beneliienze  di  Pio  IX  |>el  vnnln.;gio  in- 
lellettnnic,  civile  e  leligifxo  della  pitn;», 
SI  iiniia  come  Todicrno  vescovo  cardui.d 


2o6  SIN 

Liicciaidi,  che  quale  novello  benefizio  fu 
largito  ad  essa  dalla  pontificia  amorevo- 
lezza, a'24  aprile  fece  la  solenne  pubbli- 
cazione della  bolla  di  erezione  delle  3  par- 
rocchie e  die  il  possesso  a'  3  nuovi  par- 
lochi.  La  funzione  si  fece  nella  chiesa  di 
s.  Martino  colla  maggior  pompa,  perchè 
a'  religiosi  serviti  che  l'hanno  in  cura  fu 
aflìdata  quella  di  porzione  delle  anime  del- 
la città,  ed  i  quali  per  grato  animo  verso 
il  Fontefice,cbeper  essi  ricomprò  l'ampio 
antico  convento Ioro,addobbarono  splen- 
didamente il  tempio,  ove  posero  le  due 
analoghe  iscrizioni  dell'illustre  epigrafi- 
sta bolognese  mg.'"  Arcangelo  Gamberi- 
ni,  che  si  leggono  nel  detto  Giornale,  una 
delle  quali  fu  incisa  sul  mai  mo  a  perpe- 
tua memoria.  Noterò  che  una  di  dette  par- 
rocchie fu  stabilita  nel  borgo  Pace  fuori 
di  Porta  Cappuccina  ,  nella  chiesa  di  s. 
Maria  della  Pace  edificata  dal  medesimo 
Pontefice.  La  3.'  nuova  parrocchia  venne 
eretta  nella  chiesa  di  s.  Maria  delle  Gra- 
xie,  appaitenente  ai  minori  osservanti  ri- 
formati. Nella  città  vi  sono  i  conventi  coi 
religiosi  carmelitani,  conventuali,  e  servi 
di  Maria,  e  nel  suburbio  i  minori  osser- 
vanti riformati  ed  i  cappuccini:  le  mona- 
che benedettine  hanno  il  monastero  di  s. 
Cristina  nella  città.  Dal  noverodelle chie- 
se che  fa  il  Siena,  si  apprende  quali  sono 
quelleincurade'regnlari'.eccolo.Lachie^a 
piìirimarchevoledopolacatledraleèqnel- 
la  di  s.  Martino,  edificala  nel  secolo  pas- 
sato, con  3  bellissime  e  grandi  navi,  con 
pitture  assai  buone  e  drenano  eccellen- 
te, con  maestoso  e  magnifico  con  vento  an- 
nesso ;  ivi  essendo  già  stato  lo  studio,  e 
il  vicariato  del  s.  oflizio,  non  più  esisten- 
do da  molti  anni  né  l'uno  uè  l'altro.  La 
cliiesa  de'carmelilani,  riedificata  in  detto 
secolo  con  buono  stile.  La  chiesn  de'con- 
\entnali,chegià  fu  de'filippini,  eretta  nel 
1695,  tra^léiiti  nel  1700  in  quella  della 
confraternita  de'ss.  Rocco  e  Sebastiano, 
finché  per  la  pietà  generosa  dell'avv.  Al- 
beri co  Arsii  li  fabbrica  ronopiìi  ampia  chie- 
sa e  casa,  ed  ove  fu  eretta  la  conijrcga- 


SIN 

zione  delle  dame  sotto  l'invocazione  del 
Transito  di  Maria  Vergine.  Dal  tempo 
del  regno  italico  non  piLx  esiste  la  chiesa 
di  s.  Maria  della  Misericordia  delta  dello 
Spedale,  per  riceversi  nell'adiacente  edi- 
fizio  gl'infermi,  orfani,  esposti  e  altri  mi- 
serabili, filiale  della  basilica  Lateranen- 
sedi  Roma  e  i.' chiesa  del  mondo:  l'o- 
spedale fu  traslocato  nel  con  vento  de'ini- 
nori  conventuali,  ove  oggi  trovasi  colla 
chiesa  annessa  di  s. Maria  Maddalena.  E- 
sistono  ancora  la  chiesa  della  comp;ignia 
del  ss.  Sagramento  e  Croce  ,  di  cui  già 
parlai;  quella  di  s.  Giuseppe  e  Carità  o 
confraternita  de' nobili,  eretta  dal  pub- 
blico nel  I  56o  e  aggregala  a  quella  di  s. 
Girolamo  della  Carità  di  Roma,  Però  mi 
istruisco  nel  Bull.  Roni.  coni.  1. 1  i,p.328, 
che  Pio  VII  col  breve  Nihil  sane,  de'c) 
aprile  1802,  soppresse  il  sodalizio,  e  ne 
incorporò  i  beni  a  II  orfanotrofio  del  le  don- 
zelle peiicolanli  della  città.  Debbo  inol- 
tre notare  che  la  detta  chiesa  di  s.  Giu- 
seppe,ri  fabbricata  da'nobili  e  lasciata  in- 
completa,fu  terminata  dalla  confraternita 
della  ss.  Assunta  e  Rosario,  e  fu  accordata 
dal  Papa  Pio  IX  ai  gesuiti  pel  ginnasio 
di  cui  vado  a  parlare,  dopo  di  averla  am- 
pliata e  nobilmente  decorala,  trasferen- 
do la  confraternita  nella  chiesa  di  s.Rocco. 
Non  più  esiste  la  chiesa  di  s.  Antonio  ab- 
bate e  Morte,  con  confrati  aggregali  a 
quelli  di  s.  Giovanni  Decollato  ili  Pioma, 
il  quale  sodalizio  appoggiato  nella  chie- 
sa di  s.  Rocco  dopo  la  distruzione  della 
chiesa,  oggi  trovaisi  in  quella  dì  s.  Maria 
Maddalena.  La  chiesa  della  B.  Vergine 
Assunta  e  Rosario,  con  sodalizio  aggre- 
gato alla  chiesa  di  s.  Maria  sopra  Miner- 
va di  Roma,  ora  del  Ginnasio, per  cui  il  so- 
dalizio fu  trasportalo  nella  seguente  chie- 
sa. La  chiesa  de'  ss.  Rocco  e  Sebastiano 
edificata  dal  comune  nel  i  573,  e  già  dcl- 
In  congregazione  aggregala  all'arcicon- 
fiaternita  di  s.  Rocco  di  Uoma,  trasferi- 
ta prima  dalla  chiesa  dell'ospedale,  poi 
a  quella  della  confraternita  della  discipli- 
na o  battuti,  indi  all'antica  de'filippini, 


SIN 
insieme  alla  confialernita  di  s.  Anfonio: 
non  esistendo  più  tali  Ire  sodalizi,  di  re- 
cente vi  fu  collocata  la  suddetta  della  ss. 
Assunta  e  Rosario,  che  vi  ha  portato  un 
bel  quadro  di  Federico  Barocci.  La  chiesa 
delle  monache  benedettine  di  s.  Cristina, 
con  comodo  e  bel  monastero  edificali  nel 
1573  dal  comune.  Il  cardinal  Teslafer- 
rata  in  un  edifìzio  annesso  nel  1 8  1 9  apri 
pubbliche  scuole  per  le  zitelle  della  cit- 
tà,  e  ne  incaricò  dell'  istruzione  le  mo- 
nache con  eccellenti  risultati.  La  chiesa 
parrocchiale  dis.  Maria  del  Fontetiituata 
nel  porto,  ove  ebbero  ospizio  i  domeni- 
cani, e  si  fondò  il  sodalizio  di  s.  Andiea 
apostolo.  La  chiesa  di  s.  Maria  nel  bor- 
go del  Portone,  colla  compagnia  del  ri- 
scatto degli  schiavi,  sotto  l'invocazione 
della  ss.  Trinità,  nel  1628  come  la  pre- 
cedente eretta  in  parrocchia  dal  vescovo 
cardinal  Barberini.  Il  p.  Civalli  nella  Fi- 
sita  triennale  della  Illarca  Anconitana, 
presso  Colucci  ,  Antichità  picene  t.  25, 
a  p.  121,  nel  riportare  alcune  notizie  su 
Sinignglia,  riferisce  che  poco  lungi  vi  è 
il  bellissimo  convento  de'  minori  osser- 
vanti e  chiesa  e  santuario  di  s.  Maria  del- 
le Grazie,  fondato  per  voto  di  Giovanni 
della  Rovere  nipote  di  Sisto  I V  nel  1 49  '  = 
ilCalindri  aggiunge  che  è  de'riformati, 
che  è  magnifica  la  fabbrica  e  vi  contri- 
bui  la  consorte  Giovanna  di  ÌMoiiliifeltro, 
e  che  ambedue  vi  sono  sepolti,  ma  ve- 
ramente il  solo  marito,  perchè  essa  mori 
in  Roma.  In  questa  chiesa  di  s.  Mai  ia  delle 
Grazie  e>iste  un  supeibo  quadro  di  l'ie- 
Irò  Perugino,  ed  altro  piccolo  quadro  as- 
sai bello  credulo  di  Dt- Ila  Francesca  che 
rappresenta  i  due  coniugi  Giovanni  del- 
la Uoveree  Giovanna  di  Monlefellro  fon- 
datori in  allodi  venerare  la  li.  Veigine. 
Incontro  a  questa  chiesa  esiste  In  graziosa 
villetta  già  Erculani,oru  acquistaladalla 
nobile  famiglia  Mastai,  il  cui  palazzo  è 
stato  magnificamente  ristoralo  e  abbel- 
lito. Inoltre  il  p.  Civalli  diihiara,  che  pa- 
rimenti fuori  delia  città  in  luogo  bello  vi 
era  il  convento  de'suoi  conventuali  sotto 


SIN  207 

il  titolo  di  s.  Maria  Maddalena,  avendo- 
ne già  avuto  al  Irò  nell'i  n  ter  DO  diessa(pu  re 
di  s. Maria  Maddalena,  ora  ospedale  e  già 
ricordato);  e  che  il  subuibano  a  richie- 
sta del  vescovo  di  Sinigaglia  fu  dato  al- 
l'ordine nel  i4o'5  '"di  nel  1  535  vi  fu  te- 
tiuto  un  capitolo  provinciale.  Inseguito 
i  conventuali  ritornarono  in  città  ^  ove 
hanno  convento  e  chiesa,  cioè  la  suddetta 
dei  filippini.  I  cappuccini  furono  intro- 
dotti in  Sinigaglia  neh  5-0  nel  conven- 
to di  s.  Cristina,  donde  furono  trasferiti 
in  ameno  colle  e  migliore  silo  nel  1  653, 
e  la  loro  chiesa  è  sotto  l'invocazione  di 
s.  Antonio.  Sinigaglia  è  ben  fornita  di  sta- 
bilimenti scientilici  e  benefici.  Il  semina- 
rio dei  chierici  fiorisce,  e  vi  furono  già 
unite  le  scuole  comunali  elementari:  ivi 
inoltre  s'insegnano  la  rettoi  ica,  la  filoso- 
fia, la  matematica,  la  fìsica,  la  teologia 
ed  altre  ecclesiastiche  discipline;  ed  il  ve- 
scovo Isolani  l'avea  aflìdato  al  governo  e 
insegnamento  degli  scolopi,ed  oltre  a'se- 
minaristi,  vi  sono  pure  de'conviltori.  Il 
Siena  pai  la  de'due  conservatorii,  l'uno 
per  le  povere  don7elIe  01  fané  e  pericolan- 
ti, l'altro  per  le  convertite,  eretto  dalla 
pietà  del  cardinale  Lodovico  Pico  quan- 
do lodevolmente  governava  la  città  e  dio- 
cesi da  amorevole  pastore,  e  che  ambe- 
due erano  diretti  dai  filippini.  Però  il  con- 
servatorio delle  convertile  ebbe  brevissi- 
ma durata.  A  benefizio  delle  orfane  e  del- 
l'esposte, il  mirabile  trio  del  cardinal  Te- 
sla(errala  chiamò  in  Sinigaglia  le  suore 
«Iella  carità,  dette  le  bigie, accii)  ne  pren- 
dessero il  governo  e  avessero  cura  della 
istruzione:  nel  183"  le  collocì)  nell'or- 
fanotrofio, e  neh  838  nel  conservatorio 
dell'esposte  annesso  all'ospedale;  ne  re- 
sti inse  sol  tanto  alle  al  11  une  il  beneficio  del- 
i'islrnzinne,  ma  volle  che  le  sorelle  mode- 
ratrici dell' 01  fìuiotrofio  aprissero  scuola 
pubblica,  per  le  oneste  e  civili  fanciulle 
della  città.  Essendo  state  espulse  le  reli- 
giose ne' deplorabili  disorilini  del  i8ìH, 
ratinale  vescovo  cardinal  Liicciaidì  vi  so- 
stituì  le  figlie  o  suore  della  carità  di  s. 


7o8  S  I  N 

Vincenzo  de  Paoli,  allequaliinoUre  com- 
jiiise  l'ainininislrazione  e  direzione  del 
fiiddello  ospedale  degl'infermi. L'oiTano- 
liofìo  SceberrasTestaferiata  fu  fondato 
in  alcuni  locali  appai  feneiili  all'episco- 
pio, e  aperto  a'i6  febbraio  i  84o  dall' i- 
iiesauribile  beneficenza  del  cardinal  Te- 
slaferiala,  pe'poveri  orfani  abbandonali, 
e  con  provvido  consiglio  gli  aHidò  a'be- 
nemeriti  religiosi  delle  scuole  cristiane,sia 
pel  governo,  sia  per  l'istruzione  morale 
«religiosa.  Acconcialo  un  edifìzio,  vi  as- 
segnò rendile  pel  mantenimento  di  5o  or- 
fanelli, e  ne  celebrarono  con  giusti  elo- 
gi la  generosa  fondazione  e  la  solennità 
commovente  dcH'apertura,  non  meno  il 
prof.  IMontanari  con  l'encomiato  Coni- 
ine.ntario,  che  il  già  citalo  Diario  di  Ro 
ma.  Vi  erano  due  monti  frumentaii, uno 
istituito  dal  vescovo  cardinal  Barberini, 
l'altro  dalla  comunità,  ma  non  più  esi- 
stono.Fino  dal  I  833  il  cardinal  Testafer- 
rata  istituì  il  pio  monte  di  pietà,  e  lo  dotò 
(li  scudi  4ooo,  pe'poveri  particolarmen- 
te agricoltori,  della  città,  de'borgbi  e  del 
contado  di  Sinigaglia.  Non  contento  il  Pa- 
pa Pio  IX  di  avere  giustamente  e  per  pri- 
vilegioconcessoaSinigagliadue  posti  gra- 
tuiti nel  Seminario  Pio  (f^.),  dalla  sua 
munificenza  eretto  in  Ptoma  (traendone 
e  le  spese  di  fondazione  e  la  dote  da  quel 
denaro,  clie  la  pietà  del  mondo  cattoli- 
co in  lutinosi  gicini  gli  venne  offerendo, 
come  si  esprime  il  n.°  3f)  del  t.  20  del- 
V Album  di  Ptoma  celebrando  l'istituzio- 
ne, ed  altrettanto  si  legge  nella  bolla  Cuin 
Romani  Ponti fìces,ò\  fondationedel  me- 
desimo), volendo  daie  un  attestalo  di  af- 
fetto,e  recare  un  solido  e  perenne  van- 
taggio alla  avventurosa  sua  patria,  badi 
recente  fondalo  in  Sinigaglia  un  ginna- 
sio,acfjuistando  con  pontificia  splendidez- 
za un  decoroso  edifizio  con  la  suddetta 
chiesa  di  s.  Giuseppe  e  oratorio  attigui, 
perchè  all'istruzione  della  gioventù  po- 
tessero accoppiarsi  gli  apostolici  ministe- 
ri. Comesoblennc  le  primespese, così  dotò 
eziandio  del  piivalo  suo  peculio  il  ginna- 


SIN 

8Ìosle?soper  mantenervi  professori  di  let- 
tere umane,  di  grammatica  italiana  e  la- 
tina, di  umanità  e  rettorica,  di  filosofia 
razionale  e  naturale,  di  matematiche,  di 
s.  Scrittura,  di  teologia  dogmatica  e  mo- 
rale, di  diritto  canonico,  di  storia  eccle- 
siastica, di  diritto  civile  e  criminale.  A 
richiesta  poi  del  municipio,chenesostei  rà 
il  dispendio,  vi  saranno  aggiunte  scuole 
di  nautica,  agraria  e  disegno  lineare.  A 
corona  e  perfezione  dell'insigne  opera,  il 
Papa  si  degnò  commettere  la  direzione, 
l'amministrazicwie  e  l'insegnamento,  me- 
no delle  5  ultime  scuole,  olla  beneme- 
rita compagnia  di  Gesù,  e  ne  eflettuò  la 
concessione  con  bolla  de'3o  agosto  18 53, 
Nel  fìirlo  poi  pronunziò  tali  concetti  di 
commendazione  per  quest'ordine  religio- 
so e  veramente  venerando,  che  per  esse- 
re del  capo  supremo  della  Chiesa  fa  con- 
forto e  consolazione  leggerli  nella  Civiltà 
ca//o/fr(7,t.4,pio4,2.'serie.Egualmeiite 
con  isplendide  parole  pubblicò  il  magna- 
nimo provvedimento  il  n.°  248  del  Gior' 
naie  di  Roma,  con  altre  interessanti  par- 
ticolarità, imperocché  ivi  si  dice,  che  a 
tuttesue  spese  fondò  il  gran  ginnasio,  scio- 
gliendo così  il  patrio  municipio  dall'  o- 
nere  di  sostenere  le  scuole  di  pubblico  in- 
segnamento. Che  sulla  piazza  del  duomo 
fece  innalzare  un  vasto  e  ben  ideato  lo- 
cale per  tutte  le  scuole,  pe'  maestri,  pel 
convitto,  ed  anche  per  gli  spirituali  e- 
sercizi  dichiunqueciltadino,  facendoam- 
pliare  l'attigua  chiesa  della  B.  Vergine 
Assunta  e  Prosarlo  (cioè  ov'  era  la  ram- 
mentata confraternita  sotto  tale  titolo), 
perchè  fosse  a  totale  uso  degli  scolari  e  dei 
loro  moderatori.  Che  il  Papa  accoglien- 
do le  preghiere  del  gonfaloniere  e  della 
magistratura  della  città,  univa  al  nuovo 
ginnasio  la  biblioteca  colla  dote  annessa 
che  il  cardinal  Nicolò  Antonelli  avea  la- 
sciala al  municipio;  e  nello  stesso  tempo 
ordinò  che  dessa  due  volte  la  settimana 
fosse  aperta  al  pubblico,  rimanendone  la 
proprietà  presso  il  medesimo  municipio. 
E  che  siccome  il  grande  beneficio  non  sa- 


rebhe  sfato  compililo,  se  il  ginnnsio  non 
veniva  allidiito  a  inaestii  disttnli  e  per  le- 
lij^ioneepertlollnna,ilsapieulissimo  l'oii- 
tcfice  vide  che  non  poteva  meglio  sceglie- 
re, che  aflidandoloai  pp.  della  compai^nia 
di  Gesù,  colanlo  benenierili  dovnnrpie 
della  religiosa  e  lelteiaiia  educazione  del- 
la gioventù.  A  questi  aflldava  inoltre  la 
amministrazione  de'beni  slabili  pel  man- 
tenimento del  ginnasio  e  delia  chiesa,  ed 
il  magisteiodi  tnttele  scuole, tranne  quel- 
le di  diritto  civile  e  criminale,  di  agra- 
ria, di  nautica  e  disegno.  Le  prime  due 
eccettuate  devono  aHldarsi  a  maestri  non 
appartenenti  alla  compagnia,  de''quali  la 
nomina  dipende  dal  vescovo  e  dal  retto- 
re del  ginnasio;  e  le  3  altre  sono  pj'ovve- 
duteaspese  ed  a  scelta  del  municipio,  con 
pieno  assenso  dell'ordinario  e  del  retto- 
re. Ver  l'apertura  del  ginnasio  partiio- 
nodaRonìa  per  Sinigaglis  i  8 gesuiti, quin- 
fli  \e""0  nel  u.^iG  ideila  Gazzella  di  Bo- 
lognu  del  1 853.  Che  a'  i  3  novembre,  sa- 
gro al  Patrocinio  della  Beata  Vergine  e  al 
gesuita  s.  Stanislao  Roslka,  ebl)e  luogo 
la  solenne  inaugurazione  e  apertiua  dello 
splendido  edilìzio  del  ginnasio,  ove  puie 
dovrà  esservi  un  convitto  di  giovani,  e 
l'abitazione  per  quelli  che  ivi  si  volesse- 
ro raccogliere  per  gli  esercizi  spirituali. 
Pertanto  dopo  averne  il  cardinal  vesco- 
vo notificata  al  popolo  l'apei  tura,  si  con- 
dussero nella  cattedrale  i  padri  della  com- 
pagnia di  Gesù  e  i  professori  e  maestri 
«lei  ginnasio,  essendo  il  tempio  ornato  a 
festa  e  pieno  di  popolo.  Indi  v'interven- 
ne il  vescovo  cardinal  Lucciardi,  prece- 
duto dagli  alunni  del  seminario,  dai  par* 
rochi  e  dal  capitolo,  e  seguito  dal  prela- 
to delegato  con  parte  di  sua  congregazio- 
ne governativa  venuti  appositamente  da 
Pesaro,  dalla  magistratura  della  città  in 
gran  treno,  dagl'  impiegali  governativi  , 
da'consoli  delle  nazioni  estere,  dal  conìan- 
danteeultÌ2Ìali  della  guarnigioneaustria- 
ca.  Vi  assisterono  pine  i  superiori  degli 
ordini  regolali,  e  molta  nobiltà.  Asceso  il 
cardinale  il  trono,  incominciò  la  messa  so- 

VCL.  LXVI. 


SIN  inc) 

lenne;  finita  la  quale  elettasi  dal  cancel- 
liere vescovile  la  lettera  colla  quale  il  Pa- 
pa l*io  IX  istituisce  il  ginnasio  e  lo  com- 
mette a'gesuiti,  la  rassegnò  poi  al  cardi- 
nale, il  quale  la  consegnò  al  p.  reltoretlel 
collegio,  con  discorso  pieno  di  sapienza 
ed  adetto,  llispose  il  p.  rettore  analoga- 
mente e  alle  concepite  speranze  nell'  o- 
pera  sua  e  de'propri  correligiosi.  Questi 
due  discorsi  commossero  l'animo  di  tutti, 
e  a  più  di  uno  provocarono  le  lagrime. 
Indi  tutti  i  professori  e  maestri  del  gin- 
nasio fecero  la  professione  di  fede, e  la  giu- 
rarono nelle  mani  del  cardinale.  Asceso 
poi  il  pulpito  un  gesuita,  con  eloquente 
discorso  esaltò  l'opera  del  Papa  concit- 
tadino a  vantaggio  della  patria,  e  riscos- 
se la  geneiale  ammirazione.  Intuonatosi 
il  reni  crenior  Spirilus,  terminò  la  fun- 
zione colla  benedizione  del  ss.  Sagrameli- 
to.  \olIe  quindi  il  cardinale  condursi  prò- 
cessionalmente  al  ginnasio  per  benedirlo, 
ove  già  erasi  elevato  lo  stemma  del  Pa- 
pa fondatore,  e  neiram[)io  atrio  scoige- 
vasi  il  suo  busto  con  relativa  iscrizione. 
Il  cardinale  nell'elegantissimo  oratorio 
destinato  agli  esercizi  di  pietà  della  sco- 
laresca,  assunta  la  stola,  e  recitando  le 
preci  della  Chiesa,  benedì  da  un  capo  al- 
l' altro  tutta  la  casa,  dopo  di  che  si  ri- 
condusse all'episcopio. 

Sinigaglia  ebbe  la  sua  zecca,  leggendo 
nel  Ileposati  t.  2,  p.  i48  :  Delle  inonele 
coniate  in  Sinigaglia  sotto  il  duca  Fran- 
cesco !\1.^  I,  che  questi  nella  città  come 
luogo  di  sua  giurisdizione  volle  fdr  bat- 
tere moneta  per  dimostrare  ch'era  signo- 
re di  Sinigaglia, e  cheavea  podestà  di  bat- 
terne, ed  eziandio  per  onorarla  di  tale  il- 
lustre prerogativa.  \  cognizione  di  Re- 
posati però  vi  è  una  sola  moneta  che  e- 
spressamente  porta  il  suo  nome,  cioè  di 
rame  con  pochissima  porzione  d'argen- 
to, di  peso  grani  i4,  già  pubblicata  dal 
Bellini  weWa  i!*  Dissertazione  (De  mone- 
tir  Scnogalliae,  :iell.i  sua  opera  De  ino- 
iietiM  Iliiliae),  ed  era  |trobal)ilincntc  il 
quattrino.  Occupa  il  primo  campo  una 


2  10  SIN 

rovere, slemma  della  nobile  famiglia  del 
duca,  colle  lettere  -^  F.  M.  Scnogalu 
DNS,c\oc  Francisciis  Mariae  Senogal- 
line  Domlmis.  L'opposlo  campo  ci  dà  a 
vedere  un  vescovo  vestito  cogli  abili  pon- 
tificali, col  nimbo  in  capo  e  la  destra  al 
zata  in  atto  di  benedire  (e  nella  sinistra 
reggendo  il  pastorale),  e  all'  intorno  iV. 
PauUniis,  ch'è  come  dissi  il  principal  pa- 
trono della  città:  di  questa  e  delle  altre 
seguenti  Reposati  ne  pubblicò  il  disegno. 
Egli  osserva,  cbe  se  Francesco  M.'^  1  fa- 
cesse coniare  cpnesta  moneta  prima  che 
divenisse  <luca  d'Urbino,  vale  a  dire  nel 
novembrei5oi  in  cui  divenne  signore  di 
Sinigaglia  per  la  morte  del  padre,  sino  al 

3  aprile  i5o8,  non  ha  alcun  fondamento 
d'asserirlo;  ma  è  ciò  probabile,  poiché  se 
fosse  stata  battuta  dopo  che  n'era  dive- 
nulo  duca,  lo  avrebbe  probabilmente  in- 
dicalo nell'iscrizione,  come  titolo  più  o- 
norevole.  Due  monete  simili  possedeva  il 
Zanetti,  le  quali  per  non  aver  il  nome  di 
Francesco  M."  I  non  è  facile  il  decidere 
se  appartengano  ad  esso  oppure  a  Gio- 
vanni della  Rovere  suo  padie,  a  cui  nel 
i475i  fu  dallo  zioSisto  IV  conferito  il  do- 
minio di  Sinigaglia  col  titolo  di  vicaria- 
lo, aggiuntavi  la  bella  terra  e  distretto 
di  Mondavio.  Non  è  facile  dmique  il  de- 
terminare a  chi  appartengono,  poiché  il 
Carli,  Delle  zecche  ci'  Italia,  dichiara  non 
poter  dire  quando  incominciasse  la  zec- 
ca di  Sinigaglia.  In  una  di  tali  ujonetesi 
leggeva  all'intorno  della  rovere:  D.  Si- 
nigalie.  Neil'  altra  ha  :  Civitas  Sinigali. 
Quest'ultima  è  riferita  dal  Bellini  nella 
1."  Dissertazione,  colla  sola  dilferenza  , 
che  nella  sommità  del  margine  sopra  la 
rovere  si  vede  una  piccola  croce,  che  in 
questa  si  trova  una  rosetta. Tre  altre  mo- 
nete vide  Reposali  appartenenti  alla  zec- 
ca di  Sinigaglia,  senza  nomeo  argomen- 
to di  alcun  principe.  Una  di  esse,  eh'  è 
la  4\  '"  riportata  dal  Rluralori  (cioè  la 
descrizione) nella  l'j ." Dissertazione^Dcl- 
la  zecca  e  del  diritto  o  privilegio  di  bat- 
tere moneta),  nella  quale  moneta  da  una 


SIN 

parte  entro  ad  una  ghirlanda  di  festoni 
vi  è  un  animale  che  sembra  volpe  o  lu- 
po (veramente  dice  Muratori  non  potei 
qualificare  il  quadrupede,  e  che  la  mo- 
neta gliela  avea  somministrata  il  museo 
romano  del  cav.  Vettori);  e  dall'altra 
la  mezza  figura  d'un  vescovo,  colle  let- 
tere: S.  Paulinus  Senoga.  Le  altre  due 
monete  segnate  nella  tavola  di  Reposati 
co'numeri  V  e  VI,  e  già  presso  di  lui  e- 
sistenti,  sono  simili  alla  precedente,  ma 
di  conio  diverso,  come  rilevasi  dal  dise- 
gno. Queste  sono  di  argento  con  porzio- 
ne di  lega,  e  di  peso  .solamente  grani  7. 
Per  avere  queste  3  monete  l' istesso  ani- 
male, che  si  vede  in  ima  delleriferite  mo- 
nete di  Francesco  M.^  I,  sembra  che  ad 
esso  si  possano  attribuire,  benché  lo  sles- 
so tipo  usasse  Guid' Ubaldo  II,  poiché  q  ne 
sii  non  si  sa  che  facesse  battere  moneta 
che  in  Pesaro.  Parlando  Siena  della  me- 
daglia descritta  da  Muratori,  dice  che  il 
quadrupede  figurava  un  lioncorno,  for- 
se primitivo  stemma  del  la  città  o  del  piin- 
cipe  che  la  governava  in  quel  tempo  in 
cui  fu  incisa  e  coniata.  INIa  il  primitivo 
stemma  della  città  fu  sempre  un  pino  con 
due  leopardi.  Lo  stemma  di  Sinigaglia 
il  Siena  lo  descrive  forniato  da  un  pino 
con  pinocchi  d'  oro  e  piantato  in  verilti 
campo,  nel  cui  tronco  o  fusto  sono  inca- 
tenati due  leopardi  rampanti  e  metallati 
d'oro,  e  pardali  di  nero  colle  teste  rivolle 
ai  fianchi  dello  scudo  blasonico.  Il  me- 
desimo storico  pollando  dell'antico  go- 
verno di  Sinigaglia,  dice  che  il  governo 
politico  e  consiglio  della  città  era  coni- 
[)Oslo  di  tulli  i  nobili,  e  perciò  arislucia- 
lieo  da  tempo  immemorabile,  onde  lite- 
neva  il  titolo  di  consiglio  de'nobili,  l'ag- 
gregazione de'quali  spettava  al  medesi- 
mo consiglio,  ch'era  quello  che  distin- 
gueva la  nobiltà  dagli  altri  ordini  del  po- 
polo. Il  magistrato  consisteva  in  3  pub- 
Ijlici  rappresentanti  che  governa  vano  per 
un  bimestre,  facendosene  l'estrazione  per 
bossolo,  il  quale  si  rinnovava  ogni  bien- 
nio, e  porlavauo  il  nome  di  confoicnie- 


SIN 

ri,  tulli  essendo  nobili.  La  citlà  dopo  di 
essere  riloinala  al  pieno  dominio  della 
chiesa  romana,  eia  iella  dal  cardinal  le- 
dalo a  Intere  d'Urbino,  e  per  esso  da  due 
giudici  dottori  e  residenziali;  il  i ."  col  gra- 
do di  luogolenente  che  soprintendeva  al 
governo  politico  ed  economico,e  conosce- 
va in  grado  di  appellazione  non  solo  le 
cause  dell'altro  2. "giudice  chianìato  po- 
destà, ma  di  tutto  il  vicariato  di  IMonda- 
vio;al  podestà  si  appartenevano  poi  tut- 
te le  cause  criminali,  ed  era  anco  giudi- 
ce di  I ."  istanza  nelle  civili.  Che  il  magi- 
strato vestiva  l'abito  di  lucco  nero  (ve- 
ste di  cittadino  fiorentino,  usala  poscia 
solamente  ne'  magistrali,  in  latino  (ogn, 
e  lo  apprendo  nel  Dizionario  della  lin- 
gua italiana),  come  i  signori  della  repub- 
blica di  Lucca,  l'inverno  di  velluto,  nel- 
l'estate di  damasco,  ed  avea  la  residen- 
za nel  pubblico  palazzo.  Per  indulto  di 
Benedetto  XIV,  nelle  pubbliche  funzio- 
ni gii  fu  concesso  l'uso  della  mazza  d'ar- 
gento, ad  interposizione  di  lug.r  Nicolò 
Antonelli  poi  cardinale,  benemerito  della 
patria.  Il  consiglio  de'nobili,  aggiunge  il 
Siena,  godeva  il  diritto  di  eleggerei  o  ca- 
nonici e  6  mansionari  del  duomo  per  di- 
sposizione di  Lucatelli  (delle  quali  nomi- 
ne fece  la  rinunzia  riportata  di  sopra),  il 
parroco  di  s.  Maria  del  Vallone,  il  cop- 
pellano delle  monache  di  s.  Cristina,  ol- 
irei maestri,  i  medici  e  altri  ufiiziali  prov- 
visionali dal  comune.  Attualmente  Sini- 
gaglia  pel  cardinal  legato  d'Urbino  e  Pe- 
saro è  governata  da  un  governatore  di- 
strettuale, al  modo  detto  a  Delegazioni 
APOSTOLICHE  ed  a  Governatore;  la  comu- 
nale magistratura  si  compone  del  Gon- 
faloniere e  di  que'magistrati  che  descris- 
si in  tale  arlicfìlo,  ed  a  Priore  per  le  ul- 
time modilicazioiii,  ove  pure  ne  dichia- 
rai il  vestiario.  La  città  ha  un  cardinale 
per  protettore,  e  Gregorio XVI  vi  nomi- 
nò l'odierno  cardinale  Mario  Maltei.  De- 
gli uomini  illustri  e  degli  eccellenti  in- 
gegni che  fiorirono  in  Sinigaglia  e  ono- 
rarono Ki  pallia  colla  pietà,  cullo  digni- 


SIN  211 

là  ecclesiastiche,  civili  e  militai  i,  e  colla 
dottrina,  ne  fecero  encomio  vari  scritto- 
li, come  il  Colucci  nelle  Anlichilà  pice- 
ne, ed  il  patrio  storico  Siena,  con  ripor- 
tare di  quasi  tutti  quelli  che  nominerò  i 
meriti,  i  pregi  e  le  loro  prerogative;  es- 
sendo lodati  i  cittadini  di  Sinigaglia  per 
pronto  e  sottile  ingegno,  e  per  costumi 
schietti  e  gentili.  In  santità  di  vita  fiori- 
rono :  Sergio  duca  di  Sinigaglia,  Giulio 
Candiotti  arcidiacono  di  Loreto,  Serafì- 
na  Palombi  Arsiili.  Servia  Belardi  Bis- 
conti  fondò  nel  16  1  5il  convento  del  Car- 
mine, e  una  cappellania  nella  cattedrale. 
Maria  Giovanna  Cavalli  eresse  nel  1  60  T 
a'filippini  la  casa  dell'oratorio.  Mg, ^Tom- 
maso Struzieri,  uno  de'più  ferventi  com- 
pagni del  b.  Paolo  della  Croce  fondato- 
le de'passionisli,  vescovo  di  Tiene  inpar- 
tihiis  e  vicario  apostolico  in  Corsica,  poi 
vescovo  d'Amelia,  indi  di  Todi.  Nelle  di- 
gnità ecclesiastiche  primeggia  il  regnan- 
te sommo  Pontefice  Pio  IX  {^■),  nato  in 
Sinigaglia  a'  i  3  maggio  (e  non  marzo  co- 
n!e  per  abbaglio  è  stampato  in  tale  ar- 
ticolo)i 79'2,  dall'illustre  e  nobile  fami 
glia  de'conti  IMastai,  che  nel  secolo  XVI 
espatriando  dalla  città  di  Crema  si  slabi- 
lì  in  Sinigaglia,  come  ricavo  dal  giorna- 
le L'irnpar'ziale  di  Faenza  de'3i  agosto 
1846,  che  dice.  "  D'allora  in  poi  si  tro- 
vano molti  membri  della  medesima  co- 
me preposti  della  municipalità  di  Sini- 
galli«.  Sotto  Urbano  Vili  un  Mastai  co- 
mandava nella  città  durante  il  bombar- 
damento eseguito  dalla  flotta  veneziana, 
nella  qual  circostanza  l'ammiraglio  della 
medesima  perdette  la  vita,  ed  il  suo  va- 
scello ammiraglio  fu  disarmato.  Verso  la 
fine  del  XVII  secolo  i  Mastai  furono  e- 
levati  al  grado  di  conti  dal  principe  Far 
nesc  duca  di  Parma  e  Piacenza,  eciòiu 
ricompensa  de'prestati  servigi.  I  Mastai 
aggiunsero  il  nome  Ferretti  (nobilissima 
fimiglia  (V Ancona  a  cui  accresce  lustro 
il  vivente  cardinal  Gabriele  commenda- 
tario perpetuo  dell'abbazia  delle  Tre  Fon- 
tane, dal  P.ipa  suo  parente  latto  succcn- 


2  12  SIN 

sivamenle  segrelario  de'memorlali,  lega- 
to d'Urbino  e  Pesaro,  Kegietario  di  sta- 
to, neli852  penilenzieie  maggiore  e  nel 
1 853  vescovo  suburbicario  di  Sabina,  do- 
po avere  appena  eletto  Papa  concesso  a 
lui  e  nobile  famiglia  Ferretti  di  potere 
inquarlare  nello  stemma  gentilizio  il  pa- 
diglione e  \echiavì  incrociate, insegne  del- 
la chiesa  romana  e  solile  ad  usarsi  dalle 
famiglie  da  cui  uscì  un  Papa),  in  segui- 
to di  una  stipulazione  di  matrimonio  col- 
l'ultimo  ramo  di  questa  famiglia,  e  la  li- 
nea primogenita  porta  d'allora  in  poi  ara- 
bo i  cognomi.  Girolamo,  il  padre  del  so. n- 
mo  Pontefice,  soggiacque  come  gonfalo- 
niere a  molte  peripezie  nel  tempo  delle 
rivoluzioni  italiane  e  nella  repubblica  (del 
I  7C)8).  Un  di  lui  fratello  Andrea  fu  ve- 
scovo di  Pesaro,  e  si  rese  celebre  quale 
scrittore,  per  l'opera  :  Gli  Evangelisti  le- 
niti, tradotti  e  commentati".  Prima  del 
cardinal  Gio.  Maria  Maslai-Ferretli,  ora 
Papa  Pio  IX,  Sinigaglia  avea  avuto  i  se- 
guenti cardinali.  Cinzio  Passeri  Aldo- 
brandini,  figlio  di  Elisabetta  sorella  di 
Clemente  VII  I.  Francesco  Cherubini,  no- 
bile di  Montalboddo,  la  cui  famiglia  sta- 
bilita in  Sinigaglia  fu  ascritta  al  consiglio 
de'nobili  (seguendo  Cardella,  non  mi  av- 
vidi del  suoabbaglio,  che  lo  chiama  Cha- 
tillon  Cherubini,  laonde  in  tal  modo  lo 
riportai,  e  qui  mi  correggo).  Nicolò  An- 
tonelli  di  famiglia  di  Pergola  e  ivi  nato. 
Leonardo  Anlonelli,c\\emovi  decano  del 
sagro  collegio.  Di  questi  due  ultimi  car- 
dinali ne  riparlai  in  tanti  luoghi,  per  la 
loro  celebi'itàjC  ili. "come  autore  di  ope- 
re dotte.  Il  cardinal  Luigi  Ercolani  era 
di  nobile  famiglia  di  Sinigaglia,  ma  nac- 
que a  Foligno,  ed  il  cardinal  Gio.  Anto- 
nio Benvenuti  nacque  in  Belvedere  dio- 
cesi di  Sinigaglia.  Nella  dignità  episcopale 
furono  elevali  Bernardino  Buratti  arci- 
vescovo di  Manfredonia,  già  vescovo  di 
Voi  turara,sede  che  occupò  ilfralelloFran- 
cesco  Maria.  Federico  fu  prevosto  e  ve- 
.scovo  della  patria.  Latino  Beiiardi  fu  ve- 
scovo m/?ari/^M,ydiCoslanzaesuffraganeo 


SIN 
di  Parma.  All'articolo  Pesaro  celebrai  il 
vescovo  Andrea  de'coiiti  Rlastai- Ferret- 
ti. Nelle  prelature  sono  a  nominarsi  i  se- 
guenti referendari  delle  due  segnature, 
e  governatori  delle  primarie  città  dello 
stato  pontificio.  Francesco  M."  Baviera, 
Gio. Giuseppe  Baviera  seniore,  Gio.  Giu- 
seppe Baviera  giuniore  e  di  molto  inge- 
gno, Giuseppe  Ercolani  e  dotto  autore 
d'opere, Gio.  Ballista  Baldassini,  Paolino 
de'conti  Mastai-Ferrelti  altro  zio  delPa- 
pa  che  regna,  di  cui  parlai  ne'vol.  XLl  V, 
p.  187,  LUI,  p.  iSg,  per  le  cariche  che 
funse,  ed  in  moltissimi  altri  luoghi  per 
essermi  giovalo  della  sua  bella  opera  de- 
dicata a  Pio  VI  :  Notizie  storiche  dell'ac- 
cademie d'  Europa,  con  una  nlnzione 
pili  diffusa  dell'accademia  nobile  eccle- 
siastica di  Roma,  ivi  i  792.  Sono  viventi 
e  di  liete  speranze  alla  patria,  i  rispet- 
tabili prelati  mg.r  Gaetano  Bedini  arci- 
vescovo di  Tebe  e  nunzio  apostolico  al 
Brasile,  il  quale  avendo  ricevuto  ezian- 
dio la  missione  pontificia  di  fare  una  vi- 
sita pastorale  agli  Stali  Uniti  per  esami- 
nare lo  stato  della  religione  in  que'pae- 
si,  perciò  è  ili. "nunzio  della  s.  Sede  re- 
catosi colà;  e  mg.r  Domenico  Cousolini 
prolonotario  apostolico  e  vice  presidente 
del  consiglio  di  stato.  Furono  religiosi  il- 
lustri:  Bernardino  de'conti  Antonelli  con- 
ventuale, Bernardo  Baldassini  procura- 
tore generale  de'tealini,  Gio.  Maria  Zaz- 
zera, e  Filippo  M."  de'conti  Cassi,  de'ser- 
vi  di  iMaria;  Antonio  Solazzi  procurato- 
re e  visitatore  generale  de'girolaminidel 
b.  Pietro  da  Pisa,  vicario  generale  de'cou- 
venli  nel  regno  di  Napoli, ed  a  riguardo 
de'suoi  meriti  fu  insignito  da  Clemente 
XI  dei  privilegi  degli  ex  generali;  Giu- 
seppe de'conti  Augusti,  procuratore  ge- 
nerale de'gesuili.  Tra'ragguardevoli  ec- 
clesiastici rammenterò  Camillo  Lucalel* 
li  dottore  di  leggi  e  canonista,  vicario  di 
più  vescovi,  celebre  per  generosa  pietà, 
poiché  in  morte  del  suo  ricco  capitale  la- 
sciò nel  1628  erede  fiduciaria  la  comu- 
nità di  Sinigaglia,  coil'ingiuuzione  di  fon- 


SIN 
tiare  nella  caltedraleso  canonici, e  1 2 mu- 
sici [)er  hi  cap[)ella  della  medesima,  e  che 
il  t;ius  dell'eiezione  in  peipetiio  spellasse 
ai  luaj^istialo  pubblico.  Però  Alessandro 
\l[  neliGjS  ridusse  i  canonicati  aio,  i 
musici  a  6,  per  le  diminuite  rendite,  e  di 
recente  il  magistrato  linunziò  al  suo  di- 
ritto, come  dissi.  Il  comune  per  eterna- 
re la  memoria  di  si  insigne  benefattore, 
gli   eresse  una  lapide  sotto  le  loggie  del 
palazzo  n)agistrale,  e  nella  cattedrale  di 
Ileggio  di  Modena  ove  fu  sepolto, come  vi- 
'       CJirio  del  vescovo  cardinal  d'Esle,  un  no- 
bile deposito  con  onorevole  iscrizione.  Si 
distinsero  tra'consiglieii  di  stalo,  amba- 
sciatori, e  residenti  di  principi  e  sovrani: 
Nicolò  Tigbetti  canonico  valicano,  e  con- 
sigliere di  stato  del  re  di  Francia.  Gia- 
como Arsilli  consigliere  di  stato,  e  resi- 
dente in  Venezia  per  Francesco  INI.'  II; 
lo  furono  ancora  Marc'Antonio  Daviera, 
e  Sigi.<mondo  Stretti  Quarlari.  Cav.  Li- 
vio Passari  ambasciatore  di  Guitl'Ubal- 
do  II  a  Massimiliano  II  imperatore.  Gian 
Jacopo  Baviera  fu  deputato  da  Sisto  IV 
a  prendere  possesso  della  rocca  di  Sini- 
gaglia  pel  nipote.  Conte  Uernardino  An- 
tonelli  esercitò  vaiie  ambascerie,  ^'ell'ar- 
ujì  si  resero  per  valore  e  perizia  milita- 
re commeudevoli:  ["""rancesco  M.'  II  della 
Rovere  duca  d'Urbino, celebralissimo  ca- 
pitano; i  conti  Antonello,  Piermnlteo  e 
Filippo  Antonelli;  Gio.  Francesco  DaUIas- 
sini,  conte  Alessandro  Baldassini,  Asca- 
nio  Alberlini  seniore  e  Alessandro  giu- 
niore,I\licIielangeloljeliardi,Eusebio,Ga- 
spare  e  Gio.  Battista  Cavalli;  Francesco 
M. "Baviera, Franceschi  no^Iarcliet  li, Pier- 
gentile  de  Novis,  Ventura  Aquilini,  cav. 
Ascanio  Passari,  Gio.  Bartolomeo  Fagna- 
iii.  Fra'giureconsulli  si  resero  più  cele- 
bri: Gio.  Francescu  Albertini,GaspareTe- 
sini,  Prospero  Bisconti,  Tranquillo  Ain- 
brosini,  Domenico  Benedetti,  Gio.  Bat- 
tista Pas<(uini  seniore,  e  Gio.  Battista  giu- 
•  iiìore.  Si  distinsero  fra'  poeti  e  niusofi  : 
Fiancesco  Arsilli,  anche  insigne  medico; 
Girolamo  GabiicllijGiuscppcTiiaboschi, 


SIN  2 I 3 

1)1  uno  Ti  rabeschi.  Furono  egregi  inge- 
gneri e  archilelti  militari:  Giulio  Burat- 
ti e  Giuseppe  Capocaccia.  Di  altri  illustri 
andrò  nominandoli  in  progresso  dell'  ar- 
tic(jlù,  qui  però  farò  memoria  degli  ul- 
timi fiorili  dopo  Io  storico  Siena.  Il  conte 
Giacomo  Beliardi  poeta  e  letterato,  co- 
me lo  fu  il  conte  e  cav.  Giovanni  Mar- 
chetti; Paolo  Maierini  matematico,  Vito 
Procaccini  Pucci  naturalista,  eil  il  ricor- 
dato Pietro  Ghinelli.  Vanta  inoltre  Si- 
nigaglia  un  gran  numero  di  cavalieri  di 
molti  incigni  oidini,  ed  anche  alcuna  ca- 
valieressa. Il  cospicuo  ordine  gerosolimi- 
tano vi  possedè  3  commende,  una  nella 
città  e  con  chiesa  chiamata  di  s.  Giovan- 
ni di  Sinigagliaj  l'altra  nel  suo  territo- 
rio denominala  s.  Maria  di  Filetto  e  u- 
nila  alia  precedente,  e  ambedue  incor- 
porale alla  commenda  di  s.  Marco  di  Fa- 
no che  sussiste;  la  3.'  di  s.  Anastasio  nella 
terra  di  Scapezzano,  le  quali  tulle  si  cre- 
dono antica  fondazione  de' cavalieri  ge- 
rosolimitani di  Sinigaglia.  Si  può  vede- 
re il  breve  di  s.  Leone  XII,  ExposiUini 
Nobis^  de'4  giugno  I S2^, Bull. lìOf/i. coni. 
t.iG,  p.  G3  :  Confìrmado  deliberationis 
captile  a  fratribus  niiliùbus  hospitalis  s. 
Joannis  Hierosoliniyiani  .luper  unione 
honorum  convntnclac  Fani  et  St-nogai- 
liae  alteri  (juae  a  s.  Petrignano  de  Sa- 
xoferrato  inprioralu  romano  nomen  ac- 
ccpit. 

Il  governo  distrettuale  di  Sinigaglia 
comprende  oltre  il  governo  di  Sinigaglia, 
pure  quello  di  Mundaviu  che  ha  il  pro- 
prio governatore,  e  delle  comuni  e  luo- 
ghi che  contengono  i  due  governi  ne  trat- 
to a  Urbino,  descrivendo  la  lega/ione  a- 
poslolica  d'Urbino  e  Pesaro.  Intorno  al- 
la citlà  vi  sono  4  borghi  grossi  e  mollo 
popolati,  cioè  il  borgo  Pace,  il  borgo  Sque- 
ro, il  borgo  Portone  o  s.  Sebastiano,  e  il 
borgo  Penna.  ^  ivono  gli  ebrei  in  sepa- 
rato recinto  chiamalo  ghetto,  ed  hanno 
una  sinagoga  di  moderna  struttura  e  ricca 
(li  ornamenti.  Il  clima  è  benignissimo,  l'a- 
I  ia  buona,  teui perula  e  gradevole  Aulica- 


2  I  4 


SIK 


snenle  eia  alquanto  nociva  a  cagione  del 
le  saliuee  paludi  che  esistevano  dalla  parte 
di  levante  escirocco  presso  il  borgo  Penna 
e  versoAncona,le quali  portavanoalla cit- 
tàpregiudizievoli  vaporijmaessendo  slate 
diseccate  da  Guid'Ubaldo  11  verso  il  i  070, 
Sinigaglia  ricuperò  la  salubre  e  piacevo- 
lecondizione  in  cui  l'avea  costituita  la  na- 
tura. Secondo  il  riparto  territoriale  pub- 
blicato nel  1836,  la  popolazione  di  Sini- 
gaglia ascendeva  compreso  il  contado  a 
1 1,932  abitanti, il  distretto  25,986jquel- 
lo  di  Mondavio  13,178,  ma  di  molto  si 
è  la  popolazione  accresciuta:  la  sola  città 
co'borgliieil  porto  ne  conta  più  di  1  2,000. 
Nana  il  Siena,  che  Sinigaglia  è  assai  po- 
polata e  abbondante  di  viveri:  si  esten- 
de il  suo  territorio  5  miglia  in  lunghez- 
za verso  Ancona,  3  dalla  parte  di  Fano, 
e  7  verso  la  montagna,  perciò  esuberan- 
te al  mantenimento  della  popolazione,  an- 
che per  la  fertilità  del  terreno  e  sua  buo- 
na coltivazione.  Fra  i saporitissimi  erbag- 
gi e  legumi,  si  ha  in  molto  pregio  la  len- 
ticchia e  se  ne  fa  esportazione.  11  pesce  ec- 
cellente e  abbondante,  si  spaccia  nella  pe= 
scheria  nel  Foro  annonario  e  di  cui  for- 
ma il  prospetto.  I  dintorni  presentano  a- 
raenissime  campagne  solcale  da  feconda- 
trici acque,  che  le  scorrono  per  mille  di- 
rezioni :  i  bei  colli  sono  qua  e  là  seminali 
di  biancheggianti  casini,  e  non  pochi  di 
que'Iuoghi  fermano  lo  sguardo  del  viag- 
giatore e  per  Tincantevole  posizione,  e  per 
le  sloriche  rimembranze.  Apprendo  dal 
Siena  che  nel  medesimo  territorio  vi  so- 
no sei  pievi  ripartile  per  le  sue  ville,  cioè 
s.  Giovanni  in  ]Monlignano,  s.  Silvestro 
nella  villa  omonima,  s.  Maria  del  Filet- 
to, s.  Angelo  nella  villa  di  tal  nome,  s. 
Maria  del  Vallone,  e  s.  Michele  del  Bru- 
gnetto,  oltre  la  celebre  abbazia  commen- 
dataria di  s.  Gaudenzo,  risarcita  da  Cle- 
mente XI  quaudo  n'era  abbate  il  nipote 
cardinal  Annibale  Albani^  che  v'  intro- 
dusse in  ogni  festa  la  celebrazione  della 
messa.  Sotto  la  giurisdizione  di  Siniga- 
{j;lia  a  tempo  del  Siena  erano  i  castelli  di 


S  I  i\ 

Scapezzano  e  Roncitelli,  ma  prima  mol- 
te erano  le  terre  soggette,  e  fra  queslePiipe, 
Tomba  e  Monte  Rado,  le  quali  si  gover- 
navano da'genliluomini  di  Sinigaglia  con 
titolo  di  capitani  ;  ma  poi  Monte  Rado  fu 
donata  dal  comune  di  Sinigaglia  alla  du- 
chessa Eleonora  Gonzaga  vedova  di  Fran- 
cesco M.'^  \,  per  pubblico  consiglio  del 
1539,  in  cui  dicesi  che  prima  fosse  nel- 
lo slesso  modo  ceduta  dal  comune  anche 
R.ipe.  Possedeva  eziandio  Sinigaglia  al- 
tre terre  e  castelli,  come  Monte  s.  Vito, 
IMorro  e  Albarello  poi  distrutto,  le  qua- 
li nel  1 2  I  3  furono  cedute  a  Jesi.  Soggiac- 
(juero  inoltre  alla  giurisdizione  di  Sini- 
gaglia tutte  le  terre  e  castelli  del  vicariato 
di  Mondavio,  finche  durò  nella  signoria 
della  cillàGiovanni  della  Rovere  infeuda- 
to da  Sisto  IV  s"i  di  Sinigaglia  che  del  vi- 
carialo, per  cui  il  luogotenente  residente 
nella  città  era  giudice  d'appello  del  vi- 
cariato, per  legge  dello  statuto. Un  ameno 
luogo  della  città  per  passeggiare  è  il  molo, 
che  s'interna  in  mare,  formalo  di  traver- 
tini d'Istria,  e  presenta  il  punto  di  vista 
il  pili  pilloresco:  la  via  esterna  che  vi  con- 
duce è  fiancheggiala  dalle  mura  castel- 
lane, e  prima  del  suo  termine  era  Porla 
Marina,  donde  si  procede  al  delizioso  pas- 
seggio, e  pochi  passi  fuori  di  tal  i)orta  si 
trova  non  il  lazzaretto, come  lo  chiama- 
rono alcuui,cheSinigaglia  non  l'ebbe  mai, 
ma  un  camerotto  limitrofo  all'uHlcio  sa- 
nitario e  che  serve  in  qualche  rarissitna 
circostanza  a  tale  scopo,  quindi  a  fianco 
del  canale  è  il  detto  ulllcio  di  sanità.  La 
porta  Marina  fu  atterrata  nel  i836  per 
erigervi  la  barriera,  che  per  le  beneficen- 
ze di  Gregorio  XVI  fu  della  Barriera  Gre- 
^^oriVz«(7,  che  poi  descriverò  co'molivi  che 
indussero  tale  costruzione.  Chi  si  reca  al 
molo  sul  cader  della  sera,  vede  di  fron- 
te l'ampiezza  del  mare,  oltre  le  monta- 
gne di  Schiavonia,  tutto  pur  godendosi 
dalle  finestre  della  città  :  dalla  parte  o- 
rienlale  si  scorge  il  promontorio  d'An- 
cona, e  dalle  altre  parti  la  città.  Quivi  è 
il  porlo  propriamente  dove  sbocca  il  pie- 


SIi\ 

colo  fiume  Misa,  clic  nelle  catte  Jel  me- 
dio evo  cliiamasi  Nevola, seconclocliè  pie- 
tende  affermare  il  p.  Brandimarte,  Pli- 
nio illustralo  nella  descriziont  del  rice- 
no p.  io3j  il  quale  aggiunge  che  interse- 
ca la  cillà  e  forma  il  canale  e  porlo,  che 
si  riempie  di  legni  mercantili  in  tempo 
delle  fiere  che  sono  le  più  celebri  di  tutta 
r  Italia.  Tultavolta  è  da  avvertirsi,  che 
il  Nevola  è  un  fiume  disliuto  dal  Misa, 
di  cui  è  confluente. Sebbenesia  molto  pro- 
lungalo il  molo,  la  spiaggia  sottile  non 
permette  chele  grandi  navi  mercantili  vi 
entrino,  a  motivo  delle  scarse  acque  del 
canale  l'ormalo  dal  fiume  più  basso  del 
niare,e  tuttavia  per  lungo  tratto  ne  ri- 
ceve le  sue  abbondanti  acque,  the  sup- 
pliscono alla  scarsezza  dell'alveo.  E  già 
si  è  molto  tentato  per  rimediare  a  tanto 
inconveniente,  ma  nulla  si  è  felicemen- 
te conseguito.  Non  è  mollo  tempo  che  lo 
zelo  e  le  cognizioni  nautiche  di  Secondo 
Boidi  di  Sinigaglia,  capitano  di  marina  al 
lungo  corso  e  custode  del  Porlo  Canale 
di  sua  patria,  propose  un  nuovo  piano, 
intendendo  di  spurgar  le  rive  mediante 
le  correnti  del  mare.  Egli  progettò  con 
mezzi  speciali  di  riunire  tali  correnti, di  re- 
stringerle e  aumentarne  il  volume,  e  ri- 
slrella  la  corrente  con  tale  violenza  crede 
che  si  riproduca  reffetto  dello  spurgo  di 
quelle  materie  depositale  dalle  piene  del 
fiume.  Questa  corrente  ntarina  spinta  al- 
la [)rofondilà  determinala,  secondo  le  sue 
dimostrazioni,  toglie  tutti  i  ba!>si  fondi  e 
ripurga  la  spiaggia,  fissandola  a  quel  de- 
tet minato  proporzionale  alle  desiderate 
altezze.  IMolti  applaudirono  il  Boidi,  che 
confidava  poter  felicemente  riuscire  nel 
suo  proposto,  e  così  meglio  provvedere 
al  comodo  di  sua  amata  patria,e  immenso 
vantaggio  del  commercio  sì  interno  che 
esterno;  non  n)eno  di  stabilire  un  meto- 
do inverso  all'usalo,  applicabile  a'Porli 
Canali  di  tutte  le  nazioni.  A  tale  elfello 
egli  stampò  di  verse  descrizioni  con  tavole, 
e  il  risultato  delle  sue  meditazioni.  Pri- 
ma e  nel  1 8  \i  un  opuscolo  o  JJunifcslo  di 


SIN  ai5 

associazione  col  progetto,  intitolato;  T'or- 
zo Canale  di  Sinigaglia,  sua  situazione, 
UiK'ori  ideali  eseguili,  e  quali  di  questi 
sia  dapresciegliersi per  Usuo  stahilinien- 
lo,  Memoria.  Poi  nel  i  8.^  pe'medesimi 
tipi  Lazzarini  di  Sinigaglia  :  Progetto  di 
lavori  al  Porto  Canale  di  Sinigaglia  a 
stabilimento  anche  ad  altri  simili  porti, 
presentato  da  Secondo  Z>o/V//. Questo  por- 
to non  è  mai  stato  gran  cosa,  ed  esso  col 
canale  e  il  fiume  incanalato  sono  una  stes- 
sa cosa,  e  gli  antichi  si  servivano  del  let- 
to del  fiume  a  ricovero  de'le^ni.  Ma  le 
arene  e  le  breccie,  che  il  fiume  traspor- 
ta nelle  piene,  le  arene  de'  fiumi  supe- 
riorij  che  il  mare  vi  conduce,  e  che  col 
moto  ondulatorio  ributta  vicino  la  foce, 
l'hanno  sempre  ostruita,  e  doveano  ren- 
dere indeterminalo  il  luogo  di  entrata  nel 
letto,  come  succede  ne'limitrofi  fiumi  Ce- 
sano ed  Esino.  Non  è  vero  che  a  deter- 
minare il  luogo  permanente  di  questa  fo- 
ce gli  antichi  (ecero  delle  costruzioni  mu- 
rate, ed  incominciarono  i  moli  di  que- 
sto porto,  siccome  scrisse  alcuno.  Nel  i  G7  o 
il  vescovo  Marazzani  curò  ad  onta  delle 
opposizioni  della  nobiltà  ili  Sinigaglia, che 
le  sponde  che  allora  erano  sotto  le  mu- 
ra castellane  dividenti  il  borgo  dal  por- 
to similmente  circonvallato,  fossero  uuar- 
iiite  di  muro;  onde  le  barche  vi  avesse- 
ro un  più  como<lo  posteggio.  La  foce  pe- 
rò di  questo  Porlo  Canale  s'interri  va  con- 
tinuamente, e  il  comune  Gace  eseguii  e  dei 
moli  in  mare,  onde  ricercare  un  fondale 
d'acque  più  sufìiciente  e  migliore,  senza 
osservare  che  toglie  vasi  al  marcia  sua  for- 
za cogli  ostacoli  murati, e  proilusse  innal- 
zamento pregiudizievule  al  letto  del  ma- 
le. Dice  il  Siena,  che  avendo  il  porto  molto 
palilo,  Alessandro  Vili  del  1689  ne  or- 
dinò il  risarcimento  e  riparo,  laonde  la 
magistratura  gli  eresse  cpiella  marmorea 
isciizione  ch'egli  riporta  colle  iniziali  iV. 
/*.  Q.  S.  ^Sinigaglia  per  la  propria  postura 
e  per  antico  costume  de'ciltadiui,  è  città 
liitladata  al  commercio,  ed  il  suo  com- 
mercio è  tale  clic  ha  in  se  molta  di  ver- 


2.6  SIN 

sita  dal  comune;  che  non  istà  iu  un  traf- 
iico,  in  una  permulazione  di  merci  an- 
nuale, tranne  quello  suo  allivo  e  parti- 
colare di  cereali,  fruita,  formaggio  ec.  ; 
ina  nell'introdurre  in  20  giorni  dell'an 
110  tanta  ricchezza,  quanto  basti  alle  spese 
dell'annata. La  qual  cosa  avviene  nel  tem- 
po dellafiera  volgarmente  delta  della  Mad- 
dalena, perchè  incomincia  a'20  loglio  an- 
tivigiliadella  fesladi  talesanta,eperquan- 
lo  dirò,  forse  la  più  rinomala  e  pili  ric- 
ca di  liilla  l'Italia,  poiché  ivi  e  per  la  fa- 
cilità che  le  oOre  1'  Adriatico,  e  la  vici- 
nanza del  porto  libero  d'  Ancona^  con- 
vengono mercanti  di  tutte  le  nazioni,  tal- 
ché Sinigaglia  in  que'giorni  polè  un  tetn- 
pò  dirsi  l'emporio  del  commercio  euro- 
peo. Diversi  sovrani  tengono  in  Siniga- 
glia i  loro  vice-consoli  residenziali,  e  vi 
sono  quelli  d'Austria,  Danimarca,  Prus- 
sia, Svezia,  Belgio,  Francia,  Inghilterra, 
]Napoli,Sardegr.a  e  Toscana.  La  (ìcra  fran- 
ca di  Sinigaglia  servì  a  dare  alla  città  un 
nomecelebie  ne'fasti  del  commercio:  tutti 
i  popoli  vi  mandano  le  loro  merci,  e  nel- 
lo scorso  secolo  era  fioritissima  pel  con- 
corso de'Ievanlini,  ed  era  una  scala  per 
mantenere  ([uel  conimercio  coU'Europa. 
Presentemente  conservando  parie  di  quel 
commercio,  distrailo  altrove  pe'cambia- 
nienli  politici  e  commerciali,  si  mantie- 
ne la  fiera  con  l'accesso  delle  merci  e  ma- 
nifaltuiedi  lullciEuro[ìa,e  più  particolar- 
mente sono  ubbondanlissime  quelle  che 
col  poco  prezzo  allettano  gli  abitanti  degli 
stati  che  ne  hau  no  bisogno. Su  questa  gran 
fiera  più  particolari  notizie  ci  die  il  cav. 
IMunti  dircllore  generale  delle  fiere,  nel- 
le Notizie  islor ielle  sull'origine  delle  fie- 
re dello  italo  eeelcsiaslico,  Roma  1828. 
Di  quella  di  Sinigaglia  tratta  a  p.  67  nel 
niodoseguenle,a  cui  faròaggiuateeschia- 
rimenli  per  altre  mie  studiose  ricerche. 
La  celebralissinia  fiera  di  Sinigaglia  egli 
la  dichiaia  per  lai  ."d'Italia,  e  la  cui  o- 
liginerisale  al  12  00, in  occasione  che  Ser- 
gio conte  di  Sinigaglia  sposò  la  figlia  del 
principe  di  Marsiglia,  la  quale  ebbe  in  do- 


SIN 

no  da  suo  padre  un  braccio  e  altre  ossa 
dis.  Maria  Maddalena, unitamenlea  mol- 
te reliquie  dei  suo  fratello  s.  Lazzaro,  le 
quali  poi  si  collocarono  nella  chiesa  eretta 
alla  santa  dichiarata  protettrice  della  cit- 
tà, la  quale  fu  posta  fuori  di  essa  per  le 
fortificazioni  di  Guid'Ubaldo  II,  indi  per 
la  narrata  ainpliazione  della  città  vi  fu 
di  nuovo  compresa;  ma  le  reliquie,  come 
dirò,furono  portate  nel  Bergamasco. Si  co- 
minciò allora  a  solennizzar  eoo  gran  pom- 
pa la  festa  della  santa  a'22lugliocon  inter- 
vento di  numeroso  popolo,  anche  de'vi- 
cini  e  lontani  luoghi,  e  la  fiera  avea  prin- 
cipio 3  giorni  innanzi  la  festa,  e  termi- 
nava altri  3  giorni  dopo.  Saccheggiala  e 
quasi  disimi  taSiuìgaglia  dai  saraceni  con- 
dotti da'capitani  di  .Manfredi  usurpatore 
del  regno  di  Sicilia  [f^.)  nel  i  264,  i  suoi 
abitanti  si  rifugiarono  ne'  vicini  castelli, 
finché  cessato  ogni  timore  cominciò  di 
nuovo  a  ripopolarsi,  ed  a  celebrarsi  la  so- 
lita fiera,  principalmente  di  poi  sotto  gli 
auspicii  di  Sigismondo  Malatesta  signore 
di  /i///n/ii  (/^'.).A'  i4  ottobre  1 464  l'tornò 
Sinigaglia  sotto  l'immediato  e  soave  domi- 
nio de'Papi,e  nel  capitolalo  fu  guarentita 
alla  città  la  stabile  conservazione  de'privi- 
legi  che  nel  signoreggiarla  le  avea  con- 
cesso il  Malatesta,  e  precipuamente  l'an- 
tichissima fiera  della  IVJaddalena.  Quindi 
per  atto  solenne  nel  giorno  seguente  mg.' 
Giovanni  Vaiinucci  vescovo  di  Perugia 
e  governatore  di  Fano  e  della  Romagna, 
il)  nome  del  Papa  Paolo  li  annuì  alle  ilo- 
mande  de'siuigagliesi  sulla  conservazio- 
ne della  fiera  fianca  con  questo  articolo. 
»  Ilein  se  addìmanda  secondo  le  nostre 
consuetudini  in  questa  nostra  cillà,olto 
dì  innanzi, etolto  dì  da  poi  s.  Maria  Mad- 
dalena solemo  fare  la  fiera  salva  e  segu- 
ra  in  detta  cittàj  e  possa  venire  d'  ogni 
rason  di  inercantie,e  senza  pagnre  alcun 
dalio  et  gabella,  et  ogni  possa  stare  sal- 
vo e  seguro  per  debito,  et  per  ogni  ma- 
lefilio  j  eccello  non  fosse  ribello  della  s. 
romana  Chiesa,  et  de  nostra  Comuni  là. 
Placet  excepia  rcbellione,cl  ìiomicidntiii 


SIN 

(sotlosciisse  il  prelato).  "  Alessandro  VI 
(sebbene  già  Sinigaglia  era  infeudala  ai 
lioveiesclii,  i  (|iiali  pure  concessero  pri- 
vilegi alia  (iera,  allora  era  occupata  dal 
famoso  Cesare  Borgia  ex  cardinale)  o  me- 
glio Cesare  Borgia  suo  fjglio,con  chirogra- 
fo de' io  giugno  i5o3  confi^iiiiò  lutti  i  pri- 
vilegi della  città, com[)reiisivameule  (jnol- 
lo  della  liera. Leone  X  a'3  novendjre  i  5 1  g 
stabili  la  fiera  dal  giorno  di  S.Francesco 
il  4  ottobre  a  lulto  il  mese,  ed  alcuni  vo- 
gliono che  due  fiei-e  annue  si  celebrasse- 
ro; ma  dichiara  Monti  che  non  è  vero- 
simile che  si  potessero  eseguire  due  fie- 
re, una  tanto  d'a[)[)re8so  vicina  all'altra, 
bensì  può  credersi  che  fosse  stata  per  qual- 
che cagione  trasportata  quella  della  Mad- 
dalena; tanto  più  che  Benedetto  XI V  (col- 
la bolla  Palernae  chariuilis,(ie'  24  '^o'-'' 
sloi  744>^"^^-  flJf'S'i-  1. 16,  p.  220),  nel 
confermare  e  ampliare  di  privilegi  la  fìe- 
la  tla  celebrarsi  per  la  festa  di  s.  diaria 
Maddalena,  riporta  di  essere  questa  stata 
sanzionata  da'  suoi  antecessori,  special- 
mente da  Urbano  \  HI,  sotto  il  cui  pon- 
tificalo si  efifelluò  la  devoluzione  del  du- 
calo d'Urbino,  e  in  conseguenza  di  Sini- 
gaglia  che  ne  faceva  parte.  ÌL  siccome  nel 
tempo  della  fiera  restavano  incluse  le  fe- 
ste della  domenica,  di  s.  Giacomo  apo- 
stolo e  di  s.  Anna,  nelle  quali  i  mercanti 
facevano  esercitare  le  opere  servili,  come 
fcelali  giorni  non  fossero  festivi,  Benedetto 
XIV  colla  medesima  bolla,  per  togliere 
questo  scandaloso  abuso,  proibì  ogni  sor- 
ta d'opera  servile  in  detti  giorni,  colla  mi- 
uaccia  delle  censure  ecclesiastiche  a'con- 
travventori  dell'osservanza  dellefesle  che 
ricorrono  in  tempo  di  fiera.  iNou  volendo 
poi  recare  alcun  danno  alla  mercatura, 
prolungò  la  fiera  ad  altri  5  giornij  per 
compensare  i  festivi  intermedi; e  nel  1  743 
con  quella  disposizione  che  riportai  a  FiE- 
HA,  Benedetto  XIV  pubblicò  utili  dispo- 
sizioni sulle  altre  fiere  che  si  celebrava- 
no nello  stato  pontifìcio  ne'giorni  teslivi. 
Di^pose  pertanto  Benedetto  \i\  :  »'  I*er- 
thè  ucSaUU  daUUu  Icujjjoiulc  awcn^aal- 


SIN  2.7 

la  città,  ed  a'Iuoghi  a  noi  soggetti,  nes- 
sun danno  al  popolo,  e  nessun  detrimen- 
to al  pubblico  commercio;  e  perchè  di 
questo  avvenga  la  piena  libertà,  prolun- 
ghiamo il  tempo  della  fiera  a  5  giorni  di 
più  del  solito,  cioè  in  (juesto  modo,  che 
la  (leia  di  Sinigaglia  abbia  luogo,  secon- 
do il  costume,  8  gioini  prima  della  fe- 
sta di  s.  Maria  Maddalena,  e  che  conti- 
nui fino  a  9  giorni  dopo.  E  aflinchè  du- 
rante detta  fiera  si  accresca  il  commer- 
cio tra'noslri  sudditi  e  gli  stranieri  mer- 
canti, che  da  diverse  legioni  per  tei  la  e 
per  mare  con  varie  merci  utili  al  vitto, 
e  all'uso  comune  della  vita  necessarie,  vi 
si  recano  con  gran  numero  di  navi  e  di 
cavalli,  e  il  concorso  ogni  giorno  possa  au- 
mentare, confermiamo  tutte  le  grazie,  iin- 
n\unilà  e  privilegi,  e  concediamo  sicuro 
accesso  e  libera  usci  la. "Le  successi  ve  2  uer- 

o 

re  e  rivoluzioni  incominciate  nel  decli- 
nar del  secolo  passalo,  e  proseguile  nei 
primi  aimi  del  corrente,  avendo  intera- 
mente sconvolto  il  commercio,  l'epoca  pre- 
scritta non  erasi  più  osservata,  o  veniva 
anticijtata  la  fiera  a  richiesta  della  città 
e  de'comuìercianli,  e  così  davansi  proro- 
ghe al  termine  della  medesima,con  grave 
pregiudizio  de' negozianti  di  ragione,  di 
quelli  cioè  che  formano  la  parte  più  im- 
portante e  migliore  della  fiera,  e  che  non 
ispacciandoal  minuto  le  merci  prolunga- 
vano la  loro  dimora  con  grave  dispendio. 
Pio  VII  mal  solfrendo  tal  disordine,  coi 
molo  proprio  La  variazione  della  darala 
(Iella  rinomala  fiera  di  Sinigaglia ,  dei 
22  luglio  i8i8,  Bull.  Rom.  coni.  1. 1  5^ 
p.  74,  stabilì  che  la  fiera  nel  futuro  18  ig 
e  in  progresso  avesse  principio  a'20  lu- 
glio, per  terminare  dopo  20  giorni  inclu- 
sive senza  proroga  di  sorte  alcima,  sotto 
qualunque  titolo  0  pretesto,  come  tutto- 
ra con  precisione  si  osserva,  e  perciò  ai 
9  di  agosto  dovesse  infallantemente  ter- 
minarsi, e  compreso  l'imballaggio.  Pro- 
pria(nenlela  fiera  termina  alla  mezza  not- 
te del  dì  8  agosto,  dopo  essere  slate  chiu- 
se le  dogane  al  tiauiuular  del  sole^  e  lo 


2 I  «  SIN 

sparo  doi  cannone  alla  mezza  nolle  an- 
nunzia il  termine  della  fiera  e  della  fran- 
chigia, come  ne  avvisa  il  suo  principio. 
In  seguilo  si  accordarono  due  giorni  di 
proroga,  cioè  il  q  e  i  o  agosto, per  ultimare 
l'imballaggio,  ed  altri  3  al  solo  elFetto  di 
eseguire  le  spedizioni  e  rimbarchi,  o  il  de- 
posito alle  dogane.  Nel  tempo  della  fie- 
j-n  risiede  in  Sinigaglia  il  cardinal  legato 
d'Urbino  ePesaro,ed  in  sua  vece  il  preiato 
delegato  apostolico.  Ogni  anno  si  pubbli- 
ca la  notificazione  sulla  celebrazione  della 
fiera  di  Sinigaglia,  nel  nome  sovrano,  pri- 
ma dai  tesoiieri  generali,  e  ora  dal  mi- 
nistro delle  finanze,  e  tiene  luogo  anche 
ili  regolamento,  dichiarandosi:  che  tutti 
<jueili  che  concorrono  alla  fiera  e  gli  a- 
bilanli  di  Sinigaglia  godono  nel  perio- 
do della  medesima  di  tutti  qua' vantag- 
gi, privilegi  e  franchigie,  che  sono  stati 
accordati  ne'precedenti  anni  in  conformi- 
tà dell'editto  iG  febbraio  1787, in  quanto 
chenon  si  oppongano  alla  nolificazione.Si 
ponno  leggere  le  norme  nella  Raccolta 
delle  leggi  e  disposizioni  di  jjiLbhlica  ani  • 
rninistrazione,e\\s\  tioveraimo:  ledispo- 
sizionie  regolamenti  per  la  fiera,  la  proi- 
bizione della  proroga  oltre  il  io  agosto, 
le  norme  sulla  pesa  facoltativa,  quelle  sui 
generi  di  pri  .ati va, sulle  visite  personali; 
la  concessione  a' sinigagliesi  di  acquistar 
senza  dazio  i  generi  necessari  per  l'inte- 
ro anno  e  non  piìi,  perciò  soggetti  a  ve- 
rifica e  approvazione  del  gonfaloniere;  le 
disposizioni  sui  contrabbandi;  l'istituzio- 
ne d'un  tribunale  temporaneo  pe'giudi- 
zi  relativi  alle  frodi  durante  il  tempo  della 
fiera  franca,  e  da  chi  composto,  e  che  fi- 
nita la  fiera  le  dette  cause  passano  al  tri- 
bunale ci  vile  e  criminale  di  Pesaro;,  le  di- 
scipline doganali  pe'magazzinijie  denun- 
zie che  devono  fare  i  negozianti  diSiui- 
gaglia  prima  della  fiera,  il  dazio  de' ge- 
neri gieggi  e  prodotti  nostrali,  e  dispo- 
sizioni a  essi  relative;  le  concessioni  a'con- 
tadini  e  poveri  abitanti  di  Sinigaglia,  e 
agli  altri  della  slessa  città  e  suo  territorio, 
meno  i  negozianti;  (juaulo  riguarda  l'uf- 


SIN 

fizio  del  bollo,  per  le  manifatture  d'oro 
e  d'argento;  le  pene  per  le  contravven- 
zioni,ealtri  regolamenti. Durante  la  fiera 
si  aprono  le  doganedeirAmpliazione,del 
Porto,  di  Porla  Colonna,  di  Porta  Bra- 
schi,  delle  Assegne,  per  le  diverse  specie 
di  dazi  e  operazioni  doganali:  nell'ulti- 
ma dogana,  che  si  apre  dieci  giorni  pri' 
ma,  e  si  chiude  dieci  giorni  dopo  la  fie- 
ra, si  danno  le  assegne  delle  merci  sog- 
gette a  questo  vincolo.  Terminata  la  fie- 
ra, restano  aperte  la  dogana  di  Porta  Co- 
lonna per  la  spedizione  delle  merci  che 
ancora  si  trovassero  nella  città,  e  la  do- 
gana dell'Ampliazione  per  la  bollazione 
degli  equipaggi,  e  per  l'ullimazione  de- 
gli atti  relativi  a'cootrabbandi. Alcuni  cal- 
colando il  commercio  che  si  fa  durante 
questa  fiera,  presentano  una  cifra  di  io 
milioni  di  scudi;  ma  nulla  si  può  stabi- 
lire di  positivo,  COSI  del  prodotto  delia  do- 
gana. Grande  e  copioso  è  il  concorso  di 
questa  rinomatissima  fiera,  sia  di  statisti, 
diedi  tutte  le  nazioni,  provenienti  da  tut- 
te le  contrade  e  specialmente  dal  levante, 
olire  il  fiore  della  mercatiu'a  italiana;  in- 
concepibile è  il  commercio  che  d'ogni  sor- 
ta di  generi  esteri  e  nazionali  si  fa  nel  ri- 
stretto spazio  di  1 5  giorni,  nel  quale  i  su- 
perbi portici  sono  occupati  da'negozianli, 
convertiti  in  fondachi  e  olllcine.  Altret- 
tanlebotleghedi  legnos'innalzanodi  fron- 
te sul  bordo  del  canale,  e  dovunque  le 
piazze  e  le  vie  olFiono  un  largo.  Le  mo- 
bili tende  sono  artificiosamente  tirate  in 
guisa,  che  temperano  i  raggi  del  sole,  e 
si  aprono  dopo  l'occaso,  onde  sollevarsi 
Colla  fresca  aura  marina.Le  numerose  bot- 
teghe da  cade  nella  crociera  del  Taglio,  a 
dovizia  fornite  di  rinfreschi,  ornate  con 
eleganza,  aflluenti  sempre  da  nuova  mol- 
titudine,presentano  il  più  gradevole  spet- 
tacolo, specialmente  (juando  alla  luce  del 
giorno  su[)[)liscono  ilunii  nollurni.  Ivi  co- 
me ne'fondachi  si  odono  parlare  diverse 
favelle,  e  si  atnmiranoinnumerabili  esva- 
riaticoitumi. Questa  cillà,ovesi  gode  pia- 
cevole quiete  e  lran(juillilà  ucl  resto  del- 


SIN 
l'anno.perlafieiain  un  istante  si  converte 
in  un  indescrivibile  nnoviuicnto,  clie  si  e- 
stentle  per  liitla  ipianta  Sinigaglia.  La  co- 
mune si  occupa  ogni  anno  ili  far  eseguire 
nel  teatro  eccellenti  produzioni  musicali, 
chìamandoda  ogni  parte  i  migliori  virtuo- 
si si  di  canto  che  di  ballo,  oltre  gl'infinili 
oggetti  di  cuiiosilà  clie  sono  portali  nel 
tempo  di  fiera  per  divertiregli  accorrenti. 
L'avv.°  Castellano,  Lo  stalo  Pontificio, 
descrivendo  Sinigaglia  e  la  sua  clamoro- 
sa fiera,  parla  ancora  dell'altra  fiera  che 
ha  luogo  a'22  luglio,  di  bestiame  d'ogni 
specie,  e  vi  si  vedono  mandrie  numerose 
di  cavailidi  Dalmazia,  che  diconsi  schiavi 
oschiavoni,noti  perla  piccolezza  e  agilità, 
le  quali  passano  poi  alla  fiera  che  si  tiene 
presso  Asisi  in  occasione  deli'  indulgen- 
za del  perdono  o  Porzìuncola  (^.).  In- 
oltre aggiunge  che  al  terminar  della  fie- 
ra grande  dispare  in  un  attimo  la  mol- 
titudine, e  dà  luogo  agli  abitanti  alle  or- 
dinarie occupazioni.  Che  per  un  tempo 
Sinigaglia  godè  i  vantaggi  permanenti  di 
porto  fianco,  ed  ebbe  pur  stabile  il  tri- 
bunale di  commercio,  ma  dipoi  tali  fran- 
chigie, e  le  sessioni  del  tribunale  torna- 
rono sull'antico  piede,  e  ristrette  ai  sum- 
inentovati  giorni  di  luglio  e  agosto.  Pe- 
rò non  è  più  vero  die  finita  la  fiera  cessi 
il  tribunale  commerciale,  il  quale  è  per- 
manente. Vi  si  tiene  poscia  a'28  agosto 
allrn  ricca  fiera  di  bestian^e  e  di  merci 
iniligene.  Rimarca  Callndrij  che  prima 
dcli82Q  in  Smigaglia  fu  eretta  una  fab- 
brica di  candele  di  sevo,  il  qual  gì  asso  era 
ridotto  a  tal  perfezione,  che  nella  forma, 
aspetto  e  condjustioue  eguagliava  quasi 
le  candele  lormatecolla  cera,  aia  la  fab- 
brica durò  poco.  Ilecentcmente  una  so- 
cietà di  azionisti  per  cura  del  magistra- 
to ha  formato  uno  stabilimento  assai  co- 
modo e  ileccnle  per  bagni  marini  fissi  e 
natanti,  e  bagni  di  acqua  dolce,  che  già 
furono  assai  freipientati. 

Sinigaglia,  Scno' Gtdlica  oScuogallia, 
poi  comunemente  delta  Sin  libagli  ti,  ha  la 
sua  origine  couttu versa  al  pari  delle  al 


SIN  219 

t  re,benchè  l'a  v  v. Castellano  dice  clie  si  pre  • 
già  tli  avere  l'origine  la  meno  controversa 
ilellc;  eillà  marchiane;  bensì  ha  la  singu- 
larilìi,che  sebbene  piìi  volle  distrutta,  ha 
sempre  occupato  la  medesima  superficie, 
come  provò  l'anonimo  autore  della  Lei' 
lem  Parenelica,  ossìa  d.  Gio.BatlislaTon- 
dini  di  Brisighella,  contro  il  Colucci,chc 
nella  Disseriazione  de  i'ari  popoli  die 
hanno  abitato  il  Piceno,  avea  detto  (ma 
poi  si  corresse)  che  Sinigaglia  è  situata 
sulle  foci  del  Cesano,  asserzione  falsa  che 
Lcjnfutò  il  Tondini,  rivendicindo  a  Sini- 
gaglia il  suo  bel  vanto  che  si  tentò  toglier- 
le, llicendo  vedere  che  dessa  è  fondata  so- 
pra lestesse  sue  vetuste  rovine,  il  che  chia- 
laineute  confermano  i  monumenti  trova- 
li negli  scavi  della  città  e  dal  medesimo  e- 
numerali  e  descrilli.  Inoltre  Suii"ai»lia  si 
pregia,  che  i  pili  celebri  e  rinomati  scrit- 
tori sì  greci  che  latini,  tanto  antichi  che 
ii.oderni  (che  si  ponno  leggere  cilati  nel 
patrio  istorico  Siena,  i  quali  mi  dis[)ens(j 
dal  ricordare,  perla  brevità  a  cui  con  pe- 
na sono  costretto  dalla  condizione  com- 
pendiosa di  questo  mio  Dizionario)  ,  ne 
hanno  celebrato  l'antichità  e  le  segnalale 
prerogative  che  la  distinguono  nel  Pice- 
no Annonario, eia  fanno  primeggiare  tra 
le  piìi  ragguardevoli  città  della  Marca  An- 
conitana. Il  suo  primitivo  nome  fu  Sena, 
ch'ebbe  dai  galli  senoni  che  l'edificarono, 
cioè  da  que'galli  venuti  ad  occupare  per 
la  2.'^  volta  la  nobilissinia  Italiawx  mag- 
gior numero,  sotto  il  comando  «.lei  famo- 
so Crenno  loro  duce,  che  calati  dall'.Alpi 
Cozie  si  estesero  per  la  via  Emilia  dal  fiu- 
me V'iti  o  Utente,  oggi  Montone  che  scor- 
re presso  Forlì  (/  .),  dalla  parte  d'  occi- 
dente ove  confinavano  i  galli  boi,  sino  a 
Ravenna,  che  restò  in  potere  de'galii  se- 
noni  insieme  con  /ì////m'(/^  .)_.ed  inoltran- 
dosi per  la  spiaggia  dell'-Adriatico  occiipa- 
rono  il  paese  sino  alla  foce  del  fiume  E- 
sino,  che  scorre  fra  Sinigaglia  e  Ancona, 
allora  termine  de'piceni  e  dell'aulica  Ita- 
lia, l'er  larghezza  poi  si  dilalaruno  dal 
mare  fino  alle  città  di  Jc»i,  0»tracSua- 


2'>.o  SIN 

bit,  occii{)nte  pfuinienti  da'senoni  ilopo  a- 
vt;rne  caccialo  gli  iimbii,  che  ritiratisi  ver- 
so i^li  A  pennini  nelle  loro  città  montane, 
ga^liartlamenle  vi  si  fortificarono.  Già  a 
iVc//^  e  altrove  ragionai  de  seiioni,  popo- 
lo [KAeiìteótWa  Gallla[P'.)Ce\ùca  oLio- 
iiese,  e  come  scesero  in  Italia,  delle  loro 
conquiste  naì Piceno  {^f^ .)  Annonario ,pev 
loro  detto  Gallici Senonia/i  quali  ebbero 
per  capitale  Sena  po'iSiuigagliajtWas'ì  del- 
le loro  guerre  co' romani,  come  furono 
sconfìtti,  come  i  romani  fecero  la  colonia 
di  Rimini  per  un  tempo  capo  della  Gal- 
jia  Senonia  o  Togata,  ciò  che  altri  nega* 
no,  cicilai  gliarlicoli  ove  trattai  di  tali  po- 
poli celebri  e  valorosi.  Seguì  il  passaggio 
de'galli  senoni  in  questa  contrada  l'anno 
appunto  in  cui  da'popoli  di  Toscana  o  e- 
truschi  fu  tenuta  l'assemblea  al  Fano  o 
tempio  di  Voltunna  presso  Viterbo,  nel 
quale  fu  risposto  agli  anìbasciatoride'ca- 
penatiede'l'aliscijChegli  etruschi  non  pò- 
tevanodar  soccorsoa  f^^eio  (T.)  da'roina- 
ni  assediata,  vale  a  dire  l'anno  diPionia 
356  o  358,  ossia  SyG  o  398  avanti  la  na- 
scita di  Gesù  Cristo.  La  fondazione  poi  di 
Sena,  in  oggi  Sinigaglia,  il  Siena  la  sta- 
bilisce in  tale  anno, o secondo  altri  al  38  i 
primadi  lalefeliceavvenimento;  ma  sem- 
bra a  Muratori  più  probabile  444  3""' 
innanzi  l'incarnazione  dello  stesso  divin 
Verbo, seguendo  gravi  scrittori.  La  città 
da'senoni  fu  appellata  Sena,  nomechedie- 
rono  al  fiume  sulla  cui  foce  l'edificarono, 
il  quale  in  seguilo  fu  detto  Misa,  col  qua- 
le si  chiatna,  e  fatta  loro  capo  e  metro- 
poli, non  che  del  tratto  di  paese  da  loro 
tlctto  Gallia  Senonia,  ossia  dal  fiume  U- 
tenteall'Esi, divenendo  la  città  altresì  ba- 
se del  famoso  triangolo,  che  formarono  i 
gran  campi  della  Gallia  (/^.)  Cisalpina 
fra  l'Apeunino  e  il  seno  del  mare  Adria- 
tico :  altra  prova  che  Sena  fu  fabbricata 
nel  medesimo  silo  in  cui  giace  Sinigaglia, 
e  conforme  a'  suoi  avanzi  in  vari  tempi 
scavali  ne'fondamenti  delle  fabbriche  an- 
licUe,  sìdentrochc  fuori  delia  città,  e  siu- 
golarmeute  nel  [nalo  di  s.  M.'  JMaddale- 


S  1  N 

na  già  detto  Terra  vecchia.  I  galli  seno- 
ni preferirono  la  loro  Sena  alle  città  tol- 
te agli  umbri  per  principale  loro  sede,  e- 
ziandio  perchè  collocata  sulle  frontiere 
dellaGalliaCisalpiua.  Il  Compagnoni  nel- 
la Reggia  Picena  riferisce  che  la  regione 
di  Sinigaglia  fu  anche  delta  Gallia  Pi- 
cena,ma  pih  tardi.  Anche  Baldassini  nel- 
le Memorie  isloriche  di  Jesi  conviene  che 
i  galli  senoni  appellarono  Gallia  Senonia 
tutto  il  paese  occupato  agli  umbri  nel  Pi- 
ceno, e  ne  fecero  capo  Sinigaglia.  Del  vo- 
cabolo Sena  e  di  Sena  Galli,  come  la  no- 
minarono vari  scrittori,  perchè  fu  la  ca- 
pitale de'galli,  e  per  distinguerla  da  Sena 
di  Etruria,  oggi  chiamata iS'/e/?a(/^^.),  ne 
tratta  il  p.  AntonioBrandimarte,  Piceno 
Annonario  ossia  GalliaSenonia  illuslra- 
ta,  Romai825.  L'avv.  Castellano  riferi- 
sce, che  i  galli  senoni,  quando  ebbero  in 
parte  il  tratto  circoscritto  dall'Apennino, 
dall'Adriatico,  dall'Esi  e  dall'Isauro  ora 
Foglia,  misero  a  ferro  e  fuoco  le  murate 
città  uudjro-etrusche  che  vi  trovarono, 
ma  stanchi  poi  della  vita  vagante  che  me- 
navano per  le  campagne,  qui  convenne- 
ro,edi(ìcaronola  città  sulle  marittime  are- 
ne, e  Sena  la  chiamarono,  costituendola 
metropoli  loro,  e  ciò  dice  essere  avvenuto 
presso  a  Gsecoli  innanzi  la  nostra  eraona- 
scita  di  Gesù  Cristo.  Maggiore  poi  e  più 
antica  è  l'origine  che  dà  a  Sinigaglia  il  d.'^ 
Olivi,  imperocché  dichiara  che  i  galli  se- 
noni  la  fabbricarono  nell'anno  i  57  dell'e- 
dificazione di  Roma.  Dominando  i  seno- 
ni la  regione,  Sena  divenne  assai  celebre 
e  rinomata  pel  valore  de'senoni  stessi,  che 
eransi  resi  più  formidabili  de'galli  cisal- 
pini, e  il  grido  del  loro  nome  suonava  te- 
muto in  Italia.  Per  quanto  narrai  ne'ci- 
tati  articoli, avendo  i  senoni  assunto  le  di- 
fese del  l'ol  t  raggia  toAr  unte  oArunce,  mar- 
ciarono per  punire  il  lucumone  di  Chiu- 
si capitanati  da  Brenne,  ove  rotta  guerra 
co'romani  arditamente  si  recarono  all'as- 
sedio di  Roma  (^.),  l'abbatterono  e  in- 
cendiarono verso  l'anno  365  di  tal  città. 
Slavano  per  espugnare  il   Campidoglio 


S  I  i\ 
(/'.),  quando  vennero  ad  acroi  di,  che  per 
|j  loro  soveicliia  prepotenza,  il  «opra  we- 
nuto  Camillo  ruppe,  e  poi  costrinse  i  galli 
a  ritirarsi,  e  anche  sconfìsse  lolalmenle, 
8  miglia  lungi  da  Pioma  nella  via  Cabi- 
na, al  dire  di  Tito  Livio,  ovvero  in  Gub- 
bio come  opina  il  p.  Biandimarle  che  pro- 
trae la  presa  di  Iloma  al  Spo.  Altri  vo- 
i^lioiiOjche  i  galli  abbandonarono  Pioma, 
perchè  i  confinanti  veneti  profittando  di 
loro  assenza, come  rimarcai  a  Rimici,  ga- 
gliardamente infestarono  i  loro  paesi,  ed 
accorsero  a  difendei  li  come  narra  Polibio. 
Ripalriati  i  senooi  e  respinti  gli  agi^resso- 
ri,  poco  dopo  furono  costretti  a  sostene- 
re vari  fieri  combattimenti  con  altri  gal- 
li. Alcuni  alTcrmano,  che  i  galli  senoni  in 
Sinigaglia  vi  alìorzaiono  il  loro  potere,  e 
resero  potenle,  doviziosa  e  gioì  io>.'i  tale 
loro  sede,e  signoreggiarono  la  regione  con 
imprese  valorose  per3oo  anni,  al  dire  dei 
nominati  avv.  Castellano  e  d.r  Olivi.  Al- 
tri peròrifleltono,  che  i  galli  senom  ama- 
rono l'agricoltura  solo  qiiantobasta  va  per 
Sopperire  ai  primi  bisogni,  perciò  non  po- 
terono rendere  doviziosa  la  loro  sede.  Es- 
si signoreggiarono  nella  contrada  appena 
loo  anni.  Infatti  narra  il  p.  Erandimar- 
le,  die  i  galli  furono  assai  inquieti  e  reca- 
rono mollemolestiea'romani  ne'  97  anni 
chedimorarono  in  questi  territorii;  laon- 
desi  oppone  all'opinionedi  quelli  che  tri- 
plicano il  periodo  del  loro  dominio,  e  si 
avvicina  aquellodel  Siena  che  sembraes- 
sere  di  poco  piìi  di  i  06  anni.  Che  tenta- 
rono nuovamente  la  conquista  di  Roma, 
ed  a  slento  e  con  istrage  delle  due  parti 
furono  respinti  poco  distante  dalla  porla 
Collina  nel  399  di  Roma.  Nuovamente 
sconfitti  nel  4  >  1  da  Camillo,  fecero  quin- 
di pace  e  alleanza  co'romani,  nella  (piale 
durarono  per  circa  So  anni.  Quindi  si  u- 
nirono  cogli  etruschi  e  co'galli  cisalpini, 
e  saccheggiarono  le  campagne  romane. 
Dopo  altri  .\o  unni  essendosi  collegati  coi 
snnnili,cogli  etruschi  e  cogli  umbri,  mos- 
•seio  disastrosa  guerra  a'ioniani,  e  furono 
da  ts^i  iuLici  auiculc  \  ititi  nell'agro  di  Sen- 


S  I  N  27.  r 

tino  (^.),  con  memorabile  ballaglia  nel 
41''S  di  Roma:  dice  il  Siena,  che  i  romani 
ingelositi  delle  prodezze  e  fama  de'seiio- 
ni,  a  meglio  difendersi  da  gente  si  artlita 
e  bellicosa,  eransi  precedeiiteiiiente  con- 
federati co'piceni  loroconfinanli  al  fiume 
Esino.  Per  tale  terribile  rotta  non  par- 
tirono i  galli  dalle  loro  terre,  névi  ammi- 
sero il  dominio  de'romani.  Ristorali  dal- 
le peidite  della  guerra,  dopo i  oanni  uni- 
lisi  co'Iucani,  co'bruzi,  co'saonili  e  cogli 
etruschi  di  nuovo  mossero  guerra  a'roma- 
ni.  Fratlanloassediando  i  galli  senoni  A- 
rezzo,  questa  implorò  l'aiuto  de'romani 
e  l'ottenne.  Abbiamo  da  Polibio,  che  i  ro- 
mani combatterono  i  galli  non  lontano 
dalle  mura  della  città,  ma  essendo  supe- 
lali  e  ucciso  Lucio  console,  ed  i  galli  a- 
vendo  fallo  gran  preda  e  prigioni  tornan- 
do lieti  e  gloriosi  alle  loro  case,  surroga- 
rono al  defunto  duce  Manio  Curio  Den- 
talo. Questi  inviòsubilo  legati  a'galli  per 
redimere  i  [Jiigionieri,  i  quali  contro  il  di- 
ritto delle  "enti  furono  barbaramente  uc- 
cisi.  Esacerbati  i  rooiani  da  tale  scellera- 
tezza, scelte  nuove  lrnppe,si  apparecchia- 
vano a  penetrare  nella  Gallia  Senonia  , 
quandoper  la  via  d'Arcevia  essendosi  per 
poco  avanzali  furono  incontrali  da'seno- 
ni.  Altaccata  la  zuffa  i  romani  li  supera- 
rono, ne  uccisero  gran  parte,  fugarono  il 
rimanente  nelle  loro  lerre,e  s'impadroni- 
rono della  loro  regione.  Condussero  in  Se- 
na una  nuova  colonia,  e  col  nome  aulico 
la  chiamarono, perchè  fu  abitata  da'galli 
prima  d'ogniallro;così  furonointeramen- 
te  disti  ulti  coloro  che  avcano  incendiala 
Roma.  Il  Siena  dice  che  i  romanicaccia- 
rono  i  galli  al  di  là  del  fiume  Rubicone 
verso  Ravenna,  e  che  la  nobile  colonia 
da  loro  dedotta  _ser  vi  di  freno  a'piceni  con - 
finanli  al  fiume  Esino.  Osserva  l'avv.Ca- 
slellano,  die  i romani  fecero  in  Senaaspio 
macello  de'galli,  e  forse  per  vendetta  l'a- 
vrebbero inleramenle  distrutta,  se  allet- 
tati i  vincitori  dall'incantevole  situazione 
e  coniodità  del  mare,  non  avessero  sli- 
mato mej^lio  di  concederla  a  una  colonia 


0.1.1  SIN 

niarittiina,  che  bastò  per  7  secoli  a  par- 
tecipare della  romana  grande/zaj  esente 
anche  dal  contribuire  soldati  fino  alla  2.' 
guerra  co'cartaginesi.  In  tal  modo  i  roma- 
ni dilatarono  i  confini  dell'antica  Italia 
di  là  dal  fiume  Esino,  ed  allora  la  provin- 
cia restò  compresa  nell'Italia,  e  dalla  Gal* 
lia  Cisalpina  separata.  Quantunque  però 
la  contrada  cadesse  in  potere  de'romani, 
non  però  cambiò  sì  presto  il  precedente 
rome  di  Gallio Senonia,poichèsottoi  me- 
desimi romani  perGallia  o  Campo  Gal- 
lico venne  ancor  denominala,  ed  in  pro- 
gresso di  tempoebbeancheil  nomed'Um- 
bria,  come  nota  il  Siena.  Invece  dichiara 
il  p.  Brandimarte,  che  cacciati  i  galli  dal- 
le loro  terre,  queste  divennero  del  popo- 
lo romano,  amico  e  confederato  co'pice- 
ni,  e  per  la  loro  fedeltà  furono  avvertiti 
delle  istigazioni  e  trame  de'sanniti.  I  ro- 
mani,a'quali  il  nome  de'galli  era  divenu- 
to odioso,  chiamarono  col  nome  di  Pice- 
no quel  tratto  posseduto  da'gallije  cosi 
laGallia  Senonia  mutò  nome,  ed  assunse 
quello  di  Piceno.  Ne  riporta  le  prove,  an- 
che del  522  di  Roma,  e  dice  che  a  torlo 
l'Amiani  nelle  Memorie  isteriche  di  Fa- 
no, calorosamente  volle  sostenere,  che  fu- 
gati i  senoiii  la  sua  regione  non  si  chiamò 
Piceno,  ma  Umbria,  e  che  Fano  non  fu 
mai  compreso  nell'agro  Piceno.  Passata 
Sinigaglia  sotto  il  felice  dominio  e  gover- 
nodella repubblica  romana, venneda  que- 
sta come  colonia  de'suoi  cittadini  non  so- 
lo guernita  e  cinta  di  mura,  ma  adorna- 
ta di  fabbriche,  di  templi,  di  terme  ,  di 
fontane,  d'acquedotti  pubblici,  di  piazze, 
di  foro  e  di  altri  importanti  edifìci,  che 
nelle  colonie  costumava  erigere  e  slabi- 
lire.  Venne  altresì  decorata  d'amplissimi 
privilegi,  della  facoltà  e  diritto  di  ottene- 
re tulli  i  gradi,  onori  e  dignità  nella  me- 
desima repubblica, e  di  concorrere  in  Ro- 
ma col  sulfi  agio  a'comizi.Di  tante  illustri 
antiche  memorie  pochissime  ne  restano, 
o  perchè  sepolte  ne'diroccamenti  e  nelle 
rovincallequalisoggiacqueSinigagliapcr 
le  molle  guerre,  per  le  gravi  pestilenze  e 


S  I  N 

perle  varie  incursioni  de'barbari  che  l'in- 
festarono crudelmente  e  abbatterono,  ov- 
vero perchè  gli  antichi  non  ebbero  modi 
di  custodirle  dalle  ingiurie  prodotte  dai 
politici  avvenimenti  che  per  lungo  tempo 
afflisserolacitla.il  Siena  fa  memoria  del- 
le anticheiscrizionisuperstiti,  e  indica  gli 
autori  che  lepubblicarono,e  quali  in  mar- 
mo si  conservano  nella  città  e  nel  suo  ter- 
ritorio. Continuando  la  città  sotto  il  go- 
verno e  divozione  della  repubblica  roma- 
na, reggendosi  colle  sue  leggi  e  godendo 
quieto  e  riposato  vivere,  fu  involta  nella 
2.^  guerra  punica  che  tanto  afilisse  la  re- 
pubblica pe'disastri  patiti,  per  la  calata  in 
Italia  de' cartaginesi  capitanati  da  Anni- 
balechedivenneil  terrore  de'romani. Nel- 
Tanno  546  venne  a  raggiungerlo  il  fra- 
tello Asdrubale,  per  cui  quantunque  Si- 
nigaglia come  colonia  marittima  fosse  e- 
sente  dal  servizio  militare,  per  le  strepi- 
tose perdite  fatteda'romani  dovè  contri- 
buire al  loro  soccorso,  inviando  la  gioven- 
tù alla  guerra.  Asdrubale  che  sospirava 
di  riunirsi  al  fratello  che  trovavasi  nella 
Lucania,  lasciata  l'impresa  di  Piacenza, 
volle  spingersi  coli'  esercito  sull'  Umbria 
con  l'ardilo  disegno  di  marciare  per  Ro- 
ma,onde  sterminarla  e  dominar  l'Italia, 
e  si  fermò  nel  Campo  Gallico,  cioè  nella 
provincia  dell'Umbria  Senonia,  come  la 
chiama  Siena,  e  nelle  pianure  che  ora  di - 
consi  Marotla, forse  dalla  mala  rotta  del 
suo  funesto  eccidio,  oggi  stazione  postale 
che  una  marmorea  iscrizione  ricorda  la 
gran  battaglia,  in  quel  tempo  campagne 
di  Sinigaglia,  e  da  essa  5  miglia  lontana. 
Collocò  l'esercito  sotto  Mondolfo  in  fac- 
cia al  mare,  mentre  il  console  INIario  Li- 
vio Salinatore  si  accampò  piìi  di  5oo  passi 
da  Sinigaglia,  ed  il  pretore  Licinio  pres- 
so il  fiume  Cesano,  che  si  frapponeva  Ira 
i  due  eserciti,  piantando  le  trincee  e  ter- 
rapieni, di  cui  si  vedono  ancora  le  vesti- 
gie,  fra  il  maree  la  collina  sotto  Scapez- 
zano, occupando  con  60,000  combatten- 
ti tutta  la  pianura  che  si  dilata  dal  Cesa- 
no a  Sini"n2;lia.  L'altro  console  Claudio 


SIN  SIV  -ìi-y 
Nerone  mentre  in  Venosa  era  a  fronte  di  do  vi  perde  lavila.  Oltenula  da'romiim 
Annibale,  per  buona  ventura  di  Roma  in-  si  decisiva  vittoria,  tagliata  la  testa  di  A- 
tercctlnte  le  iellere  del  fiotello  che  l'invi-  sdrubale,  la  maiid-ìrono  a  Venosa  e  get- 
tava a  seco  congiungersi  per  l'occupnzio-  tarono  nel  campo  del  fialello  Annibale, 
ne  di  Roma,  inaiciò  subito  rapidau)enle  il  quale  restatone  indicibilmente  abbat- 
con  6000  fanti  e  1000  cavalli  per  riunir-  tute,  con  sommo  dolore  abbandonò  Ti- 
si al  collega  Salinalore,  e  in  6  giorni  al-  talia  e  accorse  a  Cartagine  minacciata  da- 
l'insaputa  d'Asdrubale giunse  in  di  lui  a-  gl'iniperluibabili  romani.  Crede  il  p.  Ci- 
iulo  iiiSuiigaglia,  fermandosi  in  faccia  del-  valli  che  il  corpo  d'Asdrubale  fosse  tumu- 
la città  dalla  parte  d'Ancona  ne'pianio-  lato  nel  monte  che  ne  porta  il  nome. Vuol- 
ra  delti  delle  Saline,  e  segretamente  l'av-  si  che  nel  tremendo  conQillo  i  Cartagine- 
viso  del  suo  arrivo;  indi  di  notte  per  la  via  si  ebbero  5o, 000  uccisi,  5,4oo  prigionie- 
Scab.adonna  sopra  gli  attuali  cappuccini,  ri;  i  romani  perderono  soltnnlo  8000  uo- 
enliò  nelle  trinciere  romane  e  vi  fissò  i  mini, Iiberando4ooo  concittadini  prigio- 
suoi  allo"iiiamenti.  Convenuti  i  due  con-  nieri  de'vinli.  Per  >ì  memorabile  trionfo 

OC? 

soli  col  [)retore  Licinio  al  pianodi  loro  o-  gli  abitanti  di  Sena  con  altri  coloni  ausi- 
perazioni,  valicarono  il  Cesano  e  si  schie-  liari  ne  appesero  le  spoglie  e  i  trofei  nel 
rarono  nelle  pianure  di  iMaiotla  in  oidi-  Campidoglio  di  Roma;  e  M.  Livio  Sali- 
ne di  battaglia  avanti  a'cartagiiiesi.Inso-  natore  si  obbligò  con  voto  solenne  di  ce- 
spetlitosi  A.sdiiibale  dell'aumentate  forze  lebrare  in  Roma  i  giuochi  lutali  in  ono- 
nemiche,  con  esplorazioni  conobbe  la  riu-  re  della  dea  della  gioventù,  a  cui  innalzò 
nione  de'  due  consoli  ,  laonde  intimorito  un  tempio,  come  si  ha  da  Cicerone  che 
nella  notte  levò  il  carapo,e  pel  fiume  Me-  chiama  la  battaglia  Scnense  o  Sciionensc, 
tauro  si  propose  piombar  su  Roma  per  la  come  avvenuta  non  molto  distante  da  Se- 
via Flaminia  del  Furio.  Ma  le  guide  pre-  nain  oggiSinigaglia,ciòcheattestanopu- 
se  da  timor  panico,  abbandonati  i  carta-  re  altri  gravissimi  scrittori,  riportati  dal- 
ginesi  nel  buio  delia  notte,  valicarono  il  l'accurato  Siena,  fra  i  quali  Orosio  la  pa- 
Mtlauro  e  si  posero  in  salvo.  L'esercito  rngonò  a  quelle  egualmente  strepitose  di 
piivo  di  condottieri  cominciò  a  sbandar-  Trasimeno  e  di  Canne,  ma  vinleda'car- 
si  per  la  campagna, equantuiique  Asdru-  taginesi.  l^rogrciliva  Sinigaglia  a  maule- 
Ijale  ordinasse  che  l'insegne  camminasse-  nersi  con  reputazione  e  decoro  ,  e  tanta 
ro  lungo  la  riva  del  fiume  finché  il  gior-  fedeli;!  sei  l):i va  a  Roma,  che  nelle  guerre 
no  insegnasse  sicura  via,  nondimeno  per  civili  fra  .ARario  e  Siila,  inferocite  verso  il 
le  tortuose  rivolle  del  fiume  errarono  in  67  i  di  Ron)a,  non  avendo  voluto  ailen- 
niodo  che  quanto  più  si  avanzavano  ver-  re  a'nemici  della  repubblica,  segui  le  par- 
so i  monti  dilungandosi  dal  mare,  tanto  tidel  suoconsoleG.  I^apinoCarbone.  Nel- 
pili  la  ripa  del  liutne  innalzavasi,  e  con-  la  primavera  sulle  spomle  tlell'Esino sue- 
sumaronoil  tempoquasi  inutilmente.  Ver  cesse  fiero  combattimento  tra  Q.  Metello 
cui  i  romani  ebbero  tutto  l'agio  d'inse-  seguace  di  Siila  e  il  pretore  Carinna  ca- 
gmrli  e  incalzarli  sulle  sponde  del  fiume  pitano  del  console,  in  cui  reslò  superiore 
dalla  parte  d'oriente  sino  alla  cima  d'un  INletello  perciò  inseguito  da  Carbone;  ma 
poggio,  ove  si  attaccò  sanguinosa  zulla,  e  questi  intesa  la  disfatta  del  collega  C. Ma- 
si combattè  o>linalamenle  sino  al  me7zo-  rio  presso  Palestrina  [I  .),  si  portò  in  Ri- 
di con  cgual  valore  e  prodezza.  Finalmen-  mini,  ove  assalito  da  Pompeo,  altro  capi- 
te i  roniani  prevalendo  in  forze  e  corag-  tanodiSilla, perde  infelicemente  una  por- 
gio,  Asdrubale  tratto  dalla  disperazione  7Ìone  dell'armata, e  l'altra  fu  vinta  poi  da 
SI  lancii)  arditamente  nel  centro  del  cnm-  ."MetrlloRelrocedendol'umpco  battè ean- 
po  romano,  e  vaiolosamente  couiballeii*  imnlò  Marzio  capitano  di  Cai  bone  pi r^- 


524  s  I  N 

so  Sinignglia,onde  la  devastò  e.  sacclirg- 
£»iò.  Riavuti  gli  abitanti  da  si  deplorabi- 
le disastro,  rinvigoritigli  animi  sursero  a 
novella  difesa  della  repubblica,  le  quasi 
distrutte  mura  restaurarono,  ed  a  poco  a 
poco  ritornarono  la  città  nel  suo  florido 
stato.  Narrai  a  Rimini  e  a  Roma,  che  Giu- 
lio Cesare as[)irando  al  governo  assoluto, 
verso  il  704  audacemente  passò  il  Rubi- 
cone, termine  allora  della  Gallia  Cisalpi- 
na e  perciò  di  sua  giurisdizione,  incomin- 
ciando dall'occupareR-imini,  Pesaro,  Fa- 
no, Ancona  e  Sinigaglia;  e  se  questa  nei 
suoi  Commenlarl  non  vedesi  descritta  tra 
le  città  invasedaliesuecoorti, sembra  più 
probabile  per  ommissione  de'copisti,  che 
per  fiera  difesa  degli  abitanti  con  tenere 
lontano  l'eroe,  secondo  quelli  che  sosten- 
gono che  Cesare  non  penetrò  o  non  po- 
tè superare  le  sue  mura.  Mal  si  appon- 
gono però  gli  sciittòri  moderni  creden- 
do che  Sinigaglia,  che  può  essere  assa- 
lita da  tutti  i  lati,  abbia  tenuto  lonta- 
no dalle  sue  mura  un  genio  militare 
qual  fu  Cesare,  perchè  nei  suoi  Coni- 
menlari  egli  non  la  nomina,  sebbene  al- 
tri vogliano  che  in  vece  di  Fano  si  debba 
leggereSinigaglia.  Pare  che  Cesare  abbia 
nominate  quelle  sole  che  gli  costarono 
qualche  fcUica,o  che  perla  loro  posizio- 
ne merita  vano  di  esserlo. Spento  ([uel  gran 
dominatore,  il  nipote  Cesare  Ottaviano 
ne  raccolse  il  retaggio,  e  unito  a  M.  An- 
tonio nel  7  r  I  vinti  a  Filippi  BrutoeCas- 
sio  uccisori  di  Giulio,  Ottaviano  ritorna- 
to in  Italia  divise  fra  i  suoi  veterani  18  del- 
le migliori  città,  fra  le  quali  Sinigaglia, 
che  secondo  le  leggi  agrarie  de'triumvi- 
ri,il  territorio  fu  ripartito  trai  soldati,  e 
la  città  di  venne  colonia  militare  per  quella 
che  vi  fu  dedotta.  Ottaviano  di  venuto  im- 
peratore e  Augusto  cambiò  lo  stato  poli- 
tico dell'impero  romano  e  fece  un  nuovo 
riparto  geografico  iìaW Italia  (r.),  divi- 
dendola in  XI  regioni.  Secondo  tale  dispo- 
sizione, sostiene  il  p.  Brandimarle,  chela 
Gallia  perde  il  nome  di  Piceno  e  assunse 
quello  di  Gallia  Togata,  cos"i  detta  dal- 


SI  iV 
la  toga,  veste  propria  de'romani  e  da  loro 
concessa  agli  abitatori  come  associali  alla 
romana  cilladinanza;  e  ciò  perchè  la  con- 
trada fu  compresa  nella  vi  regione  com- 
posta dall'Umbria  e  dall'Agro  Gallico. E 
vero  che  Gallia  Togata  fu  pur  chiamata 
quella  Gallia  che  i  romani  tolsero  in  ap- 
presso a'galli  boi,  ma  la  Gallia  Seiionia  fu 
lai.^ad  averlo,  perchè  prima  dell'aUrn  ri- 
cevè i  cittadini  e  i  costumi  de'romani  con 
l'uso  della  toga.  11  di  lei  nome  fu  comu- 
nicato in  appresso  a  quelle  terre,  che  i  ro- 
mani tolsero  a'galli  boi,  e  che  confinava- 
nocon  quelle  de'senoni.  Anche  Siena  rac- 
conta che  il  Piceno  erasi  disteso  dall'E- 
sino  fino  al  Rubicone  di  là  da  Rimini,  e 
l'Umbria  trapassata  di  quadagli  Apenni- 
ni  sino  alla  spiaggia  dell'Adriatico,  e  dal 
fiume  Esino  sino  a  Ravenna;  nondimeno 
la  memoria  de'gallisenoni  non  mai  alTit- 
to  si  estinse,  poiché  il  nome  di  Gallia  Se- 
nonia  lo  conservò  Sena  sua  ca[)itale,  che 
non  pili  soltanto  Sena,  ma  Seno  Gallia 
o  Senogallia  chiamossi,  quasi  Seiionunt 
Galliate  COSI  venne  denominala  sotto  A  u- 
gusto  nel  724  nella  memorala  divisione 
d'Italia  e  ne'seguenti  tempi,  finché  vol- 
garmente si  disse  Sinigaglia.  Le  variazio- 
ni succedute  al  riparto  d'Angusto  le  ri- 
portai a  Piceno;  tultavolta  qui  solo  dirò, 
che  avendo  l'imperatore  Adriano  cambia- 
ta la  forma  del  governo  in  tutta  l'Italia, 
dividendola  in  4  parti  e  aflldaiulociascu- 
na  alcomando  de'consolari, allora  o  poco 
dopo  la  Gallia  Togata  perde  allatto  tal 
nome  e  ripigliòquello  di  Piceuo,fcome ri- 
levasi dalla  legge  diretta  nel  3  i  3  di  no- 
stra era  al  correttore  del  Piceno  che  ri- 
siedeva in  Alba  qual  sua  metropoli,  cioè 
dell'Annonario  montano,  che  descrive  il 
p.  Brandimarle  e  pone  presso  il  colle  di 
Civita  Alba, propinqua  ad  Arcevia,  la  qua- 
le da  essa  e  da  Pitulo  trasse  la  sua  ori- 
gine. Non  debbo  tacere,  che  leopinioni  del 
p.  Brandimarle  su  Civita  Alba,  su  Alba 
e  su  altri  luoghi,  non  sono  abbracciateda 
tutti  i  critici,  imperocché  l'origine  pure 
d'Arcevia  è  dubbia,  ed  alcuni  la  credono 


SIN 

una  coloiiin  siiiigaglicse. Quanto  alla  me- 
tropoli del  Piceno  Annonario  marillinio, 
il  p.  FjraiKlinjni  le  sollanlo  dice:  sarà  sia- 
la Pesaro,  Fano  o  altra  cillà.  Siniga- 
glia  appartenne  a  questo  l'iceno,  il  cpiale 
comprendeva  quel  tratto  di  paese  die  (u 
già  primaabitalo  dagli  umbri, poi da'gal- 
li  senoni  ,  che  sotto  i  rotnani  si  appellò 
Campo  Gallico  o  Umbria  Senonia,  che 
(lall'Esino  al  Rubicone  si  estendeva.  Per 
liistinguere  poi  ledue  parti  oprovincie  del 
Piceno,  fu  chiamata  Piceno  Suhurbicario 
la  parte  e  provincia  più  prossima  esubur- 
baiia  a  Uoma;  e  Piceno  /fnnonario  l'al- 
tra, e  cos'i  detto  forse  perchè  dovea  con- 
tribuire vettovaglie  all'annona  di  Roma, 
e  dalla  copia  e  abbondanza  d'ogni  sorte 
di  cose,  sia  d'arnienli,  sia  di  vettovaglie. 
a  vantaggio  pure  d'altre  legioni  d'Italia  : 
ili."  era  soggetto  al  vicario  di  Roma,  il 
2.°  al  correttore,  a'giuridici  e  altri  simili 
incaricati.  Come  nel  V  secolo  Ravenna 
f/'.J divenne  metropoli  del  Piceno  Anno- 
nario, lo  spiega  Giuseppe  Culucci, /^/j//- 
rhifd  picene,  l.  i:  Delle  i-arie  metropoli 
(lei  Piceno,  dissert.  6,  p.  206.  Nella  pre- 
cedente, De'vari  nomi  dati  al  Piceno,  vi 
soni)  analoghe  notizie  a  questo  articolo. 
Nella  stessa  dissert.  G,  p.  ir)()  tratta  :  Sini- 
gn glia  fu  metropoli  dtlV  Agro  Gallico 
quando  Ascolterà  delPtceno.  Il  Col  ucci 
nel  medesimo  t.i  pubblicò  la  sua  4-''  Dis- 
sertazione, de' vari  popoli  chi'  fiatino  abi- 
tato il  Piceno.  Nell'articolo  G.°  tenne  pro- 
posito, De' Galli  Senoni. i.  Anclie  i  galli 
senoni  occuparono  parte  della  provincia  : 
loro  emigrazione;  si  distinguono  dagli  al- 
tri galli.  2.  Epoca  deir.urivodi  que>li  gal- 
li nelle  tene  contigue  al  Piceno.  3.  Loro 
fuga  dalla  provincia.  Perciò  e  per  quanto 
indicai  in  principio,  nel  1790  in  Siniga- 
gliacu'tipìdiDumcnicoLazzarini  fustiim- 
pato  :  Lettera  Parcnetica  tl'un  cittadino 
sinignglicse  al  sig.  ah.  Gmstppe  (.oluc- 
ci  (Idilli  Penna  s.  Giovanni ,  autore  di 
una  dissertazione  /{.*  intitolata:  De'vari 
popoli  che  hanno  abitalo  il  Piceno.  Il  Co- 
lucci  nel  t.  7,  p.  243  delle  Antichità  pi- 

\OL.    LXVI. 


SIN  227 

re/icriprodussela^e/^fri.fjuindiap.  277 
v'mser"i  i  3  sue  Lettere  fa'niliari  al  sig. 
d.  Giambattista  Tondini  di  Drisighella, 
in  risposta  alla  di  lui  Parenelica.  1  n  que  • 
ste  lettere  il  Colucci  mostrò  l'ingiuria  a 
lui  fatta  dal  Tondini  colla  Lettera  Pare- 
netica,  e  lo  scusa  mostrando  che  questo 
è  proprio  del  suo  costume.  Quindi  ragio- 
nò sul  nomeP^re/ze/Zc^,  sulla  sua  patria, 
sulla  dedica  della  Lettera  a' gonfalonieri 
di  Sinigaglia.  Vendica  la  dedica  fatta  al 
nobile  senato  e  al  popolo  diSinigaglia,del  • 
la  Dis  seriazione  de'  vari  popoli  che  hanno 
abitato  il  P/ce/Jo.  Confessa  l'errore  ripre- 
so dall'avversario,  già  da  lui  richiamalo 
nel  l.  6  delle  Antichità  picene  a  p.  3g,  pri- 
ma che  uscisse  la  Lettera  Parenetica.  Di- 
scorre sopra  i  primi  abitatori  pretesi  ilal 
Tondinijsull'etimologiadi  Cesena,  Cesa- 
ìio,i\lisa,  Catria,  Pedaso  ed  £'/e.Rimai  • 
ca  due  anacronismi  del  censore,  dice  dei 
molivi  del  tenore  usalo  nelle  lettere,  e  sul 
manifesto  prodotto  a  nome  del  Lfiz/tii  i- 
ni,  che  egualmente  confutò.  Nel  1. 1  3  del- 
le Antichità  picene,  il  Colucci  pubblicò 
la  sua  Dissertazione  di  Sena  o  sia  Seno- 
GalUa  oggi  SinigagUa^  nella  quale  svi- 
hq)[)ò  i  seguenti  argomenti.  Il  primitivo 
e  vero  nome  della  città  fu  Sena:  si  spie- 
ga come  si  dicesse  Scno-Gallia.  Discie- 
panza  degli  autori  nello  stabilimento  del- 
l'epoca  della  colonia.  A  ninno  de' citati 
scrittori  si  può  dar  fede  per  assegnar  l'e- 
poca. L'epoca  della  deduzione  si  deve  ri- 
petere dalla  vittoria  di  Manio  Curio  Den- 
tato, l'er  questa  deduzione  acquistò  Sena 
la  forma  di  città.  A  ntiche  iscrizioni  appar- 
tenenti a  Sena-Gallia.  Indi  pubblicò:  Si- 
ni gn glia  colonia  de  romani ,  lettera  apo- 
loaelica  di  Sintonia  accademico  disimi- 
to  (ossia  mg.''  Filippo  Montani)}  ed  inol- 
tre la  dissert.  i,  Concernente  l'antichità 
di  Seniguglia,  dell' ab.  .-Judrea  L<izzari 
iC  Ut  binojt:Ì3nì\si*iit.'.r,  Sopra  vari  pun- 
ti critici  attinenti  all'aulica  storia  di  Si- 
n'gnglia  dell' ab.  Andrea  Lazzari  urbi- 
nate, lo  rri  debbo  contentare  dia  vtreqiii 
ricorddtti  principalmente  pe'critici  le  nc- 
1  5 


1-xG  SIN 

cennale  tli<:seita7Ìoni  rignardanli  la  sto- 
ria primilìva  di  Sinigaglia,  giacché  ilraio 
inetodo  conciso  e  la  condizione  d'un  ar- 
liccio  di  Dizionario ,  e  non  istoria,  non 
ini  permettono  discussioni  su  di  esse;  tan- 
lopiù  che  mi  sembrano  sufficienti  gli  scrit- 
tori co'  quali  finora  procedei  e  seguirò, 
aggiungendovionco  l'autorità  di  alili, ed 
infine  ripoiterò  il  titolo  di  diverse  opere 
che  si  ponno  pel  di  pii^i  consultare. 

Questa  città  seguii  destini  dell'impero 
romano,  e  ricevè  il  salutifero  lume  della 
fede  ne'primi  tempi  del  cristianesimo,  il 
quale  per  quanto  vi  fiorì  meritò  l'erezio- 
ne della  cattedra  vescovile, con  incremen- 
to di  lustro  per  Sinigaglia  per  le  sue  be- 
nefiche conseguenze,  di  che  parlerò  poi 
nel  riprodurre  la  serie  de' suoi  vescovi; 
non  che  da  tempo  immemorabile  vanta 
il  bel  nome  di  Pia.  Registra  la  storia,  che 
la  città  fu  onorata  dalla  presenza  dell'im- 
peratore Valentiniano  I  del  364-  Poco 
dopo  la  fatale  divisione  dell'impero  ro- 
mano, in  impero  d'oriente  con  residenza 
imperiale  a  Costantinopoli,  e  di  occidente 
con  residenza  inRavenna,  i  barbari  popoli 
•vieppiù  inferocirono  alla  sua  distruzione, 
e  qual  rovinoso  torrente  nel  409  inondò 
l'Italia  co'God  (F.)  Alarico  loro  re  per 
marciare  a  danno  di  Roma,  scorrendo  e 
devastando  lecittà  delTEmilia, della  Fla- 
minia e  del  Piceno;  incendiò  ecrudelmen- 
le  distrusse  colle  altre  città  in  riva  all'A- 
driatico anche  Sinigaglia  il  dì  8  agosto, 
e  per  essersi  gagliardamente  opposta  fu 
piesa  d'ussallo,  saccheggiala  e  arsa.  Gli 
abitanti  si  sparsero  ne'vicini  campi  e  nelle 
selve,  e  la  più  parte  riparò  ncli'  interne 
colline  ,  per  fuggire  dalla  desolazione  e 
dall'esteiminio.  Estinto  l'impero  d'occi- 
dente dagli  eruli,igoli  ne  raccolsero  poi 
le  reliquie,  finché  Giustiniano  I  impera- 
tore d'oriente,a  liberar  l'Italia  dal  giogo 
goto  e  riconquistarla  all'impero, inviò  il 
celebre  Belisario.  Portandosi  nel  55 1  To- 
fila  rede'goti  all'assedio  d'Ancona,  Va- 
leriano  presidente  imperiale  in  Ravenna 
uniti  i  suoi  legni  con  quelli  di  Giovanni 


SIN 

di  Vllalinno  che  per  l'imperatore  trova' 
vasi  colla  flotta  a  Salona  in  Dalmazia,  ve- 
leggiarono per  soccorrerla  con  5o  navi 
lunghe,approdando  in  Sinigaglia,  e  invi- 
tando a  ripopolarla  gli  antichi  e  dispersi 
suoi  abitatori,  i  quali  di  mano  in  mano 
riedificarono  la  città  sulle  antiche  rovine 
di  Sena.  Continuando  la  guerra  gotica, 
riuscì  al  valoroso  Narsete,  altro  capitano 
di  Giuslin-ano  l,di  estinguerne  il  dominio 
nel  553  colla  morte  e  disfatta  di  Teia  ul- 
timo re  de'goti;  quindi  fu  preposto  al  go- 
vernod'ltalia,  fìssola  sua  residenza  in  Ro- 
ma,edestinò  i  presidi  alle  provincie. L'im- 
peratore Giustino  II  sostituì  a  Narsete  il 
patrizio  Longino,  il  quale  venuto  in  Ita- 
lia stabilì  un  nuovo  modo  di  governarla, 
prese  il  nome  di  Esarca  e  die  quello  di 
Esarcato  alle  regioni  da  lui  comandale, 
fissando  la  sua  sede  in  I\a\.'enna  nel  566 
o  568  o  pritna,  che  dichiarò  metropoli 
dell'esarcato.  Quindi  abolì  i  presidi,  cor- 
rettori e  consolari  che  go  verna  vano  le  pio  - 
vincie  d'Italia,  costituendo  in  ogni  città 
un  governatore  con  titolo  di  duca  e  vari 
giudici.  Indi  la  provincia  della  Flaminia, 
oggi  parte  di  Romagna,  venne  denomi- 
nata esarcalo,  ed  una  parte  del  Piceno  da 
Rimini  fino  ad  Ancona  la  PentapoU  [F.) 
marittima,  o  provincia  composta  di  5  cit- 
tà compresaviSinigaglia.il  p.  lirandimar- 
fe  osserva,  che  costituita  Ravenna  capi- 
tale dell'esarcato,  nuovamente  mutò  no- 
me il  Piceno  Annonario,  la  parte  marit- 
tima fu  chiamata  Penlapoli,  la  montana 
provincia  de'Castelli,  e  fu  diviso  in  due 
Provincie,  corrispondenti  lai,"  alla  Gal- 
lia  marittima, la  2. 'alia  Galiia  montana. 
Nel  567i)enetralasida  Longino  la  minac- 
ciata venula  ée  Loiìgobardi  [f.)  chiama- 
tivi dallo  sdegnalo  Narsete,  volendo  prov- 
vedere le  ciltà  dell'impelo  di  opportuni 
presidii  e  principalmente  le  piìi  esposte,  a 
Diogene  e  Aristeo  già  capilani  greci  di  Be- 
lisario commise  la  restaurazione  e  foiti- 
ficazione  di  Sinigaglia,  la  quale  a  cagione 
de'  saccheggi  e  devastazioni  de'  goti  gia- 
ceva debole  e  suianlellala.  Elfctluata  tiai 


SIN 
longobardi  l'invasione  d'Italia,  furononb- 
baltiile  diverse  provincia  e  rovinale  mol- 
te città,  ma  per  allora  Sinigagiia  non  sog- 
giaccpie  al  loro  doniinio.  Nella  peste  clic 
alìlisse  Roma  nel  [lontificalo  di  s.  Grego- 
rio I  del  5if)0,  anclie  Sinigaglia  ne  fu  fla- 
gellata, e  cessò  la  strage  per  le  orazioni  del 
vescovo  Sigismondo.  Mantenendosi  Sini- 
gaglia  fedele  agl'imperatori  greci,  pe'qiia» 
li  veniva  liberamente  governala  dagli  e- 
sarclii  di  Ravenna  e  a  mezzo  de'suoi  du- 
cbi,rimperatoreGinstinianolI  non  poten- 
do olteneie  da  Papa  s,  Sergio  1  l'appro- 
vazionedelconciliochiamalo  Trullo^  spe- 
dì le  sue  guardie  accioccbè  imprigiona- 
tolo lo  conducessero  a  Costantinopoli.  Lo 
clic  penetratosi  da'roraani,  ne  fecero  tosto 
consapevoli  i  ravennati  e  i  popoli  della 
Penlapoli,  i  quali  sorpresi  e  commossi  da 
tanta  empietà,  togliendosi  dall'ubbidien- 
za che  prestavano  agli  esarcbi,  coraggio- 
si si  portarono  in  Roma  armali  nel  698 
alla  difesa  del  vicario  di  Gesù  Cristo.  At- 
territi gl'imperiali  si  gettarono  a'piedi  di 
s.  Sergio  I  per  la  propria  salvezza,  ed  e- 
gli  s'interpose  co'suoi  difensori,  chealfol- 
lali  intorno  al  Lalerano  erano  impazienti 

Idi  vederlo  salvo,  e  potè  ottenere  the  to- 
sto partissero;  quindi  i  ravennati  e  pen- 
(apolitani, compresi  i  sinigngliesi, tornaro- 
no alle  patrie  loro.  Avendo  rini([uo  im- 
peratore Leone  III  l'/.?^»nfo  dichiarata 
^  guerra  crudele  alle  s.  Immagini  {f  ■),  e 
cospirandoalla  vita  di  Papa  S.Gregorio  li, 
i  ravennati  e  i  pentapolilani  lutti  d'accor- 
do nel  72Gscossero  il  duro  giogo  degli  e- 
.sarchi,  ed  al  Papa  giurarono  omaggio  e 
fedeltà.  Altrettanto  facendo  i  romani,  coi 
ducato  di  Roma  spontaneamente  si  sot- 
tomisero alla  sovranità  de'Papi,  la  quale 
perciò  ebbe  principio  lon  s.  Gregorio  II. 
Dissi  già  a  Uavknma,  che  i  greci  veden- 
dosi odiali  e  deboli,  si  collegarono  co'Ion- 
goliardi,  le  armi  dc'(|uali  vessarono  i  po- 
poli dell'Esarcato  e  ilella  Penlapoli,  per 
cuis.  (ircgorioll  ne  prese  la  difesa.  Pro- 
fittando Liiitprando  re  de  lf)ngobai «li  del- 
la turbolenza  dc'ten)pi,  nel  7'>7sotlonii- 


SIN  -x-y.-j 

se  al  suo  potere  Bologna,  ciò  che  gli  age- 
volò di  soggiogare  la  piovincia  della  l'en- 
lapoli.  Quindi  audace  e  vittorioso,  lascia- 
ta addietro  la  Flaminia  o  Esarcato  di  Ra- 
venna, da  Rimini  sino  a  Osinio  furiosa- 
mente scorrendo,  cadde  la  città  di  Sini- 
gaglia  colle  altre  della  Penfapoli  per  la  i  / 
volta  sotto  il  dominio  longobaidico.  Ne' 
780  recatosi  Luitprando  in  Provenza  per 
difenderla  da'saraceni,  l'esarca  Eutìcli'O 
ricuperò  Sinignglia  e  altre  città  penlapo- 
litane  (tranne  Ancona,  Umana  e  Osimo), 
il  patrmionio  delle  quali, al  diredi  Sigo- 
nio  riporlatodal  Siena,  nel74'2  fu  da  Luit- 
prando donato  a  Papa  s.  Zaccaria,  a  cui 
perciò  ricorsero  premurosamente  i  popo- 
li del  la  Peni  a  poli  e  dell'Esarcato  di  Pia  ven- 
na  nel  743, allineile  inducesse  Luitpran- 
do che  ne  rivoleva  il  possesso,  a  desisfeie 
dal  molestarli  colle  lriip[)e,  poiché  vinta 
Cesena, minacciava  Ravenna  e leciUà del- 
la Penlapoli.  Il  Papa  tutto  propenso  per 
que'popoli  li  prese  sotto  la  sua  protezio- 
ne e  difesa  della  s.  Sede,  e  gli  esaudì  re- 
candosi dal  re  in  Pavia,  dal  quale  otten- 
ne il  richiamo  deH'esei'cilo  che  stava  per 
piombaresui  nominati  lunghi.  Proceden- 
do vSinigaglia  sotto  il  governo  degli  esar- 
chi vide  in  pericolo  la  sua  quiete, quamlo 
asceso  al  trono  longobardo  il  re  llachis, 
questi  ambizioso  di  estenderei  confini  del 
suo  regno,  mosse  cruda  guerra  alla  Pen- 
lapoli, e  nel  'j \c\  occupò  Rimini,  Pesaro 
e  Fano;  indi  passò  all'impresa  diPerugiii. 
Subito  s.  Zaccaria  si  portò  al  campo  del 
re,  e  colla  sua  energica  peiorazione  non 
solo  l'indusse  a  levare  l'assedio,  ed  a  re- 
stituire all'esarca  l'occupalo,  (na  dalle  hm 
esortazioni  riconoscendo  Itachis  la  vanità 
delle  grandezze  umane,  rinunziò  la  coro- 
na ni  fialello  A'>lolfo  e  si  fece  monaco.  A  • 
stolfo  però  fu  peggioi  e  ile'predeccssori  p  r 
genio  feroce,  per  axidilà  di  concpiiste,  e 
[)er  le  gravi  molestie  che  recò  olla  roma- 
na chiesa,  non  valutando  i  preiedeiili  ac- 
cordi co'Pa[)i,  ne  !a  protezione  che  di  s. 
Pictiogodevano  diverse  città  e  sta  li,  coinè 
rimarca  l'AniianijCol  quale  notai  a  Pesa- 


0  28  SIN 

Ro  comò  il  Papa  già  esercitava  la  sovra- 
TiiCà  sull'Esarcato  e  laPenfapoli,asscgnan- 
do  alle  cillìi  i  giudici.  Astolfo  occupò  Ba 
\enna,  pose  in  fuga  Eulichio,  e  nel  ']^^1 
colle  armi  s'impadronì  ancora  delle  città 
dell'Esarcato  e  della  Pentapoli, inclusiva- 
mente  a  Si  nigaglia, soggiogando  pari  aleu- 
ti tutto  il  Piceno.  Mosso  il  Papa  Stefano 
li  dalle  angustie  che  pativano  tante  pro- 
vincie  pel  barbaro  e  violento  dominio  di 
Astolfo,  e  temendole  minacce d'uisigno- 
rirsi  anche  di  Roma,  nel  y^S  partì  per 
Francia  per  implorare  il  potente  soccorso 
di  re  Pipino.  Probabilmente  il  Papa  pas- 
sò per  Sinigaglia,  perchè  in  Fano  vi  fu 
certamente,  onoralo  dai  popoli  e  dai  ve- 
scovi del  Piceno  e  della  Pentapoli.  Narra 
Siena,  che  Pipino  superò  e  vinse  Astol- 
fo, e  lo  costrinsea  restituire  alla  chiesa  ro- 
mana l'Esarciito  e  la  Pentapoli,  in  uno  a 
Sinigaglia,  Fano  e  Pesaro  nel  ySS.  Altri 
storici  egualmente  alTermano  presso  No- 
vaes,  nella  Storia  di  Stefano  II,  che  Pi- 
pino diede  alla  chiesa  romana  le  ricupe- 
rate terre,  colle  quali  ampliò  il  principa- 
to temporale  del  Papa, e  mandò  lechia- 
■vi  in  Roma  sul  sepolcro  di  s.  Pietro  in  si- 
giiuni  veri  et  perpetui  clominiì.  Tra  le  re- 
stituite città  noverate  dall'  Anastasio,  si 
legge  ancora  Sinigaglia,  Senogalllas,  ri- 
portando gli  atti  della  donazione  e  resti- 
tuzione il  Borgia  nelle  Memorie  di  Be- 
uevento,  t.  i,p.  i8.  Altrettanto  ripete  il 
Compagnoni,  col  giuramento  che  in  pre- 
cedenza avea  fiitto  Pipino  al  l'apa.  Ego 
sì  vie DeusLongohardiaecompoleni  vieto- 
riae  feceril,  polliceor  me  prò  remissione 
peccatorum  meorum  impetranda,  Exar- 
catitm,  et  Pentapolim  veipublicaeroma- 
voe  adempia  b.  Petro,  et  successoribus 
ejiis  Iraditurum  perpetuo  possidenda.  E 
per  non  riportare  altre  testimonianze,  il 
E.eposati  racconta  che  Fuirado  d'ordine 
del  re  Pipino,  co'deputati  del  re  Astolfo 
andarono  in  tutte  le  città  dell'Esarcato 
e  della  Pentapoli  compresa  Sinigaglia,  e 
ricevendone  le  chiavi  e  gli  ostaggi  passò 
in  Roma,  ove  pose  le  chiavi  col  diploma 


SIN 

di  donazione  di  Pipino  sopra  l'altare  di 
s.  Pietro,  come  alto  possessorio  su  h\\\  do- 
minii  di  s.  Pietro  esuccessori.  Inutilmen- 
te gli  ambasciatori  dell'  imperatore  Co- 
stantino IV  strepitarono  con  Pipino,  per 
essere  reintegrato  l'imperodel  toltoa'lon- 
gobardi:  il  pio  principe  restòcostatite  nel 
suo  operato  a  favore  della  Chiesa.  Sebbe- 
ne colla  pontificia  cooperazione  nel  ySS 
fosse  fatto  re  de'longobardi  Desiderio,que- 
sti  travagliò  molto  e  afflisse  nel  pontifica- 
to di  s.  Paolo  1  le  città  della  s,  StAe,  fra 
le  quali  Sinigaglia  distintamente  col  suo 
territorio  fu  posta  a  ferro  e  a  fuoco,  e  de- 
predata con  l'uccisione  di  molti  cittadini 
dal  barbaro  principe  nel  764, come  leg- 
gesi  nel  còdice  Carolino,  in  cui  dal  Papa 
si  raccontano  al  re  Pipino  le  crudeli  o- 
stilità  di  Desiderio  in  Sinigaglia,  c/V//rtf^; 
nostra  iSe/20g(7/ik'/?s/.  Più  fieramente  De- 
siderio nel  772  replicò  gl'insulti  e  le  ro- 
vine non  solo  al  territorio  di  Sinigaglia, 
ma  con  eguali  barbarie  e  crudeltà  diede 
il  guasto  e  portò  la  desolazione  a  Urbino, 
Monte  Feltro  e  Gubbio,  ch'erano  altre 
città  passate  in  dominio  della  Chiesa,  es- 
sendo alloi  a  governatore  diSinigaglia  con 
titolo  di  duca  Arioldo  longobardo,  la  cui 
moglie  eia  figlia  del  principe  di  Durazzo, 
confermato  già  dal  Papa  per  la  s.  Sede  nei 
governo  5  e  poi  nella  2.'  invasione  di  re 
Desiderio  vi  perde  la  vita.  L'eccidio  di  Si- 
nigaglia l'Amiani  lo  anticipa  al  759,  di- 
cendo chead  onta  degli  ambasciatori  spe- 
dili poi  da  Pipino  a  Desiderio,  questi  col 
pretesto  di  non  sapersi  bene  i  confini  dei 
patrimoni  dellaChiesa,  ritenne  Sinigaglia 
e  gli  altri  luoghi  occupati,  lusingando  s. 
Paolo  1,  che  in  un  parlamento  da  tenersi 
in  Roma,  coll'intervenlode'depu  la  ti  delle 
citlàdeirEsarcaloedella  Pentapoli,si  sa- 
rebbero appianate  le  controversie.  Adon- 
ta di  tali  racconti,  le  crudeli  ostilità  di  De- 
siderio, l'eccidiodi  Sinigaglia,  furono  più 
devastazioni  di  campi  che  uccisioni,  oltre 
una  gran  depredazione.  Racconta  inoltre 
Amiauijche  l'imperatore  greco  tenendo 
sempre  le  sue  mire  suH'  Italia,  nel  764 


SIN 
inviò  in  uja^gìo  nii'utniutu  n.tvale  tiell'A- 
iJriaticu,  cbe  iitliiitui ì  i  po[j(jli  luatiKiuii 
dell'Esarcalu  edcllii  Penla[Kili,clie  ricur- 
seroal  Papa  per  sollecilar  l'aiulodi  Fran- 
cia; e  siccome  s.  Paolo  I  credè  oppoi  limo 
di  auiicai->i  Desiderio  in  lauta  angustia, 
luccouiandòa  Pipino  [)ercl)è  impeguasse 
i  loll^obal'di  a  rinforzare  con  linppeucoii 
piesidii  le  città  mariltiaie  dell'Adriatico. 
Desiderio  prcjniise  di  difenderle,  a  coudi- 
zione die  l'ipmo  gli  rendesse  gli  ostaggi, 
e  dispose  le  milizie  alla  ddesa  di  Fano, 
Sinigugliu  edelle  altre  città, ilappoiclic  la 
guena  contro  i  greci  riguardava  la  causa 
comune  della  Chiesa  e  de'loiig<jbaidi.  Lu 
greca  lìolla  st- mpre  piìi  tenemlo  in  coster- 
nazione le  Provincie  deH'Fsarcuto  edella 
i'entapoli,il  l'apasi  recòa  consolarle  colla 
sua  presenza,  incontrato  e  fesleggiatudai 
popoli, quindi  in  Ravenna  per  abboccarsi 
con  Desiderio  e  trattare  gl'interessi  del- 
la guerra  per  la  loro  salvezza.  In  quel  con- 
gresso fu  risoluto,  che  alla  difesa  d  Italia 
do  vesserò  concorrere  le  duoee  di  Cene  ven- 
to, di  Spoleto  e  di  Toscana  come  causa 
comune  e  per  togliere  il  Sos[)t-tto  cbedesse 
non  fossero  in  segreta  relazione  co'greci, 
e  col  iàvore  dì  Pipino  lo  si  ottenne  per 
difendere  princii>alaieute  la  spiaggia  del- 
l'Adriatico, ciocché  molto  contribuì  a  fare 
ritornale  in  oriente  l'armata  navate  del- 
l'impero, che  per  più  anni  non  ritentò 
l'impresa  d'Italia.  ConlinuandoDetidei  io 
a  tenere  occupate  le  città  della  Peiilapu- 
li  e  Sinigaglia,  ne  fu  poi  costretto  a  re- 
stituirle da  l'ipino  nel  rGi)  [)er  le  r(;[>li- 
•  ale  istanze  di  t'apa  Steratiolll,  il  qua- 
le vivamente  raccoaiandòa  Cai  lo  .Magno 
succeduto  al  padre  l'ipino,  le  città  della 
Peiitapoii,  dell  lìsarcatu  e  deg'i  altri  stati 
della  Chiesa.  I  greci  non  cessanihi  di  re- 
cltiniare  al  P<ipa  le  proviucie  gi.i  dol  un- 
pero,  ea^[lirllndoul  dominio  di  Uoina  stes- 
sa, ed  a  <piesta  agognando  lo  lìlesso  De* 
siderio.consinmiazione  teso  insidie  al  Pa* 
pa  Adii-ino  I,  il  qiule  per  assicurar  me- 
glio la  pace  d  llalia  oidinò  a  tulle  le  cit- 
ta cutdinanli  co'loiigubardi  diprcuiimit- 


SIN  221J 

sì  di  soldati  e  munizioni  perciiè  fossero 
pronte  aresisterealle  aggressioni  di  qurl- 
la  Utizione.  Questa  (.hllJdenza  dispiacque 
a  Desiderio, e  la  prese  per  prelesto  di  rom- 
peie  la  pace  col  Papa  per  occuj)are  con 
tormidabile  esercito  nel  7-2  molle  tei  re 
ecospicue  citlàdell'Esarcato  e  della  Peu- 
lapoli,comu)ettendo  saccheggi  edevasta* 
zioni,ficendo  eziandio  il  comjuislo  di  Sì- 
nignglia,  Fano,  Jesi,  Ancona  e  Recanati, 
coiueallerma  r.Amiani,  ed  eccitando  i  lon- 
gobardi di  Toscana  e  Spoleto  a  prender 
l'ai  mi  controia  Chiesa.  Adriano  I  si  vide 
costretto  spedire  in  Pavia  a  domandale 
la  [)ace  e  la  cessazione  deirarmì  a  Desi- 
derio,chegonfio  di  avere  ridotto  sue  tri- 
butarie le  citlàdell'Esarcato,  tranne  Ra- 
venna, e  quelle  della  Penlapoli,  del  Pi- 
ceno e  dell'Umbria,  già  l'assediodi  Roma 
designava,  quando  giunto  a  Terni  fu  av- 
visato, che  Carlo  Magnoco'fi  anchi  a  istan- 
za de'romani  e  del  l'apa  era  disceso  in  l- 
talia  per  difenderli,  e  assediava  la  sua  ca- 
pitale Pavia.  Pertanto  si  trovò  costretto 
di  ritirarsi  in  Lombjidia,  dopo  avere  ro- 
vinato gli  stati  della  Chiesa  con  tributi  e 
saccheggi.  Carlo  .Magno  dopo  aver  occu- 
pato a'iongobardi  molli  stali,  si  recò  nel 
7730  774  in  Roma  u  ossequiare  Adria- 
no I,  CUI  coulermò  le  donazioni  e  restitu- 
zioni di  Pipino  e  allre  ne  aggiunse.  Vio- 
lo poi  Desiderio  e  imprigionatolo  die  ler- 
luiue  al  regno  de'  longobardi,  restituen- 
do all'Italia  la  sospirata  pace,  ed  al  Papa 
tulio  il  tolto.  L'  Esarcato  prese  allora  il 
nome  di  provìncia  Romana,  Romania  e 
poi  Ilonijgiiii  (/.),  ma  la  Pentapoli  ma- 
1  ittìina, quanto laL'entapoli  terreslre,pio- 
seguìronoa  ritenere  il  loro  nome:  dice  Sie- 
na che  .'Vdriano  1  e  Carlo  Magno  vollero 
decorare  con  tal  nome  l'tsarcalo  per  e-«- 
seisi  distinto  nella  fedeltà  edivozioiie  del 
romano  impc.o  e  degli  esarclii.  Dopo  V- 
rioldo  duca  di  Sinigaglia,  nel  773  per  la 
■X.'  invasione  di  De>iderio  gli  successe  nel 
govciiM  il  duca  Sergio  suo  Tiglio,  il  ip.iaie 
rssciido  guai  ilo  dab'iiicuiabilc  lebbia  a 
ittUi  LCkSluUc  V.I1  i.  .Miche. e  aicangclo,  clic 


23o  SIN 

apparendogli  in  sogno  gli  ordinò  die  si 
portasse  a  visitar  ia  chiesa  del  suo  nume 
nelle  lagune  venete  iiell'isoletla  di  Dron  • 
dolo,  disprezzando  le  grandezze  umane 
ubbidì, dispensò  buona  pniiedi  suesostan- 
ze  a' poveri,  e  rassegnando  il  governo  di 
Sinigaglia  nelle  mani  di  Papa  S.Leone  III, 
rieirSùo  si  ritirò  a  Brondulo  a  menarvi 
\ita  solitariaesanta.  Margherita  sua  con> 
sorte  e  figlia  del  duca  d'Albania,  mossa 
da s'i  virtuoso  esempio,  non  avendo  prole, 
abbandonaloogni  bene  terieno,si  die  tut- 
ta all'  acquisto  del  cielo,  recandosi  nella 
stessa  isoletta  separata  dal  marito,  a  vi- 
\ervi  nell'esercizio  delle  virtù.  Per  me- 
moria fu  rappresentatolo  unquadroepo- 
sto  presso  la  sagrestia.delia  chiesa  di  Bron- 
dolo,  lo  sbarco  di  Sergio  e  della  moglie. 
In  Carlo  Magno  e  nel  detto  anno  800,  s. 
Leone  111  rinnovò  l'impero  d'occidente: 
il  suo  figlio  Lodovico  1  il  PlOy  con  diplo- 
ma deirS  1  7  confermò  a  s.  Pasquale  1  le 
citlàeluoghicompresi  nelledouazioni  del 
padre  e  avo,  nominandovi  pure  la  cillà 
di  Sinigaglia. Neir84o penetrato  il  navilt; 
de'saraceni  dell'Africa  nel  porto  d'Anco- 
na,comandato  da  Sabba,  la  città  pali  cru- 
dele saccheggio,  e  pare  che  Sinigaglia  non 
partecipassedi  tal  disaslro,sedevecreder- 
si  al  Siena;  però  i'Amiani,  oltreché  ritar- 
da l'aggressione  all'84B, dichiara  che  i  sa- 
raceni saccheggiarono  prima  d'Ancona, 
Rimiai,  Pesaro,  Fano  e  Sinigaglia.  L'O- 
livi poi  con  minore  probabilità  di  molto 
anticipa  il  disastro  all'S  1  2,  raccontando 
che  per  mare  fu  sorpresa,  posta  a  sacco  e 
distrutta  ,  onde  i  sinigagliesi  ripararono 
nelle  ville  del  territorio, e  per  piìi  sicuiez- 
za  nel  vicino  itionte  e  vi  fondarono  Mon- 
te Alboddo,  cos'i  detto  perchè  ivi  erano 
i  campi  d'un  Bodiù  romano  :  su  di  che 
meglio  è  vedere  Jesi,  ove  descrivendo  il 
distretto  di  Jesi  e  perciò  i  luoghi  spettan- 
ti alla  diocesi  di  Sinigaglia,  parlai  ancora 
di  Montalboddo  e  di  sua  origine.  Anche 
l'avv.  Castellano  conviene  sulla  scorreria 
saracena  che  riui^cì  disti  uttiva,e  sull'edi- 
(icazioue  di  Montalboddo,  o  meslio  sarà 


SIN 

il  dire  ingrandimento  a  quanto  già  i  si- 
nigagliesi vi  aveano  costrutto.  Resto  sor- 
preso come  il  Siena  ignprò  si  grande  ec- 
cidio, o  almeno  dagli  altri  fu  esagerato. 
Certameulenedeveaversollertoaltionel- 
r896  per  r  imperatore  Arnolfo,  quando 
bruciò  e  manomise  anche  la  Pentapoli,  co- 
me trovoinCompagnoni.Neir895  la  con- 
tessa Ingenrada  figlia  d'Apaldo  conte  del 
sagro  palazzo  d'Italia,  donò  a  Pietro  dia- 
conodi  Havenna  parecchi  beni,  fra  i(|ua- 
11  le  case  che  dicevansi  di  Sinigaglia  e  po- 
ste dentro  P\.aveuna  e  colla  sua  corte,  sul- 
lequalicome  proprie  avea  finoa  quel  tem- 
po goduto  giurisdizione  e  dominio  Sini- 
gaglia. Dopo  cheOltonel  liberò  Papa  Gio- 
vanni XII  dalle  vessazioni  e  usurpazioni 
di  Berengario  li,  a'  i3  febbraio  962  fu 
coronato  in  Roma  imperatore,  e  nel  diplo- 
ma che  rilasciò  alla  chiesa  romana  rico- 
nobbe e  confermò  la  sua  sovranità,  in  uno 
sulla  Pentapoli  e  inclusi  vamenle  a  Siniga- 
glia ,  dov'egli  passando  fu  ricevuto  eoa 
pompa  solenne,é  dimoratovi  al(|uanto  ri- 
cevè dai  cittadini  le  maggiori  dimostra- 
zioni d'ossequio.  L'imperatore  Enrico  III 
confermò  il  diploma  d'Ottone  1  m  quello 
che  spedì  a  Enrico  arcivescovo  di  Raven- 
na, nel  riconoscere  quanto  possedeva  la 
sua  chiesa  anchein  Sinigaglia  nella  Massa 
Merolanadenominata  Senogallietise,  che 
poi  col  casale  Mauro  passò  in  potere  del 
monastero  di  Classe.  Narra  Siena,  che  es- 
sendosi fino  al  1076  chiamata  sempre  la 
Pentapoli  con  questo  nome,  le  fu  com- 
mutato inquello  di  iUar  ca  ^f"^.)  Aiwoiii' 
tana,  i  cui  termini  si  restrinsero  dall'oc- 
cidente sino  al  Foglia  fiume  di  Pesaro,  ove 
la  Romagna  o  Flaminia  si  estese,  sebbe- 
ne molto  tempo  prima  col  nome  di  Mar- 
ca si  qualificasse  l'altra  parte  del  Piceno 
Suburbicario,lMarca  di  Camerino  e  Mar- 
ca Fermana  (cosìdetta  da'norraanni  fino 
dai  1  008,  o  anche  prima)  appellandosi,  le 
quali  poi  in  detto  anno  e  insieme  colla 
Pentapolipreseroil  nome  di  Marca  An- 
conitana. Avverte  pure  Siena,  che  le  prò- 
vincie  denomiuate  iUarche  non  derivano 


li  1  N 
tla'Ioiigobardi,  sibbene  da  Carlo  Magno, 
chea vendoli  vinli  «iivise  l'Italia  in  Duca- 
ti, iM.uvIit:  e  Coiilce,  e  clic  i.  ui.uoliese 
di  Cacneriiio  fu  Vineciso  legato  deilusles- 
so  Carlo  e  generale  dell'esercito  coiilro  i 
greci  e  i  beiievenl.ini.  Però  il  [>.  Brandi- 
luarle  lasciò  scritto,  die  la  Marca  Anco- 
nitana cuMiinciò  nel  I  iq^$, come  dimostra 
Peruzzi,  Diss.  AnconU.,  p.  2G  ),  e  con»- 
prese  Jesi,  Sinigaglia,  Fano,  ec. 

Fino  air  loG  aveauo  i  sinigagliesi  per- 
severdlo  nella  fedele  ubbidienza  ai  sovra- 
ni Pontefici,  nia  pretendendo  l'imperato- 
re Enrico  IV  di  signoreggiar  l'Italia,  ed 
essendo  sempre  in  fiera  guerra  co'l'api  [)er 
V  Inveslilure  ecclesiintiilw  [r  \S'n\\'j^n'^\\\x 
e  le  al  tre  ci  Ita  con  vennero  fra  loro  di  scuo- 
tere ogni  governo,  e  ili  liberamente  reg- 
gei"si  colle  proprie  leggi,  sotto  il  governa- 
mento  di  magistrati  e  Consoli  da  loro  e- 
ietti.  Circa  questi  tempi  lia  molto  del  ere- 
tlibde  die  cominciiissei  o  in  .Sinigaglia  dai 
nubili  e  piii  putenti  a  fabbricarsi  ilelle  tor- 
ri sull'esempio  delle  altre  città  d'  Italia, 
ullìnedi  potersi  con  più  sicurezza  difeiule- 
le  e  sostenere  dalle  ostinate  e  crudeli  fa- 
zioni ile  Curi  fi  ti  GhibtUiiii  (^'.),  cbe  già 
incouiinciavjno  a  lacerare  l'Italia.  Di  sif- 
fatte torri  7  ne  rimasei  o  in  piedi  nella  cit- 
tà, fìndiè  neli4>G  furono  abbattute  da 
Sigismondo  .Malutesta,  per  impiegarne  i 
materiali  alla  sua  f  jrlificazioiie.  L'iinpe- 
r.itore  Corrado  HI  perle  sue  violente  pre- 
tensioni, ad  onta  delie  rimostranze  di  Pa- 
pa limocenzo  il,  nel  1  i3(j  destinò  mar- 
ciiesi  della  Marca  Anconitana  Federico  e 
Ouarniero,  i  (piali  avendo  già  in  possesso 
alcuni  beni  nel  contado  di  Sinigaglia, //t 
fundo  (le  Monte  Cmcis,  mussi  da  impul-o 
di  pietà  ne  fecero  dono  al  munasteiodi 
s.  Maria  in  Porlo  di  Ravenna,  poi  passati 
u  quello  ilella  Carità  ili  Venezia  nel  1  j()  j, 
e  liii.diiU'iit(-aC(pnstati  nel  1  (173  dal  conte 
Corrado  .M<iiazzaiii,  fialillo  del  vescovo, 
onde  prisc  il  nome  di  Maiazziina  il  lo- 
ro complesso.  Nel  I  i4o  Sinigaglia  man- 
tenendosi  in  forzo,  in  libertà  e  vigore, con- 
federata co'pcsaicsi  e  lav^niiali,  con  c>àì 


SIN  a3i 

assediò  Fano;  ma  que'cilladini  vedendo 
il  io  via>t.intepericolo,invocarono  e  otten- 
nero l'aiuto  de' veneziani, onde  il  dogePie- 
tio  Polano  colla  flotta  induS'*e  i  collegati 
a  paci'ìcarsi  co'fanesi.  Dopo  il  1  1  5  >  Sini- 
gaglia col  restodella  .Mann  soggiacqueal- 
l'imperatore  Federico  I  e  l'ebbe  lia  le  sue 
mura;  quindi  a  vendo  cs>o  ni:\i  i(>J!{  creato 
niardiese  della  .Marca  d'.Vncona  lo  svevo 
Corrado  Luzelinbai  l,  cbe  per  ^cempiaggi • 
ne  fu  detto  Moscanccrvello,  i  popoli  no 
patirono  le  conseguenze.  Sebbene  tra  Si- 
nigaglia e  Jesi  quasi  sempre  eravi  stata 
buona  amicizia  earinonia,nondimenoiii- 
sorte  tra  loro  discord  e  pe'conlini,  con  vi- 
cendevole soddisfazione  si  composero  nel 
I  197,  ponendoci  i  termini  Ira  i  due  ter- 
ritori! e  roi'andosenesolenne  i>trumeiilo. 
IVel  seguente  anno  la  Marca  fu  in  giavis- 
sima  agitazione  per  le  poderose  armi  te- 
descliecbe  vi  poi  lo  Marcualdo,  cbeespul- 
sù  dal  regno  di  Sicilia  (/^)  quii  pertur- 
batore nella  minorità  di  Federico  II,  visi 
ritirò  come  mai  cliese  di  prepotenza  eletto 
contro  i  diritti  dell.i  Cbiesa  dal  defunto 
imperatore  Enrico  VI  padre  di  detto  pu- 
|)illo.  Marcualdo,  come  deplorai  in  tanti 
luogbi  e  nella  biografia  d'Innocenzo  III, 
coinmise  nella  Marca  ogni  eccesso  di  mal- 
vagità, per  cui  costi  in>ediverse  città  e  luo- 
gbi ad  unirsi  in  lega  per  reciproca  difesa, 
cbe  nomina  Siena  perdiè  vi  si  uiù  Sini- 
gaglia, col  coii-.enso  dei  ispettivi  consoli 
e  rettori.  Verso (piesl'epoca  fiorì  (piel  Ser- 
gio conte  di  .Sinigaglia,  di  cui  parlai  pei* 
aver  dato  origine  alta  fiera  le  reliquie  du 
lui  ricevute  e  delle  (|uali  loriierò  a  ragio- 
nare. Frattanto  contrastandosi  1  impero 
Filippo  di  Svevia  e  Ottone  I  V,  le  città  e 
luogbi  della  Marca  neseguiruno  divisi  le 
parti,  per  cui  nel  1  aoo  insorti  notabili  in- 
contri Ira'  sinigagliesi,  fauesi  e  pesaresi  ; 
tra'  cameriiasi,  m  itelicani  e  gli  uomini 
di  s.  An.itoglia,  ti  a'iciMi  ini,  anconitani  0 
osimani;  innocenzo  Ili  temendone  lecoii- 
seguenzf,  e  pe'fumcnti  praticali  dai  lUi- 
ligno  Marcualdo,  per  siuoriaie  a  tempo 
quelle  lumultuubc  scintille  cbe  polcrju.) 


i32  SIN 

prodin  regrave  incendio,  spedi  nella  Mar- 
ca per  legalo  apostolico  il  parente  cardinal 
Ottaviano  Conti,  per  pacificarne  i  popoli 
e  sopire  le  turbolenze,  il  che  non  si  ellettuò 
se  non  dopo  la  morte  diMarcualdOjla  qua- 
le avvenuta  nel  1202,  indi  nel  seguente 
annoseguì  in  Poi  verigi  la  famosa  pace  tra 
i  nominati  e  altri  popoli,  che  celebrano 
tutti  gli  storici  della  Marca,  riportandone 
l'islromeiilo;  sebbene  come  nota  il  p.Bran- 
dimarte  nel  Plinio  illustralo,  noverando 
i  popoli  che  guerreggiavano  tra  loro  ,  e 
perciò  quelli  controSiuigaglia  e  i  suoi  con- 
federali, alcuni  riportano  l'alto  al  1202, 
altrial  1  2o3.  Già  però,  come  si  ha  da  Cai- 
dassini,  Innocenzo  III  avea  ricuperato  i 
douiinii  occupali  da  Enrico  Yl  e  tutta  la 
Marca,  ad  eccezione  d'Ascoli  e  Camerino 
clie  si  mantennero  nell'  ubbidienza  del- 
I  impero;SinigagIia,Fano  e  Pesaro  anco- 
ra rientrarono  nella  soggezione  pontificia 
con  Jesi.  Intanto  abbianjodal  iSiena  che 
la  città  di  Sinigaglia  erasi  posta  intorno 
a  questi  tempi  sotto  il  governo  de'Conti 
(/  .),  che  istituiti  da  Carlo  Magno  a  reg- 
gere le  città  italiane,  estendevano  la  giu- 
risilizionesinoa'confini  del  lerritoriodel- 
la  città  da  loro  governata,  la  quale  deno- 
minossi  Coniitatus  e  Co/^/rtf/o.  Quindi  es- 
sendo conte  di  Sinigaglia  Gollebaldo,  nel 
1200  avea  fatto  pace  col  comune  d'Osi - 
n<o,  e  gli  condonò  l'offesa  ricevuta  nella 
distruzione  de'castelli  di  Rupoli  e  Allia- 
no,  posti  nel  contado  di  Sinigaglia  :  l'i- 
stromento  lo  riporta  il  Siena  iìqW Appetì- 
ilice  u.°  I.  Veramente  i  comuni  d'Italia 
nel  medio  evo,  gelosissimi  della  loro  liber- 
tà, non  si  ponevano  sotto  il  governo  d'un 
conte  o  altro  tirannello,  ma  piegavano  il 
collo  costretti  dal  prepotente  duiltodel 
più  forte.  Aumentandosi  tuttavia  la  pos- 
sanzadellecitlàitaliane,in  vecede'consoli 
e  de'conli  si  cominciarono  a  eleggere  per 
pioprio  regolamento  e  governo  i  Podestà 
(/^^^),chediconsi  istituiti  neh  162  da  Fe- 
derico I  in  persona  di  nobilissimi  cava- 
lieri, a'quali  erano  subordinati  vari  giu- 
dici ecollaterali,poichèavtano  il  gius  del 


Sì:; 

mero  e  misto  impero.  L'ingrato  Ottone 
IV  dopo  essere  slato  protetto  e  coronato 
da  Innocenzo  III,  usinpò  diversi  domini» 
della  Chiesa,  fra'tjuali  Sinigaglia,  Pesaro 
Fano  e  altre  città,  di  cui  a'  20  gennaio 
I  2  [  o  investi  il  suo  parente  Azzo  VI  mar- 
chese d'Este,  dispoticamente  dichiaran- 
dolo marchese  della  Marca  Anconitana. 
Mail  marchese,  alOllne  di  goderne  legitti- 
mamente il  possesso, riconobbe  ilPapa  per 
supremo  signore,  anzi  Baldassini  e  altri 
dicono  che  l'investitura  d'Innocenzo  111 
è  anteriore  all'atto  imperiale.  Grata  Si- 
nigaglia a  Jesi  per  avere  ricevuto  in  di- 
verse guerre  validi  e  pronti  soccorsi,  nel 
12  I  3  gli  donòi  già  ricordati  Monte  s.  V'i- 
to, IMorroe  Albarello,  restando  però  nello 
spirituale  nella  diocesi  di  Sinigaglia  ,  e 
INIonte  s.  Vito  vi  restò  ancora  dopo  che 
non  Gregorio  XI  nel  1  878  lo  concesse  ad 
Ancona,  come  scrisse  il  Siena,  ma  bensì 
correggendo  loBaldassinijglielodonòGiu- 
lio  11  nel  i5i2.  Per  diverse  circostanze 
pregiudizievoli  strettamente  si  collegaro- 
no i  rirainesi  co'  fanesi  per  combattere 
chiunque  a  riserva  della  s.  Sede, dell'im- 
pero, de'sinigagliesi,  de' veneti  e  di  Fos- 
sombrone  allora  soggetta  a  Fano.  Indi  si 
confederarono  i  jesini,  fanesi,  osimanì  e 
sinigagliesi,  contro  Ancona  e  per  vari  in- 
contri tra  l(?ro  avvenuti.  Avendo  poi  i  ri- 
minesi  guerra  co'pesaresi,  Sinigaglia  ch'e- 
ra collegata  con  Fano  e  Pcimini,  accettò 
insieme  con  queste  la  lega  che  loro  of- 
frirono Recanati,  Osimo,  Umana  e  altri 
amici  con  diversi  putii  e  condizioni,  donde 
può  congetturarsi  qual  forza  e  potenza  a- 
vesserò  allora  tali  città.  Aldobrandino  di 
Este,  che  nell'investitura  pontifìcia  della 
Marca  era  succeduto  al  padre  Azzo  IV, 
nel  I  2  14  si  vide  costretto  d'armarsi,  im- 
perocché Gualtiero  conte  di  Celano  con 
poderose  forze,  assislitoe  incitato  dai  fciu- 
tori  d'Ottone  IV  nemico  del  Papa,  erasi 
gagliardamente  opposto  al  possesso  della 
medesima:  dopo  vari  sanguinosi  combat- 
timenti Gualtiero  vi  limase  ucciso,  e  così 
riuscì  al  marchese  di  soltometlere  uUa  sua 


SIN  SliV  li'j 
ulil)i(1i<;ti7,a  tulle  le  ciltà  e  Cui  loro  lieo  contado  Ji  Sinigaglia  e  ili  Cagli,  e  la  con- 
noscere  la  siipiema  sovranità  della  s.  Se-  trada  di  Massa,  co'castelli  di  Monlesecco 
de.  Vedendosi  i  conti  di  Celano  inipotenli  edi  Nidiastore,  in  data  dagli  allogniamen- 
diabbatteieAldobiandirìOjgli  tolseroeni-  ti  dell'assedio  di  Vitcìho  0011-243.  A  p. 
piamentela  vita  col  veleno,  sollentrando  lyi  vi  è  un  altro  diploma  di  l^eicivalle 
nel  domìnio  della  Alarca  il  fi'atello  Azzo  vicaiio  di  Manfredi,  di  conferma  pel  cu- 
VII,  o  IX  secondo  altri,  per  conferma  e  stello  di  Farneto  del  contado  di  Smiga- 
investilura  di  Papa  Onoriolllde'28  niag  glia.  Divenendu  Fedei  icu  11  sempre  più 
«101217.  I  niarchegiani  però  erano  poco  peggiore,  fu  nuova  luenle  scomunicato  Coi 
coutenti  del  governo  degli  Estensi,  sem-  suoi  fautori  ,  e  ileposto  dall'impero  uel 
brando  loro  di  non  essere  soggetti  alla  1243  da  InnocenzolV  nelconciliodiLio- 
Cliiesa,beucliè  in  suo  nome  ne  a  vesserò  il  ne  I.  Nella  Marca  il  conte  Uoberto  da  Ca- 
dominiojCome  rilevanoCompagnonie  A  -  stiglione  vicario  imperiale,  nel  1^47  usc\ 
iniani;  onde  i  popoli  viveano  in  continua  in  campocontro  igueld  capitanali  da.Mar- 
discordie.gli  eiigubinico'perugini,gliau-  Cellino  Pelo  anconitano  e  vescovo  d'A- 
conitani  co'  recanatesi,  i  jesiui  co'^iniga-  rezzo,  essendo  con)poslo  il  suo  esercito  di 
g!ie«i,e  così  tante  altre  tei  re  del'a  Marca  tedeschi,  saraceni,  maceratesi, sinigaglie- 
parteggianli  oper  laChiesappciciògnelfì,  ti,  je>iui,  osimani,  matelicani  e  altri  gbi- 
o  per  Ottone)  \^  come  ghibellini.  Onorio  bellini,  oo'quali  sotto  Osimo  ruppe  le  uii- 
III  scrisse  a'niagistrati  e  giudici  di  tutta  lizie  papali  con  nutabileslrage,  imprigio- 
ja  [irò  vincia, che  fussero  ubbidienti  al  mar-  nandoii  vescovo  e  prendendo  il  carroccio 
chese,  e  minacciò  le  scomuniche  e  altre  d'  Ancona;  come  meglio  può  vedersi  in 
pene  n'ghibcllini.  Altro  ingrato  edemi-  Compagnoni,  p.  r  07,  ed  mColuccijZ/e/Vz, 
nentementc  ribelle  alla  s.  Sede  fu  l'impe-  p.  85,  insieuie  all'.illra  sconfitta  ch'ebbe- 
rntore  Federico  II,  violandone  i  diritti  e  ro  i  guelfi  presso  Civilanova,  ibjuale  Co- 
le giurisdizioni,  per  cui  Gregorio  IX  lo  lucci  limita  il  numero  de'morli  e  prij^io- 
scomunicb  nel  i-zic);  ma  egli  iniperver-  ni  a  2000, e  dice  che  il  crudelissimo  Pe- 
sando nellesue  notissimeiniquità,  inondò  derico  II  fece  pubblicamente  impiccare 
le  terre  dellaChiesa  di armale,e  spedì  nella  il  vescovo  Marcellino.  Il  Siena  nel  laccoii- 
Marca  con  forte  esercito  neh  aSc)  Eiizio  tare  quesli  sconvolgimenti  fa  ascendere  la 
suo  naturale  e  re  di  Sardegna,  il  quale  mortede'guelfi  a4ooo,  la  maggior  parte 
concedendogiurisdizioni  e  pierogaliveal-  anconitani, camerinesi,  recanatesi  e  mou- 
le  città  che  lo  rii:onoscevano,  molte  della  lecchiesi  fautori  dellaChiesa. Fi  a  laute  a- 
provinciaa  lui  si  dierono  con  Oiimo,  Jesi  gitazionidi  tempi  sì  calamitosi  e  lagrime- 
e  Sinigaglia,  la  quale  già  avendo  parteg-  voli,  diverse  terre  e  luoghi  considei^bili 
giato  per  Federico  II  era  slata  co'faoesi  della  iMarca,  vinti  dal  timore, ricorsero  ai- 
scomunicata, al  dire  d'Amianì.  Questi  af-  la  protezione  di  Jesi,  la  quale  più  d'ogni 
Itrma,  che  nel  1240  ancora  i  sinigagliesi  altra  godeva  il  f.ivore  ili  Fctlcrico  II  |>er 
Co'je>ini  inclinavanoal  partito  ghibellino,  esseivi  nato, con  [)alli  di  rcci[)roca  difesa, 
per  fiaccare  il  quale  e  opporsi  agl'impe-  JMa  neli24<)  avendo  il  legalo  cardinale 
riali  Gregorio  IX  avea  inviato  nella  Mar-  Capocci  ricuperala  la  Marca  colle  milizie 
ca  per  legato  il  cardinal  Fieschi  poi  In-  dellaChiesa,  i  iletti  luoghi  si  rilir.uono  ili 
iiocenzo  IV.  Trovo  nell'  opera  intitolata  Jesi  e  ritornarono  in  loro  libertà.  Nel  lu- 
lìoi'.onitìcUaSeilf  apostolica  xnpid  il(fu-  glioi  2  ìoilsindaco  di  Sinigaglia  in  nome 
calo  (il  l\ìi  lìKit  Pia(('HZ(i,\ìiìv.G.^,p  i(">8,  del  comune  >trinsc  lega  co'sindaci  di  Pe- 
li diploma  d'un  privilegio  di  P'edcrico  II,  saio, Fano,  Fossombronc,Jesi, Cigli  e  An- 
col  (piale  concesse  a  Corradnccio  Slcr-  cona,  per  serbarsi  così  unite  piii  costanti 
Iclo,  fiulio  di  Currado  di  (jultcbaldu,  il  nell'ubbidiciua  e  fede  alla  chicca  romaaa, 


234  SIN 

avellilo  già  abbantlonalo  le  parti  di  Fede- 
rico II,  che  nell'istesso  anno  morì.  Il  man- 
dato di  procura  della  ciltìi  di  Sitiigaglia 
per  coiicliideie  la  delta  lega  e  alleanza  si 
può  vedeieap.  143  dcWe Ragioni  su  Par' 
ma  e  Piactnza,  ove  sono  anche  i  seguen- 
ti documenti.  Istroniento  di  sindacato  o 
iMuiidalo  di  procura  a  Cristoforo  notaro 
per  ricevere  nel  12 54  da'  jesiui  le  robe 
spettanti  al  comiuie  e  a'parlicolari  di  Si- 
nigaglia  tolte  nella  presa  di  Monte  Albod- 
do.  istruniento  di  sindacato  o  plenipoten- 
za della  comunità  di  Sinigaglia  in  perso- 
na di  Pietro  Manlini  e  di  Boiifiglio  IBa- 
stucci,  a  contrarre  società  e  unione  colla 
coQfiunitàepopolodi  Jesi  neh  256.  Islro- 
mcnto  di  diverse  concessioni  fatte  nel 
1258  tra  il  comune  di  Jesi  e (|uello  di  Si- 
nigaglia, colla  riforma  d'alcuni  patti  già 
convenuti.  11  Siena  pure  parla  della  re- 
stituzione di  tuttociò  che  i  siuigagliesi  a- 
veano  contribuito  a'jesini  allorché  occu- 
parono Monta  lboddo;e  del  la  nuova  e  stret- 
ta anioneche  nel  12  56  Sinigaglia  contras- 
se con  Jesi  allora  molto  possente,  che  tut- 
to un  corpo  ne  formarono,  cosicché  cia- 
scuna fosse  a'ciltadini  dell'una  e  l'altra  co- 
mune, come  conìuni  fossero  le  pubbliche 
rendile  e  le  spese,  documento  che  ripro- 
dusse ììtW yà'ppendice  i\.°:2,.  Baldassini  al- 
l'anno 1254  riporta,  che  essendo  cessate 
le  sanguinose  guerre  fra  la  sua  patria  Je- 
si e  Sinigaglia,  a  cui  aveanodiito  i  jesini 
imiti co'slalFolani  il  guasto,  si  fece  la  pace 
e  la  quietanza  delle  cose  contribuite  per 
l'occupazioneili  Montalbodtlo.Diceanco- 
riijcbe  nel  i  255  l' ano  essendo  stretta  d'as- 
sedio da'ravennati,  pesaresi  e  siuigaglie- 
si, senza  dubbio  sarebbe  caduta  in  loro 
potere,  se  i  ji;sini  non  gli  avessero  obbliga- 
li ad  allontanarsi,  restituendo  a  Fano  la 
suatjuielee  libertà.  Celebrò  altresì  la  se- 
guita leale  e  strettissima  unione  tra  Si- 
nigiiglia  e  Jesi  nelsuddelto  1  256.  Amiaiii 
discorre  delle  fazioni  che  continuarono 
anche  dopo  la  morte  di  Federico  lì,  i  ghi- 
bellini seguendo  le  parti  prima  del  suo  fi- 
glio Corrado  IV,  e  morto  questi  nel  1 2  54> 


SIN 

di  Manfredi  bastardo  dell'imperatore  cfie 
erasi  usurpalo  il  regno  di  Sicilia  feudo  del- 
las. Sede,  per  cui  Innocenzo  IVdivisòdi 
recarsi  nel  regno  con  un  esercito,  ma  poco 
dopo  morì  in  i^fapoli  nel  tlicembrei  20  {; 
e  che  Manfredi  per  fare  un  polente  diver- 
sivo al  Papa,  avea  prima  co'  suoi  napo- 
letani e  saraceni  sollevalo  i  ghibellini  di 
Toscana, respinti  dalle  milizie  della  Chie- 
sa, cui  erano  collegate  Ancona,  Tolenti- 
no, Manierata,  Sinigaglia,  Fano,  Pesaro, 
Jesi  e  quasi  tolta  l'Umbria,  e  furono  que- 
ste le  milizie  che  accompagnarono  il  Pa- 
pa in  Napoli  a  impossessarsi  del  reame. 
Neh  257  i  ghibellini  della  Marca  si  am- 
mutinarono di  nuovo  e  presero  le  armi, 
minacciando  rovine  e  desolazioni.  Mau- 
Iredi  tosto  spedì  neh  2  58  per  rinforzo  dei 
sollevali  le  sue  truppe  sotto  il  comando 
di  Percivalle  d'Oria,  qual  vicario  genera- 
le della  Marca  d'Ancona,  del  ducuto  di 
Spoleto  e  di  R.omagna.  \\\a  prima  stre- 
pitosa comparsa  di  Percivalle,  Fermo  e 
Camerino  cederono  al  suo  potere;  Jesi 
spontaneamente  si  dièiu  venerazione  del 
padre  naturale  di  Manfredi, che  perciò  la 
ricolmò  di  privilegi  e  le  donò  alcuui  luo- 
ghi considerabili;  Fano  resistè  per  qual- 
che tem[)o  e  poi  si  sottomise,  decorata 
quindi  di  varie  grazie,  riferisce  Siena.  La 
solaSini^anlia  tuttavia  forte  e  costante  a- 
gli  assalti  e  alle  replicale  violenze  di  Man- 
fredi, si  mantenne  fedele  al  Papa,  laonde 
osserva  Amiani  che  dopo  l'agosto  I258 
Annibaldo  Conti  nipote  d'Alessandro  IV 
e  rettore  della  Marca,  con  Andrea  Spi- 
gliali suo  vicario  generale  e  cappellano  del 
Papa  (non  conosciuto  da  Leopardi  nella 
Serles  ReclonuìiAnconitaiiaeMarchiae), 
si  ritii  ò  in  Sinig  iglia,  unica  che  co'fanesi 
rimaneva  per  la  Chiesa.  Convien  dire  che 
a  ipiell'opoca  Fano  ancora  non  si  fosse  sot- 
tomessa. Ed  infatti,  Percivalle  si  fermò 
in  Jesi  con  animo  di  sottomettere  Siniga- 
glia e  Fano,  e  pose  alla  i.*  l'assedio  a'5 
febbraio  1  2  59, fermando  gli  alloggiamen- 
ti ne'borghi  di  Fano,  la  (juale  fu  costretta 
a  rendersi  con  vautaggiose  coudiiioui,  e 


poi  alla  piìma  occasionef.ivorevoleiilor- 
ijò  ali'ubljidieiiza  poiitilicia,  la  quale  Si- 
iiigaglia   pieslò  iiiaUcraliile  ad  Ale-i-iuii- 
tiro  IV,  e  al  successole  Urbano  iVjil  (jua- 
Je  intimò  coiilio  Manfredi  la  crociala  nel 
1264.  Appena  ciò  seppe  Manfiedl  spetli 
couli'O  i  crocesignali  della  Marca  un  eser- 
cito di  saraceni  condotti  di  fresco  dall'A- 
fi'ica,i  quali  furiosamente  scorrendo  dap- 
pertutto, giunti  die  furono  all'infelice  Si- 
rigaglia  Cui  favore  de'gliibellini  fuoi  lisci- 
ti, bai  biuanieiile  la  saccheggiarono  e  la 
distrussero,  diroccandola  con  inesprimi- 
bile crudellìi,  e  atterrandone  le  mura,  le 
fabbriclie  e  ogni  altro  nobile  ediiizio  a- 
•«anzo  della  romana   grandezza  ,  che  in 
qualche  parte  risparmiati  dai  furore  dei 
goti  erano  riinasli  illesi.  Però  queTana- 
lici  maomettani  non  toccarono  la  chiesa 
matrice  o  cattedrale  di  s.  Paolino,  né  le 
altre  chiese,  e  neppure  l'episcopio  e  le  7 
licorilate superstiti  torri,  Non  pertanto  fu 
SI  grande  e  lagrimevole  la  desolazione  por 
tata  da  quegli  empi  a  Sinigaglia,  ch'essa 
restò  nuda,  vuotae  priva  non  solo  de'be- 
ni  sagri  e  profani,  ma  eziandio  d'abitauti, 
in  guisa  che  Dante  ne' suoi  memorabili 
vei  si  del  canto  x\  i  dt\  Paradiso  ^y  ti. j  3, un 
immortalò  la  ileplorabile  catastrofe.  Le 
desolanti  conseguenze  già  tracciai  di  so- 
pra, edovrò  riparlarne.  1  cittadini  anda- 
rono qua  e  là  dispersi,  raraminghi  e  sven- 
turati. Resto  mera  viglialo,  comedi  tanto 
eccidio  nella  dettagliata  e  bella  storia  d'A- 
inìaiii  neppure  una  parola  sìa  detta:  è  vero 
ch'egli  fa  una  lunga  storia  di  Fano  e  non 
diSinigaglia,  tuttavìa  di  altri  avvenimen- 
ti che  riguardano  la  seconda  e  altre  città 
e  luoghi  della  contrada,  ne  tenne  talvolta 
ragionamento.   Frattanto  Clemente    IV 
rinnovandole  scomuniche  coiitroManh  e- 
dì,  investì  del  da  lui  usurpato  regno  ili  Si- 
cilia Carlo  I  d'Angiò,  il  (piale  marciando 
nel  reame, cumballèe  vìnse  M<uifredi, die 
vi  restò  mìserunientc  uccìdo, nel  mudo  che 
riportai  a  Sicilia.  Fu  allora  die  i  siqier- 
stili  siuigaglioiscauqiali  da  tante  sciagu- 
re e  sotti  ulti  dal  furore  saraceno,  ebbero 


SIN  a3  7 

rimpiilsoditornarealla  loro  derelitta  pa- 
tria, e  abitandovi  ridussero  in  quella  tor- 
ma più  convenevole  che  negli  scarsi  mezzi 
poterono,  riparandone  le  gravi  perdite. 
Sulle  diroccate  mura  edificarono  intanto 
una  nuova  piccola  città,  coiupreiulemlo- 
vi  dentro  l'antica  chiesa  cattedrale  dì  s. 
l'aulmo  e  l'episcopio,  che  sorgevano  ov'è 
il  monastero  di  s.  Cristina,  restando  di- 
visa la  novella  città  per  la  strada  grande 
ili  Porta  Nova, col  mezzo  d'una  fossa  pro- 
fonda, dal  rimanente  della  città  vecclii.i 
che  giaceva  sepolta  nelle  rovine  ,  lungo 
quella  parte  ove  poi  si  fabbricarono  le 
chiese  del  ss.  Rosario  e  dell'.Vssunla,  fino 
al  prato  di  s.  M.^  iMaddalena  denomina- 
to Terra  vecchia.  In  progresso  dì  tempo 
la  nuova  città  andò  aumentandosi  d'abi- 
tatori, nelle  sostanze  ,  negli  edilìzi  e  nel 
commercio;  da[)poicliè  sì  vuole  da  alcuni, 
che  per  la  comodità  ilella  posizione  e  pei 
vantaggi  ollerlì,vi  si  portassero  a  stabilir- 
si mercanti,  gente  d'  industria,  mannari 
e  pescatori,  ì  (juali  contribuirono  al  suo 
incremento.  Nel  1276  sulla  sua  spiaggia 
Sinigaglia  vide  perire  6  galere  venete  del- 
la flotta  che  naviganJoalla  rovina  del  por- 
to d'Ancona, da  gagliardi  venti  fu  spar- 
pagliata e  rovinata.  Perseverando  Siniga- 
glia nella  fedeltà  al  Papa,  nel  12803  tra- 
dimento fu  presa  e  soggiogata  da  Guido 
di  Monte  Feltre  3.°  conte  d'Urbino, acer- 
rimo capoparte  ghibellino,  per  cui  coni- 
niossoa  furore  contro  i  cittadini  fieramen- 
te ne  fece  morire  1  5oo.  Lo  confessa  anche 
Reposatì,eperilimiiiuirrobbrubi  10  con- 
tro il  conte,  dice  che  forse  fu  a  ciò  indot- 
to dallo  sdegno  per  la  resistenza  che  gli 
fecero  gli  abilanti.Nel  1289  Sinigaglia  era 
confederala  con  Bologna,  dunque  già  a- 
vea  riacquistai.»  la  su.»  importanza. 

In  quest'epoca  vari  tirannetli  s'in-iigno- 
rirono  della  patria  e  di  altri  luoghi.  A 
questa  2.'  categoria  soggiacque  nel  1  3oG 
Sinigaglia,  menlre  stabilitasi  da  Clemen- 
te \  la  residcn/a  poutilìcia  in  Francia  e 
poi  in  Avignone,  1  signorotti  si  fecero  piii 
audaci  e  prepotenti,  e  di  torta  uocupaio- 


236  SIN 

no  i  dominii  della  Chiesa,  t^andolfo  Ma- 
Jateslade'signoii  di  Riiniiii  (f.)  si  acqui- 
stò la  signoria  di  Fano,  di  Pesaro,  di  Si- 
uigaglia  col  titolo  di  podestà  o  pretore; 
nel  mentre  che  Malalesta  suo  padre  e  Ma- 
laleslino  dall' Occ/i/o  suo  fratello,  essendo 
tulli  intesi  ad  accomodar  le  dilferenze  fra 
que'di  Cervia  e  di  Cesena,  insorse  tra  i  fa- 
iiesi  si  grave  discordia,  che  sollevandosi 
i  ghibellini  colle  armi  agli  8  luglio  caccia- 
rono PandoUb  dalla  loro  città  e  podeste- 
ria, facendo  prigionieri  I  co  de'suoi  solda- 
ti. Iiitiratosi  Pandolfo  con  ;joo  cavalli  e 
3oò  fanti  circa  in  Pesaro,  ove  pure  i  ghi- 
bellini ammutinatisi  il  6  agosto,  i   pesa- 
resi lo  privarono  dell'udicio  e  cacciarono 
dalla  patria.  Rifugiatosi  per  ultimo  Pan- 
dolfo  in  Sinigaglia,  che  governava  e  reg- 
gevaqual  pretore,  v'incontrò  la  stessa  dis- 
grazia. Laonde  allestito  Pandolfo  un   e- 
sercilo  poderoso,  con  l'aiuto  del  nipote 
Fenantino,  e  di  Tanodi  Balignano  da  Je- 
si e  signore  di  Monte  Marciano,  di  altri 
potenti  cittadini  di  Jesi,  e  di  Vannolo  si- 
gnor di  Monda  v  io  e  ci  Ita  di  no  di  Sinigaglia 
e  altri  nemici  della  Chiesa,  ossali,  vinse 
e  colle  armi  occupò  Pesaro,  Fano,  Sini- 
gaglia e  Fossombrone,  contro  delle  quali 
acerbamente  sdegnato,  commise  inaudite 
crudeltà,  distrusse  e  bruciò  palazzi,  case 
e  torri,  spiantò  vigne,  alberi  e  biade,  e  al- 
tro che  trovò  ue'terrilorii.Gli  omicidii,gli 
adulterii,  le  deflorazioni,  i  ladronecci,  i 
sacrilegi  e  altre  scelleratezze  accompagna- 
rono la  barbariedi  PandoUo.  Giunlea  co- 
gnizione di  Clemente  V  tante  enormità, 
a  riparare  le  sciagure  in  cui  gemevano  i 
tiranneggiali,  nel  i  807  destinò  rettore  ge- 
nerale della  IMarca  il  nipote  Bertrando  de 
Gol,  e  per  vicario  e  maresciallo  nel  lem- 
jiorale  Giraldo  de  Tastis.  Questi  appena 
gimilonellaMarca,condusse  l'esercito  con- 
tro le  dette  città,  pugnò  e  combattè  con 
lai  bravura,  che  le  ricuperò  alla  s.  Sede, 
confiscando  a  (àvoredella  camera  aposto- 
lica i  feudi  de'  fautori  di  Pandolfo,  pre- 
miando i  validi  e  copiosi  soccorsi  prestati 
da'jcsiui,  col  concedei  loro  a  lilolo  di  veu- 


SIN 
ditaMonleMarcìanOjCassiaaoeallri  luo- 
ghi, olire  di  versi  privilegi. Dice  Baldassini 
che  Jesi  per  cacciarci  Malatestacontribm 
5o,ooo  libbre .d'oro(ravennate scriveSie- 
na),  e  che  con  gran  gente  d'arme  si  porlo 
a  Sinigaglia,  obbligando  il  sindaco  a  ce- 
dere tulle  le  ragioni  e  giurisdizioni  della 
città,  ch'erasi  usurpale  a  pregiudizio  della 
Chiesa  e  a  disonore  di  Giraldo  :  aggiunge 
che  nel  medesimo  anno  si  ribellò  la  mag- 
gior parte  delle  città  dellaMarca  di  fazione 
ghibellina,  fra  le  quali  Sinigaglia,  Ancona, 
Ascoli,  regi>lrale  ancora  da  Compagnoni 
nella  Reggia  P/(e/i^i,edaColucci  in  Tre- 
ui.  ClemenleV  fece  loro  minacciare  le  sco- 
muniche, le  confische,  la  privazione  dei 
privilegi  neliSoS.In  questo  entrarono  nei 
distretto  di  Jesi  gli  anconitani  esinigaglie- 
si  con  poderoso  esercito,  e  dopo  commesse 
molle  enormezze  dierono  il  guasto  al  ca- 
stello di  Mazzagrugno,  alla  rocca  di  s.Lo- 
renzoealla  villa  delle  Puipe.  Compagnoni 
riprodusse  la  bolla  diClementeVdeli  3og, 
d'interdetto  econdannadi  pene  tempcna- 
li  e  pecuniarie  contro  le  città  ghibelline 
rivoltale,  compresa  Sinigaglia.  Pdlornata 
all'ubbidienza  pontifìcia,  narra  l'Amiani 
nelle  Memorie  di  Fano y  che  alla  lega  par- 
ticolare de'Iànesi,  co'siuigagliesi  e  jesiiii, 
dopo  un  general  parlamento  tenutosi  iu 
Macerata  per  opera  del  legato  della  Mar- 
ca cardinal  Bertrando  Poggelto  neli32(), 
quasi  tulle  le  altrecitlà  della  [Marca  e  del- 
l'Umbria si  unirono  per  far  fronte  all'e- 
sercito dello  scismatico  Lodovico  V  il  Bu- 
varo,flero  nemico  di  Giovanni  XXII  e  ca- 
poparte ghibellino,  ma  egli  invece  si  di- 
resse in  Toscana.  Circa  il  fine  del  i34S 
Malatesta  Guaslafainiglia  eGaleottosuo 
fratello,  figli  di  Pandolfo  Malatesta,  im- 
padronitisi d'Ancona,  con  grande  ardire 
invasero  quasi  tutta  la  Marca,  parte  per 
dedizione  e  parte  per  forza  ,  ed  in  quel 
tempo  si  crede  che  acquistassero  Siniga- 
glia, seppur  non  fu  loro  conceduta  da  Lo- 
dovico V  nel  1342,  il  quale  realmente  Io 
fece  e  secondo  lo  siile  degli  antichi  impe- 
ratori che  dispeusuvauo  i  feudi  come  fos- 


SI  iV 
<rro  loro,  e  ad  onta  che  Clemente  VI  nel  - 
l'anno  slesso  avea  nominali  i  fiatelli  (ia- 
leolloe  IVlalalesla  vicari  di  Riinini,  Pesa- 
ro e  Fano  :  peiò  con  altri  storici  dissi  a 
lliMiNi.clie  i  fratelli  vojloroiiconosceredal 
Papa  tali  vicariali.  L'Arniani  poi  dicliia- 
ia,chet»el  r  34B  dopo  aver  Galeotto  e  Ma- 
latosta  alloggiato  in  Fano  Luigi  I  re  d'Un- 
{pileria,  e  dopo  aver  commesso  il  governo 
di  Fano,  Riinini  e  Pesaro  a  Paiidolfo  tì- 
glio di  Gitasltifamiglia,  si  portarono  con 
numeroso  esci  cito  nella  Marca,  occnpa ro- 
llo senza  conlrastoSinigaglia,  indi  Anco- 
na e  quasi  tutta  la  provincia, al  modo  che 
liodellocol  Siena.  Queste  usurpazioni  in- 
citarono acremente  l'animo  d  Innocenzo 
VI,  ordinando  nel  iS'TS  in  Avignone  al 
celeherrimo  card  inai  A  Iboinoz  di  condur- 
si con  ben  fornito  e  numeroso  esercito,  per 
ricuperare  i  luoghi  nello  stato  pontifìcio 
invasi  da'liranni  potenti,  e  reprimere  la 
ti  acotanza  di  Giovanni  Visconti  arcivesco- 
vo di  Milano,  che  co'ghibellini  agognava 
all'ifuperod'ltalia.  Mentre  il  cardinale  fa- 
ceva i  preparativi  lalMarca  fu  infestala  d  il- 
le  masnade  avventuiieie  di  tedeschi  e 
francesi,  capitanate  da'famosi  conte  Lau- 
do e  fr.  Moireale  avidi  di  rapine  e  di  san- 
gue. Occuparono  molli  luoghi,  e  vi  com- 
misero spogli  e  nefandezze.  Troncato  il  ca- 
po a  fr.  Morreale  tlal  famigerato  Cola  di 
Rienzo  tribuno  di  Roma  (F^-),  neli3'5 
giunse  nella  Maica  il  cardinal  Albornoz 
legato,  e  nella  primavera  mosse  guerra  a 
(  jaleoUo  Malalesla,  lo  sconCsse  a  Paterno 
o  pressoRecanali  e  fece  prigione,  forzan- 
dolo insieme  al  fratello  Malalesla,  a  resti- 
tuire Ancona,  O-iiino,  Sinignglia  egli  al- 
tri luoghi  sinoal  ÌNlelauro.  Rt-stituita  a  Ga- 
leotto la  libertà,  col  fratello  furono  dal  Pa- 
pa costituiti  vicari  della  Chiesa  di  Fano, 
l'\)Ssom  brone,  Pesa  roeRi  mi  ni  co'Inro  con- 
tadi per  I  ri  anni,  e  con  6000  scudi  o  fio- 
rini d'oro  d'annuo  liibulo.  Ritornata  Si- 
iiigaglia  sotto  l'antico  governo  della  Chie- 
sa, il  cardinal  Albornoz  n  fine  di  tenerla 
ben  custodita  egunrdala, nel  1  3  )')  slesso 
vi  fcceedilìcar  la  rocca  dalla  pailcdel  ma- 


SIN  7  3-7 

re,  ove  al  presente  giace  la  fortezza,  di  cui 
ancora  resta  qualche  vestigio, chiudendo- 
vi ima  di  quelle  torri  rimaste  in  piedi  nel- 
la rovina  cagionala  da'capiiani  di  Man- 
fredi :  la  munì  con  presidio  di  soldatesca, 
e  verso  Porta  Vecchia  innalzò  nn'allia 
piccola  rocca,  intorno  alla  quale  nel  i/jBo 
Giovanni  della  Rovere  eresse  un  torrione 
poi  demolito,  per  più  validamente  forti- 
ficare e  abbelliie  la  cillà. Correndo  il  r  3  76 
01  357  Mondolfomandòa  Sinigaglia l'an- 
tico tributo  del  pallio  rosSo  o  vermiglio  ai 
4  maggio,  per  la  solenne  festa  di  s.  Pao- 
lino patrono  della  cillà,  omaggio  che  si 
continuò  a  praticare,  leggendosi  il  docu- 
mento nel  n.°4  àeW'y^ppenclicc  di  Siena. 
]\eli37i  Sinigaglia  intervenne  al  parla- 
mento provinciale,  convenendo  sulla  ri- 
duzione della  curia  generale  della  Marca 
in  Macerala,  liferendolo  colla  istanza  che 
sottoscrisse  il  Compagnoni.  Neli3''5  le- 
gislrò  Raldassini  nelle  /Memorie  di  Jesi^ 
sull'autorità  di  Amiani,  che  Jesi,  Terni, 
Narni,  Asisi,Spoleto,  Gubbio  e  Sinigaglia 
si  dierono  agli  Orsini,  essendo  la  provin- 
cia divisa  in  ostinate  fazioni,  e  tutte  le  cit- 
tà involle  in  aspre  guerre,  contendendo  le 
guelfe  con  troie  ghibelline.  Riscontrato  pe- 
rò l'Amiani,  trovo  che  unicamente  Meni- 
le Fiascone  passò  al  dominio  degli  Orsi- 
ni, e  quanto  alle  nf)minate  città,  soltanto 
dice,  che  dato  il  bando  a'minislri  e  offi- 
ciali del  Papa,  aprirono  leporte  a'ioroan- 
lichi  tiranni;  ed  in  (pianto  poi  a  Siniga- 
glia, nell'indice  l'attribuisce  a'Malittcsta 
iruaslafttmig^lia.  sebbene  nel  contesto  lo- 
da Galeotto  ALalatesta,  che  co'fmesi,  (piai 
vicario  e  capitano  genera  le  del  Io  sta  lo  ec- 
clesiastico, non  risparmiò  spese  e  fìiliche 
per  estinguere  la  si-dizione  e  ricondurre 
le  ronluinaci  città  all'ubbidienza  di  (ire- 
gorio\l. Questi  nel  1  3^7  restituì  a  Roma 
la  tanto  desiderala  dimora  ponlilìcia,  ma 
nel  t  3'-8  col  succedergli  llibaiio  VI  incor- 
se fanlipapa  Clemente  V  II,  il  ipiale  sta- 
bilendosi in  A  viguone  dio  prinoipionl  gran 
Scisma  (/'.)  d'occidente,  che  involse  lo 
"italo  pontificio,  l'Italia  e  altre  regioni  di 


238  SIN 

Europa  in  gravi  tu rl)olenze,e nel  i  379Ga- 
leotloMalalestaehbeSinigagliaemori  nel 
i383.  L'Amiani  nel  narrare  le  desolanti 
conseguenze  dello  scisma  e  le  guerre  della 
IMarca,  notò  che  nel  1392  tra  Sinigaglia 
e  IMacerala  vivea  a  discrezione  la  compa- 
gnia di  s.  Giorgio  composta  di  800   ca- 
valli ealtiettanti  fanti,  e  comandata  dal 
figlio  di  Boldrino  da  Panicale,  adirato  e 
pieno  di  vendetta  per  l'uccisione  del  pa- 
dre; imponeva  contribuzioni  alle  città  e 
luoghi,  uccideva  quanti  marchegiani  tro- 
vava, esclamando  i  soldati  ;  r^ada perra- 
mma  del  Boldrino.  Scrive  Siena,  che  fi- 
nalmente per  le  luttuose  vicende  di  quei 
tempi,  nel  pontificato  di  Gregorio  XII  a- 
micis!<imo  de'Malatesta,o  forse  anche  pri- 
ma, di  nuovo  al  dominio  e  potere  di  essi 
fu  obbligata  e  costretta  Sinigaglia,  giac- 
ché notai  a  Piimini  che  Bonifacio  iX  nel 
iSgi  confermò  ne' vicariati  ,  compieso 
quello  di  Sinigaglia,  Carlo  e  fratelli  Ma- 
lalesta  figli  di  Galeotto.  Neli4o8  il  suo 
signore  Malatesta  de'  IMalatesti   figlio  di 
GuastafamigUa[*\\  cui  pure  trattai  a  Ri- 
mini, comedi  tutta  l'illustrestirpe, doven- 
dosi tenere  presente  quell'  articolo  per 
quanto  spetta  alle  persone  de'Malatesti  e 
loro  notizie,  imperocché  a  motivo  della 
Tiumerosa  discendenza  e  della  somiglian- 
za de'nomi,  la  genealogia  resta  alquanto 
intricata  e  talvolta  confusa),  o  megliosuo 
nipote  e  perciò  figlio  di  Paudolfo  e  pro- 
nipote di  Galeotto,  a<;pirando  al  contjui- 
sto  di  buona  parte  della  Marca,  già  avea 
ottenuto  il  possesso  d'O/nno  e  Jesi,  e  col- 
le sue  considerabili  forze  ne  ottenne  il  pos- 
sesso. IN'el  I  409  il  concilio  o  conciliabolo 
«li  Pisa  de[)ose Gregorio  Xlljel'anlipapa 
Benedetto  XI li  successore  di  Clemente 
VII,  ind  i  elesse  A  lessa  ndroV,che  nel  i4'0 
morendogli  fusostiluitoGiovanniXXlH. 
Lacerata  vieppiù  l'unità  dellaChiesa  da  3 
obesi  trattavano  da  Papi, nel  i4'4f^  P''^' 
uuilgato  il  Sinodo  (/^'.)  di  Costanza  per 
Iroiuaie  lo  scisma.  Nello  stessoanno  Ga- 
leotto Malatesta  ultimo  signore  di  Pesaro 
e  figlio  del  suddetto  Malatesta  signore  di 


SIN 

Sinigaglia  (né  si  deve  confondere  con  Ga- 
leotto/\^ofe//o,  figlio  del  celebre  Galeotto 
eperciò  fratello  del  rinomato  Carlo  ami- 
co di  Gregorio  XI  h,  ambizioso  ancor  egli 
d'impadronirsi  delle  città  della  Marca,  ai 
7  ottobre  sorprese  Ancona  e  ne  restò  re- 
spinto dal  valore  degli  anconitani.  A  re- 
primere l'orgogliode'Malatesti,  in  fav  ;re 
dellaChiesa  fu  quindi  formata  una  lega 
tra  Ancona,  Fermo  e  Camerino,  per  ap- 
poggiare Lodovico  Migliorati  signore  di 
Fermo  e  pel  concilio  di  Costanza  capitano 
generale  e  rettore  della  Marca;  laonde  co- 
gli aiuti  de'collegati  di  mare  e  di  terra, 
neli4i6  Ancona  spedi  alcune  galere  per 
Sorprendere  e  soggiogare  Sinigaglia  pos- 
seduta dai  Malatesti,  che  dopo  lunga  re- 
sistenza e  combattimento  fu  costretta  ce- 
derealla  forza  de^confederati.  IntantoGa- 
leoltoMalatesta  signore  diPesaro, insieme 
al  suo  congiunto  Carlo  signore  di  Rimi- 
ni,  chiamati  in  soccorso  da'perugini  con- 
tro Biaccio  che  combatteva  Perugia,  ai 
12  luglio  i4i6  in  ostinato  combattimen- 
to restarono  prigioni  di  Braccio,  il  quale 
coir  esercito  vittorioso  occupò  Mono  , 
Massaccio,  Maiolati,  Montalboddoe  Sca- 
pezzano appartenenti  a  Carlo.  E  poiché 
da  Antonio  arcivescovo  di  Ragusa  nunzio 
e  commissario  generale  della  s.  Sede  nella 
Marca,  erasi  preso  al  soldo  Braccio,Iesue 
forze  divenute  formidabili,  die  motivo  a 
un  trattato  di  pace  fra  i  collegati  e  i  Ma- 
latesti,con  quel  gran  compromesso  ripor- 
tato da  Compagnoni,  anche  perchè  Anco- 
na sgombrasse  la  città  e  rocca  di  Siuig  »- 
glia,  fu  conclusa  la  liberazione  di  Carlo  e 
di  Galeotto,  che  Scapezzano  e  Massaccio 
si  rilasciassero  da  Braccio,eSinigaglia  si  re- 
stituisse a'Malatesta  di  Pesaro,  come  se- 
guì a'  1 8  febbraio  1  4  '  7>  anno  avventuro- 
so per  l'elezione  di  Martino  V  che  estinse 
lo  scisma  epacificò  l'Italia.  Riportai  a  Ri- 
mini  con  quegli  storici, che  Carlo  nel  1428 
ottenne  da  Martino  Velie  i  naturali  del 
suo  fratelloPandolfo  potessero  sucoedere 
a'vicariali,  e  che  il  Papa  eccettuò  Siniga- 
glia e  altre  città  e  terre.  L'Amiani  in  del- 


SIN 
(o  anno  fa  ricordo  della  legillimazinne  ol- 
teniitn  da  Carlo  [>e'ni[)Oli,e  la  riimovnzio- 
ne  dell' investiture,  niedianle  però  la  le- 
stitiizione  di  Sinigaglia,  Corinaldo,  Ca- 
slelfidardo,  Pergola,  IMoiileiiipone,  Mon- 
tefano,  IMoole  Filotlrano,  0>in)o,  Borgo 
s.  Sepolcro,  Cervia  e  il  vicariato  di  Mon- 
davio.  Invece  naira  Siena,  che  nel  i  43  i 
Galeol  toc  Galeazzo  e  Carlo  (il  quale  è  di- 
verso dal  già  ricoidafo,  perchè  era  morto 
nel  1 4^9»  e  per  Galeotto  non  deve  inten- 
dersi il  i.°  suo  nipote  Galeotto  Roberto 
che  gli  successe:  meglio  è  vedci  e  l'artico- 
lo Pesaro),  dopo  la  morie  del  loro  padre 
Malatesla  furono  da'pesaresi  cacciati,  e 
privati  del  vicariato  da  Astorgio  Agiiensi 
poi  cardinale,  governatole  della  Marca 
e  commissario  delle  milizie  d'Eugenio  IV, 
a  riserva  di  Sinigaglia  e  di  Fossoinbrone, 
che  restarono  a'iMalatesta  e  lo  conferma 
Compagnoni.  Ma  nel  i  432  successo  all'A- 
gnensi  il  famoso  Giovanni  Vilelleschi  poi 
cardinale,  nel  marzo  riacquistò  alla  Chie- 
sa vSinigaglia  co'suoi  castelli  e  alcun'altri 
del  pesarese,  coH'aiulo  di  Sancio  Cai  ilio 
spagnnoio  capitano  di  3oo  cavalli,  e  ciò 
perchè,  come  notai  aRiMixi,  i  Malate.>ta 
aderivanoa'ColunnaavversialPapaenon 
pagavano  i  censi.  Avanzandosi  il  Vilelle- 
schi all'assedio  diFossoinhione  già  de'iMa- 
latestidi  Pesaro, in  aiuto  di  i|ue!>li  soprng- 
giunse  il  valoroso  Francesco  Piccinino, 
ed  ancora  il  Cardio  per  ordine  del  car- 
dinal fratello  ch'era  in  discordia  col  Pa- 
pa, lutti  ribelli  alla  Chiesa,  e  costrinsero 
\  ilellesthi  a  ritirarsi.  Fermandosi  incau- 
tamente Cardio  nel  vicinocastello  di  Sor- 
bolongo,vi  restò  fugato  con  molta  prodez- 
za da  Sigismondo  IMalate^ta,  ch'era  suc- 
ceduto al  fratello  Galeotto  iloberlo  nella 
signoria  ili  Riiniiii  e  di  Fuiio,  che  allora 
era  capitano  generale  di  s.  Chiesa.  Anche 
Amiani  parla  dell'irritazione  d'Eugenio 
IV  contro  i  Mal.itesli  di  Pe.saio.lòi  se  per- 
chè contro  i  palli  combinali  da  INIailino 
V,  ritenevano  Sinigaglia  ,  il  vicariato  di 
F'ano  e  altre  terre  della  Marca,  o  per  la 
sollevazione  contro  di  loro  de'faiicsi  e  pe- 


SIN  2^9 

.saresi;  e  che  il  Vilelleschi  ricuperala  Si- 
nigaglia si  re(  ò  a  risiedere  in  Pesaro,  men- 
tre Galeotto  o  Galeazzo  aiutato  segreta- 
mente da  Sigismondo  suo  cugino  occupo 
per  sorpresa  il  vicarialo  di  Fano  già  in- 
corporalo alia  Marca, per  cui  il  Vilelleschi 
giustamente  concepì  sospetti  sulla  con- 
dotta di  Sigismondo;  tutta  volta  1'  inter- 
posizione del  pio  e  virtuoso  Galeotto  Ro- 
beilosliinato  dal  Papa. sembracliecon  lui 
ricouciliaNSe  i  (rateili.  JNel  dicembre  i433 
Fiancesco  Sforza {I  ,)  capitano  valorosis- 
simo del  duca  di  !\]ilano  nemico  d'Euge- 
nio IV, con  2000  cavalli  e  molti  fanti  en- 
trò ostilmente  nella  I\Iarca,e  dal  Metau- 
ro  scorrendo  il  lido  del  mare  passòiu  Si- 
nigaglia, lasciando  così  libero  il  campo 
ai  Malatesla  di  Pesato  suoi  amici  di  ri- 
cuperarla, e  rimetterla  sotto  la  loro  sog- 
gezione. Per  lecalunnie  sparsedallo  Sfor- 
za contro  Eugenio  1\',  cheil  conciliabolo 
di  Basilea  (/'.)  pretendeva  deporre,  e  per 
la  naliiia  fiera  del  \  itelleschi,  la  Marca 
si  ribellò  e  si  die  allo  .Sfòrza.  Questi  scon- 
volgimenti age\olòa  Carlo  Malatesla  non 
solo  ili  riprendere  Sinigaglia  co'suoi  ca- 
stelli, ma  similmente  d'occuparnealtri  i  o 
nel  vicarialo  di  Mondavio.  Per  ricupera- 
re la  Marca  lauto  tra  vagliata  dai  gueireg- 
gianli,  Eugenio  IV  si  confederi)  con  Al- 
(òn>o  V  re  d'Aragona  e  di  Sicilia  (  /  .)nel 
1443,  il  qnale  perciò  scrisse  quella  lette- 
ra circolare  contro  lo  Sforza,  che  Siena 
pubblicò  nel  n.°5  i\elì'.^i)pen(iire.  Qiiaii- 
tuiiquepeiò  lo  Sforza  con  titolo  di  mar- 
chese goilesse  il  dominio  di  qiia«i  tutta  la 
Marca  peri  o  anni, nondimeno  Sinigaglia 
restò  imnuine  dal  suo  governo;  nd  onta 
di  che  asserì  il  Calcagni  nelle  Memorie 
(li  lìecauatij  ciie  Francesco  Sforza  1'  a- 
vesse  occupala;  e  pare  cerio  che  la  domi- 
nassero i  Malatesla  di  Pesaro,  essendo  a 
Carlo  nel  1  438siicce(luto  il  fratello  ocomc 
altri  dicono  il  tiglio  Galeazzo,  co'cjunli  lo 
Sforza  avea  buona  corrispoudenza.  Sini- 
^ai;lia  restò  nella  signoria  e  governo  dei 
ÌNIalalesln  di  Pesaro  sino  ali44^>  *"*^"i 
Galeazzo  vendè  Fossombronc  a  Fcdenco 


54o  S  I  N 

roiìte  (I!  Monte  F'eltre  peri  3, ooo  fiorini 
d'oro,  e  Pesaro  allo  Sforza  pel  fialello  A.- 
lessaiidio  e  per  7,0,000  fiorini,  malcon- 
tento del  ctigino  Sigismondo  che  avea  at- 
tentato a'sLioi  dominii,  riservandosi  Sini- 
gaglia  e  il  vicariato  di  Mondavio.  Dive- 
nuto quasi  stolido,  l'irritato  Sigismondo 
olire  l'avere  provocata  la  lega  del  Papa 
per  togliere  la  Marca  a  Sforza,  nel  i44^ 
occupò  colla  forza  Sinigaglia  e  il  vicaria- 
to di  Mondavio,  e  ne  fu  investito  da  Eu- 
genio IV  con  titolo  di  governatore  e  di 
v'icaiio  per  la  Chiesa,  di  cui  era  capitano 
generale,  e  confermato  nel  i447  ^^'^  INico- 
lò  V.Non  avendo  Sinigaglia  altro  propu- 
gnacolo che  la  rocca  innalzata   dal  car- 
dinal Albornoz  e  "quella  piccola  a  Porta 
Vecchia, oltre  le  summentovate  torri  an- 
tiche, Sigismondo  nel  i^^ò  volle  restau- 
rarla e  fortificarla  con  vari  torrioni,  e  re- 
stringerla a  guisa  di  foltezza  con  recinto 
di  mura,  mediante  buoni  architetti  mili- 
tari. Pertanto  smantellò  interamente  le 
rnjirasul  fiume  dietro  l'osteria  della  posta, 
la  chiesa  di  s.  Maria  del  Portone  e  nel  let- 
to della  Penna,  e  neh  453  die  principio 
a  un  torrione  verso  levante  presso  la  roc- 
ca ove  oggièiibaloardodella  Penna,  nel 
cui  sitofu  già  la  chiesa  dis.  Francesco  dei 
frali  minori.  Nello  stesso  tempo  ordinò  a 
que'di  Mondolfo  l'erezione  d'altro  torrio- 
ne incontro  alla  Penna,  e  nel  i4'54  ^^^'^ 
fabbricare  la  porta  di  s.  Martino  o  Porla 
Nova  in  capo  alla  via  Capocaccia  per  cui 
andavasi  alla  chiesa  di  s.  M."  Maddalena, 
e  con  sua  iscrizione  che  ricorda  il  restau- 
ro della  città.  Furono  ancora  cavati  i  fon- 
damenti del  torrione  di  s.PaolinOjCOsl  det- 
to comechè  situato  presso  l'antico  vesco- 
vato, nella  quale  occasione  si  trovò  un'ur- 
na piena  d'antiche  monete  valutate  3oo 
ducali  d'oro.  Indi  nel  i455  si  costruì  il 
muro  della  marina,  poi  racchiuso  dentro 
il  fortino  propinquo  alla  fortezza,  co'ma- 
teriali  delle  antiche  mura.  Si  edificò  pure 
il  torrione  Isolto,  con  tal  nome  ad  onore 
della  4-'  e  ddetta  moglie  la  celebre  Isotta 
già  sua  concubina,  e  perciò  vi  fece  collo- 


S  I  N 

caro  ne'fondamenti  medaglie  colla  di  lei 
e(lìgie;ma  prevalse  il  nome  di  S.Giovanni 
che  prese  dalla  contigua  chiesa  omoniiua, 
commenda  de'cavalieri  gerosolimitani, in- 
di compresa  nel  fortino. Wel  i4  j6  f^ece  mu- 
rare il  torrione  di  s.  Bartolomeo  verso  l'e- 
piscopio,così  detto  perchè  innanzi  sorgeva 
la  chiesa  di  s.  Bartolomeo,  ove  in  seguilo 
si  formòli  gheltodegli  ebrei.  Si  fondò  an- 
cora il  torrione  del  Ponte  che  prese  l'ap- 
pellazione per  aver  incontro  il  ponte  del 
Porto,ov'è  al  presente  la  chiesa  de'ss.R.oc- 
co  e  Sebastiano, e  terminòi  muri  fra  i  tor- 
rioni medesimi.  Volendo  Sigismondo  pro- 
seguire gii  altri  lavori  stabilili,e  ripugnan- 
dovi il  vescovo  Colombella  per  alcune  pic- 
cole case  appaitenenli  alla  mensa,  di  pre- 
potenza le  fece  demolire  per  fabbricar  la 
muraglia  e  cortina  della  città  fra  i  loriio- 
ni  Penna,  s.  Francesco  e  s.  Paolino.  Cre- 
scendo lo  sdegno  contro  il  vescovo,  Sigi- 
smondo tira  unica  meri  te  fece  abbattere  in- 
teramente l'antico  episcopio  e  la  vetusta 
cattedrale  di  s.  Paolino,  col  pretesto  che 
sovrastavano  e  impedivano  gravemente 
alla  nuova  fortificazione.  Tulio  rapida- 
mente fu  eseguito,  ed  i  marmi,  le  colon- 
ne, ed  altre  cose  ragguardevoli  e  preziose 
della  cattedrale  si  mandarono  nella  chie- 
sa di  s.  Francesco.  Uguagliò  Sigismondo 
al  suolo  le  7  torri  superstiti  dagli  sterminii 
patiti  dalla  città,  3  delle  quali  erano  vici- 
ne all'episcopio  e  in  7.  si  enlrava  pel  ponte 
levatoio,  le  altre  4  eiano  entro  la  nuova 
città. Tolte  queste  fortificazioni  e  quel  le  di 
Fano,  Sigismondo  operò  anche  per  mu- 
nirsi dall'inimicizia  del  polente  Fellresco 
conte  Federico,  per  essersi  sempre  mostra- 
lo avido  de'suoi  stali  e  avere  invaso  più 
volte  le  castella  delMonte  Feltro;  non  me- 
no per  quella  d'Alfonso  V  re  d'Aragona 
che  lo  "escluse  dalla  pace  e  legaco'principi 
italiani,  narrale  da  Amiani.  L'odio  di  Al- 
fonso V  derivava  per  avergli  Sigismon- 
do negato  la  restituzione  di  circa  3o,ooo 
ducati,  altri  dicono  40|000  alfonsini,  al- 
tri 40,000  scudi  d'oro,  e  altri  60,000 
scudi,  a  luidali  neh  44?  oi449  l"''"'-'*^ 


SIN 
Sigismondo  erosi  impecjnnfo  rnn  fole  <;li- 
peiulio  di  servirlo  qiial  ca|)il;uio  genera- 
le, e  invece  eia  passalo  all'alilo  servizio 
niililaie  de' fiorentini  e  a  suo  danno,  a- 
vendo  promesso  per  guarentigia  a  voce 
il  vicarialo  di  ÌNIondavio,  Sinigaglia  e  il 
coiitadodi  Fano,  su'cjuali  dominii  movea 
il  re  le  sue  pretensioni.  A  peggiorare  la 
condizione  diSigisinondo,nel  1 455  diven- 
ne Papa  Calisto  III,  che  voleva  S[)0gliar- 
lo  de'suoi  stati  come  spurio,  e  se  nel  <j,\u- 
gnoi4J'ti  la  morte  gli  tolse  il  liormidabile 
nemico  Alfonso  V  ,  a  questi  successe  il  fi- 
glio naturaleFerdinaiido  I,non  meno  av- 
verso; e  se  a'6  agosto  mori  Calisto  III,  fu 
eletto  Pio  li  egualmente  a  lui  conlraiio. 
Questi  come  il  predecessore  tulio  intento 
e  guerreggiare  i  turchi,  avea  nell'animo 
di  servirsi  di  Federico  conle  di  Monte  Fel- 
tre  e  d'Urbino,  anche  per  deprimere  i  si- 
gnorotti che  tiranneggiavano  lo  stato  del- 
la Chiesa;  e  per  attuare  il  gran  progetto 
della  crociata  control  turchi,  Pio  li  in- 
vilo i  principi  al  congresso  di   Mantova 
{^■)  iieli45f).  L'altiero  Sigismtjndo  inu- 
tilmente si  umiliò  al  Papa,  e  fortilicati  i 
suoi  dominii  dipoi  si  recò  a  iManlova;  e 
inentie  si  celebrava  il  congresso  ij  conte 
Federico  con  Giacomo  Piccino,  da  Fos- 
sombrone  a'y  agosto  uscirono  in  campo 
e  coiKiuislarono  5r  castella,  87  dellequa- 
li  posero  a  saccomanno  e  bruciarono:  per 
la  moderazione  del  i^iccinino,  o  perchè 
guadagnato  dall'oro  di  Sigismondo,  que- 
sti non  [)erdè  la  maggior  parte  di  sue  for- 
tezze, e  fu  allora  che  si  portò  stretto  dal- 
la necessità  a  Mantova  per  trattar  la  pace 
col  Papa.  Avendo  nel  congresso  re  Fede- 
rico I  reclamalo  la  somma  data  dal  pa- 
dre a  Sigismondo  e  le  guarenligie  da  lui 
promesse,  tu  nel  selleud)re  incaricato  il 
linea  di  Milano  Francesco  Sfor7a  di  pro- 
nunziale lu  sentenza  o  laudo.  Questo  fu 
terribile  per  Sigismondo,  poiché  gli  fu  or- 
dinalo di  resliluire al  contedi  Monte  Fel- 
tre  e  d'Urbino  tutte  le  terre  occupale  e 
la  l'ergola;  di  pagare  in  rate  a  Ferdinan- 
do I  la  somma  ricevuta  dal  padre,  e  per 

VOL.    IXVI. 


SIN  7\i 

sicurez7a  di  pace  cedere  al  Papa  in  depo- 
sito Sinigaglia  col  conlado,il  vicarialodi 
JMondavio  e  Monte  Marciano.  Tutto  vie- 
ne narrato  da  Siena,  Amiani  eP«.eposali, 
l'ultimo  de'quali  enumera  i  castelli  resti* 
tuili  al  conle  Federico. 

Inutilmeiite>trepitando  Sigismondo,  t 
commissari  pontificii  e  del  tluca  di  Mila- 
no a'  rg  di  settembre  o  meglio  ottobre 
a  titolo  di  pegno  e  in  nome  della  Chiesa 
presero  possesso  di  delti  luoghi,  e  conse- 
gnarono la  Pergola  e  quelli  che  gli  spet- 
tavano al  Feltresco.  Quanto  aSinigngha, 
l^io  II  la  fece  occupare  il  i. "novembre da 
Ollaviaiio  Pontano  gran  giureconsulto  e 
commissario  a[)oslolico.  Sigismondo  per 
sua  rovina,  a  vendicarsi  del  Papa  e  rom- 
pendo ogni  accordo,  si  gettò  dalia  parte 
ilegli  Angioini  che  disputavano  il  regno  a 
Ferdinando  I, e  perciò  in  guerra  con  Pio 
li  che  sosteneva  il  re,  e  la  fece  anche  nel- 
lo stalo  della  Chiesa  col  Piccinino  che  a- 
vea  guadagnalo;  per  cui  dal  Papa  fu  sco- 
io unicat  o,  come  ri  belle  di  s. Chiesa  e  man- 
calor  di  fede, e  in  lutto  lo  stalo  lo  fece  di- 
pingere come  infame  traditore;  non  che 
citato  a  pagare  i  censi  non  soddisfalli, pre- 
palando  inoltre  il  Papa  un  esercito  per 
spogliarlo  de' feudi.  L'imprudente  Sigi- 
smondoesallato  da  qualche  successo  mi- 
litare, neli4Ci  con  vari  pretesti  armala 
mano  invase  Monte  Marciano  e  il  vicìì- 
riato  di  Mondavio.  Tenlò  di  ricuperare 
Sinigaglia,  ma  non  essendogli  riuscito  ro- 
vinò lutili  niolini  con  gravissimo  danno 
degli  abitanti.Si  gettò  nellaMarca  e  ruppe 
e  battè  sotlo  Monilavìo  con  gran  spargi- 
mento di  sangue  Bartolomeo  Vilelleschi 
vescovo  di  Cornelo  e  commissario  apo- 
stolico,e  LndovicoM,ilve7zi  bolognesege- 
ncrale  pontificio.  Essendosi  da  Sigismon- 
do al  Melauro  riunite  le  genti  collegale 
per  sostenere  gli  Angioini  nel  regnoiliNa- 
poli,  recandosi  a  Monl'Olmosaccheggia- 
rono  le  terre  dellaChiesa.  Francesco  Slor- 
fa  duca  di  Milano,  per  impedire  a  Sigi- 
smondo il  passaggio  neir.Xbruzzo,  lo  con- 
sigliò a  impossessarsi  di  Sinigaglia,  e  et 
iti 


a42  S  I  N 

convenne.  Dopo  av(\  conquistalo  diversi 
luoghi  della  IMarca,si  accampòinnanzi  Si  - 
iiigaglia,  facendo  segi  elanienle  sapere  a- 
gli  abitanti  ch'eia  venuloiii  loro  soccorso 
e  per  liberarli.  Frattanto  formò  l'assedio 
della  città,  per  cui  i  sinigagliesi,  parte  spa- 
ventati, parte  gisadagnali  ,  implorarono 
breve  tregua  ,  promettendo  rendersi  se 
non  fossero  soccorsi  dalle  milizie  della 
Chiesa.  Sigismondo  vi  consenti  colle  pa- 
role, e  co'falli  cominciò  ad  abbattere  le 
mura  colle  artiglierie,  laonde  certo  Dota 
capitano  diioo  fanti  ch'eravi  di  guarni- 
gione, essendo  stato  corrotto,  persuase  i 
compagni  a  non  opporre  un'inutile  resi- 
slenza,  airerniandofldsamente  di  non  po- 
tere ricevere  aiuti,  e  si  resero  a  patti,  en- 
trando Sigismondo  nella  rocca  nella  notte 
de' 12  agosto  1462,  per  tradimento  del  ca- 
stellano, dice  l'Amiani.Tuttoglorioso  Si- 
gismondo piantò  i  suoi  stendardi  sopra  i 
toirionì,  risarcì  le  mura  e  fece  altre  for- 
tificazioni. Ansioso  di  rivedere  le  sue  for- 
tezze, andò  a  IMondolfo,  ma  sorpreso  ai 
26  agosto  tra  Sinigaglia  e  s.  Costanzo  dal 
conte  Federico,  che  Pio  li  avea  richia- 
mato appositamente  dal  regno  di  Napo- 
li, come  racconta  pure  Reposati,  Io  sba- 
ragliò e  gli  fece  1  5oo  prigioni,  e  con  pena 
si  rifugiò  in  Fano.  Allora  il  conte  quale 
generale  della  Chiesa  colle  milizie  ponti- 
ficie incominciò  le  sue  conquiste,  che  gli 
fruttarono  da  Pio  li  in  pretnio,  al  dire 
d'Amiani,  Fano  e  Monda  vio,  unito  a  Na- 
poleone Orsini  :  Siena  e  Amiani  enume- 
rano i  molti  luoghi  occupati  a  Sigismon- 
do, oltre  il  vicariato  di  IMondavio,  che  ri- 
dussero all'ubbidienza  del  Papa. Raggiun- 
se e  rafforzò  l'esercito  neh  463  il  cardi- 
nal Forliguerri  legato,  e  con  assedio  fu 
preso  Fano  a'25  settembre;  indi  Siniga- 
glia agli  8  ottobre  si  rese  a  patti  al  conte 
Federico,  con  gran  piacere  di  Pio  11  per 
l'importanza  che  le  dava.  Il  Papa  invest\ 
di  Sinigaglia  e  del  vicariato  di  Mondavio 
il  suo  nipote  Antonio  Piccoloinini[f\)  du- 
ca d'Amalfi  e  i  suoi  discendenti  con  l'an- 
nuo censo  di 1 00 fioiini  d'oro  di  camera; 


SIN 
ed  infeudò  di  Monte  Marciano  con  titolo 
di  signoria  e  vicariato  della  Chiesa,  l'al- 
tro nipote  Giacomo  Piccolomini. Spoglia 
to  Sigismondo  de'suoi  stati,  a  istanza  dei 
veneti  e  de'francesi,  il  Papa  gli  accordò 
a  vita  Rimini  in  vicariato:  se  il  figlio  Ro 
berto  avesse  ubbidito  Paolo  11,  invece  di 
Rimioi,  avrebbe  avuto  Sinigaglia,  Mon- 
davio eia  mano  della  nipote.  A[)peiia  il 
detto  Papa  a'3o  agosto  1464  successe  a 
Pio  li,  i  cittadini  di  Sinigaglia  conce[)i- 
rono  il  disegno  di  sottrarsi  dall.:.  sogge- 
zione delPiccolomini,  e  l'effettuarono  con 
istialagemma,  dandosi  spontaneamente 
a'  I  4  ottobre  a  Paolo  II  e  alla  Chiesa,  pre- 
via una  capitolazione  per  la  conservazio- 
ne de'privilegi  che  loro  avea  concessi  Si  - 
gismondo  Malatesta  ,  e  particolarmente 
della  rinomata  fiera.  11  Papa  vi  accudì  be- 
nignamente, e  li  fece  approvare  a'4  no- 
vembre i  464  dal  suddetto  Giacomo  Van  - 
nucci  vescovodi  Perugia,  che  inviò  al  go- 
verno della  città  di  Sinigaglia,  di  Fano 
e  della  Romagna.  Il  Siena  riproduce  i  pri- 
vilegi confei  niati  neW A ppeiidice  n.  6, che 
principalmente  furono  i  seguenti.  La  libe- 
ra elezione  degli  anziani,  sindaco, cancel- 
liere e  altri  ufìiziali,  non  che  il  podestà 
ogni  semestre.  Che  le  cause  civili,  crimi- 
nali e  spirituali,  si  possano  decidere  dal 
podestà  e  altri  uffiziali.  Che  restino  confer- 
mati gli  statuti  e  i  privilegi.  Che  si  reinte- 
gri la  città  degli  antichi  confini.  Che  fos- 
sero nulle  le  possessioni  alienate.  Che  le 
rendite  e  i  dazi  della  città  e  contado,  e 
del  mare  fossero  del  comune.  Che  sia  li- 
bera l'esportazione  del  grano,  biade  e  al- 
tri raccolti  senza  dazio.  Che  non  sia  temi  - 
ta  la  città  a  pagar  il  castellano  della  roc- 
ca. Che  si  accordi  la  piivativa  del  sale  al 
comune.  Godendo  pace  e  quiete  Siniga- 
glia sotto  il  paterno  governo  della  Chiesa, 
nel  1472  fu  turbata  dalle  insorte  tumul- 
tuose cittadine  fazioni,  per  cui  espulsi  i 
capi  autori  del  disordine  e  ricoveratisi  in 
IMontelMarciauOjistigaronoGiacomoPic- 
colomini  a  prender  le  armi  contro  i  loro 
nemici.  Stimando  Giacomo  propÌ7Ìa  oc- 


SIN 
casione  per  occupare Sioigaglia  e  licnpe- 
lai  la  alla  sua  famiglia,  a'28  luglio  spinse 
i  fuorusciti  nella  città,  i  quali  saccheggia- 
rono di  verse  case  e  dieronola  morte  a  va- 
ri ci  ttadi  ni. Comparve  alloraGiacomo  con 
100  soldati  vagabondi  e  avventurieri  di 
Lombardia,  e  con  [uelesto  di  sedar  il  tu- 
multo, lento  di  sorprendere  la  rocca  con 
astuzie  e  corruzioni,  ma  il  castellino  a- 
nimosamente  rigettò  ogni  offerta.  Intan- 
to seppe  Giacomo,  che  da  Fano  e  d  il  car- 
dinal Roverella  legato  della  lMarca,dacui 
■veniva  governata  Sinigaglia,  si  spedi  vano 
•valide  truppe,  per  lo  che  teniendonea  ra- 
gione, dopo  aver  pacificati  i  cittadini  su- 
bito partì:  nel  seguente  giorno,  seri  ve  l'A- 
mi ani, per  le  sopraggi  un  te  coni  pagnie  spe- 
dite celeremente  da  Fano  e  per  le  milizie 
papali  venute  nello  slesso  punto  dallaMar- 
ca.  Da  Fano  neh  ."agosto  si  recò  il  cardi- 
nale in  Sinigaglia,  ed  encomiò  la  condot- 
ta de'fanesi  clie  a  proprie  spese  erano  ac- 
corsi a  liberar  la  città.  Appena  Sisto  IV 
ciò  seppe,  onninamente  voleva  spogliar 
Giacomo  del  feudo  e  farlo decapitare,se  il 
caiduiiilAmmannati  tulio  devoto  de'Pic- 
colomini,  non  me  mitigava  lo  sdegno,  ol- 
tre le  interposizioni  del  redi  Napoli,  del 
duca  di  Milano,  di  Federico  di  Monte  Fel- 
tree del  signore  di  Forlì.  Sisto  IV  si  mo- 
strò gratoco'fanesi,  e  di  viso  che  per  l'av- 
venire sarebbe  slato  governatore  di  Sini- 
gaglia un  vescovo,  o  almeno  un  prelato. 
Tultavolta  nel  1 474  ''  P«ip<i  a'  1 2  ottobre 
infeudò  Sinigaglia  a  Giovanni  della  Ho- 
veit\f  .)suoiì\po[e,PrfftiiO(li Ronia^r.) 
e  duca  di  Sora  (/'.)  e  Arce,  col  titolo  di 
vicario  temporale  della  romana  chiesa, per 
se  e  discendenti  legittimi,  coll'annuo  cen- 
sodi  1  00  scudi  d'oro  di  camera.  Dice  l\e- 
posati,  che  il  Papa  volendo  sposare  al  ni- 
pote la  figlia  di  Federico  dal  Papa  fitto 
duca  d'Urbino,  determinò  concedergli  in 
vicariato  Sinigaglia  e  il  distretto  di  INIon- 
davio,althe  in  principio  si  opposero  i  car- 
dinali ,  contribuendo  olla  persuasione  il 
cardinal  Giuliano  della  Rovere  fratello  di 
Giovanni  e  poi  Giulio  II.  Inoltre  questi  se- 


SIN  24'i 

dò  In  tumultuante  plebe  di  Fano  che  te- 
meva  eguale  infeudazione,  la  quale  Si 
nigaglia  avea  fatto  inutilmente  di  lutto 
per  impedire,  come  narra  Amiani,  bra- 
mando rimanere  immediatamente  sog 
getta  alla  Chiesa. Ma  il  duca  d' Li  bino  con 
le  sue  armi  subito  accompagnò  Giovanni 
in  Sinigaglia,  facendo  prestarglid  giura- 
mento di  fedeltà  da'pubblici  magistrati, 
e  il  simile  fece  nello  slesso  ottobre  conMon- 
davio,  Mondolfo  ealtre  terre  del  vicaria- 
lo. Nota  il  Siena  che  Giovanni  della  Ro- 
vere assunse  il  titolo  di  signore  di  Siniga- 
glia, e  così  i  discendenti  per  la  sovranità 
assoluta  e  libera  che  ne  goderono,  ed  an 
che  se  ne  chiamarono  conti, come  si  ha  da 
un  documento  del  1  488,poichèallora  col 
vicariato  di  Mondavio,  la  signoria  della 
città  a  cui  fu  esso  incorporalo  compren 
deva  fra  terre  e  castelli  25  luoghi  mura- 
ti. Di  pili  dice  che  il  possesso  formale  di 
Sinigaglia  d'ordine  del  cardinal  Giuliano 
soprintendente  generale  dillo  stalo  della 
Chiesa,  per  Giovanni  lo  prese  Alessandro 
Numai  vescovo  di  Forlì,  che  vi  giunse  ai 
28  ottobre;  quindi  seguilo  il  matrimonio 
deIRoveresco  con  Giovanna  (igliadel  du- 
ca d'Urbino,  a'  18  dicembre  gli  sposi  fece 
ro  il  solennissimo  ingresso  in  Sinigaglia 
tra  le  acclamazioni  e  i  festeggiamenti  dei 
cittadini.  Giovanni  per  dimostrazione  di 
afietloedi  gradimento,  si  die  a  fortificare 
eabbellir  la  città  con  fabbriche  ragguar- 
devoli, con  nuove  chiese,  e  dando  prin- 
cipionel  1 480  nll'erezionedella  sussisten- 
te fortezza  dalla  parte  di  mare,  fiancheg- 
giandola con  4  torri  rotonde  e  compren- 
dendovi la  rocca  del  caidinal  Albornoz, 
nitro  torrione  rotondo  elevando  a  Porla 
Vecchia  con  racchiudervi  la  piccola  rocca 
dello  ste'>so  cardinale,  il  tpiale  però  fu  poi 
demolito.  Avendo qne'di  Montalboddoe- 
sleso  i  limili  su  quelli  di  Sinigaglia  nel  si- 
to chiamatole  Ville  di  Sinigaglia,  Giovan- 
ni legalineiilc  ne  foce  reintegrar  la  città 
Per  aver  Innocenzo  Vili  dichiaralo  (jÌo 
vanni  capitano  generale  di  s.  Chiesa,  hi 
costretto  portarsi  a  diverse  imprese,  la 


244  SIN 

sciando  al  governo  di  Sinignglia  e  del  vi- 
cariato di  IVIondavio,  Angelo  Orlandi  da 
CorinaldocelebiegiiireconsuUocol  titolo 
di  !Liogotenentegenerale,da  cui  per  ordine 
del  principe  si  formarono  ottime  leggi  a 
vantaggio  cotnune  de'sudditi.  Decorsi  1 5 
anni  di  matrimonio  senza  che  Giovanna 
partorisse  un  maschio,  ma  sole  4  femmi- 
ne, cioè  Maria  maritata  a  Venanzio  Va- 
rani signore  di  Camerino,  una  monaca  e 
due  n:orte,  i  coniugi  fecero  voto  a  Dio, 
alla  B.  Vergine  e  a  s.  Francesco  di  fab- 
bricare un  sontuoso  tempio  nel  lerritoi  io 
di  Sinigaglia  con  magnifico  convento  [)ei 
minori  osservanti,  a  fine  di  conseguire  la 
sospirata  prole  maschileefuronoesauditi. 
A'25  marzo  1490  la  principessa  die  alla 
luce  in  Sinigaglia  con  gran  giubilo  de'po- 
poli  il  famoso  Francesco  Maria  I,  nomi  im- 
posti ad  onore  del  santo  e  della  Madre  di 
Dio.  Nel  seguente  anno  fu  perciò  dato 
principio  al  tempio  di  s.  Maria  delle  Gra- 
zie e  al  maestoso  convento  de'minori  os- 
servanti,a'quali  furono  poi  nel  iSgo  sosti- 
tuiti i  riformati.  Ne  fu  architetto  il  celebie 
Baccio  d'  Urbino,  e  l'eresse  in  mezzo  ad 
una  selva  spaziosa  della  comunità  di  Si- 
nigaglia e  un  miglio  circa  da  essa,  ove  sor- 
geva la  piccola  cappella  di  s.  Maria  del 
Pinocco,  così  detta  pe'diversi  alberi  di  pi  - 
no  che  la  circondavano  e  ove  erasi  fatto 
il  voto  da'coniugi.  Per  le  tante  dimostra- 
zioni benefiche  e  amorevoli  di  Giovanni 
per  Sinigaglia,  che  lo  corrispondeva  con 
affetto  e  fedeltà,  allorché  egli  presso  An- 
cona fece  arrestare  il  commissario  e  am- 
basciatore turchi,  che  per  parte  di  Bnja- 
zet  II  loro  imperatore  recavano  ad  Ales- 
sandro VI  un  regalo  prezioso  e  i  soliti 
4o,ooo  ducali  d'oro  annui  per  la  custo- 
dia del  fratello  Zizimo  (di  che  tratto  a  s. 
Lancia),  ed  essendosi  preso  quanto  por- 
tavano per  reintegrarsi  di  quello  che  a- 
vanzava  dalia  camera  apostolica,  avendo 
saputo  i  sinigagliesi  che  il  Papa  altamen- 
te offeso  spediva  contro  Giovanni  le  sue 
milizie,  presero  prontamente  le  armi  e  si 
offrirono  a  difenderlo  illimitatamente,  ciò 


SIN 
che  mosse  Alessandio  VI  a  desistere  dal- 
l'impegno. Con  gran  dolorede'sinigaglie- 
si,  morì  assai  compianto  Giovanni  nel  no- 
vembre 1 5o  1  in  Sinigaglia,  encomiato  per 
eroiche  virtù,  e  con  pompa  fu  deposto  col- 
la tonaca  di  s.  Giacomo  della  Maica  do- 
natagli da  Sisto  IV,  in  s. Maria  delle  Gra- 
zie, con  isplendido  epitaffio  scolpito  in  pie- 
tra di  paragone  e  riportato  dal  Siena.  Nel- 
la signoria  di  Sinigaglia  successe  agli  8  no- 
vembre il  figlio  Francesco  M.'^I  d' i  lanni, 
in  tempi  infelicissimi  per  l'ambizione  e 
crudeltà  del  famigeratoCiesare5o/g7V7(A^.) 
figlio  d'Alessandro  VI,  capitano  geneiale 
di  s.  Chiesa  e  duca  Valentino.  Aspirando 
Cesare  al  dominio  d'  Italia  e  principal- 
mentede'vicariati  della  s.  Sede  di  R.onia- 
gna,  Umbria  e  Marca,  e  di  quanto  altro 
avesse  potuto  ottenere  dal  grande  amore 
del  padre,  le  corti  de'  medesimi  vicari  e 
degli  altri  principi  italiani  fino  dal  1497 
aveano  cominciato  a  porsi  in  guardia  pei 
diversi  spogli  seguiti  ne'  baroni  romani. 
In  Camerino  erasi  tenuto  un  parlamento 
co'depulati  de'signori  d'Urbino,  di  Sini- 
gaglia, di  Pfisaro,  della  Romagna,  pel  re- 
ciproco aiuto  ecomunedifesa.  Dopo  aver 
Cesare  fatto  uccidere  il  proprio  fratello 
duca  di  Gandia,  divenuto  più  possente  an- 
che pel  ducato  di  Valentinois  conseguilo 
da  Luigi  XII  re  di  Francia,  sollecitò  di 
ellettuar  le  convenzioni  stipulate  dal  Pa- 
pa con  quel  re  e  Ferdinando  V  re  di  Spa- 
gna, nelle  quali  si  promettevano  a  Cesa- 
re le  Provincie  dell'Umbria,  Marca  e  Ro- 
magna, col  dichiarar  quegli  stati  nuova 
duceaeda  possedersi  da  lui  in  nome  della 
Chiesa,  sul  prelesto  che  alcuni  vicariali  e 
città  fossero  già  devoluti  alias.  Sede,  altri 
indebitamente  posseduti  da'Ioro  signori. 
Nel  I  499  leplicati  monitorii  eransi  dalla 
camera  apostolica  spiccali  al  duca  d'£/r- 
Z>//io,  a'signori  di  Sinigaglia,  Pesaro,  Ca- 
merino,Rindiii^Iinola  (  J^.)  perchè  d  i  met- 
tessero i  loro  slati  che  possedevano  in  vi- 
cariato per  la  Cliiesa;  quindi  furono  pro- 
mulgate le  scomuniche  a'disubbidienti  e 
afiìsse  alle  cattedrali  delle  citlà^  venendo 


SIN 

tlicljiardto  ciascun  principe  privo  del  fen- 
do e  suirogato  Cesare,  il  quale  sncces->i- 
vamenle  le  conquistò  nella  più  paile  con 
l).'irbarie,  incendi,  saccheggi  ealtre  ini([ui- 
lù,coine  descrissi  ne'Ioio articoli.  Alla  sua 
volta  il  ncmbostorininalorescoppiòaiico- 
ra  sulla  signoria  di  Sinigaglia,  tenuta  pel 
figlio  dalla  vedova  contessa.  L'esercito  del 
Uorgia  era  accampalo  sotto  le  mura  di 
Fiìiio,  già  pervenuto  in  suo  potere,  coni- 
jiosto  di  circa  i  5, eoo  tra  cavalli  e  fanti 
fiancesijSpagnuoli  estatisti, avendoa  prin- 
cipali cotnaodanti  Paulo, Francesco,  Giu- 
lio e  Carlo  Orsini,  Vitellozzo  Vitelli  si- 
gnore di  Città  di  Castello,  Gio.  Paolo  Ca- 
glioni  da  Perugia,  Onorio  Savelli,  Fer- 
dinando Farnese,  Oliverotto  Uirreducci 
signore  di  Fermo,  Pandolfo  Petrucci  ti- 
rannodiSiena  e  molti  altri  signori,  tutti  a- 
gli  stipendi  del  Borgia. AirÌQiprovvi>o  nel 
1  J02  una  parte  dell'esercito  piegò  verso 
Sinigaglia  per  togliere  la  città  dalle  mani 
di  Giovanna,  la  quale  lasciata  la  fortezza 
alla  custodia  d'Andrea  Doria  e  caricate 
due  buche  di  sue  robe  preziose,  fuggì  tra- 
vestita da  uomo  per  \  enezia  o  Firenze, 
o  meglio  alla  volta  di  Soia  ducato  del  fi- 
glio; il  quale  essendo  sotto  la  protezione 
del  re  di  Francia  e  presso  lo  zio  Guid'U- 
baldol,  allorché  Borgia  nel  gnigno  ne  a- 
vea  occupato  il  ducato  d'Urbino,  con  esso 
sotto  le  spoglie  di  contadino  s'involarono 
a  Mantova,  indi  a  Venezia,  da  dove  Fran- 
cesco IVI.* I  fu  trasportato  in  Asti  dallo  zio 
cardifial  Giuliano.  Tra  le  dilferenti  opi- 
nioni degli  storici,  sembra  più  veri>imilc 
(juella  iìcìTm'ì, Memorie slon'clie (li Som , 
j).  I  72,  il  quale  ci  assicura,  che  Giovanna 
di  3Ionte  Feltro,  donna  d'animo  virile, 
sconosciutasi  recò  a  Sora,ecol  senno  eva- 
lore la  conservò  con  tutto  lo  slato  al  lìglio, 
che  poi  salì  ad  alta  fortuna. L'.Vmiani  dice 
clieFrancescoM.'I  si  separò ilal  diicad'Lr- 
bino  a  s.  Agata,  donde  fu  mandalo  a  Sa- 
vona dal  cardinale,  e  che  la  presa  d'Ur- 
bino seguì  a',>,  I  ginguodopo  quella  ili  Si- 
iiigaglia;  ma  >econdoil  Suiia  >eiul)ra  più 
lardi.  Sinigaj^lia  senza  resistenza  si  u>so^- 


SIN  2.p 

gettò  al  Iiorgia,  non  avendo  forze  baste- 
voli  [)er  diti^udersi.  All'articolo  Orsixi  e 
altrove  notai,  che  saputasi  in  Roma  la 
presa  di  Sinigaglia,  il  cardinal  Gio.  Cai- 
tisla Orsini  ignaro  della  successiva  trage- 
dia,si  recò  dal  Papa  a  congratularsi, e  inve- 
ce fu  imprigionato  e  niorì  di  veleno,  come 
aderente  del  duca  d'  Urbino.  L'  Amiani 
narra  pure  l'ammutinamento  di  diversi 
capi  dell'eseicilo  del  Borgia  in  apprensio- 
ne du'loro  feudi  e  vita  (del  congies-o  per- 
ciò tenuto  alla  Magione,  parlai  nel  voi. 
L 1 1 ,  p.  j  4  I  ),  e  l'aspra  vendetta  che  ne  fece 
quel  feroce  con  simulazione,  dopo  essere 
eiilraloconl'esercitoa'So  o  3i  dicembre 
in  Sinigaglia  da  nemico,  poiché  la  mise 
tutta  a  sacco  e  sottopose  il  popolo  a  gran 
strage,  di  che  riparlerò  col  Siena.  Ivi  però 
il  Borgia  non  più  dissimulando  l'odio  suo 
con  diversi  condottieri  delle  milizie,  che 
l'aveano  disfatto  a  Fossombrooe,  nel  ri- 
cuperare il  ducato  d'Ui  bino  per  Guid'U- 
baldo  I,  per  meglio  tradirli  poc'anzi  pa- 
cificalo con  loro,  riavuto  il  ducato  avea 
loroaccorilato  grazie,  dati  4ooo  ducati  e 
fatte  dimostrazioni  d'amicizia;  poi  li  fece 
arrestare  e  assassinare,riiicuoiato  da'lìo- 
rentini  che  per  mezzo  del  fjtnoso  segre- 
tario INIacchiavelli  lo  couforlarunoa  spe- 
rar bene  ad  onta  delle  mene  combinale 
alla  Magione.  Imperocché  abbiamo  dal 
Siena,  che  mentre  \  itellozzo, Oliverotto, 
Paolo  Orsi  ni  ducadiGravina,e  Francesco 
Orsini  si  licenziavano  dal  duca  Borgia  per 
recarsi  agli  alloggiamenti  ch'erano  al  di  là 
dal  fiume, furono  obbligali  a  >egMÌrloden- 
troSinigaglia  perallari  im[)orlanti.(»iunti 
non  senza  sospetto  all'abitazione  del  du- 
ca, questi  li  portò  in  una  camera  segreta 
e  pei  un  momento  disse  la>ciarli  per  cam- 
biarsi ili  vesti;  ajìpena  uscito  gente  armata 
s'im[)adionì  di  loro,  mentre  Borgia  scor- 
rendo armato  la  città  tagliò  a  pezzi  vari 
fanti  di  Oliverotto,  e  nel  dì  seguente  ri- 
tenendo gli  Orsini  in  carcere,  feceempia- 
mcn  te  strangolare  Vi  tei  lozzoeOliverot  lo, 
che  lìiioiio  sepolti  nella  chiesa  ilello  spe- 
dale di  s.M.' della  >hsciicurdia.  ludi  per 


246  S 1 N 

compimento  di  sua  barbara  fierezza  pose 
a  sacco  tutta  la  città,  e  con  tali  prigioni 
andò  il  duca  a  Città  di  Castello,  facendo 
morire  in  Città  della  Pieve  i  due  Orsini, 
pure  strozzati,  avendo  il  Petrucci  scam- 
patala morte  colla  fuga.  Continuò  Borgia 
nelj5o3  le  sue  conquiste  nell'Umbria  e 
nelcontado  di  Siena,  passando  a  B.oma  a 
dannodegli  Orsini.  11  eh.  avv.de  Minicis, 
uè  Cenni  dì  Fermo,  con  precisione  narra 
colla  tragica  fine  di  Oliverotto,  quanto  la 
precede  e  accompagnò;  ed  importa  il  sa- 
pere, che  avendo  Oliverolto  desiderio  di 
estinguere  la  progenie   della  Rovere  di 
Siuigaglia,  cogli  altri  capitani  unito  pro- 
pose al  Borgia  la  guerra  di  Toscana,  che 
non  avrebbe  acconsentito  per  la  buona  o 
almeno  apparente  corrispondenza  co'fio- 
rentiui,  o  l'assalto  di  Smigaglia,  e  questo 
il  duca  preferì.  Perciò  andati  alla  città  to- 
sto si  arrese,  ma  il  castellano  volle  con- 
segnar la  rocca  al  Borgia  stesso,  il  quale 
ne  profittò  per  ordire  ed  effettuare  il  suo 
tranello,  avendo  prima  fatto  alloggiare  i 
looo  fanti  e  i5oca  valli  d'Oli  verotto  ch'e- 
rano sulla  piazza  diSinigaglia. Si  può  vede- 
reancbeilPieposatied  ilBaldassini.  Essen- 
do ritornato  in  Roma  Borgia,  la  città  di 
Sinigaglia  gli  spedì  ambasciatori  Antonio 
Passari  e  Bernardino  Quartari  nobili,  eoa 
Antonio  Caputi  napoletano  agente  gene- 
rale diGiovanna  della  Rovere,  i  quali  con- 
tro ogni  espeltazione  furono  accolli  con 
gradimento  e  affetto,  riportando  da  lui  va- 
rie grazie  e  privilegi  con  diploma  che  tro- 
vasi weW  Appendiceli^  'j  del  Siena,  in  cui 
s'intitola:  Cesare  Borgia  di  Francia, per 
la  grazia  di  Dio  duca  di  Romagna  e  fa  • 
leniinois,  principe  d  Adria  e  Vcnafro,  si- 
gnore di  Sinigaglia  e  Piombino ,  gonfa- 
loniere e  capitano  generale  di  s.  Chieda. 
Dato  in  R.oma  nel  palazzo  apostolico  a' io 
luglio  I  5o3,  anno  3.°del  ducalodi  Roma- 
gna. Ma  in  un  pimlo svanì  la  sua  potenza 
e  tirannia,  colla  morte  di  Alessandro  VI 
seguita  a'  i  8  agosto;  laonde  Guid'Cbaldo 
I  ricuperò  i  suoi  stati,  la  signoria  di  Si- 
nigaglia ritornò  al  dominio  di  Fraticesco 


SliN 
M.^ljcosìi  feudidi  altri  principi, caccian- 
done leguarnigioni.  Rimarca  Amiani,che 
a'3o  agosto  i  magistrati  di  Fano  scrissero 
al  Borgia  che  i  sinigagliesi,  gli  urbinati, 
i  fossombronati  e  i  pesaresi  minacciavano 
d'invadere  la  loro  città  e  saccheggiarla; 
e  che  le  rocche  di  Sinigaglia,  di  Pesaro,  di 
Mondolfo  e  di  IMondavio  ancorché  fortis- 
sime erano  già  in  potere  del  presidente 
ducale.  Reposati  poi  scrive,  che  veiso  il 
fincd'agosto  fu  ricuperata  Sinigaglia,  per- 
chè unitisi  i  sudditi  di  Francesco  M.'  1  e 
dclzioGuid'Ubaldo  l,ne  cacciarono  tutti 
i  ministri  del  Borgia;  a  cui  non  rimasero 
che  le  rocche  di  Sinigaglia  e  di  Mondol- 
fo ,  air  acquisto  delle  quali  chiamati  da 
quelli  della  terra  e  confoi  tati  dal  cardinal 
Giu!iano,presero  valorosamente  la  2.^  per 
forza,  comechè  gagliardamente  difesa  dui 
castellano  e  da'soldati;  poi  a'24  settembre 
si  rese  pure  la  rocca  di  Sinigaglia,  secon- 
do il  Compendio  cronologico  della  Per- 
gola. Indi  per  difesa  comune  i  signori  di 
Sinigaglia, Pesaro,  Rimini  e  altre  città  di- 
stinte si  collegarono,  dichiarandocapo  il 
duca  d'Urbino, contro  Borgia  e  i  suoi  fau- 
tori. A'22  settembre  fuelelto  Pio  IH,  che 
per  di  fendere  Borgia  dall'i  m  peto  degliOr- 
sini,  dovè  collocarlo  in  Castel  s.  Angelo. 
Morì  dopo  2G  giorni,  e  il  1 .°  novembre  gli 
successe  il  cardinal  Giuliano  della  Rovere, 
che  prese  il  nome  di  Giulio  II.  Avverso 
al  Borgia,  lo  fece  rinchiudere  nella  rocca 
d'Ostia,  donde  fuggito  presso  il  cognato  re 
di  Navarra,  morì  combattendo  misera- 
mente, abbandonato  il  suo  corpo  sopra 
un  mucchio  di  cadaveri,  onde  si  verificò 
il  motto  che  sovente  ripeteva:  O  Cesare, 
o  nulla,  poiché  finalmente  restò  nulla! 
Giulio  11  confermò  al  nipote  Francesco 
M.^  I  l'adozione  cheGuid'Ubaldo  I  altro 
suo  zio  a vea  di  lui  fatto  pel  ducato  d'f./"- 
bino  (f.),  e  l'ereditò  aglii  iaprilei5o8, 
ritenendo  la  signoria  diSinig;igIia  che  pos- 
sedeva tanic/uanicapui  Doniinii  separati, 
cui  era  unito  il  vicariato  diMondavio,  ed 
oltre  ancora  il  ducato  di  Sora  e  Arce  nel 
legno  di  Napoli,  a  cui  Giulio  II  aggiunse 


SIN 

la  signoria  di  Pesaro  {^■),  in  coiiipenso 
fle'ciedili  che  avea  colla  camera  apo<ito- 
lica;  di  conseguenza  si  formò  un  polente 
cofHpIeSìO  di  stati,  che  seguirono  i  destini 
del  ducato  d'  Urbino  (^'.).  Nel  maggio 
1 5(  I  Giulio  II  onorò  di  sua  presenza  Si> 
nigaglia,  e  lo  dissi  a  Rimim;  e  Francesco 
M.^  1  continuò  a  intitolarsi  particolaresi- 
gnore  di  Sinigaglia,  che  ritnanendo  sepa- 
rata da  Urbino,  le  bolle  d'iuvestitiua  e- 
guahnente  furono  separate,  come  rilevasi 
dal  cardinal  de  Luca  nel.  \\b.i, De'fcufli. 
Nel  (lonlilicatodi  Leone  Xraori  in  Iloma 
la  madre  del  duca,  e  fu  sepolta  nella  cap- 
pella de'Rovere  in  s.  Maria  del  Popolo. 
Per  que'motivi  che  narrai  a  Pesaro  e  in 
altri  luoghi,  Leone  X  spogliò  Francesco 
M.M  de'suoi  slati  nel  i  5i6,  inclusi vamen- 
te  a  Sini:;a"lia  e  al  vicariato  di  Monda- 
vio;  lo  scomunicòedichiarò  ribelle  anche 
per  aver  ucciso  il  cardinal  Alidosio  in  Ra- 
venna  (/^.),  edi  tutte  le  signorie  investii  il 
proprio  nipoleLorenzodeMedici  e  suoi  di- 
scendenti legittimi.  Suiigaglia  spedì  quin- 
di aLorenzo  per  ambasciatori  a  rassegnar- 
gli ubbidienza  e  rispetto  ,  i  nobili  Paolo 
Arsili!  seniore  e  Gabriele  Gabrielli.  Alcu- 
ni fautori  del  duca  ordirono  un'orribile 
congiura  contro  la  vita  di  Leone  A  (/^.), 
nella  quale  presero  parte  i  Petrucci  di  Sie- 
na (/'.),  e  alcuni  cardinali  perciò  severa- 
mente puniti.  Il  dominio  del  nuovo  duca 
non  fune  intiero,  né  tranquillo,  e  l'Amia- 
ni  lo  racconta,  perchè  Francesco  M.'^  I  da 
Mantova,ov'trasi  ritirato, prò  voca  va  i  suoi 
aderenti  e  milizie  all'uccupazione  di  vari 
P     luoghi,  e  poi  nel  i  5  i  7  egli  slesso  con  po- 
deroso esercito  vi  si  recò,  occupò  e  pose 
contribuzioni  a  molti  luoghi  della  Marca 
e  ileirUmbria,  come  riportai  adessi  e  a 
Pesaro.  Morto  Lorenzo  senza  successione 
{1*2  o  28  apiile  I .")  1 1),  ed  essendo  perciò 
ricaduta  vSinigaglia  collo  slato  d'Urbino 
alla  Ciiiesa,  la  città  spedi  tostu  a  Leone 
X  per  ambasciatori  i  nubili  Gabiiele  Ga- 
biielli,  Pompeo  de'Pazzi,  e  Gio.  France- 
sco Daviera  pei  gli  atti  diossecjuio,  fedel- 
tà e  sudditanza,  rimuneudo  lialtanlo  per 


SIN  i^-j 

governatore  ecclesiastico  dello  stato  il  con- 
te Roberto  Boschetti  modenese,  lasciatovi 
per  viceduca  nel  r  j  1  8daldefunto,e  con  • 
fermato  dal  cardinal  de  Medici,  poi  Cle 
mente  VII,  legato  di  Romagna,  ch'ebbe 
in  perpetuo  il  governo  di  Fano.  Gli  am- 
bascia tori  furono  accolti  dal  Papa  con  som- 
ma benignità,  e  pregato  della  conferma 
de'privilegi  largamente  vi  annuìcon  bol- 
la de'2  novembre  i  5 1  9,  esprimendosi  ia 
lode  della  città.  Elsipro  cunclaruni  civi- 
taluni  temporali  dominio  ronianae  Ec- 
clesiae  subjectanini  tranquillo,  et  prò  <!pe- 
ro  slatti ,  ac  felici  regimine  cogitare  nos 
deceat:  ad  nostrani  tameri  civitatem  Se- 
nogallienseni,  illiusqiieciviitni,et  incola- 
rum  qiiieteni  tanto  accuratius  acieni  no- 
strae  consideratìonis  exlendere  nos  con- 
veniat, quanto  illainleralia<!  cii'iiatesno- 
stras,  tum  vetustate,  tum  incolarum  no- 
hiliuni  numero,  fructuumqne  copia  ad- 
modum  inugnis  existit,  ac  cives,  et  inco- 
ine praedicti  nos,  et  apostolicani  Sedeni 
sumniae  devotionis  affeclu  inconcussa  fi- 
de,acpronìpta  voluntate  revererinon  ccs- 
sant,ec.  Nell'ottobre  i  32 o Leone  X  prov- 
vide Sinigaglia  e  i  suoi  castelli  d'un  nuovo 
signore  che  la  reggesse,  e  ne  investi  Gio. 
Maria\  a  ranide'slgnoi  idi  Camerino  e  dal 
Papa  dichiaratone  duca,  in  titolodi  vica- 
riato, ma  egli  prese  quello  di  conte,  e  be- 
nignamente a  richiesta  di  Sinigaglia  ne 
confermò  i  privilegi.  Della  sua  signoria 
e  di  altro  toccai  a  Pes\ro,  e  l'.Vmiani  ne 
tiene  proposito  con  tutte  le  particolari- 
tà. Seguita  la  morte  di  Leone  X  a'2  di* 
cembrei  32  i,  litornò  Sinigaglia  e  il  con- 
tado sotto  il  dominio  di  Francesco  M.'  I, 
che  valorosamente  ricuperò  con  tutto  lo 
stalo,  nel  di  cui  possesso  lo  contercuò  A- 
driano  VIneli523.  In  questo 400  fanti 
e  altrettanti  ca  valli  spagnuoli  agli  stipendi 
di  Francesco  II  duca  di  Milano  per  ricu- 
perare il  tlucalo,  non  potendo  proseguir 
le  uìarcie  pel  Riminese  danneggiato  dal- 
le acque,  furono  fonati  ad  aquarlierarsi 
Ira  Fano,  Pesaro  e  Sinigaglia,  ove  giun- 
sero a'i.f  ottobre  e  vi  si  feroiaronu  pu\ 


248  SIN 

d'un  mese,  restando  a  carico  de!  comune 
i  loro  foraggi.  Compianto  e  siiigolaimen- 
te  da' veneti,  morì  nel  1538  FrancescoMa- 
ria  I,eSinigagliacol  ducato  pervenne  nel- 
le mani  del  figlio  Guid' Ubaldo  II,  che  for- 
tificò e  migliorò  la  città  nel  modo  detto 
in  principio.  In  occasione  del  matrimonio 
del  figlio  Francesco  Maria  II  cond.  Lucre- 
zia d'Este,  la  repubblica  di  Venezia  spedì 
al  padre  per  ambasciatore  Lazzaro  Mo- 
cenigo,  che  fece  al  doge  una  di  quelle  re- 
lazioni minute  e  circostanziate  che  soleva- 
no fare  i  suoi  ambasciatori,  de'principi  e 
degli  stati  a  cui  erano  in  viali, le  quali  sono 
monumenti  in)portanti,e  talee  questa  re- 
lazione sulla  persona,  famiglia  e  signoria 
di  Guid' Ubaldo  II,  che  Siena  ci  diede  nel 
11/8  àiiW appendice.  Questa  relazione  è 
molto  onorevole  pe'Uovereschi  e  perSi- 
iiigaglia,  poiché  riferisce  che  di  niuua  cit- 
tà il  duca  ricavava  maggior  utilità  quanto 
da  essa  per  le  tratte  de'grani,  di  cui  ab- 
bondava lo  stalo  ducale,  e  perchè  ivi  con- 
correvano le  biade  ancora  di  quello  del- 
laChiesa  in  gran  copia. NotòSiena, che  nel- 
la signoria  di  Guid'Ubaldo  II  visse  in  Si- 
nigaglia  un  gigante  di  straordinaria  gran- 
dezza nella  statura  e  nelle  membra;  avea 
32  denti,  16  de'quali  più  grossi,  era  tal- 
mente robusto  che  alzava  da  terra  unca- 
rico  di  600  libbre  e  lo  poneva  sulle  spalle 
senza  incomodo.  Nel  i  574 successe  al  pa- 
dre Francesco  Mariallanche  nella  signo- 
ria di  Sinigaglia,di  cui  ridusse  a  perfezione 
le  già  descritte  fortificazioni,  e  neliSgG 
l'arricchì  d'acque  sorgive  e  salubri,  per 
vie  sotterranee  procedenti  dal  monte  di 
s.  Gaudenzio  per  quasi  2  miglia,  penu- 
riandone  la  città  per  aver  le  guerre  ro- 
vinali gli  antichi  acquedotti.  Sotto  di  lui 
passò  per  Sinigaglia  Clemente  Vili  nel 
i5c)8  per  recarsi  a  prendere  possesso  di 
Ferrara,  e  dal  duca  vi  fu  ricevuto  con  so- 
lennee  splendida  magnificenza, anche  per 
lutto  lo  slato.  Allorché  nel  i6o5  nacque 
al  duca  il  figlio  Federico,  per  mostrare 
la  stima chefaceva  di  Sinigaglia  scrisse  al 
suo  luogoleneote  chedal  consiglio  fossero 


SIN 
scelti  4  o  6  primari  della  città  acciò  de- 
corosamente si  recassero  in  Urbino  alle 
cereiiionie  del  battesimo  solenne,ed  il  ma- 
gistrato vi  fece  intervenire  Vittorio  Vici, 
]\Iarcantonio  Baviera,  Beliardo  Beliardi, 
ScipioneMarchetti,ClaudioFagnaui,Gio. 
Maria  Paladini.  Restato  Francesco  Maria 
li  senza  prole,  nel  1624  cede  i  suoi  stati 
a  Urbano  Vili  che  col  i. "gennaio  1625 
cominciò  a  governarli  per  il  cardinal  Ber- 
linghiero  Gessi,  che  in  nome  del  Papa  e 
della  s.  Sede  prese  possesso  di  Sinigaglia 
e  di  tutti  i  luoghi  del  ducato;  morendo 
il  duca  nel  i63r,  lodato  e  pianto  anche 
dai  siniga^liesi  alfezionatissimi  a'Rovere- 
scili, i  quali  li  amaronoenefecerogran sti- 
ma,a  segno  che  scrivendo  a'gentiluomini, 
quantunque  sudditi,  solevano  trattarli  col 
titolo  di  Nobile,  e  nella  residenza  che  fa- 
cevano nella  città  li  ricolmarono  di  di- 
stinzioni. Il  Papa  nella  definitiva  e  com- 
pleta devoluzione  dello  stato  alla  s.  Sede, 
ne  fece  prender  possesso  dal  nipote  d.Tad- 
deo  Barberini  generale  di  s.  Chiesa,  e  poi 
con  piena  facoltà  vi  destinò  legato  il  car- 
dinal Antonio  Barberini  di  lui  fratello, co- 
stituendovi la  legazione  nella  forma  di 
quelle  di  Bologna  e  Ferrara.  Per  questo 
avvenimento  dalla  città  di  Sinigaglia  fu- 
rono immediatamente  spediti  a  Urbano 
Villi  nobili  Paolo  Arsilli,  Marco  Mar- 
chetti degli  Angelini,  Francesco  di  Gio, 
IMaria  di  Francesco  Mastai,  e  Giulio  de 
No  vis  da  Ponte,  affine  di  prestargli  la  do- 
vuta ubbidienza  e  soggezione  al  supremo 
dominio  pontificio:  il  Papa  li  accolse  eoa 
singoiar  benignità.  Sinigaglia  sempre  di- 
mostrandosi fedelissima  verso  la  Chiesa, 
ne  die  anche  prova  quando  Urbano  Vili 
si  trovòimpegnato  nella  guerra  col  duca 
di  Parma  e  Piacenza,  co' veneti  e  altri 
principi  confederati,  poiché  mentre  i  pa- 
palini combattevano  al  Ponte  di  Lago- 
scuro  sul  Po  nel  1643  control  veneti,  scor- 
rendo l'Adriatico  g  galee  con  2  galeazze 
sottoilcomandodiLorenzoMarcelIo  prov- 
veditore dell'ai  mata  veneta,  a(ìine di  po- 
ter meglio  di  ver  lire  le  forze  delPapa,schie- 


I 


SIN  S I  ìN                     a4() 
ralcsi  (|(icstc  a'4  setteiiìbre  in  (ìiccia  a  Si-  pitolo  della  caltetlrale  grato  a  Benedelto 
iiif^ii-^Iiii,  ballenchjla  incessanlemL'iitu  col  XIV  [)er  tanti  benefizi,  e  per  aver  prov- 
tauiioiic,  ina  ris[)Oiiclendosi  dalla  citta  va-  veduto  alla  «>anli(icazione  delle  feste  die 
lorusanieiile  con  pari  cannonate, riuscì  a  s'incontrano  nel  teni[!o  di  fiera,  decretò 
Gio.  Antonio  Santi  sinifjaglicse,  valente  di  cantare  in  perpetuo  una  messa   nella 
capo  dc'boiubardieri,  con  un  colpo  ben  calledrale,  e  ne  pose  la()ide  in  saijrestia, 
iinrato  all'albero  d'uno  de'grossi  navigli,  rij)ortata  dal  Siena. Leg'^o  nel  IJiariodel 
d'uccidere  Tommaso  Conlariui  clieu'era  \'iai;gin  fallo  a  l' ieiuia  da  PioT'Ii\c\  i  782 
governatore,  per  cui  la  flotta  si  discostò  di  mg.'  Dini,che  il  Papaa'3  marzo  par- 
dalia  piazza  eabbandonò  l'inlrapiesoini-  tendoda  Loreto,  per  Ancona  giunse  a  ore 
jìcgno.  Urbano  Vili,  amorevole  con  Si-  23  in  Sinigaglia,  discese  alla  chiesa  di  s. 
jiigaglia,  fra  le  altre  sue  munificenze  ri-  ]Martino  ricevuto  ilal  vescovo  cardinale 
fetorò  il  porto,  rovinalo  e  malconcio  dal-  Honorali,  da  n)g.*  Livizzani  presidente 
l'impeto  e  violenza  del  mare,  onde  la  cit-  d'Urbino  poi  caidinale,  dall'arcivescovo 
là  per  niemoria  fuori  della  porta  Urbana  di  tal  città,  dai  vescovi  di  Jesi,  Pesaro  e 
collocò  quella  marmorea   iscrizione  che  Fano,  da  mg.'"  Cacheranogovernaloredi 
pubblicò  Siena,  e  colla  quale  die  termine  Jesi, dal  magistrato  di  Smignglia,  da  mol- 
iilla  .storia  di  Sinigaglia.  Questa  si  coni-  la  nobiltà  eda'religiosi  serviti.  Soddislat- 
jjenelrò  con  quella  dello  stalo  pontificio,  ti  gli  alti  di  religione  nella  chiesa, passò 
di  cui  seguigli  avvenimenti  politici,  che  ad  alloggiare  nel  prossimo  convento,enel- 
vado  registrando  nelle  biografie  de'Pa[)i  la  seguente  mattina  continuò  il  suo  viag- 
e  nel  complesso  all'articolo  Piuma.  Tul-  gio  per  Fano  e  Pesaro.  Beduce  da  Vieo- 
lavolla  per  altre  notizie  sulle  cose  [irin-  na,  a'4  giugno  da  Piimini  paiti  alla  volta 
cipali  avvenute  nella  contrada  si  ponno  di  Fano  e  Sinigaglia, ovegiunse  a  ore  2  ( 
leggere  Amiani  e  Daldassini,  le  storie  dei  salutato  dall'artiglieria  della  fortezza, 
quali  si  protraggono  al  i  ySie  al  1  76j.De-  Smontò  al  suddetto  convento,  e  venne  al- 
nedettu  XIV  iu  in  più  modi  benemerito  la  porta  incontrato  ilal  cardinal  Ilonora- 
di  Sinigaglia,  e  abjuanto  l'aliargò,  con  a-  ti,  dall'arcivescovo  d  Urbino  e  da  molti 
prìre  la  strada  maggiore  in  quella  parte  altri  vescovi  con  vicini,dal  magistrato, dal- 
dovegiaceva  il  palazzo  vescovile,  median-  la  nobiltà  e  dai  frati;  indi  ammise  all'u- 
te  la  (jualeda  Poi  la  Nova  per  lungo  trai-  dienza  il  cardinale,  il  presidente  d'Uibi- 
to  si  va  all'ultima  porta  che  si  api  1  al  fine  no  venuto  poi,  e  gli  altri.  Nel  di  ap|>iesso 
delle  mura  che  guardano  verso  Fano  col  Pio  V  l,dopoascollata  l.i  messa  «iella  chie- 
inezzod'un  bel  ponte  sul  canale,  restando  sa  di  s.  Martino,  ammise  in  sagrestia  al 
tosi  anche  il  porlo  compreso  nella  città  bacio  del  piede  le  dame,  il  magistrato,  la 
ove  si  alzarono  nuovi  ctlilìzi.  Quindi  ser-  nobiltà.  Indi  servito  di  carrozza  a  6  ca- 
landosi e  toglienilosi  Porta  Vecchia  col  valli  dal  cardinale,  iu  sua  compagnia  ese- 
lorrione  unito,  e  gettate  a  terra  le  case  guito  d'altre  carrozze  colla  pontificia  cor- 
ch'eiauo  fra  le  mina  delia  città  e  (.lei  ca-  te,  il  Papa  si  portò  a  vedere  la  fabbrica 
naie,  dal  lavatoio  sino  alla  porticella  che  della  nuova  cattedrale  e  del  nuovo  episco- 
coiiduceva  alla  posta  de'cuvalli,  [)er  lutto  pio  che  stavano  erigendosi,  e  allre  chie- 
qiK'l  lungo  spazio  si  eressero  presso  le  det-  se,  la  nuova  casa  delle  orlane  e  i  lavori  che 
le  nuua  circa  (>4  portici  con  pit-dÌ!>lalli  e  vi  si  fanno  con  gran  vigilanza  del  carili- 
pilastri  di  marmo il'lstria.  E  siccome  t'e-  naie;  non  che  le  fabbriche  pubbliche  di 
pisiropio  cull'apertura  di  «Iella  strada  ven-  telerie  e  altri  generi  sotto  la  diligente  ili* 
ncdemolilo,  ne  fu  edificalo  l'odierno  per  lezione  del  marchese  Grossi.  Visitata  di- 
comoda  abitazione  dc'vesitjvi,uuu  allora,  poi  la  cattedrale  vecchia,  e  ammesso  al 
lua  vciaula  liuc  dcilu  slessu  »ccuiu.  U  cu-  Lucio  del  ptcdc  il  capilulu  e  clero,  passò 


"250  SIN 

lilla  fortezza  ricevuto  con  tulle  le  dimo- 
strazioui  di  rispetto  dal  conte  Antonelli 
castellano  ,  e  dopo  avervi  futto  qualche 
trattenimento  ritornò  al  convento  di  s. 
Martino.  Nelle  due  sere  nelle  quali  il  Pa- 
pa dimorò  in  Sinigaglia,  ftu-ono  date  dal 
[lopolodiniostrazionidi  giubiloe  fu  copio- 
samente tutta  illuminata.  A'5ammiseFio 
VI  al  bacio  del  piede  il  magistrato,  e  tut- 
ta l'uflìzialità  e  truppa,  poscia  partì  per 
Ancona.  Nel  Diario  di  Roma  di  quell'an- 
no, e  nella  Storia  di  Pio  FI  eh  Novaes, 
vi  sono  altre  notizie  sul  soggiorno  di  Pio 
VI  in  Sinigaglia.  Ambedue  parlano  delle 
sue  manifatture,  dell'arco  trionflile  eretto 
dai  sinigagliesi,  e  il  Novaes  riporta  l'ele- 
gante iscrizione  composta  da  Morcelli  ia 
questa occasione.Nel  i  ySSla  vicinanzadel- 
la  pestilenza  che  desolava  la  Dalmazia,  ca- 
gionando gravi  timori  allo  stato  pontid- 
ciojPio  VI  per  cautela  non  permise  la  tan- 
to rinomata  fiera  di  Sinigaglia.  Rivolu- 
zionata la  Francia  verso  la  fine  del  pas- 
sato secolo  e  proclamala  la  repubblica,  le 
sue  armate  invasero  anche  lo  stato  papa- 
le, ed  i  sediziosi  di  Pesaro  favoriti  dal  ge- 
neral Dan)broAVski  proclamarono  la  de- 
mocrazia e  vollero  essere  incorporati  alla 
repubblica  Cisalpina.  Fecero  altrettanto 
que'di  Sinigaglia,  laonde  senza  ostacolo 
a'23  dicembre  1797  vi  entrò  un  distac- 
camento francese  della  guarnigioned' An- 
cona, ed  anch'essa  fu  tolta  a  Pio  VI.  Que- 
sto nel  seguente  febbraio  fu  trasportato 
prigione  in  Francia  e  vi  morì.  Elettosuc- 
cessore  nel  1800  in  Venezia  Pio  VII,  gli 
furono  restituite  molte  delle  sue  Provincie 
con  Sinigaglia.  Nel  Diario  di  Roma  del 
iboone'n.i  53  e  54,  e  ne'Po.y^e.y5/di  Can- 
cellieri si  descrive  il  viaggio  di  Pio  VII  da 
Venezia  a  Roma,  e  reduce  da  Fano  a'20 
giugno  a  ore  20  partì  per  Sinigaglia  j  si 
accenna  che  fu  incontrato  da  un'immen- 
sa folla  di  popolo  tripudiante,  e  compli- 
mentato dal  vescovo  cardinal  Honorati, 
dal  magistratoe  nobiltà:  dopo  avervi  per- 
nottato proseguì  il  viaggio  per  Ancona  fra 
lelagrime  egli  evviva  del  popolo,e  vi  giun- 


si N 
se  a'21.  Nel  1804  col  chirografo,  Conti- 
nuando, de'  1 1  maggio,  BidL  Roru.  coni, 
t.i2,  p.  261,  Pio  VII  considerando  che 
BenedeltoXIVcolchirografo  de'5  marzo 
1746, diretto  a  njg.*^  Giuseppe  Ercolani, 
colla  nuova  ampliazione  di  Sinigaglia  e- 
seguila  co'denari  dell'erario  pontificio,  e- 
resse  i  portici  lungo  il  fiume  o  canale  per 
uso  pubblico,  perchè  servissero  durante 
il  tempodifìera,e  co'  medesimisi  formas- 
sero botteghe  per  mercanti  sì  esteri  che 
nazionali,  e  che  in  tutto  il  restante  dell'an- 
no servissero  d'ornamento  e  decoro  della 
città  ad  ui^od'ogni  ceto  di  oersone;  lidi- 
chiaro  edifizi  destinali  ad  uso  pidablico,  e 
perciò  in  perpetuo  esenti  da  qualunque  a- 
lienazioue.  Non  andò  guari  che  gl'impe- 
riali francesi  invasero  di  nuovo  lo  slato 
ecclesiastico,  e  nel  1808  Sinigaglia,  che 
fu  dichiarata  vice-piefettura  del  diparti- 
uienlodelMetauro.  Nel  seguente  annoan- 
che  Pio  VII  venne  detronizzalo  e  porta- 
to prigioniero  in  Savona,  finché  nel  i  8  1 4 
gli  furono  resliluili  i  suoi  dominii  e  potè 
gloriosamente  tornare  alla  sua  sede,  ed  ai 
1 4  maggioaccoltocon  feste  rallegrò  di  sua 
pontificia  presenzaSinigaglia,di  cui  riordi- 
nato il  governo  l'attribuì  alla  delegazio- 
ne d'Ancona,  e  nel  18  17  passò  nuovamen- 
te a  far  parte  del  governo  d'Urbino  e  Pe- 
saro. Minacciando  la  Pestilenza  {F.)  del 
cholera  di  flagellare  anche  lo  stato  della 
Chiesa,  Gregorio  XVI  nel  1 836  non  potè 
permettere  la  consueta  fìeiadiSinigaglia, 
dalla  quale  la  città  ritrae  immensi  van- 
taggi ,  specialmente  a  coloro  che  vivono 
d'uiduslria  e  di  braccia.  Il  popolo  ne  fu 
costernato  e  vivamente  afflitto,  vedendo 
inevitabili  le  calamità  che  gliene  deriva- 
vano. Ne  fu  commosso  l'angelodella chie- 
sa di  Sinigaglia,  il  cardinal  Testafcrrata, 
e  si  recò  in  Roma  a  rappresentare  al  Papa 
là  desolazione  di  gran  parte  dell'amatosuo 
gregge.  Nell'impotenza  economica  in  cui 
trovavasi  Gregorio  XVI,  per  le  notissime 
contingenze  politiche  del  suo  pontificato, 
fecequantopotè,enellaristiettezzadelsuo 
privato  peculio,  che  fu  sempre  delle  chie- 


SIN  SIN  -iji 
seede'poveii,  die  al  cardiuale  scudi  4ooo  ulteriore  e  bel  saggio.  Ad  onta  che  il  elio- 
come  nulai  al  su(jiirlicolo,ac;ciò  come  me-  lera  già  serpeggiasse  tremendo  in  varie 
glie  credesse  gì' impiegasse  al  sollievo  di  parli,  il  l'apa  cuulìdando  n»;l  patrocinio 
quelli  die  più  bisognosi  restavano  privi  della  D.  Vergine,accordò  la  fiera  del  i8?7 
delle  speranze  di  loro  faliclie.  L'operoso  clie  riuscì  perfettamente  e  senza  alteia- 
e  sagace  cardinaf;  ne  fece  il  migliore  uso  zione  della  pubblica  sanila  in  Sinigaglia. 
a  sollievo  della  popolazione,  a  ornamento  IVel  declinar  del  i  ^\o  Gtegoiio  X\  1  ral- 
della  città,  a  gloria  del  Pontefice  che  nel-  legrò  Sinigaglia  colla  pubblicazione  della 
l'eccellenza  del  suo  cuore  penuriava  di  esaltazione  alla  sublime  «.Ugnila  del  car- 
corrispondenti  mezzi  per  dimostrarlo  con  dinalato,delnobilissiiiioconciltadinomg/ 
maggiore  generosità.  Apprendo  pertanto  Gio.  Maria  dt'conti  MastaiFerretti  ar- 
dalbfl  Cotiii/ieiilarioi\c\i:h.  ed  eloquente  civescovo  vescovo  d'Imola,  noucliela  ri- 
prof IMuntanari, die  il  cardinal  Testafer-  spettabilissima  genitrice  e  l'illustre  puren- 
rata  dispose  che  si  dovesse, porre  mano  a  tela.  Pieni  di  esultanza  il  municipio,  i  pa- 
qualdie  pubblico  lavoro,  il  quale  dasse  a  Irizi  e  i  cittadini,  e  pieni  altresì  di  rico- 
un  tempo  occupazione  e  pane  agli  operai  noscenza  verso  il  Papa, il  gonfaloniere  no- 
ed  a'bisognosi.  Presi  i  debili  concerti  col  bile  Livio  Monti,  unitamente  agli  anziani 
magistialOjSi  stabili  di  atterrare  porla.Ma-  e  consiglieri,  credettero  o[)portuno  di  no- 
lina,  la  qualeerasi  diroccala,  ed  ivi  sosti-  minareun'appositadeputazionenelleper- 
luirle  una  barriera  di  cui  mancava,  con  sonetli  mg.^  Giovanni  Coi  boli,  mg.'  Pie- 
cancelli  di  ferro,  che  riuscisse  di  abbellì-  Irò  Brocard,  cav.  Filippo  Girardi  e  conte 
mento  alla  città,  e  restasse  memoria  du-  Gaetano  Mastai  fratello  ilei  nuovo  porpo- 
revoledellabeneficcn/.adiGregorioXVI.  rato,  per  presentare  a  Gregorio  X\  1  un 
Condisugnodell'ardiitettoGiuseppeFer-  omaggio  della  comune  riconoscenza  per 
ioni,  all'estremità  del  baluardo  o  fortino  circostanza  sì  fausta  alla  loro  città.  Ani- 
di  Guid' Ubaldo  11,  fu  costruita  la  barrie-  messa  la  deputazione  alla  pontificia  udien- 
ra,  negli  attici  della  quale  dalla  parte  e-  za,  esternarono  i  grati  sensi  di  lutti  gli 
sterna  la  virtuosa  gratitudine  del  popolo  ordini  di  Sinigaglia,  implorando  la  conti- 
e  la  nobiltà  d'animo  de'rispettabili  ma-  nuazionedì  sua  demenza  e  la  |)alerna  be- 
gistrali  posero  l'epigrafe:  Barriera  Gre-  nedizione  per  tutta  la  città  e  contado.  Il 
goriana.  Negli  aitici  poi  che  guardano  la  Papa  accolse  la  deputazione  colla  massi- 
cillà  furonoscol[)iteilue  iscrizioni, lequali  ma  benignità,  e  si  espiessecon  amorevoli 
dichiarano  come  nd  I  <S3ri  mancata  la  lìe-  parole  sì  verso  la  città,  che  verso  il  no- 
raacagioncdell'infuriarlerribiledelmor-  vellocardinale.come  e  megliosi  legge  nel 
bo  asiatico,  i  necessitosi  ebbero  da  quel-  n.''3  del  Z^.Vir/o r//A'o//J^  del  184  i.  Il  Sup- 
l'opera  pane,  e  come  a  segno  di  perenne  plemenlo  poi  del  n.°  54  del  i84(>  riporta 
riconoscenza  al  Pontefice  si  volle  iledica-  l'indescrivibile  gioia  di  tulli  i  sinigagliesi, 
ta  la  barriera.  La  fabbrica  è  d'ordine  do-  per  l'elevazione  al  ponlifitMlo  dell'enco- 
rico  antico,  desunto  dal  tempio  di  Teseo  mialo  loro  esimio  concittadino  a'  1 6  giù- 
col  capitello  dd  lempio  ili  Thoiicion.  Altri  gnoecol  nome  di  Pio  I.\:  faustissimo  a  v- 
lavori[»ubbIici  ancora  furono  fatti, come  la  venimenlo  che  festeggiarono  ne'piìi  so- 
restaurazione  «Ielle  mura  urbane,  le  stia-  lenni  modi,  ed  il  capitolo  che  vanta  es- 
dede'borghiconde'ripari  lìnoallora  man-  sergli  appartenuti  T  personaggi  ddl'illu- 
canti  per  la  [)ubblica  sicurezza,  ed  unn  di  sire  famiglia  Mastai,  si  dislinse  col  ren- 
ragion  municipale. Saputnsidal  Papa  l'ut-  dimento  di  grazie  a  Dio  celebrato  nella 
lima  erogazione  del  denaro,  appianili  al  c.itlediale  col  più  grande  apparato,  e  con 
vescovo  e  ul  magistrato,  alla  loro  s.iggez-  l'intervento  in  f  )rma  pubblica  «li  tutto  il 
Ka  e  al  disceruimculo  di  cut  uveunu  dato  ma^islraloedi  tulli  gli  ordini  ildla  cilla, 


SIN 


1  )'X 

in  (ino  ai  consoli  delle  varie  nazioni  re- 
sidctili  in  Siiiignglia. 

La  fede  cristi;ina  per  la  vicinanza  di 
Sinigaglia  a  Roma  può  ben  credersi,  an- 
che per  essere  città  considerabile,  che  vi 
penetrasse  per  le  cure  apostoliche  di  s.  Pie- 
tro e  colla  spedizione  a  promulgarla  di 
qualche  suo  discepolo  e  altri  operai  e- 
vangelici,  che  con  fervido  zelo  ve  la  pro- 
movqssero  e  stabilissero.  S'ignora  però  il 
preciso  tempo  del  felice  avvenimento,  a 
motivo  che  i  crudeli  persecutori  Nerone 
e  Diocleziano  principalmente  inveirono 
«'yinndio  alla  distruzione  e  bruciamento 
d egli  atti  de'tnarti ri, cancellandone  le  pre- 
ziose memorie.  Nondimeno  alcuni  con  U- 
ghelli  furono  di  pareieches.  Sabiniano 
o  Saviiiiano,  uno  de''72  discepoli  di  Ge- 
sti Cristo  secondo  la  tradizione,  fosse  in- 
viato a  Sinigaglia Q  piantarvi  pel i.°la fede 
e  la  cattedra  vescovile,  traendone  argo- 
mento che  la  cattedrale  è  sotto  l'in  voca- 
zione di  s.  Pietro.  Ma  ciò  non  sussiste  per- 
chè s.  Saviniano  fu  ili. "vescovo  di  Sens 
in  Fi  ancia,come  avvertono  gli  annotatori 
d'Ughelli  in  Staogallicnses  Episcopif  i 
Sammarfani  nella  Galli  a  Christiana,  e  lo 
flesso  Siena  nella  serie  de'vescovi  di  sua 
patria,  corretta  dagli  abbagli  d'  Ughelli 
e  d'altri,  la  qual  serie  io  seguirò,  non  senza 
tener  presente  il  sempre  rispettabile  U- 
ghelli,  giovandomi  di  lui  edi  altri.  Inoltre 
Ughelli  registrò  2. "vescovo  di  Sinigaglia 
il  b.  Giusto  e  lo  dice  propagatore  della 
fede,  ma  egualmente  vi  rifiutano  i  me- 
desimi annotatori.  Inoltre  avvertirò  con 
Jx^\iQ\\^\ ,  Dizionario  storico  della  Toscana ^ 
che  il  vescovo  Eusebio  che  nel  4^5  fu  al 
concilio  romano  di  Papa  s.  Ilaro,  ove  si 
firmò  Episcopns  Scaeifiis^hx  vescovo  di 
Siena  e  non  di  Sinigaglia,  poiché  Siena 
essendo  stata  chiamata  Sena,  talvolta  da 
alcuno  fu  confusa  con  Sinigaglia  che  pur 
Sena  fu  detta.  Riferisce  lo  storico  patrio 
Siena,  che  altri  vogliono  con  probabili 
congetture,  che  almeno  circa  l'anno  3oo 
già  Sinigaglia  fosse  decorata  del  seggio 
vescovile  e  perciò  vi  fiorisse  la  religione 


SIN 

cristiana,  dappoiché  s.Paternluno  in  quel- 
l'epoca vescovo  di  Fano,  a  ripararsi  dalle 
continue  e  atroci  persecuzioni  contro  del- 
la Chiesa,  si  ritirò  con  alcuni  suoi  monaci 
in  un  eremo  con  chiesa,  posti  ii»  luogo 
solitario  presso  la  stessa  città  di  Fanoluu- 
go  le  rive  del  IMetauro;  quindi  soprag- 
giunta una  terribile  carestia  per  V  Ita- 
lia, pativa  co'suoi  la  fame,  quando  com- 
parso iìn  angelo  a  un  nobile  e  ricco  di 
Sinigaglia  gì'  ingiunse  di  somministrare 
il  cibo  a  que'servi  di  Dio  dimoranti  nel 
deserto,  che  sarebbero  altrimenti  periti 
d'inedia.  L'ubbich  e  con  abbondanti  com- 
mestibili caricati  vari  giumenti  li  lasciò 
camminare  a'  voleri  della  provvidenza  , 
ignorando  il  sito  ove  si  trovassero,  sol- 
tanto segui  ti  da  un  garzone. Cam  minando 
tutta  la  notte, all'albeggiare  perveimero 
prodigiosamente  alla  chiesa,  mentre  il  s. 
vescovo  e  i  religiosi  aveano  terminato  la 
recita  del  mattutino,  e  lestarono  mara- 
vigliali dell'inaspettato  e  miracolososoc- 
corso,  rendendone  grazie  a  Dio  e  alla  pietà 
del  benefattore,  il  quale  essendo  inf<jrmo 
ricuperò  la  sanità.  Da  questo  fatto  vuoisi 
argomentare  che  in  Sinigaglia  almeno  in 
quel  tempo  vi  fosse  osservata  la  dottrina 
di  Gesti  Cristo.  Altri  vogliono  che  passan- 
do per  di  verse  città  s.P<^io/mo(/'.)  celebre 
vescovo  di  Nola, nato  nel  353,  si  fermasse 
in  Sinigaglia,  vi  spargesse  il  salutifero  lu- 

n)e  della  relisione  cristiana  e  vi  fondas- 
o 

se  la  chiesa  vescovile,  sostenendosi  questa 
pia  credenza  dal  culto  antichissicno  e  im- 
memorabilechegli  professa  lacittà, equa- 
le speciale  avvocato  e  primario  patrono, 
come  pure  dall'invocazione  dell'antica 
cattedrale,  della  quale  si  fa  menzione  in 
documeutodel  i  256.Finalmentealtricre- 
dono  che  s.  Paolino  non  solo  sia  stato  fon- 
datore del  la  cattedra  episcopale,  ma  anche 
il  1  ."vescovo  di  Sinigaglia,  e  che  pe'suc- 
cessivi  sconvolgimenti  politici  e  vicende 
deplorabili  si  smarrirono  le  notizie  ile'suo- 
cessori,  come  quelle  di  tanti  altri  vesco- 
vi d'Italia.  III. "vescovo  certo  che  si  co- 
nosca è  Veuauaio,  che  Jicesi  mandato  da 


SIA 

Pnpa  s.  Simmaco  a  Sinigaglia  circn  l'nn- 
no  5oo,  il  quciIe  iiilervennc  ai  sinodi  ro- 
mani convocali  da  quel  l^apa  nel  5o2  e 
nel  5o3;  e  siccome  lUghelli  lo  disse  )nc- 
sente  a  quello  del  4^95  ''  ^'J*^  aiuiolalo- 
re  osservò  che  non  vi  è  sotlosci  iUo,  sib- 
bene  a'due  nominali.  Il  2. "vescovo  di  Si- 
nigaglia  di  sicure  notizie  fu  il  b.  Bonifa- 
cio cubiculario  di  Papa  Giovanni  Ili,  il 
quale  lo  elesse  nel  56^  per  le  istanze  dei 
cittadini  che  vivamente  bramavano  es- 
sere provveduti  d'ottimo  pastoie,  e  tale 
egli  fu,  meritando  il  martirio  dagli  ariani 
per  la  difesa  de'dogtni  cattolici.  Gli  suc- 
cesse Sigismondo  1  del  Sgo  a  tempo  di 
Papa  s.  Gregorio  I,  soggetto  di  gì an  bon- 
tà, che  governò  la  chiesa  con  somma  vi- 
gilanza, eia  sua  santità  fu  sìaccella  a  Dio, 
onde  ottenne  colle  sue  feivorose  preci  a 
Sinigaglia  la  liberazione  della  peste  che 
tanto  afilisse  pure  Italia  e  Roma.  In  tempo 
di  questo  vescovo  fu  trasportato  da  Ili- 
mini  in  Sinigaglia  il  corpo  di  s.  Gauden- 
zio vescovo  di  Vimini  e  mailire,  e  dove 
restò  porzione  del  capo  nella  chiesa  ab- 
baziale  del  suo  nome.  Sigismondo  1  vir- 
tuosissimo ne  onorò  la  veneranda  spoglia, 
racchiudendola  in  arca  di  marmo,  la  qua- 
le pili  tardi  fu  collocata  nella  calteilrale 
di  s.  Paolino  presso  la  cappella  tlelia  ss. 
Concezione,  con  iscrizione  del  nìedesinio 
vescovodi  Sinigaglia, ein  virlùdella  quale 
per  volere  divino  molli  infermi  ricupera- 
rono la  salute. DnppoichèglorificandoDio 
il  s.  martire  con  vari  meravigliosi  pro- 
digi, la  regina  de'Iongobardi  Teodolin- 
da per  impulso  di  smgolar  divozione,  e 
per  placare  lo  sdegno  divino  nella  pesle, 
non  solo  si  recò  in  Sinigaglia  a  venerai  ne 
il  corpo,  ma  nel  territorio  di  Sinigaglia  p 
nella  villa  di  s.  Gaudenzio  lungi  circa  un 
miglio  e  172  dalla  cillà, su  colliiiella  pres- 
so Monlalboddo  edilìcò  un  nobile  (empio 
a  3  navi,  come  si  conobbe  dalle  sue  ve- 
sligie,  e  con  pompa  solenne  dal  vescovo 
vi  fece  traslocare  il  corpo  di  .s.  Gauden- 
zio ed  a  suo  onore  fu  (-nnsagralo.  Indi  In 
regina  vi  fondò  un'abbazia  e  ne  afìidò  la 


S 1 N  2?! 

custodia  a'henpdeltini  neri,  rlie  per  più 
secoli  possederono,  finche dislru Ilo  il  mo- 
nastero dalle  guerre  1'  abbazia  passò  in 
commenda  ad  abbati  secolari  per  ponti- 
fìcie disposizioni;  ma  Onorio  1 1 1  colla  bol- 
la/«  eruinenti,  riportata  da  Ughelli  e  da 
Siena,  nel  1  223  la  concesse  a  l'ennone  ve- 
scovo di  Sinigaglia  curii  omnibus  ejiis  bo- 
iiis  et  pertinenliis,  et  Curie  quae  vocntur 
Turtuiaria  cuni  Molendinis,  et  suis per- 
tinentiis.  Dipoi  Sisto  IV  nel  1 4^3  un"i  l'ab- 
bazia a  quella  di  s.INI.'diSiliia  nel  territorio 
di  Sassoferralo  ch'era  de' medesimi  be- 
nedettini, ed  il  celebre  tempio  di  s.  Gau- 
denzio forse  per  poca  cura  de'Iontani  ab- 
bati di  Silria  restò  abbattuto,  e  cos'i  l'ur- 
na col  s.  cor[)o  rimase  fra  le  macerie.  Però 
nel  I  520  il  capitano  Bergamini  nobile  di 
Monlalboddo  per  zelo  religioso  cavòdalle 
rovine  il  corpo  di  s.  Gaudenzio  furtiva- 
mente e  lo  trasferì  nella  sua  patria,  e  fu 
posto  nella  chiesa  di  s.  Francesco  de'coii- 
venlnali,  ma  l'arca  fu  ricuperata  e  por- 
tala nel  la  detta  cat  tedia  le.  DopoSigismon- 
do  1  si  trova  il  vescovo  ÌNlauro  che  fu  al 
concilio  celebrato  in  Roma  nel  649  da 
Papa  s.  Martino  I;  indi  Anastasio  fu  i>t 
Roma  al  costituto  tenuto  da  s.  Paolo  I  per 
la  fondazione  che  nel  ^6  lavca  fallo  nella 
sua  casa,  della  chiesa  e  monastero  di  s. 
Silvestro  in  Capite.  La  sede  vescovile  di 
Sinif^aglia  era  immedialamcnie  soggetta 
alla  s.  Sede;  leggo  però  nelle  3Jeniorie  di 
7^rt«odeirAmiani,cheCarlo  Magno  (forse 
roltenne  da  Papa  Adriano  1)  assoggettò 
alla  chiesa  di  Ravenna  quelle  di  Siniga- 
glia, Fano,  Pesaro,  Gubbio,  Cagli,  Fos- 
sombrone,  Monte  Felire,  Umana  e  altre, 
con  bolla  del  7S7  o  diploma  (he  ripor- 
ta. Ma  questa  soggezione  di  Sinigaglia  a 
Ravenna, come ilelle  altre  sedi,  non  si  de- 
ve intendere  (piali  snifraganee;  ma  in  con- 
formila (ie'>agri  cantini,  ancorché  le  sedi 
vescovili  fossero  soggette  «Ila  s.  Sede,  e- 
leggevano  un  metropolilano  viciniore  per 
consultai  lo  nelle  ninlerie  dubbie.  Il  ve- 
scovoPaol  ino  assistè  al  si  II  odo  roma  no  con- 
vocalo ncirbiti  da  Lugenio  11.  Samuele 


2^4  SIN 

fu  a  quello  nell'S^S  adunato  da  s.  Leone 
IV.  Al  ticario  intervenne  al  concilio  roma- 
no di  s.  Nicolò  I  neirSGi  contro  Giovanni 
arcivescovo  di  Ravenna  che  maltrattava 
i  suflraganei,e  per  le  loro  indennità.  Pie- 
tro 1  si  recò  neir868  a!  concilio  romano 
d'Adriano  li;  indi  neir872  fu  spedito  in 
Francia  da  Papa  Giovanni  Vili  per  le- 
gato al  reCaiIoll  il  Calvo, cof\  Pietro  ve- 
scovo di  Fossombrone,  acciò  calasse  col- 
J'esercilo  in  Italia  per  difendere  la  Chie- 
sa gravemente  travagliata  da' saraceni  ; 
dipoi  fu  al  concilio  di  E.aveiM)a  deir877, 
presieduto  dallostessoPapa.  Severo  fu  ve- 
scovo neir882,  e  ottenne  da  Papa  Mar- 
tino li  l'assoluzionea  Sinigaglia  dalla  sco- 
munica, in  cui  era  incorsa  per  aver  se- 
guito le  parti  de'conti  Tusculani,  prepo- 
lenti in  Roma  contro  i  Papi:  si  ha  dalla 
Cronica  lìiss.  di  Sinigaglia  di  Gio.  Fran- 
cesco Ferrari,  che  mentre  la  città  si  tro- 
vavaallacciatada  tal  gravecensura  epena 
ecclesiastica,  si  videro  sovente  intorno  ad 
essa  alcuni  segni  terribili  e  si  udirono  in  li 
spaventevoli,  che  sbigottirono  molto  i  cit- 
tadini. Il  vescovoOrorioo  OirannodaPa- 
pa  Stefano  VI  fu  invialo  legatoinFi  ancia 
rieir885  per  le  controversie  insorte  per 
l'elezione  del  vescovo  di  Langres.  Bene- 
vento o  Benvenuto  elicgli  successe,in  pre- 
senza di  Carlo  III  il  Grosso  imperatore 
sottoscrisse  la  donazione  fatta  da  Teodo- 
sio vescovo  di  Fermo  nell'  887  al  mo- 
nastero di  s.  Croce  nel  territorio  di  s.  La- 
pidio.  Giacomo  I  deir8g7,aldiredel cita- 
to Ferrari  e  di  mg.rfr.  Pietro  Ridolfi  nella 
sua  Cronaca  msi.  di  Sinigaglia^  si  vuole 
chestendessero(lìciodeir>E',9<7//as?o«er;?('Z- 
la  s.  Croce.nel  pontificalo  diGiovanni  IX 
deir8c)8.  Aitone  I,  the  ommesso  da  Lf- 
ghelli  fu  riportato  da  Lncenzi  nel  t.  io, 
p.  338  deir/^rt//V7M<;T«,  governò  nel  9qG 
e  fu  chiamato  a  dare  il  suo  giudizio  in  uà 
congresso  tenuto  da  Ottone  III  impera- 
tore e  re  d'Italia.  Teodosio  monaco  del- 
l'Avellana fu  assunto  nel  io 58,  e  di  tal 
virtù  e  dottrina,  che  il  celebre  cardinal 
s.  Pier  Daiuiiini  già  suo  compagno,  con 


SIN 

Ridolfo  vescovo  di  Gubbio,  altro  mona- 
co di  quell'insigne  monastero chedescrissi 
a  Pergola,  vo'le  che  correggessero  e  cen- 
surassero i  di  lui  scritti  e  poi  stampati. 
Visodono  fu  al  concilio  di  R.oma  del  i  009 
di  Nicolò  11  e  lo  soltosciisse.  Guglielmo 
nel  pontificato  d'Alessandro  II  appropria- 
tosi alcune  ragioni  e  diritti  del  vescovo  di 
Fossombrone,  a  istanza  di  detto  cardina- 
le il  Papa  gli  ordinò  che  tutto  liberamente 
restituisse,  e  con  bolla  del  1062.  Ottone 
Il  fiorì  neli  i  i  5;  Trasimondo  I  monaco 
d'Avellana  neh  i/\.5  hi  eletto  vescovo,  e 
con  altri  22  intervenne  nel  i  146  alla  so- 
lenne consagrazione  della  cattedrale  di  Fo- 
ligno, ed  al  sinodo  che  indi  vi  fu  celebra- 
lo dal  cardinal  legato  Giulio  vescovo  di 
Paleslrina,  e  morì  santamente.  Giacomo 
li  fu  nel  r  1  79  al  concilio  generale  di  La- 
lerano  111  d'Alessandro  III.  Il  Rossi  nel- 
la Storia  di  Ravenna  riporta  un  diplo- 
ma di  Lucio  111  diretto  al  vescovo  di  Si- 
nigagli;i,  perchè  difonda  le  ragioni  che  l'ar- 
civescovo di  Ravenna  avea  nel  vescova- 
to di  Sinigaglia,  che  da  molti  gli  erano 
perturbale.  Enrico  nel  i  197  intervenne 
alla  consagrazione  della  chiesa  di  s.  Cro- 
ce dell'Avellana  con  i  2  altri  vescovi,  e  da 
Innocen7o  III  fu  eletto  arbitro  e  commis- 
sario ad  a"s,iustar  le  differenze  tra  l'ar- 
civescovo  di  Ravenna  e  gli  osiraani.  Tra- 
simondo II  monaco  d'Avellana  fu  eleva- 
to a  questa  sede  neli2o3  circa.  Benno  o 
Bennone  fu  dichiarato  '.^scovo  da  Ono- 
rio III  nel  I  223.  il  quale  a'29  maggio  gli 
spedì  la  celebre  bolla  In  eminenti ,  con  am- 
plissiini  e  perpetui  privilegi  per  lui  esuc- 
cessori.In  questa  bolla  il  Papa, acconsen- 
tendo alle  domande  del  vescovo,  accolse 
sotto  la  protezione  di  s.  Pietro  e  sua  la 
chiesa  di  Sinigaglia,  alla  quale  confermò 
i  privilegi  e  beni  che  godeva  e  consistenti: 
nella  città  le  chiese  di  s.  Gio.  Battista  dei 
cav.  gerosolimitani,  di  s.  Pietro  parroc- 
chia e  prepositura,di  s.  Mattino, di  s.  Sal- 
vatore poi  spedale  di  s.  M.''  della  Mise- 
ricordia,dis.  Giorgio,  di  s.  Maria  de'Scot  li 
dc'canialdolesi  diUaveuua  siuo  dal  i  1  "65, 


SIN 

(li  s.  Lorenzo,  di  s.  Croce  e  diversa  dal- 
l'altuale,  di  s.  Bailolorueo,  di  s.  Fnler- 
niano,  dis.  Biif^ida,  di  s.  Severo  con  tulle 
Je  loro  pertinenze. La  3.^  [ìarle  d'ogni  len- 
dita  e  dazio  ancora  del  dislrello,  placito 
e  del  rnercalo,  della  riva  e  del  porlo,  e  di 
alile  gabelle  della  cilKi,  siliquaticOj  pe- 
daggio,inensiiralic(),e  d'altre  porle  e  por- 
ttcelle  della  medesima,  tianne  quelle  di 
porta  s.  Aiigelo,cotnecliè  interamente  del 
vescovo  erano  l'entrale.  Nella  diocesi  il 
monastero  dis.  Gaudenzio  con  tutti  i  suoi 
beni  e  pertinenze,  la  chiesa  di  s.  \  ilocoi- 
{ospedale di 9.  Spinto, quella  dis. Stefano 
colla  corte,  prati,  paludi  e  tulle  le  saline 
del  mare  fino  alle  mura  di  Sinigaglia;con 
tutte  le  possessioni  poste  nel  monte  dis. 
Stelano,  pianure  e  la  corte  inlorno  alla 
città  e  di  ragione  del  vescovato;  la  corte 
detta  le  3  basiliche,  col  castello  Orgiolo, 
con  tulli  gli  uomini  e  pertinenze;  il  castel- 
lo di  s.  Pietro  del  Vaccarile  (appodiato 
di  INIonlalIjoddoconlea  e  villeggiatura  del 
vescovo);  quello  di  Ramosceto,  e  il  ca- 
stellare de'figli  di  Leone  o  Castel  Leone, 
il  castellale  di  Scorzalepre,ilcaslelloMon- 
tale;  i  castellari  di  Castiglione,  Fossaceca, 
Monte  Forlino,  e  tutto  quello  che  il  ve- 
scovato ha  nel  castello  dell'  isola  di  Ca- 
inarcello  e  sua  corte;  i  castelli  di  Farne- 
lo  e  Pilicchio;  la  corte  dell'isola  d'Uguc- 
cione,  quelle  ilei  Pavone,  di  Rocca  Con- 
trada o  Arcevia,  della  Torre  rotta;  i  ca- 
stellari e  corti  di  Campo  Longo,  Qiinza- 
no,  isola  di  Caselvace,  IMonle  s.  Vito,  s. 
Martino  del  figlio  d'  Aldone,  Sassellare, 
Albano,  cogli  uomini  e  pertinenze  degli 
slessi  luoghi  ;  i  castelli  e  corti  di  Monte 
Novo,  Pendigarda,  Morrò  oMorucio,  Cer- 
reto, Fogliano  e  loro  uomini  e  pertincn- 
ic  ;  il  monastero  di  s.  Gencsio,  le  pievi 
dì  Massa,  s.  Michele  del  Colle  Urbano,  s. 
Apostolo,  Scoizalepie,  s.  Gervasioili  Rul- 
garia,  Pavone,  Cave,  s.  Ippolito,  Mono, 
s.  Pietro  di  Colonia,  Piano,  Colle,  Monle 
Porzio,  Orgiolo,  s.  Gregorio,  Alb.ino,  s. 
Martino  de'lìgli  il'Aldone,  s.  Arcangelo, 
s.  Paliiguano  della  Fratta,  Caserliiin,  s. 


SIN  9,~"r 

Clemente  colle  cappelle  posle  ne'pieva- 
iiiiti,  co'beni  e  uomini  delle  medesime,  con 
piena  giurisdizione  che  la  chiesa  di  Sini- 
gaglia  avea  sino  allora;  le  chiese  di  s.  Ma- 
ria di  Rodio  o  Montalboddo,  s.  Giacomo 
coiros[)edale,  s.  Maria  del  Filetto  coll'o- 
spedale  di  Massaj  s.  Giovanni  di  Monle 
NovOj  s.  Giovanni  di  Scapezzano.  Oltre 
a  ciò  Onorio  Ili  nella  b(jlla  ordinò  al  ve- 
scovo: '»  Tutto  quello  che  di  comun  con- 
senso col  tuocapitol<),odeIla  maggior  par- 
te di  esso  consiglio  pili  sano  sarà  stato  ri- 
soluloestabililocanonicamenle  da  le  nel- 
la tua  diocesi,  sia  e  resti  valido  e  fermo. 
Proibiamo  di  più  che  nessuno  ammetta 
senza  tua  saputa  e  consenso  gli  scomuni- 
cati o  interdetti  da  te,  ivll'ollicio  o  comu- 
nione ecclesiastica,  o  che  nessuno  presu- 
ma di  fare  contro  la  sentenza  da  te  cano- 
nicamente promulgata,  se  a  caso  non  so- 
vrasti il  pericolo  di  morte, o  mentre  non 
possino  avere  te  presente,  faccia  di  mestie- 
re che  da  imi  altro  sia  assoluto  chi  è  le- 
gato secondo  la  forma  della  Chiesa,  pro- 
messa la  soddisfazione.  Seguendo  ancora 
l'aulorilà  de'sagri  canoni  stabiliamo,  che 
nessun  arcivescovo  o  vescovo  ^enza  l'as- 
senso del  vescovo  di  Sinigag'ia  presuma 
di  celebrare  congregazione  u  sinoilo  nella 
diocesi  di  Sinigaglia,  e  neppure  di  trat- 
tare o  maneggiare  cause  e  negozi  eccle 
siastici  della  medesima  diocesi,  se  non  gli 
.sarà  imposto  dal  Pontefice  romano  o  suo 
legato.  Decretiamo  dunquechea  nessuno 
alfatlo  sia  lecito  di  perturbare  temeraria- 
lucnlela  pre  fi  la  chiesa, ec.  >•  Nel  i  2  32  suc- 
cesse aRennoneGi.icomol  II  di  singoiar  dot- 
ti ina  e  molto  caro  aG  regorio  IX  che  allora 
dimorava  inPerugia,edacuJfu  spedito  in 
Roma  per  dissipare  la  cattiva  semenza  di 
parecchi  errori  che  contro  la  lede  catto- 
lica a\ea  sparso  .Annibale  .Annibaldc<clii, 
col  quale  il  vescovo  seppe  così  elllcacemen- 
te  adoperarsi,  che  lo  ridusse  al  seno  della 
(.chiesa, come  lece  similmente  cogli  altri  del 
suo  malvagio  parlilo,  rimettendoli  tulli 
aHiibbidienza  pontificia;  per  la  qiial  cosa 
mollo  crebbe  nella  grazia  e  stima  dtll'.ipn, 


256  S  I  N 
dal  quale  riportò  molti  segnalatissimi  pri- 
viliii^i,e  fra  questi  la  coiìfenna  della  bol- 
la d'Onorio  III.  Inoltre  Gregorio  IX  pel 
gran  concetto  che  di  lui  avea  l'inviò  nun- 
zio apostolico  in  Livonia,  e  nel  suo  tem- 
po Sinigaglia  pat'i  la  narrata  catastrofe, 
per  opera  de'ca[)itani  e  saraceni  di  Man- 
fredi nemico  della  s.  Sede.  Gli  successe  nel 
layifr.  Filippo  agostiniano,  che  restau- 
rò la  cattedralesotto  il  titolo  tlis.  Paolino, 
che  se  non  rovinata  allatto,  molto  avea 
patito  nella  devastazionesaracena.  Ciò  as- 
serisco con  Siena,  col  quale  pure  descri- 
vendo l'eccidio  rimarcai  il  contrario.  Sia 
comunque,  leggo  nel  Marchesi,  La  gal- 
lerìa dell'  onore,  tra  le  notizie  che  con- 
tiene di  Sinigaglia  (ma  fallaci  son  quelle 
che  la  signoreggiarono  gli  Sforza  di  Pe- 
saro), che  assalila  e  arsa  da'saraceni,  con- 
venne a'miseri  abitanti  di  starsene  vaga- 
bondi; il  vescovo  e  clero,  che  non  l'avea- 
no  mai  lasciata,  ricliiamarono  il  popolo 
qua  e  là  disperso,  onde  affaticandosi  tutti 
nel  risaicirla  venne  lidotta  al  primiero 
suo  stato.  L'avv.  Castellano  soiisiuncrc  : 
i  vescovi  però  e  il  loro  capitolo  serbaro- 
no vivo  il  nome  della  prisca  lorsede,  man- 
tenendovi r  ufficiatura,  sinché  nel  1282 
Gregorio  IX  (sembrami  a  nacionismo,  poi- 
ché la  correria  saracena  avvenne  nel  I  264) 
ne  fece  di  Sinigaglia  a'medesimi  la  con- 
cessione. Certo  è  che  tuttora  il  vescovo  di 
Sinigaglia  s'intitola:  per  la  grazia  di  Dio 
e  della  s.  Sede  Apostolica  vescovo  di  Se- 
nigallia  e  conte  ec,  sottoscrivendosi:  N. 
vescovo  e  conte.  Trovo  nel!'  Ughelli  che 
il  vescovo  fr.  Filippo:  ftafj  uè  restituitele- 
rum  silique  deinde,  et  clero  sedem  con- 
slruendam  curavit,  expurgntoque  nobili 
templo,illudDeiparaef'^irginiacs.  Pa ali- 
no Nolae  episcopo  consecravit  anno  1271 
die  4  mensis  niaiij  hortatusque  cives  est, 
ut  eunidemd.  Paulinum  tutelarem  vene- 
rarentur,  enmque  reforinando  clero  sa- 
luherrimas  Icges  tnlisset,  praeftussetque 
magna  cuni  prudenliae  laude,  plenus  nte- 
rilisfato  conce.ssit.  Dopo  fr.Fdippo  si  re- 
gistra per  vescovo  1 episcopus  Seno- 


Si  N 

galliensis  extremis  Gregnrìi  X  tempori- 
hus  dcfniìctiis  est,  post  ciijns  cxcessnni 
capitali  pars  Alhertinum  qnenidamah- 
bateni  s.  Gaudentii  Senogalliensis  dice- 
cesis  elegit,  alia  vero  pars,  et  sanior  Fe- 
dericum  praepositani  postulavil,  qui  a 
IMartino  IV  confirrnatns  fuit.  Federico 
I  dunque  di  Sinigfiglia  e  preposto  della 
cattedrale,  epi<!copus  et  comes  fu  eletto 
aglii  I  novembre  1284  e  mori  nel  1288. 
Sigismondo  II  monaco  e  abbate  di  s.  Ma- 
ria di  Sitria  fu  eletto  dal  capitolo  e  ca- 
nonici della  cattedrale,  seu  posiulaliis , 
e  fu  confermato  da  Nicolò  IV  ili. "maggio 
1288.  Questo  vescovo  vendè  alla  comu- 
nità di  llocca  Contrada  i  castelli  di  Mon- 
tale e  Piticchio  nel  1289,  ch'erano  della 
mensa  vescovile.  Todiiio  di  nobile  e  chia- 
ro sangue  di  ftlonte  Lupone,  verso  il  1  29  r 
fu  eletto  dal  capitolo  e  canonici  della  cat- 
tedrale in  luogo  di  Lamberto  rettore  di 
s.  Paolina  giurisdizione  di  Rimini,  ch'e- 
rasi  ricusato  efficacemente  dalla  dignità; 
e  quantunque  alcuni  de' canonici  voles- 
sero A  Iberico  da  Medicina  canonico  di  Ra- 
venna, nondimeno  Tedino  fu  conferma- 
lo da  Nicolò  IV  a'  29  setten)bre.  Il  ve- 
scovo cede  agli  agostiniani  di  Corinaldo 
che  abitavano  fuori  della  terra,  la  chie- 
sa di  s.  Nicolò  entro  la  medesima  con  lut- 
ti i  parrocchiani.  Francesco  I  già  mona- 
co dell'Avellana,  abbate  di  s.  Lorenzo  in 
Campo,  e  vescovo  di  Fano,  nel  1295  Do- 
nifacio  Vili  lo  trasferì  a  Sinigaglia,  ben- 
ché il  predecessore  s.  Celestino  V  vi  aves- 
se destinato  fr.  Francesco  de'minori  nel 
I  294,  che  Ronifacio  Vili  provvide  della 
chiesa  di  Spoleto.  Giovanni  l  che  gli  suc- 
cesse morì  neli3o8.  Grazia  abbate  cas- 
sinese  di  s.  Vittore  di  Clusi  diocesi  di  Ca- 
merino fu  eletto  dalla  parte  più  sana  dei 
canonici  della  cattedrale,  contro  fr.  Ugo- 
lino de'minori,  che  dall'altra  parte  del 
capitolo  veniva  richiesto  e  portato:  Cle- 
mente Vnel  I  3o8coniérmòil  i.°,indi  morì 
neh  3  18.  Francesco  II  Silvestri  di  Cin- 
goli nobilissimo  e  canonico  di  Sinigaglia, 
apud  casiruììi  de  Serra  coufiluni  Seno- 


SIN 
galliensis  dioecesì<t,  cuni  civitaa  Sennoal- 
lien  forvi  <,iippo!!Ìln  intei  (lieto  ^  fu  clello 
(liti  «colleglli,  e  confermato  da  Giovanni 
XXII  colla  bolla  In  superna  dignitalis, 
cle'2  I  aprile  r  3  iS, presso  rUghelli,  il  qua- 
le liporta  pure  l'altra  bolla  Ad  hoc  Deus, 
data  dallo  stesso  Papa,  ./^re/i/o«/,  2  hai. 
(iiig.  cantra  occiipatores,ac  detenlores  ho- 
nortini  ecclesiae  Scnogalliensis,  a  istan- 
za del  vescovo  slesso,  che  nel  1  32  1  trasferì 
a  Riinini  e  poi  a  Firenze.  Nel  medesimo 
anno  Giovanni  XXII  die  a  Sinigaglia  per 
vescovo  fr.  Ugolino  I  domenicano  da  Ili- 
mini,  enei  1  323  lo  traslocò  a  Forlimpo- 
poli,  ed  invece  trasferì  a  Sinigaglia  Fe- 
derico Il  di  Recanati,  di  (jucsla  e  poi  di 
JMacerata  già  i.°  vescovo,  commettendo- 
gli il  Papa  i  processi  apostolici, insieme  al 
•vescovo  di  Cesena,  per  la  canonizzazione 
di  S.Nicola  da  Tolentino. Passato  alla  chie- 
.sa  di  Uimini,  gli  successe  nel  i  328  fr.  Gio- 
vanni li  de' minori  anconitano  e  inqui- 
sitore contro  gli  eretici  della  iNlarca,  e  fu 
presente  neliSSy  01  34 1 alla  fondazione 
della  chiesa  degli  agostiniani  di  sua  pa- 
tria :  Reipidìlicae.  Scnognllicnsi  lertiani 
parlem  rcdditunni  ejusdcm  civitatis  resi- 
gna^'if,  e  morì  neli34o-  figulino  II  Fé- 
dcricuccì  di  Rocca  Contrada  e  canonico 
della  cattedrale  neIi35o,  che  i  domeni- 
cani pretendono  loro;  fu  di  gran  pietà  e 
zelo  contro  gli  eretici.  Neh  3^7  Ir.  Gio- 
vanni 111  de  Pananiies  o  Pananiens  sa- 
voiardo de'minori  nel  i  S^y:  Hicpotesta- 
tenifrcit  pupillo  vcnandi  in  territorio  Se- 
ìiogalliensij  ea  tanien  l'gf,  lUoccìsaruni 
fcraniin  capita  ad  episcopatuni  Seno- 
gallicn  dffcrcnttir j  cui  etiani  soh'chalur 
portoriajunde colligi  potesl,ScnogaUie.n- 
seni  cpiscopuni  in  spiritiuilibus,  quani  in 
teinjìoralihus  principatum  gcssissc  Seno- 
/jrt//;r7r.l"'r.Cristoforol  agostinranolocreò 
Urbano  V  neli3Gc)  e  poco  visse;  perciò 
gli  so^ituì  nel  I  370  fr.  Ridoll)  nobile  da 
Castello  o Città  di  Castello  agostiniano  e 
maestro  in  teologia,  già  suo  li'j:.ilo  apo- 
stolico nel  I  3()('>  in  Costantinopoli  Tll'ini- 
peralore  Giovanni  I  l'aleologo  prrlariu- 

VOL.   I.XM. 


SIN  2 -'57 

vtione  della  chiesa  greca  alla  Ialina,  e  di 
falli  poi  quel  princi[)e  abiurò  lo  scisma  : 
consagrò  la  chiesa  de' francescani  di  Roc- 
ca Contrada  in  onore  della  B.  Vergine. 
Nel  I  37G  il  celebre  fr.  Pietro  Amely  o  A- 
melio  agostiniano  francese  Sagrista  (^  .) 
di  più  Papi,  trasferito  a  Taranto  nel  1  882: 
era  confessore  di  Gregorio  XI,  che  accom- 
pagnò da  Avignone  in  Roma  e  De  scris- 
se il  diario  del  viaggio  ;  e  poi  vide  eoa 
Urbano  VI  l' immagine  di  s.  Pietro  nel 
i388,  che  esortava  questo  Papa  a  tor- 
nare in  Roma. Neil  382  Giovanni  I\'  Fai- 
lani  nobile  riminese,  caro  e  in  grande  e- 
stimazione  a'signori  Malatesta:  Hic  iniit 
potestatein  s.  Marcelli  Aesinae  dioecesis, 
clini  Scnogalliensis.  Compulilcleruni  ad 
solutioneni  annui  census,  quani  per  niul- 
tos  annos  oniiserat. 

Lorenzo  I  Rivi  nobile  fiorentino  cano- 
nico e  dottore  in  leggi,  già  vescovo  d'An 
cuna  e  rimosso  nel  i  \  i  oda  Gregorio  XII, 
e  da  Giovanni  XXIII  contro  di  c|uelIo  e- 
lelto,  nel  1 4 1  2  fu  fallo  vescovo  di  Siniga- 
glia, ma  non  potè  prenderne  possesso  per- 
chè Gregorio  XII  vi  avea  nominalo  Gio- 
vanni Roelli  riminese,  o  Vittore  secon- 
do Ughelli,finchè  Martino  Va'2  1  novem- 
bre del  1 4  '  7  riconobbe  per  vero  Loren- 
zo I,  e  poi  neh  4 '9  lo  traslocò  a  Ischia. 
Gli  surrogò  fr.  Simone  \  igilanli  nobile 
anconitano,  già  priore  generale  degli  a- 
gosliniani  e  dotto  lelleratOj  che  Grego- 
rio XII  avea  dato  per  successore  a  Lo- 
renzo I  nella  sede  d'Ancona,  la  quale  lo 
riconoblie  anche  per  sosleneilo  Ladislao 
re  di  Sicilia, onde  il  nobile  Pietro  di  Live- 
rolloFerrelti  anconitano.eletto  vescovodi 
Ancona  controdi  lui  da  Giovanni  XXI  li, 
soltanto  da  Martino  V  n'ebbe  il  pacifico 
possesso,  mediante  le  narr.ite  traslazioni. 
Nel  1428  IV.  Fiancesco  III  Mellini  nubile 
romanOjpriina  canonico  della  basilica  La- 
teranense,  poi  agostiniano  e  abb.ite  o  so- 
printendente dell'abbazia  di  Grotlaferra- 
la,  come  t|uello  che  virtuoso  e  saggio  Mar- 
lino  V  avea  preposto  alla  riforma  di  più 
inouaslcri.  Esscudo  inlervenulu  nel  i43  t 

•7 


258  SIN 

ad  un  numeroso  concistoro  inlimalo  da 
Eugenio  IV,  per  la  grande  calca  minac- 
ciando rovinar  la  sala,  nel  fuggire  il  ve- 
scovo vi  restò  miseratnente  allogato  e  fu 
sepolto  in  s.  Maria  del  Popolo  nella  cappel- 
la di  s.  Nicola  di  Tolentino  spettante  alia 
sua  casa,  con  onorevoleepitalHo  riportalo 
da  Ughelli.  Nel  i^32  liartolomeo  I  da 
MontecchiOjScriltore  apostolico  e  datario 
di  Eugenio  IV,  Picenalis  castello  dice  U- 
gliellij  e  il  Ridolfi  ex  onesta  Vignatorinn 
familia,  Ughelli  lo  vuole  morto  nel  1 438, 
ma  l'Herrera  protrae  il  suo  fine  al  1 44?) 
laonde  narrerò  un'importante  cosa  acca- 
duta nel  suo  vescovato.  Il  tempio  antico 
di  s.  Maria  Maddalena  ch'era  nella  città 
e  poi  fuori  per  le  fortificazioni  di  Guid'U- 
baldo  II,  come  notai  conteneva  le  reliquie 
della  santa  e  del  suo  fratello  s.  Lazzaro, 
quindi  perle  triste  vicende  de'tempi  resta- 
ta la  chiesa  in  derelitto  stato,  tali  preziose 
reliquie  destramente  furono  involate  da 
fr.  Bellino  Crolli  da  Rumano,  castello 
del  teiritorio  di  Bergamo,  agostiniano  e 
cappellano  del  famoso  Bartolomeo  Col- 
leoni da  Bergamo,  in  occasione  che  questi 
scelto  da  Filippo  M/  duca  di  Milano  a 
capitano  generale  e  spedito  nella  Marca 
nel  1443  ui444)  pc*'  pacificare  il  suo  ge- 
nero Sforza  con  Francesco  Piccinino;  fer- 
mandosi Bartolomeo  colle  sue  truppe  in 
Sinigaglia  tra 'due  eserciti,  il  frale  si  prese 
le  reliquie,  e  poi  le  portò  in  R.umano  ove 
si  venerano.  La  chiesa  di  s.  Maria  IMad- 
dalena  fu  poi  ricdillcata  da  Giovanni  della 
Piovere,eda  Innocenzo  VIII  nel  i49icon- 
cessa  a' conventuali  per  le  preghiere  del 
vescovo  Vigerlo  il  seniore.  Nicolò  V  nel 
1447  f^'-*^  vescovo  fr,  Antonio  ì  Colom- 
bella nobile  di  liecanati,  agostiniano  e  vi- 
ce procuratore  generale  del  l'ordine  al  cou- 
cilio  di  Basilea,  maestro  in  teologia  nella 
Sorbona  e  nell'università  di  Lovanio.  A 
suo  tempo,  riferisce  Baldassini,  si  trattò 
nel  1 4^0  di  unire  il  vescovato  di  Sinigaglia 
a  quello  di  Jesi,  ma  giustamente  ne  an- 
dò fallito  il  diseguo.  Però  Sigismondo  Ma- 
la testa  fece  adequare  al  suolo  l'antica  cat- 


SIN 

Icdralc  di  s.  Paolino  e  l'episcopio  col  pi  e- 
lesto  che  impedivano  la  nuova  fortifica- 
zione della  città  da  lui  intrapresa,  e  nar- 
rata, insieme  alle  rimostranze  del  vesco- 
vo, laonde  scrisse  \]^\t\\\:  Jntonius egi e- 
gie  ty ranno  resislk.  Sed  ille  rum  rebus 
secundispotenliaqiie  elatus  utriunquede- 
inolilus  fuissel,  perfecissclrnte,  ex  lu'mis 
illis  Francisconani  ecclesiam/ain prideni 
a  Carolo  Malatesta  Arintini  inclioatani. 
Anlonius  ex  dolore,  ciun  suo  clero  Epi- 
scopatum  reliquit,  execratusque  lUnla- 
tesLaiyrannìdein,concessilAnconaiii,uhi 
poslea  in  monastero  augustiniano  sui  in- 
slitui  vitani  Jìnivil  1466,  ibideinque  se- 
pulchruni  accepit.J)a\  vescovo Colonibel- 
la  fu  concesso  il  feudo  e  contea  di  Por- 
cozzone, spettante  alla  mensa  vescovile, in 
enfiteusi  nel  i449  ^^  3.'^  generazione, a 
Gio  va  lini  Ra  inaldo  figlio  del  lo  strenuo  ca- 
pitano delle  genti  d' armi.  Mostarda  della 
Strada.  Nel  1467  fr.  Cristoforo  II  de'coii- 
ti  poi  marchesi  dis.  Giorgio  Ijlandiala  to- 
rinese o  di  Vercellij  de'seivi  di  Maria  e 
molto  caro  pe'suoi  pregi  a  Paolo  II  che 

10  elesse.  Da  lui  furono  introdotti  neh  468 
in  Sinigaglia  i  suoi  religiosi,  a'quali  con- 
cesse l'antica  chiesa  di  s.  Martino, allora 
situata  ov' è  oggi  il  baluardo  omonimo, 
edificandogli  ancora  il  convento  poi  de- 
molito da  Guid'Ubaldo  II  per  meglio  for- 
tificar la  città,  per  cui  fu  il  nuovo  con- 
vento fabbricato  neh  562  poco  distante. 

11  vescovo  rinnovò  il  ('ettoenfiteusi  a  Mar- 
co figlio  di  Rainaldo  signor  della  Strada 
nel  i47  'j  ^  mentre  governava  la  chiesa, 
fu  da  Sisto  IV  decoralo  del  titolo  di  ve- 
scovo di  Sinigaglia  il  nipote  cardinal  Pie- 
tro Riario,  benché  vi  continuasse  Cristo- 
foro II,  il  quale  con  molta  lode  passò  al- 
l'altra vita  e  fu  tumulalo  nella  chiesa  di 
s.  Martino.  Sisto  IV  neh  476  gli  sostituì 
fr.  Marco  I  P'igerio  seniore  da  Savona  dei 
conventuali,  e  perciò  conciltadii.-)  e  già 
correligioso  del  Papa,  nonché  suo  proni- 
pote di  molla  dottrina,  ed  anche  fatto  go- 
vernatore della  città  e  di  tutto  lo  stalo  da 
Giovanni  della  Rovere  nipote  dello  sl«s- 


SIN 

soSisto  IV.  Aumenti)  lerendileilclla  men- 
sa, introdusse  neli49iisuoi  conventuuli 
nella  chiesa  di  s.  M.''  Maddaleiui,  nel  i  \()3 
edificò  il  nuovo  palazzo  vescovile  unitoal- 
la  chiesa  di  s.  Pietro  allora  semplice  par- 
rocchia, e  per  fabbricarlo  con  l)enepla- 
ciloapostolico  vendè  al  la  CODI  uni  tàdi  Mon- 
te Novo  per  600  ducali  d'oro  le  posses- 
sioni situate  nella  contrada  Pioli  o  Pia- 
gioli  nel  territorio  della  contea  deJ  \'ac- 
carile  appartenente  alla  mensa  vescovi- 
le. Eletto  sudìaganeo  di  Bologna  del  car- 
dinal Rovere,  divenuto  questi  Giulio  II, 
lo  nominò  castellano  di  Castel  s.  Angelo 
e  lo  creò  cardinale,  laonde  e  di  lui  e  dei 
vescovi  cardinali  ne  tratto  alle  loro  bio- 
grafie. A  suo  tempo  si  stipularono  alcu- 
ne transazioni  fra  la  comune  di  Jesi  ed  il 
vescovo  di  Sinigaglia,  stampate  nel  149?, 
decorose  pel  vescovato  e  approvate  da  A- 
lessandro  VI.  Neli5i3  rinunziò  a  favo- 
re del  nipote  Marco  II  Vigerio  della  Pai- 
vere  giuninre  da  Savona,  con  annuenza 
di  Leone  X,  di  perspicace  talento,  as»ai 
prudente  e  savio.  Fu  al  concilio  di  La- 
terano  V,  e  da  Paolo  III  nel  1 538  eletto 
vice-legato  di  Bologna,  nel  i  543  gover- 
natore della  Marca,  poi  di  Parma  e  Pia- 
cenza, nunzio  in  Portog-ìllo.  Mentre  reg- 
geva (juesta  chiesa  vedendo  i  canonici  qua- 
si dispersi  perla  distruzione  della  loro  an- 
tica e  nobile  cattedrale,  operata  da  INIa- 
latcsta,  eresse  in  nuova  cattedrale  la  chiesa 
che  come  principale  parrocchia  aveva  il 
titolo  di  prepositura  di  s.  Pietro,  restata 
in  piedi  anche  nella  rovina  saracena. Quin- 
di vi  pose  i  canonici  colle  3  dignità  an- 
cora esistenti,  con  varie  rendite  che  loro 
assegnò.  E  poiché  la  chiesa  non  era  mol- 
to grande,  ncli54o  la  rieddìcò  da' fon- 
damenti, aprendovi  una  spaziosa  navata 
con  (Ine ordini  di  cappelle  a'fianchi.  Fon- 
dò ancuia  un  buon  palazzo  a  Monlalbod- 
do  pei- comodo  de'vescovi,  intervenne  nel 
I  ,'ji4Gal  conciliodi  Trento, e  vidissequau- 
to  riporta  Ughelli;  privò  nel  1  55a  i  Mo- 
starda del  feudo  di  Porcozzone  per  giu- 
ste cause,  acci'cbbe  l'entrate  di  sua  cliic' 


S  I  N  25fj 

sa,  nior'i  in  Roma  neli56o  e  fu  sepolto 
in  s.  Pietro  INIontorio.  Gli  successe  il  ni- 
pote coadiutore  sin  dal  1  jjo  con  indulto 
pontificio,  Urbano  Vigerio  dulia  Rovere 
nobile  di  Savona,  e  si  recò  al  concilio  di 
Trento. Sotlodi  lui  PiolV  nel  1  jG3elevò 
a  metropolitana  la  sede  d'Urbino,  e  tra 
le  sulfragnnee  che  gli  attribuì,  vi  compre- 
se quella  di  Sinigaglia  e  lo  è  tuttora.  Die- 
de in  enfiteusi  la  contea  di  Porcozzone  nel 
I  56q  a  Marcantonio  Vigerio  suo  cugino, 
e  pare  che  la  sua  famiglia  si  f  >Nse  stabilita 
in  questa  città  e  nell'armo  precedenteag- 
gregata  al  consiglio  de'nobili,  ma  non  più 
esiste.  Urbano  con  fjma  di  bontà  singo- 
lare morì  nel  1  Syo,  e  s.  Pio  V  subito  gli 
die  in  successore  con  t itolo  <1i  amministra- 
tore peipctuo  il  cardinal  Girolamo  Ru- 
sticucci  di  Fano,  la  cui  nipote  avea  spo 
sato  Girolamo  Bonelli  nipote  del  Papa, 
e  prese  per  lui  possesso  Antonio  Ugolino 
da  s.  Severino,,  e  di  poi  vi  si  recò  a'  2  3 
novembre  r  572,  ricevutone!  ruodo  ricor- 
da teda  A  mia  ni. Siccome  caro  nnchc  a  Gre- 
gorio XIII  che  se  ne  servì  in  gravi  alfan, 
a  cagione  de'quali  non  potendo  in  per- 
sona governar  la  chiesa,  si  adoperò  pres- 
so il  Papa  ,  ovvero  come  dice  1'  Amiaiii 
ad  istanza  de'sinigagliesi,che  ricercavano 
almeno  im  vescovo  sulfraqaneo  residen- 
ziale,  onde  nel  i  574  fu  deputato  per  tale 
Francesco  I\I.'^  Enrici  de  Barchi  diocesi 
di  Fauo,fatlo  vescovo  di  Nazianzom /^^ira- 
i«.t, finché  il  cardinale  promosso  nel  i  577 
a  vicario  di  Roma,  rassegnò  la  chie^a  ili 
Sinigaglia, e  Gregorio  Xlil  la  conferì  al- 
l'Euricia'  I  4dicenibre,che  morì  nel  1  5r)o 
e  rusepoltonelIacalfedrale.GregorioXIV 
nel;  Tf)  ivi  trasferì  da  Venos.i  Ir.  Pietro 
III  Ridollìda  Tossiguano, onore  e  decoro 
de'conventuali  per  la  sua  integrità,  scien 
za  e  scelta  erudizione,  e  profonda  cogni- 
?ione  ilelle  migliori  lingue,  già  considlo- 
re  del  s.  ollizio.  Inoltre  d  Papa  lo  destinò 
con  altri  alia  nuova  correzione  degli  er- 
rori introdotti  nella  Bibbia,  pubblicò  la 
storia  del  suo  ordine  e  altre  opere,  lasciò 
le  Cronache  mss.  di  Siu'i^^^lid,  ne  con 


I 


a6o  S  I N 

sagrò  la  cattedrale  neliSg^  in  onore  di 
s.  Pietro  apostolOjC  neh  60  i  vi  fu  sepolto 
presso  l'altare  maggiore  col  suo  ritrailo 
e  lapide  elegante.  Fra  que'che  l'encomia- 
rono vi  fu  il  p.  Civalli  che  n'era  stato  di- 
scepolo, esprimendosi  che  quanto  eravi 
di  bello  e  di  buono  nella  chiesa  e  nell'e- 
piscopio, l'avfcB  fatto  questo  prelato.  Ed 
in  fatti  leggo  in  Ughelli,  che  ne  riporta 
l'epitaffio  e  la  lode  in  suo  onore  di  Corne- 
Ho  Amulteo,  che  ornò  mirabiln)ente  la 
tribuna  della  cattedrale,  restauiò  l'epi- 
scopio, celebrò  il  sinodo  con  utilissimi  de- 
creti, e  che  slabiPi  Ferdinandus  F.  cavit 
ut  singnlis  ferìis  secitndis  mifisa  prò  de- 
funclo  episcopo,  et  singidis  sabbalis  mis- 
sa  una  in  honorem  Conceptionis  D.  M. 
V .  ad  aniviae  suae  salnlem  celebrelur. 
Antaldo  Antaldi  nobile  d'  Urbino  nello 
slesso  anno  fu  eletto  da  Clemente  Vili, 
e  come  adorno  di  santissimi  costumi  go- 
vernò con  parlicolar  zelo  e  vigilanza.  Or- 
nò e  abbellì  la  facciata  della  cattedrale, 
con  conci  di  marmo  d'ordine  dorico  e  co- 
rintio, ponendovi  iu  fronte  analoga  iscri- 
zione. Fieno  di  meriti  morì  neh  62  5  in 
Rocca  Contrada,  e  fu  sepolto  nella  chiesa 
di  s.  IMedardo  presso  l'altare  maggiore 
con  iscrizione  incisa  in  pietra  di  parago- 
ne. Ughelli  aggiunge,  che  fondò  le  due 
prebende  nella  cattedrale  per  la  sua  fa- 
miglia, e  le  donò  arredi  d'argento  e  pa- 
ramenlisagri. Urbano  Vili  perdimostra- 
re  la  sua  particolare  propensione  a  Si- 
nigaglia,  che  avea  ricuperato  al  diretto 
dominio  della  s.  Sede,  nel  gennaio  1  62 5 
vi  prepose  per  vescovo  il  proprio  e  degno 
fratello  cardinal  fr.  Antonio  II  Barberini 
cappuccino,  che  governò  con  somm"  ca- 
rità ezelo. Eresse  il  ricordato  n.oiile  fru- 
men'ario di  grano, iier  distribuirsi  a  imual- 
mente  a'po veri  contadini  e  artigiani.  Ac- 
crebbe le  rendite  del  seminario,  celebrò 
il  sinodo  che  meritò  la  stampa:  Synodus 
Senogalliensis  ab  anno  1 G27,  Romae.  Ri- 
chiamato in  Roma  dal  Papa  per  impie- 
garlo in  piìi  gravi  negozi,  rinimziò  nel 
1 628.  Da  Cesena  Urbano  Vili  vi  trasferì 


SIN 

Lorenzo  TI  de' conti  Campeggi  di  Bolo- 
gna, già  nunzio  di  Savoia  e  governatore 
dello  sta  lo  d'UrbinOjche  esercitò  con  som- 
ma prudenza  e  soddisfazione  de'  popoli, 
come  di  Francesco  M.^  Il  che  l'avea  ri- 
nunzia tOjOnde  continuò  sino  alla  sua  mor- 
te; inviato  nunzio  in  Ispagna,  morì  a  Ma- 
drid nel  i63g.  Vacò  lasedefìnoa' 18  mag- 
gio i644>  •"  cui  successe  il  cardinal  Ce- 
sare Facchinelli  congiunto  d'Innocenzo 
IX,chiaroperdottrinaecandoredi  costu- 
mi :  edificò  la  nuova  tribuna  della  cat- 
tedrale, per  mezzo  della  quale  l'ingrandì 
e  dilatò  maggiormente,  e  lasciandovi  di- 
verse memorie  di  sua  pietà  e  beneficenza, 
nel  I  655  fu  traslato  a  SpoIeto.Alessandro 
VIla'2  agosto  nominò  il  cardinale  Fran- 
cesco IV  Cherubini  (ma  riportato  a  Cha- 
tillonCuerubini, pel  confessato  equivoco), 
di  nobile  faniiglia  di  INIontalboddo, slabi- 
li la  e  ascritta  a  ila  nobiltà  diSinigaglia,  ap- 
pena governò  8  mesiei8  giorni, ne'quali 
die  saggio  d'ottimo  reggimento  delle  ani- 
me alla  sua  cura  commesse;  morì  in  Mon- 
lalboddo  a'20  aprile  i656,  e  fu  sepolto 
nella  chiesa  priorale  e  parrocchiale  di  s. 
Croce,  e  non  inSinigaglia  come  vuoleCiac- 
conio,  Pltae  Pontificum  et  Cardinaliuni  ; 
di  7  I  anni  e  9  di  card  inala  lo,  e  non  i  icome 
scrisse  il  Crescimbeni  neW  Islorla  della 
chiesa  di  s.  Gio.  avanti  porta  Latina, 
suo  titolo  cardinalizio.  Tutti  sbagliamo  1 
Bensì  Crescimbeni  nel  resto  compilò  e- 
salta  e  bella  biografia,  celebrando  il  car- 
dinale pel  suo  talentoeper  la  sua  singola- 
rissima integrità,  per  pietà  e  frequenti  li- 
raosine,  massime  nel  dotar  le  povere  zitel- 
le. Nel  1657  a'28  maggio  Alessandro  VII 
elesse  il  cardinal  Nicolò  de' conti  Guidi 
di  Bagno,  ma  vedendosi  molto  avanzato 
in  età,  col  beneplacito  apostolico  abdicò, 
e  gli  successe  a'28  settembre  Ciaufi.o  dei 
conti  Alarazzani  di  Piacenza,  che  avea  so- 
stenuto con  rara  prudenza  vari  governi 
dellecitlàpontificie;lodato  vescovo,  morì 
nel  1 682  e  fu  sepolto  nella  cattedrale  prts- 
so  la  cappella  della  ss.  Concezione  da  lui 
edificala  e  decorata  con  belli  stucchi, con 


SIN 
epilafllo  e  il  suo  rilrallo.  Nel  raedesimo 
a  ano  occupò  ((uestacatledraRauucciu  dei 
contiBaschi  d'Orvieto, il  cjuale  dopo  aver- 
la lodevolmente  retta,  morì  in  Montal- 
Ijoddo  nch684  a'2  j  settembre,  e  fu  tu- 
mulato in  s.  Croce.  Dopo  sede  vacante  il 
1 /aprile  I  G8G  Muzio  de'conli  Dandini  di 
Cesena,  che  ingrandì,  lese  più  comotloe 
più  decoroso  l'episcopio,  e  cessò  di  vivere 
neh  7  12  nella  contea  di  l^orcozzone  feudo 
della  mensa,  e  fu  deposto  nella  cappella 
di  s.  Gaudenzio  da  lui  eretta  nella  cat- 
tedrale. Cletuente  XI  nel  1714  "uniinò 
il  cai'dinal  Gio.  Ddiìhhùco Paracciaui^che 
governò  con  universal  soddisfazione  per 
le  sue  mirabili  e  soavi  maniere,  precipua- 
mente per  la  sua  profusissima  carità,  che 
rifulse  nella  carestia.  Allorché  non  lungi 
dal  porlo  i  tiuchi  di  Dolciguo  fecero  schia- 
vi molli  pescatori  e  marinari  sinigagliesi, 
con  molta  sua  gloria  li  riscattò  col  denaro. 
Fatto  vicario  di  lionia  nel  i  7  i  7,  rinun- 
ziò il  vescovato  con  infinito  dispiacere  di 
tutti.  Con  questi  lìtìi' /lalia  sacra  d' U- 
ghelli,  t.  2,  p.  865,  si  termina  la  serie  dei 
vescovi.  Clemente  XI  poco  dopo  gli  so- 
stituì il  cardinal  Lodovico  P/oile'pnucipi 
di  Mirandola, encomialo  [)er  soniuio  zelo 
e  vigilanza,  studiiuulosenipre  il  modo  per 
giovareal  benedelleanime,di  cui  aveaat- 
lentissi ma  cura.  Promosse  l'insegnamento 
della  dottrina  cristiana,  eresse  due  con- 
servalorii,  uno  pei"  le  donzelle  orfane  pe- 
ricolanti,l'altro  per  lecouverlite,  che  man- 
teneva generosamente  del  proprio;  cagio- 
nevole di  salute  ,  con  universale  dolore 
rinunziò  nel  i  724.  In  c|uesto  fu  elelloBar- 
tolomeo  11  Castelli  nubile  di  Terni,  che 
riuscì  molto  attentoalgovernodisua chie- 
sa, accurato  ne'  vantaggi  della  mensa,  e 
illibato  nei  costumi.  Da  Benedetto  Xlll 
uttenne  la  cappa  magna  pe'caiKjiiici  della 
cattedrale,  celebrò  il  sinodoe  tu  stampato; 
Synodus  liioecesana  Seuogallit'nstSy  Se- 
iiogalliaei728.  Allora  il  Pa[)a  lo iece  pre- 
lato domestico  e  assistente  al  sogliu  pou- 
tilicio,  niurciulo  nel  1733  in  Terni  ove 
erusi  recalo  cuuvulcaceulc  Nel  1  704  l^'^i^* 


SIN  2G1 

zardo  de' conti  Isolani  di  Bologna,  dopo 
aver  con  {)Iauso  governato  diverse  città 
della  Chiesa;  introdusse  inSinigagliai  re- 
ligiosi delle  scuole  pie  per  la  direzione  e 
governo  del  seminario,  promosse  calda- 
mente la  pia  opera  della  dottrina  cristia- 
na, ne  fondò  la  confraternita  aggregala  a 
quella  di  Roma  nell'oratorio  de'filippini, 
e  die  alla  luce  un  breve  catechismo  per 
uso  de'parrochi.  Mollo  aiutò  il  conserva- 
torio delle  orfane,  e  morì  nel  1  74  «nel  mo- 
nastero de'canonici  regolari  di  Fano,  o- 
v'erasi  fermalo  per  recarsi  a  Bologna  onde 
curare  il  suo  grave  male,  e  ivi  restò  sepol- 
to. iNel  medesimo  anno,  o  nel  i  742  come 
leggo  nelle  Notizie  di  Roma,  Benedetto 
XIV  elesse  Nicola  de'maichesi  Manciii- 
forle  d'Ancona, e  lo  dichiarò  assistente  al 
Soglio  pontilicio.  Governò  con  molta  lode, 
carità,  munilìcenza  e  generale  soddisfa- 
zione, per  le  sue  dolci  maniere  e  singola!* 
prudenza;  laonde  C'-.t  pena  di  tutti  fu  tra- 
sferito ad  Ancona  a' 17  gennaio!  746,  e 
nello  stesso  giorno  Benedetto  XIV  pre- 
couizzòlppolito  deli  ossi  nobile  di  Parma  e 
patrizio  veneto  de'marchesi  di  s.  Secondo, 
per  aver  dato  gran  saggio  di  sua  uttiina 
cundolta  nel  vescovato  di  Camerino.  Il  p. 
Siena  ne  celebrò  il  zelo,  il  profondo  sa- 
pere, la  pietà  singolare  e  altre  virtù,  con 
lui  terminando  la  serie  de'vescovi  di  Si- 
nignglia,che  compirò  colle  xYo//3/e^//\fio- 
nia.  Pio  \  I  neh  777  a'28  luglio  fece  ve- 
scovo il  cardinal  Bernardino  Honorali  di 
Jesi,  lodalo  pastore,  per  pietà,  carità  e  os- 
servanza della  disciplina  ecclesiastica;  sot- 
to di  lui  e  [)er  sucì  inagmdca  generosità 
furonoeiliiìcati  gliodierniedilìzidella  cat- 
tedrale e  dell'episcopio.  Morì  a'  1  2  agusto 
1807,6  nelle  esequie  celebrale  in  dello 
tempio  dal  can.  arciprete,  il  cau.  Telo- 
nine  pronunziò  l'elogio  funebre.  11  iiia- 
gislratonellapiopriaclnesa  nelgìorno  1  3. 
di  sua  morte  dal  can.  preposto  fece  cele- 
brare solenne  tùnerale,  e  lodare  con  ora- 
zione necrulogica  dal  can.  Belzo[)pi  [»ro- 
Icssoicd'eloijuenza  ilei  coniune,e  In  slam- 
pala.  Pio  \  11  aghi  igcuuaiui8o8  lece  *«- 


oGz  SIN 

scovo  11  cardinal  Giulio  GahricìU  q\o  con- 
sagrò  colle  sue  inani,  ma  egli  non  si  recò 
n)tii  a  Sinigaglia,  e  nell'anno  seguente  es 
sentlo  Segretario  disiato  soggiacque  a  de- 
portazione, donde  ritornò  nel  1 8 1 4  in  Pio- 
U)a,e  rinunziò  la  sede.  Pio  VII  agli  8  mar- 
zoi 8 iGcreòcardinalee vescovo  Annibale 
della  Genga,  poi  Leone  XII {P'.):  senza 
portarvisi  governò  saviamente,  e  per  la 
tua  debole  salute  rinunziò.  Pio  VIIa'6 
aprilei  8i8dicliiarò  vescovadi  Sinigaglia 
il  cardinal  Fabrizio  Sceberras-7d5^//èr- 
rata  di  Malta,  il  cui  nome  è  un  elogio, 
meritando  un  busto  marmoreo  nell'aula 
del  palazzo  municipalf,  con  isplendida  i- 
scrizione  che  ricojda  i  benefizi  da  lui  pro- 
digati alla  citlìi  e  diocesi, come  padre  della 
patria  e  benefattore  della  città. Per  quanto 
dissi  di  sopra  e  celebrerò  nella  biografia, 
il  suo  nome  sarà  in  eterna  benedizione. 
La  sua  morte  fu  un  gc  nei  ale  pianto,  il 
capitolo,  il  ut  igistiato  fecero  a  gara  negli 
onori  funebri  e  in  altie  dimostrazioni  di 
diioloj'in  cui  prese  parte  ogni  ordine  di 
persone. GregorioX  VI  a'2  2  gennaio  1 844 
preconizzò  vescovo  il  cardinal  Anton  Ma- 
ria Cagiano  de  Azevedo  delia  diocesi  d'A- 
quino, ed  agli  1  I  febbraio  io  consagrò  nella 
basilica  Vaticana.  Ne  celebrarono  la  de- 
sti nazione  in  loro  pastore,  il  con  teOabriele 
Mastai  Ferretti  gonfaloniere  ((rateilo  del 
Papa  che  regna)  e  gli  8  nobili  anziani  con 
l'elegante  e  nitido  libro  o  raccolta  di  dotte 
epigrafi  e  bellissimi  componimenti  poetici 
ìulìlo\alo:J W Eni  ° FrincipeJ nlonfllaria 
Cagiano  de  Azevedo  nella  sua  venuta  al- 
l' episeopa  lo  di  Sinigollia.  Ivi  dalla  ti- 
pografia Lazzarinii  844-  -fu  zelante  pa- 
store, e  rinunziò  poi  la  sede.  II  Papa  Pio 
IX  a'3  luglio  1848  dichiarò  amministra- 
tore apostolico  fr.  Giusto  Recanati  carne- 
rinese  cappuccino,  vescovo  di  Tripoli  in 
parlihus.aU)  riporta  il  n."  1  7  del  Giornale 
Romano  ,  che  poi  creò  cardinale,  come 
già  notai  nel  voi.  LX,  p.  208.  Quindi  nel 
concistoro  de'5  settembre  1 85 1  mg.»"  Do- 
menico Lucciardi  nobile  di  Sarzana, pa- 
triarca di  Costantinopoli  e  segretario  dei 


SIN 

vescovi  e  regolari,  lo  preconizzò  vescovo 
della  sua  illustre  patria,  che  con  gran  sa- 
viezza governa  paternamente,  e  poi  a'  1  5 
marzo 1 852  lo  creò  cardinale,  il  che  ri- 
levai nel  voi.  LV,p.3oo  (ove  per  equivoco 
lo  dissi  segretario  del  concilio),  avendo 
in  piìj  luoghi  parlalo  di  sua  decorosa  e 
lodevole  carriera  ecclesiastica.  La  diocesi 
si  estende  per  5o  miglia,contenendo  molli 
luoghi,  come  Monte  Marciano  e  Monte  s. 
Vito,  nella  delegazione  d'Ancona;  Ripe, 
Tomba,  Monte  Piado,  Porcozzone,  Mon- 
dolfo,  Stacciola,  Castel  Vecchio,  Monte 
Porzio,  Roncitelli  e  Scapezzano,  nella  le- 
gazione d'Urbi  no  e  Pesaro;  Montalboddo, 
Vaccai  ile,  Arcevia,  Montale,  Castiglione, 
Pi  ticchio,Coi  inaldo,  Cas  tei  Leone,  IMorro, 
Ijelvedcre,Serrade'Conti,Barbara,]Monle 
Novo,  nel  distretto  di  Jesi  e  delegazione 
d'Ancona.  Ogni  nuovo  vescovo  è  tassato 
in  fiorini  44^>  ^  '<^  rendite  della  mensa 
ascendono  a  circa  6000  scudi,  detratti 
gli  oneri,  e  tanto  registrò  pure  lleposati. 
Oltre  i  citati  autori,  si  ponno  consultare  : 
il  p.LodovicoSiena  filippino,  iSVo/7V7<^/(?Z/dt 
città  di  Sinigaglia  consagrala  alla  San- 
tità  di  N. S.  Benedetto  XI V  P.  O.  HI,  Si- 
nigaglia I  746,  nella  stamperia  di  Stefano 
Galvani.  Dichiara questoslorico, che  nella 
compilazione  si  servi  delle  notizie  raccolte 
dal  concittadino  cav.  Giuseppe  Tirabo- 
schi,  erudito  amatore  delle  patrie  memo- 
rie. Staluloruni  et  Rtfornialionuin  ma- 
gnijìcae  cìvilalis  SenogalUae.  Gabriele 
Naudeo,  Exercilatioqnod  Senae  nonien, 
non  Cacsenae,  sed SenogalUae conveniat, 
Var\s\\s\C)i\'2..^'ii\loma, Sinigaglia  colonia 
de' romani, lettera  apologetica.DaWespon- 
dedelSenanel  i  ottobre  1  75 i.V.Cimarel- 
li.  Di  Smigaglia,  sito,  edificazione  e  pro- 
gressi,  nella  sua  Umbria  Senonia.  Re- 
golamenti relativi  alla  giurisdizione  del 
Consolato  eli  Sin  igagUo ,  A  scolii  8  2  5.  I\  io- 
ci.  Osservazioni  sulle  gessaie  nel  Siiiiga- 
gliese,  Roma  1828.  D.' Dario  Olivi, /Vo- 
ùzie  storiche  di  SinigalUa:  furono  pub- 
blicale da  F.  Papalini  nella  Strenna  Pi- 
cena pel  1 84G,p.  1  o3;  e  dall'av v.  Castella- 


SIN 

no  nel  n."  1 3  tlelI'/Tco  del  /ìJìsa  dei  1 847, 
Giornale  eclcticoPiieuoches\  pubblicava 
in  Sinigaglia  dalla  tipografia  Angeletli- 
Pattonico,  e  naie  clie  ne  riassumerà  la 
compilazione  e  pubblicazione. 

SI NISATTl. Eretici  pocodiflerenti  da- 
gli agapeli  ramo  di  gnoslici  e  setta  compo- 
sta principalmente  dalle  Agapete  (^•),  i 
quali  abusando  del  principio  che  tutto  era 
lecito  alle  coscienze  pure, non  aveano  dif- 
ficoltà di  vivere  insieme,  sebbene  di  ses- 
so diverso  e  non  essendo  legati  iu  matri- 
luonio. 

r  SINISCALCO,  r.  Scalco. 

SINISTRI.  Eretici  così  chiamati  per- 
chè aveano  la  loro  Mano  (^.)  sinistra  iu 
orrore,  dimodoché  non  voleano  con  essa 
ricever  nulla  :  si  dissero  anche  Nc^aziani 

te  Sabboziani. 
SINITA.  F.  SixE. 
SINNA,  SINNAR  o  SINUARA.Sede 
vescovile  delia  provincia  proconsolare  di 
Africa  occidentale,  sotto  la  metropoli  di 
I  Cartagiue.  Ebbe  per  vescovi  Stefano  che 
'^  nel  4'  I  fn  «Ila  conferenza  di  Cartagine; 
Paolo  esiliato  nel  4^4  ^^  Unneiico  re 
de'vandali  cogli  altri  vescovi  cattolici  che 
disapprova  vano  l'erronee  proposizioni  dei 
donatisti;  Vittore  che  sottoscrisse  il  con- 
cilio di  Costantinopoli  del  553.  ìMorcelli, 
Africa  chr.  1. 1. 

SINNADA.  Sede  arcivescovile  della  i.' 
Frigia  Salutare  nell'esarcato  d'Asia,  eret- 
ta in  metropoli  nel  IV  secolo,  ed  esarcalo 
di  Frigia  nel  XIII.  Le  furono  sufTraganee 
le  sedi  vescovili  di  Eucarpia,  Dorila,  IVIe- 
tlaeo,I[)SooIpsopoli,PromesooPrimneso, 
Mero  o  Milo,  Lisia,  Augustopoli,  Briso, 
Otroo  Itro,  Nacolia,  Amadassa,  Aurocla, 
Prepenisso,  Cinaborio,  Stettorio,  Acroco, 
pinta  o  Phtia,  Sebindo,Ger.ipoli,Demo- 
lica,Gordorina,  Dapnudio,  Caborco,  Co- 
ni o  Deinelriopoli,  Scordapia,  Nicopoli, 
Cornilo,  Alope,  Cademna.  I  suoi  vesco- 
vi furono:  Attico,  s.  Agapito  1  notato  nel 
martirologio  romano  a'  ?.4  marzo,  Pro- 
copio intervenne  al  concilio  di  Nicca  nel 
3•.^  5,  Ciriaco  amico  di  s.  Cirolumosi  recò 


S I N  2G3 

in  Romane!  pontificalo  di  s.  Innocenzo  I; 
indi  Teodosio,  Agapito  II  che  andò  a  Co- 
stantiuopoli  a  chiedere  l'imperiai  prote- 
zione contro  Agapito  vescovo  de'mace- 
doiiiani  ch'erano  iu  Sinnada;  Severo  I 
sottoscrisse a'decreli  del  i.°attoMel  conci- 
lio d'Efeso  nel  43  1;  M'irinianofua  c|uello 
di  Costantinopoli  sotto  t  la  viano  e  contro 
Euliche;  Teogene  si  trovò  al  concilio  di 
Costantinopoli  sotto  Menna  e  in  cui  fu 
condannato  Antimo; Severo  Ilintervenne 
al  Vconcilio  genera  le;  Pau>iacod' A  panica 
fu  poi  ordimto  patriarca  di  Costanlmopoji 
e  i  greci  l'onorano  per  santo  a' I  3  maggio; 
Cosimo  fu  al  VI  concilio  generale,  Giovan- 
ni I  si  recò  al  VII,quinili  Michele;  Pietro 
fu  al  concilio  di  Fozio;  Giovanni  II,  Pan- 
laleone,  Liceta  che  trovossi  all'assemble  « 
del  1802  pel  cullo  delle  ss.  immagini;  N. 
sedeva  a  tempo  di  Giovanni  Cautacuzeno 
imperatore  deli  347,  Giorgio  deli45o. 
Questa  città  ebbe  altresì  questi  vescovi 
giacobili:  Giocouio  neIgGc)  regnando  Ni- 
ceforo  Foca  che  lo  fece  condurre  a  Co- 
stati ti  no  poli  per  dispula  re  co 'dot  tori  greci 
sopì  a  alcuni  articoli  di  fede;  Elia  chiama- 
to anch'esso  a  Costantinopoli  nel  i  02q,  fu 
lapidato  djl  popolo  perchè  non  volleabiu- 
rar gli  errori de'giacobi ti;. \bdon  ordinato 
nel  I  O75oirca,  poi  patriarca  di  Costaiiti- 
uo[)oli;  Bar-Turca  di  Zaid  in  Armenia 
trasferito  da  ^Ld)uga  a  Sinnada  e  poi  a 
Chabora.  Oricii^  dir.  t.  1,  p.  828,  t.  2, 
p.  i465.  S\ì\naihì, Synnndcn,a\  presente 
è  un  titolo  arcivescovile  in  partibns  che 
conferisceil  Papa,  ed  ha  comesuirraganei 
i  titoli  vescovili  e  pure  in parlibu^  Si  A- 
niorio,  Dorila,  Eucarpia,  Ipsoo  Ipsopoli, 
Filomelia,  Amadassa,  A  ugustopoli,  secon- 
do i  registri  concistoriali. 

SINNICClIIO.Vocederivatadalgreco 
i9(Vj/Vos,corrispondenteal  Ialino  cohabìta- 
tor,conluhcrnaUf,(\n^'^\  luogo  sotto  il  qua- 
le ricoverino  i  soldati  della  milizia  eccle- 
siastica e  sia  il  loro  alloggiamento. Dappoi- 
ché Smnicchio  vuolsignilìcarequel  Padi 
{^ione  o  Ombrello  {f'.)  o  Gonfalone  che 
si  porta  nelle  Processioni  (/".)da'capiloli 


264  SIN 

o  cleri  piti  insigni,  a  somiglianza  de' ta- 
bernacoli o  tende  o  trabacche  che  già  si 
usavano  perabitazioui  e  alloggiamenti  dei 
soldati  ue'carapi,  come  spiega  Tonigio, 
Hìslorìa  della  chiesa  di  s.  Giacomo  in 
Borgo  p.tSg. 

SINNIPSA.  Sede  vescovile  dell'Africa 
occidentale,  nella  IMauritiana  Cesariana, 
di  cui  fu  vescovo  Villatico  che  si  trovò 
nel4i  I  alla  conferenza  di  Cartagine. Mor- 
celli,  africa  chr.  1. 1 . 

SINODALE  o  SINODICA  LETTE- 
RA. /^.  Sinodo. 

SINODATICO.  r.  Sinodo. 
SINODO,  Synodus. Quesia  voce  greca 
significa  Concilio,  radunanza  o  congre- 
gazione, col  quale  antico  vocabolo  i  ss. 
Padri  chiamarono  i  concilii  e  le  sagre  a- 
dunanzede'prelati  per  definire  e  stabilire 
i  Dogmi  della  Fede,  e  le  leggi  sulla  Di- 
sciplina ecclesiastica  (^.),  non  che  per 
condannare  V Eresia  e  lo  Scisma  (^.))  e 
per  altre  materie.  Sempre  i  concilii  o  si- 
nodi furono  e  sono  uno  de'mezzi  più  ef- 
ficaci per  sostenere  nella  Chiesa  l'unità  e 
la  fede,  l'organismo  e  la  vita  dellaChiesa. 
Il  falso  sinodo  o  assemblea  illecita,  irre- 
golare >  tumultuosa j  quella  degli  eretici 
e  scismatici  si  chiama  Conciliabolo  (^  •)• 
Dichiara  il  Nardi,  De  parrochi,  che  la 
parolai^/HOf^o  nell'antichità  non  significò 
mai  sinodo  diocesano,  ma  significava  co/z- 
cilio  generale  o  provinciale,  e  non  indi- 
cava che  radunanza  di  vescovi;  poiché  i 
sinodi  diocesani  cominciarono  tardi,  e  non 
se  ne  trova  traccia  che  alla  fine  del  VI 
secolo.  I  sinodi  o  concilii  provinciali  si  te- 
nevano due  volte  1'  anno,  e  ciò  era  più 
che  sufficiente  per  risparmiare  la  celebra- 
zione de'sinodi  diocesani; giacché ne'pro- 
vinciali  facevansi  tutte  le  leggi  occorrenti, 
si  terminavano  le  cause,  si  giudicavano 
i  rei, si  ricevevano  le  appellazioni  de'gra- 
■vati  dal  proprio  vescovo,  si  rifortnavano 
gli  abusi,  ec.  Osserva  ancora  il  Nardi,  che 
lo  stesso  concilio  di  Trento  {f^ .)  chiama 
sempresestes';oi9<r7/?c<tt  Synodns.  Ne'pri- 
nii  tempi  delia  Chiesa  il  sinodo  o  consi- 


Sl  N 
glio  permanente  ed  unico  del  vescovo  e- 
ra  il  Capitolo  o  Presbiterio  {V-),  ossia   i 
Preti  e  ^/V? co/»* (/^.)  cattedrali.  Il  vescovo 
nulla  anticamente  faceva   d'importante 
senza  sentire  il  parere  de'suoi  Canonici 
(/^.),  il  radunare  i  quali  è  ciò  che  spesso 
incontrasi  ne'primi  secoli,  cioè cortc/o^;re- 
sbyterio,  diressimo  oggidì  fatto  capitolo 
co/ fe^coi'o.  A  Ila  fine  delVI  secolo, quando 
divennero  meno  frequenti  i  concilii  pro- 
vinciali, cominciarono  i  Sinodi  diocesani, 
ì  quali  nacquero  dalla  volontà  óe'f'^escovi 
(F.),  die  radunavano  il  loro  clero  per 
pubblicarvi  le  leggi  stabilite  nel  concilio 
provinciale,  per  ammonir  gli  ecclesiastici 
de'loro  do  veri  e  dell'osservanza  del  le  men- 
tovate leggi,  pc"  iscrutinare  come  erano 
osservate  le  leggi  de'roncilii  anteriori,  e 
per  esaminarvi  i  preti  sulla  scienza,  sul 
costume,  e  sulle  cose  del  loro  uffizio,  per 
istruirli  come  loro  padre  e  maestro:  ecco 
l'origine  de'sinodi  diocesani.  Le  lettere 
Sinodali  o  Sinodiche  si  spedivano  da've- 
scovi  in  concilio  adunati,  e  percliè  i  con- 
cilii sono  slati  alcune  volte  denotali  col- 
l'appellazionedi  Tractatus,  come i\i  fallo 
da'Papi  s.  Leone  I  e  s.  Jlaro,  e  da  Vigi- 
lio vescovo  Tapsense,  quindi  pure  tali  E- 
pistole  sono  state  (jualche  volta  designate 
col  lerminedi  Lettere  Tractatoricie;e  In- 
vitatorie si  dissero  quelle  lettere  sinodali 
che  il  Papa  spediva  a'vescovi  immedia- 
tamente a  lui  soggetti, per  in  vi  tarli  aRoma 
per  l'anniversario  di  sua  elezione,  nella 
quale  occasione  si  soleva  celebrare  un  si- 
nodo. Pretende  Bernardino  Ferrarlo,  De 
aut.Eccles.Epist.  gen.  lib.  2,  cap.  2,  che 
le  lettere  sinodali  o  sinodiche  o  tracia- 
toriae  abbiano  più  specialmente  signifi- 
cato quelle  lettere,  con  cui  i  vescovi  ac- 
cusavansi  presso  il  concilio  di  non  aver 
potuto  intervenirvi, come  quelle  altre  an- 
cora ,  colle  quali  il  concilio  denunziava 
scomunicate  alcune  persone.  Checché  ne 
sia,  era  uso  comune,  terminate  le  sessioni 
di  (poesie  ecclesiastiche  assemblee,  che  dai 
vescovi  intervenuti  vi  s'indirizzassero  a 
uomo  di  tulli  sillullc  lettere  secondo  le 


I 

SIN  SIN                     2GT 

circostanze,  o  ai  l'ii[»i,  oai  patriarchi,  o  clcll'iinpeiafoie  Anieriano.  Pure, quando 
ad  alili  vescovi,  o  ad  allre  chiese,  o  ve-  potessi  non  incontrar  la  taccia  di  temerà- 
lamenle  a^l'iinpcrafori,  o  ai  re,  oailaltii  lionelcoTiliaddiread  iioinudi  liintaslima 
principi.  Dice  il  Rinaldi  all'anno  [42,  n.°  nel  mondo  erudito,  direi  che  Aurehano 
8, chesiappellaronolettere  sinodali  quel-  verauienle  salì  all'impero  nel  270  e  fu 
le  che  i  sinodi  scrivevano  a  diversi,  e  se  aiMoredeWa  i  o.Ttrseciizione delia  C/a'f- 
erano  scritte  a  tutti  i  cristiani  o  dal  con-  sa  (/^ '),  laonde  tanta  puliblicità  mi  pare 
cilio  odal  l*apa,  ovvero  da  altri  per  altre  alipianlopericolosu  a  (picirc[)oca.  Inoltre 
occasioni dicevansi  Encicliclie[r'.).  Wso-  asserisce  il  prelato,  che  s.  Giegorio  I  del 
no  altresì  lettere  sinodiche  scritte  da  un  5go  forsefu  il  i  .°ad  inviareall'miperatore 
solo  vescovo,  le  quali  peròerano  il  risulla-  la  sinodica,  lasciandoci  un  inonumentodi 
mento  di  qualchesinodo  diocesano  da  lui  innillà  colla  lettera  scritta  all'imperatore 
celebiato:  tale  si  è  quella  di  Rnlerio  \e-  IMauiizio  :  queste  lettere  di  pai  tecipazione 
scovo  di  Verona  nel  secolo  X,  Concil.  t.9,  a'sovrani  non  andarono  più  in  disuso,  e 
p.  1268,  dove  molte  istruzioni  e  regole  di  esse  sino  a'nostri  giorni  persevera  la  co- 
si contengono  spettanti  a'coslumi  e  alla  slumanza,  ma  spontanea  e  (jual  mero  ai- 
disciplina.  Sotto  lo  slesso  nome  di  sinodi-  to  di  oniciositìi.  E  il  padre comnnede't'e- 
che  sono  riconosciute  quelle  lell^Me  a'pa-  deli  che  si  fa  conoscere  a'capi  delle  nazioni 
tiiarchi  e  metropolitani  inviate  da'nuovi  sue  figlie,  facendolo  poi  coWtiLeUticapO' 
Papi, nelle  quali  esponevano  la  loro  Pro-  sloUclif[F.)d\\'G^\i,co^a\.o  cattolico;  qua- 
fcssione  di  ftiìe  {/'.)  :  con  simili  leltere  siallreltanlo  praticanoi  nuovi  vescovicol- 
proteslavano  a'  l'a[)i  la  loro  i  patriarchi  le  loro  diosesi,  colle  leltere /'(/.«/o/v/// (/'.). 
ed  i  metropolitani.  ÌMg,^  Marino  I\Iarini  II  y^accaria  utW OuoniasUcou  riilitalc  de- 
nella  Disscrt.  di  cui  si  legge  un  sunto  nel  finisce  la  lettera  sinodale:  Sinodale  ila 
ii."Go  del  Diario  di  Roniai'^^'j  :  Dellt  appellabant  lilteras,  quassumuius  Pon- 
leltere  scrittesi  vicendevolmenle  dai  ro-  titex,  aut  eliam  metropolilanus  ad  ec- 
viani  Pontefici  e  dai  principi  cattolici^  clesiam  quampiam  dabut,  orilmato  ejus 
ncllt  loro  rispettiic  promozioni  al prin-  episcopo.  Dicebantur  aiitem  Synodalt, 
cipalo  e alponti/ìcato, nf^i^nsce  che  \ì?a[ìì  partim  quia  miltebantur  ex  synodo  vel 
davano  parte  agl'imperatori  della  (ìropria  romano  Pontifici,  vel  metropolitica  seu 
elezione, accompagnandolacollasinodica.  provinciali;  pailim  quia  legcbanlur  in  sy- 
Dalla  risposta  dipendeva  l'amuiissioneai-  nodo,  cui  praepositus  eral  novusepiscu- 
la  cattolica  comunione,  il  ricevereel'e-  pus.  JN'otanduu)  aulem,  ijusmodi  lilteris, 
sporre  pubblicamente  le  i,ue  Immagini,  cuni  mitlerenlur  e  synodo  summi  Pon- 
faredi  lui  menzione  ne'sagri  Dittici  enti  lificis,Pontificemsolumsnbscripsissc;cuaj 
divini  ullìzi ,  collocare  le  sue  lettere  sul  vero  e  synodoalicujus  melropolitani.nou 
sagro  altare,  riporle  nella  confessione  di  solum  metropolitanuu),  sed  omnes  eliam 
s.  Pietro  o  sopra  il  suo  corpo,  o  sotto  i  episcopos,(jui  inlerluerant,subsciipliones 
libri  degli  evangeli.  Colle  sinodiche  poi  suas  addidisse.  Le  formole  si  ponno  veile- 
chei  Papi  trasmettevano  ilal  sinodo  a'pa-  re  nel  Whio  Diurno  (f.).  La  sinodica  poi 
Iriarchieagli  altri  prelati  nell'annuuziar  ecco  come  la  spiega  Zaccaria:  Synodtca 
la  propria  loro  elezione,  rentlevano  le-  epistola  eiat.tpiat-piscupuseleclionissiiae, 
sliinonianza  allaCihiesa  di  loro  ortodossia,  et  ordinationis  notiliaui,  prolessionem  fi- 
raccomandavansi  alle  altrui  orazioni,  e-  dei  inserta,  ad  principalioressede»  dirige- 
soi  lavano  tulli  all'adempiineiilu  de'pru-  bai.  Id  vero  polissiuium  oblinuilin  suiu- 
pri  doveri.  Di  (pieslesinoiliche  dice  n)g.''  uio  Ponlilice,  ci  paliiaichis;  nani  et  ille 
Rial  ini  e>sere  I  incomincia  me  11  lo  così  a  n-  s\  nodicassna>  uni  \ersis  pali  i.iiilii><,el  pri- 
ticojchcuuudubilijpolctiuiidiatcu'lcuj^ii  Uialibua  da  balco.  yclciirt^uliJ,ui  ail  Gu* 


266  SIN 

lasius  in  epistola  ad  Enpliemium  palliar- 
duini  Constanfiiiopolitanum;  ci  di  cae- 
teiis  patiicMclMSj  ac  praeserlim  lotnano 
PoDlincijUtEuticIiiusConslantinupolita- 
ims  in  Synodica  ad  Vigiliuns  Papam.  Si 
chiama  Sinodalico  il  dirilto  che  i  curati 
e  gli  abbati  pagano  a' vescovi  ue'^inodi, 
a'  quali  sono  obbligati  d'intervenire.  Il 
<;oncilio  di  Braga  del  072  ne  parla  come 
d'un  uso  ch'egli  autorizza,  e  clic  non  era 
nuovo.  Il  siaodatico  è  lo  slesso  che  il  cat- 
Icdralico,  diritto  o  censo  che  ptigasi  al  ve- 
scovo, prò  lionore  cathalrac,  dicendosi 
sinodalico  perchè  pagasi  ordinariamente 
iie'sinodi  da  coioroche  vi  assistono,  quau- 
lunque  si  paga  anche  altrove,  a  seconda 
tlella  consuetudine,  più  o  meno  conside- 
rabile secondo  l'uso  de'Iuoghi.  Il  Magri 
dice  che  Sy  no  da  ti  e  uni  signilica  il  sussi- 
dio che  Somministrano  i  vescovi  ai  loro 
luelropolitani  per  le  spese  da  farsi  nel  si- 
nodo |)rovinciale,  come  anche  il  sussidio 
che  somministra  il  clero  al  suo  vescovo 
pel  sinodo  diocesano.  Il  diiitto  di  sino- 
dalico o  calledralico  essendo  stalo  conte- 
i>lato  a  molli  vescovi  negli  ultimi  secoli, 
ne  venne  trascurato  il  pagamento,  anche 
per  e>sersi  tralasciala  la  frequente  cele- 
brazione de'sinodi.  Del  sinodo o sedicente 
óVi/j/oA^or/o  per  ma  nenie  della  chiesa  gre- 
co-scismatica di  Coslantinopoli,e  di  quello 
della  chiesa  greca  o  ellenica  nel  nuovo  re- 
gno di  Grecia,  ne  parlai  a  Grecia, mentre 
a  Russia  trattai  del  cosi  detto  ó^^/ito  Si- 
nodo della  chiesa  scismatica  greco-russa. 
La  chiesa  romana  non  è  separata  dall'o- 
riente, sono  gli  scismatici  d'  oriente  che 
si  separarono  dalla  chiesa  romana;  la  qua- 
le, madre  univcrsale,sleiKlele  braccia  a'4 
punii  cardinali  del  glolioindilTerenlemen- 
te,  ed  abbraccia  greci  e  cofùj  armeni  e 
abissini,  'giorgiani  e  ruteni ,  slavi  e  al- 
banesi,  senza  inquietare  chi  Iia  riti  di- 
versi, purché  a  lei  si  congiunga  in  unità 
di  fede,  di  carila,  di  ubbidienza;  ed  ap- 
punto per  questo  da  tutte  le  nazioni  an- 
che orientali  ella  invitai  vescovi, purché 
uou  sicuo  scisiualici,  quando  raccoglie  i 


SIN 

suoi  sinodi  ecumenici.  La  chiesa  cattolica 
romana  è  quella  che  tutte  abbraccia  le 
parti  del  mondo  e  i  riti  ciistiani,  e  nel- 
la quale  i  greci,  maroniti,  cinesi ,  giap- 
jwnesi, egiziani  e  e//opt  acquistano  quel- 
la energia  che  nello  scisma  perdono  gli 
slessi  europei.  Tanto  e  meglio  si  traila 
nella  Civiltà  cattolica  t.  5,  serie  1.^:  Pa- 
rola d' un  cattolico  romano  in  risposta 
alla  Parola  dell'ortodossia  greco  russa. 
Presso  i  pagani  il  vocabolo  AVjor/o  servi- 
va a  indicare  alcune  società  dedicate  ad 
Apollo  e  ad  altri  numi,  pel  loro  cullo,  ed 
in  parte  somiglianti  alle  nostre  congrega- 
zioni pie  o  Sodalizi (P^.).  I  sinodi  de'pa- 
ganì  aveano  i  pantomimi,  i  quali  porta- 
vano in  giro  i  simulacri  de'Ioro  falsi  Dei, 
per  rappresentare  innanzi  loroqualchesa- 
gra  azione  de'medesimi,  principalmente 
cogestì  senza  parlare.  Aveano  il  sacerdote 
per  ricevere  i  doni  sagri,  e  per  fare  una 
specie  d'iniziazioni.  In  Atene  eravi  un  si- 
nodo consagrato  a  Giove  ospitale.  Il  si- 
nodo d'Apollo  si  componeva  di  persone 
da  teatro  chiamate  sceniche,  poeti,  can- 
tori, suonatori  d'istrumenti,  pantomimi. 
Di  questi  sinodi  parlarono  il  Grulero  e 
il  p.  Corsini.  Ma  dal  profairo  cullo  tor- 
nando ai  sinodi  della  Chiesa  di  DiOj  ri- 
corderò che  all'articolo  CoNciLio,ollre  di 
avere  riportata  la  spiegazione  dell' eti- 
mologia di  questa  adunanza,  generale  o 
parziale  de'prelali  della  Chiesa,  per  con»- 
sultare  e  deliberale  sugli  allari  della  me- 
desima, parlai  delle  sue  4  specie,  gene- 
rali o  ecumenici,  nazionali,  provinciali, 
diocesani:  questi  ultimi  furono  più  comu- 
nemente nel  progresso  de'secoli  chiamati 
Sinodi,  presieduti  da'rispelti vi  vescovi,  e 
riportai  la  definizione  che  lece  Benedetto 
XIV  SI  del  concilio,  che  del  sinodo  dio- 
cesano. Indi  tenni  proposilo:  i  ."Dell'ori- 
gine, necessità,  autorità  de'concilii,e  col- 
lezione di  essi,  avvertendo  che  di  tutti  i 
concilii  generali, nazionali  e  provinciali  ne 
trattai  a'ioro  parziali  articoli,  ed  a  quelli 
eziaiulio  relativi  pe'canoni  che  di  essi  vi 
liproduco, fuceudoue  la  compendiosa  de* 


SIN  SI  N                     2G7 
scrizlone,couje  feci de'coiiciliaboli.  Quali-  dicaziuneili  tempo,  secondo  roccoirenza 
lo  poi  a'concilii  diocesani,  egiialnjeiite  ai  ile^li  alFari.  In  st  gitilo  vennero  convocati 
Joio  speciali  articoli  ne  pai  lai  d'un  gran-  due  voUl-  all'anno^  poi  una  volta  a  se- 
dissimo  numero.  2.°  Del  rispetto  dovuto  coiida  dell'ordinato  nel  concilio  di  Lale- 
a' concili!,  loro  autorità,  convocazione  e  raiio  IV  e  da  quello  di  Trento.  Tutti  co- 
conferma.  3. "Persone  clielianiio  luogo  e  l.jroi(|ualisonoiiicaricali  dclgovernodel- 
voto  ne'concilii.  4-  Ccieinonie,  forma  e  le  cliiese  parioccliiuli  o  altre  secolari,  aii- 
modo  della  celebrazione  de'concilii,  e  ce-  che  annesse  o  dipendenti  dalle  abbazie  e 
l'emonie  ed  ordine  de'concilii  generali. 5.°  ordini  esenti;  tulli  i  regolari  esenti  o  non 
Numerode'concilii  generali, ed  altrenoti-  esenti,  che  non  sono  soggetti  a' capitoli 
ziesu  di  essi. G. "De'concilii  particolari ona-  generali,  oche  posscdono  benefizi  in  curii 
zionali.  7."  De'concilii  piovinciali.  8.°Dei  d'anime,  sono  in  dovere  d'assisleie  al  si- 
conciliidiocesani.  Aduncpie  in  rjueslo  ai  ti-  nodo  e  ponno  esservi  costretti  sotto  pena 
coloaggiungeròaltre  analoghe  erudizio-  di  scomunica  u  d'altre  pene  in  arbitrio 
ni,iipoleròdiveisicaiioui  de'concihistessi  del  vescovo.  Anticamente  dovevano  io- 
che  li  riguardano,  e  diiò  del  recento  rav-  tervenirvi  tulli  i  preti  e  diaconi  anche  non 
•vivalo  zelo  della  celebrazione  de'concilii  benefiziati, ed  i  sacerdoti  colle  vesti  e  vasi 
provinciali  e  de'  sinodi  diocesani.  Altre  sagri,  per  provarvi  la  messa  e  altre  cose 
volle,  in  tutte  le  proviacie  della  Chiesa,  di  ministero  sagro.  Oltre  gii  utensili  sa* 
ed  a  certi  delermiiiati  tempi,  i  vescovi  u-  gri,doveanoi  preti  portar  seco  carta  ([)er- 
savano  riunirsi  sotto  la  presidenza  del  Io-  gameiia)ecalamaiu,  per  iscrivervi  le  leggi 
ro  metro[)olitano  per  costituirsi  in  sino-  che  nel  sinodo  il  vescovo  avrebbe  impo- 
do  o  concilio  provinciale.  Queste  assein-  ste,  e  da  mangiare  per  3  gioì  ni.  Oggidì 
blee,  cotanto  utili  per  la  gloria  della  Chie-  devono  intervenirvi  tutti  i  canonici, man- 
sa  e  pel  mantenimento  della  disciplina  zionari  e  benefiziati,  o  cappellani  calte- 
ecclesiastica,  e  che  concorrevano  si  pò-  diali  edi  collegiate, i  vicari  foranei,!  par- 
tenlemente  ad  alimentare  non  solo  tra  i  rochi  e  quanti  sono  gli  altri  benefiziali, 
primi  pastori,  ma  pure  tra'ledeli,  lo  spi-  e  vi  hanno  volo  se  piace  al  vescovo,  se- 
nio di  unione  e  di  carità  cristiana,  non  greto  opubblicocome  vuole  il  medesimo 
erano  più  di  un  uso  generale.  L'  Ante-  pastore.  Lo  scismatico  sinoilo  d'Utrecht 
rica  però,  e  la  provincia  ecclesiastica  di  fece  i  preti  giudici  del  >inodo,  e  lo  stesso 
Balliinora ,  e  ne  riparlai  a  l\F.rui!DLicv ,  praticò  il  conciliabolo  di  Pistoia.  In  quei 
celebrò  diversi  utilissimi  sinodi,  facendo  sinodiscìsmatìcisi  ha  l'inipudenzadichia- 
prosperare  rincremento  del  caltolicismo  mar  padri  i  congregali  in  sinodo,  ove  il 
in  quella  immensa  regione.  solo  vescovo  è  padre.  ìNun  si  può  usare 
11  lei  niiiieiS'//zo(^/o  [)rendesi  talvolta  pei  questa  espressione  che  per  un  coiiciiio  di 
concili!  generali,  nazionali  o  provinciali  ,  vescovi  (!  rjuali  sono  padri),  senza  andar 
come  li  chiamò  l'antichità,  ma  pici  di  so-  incontro  alla  taccia  di  scisma  o  di  crassa 
venie  e  [iropriamente  per  la  convocazione  ignoranza.  Il  solo  vescovo  è  padre  e  le- 
che  f.i  un  vescovo  del  clero,  parrochi  e  gislatore  in  sinodo,  egli  è  suìo  pastore  e 
altri  benefiziati  della  sua  diocesi,  per  larvi  dottore.  In  sinodo  i  benefiziati  devono  pa- 
qualche  correzione  of|ua  Ielle  regolameli-  gare  al  vescovo  il  catteilraticoo  smoda  lieo, 
lo  relativo  al  buon  ordine  e  alla  purezza  cioè  al  vescovo  o  al  di  lui  deputato,  tri- 
dc'costumi,  essendo  stali  prec![)uamente  buio  e  segno  di  soggezione,  nella  somma 
istituiti  per  l'istruzione  del  clero,  e  per  proporzionata  a'Ioro  redditi  oagli  usi,  a 
l'esame  de'pi  et!  cheliicevail  vescovo,  ^'ei  tenore  del  prescritto  dal  gius  Ciuiunico.  I 
primi  secoli  della  Chiesa  isinodi  diocesa-  sìnodiautii  liieianoKitlispecialmeiiteper 
uisi  Icucvuuu  lrc(|uculcmculc  e  senza  iu-  csamiuarvi  tutti  i  indi,  cuu  csauiC  reale 


2G8  SIN 

degli  ariedi  sagri,  paramenti  e  libri  pei* 
uso  del  loro  iniiiislero,  e  personale  sulla 
messa,  sagramenli  ce:  trovali  ignoranti 
si  sospendevano  e  levavansi  dalle  pievi  o 
parrocchie.  Le  leggi  d<i  pronuilgarsi  nei 
sinodo,  il  vescovo  è  obbligalo  nioslrarle 
prima  al  capitolo  per  averne  consiglio.  11 
capitolo  cattedrale  non  è  obbligato  gene- 
ralmente parlando  d'intervenire  al  sino- 
do: vi  è  però  il  caso  in  cui  si  ponnocostrin- 
gerei  canonici  a  intervenirvi,  non  già  tut- 
ti, ma  almeno  per  de[)ulati,  e  questo  caso 
è  frequente,  quando  cioè  vi  si  debbono 
trattare  materie  che  appartengono  alla  ri- 
forma del  costume  di  tutti,  all'uniziata- 
ra  o  agl'interessi  capitolari:  vi  si  devono 
però  invitare.  Il  vescovo  può  non  inter- 
venire al  sinodo  e  farlo  presiedere  e  fir- 
marne gli  alti  a  nome  suo  da  chi  vuole: 
al  sinodo  diocesano  di  Salisburgo  del  1420 
presiedettero  per  l'arcivescovo  il  preposto 
e  l'arcidiacono  cattedrali,  il  capitolo  in 
sede  vacante,  o  essendo  impossibilitalo  il 
\escovo  a  stare  in  diocesi,  può  tenere  il 
sinodo,ed  essendo  in  esilio  l'arci  vescovo  di 
Cantorbery,  quel  capitolo  nel  secolo  XII 
tenne  un  sinodo;  ed  il  concilio  di  Rouen 
«lei  1 58  1  dichiarò  che  in  sede  vacante  il 
capitolo  presiede  al  sinodo:  nel  1027  es- 
sendo lontano  il  vescovo  d'Elne,  il  capi- 
tolo celebrò  il  si  nodo.  In  sede  vacante  dun- 
que il  capitolo  può  tenere  il  sinodo  e  pre- 
siederlo, essendo  egli  il  depositario  del- 
l'autorità egmrisdizioiie  vescovile,  per  cui 
elegge  il  f  icario  capitolare [F^.).  Quanto 
all'ordine  di  precedenza  e  vestiario  nel 
sinodo  diocesano  ,  i  canonici  vi  hanno  i 
primi  posti  a  fianco  del  vescovo,  e  indos- 
sano in  sinodo  i  paramenti  sagri  quando 
gli  ha  il  vescovoancora,  la  qual  distinzione 
si  fa  ai  vicari  foranei  che  indossano  il  pi- 
viale: gli  allri  tutti  debbono  rimanere  in 
cotta.  Dopo  i  canonici  cattedrali  lianno 
posto  nel  sinoilu  diocesano  gli  abl)ati  dei 
iegolari,ed  i canonici  di  collegiale:  i  man- 
sionari seguono  i  loro  corpi  canonicali,  se- 
tlcndo  sotto  i  medesimi,  pricna  de'vicari 
foranei,  dc'^^urrochi  u  ullii  bcuciìziali.  1 


SIN 
parrochi  incedono  dopo  i  vicari  foranei  e 
j)rima  degli  altri  benefiziati,  e  tra'parro- 
thi,  i  pievani  precedono  i  parrochi  di  cit- 
tà, perchè  hanno  de'parrochi  filiali  sotto 
di  loro,  ed  anche  per  l'antichità  dell'isti- 
tuzione, quella  dei  pievani  risalendoal  IV 
secolo,  (|uella  de'parrochi  cominciò  dopo 
il  1000.  Il  vescovo  SaineìW,  Leti,  eccles. 
t.  2,  lett.  20  :  Della  podestà  del  vescovo 
intorno  al  sinodo  diocesano ^  confuta  la 
proposizione  tratta  dal  Pontificale  Roma- 
zio  sul  concilio  provinciale,  ed  applicata 
al  sinodo  diocesano,  che  le  costituzioni 
sinodali  diocesane  devono  essere  confer- 
mate, ^/p/ace/,  dal  clero  interveniente  al 
sinodo,  poiché  quello  è  un  puro  placet 
ceremoniale,  non  assenso  legislativo,  per- 
chè Sebbene  alcuni  ola  maggior  parte  con- 
traddicano,ciò  non  ostante  il  vescovo,  an- 
corché tutto  il  sinodo  dissentisse,  fa  e  pub- 
lica  le  leggi,  purché  sia  preceduto  il  solo 
consiglio  del  capiloloj  quale  è  tenuto  il 
vescovo  richiedere  e  non  seguitare.  E  in- 
dubitato che  il  vescovo  debba  congregare 
il  sinodo  nella  sua  diocesi,  senza  licenza 
consenso o consiglio  di  chicchessia, secon- 
do la  disposizione  del  concilio  diTrento, il 
quale  inoltre  rinnovò  il  canone,  che  il  ve- 
scovo negligente  a  con  voca re  il  sinodo  sog- 
giace alla  pena  della  sospensione. E  certis- 
simo che  il  vescovo  nel  sinodo  diocesano, 
[)uò  (àrstatuli  e  costituzioni  per  Tecclesia- 
slica  disci[)lina  ad  esterminio  degli  abusi 
e  per  altri  elìetli  come  a  lui  parerà  meglio 
espediente.  E'  vero  però  ch'egli  è  tenuto 
a  chiedere  il  consiglio  del  suo  capitolo  iu*  ^È 
torno  a  tali  statuti  e  costituzioni,  non  per-  ^1 
che  sia  tenuto  a  seguitare  dello  consiglio, 
ma  perché  il  capitolo  o  i  suoi  deputali  pon- 
no  allegar  tali  cause, che  il  vescovo  si  può 
muovere  a  pigliar  forse  miglior  partilo  per 
la  spedizione  di  ciò  che  deve  fare. Laonde  è 
comune  presso  tutti  i  canonisti,  che  in  far 
le  leggi  sinodali  deve  il  vescovo  cercare 
non  dconsenso,  ma  ilconsigliodel  capito- 
lo, e  questo  ancora  non  é  tenuto  a  seguita- 
recome  da  due  letleredella  congregazione 
del  cuucilio  deh  592  e  1 5y  y  che  riprodus- 


SIN  SIN  yfH^ 
seSarnelli.E  la  l'agione  principale  (-,  per-  se  e  l)ene  os<;ervnte.  I  pocìii  sinodi  anti- 
che il  vescovo  solo,escliiso  il  cnpitolo,  ha  chi  che  restano,  sono  di  dneo  tie  farria- 
la  giurisdizione  dei  mero  impero  e  la  pò-  te;  più  si  è  venuto  in  secoli  vicini  a'no- 
deslù  di  convocare  il  sinodo  e  di  fire  in  stri,  e  più  si  sono  f.illi  lunghi.  Se  si  te- 
esso  statuii:  le  quali  cose  non  sonodi  quel-  nessero  ogni  anno,  come  i  canoni  voglio- 
la  giurisdizione  che  ha  il  magistrato,  co-  no,  sarebbero  brevissimi.  In  vece  moltis- 
m'è  la  cognizione  delle  cnuse,  ma  di  me-  simi  vescovi  non  lo  celebrarono  mai,  e 
ro  impero  che  non  ammette  partecipa-  pochi  sono  quelli  che  più  d'una  volta  lo 
zione  altrui,  allriiuenti  si  dividerebbe  il  adunarono.  Ogni  anno  poi  i  vescovi  do- 
diritto  monarchico  die  ènei  vescovo,  se  vrebbero  tenere  il  sinodo,  sia  stalo  o  no 
il  diritto  di  far  le  leggi  si  dividesse  col  ca-  celebrato  il  concilio  provinciale.  Quando 
piloIo,comesaiebbeseavesse  bisognodel  i  sinodi  erano  raii,  il  mododi  [iromu'gar 
suo  consenso.  E  quindi  nasce  quell'altra  le  leggi,  non  essendovi  allora  il  comodo 
dottrina,  che  il  vescovo  può  dispensare  della  stampa  non  ancoia  inventata,  era 
sopra  lo  statuto  o  la  coslituzionesinodiile,  diverso.  Talora  pubblicavansi  nellecat- 
senzaconsensodelcapitoloesenzacagione:  ledrali  ,  collegiate,  parrocchie  ed  orato- 
perche  avendo  egli  solo  tatto  lo  statuto  o  rii,  o  sia  in  tutti  i  luoghi  consagrati  a  Dio. 
costituzione,  egli  solo  la  tlispcnsa;  essendo  Talvolta,  specialmente  se  erano  riguar- 
gli  altri  nel  sinodo  solamente  consultori,  danti  gli  ecclesiastici,  si  promulgavano  le 
Onde  egregiamente  il  cardinal  Dellarmi-  leggi  sinodali  per  mezzo  de'vicari  foranei, 
no,  DeCoiic.  e.  4>  asserisce  che  i  sinoili  tale  altre  col  radunare  il  clero.  Oniciali 
diocesani  appena  si  ponno  chiamar  con-  del  sinodo  sono  il  promotore,  il  segreta- 
cilii,  non  essendo  in  essi  veruno  che  ab-  rio,  i  lettori  e  coadiutori  segretari,  gli  e- 
bia  giurisdizione,  tranne  il  solo  vescovo,  saminatori,  i  giudici,  i  notari,  i  sostituti 
Si  eccettuano  però  que'soli  casi  espressi  ec.  1  sinodi  si  sogliono  celebrare  nelle  Chi- 
nai diritto  canonico,  che  si  riducono  o  in-  ledrali  (f-);  anticamente  si  celebrarono 
torno  a  quelle  cose,  delle  quali  la  legge  in  Sagreuia  (/  .) ,  o  nel  Sacmn'o  (/'.) 
canonica  espressamente  dispone;  ovvero  della  chiesa  o  della  basilica.  I  sinotli  si 
a  quelle  che  concernono  il  comune  iute-  celebrano  pure  dagli  ordinari  delle  ab- 
resse  ilei  vescovo  e  del  capitolo,  oppure  bazie  nullius  flioecesis,ed  egualmente  si 
circaall'alienazioni.  Concludeil  dottoSar-  pubblicano  colla  stampa,  come  notai  in 
nelli,  che  solo  il  vescovo  sottoscrive  il  si-  diversi  luoghi  in  cui  lùrono  tenuti.  Sisto 
nododiocesano, ch'egli  solo  ha  fatto, e  non  V  colla  bolla  Deus  mi  lem,  conìenuhì  nei- 
vi  si  deve  sottosciiveie  nessun  altro.  I  de-  l'altra  Tniniensn  aeltrni  Dei,  tie'a?.  gen- 
creti  de'sinodi  si  sottomettono  all'appio-  naioi  SU';, Bull.  liom.  t.4,par. 4,p-  3o'2  e 
vazione  della  s.  Sede,  ed  il  Papa  li  dà  ad  3f)(S,  obbligò  i  vescovi  e  altri  ordinari  di 
esaminare  alla  Congregazione  del  con-  sottoporre  alla  censura  della  s.  Sede  i  de- 
c///o  {/'.);  ipiesla  riportata  si  suole  stani-  creti  ile'loro  concilii  provinciali  e  de'Ioro 
pare.  Dice  il  Nardi,  che  gli  antichi  sono  sinodi  diocesani.  Fa  quoniani  eodem  con- 
assai  brevi,  e  che  i  sinodi  non  sono  fatti  cilio  Tridentino  decrttnni  est,  Synodus 
per  pubblicare  ad  ponipam  un'opera  di  proi'ineiales,  lertio  quoque  anno,  dioecf- 
dogmatica,  morale,  canonica  e  liturgica;  sanas singulis annis relrhrai i dcherejd i/i 
allora  il  legislatore  appena  sa  cosa  ha  det-  executionis  usum  ab  iis^quoruni  inleirst, 
to,ed  1  sudditi  non  sannocosa  debbano  os-  ìndurieadenirongregatiopro'i.'idtbit.Vrn- 
sei'vare.  I  libii  ecclesiastici  sono  numero-  vincialiuni  vero,  uhn'is  terra  rum  ilLie  re- 
si ;  il  sinodo  non  deve  contenere  che  le  lehrentnr,  decreta  ad  se  rnilli praeeipiet, 
poche  leggi  necessarie  alla  rif  >rnia  tiegli  eaque  singula  expendet  et  recognosrcl. 
abusi  iuliodolti  uella  diocesi:  poche  co-  I\ilriarcluiruuipiaclciva,prinialutn,ar- 


270  S I N 

rlìirpìsropnriin/  et  cpiscoporum  (qulhus 
BP).  Aposlolorutn  Liriìina  certo  constifu 
fo  terDpore  visitare  nlia  nostra  sanctione 
Y\%<,i\m  eS:\.)poslnlala  a  lidia  t  ci  quae  Con- 
i^regatio  (pio  executioneet  inleipretatio- 
ne  Concilii  Tridentini)  ipaa  per  se  pò- 
(crii,  ex  carilalis,  el  jusliliae  nonna  eX' 
pi  dia  (^  majora  ad  nos  rrfernt  cui  fra' 
trihn.s  uostiis  episcopis  quantiun  ciini  Do- 
mino  licei,  gvalificnrì  cnpinnis.  Il  Papa 
non  solo  approva  i  sinodi  dell'occiciente, 
ma  anche  di  tutte  le  [)arti  del  mondo:  nel 
Bull.  Pont,  de  propaganda  fide,  ve  ne 
sono  diversi  esempi,  anche  de'vicari  apo- 
stolici,e  nel  1. 1 ,  p.  198,  il  breve  y^/705/o- 
latiis  ofjìcinm,  de'a-ì  dicembre  1672  di 
Clemente  X,del  sinodo  di  Tonckino  ce- 
lebrato dal  vicario  a[)oslolico  Pietro  ve- 
scovo di  Berito.  Altro  e  recente  esempio 
di  sinodo  celebrato  dai  vicari  apostolici, 
è  quello  di  Pondichery  noSX Indie  orien- 
tali {y.),  massime  sulla  foimazione  del- 
V Indigeno  clero  [F.),  celebralo  nel  f^en- 
naio  I  844)  approvalo  per  Gregorio  XVI 
dalla  congregazione  di  propaganda //V/e, 
e  pubblicato  in  Roma  colle  stampe:  Sy- 
node  de  Pondicherj'.  11  Papa  condanna  e 
riprova  i  conciliaboli  ed  i  sinodi  erronei. 
Pio  VI  colla  celebi'e  bolla  Àtictorcrn  fi- 
dei,  de'28  agosto  17945  condannò  il  fa- 
moso sinodo  diocesano  di  Pistoia  (/^'.) , 
empio,  eretico  e  scismatico:  la  bolla  tra- 
dotta in  italiano  la  pubblicò  il  Supple- 
mento al  Giornale  ecclesiastico  di  Ro- 
ma rlel[79ì,  p.  2G7.  Gregorio  XVI  col 
breve  Melrhitarnm  CathoUcornm  Syno- 
diis,(\e  iG  settembre  1 835,  condannò 
il  sinodo  Antiocheno  celebrato  da  Aga- 
bioMatar  patriarca  d'Antiochia,  (piindi 
stampato  nel  1810  in  arabo  inconsulta 
aposiolica  romana  Sede.  Ecco  dunque 
le  discipline  emanale  dai  concilii  per  la 
celebrazione  de'niedcsimi  concilii  0  sino- 
di. Incominciando  dalla  Curma  di  tenerli, 
secondo  l'antica  tradizione  decretò  quel- 
lo nazionale  di  Toledo  del  633.»  Aliai." 
ora  del  giorno,  prima  che  levi  il  sole,  si 
farà  uscire  tiilta  lu  genie  di  chiesa,  e  si 


SIN 

chiuderanno  le  porle.  Tulli  i  portinai  sla- 
raimo  a  (juella,  per  dove  i  vescovi  dub- 
bono  entrare,  i  quali  entreranno  tulli  in- 
sieme, e  sederanno  secondo  il  rango  della 
loro  ordinazione.  Dopo  i  vescovi  si  chia- 
meranno i  preti,  che  per  qualche  tiiolo 
dovranno  entrare,  poi  i  diaconi  eletti  allo 
stesso  modo.  I  vescovi  slaran  sedendo  in 
circoloji  sacerdoti  sederanno  dietro  di  essi, 
e  i  diaconi  staranno  in  piedi  davanti a've- 
scovi.  Indi  entreranno  i  Iaici,che  dal  con- 
cilio saranno  giudicati  degni.  Si  faranno 
entrare  anche  i  nolari  per  leggere  e  scri- 
vere ciò  che  sarà  necessario;  si  custodi- 
ranno le  porte.  Dopo  che  i  vescovi  saranno 
stati  lungamente  in  silenzio  sedendo,e  col- 
la mente  a  Dio  rivolta,  l'arcidiacono  di- 
rà :  Pregate,  e  subito  si  prostreranno  tutti 
a  terra,  pregheranno  lunga  pezza  in  si- 
lenzio con  lagrime  e  gemili;  uno  de'più 
anziani  vescovi  si  leverà  per  fare  ad  alta 
voce  una  preghiera,  e  gli  altri  staranno 
prostesi;  e  finita  che  avrà  l'orazione^  e 
che  tulli  avranno  risposto  y/«;f/;,  l'arci- 
diacono dirà  :  Levatevi.  Tutti  si  leveran- 
no, e  i  vescovi  e  i  preti  sederanno  con 
timor  di  Dio  e  con  modestia  ;  tutti  sta- 
ranno in  silenzio.  Un  diacono  vestito  il'al- 
ba  o  camice,  recherà  in  me/zo  dell'  as- 
semblea il  libro  de'  Canoni  (/  .),  e  leg- 
gerà quelli  che  parlano  della  tenuta  dei 
concilii.  Poscia  il  vescovo  metropolitano 
prenderà  la  parola,  ed  esorterà  quelli  che 
hanno  qualche  aliare  da  proporre,  o  qual- 
che querela  da  produrre.  Non  si  passerà 
ad  altro  alfaie,  se  ili.°non  sia  sbrigalo. 
Se  alcun  di  fuori,  prete,  chierico  o  laico, 
vorrà  presentarsi  al  concilio,  lo  dichia- 
rerà all'arcidiacono  della  metropolitana, 
che  denunzierà  la  cosa  al  concilio.  Allora 
si  permetterà  alla  parte  di  entrare  e  ili 
propone  il  suo  aliare.  Nessun  vescovo  u- 
scirà  dalla  sessione,  se  lutto  non  sarà  ter- 
minato, per  poter  sottoscrivere  alle  de- 
cisioni. Imperocché  si  deve  credere,  che 
Dio  è  presente  al  concilio,  quando  gli  ni  - 
fari  ecclesiastici  si  terminano  senza  tumul- 
to, con  applicazione  e  con  tranquillità". 


SIN 
Neir  ald'o  concilio  di  Toledo  del  Gy  j 
fu  statuito.  >y  La  modestia  e  la  gravità  de- 
vono essere  osservate  ne' concihi;  è  proi- 
bito di  farci  strepito,  di  ridervi,  di  tener- 
vi discorsi  inutili,  di  diNputarvi  oslinala- 
nrienle  e  di  venire  alie  ingiurie  ".  JNel  Ce- 
remoniale  Efjiscoporuni  lilj.  i ,  cap.  3  i ,  si 
tratta,  De  ritibits  ti  cerenioniis  ob<:ervarf 
dis  in  Synodo  provinciali,  vel  diocce^a- 
wrt.  Sull'autorità  de'concilii  generali,  pei 
quali  era  stala  disposta  la  celebrazione  o- 
gni  I  o  anni,  dovendone  destinare  il  luogo 
il  Papa  col  parere  del  concilio,  nel  i4  i  ^ 
decretò  quello  di  Costanza.  »  Il  concilio 
di  Costanza  Icgitlitnainente  radunato  in 
nome  dello  Spirito  santo,  facendo  un  con- 
cilio generale  die  rappresenta  la  Chiesa 
cattolica  militante,  ha  ricevuto  immedia- 
tamente da  Gesìi  Cristo  una  podestà,  alla 
quale  ogni  persona  di  qualunque  stiito  e 
dignità,  anche  Papale  (a  molivodellosci- 
sma  di  due  Papi  e  d'un  antipapa  contem- 
poranei: su  questo  punto  però  meglio  è 
leggere  gli  arlicoliCoNcino,  Primato, Sede 
APOSTOiiCA,  e  quelli  analoghi  in  essi  ci- 
tati) è  obbligata  d'ubbidire  in  ciò  che  ap- 
partiene alla  felle,  alla  estirpazione  dello 
Scisma [f\),^\\i\v\^ovma  della  Chiesa  nel 
suo  capo  e  nelle  sue  membra  (A^.  Basi- 
lea) ".Già  dissi  a  SoNBAXITv'  DELLA  S.  Se- 
DE,  parlandoli!  quella  che  esercitò  il  con- 
cilio o  assemblea  di  Coslanz.i ,  durante 
la  sua  convocazione,  ciie  molli  lo  chia- 
marono con  tal  vocabolo  di  assemblea 
o  di  convento,  e  con  altre  relative  noli- 
zie;  che  Gregorio  XII  convenne  alla  /•/• 
niinzia  dd  ponlifìcalo,  con  patto  accet- 
talo di  caiioiiicamcnte  egli  stesso  di  nuo- 
vo convocarlo,  autorizzandolo  a  trattar 
gli  alfan  della  Chiesa  ;  laonde  ritenersi 
da'critici,  che  il  concilio  di  Costanza  non 
può  Icneisi  propriamente  per  tide,  pri- 
ma della  convocazione  di  Grigorio  XII 
e  dell'elezione  di  Martino  V.  Su  di  esso 
però,  come  gravissimo  argomento,  va- 
do a  riparlarne  qui  appresso.  Dichiarò 
il  concilio  di  Scns  dell'anno  i  )9.8.  >»  I 
cuncilii  generali  hanno  facoltà  di  decide- 


SIN  2-1 

re  negli  articoli  che  riguardano  la  fede, 
re<;tirpazione  dell'eresie,  la  riforma  della 
Chiesa,  e  l'integrità  de'coslumi  ;  la  loro 
autorità  è  santa  e  inviolabile,  e  chiunque 
resiste  loro  con  ostinazione,  e  ricusa  di  sol- 
tomellersi  a'Ioro  decreti,  dev'  essere  eoa 
ragione  riputalo  nemico  ilelh  fede  ".  Per- 
chè volgarmente  il  V  concilio  generale  e 
Il  di  Co^frt/J^mo^o//,  che  descrissi  in  quel- 
l'articolo, a  Tre  Cafitoli  e  ne'lanti  re- 
lativi, si  chiama  Quinto  Sinodo^  si  può 
vedere  in  De  Marca,  in  Di^aerl.  de  /'i- 
gil'O  decreto  prò  confìrmal.  J  Synodij  e 
Noris,  Z^e  Synodo  f.  Perchè  il  VI  con- 
cilio generale  e  III  di  Costantinopoli  fu 
dello  Trullo  e  fi  Sinodo,  si  può  vederlo 
in  tali  articoli.  Perchè  il  concilio  dei  Gc^'X 
di  Costantinopoli  (ove  per  errore  tipogra- 
fico il  q  fu  posto  prima  del  6),  fu  deno- 
minalo Quiniseslo,  lo  notai  in  tale  arti- 
colo, enei  voi.  XV,  p.  ilio.  Perchè  il  con- 
cilio di  Pisa  del  1409  alcuni  lo  dicono 
legittimo, altri  illegittimo,  lo  rimarcai  a 
queirailicolo,  a  Scisma,  a  Gregorio  Xlf. 
Il  pestifero  scisma  sostenuto  dall' anti- 
papa Benedetto  XflI,  successore  dell'al- 
tro pseudo  Clemente  f  II,  h\  tale  perla 
Chiesa,  che  come  notai  a  Sigilli  pontifi- 
cii, Bonifacio  IX  dato  i  brevi  con  questa 
formola:/?o/7i(7e  apud s.  Pelrnmsub  /In- 
nulo  Fluctuanlis  Navìcidae.  Sebbene  in 
molli  luoghi,  a  Sovranità  dei  l  a  s.  Sede, 
a  Pisa,  a  Costanza, parlai  dell'assemblea 
convocata  a  Costjin/a  neli4i4  *^'^  Gio- 
vanni .\.\  I  f  I  ,poìchì;  lìaWa  [)iìi  parte  degli 
scrittori  critici  [)ro[)riamenle  non  si  tie- 
ne per  Smodo  o  concilio  lino  alla  convo- 
cazione di  Gregorio  .\fl  e  all'elezione  di 
ciarlino  f^,  aggiungerò  ipii  alcune  altre 
nozioni  importanti,  mentre  di  rece  nte  il 
dotto  p. il.  Luigi  Tosti  cassinese,  nel  1 853 
pubblicò  in  iSapoli  la  ragionala  :  Slorid 
del concdiO di  Costanza,  \\A\a  quale  ren- 
de erudita  ragione  la  Civiltà  cattolica, 
'?..'  serie,  t.  5,  p.  355.  Neli4or)  aduna- 
tosi il  concilio  di  Pisa,  furono  deposti  il 
legittimo  Gregorio  XII,  ed  il  falso  Bene- 
detlo  .XI II,  ed  in  vece  eletto  Alessandro 


272  SIN 

/''j  cui  poistircesse  Giovanni  XXTTI,  e  di 
liiltociòsciisse  il  p.  Tosti.  »  Lo  scisma  in- 
cominciatodalla  trista  elezione  diClemen- 
te  VII  ebbe  un  fine  colle  pisane  senten- 
ze; la  discordia  che  seguitò  per  l'ostinn- 
zioiiedi  CenedcttoXilledi  Gregorio XII 
fu  un  secondo  scisma,  e  scisma  colpevo- 
le. Non  pili  potevano  liberamente  i  fede- 
li darsi  all'uno  od  all'altro  de'pi-efenden- 
ti  e  giustificare  la  propiia  elezione  con  la 
inccitezza  del  diritto.  Questo  era  slato  fer- 
malo e  chiarito  in  Alessandro  V,  legitti- 
mamente creato  Pontefice  dal  voto  del- 
l'universa chiesa".  La  Ch'iltà  calloUca, 
su  questo  punto  più  giuridico  che  stori- 
co, giustamente  è  di  diversa  opinione  del 
p.  Tosti,  ma  più  come  discussione  acca- 
deniica  che  non  di  censura,  ed  in  prima 
otlimamente  dichiara:  Che  il  concilio  di 
Pisa  fece  più  male  che  bene, accrescendo 
loscisma,invecedi estinguerlo,  collacrea- 
zione  d'un  3."  Papa.  Quel  concilio  non 
può  chiamarsi  chiesa  universale,mancan- 
te  della  vii  tu  della  convocazione  che  vie- 
ne dal  caposupremo  della  Chiesa, ch'era 
allora  Gregorio  XII.  Mancò  eziandio  d'u- 
nità materiale  di  ricognizione, poiché  di- 
versi vescovi,  principi,  cleri  e  popoli  con- 
tinuarono a  riconoscere  Gregorio  XlIjCd 
anche  Benedetto  XIII.  Non  può  dirsi  u- 
ni  versale,  poiché  i  cardinali  non  hanno 
facoltà  di  convocare  il  concilio  vivente  il 
Papa  vero.  La  chiesa  universale  non  può 
essere  legittimamente  rappresentata  sen- 
za il  suo  capo;  senza  Papa  non  può  darsi 
concilio  ecumenico.  E  posto  per  impossi- 
bile che  vero  concilio  rappresentante  la 
chiesa  universale  fosse  il  Pisano,  avea  es- 
so ildiritto  di  giudicareedeporre  un  Pon- 
tefice? Non  potendo  fu*  da  giudice  se  non 
chi  è  veramente  superiore,  ciò  importe- 
rebbe che  il  concilio  fosse  superioreal  Pa- 
pa;errorefunestissimo  e  lanlogiustamcn- 
te  e  dollamenle  confutato  dallo  stesso  p. 
Tosti  in  più  luoghi  di  sua  opera.  Se  Gre- 
gorio XII  avea  giurato  di  non  crear  nuo- 
vi cardinali,  e  di  rinunziare  il  papato  se 
la  pace  della  Chiesa  lo  richiedesse,  e  in- 


SIN 
tanto  ninna  delle  due  promesse  osservò; 
ciò  vuol  dire  al  più  ch'egli  peccò  e  da  Dio 
ne  sarebbe  giudicato;  ma  non  perrpiesto 
ne  segue  ch'egli  poteva  essere  sottoposto 
al  giudizio  de'propri  sudditi, quali  erano 
certamente  i  padri  convenuti  a  Pisa,  Il  p. 
Tosti  nella  sua  bella  Storia  di  Bonifacio 
VIII^  ricorda  il  celebre  fìitto  del  conci- 
lio romano  sotto  Papa  s.  Simmaco  (^^■), 
nel  quale  dichiararono  i  vescovi  non  po- 
ter giudicare  la  prima  sede!  Il  concilio  di 
Costanza  depose  I'  antipapa  Benedetto 
XIII,  e  Giovanni  XXIII  eletto  Papa  in 
forza  del  concilio  di  Pisa,  per  esser  fug- 
gito dopo  la  simulata  rinunzia,  ed  inol- 
tre fece  rompere  i  suoi  Sigilli  [f\).  Adun- 
que il  concilio  di  Costanza^  continuazio- 
ne di  quello  di  Pisa,  non  fece  altro  che 
disfare  l'opera  delle  sue  mani.  Per  un  con- 
cilio era  Papa  Giovanni  XXI li,  per  mi 
concilio  cessò  di  esserlo.  Se  il  concilio  non 
avea  diritto  a  deporlo,  neppure  avea  di- 
ritto a  crearlo  e  viceversa.  Onde  i  padri 
di  Costanza  non  deposero  che  un  Pa- 
pa ipotetico.  La  Cii'iltà  cattolica,  proce- 
dendo egregiamente  nella  disamina  di 
s^  grave  e  delicato  punto,  soggiunge: 
Il  Papa  categorico,  diiem  così,  ti  Papa 
che  non  era  sfato  creato  da  un  concilio, 
ma  canonicamente  dal  conclave  de'car- 
dinali  neli4o6  in  successore  del  legitti- 
mo/(i/zore/izo  f^II,  quale  fu  certamen- 
te GicgorioXII,  non  venne  deposto,  ma 
da  Rimiiii  (^  .)  spontaneamente  fece  la 
virtuosa  ed  eroica  Rinunzia  del  ponti  fi- 
cato[f^.)  e  si  ritirò  a  Recanali  (/'.),  ove 
morì.  E  prima  di  rinunziarvi,  come  ri- 
levai di  sopra,  memore  di  sua  piena  au- 
torità, costrinse  il  concilio  di  Costanza  a 
riconoscersi  suddito  suo,acceltando  la  sua 
legale  convocazione,  e  ricevendo  debita- 
mente da  lui  l'autoiizzazione  di  trattar 
gli  affari  della  chiesa  universale.  Così  Dio 
non  volle  permettere  che  anco  in  tempo 
di  scisma  e  di  dubbio  intorno  al  legitti- 
mo successore  di  s.  Pietro,  il  concilio  si 
attentasse  di  porre  le  mani  addosso  al- 
l'unto suo,  eletto  per  canonica  elezione 


SIN 

e  vero  capo  della  cliiesa  imi  versale  anclie 
rappresentata  in  un  concilio.  A  fronte  di 
tanti  avversari,  il  solo  Gregorio  XII,  con 
eterna  gloria  del  suo  nome,  in  quella  sca- 
brosa congiuntura  seppe  mantenere  la  di- 
gnitti  di  Pontefice.  Tra  i  diletti  del  con- 
cilio di  Costanza,  il  p.  Tosti  riuiaicn,  che 
fu  troppo  facile  atl  accogliere  nel  suo  se- 
no una  turba  immensa  di  dottori  univer- 
sitari! che  colla  loquacità  della  disputavi 
recarono  un'anlilezza  d'opinai'e sbriglia- 
to; esso  allontanandosi  dall'uso  di  lutti  i 
precedenti  concilii  rimutò  la  forma  del 
suffragio,  e  volle  si  votasse  non  per  capi, 
ma  per  nazioni;  dopo  la  fuga  di  Giovan- 
ni XXIII  nella  S."*  e  !).'  sessione,  pretese 
di  definire  tumultuariamente  la  superio- 
rità del  concilio  sopra  il  Papa,  per  farsi 
strada  alla  deposizionediGiovanniXXlII 
ch'esso  avea  sino  allora  riconosciuto  per 
■vero  Papa;  nella  sentenza,  invece  di  reca- 
re per  ragione  la  dubbiezza  del  diritto  per 
ciascuno  de'pretendenti,e  il  non  potersi 
altrimenti  por  termine  all'  indomabile 
scisma,  produsse  i  delitti  di  cui  era  incol- 
pato Giovanni  XXIII.  L'infallibilità  dei 
concilii  viene  dall'assistenza  divina:  Pia- 
ciiil  Spiritili  sancii  et  nobis.  Ecco  la  for- 
mola  immutabile  di  tulle ledefinizionisi- 
nodali  nellaChiesa  di  Dio.  Quest'assisten- 
za non  è  slata  promessa  a'baccellieri  e  dot- 
tori delle  università,  ma  a''successori  de- 
gli apostoli,  cioè  a'vescovi.  A'vescovi  dun- 
(pie  adunati  nel  nome  di  Cristo,  cioè  per 
l'autorità  del  suo  vicario,  e  come  già  dis- 
si, spetta  unicamente  il  definire.  Questa 
è  la  parte  necessaria  ed  assoluta  che  ri- 
guarda il  diritto.  Ma  inoltre  vi  è  una  par- 
te conlingenteerelativa  cheriguarda  l'o- 
pera umana.  Da  (pieslo  lato  si  an)melto- 
no  i  sapienti  ,  quanlinique  non  vescovi, 
acciocché  aiutino  la  discussione  previa  al 
definire,  co'Ioro  studi  e  cognizioni.  Ecco 
il  perchèe  il  come  la  Chiesa  volle  nel  con- 
sorzio della  fatica  ne'concilii gli  ordini  in- 
feriori a'vescovi  neH'ccclt'siaslica  gerar- 
c!iia,e  dislese  la  mano  all'onorevole  con- 
cento delle  universilà,  La  Civilut  catto 

VOI.    LXVI. 


SIN  0-3 

lira  lodale  magnifiche  parole,  colle  qua- 
li il  p.  Tosti  riprova  la  memoi'ala  divi- 
sione dc'sulhagi  per  nazioni,  [)cr  volere 
dell'  imperatore  Sigismondo  presente  al 
concilio.  Quanto  all'accenna  la  celebre  de- 
finizione intorno  al  sottostare  del  Papa 
al  concilio,  il  p.  Tosti  diotostiò,  come  gli 
slessi  padri  di  Costanza  non  intesero  par- 
lare se  non  del  caso  in  che  essi  si  trova  • 
vano,  cioè  del  caso  di  scisma  e  di  dubbio 
Papa,  non  già  di  Papa  cerio  e  general- 
mente riconosciuto.  In  secondo  luoiio  non 
crederono  proporla  come  definizione  di 
fede,  non  avendoci  apposta  la  solita  for- 
mola  control  riluttanti:  Annlheniasit.\n 
terzo  luogo  dimostrò  chequella  definizio- 
ne se  si  prendesse  in  modo  assoluto  con- 
terrebbe un  assurdo. Imperocché  sebbene 
possa  dirsi  che  il  Papa  sovrasta  al  conci- 
lio siccome  capo  al  corpo,  l'opposta  pro- 
posizione è  contraddittoria  e  ripugnante 
allo  slesso  senso  comune,  non  avendo  il 
concilio  personalità  concrela  se  non  in 
virtù  del  Papa  che  lo  raccoglie  e  rende 
legittimo.  Il  p.  Tosti  merilaraentesfolgo- 
ra  intorno  a  tale  importanteargomento,- 
le  invereconde  e  semiereticali  dicerie  del 
Gersone  (/  •)•  Martino  V  eletto  nel  con- 
cìlio di  Costanza,  ne  proclamò  la  conti- 
nuazione a  Pavia  (f^.),  che  assalita  dalla 
peste  lo  trasferì  a  Siena  {l^.);  questo  so- 
speso,fu  pubblicatoquellodi  Ba'silt'a, che 
divenutoconciliabolo,  Eugenio  1  V  gli  op 
pose  e  celebrò  il  concilio  ecumenico  di 
Ferrara  e  Firenze  {/-'.)  ove  trasportò  il 
legittimo  concilio  universale. !Vicolò  V  eb 
be  la  gloria  di  estinguere  lo  scisma  di  Ba- 
silea, sostenuto  dall'antipapa  Felice  V  di 
Savoia  {/  .)■ 

I  principali  canoni  sui  concilii  nazionali 
o  piovinciali  e  sui  sinodi  diocesani  sono 
i  seguenti,  e  vi  aggiungerò  alcuna  pontifì- 
cia disposizione  e  altre  nozioni.  Il  conci- 
lio di  Laodicea  del  Sio  >>  Ordina  a've- 
scovi, che  salvo  il  caso  d'  infermità  non 
lascino  di  andare  al  sinodo  per  loformnre 
ed  essere  informali  di  ciò  ch'è  necessario 
al  bene  e  correzione  dcllaChiesa.'LN'cl  con- 


974                     ^^^  ^'N 

tilio  d'Antiochi;!  del  34 1  fu  convrnulo  il  Pagi,  in  Brev.  Eom.  Pont.  t.i,p.  i38j 
j- E' sfato  giudicalo  opporliino  pei  biso-  n.^iy.  Il  concilio  provinciale  Oscense  del 
gni  della  Chiesa  e  la  decisione  delle  dif-  598  »  Ordina  che  ciascun  vescovo  an- 
fèrenze,  che  i  vescovi  d'ogni  provincia  si  \M\?L\ll^ev^\eonllles ahhates monasterioruni 
ragunino  in  concilio  due  volte  all'anno,  i'd pre.sbyteros  d  rfiaconox  suae  dioecesi<; 
essendo  avvertiti  dal  Mctiopolilano  [V.).  (cioè  della  campagn;i)  ad  locuni,  ubi  c- 
II I  ."concilio si  terrà  la  4-'  settimana  dopo  piscopuselcgeritcongregnre pratcipial  ". 
Pasqua:  il  2. "nel  mese  di  ottobre.  A  quegli  Queste  e  quelle  del  concilio  di  Toledo  del 
concilii  interverranno  i  preti,  i  diaconi,  e  698  sono  le  prime  leggi  che  cagionaro- 
tutti  quelli  che  credono  avere  ricevuto  no  l'origine  de'sinodi  diocesani.  Nella  let- 
qualche  torto,  e  si  farà  loro  giustizia:  ma  tera  i  o5  di  S.Bonifacio  arcivescovo  di  Ma- 
rion è  permesso  di  tenerconcilii  in  parlico-  gonza  nel  74  ^j'^'  fhce  che  il  vescovo  ri- 
lare senza  i  metropolitani.  Se  un  vescovo  tornato  dal  sinodo  provinciale,  tenga  ru- 
è  accusato,  e  che  i  voli  de'comprovinciali  dunanza,  Conventus  (poiché  come  notai 
sieno  divisi,  in  guisa  che  una  paife  di  loro  il  nome  di  sinodo  non  erasi  ancora  acco- 
lo  giudichino  innocente  e  gli  altri  reo,  il  iniinnto  nlle  radunanze  diocesane,  e  con- 
metropolifanonechiameràalquantidella  tinuava  ad  esser  proprio  de'concilii)  con 
provincia  vicina  per  togliere  la  difiìcollà,  i  preti,  abbati,  ec,  in  limando  loro  di  os- 
e  confermerà  il  giudizio co'suoi  compro-  servare  i  precetti  del  sinodo,  ossia  con- 
vincìali;  ma  se  un  vescovo  è  condannato  cilio  provinciale.  11  concilio  di  Clovesho- 
a  pieni  voti  da  tutti  i  vescovi  della  prò-  via  in  Iiighillena  del  747  parimenti  pre- 
vincia,  non  potrà  più  essere  giudicalo  da  scrive  che  i  vescovi,  i  (piali  dal  sinodo  (cioè 
altri,  e  il  giudizio  sussisterà  ".  11  concilio  concilio  provinciale)  ritornano  alla  pro- 
di Carlaginedel  898.  "Il  concilio  riconci-  pria  parrocchia  (cioè  diocesi),  radunino  i 
lierài  vescovi  discordi;  giudicherà  l'accu-  preti,  abbati  e  preposili  per  inlimar  loro 
sa  inlenlala  da  un  vescovo  contro  d'  un  l'osservanza  del  concilio,  e  se  qualche  co- 
laico.  Se  i  giudici  pronunziano  in  assen-  sa  essi  vescovi  non  possono  rimediare,  la 
7.a  della  parte,  la  sentenza  sarà  nulla,  e  ne  riferiscano  al  concilio  provinciale  per  es- 
renderannocontoalconcilio.Lacondanna  serecorrelta.il  gius  canonico  disi.  i8,cap. 
ingiusta  pronunziala  da  un  vescovo  sarà  Decernimux^  conferma  lutto  ciò,voleiulo 
riveduta  in  un  concilio  ".  Papa  s.  Cele-  che  dopo  il  concilio  provinciale,  il  vesco- 
slino  1  del  4^-^  f"  zelantissimo  dell'os-  vo  raduni  tutti  gli  abbati,  preti,  diaconi, 
servanza  de'decreti  sinodali  e  de'suoi  pre-  chierici,  seu  eliain  onineni  conventuni  ci- 
decessori,  che  giammai  li  rivocò  o  sotto-  K'ilatis  ipsius,  e  la  plebe  (sul  qual  voca- 
pose  a  nuovo  esame,  come  attesta  s.  Pro-  bolo  può  vedersi  Pieve)  a  lui  soggetta, 
spero,  contr.  Collat.  cap.  4'-  "  concilio  per  inlimar  loro  i  decreti  del  concilio  pro- 
di Calcedonia  dcl4'>i-  "  In  ogni  provin-  vinciate.  Il  concilio  di  Meaux  dell'845. 
eia  i  vescovi  si  raduneranno  due  volte  l'an-  «  1  principi  permetteranno  dicelebiare 
no  nel  luogo  eletto  dal  metropolitano,  e  due  volte  l'anno  i  concilii  provinciali, che 
i  vescovi  che  non  c'interverranno,  essendo  non  devono  esser  interrotti  da  nessun  tor- 
nella loro  città  e  senza  impedimento  ne-  bido  d'affari  temporali  ".  11  concilio  di 
cessano, saranno  ammoniti  fralernamcn-  Savonnieresdell'859.  w  I  vescovi  chehan- 
le".Papas.  Ormisda  del  5i4,  con  lettera  noassislitoalconcilio.hanno  in  pari  tempo 
decretalea  tutti  i  vescovi  delle  Spagne/m-  contratto  un'  unione  di  suthagi  comuni 
giunse  loro  che  si  celebrassero  ogni  anno  agli  uni  e  agli  altri,  durante  la  loro  vita 
svolle,  o  una  almeno,i  sinodi  provincia-  e  dopo  la  loro  morie,  ed  ordina  che  ce- 
li, essendo  questo  un  mezzo  eflicacissimo  lebreranno  la  messa  gli  uni  per  gli  altri, 
per  conservai"  la  disciplina,  e  lo  asserisce  nel  mercoledì  di  ciascuna  settimana  ".  Pa- 


SIN 

pn  Adriano  TT  nelI'SGS  scomunicò  il  car- 
tlinal  Anastasio  per  aver  tlepiedalo  il  pa- 
triarchio, rubale  le  sinodali  sciif ture, che 
si  conserva  va  no  dagl  i  Scrin  iari[  V .  ),e  com- 
oiesso  altri  delitti,  confermando  la  sen- 
tenza nel  concilio  romano.  II  concilio  di 
LateranolV  nel  i  ■?.  i  5.  »  Si  terra  imo  ogni 
anno  i  concllii  provinciali,  e  per  facilitarla 
rif()rnia  degli  abusi  si  stabiliranno  in  ogni 
diocesi  delle  persone  capaci  che  pei-  tutto 
l'anno  se  ne  informino  esattamente,  e  ne 
f.icciano  il  loro  rapporto  al  concilio  se- 
guente :  invigileranno  altresì  all'osservan- 
za de'decre'i  de'concilii,  i  quali  saranno 
pubblicati  ne'sinodi  de' vescovi  ".  Il  con- 
cilio di  Vagliadolid  nel  r  32  i  .»> La  Chie- 
sa ha  ordinato,  che  i  metropolitani  non 
lascino  di  tener  ogni  anno  de'concilii  pro- 
vinciali ;  e  perchè  alcimi  hanno  trascu- 
rato di  flirlo  per  molti  anni,  dal  che  de- 
rivarono molti  danni  alla  Chiesa,  noi  am- 
moniamo tutti  gli  altri  vescovi,  di  osser- 
vare su  questo  punto  il  decreto  del  con- 
ciliogeneralediLaterano  IV, eordiniamo 
che  se  non  tengono  i  loro  còncilii  alme- 
no ad  ogni  due  anni,  sieno  sospesi  dal- 
l' ingresso  della  chiesa  finche  1'  abbiano 
adempito.!  vescovi  terrannoanch'essi sot- 
to la  stessa  pena  i  loro  sinodi  diocesani 
ogni  anno".  Il  concilio  provinciale  di  Nar- 
bona  del  1 35 1  "Rammenta  a'pieti  le  cen- 
sure a  chi  disubbidisce  venire  al  sinodo, 
e  minaccia  anche  la  deposizione  ".  Qui 
noterò  che  nel  concilio  di  Germania  del 
^43,  sotto  s.  Bonifacio,  fu  posta  la  gros- 
sa penale  per  que'iempi  di  Go  soldi  per 
chi  disubbidiva  alla  chiamala  al  sinodo, 
che  veniva  fatta  dall'arcidiacono,  come 
confermasi  dal  concilio  di  Metz  del  753. 
Raterio  vescovo  di  Verona  nel  967  in- 
timò a  tutli  gli  ecclesiastici  della  sua  dio- 
cesi il  sinodo;  e  nel  ()fi8  tutti  v'inlcrven- 
nero, ad  eccezione  d'alcuni  canonici  che 
non  vollero  venirvi.  In  vece  tiovo  nel  con* 
odio  di  Como  del  10  io  sottoscritti  i  ca- 
nonici della  cattedrale  e  col  titolo  di  car- 
dinali. Id<'putali  de'canonici  delle  catte- 
drali Irovavansi  anticamente  ai  còncilii. 


SIN  .    27  > 

ed  anche  oggidì  vi  del)bono  essere.  Il  ca- 
nonico deputalo  d'  una  sede  vacante  ha 
voto  decisivo  nel  concilio.  Le  cause  cri- 
minali de'canonici  non  si  sbrigavano  dal 
vescovo  come  quelle  degli  altri  preti,  ma 
dal  concilio  provinciale;oioè  quando  i  còn- 
cilii provincia-li  si  celebravano  due  volte 
airanno,ondenoneiavi  pericolodi danno 
per  la  lunga  dilazione.  I  canonici  nell'an- 
tichità furono  una  specie  di  giudici  in  si- 
nodo, e  molte  volte  lo  sottoscrissero;  ne 
sonoesempii  còncilii  di  Piacenza  del  f)o3, 
di  Modena  del  908.  Gli  statuti  neli446 
fatti  dal  vescovo  di  Liegi  per  la  sua  dio- 
cesi, diconsi  emanati  de  con<;ilio  et  con- 
sensu  cn  pi  III  li.  Papa  Urbano  V  nel  1  366 
scrisse  a  tutti  gli  arcivescovi,  ordinando 
loro  di  celebrar  còncilii  in  ciascuna  pro- 
vincia, ne' quali  slabilis.sero  salutari  co- 
stituzioni, per  e<!tirpare  i  vizi  e  piantare 
le  virtù,  e  determinassero  che  i  chierici  che 
avessero  più  benefizi,  ne  godessero  uno 
soltanto.  Il  concilio  di  Parigi  del  1408. 
J5  Ogni  concilio  provinciale  durerà  al  meno 
un  mese.  I  comparenti  quantunque  in  mi 
nor  numero,  che  non  dovrebbero  essere, 
potranno  tuttavia  tenere  il  concilio,  e  or- 
dinarvi ciò  che  converrà,  non  ostante  l'as- 
senza degli  altri  ".  Il  concilio  di  Coslau- 
za  deli4f7'  "  La  tenuta  de'concilii  èia 
miglior  strada  per  estinguere  e  preveni- 
re gli  scismi  e  l'eresie,  per  correggei-e  gli 
eccessi, riformar  gli  abusi  esei-bare  la  Chie- 
sa in  florido  stato.  11  concilio  ordina  con 
un  editto  perpetuo,  che  si  terrà  im  con- 
cilio generale  diro  imo  anni,  ne'Iuoghi 
che  il  Papa  indicherà  al  termine  d'ogni 
concilio,  di  consenso  e  con  approvazione 
dello  stesso  concilio  ".  Il  concilio  di  Ba- 
silea del  1433.  »»  Si  ladunerà  il  concilio 
provinciale  due  volte  ogni  anno,  o  alme- 
no una.  11  vescovo  diocesano  vi  presiede- 
rà in  persona,  purché  non  abbia  qualche 
impedimento  legittimo.  Il  concilio  durerà 
duco  tre  giorni,  secondo  i  bisogni  «Iella 
Chiesa.  Questi  còncilii  cominceranno  con 
im  discorso,  nel  quale  si  esorteranno  gli 
assistenti  a  menar  ima  vita  regolata  e  con- 


'X'^Q  SIN 

fornìe  alla  santilà  del  sacerdozio;  a  met- 
tere in  vigore  la  disciplina,  e  a  istruire  i 
popoli  in  tutte  ledomeniche,  e  nelle  altre 
solennità  si  farà  lettura  degli  statuti  si- 
nodali, prescrivendo  la  maniera  d'ammi- 
nistrare con  pietà  i  sagramenti.  Si  pren- 
derà esalta  informazione  delia  vita  e  dei 
costumi  de'sacerdoti  e  de'chierici,  se  so- 
no usurai,  simoniaci,  concubi  nari,  se  ad  al- 
tri eccessi  soggetti,  e  si  correggeranno  con 
carità:  il  tutto, dicbnoi  Padri  del  concilio, 
secondo  l'uso  antico  stabilito  dalla  Chie- 
sa col  can.  5  deli. "concilio  Niceno,  ecol 
2.°  dell. "concilio  Costantinopolitano,  il 
che  è  stato  continuato  sino  all' Vili  con- 
cilio generale  nell' 889  ".  Il  concilio  di 
Trento.»  Iconcilii  provinciali  devono  te- 
nersi ogni  3  anni.  1  metropolitani  o  il  ve- 
scovo piìi  anziano  in  loro  vece  devono  con- 
vocarlo. Tutti  i  vescovi  e  tutti  gli  altri, 
che  per  diritto  o  per  consetudine  devono 
assistervi, sono  tenuti  d'intervenirvi. Idio- 
cesani  devono  tenersi  ogni  anno".  Il  con- 
cilio di  Trento  fu  un  sole,  che  cambiò  la 
faccia  alle  cose,  e  fece  sparire  la  simonia, 
il  concubinato,  la  pluralità  e  altri  abusi 
sui  benefizi  ecclesiastici  :  fece  rifiorire  o 
ripristinò  i  seminari,  tutti  gli  ordini  ec- 
clesiastici, il  buon  costume,  la  disciplina. 
Perchè  il  frutto  che  se  ne  aspettava  ve- 
nisse, i  Papi  mandarono  de' vescovi  visi- 
tatori da  una  diocesi  all'altra,  perchè  vi 
fossero  messi  in  pratica  i  decreti  conciliari 
del  Sagrosanto  concilio  di  Trento.  Per 
comodo  de'  litiganti  aveano  i  Papi  per- 
messo, che  si  giudicassero  le  cause  ec- 
clesiastiche fuori  della  curia  romana,  e 
però  spesse  volte  si  commettevano  a  per- 
sone, le  quali  mancavano  di  perizia  e  di 
buona  fede.  Nascevano  questi  abusi  dal 
gran  numero  de'protonotari,a'quali  ben- 
ché non  forniti  di  requisiti  opportuni , 
commettevansi  delle  cause  come  costituiti 
in  dignità  ecclesiastica.  Volendo  Benedet- 
to XIV  ovviare  a  questo  male,  che  altri 
suoi  predecessori  e  il  concilio  di  Trento 
aveano  procurato  togliere,  colTaver  pre- 
scritto che  fossero  eletti  i  giudici  ne'  si- 


SIN 
nodi  diocesani  o  ne'  provinciali;  e  riflet» 
tendo  nello  stesso  tempo,  che  quesli  con- 
cilii  per  diversi  impedimenti  sempre  si  dif- 
feriscono^ non  celebrandosi  i  primi,  co- 
m'era ordinato,  ogni  anno,  né  i  secondi 
ogni  triennio,  comandò  colla  bolla  Quam- 
l'Wjde'aG  agosto  174'}^"^^-  MagnA.i^, 
p.  4'j  che  i  vescovi  co'rispettivi  capitoli 
eleggessero  questi  giudici,  quando  ne'del- 
ti  sinodi  non  potessero  destinarsi.  Quindi 
colla  bolla  Ad  militantis,  de'  3o  marzo 
I  74'2>  Bull.  cit.  p.  72,  per  soddisfare  alle 
querele  de'  vescovi,  prescrisse  quando  e 
in  quali  casi  debbansi  da'medesimi  giu- 
dici concedere  o  negare  le  appellazioni  di 
dette  cause.  La  Congregazione  del  con- 
cilio, che  riconosce  i  decreti  de'siiiodi  o 
concilii  provinciali  e  diocesani,  qualora 
contro  questi  ultimi  si  presenti  leclamo 
alla  s.  Sede,  ha  dal  Papa  la  facoltà  d'au- 
torizzare i  vescovi,  i  vicari  apostolici  e 
gli  abbati  nullius,  di  eleggere  gli  esami- 
natori e  giudici  prò -sinodali  per  tempo 
maggiore  d'un  anno.  Il  Nardi  parlando 
nel  cap.  2  i  :  Sui  parroclii  in  sinodo  dio- 
cesano, dice  che  il  sinodo  diocesano  è  un 
atto  d'ubbidienza  degli  ecclesiastici  d'una 
diocesi,  i  quali  sono  chiamati  contempo- 
raneamente dal  loro  vescovo  per  udirvi  i 
suoi  ordini.  Essendo  il  vescovo  stato  sem- 
pre, com'è,  l'unico  legislatore,  e  rappre- 
sentando laChiesa, le  di  lui  leggi  non  abbi- 
sognano della  sanzione  del  sinodo  in  cui 
le  promulga,  e  quelli  che  vi  raduna  per 
avere  de'  lumi  e  de'  pareri,  questi  sono 
sempre  consultivi  e  giammai  definitivi. 
La  promulgazione  cos'i  fatta  delle  leggi 
è  più  solenne  nel  sinodo,  e  piacciano  o 
non  piacciano,  obbligano  i  congregati  e 
gli  assenti.  11  vescovo  senza  essere  obbli- 
gato, può  mettere  qualche  cosa  a'voti  nel 
sinodo;  ma  due  cose  capitali,  dice  Naidi, 
bisogna  osservare.  La  i."",  che  se  nello  scru- 
tinio, che  il  vescovo  può  far  eseguire  o 
con  voti  segreti,  o  con  voti  pubblici  col 
verbo  placet  (nel  gius  odierno  una  cosa 
sola  alibisogna  della  sanzione  de'coogre- 
gali  in  sinodo,  che  abbiano  diritto  a  dar 


SIN 

il  volo;  ed  è  reiezione  degli  esamiiialori 
Si  nudali,  dc'fjuali  il  vescovo  deve  servirsi 
ncHa  collazioue  di  certi  benefizi.  Se  non 
li  (a  approvare  dal  sinodo,  conviene  che 
si  rivolga  all'approvazione  del  Papa  edei 
suoi  canonici.  In  questo  caso  è  in  liber- 
tà il  vescovo  di  far  Usare  dai  votanti  in 
sinodo  il  suffragio  pubblico  o  il  segreto. 
Questo  voto  poi  si  deve  dare  da  tutti  i 
benefizia  ti,  cioè  canonici, mansionari, par- 
rochi  ed  altri  aventi  benefizio  ),  la  cosa 
proposta  dal  vescovo  fosse  rigettata,  pure 
egli  può  benissimo  dire:  Si  non  placet  k^o- 
bis, placet  nobiSyC  noa  ostante  intimarla 
e  fiirla  osservare.  Se  i  congregati  vedono 
una  cosa  nociva  e  anticanonica,  potran- 
no ricorrere  al  concilio  provinciale  se  vi 
è,  o  al  metropolitano  io  2."  istanza,  o  in 
ultimo  alla  s.  Sedej  ma  sempre  in  dav- 
/^^à'0,non  in  505^;c/i5n'o. Potrà  allora  l'au- 
torità superiore  dire  ciò  che  disse  Adria- 
no II  circa  \'S'j2,  parlando  d'un  sinodo 
diocesano,  di  cui  dichiara  nullo  quello  che 
\i  si  è  fatto:  perperani  gesluni  est.  La  2.'^ 
cosa  importantissima  da  riflettersi  si  è, 
che  i  voti  si  danno  da'canonici,  mansio- 
nari, parrochi  ed  altri  benefiziati.  Sul  si- 
nodo diocesano,  e  su  molti  sinodi  dioce- 
sani, massime  de'primi  secoli  dopo  la  loro 
introduzione,  importanti  notizie  contie- 
ne la  dotta  opera  del  ^'ardi.  Questi  par- 
la ancora  d'un  altro  piccolo  sinodo,  ed 
era  quello  del  vescovo  co'  vicari  foranei 
soltanto:  in  esso  il  vescovo  interrogava 
i  vicari  sui  preti  e  cose  <lel  loro  vicaria- 
to.Questo  piccolo  sinodo,  secondo  il  con- 
cilio di  Colonia  delij3G,  era  di  soli  ab- 
bati e  vicari  foranei. 

L'episcopato  cattolico,  assecondando 
i  desiderii  e  gli  avvisi  del  Papa  Pio  IXj 
in  ({uesti  ultimi  anni  ha  ripreso  la  cele- 
brazione de'  concilii  provinciali,  per  ac- 
correre ai  bisogni  vari  e  molteplici  del 
cattolicismo,  per  conservare  integro  ein- 
\iuIato  il  deposito  della  {\:{.\c,  per  l'mse- 
gnamenlu  della  santa  dullrina,  per  l'ac- 
crescimento idl'onore  del  divin  culto,  per 
islabilirc  e  coulermarc  la  morigeratezza, 


SIN  277 

la  virtìi,  la  leligione,  la  pietà  e  altri  spi- 
rituali e  morali  vantaggi  delle  popolazio- 
ni cattoliche;  per  avvertirle  delle  inces- 
santi niacchinazioni  e  degli  artifizi  con- 
cordi delle  propagande  europee  filosofi- 
che e  protestanti,  delle  sette  politiche  e 
demagogiche  contro  l'altare  e  il  tronocon 
orribili  cospirazioni  e  congiure,  sempre 
vinte  e  non  mai  dome  come  l'Anleodella 
favola,  ripigliando  nelle  loro  cadute  lena 
e  vigore,  e  con  titanica  perseveranza  fa- 
cendo guerra  tenebrosa  e  perpetua;  in  fi- 
ne, per  porre  un  argine  alle  stampe  lu- 
ride, scostumate  e  irreligiose  ;  come  di- 
chiarasi ancora  nella  veneranda  Lettera 
Pastorale  del  cardinal  arcivescovo  edei 
vescovi  dell'ecclesiastica  provincia  di  Ra- 
venna a'Ioro  diocesani,  emanata  nell'ot- 
tobre 1849,  ^  ^'  *^"'  ^'^^'  parola  all'ar- 
ticolo Ravenna,  dicendo  del  concilio  pro- 
vinciale. Degli  altri  concilii  provinciali  ce- 
lebrati in  questi  ultimi  tempi,  negli  ar- 
ticoli in  cui  mi  fu  dato  ricordarli,  lo  fe- 
ci con  molto  piacere,  come  a  Salisbur- 
go, R.EIMS,  Parigi,  Rennes,  Soissoxs, 
Si'OLETi,  ec,  e  di  quello  di  Palermo  es- 
sendo già  pubblicato  l'articolo,  ne  pro- 
fittai a  Sicilia  per  un  cenno,  e  altrettan- 
to farò  in  quelli  in  cui  mi  sarà  dato  e- 
seguirlo.  Così  questa  salutare  pratica  co- 
tanto usata  e  frequente  negli  anteriori  se- 
coli, non  è  stata  dimenticata  nel  nostro, 
che  pure  è  stato  sì  stranamente  fecondo 
di  turbolenti  vicende,  che  lian  trambu- 
stato e  sconvolto  ogni  online  politico  in- 
sieme ed  ecclesiastico.  Lra  ben  dnn(|uc 
conveniente,  che  come  a  ristabihre  l'or- 
dine politico  sogliono  convenire  i  princi- 
pi degli  stati,  altresì  a  reintegrar  l'eccle- 
siastico si  adunassero  i  principi  della  ge- 
rarchia della  Chiesa.  Ciò  per  appunto  con 
immensi)  lodeellettnarono  i  vescovidi  Na- 
poli, di  Roujagna,  di  Toscana,  di  Lom- 
bardia, di  l'\ancia,  d'Austria,  del  liel- 
gio,  d'Ungheria,  d'Irlanda  e  d'altri  pae- 
si remoti,  ein  lìaltimura.  Laon^le  il  l\q)a 
deputò  una  congregazione  speciale  perla 
rcvisioucdidclti  coucilii  pro>iuciali,  pie- 


■ijS  SIN 

sa  dalla  slessa  s.  congregazione  del  cou- 
cilio,  e  composta  del  cardiual  prefetto  e 
di  7  altri  cardinali,  del  prelato  segreta- 
rio, e  di  8  consultori  aggiunti  prelati  e 
religiosi.  Lo  spirito  di  saggezza  che  pre- 
siedette mai  sempre  le  cristiane  adunanze, 
fu  invocatocolla  preghiera  dell'/^rZiii/KU*, 
che  si  rinviene  sulla  1/  facciata  delle  più 
rimote  collezioni  de'  concilii.  A'aS  gen- 
naio 1 848  l'arcivescovo  di  Tuam  (/'.)  nel- 
l'Irlanda celebrò  il  sinodo  co* vescovi  della 
sua  provincia. L'OsiCAvaiore/towirt/zo  nei 
n.  1 9  e  20  del  1 849  riportò  l'allocuzione 
dell'arcivescovo  di  Parigi  mg/  Sibour  per 
l'apertura  del  concilio  e  quella  per  la  chiu- 
sura, le  quali  incominciano  culle  formo- 
le  :  T'entrabill  Padri  e  colleglli  amatis- 
simi, Signori eCooperatoi'i canssuni:  T'e- 
ner abili  Padri,  e  voi  luUi amatissimi  Coo- 
peratori. Piimarchevole  in  quella  della  i . 
è  questo  brano.  »>  Voi  ristabilirete  inse- 
guitola periodicità  di  queste  sante  assem- 
blee, di  cui  l'inteiruzione  sì  prolunj^ata 
è  stala  la  causa  di  tanti  mali.  I  concilii 
sono  la  forza  e  l'uni  là  vi  ventedella  Chiesa. 
Richiamano  con  autorità  le  antiche  leggi, 
danno  a  quelle  nuove  che  i  vescovi  cre- 
dono necessarie  di  portare,  più  di  forza  e 
di  vigore.Deposli  a'piedi  del  sovranoPon- 
tefice  i  loro  decreti,  già  obbligatorii  per 
se  stessi,  in  quanto  che  non  sono  contra- 
ri né  alle  leggi  generali  della  Chiesa,  né 
alle  costituzioni  della  s.  Sede,  acquista- 
no colla  sua  conferma  e  la  sua  benedi- 
zione un  carattere  più  venerabile  ancora. 
Lo  ristabilimento  de'  sinodi  è  come  una 
conseguenza  de'concilii  provinciali.  Rap- 
presentano l'unità  diocesana.  L'autorità 
de'  vescovi  si  appoggia  sull'unione  de'cuo- 
ri,  su  di  una  santa  unità  di  pensieri, di 
sentimenti  che  gli  assicurano  l'amore,  il 
rispetto.  E"  nel  seno  del  sinodo  che  ogni 
vescovo  della  provincia,  conformemente 
alle  prescrizioni  del  s.  concilio  di  Trento, 
promulgherà  d'  ordinario  le  risoluzioni 
decise  nel  concilio  provinciale  ".  Dell'al- 
locuzione per  la  chiusura  del  concilio,  mi 
sembra  opportuno  riportare  il  seguente 


SIN 

periodo.»  Abbiamo  posta  la  i ."  pietra  del- 
l'edificio, e  per  mezzo  di  nuovi  sforzi  da 
noi  messi  in  esecuzione  continueremo  e 
termineremo  un'opera  cotanto  importan- 
te. Sul  fondamento  di  questi  salutari  de- 
creti che  l'attuale  concilio  ha  sanziona- 
to, altri  nuovi  decreti  s'innalzeranno  san- 
zionati da'concilii  futuri,  fino  a  che  tut- 
ti gli  affari  ecclesiastici  nelle  loro  diverse 
parli  sieno  restaurati,  e  tutti  i  bisogni  del- 
la nostra  Chiesa  sieno  soddisfatti.  E  poi 
non  basta  far  delle  leggi.  Bisogna  vigila- 
re alla  loro  esecuzione.  Avrera  bisogno 
perciò,  venerabili  Padri  e  colleghi  caris- 
simi, di  perseveranza  e  di  forza.  Gli  abusi 
sono  come  serpi  che  sfuggono  nella  ma- 
no che  li  preme  per  soffocarli,  0  come  delle 
erbe  cattive  che  non  avete  strappate  che 
nuovamente  rinascono.  Qui,  venerabili 
Padri  e  fratelli,  apparisce  principalmen- 
te l'utilità  delle  nostre  sante  assemblee. 
Esse  danno  ad  ognuno  di  noi  nuova  forza 
sia  per  condannare,  sia  per  correggere  gli 
abusi.  Non  saranno  le  nostre  leggi  da  farsi 
eseguire,  ma  sibbene  quelle  del  concilio. 
Appoggiata  su  questa  base  dell'ecclesia- 
stica provincia,  la  nostra  autorità  sarà  in- 
sieme più  feconda,  più  forte,  più  tempe- 
rata.Altro  non  miraste.  Padri  venerabili, 
colleghi,  ed  amatissimi  cooperatoli,  nel 
lavoro  del  concilio, che  a  rendere  a  Dio 
solenni  ringraziamenti  del  felice  esito  che 
ha  egli  dato  a  questa i.^  episcopale  riu- 
nione. Io  lo  debbo  ringraziare  in  parti- 
colare della  felicità  che  mi  hanno  procu- 
rato questi  giorni  seco  voi  passati  in  una 
stretta  e  dolce  comunanza  di  pensieri,  di 
orazioni  e  di  sentimenti.  R.icevete  voi  pu- 
re i  nostri  ringraziamenti, venerabili  pre- 
lati, che  degnati  vi  siete  venire  in  nostro 
soccorso  co'vostri  consigli,  ricevetene  voi 
ancora  che  colla  vostra  presenza  avete  og- 
gi influito  all'eclatanza  di  tal  solennità, 
apportandoci  il  concoiso  delle  vostre  o- 
razioni,  de' vostri  voli.  E  voi  in  partico- 
lare (mg. rFornari  nunzio  di  Parigi,  oru 
cardinale),  o  angusto  rappresentante  del 
supremo  Pontefice,  del  nostro  amatissi- 


SIN 
ino  e  comtin  p.iJre,  licevele  l'espressio- 
ne della  nostra  più  viva  iiconosccii7..i  ". 
iSell'opuscolo,  ^a  venerazione  alla  s.  Ca- 
sa  di  Loreto  promossa  con  un  compen- 
dio slot  irò,  Loreto  i  853  (al  cui  autore 
rendo  piiljblici  ringraziamenti  per  le  con- 
tinue cita/iuni  onorevoli  die  liu  fatto  del 
mio  articolo  Loreto),  si  parla  del  conci- 
lio de'vescovi  delle  provincie  della  ^Lir- 
caedi  Urbino  tenuto  in  Loreto,  nella  cui 
basilica  della  s.  Casa  di  Na7areth  con  pon- 
tificale se  ne  celebrò  l'apertura  e  riceve- 
rono la  comunione  i  prelati  che  v'inter- 
vennero, a'24  febbraio  i85o,  donde  pas- 
sarono processionalmente  alla  nobile  cap 
pella  del  collegio  Illirico  de'gesiiiti,  ono- 
rato altresWlalla  loro  ospitalità,  aflìne  di 
tenere  in  essa  le  sinodali  sessioni,  sotto  la 
presidenza  del  cardinal  De  Angelis  arci- 
vescovo di /'ermo.  Terminò  il  concilio  nel- 
la detta  basilica  a'  i  2  marzo  con  solenne 
ringraziamento  a  Dio,  e  con  somma  edi- 
iìcazione  ddl  clero,  municipio  e  popolo  lo- 
retano,  e  di  quanti  altri  vi  accorsero,  am- 
mirati tulli  delle  virtù  edella  zelante  sol- 
li'ciludinede' venerandi  loro  pastorijrjue- 
6li  furono  I  8, oltre  i  procuratori  de'vesco- 
vi iX Ascoli  e  Fossombrone,  mancati  per 
infermità:  tra  di  essi  vi  furono 4cardina- 
Ji,  cioè  Soglia  vescovo  d'OwV/;o('  Cingoli j 
De  Angelis  suddetto;  Corsi  vescovodi^/e- 
si;  Cadolini  vescovo  d'Ancona:  nonché 
4  arcivescovi  compreso  quei  di  Fermo,  gli 
.•litri  essendo  i  mg.iSalvinidi  Canierinoj 
Ijrignnti  Colonna  arcivescovo  vescovo  di 
T^ortlo  e  Recanali j  ed  Angeloni  iV l  rbi- 
ìio.  Gli  altri  I  I  vescovi  furono  quelli  di 
Fano; Fabriano  e  fllatelicaj  Pesaro:Ca- 
gli  eVei-^n\a;Macer ala  eTolentino;  Mon- 
tallo j s.  Sei'erinoj  Sinigagliaj  lìipalran- 
sane;  MonleFeltrej  l  rbania  e  s.  Angelo  in 
/  ado.  Neil'  eloquente  allocuzione  pro- 
nunziata dal  cardinal  Gousset  nel  settem- 
bre 18  5 1,  come  a  rei  vescovo  ili /Jrù/i», nel  si- 
nodo da  lui  convocato, <lichiarò.<>  Che  nel 
ruinireper  lai.'  volta  l'adunan/asinovlalc 
egli  adempiva  ad  una  sagra  fibbligazio- 
ue;  ria^raziò  il  suo  clero  pei  che  di  nuo- 


SIN  279 

vo  avesse  cooperato  all'adempimento  di 
questo  dovere,  pel  vescovo  come  per  il 
clero  e  pe' fedeli  egualmente  importan- 
te-; richiamò  alla  mente  che  per  l'addie- 
tro  in  ciascun  anno  erano  stabiliti  due  si- 
nodi, e  che  se  il  concilio  di  Trento  cre- 
dette di  non  esigere  che  una  sola  riunio- 
ne annuale,  ciò  fu  nell'  intento  eh'  essa 
fosse  tenuta  più  religiosamente;  e  deplo- 
lò  le  dure  necessità  che  persi  lungo  tem- 
po con  tanto  danno  della  civile  e  religio- 
sa società  interruppero  tutte  queste  adu- 
nanze sinodali  e  provinciali.  Egli  invitò 
in  seguito  tutto  il  suo  clero  a  mettere  in 
comune  con  li  berta  e  ponderazione  eguali 
i  lumi  e  l'esperienza  di  tutti,  onde  dare 
agli  statuti  proposti  la  forma  definitiva 
e  quella  impronta  di  sapienza,  di  compi- 
tezza e  di  generalità  che  sola  può  ren- 
derli permanenti".  Nellostessoi8  JI  mg.' 
Nicola  Agostino  de  la  Croix  arcivescovo 
d'.\uch,  tenne  il  sinodo  di  sua  provincia 
ecclesiastica,  che  fu  stampato  nobilmen 
te  :  Concili um  provlnciae  Auscilanae  in 
civilate  metropolitana,  celebratuni  anno 
i85i.  Auscisi852.  Leggo  nella  Civiltà 
cattolica  t.  10,  p-442,  che  mentre  tut- 
ta l'Inghilterra  tumultuava  per  l'elezio- 
ni, i  suoi  vescovi  cattolici  si  assembrava- 
no in  concilio  nella  silenziosa  valle  di  s. 
IMaiiaa  Oscott  vicino  a  Birmingham, che 
nel  I  8  jo  il  Papa  avea  elevata  a  sede  ve- 
scovile. I\I  ira  bile  contrasto  del  governo  po- 
litico e  religioso!  E  più  mirabile diircreu- 
za  ancor  tra  la  chiesa  cattolica  e  l'angli- 
cana !  I  vescovi  anglicani  clie  si  godono 
le  pinguissime  rendite  delle  antiche  ab- 
bazie,e  siedono  in  parlamento,  non  hanno 
la  libertà  di congregaisi,dideliberaresulla 
purezza  ilei  dogma,  sui  pericoli  della  fe- 
de, sugl'interessi  del  popolo  atliilato  alle 
loro  CUI  e. Ciechi  ministri  della  regina  capo 
della  loro  chiesa,  e  del  parlamento,  hanno 
ormai  abbandonalo  interamente  a'  laici 
fa  suviaiiità  spirituale,  di  cui  finora  con- 
servavano un'ombra  oti  un  vestigio.  Per 
l'opposto  il  clero  cattolico,  povero,  per- 
seguitato dal  miuiiteru  colla  legge  sui  li- 


^lj,j  SIN 

Ioli,  tlalla  mayistialoia  colla  parzialità 
tli  lord  Campbell,  dalla  moltitudine  con 
grossolani  insulti,  fa  mostra  d'una  libertà 
e  d'un' indipendenza,  che  sole  bastereb- 
bero a  provare  che  la  sua  autorità  e  la 
frua  missione  non  sono  cosa  lunana, ma  di- 
vina. 11  lunedila  luglio  18^2,  aprivasi  il 
concilio  con  una  seduta  preparatoria,  e 
nel  di  seguente  ebbe  luogo  la  i .''  congre- 
gazione. II  mercoledì  prima  della  congre- 
gazione i  vescovij  i  deputati  del  clero  e 
i  teologi  del  concilio  si  recarono  proces- 
sionalmente  alla  cappella  del  collegio,  o- 
\e  il  metropolitano  cardinal  Wiseman 
arci  vescovo  di  Weslminstercantò  la  mes- 
sa e  tenne  un  pubblico  discorso.  La  do- 
menica dopo  la  messa  celebrata  da  mg.^ 
iJlIathorne  vescovo  di  Dirmingham.i!  ce- 
lebre oratoi  e  ab.  INIanning  predicò  quella 
parola  di  Cristo  :  Miscreor  super  lurbas, 
esaltando  la  misericordia  del  Signore,  che 
venne  opportunamente  a  soccorso  della 
&ua  chiesa  d'Inghilterra  da  3  secoli  pe- 
licolante,  col  restituirle  ne'suoi  vescovi 
j'anlito  lustro  e  il  vigore  della  discipli- 
na. La  2.^  sessione  cominciava  il  martedì 
seguente.  Il  discorso  fu  pronunziato  dal 
ó.^  New  man,  altra  gloria  di  quella  chie- 
sa, e  s'aggirò  sopra  la  conversione  del- 
l'Inghilteira,  Dopo  d'aver  mostrato  le 
inaspettate  vie  per  cui  la  divina  provvi- 
denza in  pochi  lustri  operò  un  cambia- 
mentocos'imeravigliosoepreparòil  trion- 
fo della  sua  Chiesa,  toccò  gli  ostacoli  che 
si  attraversano  al  compimento  dell'ope- 
la  divina,  e  quindi  la  probabilità  che  più 
lunghe  guerre,  più  aspri  combattimenti 
debbano  affinare  la  carità  e  la  fede  dei 
cattolici,  prima  che  questi  sieno  merite- 
voli di  vedere  i  loro  fratelli  tornare  al- 
l'antico ovile,  fuori  del  quale  non  vi  è  la 
salute  eterna.  Nel  n.°2o  del  Giornale  di 
Roma  del  i854  ^'  ^  •J"  interessante  arti- 
colo sul  florido  e  progressivo  stato  della 
chiesa  cattolica  ini  ngliilterra,ede'bene- 
fici  influssi  che  spande,  ed  impedisce  che 
questa  nazione  venga  lasciata  in  quelle  te- 
nebre, da  cui  il  crislianesiuio  l'ebbe  tol- 


SIN 

la.  Si  celebra  il  gran  bene  derivato  dal 
iicordatosinodo,esi  dice  che  ad  esso  ten- 
nero dietro  nel  i  <ì^3  i  sinodi  diocesani  di 
tutte  le  vaiie diocesi , ed  a'quali  seguiran- 
no nel  corrente  i854  le  visite  pastorali, 
e  quindi  altri  sinodi:  locchè  quanto  deb- 
ba giovare  a  mantenere  la  disciplina  nel 
clero,  ad  accrescere  il  decoro  delle  chiese, 
la  predicazione  della  divina  parola,  l'ani- 
ministrazionede'sagramenti;a  dir  breve, 
a  far  fiori  re  e  crescere  il  cattolicisrao,  è  fa- 
cile il  giudicarlo.  Ella  è  cosa  di  molta  e- 
di(lcazione,eche  conferisce  immensamen- 
te al  bene  della  religione^  il  vedere  il  cle- 
ro zelante  del  culto  divino,  e  intento  uni- 
camente al  suo  divino  ministero.  E  cer- 
tamente la  grazia  di  Dio  opera  a  quando 
a  quando  delle  meraviglie,  e  suscita  atti 
eroici  in  questa  nazione, con  mirabili  con- 
versioni alca  ttolicismo,  non  meno  di  dotti 
eragguardevoli  personaggi,  che  de'mini- 
stri  stessi  anglicani.  Nel  1. 1,  2.^*  serie  della 
Civiltà  cattolica,  de'  5  febbraio 1 853,  a 
p.  35i2jSÌ  parladel  sinodod'Amiens.MDue 
giorni  pritna  che  i  vescovi,!  dignitari  ed 
i  teologi  della  provincia  ecclesiastica  di 
Reims  procedessero  in  A  miens  alla  solen- 
ne apertura  del  concilio,  uscì  dal  palaz- 
zo delle  Tuillerie  (residenza  di  Napoleo- 
ne 111)  un  decreto  imperatorio, il  quale 
concede  facoltà  a'  prelati  francesi  d'  as- 
sembrarsi a  fare  concilii  metropolitici  e 
sinodi  diocesani  ogni  volta  loro  paia  u- 
lile  o  necessario  per  regolare  gli  affari  che 
spettano  nell'ordine  spirituale  all'eserci- 
zio del  culto  e  alla  disciplina  interna  del 
clero.  E  tal  permissione,  dice  il  decreto, 
concedesi  per  tutto  quest'anno  edopo  vi- 
sto il  4-''aif'colo  della  legge  organica.  For- 
se l'imperatore  ha  ben  meritato  d'  una 
supposta  generosità;  ma  chi  s'intende  al- 
cun poco  del  mandato  che  Dio  diede  ai 
vescovi  di  pascere  la  greggia  loro  affida- 
la, chi  si  torna  alla  memoria  le  prote- 
ste fatte  dalla  s.  Sede  contro  i  così  delti 
articoli  oiganici,  stupirà  di  vedere  il  po- 
tei laicale  ingerirsi  in  somiglianti  alfari 
che  non  sono  di  sua  pertinenza.  I  prelati 


S  l  ìN  sin  281 
francesi  fecevogli  anni  scorsi,  come  or  fan-  interessanti  cheli  riguaidano.  Neindiclie- 
no,  le  aditiiiiiizcloro,  stnza  puiilo  cui  arsi  lò  olcuni  a  pioposilo  «lei  iin  qui  detto, 
di  simili  licenze  spuntaueamcnte  olferle  Come  si  avessero  a  celebrare  i  concilii, 
dal  f^overno,  delle  (juali  essi  non  ahbiso-  1'  insegnò  Gesù  Cristo  col  suo  esempio, 
gnaiio  e  che  perciò  non  iitiplorarono  ".  cioè  (piando  licenziali  tutti  gli  altri,  fuor- 
INeln."!  iqdelG/or//rt/t'r//7ior/irtdel  1  H 53  che  i  discepoli,  dopo  ch'ebbe  f.ilto  ora- 
si legge,  che  ne'gioi  ni  i  li,  i  (>  e r  ^  maggio  zi<jne,  propose  una  questione  di  giandis- 
i(i  solennementeceh-bratoin  Poggio  Mir-  sima  importanza;  domandò  qual  opinio* 
^cfo  (/'.)  in  i5V2Z>/«rt  (A'.)  il  1  ."sinodo  dio-  ne  portavano  gli  uomini  di  lui,  e  poiché 
cesano  della  novella  Mandelcse  diocesi  i-  furono  riferiti  gli  stolli  loro  detti,  richie<ie 
sliliiita  da  Gregorio  X\l.!\Ig.rNicolaGri-  il  pareiede'discepoli.  E  Pietro  ilprimodi 
spigHi  zelantissimo  vescovo,  prelato  ve-  lutti, non  per  età  ma  per  dignità,  pioiiun- 
iieiamlo  per  a[)osloliche  viitìi  csapere,  a-  zio  sentenza  tale,  che  definì  la  questio- 
ninialodall'eccitatoriedel  Papa  regnante  ne,  ed  insegnò  quel  che  da  tutti  si  deve 
Pio  IX,  seppe  radunare  a  sinod.ile  co-  credere,  facendo  un  canone  di  fede,  fal- 
nìi^io  tutti  i  suoi  pairoclii,e(juelli  che  di  mente  che  non  vi  occorresse  consiglio  de- 
diritto  hanno  luogo  in  fpieste  adunanze,  gli  altri  apostoli  :  Tue^  Chrislns  fdius  Dei 
Premessi  gli  spirituali  esercizi,  onde  di-  rà'/.  E  cosi  bastò  al  Signore,  che  Pietro 
«porre  meglio  il  suo  clero  a  ricevere  i  lumi  avesse  stabilito  ciò  che  si  dovesse  tenere, 
dello  vSpiritosaiito,  si  venne  con  tutta  pa-  anzi  lodando  la  sentenza  di  lui  alla  pie- 
te  e  armonia  alla  formazione  di  quelle  senza  degli  altri,  dichiarò  non  doversi  ri- 
^anzìoni  the  beu  si  attemperano  a'biso-  putarecomecosa  proferitaconsentimento 
gni  attuali  della  diocesi,  e  se  ne  fece  let-  umano, ma  come  verità  ispiratagli  dalcie- 
tura  con  tutta  la  furmalilà  prescritta  dai  lo.  Oltre  a  ciò,  perchè  il  Signore  sapeva 
sagli  canoni  nella  chiesa  callediale  ma-  eh 'eian  per  nascere  di  quando  in  quando 
gnilicamente  ornata.  ìNon  èadire<piale  nella  sua  chiesa  somiglianti  conlroversie 
SI  fosse  il  sacerdotale  contegno  e  divuzio»  intorno  alle  cose  della  fede,  [)rovvide  che 
ne  di  tale  ecclesiastica  asseiidjlea,  per  cui  si  sapesse  da  chi  risolver  si  dovessero,  e 
eccitato  il  popolo  af(ollavasi  divotamente  diede  con  s.  Pietro  un  capo  visibile,  a  cui 
al  tempio, seguendo  reseni[)io  della  ma-  lutti  fossero  soggetti  e  ubbidienti.  A  Ge- 
gistralura,  che  prese  parte  a  (|uel  santo  r.vsAi.EMME  nel  riportarne  i  concilii,  dissi 
consesNO,nelconseivaie  l'ordine  pubblico,  che  il  i  ."fu  celebrato  nell'anno  33,  e  fu  il 
nel  contribuire  alla  comune  festa  e  leti-  modello  di  quelli  tenuti  poi  nel  ciistia- 
zia  sincere  dimostrazioni  di  cristiana  e-  nesimo,  di  cui  fu  culla  Gerusalemme;  s. 
sullanza.  A  compimento  poide'sagri  con-  Pietro  che  l'adunò  esercitò  cos'i  ili. "atto 
tessi  sinodali,  nc'(|uali  previe  le  consuete  di  sua  giurisdi/ione  pontifici. 1,  fu  il  1 .°  a 
A<;«(//(A'.)diacclamaziunealsommol'on-  parlare  ed  a  risolvere.  Ne'concilii  genera- 
lelice,  il  vescovo  chiuse  il  sinodo  munito  li  prirnierametitcsi  recitò  il  Simbolo  (f  .). 
di  speciali  facoltà  con  impartire  l'apusto-  I  concili!  vennero  dopo  le  Tradizioni, 
he.»  benedizione,  che  renderà  felice  que-  cioè  le  cose  che  si  ordinanarono  ne'cou- 
st.i  parie  ilei  i^iegj^e  di  Cristo,  nell'us-ser-  cilii  non  lurotio  di  nuovo  inventate,  m.i 
vaii/a  delle  divine  ed  eiclesiaotu  he  leg-  avemlole  iPiuli  i  ricevuludii'maggioii>eii- 
gi.  Uuind»  81  pubblicò  colle  stampe;  l'i  i-  za  scrittura,  vollero  che  lusserò  scritte  ac- 
ìua  ilioeceiana  Synotlus  in  calhulrolt  ciucche  più  accuratamente  si  cufloJisse- 
/•,'<-<7r.v/</f /U<i«»ir/c/iw,  ec,  llomaei  SIIS.  ro.  Anche  dagli  a|>o%loli  ne'primi  leuipi 
.Negli  Aiiitiili  cecie siiislici  del  Uiualili,ol-  furono  ammessi  1  preti  ne'roiicilii  .\il  i>n- 
lieche  si  lipoilano  la  m.if;j;u)i  p.irle  dei  t.i  delle  persecuzioni  della  Chiesa,  nel  1 1  » 
couciiiijUcll'iuJiccsuuui accolli  vanpuuli  si  celebrai  uuu  diversi  cuucilii, con  pi ii  Ire- 


iSi  S  1  N 

(Utenza  si  adunarono  dopo,  singolarmen- 
te nell'oriente.  Nel  concilio  convocato  in 
Roma  nel  824  da  s.  Silvestro  I,  secondo 
gli  alti  non  solo  v'intervenne  l'impera- 
tore Costantino  I  e  s.  Elena  sua  madre, 
Dia  ne  sottoscrissero  ambedue  i  decreti  do- 
po il  Papa,  i  vescovi,  i  preti,  i  diaconi.  E' 
vietalo  il  convocare  alcun  concilio  gene- 
rale senza  rautorità  del  Papa,  perciò  con 
quella  di  s.  Silvestro  I  si  celebrò  quello 
di  Nicea,  cbe  fu  \\  x." Ecumenico  [f^.]:  in 
questo  il  Papa  soleva  mandare  3  Lega- 
ti (/^ .),  de' quali  uno  almeno  era  vesco- 
vo. 11  dello  concilio  decretò  che  i  sinodi 
si  dovessero  celebrare  due  volte  l'anno. 
Sempre  è  sialo  solito  che  i  concilii  si  con- 
fermassero dal  lomano  Pontefice,  e  giun- 
ti in  Roma  nel  325  i  decreti  del  sagro- 
santo  concilio  Niceno,  colla  lettera  sino- 
dale che  il  concilio  scrisse  al  Papa  s.  Sil- 
vestro I,  richiedendolo  che  in  piacer  gli 
fosse  di  confermare  al  solito  le  cose  de- 
lerminatevisijS.Silvestro  1  radunò  un  con- 
cilio di  vescovi  d'Italia,  nel  quale  con- 
fermò quanto  si  era  determinato  nePNi- 
ceno.  Et  dixeriinl  omnes :  Placet.  Il  giu- 
dicare i  giudizi  de'concilii  si  appartiene 
al  Papa  :  tanta  autorità  hanno  i  concilii, 
quanta  ne  ricevono  dalla  Sede  apostoli- 
ca; e  la  prima  cosa  che  si  faceva  ne'con- 
cilii,  era  il  recitarsi  i  decreti  de'romani 
Pontefici.  Appartiene  al  Papa  l'assegna- 
re chi  deve  soprastare  al  concilio  gene- 
rale, poiché  non  solevano  recarvisi  i  Pa- 
pi, essendo  la  loro  presenza  necessaria  in 
Roma,  come  scrisse  s.  Leone  I  a  Teodo- 
sio I  \.  Bens\  essi  prescrivevano  leggi  e  or- 
dini a'sinodi  generali.  Quandoeradenun- 
ziato  un  concilio  generale  in  oriente  o  le- 
vante,ilPapa  radunava  un  sinodo  di  vesco- 
vi occidentali  inRoma,oscriveva  a'metro- 
politani,  elle  ne  facessero  nelle  provincie, 
e  così  mandava  i  legati  alalerea  nome 
di  tutto  l'Occidente  (f^.)  ancora.  I  legali 
della  s.  Sede  parlavano  ne'concilii  in  la- 
tino, avvegnaché  fossero  greci  :  i  legali 
pontificii  inoltre  erano  i  prinìi  a  parla- 
re ed  a  confermare  i  decreti.  Nulli  sono 


SIN 

i  decreti  del  concilio  generale,  senza  i  I  con- 
sentimento  del  Papa.  La  Sede  apostolica 
può  fare  che  un  sinodo  diventi  ecume- 
nico, benché  prima  tale  non  fosse.  Non 
si  fece  mai  concilio  ecumenico  che  non 
vi  si  mandassero  almeno  3  legati  presi  dal 
clero  romano.  Non  si  celebravano  sinodi 
senza  il  consenso  del  Papa.  Richiestol'im- 
peralore  Valentiniano  I  del  364  d^'  ^^' 
scovi  di  fare  un  concilio,  rispose  che  co- 
me laico  non  dovea  ingerirsi  in  somiglian- 
ti materie.  L'imperatore  era  solito  man- 
dare un  legato  al  concilio,  perchè  le  cose 
passasseroconquiete,senza  che  punto  s'in- 
gerisse nelle  questioni  e  controversie  in- 
torno a'dogmi;  imperocché,dice  Teodo- 
sio II  imperatore  del  ^3i,  non  è  lecito 
che  chi  non  è  scritto  nel  catalogo  de'san- 
tissimi  vescovi,  s'intromella  ne'negozi  e 
nelle  consulte  ecclesiastiche,  non  doven- 
do il  legalo  che  solo  impedire  i  tumul- 
ti promossi  dagli  eresiarchi  e  da'settari. 
Gl'imperatori  ed  i  re  non  denunziavano 
i  concilii,  senza  l'autorità  del  Papa:  i  prin- 
cipi scrivendo  a' vescovi  che  si  radunas- 
sero, non  comandavano,  ma  esortavano. 
Con  autorità  del  Papa  celebrarono  sinodi 
Carlo  Magno  e  Lodovico  I  imperatori. 
Questi  non  intervenivano  a' concilii  che 
quando  si  trattava  della  lede,  per  essere 
essa  a  tutti  comune;  anzi  era  vietato  ai 
principi  l'intervenire  a'sinodi,  fuorché  ai 
generali.  Nella  sottoscrizione  de'  vescovi 
agli  atti  de'sinodi,  non  si  avea  riguardo 
alla  dignità  e  prerogative  delle  sedi,  ma 
all'anzianità  de' vescovi  e  tempo  di  loro 
consagrazione,  salva  però  la  dignità  pa- 
triarcale. Gli  abbati  intervenivano  a'cou- 
cilii,  ma  non  davano  il  voto,  né  sottoscri- 
vevano, ma'  solo  consigliavano.  Ne'con- 
cilii i  vescovi  tenevano  il  bacolo  Pasto- 
rale[F.).  Papa  Urbano  II  nel  concilio  di 
Bari  del  i  097  sah  vestilo  di  pianeta  e  col 
pallio  nel  trdounaleo  Irono  avanti  il  corpo 
di  s.  Nicolò,  sedendo  gli  altri  colle  cappe. 
Trattandosi  della  condanna  di  vescovi , 
intervenivano  ai  concilii  i  soli  prelati,  e- 
scludeudosi  anche  l'imperatore.  Per  chia- 


SIN 
mare  al  sinodo!  vescovi  delle  sedi  patriar- 
cali si  solevnno  uiandure  3  vescovi;  tua 
uel  553  a  ciiiariiare  Vigilio  Papa  al  Quin- 
to Sinodo,  dagli  avversari  ne  furono  man- 
dati 20,  cioè  3  patriarchi  e  tutti  gli  al- 
tri metropolitani.  La  storia  ragionala  dei 
concilii  generali,  e  celebrali  colle  richie- 
ste solennità,  ci  porge  contro  gli  eretici 
una  delle  più  luminose  e  con  vincenti  pro- 
ve deirinfalldjilità  della  Chiesa,  e  della 
perpetuità  inallerahile  della  nostra  fede. 
Niiuia  meraviglia  pertanto,  se  gli  etero- 
dossi abbiuno  mosso  ogni  pietra,  sia  per 
rinvenire  qualche  da  loro  sognata  man- 
canza in  que'  concilii,  che  furono  vera- 
mente ecumenici,  sia  per  far  passare  co- 
me tali  que'  che  dillatti  mancarono,  e 
che  non  iurono  se  non  che  conciliaboli, 
o  semplici  concilii  nazionali.  Essi  si  fan» 
no  piincipahnente  forti  sopra  il  famoso 
concilio  di  P.iniiiii  [y.),  che  da  loro  vie- 
ne arditamente  spacciato  e  come  ecume- 
nico e  come  ariano.  Abbiamo  Ira' tanti 
trattatisti  sopra  i  sinodi  e  concilii  :  Fran- 
cesco Torrensi,  De  siiiìvni  Ponti ficis  su- 
per concilia  auclorilatc,  Floreuti;ie  i  5  ")  ( . 
Gavanto,  Praxis  exaclissiina  dioecesa- 
nae  Synodi  Cf/r^/v2«<7ac,  VeneUisi634- 
Lupi,  Synodoruni  generalium,  ac  pro- 
vincialiuni,  decreta  et  canones,  Venetiis 
\'ji.\.  Lanfiedini,  Raccolta  di  orazioni 
sinodali  e  lettere  pastorali  ,5cs\  1  ^.jo.Sal- 
monio  ,  De  studio  concilioruni,  eorum- 
(f-ue  colleclionibusy  Venetiis  t  765.  Con- 
clliuni  Ronianuni  in  s.  Basilica  Latera- 
nensi  celehratum,  anno  universalis  Jw 
hilaei  I  77-7  a  ss.  P.  et  D.  N.  Dtnedicto 
/'^p<iA7//,Uoiyaei72  5.BenedettoXIV, 
De Synodo  dioecesana, Romae 1 7 'ì5.De 
Synodo  Dioecesana,  dissertatio  Jos.  A- 
loysi  Assrnianni,  Uomaei  ""f).  Fra  leo- 
pcie  dcH'imniorlule  lji.nctlL'llo  XIV  alla 
ecclesiastica  disciplina  e  alla  scienza  dei 
sagri  canoni  tulle  convenevolissime,  me- 
rita forse  il  maggior  pregio  (piellu  già  ri- 
cordili.!, De  Synodo  diocer^ana ,  nella 
quale  s'insegna  l.ugameiilc  ./vescovi, co- 
m«dtbbausi  con  tenere  ucll'esammui  e  nei 


S  1  N  283 

sinodi  i  piìi  importanti  alTari  della  loro 
diocesi  e  del  gregge  a  loro  commesso,  qua- 
li (Iclinizioni  iiiliaprenilere,  quali  trala- 
sciare, come  correggere  gli  uhusi,  e  co- 
me mantenere  1' ecclesiaslica  disciplina, 
rson  ebbe  tempo  quel  dotto  Papa  di  e- 
samiiiare  maturnmeiite  i  materiali  della 
sua  insigne  opera,  e  di  disporli  piii  esat- 
tamente.Quindi  un  pocodidilFusionescor- 
gesi  in  essa,  e  (pialche  cosa,  che  non  è 
allatto  a  luogo;  ed  è  questo,  dicono  i  cri- 
liei,  l'unico  diI'eUo  di  qtiell'  opera  utilis- 
sima, difello  non  già  dell'  autore,  m,t  del 
non  avere  essa  ricevuta  da  lui  1'  ultima 
mano.  L'eruditissimo  ab.  Assemanni  pro- 
fessore neir  aichigiiinasio  romano  della 
lingua  sirocaldaica  e  deirislituzioni  ec- 
clesiastiche, ed  autore  di  quell'allre  ope- 
re che  citai  nella  sua  biografìa,  si  propose 
con  detta  dissertazione  di  correggere  tale 
dilfetto  con  darne  una  breve  Su)os>i.  .V 
questa  promise  di  far  succedere  un'allr.-i 
dissertazione  de'conci li i  provinciali,  in  cui 
tratiare  di  molte  cose  appositamente  om- 
messe  nella  precedente. 

S\}iOi^EoS\}iOVOL\,Sy,iopoli.Sede 
vescovile  dell'  Elenoponlo  nell'  esarcato 
di  Ponto, sotto  la  metropoli  d'Amasia,  e- 
retfa  nel  V  secolo  secondo  Commanville, 
ma  lo  fu  nel  I  come  dirò  col  p.  Le  Qiiien. 
La  città  fu  anticamente  celebre  per  ric- 
chezze,numero  d'abita  11  ti, bellezza  de'.suoi 
magnillci  edifìzi  pubblici  e  privali,  e  per 
la  sua  possanza  per  mare  e  per  terra.  L' 
posti!  sulla  spiaggia  seltenlrioniiledcl  .Mar 
ISero,  tia  Costautinopoli  e  Trebisuuda,  e 
luo  leghe  da  ognuna  distante.  La  città 
è  costrutta  sull'istmo  d'una  [)enisola,che 
s'avanza  nel  mare  a  forma  di  promonto- 
rio, con  meravigliose  pesche  ili  pilami- 
de.  Sorge  quasi  rimpetlo  n  Sebastopoli, 
in  giacitura  mollo  strategica,  essendo  un 
tempo  difesa  da  .foo  cannoni.  L  la  pun- 
ta pili  settentrionale  di  detta  immensa 
costa;  il  porto  si  estende  nll'esl  ili-lla  cit- 
tà, ma  non  essendo  chiuso  da  moli  si  con- 
Mileia  piuttosto  Una  laila,  difesa  da  bat- 
terie e  dal  forte,  co»li  uziuue  quadrata  e 


2B4  SIN 

massiccia  che  rimonta  all'epoca  dell'im- 
nero  gi-eco,ericostruitocla'geaovesi.  All'o- 
vest ilella  penisola  vi  è  il  porto  Bianco  o 
i\k-Liman.  L'importanza  di  Sinope  con- 
siste in  un  arsenale  di  marittioìa  costru- 
zione, e  si  dice  il  solo  clieesistein  Tur- 
chia dopo  quello  di  Costantinopoli.  Vi  si 
costruiscono  fregate  e  vascelli  di  linea,  e 
le  querele  tagliate  da'  monti  circostanti 
forniscono  legname  consistente  :  le  navi 
latte  a  Sinope  hanno  molta  riputazione 
per  la  solidi  tue  dura  ta,e  passa  no  per  le  mi- 
gliori della  flotta  ottomana.  Lacittàèco- 
fctrulla  co'materiali  dell'antica  città  greca 
colonia  de'milesi,  che  sorgeva  sull'altura 
della  penisola  di  PvozTepè,mentrela  città 
turca  è  edificata  suH'istmo.Le  case  e  le  for- 
ti (Icazioni  presentano  una  quantità  d'au- 
tii;he  rovine, qua  e  là  ammucchiate:  vi  si 
vedono  iscrizioni  greche  o  paflagoniche, 
basti  e  statue  mutilate,  avanzi  d'acque- 
dotti e  cloache,  cisterne  vaste  e  profonde, 
e  persino  torri  antiche.  L'origine  di  Si- 
uope  si  perde  ne'tempi  eroici,  ed  Antoli- 
co  era  venerato  da'sinopii  qual  suo  fon- 
datore; altri  sostengono  che  gli  abitanti 
ritengono  per  fondatore  certo  Stenide  , 
uno  di  quelli  che  navigaronoconGiasone, 
che  venerarono  come  un  numeeconside- 
laronoqualeoracolo.  Siccomei  railesi  ve- 
duta l'opportunità  del  luogoerimhecilli- 
tà  degli  abitanti,g!i  espulsero  e  v'introdus- 
sero gente  nuova, eben  fortificarono  la  cit- 
ta,altri  storici  perciò  pretendono  che  alcu- 
ni milesi  delle  fattorie  sulla  costa  nesieno 
i  veri  fondatori.  Godeva  Sinope  di  tutti 
i  vantaggi  della  libertà  allorché  fu  con- 
quistata da  Fariiace  redi  Ponto,  e  diven- 
ne allora  città  regia  e  come  capitale  del 
regno  di  Ponto,  dove  i  re  facevano  sog- 
giorno, ed  in  cui  nacque  è  fu  allevato  Mi'' 
Iridate  Eupatore,  che  sommamente  con 
magiiificeuza  l'ingrandì  e  vi  fu  sepolto. 
Luculio  la  prese  settautaun  anni  avanti 
la  nostra  era,  e  le  restituì  la  libertà.  Si- 
uope  provò  le  piti  grandi  sciagure  sotto 
Farnace  Ke  di  Ponto,  che  vinto  da  Giu- 
lio Cesare,  questi  ristabilì  Sinope,  nel 


SIN 

yog  di  Roma  vi  mandò  una  colonia  ro- 
mana, per  cui  a  suo  onoie  si  chiamò  Co 
Ionia  Julia  Felix  Sinope.  Dopo  che  ven  • 
ne  soggiogata  come  le  altre  città  d'Asia 
da'romani,  fu  governala  come  le  altre  co- 
Ionie,  avendo  duumviri,  decurioni  e  altri 
magistrati.  In  tempodegl'iraperatori  ro- 
mani fiorì  per  opulenza  e  per  isplendore, 
a  motivo  del  commercio  che  le  procura- 
Tano  la  vantaggiosa  situazionee  la  como- 
dità de'suoi  porti,  ond'era  una  delle  più 
considerabili  e  più  floride  città  dell'Asia, 
adorando  visi  Mercurio  come  diodei  com- 
mercio. Fra  i  suoi  antichi  illustri  ricor- 
derò Timoteo  Patrime  rinomato  filosofo, 
Difilo  poeta  comico,  Batone  che  scrisse  la 
storia  de'persiani, ed  il  famoso  filosofo  cini- 
co Diogene,  che  vivea  in  una  botte,  ma  fu 
sepolto  a  Corinto  in  un  cippo  sul  quale  era 
scolpito  un  cane.  Sotto i  primi  imperatori 
fu  compresa  nella  Paflagonia,  e  fece  parte 
del  governo  di  Bitinia;  ma  distaccata  in  se- 
guito la  Paflagonia  dalla  Bitinia,  formò 
quella  una  provincia  particolare  verso  l'e- 
poca dell'imperatore  Costantino  I.  Sinope 
fu  poi  unita  ad  altre  città  del  Ponto  per  for- 
mar la  provincia  dell'ElenopontOjin  onore 
di  Elena  madredi  detto  imperatore.  Aven- 
do l'imperatore  Eraclio  diviso  l'oriente 
in  diversi  dipartimenti,  Sinope  fu  attri- 
buita a  quello  d'Armenia.  In  tempo  d'A- 
lessio Comneno,  il  generale  maomettano 
Caratice  sorprese  la  città  per  impadronir- 
si de'tesori  che  gl'imperatori  greci  via- 
Teano  collocati  in  deposito,  ma  il  sultano 
gli  ordinò  di  non  toccarli.  Quando  i  cro- 
ciati s'impadronirono  di  Costantinopoli, 
Sinope  restò  in  potere  de'Comneni,  e  fu 
una  delle  città  dell'impero  di  Trebison- 
da.  Diventò  in  seguito  un  principato  in- 
dipendente, di  cui  Maometto  II  fece  la 
conquista  nel  i46i  a  danno  d'  Ismaele 
principe  di  Sinope,  passando  la  città  nel 
dominio  ottomano,  come  nota  Rinaldi  a 
tale  anno. Ismaele  essendo  ricchissimo  per 
le  miniere  di  rame  che  esistono  nel  terri- 
torio, provocò  l'avidità  di  Maometto  II 
a  impossessarsi  di  Sinope;  ma  esseodo  il 


SI  i\ 
suo  esercito  restalo  respinto,  vi  si  rc(  ò  in 
pei  sona  a  darne  l'assalto.  Ismaele!  (Iiii)i- 
tando  (l(  gli  aiuti  die  avca  domandati  al- 
la Germania,  con  grandi  promesse,  pre- 
ferì di  arrendersi  al  formidabile  nemi- 
co. I  turchi  la  chiamano  i5i'/]a&,  e  appar* 
tiene  al  |)ascialatico  d'  Augoia  e  al  san- 
giacatodi  Castamuui  neh' Anatolia:  il  suo 
porto,  i  cantieri  di  costruzione  e  il  suo 
commercio  le  danno  ancora  (jualche  im- 
portanza. Sinope  nell'  attuale  clamorosa 
guerra  fra  Turchia  e  Russia,  è  divenu- 
ta tnemorabile  per  la  battaglia  navale  av- 
venuta nelsuoportoa'3onoverabrei  8 53. 
11  viceammiraglio  russo  ISakhimoff  al- 
la testa  di  G  vascelli  di  linea  della  5.^  di- 
visione della  flotta,  forzò  l'ingresso  della 
rada  di  Sinope,  e  in  un'ora  del  più  acca- 
nilo coDibulliinenlo  tlistiusse  una  divi- 
sione navale  della  ilolta  turca,  composta 
di  7  fregate,  7.  corvelle,  un  bastimento  a 
vapore  e  3  tra>porli.  La  fregala  la  meno 
danneggiala,  iiussi  nel  conduilii  a  Seba- 
stopoli doverono  abbandonarla  al  mare. 
Osman  pascià,  unode'3  vice-ammiragli 
della  Porta  ottomana,  col  suo  seguilo  tu 
trasportalo  sul  vascello  animiragli(j  russo. 
.Si  calcola  il  danno  de'tuiclii  per  la  di- 
strutta flotta  presso  Sinope  acirca  8  o  i  o 
milioni  di  fiorini:  le  fregate  avcano  33G 
cannoni,  ed  erano  le  migliori  della  Tur- 
chia, onde  grande  fu  il  giubilo  de'ru'jsi 
pcrsilliitta  vittoria.  La  perdita  de'luithi 
si  la  ascendere  a  4ooo,  da  alcuni  però  fu 
calcolala  a  G  o  7  mila  uomini, ed  a  20  mi- 
lioni di  valore, secondo  altri,  si  fece  giun- 
gere il  danno  in  complesso.  Anche  la  cit- 
tà e  il  pollo  soffrirono  per  le  bombe  e  ar- 
tiglierie russe;  la  mela  di  Sinope  fu  pre- 
da delle  fiamme,  colla  distruzione  di  tutto 
ilquortiere  turco.  Sembra  che  provocas- 
se la  distruzione  di  tal  flolla,  l'es^ieie  la 
medesima  deslinata  a  portare  munÌ7Ìoiii 
a'circassi,  e  ail  isligare  i  sudditi  russi  alla 
rivolta,  massime  sulle  coste  dell' Al)asio. 
'l'ulti  quanti  i  fogli  narrano  lo  strepito- 
so avvcnimrnlo,  con  notizie  sloiiche  su 
Sinopc.  li  Gioinalc  Romano  dclibj4  a 


SIN  2S'; 

p.  7.  \  pubblicò  la  li.tduzione  di  quanto 
di  essa  ne  scrisse  Pio  II  prima  del  [inpa- 
lo,  nella  sua  Storia  ilcltÀsia  muiorej  Ira- 
duzionc  che  riprodusse  Y /-llbuiìi  di  l'io- 
nia,  nel  l.  2  i,  a  p.  38,  e  col  disegno  del 
prospetto  di  Sinope.  La  Civiltà  cattoli- 
ca, serie  2.\  t.  5,  p.  12  t,  riportò  la  de- 
scrizione dell'  accennalo  ullimo  eccidio. 
Conseguenza  del  quale  fu  l'entinta  nel 
mar  JNero  delle  polenti  flotte  di  Francia 
e  Inghilterra,  in  aiuto  della  Porta  otto- 
mana, per  guarentirne  l'impero.  Si  leg- 
ge negli  /liti  d'i  s.  Andrea  apostolo,  che 
predicò  a  Sinope  il  vangelo,  e  vi  ordi- 
nò de'preti.  In  Sinope  anche  a'tempi  del 
cristianesimo  ebbero  i  natali  diversi  uo- 
mini distinti,  fra  i  quali  Arpiila  autore  di 
una  versione  gì  eca  tiell'aiitico  Testamen- 
to, di  cui  palla  s.  Girolamo.  11  (."vesco- 
vo di  Sinope  fu  Filologo  ordinato  da  s. 
Andrea.ed  i  roenologi  greci  nefanno  men- 
zione a'4  novembre.  Furono  suoi  succes- 
sori: Foca  martirizzalo  sotto  Traiano,  il 
cui  corpo  In  tiaspoitaloa  \  ienna  diFian- 
cia,  .secoiulo  il  martirologio  romano  a'  1  4 
luglio;  N.  padre  dell'empio  Marcione,cbe 
espulse  dalla  sua  chiesa;  Proeresio  sotto- 
scrisse la  lettera  degli  ariani  riuniti  a  b"i- 
]ippf)[>oli;  Antioco  trovossi  al  concilio  di 
Calcedonia;  Eliano  sottoscrisse  la  lettera 
del  concilio  di  sua  provincia  all'imperato- 
re Leone;  Pitagora  (juella  del  concilio  di 
Costantinopoli  al  patriarca  Giovanni  in- 
torno l'eresia  di  Severo  d'Antiochia; Ser- 
gio fu  al  VI  concilio  generale;  Gregorio 
al  VII,  Teodoro  o  Teodosio  aH'NlII,  e 
forse  è  lo  slesso  che  solloscrisse  il  conci- 
lio di  Fozio  dopo  la  morte  di  s.  Ignazio. 
S\no\u\  Syiioptn,  è  un  titolo  vescovile //i 
partibus,  Sotto  l'aicivescovatosimile  d'.V- 
mnsia,  che  conferisce  il  Papa,  e  Gregorio 
XVI  neir  i.stituire  il  vicariato  apostoli- 
co di  Lassa,  a'  2"  n)ar70iS  jG,  lo  alili- 
bui  al  vescovo  vicario  apostolico,  il  cui 
nome  e  cognome  tacciono  le  IVotizie  di 
Roma. 

SIMOSASTA  oSlNUSIASTA.  No- 
mcchcdavasi  agli  eretici  i  quali  nuu  aiu- 


286  S  I  i\ 

inetlevano  che  una  sola  natura  in  Gesù 

Cristo.  T\  Nestoriani. 

SINTZENDORF  Filippo  Giuseppe 
Lodovico,  Cardinale.  Nobile  niemanno, 
nacque  in  Parigi  mentre  il  padre  eiavi 
ambasciatore, ecome  d'acuto  e  amenoin- 
gegno  nel  I  714  fu  mandato  in  Pioma  di 
1  5  anni,doveprima  nel  semiiiarioroma- 
no,  e  poi  sotto  il  celebre  Vincenzo  Gra- 
vina potè  erudirsi  in  qualunque  genere 
di  letteratura.  Pvipalrialo  fu  eletto  cano' 
lìico  di  Colonia,  d'Olaiiilzedi  Salisbur- 
go,ed  abbate  di  Pestchw;.r.  Nel  i  72  j  l'irn- 
peratore  Carlo  VI  lo  nominò  al  vescova- 
to di  Giavaiino,  al  quale  l'isliluì  Benedet- 
to XIII,  che  poi  ad  istanza  del  re  di  Po- 
lonia Augusto  li  a'26  novembre  I  727  lo 
creò  cardinale  prete  di  s.  Maria  sopra  Mi- 
nerva, e  lo  ascrisse  alle  congregazionidei 
}ili, concilio, propaganda  ealtie.Clemen- 
le  XII,  alla  cui  elezione  contribuì  col  suo 
"voto,  nel  I  782  lo  trasferì  alla  cliiesa  d'U- 
ralislavia,dove  ad  onta  delle  guerre  die 
assoggettarono  quella  vasta  diocesi  al  do- 
minio del  principe  di  Brandeburgo, seppe 
mantenere  nel  suo  lustro  e  splendore  la 
cattolica  religione.Intervennepuieal con- 
clave per  Benedetto  XIV,e  cessò  di  vivere 
nel  I  747  in  eia  di  49  anni  non  con>pili, 
jimanendo  sepolto  in  detta  cattedrale. 

SINUESSA,  Sinuessa,  Stnope.  Città 
cinlica  d'Italia^ già  con  sede  vescovile  nel 
nuovo  Lazio,  a'conflni  della  Campania, 
di  là  dal  Liri,  in  riva  al  mare  Tirreno,  fra 
il  Volturno  e  il  Liri,  a  pie  del  monte  Mas- 
sico.Le  sue  acque  minerali  e  calde,percui 
s'ebbe  l'epiteto  di  Tcpcns,  aveano  fama 
d'eccellenti  con  troia  pazzia  e  contro  la  ste- 
rilità. Secondo  Strabone  era  dalla  sinuosi- 
tà della  costa  che  quivi  forma  un  piccolo 
golfo,  che  questa  città  prese- il  nome.  Re- 
stano ancora  alcune  vestigia,  come  anco 
delle  antiche  terme  fabbricate  nel  luogo, 
presso  il  borgo  o  castello  di  Mondrago- 
ne,  edificato  sulle  sue  rovine  nella  Terra 
di  Lavoro  nel  regno  di  Napoli,  a  pii^i  di 
6  leghe  da  Gaeta  ed  una  da  Carinola,  con 
cave  di  mai  mo,  miniere  di  zolfoeacijue 


S  I  N 
minerali.  Sinuessacon  vocabolo  greco  fu 
della  Sinnpp  come  edificata  dagli  Aminei 
di  Tessaglia,  che  resero  funosa  colla  pi.in- 
tagione  delle  viti  nel  sottoposto  Campo 
/vr/rT/zOjOndeOrazio  ne  celebrò  gli  stpiisiti 
vini.  Era  deserta  la  città  quandoi  romani 
nel  luogo  dello  Seno  Vtsóno  per  la  cit- 
tà di  Fescin  posta  maggiormente  entro 
terra,  dedussero  una  colonia,  e  così  surse 
la  celebre  ci  Ita  di  Sinuessa,  rinomata  per 
le  sue  delizie  e  salubri  acque  minerali  ma- 
jittime  e  terrestri,  fino  alle  quali  i  car- 
taginesi di  Annibale  spinsero  di  Casilino 
le  loro  scorrerie  e  rovinarono.  Quivi  mo- 
rirono l'imperatore  Claudio  che  vi  pren- 
deva le  ac(pie  minerali,  avvelenato  dalla 
sua  nipote  e  consorte  Agrippina,  la  qua- 
lecosì  volle  assicurare  l'impero  al  propiio 
figlio  Nerone,  adottivo  di  Claudio,  ma  na- 
to dal  SUOI  ."matrimonio;  ciò  riporta  Nii- 
gnes  nel  la  Storia  del  regno  di  Napoli,  poi  - 
che  comunemente  si  crede  Claudio  morto 
in  Roma:  Sesto  Turpilio  comico  insigne,  e 
Terenzio  suo  familiare,  non  che  l'infjine 
Tigellino  ministro  delle  crudeltà  di  Ne- 
rone, e  fra  le  turpitudini.  Ne'teinpi  lon- 
gobardi vi  stanziò  lungamente  per  rista- 
bilirsi in  sanità  Aloara  principessa capua 
na.  Sotto  gì'  imperatori  romani  era  Si- 
nuessa rimasta  pressoché  deserta,  peicui 
il  filosofo  Plotino, che  sovente  vi  conve- 
niva con  altri  sapienti  nel  prossimo  pode- 
re di  Castricio  sulla  sponda  destra  del  Li- 
ri,  l'indicò  come  atta  a  divenire  stanza  di 
filosofi,  ed  a  porre  in  esecuzione  l'utopia 
di  Platone.  Sotto  il  pontificato  di  s.  Caio 
del  283  visi  litirarono  molti  cristiani  gui- 
dati da  s.  Cromrtzfo,  che  fu  a'medesimi 
bell'esempio  nel  martirio.  Un  eretico  do- 
natista inventò  la  favola,  che  in  Sinuessa 
nascostamente  vi  si  adunarono  3oo  ve- 
scovi in  concilio,  mentre  infuriava  la  per- 
.secuzionedi  Diocleziano, eche in  esso  nel 
3o3  Papa  s.  Marcellino  [f  .)  si  pentì  del 
suo  peccato,  altra  calunnia  di  altro  ere- 
ticooimpostore;giainmai  essendosi  con- 
vocato concilioinSinuessa. Bensì  vi  hi  fon- 
dala la  sede  vescovile,  e  l'Ughelli, /fr/Z/ì» 


SIO 

sacra  t.io,  p.iG5,  in  Siniiessanus  Epi- 
■scopalus,  ics^hiva  per  vescovi  s.  Casto,  e 
poi  s.  Secondino, i  quali  sofTiiiono il  luar- 
tiiio  per  la  leile  cristiana.  II  martiioiogio 
romano  ne  fa  menzione  neh.°luglio.  Ca- 
sti acla  qiiaedani  Cajelanani  servareEc- 
desiarli  docetBaronins  in  notis  ad  dietimi 
MartjTologii  locuni  :  Secundini  vero  ge- 
sta omnia,etlenipus,  (juqfloniifjgenusque 
nceis  ob  scriplorum  penuriain  ignora- 
(nr.  II  p.  Tuzi  nelle  HJenwriedi  Sora  par- 
la di  s.  Casto  di  Calvi,  e  di  s.  Cassio  di 
Sinuessa  convertiti  das.  Pietro,  il  quale  li 
fece  vescovi  delle  loro  patrie, allessi  scris- 
se lettere,  e  li  visitò  iu  per.>ona  ;  patiro- 
no poi  glorioso  martirio,  e  Sora  (^^.)  li 
prese  per  prolettori  e  difensori. Ecco  dun- 
que con  s.  Cassio  un  altro  vescovo  di  Si- 
nuessa non  conosciuto  da  Ughelli,  e  suo 
illustre  cittadino.  Sinuessa  fu  distrutta 
da'  saraceni  in  principio  del  secolo  X;  e 
dipoi  fu  edificalo Mondragone,  forse  da 
un  nornianno  denominato  Dragone.  Di- 
venne distinto  feudo  e  ducato,  con  rocca 
sulla  parte  elevata,  e  torre  vicino  al  lido 
e  che  indica  i  bagni.  Perchè  la  nobile  e 
amena  villa  di  Mondragone  di  Frascati 
fu  così  chiamata,  lo  notai  a  queirarticoio. 

SlOiV.  f^.  Gerusalemme. 

SlOìN.Sede  vescovile  della  i  .^provincia 
d'Asia,  nell'esarcato  del  suo  nome,  sotto 
la  metropoli  d'Efeso,  eretta  nel  V  secolo. 
Ne  furono  vescovi;  JVeslorio  che  assistè  e 
sottoscrisse  il  concilio  d'Efeso;  Giovanni 
fu  a  quello  di  Z'/7<//0jFilip[)0  venne  rap- 
presentato al  VII  concilio  generale  dal  >a- 
cerdoteTeognino.  Orienschr.  t.i,p.^2  i. 
Sion,  Sionneii,è  un  titolo  vescovile /«^ar- 
tibiis  sotto  l'arcivescovato  simile  d'Efeso, 
che  conferisce  il  Papa  .Vacato  per  morte 
di  Edmondo  Burke,  Gregorio  XVI  nel 
concistoro  de'23  giugno  1  834  '^  attribuì 
a  mg. *■  Guglielmo  Gunlhcr  di  Contluen- 
zia  diocesi  di  Treveri,  già  zelante  curalo 
di  varie  pairocchie,  deputandolo  sulfra- 
ganeo  del  vescovo  e  diocesi  di  Tieveri. 

SION  {Sedunen).  Città  con  resilienza 
vescovile  nella  Svizzera  ,  capoluogo  del 


S  I  O 


0.8" 


cantonedel  Vallcse  e  di  decina,  a  20  le- 
ghe da  Ginevra  ei  8  da  Berna, sulla  Sion- 
ne  o  Sitten,  presso  la  sponda  destra  del 
llodano,  vicino  alle  Alpi  Feniiine.  Giace 
in  una  pianura  irrigala  da  dello  fiume, 
al  pie  di  due  monti  a  pane  di  zuccaro,  sui 
quali  s'innalzano  3  castelli  destinati  a  sua 
difesa,  e  quello  chiamalo  monte  Valerio, 
sul  quale  sorge  pure  una  chicsa,è  d'aspet- 
to assai  ameno.  Questi  3  castelli  che  ap- 
partengono al  vescovo.,  fanno  allusione 
alla  vera  Sionne  o  celebre  montagna  di 
Sion  di  Gerusalemme,  per  cui  il  vesco- 
vo fece  collocare  sul  frontone  della  por- 
la principale  del  palazzo  civico, in  appo 
sita  lapide  inciso,  questo  versetto  di  Da- 
vid, checonquislòeabitòil  monte  diSion: 
Diliget  Doniiniis  portas  Sion,  come  a  di- 
vina difesa  delle  sue  poi  te,  il  che  rimar- 
cò l'autore  óeW /^•toria  e  descrizione  del- 
la Terra  santa,  descrivendo  il  monte  di 
Sion  ove  David  compose  i  suoi  sublimi 
Sai/ni  (^'.)j  ed  ove  h\  sepolto.  La  città  è 
bene  edificata,  vi  si  notano  la  strada  pi  ìd- 
cipale  larghissima  e  fiancheggiala  da  case 
assai  belle,  l'ostello  o  palazzo  delli  mede- 
sima, e  la  cattedrale  di  antica  struttura 
gotica,  dedicata  alla  B.  Vergine  Assunta, 
ed  ove  sono  in  grande  venerazione  i  ss. 

Martiri  della  legione Tebea  di  cui  era  ca- 

o 

pò  s.  Maurizio  {^'•)  Il  capitolo  si  com- 
pone di  4  dignità,  la  I  ."dellequali  è  il  de- 
cano, di  altro  decano,  del  custode  e  del 
cantore,d '8  canonici  coro  prese  le  preben- 
de del  teologo  e  del  penitenziere,  dii  2  al- 
tri canonici  detti  titolari,  i  quali  al  man- 
care de'precedenti  li  succeilono,  d'8  ])e- 
neficiati  rectorc^,  e  di  altri  preti  e  chie- 
rici addetti  al  divino  servigio.  Nella  cat- 
tedrale vi  è  l'unico  batti'iterio  della  cillà, 
essendo  aflidala  la  cura  d'animcad  unca- 
nonico.  Prossimo  alla  cattedrale  è  il  pa- 
lazzo vescovile,  non  sono  molti  anni  fab- 
bricato da'fondanìenti  ,  ed  è  decoroso  e 
am()io.  Nella  città  non  vi  sono  altre  chie- 
se pariocciiialì,  bensì  due  conventi  di  re- 
ligiosi, due  mona<iteri  di  monache,  7C0n- 
Irattinile,  l'ospedale  ed  il  seminano.  E- 


7.88  SIO 

ravi  il  bellissiaiocollegiode'gesuili.Vi  so- 
no alcuni  avanzi  delle  antichità  romane, 
e  nella  cattedrale  un'isciizioned' Augusto, 
Gli  abitanti  e  particolarmente  le  donne 
sono  afflitti  dal  gozzo  e  dal  cretinismo* 
INoudimeno  il  Dizionario  della  lingua  i- 
taliana,  che  dice  darsi  il  nome  di  creti- 
no ad  alcune  persone  mutole,  insensate 
e  con  gran  gozzo,  osserva  che  sono  assai 
frequenti  in  alcuni  paesi  di  montagna, e 
che  nel  Vallese  si  stima  fortunata  quella 
casa  che  ha  un  cretino.  A  mezza  lega  da 
Sion  incontrasi  un  romitorio,  scavato  nel- 
lo scoscendimento  d'una  rupe  tagliala  a 
picco  sopra  un  torrente  che  scorre  a  5o 
lese  di  profondità  peipendicolare,  e  dicesi 
abitato  da  3  solitari.  Fu  questa  città  chia- 
mata Sednniitn  e  Oclodicrurn,  e  fu  la  ca- 
pitale de'popoli  Seduniijche  furonocon- 
quislati  e  dominati  da'romani,  i  quali  la 
fortificarono  contro  i  barbari.  Nel  medio 
evo  la  governavano  sovranamente  i  pro- 
pri vescovi,  in  uno  alla  Valesia  o  Valle- 
se,  per  cui  il  vescovo  se  ne  intitola  conte, 
ma  soggiace  al  proprio  cantone  ealla  con- 
federazione Si>izzera(P.).  Fu  Carlo  Ma- 
gno che  neir8o2  donò  ai  vescovi  Sion  e 
il  Vallese,  e  l'imperatore  Corrado  11  nel 
lo35con  altri  privilegi  neaumeniòil  do- 
minio e  il  potere.  Pietro  conte  di  Sm'oia 
{F.)  del  1263  conquistòSion  e  il  Vallese. 
Notaineivol. XXXII, p.  2y5,  che  il  Papa 
Gregorio  X  nel  1 276,  dopo  essere  stalo  a 
Losanna,  a'27  ottobre  onorò  di  sua  pre- 
senza anche  Sion,  e  per  Vercelli  passò  in 
Milano.  11  conte  Amedeo  VI  deli 343  as- 
sediò e  prese  la  città,  invadendo  pure  il 
paese,  soggiacendo  al  saccheggio  gli  abi- 
tanti. L'altro  conte  di  Savoia  Amedeo 
V II  del  1 383  egualmente  pose  l'assedio  a 
Sion  e  se  ne  impadronì  insieme  al  Valle- 
se,  Piicuperata  come  nelle  volte  preceden- 
ti dai  vescovi,  nel  cominciare  del  secolo 
XV  si  sollevò  il  popolo  e  ne  scosse  il  gio- 
go, e  malgrado  i  soccorsi  che  Berna  e  A- 
medeo  Vili  duca  di  Savoia  prestarono  al 
vescovo,  dopo  una  guerra  di  6  anni,  dal 
1414^1 14'2  0>  l'Alto- Vallese  si  sottrasse 


SIO 
dall'  episcopale  dominazione.  TI  vescovo 
Guglielmo  fu  nelr4i7  assediato  nel  ca- 
stello di  Sion,  ed  in  fine  gli  fu  lasciata  li- 
bera l'uscita,  e  Sion  fu  ridotto  in  cenere 
unitamente  a  Montorges.  Essendo  resta- 
to a'vescovi  di  Sion  il  Basso- Vallese,  nel 
1 47  5fu  conquistato  dall' A  Ito- Vallese.  Nei 
primi  del  secoloXVI  figuròil  vescovo  car- 
dinal Sckeiner  nativo  d'Amen  odi  Muli- 
bach,  e  condusse  i  vallesani  in  Italia  nel- 
le guerre  pel  ducato  di  Milano,  e  come 
i  predecessori  battè  moneta.  Nel  i  740  e 
1778  Sion  fu  devastata  dalla  Sionne,  nel 
1788  patì  un  grande  incendio, enei  i  798 
l'invase  l'esercito  francese,  e  divenne  col 
Vallese  uno  de'  i  8  cantoni  della  repubbli- 
ca Elvetica.  Nel  1 802  se  ne  separò  e  for- 
mò una  repubblica  particolare,  sotto  la 
protezione  di  Francia.  Napoleone  I  nel 
1810  lo  congiunse  all'impero  francese,  e 
ne  formò  il  dipartimento  del  Sempione, 
e  la  città  capoluogo  del  medesimo;  final- 
mente neli8i5  Sion  col  Vallese  ritornò 
ad  essere  cantone  della  confederazione 
Svizzera, con  go verno aristo-democra lieo. 
La  sede  vescovile  vi  fu  trasferita  verso 
il  5H  I  da  Ocloduruni,  ossia  la  città  sviz- 
zeradi  Martignyo  Martinach  nel  Basso- 
Vallese,  ch'era  stata  eretta  circa  il  5jo 
o  nel  secolo  precedente,  e  divenne  sutfra- 
ganea  dell'arcivescovo  di  Tarantasia, se- 
condo Commanville.  La  città  diMartigny, 
chiamata  pure  Forum  CLaudìi  o  P'icus 
Ve.ragrorum  di  Cesa  re, è  capoluogo  di  de- 
cina a  circa  6  leghe  da  Sion,  sulla  riva  de- 
stra della  Dranse,  verso  il  suo  confluente 
col  Rodano,  presso  paludi  considerabili. 
Contiene  molti  belli  edifizi,  e  fra  gli  altri 
la  chiesa  di  s.  Maria,  ne'cui  muri  si  osser- 
vano un  gran  numero  di  romane  iscrizio- 
ni. Vi  è  un  priorato  i  cui  religiosi  servo- 
no all'ospizio  delGran  s.  Bernardo,  Si  cre- 
de che  visvernasseGalba,quandoera  luo- 
gotenenteimperiale.Martigny  già  sede  del 
vescovato  di  Ocloduruni  e  trasferito  a 
Sion,provò  gravi  perdite  nel  iSpSpel  stra- 
ripamento del  Rodano,  e  nel  1 8 1 8  per  l'i  - 
nondazione  deliaDranse. Leggo  nelloScoJ- 


SÌO 

ti,  Hehetìa  larra,  die  il  vescovato  nnti- 
ciimente  si  cliiaraò  Pctliodnnfn'ic,  e  che 
il  I  .°a  regi^cilo  (u  s.  Teodoiociieintcìvcii- 
ne  nel  52^) al  congresso  di  Go  vescovi  la- 
cliinatiadAgaunoucIVallesedaSigisinoii- 
do  re  di  liOigoj^iia,  pei-  fondare  o  tueglio 
rii'ablji'icare  e  dotare  il  tnonastero  di  s. 
Maurizio  marlirc  e  comandante  della  le- 
gione Tebana,  enell'islroinento  di  nuova 
erezione  si  sottoscrisse  dopo  s.  Massimo 
vescovodidiiievra, poiché  qiiaiitoalla  [)ri- 
niitiva  istituzione  si  attribuisce  all'impe- 
ratrice s.  Elena.  iVe  furono  successori:  s. 
I-'lorentino  o  Fiorente,  che  altri  come  il 
precedente  anticipano  di  molto;  indi  Co- 
.stauzd,  poi  llufo  che  nel  j  j.o  iiiterveiuie 
al  concilio  d'Orleans.  Lo  Scotti  pare  che 
tali  veNCOvi  li  consideri  della  precedente 
.sede,  poiché  riferisce  che  ili, "vescovo  di 
Sion  fu  Eliodoro  che  si  recò  al  concilio 
di  ÌNIaron  nel  5^3,  e  gli  successero  Lau- 
demondojS.  Anialo{^F.) abbate  di s. Mau- 
rizio d'Af];auno  veiMiO  il  GGQjche  alcuni  er- 
roneamente dissero  vescovo  diSens:  quan- 
do fu  elevato  all'episcopato  vivea  ritirato 
in  una  celletta  scavala  nella  roccia,  pres- 
so della  ([iiale  venne  eretto  l'oratorio  di 
rs'oslra  vSignora  della  Roccia.  Indi  Ulari- 
co,  e  successivamente  due  vescovi  Alubor- 
ghi,  s.  Alteo  già  abbate  di  s.  Mauriziod'A- 
gaimo,  in  tempodeUpiale  recandosi  Cir- 
io M.iguo  a  Roma  da  s.  Leone  lll,o  me- 
glio da  Adriano  I,  visitando  la  chiesa  di 
s.  Maiu'izio,  udì  dormenilo  l'armonie  de- 
gli angeli  intorno  alle  tombe  de'ss.  mar- 
tiri Ttbei,  e  poi  volle s.  Alleo  a  compagno 
del  viaggio,  vescovo  clic  nel  '•iy»  terminò 
di  vivere.  Carlo  Magno  uell'Hu.».  donò  al 
vescovo  s.  Teodulo  di  Grandemont  nella 
Borgogna  la  città  di  Sion  e  il  Vallese  di 
cui  era  capitale,  onde  era  signore  di  Sion 
e  conte  ilei  Valle«.e.  Il  vescovo  [)rese  il  ti- 
tolo di  conte  e  di  prefetto,  ma  dopo  che 
i  popoli  si  governurouo  a  repubblica,  al 
vescovo  restò  poco  piìi  del  titolo,  l'onore 
di  convocare  le  iliete,  ras>istervi  e  il  farsi 
prei'cdere  dalla  spada,  ma  abbassata,  non 
potendola  maneggiare  colla  mano  della 

VOI.     1.XVI. 


S  1  ()  28«) 

giustizia.  Divenne  princi[)e  dell'impero, 
ma  con  ristretta  giurisdizione;  nondime- 
no nel  secolo  XVII  godeva  20,000  fio- 
rini di  rendita.  In  passalo  il  capitolo  della 
cattedrale  eleggeva  il  vescovo;  dipoi  sino- 
n)iii()  per  iscrulinio  nella  persona  di  \  ca- 
nonici che  j)resentava  al  senato  del  pae- 
se, il  cjuale  nesceglievano  uno, edopo  l'ap- 
provazione del  Papa  gli  stati  gli  prestava- 
no "iuramento  di  fedeltà.  Piìi  lardi  ces- 
o 

sala  la  dignità  principesca,  la  s.  Sede  no- 
mina il  vescovo,  con  deci  eto  della  congre- 
gazione concistoriale.  Scolti  enumerò  j?, 
vescovi,  che  furono  prefetti  econli  di  Sion 
e  del  Vallese.  NelI'SoG  mori  s.  Teodulo, 
ctl  altri  santi  furono  Guarino  che  cessò 
di  vivere  nel  90  1 ,  e  s.  Elia.  Il  vescovo  E- 
berardo  figlio  del  le  Rodolfo  II  di  Bor- 
gogna, fu  eletto  nel  958,  ed  esercitò  pie- 
namente la  sovranità.  Il  vescovo  s.  Gue- 
rino  monaco  di  Chiaravalle  e  amico  di  s. 
Beinaido  ne  occupava  la  sede  nel  1  140. 
Nicolò  Sckeiner  essendo  neli49^>  vicario 
d'Alessandro  VI  nellospirituale  e  tempo- 
rale, rinunziò  il  vescovato  al  nipote  Mat- 
teo Sckeiner,  ma  il  Caidella  ritarila  la  di- 
gnità ah  Uoo.  Giulio  11  creò  Matteo  car- 
dinale e  poi  legato  d'Italia  e  di  Germania, 
rendendosi  famoso  per  le  due  mosse  degli 
svizzeri  in  acquisto  di  Parma  e  Piacenza, 
ed  ebbe  da  Carlo  V  il  titolo  di  principe 
dell'impero  per  se  e  successori.  Interven- 
ne al  concilio  di  Lalerano  V,  e  fece  sot- 
trane dal  Papa  Sion  d.illa  giurisdizione 
inetiopoliticadiTarantasia,  e  dichiararne 
la  sede  immediatamente  sog.^etla  alla  s. 
Sede,  come  lo  è  tuttora.  .\  Canpelliere 
ricordai(|uello  sing(jlare  che  gli  fu  liona- 
to, con  orologio.  Zelante  della  religione 
fu  il  vescovo  Adriano  Reidimallen,  poi- 
ché temendo  che  l'eres  a  di  fresco  nata 
nella  Svizzera  passasse  d.i'bernesi  a*»al- 
Icsani,  procurò  come  antidoto  e  ottenne 
in  Friburgo  nel  1  533  la  scambievole  con- 
federazione de'7  cantoni  cattolici  co' ve- 
scovi Sedunensi  e  Vallesani  a  tlilesa  ilella 
ver.»  Ielle  romana, feoiilcderazioiie  che  ve- 
niva confermula  ogni  1  o  anni  in  Soluure 
i«1 


ago 


SIO 


o  ili  Sion.  Dice  lo  Scolli,  che  In  principa- 
le cagione  di  tanlo  male  era  la  poveilà 
de'beuefizi,  la  mancanza  de'saceidoli,  la 
penuria  di  religiosi,  per  coltivar  la  vigna 
del  Signore,  onde  per  riparare  a  tanto  ma- 
le furono  mandati  nel  Vallesei  gesuiti  con 
titolo  di  missione  in  due  luoghi,  ove  fe- 
cero gran  bene  anche  nelle  scuole  pub- 
bliche; ma  certi  capi  sospettosi  che  assai 
lì  temevano,  uniti  al  vescovo  gli  espulse- 
ro: laonde  fu  supplito  con  s'acerdoli  invia- 
ti da  Lucerna, giovandodipoi  pure  il  con- 
ventode'cappucciui  della  provincia  di  Sa- 
voia, incominciato  in  Sion  sotto  Urbano 
Vili  per  le  pubbliche  limosine  de'caulo- 
ni  cattolici.  Nel  i  5^  i  il  vescovo  Guissar- 
doZanelIidiGranges  infelicemente  fu  bal- 
zalo giti  dalla  torre  da  un  soldato  valle- 
sano.  Quanto  alla  perdita  della  giutisdi- 
zione  temporale  de'vescovi  di  Sion,  ecco 
come  avvenne.  Neli6i3  trovandosi  va- 
cante la  sede  episcopale,  i  due  decani  uno 
vallesano  e  l'altro  francese  (per  la  divisio- 
ne delle  lingue  francese  e  tedesca),  il  cu- 
stode e  il  cantore,  in  nome  del  rimanente 
del  capitolo,  rinunziarono  liberamente  la 
Cai  olina, fondamento  della  donazione  fat- 
ta della  Vallesia  a'vescovi  da  Carlo  Ma- 
gno, poi  confermata  nel  i  52  i  da  Carlo  V 
al  cardinal  Sckeiner,  e  dichiararono  es- 
sere i  7  disseni  veri  e  supremi  padroni  di 
Vallesia,  per  aver  acquistato  collearmi  il 
dominio  eia  libertà  della  repubblica  de- 
roocratica.Quando  poi  ebbe  la  sede  diSion 
Ildebrando  Jodoco,  insieme  col  capitolo 
protestò  al  nunziodi  que'lempi  gli  aggra- 
di di  sua  chiesa, e  soprattutto  la  rinunzia 
del  governo  temporale  fitta  da  4  soli  in 
pregiudizio  di  tutto  il  corpo  del  capitolo, 
e  quel  ch'era  di  più  del  prelato.  Nel  1622 
passò  in  Vallesia  mg-.rScappi  nunzio  come 
ministroapostolicoper  ridurre  le  cose  al- 
l'antico slato,  e  mollo  sia  tfaccendò  nel  2.° 
viaggio  portando  seco  l'ambasciatore  di 
Francia  ]Miron,di  molta  autorità  pressoi 
vallesani,  e  per  due  volle  ancora  v'inter- 
vennero gli  ambasciatori  de'canloni  cat- 
tolici, ma  non  si  potè  nulla  coocludeie. 


SIO 

/\nzi  venuto  il  vescovo  in  gran  rottura  coi 
disseni,  anche  per  gl'interessi  de'suoi  pa- 
renti, que'magistrati  lo  fecero  uscire  dal 
paese, e  ridottosi  in  B.oma  vi  fu  sostentato 
rie'4anni  d'esilio  dalla  pontificia  genero- 
sità. Alla  finedeli63o  parlendodaRoma 
il  nunzio  e  storico  Scotti  per  Li  nunziatu- 
ra della  Svizzera,  e  avendo  il  vescovo  per- 
siiaso  Urbano  VI  II,  che  tornando  alla  sua 
chiesa  l'avrebbero  amorevolmente  accol- 
to i  vallesani,  giunto  al  monte  s.  Gottardo 
lro\ò  il  contrario,  facendogli  sapeie  essi 
che  s'eragli  cara  la  vita  non  si  accostasse. 
Tutlavolla  riuscì  al  nunzio  e  al  p.  Andrea 
da  Surse  cappuccino  di  merito  e  di  valo- 
re, che  mediante  il  breve  pontificio  i  dis- 
seni si  quietassero,  ricevendo  il  vescovo 
con  ogni  onore, reintengrandolo  come  pri- 
ma nella  sede  e  nella  giurisdizione  civile. 
Però  nel  1634  tornando  i  valle-iani  sulle 
pretensioni  d'annullar  la  giurisdizione  del 
vescovo,  l'indussero  col  capitolo  a  cedere 
le  sue  ragioni  sul  temporale  dominio.  Nel 
jG38  mori  il  vescovo,e  confjrmel'antico 
stile  una  quantità  di  deputati  laici  in  no- 
nte  de'7  disseni  e  del  popolo,  fra'4  nomi- 
nati dal  capitolo,  elessero  il  nobile  Larto- 
lomeo  Soprasasso.  Allora  il  nunzio  co- 
strinse esvo  e  il  capitolo  a  produrre  la  ces- 
sione fatta  dal  predecessore,e  dichiarò  che 
l'elezione  non  si  confermava,  se  non  rivo- 
cavasi  l'alto;  il  che  saputosi  da'vallesani, 
gli  prestarono  il  giuramento  di  fedeltà  , 
come  conte  e  prefetto  di  Vallesia;  ma  poi 
nuovamente  la  giuiisdi/ione  temporale  si 
l'idusseapoco, einsegurto  terminò.  Circa 
agli  altri  vescovi,  fino  a  Francesco  Giu- 
seppe Aiifderflue,già  parroco  diSion, con- 
sagrato nel  1702,  vedasi  la  Storia  eccle- 
siasLìcadi  Germania  t.  2,  p.  ^\Q>.  heNo- 
tizie  di  Roma  registrano  i  seguenti.  Nel 
1  734  Gio.  Giuseppe  Blaller  di  Vesp  dio- 
cesi di  Sion;  1  752  Giovanni  IlhotendiRa- 
Ionia  in  diocesi;  1 761  Francesco  Ambuell 
di  Sion;  1780  Melchiorre  Zerufìnen  di 
Leuca  in  diocesi;  1790  Giuseppe  Blaller 
diVespindiocesi;i8o7GiuseppedePreux, 
di  Siro  in  diocesi;  18  17  Agostino  Zerufi- 


SIO 

nen  tli  Letica  in  diocesi;  neIi83o  Fabia- 
no Rolen  di  Raionia  in  diocesi.  Per  sua 
morte,  Gregorio  W'I  a'^ì»  gennaio  i  84  i 
preconizzò  in  concistoro  1' attuale  mg.r 
l'ietroGiuseppe  di  A  nchel  diocesi  di  Sion, 
già  alunno  del  collegio  gernianico-unga- 
rico  ili  Roma,  rettoree  professore  di  teo- 
logia e  s.  Scrittura  nel  seminario  di  Sion, 
canonico  e  segretario  del  capitolo.  Si  leg- 
ge nel  n.°2  i  5  del  Giornale  Romano  del 
1 85 1  :  »»  Che  il  vescovo  di  Sion  di  ritorno 
dalla  visita  pastorale  nell'  Alto  Vallese, 
j)art'i  a'  1  settembre  per  s.  Giovanni  di 
Aulph  nel  Chiablese,ove  deveaver  luogo 
la  traslazione  delle  reliquie  di  s.  Gueri- 
no  antico  abbate  di  s.  Giovanni  d' Aulph 
e  poi  vescovo  di  Sion.  ^Monsignore, qual 
successore  del-  santo,  duvea  uHiziare  nel- 
la solennità,  assistito  dall'arcivescovo  di 
Charabery.da'vescovi  diMoriana  e  diBet- 
lemme ".  Ogni  nuovo  vescovo  è  tassato 
in  fiorini  3oo,  ascendendole  rendite  del- 
la mensa  ad  Lismillc  fere  scula'a  galli- 
cae  monetae,  nulla  pensione  grm'ata.  La 
diocesi  si  estende  a  3G  le"he  in  lun^hez- 
za, e  per  tutto  il  Vallese,  comprendendo 
102  parrocchie,  infestatedai  calvinisti  di 
Berna.  Nella  diocesi  v i  sono  i  due  tanto  ce- 
lebri monasteri,  quello  del  (iran  s.  Ber- 
nardosopra  MonteGiove,  nel  quale  si  usa 
ospitalità  a  chi  va  o  viene  da  Italia;  e  di 
s.  Maurizio  d'A"auneo  Aeauno,  come  il 
precedente  de'canonici  regolari  di  s.  Ago- 
stino della  congregazione  Lateranense,  di 
cui  parlai  nel  voi.  VII,  p.  257.  Ne  darò 
un  cenno  d'ambedue. 

Mona  siero  e  ospizio  del  Gran  s.  Ber- 
nardo. Il  monastero  di  s.  Rernardo  tro- 
vasi sul  famoso  Mont  Joux  o  Grande  s. 
Bernardo,  Suntmo  Pennino,  montagna 
delle  Alpi  Pennine,  sul  confine  ilei  Rasso 
Vallese  e  della  provincia  d'  Aosta.  Una 
strada  scoscesa ,e assai  perigliosa  in  [)rima' 
vera  a  cagione  delle  valanghe,  attraversa 
il  s.  Bernardo,  e  conduce  da  Martigny  ad 
Aosta.  Presso  a  poco  il  punto  più  alto  di 
questo  passaggio  ha  secondo  Picleti  ?.\G 
lese,  e secoudo Saussure  1  "2  T^sopra  il  tua- 


SIO  •.>()! 

re,  ove  trovasi  il  celeberrimo  monastero 
e  ospizio,  sulle  rive  d'nn  piccolo  lago,  le 
cui  acque  scorrono  sul  versaloio  meridio- 
nale: è  questa  senza  dul»bi(j  la  più  alta  a- 
bilazionedel  monte  antico.  Quest'ospizio 
e  monastero  è  cinto  da  un  gran  numero 
di  picchi,  fra  i  f|uali  tiovansi  molle  con- 
sideievoli  ghiacciaie.  Dal  piede  di  questi 
picchi  e  dalle  ghiacciaie  sorte  la  Dr.msa, 
che  va  a  gettarsi  nel  R.odano.  Il  Grande 
s.  Bernardo  è  composto  di  strati  alter- 
nali di  gneis,  di  schisto  micaceo,  di  pie- 
tra calcarea  primitiva  e  di  quarzo:  of- 
fre pure  delle  piante  rarissime.  Sembra 
che  al  tempo  di  Giulio  Cesare  .sia  slata 
da  lui  aperta  sopra  questo  monte  una  stra- 
da praticabile.  Sulla  sommità  in  poca  di- 
stanza dal  monastero  era  vi  im  lempo.nel 
quale  si  vedeva  la  statua  d'un  numea  cui 
i  romani  diedero  il  nome  di  Giove  Pen- 
ninni  e  che  i  naturali  delle  valli  vicine 
chiamavano  prima  Pennini,  nome  deri- 
vante dal  celtico  penn,  altezza,  e  che  fece 
dare  il  nome  di  Pennino  a  questa  parte 
della  catena  delle  Alpi.  Iromanichiama- 
rono  altresì  il  s.  Bernardo  Mons  Joi'if,i\a. 
cui  derivò  il  nome  di  MonlJoux  ch'esso 
conservò  sino  al  secolo  X,  epoca  in  cyi  pre- 
se quello  dell'ospizio  o  monastero  di  s. Ber- 
nardo :  gì'  italiani  lo  chiamano  ancora 
I\Ionle  Giove,  e  gli  abitanti  Monte  De\'i. 
Furono  i  religiosi  ospitali  che  compirono 
la  distruzione  dell'antico  tempio  di  Gio- 
ve :  se  ne  vedono  gli  avanzi  all'ovest  «lei 
monastero,  sopra  un  rialto  che  conservò  il 
nomedi  piano  di  Gio^'e.  Si  trovarono  sul 
s.  Bernardo  molle  antichità  e  più  di  5oo 
medaglie  io  bronzo,  argento  e  oro  di  lutti 
gl'imperatori  romani.  Dopo  Augusto  le 
legioni  romane  passarono  questo  monlc 
per  portarsi  nell'Elvezia  e  nelle  Gallie. 
Un'armata  di  lombardi  lo  passò  nel  547i 
ed  allrearmate  lo  transitarono  altresì  sot- 
to Carlo  Magno.  Quando  Pio  /'/{/'.)  nel 
declinar  d'aprile»  "qq  traversò  l'orribile 
Monte  Ginevra, all'aspcttodi  quelle  moo  • 
tjgne  dirupate,  e  coperte  di  per[teluj  ne- 
ve, volgendosi  a  quelli  che  stavano  al- 


292  S  I  o 

tomo  alla  sua  portantina,  sostenuta  da 
20  uomini  delle  ferriere  del  Moncenis  o 
MonteCeuisiOjCon  animo  pacato  disse  lo- 
ro. »  Mi  dispiace  di  lasciare  a  20  leghe  di 
distanza  il  Monte  s.  Bernardo.  Voi  sape- 
te che  quello  è  il  luogo  dove  nel  secolo 
X  raonsieur  de  Menthon  gentiluomo  sa- 
voiardo, fondò  un  ospizio,  nel  quale  i  ca- 
nonici di  s.  Agostino  ricevono g/V2^/^  tulli 
i  passeggeri  per  3  giorni.  Questi  religiosi 
ne'tempi  nebbiosi  e  tempestosi  vanno  in 
traccia  de'viandanti  di  cui  sentono  le  gri- 
da ed  i  lamenti,  e  trovati  li  trasportano 
all'ospizio,  oppi  essi  dalla  paura  e  dal  fred- 
do. Alcuni  cani,  ammaestrati  in  quella  be- 
nefica solitudine,  scorrendo  qua  e  là,  ria- 
nimano abbaiando  le  speranze  de'disgra- 
ziati,  sepolti  sotto  la  neve  in  que'Iuoghi 
alpestri,  e  loro  servono  di  guida  all'ospi- 
zio, quando  sono  in  grado  di  cammina- 
re.Quesli  venerabili  padri  fannoconlinua- 
mente  verso  l'umanilà  tultociò  che  fa  il 
padre  piìi  alfettuoso  pe'  suoi  figli,  ed  og- 
^i  avrebbero  fallo  ciò  che  devono  fare  i 
figli  pel  loro  padre.  Io  avrei  loro  pagato 
quel  tributo,  che  meritano  le  loro  vir- 
tù; io  avrei  accarezzato  i  loro  cani;  ed  a- 
vrei  finalmente  chiesto,  che  mi  si  facesse 
continuare  il  mio  doloroso  viaggio  fino  a 
Briancon  ".  Dal  1798  al  1801  più  di 
]  5o,ooo  francesi  attraversarono  il  Gran 
s.  Bernardo.  Nel  i  799  le  armate  austria- 
che e  francesi  si  batterono  per  tutto  un 
giorno  presso  il  monastero,  restando  gli 
ultimi  padroni  del  campo'di  battaglia.  iNel 
1800  l'armata  francese  di  riserva,  forte 
di  3o,ooo  soldati,  e  comandala  da  Napo- 
leone Bonaparte, forzò  il  passaggio  di  que- 
sta montagna,  con  cavalleria  e  grossa  ar- 
tiglieria, in  mezzo  a  roccie  che  non  avea- 
nogiammai  veduto  un  cannone,  il  corpo 
del  general  Desaix,  ucciso  a  Marengo,  ri- 
posa nella  chiesa  dell'ospizio,  ove  se  gli 
eresse  un  monumento  nel  1 8o5.  Napoleo- 
ne I  stimando i  religiosi  del  monastero  lo 
beneficò,  quindi  ristabilì  e  aumentò  l'o- 
spizio fondato  sul  Monte  Cenisio  da  Lo- 
dovico l  il  PiOf  e  vi  pose  de'religiosi  onde 


SIO 

prestare  lo  slesso  umano  servizio  che  quel- 
li del  Gran  s.  Bernardo,  olire  la  superba 
strada  che  vi  fece  costruire.  Questo  ospi- 
zio fu  onorato  dalla  presenza  di  Pio  FU 
(F.)nel  1812,  quando  prigione  fu  da  Sa- 
vona portato  a  Fonlaiuebleau.  Il  mona- 
stero e  ospizio  dunque  di  Monte  Giove  o 
Gran  s.  Bernardo  ebl»e  origine  e  nome 
dal  b.  Bernardo  di  Me.iilhon[J^.),  d'una 
delle  migliori  famiglie  di  Savoia,  canoni- 
co  e  arciiliaconod'Aosla,che  commosso  al- 
la vista  delle  numerose  vittime  che  peri- 
vano nel  passaggio  della  montagna,  gello 
nel  962  le  fondamenta  di  quest'opera  su- 
blune, che  dopo  un  corso  di  tanti  anni, 
non  ancora  degenerata,  proverebbe  essa 
sola,  che  appartiene  esclusivamente  alla 
religione  il  fòrmaredegli  stabilimenti  tan- 
to solidi  pel  benedell'umanità,  e  ne'qua- 
li  trovansi,comein  cpiesto,  il  vero  eroismo 
della  cristiana  pei  fezione.  Il  b.  Bernardo 
si  applicò  per  4^  anni  a  predicare  nella 
diocesi  di  Sion  e  altre  convicine,  e  fondò 
non  solo  il  monastero  e  l'ospizio  che  die 
nomeal  monte,  ma  anche  l'altro  nel  Mon- 
te detto  pure  per  lui  Piccolo  s.  Btrnardo 
nelleAlpiGraiedegli  stali  sardi, sul  confine 
di  Savoia  e  di  Aosta  :  anche  questo  istilui- 
to  sul  modellodell'allro  ospizio.  Ilb.  Ber- 
nardo ordinò  a'suoi  religiosi,  successi  poi 
dai  canonici  regolari  di  s.  Agostino,  di  ri- 
cevervi i  viaggiatori,  che  senza  il  loro  pie- 
toso soccorso  sarebbero  sovente  espusti 
a  perire.  Morì  questo  eroe  d'85  anni  nel 
ioo8a'28  maggio  in  Novara, ove  si  ve- 
nera il  suo  corpo,  tranne  il  capo  portalo 
a  Monlejoia  nella  diocesi  d'Aosta,  nel  mo- 
nastero del  suo  nome.  La  sua  festa  cele- 
brasi a' 1 5  giugno.  Egli  però  non  era  né 
cistercieuse,  né  canonico  regolare,  come 
prelesero  alcuni  autori,  il  che  può  veder- 
si na' Bollandisiia  p.  1 07  i .  I  religiosi  del- 
l'ospizio del  Gran  s.  Bernardo,  oltre  che 
sono  obbligali  ad  alloggiare  e  alimentare 
gratuitamente  le  persone  che  passano  per 
la  montagna,  prodigando  loro  soccoisi  di 
ogni  genere,  spingono  anche  il  loro  cari- 
tatevole zelo  a  maggiori  tratti  d'umaui- 


SIO 
t.i. Durante  i  7  od  8  mesi  più  disastrosi  del- 
l'iinno,  (jiiando   le  burrasche  dette  tor- 
mente maggiorcnente  ÌQi[)erversano,eclie 
gli  enormi  massi  di  neve  coprono  e  sfigu- 
rano le  strade,  allora  questi  benemeriti 
solitari,  accompagnati  da  grossi  cani,  e- 
(lucati  a  seguire  le  orme  de'  viaggiatori 
smarriti,  ed  a  portar  loro  pur  anco  de'soc- 
corsi, percorrono  tutti  i  sentieri,ecol  mez- 
zo di  queste  bestie  fedeli  e  sicure  scorte, 
giungono  a  ricondurli  sul  diritto  cammi- 
no [ino  all'ospizio,  dove  ritnangono  sino 
a  die  sieno  peifellamente  ristorali,  ed  in 
istato  di  continuare  il  loro  viaggio.  Spes- 
so anco  questi  utilissimi  animali  traggo- 
no molti  disgraziati  sepolti  sotto  una  va- 
langa, e  rendono  loro  in  tal  modo  la  vi- 
ta.   Durante  i  mesi  piìi  freddi  il  termo- 
metiosla  ne'dinlorni  del  monastero  a  20 
e  22  gradi  al  di  sotto  del  zero.  iNell'esla- 
te  gela  quasi  ogni  mattina,  e  non  si  gode 
d'un  cielo  veiamente  sereno  che  sole  io 
o  I  2  volte  all'anno.  Malgrado  tutte  le  cu- 
re che  i  religiosi  virtuosi  impiegano  onde 
salvare  i  viaggiatori,  ogni  anno  se  ne  ri- 
trovano morti  dui  freddo  e  sepolti  nelle 
nevi,  dove  sono  trasportali  dalle  valanghe 
o  da  quelle  teriibdi  meteore.  1  loro  cor- 
pi vengono  posti  in  una  cappella  all'est 
dell'ospizio.  Siccome  il  rigore  del  clima 
non  permette  a'cada  veri  di  corrompersi, 
i  lineamenti  del  viso  si  conservano  (|uin- 
ili  p^-  2  o  3  anni,  dopo  i  quali  i  corpi  si 
iliseccano,  divenendo  mummie.  Il  piccolo 
lago,  che  ha  un  4°  di  lega  di  giro,  è  ge- 
lato Cf  mesi  dell'anno,  e  non  nudrisce  al- 
cun pesce.  Non  si  ponno  coltivar  iiell'or- 
todel  monastero senoncliède'ca voli, qual- 
che insalata  e  delle  radici.  Non  0!>tanle  le 
dillicollà  ed  i  pericoli  che  presenta  il  Gran 
s.  Uernaido,  si  pretende  eh' esso  sia  at- 
ti a  versalo  da  "  aSooopersonc  ogni  anno, 
trovaiulosi  qualche  volta  molle  ccnlinaia 
riunite  nel  solo  ospizio. 

Monasttro  e  abbazia  nulliiis  dioccesis 
(li  s.  Maurizio  d' rigatine.  Monasteiii  s. 
jMiiitnlii  .-tiranni  Scdumu  ilivvct'sis.  E- 
sikle  ucllu  citta  di  s.  Muui  iziu  uelia  Sviz- 


SIO  293 

zeia,  cantone  del  Vailese,  capoluogo  di 
decina  a  G  leghe  da  Sion,  ed  a  i  5  da  Gi- 
nevra, sulla  riva  sinistra  del  Rodano,  che 
vi  si  passa  sopra  un  bel  ponte  di  pietra 
d'una  sola  arcala  ,  nel  cui  ujezzo  è  una 
cappella.  La  siluazioiie  è  assai  pittoresca, 
le  loccie  che  formano  la  basede  Denti  del 
Mezzodì  e  di  Morcles,  rinchiudono  stret- 
tamente la  valle,  e  la  minacciano  di  con- 
tinuo de'Iorofrantumi.  Ila  una  bellissima 
strada,  ma  il  restante  trovasi  in  decadi- 
mento; la  biblioteca  contiene  mss.  cinio- 
sissimi. Circa  2  leghedallacillu  vie  la  bel- 
la cascata  di  Pissevanche,  formala  dalla 
Salanca.  Si  crede  che  s.  Maurizio  sia  VA- 
^autuun  degli  autichi.  Visi  trovano  mol- 
le romane  iscrizioni,  ed  alcuni  autori  at- 
ti ibuiscunoa  Giulio  Cesare  il  castello  e  il 
ponte,  mentre  altri  vogliono  che  sieno  di 
Giusto  de  Sellineu  vescovo  di  Sion   nel 
I  4^2.  Vi  si  trovano  pure  alcune  antiche 
colonne  assai  peròdanaeggiate.  Deve  que- 
sta citlà  della  V  allesia  inferiore  il  suo  no- 
me a  tinaie  all'abbazia  eretta  in  onore  di  s. 
IMaurizio  comandante  della  legione  Te- 
bana,  che  dicesi  distrutta  in  (jucsto  luogo 
nel  28G  o  nel  3o3,  etl  in  onore  del  quale 
fu  eretto  l'ordine  equestre  di  s.  Maurizio, 
che  venendo  poi  unito  a  quello  di  s.  Laz- 
zaro, si  denomina  de'ss.  Maurizio  e  Laz- 
zaro {y.).  Lo  Scotti  K\e.\[' Ildvctia  sacra 
chiama  di  venerabile  antiohilà  il  mona- 
stero Agaunense  nella  Vallesia,  esecondo 
alcuni  fu  fondatodas.  Elena  madre  di  Co» 
stanlino  I,  altri  lo  rilardano  al  4oo.  co- 
me notai  nel  citalo  articolo  de' C\2/<o'i/t*t 
rtgolari  di  s.  Maurizio.  Cresciuto  in  gran 
fama  pe'tontinui  miracoli  che  Dio  opera- 
va in  quel  luogo  per  glorificare  s.  Mau- 
rizio e  gli  altri  martiri  di  sua  legione,  il 
b.  Sigismondo  re  di  Horgogna  nel  Ji  5o 
nel  J I  G,  ovvero  nel  J2  3  o  jiiG, che  abiu- 
rala l'ai  iana  eresia  a  vea  abbraccia  lo  1 1  cat- 
tohcismo,  vi  adunò  Go  vescovi  e  altret- 
lauti  conti  per  consultare  in  qual  guisa 
|)iìi  magnifica  ^i  dotasse  il  luogo  cunsa- 
grato  col  sangue  di  tanti  invitti  coulcsso- 
n  della  fede,  pei  essersi  ricusali  di  ubbi- 


594  ^JO 

dire  all'imperatole  Massimiano,  tlie  a  vcii 
loro  ordinato  di  sagrificare  agl'idoli,  on- 
de tulli  furono  tagliali  a  pezzi.  I  ss.  ve- 
scovi Massimo  di  Ginevra  ,  Teodoro  di 
Sion,  e  Villorio  di  Grenoble,  con  altri  e  • 
soiiarono  il  pio  re  ad  assegnarvi  rendile 
pel  manlenimenlo  di  900  monaci  divisi 
in  9  parti  o  turbe,  che  con  ordine  e  co- 
slumi  angelici  si  alternassero  a  vicenda 
no t le  e  giorno  nel  sai  ineggio,dovendosi  re- 
golare coll'esempio  d'IImneiDondo  nuo- 
vo abbate,  ma  il  governo  doversi  dare  di 
ciascuna  delle  9  parli  o  centinaia  a  un  de- 
cano. Cosi  stabilito,  re  Sigismondo  fece 
ampia  donazione  di  moltissimi  luoghi,  e 
volle  che  la  sottoscrivessero  i  vescovi  e  i 
conti.  Continuò  il  monastero  a  procedere 
secondo  tale  stabilimeulo,  ed  a  richiesta 
del  re  di  Francia  Lodovico  I  il  Papa  Eu- 
genio II  deir824  ne  confermò  gli  antichi 
privilegijdecorando  l'abbate  dell'uso  del- 
la mitra.  Olire  ilconcilio  d'.'/grnt^o  (/'.) 
celebratovi  da  re  Sigismondo,  altro  ve  ne 
fu  tenuto  neir888,  ove  fu  eletto  e  coro- 
nato Rodolfo  I  redi  Borgogna  Transju- 
rana,  che  altri  ritardano  al  988.  Per  la 
dÌ8Solutez7a  de'iuonaci  nel  depravalo  se- 
colo IX  il  Papa  fu  coslrello  rimuoverli 
dal  nionastero,  e  sostituirvi  3o  canonici 
regolari, a'quali  furono  confermati  altri 
pri  vilegijche  poi  nel  i  o49confermò  S.Leo- 
ne IX,  e  per  quietarvi  gl'insorti  tumulti 
alloggiò  3  giorni  nel  monastero,  e  vi  ce- 
lebrò la  festa  de'ss.  martiri  TebeijColl'as- 
àistenza  dell'imperatore  Enrico  HI.  In  se- 
guito fiorendo  il  monastero  lo  ricolmaro- 
no di  grazie  i  Papi  Innocenzo  II,  Alessan- 
dro IH,  Celestino  HI  ,  ed  altri  principi. 
Quando  penetrò  in  Berna  la  pestifera  e- 
resia  di  Calvino, i  bernesi  occuparono  il 
monastero  e  lo  saccheggiarono  a  segno, 
che  di  3o  canonici  si  ridusse  a  i4-  Non  si 
vedono  più  le  vestigia  dell'antico  mona- 
stero fabbricalo  da  reSigisiuondo, per  l'in- 
cendio accaduto  nel  i  56o,  laonde  fu  ri- 
fabbricato il  monastero  e  la  chiesa  abba- 
7.iale,e  questa  consagrata  nel  1 62  7  da  mg."^ 
Scappi  nunzio  apostolico  della  Svizzera, 


SIC 
con  plauso  e  concorso  de'vallesani.  Que- 
sta chiesa  è  di  solida  struttura,  ampia  e 
sotto  l'invocazione  de'ss.  Maurizio  e  com- 
pagni martiri.  Il  capitolo  e  monasterodei 
canonici  regolar  idi  s.  agostino  della  con- 
gregazione Laleranense,s\  compone  di  2^ 
di  tali  canonici,  i  quali  eleggono  tra  di  lo- 
ro l'abbateche  poi  viene  confermato  dal- 
la s,  Sedt,  a  cui  è  immediatamente  sog- 
getto il  monastero;  quindi  ilPapacon  pro  = 
posizione  concistoriale  stampata,  lo  pre- 
conizza come  1  vescovi  in  concistoro.  Di 
detti  canonici,  i  4dimorano  nel  monasle= 
ro,  eio  amministrano  le  parrocchie  del- 
l'abbazia, ricevendone  l'istituzione  cano- 
nica dal  vescovo  diSion,comprensivamen- 
te  a  quella  di  s.  Maurizio  e  tutte  di  loro 
padronato.  L'abbate  è  ambe  primicerio 
del  capitolo  e  superiore  del  monastero. 
La  sua  mensa  abbazia  le  era  ricca,  essen- 
do perciò  tassala  ne'libri  della  camera  a- 
postolica  in  fiorini  276;  a  motivo  delle 
guerre  e  di  tanle  vicende  politiche  si  può 
computamela  rendita  in4oo  luigi  d'oro 
diFrancia, dice l'ulliina  proposizione  con- 
cistoriale. L'abbate  presta  il  giinamento 
di  fedeltà  alla  s.  Sade,  nelle  mani  di  quel 
prelato  che  deputa  il  nunzio  di  Svizzera, 
dopo  la  compilazione  del  processo  come 
praticasi  co'vescovi.  GregorioXVIconfer- 
mò  l'elezione dell'atlualeabbale  mg. "^  Ste- 
fano Bagiioud  della  diocesi  e  canonico  cu- 
ralo degnissimo,  dichiarandolo  succ.esso- 
ledei  defunto  abbate  p.  Francesco  de  Ri- 
vaz,  nel  concistoro  de' 19  dicembre  1 834, 
e  dipoi  lo  decorò  della  dignità  vescovile 
e  col  titolo  inpartihus  di  Betlemme,  sot- 
to ilsimilearcivescovato  diCesareadiCap- 
|)adocia,  con  breve  de'3  luglio  1840.  Pio 
VI  nel  1781  in  quest'abbazia  vi  fece  sta- 
bilire una  missione,  la  quale  fu  adJdala  al 
provinciale  della  provincia  elvetica  dei 
cappuccini.  L'ospedale  è  sotto  la  giurisdi- 
zione dell'abbazia,  destinato  a  ricevere  i 
poveri  e  pellegrini,  e  pare  che  il  governo 
sia  stato  alUdato  alle  suore  della  carila.  I 
popoli  del  Vallese  sono  commendabili  per 
la  semplicilà  de'  costumi,  per  ospitalità 


SIP 
e  sincerila,  massiine  quelli  delle  mon- 
tagne. 

SI  PONTO.  /'.  Manfhedom  A  e  Viesti. 

SIR  A  (^Syrt/i).  Città  con  residenza  ve- 
scovile,Ciipoluogo  clell'isoladelsuo  nome 
dell'ArcipelagOjUelle  Cioladi settentriona- 
li nel  mare  Egeo,  a  27  leghe  da  Alene, 
nella  paile  orientale  dellisola,  nel  nuo- 
vo regno  di  Grecia.  S' innalza  in  forma 
d'aniìlcatro  sopra  nna  montagna  che  si 
distende  sino  all'ingresso  del  porto;  le  vie 
ne  sono  alrjnanto  ripide,  ma  assai  larghe; 
vi  è  molla  pulitezza,  con  caseegregiamen- 
lefabbiicate.  Bnonoè  il  porlo,  il  commer- 
cio attivissimo,  l'agiatezza  è  generale  ne- 
gli abitanti.  Quanto  all'isola  cui  si  dà  36 
miglia  di  circuito,  la  superficie  n'è  mon- 
tuosa, ma  il  suolo  assai  produttivo  e  as- 
sai coltivato, e  nule  il  clima,  gliaibcri  non 
perdonilo  mai  la  luro  verzura.  Le  prin- 
cipali produzioni  consistono  in  grano,  vi- 
no, olio  ,  cotone  e  varie  specie  di  frutti. 
La  baia  sulla  costa  orientale  presjenla  un 
ancoraggio  .issai  sicuro,  che  ha  12  ini  4 
passa  di  tondo.  Nella  guerra  ultima  della 
greca  indipendenra  conservò  laneutrali- 
là  e  divenne  il  rilugio  delle  popolazioni 
fuggili  vedcllatirecia, che  mollo  vi  accreb- 
bero il  commercio,  e  mentre  prima  ilella 
guerra  contava  più  di  5ooo  abitanti,  di- 
poi durante  il  conflilto  ne  annoverò  più 
the  4o>ooo,  ed  al  presente  sono  più  di 
20,000. L^er  questa  neutralilà  i  sirioli  di- 
vennero invisi  agli  altri  greci,  e  grati  alla 
Porta  ottomana,  die  per  ricompensarli 
li  preservò  dal  furore  de'turchi,  e  confer- 
mò la  nomina  d'un  capo  greco,  che  gli 
abitanti  eransi  scelto.  Nondimeno  fu  [)oi 
compresa  nel  legnodi  G/ft/Vz  (  A'.),eces- 
sòdi  far  parte  del  saiigiacalod'Andro.  La 
città  è  propinqua  a  quella  di  Eriuopoli, 
poiché  leggo  le  seguenti  noli/ie,  scritte  da 
Sira  a'()  luglio  1  S  "»  1 ,  e  pubblir  ile  nel  n.° 
I  ji)  del  Ciurmile  di  lloniii.  Il  re  di  Ore- 
eia  Olloiie  colla  regina  moglie  a\e.ino  o- 
liurulou'20  maggio  del  precedente  anno 
Ermopoli  e  Sii  a,  collocandu  il  re  la  i ."  pie- 
tra foudamenlale  del  uio!uchc  si  andava 


SIR  Ì95 

costruendo  pel  bene  della  navigazione  e 
vantaggio  del  commercio.  I  reali  coniugi 
furono  accolli  sul  liJo  da  una  gran  mas- 
sa di  popolo,  e  il  demarca  o  podestà  Jaglzi 
espresse  i  voti  de'suddili  con  bel  discorso, 
tutto  divoto  al  suo  trono.  Altro  ne  pro- 
nunziò V^uro,  presideiiledel  consiglio  mu- 
nicipale e  vice-presidente  della  camera  di 
cummcrcio,  dicendo  ;  La  i .'  dopo  la  capi- 
tale del  vostro  regno,  la  cillà  d'Eriiiopo- 
li  ha  il  bene  d'accogliervi,  ed  aspetta  il 
progresso  e  sviluppo  di  questa  città  com- 
merciale. Viva  il  ree  la  regina!  L'augu- 
sta coppia  fra  le  benedizioni  di  tutti  sipor- 
lòallacallediale.  Dipoi  asceseall'alla  cit- 
tàdi  Sira,eilopoaver  assistiloal  Te Dciini 
nella  cattedrale  di  s.  Giorgio,  visitò  il  ve- 
lici aiulo  vescovo  di  Sila  mi».»"  Ulancis.  l*a- 
le  che  Ermopoli  sia  in  certo  modo  quasi 
congiuntaalla  città  di  Sira,  e  forse  ne  oc- 
cupi il  piano.  Sira,  .Syr^  o  ^^j^ro^,  e  da  O- 
aiero  chiamata  Siria,\\dt.  la  cattedralesa- 
gra  a  s.  (Giorgio  martire  con  ballislerio, 
servila  da  preti  e  chierici,  non  avendo  il 
capitolo;e4de'prinìinella  suapairocchia 
vi  esercitano  la  cura  delle  anime.  L'epi- 
scopio le  è  prossimo,  e  nel  i8-2f)  lo  rifab- 
bricò il  vescovo  ,  e  la  congregazione  di 
propaganda  fide,  cui  è  soggetta  la  sede 
vescovile,  vi  concorse  con  1000  scudi.  Vi 
sono  nella  cillà  altre  7  chiese,  e  quella  di 
s.  Sebastiano  nel  i  829  fu  eretta  in  parroc- 
chia; si  contano  [)ure  3  confralernile;  il 
seminarioèdiiettoda'gesuiliji  quali  som- 
ministrano operai  apostolici  per  tutta  la 
Grecia;  essi  vi  hanno  un  ospizio,  ed  altro 
ède'cappuccini.enel  vol.X.\'lll,p.  1  1  r  ne 
parlai.  Vi  hanno  casa  leoi  soline  e  le  ter- 
ziarie tiomenicane.  l'i  ima  del  seminario 
eiavi  la  scuola  de'chiei ici,  al  cui  maestro 
la  detta  congregazione  dava  annui  scudi 
3o.  Vi  è  una  scuola  elementare  pe'llgli 
de' cattulici ,  perchè  sieiio  distraiti  ilalla 
scuoi. I  de'gieci  scismatici  eretta  in  Ermo- 
poli, e  duella  da  uii  protestante  ministro 
col  metodo  delle  scuole  Lancaslriane.Dap- 
poiché,  avanti  la  guerra  deiriiidipendeii 
£a,la  popula^iunc  dcilisula  eia  tulla  cai 


296  S I R 

folica  ,  perciò  portava  il  nome  d' Isola 
del  Papa,  ed  il  vescovo  avea  influenza  sul 
temporale.  Ora  però  vi  hanno  pieso stan- 
za più  di  I  5,000  scisoialici.  La  diocesi  si 
estende  per  tutta  l'isola,  comprendendo 
I  70  fra  chiese  e  cappelle,  ma  moltissime 
bisognose  di  grandi  ristauri  e  perciò  non 
servibili:  però  molte  di  quelle  abbando- 
nate da'greci,  furono  rifabbricate  alla  la  - 
tina  da  mg.»  Blancis.  Oltre  i  ricordati  re- 
ligiosi, vi  sono  più  di  3o  preti.  Secondo 
l'ultima  proposizione  concistoriale,  il  ve- 
scovo è  tassato  ne'Iibri  della  camera  apo- 
stolica in  fiorini  3oo, ededotti  i  pesi  i  frut- 
ti della  mensa  vescovile  arrivano  a  600 
scudi;  altri  200  il  vescovo  ne  riceve  an- 
nualmente dalla  congregazione  di  propa- 
giinday^We,  chegli  comparte  per  la  s.  Se- 
de le  facoltà  della  formola  'ì.^ha  sede  ve- 
scovile, dice  Commauville,fu  eretta  nel  se- 
colo XllI  suffraganea  dell'arcivescovo  di 
Naxos,  e  lo  è  tuttora;  ma  la  chiama  Scy- 
ros,  nome  che  veramente  appartiene  al- 
l'altra isola  e  sede  di  SkyrooSciro  (^.). 
Piimonta  dunque  il  suo  principio  all'epo- 
ca delle  crociate.  Nelle  Notizie  di  Roma 
trovo  i  seguenti  vescovi,  non  trattandone 
il  p.  Le  Quien.  Nel  r  78  1  fr.  Antonio  Ma- 
turi francescano  della  stretta  osservanza, 
nel  1733  traslato  a  Naxos,e^\\  successe 
Emanuele Caranza  di  Naxos;  i  735Dario 
de  Longhis  di  Scio;  1749  nuovamente  vi 
ritornò  da  Naxos  e  colla  ritenzione  del  ti- 
tolo arcivescovile  mg.''  Maturi;  1752  fr. 
Giacinto  Giustiniani  domenicano  di  Scio; 
I  786  fr.  Gio.  Fonton  conventuale  di  Pe- 
ra di  Costantinopoli;  1800  Gio.  Battista 
Piussindi  Tine.  Pio  VII  col  hie\ e.  Niliil 
sane  molesliiis,  de' io  aprile  1821,  e  col 
breve  Nihil  sane  molestius,  de'  1 8  giugno 
1822,  Bull.  Poni,  de  prop.  fide  t.  4.  p. 
383  e  393,  fece  amministratore  aposto- 
lico di  Sira  mg.r  Luigi  Cardclli  arcive- 
scovo di  Smirne,  non  essendo  riuscito  a 
comporvi  i  mali  pe'qu;di  nel  18  1 9  ne  a- 
•veadichiaratolamministratore  me.'"  Dra- 
copoli  vescovo  di  Scio,  e  ad  onta  che  il 
Papa  richiamasse  a  Roma  il  vescovo  Rus- 


SIR 
sin,  e  rimovesse  il  suo  vicario  generale  p. 
Urbano  cappuccino.  E  siccome  il  vesco- 
vo R.ussin  non  si  volle  ditnettere  dal  ve- 
scovato. Pio  VII  commise  a  mg.''Cardelli 
la  compilazione  del  processo  sulle  accuse 
formale  contro  detto  vescovojdeputando- 
lo  col  breve  In  Petri  aposlolorum,  non 
de'3  aprile  1822  come  leggo  a  p.  4o4  di 
detto  Bollano,  ma  bens'i  de'3  dicembre, 
come  trovo  nel  Bull.  PiOin.  coni,  t.i  5,  p. 
587:  Deputalio  tribunalis  inquisì  lori  alis 
Clini  facultaLìbiis  cognoscendi  criniiiia, 
quae  ohjiciunlur  episcopi  Sy retisi,  insie- 
me allo  stesso  breve.  Pio  Vili  per  morte 
del  vescovo  Russi n,  nel  concistoro  de'  1  5 
marzo  i83o  traslatò  da  Canata  in  parli- 
bus  a  questa  sede  di  Sira  il  piemontese 
mg.r  fr.  Luigi  Blancis  da  Ciriè  de'mino- 
ri  riformali.  A  ((uesto  degno  prelato,  tan- 
to benemerito  del  vescovato  di  Sira,  Gie- 
gurioXVIcol  breve  Pastoralis qfjìcii ,i\é\ 
1 9  agosto  1  834,  Bull.  Pont,  de  prop.  fide 
t.  5,  p.i  i4,  conferì  l'autorità  di  delega- 
to apostolico  di  tutto  il  nuovo  regno  di 
Grecia;  ed  a'2  5  dello  slesso  mese  scrisse 
il  breve  IVobilissiniiiniGraeciae  regnutu, 
loco  citato,  p.i  16,  aire  Ottone,  parteci- 
pandogli la  nomina  del  suo  delegalo  apo- 
stolico e  raccomandandoglielo.  Già  notai 
nel  voi.  XXXI I,  p.  i  54,  non  solo  tale  de- 
legazione, ma  che  GregoiioXVI  nel  J  843 
deputò  coadiutore  a  mg.r  Blancis  nel  ve- 
scovato, mg.r  Giuseppe  M.^  Alberti  vesco- 
vo d'Euinenia  in  pt^rlibus ,  avendo  già 
detto  mg.'"  Blancis  amministratore  apo- 
stolico dell'  arcivescovato  di  Naxos  nel 
184 '.Apprendo  dal  n.°  296  del  Giorna- 
le di  Roma  del  29  dicembre  i85i,  che 
mg.r  Blancis  vescovo  di  Sira  morì  di  8i 
anni  (a'3o  ottobre),  dopo  aver  passalo  5o 
anni  nelle  missioni  di  Levante,  e  26  nel- 
la sede  di  Sira, dove  fondò  il  seminario; 
che  sotto  la  sua  amministrazione  si  fon- 
daronocappelle  cattoliche  in  Alene,  al  Pi- 
reo, a  lVauplia,a  Patrasso:  s'intende  come 
delegato  apostolico  di  Grecia.  A  questo  di- 
sliuto udizio  il  Papa  Pio  IX  fece  succede- 
re mg."^  Alberti  a'3o  ottobre  1 85 1  ,uel  qua- 


S  1  II  SI  R  297 
le  era  pure  snccetlulo  allii   sede  di  Sira.  ri;  itidi  forlificata  e  ingrandila  dai  re  Ra- 
Rl'isliuisce  il  n.°i  2  1  del  Giornale  di  Ito-  gralidi,  con  >unlii()NÌ  nl)bellin)enli,e  vi  li- 
i/ia  del  1  H  ">3,  clie  in  Atene  a'3  maggio  fu  sictleltero  nel  ningniflco  p  tliizzo,  del  pari 
collocala  per  parte  di  mg.'  Alberti  lai.''  che  1  palliarci»!  armeni.  Si  cuntavano  in 
nielra  nella  chiesa  cattolica,  che  dev'esse-  essa  mille  e  una  chiese,  onde  le  sue  rovi- 
re  tiedicuta  a  s.  Dionigi  1 , "vescovo  d'Ale-  uesono  veramente  oggetto  d'ammirazio- 
ne (della  quale  ri[)arlai  a  Gkecia);  e  che  ne  a'viaggialoi  i  [)e'  inu-*aici  e  pitture  di 
la  ceremonia  (u  solenne,  e  vi  assisterono  cui  scorgonsi  lulloia  le  tracce.  La  città 
i  ministri  del  governo  greco,  il  cor[)o  di-  era  cinta  di  doppio  ordine  di  mura,  lut- 
plomalico,  i  consoli  cattolici,  alcuni  dele-  le  munite  da  foltissime  torri.  Ne  dà  un'e- 
gati  della  corte,  e  molti  greci  cattolici  e  sattadescrizione  l'inglese  viaggiatore  Ker 
ragguardevoli.  Porter's.  Tanta  era  la  popolazione  di  A- 
SIRACE.  Sede  arcivescovile  m/j(7/'/t-  ni ,  che  nel  secolo  XI  in  un  iiias[)etlato 
l)Usi]t\Patriarcato /4rfiieno[r.),i:\iecon-  assalto  de'  nemici,  furono  messi  in  arme 
ferisce  la  s.  Sede,  i  di  cui  anticlii  popoli  subito  4o,ooo  pedoni,  e  20,000  di  ca- 
abitavano  verso  il  nord  del  monte  Cau-  valleria,  tratti  da'soli  abitanti  della  città, 
caso,  andando  dalla  parte  tiella  IMeotide,  Sulla  cupola  della  chiesa  cattediale  sor- 
e  ne  parla  Baudtand,  No^'Uin   Lexicon  geva  una  croce  d'argento,  tli  cui  d  Cro- 
geogrnpliiciiin.  Sirace  come  diocesi  è  una  cefìsso  era  di  naturale  grandezza.  A  molle 
grande  provincia arcivcscoviledell'Aruje-  vicende  soggiacque  fpiesla  classica  città, 
nia,nel  distretto  di  Ararat,  del  quale  par-  e  passò  coll'andar  de'secoli  sotto  vari  do- 
lai  a  l*ATRiAncATo  armeno  per  la  sua  ce-  minatori,  greci,  tiuxhi  e  giorgiani.  Mn 
lebrilà.  Sebbene!  geografi  per  Ararat  de-  neli3iqfu  interamente  distrutta  da  un 
scrivono  la  famigerata   montagna   fra  il  orribile  terremoto.  Quando  i  turchi  e  i 
mar  Nero  e  il  Caspio,  altri  per  Ararat  in-  persiani  si  fanno  la  guerra,  e  altrettanto 
tendono  la  stessa  Armenia.  Di  tale  prò-  dicasi  de'turchi  e  russi,  i  dintorni  d'Ani 
■vincia  la  città  cattedrale  era  Ani  oAiiiis,  sono  ordinariamente  il  teatro  delle  loro 
famosa  residenzade're  Bagralidi, principi  ostilità,  essendo  questa  città  posta  fra  Zi- 
armeni  il  cui  regno  incominciò  nell'SSg  rivan  e  Ei-zerum,  che  sono  le  due  princi- 
e  vi  regnarono  fino  al  i  079.  Nel  citato  ar-      pali  città  fortificate,  ove  gli  eserciti  si  pon- 
licolo  narrai,  che  nel  secolo  V  la  prima-  gono  in  cammino.  Non  solo  la  provincia 
ria  sede  patriarcale  armena  di  Eziiiiiìzl'ì  di  Sirace  conteneva  l.i  celebre  Ani,  marni- 
iu  Irasi'crila  a  jTu/V/, allora  cajjilale  del  re-  curala  sedearcivescoviledi  Sirace,  laqua* 
gno  d'Armenia,  nelqgS  in  Ani  divenula     le  era  una  delle  5  piincipali  dell'.Arme" 
residenza  regia,enel  1  oG4inTauplur;per     nia.All'arci  vescovo  apparteneva  lagiuris- 
cui  Ani  fu  un  tempo  illustre  sede  patriar-      dizione  e  la  prerogativa  tli  consagrare  i 
cale  degli-armcni,  e  vi  si  celebrarono  4     metr(jpolili,  e  il  beneilire  il  s.  crisma,  i'er 
concilii  nazionali.  I  geografi  chiamano  A-      consagrare  un  arcivescovoeranoneces>a- 
ni  o  Ànus,  /4nikfJgne,  Anisi^  A/>niciini,  e     ri  3  metropoliti.  Le  vesti  dell'arcivescovo 
ladescrivono  come  città  della  Turchia  a-      di  Sirace  sono  simili  a  quelle  del  metro- 
siatica,  pascialatico  aio  leghe  da  Rars  e     polita:  soltanto  il  pastorale  è  alquanto  più 
20  da  Erivan,  al  confluente  del  Rars  e     allo  e  finisce  in  un  giro  più  largo.  Ila  Tu- 
dell' Arpa-Sou.  Celebrano  la  città  ])er  le      so  del  pallio  piegiito  4  volle  alle  spalle,  e 
rovine  che  ne  nllestano  lo  splendore  an-      tiene  alla  destra  appeso  alla  cintura  con 
lieo,  come  già  capitale  dell'  Armenia  ed      un  conlone  d'oro  lo  scuilo  arcivescovile, 
assai  popolalissima.  Nellasua  origine  non     mìtilo  goiichrr  oenrhti inni  (di  cui  nel  voi. 
era  che  un  piccolo  castello,  noi  <|ualc  i  re      LI,  p.  33  1  ),  ed  è  un  «piadrntd  mi  cui  è  ri- 
d'Armenia  dc[>uncvauo  tulli  i  luru  tcbu-     cumulu  una  ctucc.  La  ^)ru\iucku  ecclesia* 


298  S  I  Pv 

slica  di  Sirace  essendo  presenletnenle  di- 
strutta, e  sotto  il  dominio  degli  scismatici, 
il  titolo  arcivescovile  è  uno  ili  quelli  in 
pnrtibus.  Il  Papa  Pio  IX  a'  i  3  settembre 
j  847  dichiarò  arcivescovo  di  Sirace  l'at- 
tuale mg/  Eiloardo  liurmuz  armeno  di 
Costantinopoli  e  coadiutore  di  mg.rPa- 
pasian  arcivescovo  di  Taron  pe'  pontifi- 
cali e  sagre  ordinazioni  in  Roma  di  rito 
armeno,  massime  degli  alunni  armeni  del 
Collegio  L roano,  al  (|uale  poi  successe. 
Di  questi  due  rispettabili  personaggi,  giù 
procuratori  generali  in  R.oma  della  be- 
nemerita congregazione  benedettina  dei 
Mechitarisli (^r.),  in  più  luoghi  feci  ono- 
revole menzione.Iliporla  il  n.°7gdelZ^iVz- 
rio  diRoniadeì  1847,  che  nella  chiesa  dei 
ss,  Gio  e  Paolo  dePassionisli,  a' 19  set- 
tembre il  cardinal  Fransoni  prefetto  del- 
la congregazionedi  propaganday^^/e,  con- 
sagrò uìg/  Hurmuz  in  arcivescovo  di  Si- 
race. 

SIP^ACUSA(vy^rrtcf/5(7/«).Città  con  re- 
sidenza arcivescovile  di  Sicilia  nella  pro- 
vincia di  Nolo, capoluogo  di  distretto  e  di 
cantone,  sulla  costa  orientale  dell'isola,  a 
i3  leghe  da  Catania,  e  3  I  da  Messina.  E' 
pur  Selle  d'un  tribunale  ci  vi  le  e  d'una  gran 
corlecriminale,piazza  di  guerra  di  i  .'clas- 
se. Di  tulle  le  parli  delle  quali  compone- 
vasi  quest'antichissima,  possente  ed  opu- 
lente città  (anzi  fu  la  più  grande  città  che 
ebbe  la  Grecia  ne'suoi  dominii,  poiché  il 
]).  Gaetani  pretende  che  girasse  180  sta- 
ili, estensione  probabile,  avendone  asse- 
f;nati  i  78  Tucidide,  e  non  3oocome  fissò 
il  Mirabella  nel  libro  Delle  antiche  Sira- 
case,  ossia  miglia  37  ip,  sbaglio  notato 
dal  Conanni  nella  sua  antica  Siracusa 
illustrata),  non  le  rimane  più  che  l'isola 
Orligia, antica  sua  porzione,  rinchiusa  tra 
i  due  porli,  non  avente  che  400  tese  di 
lunghezza  colla  larghezzadi3oo, esepara- 
ta dal  continente  mediante  uno  stretto  ca- 
nale, al  di  là  del  quale  sono  erette  varie 
opere  di  fortificazionej  è  poi  difesa  inol- 
ile da  una  mura  bastionata  non  meno 
the  dai  castello  di  Mauiace,  che  soryc  al- 


SIR 

l'estremità  meridionaledell'isoiae presso 
cui  fu  stabilito  un  faro.  La  più  antica  por- 
zionedunqueabitata  diSiiacusa  è  l'altua- 
le  che  i  greci  chiamarono  Oi  ligia,  Orty- 
già,  oppure  dal  dialetto  dorico  Isola,  la 
quale  per  via  d'una  diga  e  d'un  ponte  che 
fece  poi  distruggere  l'imperatore  Carlo  V, 
era  attaccala  colla  terraferma,  dove  la  co- 
lonia di  Corinto  costruì  le  fabbriche  che 
dirò  e  divise  in  4  quartieri,  11  p.  Lupi  nel- 
le sue  Dissertazioni,  ecco  come  desa-ive 
la  situazione  di  Siracusa,  e  le  più  notabi- 
li sue  fabbriche  di  difesa.  Siracusa  odier- 
na è  situata  nell'isola  Orligia  e  ne  occu- 
pn  due  terzi  o  poco  meno,  il  resto  è  oc- 
cupalo dalle  fortificazioni  verso  la  terra- 
ferma ùv'è  la  strada  coperta,  poi  un  gran 
fosso  di  mare  ,  indi  un'  opera  coronata, 
quindi  il  mare,  poscia  un'opera  a  corno, 
nuovamente  altro  mare,  e  finalmente  il 
rivellino  e  il  mare,  la  cortina  e  due  ba- 
stioni della  Piazza;  dichiarandola  inespu- 
gnabile se  vi  sia  presidio  e  munizioni  con- 
venienti, comechèin  mezzo  a  due  porli. 
Le  vie  della  città  sono  regolari,  raa  aa- 
guslp,  e  le  case  assai  bene  fabbricate.  La 
cattedrale  dedicata  alla  Natività  della  B. 
Vergine,  ed  ovesi  venerano  molte  insigni 
reliquie,  insieme  a  quelle  de'santi  patro- 
ni, è  un  tempio  chefu  nell'epoca  greca  sa- 
gro a  Minerva,  e  d'ordine  dorico,  avan- 
zo della  magnificenza  di  Siracusa,  ogget- 
to delle  considerazioni  de'dotli  viaggiato- 
ri,e  dal  secoloXIIconvertito  al  verocul- 
to.  Avendo  solTertodalle  ingiurie  del  tem- 
po,bisognòdi  molli  rislauri,pe'qualieper 
la  sua  interessante  conservazione  Calisto 
HI  con  bolla  del  1 4^8,  e  Leone  X  con  bol- 
la ilei  1  5  I  7  concessero  indulgenze  a  quel- 
li che  per  tale  elfetto  avessero  contribui- 
to elemosine.  Il  capitolo  si  compone  di  4 
dignità,  la  (."delle  quali  è  l'arcidiacono, 
del  decano,  del  ciantro  o  cantore,  e  del 
tesoriere;  di  i  o  canonici  comprese  le  pre- 
bende del  teologo  e  del  penitenziere  ,  di 
alcuni  beneficiati  o  mansionari,  denomi- 
nati canonici  secondari,  e  di  alili  preti  e 
cilici  ici  addetti  al  serviijio  di  vino.  Quattro 


SIR  SIR  299 
di  lali  beneficiali,  delli  cappellani  sagia-  bali,  vescovi,  cardinali,  uno  de'quali  se- 
mentali, amovibili  a  disposizione  dell'ar-  C(jiido  il  Pino  fu  Papa  Stefano  III  dello 
civescovo,  esercitano  nella  stessa  metro-  IV  ;  non  che  nelle  Ncieuze,  nelle  aiini,  nel- 
politana,  mnnita  del  batlisleiio,  la  cura  le  arti.  Piincipale  Ornamento  di  Siiacu- 
delleanimedellapaiToccliia.  Ilpalazzoar-  sa  cristiana  è  la  gloriosa  sua  conciltadi- 
ci  vescovile,  buono  e  bello  edifi/io,  ò  ade-  nae  patrona  s.  Lucia[f^.)  vergine  e  inar- 
renle  alla  metropolitana.  Vi  sono  nella  tire,  tanto  celebre  non  meno  ne'Iasli  sici- 
città  altrecitiesepai'roccliiali,ullimamen-  liani,che  in  quelli  della  Cliiesa.  Il  medesi- 
te  provvedute  del  s.  fonte,  olire  altre  8  mo Pirro  nella  .S/c/7i'ae  sacrae  fa  uiieru- 
cbiese,  essendo  la  piti  antica  la  suburba-  dito  e  copioso  elenco  dei^li  diustri  siracu- 
na  di  s.  Giovanni.  iNumerose  sono  le  case  sani,  e  dice  che  Papa  Coiione  di  Tracia  [k\. 
religiose,  peicliè  i regolari  hanno  i  i  con-  educato  nel  monastero  di  s.  Lucia  di  Si- 
venli  e  monasteri,  e  le  religiose  7  mona-  cilia,  ed  altri  pretesero  che  fosse  educalo 
steri. IMùllepuresonoleconfraternite,  due  in  Cilicia.  Dolce  n'è  il  clima  nell'inverno, 
conservatorii  eunode'quali  pei-  l'orfjne  e  nell'estate  insalubre  a  motivo  delle  vi- 
donzelle,  l'ospedale,  il  monte  di  pietà,  il  cine  paludi;  il  territorio  poi  riesce  ferti- 
seminai  io,  ed  altri  stabilimenti  benefici  e  lissimo.  In  riva  all'Anapo  cresce  la  pian- 
scientifici.  Tali  sono  diversi  ospizi  eislitu-  la  del  pupiro  che  chiamano /^a^/j^e^/rt,  e 
ti  di  beneficenza,  il  lazzaretto,  il  collegio,  gli  antichi  non  ebbero  cognizione  di  (|ue- 
il  jnuseo,  la  biblioteca  pubblica, oltredelle  sta  piatita  in  Sicilia,  ma  solo  del  Sai  i,  che 
grandi  caserme.  De'due  porli  il  più  pie-  ne  ha  l'eguali  proprietà  :  fu  dal  1  53o  in 
culo,c|uellodel  nord,  chiatnavasi  antica*  poi  che  questa  pianta  di  Sicilia  cominciò 
mente  Trogilo,  quello  del  sud  chiamato  a  descriversi  in  varie  opere.  Deveavver- 
porto  grande  è  uno  de'più  vasti  della  Si-  tirsi  che  questa  pianta  cresce  dapperlut- 
cilia,Ia  luiighezzaessendone  di  2  I  5o  lese  lo  in  Sicilia,  a  riserva  de'  luoghi  alti  e 
e  la  larghezza  tliiojo,  e  accoglie  il  Duf-  fredili  :  del  papiro  riparlai  a  Sciuttura, 
fj|aroo/^«r//n<.?,  le  ac<|ue  delle  paluili  pe-  dicendo  dell'arte  dello  scrivere.  Il  fiume 
stilenziali  di  l'aiitano  ,  ovvero  Tiraca  o  Anapo  èdegno  di  consiilerazione  uell  an- 
Syraca,  e  di  Pantanelli,  ovvero  Lisima-  lica  storia,  perchè  alle  sue  sponde  furono 
lia  o  Lysiiiiclidj  formale  dicesi  dal  buf-  date  molte  battaglie,  e  I'  intera  arma- 
falaro;  e  finalmente  quelle  della  celebre  ta  cartaginese  vi  perì  di  peste  cagionata 
e  mitologica  fonte  Aretusa,  che  zampilla  dalle  non  ancora  seccale  paludi  ricorda- 
presso  il  mare,  nella  parteoccidentale  del-  te  sui  margini  di  quel  fiume,  e  lungo  le 
1.1  città,  e  l'acqua  della  quale  cessò  d'es-  coste  del  mare.  L'Anapoè  il  solo  fiume 
sere  dolce  e  divenne  salsa  neh  looowe-  in  tutta  la  Sicilia  in  un  certo  moJo  na- 
ro  nel  1  i  Gc),  in  seguito  ail  un  terremoto,  vigabile  da  piccole  barche;  ma  si  e  [icr- 
Questo  porto, oggi  in  parte  arenalo,  non  doto  (juesto  vantaggio  a  causa  ilegiini- 
può  [)iìi  ricevere  che  piccolo  navile,  né  le  chi  e  del  fango  da'quali  all'estremo  è  in* 
esportazioni  consistono  che  in  vino,  olio,  goinbrato.  Questo  fiume scaturendocirca 
frulli,  canapa,  salnitro,  grano,  eccellente  1 4  niiglia  ila  Siracusa,  si  perdesotto  terra 
miele  ed  altro.  La  celeberrima  Siracusa  è  e  ricomparisce  4  o  5  miglia  dal  porto,  ed 
patria  d'Epicarrao,  d'Archimede  che  ce-  ivi  si  unisce  al  rinomalo  ruscello  Ciana, 
librai  anco  aSicii.iA,  di  T'eocrito,  di  Fi-  che  la  favola  ricorda  col  nome  della  nin- 
listo  e  di  Mosco  :  Simonide  vi  morì  /\6S  fa  che  si  ojipose  a  Plutone,  quando  ra- 
aiini  innanzi  la  nostra  era,  e  l'aininir.iglio  pila  Proserpina  la  porlòa  Siracusa,  il  ipia- 
liuyter  a'?.()  aprile  1  G-jG.  V  i  fioriiono  un  le  nume  ivi  col  suo  tridente  aperta  la  ter- 
gran  numero  ili  pei  sonaggi,chiari  per  san-  1  a  si  sprofomlò  nel  Inrlaro;  la  ninfa  si  ilol- 
titàdi  vita,nellcdignilàecclcsiaòlÌLht-,ab-  i>e  lauto  di  <pieda  viulenza,chc  Ihjuetitl.i 


3oo  SIR 

ìli  lagrime  tlivenlò  una  sorgente  di  chia- 
lissiiiia  acqua.  Siracusa  fu  l'ondala  ySS  o 
^36  anni  avanti  la  nostra  era,  dopo  la  ve- 
nuta di  Teocle  in  Sicilia,  da  una  colonia 
greca  dicorinlii  condotta  da  Archia,  che 
sbarcò  nel  promontorio  Zedrio.  Si  legge 
in  Tucidide  sull'origine  di  Suacusa,  clie 
aìiliquissimi fevunlur parlem  quanidaiii 
regionis,  tenuisse  Cyclopts,  et  Laeslrigo- 
nts ...  Posi  hoc  Sicaiii  [jritnidemonilran- 
tur  incoiuisse.  Costoro  ne  furono  discac- 
ciati in  seguito  da'siculi  lV Italia  (f^.).  Si 
vuole  che  le  superstiti  cavernoseabitazio- 
ui  della  Valle  d'Ipsica  appartenessero  ai 
sicani  molto  tempo  prima  che  prendes- 
sero Suacusa.  Succeduti  i  detti  coriiitii  ai 
siculi,  stabilirono  in  Siracusa  il  reggi- 
mento democratico,  per  cui  si  governò  es- 
sa per  un  tempo  a  comune,  ed  ebbe  quin- 
di dei  re,  tra  gli  altri  Gelone  e  Cerone  o 
Jerone.  Siccome  per  unità  d'  argomen- 
to e  per  evitare  repliche,  credei  oppor- 
tuno di  riportare  all' articolo  Sicilia  i 
principali  tratti  dell'importante  storia  di 
Siracusa,  icuifamos^i  destini  e  Tastisi  col- 
legano con  quelli  dell'illustre  isola,  della 
quale  per  tanti  secoli  fu  splendida  capi- 
tale, perciò  in  questo  articolo  me  ne  di- 
spenso. Dionigi  il  Vecchio  e  Timoleone 
nonliorironoche  circa  mezzQ  secolo  dopo 
il  famigerato  assedio  degli  ateniesi  descrit- 
to da  Tucidide,  e  ch'ebbe  luogo  4  '  4  ^^^' 
ni  prima  dell'era  corrente.  Sostenne  con- 
tinue e  atroci  guerre  conlio  a'carlagine- 
si  potenti,  e  descritte  daDioduro  Siculo; 
fu  decorata  del  fastoso  titolo  di  reame,  e 
lungo  tempo  si  mantenne  nelle  auge  di 
sue  fortune.  Siracusa  simile  al  resto  delle 
città  fondate  dalle  colonie  greche  io  Si- 
cilia e  nella  Masrna  Grecia,  fu  ri<jiiarda- 
ta  come  una  parte  della  Grec/^  ('A '.J  stes- 
sa.A  qualeelevalezza  fossero  giunte  le  ar- 
ti ne'floiidi  giorni  diSiracusa, lo  dimostra- 
no le  molte  medaglie,  che  giornalmente 
si  rinvengono, e  gli  avanziancora  esisten- 
ti di  sua  magnincenza.  Cadde  2  i  2  anni  a- 
\anti  la  stessa  era  in  potere  de' romani, 
che  lu  coasei'varuuo  sino  alla  caduta  del 


SIR 
loro  impero.  Benché Maicello all'acquisto 
che  ne  fece  non  potè  impedire  a'suoi  sol- 
dati irritati  da  lunga  resistenza  il  saccheg- 
gio delle  case  e  l'uccisione  del  non  cono- 
sciuto Archimede,  pur  nondimeno  fu  ri- 
sparmiata la  città  e  con  essa  i  templi  an- 
cora. A'tempi  di  Cicerone  grande  era  lo 
splendore  e  l'opulenza  che  restava  alla  do- 
minatrice di  Sicilia,  malgrado  che  ne'tra- 
scorsi  secoli  avesse  perduto  dell'antica  pro- 
sperità. Però  una  gran  parte  della  città  e- 
ra  in  quel  tempo  deserta,  ed  i  torbidi  po- 
steriori egli  assalti  de'barbari  lasciarono 
deplorabili  vestigie.  Nel  553  i  greci  di  Co* 
slautinopoli  acquistarono  al  loro  impero 
colla  Sicilia  anche  Siracusa,  togliendola 
a'goti  in  unoalle  proviocie  di  qua  dal  Fa- 
ro di  Messina,  richiamandovi  l'estinto  u- 
so  del  dialetto  greco.  Egualmente  a  Si- 
cilia narrai  che  nel  555  vi  morì  Papa  Vi- 
gilio, donde  fu  trasferito  in  Roma.  A  Pa- 
lermo parlai  del  Patrimonio  della  chic' 
sa  romana  (/^.)  in  Siracusa,  e  che  ve  Io 
possedeva  avanti  al  5^o,  con  altri  pingui 
patrimoni  di  Sicilia, esercitandovi  i  Papi 
le  Regalie  (A^.),  a  mezzo  de'Ioro  ministri 
e  rettori,  e  poi  ne  divennero  di  tutta  l'iso- 
la sovrani  e  la  concessero  in  investitura 
feudalejCiò  che  raccontai  dettagliatamen- 
te a  Sicilia,  quando  già  i  Saraceni  l'a- 
veaoo  in  molta  parte  invasa,  e  ripetuta- 
mente Siracusa  con  immensidanni.  Que- 
sti barbari  più  volte  presero,  devastaro- 
no e  rovinarono  Siracusa  massime  il  21 
maggio  8 7 8, finché  i  Normanni  [T^.)  nei 
secolo  XI  li  cacciarpnoda  tutta  l'isola, es- 
sendosi impadroniti  valorosamente  di  Si- 
racusa nel  1084,  e  per  investiture  della 
s.  Sede  ne  divennero  i  sovrani.  Avendo 
l'imperatore  Enrico  VI  sposato  Costan- 
za loro  superstite, ne  diventò  re.  Egli  die 
licenza  Si'  genovesi  di  stabilirsi  in  questa 
città,  concedendo  loro  de'gran  privilegi; 
quando  giunta  all'improvviso  un'armata 
di^^/iV7/i/,i  quali  non  solo  cacciarono  i  ge- 
novesi, ma  il  vescovo  pure^gli  ecclesiasti- 
ci e  una  gran  moltitudine  d'abitanti,  e 
s*  impadroniiouo  della  città  uioltu  bcuc 


SIR  SIR  3r.i 
silnnln  per  esercitnrvi  il  mestiere  de'cor-  cirlincono  d.  Ignazio  Ref»qio,  dappoicliè 
iari.  Gcioi'a  (/^.)  armò  tosto  una  licita  nel  capitolo  lìoi  irono  illustri,  dotti  i*  vir- 
per  vendicar  l'ingiuria  e  il  ilnnno;eil  con-  tiiosi  canonici. L'augusta  prosapia  de' Bor- 
ie tli.Mal(a,esp('iiinenlatocnpilanodi  ma-  boni,  (iivenuta  sovrana  dell'isola,  praticò 
re,  s'unì  co'iuui  legni  a'genovesi,  e  a'  6  come  gli  altri  regnanti  nel  conferire  ai 
agosto  1207  giunsero  innanzi  Siracusa,  princi[)i  reali  il  titolo  di  conte  di  Siracu- 
sconllssero  interamente  l'armata  di  Pisa  sa,  e  di  presente  lo  porla  il  principe  Leo- 
(K),  e  dopo  7  giorni  d'assedio,  riacqui-  poldo  fralellodel  monarca  che  regna.  Si- 
starono  la  città,  dove  posero  grosso  pre-  racusa  dovea  ancora  essere  bersaglio  di 
sidio;  e  tulli  r|uesti  avvenimenti  succes-  altre  calamità.  Nel  1  837  la  Pc.?^/f«3(7(/  •) 
sere  senza  die  Federico  il  in  età  minoren-  del  cliolera  penetrò  e  fece  strage  anche  in 
ne  e  i  suoi  consiglieri  vi  potessero  come-  Sicilia. InSiracnsa  all'erronee  voci  di  sp;ir- 
chè  si  fosse  aver  mano.  Siracusa  colla  Si-  so  veleno,  mentre  infuriava  il  morbo,  il 
cilia  passata  nel  dominio  degli  Angioinf,  popolaccio  come  in  altri  luoghi  pei  cinqui- 
in  breve  si  die  a  quello  degli  AragoneNÌ,  levossi  a' 18  luglio  e  trucidò  G  inilivului, 
poi  re  di  Spagna.  Neli5oo  la  città  sog-  fra'quali  l'ispeltoredi  polizia,  l'mtenden- 
giacquealla  peste,  e  vi  perirono  r  0,000  a-  le  della  provincia, e  il  presidente  del  la  gran 
bitanti, 80  sacerdoti  e  i  00  chierici;  e  4  «n-  corte  criminalech'erasi  rifugialo  nella  vi- 
ni  dopo  talfunestoaccidente,il  viceré  Rai-  ciiia  Floi  idia.N  i  furono  ne'seguenli  gior- 
uiondodiCardona,pel  re  Ferdinando  V,  ni  arresti  e  altri  eccidi,  e  in  tutto  si  con- 
venne in  Siracusa  eoo  tutta  la  sua  cor-  tarono4o  uccisi  in  Siracusa,! 3  in  Flori- 
te,a  stabilirvi  il  centro  del  governodi  tut-  dia,  e  8  nel  confinante  villaggio  di  Cani- 
la  l'isola.  Donde  rilevasi,  che  tuttavia  la  cattini.  Mario  Adornocausidicoe  piomo- 
cillà  era  florida,  e  lòrse  abitata  da'super-  loie  principaledel  trambusto, a'2  i  luglio 
Stili  ?.o,ooo  abitanti,  i  quali  per  altri  di-  pubblicò  un  manilesto  diretto  da'siracu- 
Saslri  diminuirono,  anche  per  la  seguila  sani  a  tulli  i  siciliani,  col  quale  annunziò 
trasmigrazione  in  l^alermo  nel  1600,  di  che  il  cholera  avca  trovatola  sua  tomba 
molle  nobili  e  tlovÌ7Ìose  famiglie.  Altro  nella  patria  d'Archimede;  imperciocché 
giaveilisastrofu  il  terremoto  del  1  S.^'che  asserì  d'essersi  scoperto  rheproveniva  da 
liempì  di  spavento  la  Sicilia  da' j  agosto  niliato  d'arsenico  sparso  per  l'aria,  ed  i 
a'3o  novembre,  massime  nella  provincia  propagatori  del  medesimo  essere  rimasti 
e  città  di  Siracusa,  la  rpiale  ebbe  alter-  vittima  della  pubblica  inilignazione. Dopo 
rata  la  torre  campanaria  della  cattedra-  sparsa  tale  ridicola  inìposlura  prese  il  co- 
le ,  r  episcopio  giMUilemenle  solFiì  ,  con  mando  d  alcune  squadriglie  armate,  che 
molli  edilìzi.  Ad  onta  di  ciò,  delle  gurne  si  erano  Ibi  mate  col  pretesto  ili  mante- 
crudeli  anteriormente  sofferte,  edellede-  nere  la  |)ubblica  Irancpiillilà,  e  con  es«e 
vaslazioiii  di  tulli  i  generi  palile,  Siracu-  fomentò  l'anarchia  sino  a' 7  agosto.  Un 
sa  biillava  ancora  d'un  certo  splendore,  mezzo  battaglione  cb'eravi  di  picsidio,»! 
allorchèiieiraiino  itKpfu  viltinind'iin  al-  chiuse  nel  debole  castello  esistente  in  un 
Irò  orribile teircmolo,chediNlrus>e  gran  angolo  della  liltà,  e  liiniIf'S<ii  alla  cu»to- 
parte  de' suoi  monumenti  antichi  e  mo-  dia  di  3oo  galeotti  che  si  tentava  di  hbe- 
derni,  eil  il  INIongilore  continuatore  del-  rare.  ìVe  imitarono  la  sollevazione  7  pae- 
Ìh  Sictlieisarrai\i  l'uro,  riferisceche nel-  si  vicini,  com'era  accaduto  in  qnc'dipen- 
la  città  vi  moriiono  3H,.>37  person**,  on-  drnlida  l'alermo,  ne'quali  agli  eccidi  In- 
de la  spopolò.  Ora  annovera  circa  1  (i.ooo  niulluari  ernnsi  unite  al  S(jlitu  le  veiulet- 
abitanti.  Neli73'>  fu  assediata  dai  belli-  le  particolari  ,  i  l'urli,  i  saccheggi.  i>cllo 
geranti  che  si  dispulavanoildnminiodel-  stossoi8  luglio  e  col  medesimo  preleslo 
l'i&olo,  trattando  la  resa  «.Iella  piazza  l'ar-  insorse  il  popolaccio  di  Catania,  the  le- 


3o2  S I R 

presso  fu  poi  inaspiilo  dal  manifestosira- 
Cusano,  inviando  i  faziosi  emissari  a  Mes- 
sina, e  dopo  piepotenze  protnulgai-ono 
l'indipendenza  di  Sicilia, col  pielesto  d'es- 
sere la  vitade'siciiiani  in  pericolo,  pel  ve- 
leno sparso  per  raria,poicliè  il  cholera  non 
era  asiatico,  ma  borbonico.  Alcune  ter- 
re seguirono  l'esempio  de'ribelli  di  Cata- 
nia, ma  Messina  non  si  lasciò  adescare  dal- 
le loro  mene,  bensì  alcune  sue  dipenden- 
ze. Il  re  vedendo  che  i  tumulti  popolari 
di  Sicilia  eiano  piìi  politici  che  cholerici, 
dispose  che  sid^ito  fossero  energicamente 
repressi,  e  con  poderosi  rinforzi  S[1(edì  nel- 
l'isola il  mnresciallo  di  campo  Del  Car- 
retto ministro  della  polizia  coU'^Z/er  ego 
per  ristabilirla  calma  nelle  provincie  di 
Siracusa,  di  Catania  e  di  Messina.  Seve- 
ramente furono  puniti  i  rei,  e  in  modo 
speciale  pafi  Siracusa,  togliendosi  da  essa 
l'intendenza  e  i  tribunali  provinciali,  che 
furono  trasferiti  nell'emula  Noto,  la  qua- 
le fu  poi  dichiarata  capoluogo  della  pro- 
vincia del  suo  nome,  perdendo  Siracusa 
quest'antico  suo  pregio. Di  quanto  riguar- 
tia  l'insurrezione  del  I  84^  e  funeste  con- 
seguenze, eziandio  ne  tratto  a  Sicilta.  O- 
ra  nuH'altro  qui  dirò  della  storia  civile  di 
Siracusa,città  un  tempo  forse  la  più  splen- 
dida e  famosa  d'Europa,  sia  per  la  ma- 
gnificenza di  sue  dovizie,  sia  per  la  mili- 
tare possanza, sia  per  la  diffusione  de'scien- 
tifici  lumi, perchè,  il  ripeterò,la  sua  im- 
portante storia  si  compeoetra  con  quella 
dell'intera  Sicilia;  laonde  non  farò  che  in- 
dicarne la  materiale  grandezza,  e  poi  le 
notizie  dell'  illustre  sua  chiesa.  Pe'  suoi 
preclari  pregi,  illustre  pe'suoi  re,  per  le 
sue  sontuosità,  eper  le  forze  militari,  me- 
ritò Siracusa  d'essere  sollevata  sopra  tut- 
te le  città  della  Sicilia  da  Valerio  Massi- 
mo, lib.  2,  cap.  8,  CaputSiciliae  Siracit- 
*tìr.yj  celebrata  invitta  da  Floro,  lib.2,cap. 
6,  Grande,  illucìeet  ante  lempiis  invicluin 
caput  Syracusas;  riguardala  da  Solino 
cap.  9  come  capitale  dell'isola  ,  Princi- 
pciìi  Urbern  hahelSyracusasje  finalmen- 
le  lodala  da  Cicerone  in  Fenein^ per  la 


SIR 
piìipossentedellecillà  greche,  Syracusas 
maxiinain  esse  grnecoruni  urhiiim.  Tra 
le  più  grandi  e  rinomate  città  greche  del- 
l'antichità, a  riserva  d'Alene,  non  ve  n'è 
altra,  che  con  Siracusa  meritar  possa  e- 
guagliarsi.  Offre  non  piccola  idea  della  po- 
tenza di  questa  repubblica  rosservare,che 
la  medesima  fu  nello  stato  d'  acquistare 
il  donìinio  sulla  metà  di  tutta  l'isola  di 
Sicilia;  di  mettere  ostacolo  a'progress;  dei 
cartaginesi  in  questo  paese;  di  bravare  gli 
attacchi  degli  ateniesi  in  un  tempo,  in  cui 
questa  nazione  era  temuta  da  tntla  la  Gre- 
cia ,  distruggendole  due  grandi  flotte,  e 
altrettante  potenti  armate;  e  ch'essa  potè 
resistere  al  potere  di  R.oma  sotto  il  vin- 
citore di  Annibale,  Marcello;  e  non  sareb- 
be stata  Siracusa  ad  ubbidienza  foizala 
quando  interne  dissensioni,  ch'erano  sta- 
te le  cause  di  tutta  la  guerra  co'  roma- 
ni, non  avessero  dato  a  quel  comandante 
l'occasione  di  mettersi  d'accordo  con  al- 
cuni distinti  cittadini  ,  che  l'aiutarono  a 
prender  possesso  d'una  porzione  di  essa. 
Non  deve  dunque  recar  meraviglia,  che 
Siracusa  sede  delle  arti  e  scienze,  sin  sfa- 
ta a  motivo  di  tale  sua  possanza,  dell'e- 
steso suo  commercio  sopra  lutto  il  Medi- 
terraneo, della  sua  unione  colle  più  po- 
tenti repubbliche  della  Grecia,  della  lun- 
ga pace  da  lei  qualche  volta  goduta,  e  in- 
fine del  governo  di  tanti  buoni  e  illumi- 
nali principi,  come  Gelone  e  Jerone,  gran- 
de, opulenta,  assai  famosa,  ed  immensa- 
mente popolata. 

Siracusa  si  chiamò  da'laliniiS/>flfc«.?rt^, 
nel  numero  del  più,  perchè  dire  si  poteva 
un  aggregato  di  vasti  quartieri  murati,  a 
ciascuno  de'  quali  applicavasi  il  nome  di 
città,  ed  erano  5:  Epipoli,  Neapoli,  Ti- 
ca,  Acradinaeò  Orligiaj  onde  Pinda» 
no  nell'ode  Pitia,  \e  chiamo  grandi  città 
Siracuse,  e  Brydone  con  vocabolo  gì  eco 
chiauìò  Siracusa,  con  significato  di  Cui- 
(jne  Città.  Ciascuna  di  quelle  città  fu  in 
progresso  separata  dalle  altre  per  via  di 
muraglie,  costruite  in  diversi  tempi.  Nel- 
la costruzione  delle  sue  mura  lavorarono 


SIR 
Go,ooo  nrtefici,  e  si  descrisse  scconilo  al- 
tri mi  perimetro  d'oltre  a  8  leghe.  Soli- 
dissime torri  sovrastavano  di  tratto  in 
trailo  agli  elevati  merli.  La  sua  figura  era 
triangolare,  colla  ba>e  lungo  la  costa  vd 
il  vertice  ai  nordovest,  nella  parte  medi- 
terranea.Epipoli  è  cos'i  della  con  vocabolo 
greco,  e  vuol  dire  Inolili  tle\-atl,  perchè 
da  quella  sommità  dominava  non  solo  la 
vista  di  tulle  leSiracuse  e  loro  adiacen- 
ze, ma  alla  destra  e  alla  sinistra  si  esten- 
deva sino  a'capi  Pachino  e  Peloi  o.  Epi- 
popoli  fu  interessante  per  le  sue  fòilifì- 
cazioni  e  pe'  caslelli  d'Eurialo,  Labilalo 
edExapilo.  I  grandi  e  strepitosi  falli  d'tir- 
mi  ivi  accaduti  nelle  guerre  co'carlngi- 
nesi,  renderanno  quel  posto  sempre  me- 
more alle  future  generazioni.  In  quell'er- 
te roccie  furono  umiliati  la  grandezza  e 
roigoglio  della  possente  Atene,  ed  ivi  le 
sue  perdile  prepararono  in  seguilo  la  tota- 
le sua  rovina.  Ad  Epipoli  protrasseDio- 
nigila  muraglia  Urbana  per  3o  stadi,  non 
peram[iliare  il  Uiogoabilabile,nia  pernl- 
lonlanare  vieppiìi  il  luogo  dell'espugna- 
sione:  ed  ecco  il  perchè  alcuni  sturici  non 
indicano  parlitamentequesto  5.°quartie- 
re,  e  chiamarono  Siracusa  con  vocabolo 
grecoesprimente  ()iti7(lro  C/V/à.  Sino  al- 
loraEpipoIi  era  aiicoru  aperta  eseiiza  mu- 
ra, e  Dionisio  vi  sup[)lì  in  20  giorni,  ti- 
rando la  u>uraglia  lungo  la  spiaggia  del 
mare  in  modo,  die  la  fortezza  Labdalo  co- 
strutta dagli  nteniesi  sulla  sommità  di  Ti- 
ca  venne  dalla  medesima  coperta.  In  tale 
fortezza,  in  que'lempi  importantissima  e 
the  fece  lunga  resistenza  a  Marcello ,  si 
conservavano  le  ricchezze  della  repubbli- 
ca, e  poteva  contenere  ()00o  combatten- 
ti. Nella  sommità  trovavasi  la  mtmitissi- 
ma  rocca  d'Eurialo,  e  nel  lato  nord  ovest 
il  castello  Labdalo,  die  lo  spartano  Gilip- 
po  potè  occupare  im[)iigioiianilo  il  pn-si- 
dio  ateniese,  mentre  non  polevu  accoiger- 
sene  l'esercito  d'.\  tene  nell'opposta  parte 
attendato.  Foco  inferiormente  era  il  cele- 
bre carcere  pubblicu  delle  Latomie  o  La- 
pidicioc,  perdièavea  servilo  u  lavorare  le 


S I n  3o3 

pietre,  del  quale  il  citato  Cicerone  esaltò 
la  sicurezza  nella  5.*  Verrina.  Fra  Epi- 
poli e  Acradina  ,  occupava  Neapoli  1'  in- 
termedia superfìcie  meridionale  e  Tica  la 
settentrionale.  Si  disse  Neapoli  l'ampliato 
lecintodi  mura  da  quella  parteove  s'in- 
cluse l'anlico  quartiere Temenite,  con  vo- 
cabolo greco  che  significa  IVuova  Cillù, 
durante  cioè  la  guerra  attic-i,  nell'anno 
in  cui  fu  tolto  ad  Alcibiade  il  comando, 
ed  ivi  sorgevano  i  templi  d'Apollo  Teme- 
nite o  Massimo,  e  quelli  di  Cerere,  e  Li- 
bera ossia  Proserpina.  Assai  più  estesa  la 
regione  di  Tica,ebbe  ilsu(j  nome  dal  tem- 
pio della  Foiiniui.  La  gran  porla  di  fica 
denominata  Hexapylum^  fu  quella  per  la 
quale  Teodosio  e  Sosioda  Lenlino,  lp[)0- 
craleedEpicidedaMegara  s'introdussero, 
nllravei  sando  Tica  nell'Aci  adina,e  di  co- 
là pur  Marcello  ascese  in  vetta  ad  Epi- 
poli. Nell'angolo  orientale,  sul  limited'A- 
crailina,  surgeva  la  torre  Gale.igra  ricor- 
tlata  da  Livio,  che  guidava  al  \ico  Tio- 
gilo,  eil  il  porlo  Trogilo,  entro  il  piccolo 
seno  chiuso  al  nord  della  penisola  di  Ta- 
pso.  La  più  bella  e  munita  parte  di  Sira<- 
cusa,cioè  il  quartiere  d'Acradina,  sporge- 
va da  questo  punto  nel  mai  e  che  la  ba- 
gnava da  ogni  canto.  Al  suo  muro  non  po- 
tevasi  fare  oltraggio  che  per  mezzo  delle 
flotte,  uè  eravi  porta  alcuna  per  entrarvi, 
ma  con  veniva  passare  necess;iriameiile  per 
la  porla  di  Tica.  La  porta  dal  lato  setten- 
trionale d'Acradma  diceasi  Pentiìpyìon, 
e  per  essa  si  entra  va  nel!  isola  Orligia,ch'e- 
stendevasisuM'estremità  meridionale, e  tla 
principiocomunicava colla  terraferma  per 
mez7o  d'un  ponte;  ma  fu  quindi  riilotta 
a  penisola  con  opera  manitatta  e  l'isNno 
poi  lagliato  per  caso  di  guerra, ed  in  fine 
stabilmente  ricostruita.  Ouivier<;evasi  U 
reggia  sontuosa  di  Cerone  e  deglialtri  ti- 
ranni siracusani,  la  cpiale  era  al  pati  ili 
iiie>ptigii:d)ile  fortezza  difesa.  V^i  furonoe- 
riandio  grandiosi  magazzini  annonari  ili 
pubblico  diritto,  per  aver  negli  assedi  ab- 
bnndanti  villovaglie.InOrligia  fiori  l'ain- 
pliss.mo  ginnasio  ,  duudc  uscirono  tanti 


3o4  S I R 

sapienti.  Il  linotnato  fonie  d'Arelusa  che 
i  poeti  liivolegcjiarono  aver  comunicazio- 
ne subaccpiea  col  fiume  A Ifeo d'Arcadia 
dopo  la  sognata  amorosa   njelnmoifosi  , 
lion  era  che  un'ampia  piscina  d'acqua  dol- 
ce, ove  guizzava  un'm)mensa  moltitudi- 
ne di  pesci,  segregati  mediante  una  sco- 
gliera di  pietre  dalle  salse  onde  tnarine,  e 
salsa  divenne  poi  anch'essa  quando  in  un 
terremoto  vi  si  mescolarono  le  acque  del 
mare.  Presso  la  medesima  era  un  famoso 
tempio  di  Diana,  riguardata  come  la  pa- 
trona di  tulta  Ortigia,  celebrandosi  la  fe- 
sta della  quale  ed  essendogli  abitanti  per 
l'abuso  del  vino  dormienti,  Marcello  con- 
quistò una  parte  di  Siracusa.  I  due  porli 
che  sono  adesso  erano  anche  anticamen- 
te. Al  porto  maggiore,  cliiamato  ancora 
Seno  Siracusano  e  la  cui  pii^i  estesa  parte 
era  di  5/4  di  miglia, entravasi  per  l'aper- 
tura formata  dall'estrema  punta  dell'Or- 
tigia  e  dal  promontorio  IMemmirio,  le  cui 
furtidcazioni  impedivano  ai  bastimenti 
nemici  l'entrala  nel  porto.  La  grandezza 
del  porlo  maggiore  si  può  comprendere 
da  una  battaglia  che  vi  si  diede  tra  le  flot- 
te siracusane  e  cartaginesi,  in  cui  1 5o  ba- 
stimenti entrarono  in  azione.  Le  mura 
dell'opposto  lato  d'Ortigia  e  della  conti- 
gua Acradina  formavano  il  porto  mino- 
re, nella  cui  interioie  parte  era  propria- 
mente l'arsenale,  dove  veniva  costruito  il 
navile,  capace  di  60  triremi,  e  se  ne  tro- 
vano ancora  in  fondo  al  mare  l'enormi 
pietre  quadrale,  esi  rintraccia  pure  il  pro- 
fondo canaled'ingresso.  Vi  erano  per  or- 
namento statue  di  marmo,  che  Marcello 
risparmiò,  e  Verre  portò  via  quando  fu 
pretore  ed  espilatore  di  Sicilia.  Questo 
porlo  al  presente  non  può  contenere  che 
piccoli bastimenli:  il  grande  fu  fatto  gua- 
stare dall'imperatore  Carlo  V,  per  timo- 
re de  corsati,  per  cui  divenne  inutile  per 
que'legniacui  molto  fondo  abbisogna.  Al 
di  là  ilei  vico  Trogilo  incontra  vasi  nel  su- 
burbio sellenlrionale  di  Siracusa  il  vico 
Leone,epiìt  verso  l'ovest, paralleloall'Eti- 
rialo,  trova  vasi  lo  scosceso  sasso  chiama- 


SIR 
to  Summa  Riipes,  oggi  Criniti,  che  gli  a- 
teniesi  superarono  nello  scioglier  l'assedio 
per  rendersi  a  Catania,eparechesia  quel- 
la collina  stessa  (li  cui  Teocrito  parla  sot- 
to il  nome  di  Tliynibris.  Il  tratto  meri- 
dionale poi  fra  le  mura  di  Neapoli  e  la 
sinistra  sponda  dell' Anapo  chiamossi  il 
PratoSiracusano,  ed  ivi  sgorgavano  verso 
Epipoli  la  fonte  Temenile,  oggi  fonte  di 
Canali, e  versoNeapoli  ilsaluberrimofon- 
teMilicchio.oggi  la  Pismotta.  Icampi  al- 
la destra  dell'Anapo  erano  innaffiati  dalla 
fon  te  Archi  media, pi  esentemente  detlaCe- 
falino,  e  dal  fonte  Ciana, oggi  la  Pistna, 
che  prende  corso  di  fiume,  e  si  congiun- 
ge poi  all' Anapo.  Quivi  fu  un  tempio  de- 
dicato alla  ninfa  Ciana.  Da  questo  con- 
fluente sino  alla  foce  incontransi  al  sini- 
stro lato  la  palude  .Sy^zcrt,  onde  si  crede 
che  Siracusa  traesse  il  nome,  e  lungo  l'e- 
miciclo boreale  del  porto  maggiore  la  pa- 
lude Lysimelia,  le  quali  stagnando  ren- 
deano  il  clima  insalubre  anco  a  que'lem- 
pi. Popolosi  vichi  ricoprivano  la  contrada 
lungo  la  sinistra  riva  dell'Anapo  dopo  il 
confluente  della  Ciana,  ed  erano  il  castel- 
lo 0/;^iVZ«/«'«  Olimpo,  con  un  tempio  fi- 
raosodi  Giove,  le  cui  immense  ricchezze 
lo  resero  assai  interessante,  onde  circon- 
darlo di  mura  e  fortificarlo  ,  ed  ancoin 
sono  in  piedi  alcime  colonne.  11  rapace  e 
insaziabile  Verre  fece  trasportare  e  invo- 
lò la  celebratissima  statua  che  vi  si  ve- 
nerava,la  quale  era  giudicata  come  una 
delle  3  che  nel  maggior  pregio  e  onore 
furono  in  tulio  il  mondo  tenute;  statua 
che  dal  vincitore  Marcello  religiosamen- 
te era  slata  lispettata.  Eravi  pure  lungo 
della  riva  il  castello  Dascone,  ora  la  Ma- 
rina di  Milocco,con  celebre  tempio  di  Er- 
cole, al  (piale  fu  surrogata  la  chiesa  di  s. 
M.""  Maddalena,  presso  a  cui  scaturisce 
la  vecchia  fonte  iMageajed  il  caslelloPlem- 
mìriosnl  promontorio  oggidìMassa  d'O- 
livero,con  un  isololtodislaccatosidla boc- 
ca del  porto  che  dicesi  l'isola  di  Castel - 
luccio.  L'isola  Ortigia  fu  la  1.' ad  essere 
abitata  dai  siculi,  cui  i  greci  coloni  con- 


SIR. 
doUl  (l'Aichia discacciarono, ed  imprese- 
ro a  fabbricare  Siracusa,  per  mezzo  del- 
l'islmo  eslendendosi  poi  sulle  lerre  sici- 
liane, e  COSI  sorsero  le  allie  parli,  e  creb- 
bero sino  a  contenere  da  1,200,000,  a 
2,000,000  d'abiLauli,chegli  antichi  sto- 
rici danno  a  questa  cillù  ne'lempi  del  suo 
splendore.  Tanto  esorbitante  numero  di 
abitanti  non  è  esagerazione,  poiché  im- 
paro da'più  critici  che  ve  se  ne  contava- 
no quanti  ora  abitano  la  Sicilia  inteia, 
ed  i  più  discreti  calcolarono  un  milione 
e  mezzo.  L'Acridina,  una  volta  quartiere 
il  piìi  florido  di  Siracusa,  non  olire  più  in 
oggi  clje  cumuli  immensi  di  maceriefrani- 
luisti  a  piantagioni  d'  olivi  e  alberi  frut- 
tiferi ,  le  più  vaste  catacombe  di  cui  ri- 
parlerò, delle  latomie  o  cave  di  pietra  im- 
mense, rovine  di  bagni  ciie  poi  tono  il  no- 
me d'Agatocle,  ed  un  allio  bagno  aulico 
ottimamente  conservato  e  scoperto  nel 
1  H  I  o.Le  latomiedi  Acredinasono  famo- 
se perchè  per  lo  spazio  d'8  mesi  furono 
le  prigioni  orribili  d'alcune  migliaia  d'a- 
teniesi, ove  soHiirono  indescrivibili  pene, 
laonde  molti  si  reseroschiavi  per  uscirne. 
Queste  cave  di  pietra  consistono  in  gran- 
di grotte  intagliate  peipendicolarinente 
nella  nuda  roccia  senza  ordine  e  simme- 
tria: fanno  orrore  tali  oscuri  baratri.  Que- 
sta latomia  si  accosta  immediatamente  al 
convento  de'cappuccini,  e  forma  la  base 
del  loro  giardino,  che  resero  fertile  quan- 
luii(|ue  il  terreno  non  sia  che  di  roccia. 
Quanto  alle  catacombe  di  Siracusa  sono 
7  edi differenti  specie,  e  d'una  così  gran- 
de estensione, che  ninno  ha  potuto  (issar- 
Deil  limite, per  non  essere  sicuro  di  cam- 
minarvi; parte  per  la  dillicollìi  del  ritor- 
no, parte  ancora  pe'di versi  piani  T  uno 
sopra  l'altro, perlocchè  il  terreno  n'è  de- 
bole e  logoro. La  più  regolare  è  (piella  det- 
ta la  Grolla  di  s.  Giovanni,  per  la  chiesa 
che  vi  è  sopra  coslriiita:  essa  èd'ima  smi- 
surata grandezza.  Si  crede  che  sia  quan- 
to quella  dì  Napoli,  e  dicesi  scavala  nei 
piìi  rimoli  lempidiSiraru«a,qnan(Iogiun- 
se  al  pi  il  allo  grado  d'opulenza  e  potere; 

VÙL.   LXVI. 


SIR  3oj 

peib  la  struttura  è  più  ordinata  di  qiuh 
la  di  Napoli.  Esse  sono  eguali  ad  un'al- 
tra catacomba,  che  sta  sotto  il  convento 
de'francescani,  meno  notabile.  L'entrata 
alla  gran  catacomba  è  chiusa,  perchè  ser- 
vi talvolta  di  dimora  a'banditi ,  e  della 
quale  mi  riservo  ritornare  in  argomento, 
comechè  servita  per  uso  de'  cristiani.  11 
quaiticie  pili  moderno  e  più  magnifico, 
e  perciò  nominato  Neapoli,  offre  avanzi 
di  monumenti  importanli,qnali  sono  l'an- 
fiteatro che  si  considera  però  edificato  dai 
romani,  la  grande  latomia  detta  impio- 
priamenle  del  Paradiso,  ed  ambe  chia- 
mata V Oiecchia  di  Z^/o/i/g/,  clieser\i  di 
carcere,  e  denominata  eoo  questo  secon- 
do vocabolo  perchè  la  sua  interna  strut- 
tura somiglia  ad  un  oreci.hio  e  perchè  l'e- 
co troppo  fòrte  vi  si  fa  sentire;  donde  s'in- 
ventò la  favola  che  Dionigi  il  feccfiio  la 
fece  costruire  secondo  le  regole  dell'acu- 
stica, in  modo  che  ciascuna  parola  ivi  pro- 
nunziata da'prigionieri  si  potesse  sentire 
in  una  posizione,  in  cui  egliavea  fallo  ap- 
positamente edificare  piccola  camera  ,  e 
sapere  cose  che  non  avrebbe  potuto  in  al- 
tro motlo  conoscere.  Ila  la  forma  d'un  5*, 
quasi  jo  palmi  lunga  e  3o  alla.  Altri  cre- 
dono che  ledifìzio  fosse  piuttosto  eretto 
per  l'eco  e  l'armonia  del  propinquo  tea- 
tro. In  Neapoli  mirabile  è  il  teatro,  una 
delle  opere  piìi  grandi  e  più  meraviglio- 
.se  deirarchitettura,  e  (piasi  intieramente 
intagliato  nella  viva  roccia;  rimarchevole 
è  pure  la  strada  de'sepolcri  dorici,  ec.  In 
mezzo  a  queste  rovine  scorgcsi  la  tomba 
d'  Archimede  scoperta  da  Cicerone  :  di 
quel  più  grande  meccanico  e  più  ardilo 
inventore  di  <piesla  scienza  che  l'istoria 
conosca,  nel  1828  l'ab.  Scinà  die  alla  luce 
un  eccellente  discorso,  che  può  ben  servi- 
re  per  una  storia  delle  molteplici  inven- 
zioni d'Archimede,  e  dell'attenzione  da 
lui  dala  alle  s.ienze  sì  geometriche  che 
meccaniche.  Ogni  giorno  quasi  si  scuo- 
prono  antichità;  neh  Sic  vi  si  trovò  u- 
nn  bellissima  Venere  Callipigi.i,  oi:.^i  de- 
pusilata  nel  musco  della  città. Sembra  che 


3o6  S I  R 

il  teneno  presenten)enfe  occupato  «lalle 
pallidi  pestilenzinlidi  Pantano  e  di  Pan- 
lancili  fosse  in  altri  tempi  coperto  di  giar- 
dini e  casedi  villeggiatura,  la  cui  magni- 
ficenza fece  stupire  i  cartaginesi.  Ma  del- 
le anlicliitìi  di  Siracusa  meglio  è  leggere 
il  alaggio  in  Sicilia,  di  Miiiiler  con  note 
delcav.  Peranni.  Sulle  catacoml)e, le  ZV^o- 
tizie  del  giorno  di  Roma  del  1 847  uel  n.° 
ig  riportano  il  sunto  che  riprodurrò,  del- 
la dissertazione  letta  nell'accademia  d'  ar- 
cheologia dal  eh. mg.*  Domenico  Bartoli  ni: 
Le  Catacombe  di  Siracusa  confrontale 
nelle  loro  forme  archilelioniche,  e  ne'nio- 
minienti  che  le  adornano,  co' sotterranei 
cimiteri  dèlia  Chiesa  roma  na.W  disseren- 
te  nel  suo  viaggio  in  Sicilia  si  recò  espres- 
samente in  Siracusa  per  osservare  fra  gli 
altri  monumenti  le  catacombe,  per  insti- 
tuire  il  confronto  fra  queste  e  quelle  di 
Roma  (delle  quali  riparlai  a  Sepoltura), 
ebbe  lo  scopo  di  escludere  l'opinione  di 
quegli  archeologi  di  Sicilia  ed'oltremon- 
te,  che  stimano  le  catacombe  di  Siracusa 
essere  state  nella  loro  origine  tombe  dei 
greci,  quindi  de'romani,  e  finalmente  dei 
cristiani  in  età  piìi  tarda.  Tale  scopo  egli 
stimò  raggiungere  con  fare  3  osservazio- 
ni: lai.''  sulla  forma  architettonica  delle 
catacombe  siracusane,  la  2."  sulla  forma 
de'sepo!cri,la  3.^  sulle  pitture  e  altri  sim- 
boli cristiani  che  le  adornano.  Nella  [/  os- 
servazione fece  conoscere,  che  tanta  era 
la  somiglianza  delle  catacon)be  siracusa- 
ne co' cimiteri  romani  nella  formazione 
degli  ambulacri,  de' cubiculi,  de' sacelli, 
de'Iucernari,  che  dal  confronto  delle  ri- 
spettive piante  si  sarebbe  stimalo  lavoro 
diretto  da  un  solo,  salvo  che  le  prime  so- 
no scavale  nella  pietra  calcare,  e  le  secon- 
de nella  lufa  granidare.  Disse  inoltre  per 
escludere  la  diflicoltà  di  crederle  lavoro 
de'cristiani  (attesa  l'angustia  delle  perse- 
cuzioni fìerissime,  le  quali  avrebbero  im- 
pedito un  lavoro  sì  grandioso)  che  in  o- 
rigine  queste  non  erano  altro  che  latomie, 
donde  fu  da'  greci  tolta  quella  enorme 
qn.Tntità  di  pietre,  che  servirono  pe'gran- 


SIR 
diosi  edilìzi  dell'antica  Siracusa, la  quale 
stimavasi  la  metropoli  della  Sicilia;  e  che 
poscia  entrati  colà  i  cristiani,  seppero  a- 
dattarela  latomia  ad  uso  di  cimiterio,  am- 
pliando le  vie,  aprendo  i  lucernari  per  in- 
tromettervi la  luce,  e  scavando  nelle  pa- 
reli degli  ambulacri  e  de'cubiculi  le  tom- 
be. Onde  escludere  maggiormente  l'opi- 
nione di  coloro  che  le  stimano  necropoli 
greche,  le  pose  in  confrontode' veri  sepol- 
cri greci,  che  in  gran  numero  si  ritrovano 
fuori  delle  porte  di  Acredina,  fra  i  quali 
Cicerone  riconobbe  la  tomba  d'Archime- 
de, e  che  di  presente  si  chiamano  sepol- 
cri dorici  dal  loro  stile  architettonico;  que- 
sti non  sono  altro  che  celle  sopra  terra,  a 
un  dispresso  conformi  a'colombari  roma- 
ni, dove  si  rinviene  la  doppia  maniera  di 
seppellire  tanto  perle  ossa  aduste,  quan- 
to per  l'intera  umazione  de' cadaveri  :  e 
fece  risultare  da  tale  confronto,  che  fra  lo- 
ro non  era  il  più  piccolo  punto  di  ravvici- 
namento. Passò  quindi  a  svolgere  la  2.'^ 
osservazione,  facendo  vedere  come  nelle 
catacombe  di  Siracusa  si  rinvengono  le 
varie  forme  di  sepolcri,  di  loculi,  cioè  di 
casse, di  acropoli,  di  poliandri,  come  nel- 
le catacombe  romane,  rilevando  qualche 
variazione  importante  ne'particolari.  Fi- 
nalmente nella  3.'^  osservazione  prese  ad 
esame  le  pitture  del  cimiterio  siracusano, 
e  fra  queste  per  tener  dietro  al  confron- 
to accennò  le  due  precipue  della  B.  Ver- 
gine seduta  colle  mani  distese  a  preghiera 
(ne  riportai  esempi  nel  voi.  XYXIV,  p. 
io),eche  tiene  sulle  ginocchia  sedutol'ln- 
fantedivinOjCoua'lali  A  fi  e  il  monogram- 
ma -<^  Pro  Christiis,  similissimaa  quella 
ch'è  nel  cimiterio  di  s.  Agnese  nelln  via 
Nomentana  di  R.oma;e  l'altra  eiìigie  del- 
la donna  orante  in  piedi  colle  mani  diste- 
se, e  ai  due  lati  le  colombe;  così  ancora 
il  Pastor  bonus  coll'agnella  sugli  omeri 
cui  riconduce  all'ovile.  Enumerò  quindi 
alcuni  simboli,  come  l'ancora,  i  delfìni, 
il  monogramma  di  Cristo  e  parecchi  altri 
del  tutto  simili  a  quelli  che  si  osservano 
ne' cimiteri  romani.  Fece  inoltre  il  con- 


SI  R 

froiìto  delle  catacombe  siracusane  con 
quelle  di  s.  Gennaro  di  Napoli,  e  le  rico- 
nobbe !)iniilis!>ime  alle  prime,  non  che  al- 
le romane,  e  però  ancor  queste  cristiane. 
Pose  fine  alla  dissertazione  coli' osserva- 
re il  mirabile  spirilo  di  unità,  che  in  ogni 
iiazionee  in  ogni  luogo  dirigeva  i  primi- 
tivi fedeli  nelle  loro  costumanze  religiose. 
Questa  Dissertazione  meritò  d'essere  in- 
teramente pubblicata  nel  giornale  /7- 
ììiiiiale  dijRouia,ed  anche  a  parie  in  det- 
to anno. 

La  fede  cristiana  fu  predicala  in  Sira- 
cusa nel  nascimento  della  Chiesa  verso 
Tanno  44  di  noslia  era,  per  opeia  di  s. 
Tielro  che  vi  fondò  la  sede  vescovile,  on- 
de a  suo  onore  nel  declinar  del  secolo  se- 
guente e  al  tempo  della  siracusana  e  ve- 
iieratissima  s.  Lucia  fu  edilìcata  Tonti- 
cu  cattedrale,  a  cui  poi  fu  sostituita  l'in- 
vocazione della  B.  VergineMaria. Pertan- 
to s.  Pietro  in  dello  anno  ordinò r.°  ve- 
scovo di  Siracusa,  con  l'incarico  di  pra- 
inulgarvi  l'evaiigelo,  s.  Marziano  d'An- 
tiochia i.^sede  del  |)rincipe degli  apostoli, 
che  inoltre  inviò  a  jTaoroimas, Pancrazio. 
11  martirologio  romanocelebras.  Marzia- 
no a'  i4  giugno  post  evangelii  praedi- 
catioiuiìi  a  jndueis  occiuis  est.  i'er  aver 
dunque  s.  Pietro  invialo  da  .\ntìochia  s. 
Marziano  a  Siracusa, questa  fu  appellala 
da  Leone  X,col  diploma  L  niversis  Chri- 
slifìdelibuSj  de'j  maggio  i^iy,  pressali 
Pirro:  Ecclesiani  siracusatiain  priiiiam 
divi  Pctri  Jìliam,  et  secundaiu  pat  an- 
tiochenam  Clirisio dicatani. Veiciodi  ce- 
lebralo s.  Marziano  nel  suo  inno:  spten- 
dulissiiniis  die ,  et  Aposloloruni  Cori- 
pliaeiis  Petrus  ex  oriente  solis  fusti tiae 
C/tristi  te  Marininiim  primaiii  stellain 
occidenti  tamquant  fidgenteni  radium 
tnisit,  (/ni  ìioininuin  inentes  divina  cagni- 
liane  dlustrares.  Disse  di  lui  il  p.  Ciae- 
talli  gesuita:  Vriniwn  in  occidenteni  e- 
piscopuni  ab.  Petto  ex  Jntioehia  sede 
transimsswn  fuisse  s.  Martianuni.  Ag- 
j^iunge  il  Pirro:  D.  Paulus  apost.  cum 
Sjrracusis  triduo  niansisscl  human  itale 


S I R  307 

Jidìi  Ceniurionis  a  Martiano  quani  in- 
credd)ili  laetitia  acceptus  estliospitio,  et 
tres  illos  dies  commoratus  in  spelunca 
(sub  d.  Joannis  Baptislae  antitjuissimo 
tempio  extra  urbis  moenia),  verbafecit 
ad  populuinjam  Martiani  episcopi  ope- 
ra Christiana  dogmata  edoctum.  PostnC' 
furia  judaeorum  conspiratione,f/uì  Chri- 
iti  libertateni,  et  relìgionis  propugnatio- 
nemfere  non  polerantj  et  e  turri  niirae' 
magnitudinis  in  mare  praecipitaverunt, 
ignemque  super  caput  praesulis  mitten- 
lei,  cremare  illum  moliebantur.  In  eo  a- 
gonc  chrisiianum  religionem,  quani  sua 
praedicatione  fundaverat,  murtyrii glo- 
ria illustravit  1 8  hai.  julii.  11  corpo  di  s. 
Marziano  dopo  l'eccidio  de'  saraceni  fu 
trasportato  in  Gaeta,  ed  un  braccio  che 
veneravasi  in  Siracusa, nel  i  i83  lo  portò 
seco  a  Messina  il  vescovo  Riccardo  (pian- 
do vi  fu  traslato.  La  chiesa  di  Siracusa 
fu  quindi  innafllala  dal  fecondo  sangue 
de'marliri,  e  le  cui  primizie  risalgono  al- 
la persecuzione  di  Nerone.  Il  2.°  vescovo 
di  Siracusa  fu  s.  desto  I  verso  l'anno  74, 
e  solh'i  il  martirio  nel  90  sotto  Domizia- 
no con  s.  Pellegrino,  ambedue  discepoli 
di  s.  .Marziano.  11  fratello  Cresto  II  ne  oc- 
cupò la  sede,  ovvero  fu  com  detto  per  es- 
sere sialo  discepolo  di  s.  !\Lirziano,  o  per- 
chè i  primitivi  cristiani  si  appellavano  fra- 
telli. Altri  vescovi  di  saula  vita  fiirono 
EulalioI,  Espio, Etimoteo,  Venazio,Pre- 
so,  Eustonio,  ed  Euxo  del  1  q  J.  che  con- 
sagrò la  chiesa  di  Siracusa  in  onore  ilella 
R'jtivilù  della  B.  Vergine,  poi  riedificata 
in  forma  più  va>ta  ed  elegante  verso  il 
53(i  dal  celebre  capitano  Belisario.  Nel 
20  j  patirono  il  martirio  i.-s.  Benigno  eJ 
Eugaiio.DopoEuxo  furono  vescovi  Teo- 
fanato,  Neslorio  qui  ecclesiam  s.  Àga- 
thae  aeilifìcarefccit.Teoc\ì\S'\o,  Abraha- 
nio  ed  tutichio  I,in  tempo  o  dopo  del 
quale  vescovo  e  nel  270  fu  martin/zato 
s.  Bassiano.  In  tale  anno  occiquiva  la  se- 
de Artemio,  poi  s.  Eulichio  11  marlirii- 
zato  nel  3o3,ese  ne  celebra  la  festa  n'a-r 
uuvcuibie.  lu dello  auuo,  ullrt*.  Luci»», 


3o8  SIR 

riceverono  la  palma  del  martirio  i  ss.Fan- 
zio  eDeodala  coniugi;  nel  3o4  i  ss.  Ruf- 
fino e  Marzia;  nel  3oc)  i  fiatelli  ss.  Cali- 
slOjEvodioeclEnnogene. Inoltre  nel  Sog 
si  trova  vescovo  di  Siracusa  Cresto  III, 
che  nel3i4  f"  ^1  concilio  d'Arles,  quan- 
do già  Costantino  I  avea  donato  la  pace 
alla  Chiesa,  e  accordato  a'cristiani  il  li- 
bero culto  di  loro  religione  da  esso  pure 
professala.  Il  vescovo  Germano  I  del  346 
fabbricò  le  chiese  de'ss.  Pietro  e  Paolo, 
e  di  s.  Foca;  Eulalio  lì  del  4^ "5,  insigne 
per  prudenza,  dottrina  e  santità  di  vita, 
espilò  s.  Fulgenzio  vescovo  diRuspa,che 
altri  fanno  fiorire  più  tardi,  introdusse 
i  monaci  in  Siracusa, ed  intervenne  a'si- 
uodi  romani  de'Papi  s.  Ilaro,s.  Felice  III 
e  s.  Simmaco.  Il  vescovo  Stefano  roma- 
no in  tempo  di  Belisario  fu  in  Siracusa, 
ebbe  poi  a  successori  Agatone  I,  Giulia- 
no, Eutichio  III,  Gennaro,  Sioesio  sotto 
del  quale  fiori  il  b.  Gordiano  benedetti- 
no; indi  Germano  li,  Pietro,  Calcedonio, 
Agatone  II  del  553,  s.  Massimiano  del 
590  benedeltinoe  discepolo  di  s.  Grego- 
rio I  Papa  che  lo  nominò,  e  morì  nel  5c)6: 
il  Papa  consagrò  successore  s.  Giovanni 
benedettino  e  arcidiacono  di  Catania, 
decorandolo  del  pallio,  e  poi  ne  lodò  le 
virtù  e  la  carità  pe' poveri  :  all'articolo 
Sicilia  notai  perchè  il  Papa  gli  die  il  pal- 
lio, ove  pure  parlai  sul  diritto  metropo- 
litico disputato  in  Sicilia  tra  Siracusa  e 
altre  chiese;  s.  Giovanni  morì  nell'an- 
no 60Q,  e  la  chiesa  di  Siracusa  ne  cele- 
bra la  festa  a'  2  3  ottobre.  Alla  sua  epo- 
ca vivea  s.  Fausto  abbate  del  monastero 
di  s.  Lucia  presso  Siracusa.  Nei  6  1  oGer- 
mano  III  fabbricò  la  chiesa  di  s.  Calisto, 
il  successore  N.  edificò  quella  di  s.  Elia  e 
vi  costituì  il  clero;  nel  640  il  siracusano 
s.  Zosimo  benedettino  di  detto  monaste- 
ro, facendone  menzione  il  martirologio 
a'3o  maizo;  nel  656  s.  Elia  benedettino 
di  s.  Lucia,  morto  a'26  agosto  660;  nel 
662  Teodoro;  nel  663  Giorgio  o  Grego- 
rio che  si  trovò  alla  venuta  in  Siracusa 
dell'  indegno  e  crudele  imperatore  Co- 


SIR 
stante  IT,  quando  ritiratosi  in  Sicilia  la 
sraidollò  colle  sue  rapine  e  odiose  vessa- 
zioni, e  restò  ucciso  nel  bagno  in  Siracu- 
sa a'  i  5  luglio 668.  Nel  vescovato  di  Teo- 
dosio I  i  saraceni  invasero  Siracusa,  on- 
de il  popolo  si  rifugiò  ne'  luoghi  forti  e 
pe'monti.  Il  Rodotà,  Dell'origine  del  ri- 
to greco  in  Italia,  parlando  dell'  intro- 
duzione in  Sicilia  del  medesimo,  dice  che 
i  vescovi  Gregorioe  Teodosio  I  valendosi 
dell'occasione  della  frequenza  de'  greci 
dominatori  nell'isola,  senza  mancare  di 
rispetto  alla  chiesa  romana,  e  forse  per 
servire  alla  propria  ambizione,  e  conci- 
liarsi l'alfetto  e  benevolenza  de'greci,  in- 
trodussero nelle  funzioni  dell'altare  il  ri- 
Io  greco.  Gregorio  che  avea  appreso  le 
lettere  greche  in  Costantinopoli,  compo- 
se Troparia,  quae  in  Nalivitate  Christi 
recitanlur.  Teodosio  I  fu  autore  di  altri 
tropari,  quae  canuntur  in  vesperis  jeju- 
niorum.  I  tropari  composti  da  loro  sono 
inni  e  cantici  propri  della  chiesa  orien- 
tale, i  quali  formano  una  parte  della  gre- 
ca ulliciatura  ,  che  da  essi  fu  introdotta 
nella  chiesa  di  Siracusa.  Divenne  vesco- 
vo nel  676Teodosio  1 1  intervenuto  al  con- 
cilio generale  di  Costantinopoli  nel  678, 
e  fu  illustre  per  santità.  Gli  successero 
Giovanni  II  del  700,  Mauri/io,  Teodo- 
sio 111,  Marziano  M, qui  non  Ronine  con- 
secralus,  seri  a  Irihus  episcopis  SirocU' 
sisj  Teodosio  IV  in  tempo  del  quale  fio- 
rì il  b.  Giuseppe  V  Innografo  basiliano. 
Nel  787StefanoIIdaGalatonesifece  rap- 
presentare al  concilio  Niceno  II,ecol  ti- 
tolo di  arcivescovo  di  Siracusa  ,  perchè 
già  godeva  questa  chiesa  gli  onori  di  se- 
de arcivescovile,  attribuitile  nelle  turbo- 
lenze degl'iconoclasti  da  Leone  III  1' /- 
saurico,  o  poco  dopo. Imperocché  rinun- 
ziato la  chiesa  di  Siracusa  al  rito  latino, 
professava  questa  chiesa  primaria  della 
Sicilia  il  rito  greco,  come  molte  altre,  fio 
da  quando  i  due  suddetti  vescovi  si  as- 
soggettarnoad  esso,  componendo  greche 
salmodie  per  compiacere  le  orecchie  dei 
greci  che  iu  gran  numero  vi  soggiorna- 


SIR 
vano,  e  clie  si  cnntavn  altcrnalivamenle 
diil  clero  nelle  publjliclieecclesiasliclie  a- 
dunanze.riesc  il  liln  greco  maggior  au- 
iiienlo  nelle  chiese  di  Sicilia,  allurcliè  il 
patriarca  di  Costantinopoli  nel  secolo 
Vili  con  temerario  ardire  usurpatele,  si 
accese  d'ira  contro  i  l'api,  e  procurò  d'ir- 
ritare i  siciliani  contro  la  s.  Sede.  Molli 
vescovi  piegarono  il  collo  agi'  istituii  o- 
lienlali,  ein  greco  composero  omelie,in- 
lii,  orazioni  liturgiche,  trattati  ascetici  e 
dogmatici,  ed  altre  opere  sagre.  Il  fìiro,  i 
tribunali,  le  chiese,  le  cattedrcj  i  pulpiti 
risuonavano  al  pari  d'ogni  altra  città,  la 
lingua,  il  costume  e  il  rito  orientale.  Lo 
Scubar  e  Maurolico  s'immaginarono  che 
l'arcivescovo  Stefano  11  abolisse  in  Sira- 
cusa le  greche  costumanze  e  vi  restituis- 
se il  rito  Ialino;  ma  il  Pirri  rigetta  la  loro 
opinione  come  priva  di  sodo  fondamen- 
to,e  sostiene  essere  continuato  nella  chie- 
sa siracusana  il  rito  greco  in  tulio  il  de- 
corso del  secolo  Vlll.Alberlo  Piccolo  stu- 
diasi di  sconvolgere  la  greca  solloscrizio- 
ne  di  detto  concilio,  Archiepiscopi  Sy- 
rflcu5fln/,rigetlandoqueslo  titolo  nel  ve- 
scovo di  Siracusa  sino  al  pseudo  patriar- 
ca di  Costantinopoli  Fozio,  da  cui  crede 
esserne  stato  fregiato  il  prelato  la  prima 
volta.  11  Pirro  ne  prende  la  difesa,  ed  av- 
valora la  prerogativa  d'arcivescovo  con 
molle  ragioni. SedendoSlefano  li, nuova- 
mente i  saraceni  aggredirono  la  Sicilia, e 
nianomiseroSiracusa  neir82  2eneirH2  7. 
Neir84^  circa  gli  successe  il  siculo  Gre- 
gorio detto  Ashesla,  che  ribellatosi  al  pa- 
triarca s.  Ignazio  avea  consagralo  l'in- 
truso esci.su)alicoFozio,efu  de[)ostonel- 
1*854  ^-^  Ignazio  patiiarca  di  Costanti- 
nopoli, per  la  giurisdizione  che  esercita- 
va sui  vescovi  di  Sicilia,  dopo  che  i  pa- 
triarchi di  CostantMiopnIi  ne  aveano  ra- 
pitole chiese  al  Papa  nell'VlII  secolo  per 
l'editto  dell'imperatore  Leone  III,  ed  e- 
seguito dall'iconoclastn  patriarca  Anasta- 
sio, pel  quale  furono  elevati  alla  dignità 
arcivescovile  i  due  prelati  di  Siracusa  e 
di  Tuo^inina,  ili.°cun  supremo  podcitlà 

VOL.  LXVI. 


SIR  3o9 

sopra  gli  altri  della  Slcili'a,  il  2.°  con  ti 
tolo  d'onore  senza suffra^anei.  Però  il  Ba 
ronio  inclina  a  credere,  che  i  vescovi  del 
la  Sicilia  non  sieno  slati  soggetti  a'  pa 
Iriarchi  diCoslanlinopoli  pi  ima  deir854 
in  cui  fu  deposto  Gregorio  Asbesta,  pri 
vaio  da  s.  Ignazio  della  dignità  vescovile 
]Ma  che  negli  anni  precedenti  air8  >4  'I 
prelato  di  Siracusa  ricevesse  l'imposizio 
ne  delle  mani  dal  patriarca  di  Costanti 
nopoli,  e  che  fosfe  stalo  da  quello  dichìa 
rato  arcivescovo,  si  fa  palese  dalla  lettera 
scritta  da  Papa  s.  Nicolò  I  all'imperatore 
Michele  III  VU briaco ne\\"6C)o^\u  cui  ri- 
chiede che  l'arcivescovo  di  Siracusa  ven- 
ga a  Roma  per  ricevere  rordinazione,ap- 
parlenendo  per  tradizione  e  istituzione 
degli  apostoli  i  vescovi  di  Sicilia  alla  me- 
tropoli romana.  Da  im'altra  lettera  di  s. 
Nicolò  I  si  riprende  il  temerario  ardire  e 
l'audace  animosità  di  Gregorio  arcive- 
scovo di  Siracusa,  il  quale  ribellatosi  al 
suo  patriarca  s.  Ignazio,  avea  consagiato 
l'empio  suo  competitore  B'ozio;  ed  in  al- 
tra lettera  a  Michele  III, onora  col  titolo 
d'arcivescovo  Teodoro  II  successore  del 
depostoGregorio.  Volendo  S.Nicolò  I  ab- 
battere con  im  sol  colpo  la  fazione  de'scel- 
lerati,  la  cospirazione  de'scismatici,  e  la 
sinagoga  de'malignanti;  come  altresì  di* 
chiarare  conventicole  di  eretici  le  adu- 
nanze contro  s.  Ignazio,  celebrate  e  rego- 
lale dalla  violenza, dalla  tirannia,  dal  ca- 
priccio, dalla  passione,  risolvette  assume- 
re egli  slesso  la  discussionedella  causa  Ira 
Fozio  e  il  s.  patriarca.  Ordmò  loro  che 
si  presentassero  in  Roma  per  esporre  le 
proprie  ragioni  e  udire  la  sentenza,  ren- 
dendosi altrimenti  sospetti  di  voler  piut- 
tosto contendere,  che  di  amare  la  verità. 
Che  se  non  potessero  nìuoversi  dalla  cit- 
tà, trattenuti  da  qualche  impedimento, 
venissero  i  loro  piii  inipegnati  difensori, 
per  parte  di  Fozio  quanti  mai  pendeva- 
no da'suoi  cenni,  e  per  parte  di  s.  Igna- 
zio £(1i  arcivescovi  che  nou)inò,  fra'quoli 
Teoiloro  siracusano  Osserva  pei  ciò  il  Ro- 
dotà, che  couvicne  duu(|ue  dire,  che  a< 
ao' 


3io  SIR 

vanii  il  pontificato  di  s.  INicuIù  I  avcssie 
il  prelato  siracusano  dipendenza  dal  Iro- 
no di  Costantinopoli,  e  che  del  titolo  di 
arcivescovo  non  fosse  debitore  a  Fozio il • 
legillinio  patriarca, allrimenti  non  avreb- 
be mancalo  il  Papa  di  contrastargli  tale 
onore,  come  di  rimproverare  e  ripren- 
dere in  questa  parte  pure  Gregorio  As- 
besla.  Questi  trovatosi  in  Costantinopoli 
ne'  primi  bollori  dello  scisma  di  Fozio, 
essendo  d'ingegno  vivo,  e  d'uno  spirito 
inco!>tante  e  sedizioso,  come  libertino  si 
rese  scliiavo  di  molle  passioni,  urtò  negli 
scogli  d'una  vita  scandalosa  e  s'immerse 
in  ogni  sorla  di  dissolutezze.  La  comune 
opinione  che  si  avea  nella  città  del  reo 
cosluute  di  lui,  spinse  s.  Ignazio  a  esclu- 
derlo dalle  funzioni  di  sua  consagrazio- 
ne,  per  averlo  convinto  di  molti  enormi 
delilli.  11  vescovo  di  Siracusa  fieramente 
irritalo  contro  del  santo,  si  gettò  senza 
rilegno  al  parlilo  di  Fozio,  e  pose  lutto 
in  opeia  per  difendere  l'ambizione  del- 
l'uno e  per  deprimere  l'innocenza  dell'ai 
tro.  Portò  tant'oltre  la  sua  ira,  che  non 
fu  possibile  di  njettere  freno  alla  sua  sfac- 
ciataggine. Non  vi  furono  tra'favoriti  di 
lui  nessuno,  il  quale  avesse  potuto  rimuo- 
verlo colle  preghiere  dal  cieco  impegno, 
né  arrestare  gli  ellelti  dell'odio  concepi- 
to contro  s.  Ignazio,  il  quale  ebbe  molto 
a  soffrire  dall'autorità  dell'indegno  im- 
peratore cognominalo  V  Ubriaco,  e  dalla 
malizia  de'suoi  nemici.  Benché  si  facesse 
vedere  sempre  piìt  grande  in  mezzo  alle 
contraddizioni,  si  credè  obbligalo  a  de- 
porre dal  grado  del  vescovato  Gregorio 
Asbesta  nel  detto  854-  Questa  sentenza, 
da  Papa  Ueuedetto  HI  immediato  pre- 
decessore di  s.  Nicolò  1,  fu  riconosciuta 
uniforme  a'sagri  canoni,  e  con  plauso  dei 
prelati  più  ragguardevoli  per  pietà  e  dot- 
Irina  fu  coulermata  neir855.  Gregoiio 
non  rallentò  il  suo  impegno  nel  mostrar- 
si meno  interessato  per  l'iniquo  Fozio,  ed 
acceso  di  furore  e  abile  a  qualunque  im- 
presa,usò  tutte  le  arti  per  vendicarsi.  Gli 
ultri  numerosi  vescovi  fautori  di  Fozio 


SI  R 
lultavolla  aveano  orrore  d' imporre  le 
mani  su  di  lui  come  famoso  per  reità;Gre- 
gorio  però  fu, come  dissi,  colui  che  in  3 
ovvero  in  6  giorni  gli  conferì  i  sagri  ordi- 
ni inclusivamente  al  vescovato  nell'SSS, 
ciò  che  produsse  quelle  turbolenze  e  se- 
dizioni che  deplora  il  contemporaneo  Ni- 
cela  nella  vita  di  s.  Ignazio. Non  contento 
di  sì  nìostruosa  ordinazione,  Gregorio  al- 
zò più  altiero  la  fronte,  e  vomitò  pesti» 
fero  veleno  contro  l'innocenle  s.  Ignazio, 
alla  cui  santità  rendeva  leslimoniauza 
tulio  il  mondo.  Quindi  per  segnalar  la 
sua  audacia  colla  maledica  lingua  adul- 
terò con  mentili  colori  la  verità,  ornando 
con  vive  miniature  oltraggianti  s.  Igna- 
zio,gli  atti  del  famoso  conciliabolo  che  lo 
avea  sacrilegamente  deposto  e  da  Fozio 
falli  trascrivere  con  eleganza.  Fa  orrore 
il  leggerne  la  descrizione  che  ne  H»  Ro- 
dotà; ma  Gregorio  così  divenne  il  più  e- 
secrabile  tra'seguaci  diFozio,a vendo  colle 
sue  infami  satire  e  stomachevoli  rappre- 
sentazioni indignato  1'  universo.  A  que- 
sto malvagio  arcivescovo  soprattulto,  co 
me  toccai  nel  descrivere  brevemente  i 
concilii  e  conciliaboli  di  Costanlinopoli, 
si  deve  attribuire  in  molta  parte  quella 
luttuosa  tragedia  che  riempì  la  Chiesa  di 
un  funestissimo  scisma,  di  cui  ne  risente 
tuttora  le  funeste  e  perniciose  conseguen- 
ze, siccome  ancora  il  più  furioso  nemico 
dell'autorità  pontificia. Fozio  mostrando- 
si grato  all'alTetto  di  Gregorio  lo  stabilì 
metropolitano  della  Sicilia  nell'858,  se- 
condo alcuni,  e  contraddetti  da'già  citati, 
con  attribuire  alla  sede  di  Siracusa  per 
sutfraganei  alcuni  vescovi  di  quell'isola; 
e  poi  abbattuta  Siracusa  da'saraceni  nel- 
rSyS,  Fozio  trasferì  Gregorio  Asbesta  al- 
la sede  di  Nicea,  in  cui  finì  miseramente  i 
suoi  giorni.  La  sua  pertinacia  nell'erro- 
re avea  obbligalo  nell'869  il  concilio  ge- 
nerale di  Coslanlinupoli  a  deporlo  e  acon- 
daunarne  l'infausta  memoria  co'più  forti 
rimproveri.  E  fu  allora  che  s.  Ignazio  gli 
sostituì  Teodoro  II, e  neir876  gli  succes- 
àeSofronio, ch'ebbe  a  soffrile  infinite  ca' 


SIR  SIR  3 1  i 
lamilà  (ìd'baiacciii/ifjiiali  dopo  lungo  a%-  Costnnllnopoli  (iiìNietne  alle  chiese  di  Si. 
bedio  occupala  iiileraineiite  Siracusa  nei-  cilia,  Puglia  e  Calabria,  poiché  devisi  ag- 
rSyH  la  dcvaslaionocori  quelle  desolanti  giuiigeiea  lli'g'J,io  le  ineliopoli  di  Olrnii- 
j)ai  ticolarilàchc  indicai  e  naira  Teodoro  lo  iiell'anlica,  e  s.  Sa'erina  nella  nuova 
monaco,  tesliuioniooculare,  in  una  lette-  Calabria).  Avulxi  a  dlofceti  Romana^ 
ra  sciilla  a  Lioneaicidiacono,e  riprodotta  jainijuelhrono  CoiistaninìojwlUano  sub- 
<lal  Pirri.  In  questa  niinutamentedescri-  jcclì  metropoUlani,  et  qui  siib^rnit  eia  C' 
ve  l'universale  slragc  e  il  barharo  ecci-  piscopi,  hi  sunt:  i.  Tli('<i<!alonicrnsis,i. 
dio,  da  Dio  mandato  in  pena  del  suo  sci-  Syracitsnnits^'i.Coryuih'iis,^.  fUwgieit' 
smalico  e  sedizioso  pastore  Gregorio,  co-  sis,  5.  NicopoUtaniis,^.  Aiìitniensix,  y. 
me  osserva  Niceta;  come  nemici  del  nome  Palrensis.  Finalmente  stabilisce  per  me- 
cristiano,  i  saraceni  mandarono  in  rovi-  tropoli  della  Sicilia  la  scile  di  Siracusa 
na  le  cliiese,  la  vecchia  e  nuova  caltedia-  con  podestà  sopra  i  seguenti  i  3  veicovi. 
le,  oppiessero  principalmente  i  ministri  Tauromina,  Messina,  (iiigonli,  Cronio, 
del  santuario,  molli  de'  quali  ne  furono  Lilibeo, Trapani, Palermo, Termine, Tin- 
vittime,  massime  i  monaci  benedellini  ,  darò,  Cefalù,  Alesa,  Malta  e  Lipari.  In- 
come  i  ss.  Andrea,  Giovanni,  Piolo,  Pie-  nalzando  Leone  VI  al  grado  di  arcive- 
tro,  Antonio  e  Simeone.  Disposti  gli  ani-  scovo  e  di  metiopolita  il  prelato  di  Sira- 
mi  de' vescovi  siciliani  nella  seiie  di  tanti  cosa,  si  può  credere  che  abbia  avuto  ri- 
sconvolgimenli  alla  fede  de'grcci, nel  seco-  guardo  agli  antichi  stioi  singolarissimi 
lo  IX  vi  si  abbandonarono  senza  ritegno,  pregi, eie tanlesuenobili  prerogative  che 
particolarmente  Gregorio  Asbesta  di  Si-  la  fcceioconsideraredamoltiscriltorime- 
racusa,  Zaccaria  Cofo  di  Tiiornìina,Gie-  Iropoli  civile  eziandio  didla  Sicilia.  Sem - 
gorio  di  JMessiua  ed  Eutioiio  di  Catania,  bra  più  probabilechea  ciò  movesse  l'im- 
i  quali  si  mostrarono  ap[)arecchiati,  odi  pcratore  l'alta  riputazione  a  cui  giunse 
propria  volontà,  o  per  secondare  il  genio  Siracusa  nell'opinione  de'  greci  in  quei 
e  [ìartecipaie  dc'favori  ilella  corte  orien-  tempi,  poiché  l'indogno  suo  arcivescovo 
tale,  ad  essere  i  fedeli  ministri  di  Fo7.io,  Gregorio  Asbesta  con  alacre  impegno  si 
gl'istrumenli  delle  violenze  e  i  cainefici  segnalò  nella  divozione  per  Fozio,  e  pel 
«Icir  innocenza  ;  sebbene  poi  condanna-  i .°  tra'vescovi  di  Sicilia  si  ribellòanimo- 
»ono  Fozio,  Gregorio  di  Messina  onde  fu  simente  alla  s.  Sede,  consigliando  quel- 
unorato  col  titolo  di  vescovo  di  essa  ,  e  l'empio  a  rapire  a  s.  Ignazio  la  sua  cal- 
Llutimìo  di  Catania  nonìinalo  melro[)o-  tcdra  e  lo  cacciasse,  e  poi  consagrando- 
liluuo  o  arcivescovo.  Quindi  fermi  e  co-  lo;  laonde  l'imperatore  volle  traifonde- 
stanti  i  vescovi  siciliani  nell'ubbidienza  i«.-  la  rimunerazionee  la  mercede  alla  se- 
ai  trono  ecclesiastico  di  Coslantino[)oli ,  de  di  Gregorio,  con  un  perpetuo  monu- 
fu  cosa  facile  airimperatorc  Leone  W  il  mento  de'  suoi  reati,  e  dichiararla  nie- 
Filosofo  soggettarli  nell'biSy  all'arcive-  tropoli  della  Sicilia, come  csprimesi  il  Ro- 
scovo  di  lìis^inziu  ossia  Costantinopoli,  e  dola.  Vi  ha  chi  crede, che  anlcrioi'e  a  Si- 
sedicente  patriarca.  Le  tracce  ch'egli  len-  racusa  godesse  Catania  la  prerogativa  di 
ne  nella  nuova  disposizione  delle  chiese  melro[)oli  della  Sicilia,  e  con  gimis;lizio- 
della  Sicilia  è  la  seguente.  Data  primie-  ne  sulle  chiose  sulhaganee;  machcLeo- 
lamenlc  contezza  delle  metropoli,  tra  le  ne  NI  per  inlìammare  i  vescovi  siciliani 
quali  leggcsi  Catania  di  solo  onore,  Ca-  a  seguir  l'escuipio  di  Gregorio  nella  sua 
laiicnsisqui  stibsiljUttllus  est  (hronui.ìa  ribellione  olla  s.  Sede,  preferì  Siracusa 
ili  ci  [)re>enta  fuori  d'ordine  (piellc  che  a  Catania,  onde  adescare  gli  altri  vesco- 
furono  ia[»ile  al  Papa  sì  nell'oriente  che  vi  al  giogo  Foziano  ,  bandir  dalle  loro 
ucH'occidcntc,  cil  allribuilc  al  tiouu  ili  chic'.c  la  pura  fede,  e  sostituii  m  l'empie' 


3  i  2  SIR 

là  scismatica.  Ria  per  quanta  fosse  am- 
pia la  giurisdizione  del  metropolita  di  Si- 
jacusasuiiSsuoisulfraganeije  per  quau- 
lo  graudb4'autorità  di  questi  sopra  il  lo- 
ro gregge,  non  poterono  l'uno  né  gli  al- 
tri per  uiolti  secoli  ridurre  con  piena  li- 
bertà in  esercizio  la  loro  giurisdizione  pa- 
storale; essendo  trattenuti  da'saraceni,i 
quali  dall'  820  vieppiù  inondarono  l' i- 
sola,  ma  non  però  vi  si  eslinse  del  tutto 
nelle  chiese  il  cristianesimo.  I  vescovi  e- 
suli  dalle  loro  sedi  poca  o  nessuna  cura 
potevano prenderede'cristiani  a  loiosog" 
getti.  Questi  oppressi  dal  fanatismo  mao- 
mettano ,  non  godevano  la  libertà  di  e- 
leggere  i  loro  pastori.  I  Papi  costretti  a 
riguardare  le  chiese  di  Sicilia  come  meni- 
bla  del  patriarcato  di  Costantinopoli,  e 
con  furioso  ardore  difese  da  quella  cor- 
te, non  osavano  impacciarsi  nel  regola- 
mento di  esse.  Quindi  è  che  nel  tempo 
de'doniinanti  saraceni,  non  vi  erano  né 
città,  né  luoghi  che  non  fossero  ripieni 
di  terrore  e  di  tumulto,  e  non  si  udisse- 
ro dappertutto  i  gemiti  e  i  clamori  de'po- 
poli,  che  piangevano  l'espulsione  e  la  fu- 
ga de'loro  pastori,  e  la  vedovanza  delle 
loro  chiese.  Quanto  al  vescovo  di  Rlalta 
sufiraganeo  di  Siracusa, ciò  derivò  dalla 
dipendenza  di  quell'isola  ch'ebbe  sempre 
alla  Sicilia,  di  cui  fu  considerata  mem- 
bro, sebbene  da  molli  attribuita  più  al- 
l'Africa che  all'Europa,  ed  anche  fu  ri- 
tolta a'saraccni.cui  lungo  tempo  era  sta- 
ta soggetta,  dai  normanni  circa  il  1090 
per  opera  di  Ruggero  conte  di  Sicilia,  al- 
tri ciò  riferendo  al  i  122  al  di  lui  figlio 
Piuggero  e  nipote  di  Roberto  Guiscardo. 
Durò  la  dipendenza  di  Malta  a  Siracusa 
finché  i  Papi  rientrali  al  possesso  de'loro 
antichi  diritti,  e  data  nuova  forma  alle 
chiese,  sottoposero  Malta  alla  sede  di  Pa- 
lermo che  fu  sublimata  al  grado  arcive- 
scovile nel  I  oG5.  Chese  in  allre  poslerioi i 
uotiziee  disposizioni  imperiali,dellechie- 
se  registrate  e  soggette  a  Costantinopoli 
si  leggono  le  Provincie  di  Napoli  ossia  Pa- 
glia t  Calabria,  e  di  Sicilia,  fu  orgoglio  dei 


S  1  R 

patriarchi  di  Costantinopoli  per  mosti  are 
al  mondo  la  continuazione  del  loro  pos- 
sesso, ad  onta  che  le  stesse  sedi  per  ope- 
ra de'normanni  dominatori  di  quelle  re- 
gioni, erano  già  da  molto  tempo  ritorna- 
le alla  legittima  ubbidienza  del  Papa, av- 
valorando l'albagia  e  pretensioni  greche 
le  storie  e  cataloghi  parziali  di  scrittori 
tutti  intenti  all'  aumento  della  giurisdi- 
zione del  patriarca  di  Costantinopoli,  con 
grave  detrimento  della  verità  e  dell'auto- 
rità pontificia,  alla  quale  maDifestamen- 
te  si  mosliarono  avversi. 

Il  conte  di  Sicilia  Ruggero  dopo  aver 
fugato  dall'isola  i  saraceni,  trovata  Sira- 
cusa priva  del  pastore,  commosso  alle  pre- 
ghiere del  popolo,  avendo  in  vista  i  me- 
riti distinti  della  città,  e  il  dovizioso  pa- 
trimonio che  vi  godeva  la  sua  chiesa,  come 
rilevasi  dalleletteredis.  GregorioI  a  Teo- 
dosio monaco  e  a  Lione  arcidiacono,  lib. 
i^Ejjisl.  42  e  43, ed  alla  tenuità  delle  ren- 
dite a  cui  era  lidotta,  con  proventi  spiri- 
tuali ne  supplì  la  mancanza,  determinò 
r  estensione  della  diocesi ,  assegnandole 
quella  che  possedeva  sino  ai  primi  anni 
del  corrente  secolo,  e  con  diploma  stabi- 
lendone i  confini;  di  più  nel  ristabilirvi  la 
sede  vescovile  ,  vi  destinò  per  vescovo  il 
benedettino  Ruggero  normanno  decano 
della  chiesa  o  monastero  di  Traina  0  Troj- 
na.  Questo  stabilimento  del  conte  Rug- 
gero fu  riputato  così  ragionevoleda  Papa 
Urbano  li,  che  lo  confermò  in  tutte  le  sue 
parti  con  bolla  del  i  ogS  riportata  dal  Pir- 
ri,  dichiarando  che  dovesse  osservarsi  in 
tutte  le  sue  parti  a  vantaggio  di  lutti  i  ve- 
scovi di  Siracusa.  Consagrò  vescovo  Rug- 
gero, e  secondo  lo  Schobar  lo  decorò  del 
pallio, ma  con  errore  di  data.  Il  diploma 
delle  disposizioni  del  conte  Piuggero  fu  ra- 
tificato dal  suo  nipote  Tancredi  neh  io4, 
il  quale  con  pi»i  ampio  diploma  ne  con- 
fermò la  concessione,  e  fece  dono  alla  chie- 
sa di  altri  proventi;  e  dipoi  il  re  Ruggero 
i  con  diploma  del  1 1 44  decretò  che  quel- 
lo dell'avo  venisse  approvato  ed  esegui- 
lo. U  vescovo  Ruggero  da'fondamculi  rie- 


SIR 
clific?)  diverse  chiese,  e  pare  anche  la  cai* 
tethalc  sulle  sue  rovine  cngionate  tla'sa- 
laceni,  unilatuenle  ad  altri  diroccamen- 
ti. Neil  I  I  2  Guijiielmo  decano  della  chie- 
sa siracusana  nedivcnnepaslore,  e  si  por- 
tò alconcilio  di  Laferano  celebrato  da  Ha- 
S(|ualell;nelf  r  i  7  Uberto,  nel  i  1  2,4  Ugo 
che  intervenne  in  Palermo  alla  corona- 
zione di  Ruggero  J,  e  neh  i3o  pel  gran 
terremoto  de'y  giugno  rovinòla cattedra- 
le, colla  morte  del  sacerdote,  diacono  e 
suddiacono  che  celebravano;  ma  questo 
disastro  da  alcuni  si  anticipa  e  da  altri  si 
protrae.  A  Baldovino  fu  eletto  per  succes- 
sore Guarino,  poiRiccardo,  al  quale  nel 
I  iGq  Papa  Alessandro  IH  spedì  un  di- 
ploma pubblicato  dal  Pii-ri,  cot)  cui  pose 
sotto  la  protezione  della  s. Sede  la  sua  chie- 
sa, gli  conferì  il  pallio,  ne  approvò  i  pri- 
vilegi, e  V.Ì  espresse  i  paesi  che  ne  forma- 
vano la  diocesi,  fra  i  quali  Lenlini,  s.  Ni- 
colò di  tre  fonti,  Calataufar,  Alineo,  Viz- 
zi ni, lì  uccheri,Caltagirone,Duscema,  Bat- 
te, Butera,  Basiliata,  Mazzarino,  Ragusa, 
Palazzolo,  Modica,  Scicli,  Spaccaforno  , 
Noto.  Nel  I  1 89  essendo  vescovo  Lorenzo, 
il  Papa  Clemente  III  vietò  a  lui  e  succes- 
sori l'uso  del  pallio,  ordinò  che  prestasse 
il  giiu'amenlo  di  sulIVaganeo  all'arcive- 
scovo di  Monreale,  al  quale  dipoi  dovè  il 
capilolodiSiracusa  presentare  l'eletto  ve- 
scovo,come  attesta  anche  Lelli,nel^/V^?^ 
della  chiesa  di  il/onreale.^eì  i  207  fu  ve- 
6covoGualterio,eposcia  si  registrano  Re- 
tiofredo  tedesco,  Gollìedo,  Andrea,  Ada, 
Bartolomeo,  Corrado  tedesco,  nel  1129 
Gregorio  11  che  ornò  l'episcopio  e  l'au- 
nienlòcon  nuovo  edilizio, nel  1  2  'jH  Uinal- 
clo,  nel  I  2  55  Matteo  già  arcidiacono,  nel 
I  ni)C)  rr.Simonedonienicano, sotto  il  (pia- 
le; gli  Angioini  assediarono  Su-ncusa  lun- 
gamente, contro  l'^ederico  II  d'Aragona. 
Bonifacio  Vili  nel  1  2()G  Ibce  vescovo  Ir. 
Domenico  di  Saragozza  domenicano,  al 
quale  successero  neh  .lo 5  Filippo  S.uico 
spagnuolopostulatod.dcapitolo-.nel  (  3  1  S 
Pietro  «le  Moncadi»  di  regia  slirpe  rata- 
luna,alla  cui  elezione  esscudo  insorta  con- 


SIR  3i3 

troversia  perchè  altri  canonici  preferiva- 
no un  altro  Pietro,  l'arcivescovo  di  Mon- 
reale la  sedò,  e  Clemente  V  ratilicò l'ele- 
vazione del  Moncada.Nel  i  337  Ogerio  de 
\  irzolo  siracusano  eletto  dal  capitolo;  nel 
1  342  Giacomo  illustre  romano  nomina 
to  da  Clemente  VI,  diesi  trovò  alla  pe 
sle  che  nel  i  343  afflisse  la  città;  nel  i  303 
fr.Enricoaragonese  domenicano,  al  qua 
le  Papa  Urbano  V  confermò  gli  anlich 
privilegi  di  Siracusa  e  il  diploma  d'Ales 
Sandro  III  :  ampliò  l'episcopio,  e  ricupe 
rò  le  possessioni  usurpate  alla  sua  chiesa 
Nel  I  38o  Francesco  Dentice  nobile  napo 
letano,  di  molta  dottrina;  nel  1  38  i  Gio 
vanni  III  nobile  d'Alile,  donde  fu  trasla 
to,  profondo  giureconsulto,  ornalod'ogni 
virtù,  pio,  caritatevole,  abbellì  la  catte 
drale  con  pitture;  nel  i  386  Lodovico;  nel 
1  388  fr.  Tommaso  de  Herbes  nobile  di 
Catania,  referendaiio  benedettino  di  tal 
chiesa,  eletto  dal  capitolo  che  non  volle 
riconoscere Tr.  Giacomo  de  China  de'mi- 
iiori,  destinato  da  Martino  e  INIaria  sovra- 
ni di  Sicilia  e  seguaci  dello  scisma,  i  qua- 
li accordarono  a  Siracusa  la  dignità  sena- 
toria, ed  altre  prerogative  come  Palermo 
e  Messina  :  fr.  Tommaso  celebrò  d  sino- 
do in  cui  furono  stabilite  le  doli  per  le  4 
dignità  della  cattedrale  da  lui  istituite,  e 
poi  riconobbe  ranti[)apa  Benedetto  XIII; 
mentrestava  in  Terranova  fu  fatto  schia- 
vo da'saraceni  nel  1  3r)2  e  condotto  in  A- 
frica,  indi  redento  nel  i  3f)3,  ingrandì  poi 
l'episcopio  e  fu  benefico  colla  catleilrale. 
Nel  14  I  qMartinoVcon%agrò  vescovollug- 
gero  II  Bellomo  nobile  e  canonico  sira- 
cusano, sotto  del  quale  prelese  Nolo  nel 
1433  di  dismembrarsi  da  Siracusa,  ma 
fu  respinta  la  domanda  prima  dal  Papa 
Eugenio! Vedal  re  Alfonso  I,  poi  da  Pa- 
pa Nicolo  V  nel  I  f 'To  e  ad  onta  delle  in- 
cessanti istanze  de'nolini:  Ruggero  II  tu 
benemeritodell'episcopio  e mollopiùdcl- 
l'ornamento  della  catledrale. Per  sua  mor- 
te i  canonici,  celebrata  la  messa  dello  Spi- 
rilo santo,  per  iserutinio  elessero  il  deca- 
uoBartolomeode  Grandis,ma  uou  fu  am- 


3 1 4  SIR 

messo  (la  Eugenio  lV,che  nel  i  44^  nomi- 
nò  Ci-.  Giovanni  IV  Alamanc  di  Maiorica 
tloinenicaiiOjConfessoie  ecappellano  niag- 
t^iore  d'Alfonso  1,  già  vescovo  d'  Uigel, 
dotto  e  prudente,  poscia  trasferito  alia  pa- 
tria. Neil  44?  l^aolo  Sanlafede  aragone- 
se uditore  di  iota,  che  ottenne  da  Nicolò 
Velie  la  4-"  de'pii  legati  si  erogasse  per  la 
cattedrale,  e  da  Calisto  111  l'approvazio- 
ne della  fatta  cessione  degli  spogli  de'chie- 
rici  di  sua  diocesi,  con  diploma  riporta- 
to da  Pirri:  a  motivo  della  peste,  col  se- 
nato eresse  un  sagi'o  edilìzio  a  s.  Sebastia- 
no,dispensò  copiose  liinosinea'poverijOr- 
nò  la  cattedrale  e  l'episcopio.  Nel  i  460 
Antonio  Giacomo  Fenerlo  {^f^.)d\  Ueca- 
nali,  poi  cardinale  e  vescovo  di  Cuenca: 
ab!)eili  la  porta  della  cittedrale  evi  pose 
il  suo  stemma.  Neh  4^3  Andrea  II  To- 
hnne'i  sanese  nobilissimo,  nipote  di  V\o 
II  e  cugino  di  Pio  III;  nel  1470  Dalma- 
zioSandionisio  catalanoarcidiacono  diSi- 
I  acnsa,  eh'  ebbe  in  principio  turbolento 
vescovato  per  gli  oltraggi  e  piigionia  che 
sodrì  pel  governatore  della  città,  che  sot- 
topose all'interdetto,  e  per  la  narrata  de- 
plorabile peste  del  i  5oo,  che  fece  cessare 
l'implorato  |)atrocitiio  della  13.  Vergine 
ilc'iMiracolidiCordariaje  quella  della  Pie- 
tii  del  vico  s.  Giacomo,  alle  quali  riunite 
fu  eretto  un  tempio  :  Dalmazio  fu  lodalo 
per  gran  zelo,  pietà  e  virtìi,  e  singoiar  mu- 
nilicenza  co'poveri,  colla  cattedrale,  col - 
l'episcopio,  legando  a  quello  di  Trimille 
li  sua  celebre  biblioteca;  da  Cu-lo  V  nel 
I  5 1  o  ottenne  un  diploma  di  conferma  ai 
privilegi  di  sua  chiesa.  Gli  successe  nel 
1  5i  2  Guglielmo  Raimondi  nobile  di  Va- 
lenza; nel  I  5  I  yPielroUrriesnobiledi  Va- 
Ien7,a  coiisagiatoda  Leone  X,  intervenne 
al  e  jucilio  di  Lalerano  V;  nel  1  5  1  8  Lo 
dovico  HPlatamone  nobile  siracusano,  il 
quale  edificò  il  sagrario  della  cattedrale, 
soggiacque  ad  accuse  e  a  dispute  col  go- 
vernatore per  le  sue  pretensioni,  e  si  tro- 
vò alla  venuta  in  Siracusa  del  s»ran  mae- 

o 

slragerosolimitano  di  Rodi,  ospitato  nel 
convento  de'francescani,  donde  passò  al- 


SIR 
l'isola  di  Malta  concessa  da  Carlo  V  al- 
l'ordine. Neil 541  Girolamo  Bologna  no- 
bile palermitano,  che  restò  afflitto  dal  ri- 
cordato tremendo  terremoto,  per  cui  il 
clero  e  il  vescovo  furono  costretti  recarsi 
sulle  navi  a  celebrare  i  divini  uffizi,  pel 
quale  castigo  si  fecero  molte  orazioni  e 
processioni, onde  implorare  da  Dio  mise- 
licoidia;  il  vescovo  si  recò  nella  diocesi  a 
dispensare  soccorsi,  eresse  il  monte  di  pie- 
tà in  s.  Rocco,  e  l'aggregò  a  quello  di  R.o  - 
ma,  intervenne  al  concilio  di  Trento,  e 
nel  r  553  celebrò  il  sinodo  diocesano.  Nel 
1  562Giovanni  Orosco  spagnuolo,che  nel 
1 50^  convocò  il  sinodo,  introdusse  nella 
diocesi  l'ullìzio  romano  prescritto  da  s. Pio 
V,  nel  1570  apri  solennemente  il  semi- 
nario, che  fu  uno  de'primi  dopo  le  pre- 
scrizioni delconciliodi  Trento, ed  aumen- 
tò il  clero  della  cattedrale.  Neh  574  Gil- 
l)erto  Isfar  nobile  palermitano,  che  per 
la  peste  spiegò  il  più  edificante  zelo,  fu 
benefico  colla  cattedrale,  e  rifece  la  torre 
cam[)anaria;  per  le  sue  tante  virtù  fu  ap- 
pellato il  2.°  Marziano,  e  lasciò  il  suo  no- 
me in  benedizione.  Neh 57G  Giovanni  O- 
rosco spaglinolo,  benemerito  dell'edifizio 
della  cattedrale, nel  i  5q4  tenie  il  sinodo, 
ridusse  in  miglior  forma  la  cattedrale,  rin- 
novò il  sepolcro  de'  vescovi,  collocò  con 
più  decoro  l'immagine  della  B.  Vergine, 
sliibilì  il  contrastato  luogo  delle  4  digni- 
tà nel  capitolo;  per  accuse  intentate  con- 
tro di  lui  per  sordida  avarizia,  Clemente 
Vili  deputò  per  la  diocesi  un  vicario  a- 
postolico.Nel  i6o4CfiuseppeSdladini  no- 
bile palermitano,  vigilante  pastore  e  de- 
gno d'eterna  memoria. Nel  161  3  Giovan- 
ni Torres  spagnuolo  ,  rinnovò  e  am:)liò 
l'episcopio,  fece  una  statua  d'argento  di 
s.  Lucia  di  circaioy  libbre,  celebrò  il  si- 
nodo e  pubblicò  un  nuovo  ulliiio  de'sau- 
ti  siracusani  e  delle  reliquie  insigni  di  sua 
chiesa;  ricusata  la  sede  di  Monreale,  pas- 
sòacpielladi  Catania.  Nel  iG  1  9  Paolo  Fa- 
raoni nubile  di  Messina,  e  radunò  il  si- 
nodo neliG2  5.  NehG3i  Fabrizio  Anti- 
nori  nobile uapoletanOjtraslatod'Aceren- 


^  I  il 

za  e  Mntera,  celebrò  nel  1033  il  sinodo, 
e*  sotto  di  lui  Caltagirone  prclc-se  eriger- 
si in  sede  vescovile,  ma  le  istanze  furono 
ripiilsalc  da  Fdippo  IV.  Con  questo  Roc- 
co l*irri  termina  la  serie  de'vescovi  di  Si- 
racusa, nella  sua  Siciliae  sacrae  t.  i.  Ri- 
porterò i  registrati  dalle  iTo//zf'cr//  Fìonia. 
IVeli754  Ir.  Tommaso  INIaria  Marini  di 
Valenza  domenicano,  ctlilnò  il  sinodo; 
1732  Matteo  Trigona  di  l*ia7za;  i'j\^ 
Francesco  MariaTesla  diNicosiajiySSd. 
GiuseppeReque;-ens  cassi  nesetlil'alermo; 
1773  Gio.  Battista  Alagona  di  Siracusa; 
I  802  Gaetano  R(jnaniio  di  Siracusa,  già 
decano  del  capitolo;  1  807  Filippo  Trigo- 
na «le'inarchesi  di  Conio  eForesla,di  Piaz- 
za. Nel  pontificato  di  Pio  \  li  si  fece  istan- 
za olla  s.  Sede  [)er  la  dismendjiayiniìc  dei 
vescovati  di  Siracusa,  Catania  e  Mos'-inn, 
per  l'erezione  delle  sedi  vescovili  ili  C;d- 
lagirone,  Piazza  e  Nicosia  :  il  vescovo,  il 
capitolo,  il  senato  e  il  sindaco  di  Suacu>a 
furono  solleciti  di  reclamare  col  mezzo 
de'Ioro  prociualori  a  nig  r  iM(jiiitile  giù 
arcivescovo  di  PidermOjdalPapa  ne!  1810 
incaricato  di  esaminare  i  titoli  delle  di- 
smembrazioni  accennale,  e  quantoa  Sira- 
cusa per  mantenere  l'integrila  di  sua  dio- 
cesi contro  le  linnovale  islanzedi  Callagi- 
rone.  Il  prelato  delegato  morì  nel  1  8  i  3, ed 
inSiracusa  nel  181 4  per  le  stampe  del Pide- 
jfj  fu  pubblicala  la  Difesa  della  cattcflrole 
(li  Siracusa  contro  la  \'ann pretesa  di  C<ìl- 
tagiroiie.¥i\\[oì:,t  liePioN  II  emanò  la  boi- 
ìùlìomanusPoiìlifeu\a  12 stllembietii  i  G, 
Bull.  Rom.  coni.  \..\\,  p.  111:  Disiuem- 
Lratioi  5 lerrarum  annnis  cxlcnsaSyra' 
ciisaiia  dioecesi,ediii  illarunt  praecipiiae 
civitale  niinctipata  Calatnjtroneiisi  nnius 
episcopatus  tjtis  iioininis  ci  celio  in  insi- 
guis  collegiata  ecclesìa  s.  JtiUani  diciae 
vivitatis.  Così  il  Papa  eresse  Calliigiionc 
in  sede  vescovil»*,  e  nel  1  8  1  8  la  [iiowiile 
del  proprio  vescovo, sebbene  viMssed  *«.•- 
scovo  ili  Siracusa  Trigona.  Dipoi  Pio  VII 
colla  bolla  In  supremo,  de' 7  scllcmbic 
1821,  Bull.  cit.  I.  l'i»,  p.  44'»  eresse  in 
collegiata  la  tliiesa  della  15.  Vergine  As- 
"iunta  della  città  di  Agosta,nellu  diocesi 


SIR  Zt'i 

di  Siracusa.  Varata  quest'ultima  sede  nel 
i8?.3,  Leone Xlla'20  dicembre  18?.  ^  pre- 
conizzò vescovodi  Siracus.i  liiuseppe  Ma- 
ria Aujorelli  della  diocesi  ili  (jii  genti,  tra- 
slalo  da  LIenopoli  in  partilnts.  Vacala  di 
nuovo  la  sede,Gregorio  X\  1  colla  bolla  fri 
suprema, i]e  i  7  febbraio  184 4,elevò Sira- 
cusa a  sede  metropolitana,  assegnandole 
persullraganeelesedi  vescovili  diCaltagi- 
rone,Pjazza,e  JNoto  la  quale  egli  stesso  nel 
medesimo  giorno  colla  bolla  Gravissi- 
viuni  sane  munuiii/à\tn  eretta  in  vesco- 
vato. QuindiGiegorio  X\  I  nel  concistoro 
de'2  I  aprile  1  8.|  >  dicliiai  ò  i  ."arcivescovo 
di  Siracusa  mg.'^Micbele  Manzo  di  Napoli, 
che  il  regnante  Pio  IX  a'  27  setlembru 
i8~2  trasferì  all'arcivescovato  di  Cliieii; 
indi  nel  coiicisloro  ile'  27  giugno  (8"J 
preconizzò  ai  ci  ve<:covo  l'odierno  mg.' A 11  ■ 
gelo  Kobino  di  Salemi  diqcesi  di  Mazza- 
ra,  già  Ciinonicodi  quella  collegiata,  esa- 
nnnatore  pi  o-sinodale  e  vicario  foraneo. 
Ogni  nuovo  arcivescovo  è  tassato  ne  libri 
della  camera  apostolica  in  (ioriiii  (ìoo,  a- 
scendendo  la  mensa  a  4000  ducati  napo- 
letani. L' arcidiocesi  ad  plurima  niillin- 
ria  ex/endilur,  ac  variai  civitales  et  op- 
piti a  conipleciilur. 

SIRE,  Z^om/««f. Signore,  mapiìi  pio- 
priamentein  oggi  è  titolo  di  Maestà  (/  .) 
proprio  ile'^f(A^.),altribulo della  sovra- 
nità. Quanto  alla  derivazionedel  Sire,  si- 
nonimo di  Signore  (/'.), alcuni  lo  fumo 
veniie  dalla  voce  ebraica  .vrzr,  che  signi- 
fica una  parola  distinta;  altri  lo  fanno  de- 
vivale  dal  greco  Kurios,  che  vale  signo- 
re; altri  dal  \ai\no  senior  e  lieru^;  gli  a- 
lemaiuii  il  loro  her,  ihe  ha  corrisponden- 
za airnngaiico  ur:  i  francesi  hanno  anco 
voluto  dedurle  talvolta  da  un  antico  vo- 
cabolo gallese  5f/r,  i  he  significa  il  sole.  II 
Du  Gange  nel  Glossario,  forse  più  ragi-i- 
iicvolnienle  ili  qualunque  altro,  lo  li  dc- 
livare  ila  iSVr  (/".),  che  nella  bissa  lati- 
nilà  scriveva,*!  per  significare  Domtnns 
[T.)  o  Signore,  del  che  gl'italiani  forma- 
lono  la  loro  voce  di  /l/('vwTr(/  .),  e  for- 
se i  francesi  quella  di  Mes^ire,  gl'ingle- 
si Ser  e  Messcr.  Il  Cancellieri  nella  /.et- 


28^98       ^^^^ 

tera  sopra  il  Dominns,  Domnus  e  Doti, 
osserva  che  nella  lingua  francese  varie  so- 
no le  voci  sinonime  e  consimili  al  signifi- 
ca lo  ci i  Doni iiiiis^  cìoèSire,  Messire,  Sieiir, 
Alonsicur,  Seigneur,  Monsei'gneurj  la  i  / 
è  stala  perciò  talvolta  attribuita  allo  sfes- 
so Dio, quindi  ogni  possessore  di  qualun- 
que dominio  si  cliiamò  i^/re,  conie  inse- 
gnaCarpenlier  f\Q\Glossario'\nSirialicus. 
Ma  circa  questa  denominazione,  che  al- 
cuni reputarono  semplice  abbreviatura  o 
contrazione  della  voce  ly/g/zore,  merita  es- 
sere riferito  quanto  ne  dice  il  Leti  nel  Ce- 
riinoniale  slorico  politico,  l.  6  ,  p.  4'^^-- 
j' Anliquissimo  è  il  titolo  diiy/re, che  sem- 
l)ra  aniittaloa'soli  re  di  F'rancia,  comein- 
lalli  dev'essere,  perchè  fu  trovato  la  i .' 
•volta  dal  Pontefice  Adriano  I,  e  del  quale 
ne  investì  Pipino  figliuolo  diCarlo  Magno, 
nel  crearlo  re  d'Italia,  essendo  questa  una 
antica  parola  italiana,  che  significa  in  lin- 
gua comune  Padre,  volendo  con  questo 
significare  Adriano  I, che  Pipino  colla  co- 
rona dovea  assumere  la  qualità  di  patire 
de'popoli;e  successe  a  questo  Pipino  Lo- 
dovico Pio,  che  insieme  re  di  Francia  e 
d'Italia,  assunse  anche  questo  titolo  diiSV- 
re,  che  continuò  successivamente  ne'soli 
re  di  Francia,  sino  al  1 43  i ,  nel  quale  es- 
sendo stato  coronato  in  Parigi  colla  co- 
rona di  re  di  Francia  Enrico  VI  re  d'In- 
ghilterra, restò  nel  medesimo  tempo  in- 
vestito con  questo  nome  di  Strej  essendo 
poi  ripassalo  inInghilterra,conlinuòa  far- 
si qualificarecon  questo  titolo  di  Sire.  On- 
de da  quel  tempo  in  poi  restò  annesso  al 
re  d'Inghilterra,  non  solo  il  titolo  di  re  di 
Francia,  ma  anche  quello  di  Sire,  che 
quantunque  dovuto  a  lutti  i  re, in  riguar- 
do della  significazione,  pure  in  due  seco- 
li i  soli  re  di  Francia  prima,  e  d'  Inghil- 
terra poi,  l'han  goduto  da  lungo  tempo, 
non  obslanle  che  essendo  stato  dato  a  Fi- 
lippo 1 1  re  di  Spagna,  quando  fu  re  d'In- 
ghilterra, benché  perdesse  poi  questa  co- 
rona, non  lasciarono  molli  tornato  in  Spa- 
gna di  trattarlo  con  questo  nome  di  Sire, 


SIR 

come  spesso  han  fallo  e  fanno  i  suoi  suc- 
cessori; e  pare  che  sia  divenuto  comune 
ad  altri  re.  Però  al  re  di  Francia  è  più 
particolare".  Ne'secoli  Vili  e  IX  tuttavia 
in  Francia  chiamavansi  Siri  i  baroni  di 
signorie,  come  il  sire  di  Montraorency,  il 
sire  di  Beauvieu,  il  sire  di  Coucy,  il  sire 
di  Joinville,  e  così  altri  distinti  signori  o 
grandi  feudatari  e  possessori  di  dominio, 
che  pigliavano  il  nome  di  sire  e  lo  pone- 
vano avanti  il  nome  proprio  della  loro 
famiglia.  ^eW /érte  di  verificare  te  date, 
vi  sono  le  serie  de'siri  poi  duchi  d'Albrel; 
de' siri  di  Bourbon  o  baroni  poi  duchi  j 
de'siri  o  baroni  di  Beaujolais  poi  duchi; 
de'siri  diCoucy,e(li Coucy Vervins,e  Cou- 
cy Poilcourt;  de'siri  di  Joinville  poi  prin- 
cipi; e  de'siri  di  Salins.  Ne'bassi  tempi  in 
Italia  chiamaronsi  Siri  i  signori  di  Casti- 
glione, di  Valghera,di  della  Valle,  ed  al- 
tri. Negli  antichi  romanzi  di  cavalleria  so- 
no ancora  nominati  Siri  i  paladini,  come 
Tristano,  Lancillotto,  ec.  I  più  antichi 
scrittori  italiani  dicevano  anche  in  singo- 
lare Siri,  invece  di  Sire.  Dimostra  Selde- 
no.  De  tit.  honor.,  p.  i,c.  5,  che  fino  dai 
tempi  d'Edoardo  il  Secchio  re  d'Inghil- 
terra nel  900,  si  dava  il  sire  a'  cavalie- 
ri. Anche  ilMenestrier  diceche  un  lein- 
po  in  Francia  costuinavasi  distinguere 
que'  cavalieri  co'predicati  di  sire,  messi- 
re,  nioiiseigneur,  tanto  nelle  comunanze 
reciproche,  quanto  negli  atti,  e  corrispon- 
devano a'titoli  di  sere  e  messere.  Poste- 
riormente furono  appellati  Sires  i  teso- 
rieri di  Francia,  come  provasi  da  una  car- 
ta del  1 46 1  presso  il  citato  Carpenlier.  Fi- 
nalmente trovo  in  Cancellieri,  che  fu  an- 
cora questo  termine  adoperato  in  segno 
d'onore  e  di  riverenza  verso  i  sacerdoti, 
e  versoi  genitori  da'Ioro  figli;  benché  tal- 
volta, e  massime  in  Picardia,  siasi  usato 
per  contumelia,  chiamandosi  Sires  homs, 
o  Beau  tV/>cilmarito,ladi  cui  moglie  non 
gli  fosse  fedele,  come  rileva  Carpenlier. 
Dopo  il  secolo  XVI  non  si  die  più  gene- 
ralmente questo  titolo  se  uou  che  u're. 


flNE  DEL  VOLUME   SESSAINTESIMOSESTO. 


BX  841  .n67  1840 

sncR 

Moron  i ,  Gaetano, 

1802-1883. 
Dizionario  di  erudizione 

storico-ecc  les  i  ast  ica 


»  AFK-9455  (awsk)